10 Plugin gratuiti che suonano (parte 2)
Nello scorso articolo vi abbiamo mostrato 10 plugin gratuiti tra effetti e strumenti virtuali che possono tranquillamente competere o addirittura sostituire prodotti commerciali concorrenti. Continuiamo la serie di questi articoli aggiungendone altri 10, includendo anche le versioni dimostrative di software completamente funzionanti. Tutti per lo più disponibili in formato AU e VST.

Addictive Drums è un ottimo plugin di batterie acustiche (e non) della casa XLN Audio. Il software è a pagamento ma è disponibile una demo senza limiti di tempo e senza interruzioni audio in formato VST, AU e RTAS.
La demo comprende:
* 1 Kick, 1 Snare, 1 Hi-hat, 1 Crash
* 25 Preset
* 300 Beat
Addictive Drums, oltre ad avere ottimi samples di batteria e centinaia di groove e fill nella sua libreria, integra nell’interfaccia un comodissimo mixer con insert effects, fader con livelli per ogni pezzo della batteria e per overhead, riverberi e ovviamente un master.
Sito: http://www.xlnaudio.com/?page=downloads&d_page=demoversion
SampleTank Free è una versione perfettamente funzionante del campionatore SampleTank 2 ma con alcune limitazioni.
È possibile importare solo la libreria creata apposta per questa versione gratuita (500mb di campioni), ma chiaramente la funzione import non è abilitata e i preset utenti sono disabilitati.
A parte queste limitazioni, il software mette a disposizione moltissime feature per un campionatore che ha poco da invidiare ai concorrenti più in vista del settore.
È disponibile in formato VST, RTAS e AU
Sito: http://www.ikmultimedia.com/sampletankfree/features/

Distorsione, filtro passa basso, compressore e master/mix in un solo plugin: CamelCrusher. Questo plugin multieffetto della CamelAudio risulta ottimo quando si vogliono risparmiare slot per effetti, magari in progetti già stracolmi di plugin, o semplicemente per sfruttare questi effetti con pochi controlli e facilmente. Personalmente lo uso spessisimo quasi esclusivamente per il filtro che trovo più “caldo” dei classici passa-basso spesso in dotazione nelle DAW.
È disponibile in formato AU e VST.
Sito: http://www.camelaudio.com/camelcrusher.php
Automat è stato uno dei primi sintetizzatori virtual analog gratuiti in formato AU Universal Binary (all’esordio dei Mac Intel). Le prime beta erano un po’ scarne e non tutte le funzioni erano realmente accessibili, ma già da un po’ è disponibile la prima versione non beta, la 1.01, molto stabile e ricca di feature che ogni VA dovrebbe avere:
* sintesi sottrattiva
* oscillatori con antialias e hard-sync
* filtri e amp con ADSR
* modulator con tempo sync
* waveshaper / eq
* stereo-delay con filtro e tempo sync
* modulated spatial effect
* poly-, unisono and legato-mode
* generazione di preset random
* midi learn
Automat si presta benissimo alla creazione di lead o pad dal sapore analogico (e non), mentre per i bassi è necessario integrare qualche effetto esterno per rendere il suono più deciso.
Sito: http://blog.alphakanal.de/2009/06/03/automat_1-0
Esistono ormai una miriade di plugin delay/echo commerciali e gratuiti per tutte le esigenze e spesso svolgono già un ottimo lavoro gli stessi plugin interni delle DAW. Bouncy, invece, estremizza il concetto di delay stravolgendo i canoni di tutti questi plugin offrendo un effetto “complicato” ma facilmente configurabile. Per descrivere questo effetto bastano le semplici parole con cui l’autore, nella sua pagina, commenta il proprio plugin: “Adesso TU puoi saltare come Aphex Twin”.
È disponibile in formato AU e VST.
Sito: http://bram.smartelectronix.com/plugins.php?id=8
Se siete nostalgici dei giochi delle vecchie console a 8bit o se semplicemente dovete ricreare le sonorità di quei chip audio retrò, Magical 8bit è il plugin che fa al caso vostro. Ovviamente i controlli a disposizione sono pochi proprio per emulare le funzioni limitate generalmente disponibili nelle vecchie console: forma d’onda (quadra, pulse, triangolare o noise), volume/gain, ADSR e Pitch Bend range.
È disponibile in formato AU e VST.
Sito: http://www.ymck.net/magical8bitplug/index.html

Mr. Alias 2 è un particolarissimo sintetizzatore che sfrutta degli oscillatori senza limite di banda che possono essere trasposti fino ed oltre la frequenza di Nyquist. Questo porta inevitabilmente al classico effetto “aliasing”, tanto odiato nei sintetizzatori digitali o nei campionatori, che però in questo caso viene sfruttato per creare sonorità ambigue ma decisamente interessanti grazie anche ai parametri messi a disposizione nell’interfaccia.
Alcune delle caratteristiche principali sono:
* 2 oscillatori
* 18 waveform
* Full stereo processing
* 6 tipi diversi di filtro
* Inviluppo per il filtro
* External audio processig
* Generazione di preset random
* MIDI learn
* MIDI-controllable patch morphing
* Banco di 128 preset
* Drag & drop preset and MIDI map
È disponibile in formato AU e VST.
Sito: http://www.thepiz.org/mralias2/
Nell’articolo precedente abbiamo parlato di Togu TAL-Elek7ro, questa volta invece vi mostriamo il virtual analog TAL-BassLine.
Potremmo definirlo un clone del Roland SH-101, questo plugin è ottimo, come suggerisce il nome, per la creazione di suoni di basso sintetici dal sapore vintage.
Rappresenta una buona alternativa gratuita al più famoso plugin della Novation BassStation.
L’architettura interna è grosso modo la classica di ogni virtual analog e comprende:
* Oscillatori (saw, pulse)
* Sub-oscillator: square -1 oct., square -2 oct., pulse -1 oct, pulse -2 oct
* -18 dB/octave low-pass filter (resonant/self-oscillating)
* LFO (frequency: 0,1 .. 30 Hz, waveforms: sin, tri, saw, rec, noise)
* Inviluppo (A: 1.5ms..4s, D: 2ms..10s, S: 0..100%, R: 2ms..10s)
* Arpeggiatore (up, down, one octave mode)
* 2x Unisono Mode
* Panic button
* MIDI automation per tutti i controlli
È disponibile in formato AU e VST.
Sito: http://kunz.corrupt.ch/?Products:VST_TAL-BassLine

Se volete dare un tocco di “antico” alle vostre registrazioni o se semplicemente avete bisogno dell’effetto vinile per una produzione, Vinyl mette a disposizione diversi parametri per personalizzarne ogni aspetto. È possibile infatti scegliere persino il tipo di modello di giradischi oltre che ovviamente il volume del rumore, la presenza dell’effetto disturbo elettrico e altri dettagli come la quantità di graffi e la presenza di polvere sul disco.
È disponibile in formato RTAS, VST, MAS, AU e DirectX.
Sito: http://www.izotope.com/products/audio/vinyl/
Concludiamo questa raccolta con un plugin forse un po’ più datato rispetto ai precedenti ma ancora valido dal punto di vista sonoro. Triple Cheese è un sintetizzatore dall’interfaccia un po’ spartana ma dalle potenzialità sonore decisamente interessanti per un plugin free. Ottimo per la creazione di pad o texture sonore molto “spesse” classiche degli anni ’80.
È disponibile in formato AU e VST.
Rayzoon Jamstix – Un vero batterista nel tuo PC
Tedesco di nascita, americano di residenza, batterista per passione, programmatore di professione, Ralph Zeuner, 36 anni, è l’autore di uno stupefacente plug-in VST che vi lascerà letteralmente a bocca aperta: Jamstix, un vero e proprio batterista virtuale ben diverso da quelli che abbiamo già trovato sul mercato nei mesi passati. Uno strumento in grado di “improvvisare” come un vero musicista e capace di seguire l’andamento del brano come farebbe un essere umano. Sicuramente un notevole passo avanti nel campo dell’intelligenza artificiale e, soprattutto, nel campo degli strumenti musicali digitali.
Nella mente del batterista
Il batterista è una componente fondamentale di ogni gruppo che suona per davvero: è la base ritmica, guida il movimento del brano e ha l’arduo ruolo di creare quel senso di trascinamento che trasmette la musica. Ma purtroppo non tutti sono in grado di pensare come un vero batterista, quando bisogna programmare una base sulla propria piattaforma audio/midi, e spesso si rischia di ottenere qualcosa di sfacciatamente fasullo quando, contrariamente, l’intenzione sarebbe quella di creare una traccia ritmica realistica. Le soluzioni quindi sono due: o ci vuole un vero batterista oppure ci vuole Jamstix, un programma che non solo può eseguire pattern ritmici pre-registrati, ma può letteralmente “improvvisare” aggiungendo a proprio piacimento dei leggeri accenti, dei fills, o piccole finezze batteristiche come le ghost notes, i press-rolls e i flams, fino addirittura a scatenarsi in un vero e proprio assolo, il tutto seguendo la dinamica della band che lo accompagna senza mai stancarsi!
Come funziona
La struttura di Jamstix (Fig. 1) è divisa in due sezioni fondamentali: il cervello ed il modulo sonoro. Il cervello, the brain, è la parte che si incarica di eseguire i patterns e l’arrangiamento, aggiungere variazioni in base a dei complessi algoritmi interamente controllabili dall’utente, capire e percepire il livello del segnale audio o midi in ingresso e regolare, di conseguenza, la dinamica dell’esecuzione.
Il modulo sonoro, invece, può generare in uscita semplicemente un flusso midi da reindirizzare manualmente ad altri strumenti esterni, oppure può ospitare a sua volta altri plug-in VST batteristici come BFD e DFHS, oppure ancora può sfruttare i campionamenti interni per produrre il suono della batteria acustica. E’ possibile usare Jamstix come una semplice libreria di campioni escludendo il cervello, oppure usarlo come una comune drum machine escludendo tutte le possibilità di intervento “spontaneo”. L’utente ha il pieno controllo di tutti gli aspetti musicali del plug-in, agendo su dei comandi basati sulle percentuali di intervento, potendo così decidere, ad esempio, con che percentuale di probabilità dev’essere suonata una terzina di semicrome sull’hi-hat chiuso durante il terzo movimento, oppure con quanta probabilità dev’essere suonato un colpo di cassa sull’ottava semicroma di una battuta di 4/4, oppure ancora che percentuale di errore vogliamo dare al timing dell’esecuzione generale o di un singolo componente come il rullante o la cassa, e così via. Tutto questo rende l’esecuzione incredibilmente naturale e “umana”, considerando anche il fatto che Jamstix utilizza tecnologie come la “velocity variance” che, come si potrebbe facilmente intuire, consente di variare leggermente il livello di velocity midi usato sullo stesso tamburo per evitare il cosiddetto effetto mitragliatore, oppure gli x-samples che, per lo stesso scopo, suonano campioni diversi anche se il livello di velocity non cambia. I campioni forniti con Jamstix sono di ottima qualità ed includono la registrazione separata dell’ambiente naturale ripreso durante la fase di campionamento, sono liberamente editabili per quanto riguarda parametri come il pitch, il pan, il volume ed il tempo di decay. Un mixer a quattro uscite stereo separate con compressori/limiter incorporati (Fig. 2) consente di ottenere dei mixaggi perfetti, adatti ad ogni genere musicale, e la possibilità di acquistare separatamente gli add-on packs arricchisce ancor di più la libreria disponibile.
Infine, troviamo anche una sezione dedicata alle percussioni (Fig. 3) come claves, tambourine, cow bells, shakers e bell chimes che possono suonare insieme alla batteria acustica creando una sinergia ritmica degna della migliore accoppiata Dave Weckl – Walfredo Reyes!
Creiamo un arrangiamento
Si possono creare arrangiamenti in diversi modi: per i più svogliati è possibile attivare la modalità Free Jam (Fig. 4) e lasciare che Jamstix faccia di testa sua. In questo modo, non bisogna far altro che collegare all’ingresso midi la propria tastiera e suonare, oppure collegare la chitarra o il basso elettrico all’ingresso audio di Jamstix. Per chi invece non vuole programmare patterns e arrangiamenti, ma non vuole neanche lasciare troppo spazio al suo Phil Collins elettronico, si può usare la modalità Keyword Jam (Fig. 5) che consente di scegliere alcuni fra i tantissimi stili e patterns preimpostati e lasciare che Jamstix suoni solo secondo il genere prescelto. Per chi, invece, vuole consegnare la partitura al suo batterista e pretende che sia seguita alla semibiscroma, allora si possono programmare i pattern, ovvero singole misure, e gli arrangiamenti – ossia la sequenza dei patterns con l’inserimento di introduzioni, fills, pause e finali. A questo punto, ho preparato delle piccole dimostrazioni che troverete cliccando i link .mp3 all’interno dell’articolo.
La prima (il file “Jamstix_Arrangement_(84bpm).mp3”) è un piccolo brano a 84 bpm registrato con un basso, un piano Rhodes e un organo Hammond. Ho preparato due pattern principali su cui poi Jamstix improvviserà piccole variazioni, ed una piccola linea di arrangiamento che prevede una misura di introduzione, dei fills, un passaggio al refrain, un piccolo assolo finale fatto da una sequenza di tre fills e un finale (Fig. 6). Per comodità, ho voluto includere anche due tracce mp3, l’una contenente solo la traccia di batteria e l’altra il resto degli strumenti, e il file di arrangiamento per chi volesse provare personalmente ad eseguire il brano con la sua copia del software.
Nella modalità Manual Jam si lascia al plug-in il giusto spazio per umanizzare l’esecuzione batteristica senza inquinare troppo la ritmica con interventi superflui, e il risultato è a dir poco stupefacente. Da notare che per queste demo ho utilizzato i suoni interni comprendenti anche gli add-on packs “Brushpak” e “Drum Pak #1” acquistabili direttamente dal sito della Rayzoon per pochi dollari. La composizione di un singolo pattern è estremamente facile: la schermata è divisa in diverse sezioni (Fig. 7), ognuna dedicata ad un componente fondamentale della batteria, e cioè la cassa, il rullante, la sezione di accompagnamento formata da hi-hats e ride, i tom-toms e i piatti. Il tempo standard è in 4/4 e la risoluzione è in sedicesimi, ma è possibile suonare anche tempi dispari e shuffle. Proprio per aiutare i più inesperti in fatto di metrica musicale, le note si inseriscono in semplicissime griglie suddivise in quarti, ottavi, sedicesimi precedenti e successivi, mentre col tasto destro del mouse si possono impostare i livelli di velocity con cui una determinata nota dev’essere suonata. Per quanto riguarda hi-hats e ride, si possono automaticamente aggiungere gli ottavi o i sedicesimi, mentre per il rullante possiamo decidere di far suonare anche le ghost notes (quei leggerissimi colpi intermedi che arricchiscono l’accompagnamento). Ovviamente il brain si incarica anche di evitare situazioni in cui vengano suonati contemporaneamente 4 tom, 3 piatti e il rullante, cosa umanamente impossibile. Infine, si possono salvare e caricare nuovi pattern, copiarli da uno slot all’altro e anche programmarli suonando direttamente sulla tastiera grazie alla funzione Learn. Come secondo esperimento, ho collegato il mio piano Rhodes all’ingresso audio di Jamstix grazie all’utility plug-in audioM8 (che consente di instradare facilmente l’audio di una traccia direttamente all’ingresso di Jamstix in quegli host VST che non consentono di farlo direttamente) e ho improvvisato un piccolo funky alla meno peggio! Non fate caso al mio modo di suonare, ma notate come Jamstix segue la dinamica della musica. E’ possibile stabilire in che modo Jamstix debba regolarsi durante l’esecuzione tramite i controlli funkyness e complexity, i livelli minimi e massimi di velocity, il regolatore della modalità power play e tanti altri parametri, ottenendo risultati che spaziano da un infuriato John Bonham a un precisissimo Lele Melotti.
Ultimo esperimento:
Ho caricato una libreria di basso in Halion e ho collegato l’uscita midi della traccia all’ingresso di Jamstix, ho selezionato la modalità Manual Jam, ho programmato un pattern e mi sono improvvisato Marcus Miller! Anche in questo caso la risposta è stata sorprendente, tanto più che utilizzando l’ingresso midi abbiamo a disposizione ulteriori controlli, impostabili nella sezione Jam Habits, che ci permettono di decidere come deve reagire il brain in determinate situazioni: per esempio se stiamo suonando un lento e ogni 2 misure c’è un accento sul quarto movimento, Jamstix automaticamente impara dove si trovano gli “obbligati”; oppure se suoniamo singole note lentamente, Jamstix le può accentare con dei leggeri colpi sul ride.
Conclusioni
Jamstix si comporta proprio come un vero batterista, segue l’arrangiamento quando deve, suona i fills quando deve, non va mai fuori tempo oppure sì, ha un buon senso di interplay sebbene a volte possa andar fuori di testa, e se lo lasci a ruota libera non si ferma più finché non gli levi le bacchette di mano… o premi STOP! Tecnicamente parlando, è l’ideale per chi non sa come programmare delle parti di batteria MIDI che suonino in modo piuttosto realistico, è particolarmente indicato per il project-studio dove si preparano provini o basi musicali, ma può anche essere uno strumento professionale se usato da mani esperte. Attualmente è disponibile solo in versione VST per piattaforma Windows ed è acquistabile unicamente via internet dal sito www.rayzoon.com e il download completo supera il centinaio di Mb, quindi è richiesta una connessione veloce. L’installazione sia del programma in sé che degli add-ons è semplice e rapido, la compatibilità con i più famosi hosts VST è più che garantita ed il supporto tecnico è ottimo. Credo che pure il programmatore MIDI più esperto non sfrutterebbe neanche la metà di tutto il potenziale di Jamstix, ma di una cosa sono certo: il divertimento è assicurato!
Intervista con Ralph Zeuner
Personalmente sono venuto a conoscenza di Jamstix prima ancora che la versione definitiva fosse pubblicata, e conobbi l’autore, Ralph Zeuner, sul forum di KvR all’inizio del 2005, quando di questo favoloso programma si cominciava appena a vociferare. Presissimo dalla curiosità, fui tra i primi ad acquistarlo in prevendita al prezzo di 89 dollari americani e cominciai fin da subito a comporre qualche nuovo brano con l’aiuto del mio nuovo Dave Weckl elettronico, tant’è che sul sito della Rayzoon ci sono ancora delle demo suonate da me. In occasione di questo articolo, ho chiesto a Ralph di concedermi una breve intervista.
Guido Scognamiglio: Com’è nata l’idea di Jamstix?
Ralph Zeuner: Il progetto di Jamstix è nato intorno al 2000, quando ero oramai stufo di programmare le parti di batteria manualmente per i miei brani, e mi accorsi che non esistevano strumenti sul mercato in grado di aiutare il musicista a creare arrangiamenti realistici e originali. Avevo bisogno di qualcosa che si prendesse la briga, al mio posto, di “umanizzare” la batteria per quanto concerne la dinamica e gli accenti, che consentisse di arrangiare pattern multipli e aggiungere dei fill durante il brano. Allo stesso tempo, pensai che uno strumento del genere potesse anche sviluppare autonomamente delle ritmiche originali “al volo” basandosi su determinati parametri, così studiai un metodo per analizzare le note MIDI e il volume dell’audio per controllare l’esecuzione della traccia di batteria. Ho trascorso anni a raccogliere idee e implementare prototipi di un cervello artificiale capace di generare note MIDI in base all’input MIDI o audio. Ricordo ancora la mia prima jam con uno dei primi prototipi di Jamstix: mi sembrava di aver suonato per 5 minuti ma in realtà ne erano trascorsi almeno 20 suonando e ascoltando le reazioni del software! Il senso dell’interazione era sorprendente e chiaramente ispirava il mio processo creativo. Fu allora che capii che stavo avvicinandomi a qualcosa di concreto. La cosa cominciò a prendere definitivamente forma quando nacque lo standard VST, rendendo possibile l’uso di uno strumento simile all’interno di altri software musicale, creando così un’enorme versatilità. In ultimo, aggiunsi l’input audio dando all’utente la possibilità di usare Jamstix in diversi modi.
GS: Non temi che la computer music possa un giorno rimpiazzare completamente la musica suonata alla vecchia maniera?
RZ: Assolutamente no. Si tratta solo di facilitare il compito, ad un musicista, di creare la propria musica. Ho bellissime idee musicali in mente che vorrei realizzare, ma sicuramente non posso beneficiare di musicisti veri ogni volta che ne ho bisogno. Ed è qui che tornano utili strumenti come Jamstix.
GS: Come paragoneresti Jamstix ad altri programmi musicali basati sull’intelligenza artificiale? Cosa lo rende così “diverso”?
RZ: Beh, piuttosto i paragoni li lascerei fare agli altri. Semmai, posso parlarti della tecnologia che c’è dietro Jamstix. Un batterista ha dei precisi schemi mentali (ti prego, niente battute sui batteristi!) in risposta a ciò che stanno suonando gli altri musicisti e a che tipo di musica si sta approcciando. Jamstix tenta di catturare tutti questi processi mentali e li sovrappone in modo “musicale”. Infine, un filtro intuisce tutte quelle situazioni “impossibili da suonare” e le elimina dall’esecuzione in base a delle priorità. Questo tipo di approccio è unico sul mercato, per quanto ne sappia.
C’è poi una serie di componenti individuali che interagiscono fra di loro, dando a volte dei risultati sorprendenti anche per me che, in quanto autore, non ho affatto programmato.
GS: Dove e come hai registrato i campioni inclusi in Jamstix?
RZ: Le registrazioni e l’editing sono state fatte nel mio studio personale. Ho fatto diversi esperimenti con differenti livelli di dinamica, cattura dell’ambiente e campionamenti alternati, allo scopo di ottenere risultati realistici mantenendo un buon compromesso fra uso della CPU e della memoria. Lo stesso vale per la selezione dei kit: ho in mente dei suoni specifici e pertanto cerco di procurarmi le attrezzature adatte per realizzare quei suoni.
A dire la verità, non mi aspettavo che così tanti utenti fossero interessati ad usare i suoni interni, credevo piuttosto che molti fossero interessati ad usare librerie di alto livello come BFD e DFHS. Tuttavia, ho notato che c’è come un vuoto fra le librerie economiche e quelle di alto livello, sicché Jamstix tenta di colmare quel vuoto tanto che c’è stata una forte domanda di nuovi suoni e ultimamente siamo stati molto impegnati per la creazione degli expansion packs.
GS: Chi credi che sia il potenziale target di Jamstix?
RZ: Chiunque crei musica col computer è un potenziale acquirente di Jamstix! Puoi usarlo come un semplice modulo sonoro, oppure per improvvisare musica insieme a te, puoi usarlo per creare gli arrangiamenti o lasciare che li crei lui per te. E’ un po’ come il coltellino svizzero del batterista informatizzato! Comunque sia, molti si lasciano ingannare dal prezzo basso di Jamstix, ma in realtà potresti ottenere risultati altamente professionali anche senza usare una libreria di alto livello.
GS: Pensi che unirti ad una grande software house potrebbe incrementare le tue vendite?
RZ: Sono aperto a qualsiasi possibilità riguardante il futuro, ma nel frattempo mi piace godermi lo stretto controllo che ho dei miei prodotti. Essere autonomo mi consente di offrire Jamstix ad un ottimo prezzo e offrire un buon supporto. La riposta della comunità è stata meravigliosa, davvero non ero pronto a questo senso di soddisfazione che puoi ottenere quando interagisci direttamente con i tuoi acquirenti.
GS: Ora quali sono i tuoi progetti futuri?
RZ: Beh, all’inizio dell’anno prossimo abbiamo in progetto di pubblicare Jam Bass, un software che fa per il basso ciò che Jamstix fa per la batteria. I due software saranno anche predisposti a “dialogare” l’un con l’altro per creare un gruppo sinergico. Ci sono altri progetti nel cassetto, come un percussionista virtuale e, ovviamente, Jamstix 2 che vedrà la luce forse alla fine del 2006. A parte questo, ho in mente tante altre idee originali, ma è ancora troppo presto per parlarne!
Una Suite di plugin VSTi Vintage
Fra la miriade di plug-in VST commerciali prodotti da grandi software house estere, fa capolino uno sviluppatore italiano indipendente, Guido Scognamiglio, che mette a disposizione sul suo sito www.soundfonts.it una completa suite di plug-in VST fra virtual instruments ed effects che riproduce strumenti vintage famosissimi come un organo Hammond (ORGANized trio), un piano Rhodes (MrRay SeventyThree), un piano Wurlitzer (MrTramp), un Leslie (MrDonald) e un multieffetti (Effectizer).
L’abbiamo incontrato di persona in un locale partenopeo e successivamente siamo stati invitati nel suo studio privato per strappargli qualche informazione riguardo i suoi prodotti che, secondo i nostri test, non hanno nulla da invidiare ai concorrenti più blasonati
Antonio Campeglia: Come mai il tuo sito si intitola SoundFonts.it? C’è un nesso fra i soundfonts e i plug-in VST?
Guido Scognamiglio: Nessun nesso, il sito porta ancora quel nome perchè fu aperto nel 2000, quando i soundfonts cominciavano a diventare famosi anche in ambito professionale, così ebbi l’idea di creare una sorta di community volta allo scambio di soundfonts free e altre attività, ma poi col tempo la community è sparita e il sito ha mantenuto il nome solo per poterne sfruttare la popolarità. I plug-in VST sono venuti dopo.
AC: Ma il sito è interamente scritto in inglese, come mai?
GS: Perchè affluenza maggiore viene dall’estero. Scriverlo solo in italiano sarebbe stato un grosso limite.
AC: E come ti è nata l’idea di produrre questi plug-in? Non erano già presenti sul mercato prodotti simili prima ancora che tu ne cominciassi lo sviluppo?
GS: Si, qualcosa c’era già, ma a me piaceva l’idea di poter creare qualcosa di mio per le mie esigenze. Così cominciai con il simulatore di Hammond, ORGANized trio, che è sempre in continuo perfezionamento. Successivamente è nata la passione per il Rhodes, poi per il Wurlitzer… stavo pensando anche ad un Clavinet D6 ma per quello non sono ancora pronto!
AC: E i nomi dei plugin da cosa provengono?
GS: ORGANized trio proviene da "ORGANized" che era il titolo di un vecchio disco di mio padre che ascoltavo spesso da bambino, interamente suonato con l’Hammond da Chris Waxman; "trio" si riferisce alla struttura upper/lower/pedals. "MrRay" in onore del grande Ray Charles… mitica la scena nel film dei Blues Brothers in cui mostra un vecchio Suitcase 88 alla band. "MrTramp " è ispirato ovviamente ai SuperTramp, gruppo che ha reso famoso il piano Wurlitzer. "MrDonald" in onore al genio di Don Leslie, che ha inventato lo speaker rotante.
AC: Come mai hai scelto la sintesi a modelli fisici e non campionamenti o sistemi ibridi?
GS: Per due fondamentali motivi: primo, perché spesso le librerie campionate hanno bisogno di un lettore di campioni, che comporta un costo addizionale; secondo, perché con i modelli fisici si possono modellare i suoni a proprio piacimento, cosa impossibile da farsi con i campionamenti. E con la giusta tecnica si possono raggiungere risultati eccellenti.
AC: La tua professione è quindi quella del programmatore?
GS: Sì, ma più precisamente io programmo per il web, in particolare creo e gestisco soluzioni di commercio elettronico. La programmazione DSP è più che altro un hobby, e non sono un vero esperto. Ho cominciato a programmare sin dall’epoca del VIC20 e ne sono sempre stato appassionato.
ORGANized trio
Passiamo ora ai test. Tutti i plug-in sono stati testati nell’ottimo EnergyXT di Jorgen Aase ( www.xt-hq.com ) su di un PC Pentium4 a 2800MHz con 1Gb di ram e una masterkeyboard midi. Il primo plugin che abbiamo provato è "ORGANized trio", il simulatore del mitico elettrofono inventato da Laurens Hammond negli anni ’30 (fig. 1 – l’interfaccia di ORGANized trio mostra i tre set di drawbars e tutti i controlli relativi alla percussione, al vibrato/chorus e al simulatore di cassa Leslie incorporato). Il primo preset riproduce il suono tipico usato dal grande Jimmy Smith, molto jazzistico, e la prima impressione è stata quella di trovarsi davanti ad un clone Hammond molto convincente. I drawbar agiscono proprio come nello strumento reale, e ad ogni "manuale" è possibile assegnare il rispettivo canale MIDI (di default, upper sta sul canale 1, lower sul 2 e pedals sul 3) in modo da poterlo suonare come un vero B3 se si hanno 2 masterkeyboards e una pedaliera midi. Sull’upper è possibile attivare la percussione, sceglierne l’armonico, il decay time e il volume. Le sei impostazioni di Chorus/Vibrato sono ben marcate e il keyclick aggiunge quell’attacco aggressivo ottimo per ritmiche e slides. Sulla sinistra dell’interfaccia c’è una sezione Overdrive, per ottenere suoni rock tipici dei Deep Purple, di Emerson Lake & Palmer, e dei grandi gruppi rock degli anni ’60 e ’70. Il simulatore di Leslie ha un suono circolare e avvolgente quando è in modalità slow, ricco ed efficace quando in modo fast; la transizione da una velocità all’altra è veramente realistica e tutti i parametri sono liberamente regolabili. Nel pannello di controllo del plugin, attivabile cliccando sul "gancio" accanto al riquadro dei controlli del Leslie, si possono impostare alcuni importanti parametri fra cui la possibliltà di invertire la risposta dei drawbars ai control change midi, cosicché i fader del nostro controller midi si muovono nella stessa direzione dei drawbars (cioè giù = volume massimo e viceversa); un altro parametro importante è la possibilità di escludere il drawbar 1’ quando la percussione è attivata, proprio come capita in un vero Hammond, limitazione questa dovuta allo schema circuitale dello strumento. Infine, è possibile regolare l’attenuazione globale dei drawbars e la quantità di "leakage", cioè il disturbo armonico presente nel generatore a ruote tonali di un organo vero. L’aspetto fondamentale di ORGANized trio è il suo carattere sonoro, che oltre ad essere dolce e aggressivo all’occorrenza, sa anche farsi notare bene quando inserito all’interno di un mix. Le possibilità di regolare la timbrica globale sono tante e non si può rischiare di avere un suono che resta troppo "dietro". Insomma, in questo simulatore c’è proprio tutto, anche la grafica ricorda molto la struttura elegante e professionale del mitico Hammond.
Produttore: SoundFonts.it
Modello: ORGANized trio
Website: www.soundfonts.it
Prezzo: Donationware (minimo 15 euro)
Dotazione: 6
Affidabilità: 6
Resa: 6
Qualità/Prezzo: 6
Pro: Ottimi suoni, basso consumo di cpu
Contro: Assenza della polifonia totale
Globale: 6
MrRay SeventyThree
Questo è un simulatore a modelli fisici del mitico piano Rhodes, precisamente di un Mark I seventythree, quello a 73 tasti. L’autore ha preferito simulare il suono del Rhodes così come esce dal jack dello strumento, senza particolari equalizzazioni o simulazioni addizionali di speaker. Per questa ragione, è facile crearsi il proprio suono inserendo effetti esterni in cascata all’output di questo VSTi. Bisogna dire innanzitutto che per essere una simulazione a modelli fisici il risultato è davvero stupefacente: a primo impatto l’impressione è stata quella di ascoltare dei campionamenti, perché il timbro cambia leggermente da nota a nota, esattamente come in un Rhodes vero, ma l’uso della sintesi a modelli fisici abbatte il limite della dinamica che spesso impone il campionamento: qui la dinamica è totale, 127 livelli! I controlli frontali sono semplici ed essenziali (fig. 2 – MrRay SeventyThree, pochi controlli ma essenziali) e permettono di modificare leggermente il suono agendo sugli elementi meccanici del piano: MALLETS regolano la durezza dei martelletti, TINES regolano i rumori metallici, con i comandi TONEBARS si può intervenire sui tempi di decay e di release. Un display in alto a destra indica la curva di risposta dinamica in uso, selezionabile fra Normal, Hard e Linear.
La polifonia è di 32 voci, sufficiente anche per arpeggi impegnati, ma ciononostante l’uso della CPU è molto basso: sul nostro computer abbiamo registrato un picco massimo del 20% con tutte le note di polifonia impegnate.
Un punto a sfavore di MrRay SeventyThree sta nella dinamica, ma forse non è colpa della simulazione ma delle master keyboards: la dinamica di un vero piano Rhodes è molto più estesa, fino al punto che colpendo un tasto con una forza eccessiva si sente il martelletto urtare sulla barra tonale senza quasi produrre alcuna nota. Purtroppo il protocollo midi è ancora a 8 bit e, per determinate applicazioni, mostra palesemente i suoi limiti.
Produttore: SoundFonts.it
Modello: MrRay SeventyThree
Website: www.soundfonts.it
Prezzo: Donationware (minimo 15 euro)
Dotazione: 6
Affidabilità: 6
Resa: 6
Qualità/Prezzo: 6
Pro: Discreta simulazione, basso consumo di cpu
Contro: Assenza dei presets
Globale: 6
MrTramp
Chi non conosce i SuperTramp? Gruppo mitico degli anni ’70 che ha portato al successo uno strumento come il piano Wurlitzer. Per chi non lo sapesse, il Wurlitzer è un piano elettrico molto simile al Rhodes ma con un principio diverso: mentre nel Rhodes i martelletti percuotono delle barre tonali metalliche facendole vibrare davanti a dei pickup magnetici, nel Wurlitzer il suono è generato dai cosiddetti "reeds", cioè delle lamelle metalliche molto simili a quelle che vibrano in una fisarmonica o in un’armonica a bocca. MrTramp, al pari di MrRay SeventyThree, imita questo strumento quasi alla perfezione attraverso l’uso dei modelli fisici. L’interfaccia è molto simile a quella del fratello Rhodes (fig. 3 – MrTramp, layout molto simile a MrRay73), stesse dimensioni sullo schermo e stesso posizionamento dei controlli. Anche in questo caso, l’imitazione dello strumento reale è curata nei minimi dettagli, come ad esempio il fatto che le ultime 5 note (da sol# della quinta ottava all’ultimo do) non si fermano quando si rilasciano i tasti, perché in un vero Wurlitzer 200 questi tasti non hanno i "dampers" (i feltri che frenano la vibrazione dei reeds). I controlli sono sommariamente gli stessi di MrRay73, ma qui in più c’è l’effetto tremolo incorporato, con velocità fissa a 6 Hertz come nello strumento reale. Anche per MrTramp la polifonia è di 32 voci e il consumo di CPU è molto ridotto.
Produttore: SoundFonts.it
Modello: MrTramp
Website: www.soundfonts.it
Prezzo: Donationware (minimo 15 euro)
Dotazione: 6
Affidabilità: 6
Resa: 6
Qualità/Prezzo: 6
Pro: Ottimi suoni, basso consumo di cpu
Contro: Assenza dei presets
Globale: 6
Effectizer
Questa è la volta di un VST Effect da usare in insert. Effectizer è stato studiato appositamente per essere abbinato a MrRay SeventyThree oppure a MrTramp (ma è ottimo anche per tante altre applicazioni) e mette a disposizione una semplice simulazione di speaker, un effetto Wah-Wah, un distorsore, un tremolo mono o stereo, un effetto di modulazione selezionabile tra chorus o phaser, uno stereo delay e un reverbero. I punti forti di questo effetto sono il phaser e il tremolo: il primo è un phaser stereo a 2 stadi, molto simile al mitico MXR90 (lo stomp-box usatissimo negli anni ’70 in abbinamento ad un piano Rhodes), mentre il secondo riproduce alla perfezione il tremolo stereo dei piani Rhodes della serie Suitcase. Abbinando Effectizer a MrRay SeventyThree si riesce ad avere un’infinità di timbriche diverse. Anche per Effectizer l’interfaccia è molto intuitiva (fig. 4 – Effectizer mostra i controlli in una sequenza semplice e di immediato utilizzo), i controlli degli effetti sono messi nel loro ordine di concatenazione. L’effetto reverbero non è di grande qualità rispetto ai reverberi digitali che siamo abituati a sentire in applicazioni da studio, ma è più che sufficiente per un suono tastieristico. La cosa interessante è la possibilità di commutare fra un "Vintage stereo reverb" e una simulazione di "Spring reverb", cioè reverbero a molla, quello inventato proprio da Laurens Hammond e a tutt’oggi usato negli amplificatori per chitarra elettrica.
Un altro punto interessante è il simulatore di speaker, attivabile e regolabile attraverso un solo pomello posizionato in alto al centro dell’interfaccia con la dicitura Amp: anziché avere una scelta fra vari tipi di casse acustiche e amplificatori, ruotando questo pomello si passa gradualmente da una sonorità all’altra, passando da un suono tipico dei Marshall a 4 coni a un più morbido Vox… tuttavia si tratta di simulazioni approssimative.
Il tocco di professionalità, invece, è dato dalla possibiltà di sincronizzare i delay e gli LFO all’host clock. Quando questa funzione è attiva, appaiono delle finestrine di pop-up trasparenti mostrando il valore delle relative regolazioni in termini di divisioni metriche (1 bar, 1/4, 1/8, ecc.).
Produttore: SoundFonts.it
Modello: Effectizer
Website: www.soundfonts.it
Prezzo: Donationware (minimo 15 euro)
Pro: Buoni effetti di phaser e tremolo
Contro: Effetti di Wah-wah e di distorsione poco convincenti
Globale: 5
MrDonald
La cosa simpatica di questo plugin VST è l’interfaccia: mostra l’interiore di una cassa Leslie in funzione, e gli speaker di alti e bassi ruotano in sincrono con l’effetto prodotto! (fig. 5 – L’interfaccia di MrDonald) Si tratta, infatti, di un omaggio a Donald Leslie, l’inventore dell’omonimo amplificatore per organo elettronico usatto tutt’ora dagli Hammondisti.
Le caratteristiche e il suono sono le stesse presenti nella sezione Rotary Speaker di ORGANized trio.
Produttore: SoundFonts.it
Modello: MrDonald
Website: www.soundfonts.it
Prezzo: Freeware
Conclusioni
Abbiamo fatto un tuffo nel passato, divertendoci ad ascoltare e suonare gli strumenti più belli degli anni ’60 e ’70 sulla nostra workstation digitale. Nonostante fossimo abituati ai "grandi nomi" del software musicale, questa volta abbiamo avuto la dimostrazione che anche con molta passione e preparazione tecnica è possibile ottenere risultati degni di nota. E la soddisfazione più grossa e che si tratta di prodotti italiani! Ma la cosa che rende imbattibile questa suite è senz’ombra di dubbio il prezzo: tutti i plugin VST di casa SoundFonts.it sono distribuiti in forma Donationware, quindi se ne fate buon uso, non dimenticate di dimostrare all’autore tutta la vostra gratitudine! Sul sito troverete un pulsante PayPal col quale poter richiedere il vostro codice di registrazione personale.
Utility Salvastress per Mac
Nonostante gli utenti dei prodotti di Cupertino dormano sonni più tranquilli, ogni tanto la presenza di qualche software essenziale e spesso dedicato ad un solo compito può essere di notevole aiuto piuttosto di controparti più esose in termini di risorse sebbene con maggiori funzionalità. Come già fatto per i sistemi Windows XP , eccovi una breve rassegna di “salvastress” per il vostro Mac.
Se il mondo Windows è zeppo di programmini interessanti, neanche il versante Mac scarseggia. Per gli affezionati della Mela potremmo dire che l’inizio non può essere migliore se non presentando Audio Unit Manager (Fig. 1). Questo programma, liberamente scaricabile dalla pagina della Granted Software (www.grantedsw.com )vi consentirà di decidere quali plugin caricare per uno specifico programma risparmiando, così, tempo e risorse per il vostro lavoro.
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Inoltre avrete così modo di risolvere eventuali conflittualità tra determinati plugin con alcuni software senza dover per forza rimuovere il prodotto problematico. Sempre dallo stesso sito è possibile scaricare altri maneggevoli programmi come Midi Clock (Fig. 2), una semplice ed efficace sorgente di clock MIDI per sincronizzare applicazioni o qualsiasi dispositivo collegato al vostro Mac via MIDI. Degno di nota il fatto che, questo programma, sia stato utilizzato con successo durante il NAMM 2003 per sincronizzare due copie di Reason eseguite su due distinti portatili senza perdere un colpo. Da SNoize (www.snoize.com )possiamo rifornirci di MIDI Monitor (Fig. 3), che ci permette di visualizzare il traffico tra due porte Midi e di applicare dei filtri sui messaggi (così come MidiOX per Windows) in maniera veloce e trasparente. Dallo stesso sviluppatore, inoltre, possiamo scaricare SysEx Librarian (Fig. 4) per poter effettuare le normali operazioni di backup/ripristino/aggiornamento dei sintetizzatori nel nostro studio che sfruttano questo protocollo. Inutile dire che quest’applicazione pare stia diventando una sorta di “standard de facto” presente in ogni Mac dedito alla produzione audio. Personalmente mi è stato utilissimo durante le prove di molti suoni fatte su di un Dave Smith Evolver Desktop, così come per aggiornare i sistemi operativi di altri desktop synthesizers quali Roland JP-8080 o Access Virus. Di questi due software sono disponibili anche i sorgenti in modo da poter eventualmente (avendone le dovute conoscenze tecniche) aggiungere delle migliorie.

Rogue Amoeba (www.rogueamoeba.com) è un altro prolifico produttore software e qui c’è una vera e propria manna dal cielo per i nostri Mac. Iniziamo con il superbo Audio Hijack (Fig. 5), il tool perfetto per poter registrare audio da qualsiasi applicazione che emetta un qualsivoglia suono. Conversazioni di Skype, suoni da giochi e quant’altro può essere catturato in tempo reale e salvato sul proprio disco. Le registrazioni possono anche essere programmate per partire automaticamente, come fosse un videoregistratore, e grazie al supporto AppleScripts è possibile aggiungere nuove funzionalità. Per soli $16 direi che è un affare. Se, invece, avete bisogno di funzionalità speciali come la preparazione di Podcast avanzati, post processo tramite plugin VST/AU/LADSPA o registrare istantaneamente dagli streaming online allora date un occhio alla versione Pro di Audio Hijack. La lista delle possibilità di questo prodotto, che costa poco più di $30, è immensa. Sul sito è presente una sezione “Freebies” per i programmi rilasciati gratuitamente. Degno di segnalzione è SoundSource (Fig. 6), una semplice utility che vi permette di scegliere con un click quale interfaccia usare per l’ingresso audio, quale per l’uscita e quale per i suoni di sistema. Finalmente possiamo dire addio ai fastidiosi avvisi di sistema sparati a decine di dB durante i nostri lavori di mixing.
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In ambito “routing” abbiamo scovato due applicazioni tanto semplici quanto stupende. Dalla blasonata Cycling ’74 (www.cycling74.com), produttrice di Max/MSP, possiamo mettere le mani su SoundFlower (Fig. 7) ovvero una potente estensione di sistema che permette di reindirizzare i flussi audio tra due applicazioni semplicemente selezionando l’interfaccia audio virtuale che il programma crea. La logica di funzionamento è molto simile a quella precedentemente descritta per Midi Yoke ma, in questo caso, applicato ai segnali audio piuttosto dei messaggi Midi.
Restando in ambito Midi, Pete Yandell offre MIDI Patchbay (Fig. 8) che, molto semplicemente, vi permette di smistare i segnali Midi attraverso applicazioni ed interfacce. Il software è liberamente scaricabile dal sito www.pete.yandell.com/software
Per chi fosse sprovvisto di un midi controller segnaliamo MidiKeys (www.manyetas.com/creed/midikeys.html), che permette di utilizzare la tastiera del proprio Mac come un controller MIDI virtuale. I tasti dalla “z” alla “,” sono utilizzati per un intera ottava così come dalla “q” alla “i” e così via per un totale di 8 ottave gestibili da un offset di +/- 4 ottave. Per utilizzarlo vi basta lanciare l’applicazione e poi selezionarlo come Midi Input nel vostro software preferito.
Per gli utenti GarageBand segnaliamo midiO prodotto da RetroWare (www.mysite.verizon.net/retroware), un interessantissimo plugin AU che vi permette di aggiungere il midi out a quest’applicazione, in modo da poter pilotare sintetizzatori esterni.

Mac e non solo:
Questo piccolo paragrafo è dedicato a quegli sviluppatori che non solo ci “regalano” le loro creazioni ma, non contenti, le rendono multipiattaforma.
Su tutti brilla Audacity (www.audacity.sf.net), forse il più famoso sound editor multitraccia open source in circolazione. Molto leggero ed intuitivo (Fig. 9), ci permette di poter effettuare le nostre registrazioni in tempo reale, applicare effetti ed utilizzare plugin VST e LADSPA. Purtroppo i suddetti plugin possono essere utilizzati solo come post-processo e non sembra possibile poterli applicare in tempo reale, come insert ad esempio. L’esportazione in formati ad alta qualità (Wav ed Aiff) è eccellente, così come quella per i formati compressi (Ogg Vorbis ed MP3 tramite LameMP3 encoder). Anche se Audacity offre la registrazione multitraccia, purtroppo è ben lontano dall’usabilità di prodotti pensati esplicitamente per questo scopo. Non sarà certo potente quanto Apple Logic o Cubase, ma questo piccolo gioiello creato dalla comunità per la comunità è destinato a brillare a lungo ed il suo nome scolpito negli annali dei software indispensabili per ogni audiofilo, dal casalingo al professionista.

Per quanto concerne l’analisi audio ecco due ottimi programmi dalle potenzialità disarmanti. Praat (Fig. 10), come Audacity, è anch’esso open source. Ciò significa che abbiamo a disposizione sia i sorgenti che dei binari eseguibili sui più disparati sistemi operativi. Sviluppato da Paul Boersma e David Weenink, dell’Università di Scienze Fonetiche di Amsterdam, questo programma è una sorta di macchina da guerra per la sintesi fonetica, l’analisi e la manipolazione audio. Descriverlo come un semplice analizzatore di spettro sarebbe alquanto riduttivo visto che non basterebbe l’intera rivista per descrivere tutte le funzionalità di questo potente programma. Tra gli strumenti di analisi, oltre quella spettrale, troviamo quella tonale, che ci permette di identificare il “pitch” del materiale audio; quella formante, che ci permette di visualizzare quali sono i picchi che determinano le formanti; analisi di intensità, pattern di eccitazione e tutta un’ampia gamma di altri strumenti che trovano il loro punto di forza nell’analisi vocale. Vi consiglio caldamente di visitare http://www.praat.org per scoprire nel dettaglio l’immenso parco di funzionalità che questo programma ha da offrirvi.

In alternativa c’è Wavesurfer (www.speech.kth.se/wavesurfer/index.html , altro grandioso software open source per la visualizzazione e la manipolazione del suono. Come Praat, anche Wavesurfer (Fig. 11) risulta utilissimo per l’analisi vocale ma, a differenza del software prodotto dai due studiosi dell’Università olandese, ci è risultato di più facile approccio. Una volta aperto il file audio da voler esaminare ci apparirà una finestra con delle configurazioni predefinite. Scegliamo, ad esempio, “Waveform” per una visualizzazione ingrandita della forma d’onda oppure “Speech Anaysis” per visualizzare lo spettro audio con relativa evidenziazione delle formanti. Questo software, personalmente, mi è stato molto utile durante alcuni studi riguardo le sottili differenze tra vari filtri analogici così come nell’analisi dei suoni acustici per ricavarne la risposta di frequenza, indispensabile quando si affronta il duro mondo della sintesi per modelli fisici.
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