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Bias Pedal – Iniziamo dal software.

Attualmente il Plug&Play si usa quasi esclusivamente su macchine analogiche, mentre il discorso cambia per quelle che sono gestite in parte o completamente tramite apparecchi digitali. In questo caso, ci troviamo di fronte ad un duo hardware/software in grado di fornire molteplici risultati, a patto di dedicare tempo ed energie mentali.

Oggi vorrei parlare del software di gestione dei pedali di Positive Grid, Bias Pedal: l’intenzione è quella di fornire una breve introduzione che renda l’idea di cosa è possibile fare con questo strumento. Una precisazione però è d’obbligo: secondo me il software merita un discorso approfondito, non un trafiletto all’interno di una recensione. Proprio per questo, qui tratterò solo questo aspetto, mentre i test audio sono negli articoli dedicati a Twin Delay, Modulation e Drive.

Di cosa stiamo parlando?

Parliamo di un software per la modellazione dei suoni: mediante questa suite, decisamente completa, è possibile creare suoni di alta levatura con una cura quasi maniacale. Questo è possibile, ad esempio, con il Bias Pedal Modulation, il primo che ho provato e anche con il Bias Delay, ma non con il Distorsion, che ha alla fine della catena il suo matcher per effettuare la profilazione del suono di un pedale overdrive.

Come è strutturato?

Innanzitutto bisogna configurare, nella sezione “Audio settings”, dove entra ed esce il suono, a partire dalla scheda audio (ingressi analogici), campionamento e quale uscita utilizzare.

Dopo questa velocissima impostazione, tempo due minuti di orologio, si può passare alla parte più succosa del programma.

Tutto viene strutturato per preset, o può essere gestito con un consistente numero di custom models che possiamo creare a nostro piacimento. L’intera catena audio viene gestita in maniera decisamente interessante e con una grafica non troppo pomposa:

Modulo principale -> equalizzazione in entrata -> stadio 1 -> stadio 2 -> equalizzazione in uscita -> modulo di potenza

Cattura 3 300x204 - Bias Pedal - Iniziamo dal software.

Dopo aver scelto il preset, in questo caso il vintage chorus, posso aggiungere o meno un eq in entrata e in uscita o uno o più stadi di modulazione; le possibilità timbriche sono veramente infinite, si potrebbero passare giorni a cercare un Chorus.

I due stadi di modulazione sono abbastanza differenti, ovviamente entrambi hanno la possibilità di scegliere lo stadio di modulazione (Phaser, Tremolo, ecc.) e i vari comandi di controllo che ne permettono il settaggio, dalla gestione dell’onda dell’oscillatore fino a quella dei volumi in entrata e in uscita.

Per rendere meglio l’idea, qualche screen è d’obbligo; di seguito un vintage chorus, già presente nei moduli iniziali ad installazione del software.

Cattura 2 300x218 - Bias Pedal - Iniziamo dal software.Cattura 300x219 - Bias Pedal - Iniziamo dal software.

Quella che, secondo me, è la chicca per i veri “Guitar Nerd” è la gestione del modulo di potenza, che permette di amministrare la compressione in uscita e l’alimentazione interna per simulare la sovralimentazione, cosa che molti fanno sia sui pedali di distorsione che di modulazione.

Cattura 4 300x217 - Bias Pedal - Iniziamo dal software.

Se aggiungiamo anche la possibilità di effettuare il matching, il servizio di tone cloud in cui importare suoni di altri utenti o messi a disposizione nel corso del tempo dall’azienda, ecco che si ampliano ulteriormente le possibilità.

Cosa permette di fare?

Come detto sopra, permette di creare il proprio suono da “pedalino”, permettendo di gestire ogni punto della catena audio, ovviamente con le dovute attenzioni e dedicando il giusto tempo. Ho trovato la cosa decisamente interessante anche se all’inizio forse un po’ ostica da capire, però con risultati davvero eccezionali.

Considerazioni

Pro

  • Possibilità timbriche incredibili
  • Tone cloud
  • Tone matching (Per le distorsioni)

Contro

  • Va presa dimestichezza con la suite
  • Paradossalmente ci sono veramente troppe possibilità (ma leggi la nota qui sotto!)

 

Nota dell’ autore

Sono personalmente combattuto nel parlare di questo software, non perché il prodotto sia di qualità bassa o non dia la resa che promette, ma perché ci sono troppe opzioni, di cui penso che userei a stento la metà.

Questo discorso però vale solo per me: i miei lavori in home studio sono “piccoli” e non ho esigenze da professionista di alto profilo, quindi non so fino a che punto mi metterei seduto a impostare i suoni, penso che dipenderà da un’esigenza ben precisa.

Però se il tuo obiettivo è avere un prodotto “definitivo”, da acquistare solo una volta e riconfigurare all’infinito allora questo è lo strumento adatto, perché virtualmente si possono ottenere infiniti suoni.

Alla prossima

Antonio Cangiano

About Antonio Cangiano

Antonio Cangiano nasce nel 1991 e coltiva l'interessa per la musica e lo strumento in giovane età , comincia gli studi di chitarra subito dopo la maggiore età e coadiuva lo studio dello strumento a quello della costruzione del suono. Dopo aver militato in gruppi di musica rock , pop e per un periodo anche jazz , cosa che gli permette di avere un ventaglio culturale più ampio sia dal punto di vista dell' esecuzione che sulla cura del suono. Comincia nel 2014 l' attività di recensore con ItalianGuitarTube dove ancora oggi cura la rubrica dedicata al Made in italy , dove recensisce qualsiasi tipo di strumento costruito nell' italico stivale gli capiti a tiro , avviando collaborazioni con aziende sparse in tutta Italia.

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