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Sandro Sibillo – La musica ed il circolo vizioso

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Con questa prima intervista, Ageofaudio inaugura una nuova rubrica: L’Intervista, per l’appunto. Dietro un nome certamente “easy” si nasconde un progetto editoriale ambizioso: cercare di frugare nei meandri tecnici ed artistici di chi “fa musica”. In altre parole, eviteremo la disamina tradizionale dell’opera, per mettere sotto i riflettori l’artista, le sue origini melodiche, i suoi trucchi, la sua personalità musicale nell’evoluzione del tempo e del gusto; le sue influenze e commistioni con i pentagramma che ci circondano. Insomma, non una rubrica di “dischi” o una hit parade, ma un microfono puntato nella direzione umana del musicista.  Speriamo di raccogliere i vostri apprezzamenti.

Antonio Campeglia

Sandro Sibillo: La musica ed il “Circolo Vizioso”

Ho conosciuto Sandro Sibillo diversi anni fa, per caso. Ero in un negozio di strumenti musicali e lo sentii suonare. Quello che mi colpì e che mi fece restare impalato ad ascoltarlo non fu tanto la sua notevole tecnica chitarristica -capace di rabbiose accelerazioni virtuosistiche come di armonizzazioni di struggente poesia- ma la sua concezione musicale e chitarristica atipica. Una concezione dove la notevole tecnica diventa “invisibile” perché non è fine a se stessa ma è al servizio di diversi contenuti che l’ascoltatore percepisce sotto forma di onde emozionali. Qualcosa di raro nei musicisti ed ancor più nei chitarristi, spesso rinchiusi in “box” culturali ed espressivi.
Ho cercato di inchiodare Sandro sulla sedia ed intervistarlo in modo tradizionale ma… non ci sono riuscito…

Bruno Mazzei: Ciao Sandro, innanzitutto come stai?

Sandro Sibillo: Non c’è male… bene, potrebbe andare meglio ma va bene… rispetto alla sofferenza vera va bene.

BM: Con te Ageofaudio inaugura una nuova rubrica dedicata ai musicisti e, in questo caso, ai chitarristi. Quando hai cominciato a suonare la chitarra?

SS: Faremmo prima a dire quanti anni ho.

BM: Allora quanti anni hai?

SS: Ho 42 anni ed ho cominciato a suonare a tre anni. Ma, vedi, sarebbe un po’ troppo riduttivo parlare di chitarra perché la chitarra, per me, è come un braccio. Capirai che parlare con un essere umano del suo braccio è un peccato, significa perdere tutto il resto.

BM: Certo, ma tu sei anche un chitarrista dotato una notevole tecnica strumentale e quindi il tuo spirito artistico lo hai portato sulla sei corde anche se so che suoni -o comunque hai suonato- altri strumenti…

SS: Si, prevalentemente strumenti a corda. Ho avuto una fase della vita dove ho studiato violino, ho anche frequentato il Conservatorio ma non ho voluto mai prendere il diploma perché le istituzioni mi sono andate sempre strette. Sai, oggi come oggi c’è una crisi profonda per quanto riguarda la musica, la cultura, gli spazi. C’è molta confusione e scarsa cultura ed i primi che disistimo sono proprio i musicisti, coloro che fanno musica per lavoro, come attività… Quelli che si dicono artisti. Sono coloro che non perdono, perché sono i fautori della crisi della musica contemporanea.

BM: Istituzioni e musicisti che colpe hanno?

SS: Dovrebbero rispettare l’Arte.

BM: Tu cosa intendi per Arte?

sandro-sibilloSB: L’Arte è purezza. E tutto ciò che è puro ha a che vedere con una verità. E la verità è -in definitiva- riconoscibilissima perché appartiene a tutti quanti, nel bene e nel male.
Una cosa vera è semplicemente vera, bella o brutta che sia. L’Arte è verità e solo per questo ha una sua forza. L’attuale società non esprime più Arte perché non ha più verità e questo finirà per ammazzare tutto e tutti; e se l’arte riesce a sopravvivere a fatica è grazie ad alcune minoranze. Insomma io appartengo  alla minoranza di persone che non vendono il culo e quindi non rinnegano la verità.

BM: E tu, quando ascolti un artista, dove cogli –o meno- la sua arte, la sua purezza?

SS: Guardo sempre alla sua umanità, quella è la sua arte. L’arte cessa quando c’è disumanità. L’industria, ad esempio, crea quasi sempre disumanità.

BM: Ma allora, secondo te, non si può coniugare business ed arte?

SS: L’arte può produrre qualcosa in sé e per sé. Il business non crea arte. Da quando il concetto di arte si è legato al concetto di produzione, è finita. O forse ce ne è pochissima. Il business pone i paletti ed i musicisti si esprimono in quel perimetro.

BM: La tua vocazione artistica la ritieni innata o è stata frutto di un percorso?

SS: Entrambe le cose. Ma non è stato un solo percorso, sono stati più percorsi. Ho fatto tanti percorsi. Sono passato per l’ascolto e lo studio di tutti gli stili ma la mia necessità, dal primo giorno che ho iniziato a fare Arte, è stata quella di unificare, non dividere. E per questa strada non ho trovato tanti sostegni: la gente ti vuole catalogare o analizzare e l’industria fa peggio: ti vuole “sharizzare”. L’Arte non è analizzabile e non è sharizzabile.

BM: Nel tuo percorso c’è stato qualche evento che ha determinato una svolta in termini artistici?

SS: Qualunque evento determina una svolta. Ogni qualvolta incontri l’Arte, quel momento determina una svolta.

BM: Sandro, perché ti definisci autodidatta?

SS: Ho avuto tanti maestri ma alla fine il mio maestro sono stato io.

BM: Cosa ascolti in questo periodo?

SS: In questo periodo preferisco non ascoltare perché sono già pieno di musica. Se mi capita di ascoltare mi soffermo sulle cose che sono fatte con i criteri che ti dicevo prima. Comunque non ho barriere, ho ascoltato di tutto ma oggi mi soffermo sempre meno spesso.

BM: Ma è mancanza di tempo?

SS: No, sono nauseato dalle troppe schifezze. Oggi penso che già fare un disco è una schifezza, è una barriera artistica, un compromesso, è voglia di venderlo. Quasi sempre le produzioni, i dischi, tolgono luce al contenuto. Io voglio fare quello che voglio io e basta.

BM: Non approvi fare dischi?

SS: Oggi tutti fanno i dischi perché inseguono l’approvazione da parte degli altri. L’arte non si fa per inseguire l’approvazione. I dischi sono diventati una competizione non un arte, in Arte non competi con nessuno. Vedi, quando avevo nove anni venivo sciolto come un cane nell’arena delle competizioni virtuosistiche perché ero un genio della chitarra e sbranavo tanti chitarristi che scendevano dal palco malconci, anche perché erano sconfitti tecnicamente da un bambino. Mettevano addirittura le scommesse su di me. Anch’io sono passato per l’arena delle competizioni, mi sono prestato e forse mi sono goduto anche un po’ di quella vanità che è dentro tutti. Ma io avevo solo nove anni.

BM: Ma la tua tecnica dove nasce?

SS: Ho studiato tante tecniche e più avanti negli anni ho voluto poi scegliere. Il circense non mi è piaciuto più farlo.

BM: Ma studi tecnica o ti concentri sul repertorio?

SS: Non capisco la domanda. La tecnica è qualcosa che ti consente di fare qualcosa. Dietro ogni cosa c’è una tecnica. Spesso alcune cose nascondono una tecnica invisibile, qualcosa che sembra molto facile, più dei salti acrobatici che si vedono in giro. Qualcosa che, quando la analizzi, ha una difficoltà tremenda: la difficoltà di essere Musica. Ed allora scopri che quella è una tecnica non fine a se stessa, ma un veicolo espressivo che resta dentro la musica, non fuori di essa.

BM: Ma non condividi l’approccio tradizionale, lo studio -che so- delle scale degli arpeggi, dei rivolti, dei ritmi?

SS: Anche questo può diventare uno strumento errato. Anzi la maggior parte dei musicisti hanno un approccio Newtoniano alla musica, che è quanto di più sbagliato possa farsi. L’approccio in ambito artistico deve essere olistico, non Newtoniano. Scale, arpeggi e rivolti sono le tabelline, non sono Arte. E’ chiaro che dalle tabelline nessuno può prescindere. Il problema è che per molti le tabelline sono arte.

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BM: Sandro, tu svolgi regolarmente attività didattica. Ma allora cosa insegni ai tuoi allievi?

SS:La didattica è un problema. Molti fanno i maestri e spiegano ad altri qualcosa in cui non sono maestri. Oggi i didatti classificano, inquadrano, quantizzano, schematizzano: “Questo serve a questo e quest’altro serve a quest’altro…” Sai come si è trasmessa l’Arte? L’informazione è passata da Artista ad Artista: non è più il maestro che insegna qualcosa all’allievo, ma è la Musica che insegna ad entrambi.

BM: Sandro, ma oggi secondo te c’è ancora spazio per l’arte al di fuori dei suoi canali istituzionali di produzione e didattica? L’arte al di fuori di questi canali di comunicazione è ancora recepita?

SS: Assolutamente si, fortunatamente il canale di comunicazione resta quello umano. Quando c’è Arte, questa scioglie ogni sovrastruttura di comunicazione. E soprattutto resta.
Figurati che la comunicazione, ad esempio, oggi punta sui reality show e cerca di vendere la verità che non è vera. E’ sintomatico come la comunicazione renda terribile qualunque cosa, anche la cosa più bella del mondo come la verità. Ma sono cose che non restano, che sono finite nel momento in cui sono state prodotte.
La comunicazione istituzionale non fa arte. Perché è l’arte che fa la comunicazione.
Questo è il motivo per cui il potere vuole gestire e manipolare la comunicazione.
L’Artista è un tramite, un veicolo, colui che fa fluire, non colui che media. Chi media non si pone il problema della verità.

BM: Mi citi qualche musicista che incarna questa idea di arte?

SS: E’ inutile fare nomi. Sicuramente si va dai “grandi nomi” ai grandi “non-nomi”. Ho conosciuto tanti grandi “non-nomi” che possedevano un’Arte.

BM: Sandro tu hai una notevole attività compositiva -anche orchestrale- e svolgi anche attività concertistica.

SS: Si… devo dire che in questi ultimi anni ho molta difficoltà nell’attività concertistica perché in giro c’è molto male a causa di tanti strumentisti che pur di stare sempre in mezzo, vanno svendendosi in ogni modo. Cerco di non svendermi anche se è dura. Guarda… non è una questione di soldi ma una questione di gratitudine: negli spazi dove si suona, la musica è trattata male e non mi piace prendermi la responsabilità di alimentare questa cosa. I locali dove si fa musica sono quasi sempre investimenti travestiti da nobili intenzioni culturali; luoghi dove spesso non trovi accoglienza, non trovi rispetto. Spesso ci trovi gente che mangia e che beve mentre tu non trovi neppure un palco e devi accontentarti di una paga poco dignitosa. Spesso non c’è rispetto, non c’è amore, non c’è gratitudine per quello che fai. Molti musicisti sono fieri di suonare in giro, io ce la faccio sempre meno ad alimentare questa cosa.

BM: Ma allora oggi ti trovi a vivere outborder?

SS: Ma si… oggi non mi conosce quasi più nessuno. O meglio mi conosce chi mi deve conoscere, perché io sono conosciuto fra quelli che mi devono conoscere.
Resto stupito da molti strumentisti che vivono contenti della loro attività… diciamo concertistica.

BM: Mi parli della tua attività didattica?

SS: Fra i miei allievi ho spesso musicisti bravissimi, ho anche nomi famosi che studiano con me. Le mie lezioni sono delle non-lezioni.

BM: In che senso?

SS: Per i motivi che ti ho spiegato. Perché se questa oggi è la musica io faccio non-musica, se questa è l’attività concertistica io non faccio concerti. Se questa è la didattica io faccio delle non-lezioni. E guarda, non è spirito di contraddizione. E’semplicemente perché non mi identifico nella didattica come viene regolarmente concepita. Già lo ha detto Rubinstein: “Io sono la musica”. Una mia lezione può durare anche otto ore senza toccare lo strumento o senza farmi pagare: dipende. Non so quanti “maestri” lo fanno o sarebbero disposti a farlo. Io non faccio didattica, insegno Musica nel senso che ti ho già detto.

BM: Chi viene da te?

SS: Insegno “anche” a chitarristi ma da me vengono trombettisti, cantanti, compositori, arrangiatori. Insegno anche a musicisti già molto affermati.

BM: Quale messaggio ti interessa lasciare in un allievo?

SS: Il messaggio, tecnica a parte, è umano. Personalmente credo che un’ora passata con un Grande Maestro valga più di cento anni passati con un insegnante tradizionalmente mediocre. Il messaggio è umano, energetico. Insegnare un moto di energia non è possibile senza possedere energia da trasmettere.

BM: Il discorso dell’arte come forma di energia è molto affascinante.

SS: Esprimersi senza occupare uno spazio energetico significa non fare arte. E’ quello che i didatti spesso non sanno insegnare, perché non lo sanno neppure. Per questo le mie sono non-lezioni nel senso comune. Un musicista ed un didatta hanno delle responsabilità: quella di esprimere luce, bellezza, purezza.
Un allievo deve acquisire consapevolezza di cosa sta andando a muovere.

BM: La tua concezione armonica della chitarra è abbastanza atipica. E’ difficile vederti suonare ricorrendo a forme tradizionali di rivolti. Hai una concezione dei voicing molto “open”, mutuata più dalle orchestrazioni che dalla tradizionale tecnica dello strumento.

SS: Ti ripeto, ho studiato molto e molti generi, ho studiato infiniti libri e suonato con altrettanti musicisti. Già quando ero al Conservatorio non riuscivo a rinchiudermi nei canoni stilistici che mi venivano imposti sullo strumento. All’epoca -quasi trent’anni fa- già organizzavo le aule di improvvisazione jazzistica e per questo fui semplicemente “radiato” dai miei maestri. Oggi, a distanza di quasi trent’anni, c’è la cattedra jazz al Conservatorio…

BM: Sandro, ma così facendo non credi di essere in un circolo vizioso?

SS: Ma io sono in un circolo vizioso. Non voglio più il sistema ed il sistema non vuole più me. Le uniche cose buone sono quelle carezze che mi arrivano ogni tanto dall’Artista Vero. Poco tempo fa mi ha scritto Steve Khan che ha ascoltato una mia composizione e mi ha detto che tutto ciò che vorrebbe fare oggi nella vita è questo genere di cose. Una bella carezza… Steve Khan non mi conosce neppure e si è imbattuto per caso in una mia composizione pubblicata in rete. Poteva pure non scrivermi. Sono rimasto soddisfatto anche degli apprezzamenti avuti per alcune mie composizioni per quartetto d’archi da parte di musicisti di fama mondiale. Stesso dicasi per l’amicizia con il compianto Joe Beck (Miles Davis n.d.r.) o Thom Rotella (Herbie Hancock  n.d.r.) o le e-mail di gratitudine inviatemi dalla Walt Disney per le cose ascoltate ed ancora in rete. Per il resto: contratti, soldi… non mi chiama nessuno perchè non faccio audience e non farò nulla per farla. Preferisco le carezze delle persone che hanno sensibilità. Questa è la responsabilità di un artista: mantenere viva la sua Arte a qualunque costo. Se si perdono gli Artisti, sarà sempre più difficile beneficiare dell’Arte. Sono nemico di chi è nemico dell’Arte e quindi sono attualmente in un circolo vizioso.

BM: Pensi che Internet possa essere un canale di comunicazione dell’Arte al di fuori dei canali tradizionali?

SS: Si e no. Anche Internet è diventato un potere legato alla gestione dell’audience. Oggi abbiamo tutti la responsabilità dei nostri “click”. Dobbiamo tutti capire che i “click” sono molto importanti, in ogni nostro click c’è una responsabilità: quelli dei telefonini, dei telecomandi,  quelli dei mouse. Con i nostri “click” votiamo. Il potere conta i “click” e decide quanto vali. Ma il potere distrugge gli esseri umani, l’arte li alimenta. Ed è questo il motivo per cui il potere vuole gestire l’audience che, per una grossolana confusione sociale, è scambiata come un valore legato all’arte.

BM: Sandro, siamo alla fine di questa chiacchierata, citami cinque musicisti che porti nel cuore.

SS: Sono tantissimi, non so rispondere. Ma visto che insisti ti dico: Bach, Stravinskij, Parker e Django Reinardt. Tutta gente che è stata un “flusso” di arte e di bellezza, bisogna fuggire da chi fa fluire il male e la sottocultura.

BM: Dopo circa quarant’anni che imbracci la chitarra, ti emozioni ancora quando ti trovi da solo e suoni?

SS: La musica mi emoziona ancora molto ma non quando sono solo. Non ho mai fatto musica per me. Ma nessun artista fa musica per se stesso, perché l’arte è un flusso che deve andare da un’altra parte. Mi emoziono quando il flusso è trasmesso. Ed è questo il lato triste. Se sei un flusso “vero” sei ostacolato, se sei un flusso sbagliato ti vengono offerte delle chances: nei media, nei concerti e nella didattica.

BM: Vuoi dire qualcosa a chi ti legge?

SS: Di ricordare sempre di avere una responsabilità rispetto alle cose alle quali si dà forza. Di non aver timore di dare forza alle cose che si ritengono vere.

BM: Sandro, mi hai fatto fare una faticata… io non mi aspettavo una non-intervista. Insomma… i ns. lettori vorrebbero sapere che chitarre hai, come le utilizzi, che sistema di amplificazione usi, quali effetti, che corde, che plettri… Io ora cosa scrivo?

SS: Ah… telefonami in questi giorni, ti mando una mail…

www.myspace.com/sandrosibillo

About Bruno Mazzei

Nato a Napoli nel 1964 ed inizia ad appassionarsi alla chitarra prestissimo grazie al classico regalo natalizio dei genitori ed alla passione per la musica dei Beatles, dei Platters e di Edoardo Bennato. Quell’oggetto rimase per qualche tempo un arredo privo di vita fino a quando qualche amico non gli spiegò che una chitarra andava accordata e che, premendo semplicemente la quarta e la quinta corda al secondo tasto, veniva fuori un accordo chiamato Mi minore… Il repertorio di Bennato, apparentemente semplice ma capace di aperture armoniche imprevedibili, lo inizia allo studio –da autodidatta- degli accordi e della chitarra ritmica e lo conduce all’acquisto della fantastica Ranger XII della Eko, purtroppo poi venduta. Negli anni settanta ed ottanta prosegue lo studio della chitarra rock affascinato dall’ascolto di Hendrix, Blackmore e Page, con risultati abbastanza frustranti e con tonnellate di cassette e 33 giri consumati. L’uscita di Van Halen e, soprattutto, lo studio del repertorio dei Rush lo inducono alle prime lezioni “serie” ed all’immediata comprensione di quanto detto da Andres Segovia: “La chitarra è uno strumento facile da suonare male”. In quegli anni aumenta l’interesse parallelo per la liuteria, il customizing e lo studio di tutte le tecnologie legate alla chitarra elettrica. Per circa due anni lavora presso uno storico liutaio napoletano dove apprende i rudimenti tecnici legati alla chitarra acustica ed alle riparazioni in genere. La passione per Pat Metheny, Larry Carlton, la musica brasiliana e l’acid jazz lo avvicinano allo studio dell’armonia jazz anche se in modo discontinuo a causa degli impegni di lavoro e familiari. In questa fase si avvale, anche se per periodi piuttosto brevi, delle lezioni e degli insegnamenti di alcuni fantastici musicisti partenopei. Attualmente suona stabilmente in una band di cover funk ed acid jazz e dedica il tempo libero allo studio dello strumento.

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