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Fig. 9 - Liquid Music vs Vapor Music
Fig. 9 - Liquid Music vs Vapor Music

Liquid Music vs Vapor Music

 
Ci sono argomenti in cui sembra facile avere una opinione, ma in realtà non lo è per niente. In questi giorni mi è capitato di riflettere su una frase di Neil Young presa da una intervista per “The Frame”, un radio show in cui partecipava per pubblicizzare il suo player ad alta qualità, il famoso Pono.

 

Fig.1- Liquid Music vs Vapor Music
Fig.1- Liquid Music vs Vapor Music
 

La frase a cui mi riferisco è “Siamo arrivati a questo punto perché la gente è stata trascinata dalla convenienza economica e dalla quantità di cose che puoi fare con gli smartphones e con i dispositivi della Apple. Loro (la Apple) sono dei pionieri in questo tipo di dispositivi e sono grandiosi. Comunque non era nella visione di Steve Jobs che l’mp3 fosse considerato uno standard industriale per la musica. Io non credo che sia uno standard per la musica, credo che sia il livello qualitativo più basso, e si è molto ecceduto di recente in questo livello qualitativo più basso, con lo streaming e cose del genere”
 

Fig. 2 – Neil Young
Fig. 2 – Neil Young
 
Io non mi trovo in sintonia con questo punto di vista, non perché io sia a favore delle compressioni (intese come perdita di qualità atta a snellire la dimensione dei file), ma perché a mio avviso, in maniera subdola, Neil Young cerca di spostare la discussione sulla qualità dei file che vengono commercializzati, quando il problema della qualità è proprio lo specchietto per le allodole, una enorme arena in cui tutti i “puristi” sono disposti a darsele di “santa” ragione.
 
Fig.3 - Liquid Music vs Vapor Music
Fig.3 – Liquid Music vs Vapor Music
 
Questa questione arriva da molto più lontano e risiede in 30 anni di evoluzione dell’industria dell’Home entertainment, che ha deciso quali dispositivi dovessimo acquistare e quali no. Dalla frase di Neil Young si palesa un addossare delle colpe al pubblico che preferisce comprare un telefonino e ascoltare musica a bassa qualità piuttosto che provare emozioni, fruendo della vera e fantastica musica estrapolata ad alta risoluzione dai master tape.

La verità sta invece nelle politiche industriali che, alla fine degli anni ’80, hanno cominciato a spingere le aziende come la Pioneer, la Sony e tante altre a ridurre sistematicamente la dimensione degli speaker dei riproduttori audio da loro prodotti.
 

Fig.4 – Liquid Music vs Vapor Music
Fig.4 – Liquid Music vs Vapor Music
 
Negli impianti Hi-Fi compaiono i controlli “loudness”, che servono ad aumentare il volume percepito del materiale musicale che stavamo ascoltando, per bilanciare il volume delle vecchie registrazioni con le nuove ma manche perché la dimensione degli speaker è diminuita ed è stato rimosso un crossover, passando così dai classici speaker a 3 vie degli anni ’70 a quelli più economici a 2 vie degli anni ’80.
 
Fig.5 – Liquid Music vs Vapor Music
Fig.5 – Liquid Music vs Vapor Music
 

Col passare degli anni la fruizione della musica si è trasformata, speaker sempre più piccoli hanno cominciato ad arredare le case nei modi il più possibile sobri e meno ingombranti e la musica si è ridotta, per la stragrande maggioranza degli ascoltatori, a qualcosa da poter ascoltare con uno speaker da due pollici (col sub però, attenzione!).
 

Fig.6 – Liquid Music vs Vapor Music
Fig.6 – Liquid Music vs Vapor Music
 
Di conseguenza l’industria della musica si è adattata, cominciando a deformare il messaggio musicale perché la media del segnale fosse sempre più alta a discapito del “crest factor” (il picco dinamico del messaggio musicale, fondamentale quanto l’armonia e la melodia per suscitare emozioni, forse anche di più), fino ad arrivare a regimi paradossali in cui si privilegia la distorsione armonica rispetto alla banda passante del basso.

Se facciamo questo tipo di analisi, è evidente che il pubblico non sia per nulla responsabile dei regimi di loudness e di distorsione armonica che vigono nella discografia moderna (anche nei dischi di Neil Young).

Basta dare un occhio alle date per rendersi conto del fatto che l’mp3 è stato standardizzato da MPEG (Moving Picture Experts Group) a metà degli anni ’90, mentre la Apple ha rilevato Itunes nel 2000. Quindi, per Jobs, l’mp3 era l’esatto standard che serviva al suo modello di business (e lo ha scelto): era proprio quello che gli serviva, al contrario di quello che dice Neil Young in una velata incensata del “sublime genio” di Cupertino.

Vendere dei file multimediali ad un pubblico globale, attraverso uno store che ne potesse veicolare miliardi e miliardi, senza supporto fisico, senza logistica, senza alcun distributore né grossista, senza alcun costo aggiuntivo dopo la produzione del master stesso.

L’Iphone, il padre di tutti i dispositivi che utilizziamo ora, arriva solo nel 2007 e non è altro che un terminale per comprare dei file.
Puro, semplice, perfetto modello di business sviluppato e venduto. Il messaggio musicale non si prende in considerazione, mai. Semplicemente non ne fa parte. Il che non è una colpa della Apple, poiché loro stavano solo inventando un nuovo modo di vendere. Così come non si faceva un discorso di “Musica” quando la Sony ha rilevato i cataloghi di decine di etichette discografiche per ristamparle su CD ed imporre il supporto da lei sviluppato.

A questo punto pare lampante come Neil Young distribuisca responsabilità a chi non ne ha, tacciando implicitamente gli ascoltatori di essere insensibili alla MUSICA. Le persone non scelgono l’iphone per convenienza economica rispetto ai supporti fisici tradizionali, ma ci arrivano perché è l’industria stessa dell’home entertainment a guidarli (produttori di Hi-fi, telefoni e l’industria stessa della banda larga, non ce la dimentichiamo quella).

Siamo di fronte ad un mercato in cui tutti i produttori hanno necessità di vendere le opere intellettuali slegate dai supporti fisici per annichilire (annichilire, non ridurre) i costi di produzione, (e questo vale anche per i videogames, giusto per citare il Playstore) in nome di una distribuzione snella e globale che però non va a discutere il problema centrale della qualità della musica, che non è resa pessima dalla compressione lossy, ma dai regimi di loudness moderni.

Ma allora perché NY si lancia in una campagna del genere?

L’industria della musica (di cui Neil Young pare che faccia parte) ha recepito in maniera piena questo modo di vedere le cose, talmente profonda che ha un disperato bisogno di tagliare fuori gli intermediari. Creare un negozio dove “Paranoid” dei Black Sabbath costa 13 dollari e 45, invece di 8 (senza nessun motivo pratico, visto che non costa di più produrre e distribuire un file lossless) tagliando fuori non solo tutta quella che era la parte produttiva dei supporti (stamperie, cutters, tipografie, logistica, grossisti, distributori, negozi) ma anche gli aggregatori digitali (coloro che distribuiscono i file nei negozi digitali) e i negozi virtuali. Tagliare fuori Apple, Spotify, Amazon, insomma tutti gli intermediari, fidelizzando gli ascoltatori direttamente ai loro portali.

Il problema di riportare degli ottimi speaker nelle case dei consumatori è irrisolvibile, ma li si può illudere che comprando un file a 24 euro invece che a 9.99 si guadagna in qualità. Qualità incredibili ed emozionali, altrimenti inascoltabili.

Volendo fare un paragone con l’attuale mercato dei televisori HD, è come se negli anni ’70 nelle nostre case avessimo posseduto dei fantastici televisori full hd 52 pollici (casse a tre vie con amplificatori valvolari o a transistor dedicati) e ce li avessero sostituiti con dei monitor a fosfori verdi nell’arco di 30 anni. Poi arriva il poeta di turno e dà la colpa al file che ho comprato perché è a due colori. Come dice Steve Albini: “Il mio problema con il vendere un file musicale è che tu mi dai i dollari e io non ti do nulla in cambio”.

La prova del nove di tutto quello di cui ho parlato fino ad ora è che quando, in questo articolo di David Pogue. Pono player viene sottoposto a un test alla cieca contro un Iphone, perdendo in maniera miserabile.

Per Tidal, applicazione concorrente di Spotify, da poco rilevata e lanciata da Jay Z, il discorso è del tutto simile. Il giorno in cui è stato presentato ho passato con vari amici momenti di panico e sgomento ascoltando, il test che ti propongono per capire se il tuo sistema è pronto per l’alta qualità del loro streaming. L’abbiamo eseguito in cinque su delle PMC tb2sa, su delle genelec 1031 e in seguito su delle Quested h108 e nessuno è riuscito a superare più di due risposte su 5. Le persone in questione sono tutti professionisti che ascoltano musica 10 ore al giorno.
Mi chiedo che sistema debba possedere un consumatore che giustifichi il pagamento del doppio della sottoscrizione di Spotify a Jay Z e apprezzare le differenze tra una versione lossy e una lossless di un file dei Killers in cui la distorsione armonica del limiter è più forte del drive della chitarra.
 

Fig.7 - Liquid Music vs Vapor Music
Fig.7 – Liquid Music vs Vapor Music
 
Non voglio dilungarmi sul discorso della comparazione qualitativa perché, come ho già scritto, è solo una falsa traccia. Vengo al motivo che mi ha spinto a scrivere questi pensieri. C’è un’altra dichiarazione di Neil Young che Billboard attribuisce a quell’intervista, linkando la trasmissione di The Frame che ho riportato all’inizio dell’articolo: io l’ho ascoltata almeno 5 volte e 5 volte mi sarà sfuggita, visto che non ne ho trovato traccia in quel file.

La frase di Young reciterebbe:

“A lot of people that buy vinyl today don’t realize that they’re listening to CD masters on vinyl and that’s because the record companies have figured out that people want vinyl” Young said. “And they’re only making CD masters in digital, so all the new products that come out on vinyl are actually CDs on vinyl, which is really nothing but a fashion statement.”

ovvero:
“Molta gente che oggi compra dischi in vinile non si rende conto che sta ascoltando dei master per cd stampati su vinile, e questo perché le case discografiche hanno capito che la gente vuole il vinile”, Young continua, “Stanno facendo solo dei master in digitale per cd, cosicché tutti i nuovi prodotti che escono su vinile non sono altro che cd stampati su vinile, quindi null’altro che moda”. Qualche traduzione italiana aggiunge anche che “il vinile non conviene a nessuno”.

Io non ne ho trovato la fonte, ma questa frase è stata riportata dai magazine di tutto il mondo, partendo dallo stesso Billboard.
Mi permetto di fare due considerazioni sulle succitate affermazioni: la prima è che visto che solo nel 2014 Neil Young ha rilasciato due lavori su vinile, e sicuramente si sarà potuto permettere un corretto mix e mastering per vinile, ma è questa la discriminante che rende migliore il suo prodotto rispetto all’artista X che ha lavorato solo in digitale? Quindi lui può stampare su vinile e Monolake no?
 

Fig.8 - Harvest di  Neil Young
Fig.8 – Harvest di Neil Young
 
L’industria della produzione della musica si è trasformata e il processo realizzativo è prevalentemente digitale per una questione di costi,
non solo quella più moderna, che si basa su questi strumenti per la creazione e la composizione, ma anche il pop, il rock, il reggae, ovvero le produzioni tradizionalmente suonate.

Attualmente in Italia pochissime ricche produzioni possono permettersi una registrazione, un mixaggio e un riversaggio con attrezzature analogiche di una qualità tale da giustificarne l’utilizzo sul digitale. Come insegna Brian Eno, in studio si va a pensare, a costruire e decostruire: non tutti posso permettersi budget colossali per le produzioni. Molti generi musicali NASCONO con l’utilizzo del digitale.

Quindi, onestamente, mi parrebbe un po’ strano pensare un disco di Benga o di Kutmah senza il timbro tipico della loudness moderna: si è fatta di necessità virtù e gli artisti hanno trasformato la bassa dinamica in sound.
La potenza della musica e della creatività sono andate oltre quel plettro di cui parla Neil Young e si sono vestite della bassa risoluzione dinamica per creare identità.
E cosa dire dei Coldplay e dei Muse che hanno fatto lo stesso percorso con la musica suonata? Dovrei ascoltare un disco di Burial senza limiter nella versione per vinile perché il vinile richiede maggiore dinamica (almeno fosse vero)? Guardandola dallo stesso punto di vista, potremmo chiedere a Neil Young di togliere il distorsore dalla chitarra perché non è nello spirito country degli anni 40.

Tuttavia, onestamente, più di queste puntualizzazioni tecniche mi urta davvero la frase “il vinile non conviene a nessuno”. Visto che non voglio lanciarmi in discorsi opinabili sulla qualità dei supporti fisici, io la leggo semplicemente come “i supporti fisici non convengono a nessuno”, essendo il vinile il più oneroso da produrre e da distribuire.

Il che mi fa riflettere su un binario completamente diverso, sicuramente sociale. Un’affermazione del genere viene fatta sulla base della convenienza economica, il che è un errore drammatico che ai miei occhi disegna un brutto profilo di Neil Young: la vendita dei supporti fisici, oltre ad essere un reale sostentamento per le etichette indipendenti che fanno innovazione, è l’unica fonte di sostentamento per i negozi. Negozi di musica è uguale a punti di aggregazione, interazione fisica delle persone, scambi di opinioni, vita.
La musica esiste prevalentemente per questo. Tralasciarlo, farlo diventare un caso che si riduce alla fiera del disco una volta l’anno, significa dividere le persone.
 

Fig. 9 - Liquid Music vs Vapor Music
Fig. 9 – Liquid Music vs Vapor Music
 
Il supporto fisico, che sia vinile, cd o cassetta, è un elemento di aggregazione. I negozi di dischi sono divulgatori di cultura e linguaggio, quel linguaggio che nei posti come quello dove vivo deve essere sviluppato ed elaborato in particolare dai più giovani. Nelle periferie i dischi fanno cultura e salvano le vite. Per questi motivi, quando si parla di musica, dire cose come conviene e non conviene, basandosi solo su ragionamenti economici è del tutto sbagliato, almeno quando nelle frasi precedenti si è parlato di arte e di emozioni. La qualità non è mai assoluta, ma relativa al contesto produttivo di un ogni genere musicale ed è importante solo quando è parte dell’emozione.

Vi rimando a un prossimo articolo nel quale consiglio come registrare al meglio un vinile su supporto digitale.

Giovanni Roma
 

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