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Disco Music - Paolo, ti piace la House?
Disco Music

Paolo, ti piace la House?

 
“Paolo, ti piace la house?”
E la risposta era un “no” tendente all’infinito. Questo era il testo di una canzoncina che andava tanto di moda negli anni ’90 nelle peggiori discoteche italiane. Non a caso, la canzone in questione non era house, ma una sorta di tecno dai fortissimi e velocissimi bmp. Soltanto con questi due superlativi mi è venuto il fiatone.

 

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Che cosa strana la house. Soprattutto, che cosa scomoda.

Avete mai provato a cercare su youtube “french house”? Il risultato è una prosopopea di brani anni ‘60/’70 rinverditi, pompati, modernizzati. Fighi, in una parola.
Avete mai viaggiato in auto con una canzone house nelle orecchie? State correndo per un’occorrenza importante? E magari piove ed i tergicristalli vanno a ritmo, i semafori verdi si susseguono, magari è notte e vi scappa anche qualche semaforo rosso di straforo? Bene, ci siamo intesi.
Tutti si lamentano della house, più in generale ancora della musica disco, perché non è suonata, ma è fatta. E “fatta” è il termine giusto, nella sua accezione più pura, quella che tutti rifuggono nel timore di apparire sempliciotti o poco colti nel dire “fatta”.
“Fatta”, è semplice: se contrapponiamo questo participio con gli altri verbi tanto cari al mondo dei musicofili, allora vediamo che la discomusic può avere tante, ma tante fonti. Ed i risultati possono essere variegati. Ma vi prego, non usiamo due pesi e due misure sulla musica dance semplicemente perché un brano viene scelto da Sorrentino per introdurre “La grande bellezza” ed un altro non se lo fila nessuno. Perché così ragionando finiamo con lo spingere nella stessa direzione di quelli che adorano Baglioni e schifano il GAP (gruppetto auto prodotto, uao che locuzione politically uncorrect!). Ed allora diciamocelo, anche la discomusic è composta dai mammasantissima e dai pesci piccoli, ma non per questo i primi sono gli unici a meritare apprezzamento e gli altri no.
Io ci credo, in un mondo in cui la discomusic sia un genere scomodo rivalutato. Perché è un genere chiaramente schierato, che non finge e che non è valutato per finta. Non presenta ricatti, non è socialmente rilevante e –pertanto- intoccabile (“Vincere l’Odio” docet), ma è toccabilissimo ed ascoltato per quel che suscita, per l’adrenalina senza overdose, lo stimolo per correre o per danzare, la distrazione e lo svago per svuotare la mente.

Viva la dance.

Darko J. Mazzanti Viendalmare


 

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