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Access – Virus TI

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Ed ecco il nuovo Access Virus TI, dove la sigla “TI” sta per “Totally Integrated”, una nuova generazione di macchine digitali che fondono il mondo dell’hardware col software, integrando perfettamente il vecchio concetto di sintetizzatore da palco con l’informatica musicale. Tre versioni, Desktop, Keyboard e Polar, perfette per le esigenze di tutti i musicisti in cerca di una soluzione integrata che sia il fulcro del project studio e un efficace supporto al proprio live-set. Per il test di questo mese scopriamo tutto il potenziale del Virus TI Polar.

L’infezione continua:

Anche questo mese abbiamo fra le mani un prodotto Europeo, sul cui retro spicca la scritta “Designed and manufactured in Germany”. Dal 1997 la tedesca Access Music (o meglio, la Kemper Digital GmbH) produce quella che forse è la linea di sintetizzatori Virtual Analog più diffusa fra i produttori di musica elettronica, i Virus. Segni distintivi dei prodotti Access sono il design moderno, la robustezza, l’efficacia dei comandi e soprattutto il Suono con la “S” maiuscola. Fra le già famose e super apprezzate caratteristiche dei vecchi Virus, nei nuovi modelli si ridisegna completamente il vecchio schema del sintetizzatore multiuso, venendo incontro a quelle che oggi sono le esigenze irrinunciabili di tutti i musicisti informatizzati. Infatti, nei nuovi Virus TI (Fig.1) troveremo, oltre al sintetizzatore in sé, caratteristiche tipiche di una scheda audio high-end, di un’avanzata superficie di controllo e la totale integrazione con la Digital Audio Workstation.

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Ma scopriamo passo per passo ciò che ha da offrirci questo affascinante strumento moderno. L’aspetto:  Il Polar è il modello a tre ottave, chiamato così forse per il suo look glaciale, pannello metallico verniciato bianco, scocche laterali in alluminio che anche col caldo estivo a toccarle si presentano sempre ghiacciate, fascia frontale in noce (Fig.2 ), ruote di pitch bend e modulation bianche anch’esse e poste in alto a destra. L’action dei tasti è lo stesso di tastiere come Clavia Nord Modular G2x, Kurzweil K2661, Novation X-Station61, ecc., un tipo di keyboard molto piacevole e ottimo per esecuzioni veloci e dinamiche, che negli ultimi anni si sta diffondendo un po’ ovunque fra le tastiere di un certo livello. L’action della versione Keyboard a 61 tasti, invece, è diverso ed è lo stesso che troviamo nella tastiera arranger Roland G-70, con i tasti neri piatti e ruvidi. Nella confezione originale il Virus è corredato da un manuale stampato in inglese da 172 pagine, un CD-Rom contenente il software di gestione per PC e Mac, un cavo di alimentazione e un cavo USB. Il pannello frontale è ricco di comandi, tanti bottoncini e led bianchi, e ben trentadue potenziometri, mentre mancano assolutamente degli encoder endless. Il display al centro è retroilluminato di una luce azzurrina ed è grafico a pixel grigi, ampio abbastanza da mostrare chiaramente tutte le funzioni utili per la programmazione e le impostazioni di sistema. Un aspetto curioso del Virus TI, che a mio avviso è un punto a suo sfavore, è la mancanza di un interruttore meccanico per l’accensione e lo spegnimento, che avviene premendo contemporaneamente i due tasti Transpose.

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Quando si spegne lo strumento, dopo un insolito conto alla rovescia mostrato sul display, il Virus in realtà va in stand-by, e né all’accensione né allo spegnimento viene emessa la consueta scarica elettrostatica dalle uscite audio. In compenso, questa avviene quando si inserisce o disinserisce il cavo di alimentazione, perciò facciamo attenzione ai nostri speakers! In fase di accensione sul display viene mostrato il logo Virus TI con il numero della versione firmware installata (al momento in cui scrivo è la 1.1.1 beta 1), e una barra di scorrimento indica la fase di caricamento del sistema operativo. Nella parte posteriore troviamo tutte le connessioni (Fig.3), e precisamente da destra verso sinistra abbiamo: l’uscita per le cuffie stereo; la coppia di ingressi stereo; la prima coppia di uscite stereo, poi la seconda e la terza coppia, che in totale danno ben sei uscite configurabili in diversi modi, ed è anche disponibile un limiter interno per non saturare troppo i segnali di uscita; successivamente troviamo i connettori di ingresso e uscita digitale S/PDIF coassiale su RCA cromati; la triade di connettori MIDI; la presa USB tipo B per il collegamento al computer; i due ingressi per i pedali, l’uno per il sustain (hold), l’altro per il controller continuo (ctrl); infine il connettore per il cavo AC. Ma la cosa più interessante del posteriore del Virus TI è il logo (Fig.4 ), che anziché essere una semplice serigrafia è una piccola insegna luminosa che, quando lo strumento è acceso, lampeggia a tempo del clock interno. Dal menu delle impostazioni di sistema è addirittura possibile impostarne il groove, pazzesco!

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I comandi:

Per esaminare in modo più logico i comandi del Virus TI, dividerei il pannello in due metà. Cominciamo dalla parte destra, dando uno sguardo alla Fig.5: questa è la sezione con i controlli fondamentali per la sintesi, comprendenti cioè le tre componenti fondamentali del synth, VCO, VCF e VCA. In alto è posta la sezione degli oscillatori, dove un tasto Select permette di scegliere quello su cui intervenire con i quattro pomelli in alto; col pomello Shape si va dall’onda quadra al dente di sega passando per tutte le forme intermedie, e se girato completamente a sinistra si imposta l’oscillatore attivo sulla modalità “waveform” che consente di utilizzare una delle 72 forme d’onda complesse da scegliere col secondo pomello denominato WaveSelect/PW. La funzione di “Pulse Width” è applicabile a tutte le forme d’onda disponibili, cosa molto rara da trovare in sintetizzatori anche della stessa fascia di prezzo. Il pomello FM opera una modulazione di frequenza fra gli oscillatori 1 e 2. Più a destra troviamo il mixer attraverso il quale si possono dosare le sorgenti sonore, aggiungere il sub-oscillatore e il noise. Al centro dei quattro pomelli del mixer c’è il logo della Access con un led all’interno. Questo si accende allorquando, girando un qualsiasi pomello, si raggiunge il valore memorizzato nel preset corrente. La sezione all’estrema destra, infine, comprende i filtri e gli inviluppi. Sono presenti due filtri multi-modo, con due pomelli separati per il CUTOFF e tutti gli altri condivisi, mentre col pomello Filter Balance si dosa la presenza dei due filtri.

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Gli inviluppi sono dei classici ADSR con l’opzione “slope” sul sustain che lo trasforma in un ulteriore decay, verso il basso o verso l’alto a seconda del suo valore rispetto allo 0. Avrete notato, guardando le fotografie, che sotto a molti pomelli ci sono due scritte diverse, di cui la seconda in colore blu. Questo perché, essendo comunque uno strumento digitale, molti comandi possono avere una seconda funzione attivabile col tasto Shift  posto alla sinistra del display. I tre pomelli posti sotto al display, infine, sono denominati “soft-knobs”, ciascuno di essi può essere configurato liberamente dall’utente assegnandolo ad uno qualsiasi dei tanti parametri non direttamente accessibili dal pannello. Per esempio, per dosare la quantità di distorsione presente nel filtro, dovremmo premere il tasto Edit della sezione Filter e navigare fra i menu, oppure per regolare il tempo del portamento dovremmo usare la combinazione Shift + Detune; in alternativa, con i soft-knobs abbiamo ulteriori tre comandi su cui poter operare in tempo reale, senza scomodare troppe dita! Ed ora la metà sinistra del pannello frontale (Fig.6), dove troviamo le modulazioni e gli effetti. In alto a sinistra c’è il volume generale, sotto di esso i due tasti per l’editing dell’arpeggiatore interno, e a destra la sezione MATRIX che ci offre una matrice di modulazione comprendente ben sei slot nei quali possiamo collegare le sorgenti di modulazione ai parametri modulabili. Per queste operazioni è necessario però effettuare tutta la programmazione con l’aiuto del display e dei tasti dedicati alla navigazione fra pagine e menu. La sezione MODULATORS offre tre LFO indipendenti con un unico pomello denominato Rate col quale possiamo cambiare le velocità di modulazione in tempo reale. Le forme d’onda utilizzabili negli LFO sono le stesse degli oscillatori, comprese le 72 onde complesse. In basso troviamo le due file di comandi dedicate alle impostazioni degli effetti. Secondo una giusta logica, la fila in alto è dedicata agli effetti da usare in parallelo al segnale, come riverberi e delay, mentre la fila in basso opera sugli effetti in serie, fra cui distorsione, chorus e phaser. Tutti questi effetti possono essere usati contemporaneamente, si possono impostare molto rapidamente usando i comandi da pannello ma è possibile anche una più complessa personalizzazione entrando nei parametri di Edit. Tutti i tasti ai lati del display sono dedicati alle funzioni globali e di sistema, fra cui il transpose, il tasto per il “Tap Tempo”, l’accesso alla configurazione, all’edit approfondito del preset, i tasti di navigazione fra pagine, parametri, incremento e decremento sequenziale dei valori, ed infine i due tasti per scegliere la modalità Single oppure Multi.

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Dettagli tecnici

La sola descrizione dei comandi frontali ci ha già dato un’idea piuttosto precisa circa ciò che si potrebbe fare col Virus TI, ma c’è molto di più da sapere. Partiamo dalla struttura interna. I due DSP appositamente progettati e programmati per questo strumento sono in grado di offrire circa 80 voci di polifonia “in situazioni ideali”, ma la polifonia reale potrebbe anche superare le 100 voci. Ovviamente, un po’ come accade per i virtual instruments VST, tutte le potenzialità dello strumento sono limitate solo dalla potenza di calcolo della sua CPU, pertanto talune funzioni possono richiedere più o meno risorse a seconda della loro complessità (come il riverbero, i filtri, gli unisoni, ecc.) riducendo sensibilmente la polifonia, sebbene il produttore dichiari di aver previsto un efficace sistema di ottimizzazione dei processi. Il rovescio della medaglia è che un sistema simile consente funzioni prima d’ora quasi impossibili da realizzare. Un esempio su tutti, per quanto riguarda il Virus TI, è la presenza dei “SuperSaw”, un tipo di oscillatore che unisce più onde a dente di sega leggermente stonate l’una rispetto all’altra al fine di ottenere un suono più “grasso”. Gli oscillatori 1 e 2 possono usare questo tipo di onda, raggiungendo un massimo di nove saw per oscillatore. Ora immaginate questa situazione: VCO 1 e 2 su SuperSaw a 9 saw ciascuno, VCO 3 su una Saw un’ottava sotto, Sub-oscillatore attivo, un pizzico di white noise, una leggera distorsione di tipo vintage, effetti phaser, delay e riverbero. Risultato? Un suono che sfonda i timpani! A rendere più violenta la scossa contribuiscono i due inviluppi con tempi di attacco rapidissimi, nonché la latenza interna che non eccede il millisecondo. La sensazione che si prova è che la nota parta prima ancora di premere un tasto sulla tastiera, e questo non lo troviamo in tutti i virtual analog in circolazione. Con un preset del genere stiamo sfruttando praticamente 38 voci per ogni nota più gli effetti, e ci restano risorse sufficienti per una polifonia di circa 8 – 10 voci. Parlando di preset, questo è un aspetto molto interessante del TI: di spazio in memoria ce n’è per la bellezza di 2048 preset in ROM più 512 in RAM, oltre a 16 slot Multi ognuno con le sue sotto-memorie. La gestione poi è all’altezza dei numeri: per scegliere un preset si può scorrere la lista con i tastini più e meno ma si può anche cercare per categorie usando sia i tasti che i potenziometri e, per la gioia di chi si esibisce dal vivo, il cambio di preset non interrompe le voci ancora attive e non provoca né buchi di silenzio né rumori indesiderati, quindi possiamo tranquillamente mantenere con la mano sinistra un accordo di un pad mentre con la destra richiamiamo il preset per il solo. Ditemi ora quanti synth possono fare questo! Abbiamo detto che esiste la modalità “Multi”, ossia il Virus TI è multitimbrico a 16 parti, una per ogni canale MIDI. Per creare un multi possiamo usare i 2560 presets della modalità Single per inserirli a nostro piacimento sulle parti, e da lì possiamo modificarli singolarmente a seconda delle esigenze, senza preoccuparci del fatto che, quando andremo a salvare il nostro nuovo Multi-set, i presets originali non vengono sovrascritti.

L’integrazione totale

E questo è il capitolo chiave della storia. Uno strumento come il Virus TI può essere considerato il nucleo di un Project Studio moderno, essendo di fatto anche un’interfaccia audio/midi e una superficie di controllo. Una volta installato il software “Virus Control” (Fig.7) sul computer e collegato lo strumento alla porta USB, questo viene visto come interfaccia ASIO da cui poter prelevare i segnali audio in ingresso e a cui poter indirizzare l’output della DAW. Il software di editing non è una semplice interfaccia grafica col solo scopo di sostituire i comandi fisici della tastiera, ma si presenta sotto forma di plug-in VSTI da caricare fra i virtual instruments presenti nel progetto. Ma se nel nostro computer abbiamo già un’altra scheda audio e scegliamo di non usare il driver ASIO del Virus, l’audio generato dal sintetizzatore del Virus TI viene scollegato dalle uscite fisiche per essere reindirizzato all’interno del sequencer come se si trattasse di un comune VST instrument, col grosso vantaggio di non consumare le risorse della CPU di sistema. Inoltre, scegliendo di utilizzare la funzione Remote, tutti i comandi fisici si dissociano dall’engine del synth per poter pilotare software esterni, e sono presenti 32 locazioni di memoria per poter salvare i templates configurati con l’aiuto dell’editor “Virus Control”.

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Conclusioni 

In verità questo strumento necessiterebbe di ulteriori approfondimenti, andrebbe esplorato poco a poco perché le possibilità che offre sono innumerevoli, e il suono è indiscutibilmente all’altezza della situazione. Ci sono tanti altri punti importanti che non sono stati approfonditi in questa breve review poiché andrebbero esaminati con più calma, ma soprattutto mi rendo conto che fiumi di parole non sarebbero sufficienti a rendere perfettamente l’idea su cosa ci si possa aspettare da uno strumento che, nonostante il suo costo non proprio alla portata di tutti, potrebbe essere l’ideale per tanti musicisti in cerca di una soluzione definitiva ed efficace per le loro produzioni musicali, soprattutto se il genere musicale rientra nel mondo della dance elettronica. Chiuderei a questo punto con un consiglio: correte in negozio e dedicate almeno un’ora piena alla prova diretta del Virus TI, magari fatevi prestare un paio di cuffie buone e non limitatevi ad ascoltare i presets, anche perché non basterebbe una sola ora!

Guido Scognamiglio

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