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Acoustic Design 1 Age of Audio - Non meravigliarti se il deposito di tuo zio suona molto meglio del miglior studio che conosci
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Non meravigliarti se il deposito di tuo zio suona molto meglio del miglior studio che conosci

Soffiando in una bottiglia si può capire a grandi linee che un contenitore, così come un ambiente, possono avere un proprio suono, delle proprie caratteristiche, nel bene o nel male. Si può provare ad intonare, in prossimità del collo della bottiglia, note sempre più basse fino ad incontrare la nota di risonanza; questa risulterà molto più forte delle altre.

Sarà una nota di ampiezza proporzionale allo spazio interno della bottiglia. Detto in parole povere, questa nota lì dentro ci sta proprio a pennello. Al di sotto di questa nota c’è poco o niente, più grande è la cubatura del contenitore e maggiore è la possibilità di ottenere la risonanza su una frequenza più bassa, fino a scomparire dal nostro spettro di udibilità. Non potrete mai suonare veramente una nota bassa la cui lunghezza d’onda è più grande del suo contenitore e, ricordiamoci, che una regia audio o una sala prove di piccola o media misura sono dei contenitori ed il controllo delle basse frequenze dipende fondamentalmente dalle misure e dallo spazio oltre che dalla forma.

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Nel deposito dello zio questi problemi non ci sono. La nota di risonanza non deturperà l’immagine sonora della sessione, sarà troppo bassa per appartenere alle frequenze utilizzate in musica e quindi il problema della risonanza resta, ma non è un nostro problema. Certo è un ambiente incasinato, forse in inverno farà freddo, ma i musicisti più sensibili avvertono gli effetti benefici di un buon ambiente a prescindere da come si presenta a primo impatto. Altre, invece, trovano interessante un ambiente perché apparentemente ben fatto e sia chiaro, per chi fa della musica, un lavoro è una regola di mercato che non va sottovalutata, ma quest’ultima condizione sembra sia diventata purtroppo uno standard: studio bello = suono bello. Poi sarà youtube a dirti la verità.

Effettivamente non c’è sempre modo di vivere l’esperienza dello studio di registrazione (o sala prove) e riuscire ad avere riferimenti acustici apprezzabili per poter confrontare e valutare l’efficienza di vari ambienti. Una spiegazione cruda e semplice la si trova nel fatto che pochi musicisti hanno avuto la fortuna di metabolizzare i benefici di un ambiente confortevole ed equilibrato. Il suono confuso sembra un problema secondario, ci poniamo rassegnati ed è un modo per dare la colpa all’ampli o alla chitarra, o alle pelli della batteria. Gli ambienti con un po’ di spugna piramidale alle pareti sono ormai un simbolo, ma resistere a sessioni di prove per più di due ore risulta sempre faticosissimo ed il lamento è automatico: “…uffa oggi ci sono le prove…”.

Detto in breve, pochi sanno cosa vuol dire un buon suono d’ambiente.

Eppure il deposito dello zio ha quelle determinate caratteristiche che ne favoriscono un suono ed un comfort che non passa inosservato.

Quali sono queste caratteristiche? Perché?

Nella stipulazione di qualsiasi progetto o descrizione acustica conviene cominciare dai fattori veramente determinanti bypassando le false leggende che girano tra i corridoi di Leroy Merlin o negli scantinati di musicisti e fonici alle prime armi. I motivi che fanno suonare uno spazioso deposito meglio di tanti studi e sale prove sono tecnicamente 4 e, guarda caso, sono la base di qualsiasi progetto di studio o sala prove che si rispetti: la cubatura dello spazio, la geometria, la diffusione e l’assorbimento a bassa frequenza. Quattro punti fondamentali per godersi una sessione di prove per ore ed ore senza uscirne debilitati e di cattivo umore.

Abbiamo detto che lo zio ha un deposito, non uno sgabuzzino e quindi intendiamolo come un ambiente alto e grande quanto le fondamenta di un edificio e senza divisioni. Probabilmente questo ambiente conterrà tutte e quattro le caratteristiche sopra descritte, a differenza delle comuni sale prove (15 metri quadri) con 4 rombi di piramidale incollati alle pareti ed una geometria devastante.

La prerogativa di una sala prove non è l’ottenimento di un suono lineare come molti credono, ma un confort acustico, che è ben diverso, chiariamolo. Ottenere una sala prove con un suono lineare da sala di ripresa o una regia è un lusso e probabilmente non favorisce sessioni di lunga durata essendo un ambiente molto sonoro. La sala non deve rappresentare il sound definitivo di una band, ma ha prerogative rivolte alle comodità logistiche ed al comfort acustico a lungo termine. Fare delle sessioni di prove in un ambiente basso e stretto è come avere nella band un elemento in più, cioè un tizio immaginario che suona lo stesso vostro brano con un leggero ritardo, come vedere contemporaneamente due diapositive simili ma non perfettamente sovrapposte e quella sopra è anche sfocata…A grandi linee la foto è sempre quella, ma i contorni no e i dettagli nemmeno.

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1 – La cubatura.

“Quanto è grande lo spazio” è la prima domanda da porsi. Partiamo dal fatto che una frequenza di 86 hertz (le basse che ci servono e che ci piacciono) ha una lunghezza d’onda di giusto 4 metri e per sentirla in tutta la sua profondità servono almeno quattro metri di spazio, come un paracadute che non si apre tra due palazzi troppo vicini, quindi potrai avere un gran paracadute con la scritta RedBull e l’altimetro cromato della migliore marca, ma avranno valore più su Ebay che in un volo ostentato tra due palazzi poco distanti tra loro e dalla Go-Pro vedresti un video inutilizzabile. Se una frequenza di 86 hertz ha una lunghezza d’onda di giusto 4 metri, allora una di 43 hertz la si ascolta in tutta la sua fisicità in uno spazio di almeno 8 metri ed un ambiente come il deposito dello zio probabilmente ti permetterà di ascoltare dall’ampli del basso tutte le frequenze con un equilibrio più che dignitoso, senza favorire il RE o annullare il Si per una ragione legata appunto allo “spazio”. Nei depositi grandi e pieni di materiali di vario genere le note non vengono soppresse o enfatizzate così facilmente. Ebbene si, questo è il motivo se alcune note basse scompaiono all’improvviso, per motivi di spazio, e mentre noi acoustic designers facciamo gli sconti ai clienti la fisica acustica manco t’ascolta.

Anche per quanto riguarda le control room e la gestione del suono a bassa frequenza durante il lavoro di Mix e Mastering, nell’industria discografica la selezione naturale avviene brutalmente e parte dal cattivo investimento promozionale del prodotto, ok, ma seguono altri due motivi fondamentali. Uno è legato alla canzone che evidentemente non piace. L’ultima ragione è legata al suono. Il brano suona troppo male, o meglio la canzone suona bene finché la si ascolta lì dove è stata creata, ma non sempre si ottiene un suono universalmente apprezzabile. Nessuno investe in brani che suonicchiano. A differenza da quanto si crede è proprio nei piccoli sistemi d’ascolto che si mette alla prova il difficile lavoro di gestione del suono a bassa frequenza. Oggi più di prima il suono è il brano. No suono no party. Lavorare con chiarezza a bassa frequenza significa il 99% del prodotto considerando che è la fascia di frequenza che più risucchia energia in fase di mastering e più influenza il resto. Inversamente, le alte frequenze (detto genericamente) sono nettamente più reversibili e permettono correzioni anche in ambienti piccoli, per un motivo legato sempre alla lunghezza d’onda che diminuisce col salire della frequenza. Quindi il potenziale luogo dove mettere su uno studio potrebbe essere proprio il deposito dello zio, dove ci sarà spazio a sufficienza per una frequenza di 30 hertz di esprimersi seriamente, ed anche la kick della batteria potrà distribuire più equamente nell’ambiente tutta la sua profondità e sentirla sempre uguale, sia durante le prove che in registrazione e mix. Si distinguer‡ nettamente la differenza tra un battente in legno ed uno in feltro. Nelle piccole sale prova tutte le casse sono pi? o meno uguali siamo sinceri.

2 – La geometria dello spazio.

Due pareti lisce e parallele sono per il suono uno specchio malvagio, cattivissimo, altro che la storia di Biancaneve. Per tutte le frequenze le pareti parallele sono un rimbalzo infinito che dura troppo e che fa sembrare un suono pi? lungo e riverberato di quello che in effetti Ë, e se le pareti distano tra di loro 334 centimetri si crea un rinforzo terribile giusto sulla frequenza dei 100 hertz. La stessa cosa succede sui 50 hertz se le pareti distano tra di loro 668 cm, cioè il doppio, e così via. E se distano tra di loro 34 metri? teoricamente la controfase avviene sui 10 hertz, ma la distanza temporale tra l’inizio del suono ed il suo ritorno si avverte chiaramente come un secondo suono distinto riproposto con netto ritardo e quindi vuol dire che il fattore del tempo comincia a peggiorare decisamente le cose. In pi? stiamo parlando dei 10 hertz… ma a che servono? Fatto sta che le problematiche cambiano col cambiare delle frequenze in rapporto alle misure dell’ambiente. Uno spazio ideale certamente non Ë quadrato, non Ë rettangolare, ma ha una geometria sofisticatissima che mette il suono in condizioni di ripetersi il meno possibile facendo percorsi continui e non ciclici. Se non può essere la geometria a migliorare questa situazione lo Ë certamente la diffusione.

3 – La diffusione.

Comprenderla non Ë uno scherzo cosÏ come il concetto di lunghezze d’onda e tutto ciÚ che Ë suono. Il problema Ë che parliamo di una cosa maledettamente bella quanto invisibile. Ma proviamo a vedere gli effetti della diffusione per renderci conto di cosa parliamo. Nell’asciugare una capigliatura riccia con un potente phon si creano inevitabilmente delle zone vuote tra i capelli (oltre alle scottature) essendo il getto troppo forte e troppo concentrato in un unico punto. Mettendo davanti al phon un “diffusore” il getto d’aria smette di focalizzarsi in un unico punto e si diffonde. A grandi linee anche in musica la diffusione Ë questa, e pi? ce n’Ë e pi? le onde di suono risulteranno vaporizzate nell’ambiente. In uno spazio grande abbastanza come il deposito in questione non ci saranno note che domineranno o note sorde. La diffusione non Ë la soluzione che risolve il problema di onde stazionarie intendiamoci, come la spruzzata di gel che non guarisce l’infortunio del calciatore, ma almeno continuerà a giocare, certo non volare ma viaggiare come disse Lucio.

Un deposito pieno di materiale vario è un ambiente diffuso. Probabilmente lo zio ha disposto la roba nel deposito senza pensare ad una simmetria e solo per questo già gli voglio bene. Avrà disposto le cose seguendo un criterio pratico, scaffalature zeppe di materiali a tutto perimetro lasciando spazio vuoto al centro, praticamente come una vera regia audio. Viceversa quando un profano dell’acustica realizza una sala prove parte dal concetto di spazio vuoto e se è quadrato ancora meglio, e magari la batteria nell’angolo (tra due pareti lisce) “…per guadagnare spazio…”

Un baule è un contenitore di basse frequenze ma Ë anche un ostacolo che rompe la devastante geometria di pareti parallele e lisce. Idem un armadio o tre scooter ed una motocicletta buttati lì nell’angolo in attesa di riparazione, sono molto più diffusivi di qualsiasi diffusore acustico abbiate visto nella vostra vita, e qualsiasi controfase farà la stessa fine di una mela nel frullatore. Quando mi trovo a visionare un ambiente sottoscala per realizzare uno studio i clienti come prima cosa sottolineano il problema della colonna portante in cemento armato che rovina il suono…?? Le colonne fanno un lavoro di diffusione incredibile pari a poche cose esistenti nei comuni “studi professionali”. Tutto ciò che è di ostacolo è una rottura, e non parlo di una rottura di palle ma di onde stazionarie che è molto meglio.

Ecco perchè la progettazione di un ambiente piccolo non è cosa facile. La distribuzione dei sistemi diffusivi ed assorbenti non sono mobili di Ikea, ma sono attrezzi necessari allo svolgimento di questo antico lavoro per niente simmetrico, per niente vuoto. Intendere un ambiente di musica sterile da ogni scomoda protuberanza o strombatura geometrica è un KO autoinflitto, frutto della mania di sembrare a tutti i costi ordinati, ma non saranno questi fattori a sconfiggere il disordine mentale e le incertezze di un music producer.

4 – L’assorbimento.

Da distinguere dall’isolamento, assolutamente. ASSORBIRE non significa ISOLARE, non significa INSONORIZZARE. Se sul pavimento buttiamo un centimetro di sabbia e tentiamo di far rimbalzare una biglia di cristallo ci stiamo illudendo. Non rimbalzerà, verrà assorbita. Questo perché la biglia ha un diametro piccolo che se paragonato ad una frequenza di suono possiamo dire che parliamo di un hi-hat di batteria o le “S” della voce, insomma una frequenza alta la cui lunghezza d’onda Ë roba di centimetri. Ma se facciamo rimbalzare un mitico supersantos non avvertiremo tutta questa differenza ed il pallone rimbalzerà, questo perché per assorbire una frequenza bassa non bastano uno o due centimetri di materiale assorbente ma molto di più. E più bassa è la frequenza e più spessore ci servirà. Non ci sono sconti per nessuno. Ma il concetto di assorbimento va oltre il fatto che l’aria, sfregandosi tra i pori del materiale, trasforma l’energia acustica in calore ecc. Esiste anche l’assorbimento per diaframma, ad esempio una porta vibra ogni volta che suoni il Sol, e nessun oggetto si muove a gratis, c’Ë sempre bisogno di un’energia e l’energia acustica può trasformarsi e lo sapete bene. Ciò vuol dire che tutti gli oggetti che vibrano sono dei potenziali assorbitori. Se stai facendo un mix, caro fonico, e la scrivania vibra, sappi che ti sta facendo un favore…

Nel deposito di zio vibreranno centinaia e centinaia di oggetti. Il serbatoio della moto se non ha il tappo è un elemento che assorbe per cavità. Così un baule, così i vuoti di bottiglia. Ogni oggetto sfrutterà il suo principio fisico di assorbimento. Ogni assorbitore occasionale lavorerà su una determinata frequenza e più, fino a raggiungere quel suono asciutto vivo e diffuso che nelle migliori sale prova non troviamo. Questo perchè l’ambiente destinato a diventare una sala prove parte da zero e tutto ciò che entrerà lì dentro avrà un costo ed occuperà uno spazio. Probabilmente nessuno è disposto a mettere 3 scooter ed una moto nell’angolo, e negli ambienti pubblici, se il divano e le tende non sono ignifughi sono guai.

Cominciare da un soffitto acustico progettato ad opera d’arte è la situazione migliore quindi, ma se avete uno zio con un grosso deposito vogliategli bene e dedicategli un brano ogni tanto.

Alla prossima

Alessandro Ricci

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