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Elena Imperatore – Vattene via

Elena Imperatore 1
Elena Imperatore
Mentre il mercato discografico “tradizionale” imperversa da qualche anno in una crisi che sembra irreversibile e le grandi major tendono ad investire sempre di meno sui talenti ed a cercare mercati alternativi di distribuzione e diffusione, si sta tuttavia creando un nuovo fermento che sta portando alla nascita di tanti nuovi produttori. E questo nuovo fermento si sta dimostrando, tra l’altro, legato ad una sonorità tradizionale, per nulla spinta né alla ricerca della “avanguardia a tutti i costi”. La nostra recensione non inizierà, come di consuetudine, con l’analisi dei brani musicali, bensì su come si costruisce un prodotto e come viene commercializzato, anche in assenza dei mezzi propri di una grande major.

Ore 14.00, appuntamento presso un bar al centro storico di Napoli, cornice ideale per incontrare il produttore artistico Gianni Tamburelli e la cantante Elena Imperatore.
Dopo i vari preamboli, fra un caffè ed un dolce, rompiamo il classico imbarazzo iniziale e partiamo con l’intervista, rivolta innanzitutto ad Elena.

Antonio Campeglia: Nel tuo curriculum ho notato che sei sia cantante che attrice. Come avviene il connubio fra queste 2 attività?

Elena Imperatore: Il mio incontro con la musica è avvenuto durante l’infanzia. Fino a dodici anni ho suonato il piano da autodidatta, dopodiché ho deciso di avviarmi allo studio del pianoforte classico. L’incontro con il teatro è avvenuto al liceo, avevo circa diciassette anni. Inoltre, ho sempre cantato. Da allora ho sempre portato avanti entrambe le cose, anche se negli ultimi anni le mie energie si sono focalizzate sul mio progetto cantautoriale.

A.C.: Vedo che hai partecipato all’ottimo film “Passione”: com’è stato lavorare con un regista come John Turturro in questo ricco cast artistico?

E.I.: E’ stata un’esperienza bella ed intensa. Sul set c’era un clima allegro e sereno. Essere diretta da Turturro, trovarsi a recitare con due mostri sacri come Massimo Ranieri e Lina Sastri, all’inizio mi ha creato un po’ d’imbarazzo. Ma poi, con uno spirito colloquiale e informale come solo i grandi sanno fare, John è stato in grado di spiegarmi la scena da girare in modo chiaro e semplice, permettendomi di calarmi completamente nel contesto e nel personaggio.

Passione

A.C. Qual è il tuo percorso di cantante?

E.I.: Fin da piccola mio padre mi ha insegnato i classici della canzone napoletana. Una volta diventata grande, sono entrata in un coro polifonico. Ho anche avuto la possibilità di essere avviata allo studio del canto lirico, ma non ero interessata alla cosa, visto che ho sempre amato la musica rock. Ho militato, per l’appunto, in diversi gruppi di stampo rock’n’roll e ho studiato tecnica vocale con diversi insegnanti.

A.C. Continui a studiare canto?

E.I.: Certo che si. L’arte non può prescindere dalla tecnica: per tirare fuori le cose è molto importante avere gli strumenti adatti e padroneggiarli bene.

A.C.: Sai suonare qualche strumento?

E.I.: Il pianoforte. L’ho studiato per dieci anni e stavo preparando anche l’esame di ammissione al Conservatorio. La chitarra la suono malissimo perché non ho studiato, anche se riesco ad accompagnarmi.

A.C.: Come nasce l’idea di questo album?

E.I.: Dall’intento di far conoscere i miei pezzi. Questo sembrava il modo migliore. Sono molto fiera delle sonorità che sono uscite fuori.

A.C.:  La scelta del genere è studiata, è frutto di uno studio a tavolino oppure è basata più sul tuo timbro vocale?

E.I.: La scelta del genere deriva dalla musica che mi piace ed è influenzata dal mio tipo di voce e dal mio tipo di scrittura.

A.C.: Non hai avuto problemi a concentrarti, in così poco tempo, sull’interpretazione dell’intero album?

E.I.: Diciamo che il tempo non è mai abbastanza, ma fortunatamente venivamo da un anno e più di pre-produzione dove abbiamo scritto e registrato una ventina di pezzi, poi scesi a sei, per poi portarne tre in studio.

A.C.: Qual è la fonte di ispirazione dell’album?

E.I.: Le mie risate amare, scaturite dalle tante botte che ho ricevuto lungo il mio cammino della vita e da tutte le volte che ho toccato il fondo. Il rock’n’roll, genere che ho sempre amato. La mia rabbia. La malinconia.

A.C. Sei soddisfatta del lavoro svolto?

E.I.: Moltissimo.

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Passiamo poi alla seconda parte dell’intervista, diretta a Gianni.

A.C.: Nell’album che hai prodotto si nota subito la grande ricercatezza nel dare all’ascoltatore un prodotto curato sia dal punto di vista estetico che sonoro. Come mai hai pensato di proporre un prodotto “demo” registrato già in studio con dei musicisti?

G.T.: Fondamentalmente ho voluto fare un prodotto finito, dando un’idea chiara di quale strada poter imboccare per un eventuale investimento discografico.

A.C.: Non ti sembra un’esagerazione, visto quello che ci può offrire la tecnologia di oggi? Ormai si riescono a realizzare dei buoni demo perfino a casa.

G.T.: Diciamo che  a casa puoi fare dei buoni demo, fare dell’ottima musica dance, ottimi remix etc. ma per un prodotto” old school”, cioè completamente suonato, il sound della band è necessario. Quindi una produzione “suonata” è d’obbligo.

A.C.: Dai due pezzi che ho sentito si riesce a percepire bene che è tutto suonato e si è lasciato poco spazio alle tastiere e i Vsti, anche la batteria credo che sia abbastanza old…

G.T.: Mmm…  forse per “old” intendi “vintage”; si, è vero, è stato tutto suonato, non esistono loops nel disco e ho perfino suonato claps e tambourine. Tutte le tastiere sono state pensate e suonate per essere riprodotte fedelmente dal vivo senza l’aggiunta di “basi”

A.C.: Come è avvenuta la scelta dello studio? E’ stata  dettata dal budget? Dalle outbord esistenti? Dal fonico?
G.T.:Dopo la post-produzione, sono andato in giro a fare shopping di studi, ho sentito varie sale etc. fino ad approdare al Trail Music Lab, dove ho trovato  alcune cose fondamentali per definire il sound 60’s che volevo: una sala di ripresa che suonava benissimo e la mitica consolle Amek Angela 36 CH analogica.

Trail Music Lab

A.C.: Dove è stato focalizzato di più il lavoro in studio: sulla registrazione, sul mix oppure sull’interpretazione?
G.T.: Beh, la registrazione degli strumenti è stata fondamentale, per non parlare poi dell’enfasi sulle voci, ma quello che principalmente ha caratterizzato il  tutto è stato il missaggio, dove si è lasciato molto suonare la sala con il suo riverbero naturale, lavorando solo di compressori e lasciando al banco il  resto.

A.C.: Che cosa hai trovato in Elena che ti ha spinto a produrla?
G.T.: Con Elena ci siamo conosciuti un paio d’anni fa. Ero alla ricerca di un’attrice-cantante per un soggetto che avevo scritto su di un gruppo musicale femminile. Volevo fare un prodotto completo, con canzoni originali. Abbiamo cominciato a collaborare e, strada facendo, il prodotto discografico ha prevalso sul progetto cinematografico.

A.C.: Cosa hai trovato in lei che non hai visto in altri cantanti o gruppi che incontri ogni giorno per lavoro?
G.T.:In lei ho trovato una passione malinconica che difficilmente trovi in giro. Elena è un’artista completa, scrive i testi, suona il piano e sa anche cantare, riuscendo a fare tutte e tre le cose in maniera fresca, convincente e, credimi, da vera cantautrice di razza.

A.C. Ho letto che il tuo lavoro è stato masterizzato alla Abbey Road a Londra? Perché non in Italia, visto che abbiamo anche qui degli ottimi studi di mastering?

G.T.: E’ inutile che ricordi ai lettori che per avere quel sound “Vintage”, 60’s, gli Abbey Road sono il top degli Studios, dove quella musica è nata. Ho avuto l’opportunità di masterizzare li e l’ho fatto!

A.C.: Come intenti sponsorizzare il prodotto?

Inizieremo a fare vari Showcases per l’Italia, poi giriamo il video per poi riprendere con dei concerti. E poi ci saranno  delle sorprese promozionali.

A.C.: Verso quale mercato pensi di dirigerti?

G.T.: Mercato discografico, pubblicitario e cinematografico prettamente italiano! Elena Imperatore è una cantautrice italiana che scrive e canta in italiano, poi chissà…

A.C. : Che consigli dài ai nostri lettori che intendono far conoscere i loro prodotti musicali?

G.T.: Usare tutti i mezzi promozionali possibili. Facebook, Twitter, YouTube etc. sono  oramai fondamentali. Non sono convinto che riescano a farti ottenere un contratto discografico, ma sicuramente  riescono a farti conoscere il più possibile.

Elena Imperatore Disco

L’incontro termina con la consegna del disco, una confezione curiosa e lineare che richiama alla memoria quella dei vecchi 45 giri in vinile degli anni 60’, contenente due tracce. Non spendere qualche parola in merito porterebbe a un articolo sicuramente monco…
In genere, quando si tratta di ascoltare canzoni, la prima cosa che si va a percepire è la voce, tutto gira intorno ad essa, melodia, armonia, arrangiamento.. Troppe volte ho sentito voci bellissime, penalizzate da “atmosfere” inopportune, peggio ancora, fluttuare in maniera indefinita in un pessimo contesto audio, o, viceversa voci eccezionali come quella di qualcuno che ci ha lasciato troppo presto, che addirittura sono riuscite a dare forza e smalto a canzoni meno degne, caratterizzando decisamente il brano grazie a quel timbro vocale, intellegibile, ricco e definito.

Non c’è dubbio, che qui ci troviamo dinanzi ad un timbro particolare. La voce di Elena Imperatore ha un’impostazione vivace e “acre”, esaltata dalla evidente assenza di rimaneggiamenti elettronici sulla registrazione. Un’emissione quasi “ruvida”, per dirla alla Antonella Ruggiero quando commentava la voce di Battisti.

Le due canzoni, “Vattene via” e “Dimenticare” ritraggono un pop-rock d’autore con un sound vintage, in linea con la tradizione italica ma senza dimenticare le sonorità anglosassoni. Ritornelli da canticchiare che si incollano in testa, con dei testi che ritraggono una senso di inquietudine quotidiana comune a tutti.

www.facebook.com/pages/Elena-Imperatore/141396815918924

About Antonio Campeglia

Sound engineer, musician and teacher.

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