IK Multimedia: Sample Moog

In questo articolo si parlerà di sinonimi – ovvero quando il brand identifica il prodotto. Sarà retorica, ma pochi marchi nella storia sono stati identificati con lo stesso concetto di sintetizzatore e, senza alcun dubbio, Moog è il principe tra essi. Alla IK Multimedia lo sanno bene, per cui, in un mercato in cui i contendenti se le danno di santa ragione a suon di ricerca sonora, vera o presunta, riscoprono l’ovvio, con i seguenti ingredienti: una maxi collection di campioni dal più famoso produttore di sintetizzatori ed il solido engine di SampleTank. Così è nato il primo e forse più completo ROMpler dedicato al Moog.

Campioni e simulazioni

Di una cosa siamo lieti nello scrivere il presente articolo: non saremo costretti all’estenuante diatriba, che di solito si associa ai virtual synths in commercio che simulano prodotti Moog (Fig.1) (Arturia, Minimonsta e svariati prodotti minori), su quanto l’emulazione sia fedele all’originale. Qui siamo in presenza dell’originale. Infatti, i campioni sono direttamente provenienti da ben 16 sintetizzatori Moog e non esiste alcun tentativo di replicare la circuitazione interna. Pertanto, le valutazioni sul realismo della timbrica sono fuori luogo.

Tuttavia va specificato che il campione è una forma statica, “cristallizzata”, del suono di un sintetizzatore: vale a dire che offre l’immagine di un solo momento della sua vita, il che, soprattutto in presenza di synths analogici, è un limite innegabile. Un altro limite è legato al fatto che i campioni, in quanto immagine statica, non portano con sé alcuna informazione timbro-dinamica, né possibilità di interazione legata al famosissimo filtro Moog, che vanta così numerosi tentativi di imitazione. Però il timbro è sicuramente quello prodotto dalla macchina originale. Con SampleMoog abbiamo una palette sonora di 4 GB di campioni comprendente ben 14 strumenti (Fig.2), concepiti quasi tutti tra il 1970 e il 1982, fra cui il MiniMoog Model D, il ModularMoog55, il PolyMoog, ed ancora Taurus1, Prodigy, Vocoder, Concertmate MG-1, Rogue, Source e MemoryMoog. Ci sono praticamente tutti gli strumenti prodotti da questo prestigioso marchio che ha caratterizzato e rivoluzionato le produzioni musicali di quegli anni, influenzando un po’ tutti i generi, dal rock di Keith Emerson (Fig.3) al funky di George Benson e George Duke fino alla fusion di Chick Corea. Il tutto racchiuso in un motore che comprende 2 LFO, 2 generatori di inviluppo, 2 oscillatori, controlli di cut off e risonanza, tutti di ottima fattura ed in grado di rendere completo questo VSTi.

Cenni storici

Se si parla delle origini del Moog, ovvero dei suoi primi utilizzi, non si può non citare Wendy (Walter) Carlos e il suo disco “Switched-on Bach”, nonché la famosissima “Pop-corn”, per arrivare poi a bomba agli anni settanta con artisti del calibro di Stevie Wonder, Keith Emerson, Jan Hammer, Tangerine Dreams ed il gruppo feticcio per eccellenza nel campo dei sintetizzatori, i mitici Kraftwerk. L’elenco sarebbe davvero proibitivo in quanto praticamente quasi ogni gruppo ha usato prima o poi una “spruzzata” di Moog nella sua musica. Per i lettori incalliti rimandiamo a Wikipedia ed alla relativa pagina dedicata.

L’interfaccia

SampleMoog si presenta con l’interfaccia opportunamente modificata di SampleTank (Fig.4), il campionatore della casa modenese. La “skin” utilizzata è ovviamente di sapore “vintage”, ma le funzionalità sono le stesse della versione “full”. E qui il discorso si fa interessante perché, nonostante alcuni limiti irrisolti quali l’assenza di “disk streaming” o di Round Robin, il SampleTank è un solido prodotto capace di buone elaborazioni su campioni di base. Filtri, modulazioni, LFO, inviluppi ed una sezione effetti decisamente potente dispiegano alle nostre orecchie infinite possibilità sonore, soprattutto se combiniamo questi fattori con i 1.700 suoni inclusi nel ROMpler: roba da mal di testa! La “skin” utilizza, a dire il vero, un cromatismo un po’ difficile in lettura, con due gradazioni di rosso stile vecchi display. Forse avremmo preferito una scelta meno stilistica e più efficace. Un altro piccolo neo da segnalare è l’impossibilità di scorrere i campionamenti utilizzando frecce, laddove è necessario invece usare il mouse per qualsiasi selezione/caricamento.

I sintetizzatori coinvolti ed il suono

Come accennato in precedenza, il SampleMoog offre campionamenti da ben 16 sintetizzatori, a partire dal MiniMoog fino al recente Little Phatty (Fig.5), passando per il PolyMoog, il Modular Moog e tanti altri prodotti di storico successo. La prima impressione che abbiamo, caricando i sample, è la buona scelta di base per i volumi e l’equalizzazione dei suoni. Il suono risulta presente abbastanza da evitarci lavori sul canale (a cui troppe volte siamo costretti con altri prodotti) e ricco in frequenza. Lo diciamo con una certa soddisfazione anche perché il SampleTank non è rinomato per la sua voce tonante e in più di un’occasione abbiamo trovato i suoni programmati e suonati da questo campionatore un po’ spenti. La scelta dei suoni campionati, stavolta, è a nostro avviso molto riuscita, alternando suoni classici con “patches“ più fruibili anche in contesti non “vintage”, ossia modern dance, trance e house. Oltre ai numerosissimi “multisamples“, raggruppati in singoli “Preset”, il SampleMoog esce dalla fabbrica con un buon bagaglio di “Combi”, ovvero combinazioni di singoli preset (fino ad un massimo di 16) processati dalla sezione effetti. In altre parole, immaginate di avere 1700 campionamenti da combinare a piacimento nei 16 slot a disposizione, per comprendere il potenziale di un singolo Combi. Quelli offerti di “default” sono di buona fattura, anche se non eccellono per fantasia, ma in generale ci si può aspettare che la comunità di utenti produca in futuro numerose aggiunte, come avvenuto, ad esempio, per SonicSynth 2 (Fig.6).

Nei “multisamples” sono presenti suoni che passano per il filtro interno al sintetizzatore, con diversi livelli di apertura. Per capirci, nella selezione si è cercato di fornire campionamenti con il “cutoff” in posizioni diverse, da molto chiari a molto scuri. Ovviamente, per una mera questione di logica, i suoni campionati con il filtro chiuso non saranno processabili ulteriormente con un filtro di SampleTank. Infatti, trattandosi di sintesi sottrattiva, il filtro chiuso ha in partenza sottratto una porzione dello spettro di frequenza, che non è più recuperabile. Non ha senso, perciò, ridurlo ulteriormente. Con i suoni a filtro aperto, tuttavia, è possibile applicare il filtro LPF (Filtro Passa Basso) di SampleTank e provare a giocare un po’ per creare “swells” e quant’altro.  Cogliamo l’occasione per bacchettare la IK Multimedia sulla gestione, a dir poco macchinosa, dell’assegnazione di controllers esterni sui knobs, operazione che passa per più di una schermata e svariati movimenti di mouse. Non ci spieghiamo, in tal senso, per quale ragione non sia stata prevista una classica mappatura almeno sui filtri LPF (magari con il controller numero 74 fisso sul Cutoff) in modo da permettere all’utente di giocare con il filtro appena il suono è caricato. A compensare questa mancanza, tuttavia, corrono in aiuto le mappature “Macro” con le quali i knob presenti nell’apposita sezione sono assegnati a controller fissi, consentendo pertando di pilotare Cutoff e Resonance: da tener presente comunque che vengono usati numeri di controller non usualmente assegnati a filtro, il che potrebbe costringere ad una riprogrammazione degli hardware controllers se quest’ultimi, com’è prassi dei produttori, sono mappati di default su CC74 (Cutoff) e CC71 (Resonance). Per aggirare questo inconveniente, può valere la pena di inserire nella chain, in cui si trova il SampleMoog, un filtro esterno (come ad esempio il magnifico FabFilter Volcano – Fig.7) e lasciarlo fisso (e mappato) per tutto il tempo dell’esplorazione.

La sezione effetti

Il player SampleTank esce, anche nella sua versione SampleMoog, con una dotazione di effetti davvero interessante. Ce n’è davvero per tutti i gusti: modulazioni, chorus, phaser, flanger, distorsioni, cabinet simulator, bit crusher, rotary e molti altri effetti. Onestamente, tutti di buona fattura. Gli effetti sono combinabili in misura di 4 per strumento (nei combi sono caricabili fino a 16 strumenti, assegnabili a 16 canali midi). Se poi possedete il Sampletank avete la possibilità anche di sfruttare i canali Send e Master con ulteriori effetti. Anche l’utente meno esperto di processing può davvero divertirsi applicando combinazioni di effetti casuali sui numerosi timbri SampleMoog. Tra l’altro la natura spesso lineare dei suoni (il più delle volte è dato da oscillatori, filtro e poco altro) si adatta benissimo ad ulteriori elaborazioni. E’ gradevole notare quanto il SampleTank sia praticamente trasparente alla CPU, per cui si possono caricare numerosi suoni senza appesantire in alcun modo il carico sul processore del computer. In più, se siete possessori del SampleTank 2.5 versione full, potrete utilizzare la libreria del SampleMoog combinata, ad esempio, con quella del SampleTron, di Sonic Synth 2, dei numerosi “group buys” di Dave Kerzner (patron di Sonik Reality) od addirittura del Miroslav Philharmonik (Fig.8). Il tutto a creare dei “mostruosi” multi ibridi di sicuro divertimento ed effetto sonoro: una possibilità che consiglio di esplorare, una vera manna per smanettoni e semplici utenti in vena di sperimentazioni. Riguardo alle macchine usate durante il test, sono state impiegate due postazioni PC simili tra loro dal punto di vista della configurazione, ma con interfacce audio/MIDI differenti. Di seguito l’elenco: CPU Pentium 4 da 3,6 GHz; RAM 2 Gb; HD da 7.200 RPM con 16 mega di cache; Sistema Operativo Windows XP; Schede audio: RME Fireface 800, Echo AudioFire 4; Monitor: ADAM P11A, KRK VXT 6, Dynaudio BM15; Sequencer: Cubase 4.5, Sonar 7; Controller esterno: Novation  ReMOTE SL 61, CME VX70.

Sistema richiesto Microsoft Window

Minimi: Pentium 1GHZ / Athlon XP 1.33 Ghz; 512 MB RAM; Window XP / Vista o Successivi Formati supportati VST, RTAS

Raccomandati: Pentium 2.4Ghz / Athlon XP 2:4 Ghz 1 GB di RAM

Sistema Richiesto APPLE MAC INTEL

Minimi: 1.5 Ghz Intel Core Solo Processor; 512 MB di RAM Mac OSX 10.4.4 o Superiore Formati supportati: VST, Audio Units, RTAS

Raccomandati:
1.66 Intel Core Duo processor; 1 GB di RAM

Conclusioni

Dobbiamo dire che nel complesso siamo rimasti ben impressionati dal pool di campioni offerti. La scelta è di tutto rispetto e le timbriche suonano ricche. Volendo dare un’indicazione per chi si avvicina a questo tipo di strumento, definiremmo il SampleMoog come un tool per “arrangiatori elettronici”. Infatti, al contrario di molti prodotti presenti sul mercato, il programma non offre “patches“ elaborate con modulazioni/sequencing in grado di agire autonomamente per minuti interi grazie a qualche diavoleria algoritmica. Niente di tutto questo. Per ottenere il meglio dal SampleMoog dovete calarvi nei panni degli arrangiatori che per anni hanno utilizzato questi suoni in spettacolari successi di livello mondiale ed arrangiare le parti in modo da sfruttarne il suono magico, ma lasciando che sia la musica ad offrire modulazioni e spunti. Insomma, se siete tipi da “schiaccio un tasto e mi ritrovo un pezzo finito” tenetevi lontani da SampleMoog. Se invece provate gusto nell’arrangiare musica elettronica, di qualsiasi stile si tratti, lo consigliamo senza esitazione, non foss’altro per il valore storico e la completezza dell’offerta. Di seguito alcune demo audio realizzate da Mistheria, che ci ha gentilmente concesso anche la possibilità di pubblicare un frammento del suo “Theme from MY DEAR CHOPIN” che potete ascoltare nel primo brano “Led Lead”.

Pro

Sicuramente possiamo citare il suono di buona presenza, le modulazioni e gli effetti offerti da SampleTank. La possibilità di creare nuove multi apre inesplorati scenari per smanettoni o semplici appassionati pronti a mixare suoni di epoche diverse in una sola patch. Il divertimento è assicurato.

Contro

Il più rilevante è la mancata mappatura di partenza dei filtri e la procedura macchinosa di assegnazione, soprattutto se ripetuta per gli oltre 1700 suoni inclusi. Invitiamo sinceramente la IK Multimedia a fornire, magari in download, una versione aggiornata della libreria, con la mappatura già effettuata almeno per il filtro 1. Il display più contrastato e la navigazione per frecce sarebbero anche graditi, ma sono di minore rilevanza.

Extra

Non dimentichiamo che questi synth venivano suonati con tecniche particolari in quanto erano mono e poi registrati su outboard analogici. Un ascolto dei brani dell’epoca è vivamente consigliato per spunti ed idee sul migliore utilizzo dei suoni. Un altro suggerimento che possiamo offrire è quello di “scaldare” il mix per offrire un piglio più analogico, mediante qualcuno dei numerosi plug-ins in circolazione, warmers e distorsori di segnale.