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Questa notte è…. Tonight! Intervista a Carlos Valderrama, Fitness Forever

Oltre 25 k visualizzazioni per il singolo Tonight su Youtube, altre migliaia di visualizzazioni su tanti altri brani, 3 album etichettati da blasoni della produzione, concerti in tutt’Italia, recensioni di caratura sempre maggiore e riscontri sudati ma confermativi di un crescente successo.

Una band costosa ma preziosa, di nicchia ma con risultati tangibili, nota in variegati ambienti e nazioni.
Incontriamo l’anima dei Fitness Forever a Napoli, a pochi chilometri dal suo borgo natio, a poche settimane dall’uscita dell’ultimo album targato Elefant RecordsTonight”, sintesi di un rigore e di una ricerca stilistica ammantata di stile apparentemente faceto e retrò.

Carlos Valderamma Fitness Forever Pic. Carmen Cambio - Questa notte è…. Tonight!  Intervista a Carlos Valderrama, Fitness Forever
Carlos Valderamma Fitness Forever Pic. Carmen Cambio
 
Diego Cordua: Caro Carlos, aka Gaetano, aka Dino!…. Vabbè, facciamo Carlos, visto che stai lavorando… Che soddisfazioni ti ha dato finora “Tonight”?
 
Carlos Valderrama: La soddisfazione più grande l’ho avuta ancora prima del lancio, a master finito, sentito in cuffia, dopo 4 anni di lavoro, quando ho capito di aver fatto ancora una volta un lavoro che mi piace, e che mi è piaciuto fare, comporre, registrare ed infine ascoltare… perché il senso di quello che facciamo, in fin dei conti, è tutto là, avere tra le mani un disco che ti piace.
 
D.C.: Quindi il divertimento c’è stato comunque, un divertimento che parte dall’epoca dei Valderrama Five, epoca in cui sul palco, tra fine anni ’90 e 2000, si vedeva un nucleo enorme di gente che si divertiva esprimendosi comunque con un prodotto bello, valido, che brillava di luce propria, a prescindere da testi evocativi di un mondo di passionalità tipicamente giovanile.

C.V.: Sì…

D.C.: Ma partiamo da questi quattro anni di attesa. In una precedente intervista rilasciata ad altra la testata in occasione del lancio di Cosmos, insieme a Luigi Scialdone, è emerso che in sostanza tu prendi in mano le redini dei lavori, rivedi, stravolgi, capovolgi, ti rinchiudi, riesci, ed alla fine i tuoi compagni di viaggio, cioè i FF, ti seguono. In sostanza, sei lo chef dei Fitness Forever: eppure, quasi in controtendenza, non ti si vede quasi mai nei video, appari soltanto in qualche seconda di copertina di album, insomma sembri quasi un anti-divo. Schizofrenia o timidezza?

C.V.: In realtà non c’è un disegno preciso. Semplicemente sono timido: il mio posto è dietro una tastiera, un mixer, un computer, non su una copertina di giornale o in un videoclip. Anche dal vivo, se ci fai caso, sono nascosto dietro una nuvola di tastiere. Meno mi mostro e più mi sento a mio agio. Forse è anche per questo che ho sempre avuto band numerose: forse affrontare il palco da solo, per me, sarebbe troppo… Non ce la farei, ho bisogno di essere circondato da una bolla di amici – e in questo caso anche di musicisti straordinari – che mi fanno stare a mio agio e mi fanno essere più tranquillo.

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Fitness Forever Cosmos Pic. Fanpage
 
D.C.: È una cosa magnifica, concentrarsi a gestire l’aspetto più puro del tuo lavoro. Adesso passiamo alle domande del mio capo, quelle più noiose. Hai lavorato duramente per questo album. Per 4 lunghi anni. Sembra dunque un lavoro ben ponderato, è così? Oppure, tutto sommato, è stato un lavoro di getto seguito da una lunga ponderazione?
 
C.V.: I 4 anni, in sé e per sé, considerata l’esperienza pregressa dei Fitness Forever, non sono sempre la risposta più ovvia al nostro modo di comporre. Per esempio, su Cosmos abbiamo lavorato per circa due anni e mezzo… e il risultato è stato poi buttato letteralmente nel cestino. Abbiamo quindi ricostruito completamente l’opera in due settimane, con 8 canzoni che sono state la risposta “arrabbiata” a tutto quel lavoro non registrato. Questo, invece, è stato un lavoro molto più ponderato, che peraltro ha preso anche un paio di “cose” buttate via da Cosmos.
 
D.C.: C’entra qualcosa anche “Nico”?

C.V.: In realtà “Nico” è una traccia che viene da abbastanza lontano, da un altro tentativo di disco in chiave anni ‘60 che alla fine ci siamo scocciati di realizzare, perché comunque volevamo fare qualcosa di più vitale e con un piede anche nel presente, senza elogiare a tutti i costi la musica che ci piace ascoltare…

D.C.: … Su questo punto credo sia accaduta una cosa un po’ antipatica, perché un sacco di recensioni si sono soffermate – in modo povero – su una semplice ricerca di similitudini col passato.

C.V.: Sai, spesso i giornalisti, loro malgrado, tendono a mettersi leggermente al centro dell’attenzione… magari sciorinando una serie di competenze e conoscenze, certe volte anche con lo scopo nobile di aiutare l’ascoltatore a orientarsi, intendiamoci. In generale, penso comunque che la qualità di un disco vada valutata dall’ascolto puro. Ti piacciono le canzoni? Ti piacciono gli arrangiamenti? Non pensare ad altro! Pensa solo se oggi, nel 2017, hai piacere nell’ascoltare questo tipo di musica e basta. Magari, tutte quelle similitudini che vengono citate fanno parte di una cultura musicale che altri non hanno. In ogni caso, le canzoni sono poste in un modo diverso… Per parlare uno slang familiare ai lettori di Ageofaudio, le canzoni saranno registrate in modo diverso, con una tecnologia diversa e uno spirito diverso, che ha inghiottito altri 40 anni di musica ed è più che evidente. Insomma, i riferimenti sono utili, ma c’è tanto altro da valutare…

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Fitness Forever – Magazzini Fermi
 
D.C.: D’accordo al cento per cento. Comunque, sempre il mio capo chiede molto simpaticamente se vale ancora la pena lavorare per tanto tempo alla realizzazione di un disco, dal punto di vista del risultato economico. Oppure conviene affidarsi più ai social e realizzare molto velocemente tutto nell’home studio e poi riversare in uno studio professionale?

C.V.: Commercialmente non ne vale assolutamente la pena: il rapporto tra lavoro impiegato e risultati economici non regge. Se il guadagno, però, fosse l’unico metro di giudizio, avremmo soltanto prodotti di un certo tipo. Fortunatamente esistono anche altre motivazioni che spingono a dedicarsi per 4 anni ad un prodotto diverso da tanti altri: sta alla coscienza di ogni artista definire che cosa vuol realizzare ed in quanto tempo.

D.C.: Bene, direi che possiamo passare al succo di Tonight…. Partiamo in modo soft e diciamoci fin da subito che lasciamo fuori da qui ogni valutazione su similitudini, assonanze e cazzate simili. Parliamo un po’ di voi e di te in particolare, e del rapporto tra un ricco presente ed un passato divertito e divertente (molto marzulliano, eh???). Quanto resta in te dell’esperienza dei Valderrama Five?

C.V.: È una bella domanda! La similitudine più evidente la si può riscontrare nella composizione della band live. Come ricorderai, nei Valderrama avevamo un organico poco al di sotto della decina di persone: stesso discorso vale per i FF. Altra similitudine è sicuramente negli arrangiamenti: coi Valderrama tenevamo molto ad arrangiare in un certo modo le produzioni, non ci accontentavamo di fare registrazioni con basso e batteria, ma infiocchettavamo il tutto con cori, percussioni… Insomma, un approccio per nulla minimalista. Ed ancora, in comune c’è un certo tipo di ricerca melodica, anche se nei Valderrama era declinata verso il garage-rock modello Beach Boys, mentre per i FF parliamo di funk afrobeat, musica da ballo in generale. Comunque sì, è evidente che ci sono tante cose in comune. Quello che sicuramente ci differenzia da quella esperienza è una certa padronanza tecnica, una raffinatezza generale…

D.C.: A prescindere dai testi, su cui ho imparato tanto inglese, divertendomi peraltro….

C.V.: Ahahahahaha….

D.C.: A proposito, penso valga la pena sottolineare che nonostante le origini partenopee della band, eccezione fatta per “Andrè”, siete tra i pochi a non mettere in atto il famoso “ricatto napoletano”, l’abbinamento all’immagine del Vesuvio, il video girato sul lungomare, il richiamo qui, l’omaggio là, insomma tutte quelle opzioni che rendono impossibile dire che una canzone fa schifo, perché legata ad un contesto inopinabilmente bello. La vostra bellezza spicca anche per questo: nonostante si senta la provenienza dei Fitness Forever, almeno in alcune matrici di fondo, non si configura questo tipo di ricatto, ma un semplice profilo identitario “vedo e non vedo” – cosa in cui noi provinciali siamo bravi…. Non a caso questa intervista la stiamo facendo in un sushi bar!

C.V.: Mi fa piacere che venga riconosciuto che non c’è nulla di spiattellato in faccia. Prendiamo spunti da un universo molto vario, da tantissimi riferimenti, tantissimi ascolti e tantissime esperienze. I 4 anni si giustificano anche con questo: ci siamo presi il nostro tempo per costruire tutto questo percorso creando un ventaglio quanto più possibile interessante e variegato per l’ascoltatore. Considera, al riguardo, che in realtà abbiamo composto più del doppio dei brani inclusi nell’ album – quasi il triplo.

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Formazione completa Fitness Forever
 
D.C.: Ami o odi i Selton?

C.V.: Né l’uno né l’altro… Già questo è tanta roba. Davvero, tante cose della nuova musica italiana non mi piacciono. Invece i Selton, che confesso di aver ascoltato distrattamente qualche volta in radio, non mi hanno fatto cambiare stazione, li ho graditi. Mi sembra che abbiano qualcosa da dire.

D.C.: Ti dirò, mi sono sempre sembrati i vostri fratelli un po’ più poveri….

C.V.: Non sei la prima persona che me lo fa notare….

D.C.: Mannaggia, mi hanno rubato l’idea…. Vabbè… Passiamo un po’ ai brani di quest’ultimo gran successo che è “Tonight”. Andiamo in ordine sparso. PORT GHALIB per quale viaggio lo hai pensato?

C.V.: Per un viaggio che in realtà ho fatto. Proprio nei giorni in cui stavo confezionando questa canzone e cercando di sviluppare l’idea complessiva dell’album, mi trovavo in questa bella località egiziana, da cui il titolo.

D.C.: Quindi non più “Palma di Maiorca”…..

C.V.: Ahahaha, no no…. Anche questa è una forma di maturazione. E così, durante queste lunghe passeggiate e sessioni di abbronzature intense, ho sviluppato piano piano tutte le parti del pezzo – che comunque erano già state create “in nuce” a Torre del Greco. Inizialmente il titolo doveva essere “Strumentale 2”, poi alla fine abbiamo scelto l’omaggio.

D.C.: Mi piace molto sentirlo in autostrada, anche se so che la cosa può non interessarti….

C.V.: Ma no!! Anche Micio dei Valderrama Five mi ha detto la stessa identica cosa e commette infrazioni stradali terribili, pompa adrenalina…. Pompa, pompa tantissimo, è anche una delle preferite della band, sia da ascoltare che da suonare….

D.C.Su CANADIAN RANGER si è già detto e scritto troppo, quindi la saltiamo a piè pari….

C.V.: Bene, ne sono contento!…

D.C.: …Lo stesso si dovrebbe fare per ANDRE’, ma dopo una domandina ci scapperà….

C.V.: Ok.

D.C.: ARBRE MAGIQUE ti candida a pieno titolo (al di là dell’avvisaglia di “Disco quiz”, di Cosmos) quale creatore di sigle di telefilm anni fine ’80/inizi ’90. Hai mai sognato di collaborare – o magari lo hai già fatto ma ci è sfuggito – con la tv?

C.V.: In effetti non in modo diretto: ci sono stati show televisivi che per giri strani hanno usato materiale dei FF, poi spot televisivi che hanno usato “Albertone”, c’è un cuoco internazionale – David Rocco – che usa spesso e volentieri canzoni dei Fitness….

D.C.: “Albertone” (n.d.r.: hit strumentale del precedente album) rappresenta molto per me, ma questo ce lo diremo off of records…. Comunque prendo nota della bella figura di cacca e ti chiedo, visto che ci tengo assai a questa canzone, dove è stata sfruttata.

C.V.: Allora…. In uno spot della Mini di qualche anno fa, in vari film spagnoli, nella serie “Born to death” e in tante altre occasioni…. “Albertone” in effetti è il nostro pezzo di gran lunga più utilizzato per cinema e tv.

D.C.: E cosa consegneresti come sigla tra quelle di Tonight?

C.V.: Guarda, “Port Ghalib” o, come tu stesso anticipi, “Arbre magique” possono sonorizzare molto bene … però in generale penso che diversi pezzi si prestino, per la loro musicalità, allo scopo. Tra tutte le attività musicali, detto tra noi, è la cosa più remunerativa….

D.C.: Il capo sarà contento di questa risposta…

C.V.: …. E dunque incrociamo le dita e speriamo che si possano piazzare presto anche questi brani di Tonight!

D.C.: DANCE BOYS è la classica colonna sonora per la “serata da fuochi artificiali”, che poi trova una netta contraddizione in COSA MI HAI DETTO. A prescindere dalle tue ultime vicende sentimentali, agli onori della cronaca, hai fatto pace o no con l’amore?

C.V.: Sìììììì sì sì sì sì, ma poi spesso le emozioni usate per le canzoni non sono necessariamente quelle che vivi in prima persona in quel momento: si entra in una sorta di “trance” su storie che puoi aver vissuto in passato, o che ti hanno raccontato o che ti hanno impressionato particolarmente. Proprio su “Cosa mi hai detto” la mia fidanzata mi ha posto una domanda simile, per tutta la sofferenza emotiva che emerge…. “Ma per chi l’hai scritta questa canzone??”….

D.C.: Aspe’, allora te lo devo chiedere…. Quando un artista si trova a scrivere un testo dove si fanno riferimenti del tutto estranei alla sfera sentimentale attualmente vissuta, che cosa scatta nel partner? Si chiede se si è stati cornificati?….

C.V.: In effetti ci si pongono delle domande, perché magari uno vede davanti a sé una persona sempre sorridente e serena… e poi escono testi scuri, malinconici, magari anche relativi ad una situazione sentimentale…. Uno potrebbe preoccuparsi…. Comunque certo, per un partner non è facile…. Però questa è uscita così, non ho voluto autocensurarmi. In qualche modo mi è sembrato un testo riuscito bene e che ha ben rappresentato una serie di sensazioni che ho dentro. Comunque vorrei dirlo agli amici di Ageofaudio: non è facile essere autori ed avere una vita sentimentale serena. Le cose non vanno sempre a braccetto se vuoi fare cose genuine e non forzate….

D.C.: CARLO è “una notte alta” e sei sveglio, evidentemente…. Che rapporto hai con il concetto di “lontananza”? Attenzione: è una domanda che volevo farti fin da Cosmos, con “Vederti distante” e “L’Amore annegato” (“se ti perdo lontana, che bello sarà”), ma ho desistito… ora è una domanda inevitabile, anche considerando ANDRE’ ed una coda del pezzo completamente dedicata al dramma di una lontananza misteriosa, più mistica della lunghissima conclusione de “I Poeti” di Vecchioni… Insomma, ‘sta lontananza?…

C.V.: A mia parziale discolpa, specifichiamo innanzitutto che il testo di “Carlo” in realtà è di Nicoletta….

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Carlos Valderrama

D.C.: …. tutto il resto rimane!!

C.V.: E per questo ho detto “a parziale discolpa”! In generale, uno dei leit motiv dei testi di FF, ma lo sai bene, è questo senso di nostalgia, malinconia e perdita…. Più che una sensazione vissuta, perché non ho vissuto grosse perdite nella mia vita, è forse una paura che porto dentro. Vivo col costante timore del dramma di grosse perdite improvvise ed inevitabili e senza ritorno….

D.C.: Siamo in due allora….

C.V.: Veramente, è un tema che mi ossessiona, una fonte di preoccupazione costante, a cui penso spesso nella mia vita privata, forse proprio perché mai vissuta… un po’ come la paura di chi sta per buttarsi col paracadute per la prima volta. Per esorcizzare, lo faccio emergere nelle canzoni, anche se tra le righe e non mettendomi a nudo come molti altri fanno…. Questo discorso vale in generale per tante altre canzoni, dove a ben guardare trovi tante cose, anche intime, delle nostre vite personali.

D.C.: Con TONIGHT forse ti rendi conto che puoi emozionare “forte forte” la gente che ti ascolta. Penso sia oggettivo. Riesci a dormire con questa responsabilità sulle spalle?

C.V.: Sì, e molto bene! Eheheheh… Dormo tranquillo perché, come dicevo prima, nel momento in cui ascolto il disco finito, e mi piace, paradossalmente il mio compito è concluso. Il mio compito, più precisamente, inizia quando comincio a creare e finisce quando ascolto il master del disco. Da quel momento in poi il disco non è nemmeno più mio! Consegno un prodotto che penso valga la pena di essere ascoltato e poi da là in poi dormo tranquillo. E’ durante la creazione il problema….

D.C.: Carlos, puoi darla a bere a chiunque ma non a me, che poi sono anche un tuo fan da tempi insospettabili. Già in Cosmos la struttura dei brani era tale da far intuire che ci fosse qualcosa di fisico e metafisico nei tuoi album. Adesso il fatto è chiaro: dal primo pezzo fino ad ANDRE’ sintetizzi e rappresenti la nascita (con una “Tonight” crescente e dal finale “sorrentiniano”, nella versione CD), la crescita e la vecchiaia dei ricordi, che nella tua penultima opera rappresentavi con una struggente MARE – mai troppo valorizzata – ed oggi una dedica alla tua infanzia. In Tonight aggiungi anche la morte, con l’audace viaggio di PORT GHALIB verso un aldilà silenzioso. Secondo te, alla luce di queste considerazioni, chi è il mio spacciatore?

C.V.: Ahahahahahahahah, non conosco la tua piazza, ma questo parallelo con la Divina Commedia mi inorgoglisce! Ma comunque ci ho pensato: nell’immaginario collettivo, i FF sono uno dei gruppi più solari che esista. Ma se vedi bene – e poi mi ritrovo con chi fa analisi un po’ più approfondite come la tua – i Fitness sono un gruppo piuttosto dark, anche per le tematiche trattate…

D.C.: Un Sergio Caputo travestito da band….

C.V.: Eh, infatti, la gente dice “andiamo a vedere stasera i Fitness, ci si diverte”, ma quando mi ascolto da… ascoltatore…. Quando sento la coda di Tonight, Port Ghalib… insomma, sono pezzi abbastanza epici, importanti, non leggeri, quindi tutto sommato sì, dici una cosa molto bella. Penso vi sia un buon balance dei vari elementi della vita e della musica, nei Fitness, momenti più rilassati ma anche più intensi e pesanti… Hai notato comunque delle cose belle…

D.C.: Tra 4 anni cosa ci proporrai?

C.V.: Siamo ancora all’inizio. Quando mi viene in mente qualcosa mi metto una specie di cancelletto mentale in testa per obbligarmi a dimenticare, faccio bonifica totale, aspetto che la tensione si abbassi…. Vedremo, non so ancora nulla!
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Diego Cordua

About Diego Cordua

Diego Cordua, napoletano, classe 1982. E’ avvocato e lavora per una società di consulenza legale. E’, inoltre, collaboratore esterno di cattedra all’Università Suor Orsola Benincasa. Nel tempo libero è volontario per Amnesty International. Da sempre appassionato di musica, nei suoi tanti ed interminabili viaggi gli piace ascoltare di tutto, da Paolo Conte ai Police, passando per i Fitness Forever ed i Depeche Mode. Non dimentica, peraltro, il suo passato da chitarrista classico, una passione durata un quinquennio e poi messa (ancora per poco) a malincuore in cantina per motivi di tempo. Da questo mix mai sopito nasce la voglia di cooperare alla crescita del sito Age of Audio, nel ruolo di revisore di bozze e di autore dei contributi per la rubrica Articolo 33.

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