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Toto Live 2013

Inside Toto: dai modulari ai VST

Dopo aver affrontato il capitolo riguardante i Queen, questa volta prenderemo in esame il setup sia studio che live di un’altra grande band che ha segnato la storia del rock: i Toto. Una band formata da session-man di livello incredibile, che è riuscita a creare decine di hit famosissime, restando sulla cresta dell’onda ancora oggi.

Nonostante la scomparsa del batterista Jeff Porcaro nel 1992, del fratello Mike nel 2015 e i vari cantanti che si sono alternati negli anni, tra Bobby Kimball, Fergie Frederikssen e Joseph Williams, i Toto hanno realizzato il loro ultimo lavoro (Toto XIV), un album di notevole fattura, sotto la guida del leader, il chitarrista Steve Lukather, affiancato dall’altro membro storico, David Paich alle tastiere. Per questo lavoro si sono avvalsi del ritorno in formazione dell’altro Porcaro (Steve), anch’egli alle tastiere, e di Joseph Williams, cantante della band già sul finire degli anni ’80. E’ venuto fuori un album che può andare tranquillamente ad affiancarsi ad altri dischi storici del gruppo.

Formazione originale Toto.
Formazione originale Toto.

 

I Toto, dopo il classico incontro in studio di incisione, nascono sul finire del 1977, con la formazione originale che vedeva Bobby Kimball alla voce, Steve Lukather alla chitarra, David Paich e Steve Porcaro alle tastiere, David Hungate al basso e Jeff Porcaro alla batteria. Il loro primo lavoro fu l’album “Toto” del 1978 che conteneva singoli come Hold the Line, Georgy Porgy, Manuela Run, Girl Goodbye.
I due tastieristi della band erano entrambi dei grandi talenti e avevano un’estrazione abbastanza simile, figli entrambi di musicisti (il padre di Paich era un compositore di colonne sonore, mentre quello di Porcaro un percussionista). I ruoli di entrambi erano abbastanza precisi: Paich si occupava della scrittura e suonava molte parti di piano e i riff principali delle canzoni, Steve Porcaro era quello che sperimentava sui più disparati sintetizzatori.

Per il primo album fu usato (e abusato) da entrambi, nella stragrande maggioranza dei brani dell’album, lo storico Yamaha CS-80 (Fig. 1): possiamo evincere la cosa ascoltando i brass e i lead di quel disco. Furono abbastanza utilizzati da Porcaro anche un Minimoog, che pilotava lo storico modulo Oberheim SEM, e un Arp 2600.

 

Fig.1 - Yamaha CS 80
Fig. 1 – Yamaha CS 80

Più o meno la strumentazione restò questa anche negli anni successivi. Ovviamente la band in studio sperimentò tante nuove attrezzature: un esempio si ha nel 1979, quando acquisirono un semi-artigianale Polyfusion Modular (Fig. 2), una vera e propria “bestia” modulare, soprannominata dalla band “Damius”, che però fu utilizzato su disco soltanto nel 1982 con l’album Toto IV. Nel frattempo entrambi i tastieristi ricevettero l’endorsment dalla Yamaha, un supporto ufficiale che è diventato indissolubile, tant’è che ancora oggi andando al NAMM di Anaheim è possibile trovare uno dei due tastieristi esibirsi allo stand della casa giapponese.

Fig.2 - Steve Porcaro Polyfusion Modular
Fig. 2 – Steve Porcaro al Polyfusion Modular

Dopo due album di buon livello, ma non eccelsi (Turn Back ed Hydra, su quest’ultimo possiamo ascoltare il nuovissimo Roland VP330), i Toto ingranarono la quarta con il loro quarto album, dal significativo titolo Toto IV. All’interno vi erano due brani storici del loro repertorio, “Africa” e “Rosanna”. E proprio questi due brani meritano la nostra attenzione, per quanto riguarda il setup utilizzato.

Per “Africa”, capolavoro assoluto, composto da Paich e Jeff Porcaro, fu utilizzato un Yamaha GS-1, uno dei primi synth FM (anche se non programmabile, per il suono di kalimba, su sei tracce che si muovevano su ritmi differenti. Lo stesso GS-1 fu utilizzato anche per l’effetto organopad che si può ascoltare e poi un CS-80 per i brass. Dal vivo, a questi strumenti affiancavano anche uno Jupiter 8.

Per “Rosanna” la cosa fu ancor più complicata, soprattutto per quanto riguarda la parte centrale solistica, che era un botta e risposta tra Paich e Porcaro (e anche tra vari strumenti). All’inizio parte Steve Porcaro con un suono di Tromba emulato in FM dal PolyFusion Modular; a seguire, una sequenza programmata con un Roland Micro-Composer, finché entra il Minimoog, sempre suonato da Porcaro; chiude l’assolo, una combinazione di parti suonata sia da Porcaro che da Paich, sovrapponendo il CS-80, il GS-1, un organo Hammond e un Prophet V.

A segnare ancor di più la partnership con la Yamaha, la band realizzò nel 1983, con i Porcaro e Paich, un side-project interamente sponsorizzato da questa casa, che vedeva la presenza del compositore James Newton Howard (che tra l’altro ha collaborato varie volte con la band sia in studio che live). Il lavoro, di matrice chiaramente fusion, dal titolo The Sheffield Lab, vedeva la presenza di un arsenale completamente targato Yamaha, tra le nuovissime DX-1 (Fig. 3) e Dx-7 e l’ormai datato GS-1.

Fig.3 - Yamaha DX1
Fig. 3 – Yamaha DX1

Con l’album successivo, Isolation, del 1984, tra l’altro un mezzo fallimento, che vide l’ingresso dell’ultimo dei Porcaro, Mike, al basso, al posto di David Hungate da sempre restio alla vita on the road, la band iniziò ad utilizzare anch’essa i nuovi ritrovati della Yamaha, ovvero sia DX-1 che DX-7. La DX-1 la possiamo vedere anche nel video del brano “Angel don’t cry”, mentre la DX-7 ovviamente fu usata e abusata sia in studio che live.

Per gli album successivi, Farenheit e The Seventh One, la band utilizzò prettamente materiale Yamaha in studio, a parte l’Emu Emulator II (Fig. 4) su The Seventh One. Proprio quest’ultimo album presentava hit rimaste nella storia come “Stop Loving You” e “Pamela”, sulla quale Paich utilizzava due tipi piano nel solo, uno pulito e uno effettato con un delay e un chorus attivati via midi tramite un pedale; per i brass, il disco vide numerosi arrangiamenti realizzati da Jim Horn (mai nome fu più adatto…), sia con strumenti reali che tramite synth.

Fig.4 -Emu Emulator 2
Fig. 4 -Emu Emulator 2

Nel tour, che li vide transitare anche a Firenze e .. Sanremo… invece, venivano replicati da Porcaro grazie alla solita DX7 (aggiornata alla seconda versione) con in aggiunta un sassofonista (caso più unico che raro nella storia della band). Proprio il tour di The Seventh One, fu il canto del cigno di Steve Porcaro, come membro ufficiale del gruppo. Ormai la band non vedeva di buon occhio il fatto che lavorasse tantissimo anche con altri artisti, come Michael Jackson in Thriller (dove però partecipò la band al completo), così si optò per una separazione consensuale: il secondo dei Porcaro, continuò a collaborare sui dischi della band in svariate occasioni, ritornando però con loro sul palco solo per una breve apparizione nel 1998 e poi in pianta stabile dal 2010.
Ovviamente per la band l’abbandono di Porcaro fu un problema abbastanza calcolato, anche se per alcune esecuzioni dal vivo erano necessarie quattro mani. Innanzitutto fu snellito di parecchio il setup live: Paich fino alla metà degli anni ’90 lo si vide soltanto con un Yamaha KX-88 (che sostituì il glorioso CP80 utilizzato fino alla metà del decennio precedente) che pilotava un expander di pianoforte e poco altro, con sopra prima la nuova Yamaha SY-77 e poi l’SY-99. Poi il tecnico delle tastiere John Jessel, da dietro le quinte, pilotava sempre con SY-77 o 99 alcune parti sequenziate e aggiungeva delle parti di brass ove necessario.

Nel 2003, in occasione del 25mo anniversario della band, si può notare sul palco David Paich con un Yamaha Motif 8 e un Korg Triton Studio. Nel 2004 il tastierista decise di prendersi una pausa, logorato da decine di anni di lavoro, e al suo posto fino al 2008 ci fu Greg Philliganes, endorser Korg, che utilizzò prevalentemente Korg Triton Extreme per i due tour successivi (in studio Paich e Porcaro erano sempre presenti).

Fig.5 - La band nella line up di Toto XIV
Fig. 5 – La band nella line up di Toto XIV

Negli ultimi tour della band, sia di celebrazione che di supporto al nuovo album Toto XIV, la strumentazione principale è tutta fornita da Yamaha, che ha portato sul palco tutti gli ultimi ritrovati tra Motif XS, XF e CP4 come piano-stage.
E’ curioso però notare come anche per il duo Paich-Porcaro siano cambiate le cose. Infatti, in alcune recenti interviste, è venuto fuori come entrambi apprezzino parecchio il software Apple Mainstage, da cui pilotano (dal Motif) numerosi preset.

Vi aspettereste chissà quali mega-software, progettati esclusivamente per loro. Invece in studio i pianoforti sono quasi essenzialmente provenienti da Pianoteq. Non è stato utilizzato nessun piano a coda o altro. Addirittura, Porcaro spiega che in un brano ha utilizzato un banalissimo preset proveniente dall’EXS-24 (!!), modificato ad arte per ottenere il suono che più si addiceva al brano.
Per gli strings invece sono stati utilizzati in studio la London Symphonic Strings dell’Aria Sounds e alcune librerie della Spitfire, come Mural e Sable, ovviamente non utilizzati dal vivo per la loro estrema gravosità sulla CPU.

Fig.5 - Screenshot di Mainstage, tratti dal setup dell'ultimo tour
Fig. 5 – Screenshot di Mainstage, tratto dal setup dell’ultimo tour

Sembra strano, ma anche personaggi di questo calibro devono fare i conti con la pesantezza dei plug-in sulle CPU, tant’è che Porcaro ha dichiarato che in studio utilizza spesso le simulazioni Arturia per i synth, ma live preferisce di gran lunga l’ES-2 di Logic, perché molto meno pesante. In più anche Rhodes, Wurlitzer e Hammond provengono dalle librerie interne di Logic X. Per l’Hammond, oltre all’EVB3 di Logic, il suono viene “raddoppiato” con il B4 della Native Instruments per dare più distorsione. Inoltre, per alcuni suoni “campanosi”, viene utilizzato sempre Sculpture di Logic e raramente Omnisphere, sempre a causa della sua pesantezza sulla CPU. Infine viene molto utilizzato l’EXS-24 per caricare alcuni samples utili alla band in alcuni brani live.

Alla prossima!

Vincenzo Siani

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