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Creamware Pro-12 ASB

 
Nel Gennaio 2006, abbiamo visto in funzione il Minimax ASB della Creamware, e nell’intervista a Ralf Dressel, uno degli ingegneri della casa tedesca, ci fu promesso che a breve sarebbero usciti altri prodotti della linea ASB (Authentic Sound Box). E la promessa è stata mantenuta. Questa è la volta del PRO-12, simulazione del mitico Prophet-5 della Sequential Circuits, uno strumento americano che alla fine degli anni ’70 introdusse il concetto del sintetizzatore polifonico con la possibilità di memorizzare le posizioni dei comandi del pannello. Riveduto dopo circa trent’anni in chiave moderna, il PRO-12 nasconde la sua tecnologia digitale dietro un look retrò fatto di eleganti rifiniture in mogano e tanti comandi manuali. Ora non ci resta che scoprire come funziona.

Pro-12_ASB_logo

TITOLO: Non solo “wanna-be”

Il termine americano “wanna-be” significa “vuol essere”, e sta ad indicare qualcosa che vuole sembrare ma non è. Devo ammettere che mi piace usarlo quando sono davanti a strumenti moderni che simulano altri strumenti del passato, un po’ perché perfeziona il concetto del “clone”, un po’ perché rende l’idea di un qualcosa che non non si limita a voler essere solo un’imitazione. Ed il Creamware PRO-12 (Fig.1 – Creamware PRO-12 ASB) è un wanna-be del Prophet-5 (Fig.2 – Sequential Circuits Prophet-5), ma non come gli altri che già conosciamo, non in modo scontato e prevedibile. Qui c’è un pizzico di originalità che va scoperta pian piano. Nell’articolo scorso abbiamo visto in funzione un altro wanna-be del Prophet-5, l’Arturia Prophet V, ottimo plug-in software molto ben fatto con tutti i suoi pregi e i suoi difetti. In occasione di quell’articolo ho ritenuto doveroso introdurre anche la storia del Prophet-5 e del suo creatore, il gentleman Dave Smith. Pertanto, questa volta avremo più spazio per concentrarci sul funzionamento dello strumento e sull’analisi del suo suono.

L’aspetto:

Lo chassis dello strumento è praticamente lo stesso del Minimax ASB, e sarà lo stesso anche il prossimo ASB in uscita, il Prodyssey. I pannelli laterali e le due fascette frontali in mogano (Fig.3 – Piccolo ed elegante, il Creamware PRO-12 ha un autentico look vintage), il fondo scuro di metallo con pomelli di plastica e i pulsanti a micro-switch con led rossi. Il layout è molto simile al Prophet-5 originale, così come il posizionamento delle scritte e i range d’azione dei controlli rotativi. E’ solo tutto un po’ più stretto, ma c’è comunque abbastanza spazio per comandare agevolmente lo strumento senza troppe restrizioni. I pomelli hanno un feel un po’, per dirla all’americana, “cheap” (che significa “economico” in senso dispregiativo), ma si muovono bene in modo fluido e molto silenzioso. Molto belli invece i pulsanti, con un bel click-clack deciso e dei bei led rossi accecanti, che a luci spente sembrano far festa! I comandi globali al di sotto della fascetta di legno sono gli stessi degli altri ASB, e servono a controllare i presets, le impostazioni midi e il multieffetti interno. Idem per ciò che concerne la parte posteriore, con gli stessi collegamenti trovati già sul Minimax: presa per l’alimentatore esterno a 12 volts, interruttore d’accensione, ingressi jack L e R, uscite, triade di connettori MIDI, e la presa USB tipo B. Manca un’uscita per le cuffie.

Come funziona:

Teniamo sott’occhio la Fig.4 e procediamo per passi. Per capire bene come funziona un sintetizzatore in sottrattiva partiamo sempre dalla sezione degli oscillatori. Qui abbiamo due oscillatori per voce più un generatore di rumore bianco. L’oscillatore A può generare contemporaneamente una forma d’onda a dente di sega e una quadra, attivabili separatamente con gli appositi pulsanti sopra alla scritta SHAPE. Col potenziometro FREQUENCY possiamo intonare l’oscillatore lungo un range di cinque ottave, a scatti di semitoni. Il potenziometro PULSE WIDTH consente di impostare la simmetria orizzontale dell’onda quadra, ossia quello che in elettronica è noto anche col nome di “duty cycle”, o “ciclo utile”. Il tasto SYNC consente di attivare la sincronizzazione con l’oscillatore B. Questo significa che la fase dell’onda prodotta dall’oscillatore A tornerà a 0, indipendentemente dalla sua attuale posizione, nell’esatto momento in cui un ciclo d’onda dell’oscillatore B si trova anch’esso sullo 0 rispetto alla sua fase. Questa funzione è un segno distintivo della sonorità del Prophet-5, infatti è tipico il suono “sync-lead” di questo strumento, ampiamente usato anche dai Pink Floyd per l’assolo di Run Like Hell (The Wall, 1979). L’oscillatore B presenta qualche caratteristica in più rispetto al primo: si aggiunge una forma d’onda triangolare, ottima per rafforzare la gamma delle frequenze basse, e la possibilità dell’accordatura fine nel range di un solo semitono, utile per sdoppiare i due oscillatori creando una sorta di effetto chorus. I due tasti denominati LO FRQ e KBD hanno un senso se si considera la sezione POLY-MOD che troviamo in alto a destra. Faccio una piccola premessa: quando Dave Smith presentò il Prophet-5 al Winter Namm Show del 1978 disse “Questo strumento racchiude 5 Minimoog in un solo involucro”. Si riferiva evidentemente al fatto che il Minimoog, come abbiamo visto nell’articolo sul Minimax, ha la possibilità di usare il terzo oscillatore come sorgente di modulazione, con un comando che scollega la sua intonazione dalla tastiera facendolo funzionare autonomamente. L’onda prodotta in questo modo può essere usata per modulare altri parametri del synth. In maniera molto simile, il tasto KBD scollega il controllo del pitch dell’oscillatore B dalla tastiera, e il tasto LO FRQ ne abbassa la frequenza di ben 5 ottave, trasformandolo di fatto in un secondo LFO, oltre a quello globale. La sezione POLY-MOD, che sta per “modulazione polifonica”, è la parte più interessante di questo strumento. A differenza dell’LFO (Low Frequency Oscillator), che modula autonomamente e contemporaneamente tutti gli oscillatori e tutti i filtri del synth, con la modulazione polifonica è possibile modulare singolarmente l’intonazione, la frequenza di taglio del filtro e il pulse-width di ogni voce. I comandi sono molto semplici: in basso troviamo i tasti DESTINATION, attraverso i quali possiamo scegliere le destinazioni della modulazione, mentre in alto troviamo i pomelli relativi alle sorgenti: l’inviluppo del filtro e, per l’appunto, l’output dell’oscillatore B. Il pomello relativo all’inviluppo del filtro ha lo zero al centro, ciò consente di usare l’output dell’inviluppo sia in positivo (verso destra) che in negativo (verso sinistra). E ora un esempio pratico: intoniamo il primo oscillatore un’ottava sopra il valore più basso e lasciamo l’oscillatore B intonato al minimo, accendiamo le onde a dente di sega e lasciamo attivo il tasto KBD. Nella sezione POLY-MOD mettiamo al massimo il pomello OSC B e attiviamo come destinazione FRQ A. Cosa succede ora? Se suoniamo un LA a 440 Hz, la frequenza dell’oscillatore A viene modulata a 220 Hz, ma se prendiamo il FA a 630 Hz, la modulazione diventa a 315 Hz. Se accendiamo LO FRQ, le frequenze di modulazione diventano rispettivamente di 13,75 e 19,69 Hertz (la frequenza della nota diviso 32, cioè 2 elevato alla quinta). Questo perché l’oscillatore B, avendo lasciato acceso il tasto KBD, si intona sempre secondo il tasto premuto sulla tastiera. Il suo output funge da sorgente di modulazione per l’intonazione dell’oscillatore A. Immaginate ora cosa succede se la frequenza dell’OSC A viene modulata alla sua stessa velocità! E non dimentichiamo che il synth è polifonico, quindi se prendiamo un accordo a 4 voci, ogni voce è modulata ad una frequenza diversa dalle altre. Ecco perché si chiama “modulazione polifonica”. Procedendo verso il basso del pannello, lato sinistro, troviamo l’LFO e i comandi relativi all’azione della ruota di modulazione. L’oscillatore a bassa frequenza può usare tre onde diverse, dente di sega, triangolare e quadra, anche tutte insieme, e col pomello FREQUENCY ne possiamo regolare la velocità. La sezione WHEEL MOD ha i cinque pulsanti per scegliere la destinazione della modulazione, fra frequenze dei due oscillatori, pulse width e cut-off del filtro; attraverso il pomello SOURCE MIX, infine, possiamo decidere la provenienza dell’onda modulante, fra l’LFO e il generatore di rumore. Passiamo ora guardare la Fig.5 che ritrae la zona destra del pannello dei comandi. La sezione MIXER è molto semplice: giusto tre pomelli per regolare la presenza dei due oscillatori e del generatore di rumore. Al centro troviamo il pomello per l’intonazione globale del synth. Il riquadro in alto comprende la sezione filtro, un passa-basso auto-oscillante a 4 poli (quindi con un’attenuazione massima di 24 dB su ottava), mentre quello in basso comprende i pomelli dell’inviluppo collegato al VCA (Voltage Controlled Amplifier). Per il filtro è possibile regolare la frequenza di taglio, la risonanza, il keyboard tracking e l’incidenza del suo inviluppo ADSR. Il fatto che sia auto-oscillante consentirebbe di usarlo come se fosse un terzo oscillatore con la sola forma d’onda sinusoidale, basta mettere la risonanza al massimo e intonarlo col pomello CUT-OFF. Questo è anche un modo per tarare più o meno precisamente il keyboard tracking, cioè la quantità di apertura del filtro in base alla nota premuta sulla tastiera. In più rispetto al Prophet-5 originale, nel PRO-12 troviamo il comando relativo alla Veolcity MIDI, che consente di agire sull’apertura del filtro in base alla dinamica delle note suonate. La sezione AMPLIFIER comprende i 4 pomelli dell’ADSR e un pomello relativo alla Velocity. I due tasti al centro del pannello, denominati ADR e RELEASE, permettono di attivare o disattivare rispettivamente la fase SUSTAIN e RELEASE dell’ADSR. Ciò torna comodo quando si vuole agire “al volo” sull’ADSR senza dover ruotare i potenziometri, magari per trasformare istantaneamente un suono di pad in un suono percussivo, oppure per aggiungere il release durante dei passaggi lunghi. Tutti i comandi descritti fino ad ora agiscono quasi perfettamente in maniera identica al Prophet-5 vero, tranne due: il tasto UNISON e il pomello GLIDE. Il primo, com’è facile intuire, attiva la modalità monofonica con tutti gli oscillatori che suonano all’unisono, l’uno leggermente stonato dall’altro al fine di “ingrossare” il suono. Quando si attiva questa modalità, se si suonano più note contemporaneamente, la nota più bassa prende la priorità (effetto conosciuto come “Low note priority”). Questa impostazione è modificabile, sul PRO-12, con l’uso dell’editor software fornito in dotazione, ma di default succede che le note più basse rubano regolarmente quelle alte mantenendo la monofonia, mentre una nota alta suonata successivamente ad un’altra, che normalmente dovrebbe essere muta, suona ugualmente. Non è un bug, ma il fatto che non è possibile scegliere un’impostazione globale per questo rende scomodo l’uso della modalità UNISON. Infine, il tempo di GLIDE, ossia del “portamento” o “glissando”, è troppo breve anche se il pomello è girato completamente a destra.

L’editor software:

Nel CD allegato al manuale di istruzioni troviamo l’installer per l’editor sia per PC che per Mac. L’installazione e il setup iniziale sono semplicissimi e molto veloci, la grafica è essenziale e, inutile dirlo, il carico sulla CPU è irrisorio. Il programma è diviso in tre schermate principali. La schermata MAIN (Fig.6 – Editor software, la pagina MAIN) riproduce gli stessi comandi che troviamo sul pannello del PRO-12, niente di più e niente di meno. La schermata ADD (Fig.7 – La pagina ADD dell’editor presenta interessanti impostazioni opzionali) presenta un po’ di funzioni opzionali molto interessanti, che ovviamente non fanno minimamente parte della simulazione del Prophet-5 ma si avvantaggiano della tecnologia digitale per rendere ancora più versatile e comodo lo strumento che abbiamo sotto mano.

Tornando sul discorso della modalità “unisono”, qui troviamo le impostazioni per scegliere il modo più comodo per suonare in monofonia. Il pulsante RETRIG(ger) permette di far ripartire gli inviluppi ad ogni nuova nota premuta, LOW NOTE attiva il modo “Low note priority” di cui sopra, e il tasto ­SINGLE fa sì che in modalità monofonica suoni un solo oscillatore e nient’altro. Successivamente troviamo il pomello per scegliere il numero di note che devono suonare all’unisono, e se consideriamo che il PRO-12 ha una polifonia massima di 12 note, provate ad indovinare qual è l’impostazione che preferisco! Il pomello detune imposta la quantità di dissonanza fra le note in unisono. Troviamo in questa pagina dell’editor anche una sezione dedicata all’aftertouch, con la maggior parte dei comandi che abbiamo visto anche per la modulation wheel. Infine, è interessante la possibiltà di sincronizzare LFO ed effetti al clock midi, ovvero al tempo della musica. La terza pagina dell’editor (Fig.8 – L’ultima pagina dell’editor è dedicata al multieffetti incorporato) è dedicata alle impostazioni del multieffetti interno, che offre un effetto di chorus e/o flanger, e un delay/echo stereo. Dal pannello di comandi è possibile scegliere uno solo di questi effetti, mentre agendo dall’editor diventa possibile attivarli anche entrambi. Bisogna dire, però, che tutte le impostazioni presenti nell’editor vengono salvate solo nei presets e nessuna di queste può restare come “globale”, cioè comune a tutti presets. Tuttavia, non dimentichiamo che dall’editor è anche possibile aggiornare il firmware dello strumento, qualora reso disponibile sul sito di supporto tecnico della Creamware.

Il suono:

Il Prophet-5 in tutto vide la luce in tre revisioni diverse, la prima delle quali montava degli integrati della SSM, mentre la seconda e la terza montavano gli integrati della CEM. Si trattava di quelle parti fondamentali del synth, quali oscillatori e filtri, che caratterizzavano in tutto e per tutto il suono finale dello strumento. Seppur molto simili, almeno per quanto riguarda le forme d’onda degli oscillatori, i filtri suonavano in maniera nettamente diversa. Il suono del Prophet-5 che conosciamo meglio è quello della terza revisione, con gli integrati CEM. La simulazione offerta dalla Creamware, a mio avviso, si trova a metà strada fra un suono CEM e un suono SSM: un suono graffiante ma pulito, talvolta aggressivo al punto giusto, occasionalmente freddo e un po’ timido. Il filtro restituisce una buona definizione quando è aperto, ma gonfia poco quando è chiuso, pur restando decisamente bilanciato lungo tutta l’escursione. La risposta ai comandi è molto fluida, tanto che a tratti ci si dimentica di maneggiare uno strumento digitale. Analogamente a quanto accadeva col Minimax ASB, in questo synth si nota qualcosa che caratterizza il suono al di là della qualità dell’emulazione. Di sicuro i convertitori interni e i preamplificatori finali giocano il loro ruolo in modo eccellente, dando personalità e presenza. Durante il test ho tentato di riprodurre molti dei suoni che ho sul Prophet-5 vero, datomi in prestito dal nostro Antonio Campeglia, anch’egli redattore di CM2. Nel CD allegato alla rivista, nella sezione Demo mp3 -> PRO-12, trovate un file in cui potete ascoltare alcuni brevi passaggi suonati prima col Prophet-5 poi col PRO-12. I primi due passaggi dimostrano le onde pure, quadra e dente di sega, senza filtri né inviluppi. In alcuni casi noterete che la differenza è pressoché impercettibile, se non fosse per il minimo fruscìo che restituisce l’analogico vero. Talvolta, invece, non sono riuscito a pareggiare al 100% il suono dell’originale forse a causa delle sue ovvie imperfezioni circuitali… e, se permettete, si tratta pur sempre di uno strumento con quasi trent’anni di vita! Tutto sommato, i risultati del test comparativo sono andati ben oltre le mie aspettative, soprattutto nei casi in cui ho utilizzato forme di modulazioni estreme fra gli oscillatori e i filtri. Proprio come l’analogico, il PRO-12 non presenta segni evidenti di effetto aliasing, è un po’ squillante sulle alte frequenze ma non eccessivamente stridente. E non perde l’accordatura ogni 10 minuti!

Conclusioni:

Il Creamware PRO-12 ASB non è solo una simulazione del Prophet-5, non è solo l’ennesimo “wanna-be”. E’ un’idea, un’alternativa ai tanti sintetizzatori virtual analog in circolazione. Il suo formato desktop e la sua eleganza estetica lo posizionano in una fascia di strumenti dall’alto grado di versatilità. Il suo prezzo lo rende altamente concorrenziale. In studio o sul palco, per esigenza o per passione, è uno strumento che trova sempre un posto in prima fila in un set-up elettronico. L’integrazione col mondo della computer music è semplice e completa, e la presenza dei tanti comandi manuali ne completa il concetto di immediatezza e praticità. Assolutamente uno strumento da prendere seriamente in considerazione allorquando subentri, nel mentre della propria carriera musicale, l’esigenza di possedere un sintetizzatore analogico.

Guido Scognamiglio
 

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