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361° Guitar Lab

361° Guitar Lab. Lo studio per il chitarrista 2.0

Internet e i social network hanno completamente rivoluzionato il ruolo e l’approccio di ognuno di noi al mercato del lavoro. Come era prevedibile, anche i musicisti e il loro mondo stanno mutando, per riuscire a rimanere al passo con i tempi in un panorama estremamente mutevole e dinamico.

Ne parliamo con Vince Carpentieri, da anni uno dei personaggi di riferimento nel mondo dei chitarristi per il suo approccio a metà tra musicista e imprenditore. Vince ci accoglie nel suo nuovo 361° Guitar Lab, una struttura progettata da Alessandro Ricci e costruita intorno alla professione del chitarrista nell’era dei social network e della musica liquida.

Vince Carpentieri - 361° Guitar Lab. Lo studio per il chitarrista 2.0
Vince Carpentieri

A. Campeglia: Perché 361°?

V. Carpentieri: 361° nasce da un brainstorming con Alessandro, che ha progettato e realizzato lo studio. L’idea era quella di trovare un nome per una struttura che non è un semplice studio di registrazione ma un polo di produzione in continuo divenire.

A.C.: Come è cambiata la professione del musicista negli ultimi anni?

V.C.: Beh, ricordo che fino a qualche anno fa leggevo le gesta dei turnisti-jedi che nei tempi d’oro passavano le giornate saltando di studio in studio per registrare i dischi delle popstar di turno. Tanto lavoro, tanti soldi e nemmeno un giorno off.
Sebbene, anche all’epoca, nomi come Steve Lukather, Nathan East ed un’altra decina di blasonati rappresentassero un’eccezione, oggi come non mai il mestiere del musicista, come si intendeva a quei tempi, è davvero un’utopia.
In questo periodo storico bisogna alternarsi tra suonare, produrre video, grafica, fotografia, insegnare, fare marketing ma anche interagire con chi fa impresa nel mondo della Musica, e farlo in un contesto in cui la qualità dei contenuti e la concorrenza crescono a velocità esponenziale.
Diciamo che, se in passato essere un buon musicista era una condizione sufficiente per farti entrare nel mondo dei professionisti, oggi quello è solo un punto di partenza. Le skill da aggiungere alla padronanza del mezzo musicale sono molteplici e spesso distanti concettualmente anni luce dal suonare.

A.C.: Perché hai preferito investire in uno studio ibrido, piuttosto che in un tipico studio di registrazione?

V.C.: Da anni la mia routine lavorativa spazia dal registrare tracce di chitarra al realizzare contenuti digitali per chitarristi, progettare campagne di social marketing per me come artista e per i prodotti che realizzo, ma anche produrre multimedia per le aziende con cui collaboro.
In questo senso, avvertivo il bisogno di avere una struttura che potesse muoversi ed evolversi con la stessa velocità con cui si evolve il mio lavoro e il mondo che mi circonda.
Gran parte del lavoro di noi musicisti si avvale dei social e della comunicazione digitale, il che implica la produzione di una serie di contenuti in formati che oggi sembrano standard, ma che tra qualche anno potranno essere obsoleti. Da questo punto di vista, uno studio di registrazione standard sarebbe stata una struttura troppo rigida rispetto alla prospettiva evolutiva del lavoro.

Outboard 361° Guitar Lab - 361° Guitar Lab. Lo studio per il chitarrista 2.0
Outboard 361° Guitar Lab

A.C.: Anche dal punto di vista strettamente chitarristico hai scelto una soluzione ibrida a metà tra l’analogico e il digitale: ce ne vuoi parlare?

V.C.: Prima di ogni altra cosa, questo studio nasce come struttura dedicata alla registrazione delle chitarre e, in quanto tale, deve offrire la possibilità di realizzare un prodotto di qualità, con costi contenuti e con la giusta velocità. Negli ultimi anni è diventato sempre più raro avere le risorse e il tempo che ci consentano di utilizzare setup complessi. Sempre più di frequente, un po’ per questioni di budget, un po’ perché le chitarre non ricoprono più ruoli da protagonista nel mainstream, i produttori si accontentano di tracce registrate con i profiler o con plug-in.
Sebbene mi piacciano queste soluzioni, trovo che difficilmente riescano a rendere giustizia alla risposta e al timbro degli amplificatori fisici e delle valvole. Sono invece molto colpito dalla qualità della profilazione in fatto di coni e microfoni, quella che lascia suonare un amplificatore vero nella sua totalità applicando gli “impulse response” solo al segnale di potenza.
A mio parere, questa soluzione riesce a mettere d’accordo sia le esigenze dei chitarristi che quelle dei produttori, mantenendo comunque un livello qualitativo altissimo. Al momento, posso utilizzare tutti i miei amplificatori a valvole e i miei pedali senza avere bisogno di uno spazio dedicato a fare suonare i coni a volume adeguato e conservando la possibilità di fare il “reamping” delle tracce in qualsiasi momento.

Interno 361° Guitar Lab - 361° Guitar Lab. Lo studio per il chitarrista 2.0
Interno del 361° Guitar Lab

A.C.:- Alessandro, Cosa consiglieresti ai giovani progettisti?

A. Ricci:- Rispondere in poche parole mi è sempre difficile, nonostante la sintesi sia mia grande amica. Consiglierei di cambiare l’indirizzo dei propri obiettivi, innanzitutto. Mi spiego meglio: se sei abituato ad attaccare dei post-it per ricordare le cose che devi fare, allora è lì che devi apportare il primo cambiamento. Gli obiettivi non possono focalizzarsi su “cose da fare”, “cose da ricordare” e “problemi da risolvere”, perché ti troverai sempre punto e a capo.
Quando si entra in uno spazio per realizzare un ambiente professionale, porsi come “risolvitore” di problemi porta ad una strada povera e piena di concorrenti. Anche se sei in gamba, potrai essere sostituibile con un clic. C’è una differenza quindi tra attenuare un problema e creare nuove opportunità.
I giovani progettisti, in qualsiasi ambito, devono focalizzarsi sulle occasioni che nascono in queste imprese e scartare le soluzioni dal risultato prevedibile perché, quando è troppo facile, vuol dire che si è lontani da un processo di crescita. L’esperto che si distingue vende i suoi fuori-programma, e non si focalizza sul problema, anzi si dissocia dall’argomento ritenendolo già risolto.

Alessandro Ricci  - 361° Guitar Lab. Lo studio per il chitarrista 2.0
Alessandro Ricci

 

A.C.:- Allora cosa scrivi sui tuoi post-it?

A.R.:- Nei miei metaforici post-it mi pongo dalla parte del risultato che ci serve. Quindi non mi pongo nemmeno nella mente del cliente ma mi focalizzo sui benefici che ricevono i clienti o addirittura il pubblico dei miei clienti. È l’unica strada. Se volessimo ascoltare le richieste dei committenti senza analizzarle, ci ritroveremmo tutti a zero dopo poco. La progettazione di uno spazio di lavoro, così come l’arredo acustico, deve moltiplicare il potenziale del professionista che si è affidato a te. Bisogna abbandonare l’idea di ridurre il problema e puntare a sistemi altamente performanti che liberano totalmente l’autostrada dal traffico, cambiando la scena nel pensiero di chi vive l’esperienza di lavoro in quel posto.
Mi auguro che nessun progettista mai, terminato un lavoro di acustica, debba sentirsi dire: “…adesso va un po’ meglio, finalmente…”. Non è abbastanza. Anzi non è proprio un buon obiettivo sentirsi dire che va meglio. Ingegneri e progettisti possono/devono lasciare un segno indelebile dopo un lavoro e allestire le basi per uno sviluppo consistente. Devono imprimere nella mente processi generativi che crescono nel lungo termine. Altro che ridurre un po’ il rimbombo nel locale!
Risolvere problemi nel campo dell’acustica è un lavoro bellissimo, ma gli specialisti del settore creano opportunità, conoscono a memoria ogni passaggio dei processi, e li trasferiscono al committente in tempi record. E questo non vale solo per noi progettisti, ma per qualsiasi professione che ruota intorno alla musica. Anche Vincenzo sposa questa strada, ed è questo che ci ha permesso di realizzare il suo covo. Chi si preoccupa dell’esperienza dell’utente, e delle ripercussioni nel lungo periodo, potrà definirsi uno specialista.

A.C.: – Come si fa ad acquisire queste conoscenze? Che tipo di studi consiglieresti ai giovani?

A.R.: Spiego bene questi concetti nella mia ultima pubblicazione, 160 pagine che trattano esclusivamente la percezione acustica negli spazi al chiuso. È un libro rivolto appunto ad architetti e ingegneri che vogliono fare chiarezza su un argomento molto frainteso. Quindi la mia risposta è “leggetelo e rileggetelo cento volte!”. Anche in questo caso pongo totalmente l’attenzione sulla percezione, non sulle fonti che generano il suono. Siamo pieni zeppi di scienziati che hanno bisogno di essere supportati da numeri, e da marche costose di monitor audio, per rappresentare il proprio pensiero, per esporre l’ennesima minestra, l’ennesimo “articolo di internet” che parla di acustica. Nessuno mai studia le persone.
I miei post-it (per chiudere la domanda che mi hai fatto prima) mi ricordano che le persone cercano motivi per crescere e si dimenticano di te in pochissimo tempo, se ambisci ad obiettivi che cercano soddisfazione nel breve termine. Non mi basta ricordarlo a me stesso ma ho sentito l’esigenza d’insegnarlo e all’Accademia di Belle Arti sto tenendo un corso totalmente dedicato alla percezione degli utenti e al marketing, ovviamente, visto che completa qualsiasi professione.
Presto sarà un corso di formazione per tutti.

Antonio Campeglia

About Antonio Campeglia

Sound engineer, musician and teacher.

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