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M° Paolo Fanzaga

Appassionarsi, appassionare, con il M° Paolo Fanzaga.


La musica, componente fondamentale e universale dell’esperienza umana, è una delle basi fondamentali della vita culturale di un Paese che vuol definirsi civile. Offre uno “spazio” favorevole a processi di socializzazione, di acquisizione di strumenti di conoscenza, di valorizzazione della creatività e di partecipazione, di sviluppo del senso di appartenenza ad una comunità nonché, per l’universalità del suo linguaggio, all’interazione ed integrazione tra diverse culture.

Vivere la musica e farla vivere è la prima passione del M°Paolo Fanzaga, compositore, pianista, Direttore e Docente dell’Accademia Musicale di Treviglio.

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In tanti anni di carriera, la passione ed il desiderio di conoscere lo hanno portato a sperimentare e spaziare nella vastità del linguaggio musicale componendo musica per il cinema, per Orchestra e musica vocale.

Negli ultimi 10 anni si sta dedicando esclusivamente alla musica per pianoforte che ama proporre in concerto con diverse formazioni: con un gruppo d’archi, con il violoncello, in formazione “band” con batteria, basso e chitarra, e più recentemente con arpe.
E’ fortemente convinto che “suonare insieme” sia un valore nel “fare musica”. Ed è questo uno degli obiettivi che persegue instancabilmente nell’Accademia Musicale che dirige.
Sono proprio l’insegnamento e il particolare rapporto con gli allievi ad alimentare il suo entusiasmo e il suo desiderio di trasmettere la sua passione, di educare al Bello.

M. Gavezzotti: M° Fanzaga, come e quando è nata la passione per la musica?

P.Fanzaga: “Sin dai primi attimi in cui l’ho incontrata e sperimentata è scaturita la passione per la Musica, in particolare intorno ai 10 anni, dopo la visione di un film riguardante la nascita e la storia di una celebre band: i Beatles. La causa motrice di questo innamoramento è stata la mia esperienza e non un fattore genetico: non ho mai avuto musicisti in famiglia. Così si è instaurato un forte legame tra me ed essa, ma anche il desiderio di poterla rendere la mia futura compagna di vita. Questo desiderio si è realizzato”.

M.G.: Per quale motivo ha scelto il pianoforte come strumento musicale?

M° P.F. “La versatilità: questa è la caratteristica che differenzia questo strumento da qualsiasi altro, presenta più possibilità di trasformare le emozioni in suono, sei indipendente da qualsiasi altra persona. Ho anche affrontato studi di clarinetto e violoncello ed è per questo motivo che non mi considero pianista a tutti gli effetti, ma compositore. Credo anche che ad ogni strumento corrisponda uno specifico carattere personale: chi suona il pianoforte, la maggior parte delle volte, è una persona che cerca tranquillità, ordine e armonia tra il corpo e la mente”.

M.G.: Quale è il suo genere musicale e repertorio preferito?

M° P.F.: “Non ho una scala di preferenze. Ogni genere ha la dignità di essere ascoltato ed apprezzato: c’è del Bello in tutto. Citando ancora il film dei Beatles, iniziai la mia esperienza musicale ascoltando musica rock, soltanto dopo mi appassionai alla musica classica, ascoltai e tutt’oggi ascolto i suoi compositori ed esponenti che hanno dato vita a veri e propri capolavori, pilastri della nostra cultura.
Per quanto riguarda il mio repertorio…non tutto può essere suonato ed interpretato alla perfezione, dunque occorre fare una scelta: la migliore mossa da compiere è dirigersi verso ciò che noi consideriamo considerato originale, geniale e personale.
Però in veste di insegnante certi brani sono quasi considerati d’obbligo: per fare un esempio le composizioni di J.S.Bach che oltre ad essere dei capolavori assoluti,sono ottimi esercizi per l’indipendenza delle mani e per il loro intreccio di melodie che risulta semplice pur nella sua complessità. Dopotutto Bach, nato nel 1685 (Barocco), è ancora molto attuale poiché ispira molti musicisti jazz”.

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Treviglio Band
 
M.G.: Quando ha capito che avrebbe coltivato questa passione per tutta la vita?

M° P.F. : “Beh, -risponde ironicamente il Direttore- sono ancora vivo e anche in tempo per poter cambiare le mie scelte. La possibilità di lavorare con la musica per me è solo un privilegio e ne sento fortemente la predisposizione. Agli inizi non è un’impresa facile potere realizzare i propri sogni. Iniziai a dare le mie prime lazioni all’età di 18-19 anni: subito è nato in me l’interesse di continuare e tutt’oggi insegno con la stessa passione che avevo quando ancora ero alle prime armi”.

M.G.: Perché ha scelto di insegnare musica?

M° P.F.: “Nonostante io insegni, anch’io imparo molto dai miei allievi. Insegnare permette di conoscere persone che condividono la tua stessa passione e posso affermare che la maggior parte dei miei amici sono musicisti”.

M.G.: Che sensazione prova a sapere che un suo allievo ha raggiunto alti livelli professionali?

M° P.F.: “Ciò mi importa relativamente poiché nella vita non si ottiene sempre tutto e quindi il mio scopo, non del tutto semplice, è appassionare le persone: apprezzare la musica equivale ad essere una persona migliore. Molti studi sostengono che la musica aumenti le attività cerebrali, ma soprattutto permette di amare ciò che è veramente bello”.

M.G.: Secondo Lei oggi l’educazione musicale è tenuta in scarsa considerazione?

M° P.F.: “Sicuramente. Anche i dati statistici lo dimostrano: l’Italia si piazza all’80° posto della classifica generale sull’educazione musicale, addirittura il livello dei paesi come il Vietnam supera di gran lunga quello italiano. L’educazione musicale è sempre stata sottovalutata nonostante il nostro paese sia stato il luogo natale di grandi compositori del Seicento e Settecento che hanno creato musica oggi famosa in tutto il mondo. Per fare un esempio basta osservare il numero di spettatori e la loro età ad un concerto di musica classica: qui in Italia l’età media è compresa tra i 60 e 70 anni. All’estero si presenta la situazione opposta: addirittura si riempiono interi stadi”.

M.G.: Ha nuove ambizioni?

M° P.F.: “Continuare a far questo lavoro trasmettendo la passione.

M.G.: Se potesse tornare indietro, cambierebbe percorso?

M° P.F.: “No, assolutamente, la musica mi ha regalato emozioni e continuerà a regalarmele”.

M.G.: Come vive il suo ruolo da direttore dell’Accademia musicale?

M° P.F.:“Essere insegnante significa tenere lezioni individuali; essere Direttore invece significa coordinare un lavoro collettivo e fondere le varie energie che si creano con l’organizzazione di concerti e saggi. Il ruolo è relativo, l’importante è essere bravi musicisti: serve la passione e non il virtuosismo. Essere eccessivamente bravi può comportare il rischio di non comprendere le difficoltà degli allievi”.

Per ascoltare le sue musiche:

www.facebook.com/fanzagapaolo
www.youtube.com/user/paolofanzaga

Ringrazio per la disponibilità il Paolo Fanzaga che ha reso possibile questa intervista.

Martina Gavezzotti

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