Onda su Onda – Korg Wavestate

Roberto Miele

Sinceramente non me lo aspettavo, anche se forse inconsciamente lo desideravo… dunque ho finalmente la prova che leggono i nostri pensieri e interpretano benissimo i nostri desideri…

Ebbene sì, io avevo l’originale Wavestation presa appena uscita  poi (ovviamente) espansa alla versione EX. Per l’epoca era roba da fantascienza, centinaia di samples, ma soprattutto la possibilità di sovrapporli e di creare le proprie wavesequences (una serie di waveform/samples riprodotte una dietro l’altra). La ciliegina sulla torta erano poi la possibilità di suonare contemporaneamente in una performance (in un mix tra layer e split) fino a 8 patch (ognuna formata da 1-2 o 4 oscillatori/wavesequences) e doppia la mandata effetti.

Wavestate – Performace Structure

A calcoli fatti però, purtroppo suonando una performance formata da 8 patch con 4 oscillatori si esauriva premendo un solo tasto la polifonia di 32 note (anche al potenza di calcolo veniva messa a dura prova iniziando a laggare sulle note suonate…) anche se nessuno si sarebbe mai sognato di farlo: il punto è che comunque una singola patch formata da 4 suoni era di una potenza inaudita per l’epoca! Insomma la riuscita risposta Korg al famosissimo e anche molto innovativo Roland D-50.

Hardware, qualità del materiale

Il nuovo synth è ben assemblato, i materiali scelti sono perfettamente in linea con la fascia di prezzo dello strumento e, per contenere i costi, invece di usare chip dedicati la Korg ha scelto di usare un Raspberry Pi come unità di calcolo centrale. I controlli e i pulsanti sono di buona qualità e rispondono benissimo al tocco, il pannello superiore è metallico, la tastiera è di formato standard 3 ottave ma senza aftertouch e un po’ leggera (chiaramente non capiterà di suonarci Brahms e se dovesse accadere basterà usare una tastiera esterna), il display OLED piccolino ma ben leggibile (ormai li usano ovunque visto il prezzo molto conveniente) però io – volendo rimanere su display di grandezza standard – ne avrei messi altri 2 per gestire i vari parametri. L’alimentazione è fornita da un alimentatore esterno.

Korg Wavestate – Pic. Roberto Miele

Considerato comunque il prezzo del synth ci sarebbe da gridare al miracolo…si fa perdonare tutte le piccole mancanze dovute al contenimento dei costi.

Disposizione dei knobs

I controlli sono disposti in maniera abbastanza intelligente ed ergonomica, suddivisi per sezione; ci sono 2 wheel una per il pitch e l’altra destinata a sorgente di modulazione (vedremo in seguito che la sezione modulazioni è molto potente ma veramente molto potente) c’è l’immancabile Joystick che nella macchina originale era designata a controllare il mix dei 4 oscillatori (A-B-C-D) che però qua funge anche da sorgente di modulazione.

Korg Wavestate – Disposizione dei knobs

Non mancano le doppie funzioni assegnate ai vari controlli, croce e delizia di tutti gli spippolatori seriali (e serali…), lo ammetto anche a me occorre un utilizzo abbastanza continuo per non dimenticare tutte le possibili combinazioni di SHIFT+Ruota oppure ENTER+Ruota…

Motore sonoro / Differenze con la Wavestation

Non andrò ad analizzare in maniera chirurgica e scientifica le differenze con l’originale Wavestation, sappiate solo che la Wavestation per ogni performance poteva caricare 8 patch ognuna formata da 1, 2 o 4 oscillatori/wavesequence; il Wavestate invece si concentra su una Performance formata da 1 a 4 layer/program/oscillatori/wavesequence. Questo è l’unico “limite” rispetto all’antenata (assieme alla mancanza dell’aftertouch).

Per il resto il nuovo modello risulta vincente su tutti fronti, a partire dalla gestione della memoria: l’originale aveva un numero limitato di performance (50 ram1+50 ram2) e patch memorizzabili (35 ram1+35 ram2) limitato anche il numero di wavesequence utente (32 ram1 +32 ram2). In pratica se andavi a modificare una delle patch o wavesequence venivano influenzate anche tutte performance che utilizzavano quella patch/wavesequence (cosa che accade anche nella moderna Fantom, se non fosse che quest’ultima può memorizzare migliaia di user patch e quindi il problema può essere aggirato facilmente). Nella Wavestate invece ogni performance è indipendente (se ne possono memorizzare veramente migliaia), i 4 layer/program -che è anche possibile usare su canali midi differenti in entrata – sono liberamente modificabili senza doverci preoccupare di influenzare altre performance, hanno gli effetti indipendenti (a parte il riverbero che è inserito sul percorso audio globale della performance) ed è comunque possibile salvare un layer come program in modo da poterlo usare in altre performance. Stessa cosa vale per le wavesequence, sono liberamente modificabili e memorizzabili per un futuro utilizzo come basi di partenza o in altre performance. Tutto ciò a favore della nostra creatività che non sarà più limitata dalla poca memoria a disposizione come nella Wavestation originale.

Korg Wavestate – Motore sonoro

Cosa importantissima, nel nuovo synth è presente un filtro con resonance variabile di derivazione virtual analog (nell’originale non era risonante, quindi addio ai classici analog sweep con apertura/chiusura filtro resonance elevata). Addirittura ce ne sono di varie tipologie alcuni derivati da emulazioni di synt analogici Korg del passato: “Bypass, 2-pole LPF, 2-pole HPF, 2-pole BPF,2-pole Band Reject, 4-pole LPF, 4-pole HPF, 4-pole BPF, 4-pole Band Reject, Multi Filter, MS-20 LPF, MS-20 HPF, Polysix

Il capitolo Wave Sequence avrebbe bisogno da solo di un intero articolo. Come dicevo in precedenza una Performance è composta da 4 layer o se vogliamo chiamarli programmi-suoni. La cosa importante è capire che sono da da 1 a 4 e sono indipendenti, come 4 synth differenti (a parte per il riverbero che è globale). Ogni layer può essere usato come un normale oscillatore che legge un campione attingendo (quindi non Virtual Analog) dalla libreria interna oppure impostato come Wavesequence (quindi andrà a leggere fino a un max di 64 campioni in sequenza).

Ogni wavesequence non è solo composta solo da una serie di forme d’onda ma da più tracce parallele  (chiamate LANE, letteralmente corsia in inglese) dove ognuna contiene delle informazioni per la riproduzione della wavesequence. Avremo quindi la LANE dove sono presenti gli step contenenti proprio le waveform da riprodurre, i tempi crossfade e i punti di loop (per citare i più importanti). La LANE contenente il timing per l’esecuzione degli step. La lane per i pitch da assegnare ad ogni step e addirittura una LANE che funge da step sequencer per modulare tutta una serie di parametri di destinazione.

Wave Sequencing 2.0

Se pensiamo che ogni LANE può avere punti di loop differenti e differenti percentuali di probabilità sull’esecuzione dello step, iniziamo a intravedere solo la punta dell’iceberg delle poliritmie evolutive che si possono andare a generare… senza nemmeno scomodare l’arpeggiatore a disposizione!

Notevole è la disponibilità di campioni, suddivisi per categorie e provenienza (Wavestation originali – Plugin GURU e Wavestate). Solo utilizzando questi campioni e senza usare le wavesequence si riescono a tirar fuori suoni veramente  interessanti; i campioni (diverse centinaia) sono veramente fonte continua di ispirazione. Certo non aspettiamoci i multisamples che potrebbero essere presenti nelle workstation, ma che comunque non sarebbe l’utilizzo ideale di questo sintetizzatore.

L’assortimento è molto vasto si parte dai suoni acustici per poi passare a quelli sintetici: degni di nota i campioni della Plugin Guru, molto particolari ed espressivi.

Completano le specifiche della sezione synth ben 4 LFO (indirizzati al filtro, volume, pan e pitch), completi di tutto e sincronizzabili al tempo BPM della performance. Tre inviluppi rispettivamente per ampiezza, filtro e pitch; Il joystick può essere mosso manualmente oppure programmato per seguire 4 punti secondo in inviluppo da programmare.

La sezione effetti è completa e ben suonante: per ognuno dei 4 layer sono a disposizione effetti PRE, modulazione e delay. Alla fine, sul totale del mix dei 4 layer c’è il riverbero. Sarebbe stato molto utile avere la possibilità per ogni layer di bypassare lo stadio di riverbero o, meglio ancora, una mandata per stabilire quanto riverbero applicare al layer.

Qualità dei banchi

Ci sono tantissimi suoni suddivisi per varie categorie, cosa ottima per facilitare la creazione di suoni utilizzando la tecnica del “cerca un suono simile a quello che vuoi realizzare e poi modificalo fino a farlo diventare quello che volevi”. La cosa potrebbe essere un po’ complicata vista struttura molto complessa del Wavestate. Alcune volte occorre letteralmente smontare, decostruire il suono per capire il suo comportamento da cosa è generato. Ottima la possibilità di memorizzare i vari “componenti” della performance in oggetti indipendenti tra loro per poi poterli utilizzare in altre performance. Sono memorizzabili i programmi che formano i 4 layer della performance, e le wave sequences.

Per facilitare l’organizzazione di tutti gli elementi salvati e dei suoni è disponibile fin da subito un librarian.

Facilità di uso

Con il Wavestate si attraversano 3 fasi: appena acceso si crea una buona dose di confusione, i controlli a pannello sono molti ma i parametri a disposizione sono veramente tanti, inevitabilmente per andare a modificare alcuni parametri occorre entrare nei vari menú.

Dai menù inizia la seconda fase quella in cui percepisci che pur essendo un synth con delle potenzialità quasi infinite i programmatori Korg sono riusciti ad imbrigliare il tutto in una maniera abbastanza logica con delle scorciatoie da pannello che ti permettono di raggiungere velocemente il menú scelto.

Una volta capito cosa e quanto si ha davanti, inizia la terza fase, quella dove occorre utilizzare tutta la propria fantasia per riuscire a mettere assieme tutti i tasselli. E’ un synth multiforme che può essere usato e sfruttato a vari livelli: scegli un preset e inizi a generare melodie in evoluzione sempre diverse. Serve un lead prog o un pad? Basta usare un singolo layer con il sample giusto et voilà il Wavestate diventa un semplice VA dove puoi impostare ad esempio il layer n.1 con una saw, settarlo in modalità mono e sdoppiarlo con la funzione unison impostata a 2 – un tocco di portamento e delay e il gioco è fatto. Per un bel pad basta usare una delle innumerevoli waveform oppure paritre dalla solita saw e usare un bel detune a 6 voci per simulare una supersaw con un unico layer.  Vuoi iniziare a creare partendo da zero usando tutte le possibilità date dal synth ? Buona fortuna… la noia non prenderà mai il sopravvento.

In definitiva un synth che può dare il meglio usandolo a vari livelli di complessità.

Cosa mi piace

  • La possibilità di editare i layer delle performance e le wave sequences senza influenzare altre performance.
  • Il suono del riverbero, uno dei migliori mai ascoltati su un synth: anche con tempi lunghi di decadimento non è mai innaturale o piatto.
  • La raccolta di campioni veramente ben fatta.

Cosa non mi piace

  • Il display. Nel 2020 avrei desiderato un display più generoso che potesse mostrare più parametri contemporaneamente senza bisogno di cambiare pagina.
  • La mancanza di aftertouch della tastiera.
  • La mancanza di possibilità di dosare il riverbero sui singoli layer

Ringrazio la Casa Musicale Cav. Quinto Fabio (SA), per avermi dato la possibilità di utilizzare la Korg Wavestate, per tutto il tempo di cui ho necessitato nelle diverse prove effettuate.

Informazioni Utili

Produttore: Korg
DistributoreAlgamEko
ModelloWavestate
Prezzo consigliato: Euro 650,00

Roberto Miele

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