Pianoteq 6, il pianoforte definitivo?

Lorenzo Sorbo

Giunge alla sesta versione il virtual instrument Pianoteq disponibile in versione VST, AAX e Audio unit e stand alone (PC, Mac e Linux) con una vasta libreria di strumenti a tastiera per ogni esigenza di produzione audio.

Quando si parla di virtual instrument di pianoforte ci sono sostanzialmente due scuole di pensiero al riguardo. Da una parte ci sono i sostenitori delle librerie campionate con molteplici punti di dinamica, dall’altra chi utilizza i software a modello fisico. Personalmente non entro a gamba tesa nel dibattito poiché sul mercato ci sono ormai molti prodotti validi e pesano anche gli aspetti personali nell’utilizzo dell’uno o altro software. Quello che conta è ovviamente la qualità timbrica e perciò allego in fondo all’articolo alcuni esempi audio in modo tale che il lettore possa farsi un’idea.

Fig.1  – Pianoteq 6- L’interfaccia

Ciò che rende interessante Pianoteq 6 rispetto altri virtual instrument è che gli strumenti sono stati fisicamente modellati permettendo così una migliore simulazione della suonabilità e del comportamento reale degli strumenti acustici.  Il modello fisico alla base del motore audio è il frutto della ricerca di un team di accademici dell’Istituto di Matematica di Toulose (Modartt). Il vantaggio fondamentale di tale tecnologia sta nel fatto che Pianoteq, rispetto agli virtual instruments basati su campionamento, utilizza minore spazio su disco e quindi è perfetto anche per computer con prestazioni medie. Su “Age of Audio” avevamo già recensito entusiasticamente Pianoteq nel 2010, ma da allora sono stati fatti diversi miglioramenti e aggiornamenti nel motore audio.

Fig.2Pianoteq “2010”

Sinteticamente possono riassumersi nei seguenti punti:

– Il modello fisico di Pianoteq 6 è stato notevolmente migliorato ed è stata ampliata la libreria degli strumenti modellati. Troviamo un’ampia scelta di pianoforti, piano elettrici, strumenti storici e percussioni cromatiche.

– Grazie ad una partnership con Steinway & Sons sono stati migliorati i timbri dello Steinway Model D e Steinway Model B.

– Migliore compatibilità con gli standard VST 3, ARM (Linux) e NKS (Native Kontrol Standard) della Native Instruments.

– Nelle versioni Pianoteq Standard e Pro, la sezione riguardante l’accordatura si è arricchita di nuovi strumenti per esigenze di accordature particolari o di “microtuning”

– Miglioramento della sezione MIDI nel suo mapping

– Possibilità di esporatare audio in formato FLAC e MP3

– Nella versione standalone, la tastiera virtuale visualizza i tasti a colori quando vengono premuti sulla tastiera, stessa cosa per  gli accordi che vengono rilevati e visualizzati.

L’interfaccia

L’interfaccia è rimasta sostanzialmente la stessa con sei sezioni, anche se sono state riorganizzate per una migliore usabilità. In particolare le tre sezioni inferiori raggruppate sotto la dicitura “Output” sono state ottimizzate.

La prima finestra  riguarda la produzione del suono e permette la manipolazione della dinamica nei parametri della Velocity, Note – off, Pedale e Aftertouch.

Nella finestra centrale è possibile selezionare il tipo di uscita audio: sound recording, monofonico, stereofonico e binaurale oltre a poter controllare il livello delle dinamiche e del volume generale. Cliccando sull’icona a forma di microfono è possibile  simulare la ripresa microfonica posizionando dei microfoni virtuali intorno al pianoforte. Il livello di meticolosità degli sviluppatori risulta davvero elevato se consideriamo che è prevista persino la possibilità di scegliere tipologia, numero e marca dei microfoni nonché il dosaggio di ripresa di ciascuno di essi. Tale vasta scelta si rivela molto accurata al fine di poter ottenere la ripresa preferita e l’ambiente ottimale per le proprie produzioni (Fig. 3):

Fig.3  – Pianoteq 6 – Simulazione ripresa microfonica

Nella sesta sezione inferiore dell’interfaccia sono stati raggruppati i parametri di action, azione del martelletto sulle corde,  equalizzazione e un set di effetti ricchi di preset modificabili (reverbero, delay, chorus, ecc.) Tale riorganizzazione risulta molto più intuitiva e rapida poiché tutti i parametri sono facilmente modificabili con pochi click e senza dover fare continui switch tra una finestra e l’altra, come spesso capita in altri virtual instrument.

Tornando invece alla sezione superiore troviamo i tre pannelli Tuning, Voicing e Design. Nella sezione dedicata al Tuning è possibile modificare l’accordatura standard del pianoforte a seconda delle esigenze. È possibile anche modificare il temperamento selezionando i diversi sistemi come quello Pitagorico, Zarlino, Werckmeister, ecc. Attraverso il comando “Unison width” si può impostare il detuning regolando la leggera stonatura fra una corda e le altre, mentre il comando “Octave Stretching” permette di dispiegare l’intonazione verso i registri acuti.

Fig.4Pianoteq 6 – Pannello Tuning

Nel pannello “Voicing”  è possibile modificare gli aspetti timbrici attraverso i  tre controlli  “Piano, Mezzo e Forte” che regolano la durezza dei martelletti. Un’ulteriore personalizzazione timbrica è possibile modificando i parametri riguardante i martelletti attraverso i comandi “Hammer noise, Strike point e Soft pedal”.

Il terzo pannello superiore  chiamato “Design” è dedicato alla meccanica e alla geometria del pianoforte. La sottosezione “Soundboard” contiene tre comandi che agiscono sulle proprietà della struttura metallica sulla quale è montata la cordiera. La modifica di uno di questi comandi influenza il decadimento delle note e la natura degli armonici. Gli altri due comandi agiscono sui parametri di risonanza simpatetica.

La libreria dei suoni e la “prova su strada”

Rispetto alle versioni precedenti Pianoteq 6 offre ora una notevole libreria di pianoforti acustici ed elettroacustici, modellati sui celebri pianoforti. Tuttavia non manca una nutrita raccolta di percussioni cromatiche, steelpan, clavicembali e pianoforti storici come si può evincere dalla figura:

Fig.5Pianoteq 6 – Libreria dei suoni

Per ogni tipo strumento è possibile scegliere dei preset a seconda del genere o tipo di registrazione: jazz, classica, pop, ecc. La scelta è davvero ampia e nel corso del test ho potuto provare i diversi preset. Devo dire che i suoni sono già utilizzabili e non bisogna molto manipolare il timbro desiderato con  timbriche che entrano bene nel missaggio. 

Tra questi domina il mitico Steinway serie D e B che, come è stato già detto, ha subito un netto miglioramento grazie anche ad una partnership con l’azienda. 

Utilissima è anche la funzione di calibrazione della propria tastiera con il pianoforte scelto, poiché ogni controller possiede una risposta diversa nel tasto che influisce sui parametri di velocity e dinamica. Attraverso un assistente è possibile calibrare velocemente la propria tastiera. Nel corso del mio test ho avuto modo di provare tutti i pianoforti a disposizione con diversi generi musicali.

Il primo aspetto è la qualità del suono che risulta davvero personalizzabile in tanti aspetti, sia che si suoni un brano di musica classica o altro. Ho avuto modo di provare anche i piano elettrici tra cui  i mitici Rhodes MK I e II che si trovano in tanti dischi celebri. Si sente la densità del suono, la pasta e il calore e la simulazione del timbro analogico è convincente.

Fig.6Rhodes

Altro aspetto notevole è l’immediato passaggio da un timbro all’altro senza alcun caricamento di dati. Questo è un aspetto da non sottovalutare soprattutto quando si lavora in studio c’è bisogno di uno strumento agile e che non genera “frustrazione da attesa caricamento” come spesso succede per altri virtual instrument. Inoltre Pianoteq è davvero “leggero” e pesa pochissimo sulla CPU, personalmente l’ho testato con Cubase e devo dire che il carico medio di processamento audio è sempre stato davvero basso anche caricandolo in più slot e su più tracce. Una cosa che avrei aggiunto è il controllo del Pan sull’interfaccia. E’ vero che le possibilità di spazializzazione sono molteplici, però il controllo pan diretto sarebbe stato più comodo specialmente in fase di missaggio.

Conclusioni

Pianoteq è uno strumento  versatile e utile per diverse tipologie di musicisti. Che siate pianisti classici o pop troverete nel ricco database sicuramente lo strumento che fa per voi. Ciò permette un’espansione creativa e una vasta gamma di scelta per il sound delle vostre produzioni. Tuttavia mi sento di dire che scelta dei pianoforti accontenta maggiormente il musicista classico poiché la libreria privilegia gli strumenti classici da sala concerto. 

All’inizio potrà sembrare complicato districarsi tra i diversi parametri, ma dopo un po’ si capisce di avere a che fare con timbri assolutamente personalizzabili. Anche se devo confessare che a volte, come musicista, può diventare abbastanza frustrante stare a modificare tanti parametri alla ricerca del suono giusto e magari si desidera un timbro già ben definito e pronto all’uso.

Ho avuto modo di provare diversi strumenti reali e usando Pianoteq i timbri dei pianoforti sono tutti molto validi, forse qualche dubbio viene su quelli “storici” e i clavicembali. Tuttavia bisogna pur dire che per questi strumenti è difficile ricreare la gamma dinamica e la particolare qualità del suono a causa della diversa produzione pizzicata del suono rispetto alla percussione del piano.

Ho apprezzato molto il timbro della Clavinet che si presenta molto dinamico e dal feel vintage quanto basta. Pianoteq si presenta, come molti altri software, in quattro versioni: stage (versione base), standard, pro e “studio bundle.” Quest’ultima versione è quella più completa e comprende tutti gli strumenti che ho citato sopra ed anche quella che ho provato per questa recensione. Il prezzo non è proprio alla portata di tutti poiché attualmente si aggira (scontato) sui € 600.  Tuttavia le altre versioni costano di meno, ma non offrono tutti gli strumenti che ho descritto, cosa che torna utile quando si lavora su diversi tipi di produzioni audio.

Pro

– Qualità timbrica

– Minimo carico sulla CPU

– Vasta scelta di strumenti

Contro

– Mancanza del controllo PAN diretto

– Prezzo un po’ alto

Lorenzo Sorbo

Esempi audio

1. Grand Steinway D Classical

2. Grand Ant. Petrof

3. Clavicembalo H. Ruckers II

4. Rhodes MK II

5. Clavinet

Informazioni utili

Sito: Modartt

Distributore italiano: Midiware

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Lorenzo Sorbo, classe 1976. Ho studiato violino e Musicologia. Dopo tanti concerti in giro e diversi corsi di perfezionamento, da diversi anni mi occupo di critica musicale e ricerca nell'ambito di autori dal secolo XVII al contemporaneo. Ho pubblicato edizioni critiche, studi di drammaturgia musicale e articoli musicologici su argomenti molto eterogenei comparsi qua e là. Ho scritto recensioni sia su riviste cartacee come “Amadeus” che su Webzine.
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