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IK Multimedia Syntronik – Vintage Synthesizer Plug-in

“La modenese IK Multimedia (in seguito IKM) nell’estate appena trascorsa ha rilasciato Syntronik, una nuova suite di sintetizzatori vintage, tra le poche disponibili sul mercato. Tra le diverse peculiarità, trattandosi di una libreria basata sul campionamento, Syntronik incorpora la nuova tecnologia DRIFT che restituisce un suono particolarmente dinamico ed efficace.”

Un veloce riepilogo

Anche se ne avevamo dato notizia già qui, sintetizziamo le principali caratteristiche di questo nuovo “multiSynth”.

Syntronik raccoglie 17 strumenti, da intendersi come GUI, nei quali sono stati raccolti i campionamenti di ben 38 sintetizzatori vintage, alcuni anche difficili da ritrovare in ottime condizioni. Trattandosi di campionamenti, e non ricostruzioni Virtual Analog, dovrete dare spazio a circa 60GB di nuovi dati sul vostro computer (i particolari più avanti).
Per capire meglio come sono stati suddivisi i sintetizzatori, si può fare riferimento allo schema seguente:

Tabella 1024x859 - IK Multimedia Syntronik - Vintage Synthesizer Plug-in
Tabella

 

Considerando la sintesi a campionamento e il fatto che l’intera libreria, oltre a vivere di vita propria con una GUI specifica, è anche compatibile con SampleTank 3, è facile immaginare che nel futuro possano essere sviluppati altri strumenti da inglobare all’interno di Syntronik.
Nel frattempo, qualora siate indecisi sul da farsi, se avete un account IK Multimedia, potete scaricare Syntronik Free corredata di una libreria minimale, sempre campionata, di circa 1,5GB, che vi permetterà di provare tutti i 17 strumenti in dotazione.

Installazione

Mettetevi comodi!
L’installazione dell’intera libreria di Syntronik richiede un po’ di tempo, dato che, una volta scaricato e installato l’applicativo IK Multimedia Authorization Manager, con cui autenticare il software tramite seriale, sulla pagina dei prodotti del vostro account personale avrete riscontro dell’Installer principale e del resto delle librerie. I file in totale sono 24 e sono divisi a seconda dell’utenza macOS o Windows. Nel caso di macOS, sono oltre 50 Gb da scaricare per poi avviarne l’installazione uno per uno. Anche considerando una linea veloce, già solo per il download ci vorrà un po’ di tempo.
Dopo il download, se per l’installazione dei plugins di base i tempi sono nella norma, per le singole librerie ho riscontrato un ulteriore periodo di attesa, dovuto al fatto che il FileVault di macOS Sierra ha impiegato diversi minuti per verificare e aprire i DMG scaricati. Solo la fase di installazione vera e propria di ogni singolo Sound Pack, invece, in media ha richiesto circa un minuto per completare il tutto.

Installazione Syntronik - IK Multimedia Syntronik - Vintage Synthesizer Plug-in
Installazione Syntronik

 

Va precisato che l’Installer iniziale, così come nel caso di Syntronik Free, contiene già alcuni Preset per ognuno dei 17 strumenti che possono essere provati mentre si procede all’installazione dei Sound Pack aggiuntivi. La libreria di Syntronik, nella sola versione stand-alone però, si aggiorna automaticamente senza necessità di chiudere il programma, eccezione fatta per qualche secondo di blackout, tempo necessario perché Syntronik rifaccia il rendering dei Preset. Bene!
Un particolare strano da rilevare: il mio account (ma credo valga solo per la mia versione di prova) rileva un termine di 180 giorni entro cui effettuare il download delle librerie. Mi chiedo, scaduto tale termine, se si perda la possibilità di procedere al download, qualora si formattasse il proprio PC e non si abbia la possibilità di conservare i file dei Sound Pack.

PS: Nel caso foste tra quelli a cui non piace attendere, valutate l’eventuale acquisto su USB Drive (prezzi alla fine dell’articolo).

GUI – Preset

Sicuramente, una volta installato il primo file, avrete voglia di sentire come suona Syntronik. La selezione dei Preset può avvenire in diversi modi. Se non si procede ad una selezione specifica, Syntronik mostra su 3 colonne l’intero arsenale sonoro disponibile. Completa, l’intera libreria conta oltre 2.000 Preset.
Tuttavia, si può decidere di selezionare solo lo Strumento interessato (prima colonna “Synth”) o le categorie di suoni (seconda colonna “Filters”). Ogni selezione successiva si somma alla precedente, non è alternativa, per cui se volete resettare la selezione dovrete agire sulla piccola “x” che compare sulla destra dell’intestazione degli strumenti, oppure cliccare di nuovo sullo Strumento/categoria selezionato in precedenza. Per semplificare il processo di selezione, gli ingegneri di IKM hanno fatto sì che, optando per uno Strumento, anche i successivi Filtri si adattino sulla base dei Tag impiegati per ogni singolo Preset. Una quarta colonna mostra una breve descrizione del Preset selezionato.
In cima alla terza colonna compare il nome del Preset selezionato e, sui bordi, due piccole icone. Quella a sinistra, che mostra in miniatura lo Strumento in uso, permette l’ON/OFF della schermata di selezione Preset; quella sulla destra riporta le opzioni per il Save/Save as delle proprie programmazioni. Se si preme sul nome dello strumento, compare la sola colonna dei Preset. Considerando che siamo alla release 1.0 non mi dispiacerebbe che, alla prossima minor release, la IKM potesse aggiungere due frecce Up/Down per un’ancora più veloce escursione dei Preset, con l’ulteriore possibilità di richiamarlo tramite comandi da tastiera (Shift+Click, ad esempio).

GUI – Parametri di sintesi

Con Syntronik, la IKM ha sviluppato una nuova tecnologia proprietaria applicata agli Oscillatori chiamata DRIFT. Con tale tecnologia, nel rispetto delle micro variazioni che caratterizzano il suono analogico, IKM ha fatto sì che anche il suono di Syntronik non si ripeta in modo statico, com’è tipico del campionamento, ma crei variazioni continue di fase, pitch e spettro frequenziale.
Di seguito un breve esempio, audio e grafico, realizzato con il Preset “1984 Polysynth 1”, senza FX, con note ribattute a 127 di Velocità.

DRIFT example - IK Multimedia Syntronik - Vintage Synthesizer Plug-in
DRIFT example

 

Esempio Audio 1984 Polysynth 1

A parte quest’aspetto, comunque non poco rilevante, c’è da dire che IKM, a differenza di altri, ha seguito una propria filosofia, restituendo all’utente un’unica schermata di sintesi, anche se la grafica cambia a seconda dello Strumento richiamato (anche l’occhio vuole la sua parte, no?).
I parametri in totale sono circa 30, disposti sulle 5 solite sezioni di OSC, Filtri, EG, Modulation/LFO e Control (quest’ultima raccoglie i controlli per PitchBend, Mod Wheel e Portamento/Legato). Questa scelta fa sì che l’utente, una volta familiarizzato con le sezioni e/o i parametri, si ritrovi a poter intervenire, aggiungo velocemente, qualunque sia lo strumento richiamato, anche sotto controllo esterno (si legga il paragrafo “MIDI Learn”).
È ovvio, a questo punto, che diventa determinante il potenziale di controllo del suono di partenza, in particolare le sezioni “Filtro”.
Anche per questa sezione, la IKM non si è risparmiata. Sono ben 7 i tipi di Filtro multimodo a cui poter attingere, di cui 4 modellati sui circuiti originali di pietre miliari del settore analogico:

M-Type: si rifà al Moog transistor ladder (impiegato nel Minimoog e Modular Moog);
R-Type: ricostruisce il suono del Roland IR3109 (usato nel Jupiter-8 e Juno-60);
C-Type: basato sul Curtis CEM3320 (usato nel Prophet-5, Oberheim OB-Xa e Memorymoog);
O-Type: di chiaro riferimento all’Oberheim SEM state variable filter.

Oltre a questi, sono disponibili anche “Phaser” (con controlli sostitutivi di Polo 1, 2, 4, 8; Depht e Feedback), “Formant” (con l’aggiunta del parametro Morph) e “Classic”, filtro multimodo standard non riconducibile a nessun modello specifico. Con “OFF”, si bypassa completamente questo stadio.

Per quanto riguarda le altre sezioni e la distribuzione dei parametri attinenti, non c’è nulla di particolare da rilevare se non un inviluppo di tipo AHDSR, dove H indica il tempo di tenuta del suono prima del Decay, e la possibilità di attivare un secondo Oscillatore con correlato controllo di Detune che, a mio parere, va considerato un valore aggiunto alla modifica del suono di partenza, anche se anacronistico rispetto ad alcuni synth originali che ne possedevano uno solo (CS-01 o TB-303, ad esempio).

Due piccoli appunti personali:

1) se operate col MIDI Learn attivato su Filtro 12/24dB/ott, Drive e Resonance al massimo, giocherellando con il filtro di alcuni suoni lead l’SPL “va su che è un piacere”: per cui attenzione a tenere sotto controllo anche il Volume generale;

2) non so se considerarla un’anomalia di programmazione o una scelta voluta. Provate ad agire con il parametro “Vel/Velocity” presente alla fine dell’Amplitude/Loudness EG. Portando il valore al massimo, si ottiene un’escursione da zero Volume a quello programmato di default a seconda della dinamica di tastiera, e fin qui tutto bene.
Se, invece, si agisce in senso contrario, a valore minimo del Knob corrisponde un Boost del suono, man mano che si picchia sulla tastiera (o si va dal bordo verso l’interno del tasto su quella virtuale), non di poco conto, che rende Syntronik il plugin dalla gamma dinamica più estesa che abbia finora riscontrato, con quel tipico “suono in faccia” che farà felice più di un Producer elettronico (EDM e dintorni). Calcolato empiricamente, il Boost che si ottiene è di circa 30dBfs!

GUI – MIDI Learn

Tutti i parametri, eccezione fatta per la scelta dei Filtro multimodo (LPF, HPF, BPF, Notch) e la correlata pendenza (6, 12, 18, 24), sono assegnabili a qualsiasi controller esterno (ma potrebbe essere semplicemente un bug di giovinezza. NdR). Grazie alla logica di un’unica GUI, una volta assegnato il parametro, questo rimane memorizzato anche cambiando lo Strumento. Il MIDI Learn, richiamabile a ridosso del parametro desiderato con il tasto destro del mouse, rimane funzionante anche nel caso si programmassero dei Layer, nel rispetto dei singoli Strumenti e delle assegnazioni effettuate. Ottimo!
Bisogna però tener ben presente quello che, anche in questo caso, sembra essere un bug di giovinezza: nel modo Preset, la programmazione del MIDI Learn funziona fino alla chiusura di Syntronik, mentre resta invariata qualora si lavori nel modo Layer, per cui, se non volete perdere le vostre programmazioni, ma continuare a lavorare nel modo Preset, basta che salviate il Layer di default contenente un singolo Strumento, da richiamare come prima opzione all’avvio di Syntronik, per poi switchare nell’altra modalità.
Un pannello più completo di “MIDI Assignments”, richiamabile dallo stesso menu a comparsa del MIDI Learn, consente di modificare il CC assegnato, il range con valori in percentuale di min/max, l’eventuale Latch del controllo e con l’icona “x” la cancellazione di tutte le assegnazioni.

Anche qui, due piccoli appunti personali
:

1) ho testato il MIDI Learn con un controller esterno che gestisce i 128 valori MIDI standard con risoluzione a 8bit, ben al di sotto di quella che si ottiene operando in punta di mouse sul singolo parametro, probabilmente a 10bit. Pertanto, operando in tal modo, non si può evitare che l’orecchio percepisca gli step a scalini, propri del protocollo MIDI 1.0, su qualsiasi parametro continuo si agisca.

2) non c’è verso, per questa prima release, di operare in modo diretto con l’automazione della DAW: semplicemente i parametri non sono riconosciuti (ho usato Logic Pro X per il test. NdR). C’è comunque modo di aggirare il problema, anche se in maniera alquanto laboriosa. Step by step bisogna: (A) assegnare, tramite MIDI Learn, il CC al parametro; (B) tramite MIDI Assignments verificare il CC assegnato; (C) impostare tale CC nell’automazione della DAW e scriverla in punta di mouse (nel caso di Logic in modalità “Region” e non su “Track”). In questo modo, si ovvia anche al problema del punto 1.

GUI – Layer

Fino a quattro strumenti possono essere gestiti con una logica di sovrapposizione (layer) o divisione di tastiera (split). Questa gestione, nella terminologia IKM, viene chiamata Layer (da non confondere, anche se il riferimento è ovvio, con il termine omonimo che indica la sovrapposizione di strumenti).
I quattro strumenti condividono lo stesso canale MIDI, quello fissato nelle preferenze dì Syntronik, ma possono sfruttare arpeggiatori diversi. I Layer personali possono essere salvati come singole memorie oltre i Preset strumentali. Qualora si decida di tenere fissi uno o più strumenti all’interno del Layer, compresa la programmazione di velocità e l’estensione di tastiera, basterà bloccarli con l’icona del lucchetto che si trova sulla sinistra del nome: in questo modo, pur richiamando un nuovo Layer, verranno caricati solo gli slot non bloccati. Dispiace che in questa prima release i progettisti di IKM non abbiano avuto modo di programmarne qualcuno d’esempio: questo, a mio parere, avrebbe dato modo all’utente di apprezzare ancora meglio il potenziale “vintage” di Syntronik.
Altro plus importante, e non sempre riscontrabile nei plugins, riguarda il fatto che i Layer possono essere assegnati, nella pagina delle Preferenze, ai Program Change. Anche se si deve tener conto del caricamento dei campionamenti, questo aspetto rende Syntronik interessante anche per l’impiego in Performance Live, con richiamo dei suoni tramite Master.
Da notare infine che, qualora abbiate esigenze che vadano oltre le possibilità offerte dai Layer, compreso l’indirizzamento a più canali MIDI, SampleTank 3 (versione 3.7 e successive) riconosce senza problemi tutti gli Strumenti di Syntronik, offrendo, di conseguenza, sonorità fino a 16 split/layer strumentali.

Arpeggiatore

Ad ogni Strumento può essere associato un Arpeggiatore. Anche se le modalità di default sono “solo” 7 (Up, Down, Up/Down, Down/Up, Random, As Played, Chord), le possibilità di intervento sono tante e tali da consentire notevoli variazioni alla struttura di base. Ognuno dei possibili 32 Step può:

  • essere messo in On/Off;
  • funzionare come singola nota o accordo (eccezione fatta per il modo Chord che non prevede le singole note);
  • essere trasposto per semitoni (+/-12) e gestito in dinamica;
  • avere lunghezza su più step consecutivi (si ottiene trascinando in orizzontale i singoli Step).

I parametri generali, invece, prevedono fino a 4 ottave di estensione e la modifica dell’eventuale Swing o un più generale controllo di Gate (knob “Lenght”) e di Velocity MIDI, che varia in modo proporzionale i singoli valori. Ancora, può essere stabilito il Rate in figure musicali (comprese terzine / punti di valore), essere messo in Latch (rilasciando il tasto rimane attivato), syncato alla DAW o rimanere linkato al BPM interno. Un parametro non sempre riscontrabile è invece “Trigger”, con il quale si sottopone l’avvio dell’Arpeggiatore ad una quantizzazione. I valori possibili sono: Now (l’avvio è immediato), 16th, Beat e Bar, con i quali il player si attiva successivamente, nel rispetto del valore impostato. Considerando infine che, nella modalità Layer, ad ognuno dei 4 Strumenti può essere associato un Arpeggiatore diverso, è evidente che il limite d’uso, probabilmente, è l’utente stesso.
L’Arpeggiatore viene fornito con circa 130 pattern e altri possono essere salvati dall’utente. Come per i Preset, anche i Pattern devono essere richiamati uno per uno da menu a tendina. Suggerisco ad IKM di implementare quanto prima la modalità di richiamo seriale con delle freccette.

FX

38 moduli direttamente desunti dalle suite T-Racks e AmpliTube, organizzati in 6 categorie principali: Amplificatori (4 moduli), Distorsori (6 moduli), Dinamici/Eq (6 moduli), Modulazioni (12 moduli), Ambienti Rev/Delay (6 moduli) e Filtri (4 moduli).
La GUI è strutturata con chiaro riferimento al formato API 500, sufficiente per raggruppare i parametri necessari ad ogni modulo senza troppi fronzoli. Tutti i parametri possono essere assegnati al MIDI Learn.
Come per i Layer, in questa release iniziale non ci sono Preset a corredo, ma l’utente può salvarne di propri su ogni singolo modulo e le programmazioni seguono il modulo stesso in qualsiasi slot lo si vada ad impiegare, anche su strumenti diversi. Più che dei Preset di fabbrica, ho avvertito la mancanza della possibilità di salvataggio, come memoria indipendente, di un’intera Channel Strip, così come la possibilità di poter spegnere tutti gli effetti insieme, al fine di velocizzare le modifiche sul suono grezzo. Anche se ridondante, è tuttavia possibile fare l’ON/OFF dei moduli singolarmente.

Aspetti Generali e Preferenze

Il presente paragrafo solo per aggiungere che, come sempre, le pagine delle Preferenze rimandano, su 5 Tab separati, alle opzioni generali dello strumento: Audio/MIDI, Library, Program Change (si legga il paragrafo Layer), Remote (per la gestione di alcune finestre), Info.
Caratteristica da rilevare: la finestra di Syntronik è ridimensionabile a piacere, basterà trascinare l’angolo in basso a destra per adattarla al proprio schermo e alla propria risoluzione.

Ma come suona?

Syntronik suona tanto e bene. Ogni strumento, probabilmente per un boost dinamico programmato alla base del codice o ottenuto, tramite compressione, in fase di campionamento stesso, produce quel “suono in faccia” tanto caro alle produzioni moderne.
Non si avvertono rumori di fondo apprezzabili, neanche su suoni sostenuti e a decadimento lento, segno tangibile di un campionamento maniacale operato dai tecnici di IKM (non vengono esplicitati i materiali impiegati per tale fase del lavoro).
Se poi si considera, come già indicato, l’ulteriore Boost che si ottiene modificando il parametro “Velocity” dell’AMP Envelope, bisogna fare attenzione a non danneggiare i monitor in studio.

Conclusioni

Partiamo con le poche note dolenti. Se proprio si vuole sollevare qualche critica a Syntronik, bisogna ricercarla nell’attuale modalità di gestione dei Preset/Pattern/Memorie, in qualche sonorità campionata ridondante, se si considera la possibilità di ottenere all’incirca lo stesso suono agendo sui parametri, e nella semplificata interfaccia di sintesi. Lascio fuori dai minus il tempo di download dei suoni,  non proprio breve ma purtroppo necessario trattandosi di multi campionamenti.
Riguardo l’interfaccia di sintesi, nelle intenzioni dei progettisti IKM questa rappresenta il punto di forza di Syntronik, dato che l’utente, familiarizzando con i pochi parametri di sintesi a disposizione (circa una trentina) e non con filosofie progettuali riferite all’originale, si troverà immediatamente a proprio agio nel plasmare velocemente il proprio suono. In tale prospettiva, si consideri anche il MIDI Learn dei parametri, che resta invariato anche cambiando strumento, e la possibilità di attivare il secondo Oscillatore con correlato Detune, anche se non filologico rispetto ad alcuni originali vintage.
La semplicità di programmazione si riscontra poi anche nella pagina dei Layer e con l’Arpeggiatore, aspetto questo non di poco conto per chi ha necessità di strutturare velocemente una produzione audio.
Non è da meno, e probabilmente è anche la caratteristica più importante, la considerazione del suono in generale: i campionamenti sono eccellenti, con rumore di fondo praticamene inesistente. Un suono, quello di Syntronik, allineato per presenza, utilità e duttilità sia ai più blasonati synth analogici che alle controparti digitali, grazie anche alla tecnologia DRIFT per le micro variazioni degli Oscillatori.

Notizie Utili:

Distributore: IK Multimedia
Prezzo: Euro 99 iva inclusa

Per completezza, vi ricordiamo i costi (tutti IVA Esclusa), sapendo che ogni licenza dà diritto a 10 autorizzazioni (più che sufficienti per qualsiasi ambiente di produzione):
Full version €299,99 (in Download), €329,99 (Boxed/USB Drive);
Crossgrade (per chi è già utente di software IKM che a listino abbia un prezzo di almeno €99,99) €199,99 (in Download), €229,99 (Boxed/USB Drive).
Se optate per Syntronik Free, ogni singolo Strumento vi costerà €49,99.

PRO
Pollice Alto OK - IK Multimedia Syntronik - Vintage Synthesizer Plug-in
– Suono;
– Tecnologia DRIFT per gli Oscillatori;
– Modelli di filtri;
– Semplicità di programmazione;
– Program Change per il richiamo remoto dei Layer.

CONTRO
Pollice verso basso - IK Multimedia Syntronik - Vintage Synthesizer Plug-in
– mancano delle memorie di default nelle sezioni Layer ed FX Channel Strip;
– si possono aggiungere degli switch per il richiamo di alcune funzioni;
– il tempo, purtroppo necessario, per il download dei Preset;

Ultim’ora

Syntronik è ora disponibile anche come App per sistema iOS (iPhone e iPad). La versione Free, identica per possibilità d’intervento alla versione MAC/PC, pesa circa 500 MB ed incorpora uno o due suoni per ogni synth contemplato. La parte restante della libreria, valutabile sia interamente che per singolo synth, è disponibile come inApp Purchase. Il costo di “Syntronik Full”, se si ha bisogno di una libreria vintage “portatile”, è di €43,99.

Nota: pur volendo essere pienamente obiettivi, il presente test è comunque basato sull’esperienza diretta di chi scrive, per cui tutte le valutazioni e indicazioni vanno poi mediate dalle competenze e dalle conoscenze maturate dall’utente finale.

Buona musica a tutti

Alfredo Capozzi

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