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OSC – Open Sound Control (parte 2)

La trasmissione e la gestione di dati, parametri e più in generale di informazioni all’interno di un sistema o tra più sistemi interattivi, rappresentano le prime problematiche che i musicisti e i compositori di musica elettroacustica si sono ritrovati ad affrontare. Il problema era così rilevante da influire sulla natura e la genesi dell’opera stessa; come sempre accade, le importanti questioni tecniche intervengono radicalmente nei processi compositivi.

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In questa serie di articoli, si cercherà di tracciare un percorso che descriva i passaggi più importanti della storia dei mezzi e dei protocolli di trasmissione di dati. S’inizierà dal Controllo in Voltaggio per poi passare alla nascita del protocollo MIDI, si accennerà ad altri protocolli che hanno cercato di contrastare la sua egemonia (avallata dall’industria degli strumenti musicali) come lo SKINI, lo ZIPI, il FUDI (specifico per Pure Data ). Infine, approfondiremo e ci soffermeremo lungamente sull’ultimo nato tra i protocolli di trasmissione dati: l’OSCOpen Sound Control. Sarà posta molta attenzione all’OSC poiché non si tratta di un semplice antagonista del MIDI, ma di una vera rivoluzione nell’ambito dell’interazione tra sistemi paragonabile in importanza a quella avvenuta quando si è passati dal Controllo in Voltaggio (dominio analogico) al MIDI (dominio digitale).

Conclusioni e considerazioni

Abbiamo analizzato l’OSC dal punto di vista tecnico, della programmazione e delle sue
applicazioni. Si può adesso provare a fare un confronto con il MIDI senza cercare di
decretare quale sia il migliore tra i due: una polemica in cui le due organizzazioni stesse
sono cadute. Un paper è stato pubblicato nel 2007 sul sito ufficiale di OSC dal titolo “Open
Sound Control – A flexible protocol for sensor networking
” (Freed, Schmeder,
Zbyszynski) in cui si pone l’accento su alcuni presunti limiti prestazionali del MIDI nel
confronto con OSC. La risposta non tarda sul sito www.midi.org dove vengono smentite
tali ipotesi. Tocca a noi in realtà trarre le giuste conclusioni. I protocolli nascono con
presupposti diversi, per ambienti ed esigenze diverse e a tutt’oggi sono da reputarsi
efficaci entrambi. La vera domanda non è “quale sia il migliore?” ma “cosa io devo fare?”.
Devo semplicemente connettere due o più sistemi oppure farli interagire tra loro? Inoltre,
dove sono dislocati i due sistemi? Su di una stessa macchina? Sono integrati in una rete?
Il sistema fa uso di software o hardware personalizzati o commerciali? Queste sono le
domande da porsi di volta in volta per poi decretare quale sia il protocollo più efficiente in
base al caso.
MIDI è senza dubbio il più efficiente se si deve semplicemente “interfacciare” due o più
apparecchiature, specie se si tratta di prodotti commerciali. È il caso, ad esempio, in cui si
necessita semplicemente la trasmissione di dati standard (es. numero di nota, ampiezza,
ecc) che poi verranno gestiti da software integrati in apparecchiature commerciali. La
velocità di trasmissione è in sostanza la stessa tra i due protocolli essendo essa
dipendente dal mezzo e non dal protocollo: allo stato attuale le porte USB sono il mezzo
maggiormente usato. È inutile utilizzare OSC per semplici applicazioni di questo tipo, in
alcuni casi è addirittura sconsigliabile essendo costretti a usare dell’altro software per
l’interfacciamento. Ricordiamo il particolare sistema di indirizzamento organizzato in
address patern” di OSC, con struttura ad albero e pensata come un indirizzo di rete; in
ambienti non organizzati in questo modo è necessario operare una conversione. Nella
progettazione delle apparecchiature commerciali inoltre si protende per l’utilizzo del MIDI e
per questa ragione a tutt’oggi risulta essere in generale il più utilizzato. Ma come abbiamo
detto, si tratta di un protocollo chiuso e protetto da copyright. La sua personalizzazione è
complicata: in realtà sarebbe possibile costruirsi messaggi MIDI personalizzati ma il
meccanismo risulta essere molto complesso. A dire il vero riteniamo anche piuttosto
inutile, trattandosi prevalentemente di sistemi di produzione sonora commerciali e quindi
anch’essi di solito chiusi e limitati nelle loro possibilità dal disegno progettuale del suo
produttore. Se le necessità ricadono in questa casistica, il MIDI è assolutamente più
pratico ed efficiente.
Se invece si ha necessità di far “interagire” due o più sistemi tra loro il cui insieme è da
considerarsi una rete, dove il comportamento di ogni elemento varia in funzione dello stato
o del comportamento degli altri elementi della rete, dove gli elementi del sistema sono
costruiti e disegnati secondo specifiche necessità, allora indubbiamente il protocollo più
efficiente è OSC. Questo protocollo è vincente anche per sistemi più semplici purché siano
organizzati come una rete. I musicisti e i compositori con l’evoluzione delle tecnologie
informatiche hanno ora la possibilità di riprendersi le libertà espressive e compositive
progettando e costruendo i propri strumenti di lavoro, come avveniva agli albori della
musica elettronica. Non si è più limitati a utilizzare prodotti commerciali cosiddetti “chiusi”
sia hardware che software; gli ambienti di programmazione (molti “open source”) e sistemi
DSP programmabili (economici ma molto efficienti) tipo Arduino, danno la libertà di creare
sistemi cosiddetti embedded. In questi ambiti OSC è efficacissimo. Inoltre la tendenza
generale nella progettazione di nuove tecnologie è porre molta attenzione al collegamento
e alla “interazione/integrazione” di esse in una rete: e OSC è stato progettato
appositamente per lavorare con le reti informatiche. Si sono descritti, infatti, nel paragrafo
precedente svariati sistemi che interagiscono tramite protocollo OSC organizzati in una
rete che si espande anche per diversi chilometri.
È necessario adesso, a conferma della tendenza di questi ultimi anni, citare la nascita del
movimento artistico denominato “Net Art”. Con questo termine si definisce un’opera creata
specificamente per la rete internet e che rispetta tutte o gran parte delle seguenti
caratteristiche:

• È creata con linguaggi di programmazione e software;
• L’intenzione artistico/estetica di connettere più contenuti multimediali;
• L’interattività come elemento essenziale ma non sempre necessario;
• La fruibilità globale. L’accesso a un’opera di Net Art deve essere possibile da
qualsiasi connessione Internet;
• L’essere open source e modificabile in alcuni casi da chiunque.

Ci si è voluti soffermare a lungo sui concetti di “interazione” e semplice “connessione”,
inserendoli nel nostro discorso storico riguardante la tecnologia della comunicazione tra
sistemi di produzione sonora. Li ritengo, infatti, concetti fondamentali per la comprensione
e la consapevolezza dei mezzi e delle possibilità a disposizione del
ricercatore/compositore. E ancora, spesso ho parlato di mancanza o meno di libertà da
parte del compositore/ricercatore e della possibilità di avere un rapporto cosiddetto
“artigianale” con gli strumenti e le metodologie della propria ricerca. Possibilità e liberta
avute agli inizi dell’avventura elettroacustica (periodo del controllo in voltaggio), dove i
mezzi erano in concreto inesistenti e tutti da (re)-inventare, ma che sono venute
ampiamente a limitarsi con l’industrializzazione su vasta scala da parte degli strumenti
musicali (periodo dal MIDI in poi). Fino a riottenerle (se nelle intenzioni del compositore)
attraverso l’utilizzo delle tecnologie informatiche dove il compositore/ricercatore può
costruirsi la propria tecnologia grazie ai linguaggi di programmazione (periodo OSC e
Open Source in avanti). Tutto questo è da collegare ai discorsi fatti sulla connettività, sulla
interazione tra le macchine e sulla scelta di fare uso del MIDI o del OSC secondo i casi.
Giunti a questo punto ci torna utile riportare due punti importanti del pensiero di Otto
Laske
:
1. Le tecniche sono a vario livello dipendenti l’una dall’altra e che un’invenzione non
funziona mai da sola.
2. L’uomo occidentale ha trasformato lo strumento del suo fare (la tecnologia) in
ambiente del suo vivere.
Da qui la necessità di avere efficienti tecnologie che permettano il collegamento (i
protocolli di comunicazione) tra altre tecnologie (calcolatori, generatori di sintesi audio,
software e quant’altro) e che queste ultime siano dotate di interfacce efficienti.
Ma cosa si deve intende per interfaccia efficiente? Ecco un punto focale della nostra
discussione. Il compito delle interfacce è quello di semplificare e rendere più efficace il
rapporto tra l’uomo e le tecnologie. Secondo Bordieu, l’uomo per migliorare le sue
performance ha la necessità, data la sua natura, di avere elementi che ne definiscono i
tempi e gli spazi (le interfacce). Chi è allora che progetta e realizza queste interfacce? La
specificità di una interfaccia, come abbiamo visto, è capace di influenzare anche la scelta
del tipo di protocollo di comunicazione da usare. Se si lascia all’industria degli strumenti
musicali il compito di realizzarle, la conseguenza è che si viene automaticamente limitati
nell’agire da un disegno progettuale effettuato da altri, secondo gli interessi di questi ultimi
(in primis economici). Si è automaticamente relegati al ruolo di semplice “utente-
consumatore” e l’unica via verso l’originalità è quella di un uso improprio e forzato di
questa tecnologia. Affidandoci a questa tipologia di interfacce siamo quasi sempre
obbligati ad avere la sola possibilità di connettere tecnologia. E come si è visto l’uso del
MIDI in questi casi si è rivelato la scelta più usata e, in effetti, anche la più conveniente in
termini pratici. Ci stiamo però sicuramente allontanando dalla più volte citata, e secondo
noi necessaria, libertà del ricercatore/compositore.
Citando Laske abbiamo voluto evidenziare che il nostro vivere è oggi completamente
integrato in un ambiente tecnologico dove le varie tecnologie sono dipendenti l’una
dall’altra, l’interazione tra loro è quindi (o almeno dovrebbe essere) una necessità.
Ricordiamo ancora una volta che per interazione intendiamo una condizione in cui le
tecnologie mutano il loro stato e/o il loro funzionamento in base allo stato e al
funzionamento delle altre a cui sono collegate. Allora la soluzione è di progettare e
realizzare la propria tecnologia e le sue relative interfacce, trovando un valido strumento
nei linguaggi di programmazione e in special modo in quelli Open Source. Di
conseguenza, l’OSC con il suo sistema di address pattern e la sua totale programmabilità
risulta essere il protocollo di comunicazione ideale.
Attraverso un approccio formalistico ed empirico si possono analizzare e ottimizzare i
risultati del proprio lavoro di programmazione ed effettuare ricerca in una vera libertà di
azione affrancandosi dal ruolo di utente-consumatore, si è in grado di sperimentare
svariate soluzioni alle problematiche (costruttivismo). Attraverso un empirismo si possono
cercare nuove possibilità per poi lasciarsi influenzare da esse nella ricerca di nuove
situazioni artistiche, di circostanze inesplorate (determinismo debole). Il mezzo tecnologico
e l’ambiente in cui si svolge la sua azione non sono mai neutri, ma “inter-agiscono”
(agiscono all’interno di), lasciano la loro impronta sulle scelte del fare, si fanno sentire
all’interno delle scelte sonore di un compositore, imprimono un segno caratterizzante
all’interno di un’esperienza di ascolto, quindi il compositore/ricercatore è obbligato a tener
conto di tali aspetti. Astraendo maggiormente il discorso, possiamo eleggere il MIDI e
l’OSC a simboli di questi due atteggiamenti diametralmente opposti del porsi di fronte al
problema tecnologico: associando al MIDI la visione tipica del determinismo tecnologico e
all’OSC quella del costruttivismo e dell’indeterminismo tecnologico.


Maurizio Zoccola

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