Home / Acoustic Design / Alla ricerca dello speaker vincente e il mistero del compressore che usa Dio
Shara presso il Recoa Studio - Alla ricerca dello speaker vincente e il mistero del compressore che usa Dio
Shara presso il Recoa Studio

Alla ricerca dello speaker vincente e il mistero del compressore che usa Dio

Chi possiede uno studio di registrazione ed ha un minimo di senso critico si chiede continuamente, durante il lavoro di produzione, se quello che sta facendo potrà essere apprezzato in una diversa condizione d’ascolto. E puntualmente, ascoltando il brano in auto o a casa di un amico ci si rende conto di quanto è diverso l’equilibrio generale del brano che in studio bene o male dava l’idea di un pezzo vero.

 

Love what you do
Love what you do
 
“Certo, se avessi i soldi per comprare un buon compressore ed un paio di equalizzatori, o se sapessi qual’è il migliore plug in che esiste…”
E così parte il viaggio senza ritorno della bulimia digitale, un tunnel che non vedrà mai luce.

Attimi di speranza sorgeranno quando l’amico con un paio di clic ti posterà il Mega Sound Analizer da scaricare o l’offerta di un compressore dal “timbro caldo” che risolverà il problema definitivamente. L’addio al vecchio suono amatoriale sembra essere vicino. Ma comprato il compressore ci si ritrova un oggetto in più da spolverare e per quanto possa aver donato un timbro migliore e meno fruscio, la soddisfazione più immediata saranno i like sulla foto.
In tutti i campi, da sempre, c’è chi trova il suo equilibrio in questi acquisti pur producendo brani della stessa qualità di chi tutti questi soldi non ce li ha.
Il mix è un po come una matita e se i cerchi vengono storti non è tutta colpa sua. Prima o poi scoprirai il piacere di usare un tavolo inclinato e capirai che per evitare di disegnare un cerchio a forma di uovo è necessario vederlo dal punto di vista giusto, senza prendersela troppo con la matita.
 

Sound Analizer - Mega Scope
Sound Analizer – Mega Scope
 
Ma intanto la lotta non finisce con l’acquisto di compressori ed equalizzatori e si passa a dare la colpa alla Daw, poi al computer e poi alla scheda audio e poi alla fine si elegge il capro espiatorio, il vero artefice di questo suono senza sostanza e senza presenza. Gli speakers. I monitor audio, le casse, quelle con la scritta super bass, ultra bass, mega bass. Per un motivo storico che risale all’epoca dei Duran Duran, alle feste in casa, questi mega nomi funzionano ancora, e quanti più bassi hanno più sono cool. E se non sono i mega bassi, saranno i mega alti a convincerci. E allora benvenuto nel mondo degli autogoal, benvenuto nel tragitto del declino. Suono, è stato un piacere.
L’abissale differenza tra l’ascolto in studio e quello di un comune ascolto domestico ci inibirà al punto da non far uscire nessun brano da dove è stato creato, cioè nello studio. Lì dentro, bene o mele, si potrà ascoltare il brano a tutto volume e l’amico troverà (in un brano di tre minuti e 20) almeno un momento che lo emozionerà. Ma spento il Mac, i 14 compressori in cascata, i nove Plug In e la parete di equalizzatori un profondo dubbio ci porterà a prendere in considerazione quell’opzione “altamente tecnologica” che il negoziante (a bassa voce e a serranda mezza chiusa) ci svelò chiedendoci di mantenere il segreto: “…il tastino rosso dietro lo speaker…” che secondo il venditore stravolgerà l’ascolto sfidando magicamente le leggi della fisica e tutti i problemi di onde stazionarie e controfasi. Il tastino che si regola a seconda della stanza trasformandola in Real World. Lo imposti e tutto andrà magicamente bene. A quel punto ti chiederai perché nei grandi studi ci tengono così tanto ad istallare estesi soffitti acustici, perdere spazio per stupide intercapedini e diffusori QRD pesanti e ingombranti, e perché rompere la geometria di una stanza quando il rettangolo è così rassicurante. Ti chiederai perché sono più di 50 anni che i guru del mix distanziano i monitor audio dalla parete buttando via la possibilità di mettere due divanetti una tv e la playstation. Forse perché 50 anni fa non c’era il magico tastino dietro gli speakers?
Il problema è che il feticismo e la tecnologia messe insieme sono peggio di un allucinogeno, (nitro&glicerina s.p.a.) e se un disco vincente è stato creato con un macchinario o un Plug in, nell’immaginario collettivo questo diventerà la soluzione per creare altri dischi vincenti.
La condizione d’ascolto ideale di uno studio di registrazione, per quanto possa essere una materia che si divide in più filosofie, come l’utilizzo della forchetta o le bacchette che usano i giapponesi, restano comunque legate a dei criteri fisici antichi e inconfutabili, cioè funzionano, e se un piatto non viene gustato non è certo colpa della forchetta che non è d’argento o le bacchette che non sono di bambù.
 
Shara presso il Recoa Studio
Shara presso il Recoa Studio
 
Nel caso delle varie tecniche di trattamento di un ambiente possiamo dire che tutte arrivano allo stesso obbiettivo e hanno in comune la gestione del suono usufruendo principalmente di sistemi di assorbimento e diffusione, visto che il suono, sovrapponendosi più volte a distanza di pochi millisecondi si deteriora, e questo non da quando esiste il formato cd ma molti secoli prima di Gesù. In un ambiente cubico di mt 3,34 x 3,34 x 3,34 per esempio, la frequenza dei 100 hertz prenderà il volo perché ha una lunghezza d’onda proprio di tre metri e 34 cm.
Se gli studi sul suono hanno permesso di conoscere la misura della lunghezza d’onda di qualsiasi frequenza, tutt’ora non si riscontra la stessa consapevolezza riguardo l’importanza di un ascolto neutro, ai fini dell’ottenimento di un buon missaggio, dove eventuali “errori” sono scelte stilistiche e non una cattiva interpretazione della realtà.
L’ascolto tecnico di una vera regia, all’inizio della sessione non risulta gradevole come l’Hi Fi, specie per i profani del mix.
L’equazione è dietro l’angolo: Il chirurgo sta all’intervento chirurgico come il fonico sta alle tracce flat di un brano. L’intervento è crudo, non stiamo mettendo il rossetto sulle labbra di una donna insomma, ma le stiamo scoperchiando la cute facciale con un bisturi per raschiarle il naso. Compresa questa estrema metafora bisogna accettare che il suono è invisibile e si propaga nell’aria grazie alle particelle d’aria e per semplificare il concetto preferirei che le immaginassimo come micro-palline che urtando tra di loro fanno viaggiare un messaggio acustico a 344 metri al secondo, come il domino, restando quindi più o meno dove si trovano, come l’aola negli stadi, qualcosa di grande si muove ma ognuno resta al suo posto.
 
Alla ricerca dello speaker vincente Age of Audio
 
Ciò che eroga uno speaker può essere considerato direzionale fino ad una certa frequenza, ma se scendiamo in basso l’onda è sempre più grande e si comporta in maniera talmente diversa da un raggio ad alta frequenza che il calcolo speculare delle riflessioni non può più essere preso in considerazione, e i criteri di valutazione dell’incidenza acustica di un suono in una stanza comincia a complicarsi. Fatto sta che trovandomi in un discorso che sta a metà tra la natura del suono e la tecnologia ritengo ingiusto che in un studio esistano macchine e sistemi di migliaia di euro quando la tua equalizzazione deve essere condivisa tra controfasi e alterazioni di frequenze, a pettine, cioè a tratti maggiorate di parecchi db ed a tratti annullate. E il nostro orecchio?? Per noi umani, è facile capire se una frequenza ha avuto un incremento in db. Il difficile sta nell’individuare le frequenze che vengono a mancare a causa di una controfase maledetta e trasparente come l’ossigeno.
L’occhio umano è in grado di osservare contemporaneamente due cerchi di diverso colore e forse anche quattro, ma non lo so se per duemila cerchi è la stessa cosa. Un orecchio esperto può riconoscere se in un brano è stata incrementata una frequenza di 5 db sugli 80 hertz o 3 db sui 500 hertz, ma illudersi di “conoscere i difetti delle proprie casse” in condizioni di controfase e onde stazionarie è roba da alieni professionisti di tutto rispetto, e non di semplici alieni che puoi incontrare nel supermercato in una provincia di Saturno per intenderci…
Ecco perché in una cattiva condizione d’ascolto scolpiamo il suono del nostro mix come un pittore miscela i suoi colori in una grotta scura, illuminato da un vecchio neon che va sul verde.
Se il mix avesse la possibilità di ammanettarti direbbe: “…ogni suono in più che utilizzerai verrà usato contro di te…”.
 
Super Bass
Super Bass
 

Questo è il concetto semplice che limita la carriera a tanti potenziali professionisti: se in un ascolto sbilanciato individui una frequenza maggiorata di 8 db, non la abbasserai, perché lo scorso mix, ascoltato in auto, sembrava essere stagionato sul cruscotto di un’auto nera per il periodo di luglio e agosto, ma non penserai mai che il suono che arriva alle tue orecchie è la somma di quello che hai ascoltato dai monitor più quello che viene dalle riflessioni delle pareti retrostanti più altri 2 decibel di bassi che vengono dalle pareti laterali più atri 2 db che riflettono dal soffitto. Non lo penserai mai, perché non si vedono. Allora vuol dire che sarai portato a schiarire, ma è normale che aumentando gli alti a palla non si vede l’ombra di chiarezza di suono? Boh. Allora si ricomincia con la sagra del compressore e dell’analizzatore di spettro e di sei effetti in cascata quando per caso ti trovi su una vecchia versione del brano, scarna e senza tanti interventi, quella che avevi scartato, e ti rendi conto che ti piace di più, e lì cominci a chiederti chi sei, da dove vieni, se dio esiste o se è solo un’invenzione della tv. “…Ma cosa usa dio per fare i mix?…”
Il dio che cerchiamo in queste macchine stupende è fatto anche della nostra materiale fantasia.
Il suono resta una serie di particelle semplici in movimento, e arriverebbero all’orecchio in maniera trasparente e gradevole se soltanto gli dessimo la possibilità di esprimersi nello spazio e nell’ambiente di cui ha bisogno.

Alla prossima!

Alessandro Ricci

About Alessandro Ricci

Check Also

Fig.3 La lana di roccia Age of Audio copertina - La lana di roccia - Spiegazione per bambini dai 7 ai 12 anni

La lana di roccia – Spiegazione per bambini dai 7 ai 12 anni

  Ne sentirai di cotte e di crude su questo argomento quindi attento. Vorrei che …

  • PSax

    Condivido pienamente
    Problemi che mi sono sempre posto
    Alcuni si vestono di processori e fanno dei mix o cess, altri con poche cose saggiamente usati fanno miracoli, come mai?

  • Vinci G.

    Bellissimo questo articolo!

  • Max B.

    Condivido! Ad ognuno il suo lavoro.
    Basta con queste tecnici mediocri che distruggono il lavoro a furia di riempirlo di plug.
    Meglio non usare nulla che affogare un mix di effetti!

  • Duilio

    Articolo piacevole …e aggiungerei che un buon tecnico con una buona apparecchiatura in un ambiente ben trattato non sono ancora sufficienti…ci vuole anche un cliente che gli lasci la libertà di fare il suo lavoro al meglio, senza condizionarlo…:-)

  • Luca Pro

    Bella bella bella analisi…:-)
    Ottimo articolo!