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Arp 2600

ARTURIA V Collection 5

Dopo la news di qualche tempo fa, siamo in grado di poter dare maggiori dettagli riguardo la nuova suite di sintetizzatori firmati Arturia. Di fatto la più ampia collezione di synth virtuali ricostruiti con tecnologie emulative basate sulla sintesi a modelli fisici.

La V Collection 5 non si basa su campioni, quindi, ma su tecnologie proprietarie dell’Arturia che iniziata con la TAE (True Analog Emulation) ha dato il via alle più interessanti reincarnazioni virtuali di molti synth storici.
La V Collection 5 (in seguito indicata come VC5) comprende ben 16 emulazioni virtuali di altrettanti noti sintetizzatori, che coprono tanto sonorità a sintesi analogica, quanto attinenti alla FM, piuttosto che a quelle acustiche o elettrofoniche. Sta di fatto che con oltre 5.000 Preset già pronti all’uso, l’utente non ha che da dare sfogo alle proprie idee compositive.

ARTURIA V Collection 5
ARTURIA V Collection 5
 
Un’altro aspetto non meno importante, credo riguardi la possibilità di sfruttare tali virtualizzazioni anche per scopi didattici. I nuovi percorsi di Tecnologie Musicali, presenti nei Licei Musicali italiani, come pure i corsi privati che da anni preparano i neo Producer potrebbero giovare di tale “patrimonio sonoro” proprio per far conoscere agli studenti l’evoluzione che si è avuta dagli anni ’60 ad oggi grazie alle macchine rappresentate all’interno delle VC5. Il grado di veridicità dei parametri presenti sui diversi synth è altissimo; laddove la Arturia è intervenuta con il proprio know-how, riguardano soluzioni che completano il potenziale di sintesi di base, senza snaturare la personalità sonora e operativa dello strumento originale a cui si fa riferimento.

Arturia Software Center

Prima di procedere all’analisi dei nuovi 5 strumenti virtuali aggiunti nella VC5 e tralasciando una trattazione specifica di quelli già esisteni, in parte recensiti qui, è necessario dare un accenno all’Arturia Software Center (provato alla v. 1.2.1.215), di fatto la piccola utility che, connettendosi al proprio account registrato sul sito dell’Arturia, ci restituisce in un colpo solo tutti i software che abbiamo registrato, mostrandone la release già installata e l’eventuale Update se rilasciato dalla casa madre e di cui, magari, ci sfugge la conoscenza. Molto comodo e pratico, c’è da rilevare solo la mancanza di un pulsante unico per avviare il download/upgrade contemporaneo degli strumenti disponibili. Al momento attuale infatti, bisogna avviare l’update per ogni singolo strumento: nel caso della VC5, con i suoi 17 strumenti, diventa un po’ noioso e ripetitivo.
Anche il sistema delle licenze, 5 per ogni utente, non consente al momento una gestione completa dei computer su cui viene installata la VC5. Nello specifico è capitato che per l’iMac in studio, avendolo mandato a riparare e avendo successivamente cambiato l’account di OSX, abbiamo dovuto impiegare 2 licenze, proprio per la mancanza della possibilità di decidere quale piattaforma rimuovere. Attenzione quindi a rimuovere l’attivazione della VC5 prima di una necessaria formattazione di sistema.

Opzioni Generali

Tutta la VC5 ha subìto un piccolo restyling all’interfaccia. Anche i 5 nuovi strumenti non ne sono immuni: le modifiche sostanzialmente riguardo i le funzioni generali disponibili nella parte alta della schermata.
Cliccando sul simbolo Arturia o sul nome dello strumento, ci viene restituito l’insieme delle funzioni Save, Export/Import, l’Audio Settings e le opzioni per ridimensionare la finestra (tra 60 e 200%). I possessori di Retina Display o 4K ne saranno gratificati. Subito di fianco, tre modalità di richiamo Preset. Se con la prima possiamo usare il motore di ricerca e/o procedere per filtri, le altre due opzioni ci restituiscono l’elenco dei preset, con l’eventuale opzione di richiamarli per categorie. Da sottolineare la possibilità per l’utente di definire una propria playlist, con richiamo tramite switch controller, tramite semplice Drag&Drop dei Preset.
Sulla destra, cliccando sul simbolo del connettore MIDI, in pratica si attiva l’opzione MIDI Learn, con cui è possibile associare ad ogni parametro un controller MIDI. La configurazione, così decisa dall’utente, può essere salvata cliccando sul limitrofo menu a discesa.
Molti strumenti che beneficiano di altri pannelli di programmazione, troveranno in alto a destra altre icone (freccette o diciture specifiche) per attivarli.
Nella parte bassa, a secondo del modello possono risultare disponibili altre opzioni, come ad esempio la gestione dei pedali connessi alla Master, l’eventuali disattivazione dei Core multipli per il Piano V, mentre la gestione del Canale MIDI di controllo e l’eventuale reset MIDI tramite pulsante “Panic” è identico per tutti gli strumenti.
Nella parte sinistra a fondo finestra, invece, agendo su uno qualsiasi dei parametri, ci viene restituito il corretto valore numerico. Ovviamente, l’escursione varia da strumento a strumento e da parametro a parametro.
Non ho trovato, al momento del test, nessun richiamo ad un eventuale manuale in linea, per cui bisogna scaricarseli dal sito Arturia o dal proprio account on-line.

Nuovi Strumenti

I 5 nuovi strumenti aggiunti nella VC5, si diceva, riguardano innanzitutto l’aggiunta di due Organi storici come il B3 ed il Farfisa e di due emulazioni di pianoforti, uno acustico e l’altro ispirato ai Rhodes Model 73. Infine, e questa riguarda una novità assoluta, l’emulazione del Synclavier della NED (New England Digital), diventato vero oggetto di culto tra gli appassionati di sintesi e con il quale, in origine, furono realizzate le più importanti produzioni audio di spessore internazionale: Michael Jackson, Tangerine Dream, Sting, Frank Zappa, Pat Metheny, Chick Corea sono solo alcuni tra gli artisti dell’epoca che hanno utilizzato tale sistema. Procedendo per ordine alfabetico, abbiamo quindi:

Fender Rhodes 73
Fender Rhodes 73

 

B-3 V: di sicuro uno dei riferimenti assoluti per gli appassionati dell’organo elettrofonico, ogni software house che si rispetti ha rilasciato la sua versione del più famoso fra gli organi Hammond. Perché quindi rincorrere anche questa ennesima reincarnazione, firmata Arturia? Per ben 2 motivi!
Primo: se acquistate l’intera VC5, il B-3 V lo si può considerare un valido add-on e, per quanto mi riguarda, “a caval donato …”.
Secondo: la soluzione proposta dall’Arturia, oltre alla replica fedele dei controlli e del suono standard del B3, che non vi farà assolutamente sentire la mancanza di altre soluzioni simili, offre una serie di opzioni di modulazioni che potrebbero far la felicità di diversi Producer i quali, piuttosto che rincorrere la performance live con tanto di controllo Drawbars, Click, etc. (cosa comunque possibile con una master key compatibile), sono ben più propensi ad un maggiore controllo della sonorità, magari con una modulazione sonora sincronizzata al tempo della song. Infatti, se si clicca sulle due freccette in alto a destra, il pannello FX cede il posto ad una nuova videata dove sono raccolti sia parametri aggiuntivi (tra cui anche il Click Polifonico, Attack e Release per ognuno dei due manuali, l’eventuale diafonia fra le Drawbars) non riscontrabili nel modello originale (sulla destra), ma anche 10 modulatori che attingono risorse operative a 3 modelli di sorgente principali: MultiEG (fino a 14 punti liberamente designabili con shape variabile), LFO (sincronizzabile con forme d’onda classiche, speed e fase variabile), Step Sequencer (fino a 32 step sincronizzabili). Ogni modulatore, quindi, può assumere la veste di una qualsiasi delle 3 sorgenti ed essere indirizzato a piacimento ad uno o più drawbars, di qualsiasi dei due manuali Upper/Lower: gli sperimentatori incalliti sono ben serviti.
Per personalizzare il proprio sound hammondiano si può poi intervenire alla fine con l’emulazione del Leslie che incorpora anche 20 algoritmi di Riverbero (sono gli stessi del Farfisa V e comprendono, fra l’atro, l’Eminent 310, Roland DEP-5 e RSP-550, Fender Twin). A parte completano la dotazione FX 5 pedali virtuali che, come per gli altri modelli recensiti in questo articolo, possono assumere forma di Flanger, Phaser, Chorus, Analog Delay e Overdrive.
Da non sottovalutare il pulsante, in basso, a sinistra di quello Panic, di default impostato su “Multi”. Cliccandoci sopra si apre una nuova finestra in cui è possibile settare oltre alla modalità “Multi” che predispone il B-3 V ad esser controllato su 2 canali MIDI diversi (1 e 2 di default), anche una modalità Split, che consente di gestire entrambi i manuali con un punto di divisione a scelta dell’utente. Altri controlli di questa finestra consentono un Octave Shift per ognuno dei due manuali.

B-3 V
B-3 V

Farfisa V: altra icona classica degli anni ’60 dove il know-how tecnologico italiano dava filo da torcere ai prodotti d’oltre oceano. Il modello trae ispirazione dalla serie Compact, in particolare il modello Deluxe, che fu prodotta nel secondo lustro di quel decennio. Di tale modello, il virtuale Arturia replica tutti i controlli che ne decretarono il successo per via del suono, per l’epoca, non riscontrabile in nessun altro strumento elettronico.
Si va dalle due ottave iniziali di colore e suono differente, agli switch per il richiamo dei diversi piedaggi, piuttosto che quelli dediti al click persuasivo o al Vibrato.
Messo da parte i controlli base, la Arturia si è sbizzarrita nell’aggiungere una serie di funzionalità che di fatto rendono il Farfisa V alquanto singolare.
Oltre ad un Tremolo, con tanto di speed sincronizzabile, ed una modalità “Repeat” sempre sincronizzabile, switchabile nella sezione persuasiva, basta aprire il pannello sovrastante (bisogna cliccare sulle 2 freccette in alto a destra o nella parte alta dello strumento) per accedere ad una serie di parametri di sintesi dedicati tanto all’ottava dei bassi (sulla parte sinistra) quanto alla sezione main (parte destra), previo attivazione di uno degli 8 suoni di base. Un piccolo EG con attacco e release, posto al centro delle due sezioni di sintesi, condizionano la curva di volume dell’intera tastiera. Ancora poco più sopra, abbiamo il controllo di Turing individuale per ognuno dei 12 semitoni, il Volume generale con EQ per Bassi e Alti, un Riverbero a scelta fra 20 emulazioni (leggi B-3 V), con controllo di Dry/Wet e On/Off (quest’ultimo in forma di pulsante riscontrabile di fianco al Vibrato). Completa questa sezione l’attivazione di un Booster o un Wha-wha tramite l’emulazione della levetta a ginocchio, controllabile via AfterTouch, Pitch Bend o MIDI CC. Anche il Farfisa V, gode della stessa sezione effetti presente anche nello B-3 V con tanto di Flanger, Phaser, Chorus, Analog Delay e Overdrive.

Piano V: 9 modelli disponibili. I 4 modelli Upright (Classical, Jazz, Piano-Bar e Pop), quelli che definiscono i cosiddetti “pianoforti a muro”, ovvero verticali, gestiscono le 88 note standard da LA0 (nota MIDI 21) al DO8 (nota MIDI 108), mentre i 5 restanti modelli Grand (Concert, Glass, Intimate, Metal, Pop), per indicare i “pianoforti a coda”, prevedono una inusuale estensione di ben 105 tasti che coprono dal LA-1 (nota MIDI 9) al FA8 (nota MIDI 113). Chi ha voglia di sperimentare suoni di pianoforte con frequenze fuori dall’ordinario è ben servito.
Fermo restando la buona fattura del template di partenza, così come vari sono i 38 preset di fabbrica, tutti i modelli condividono lo stesso set di parametri che agiscono in modo sensibile sul suono di partenza: l’immagine sottostante è chiarificatrice più di mille parole per chi ha conoscenza dei parametri connessi alle caratteristiche di un pianoforte acustico. A completare quest’area di programmazione, da aggiungere solo che è possibile richiamare 5 curve di dinamica (2 Slow, 2 Fast ed una lineare), oltre che poterne disegnare e memorizzarne di proprie.
Il suono è convincente ed è vario considerando i modelli a disposizione; anche la dinamica risulta essere di buon livello, considerando la prova svolta con una master StudioLogic SL88 su cui è stata leggermente modificata la curva in esecuzione. Tra le opzioni che danno maggiore profondità al suono, sono da rilevare le modalità di ripresa microfonica (5 per i modelli a coda: AB, AB Studio, Punchy AB, XY Close, XY Studio; 3 per quelli verticali: AB, Decca, Hybrid. Tutti i Mic sono disattivatili singolarmente.) ed i 14 Riverberi a Convoluzione con controllo separato di Dry/Wet, Duration, Room Size e Decay. Se a ciò si aggiunge che per la tipologia della Sintesi a Modelli Fisici non c’è molta concorrenza, vien da se che per chi ha un Computer con CPU moderne e poco spazio sull’HD/SSD (mi vengono in mente i MacBook Air, ad esempio), il Piano V risulta essere una valida alternativa alla miriade di prodotti simili basati sul campionamento.

Stage-73 V: 2 i modelli disponibili per il Piano Elettrico per eccellenza (vi ricordo che per il Wurlitzer c’è un modello a se stante): Suitcase e Stage, richiamatili dall’omonima opzione posta in alto a destra. Un successivo click sulle due freccette a fianco da accesso ai parametri per la modellazione virtuale dello strumento. Innanzitutto gli 8 “Profili Armonici” che restituiscono caratteristiche sonore di base enfatizzando o meno gli armonici dello strumento a cui l’Arturia si è ispirata. Gli altri parametri, invece, richiamano la modifica degli elementi fonici alla base del Rhodes: Tone Bar Resonance, Pickup Distance, Tuning, pickup alignment, Damper Distance, Dynamics, Hammer hardness e Hammer noise (vedi immagine).
Come controlli generali, per il modello Suitcase, si ha a disposizione: Volume, EQ Treble e Bass, Vibrato On/Off, Intensity e Speed; per il modello Stage, invece, Volume e Tone/Bass Boost secondo il modello/anno richiamato con lo switch “”.
Così come per gli altri strumenti, anche lo Stage 73 V beneficia del pedali FXvisti in precedenza e che possono dare maggiore enfasi ad una performance live. Nel caso dello Stage 73 V, oltre a Flanger, Phaser, Chorus, Analog Delay, Overdrive è disponibile anche un Compressore. Tutti gli FX hanno parametri dedicati. Li si può impiegare in cascata come si vuole fino ad un massimo di 4 contemporaneamente. A monte, vi è poi un pedale continuo, che può assumere veste di Volume e Wha Wha, se lo si vuole associare ovviamente ad un controller emulativo, oppure come Auto-Wha se lo si usa come switch automatico. A carico del modello Stage, si ha a disposizione anche un completo Ampli in stile Fender.
Sound: i 30 preset programmati dai sound design Arturia sono in linea con quanto ci si può aspettare da uno strumento simile. Diversi sono anche i suoni che estremizzano l’impiego dei parametri, ivi compresi gli FX interni, per restituire sonorità alquanto inusuali che, magari, possono trovare impiego in produzioni non esattamente jazz/pop oriented.

Stage 73 V
Stage 73 V

Synclavier V: parlare del Synclavier significa ripercorrere più di un decennio (all’incirca dal 1973 al 1986) durante il quale le tecnologie digitali costavano quanto e più di un appartamento (oltre al Synclavier, la concorrenza era rappresentata dal CMI Fairlight). La tecnologia audio-digitale, oltre all’aspetto pionieristico, aveva anche un suo riscontro produttivo ed una forte personalità, se lo si confronta con quanto abbiamo oggi a disposizione. Comprarsi un Synclavier significava investire in una macchina unica che doveva necessariamente trovare la sua collocazione all’interno di una produzione che strizzava l’occhio alle prime possibilità di Hard-Disk Recording. Oltre ad un corposo elenco di artisti che hanno usato il Synclavier, tra cui M. Jackson, C. Corea, S. Wonder, F. Zappa, Depeche Mode, … gli appassionati dovrebbero ricordare anche una diatriba tra sostenitori del Synclavier che lo danno al centro della produzione dell’intera colonna sonora del film Apocalipse Now. Si, perché parlando di Synclavier non si pensa ad un semplice sintetizzatore, ma ad un sistema che oltre a racchiudere le prime forme di sintesi Additiva ed FM (modelli I e II) consentiva nei successivi modelli degli anni ’80 (modelli 3200, 6400 e 9600TS, PostPro) anche il campionamento (fino a 100KHz con “fino” a 96 megabyte dii RAM e HD da 320MB) e la ReSintesi. Per dovere di cronaca è giusto anche menzionare la versione controller per chitarra con l’interfaccia Roland G-303 che anticipa di qualche anno il ben più famoso Roland GK-3. Vi rimando a questo link (https://www.youtube.com/watch?v=vr78ISrTElE&spfreload=10) laddove un giovanissimo Pat Metheny ne dà una dimostrazione pratica.
Tornando alla nostra versione virtuale, il Synclavier V, rispetto al modello originale (considerando quindi solo la sintesi Additiva ed FM) aggiunge:
– una profondità di Bit oscillabile tra i 4 ed i 24, mentre l’originale era fisso sugli 8bit;
– fino a 12 “Timbri Parziali” rispetto ai 4 originali. Ogni Timbro Parziale gode, dal punto di vista sonora di una gestione FM con Carrier e Modulator ognuno con fino a 24 armonici liberamente e graficamente gestibili sia in Ampiezza che Fase. Il rapporto Carrier/Modulator, per ogni Timbro Parziale, ha una propria linea temporale (fino a 300 secondi) su cui poter far evolvere a piacimento l’interrelazione fra essi;
– rappresentazione grafico-temporale degli inviluppi, di tipo DADSR, sia d’Ampiezza che del Contenuto Armonico, fino a 30 secondi per ogni fase, restituisce ulteriore dinamicità a tutto lo spettro sonoro del Synclavier;
– e ancora: FX globale con 6 algoritmi tra Modulazioni, Delay e Riverbero; mappatura grafica per Split/Layer in dissolvenza, fino a 16 modulazioni con 8 sorgenti e 31 destinazioni, mixer con Volume, Pan, Turing, Transpose, FM Mod/Ratio e Pitch Track per ogni singolo parziale.
Per inciso, quasi tutti i parametri di sintesi riscontrabili in modalità grafica nel pannello SCR, è possibile modificarli anche nel secondo pannello richiamabile con le due freccette visibili in alto a destra. In tal caso, la modalità è quella di stampo analogico con tanto di potenziometri e pulsanti, fermo restando che modificando un determinato parametro, come già detto nel paragrafo delle Opzioni Generali, il valore ci viene restituito in forma numerica nella parte bassa della finestra, sulla sinistra.

PS: con la release 1.0.4.1109, il Synclavier V ha smesso di emettere la sua particolare voce sia nella modalità StandAlone quanto nella sua veste di Plugins con Logic Pro X. Per realizzare la demo che potete ascoltare qui sotto, è stato necessario operare dall’Analog Lab 2, in cui l’istanza del Synclavier non ha creato problemi.

Restyling dei vecchi

Si diceva che tutta la VC5 ha subito un restyling grafico che ha accomunato un po’ tutti gli strumenti nella distribuzione delle funzioni globali.
Anche i nomi dati ai Preset hanno perso il riferimento per il sound designer che li aveva programmati: vi ricordo che adesso ci sono i Tag che possono semplificarne la selezione (nella descrizione del Preset c’è anche il nome del Sound Designer. ndr). È bene precisare che il confronto è stato fatto con la mia “vecchia” VC3, ma già ad una rapida occhiata (si vedano le diverse immagini affiancate) risalta subito il lavoro svolto dai programmatori che rende tutti gli strumenti più realistici e vicini al modello a cui sono ispirati. Sostanzialmente identici, invece, sono rimasti quelli aggiunti con la VC4: Matrix 12V, Solina V e Vox Continental V recensiti in questo articolo. Manca, rispetto alla VC4, Spark Drum Machine.
Confrontando tuttavia i suoni, alcune cose sono cambiate. Laddove per alcuni strumenti sono scomparsi alcuni preset, per altri il richiamo dello stesso suono ha restituito all’ascolto lievi, piccolissime differenze della sonorità.
Ancora, anche a livello operativo, alcune caratteristiche sono state modificate o addirittura scomparse a favore di altre. Le cose più evidenti che ho potuto rilevare sono:
– MiniV/CS80V/Prophet 5VS: è stato eliminato il SoundMap che consentiva una randomizzazione grafica del sound richiamato, miscelando su un piano bidimensionale il sound, parametri compresi, di Preset limitrofi. Nel Mini V, aprendo il doppio pannello, il Motion Recorder, tutto da sperimentare, non fa rimpiangere troppo questa mancanza;
– Moog Modular: Nella VC3 posizionando il mouse su una cavo, questi si muovevano per lasciare vedere il parametro o il relativo valore sottostante. Nella nuova VC5, agendo allo stesso modo, i cavi diventano trasparenti. Soluzione questa, credo, a tutto vantaggio del refresh grafico. Anche il modulo Sequencer/Arpeggiatore è stato spostato al di sotto degli oscillatori.

Analog Lab 2

Ai 16 synth fin qui descritti, la V Collection aggiunge anche la versione 2 dell’Analog Lab il quale più che essere un synth vero e proprio, lo si può considerare un Browser con gli steroidi che raggruppa tutte le sonorità prodotte con i synth della VC5. I parametri di modifica sono circa ventina e sono già associati ai parametri principali per ognuno dei synth richiamati. Come ci si può aspettare la disposizione grafica ricalca le Master prodotte dalla stessa Arturia, in particolare la recente serie KeyLab.
Il pannello principale, infatti, ripercorre l’intera disposizione dei potenziometri e slide presenti sulle Master, consentendo all’utente di poter intervenire sul suono senza preoccuparsi di abbinare i parametri ai controlli.
E se non ho una Master Arturia? Nessun problema: un completo sistema di MIDI Learning consente l’abbinamento istantaneo dei 23 controlli previsti (oltre i 20 parametri, c’è da considerare anche il volume generale del synth e i due pulsanti per il richiamo dei Preset).

Interessante la nuova categoria “Multi” che da la possibilità di sovrapporre due sonorità diverse, provenienti da qualsiasi dei 16 synth, con tanto di mandata effetti indipendenti e possibilità di strutturarle in Layer o Split di tastiera. Presenti anche gli switch per poter assegnare in modo indipendente i controlli di Pitch Bend, Modulation Wheel, Aftertouch, Sustain e Pedale d’Espressione.

La programmazione delle “Multi” bitrinbriche può avvenire da qualsiasi preset o synth si stia utilizzando: un’apposito pulsante apre la schermata per aggiungere il secondo suono con un semplice drag’n drop.
Sempre disponibile anche un pulsante per richiamare il synth da cui il preset deriva. In questo modo, aprendo la schermata del synth specifico, si può agire di fino per modellare il proprio suono secondo gusti personali.

Conclusioni

Per quanto mi riguarda, il passaggio dalla VC3 alla VC5, è stato quasi un salto quantistico. I nuovi strumenti (personalmente ho apprezzato molto lo Stage 73 e il Synclavier V) restituiscono quella completezza di tavolozza sonora che mancava nelle versioni precedenti. Nella sua totalità, ciò che offre oggi la VC5 può far felice più di un produttore.
Fermo restando che all’interno della propria DAW si trovano alternative +/- valide di alcune timbriche, la VC5 a mio parere va considerata a se stante, come la più grossa offerta “algoritmica” di synth del passato, le cui alternative, rare se non uniche, sono invece strutturate su campionamenti degli originali, piuttosto che sul Physical Modeling: aspetto questo che porta all’installazione di decine e decine di Gigabyte di dati nel caso di librerie basate su campionamento, a fronte dei poco più di 7 Gigabyte richiesti tra applicazioni e librerie Arturia: da tener presene anche circa il 70% di tale memoria è occupata per le risorse grafiche, piuttosto che sonore. Aspetto quest’ultimo che alleggerisce sostanzialmente i nostri HD, purché la nostra piattaforma di lavoro sia carrozzata con CPU recenti (il test è stato svolto con un MacMini i7Quad e 16GB di RAM, OSX El Capitan).
Considerando l’emulazione di synth storici, non mi stupirei se qualche docente di sintesi li possa impiegare a scopo didattico, oltre che produttivo.
Infine, abbiamo richiesto più volte di poter provare la VC5 in abbinamento alle nuove KeyLab, che rappresentano nell’eco sistema Arturia il naturale abbinamento con la VC5, tra cui la recentissima MiniLab MKII, da considerarsi casomai ci si voglia svincolare dal mouse, il piccolo coltellino svizzero per il Sound Design creativo.

Fuga di cervelli?

En passant per puro campanellismo, ci sembra doveroso rilasciare questa nota di colore. Con lo sviluppo della VC5, ed in particolar modo l’evoluzione del MINI V, replicante il MiniMoog, nelle settimane addietro la Arturia ha dedicato un’intera pagina a Stefano D’Angelo il quale, partendo da una innata passione per la musica e le tecnologie audio in generale, dopo essersi laureato al Politecnico di Torino e aver ottenuto un Master in Finlandia, è approdato tra le fila di Sound Engineering Arturia dal 2015, contribuendo in modo determinante allo sviluppo delle ultime release emulative.

Demo Sound

Anche se il sito Arturia o l’onnipresente YouTube restituiscono demo dei vari strumenti descritti in quest’articolo, grazie alla disponibilità dei Panties Soldier, e del loro tastierista Vincenzo Tramontano, abbiamo confezionato due piccole demo audio senza tanti artefatti.
Nella prima, si sono messi in evidenza i due organi, B-3 Ve Farfisa V, con quest’ultimo impiegato nel solo finale. Con il secondo brano si sono impiegati i restanti 3 nuovi strumenti: Piano V, Stage-73 V e Synclavier V.
In tutte e due le demo, registrate appositamente in modalità live, senza ritocchi quindi (nemmeno sul mix e con qualche piccolo errore esecutivo lasciato appositamente. ndr), si sono impiegate solo le sonorità degli strumenti specifici, senza nessun altra aggiunta di plug.in se non per l’impiego dei limiter sui bus di uscita con l’Adaptive Limiter di Logic Pro X sullo Stereo Out. L’export è in mp3 256kbps VBR.

Demo 1 (B-3 V, Farfisa V) “Panties Solders
Demo 2 (Piano V, Stage 73 V, Synclavier V) “Panties Solders
PRO

– Collection di ben 16 strumenti basati sul Physical Modeling;
– 5 nuovi strumenti rispetto alle versioni precedenti, in particolare lo Stage 73 e il Synclavier V;
– Analog Lab 2;
– restyling grafico, con finestra per Modular e ARP2600 liberamente ridimensionabile in verticale;
– nuovo sistema di richiamo Preset, basato su Tag, oltre che Categorie;

CONTRO

– Sistema delle licenze e dei download non proprio ineccepibile;
– Nessun manuale in linea: bisogna scaricarselo dal sito Arturia.
– Il nuovo sistema di ridimensionamento a percentuale occupa troppa memoria.

La versione completa della VC5 costa normalmente €499,00.
Per chi proviene da versioni precedenti, gli upgrade, ovviamente, sono scontati. Basta accedere al proprio account per verificarne il costo. Consiglio di farci un pensierino.
Il distributore italiano è Midiware.

Alfredo Capozzi

Nota: pur volendo essere pienamente obiettivi, il presente test è comunque basato sull’esperienza diretta di chi scrive, per cui tutte le valutazioni e indicazioni vanno poi mediate dalle competenze e dalle conoscenze maturate dall’utente finale.



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