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Scripter for Kontakt - Photo Nicola Antonio Daboval

Chi ha detto che le librerie non fanno più business? Basta avere i Kontakt giusti.

Soltanto fino a pochi anni fa, l’utilizzo di strumenti virtuali era un’alternativa economica e di minor pregio all’impiego, in fase di produzione, di strumenti veri e propri. Oggi non solo è la strada preferita da quasi tutti i grandi produttori ma, grazie alle capacità elaborative estremamente performanti dei nuovi processori e alla stabilità di driver e sistemi operativi, è diventata una valida alternativa (anzi spesso proprio una scelta qualitativa) anche in contesti Live, dove i problemi di latenza e la paura di crash di sistema ne impedivano la diffusione in ambito professionale.

I Virtual Instruments sono sempre più presenti nei setup dei musicisti, motivo per cui lo sviluppo di plugin è diventato un business su cui i grandi gruppi internazionali hanno puntato con decisione: Native Instruments, IK Multimedia, EastWest, UVI, VSL, per citare i più noti, hanno realizzato dei veri e propri ambienti operativi dove è possibile installare centinaia di librerie e restare costantemente aggiornati con sonorità nuove o con emulazioni sempre più fedeli di strumenti acustici o elettrici, vintage o dai trascorsi non troppo remoti. Il mercato delle librerie per Kontakt, ad esempio, è particolarmente fiorente, motivo per cui molti produttori terze parti stanno investendo risorse per maturare competenze sempre più spinte nella realizzazione di librerie per questo diffusissimo ambiente, sfruttando appieno la potenzialità e la flessibilità offerte dall’e-commerce.

Cosa serve dunque per non lasciarsi sfuggire questa nuova opportunità di business?

Lo chiediamo a Francesco Sabatini, compositore e sviluppatore software che, dopo aver maturato diverse esperienze in vari studi di registrazione e aver approfondito metodi di acquisizione audio e campionamento, ha deciso di unire le conoscenze informatiche a quelle musicali diventando producer e scripter presso l’Evolution Series e la startup Composers Tools.

Francesco Virgilio Sabatini Photo Nicola Antonio Daboval  - Chi ha detto che le librerie non fanno più business? Basta avere i Kontakt giusti.
Francesco Virgilio Sabatini – Photo Nicola Antonio Daboval
 

A.Campeglia: Ciao Francesco, quali sono le attività principali di uno scripter?

F.Sabatini: Nella maggior parte delle condizioni lo scripter si occupa non solo di scrivere il codice sorgente ma anche del programming, cioè della preparazione del progetto dal punto di vista delle funzionalità e del design di un layout che sia il più possibile user-friendly.

A.C.: Come organizzi il tuo lavoro?

F.S.: Mi piace preparare tutto su illustrator, disegnare la patch attraverso linee e testi
che mi portino ad una flow chart definita. Solo dopo comincio a scrivere il codice ed all’occorrenza apporto variazioni, che il più delle volte sono minime rispetto al piano originario.

A.C.: Quali sono le principali difficoltà?

F.S.: Quando crei un software destinato ad un fine creativo devi trattare con grande rispetto la cosa, in quanto in un modo o in un altro condizionerai il workflow dell’utente. La cosa più complessa è restare nell’ambito della semplicità, dando però spunti innovativi facili da integrare con gli strumenti già a disposizione. Un esempio può essere una patch di percussioni avente un midi player: questa funzione consente di ottenere molto velocemente delle sezioni ritmiche ma spesso in Kontakt è molto limitata nella manipolazione dei groove… una soluzione creativa che va incontro l’utente è inserire un drag&drop per consentirgli di esportare al volo il fill desiderato, e modificarlo nel suo sequencer.

A.C.: Qual’e’ il tuo editor di lavoro preferito e perché?

F.S.: Preferisco xcode, rispetto alla stragrande maggioranza dei miei colleghi che usa SubmlimeText. Lo preferisco per come gestisce i file, il progetto e per la possibilità di integrare altri linguaggi per creare tools; spesso avere tutto nello stesso ambiente risulta comodo. Ciononostante Sublime è un ottimo editor che prevede anche un sdk per Kontakt, con molte funzioni interessanti. De gustibus.

The world of Kontakt Photo Nicola Antonio Daboval - Chi ha detto che le librerie non fanno più business? Basta avere i Kontakt giusti.
The world of Kontak
 
A.C.: Quanto è importante la conoscenza della musica e delle attività legate all’audio?

F.S.: È fondamentale: non puoi innovare qualcosa se non la comprendi. Trarre spunti dalle proprie esigenze musicali, e da quelle di chi ti sta intorno, è la chiave per creare qualcosa di utile. Comprendere l’armonia, conoscere gli strumenti e avere nozioni di tecnica e fisica del suono sono enormi plus per un uno scripter.

A.C.: Cosa determina se uno script è qualitativamente più funzionale di un altro?

F.S.: Il carico di lavoro che pesa sulla cpu è da tenere sempre sotto controllo, e l’ottimizzazione ne è la chiave. Ho visto script di poche righe fare tutto ciò che è possibile in Kontakt, altri di 300.000 non fare null’altro che gravare sulle prestazioni.

A.C.: Dove si sta dirigendo il mondo del Kontakt?

F.S.: Piu’ andiamo avanti piu’ il framework proposto dalla Native instruments si innova: il prossimo passo spero sia l’innesto di un editor per gli effetti interni, in modo da dare a tutti la possibilità di programmare i propri DSP.

A.C.: Cosa pensi che manchi attualmente al Kontakt Framework?

F.S.: A parte il dsp scripting? Beh è possibile migliorare, e di molto, il Gui building, che è ancora troppo limitato nella creazione di interfacce innovative, a differenza di altri framework come Juce, ad esempio.

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The magical world of emulation – Photo Nicola Antonio Daboval
 
A.C.: Come determini la paga, in funzione della commissione o di altri parametri?

F.S.: Dipende dalla “dimensione” del cliente: va sempre considerato se c’è possibilità di una share e quindi di guadagnare dalle vendite. Per incarichi piccoli o interventi, il prezzo di mercato varia in media tra i 200 e i 3000 euro.

A.C.: Cosa pensi dei distributori come VstBuzz o KontaktHub?

F.S.: Ottimi per chi vuole rilanciare un prodotto o arricchire la sua mailing list, ma le percentuali che percepiscono per i loro servizi arrivano fino al 45% della vendita; di conseguenza bisogna sempre valutare con cura questo tipo di distribuzione, in quanto nel lungo periodo accorcia di molto la vita commerciale di una library.

A.C.: Quali sono state le esperienze che hanno caratterizzato maggiormente il tuo processo di sviluppo?

F.S.: Lavorare è un esperienza diversa ogni giorno, ma di sicuro il mio primo progetto di “true-legato” è stato il più formativo. Comprendere come il software doveva far transitare i campioni ha richiesto un attenta analisi di come lo strumentista si adatta alle molteplici situazioni che possono presentarsi durante un esecuzione.

A.C.: Grandi progetti o lavori veloci? Cosa rende di più e cosa comportano?

F.S.: I grandi lavori portano via molto tempo e solitamente c’è da attendere per vedere i ritorni economici, se li compariamo alla mole di lavoro svolta in anticipo, tuttavia a mio parere sono quelli su cui puntare, visto che di solito hanno una vita più lunga rispetto al mordi e fuggi, che da un momento all’altro potrebbe finire generando periodi di “magra”.

A.C.: Hai qualcosa che bolle in pentola?

F.S.: Si, ho molti prodotti in cantiere con l’Evolution Series e un brand in collaborazione con loro che spero di lanciare presto. La Composers Tools invece lancerà a breve una collezione di strumenti antichi, ed ha in programma un community project per includere sound designers esterni nelle proprie produzioni.

Work in progress Photo Nicola Antonio Daboval - Chi ha detto che le librerie non fanno più business? Basta avere i Kontakt giusti.
Work in progress – Photo Nicola Antonio Daboval
 
A.C.: Come reperisci una commissione?

F.S.: Se nessuno mi commissiona nulla, divento io committente di me stesso, creo qualcosa da sottoporre o da vendere in prima persona. Ma se si ha bisogno di una commissione il posto giusto è Vi Control, il forum per eccellenza di chi usa i software instruments.

A.C.: Quali consigli daresti a chi inizia o intende iniziare?

F.S.: Di partire dalla comprensione del framework prima di lanciarsi sul codice, e di studiare molto bene il listener, che è una delle callback piu’ utili per la maggior parte delle operazioni sequencer ↔ Kontakt. Sopratutto consiglierei di non perdere obiettività: lo sviluppo è un ambiente lavorativo che consente molti sbocchi, oltre a dare grandissime soddisfazioni nel momento in cui gli utenti sono contenti di quel che gli hai messo a disposizione per creare.

A very busy Francesco Virgilio Photo Nicola Antonio Daboval - Chi ha detto che le librerie non fanno più business? Basta avere i Kontakt giusti.
A very busy Francesco Virgilio – Photo Nicola Antonio Daboval
 
A.C.: Quali sono i requisiti di conoscenze base per decidere di intraprendere questa attività?

F.S.: Una buona base informatica è fondamentale, consiglierei un approccio al C o anche al Basic, giusto per comprendere cosa significa creare un codice. La comprensione delle tecnologie musicali è altrettanto importante, senza di essa si rischia di non avere la minima cognizione di cosa vuole il committente quando chiede “Per cortesia, puoi gestire il routing in modo da sintetizzare la catena effetti a quattro o cinque bus?”. Tutto il resto è un plus, ma consiglio caldamente di studiare un manuale di orchestrazione come l’Adler, che da’ molti spunti sulle possibilità degli strumentisti e i limiti degli strumenti.

Stand by tune

Antonio Campeglia

About Antonio Campeglia

Sound engineer, musician and teacher.

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