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Roland SH-201

Roland SH 201

Ci sono momenti in cui si avverte la voglia incontrollabile di un ritorno alle origini. Forse il fenomeno trova radici nell’esigenza di ritrovare sé stessi, un po’ come a voler fare i conti con la propria identità, specie quando il contesto esterno, di cui si è parte integrante, comincia a denunciare caratteristiche di caoticità o di monotonia. Ci sono molte cose che getteremmo via volentieri se solo non temessimo che qualcun altro le raccogliesse; ma ciò che di sicuro non getteremmo mai sono le cose più semplici, quelle che ci hanno dato maggiori sicurezze e su cui abbiamo forgiato i nostri modi di essere. Ecco, in poche righe abbiamo esposto il ragionamento che forse sarà ronzato nella mente dei boss della “R” grande, fino al punto da concepire una macchina che spezza le ali all’attuale trend, quello del “dev’essere piccolo, luminoso e fare tante cose, poco importa se per pigiare i tasti mi ci vuole lo stuzzicadenti”. Ladies & Gentleman… l’anarchia del design, l’estemporaneità degli ideali, la novità del vecchio, Signori e Signore… Roland SH-201.

 

Roland – SH-201 : Ritorno alle origini

Finalmente una tastiera per tutti, per grandi e per piccini, per veterani e per principianti, uno strumento che va contro le consuetudini odierne in fatto di sintetizzatori, una macchina che rompe le regole del mercato creandosi una sua collocazione univoca e nuova. Il Roland SH-201 (Fig.1) è un piccolo sintetizzatore Virtual Analog da 49 tasti e dal peso di appena 5,1 Kg, che costa pochissimo ed è tanto semplice quanto potente.

tastiera Roland - SH-201

Il nome si ispira ad una vecchia serie anni ’80 della Roland (Fig.2), fra cui SH-101, SH-1, SH-2, ecc., ma non pretende di esserne un successore. La grafica del pannello richiama i colori e le sembianze future-retrò dei vecchi Juno, ma non è un’imitazione. Roland – SH-201 è un concetto vecchio riproposto in chiave moderna, ripreso con astuzia per rimettere al passo una generazione di nuovi tastieristi fin troppo abituati a luminosissimi e spaziosissimi display LCD touch screen, dotati di migliaia di bellissimi presets che fanno dimenticare l’esistenza del tasto “EDIT”. la Roland SH-201 è pubblicizzato come uno strumento “entry-level”, cioè fatto apposta per il principiante, per chi si avvicina per la prima volta alla sintesi ed ha voglia di impararne i trucchi e i segreti. Ed effettivamente, se diamo uno sguardo approfondito al disegno del pannello, notiamo quanto sia volutamente “didattica” la disposizione delle sezioni, comprese le freccette che indicano il percorso del segnale. Tuttavia non dobbiamo farci ingannare da questa presentazione e non dobbiamo assolutamente escludere l’idea che il piccolo SH non possa essere parte di un set-up professionale. Ciò che ha da offrire va ben oltre le aspettative di chi si ferma a leggere depliant e brochures.

cenni storici Roland - SH-201

 Roland – SH-201 : Prime impressioni 

A guardarlo in foto sembra uno strumento massiccio, fatto quasi interamente in metallo, mentre invece è tutta plastica! Ora vi domanderete se questo è un punto a favore o a sfavore: io vi dico che è una cosa ottima perché è tosto come una pietra ma al contempo leggerissimo tanto da poterlo indossare come cappello, o anche appeso al collo come cravatta! I tasti sembrano “giocattolosi” e apparentemente più piccoli di quelli di una workstation professionale: in realtà sono solo leggermente più corti e la larghezza è quella tradizionale, il tocco è leggerissimo e consente di fare fraseggi veloci senza il minimo sforzo. E’ un synth, non vi aspettavate mica una tastiera pesata? I pomelli in stile boombox Aiwa degli anni ’80 sembrano fatti di alluminio, invece sono di plastica anch’essi, ma hanno dei movimenti molto fluidi e sono ben ancorati ai potenziometri. Ovviamente l’alimentatore è esterno. Insomma, in questo strumento tutto ciò che si tocca con mano è l’opposto di quello che sembra in foto, infatti se sulla pubblicità sembra un synth “entry-level” in braccio a Jordan Rudess, quando lo si tocca con mano si scopre che dentro c’è ben altro. Sul retro (Fig.3) troviamo le uscite audio su connettori TS, gli ingressi su connettori RCA, uscita cuffie, presa USB, presa pedale, porte MIDI, interruttore di accensione e nient’altro, quasi a voler dimostrare che tutto ciò che serve per divertirsi è già lì a portata di mano. E ora fermi tutti, guardate di nuovo attentamente la fig.1 e aguzzate la vista. Cosa manca? (Forse ho sbagliato rivista!) Notate niente? Non c’è il display! Quante tastiere sono uscite nel 2006 che non hanno il display? Ma sì, basta con questi display 32 pollici touch screen high definition di queste super mega workstation da 10 mila euro chiavi in mano: la Roland avrà pensato “se dev’essere uno strumento semplice, lo deve essere fino in fondo”! Ma tranquilli, niente panico, in compenso c’è un editor per computer che compensa tutto ciò che manca sul pannello dei comandi. Finora l’ho visto solo spento, ma ora premiamo l’interruttore.

connessioni posteriori

Esperienza primo utilizzo 

All’accensione prima lampeggiano un po’ di LEDs (in qualche modo deve fare una “presentazione”) e poi si seleziona l’ultimo preset usato, mentre lampeggia la lucina blu dell’LFO. Come tutti gli smanettoni tastierofili, per prima cosa suono il preset n.1, quindi premo GROUP PRESET, BANK A e NUMBER 1: salta fuori un basso, meglio abbassare un po’ il volume sul mixer… e proseguo con una passerella fra tutti i preset, tanto ne sono pochi: 32 preset e 32 user. Ora però bisogna capire come funziona. Prima accennavo ad una disposizione “didattica” dei controlli del pannello ed intendevo proprio che questi sono posti in modo da raffigurare schematicamente il percorso dei segnali audio e di controllo che compongono la struttura del sintetizzatore. Si parte da sinistra (Fig.4), in alto, con i due oscillatori, ognuno dei quali consente la selezione fra le forme d’onda a dente di sega, quadra, pwm, triangolare, sinusoidale, rumore bianco, un feedback oscillator, la classica super-saw a 7 denti di sega e l’ingresso esterno.

pannello frontale parte sinistra roland sh-201

I comandi si riferiscono ad un solo oscillatore e con appositi tastini si può attivare il controllo del numero uno o del numero due. Direi che, anche a giudicare dal “sapore” del suono, almeno questa sezione è derivata direttamente dal Roland JP-8000, altro famoso virtual analog della casa giapponese, soprattutto l’onda super-saw – che, ricordiamo, è un’onda formata da diversi denti di sega suonati contemporaneamente e leggermente stonati l’uno rispetto all’altro. La particolarità è il feedback oscillator, il quale altro non è che una linea di delay intonata (tuned) alimentata (fed) da un’onda quadra: infatti, girando il pomello PW/FEEDBACK, si nota come si altera il contenuto armonico di questa onda. E’ una simpatica aggiunta che però difficilmente troveremmo in un vero sintetizzatore analogico. A questo punto posso affermare con certezza che l’SH-201 non ha nessuna intenzione di imitare qualche synth del passato, ma tenta piuttosto di ricucirsi uno spazio nell’immenso limbo dei sintetizzatori a tastiera. Continuando con l’analisi del pannello (Fig.5), vediamo che la sezione degli oscillatori ha due frecce che portano verso la sezione MIX/MOD, in cui è possibile miscelare i due oscillatori e selezionare anche il tipo di interazione fra MIX (semplice sovrapposizione), SYNC (sincronizzazione) e RING (modulazione ad anello, cioè le ampiezze delle due onde moltiplicate fra di loro). Alla fine di questa sezione c’è una funzione abbastanza originale, attraverso la quale è possibile attenuare o accentuare la gamma delle basse frequenze prima di entrare nel filtro, utile per ingrossare o assottigliare il suono e di conseguenza alterare la risposta dinamica del filtro. Seguiamo la freccia ed eccoci alla prossima fermata, ossia il filtro, anche questo dal sapore molto Roland: brillante, tagliente e un po’ frizzante, offre tre diverse modalità fra low-pass, high-pass e band-pass; l’ultima è bypass, cioè niente filtro… forse avanzava un LED e non sapevano cosa metterci? Segue il tasto per la scelta dello “slope”, cioè 12dB o 24dB, poi i classici CUTOFF e RESONANCE ed il KEY FOLLOW.

pannello frontale parte destra

Ultimo stadio: l’uscita del filtro va all’amplificatore. In questa sezione c’è il volume d’uscita, relativo al singolo preset, e un tastino che attiva un semplice overdrive, per la gioia degli amanti delle supersaw distorte. Queste descritte finora erano le sezioni con lo sfondo chiaro, cioè quelle preposte alla generazione del suono. Ora diamo uno sguardo ai modificatori, raffigurati sul pannello dell’SH con degli sfondi più scuri. Vediamo che sotto agli oscillatori c’è il PITCH ENV(elope), un inviluppo con i soli attack e decay, che sposta l’intonazione della nota quando un tasto viene premuto, ottimo per simulare per esempio il comportamento degli strumenti a fiato, o semplicemente per rafforzare l’attacco di un suono. Anche in questo caso, c’è un solo set di comandi valido per entrambi gli oscillatori, e agisce sull’oscillatore attivato attraverso l’apposito tasto. Seguono gli inviluppi dedicati al filtro e all’amplificatore, entrambi dei normalissimi ADSR, quello del filtro con la possibilità di agire sia in positivo che in negativo. Infine eccoci arrivati agli LFO, con la stessa logica degli oscillatori: un unico set di comandi fisici per due LFO, ognuno dei quali con forme d’onda che vanno da una triangolare ad un random-oscillator, sincronizzabili al tempo in BPM. Ogni oscillatore può avere due destinazioni contemporaneamente, ma le assegnazioni sono legate solo a ciò che offre il pannello, perciò dimenticate quelle infinite matrici di modulazioni che mettono nei synth di fascia alta! Tuttavia il grosso c’è, direi che non manca “la sostanza”, e c’è anche un po’ di contorno: l’ultima sezione a destra del pannello è dedicata agli effetti interni che, con un solo tastino e due soli pomelli, permettono di configurare e personalizzare otto tipi di delay e otto riverberi diversi che non suonano affatto male, anzi! Il riverbero dev’essere derivato dai famosi effetti in tecnologia C.O.S.M. di Roland e Boss, dal carattere molto pulito e presente. E quelle macchie rosse che si vedono nelle foto? Sono le sezioni dedicate all’input audio esterno. La prima, EXT IN, comprende il volume del segnale in ingresso dai due connettori RCA posti sul retro, e un pulsante che attiva l’effetto “Center Cancel”, sarebbe quel famoso artefizio che cancella il segnale posto perfettamente al centro del panorama stereofonico attraverso un gioco di fasi e controfasi… su alcuni brani musicali funziona bene per cancellare la voce del cantante, infatti molti player di Karaoke hanno questa funzione, compresi alcuni software per computer, ma è pur sempre un trucchetto che il più delle volte dà risultati completamente sballati. La sezione seguente è un secondo filtro, uguale a quello della sezione synth ma con in più il modo “notch”, che agisce prettamente sul segnale audio esterno. Ricordiamo che, grazie alla connessione USB 2.0 ad alta velocità, collegando l’SH-201 ad un computer è possibile trasferire audio digitale sia in ingresso che in uscita, praticamente lo si può utilizzare anche come scheda audio.
 

E per rendere tutte queste opzioni ancora più divertenti, la Roland ha pensato di includere in questo gioiellino anche il suo oramai rinomato controller D-Beam che, grazie al suo invisibile fascio di raggi infrarossi, contribuisce a fare spettacolo quando il tastierista muove la mano nello spazio agendo direttamente sul suono! No, inutile illudersi di poterlo usare come Theremin, ci ho provato, non funziona bene perché il cambio di intonazione va a scatti, non so perché, non ho trovato delle impostazioni a riguardo, sembra che sia fatto proprio così. Siamo al termine del tour lungo il pannello dell’SH-201 e diamo uno sguardo al lato sinistro, che ospita dei pulsanti relativi ad un semplice recorder interno, opzioni riguardanti il modo POLY o MONO con o senza legato, il portamento, selezione di ottava, tempo, tap-tempo e tasto di accensione dell’arpeggiatore. Ora starete sicuramente notando che alcuni comandi fondamentali mancano: per esempio, come è possibile regolare il tempo del portamento? E come si sceglie il tipo di effetto? Semplice, quando si premono alcuni tasti, le lucette sugli otto tasti NUMBER cominciano a lampeggiare ed una di queste è rossa, a rappresentare l’impostazione attuale, mentre le altre sono verdi. Con queste efficaci combinazioni è possibile accedere a parametri “nascosti” senza complicare troppo la gestione (mi viene in mente il VK-8m…). Quindi anche per quanto riguarda l’arpeggiatore, per selezionare il modo e il pattern basta premere il tastino SELECT e usare i tasti BANK e NUMBER. Ultimissima feature, peraltro molto importante: i due tasti LOWER e UPPER e il tasto DUAL/SPLIT permettono di suonare contemporaneamente due timbri diversi, quindi… ebbene sì, l’SH-201 è anche multitimbrico! Tutto quello che non è sul pannello, né dietro, né sotto lo strumento, è nel CD che esce in dotazione. Diamolo in pasto al PC e installiamo l’editor (Fig.6), disponibile sia in formato stand-alone che come strumento VSTi per l’integrazione nel nostro ambiente di sequencing preferito.

editor in formato VSTi

Questo semplice programma ci fa accedere a numerosi altri parametri non editabili dai comandi fisici. Per esempio non dimentichiamo che la tastiera è dinamica (vi dirò di più: trasmette anche il note-off velocity!) e qui possiamo impostare il parametro MIDI velocity per agire sul filtro o sul VCA, ecc. Poi ci sono delle pagine interamente dedicate all’editing approfondito dell’arpeggiatore (Fig.7) con possibilità di programmare i pattern, pagine dedicate agli effetti interni con parecchi parametri e tanto altro ancora. Se finora abbiamo considerato l’SH-201 un synth entry-level solo a giudicare dal suo aspetto estetico, è proprio dall’editor software che ci accorgiamo che dentro c’è ben altro, tecnologia degna di un synth da almeno il doppio del suo costo. Oltre all’editor viene fornito anche un Librarian, utile per la gestione dei banchi presets, per la loro organizzazione e per il trasferimento dallo strumento al computer e viceversa. E a questo punto scatta il regalino: se siete già i fortunati possessori di un SH-201 o se state pensando di andarne a comprarne uno prima di subito, trovete alla fine dell’articolo un link con una cartella e all’interno troverete un set di presets preparati per voi dal tastierista partenopeo Lello Caliendo.

Conlusioni

I presets di Lello sono stati un pretesto per ascoltare anche i presets di fabbrica di questa macchina e devo dire che, a questo punto, apprezzo due cose, anzi tre: per primo mi piace il fatto che ci siano poche memorie, proprio come i vecchi synth degli anni passati (tanto, per una performance live, difficilmente avremo bisogno di centinaia di locazioni di memoria, no?). Poi è degno di nota che fra i presets proposti ce ne siano molti veramente “suonabili”, che spaziano da brillanti strings in stile Roland Jupiter o Super-JX a brass scuri tipo Oberheim, qualche lead ben fatto fra cui un sync-lead stile Prophet, qualche basso bello profondo, insomma cose che ti fanno venir voglia di prendere qualche accordo. Infine apprezzo l’originalità di questo strumento: è un synth digitale e suona da digitale, non pretende di fare l’imitatore, non vuole sembrare analogico, ha gli inviluppi molto scattanti e gli oscillatori molto precisi semplicemente perché la matematica non è un’opinione… ovvero il sistema binario non lo è! Personalmente posseggo molti sintetizzatori sia analogici che digitali, fra cui alcuni anche molto costosi e professionali, e molti altri ne ho provati o posseduti in passato, ma non per questo mi sento di dire che l’SH-201 è inferiore o “non al livello di questo o di quello” (Fig.7).

Sh-201 confronto Andromeda

Roland SH-201 offre, per una spesa modesta, l’opportunità ai principianti di avvicinarsi al mondo della sintesi e di avere un sintetizzatore che possa essere da complemento per un set-up completo, in abbinamento magari ad uno stage-piano o ad una workstation avanzata. Al contempo, offre al professionista il vantaggio di poter avere una valida macchina di back-up da potersi potar dietro in una borsa “gig bag” da mettere a tracolla, utile in quelle situazioni in cui bisogna andare a fare le prove o in cui c’è bisogno di due o più set-up separati per diverse situazioni live. Tutto sommato, diciamo che l’SH-201 è una bella idea e può essere apprezzato maggiormente solo se viene provato di persona con la dovuta attenzione. Perciò se ne vedete uno in un negozio non perdete l’occasione di provarlo.
 
Library Roland SH 201 by Lello Caliendo

Guido Scognamiglio

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