TL Audio M-3 – Mixer valvolare
Ci sono una serie di marche che si amano e altre meno. Fare un articolo ed essere obiettivi su quest’ultima categoria è molto difficile. Ultimamente ho progettato un piccolo studio di registrazione semi professionale e il cliente mi ha chiesto di affiancare alla sua scheda audio Fireface 800 della RME, 8 channel-strip di buona qualità, ma con dei preamplificatori che avessero un leggero colore per sopperire alla grandissima linearità dei preamplificatori e convertitori della RME. Il budget era molto basso, circa 3/4000 euro e, per quanto mi sforzassi, non trovavo nessuna soluzione, se non quella di comprare un banco analogico standard, tipo Mackie. Alla fine mi sono recato allo studio di un carissimo amico e ho potuto provare il mixer valvolare Tubetracker M-3 della TL Audio, che ricordiamo per le ben note serie Ivory e Blue.
Cuore valvolare
In ogni studio di registrazione, da quello professionale a quello project , il mixer (o consolle di mixaggio o banco) è il punto in cui tutto converge, il cuore di ogni attività. Qui arrivano i segnali dai microfoni o da generatori di suoni, vengono smistati verso le tracce del registratore, inviati a processori esterni per essere ripresi più belli e misteriosi ed infine miscelati ed amalgamati gli uni con gli altri fino a creare sonorità sempre più coinvolgenti e destinate ad un piccolo master che può essere fatto ascoltare all’esterno. Sicuramente per il tipo di versatilità (poca) e i soli otto canali a disposizione, non possiamo certo considerare il TL AUDIO M-3 il vero e proprio centro del nostro studio, a meno che non ci occupiamo di produzioni minimaliste tipo chitarra, voce e qualche colore percussivo. In tal caso questo mixer si colloca per bellezza e qualità nell’olimpo dell’audio mondiale, un vero e proprio gioiello. La febbre della valvola è contagiosa, non c’è che dire. Prima ancora dei grandi nomi dell’audio mondiale, ovvero le aziende piccoli costruttori erano già partiti con la produzione di numerosi apparecchi a valvole più o meno “vintage-oriented”. Certo, se è vero che la grande industria riesce ad offrire prodotti a prezzi impossibili per chi si avvale della stessa economia di scala (acquisto di materie prime in quantità enormi) è anche vero che a captare gli umori del mercato sono molto più bravi i “pesci” piccoli, più snelli e flessibili nell’impostare (o nello stravolgere) il proprio lavoro su scala artigianale. Se c’è qualche cosa che ben si presta alla produzione in aziende di dimensioni poco più che familiari, questa è la tecnologia valvolare; la valvola consente lo sviluppo di circuiterie tanto semplici quanto efficaci dal punto di vista sonoro e ciò spiega il perché del proliferare degli apparecchi a valvole nell’economia industriale. Questa premessa serve per inquadrare la produzione della casa britannica TL A., acronimo dietro al quale si cela TONY LARKING AUDIO, una vecchia conoscenza della comunità audio mondiale passata dalla pluridecennale attività di vendita e importazione a quella di produzione. Per chiudere il cerchio sulle valvole vintage e Tony Larking , uno dei primi prodotti della casa era un pre-eq. outboard costruito re-inscatolando moduli NEVE recuperati da vecchie consolle finite in pensione. Tutto quadra. Parlando delle valvole diciamo pure che ci sono diverse maniere per divertirsi con i tubi termoionici (Fig.1). Si possono progettare e costruire apparecchi “alla vecchia maniera” solo con valvole, condensatori e resistenze uniti assieme con filo di rame rigido sterlingato (ricordate i vecchi amplificatori per chitarra o per basso?) senza nemmeno un circuito stampato. Oppure è possibile costruire moderni apparecchi a circuiti integrati e infilare nel punto più appropriato uno stadio di guadagno a valvole ottimizzato per offrire sensazioni il meno valvolare possibile. Inoltre si può progettare in maniera ibrida qualcosa che sfrutta tutte e due le galassie per raggiungere un equilibrio fra vantaggi e svantaggi che penda più a favore della modernità, senza indulgervi troppo. Sono tutte strade possibili, ognuna con i propri punti di forza e debolezza. E il mixer M-3 dove sta? Nel mezzo, dove si adopera la valvola solo nel circuito di preamplificazione e sulle uscite master. Il TL Audio è stato pensato principalmente come otto strip-channel. Infatti, il suono che esce dalle “direct – out” dei canali compete per silenziosità e bontà sonora con i migliori “outboard” presenti sul mercato. In uno studio di registrazione professionale può diventare il cuore analogico della ripresa, collegandolo con un frustino agli otto ingessi A/D del registratore digitale o scheda di registrazione e può condizionare positivamente il segnale di qualsiasi sorgente sonora. In questo modo si da ai banchi digitali soltanto la responsabilità del mix-down, sfruttando così la grande capacità di gestione, automazione e memorizzazione dei freddi, ma comodissimi mixer digitali.
TL A. M-3 da vicino
La lamiera è spessa circa tre millimetri ed è vestita in superficie di uno manto di vernice blu, (Fig.2) dove spiccano meravigliosamente i vari segmenti, linee di confine, simboli e valori numerici di colore bianco. Sulla sezione del canale, scrutando dall’alto verso il basso si trovano: il controllo del “gain” con “range” da +16 a + 60 dB, il selettore per i segnali microfonici o quelli di linea (molto utile per gestire ed accettare in maniera pulita senza il minimo di distorsione in ingresso i vari segnali provenienti dai differenti strumenti elettronici ottimizzati in ingresso dal potenziometro rotativo dell’input gain sopra citato), lo switch per “phase revers” che serve ad invertire la fase del segnale d’ingresso facendola ruotare di 180 gradi (questa operazione è utile quando si opera con più di un microfono in fase di registrazione). Un trucco per verificare se esiste un errore di “fase” in una registrazione multimicrofonica è ascoltare il programma in mono. In questo modo se il livello master scende notevolmente ci sono seri problemi di fase.
Viceversa, se il segnale rimane simile a quello stereo o addirittura superiore significa che i segnali hanno una buona coerenza di fase fornendo così anche un’ottima mono compatibilità. In quest’epoca ricca di sofisticatissimi ascolti stereofonici e multicanali (surround), esiste purtroppo ancora una vasta diffusione monofonica presente in quasi tutte le reti televisive della nostra nazione per non parlare di quelli radiofonici. Il filtro passa alto (12 dB per ottava) a 90 Hz è l’ideale per rimuovere frequenze basse dannose dal segnale d’ingresso ed è utile per una corretta gestione dell’effetto prossimità dei microfoni direzionali e in particolare quelli a condensatore in fase di registrazione della voce. Il filtro diventa un autentico “anti rumble” (termine inglese onomatopeico) in tutte quelle riprese dove la sorgente da registrare tipo chitarra, violino e vari strumenti a fiato e percussivi esprimono il loro carattere timbrico ben al di sopra dei 90 Hz; ricordando che la totalità dei microfoni a condensatore e non, economici o costosi, possiedono al di là della loro linearità una completa risposta in frequenza. Il filtro è comunque “bypassabile”, per un’immediata comparazione, mediante lo “switch” per attivare o disattivare la sezione EQ. L’attivazione è monitorata da un piccolo led adiacente verde; anche in questo caso è utile la comparazione tra segnale equalizzato e quello flat .
Il Channel Strip
L’equalizzatore è formato da quattro bande dal basso verso l’alto dove sono collocati: il potenziometro rotativo che regola da + – 15 dB le basse frequenze shelving a 80Hz, un semiparametrico “peacking” sulle medio basse, un altro sulle medio alte e infine un filtro “shelving” sulle alte posizionato a 12 Khz (Fig.6). A che cosa è utile un EQ o, meglio dire, un filtro lascio alla vostra immaginazione, anche perché non ci sarebbe spazio a sufficienza in questa prova per parlarne, ma ci limiteremo semplicemente, per questa volta, a descriverne le caratteristiche timbriche. Ogni canale è anche equipaggiato con 2 “aux sends”. Il primo è selezionabile tramite “switch” in pre o post “channel”, mentre il secondo è fissato soltanto nella modalità post channel. La soluzione pre channel è preferibile quando bisogna gestire una linea di monitoraggio perché fornisce una completa indipendenza dei volumi. Può essere utilizzata anche in maniera creativa insieme ad un dsp. Esempio: abbassando il fader di canale e mantenendo aperta l’uscita aux in pre sullo stesso canale si ottiene soltanto il segnale processato che può essere utile in un particolare arrangiamento o come effetto speciale. Subito dopo l’aux send troviamo il controllo del pan, un potenziometro che ha il compito di posizionare nel panorama stereo la sorgente, ad un determinato punto, facoltativamente da un lato estremo all’altro. È chiaro che una corretta gestione di questa funzione insieme ad un giusto filtraggio e volume di un segnale, può contribuire notevolmente alla riuscita del missaggio finale, anche in un articolatissimo programma sonoro. Il Tubetracker ha il pulsante switch del mute con relativo led di colore rosso che si accende ogni qual volta il mute è attivo e un utilissimo switch per attivare la funzione PFL (“pre fade listen”). Anche in questo caso quando il tasto viene premuto si accende il relativo led rosso sul canale selezionato. La funzione può servire a monitorare l’ascolto in cuffia per verificare la presenza di un segnale anche a fader abbassato oppure a controllarne il livello in ingresso mediante i generosi metering analogici sulla sezione master. Il channel fader possiede un’escursione da 100 millimetri fornendo alla massima posizione +10 Db di gain. Forse sarà inutile dire che al di là del segnale d’ingresso e di come può essere trattato, la quantità di segnale da spedire allo stereo master è opera soltanto di quest’ultimo importantissimo componente.A completare la sezione del canale vi sono in prossimità dell’altezza massima del fader, precisamente sulla destra, due led, uno giallo e l’altro rosso, rispettivamente il “drive” e il “peack level”. Il led del drive si accende gradualmente ogni qual volta il livello d’ingresso si incrementa al di sopra di +6 dBu fino a +16 dBu fornendo al suono un carattere tipicamente valvolare arricchendo armonicamente e quindi riscaldando il segnale da inviare ai registratori digitali. Il led del “peak” si accende per avvisarci che il segnale sta per distorcere; comincia ad accendersi quando tocca la soglia di + 21 dBu. Se scegliamo di prelevare il segnale dalla “direct out” abbiamo a disposizione altri 5 dB di “headroom”. Completata la descrizione del canale, passiamo a quella della sezione master.
Sezione Master
La sezione master è formata da favolosi metering di forma circolare analogici a bobina in stile vintage (Fig.5). Essi possono monitorare: il segnale stereo in uscita, il “PFL” presente in varie sezioni del mixer (quando viene azionato) e il segnale dei “2 T return” quando selezionato sulla sezione monitor. Sotto i due “meter” vi è una coppia di “led peak” che operano sul segnale stereo e si accendono quando siamo alla soglia dei + 21 Dbu con una tolleranza di + 5 Db di headroom. Equidistanti fra questi due led c’è il “led power” che indica l’accensione del mixer. Subito sotto si trova un “metering digitale” più due controlli, uno che serve a selezionare il tipo di quantizzazione in bit e l’altro per scegliere la frequenza di campionamento. Ricordiamo che la scheda di conversione A/D è opzionale, ma la casa costruttrice ha voluto fornire al mixer l’hardware per la gestione e il controllo di questa conversione. La “phantom power” una volta azionata è attiva contemporaneamente su tutti e otto i canali, non essendoci un switch individuale su ogni canale. I master “aux sends” sono completi del pulsante per il controllo del pfl con relativo led. I due “ritorni aux” insieme al potenziometrodel balance sono sempre correlati dallo switch pfl e led. La sezione monitor è formata da due potenziometri rotativi, uno che gestisce il volume da indirizzare ad una coppia di monitor e l’altro il pfl “balance level”. Sempre nella sezione monitor ci sono, inoltre, lo switch “2 T return” utilissimo quando si vuole sentire il ritorno da uno stereo master, come un dat o un CD recorder, etc. Guardando verso destra scopriamo l’uscita per le cuffie; il segnale di quest’uscita viene gestito dai potenziometri della sezione master monitor. Infine, troviamo un singolo fader da 100 millimetri che controlla il volume d’uscita dello stereo mixer. Non possiamo certo con un solo fader decidere a valle dei segnali, le differenze di livello del canale destro e di quello sinistro dell’uscita master; però su un eventuale “fade in” o “fade out” si ottiene con il singolo fader un’accuratezza ed una precisione massima. Vi mostro con l’immagine il generoso pannello posteriore con i relativi connettori d’ingresso e d’uscita dei segnali, switches per la calibratura, etc (Fig.6).
TL A. sotto torchio
Dopo questa lunga descrizione passiamo dunque alla prova pratica di questo promettente mixer. Una volta collegata la PSU al banco ho inserito il cavo di alimentazione alla rete. Una bellissima luce ambra illumina i due meter della sezione master a forma di oblò. La prima prova è stata molto semplice da realizzare perché ho collegato le uscite di un discreto lettore CD agli ingressi linea dei primi due canali del mixer, selezionando l’apposito switch. Ho monitorato il segnale d’ ingresso con il “pfl” ottimizzandolo a “0” dB tramite il potenziometro rotativo input gain. Dopo ho estremizzato i controlli di pan a sinistra e a destra per un ascolto stereofonico standard. Ho posizionato il master verso i tre quarti della sua corsa e con i fader dei canali ancora abbassati ho controllato se c’erano problemi evidenti di diafonia. Assolutamente no, silenziosissimo. Sono passato all’ascolto di alcuni brani di Fabio Concato abbastanza vecchiotti come: “Guido piano”, “Rosalina” e “Sexy tango”. La qualità della registrazione su questo CD è davvero datata, appena sufficiente e non rimasterizzata. Devo dire però con piacevole sorpresa che il mixer è riuscito a fornire un audio generale gradevolissimo, fornendo una impressionante apertura stereo. Voglio precisare che per tutta la prova l’equalizzatore non è stato coinvolto. Eccezionale!
Voce maschile e femminile
Ho scomodato per questa prova un fantastico Neumann U87ai (Fig.7), un microfonoche non ha certo bisogno di presentazioni. Chiedendo al cantante di fornire varie pressioni dinamiche ho ottimizzato il guadagno d’ingresso facendo di tanto in tanto lampeggiare il led giallo del drive sopra spiegato.Per questa prova ho prelevato il segnale dalla “direct out “del canale direttamente dai convertitori AD della scheda audio RME Fireface 800. Sempre senza attivare l’equalizzatore, ho notato che lo stadio di preamplificazione è davvero silenzioso; si ascolta il suono e basta, con una buona headroom, restituendo fedeltà sia riguardante il carattere del microfono sempre caldo e sensibile, sia per il timbro della voce in generale. L’azione della valvola è davvero discreta, mai invadente, tutto quello che ci si può aspettare da un ottimo channel strip esistente in commercio. Ho sentito in questo caso il bisogno di azionare il filtro HP (passa alti) e di aprire di circa due dB le alte shelving, anche perché la cabina di ripresa non è di quelle molto riflettenti; l’U87 di per se è già caldo ed infine la voce maschile in questione si esprime nel range di un registro baritono, facendo un buon uso dei propri risonatori. Quello che conta in ogni caso è il risultato e grazie alle varie possibilità che offre questo mixer non ci vuole molto a raggiungerlo condizionandolo in positivo. Il brano che ha eseguito la cantante è in lingua inglese, come il manuale del nostro mixer. Facendo tutte le operazioni di “routing” per la taratura dei livelli, diciamo subito che anche in questo caso non c’è stato un minimo d’asprezza o sporcizia musicale: il segnale è stato sempre dettagliato, corposo e trasparente. In questo caso non è stato necessario intervenire con l’equalizzatore tranne che per il filtro “low cut”. Buona anche questa prova.
Chitarra acustica
Per questo tipo di ripresa ho utilizzato una tecnica bi-microfonica con due AKG 414 ULS, posizionati in maniera standard, uno a destra l’altro a sinistra dello strumento. Subito ho notato una meravigliosa apertura stereofonica senza zone d’ombra. Il suono della chitarra in generale è risultato ricco e dettagliato fornendo una buona velocità ai transienti in esecuzioni ritmiche e in arpeggi. Di conseguenza ho sentito l’esigenza di azionare non solo il filtro HP, ma anche la sezione EQ operando: -2 dB sulla sezione bassi shelving, -2 dB sulle medio basse intorno ai 400 Hz ed ancora -2dB sulle medio alte, intorno ai 2 HKz. La sensazione con questo banco è che c’è più bisogno di togliere, che di aggiungere. Mica male!
Basso elettrico in diretta:
Per questa prova mi sono servito di due tipi di bassi elettrici, uno con circuitazione passiva e l’altro con quella attiva. Quello passivo è stato giustamente collegato ad una D.I. box attiva, per interfacciarlo correttamente all’ingresso microfonico del canale, mentre quello attivo è stato collegato direttamente sull’ingresso linea del canale. In tutti e due i casi veniva fuori la differenza sostanziale tra questi due strumenti e per quello che riguarda l’ascolto è bastato soltanto alzare il fader di canale per raggiungere un risultato di livello professionale. Un’altra volta è stato meglio togliere che aggiungere, intervenendo con la sezione equalizzazione senza azionare però il filtro low cut.
Live Trio jazz
Per questo tipo di prova ho occupato quattro canali per la batteria, un canale per il contrabasso e due microfoni per il pianoforte a mezza coda. Non mi dilungo nella spiegazione sul tipo di regolazione impostate, anche perché tutto è in relazione al tipo di microfono utilizzato, allo strumento, allo strumentista ed infine, non meno importante, al luogo che ospita la performance. Sicuramente vi parlerò di quello che è successo. Il mixer ha fatto subito colpo su tutti i musicisti già a livello estetico. Ma passiamo ora alla cosa più importante: la prova. Diciamo subito che il mixer è riuscito a riprodurre un sound di altissimo livello senza nulla togliere alla bravura degli esecutori principali. Sulla batteria ha risposto in maniera morbida e veloce su tutta l’elevata gamma di pressione e di frequenze tipica di questo strumento. Dalla rotondità della cassa e la botta dei tom, alla coerenza di fase del rullante e la setosità dei piatti, ha mantenuto sempre un suono pulito con un ottimo headroom. Per quel che concerne il contrabasso ho ottenuto lo stesso positivo risultato, bassi morbidi e rotondi con i medio alti prodotti dalle corde sul manico veloce e definiti. È quasi d’obbligo descrivere il tipo di microfonatura utilizzata per il pianoforte, per il semplice fatto che è determinate ai fini dell’ascolto. Ho utilizzato due microfoni abbastanza diffusi a diaframma stretto in una configurazione X Y (stereofonia coincidente). Li ho inclinati a 45 gradi sulle corde posizionando l’asta al centro del pianoforte. In questa situazione l’obbiettivo è stato quello di catturare quanto più possibile il suono diretto cercando di limitare il “cross-talk” (infiltrazioni) prodotti dagli altri strumenti. Il suono in registrazione è stato quello che mi ero prefissato di raggiungere e ciò può spiegare la grande possibilità di gestione che questo mixer offre.
Utilizzo dei DSP
Un’altra prova che ho voluto realizzare è stata la gestione dei DSP con i controlli aux sends. Nel settaggio post ho collegato due processori, un Lexicon PCM 91 (Fig.8) e un TC M5000. Ho fatto partire delle tracce dry dal multipista digitale contenti voce, chitarra e quartetto d’archi. Ottimizzando il rapporto tra l’ingresso e i ritorni aux con le macchine Fx, ho notato una grande silenziosità. Sul Lexicon ho utilizzato il preset “Concert Hall” mentre sul TC un “Chorus”. Il riverbero è stato distribuito su tutta l’ensemble, mentre un poco di chorus è stato messo sulla chitarra e sul quartetto. La sensazione ricevuta è stata quella di trovarsi a cospetto di un ascolto importante dotato di grande classe e nobiltà e restituendo una veritiera tridimensionalità con delle code di riverbero d’ottima grana sonora. Non c’è che dire. Stupendo!
Conclusioni
Mi sarebbe piaciuto poter testare anche la qualità di conversione della scheda digitale opzionale digitale, ma purtroppo non è stato possibile. Ad ogni modo un paio di nei li ho riscontrati. Uno è l’assenza dei sub master con la relativa assegnazione dei canali, molto utili quando si vuole raggruppare, per esempio, più voci coriste, una piccola sezione d’archi oppure una batteria. Avrei gradito inserire sull’insert dei sub master due canali di buona compressione per uniformare le dinamiche troppo scollate. Il secondo neo è l’assenza del doppio fader nella sezione master L – R. È pur vero che nel caso di un singolo master fader si può avere più accuratezza sui fades, ma la cosa è comunque risolvibile facendosi aiutare da un’accoppiatore di faders, qualora ce ne fossero stati due. Penso che per un hardware così importante qualsiasi utente debba sempre avere la piena libertà di scelta e poter sfruttare tutte le possibilità offerte dalla strumentazione a disposizione, in particolare quando sono di livello professionale, a cominciare dal loro prezzo. Certamente questo è un mixer di ottima fattura e qualità e diciamo pure che il costo è proporzionato alla sua caratura. Sicuramente non è per tutte le tasche, però facendo due conti si può dire che, se per esigenze lavorative avessi bisogno di otto pre amp mic ed altrettanti equalizzatori della stessa qualità che questo mixer offre, quale sarebbe stata la mia spesa? Domanda retorica perché già conosco la risposta, cioè più del doppio. L’unico vantaggio di avere otto outboard separati sta proprio nel fatto che sono separati. Se oggi ho bisogno solo di due canali per una ripresa esterna porterò con me soltanto una o due unità senza altri ingombri. Ma quanto ci sarebbero costati otto outboard di questa qualità separati? Sicuramente più del doppio. Fate quindi le vostre valutazioni. Questo è un mixer non versatilissimo, pensato principalmente per collegarlo dalle direct out di canale direttamente alle tracce di qualsiasi multipista digitale, per diventare un “upgrade” in un qualsiasi studio, da affiancare alle consolle digitali o essere usato come una consolle di missaggio di piccole ma importanti produzioni completandolo magari con degli ottimi DSP e processori di dinamica non presenti fortunatamente nel banco. Un altro aspetto più che positivo è l’esperienza tattile con la sua componentistica. I fader e le manopole rotative vanno come il burro dotate di un meraviglioso frizionamento e offrendo sempre un’escursione generosa e uniforme su tutti i punti della corsa, senza avvertire, anche concentrandosi al massimo, differenze fra di essi. Mi sono dovuto ricredere su questo prodotto. La progettazione ibrida di questo strumento ha fatto si che il segnale in uscita fosse molto equilibrato e con una bella sonorità calda e omogenea, senza dare un carattere troppo predominante al suono, cosa che ne permetterà l’utilizzo per svariati tipi di produzione.
AER – Compact 60

AER COMPACT 60 – Amplificatore(!)
Non sono uno che si entusiasma facilmente per un amplificatore, e non avevo mai pensato di investire troppo nell’acquisto di un ampli compatto. Negli anni però, suonando strumenti che vanno dalla chitarra al piano elettrico alla voce al Theremin, la ricerca dell’amplificatore perfetto è sempre stata una vana chimera. Soprattutto il Theremin mi ha dato filo da torcere, il suono non era mai quello che cercavo, qualsiasi colorazione sonora mi disturbava. Ho provato ottimi ampli per la chitarra, ma poi magari ci attacchi un microfono e quel piccolo fruscio di fondo ti fa disperare. Gli ampli per la tastiera non vanno bene per altre cose, trovare una soluzione poco ingombrante e valida per chitarra e voce – magari con un effetto – è impossibile… insomma è stato un continuo desiderare altro. Un giorno ho casualmente provato un Aer Compact 60 (Fig.1), costruzione tedesca. Wow! Caro, anzi carissimo quando l’ho visto! Ma era (ed è) fantastico, non ho resistito, ho capito che forse avrei fatto meglio a cercare l’ampli giusto anni prima, quando nella rincorsa dello strumento migliore avevo tralasciato una parte molto importante del suono. Oltre 800,00 euro per un 60W compatto che pesa 8kg, non avrei mai pensato di poter spendere tanto per un ampli così piccolo, eppure ce l’ho qui, acceso e neanche me ne accorgo (nessun fruscio praticamente). Per me è l’ideale: eccezionale per la chitarra acustica (e anche la classica suona bene), buono per la voce – che fa la sua figura – con tanto di ingresso bilanciato, alimentazione phantom e qualche effetto di qualità. Ci suono di tutto, dal piano al Theremin all’ipod… per strumenti che richiedono pulizia è davvero ideale. Gli effetti integrati non sono molti, essenziali direi, ma sufficienti (4 in tutto). Si possono applicare ad entrambi i canali insieme o separatamente (con volume di return). Direi che è l’amplificatore acustico “neutrale” migliore che ho provato, non aggiunge né toglie niente al suono ma lo fa arrivare intatto all’orecchio dell’ascoltatore e credo che questo sia il maggior pregio. Comodissima l’uscita cuffia e l’uscita tuner (Fig.2). Con la D.I. posso usare l’ampli come monitor e arrivare in un impianto. Insomma un prodotto più che completo. Ad onor di cronaca esiste in commercio anche un modello compact Classic, con un’equalizzazione rivolta più agli strumenti classici e la possibilità di elevare i bassi senza innescare il feedback. Il Classic è fisicamente quasi identico al Compact ma presenta un numero maggiore di uscite sul retro (Fig.3) con la divisione dei 2 canali anche in out e la possibilità di settare i volumi di uscita delle singole uscite. Ho fatto un test anche di questo modello riscontrando la stessa eccezionalità di suono ma alla fine ha prevalso il rapporto qualità/prezzo e ho scelto il Compact 60. chorus with reverb, e flanger – filtro color e hi-low su entrambi i canali La costruzione del “case” è solida, ben rifinita e senza spigoli. Superiormente il “case” ha un incavo a maniglia che permette un semplice trasporto.

INFORMAZIONI UTILI:
Produttore: Aer Audio Electric Research
Distribuzione: www.backline.it
Prezzo: Circa 800 euro
Microfoni a confronto – Audiotecnica Vs Neumann
Nello studio di registrazione, la tipologia di microfono più adatta è, nella maggior parte dei casi, quella a condensatore. L’ampia banda passante e la sensibilità che contraddistinguono questo tipo di microfono lo rendono il preferito in tutte quelle applicazioni dove è richiesta una grande accuratezza, in particolare la ripresa della voce. Confesso che ogni qual volta l’argomento da trattare riguarda i microfoni, avviene in me un vero e proprio coinvolgimento sia razionale che emozionale, con la speranza che la nuova prova dia un risultato tecnicamente soddisfacente ed emotivamente appagante. Ragazzi, qui si parla di microfoni, il primo anello della catena audio, il principale responsabile di una buona o cattiva registrazione, ovvero il trasduttore per eccellenza!!! Primo consiglio: al di là di quelli che possono essere i gusti personali riguardanti il carattere timbrico, nello scegliere un microfono assicuriamoci che la costruzione e la qualità della componentistica siano allo stato dell’arte (budget permettendo) per non avere spiacevoli disturbi quali rumore di fondo, ronzii e distorsioni legati ad uno scarso rapporto segnale rumore, alla poca sensibilità e ad una bassa capacità nel contenere le pressioni sonore. Procediamo dunque alla descrizione e alla prova dei nostri due microfoni.
Catena audio
Per questa prova i 2 microfoni sono stati collegati, mediante cavo Mogami, ad un preamplificatore Millennia modello Media HV 3, in quanto questo tipo di PRE, a differenza di molti suoi “colleghi”, possiede una grandissima linearità che lo rende privo di colorazioni. Le uscite sono state collegate direttamente ai convertitori del registratore multipista Tascam MX 24/24, con risoluzione 24 bit/96Khz . Il tutto è stato monitorato con diffusori Genelec 1031.
TLM 103, come si presenta
Il microfono viene presentato in un’elegante scatola di legno insieme al suo supporto a snodo metallico per fissarlo all’asta (Fig.1). Il corpo del microfono è di forma cilindrica piuttosto corta. La capsula è protetta da una doppia griglia d’altezza quasi doppia rispetto al corpo del microfono. La griglia di protezione è fissata al corpo con tre viti equidistanti fra loro. Il logo si presenta sul corpo del microfono ed è strategicamente posto sul lato della ripresa. Sotto la base del corpo vi è un cilindretto filettato per avvitare opportunamente il microfono al supporto snodato in dotazione o alla sospensione elastica che è fornita come accessorio opzionale. E’ un microfono cardioide a condensatore con diaframma grande a gradiente di pressione. Richiede un’alimentazione phantom a 48 Volts.
TLM 103 sotto torchio
Il primo pensiero, dopo aver appurato che la membrana del TLM 103 (K87) è la stessa montata sul famosissimo e, a mio parere, caldissimo U 87, è stato: “vuoi sentire che qui ci troviamo ad avere le medesime prestazioni, con la sola differenza, tra l’altro accettabile, che sul TLM 103 vi è una sola figura polare, cioè quella cardioide?”. Ebbene, signori, non è stato così: il TLM 103 è un altro microfono. Si colloca tra i microfoni universali, cioè adatti sia alla ripresa delle voci, sia alla registrazione di strumenti in generale (fiati ,corde, percussioni). TLM sta per “Trasformerless microphone” (il trasformatore usuale dell’uscita è sostituito da un circuito elettronico) ed è proprio l’assenza del trasformatore che va a determinare il carattere timbrico, veramente nitido con una migliore gestione dell’SPL (Sound Pressure Level) ed anche il bassissimo rumore di fondo. In questa prima prova esaminiamo il Neumann TLM 103 alle prese con una voce maschile, senz’altro lo strumento più affascinante e mutevole che possiamo registrare. Posto ad una distanza di circa 25 cm, il microfono restituisce un timbro di grande dettaglio e definizione sia sulle basse frequenze che sulle alte, mentre si evidenzia minore omogeneità sulle medie centrali. Quindi possiamo senz’altro affermare che il suo carattere timbrico lo rende molto adatto a registrazioni moderne ed in linea al tipo d’ascolto dei giorni nostri. Avvicinando il cantante di una decina di centimetri al microfono si è notato subito un incremento di energia dovuto all’effetto prossimità, ma purtroppo non è riuscito a contenere l’emissione delle consonanti, restituendole un poco troppo esplosive, mentre è migliorata nettamente la fascia delle medie centrali, molto più intelligibile. La zona alta dello spettro, invece, è rimasta sempre omogenea senza risultare mai aspra e fastidiosa. Si può concludere che il microfono si è comportato piuttosto bene; bisogna però farsi aiutare da uno schermo antipop qualora preferiamo avvicinarci un poco di più alla capsula. Per quanto riguarda la voce femminile, il timbro è risultato un tantino sottile, in questo caso è preferibile cercare un po’ di più l’effetto prossimità, ovviamente facendosi aiutare dallo schermo antipop. Il mio consiglio, per chi desiderasse dare più spessore ed arricchimento armonico al proprio timbro, è di utilizzare un preamplificatore microfonico caratterizzante, tipo Tubetech, Avalon etc. (Fig. 2). Ricordiamo che per la filosofia di costruzione, piuttosto minimalista, non sono presenti sul corpo del microfono filtri passa alto e pad d’attenuazione.
Sax Tenore e Soprano
La prima considerazione da fare è senz’altro che questo tipo di ripresa è abbastanza ardua da realizzare. Il sax è uno strumento dalla timbrica molto volubile quasi come la voce umana. Sensibile alle condizioni ambientali, esso ha bisogno sempre di un pre-riscaldamento e la sua emissione ha una spiccata direttività. Quindi ho posizionato il microfono rivolto verso la campana ad una discreta distanza (circa 80 cm), in modo da riuscire a contenere con omogeneità i naturali spostamenti durante l’esecuzione. Ascoltando il suono in acustico del nostro sax in cabina (Fig. 3) e confrontandolo con quello registrato, ho subito notato una sorprendente naturalezza. Mancava solo un po’ d’aria intorno, ma questo a causa della cabina utilizzata, poco riflettente. Il tutto però è risolvibile aggiungendo in fase di mix un buon riverbero. Per il sax soprano ho posizionato il microfono in modo tale da catturare principalmente l’emissione proveniente dalla parte superiore dello strumento, dove sono situate le meccaniche. Da questa zona arriva un timbro davvero caldo, morbido e dolce. Il suono proveniente dalla campana è decisamente ricco di medie ed alte frequenze, magari adatto ad un contesto di musica folk. Vi racconto un aneddoto: facendo il fonico ad un festival di musica etnico popolare, mi è capitato di dover microfonare una grande varietà di strumenti, qualcuno di essi a me veramente sconosciuto. Finalmente giunse il turno di un sax soprano e mi comportai in maniera universalmente accettata, come sopra descritto. Il musicista mi fece subito una smorfia di disappunto perché voleva il microfono diretto alla campana. Accontentato l’orchestrale, aspettai con curiosità il risultato nell’ensamble. Ho dovuto ricredermi perché in quella situazione ed in quel genere, quel suono “ciarammelato” era giustissimo. Ritornando alla prova, il TLM 103 anche in questo caso ha restituito ancora una buona omogeneità su tutto lo spettro di questo splendido strumento, compreso il suono riflesso e indiretto proveniente dalla campana.
Chitarra
Per questo tipo di prova abbiamo pizzicato un po’ di tutto, dalla chitarra classica a quella folk, compresa l’elettrica, dal classico al moderno. Il microfono conferma ancora una volta le premesse sulla sua universatilità. È riuscito a gestire dignitosamente la varietà timbrica ed anche la generosa pressione fornita dall’amplificatore della chitarra elettrica. In questo caso non ha restituito quell’ attacco netto ed a tratti cattivo tipico del dinamico SHURE SM57 (Fig.4), ma tutto ciò che ci si aspetta da un buon microfono a condensatore di largo diaframma. Un suono caldo di grande dimensione ed avvolgente.
Percussioni
Siamo passati poi alle percussioni. Il percussionista si è prodigato con diverse performance su una lunga serie di tamburi a pelle come bongo, congas, jambe, darbuka, ecc. Poi arriva il turno dei metalli: campane tubolari, campanacci, triangoli, ecc. Il microfono ha risposto con trasparenza sempre e comunque. Di base molto silenzioso, ha saputo fornire corpo a tutte le percussioni. Microfonando le varie parti della batteria ha brillato sia sulla cassa che sul rullante (nonostante la difficoltà di posizionamento, dato l’ingombro). Anche sui colpi più sonori non si è presentata nessuna distorsione, mantenendo sempre una buona definizione ed un’ottima risposta ai transienti, aspetto peculiare di questo microfono.
Pianoforte
In questo tipo di prova vorrei essere più esauriente, visto che stiamo parlando del re degli strumenti. Non a caso il pianoforte è considerato tale, sicuramente non soltanto per le sue considerevoli e variabili dimensioni, ma anche per l’estesa risposta in frequenza, la gamma dinamica e le possibilità armoniche. Il pianoforte può essere considerato contemporaneamente uno strumento a percussione ed a corde. Il piano a coda moderno ha 88 tasti ed è in grado di coprire oltre 7 ottave, la cui risposta delle fondamentali si estende da circa 30 Hz ad oltre 4 KHz; le relative parziali portano il limite superiore oltre i 10 KHz; la gamma dinamica di questo strumento è alquanto elevata. A circa un metro di distanza, un pianoforte a coda è in grado di generare livelli di pressione sonora compresi tra un minimo di circa 40 db per le note suonate in pianissimo ed un massimo di 100 dB nei fortissimi. Passiamo alla nostra prova: tempo fa ho microfonato un bellissimo “giapponese” a coda di lunghezza 200 cm (Fig. 5). Vi dico subito che, in questo tipo di riprese, la posizione del coperchio è d’importanza primaria, in quanto consente di dirottare il suono verso il lato destro, il che comporta dei benefici ad una certa distanza, ma in prossimità può determinare l’interferenza tra componenti dirette e quelle riflesse dal coperchio stesso. Per questa prova, infatti, ho inclinato al massimo il coperchio e mi sono reso conto che in particolare il pianoforte a coda è uno strumento sonoro di dimensioni così imponenti e di tale complessità da rendere una ripresa del suono in vicinanza un’impresa davvero ardua. Nello stesso tempo, se ci allontaniamo troppo, gioca un ruolo fondamentale anche la stanza che ci ospita. Siamo però fortunati perché si tratta di un salone medio riverberante che riesce a donare a questo strumento un suono coerentemente tridimensionale. Ricordiamoci che non esiste il suono e basta; esso è sempre in relazione ad un ambiente. Armati di stativo, ho posizionato il microfono all’altezza di circa 120 cm, ad una distanza dalla sorgente di un metro scarso. Il TLM 103 ha riconfermato la sua predilezione per i suoni percussivi. Sebbene la sonorità generale sia risultata un poco scura, il realismo e al tempo stesso la morbidezza con cui si ascoltavano i martelletti sulle corde rendevano un ascolto gradevole ed avvolgente. Nella zona bassa, invece, ha restituito una sonorità robusta, ma sempre ben frenata e controllata: insomma, un pianoforte reale e presente in tutte le sue sfumature.
Conclusione
Il microfono si è dimostrato uno strumento versatile ed incline al lavoro. La sua componentistica di altissima qualità riesce a restituire un segnale audio molto equilibrato che lo rende ideale a qualsiasi tipo di utenza, da quella degli studi di registrazione semi professionali ai quelli professionali. In sostanza è un microfono per tutti. Per un utilizzo professionale si richiede una catena audio di qualità, con preamplificatori all’altezza in grado di pilotare adeguatamente il segnale in uscita dal microfono. Se ben interfacciato i risultati non si faranno attendere. Il rapporto qualità prezzo è buono.
AT 4040, come si presenta
II microfono si presenta in una confezione di cartone dall’aspetto accattivante. All’interno risiedono la scatola in (finta) pelle dove è posto l’AT4040 con accanto una scatolina di cartone contenente la sospensione elastica in dotazione, di materiale metallico. Inoltre troveremo una borsetta di velluto nero anti polvere capace di contenere sia il microfono che la sospensione (Fig.6). Il corpo del microfono è di forma conica, quasi cilindrica, con una griglia di altezza quasi doppia rispetto al corpo. La griglia di protezione è fissata ad esso con tre viti equidistanti fra loro. Il logo si presenta sul corpo del microfono ed è strategicamente posto sul lato della ripresa. Troviamo due controlli: un selettore passa alto ad 80 Hz e un pad di attenuazione a -10 dB. E’ un microfono cardioide a condensatore di grande diaframma a gradiente di pressione. Richiede un’alimentazione phantom a 48 Volts.
AT 4040 sotto torchio (Voci)
Da premettere che le tecniche di posizionamento utilizzate per il Neumann sono state le medesime anche per l’Audio-Tecnica. Il comportamento generale al cospetto della voce maschile è quasi simile al Neumann TLM 103: stesso dettaglio e definizione, anche in questo prodotto non c’è una buona gestione dell’effetto prossimità, quindi è consigliabile inserire in questo caso il filtro passa alto ad 80 Hz presente sul microfono e lo schermo antipop. Nella nostra prova la voce femminile a disposizione è molto convenzionale, della serie pulita e sottile. Il microfono è stato trasparente, senza dare ulteriori colorazioni. La timbrica generale è risultata leggermente freddina. Sarebbe opportuno, in questo caso, utilizzare un preamplificatore inserito nella catena audio, capace di fornire un arricchimento armonico.
Sax Tenore e Soprano
La prova del sax tenore è risultata molto positiva: a differenza del Neumann, l’Audio Tecnica AT4040 ha fornito un pizzico di cattiveria in più, dovuta alla sezione delle medie leggermente più presente, mentre quelle basse sono risultate un po’ meno avvolgenti e definite. In linea di massima i due microfoni si equilibrano. Stessa sensibilità, silenziosità e gestione della gamma dinamica, ovviamente a distanza ravvicinata è preferibile inserire il pad di attenuazione di 10 dB presente sul microfono. Per il sax soprano la risposta è risultata davvero brillante. Ha fornito un’ottima intelligibilità e penetrazione. Il microfono riesce a fornire sempre una timbrica vivace, anche se la cabina di ripresa possiede un’acustica asciutta e poco riflettente.
Chitarre
Nel caso della chitarra acustica, questo microfono è risultato efficacissimo, restituendo l’attacco veloce del plettro sulle corde sia in arpeggio che ritmico: incredibilmente identico al famosissimo AKG 414 (Fig.7). Ha restituito corpo e un discreto attacco perfino all’amplificatore della chitarra elettrica.
Percussioni
Sulla grande varietà di strumenti percussivi a disposizione sopra descritti, il microfono ha fornito sempre un timbro fresco e vivace, con un’ottima risposta ai transienti, un ottimo attacco e corpo a tutto il programma percussivo, in particolare ai metalli. Anche sulla batteria non vi è stato nessun problema di gestione della gamma dinamica: il timbro dello strumento è stato restituito con grande trasparenza, senza aggiungere nessuna colorazione sulle frequenze gravi e acute.
Pianoforte
La ripresa del pianoforte è risultata molto veritiera, rispetto al Neumann un poco meno avvolgente sulla parte bassa dello strumento, ma in compenso l’attacco dei martelletti sulle corde è più evidente. Magari possiamo anche preferirlo al Neumann ogni qual volta l’esecutore o lo strumento a disposizione restituiscono una sonorità troppo morbida, quando è richiesto un suono lievemente più pronto e vivace.
Conclusioni
Il microfono si è distinto in tutte le prove in maniera brillante con una sonorità generale moderna, frizzante, sensibile e versatile. Discreta gestione dell’effetto prossimità, notevole rapporto qualità/prezzo. L’utenza ideale? Home studio, Project studio, Studio semi-professionali e professionali e live (batteria over-head o davanti agli amplificatori per chitarra elettrica). Una nota dolente riguarda l’operazione di fissaggio del microfono alla sospensione elastica (Fig.8) che consiste nell’allargare l’elastico con l’obbiettivo di far entrare il corpo del microfono fino a farlo accoppiare con il solchetto circolare alla base della griglia. Operazione non da poco, perché si ha sempre la sensazione che l’elastico possa cedere (non vi preoccupate, non succederà). Un consiglio: una volta montato il microfono alla sospensione non riprovateci più.
Il confronto finale
E’ stato davvero un peccato non aver avuto a disposizione le coppie selezionate di questi microfoni per poter meglio analizzare anche la capacità di restituzione dell’immagine stereo insieme alla separazione delle sorgenti, essendo questi microfoni direzionali. La sostanziale differenza tra questi due microfoni è abbastanza esigua. All’80% simili, la veloce risposta ai transienti, la gestione della gamma dinamica, la sensibilità, la silenziosità e la qualità della componentistica con tutte le conseguenze positive che comporta. Il 20% in più per il Neumann riguarda gli estremi di banda: la sezione bassa è un pizzico più calda e la sezione delle alte leggermente più “setosa”. Possiamo però senz’altro dire che questa differenza è nettamente compensata dal rapporto Q/P dell’Audio Tecnica AT4040. I risultati del Neumann hanno riconfermato la grande esperienza e tradizione, con l’obbiettivo serio di fornire sempre strumenti unici ed inimitabili. I risultati dell’Audio Tecnica meritano comunque notevole rispetto, perché alle spalle ci sono tanti sforzi aziendali per riuscire a commercializzare uno strumento capace di fondere qualità e convenienza, senza però trascurare una sonorità pari a microfoni più blasonati.
Buona registrazione a tutti!


“NEAPOLIS IN FABULA” è il cd della “solita” canzone napoletana che però non ti aspetti e ti sorprende. Un percorso tra jazz, sogno e tradizione che sconfina con naturalezza e nonchalance tra le note di favole incantate che ridisegnano i contorni e i significati di storie antiche. La copertina si propone essenziale, senza troppi fronzoli e aprendo la confezione il cd si presenta come un vecchio vinile, che ne dà l’aspetto di un 45 giri di un tempo, quasi a sottolineare l’intrecciarsi inafferrabile di passato e presente. Il cd si apre con una compilation che chiarisce subito parte delle intenzioni musicali: “Uocchie c’arraggiunate” (Falcone, Fieni e Falvo, 1904), “‘O marenariello” (Ottaviano-Gambardella, 1893), “Canzone marenara” (Donizetti, 1835), “Luna nova” (Di Giacomo-Costa, 1887). L’arrangiamento inizia con un pianoforte acustico, sembra un pianoforte a mezza coda Yamaha C3, leggermente spento come suono. Dopo poche battute entra la voce con un contrabbasso, ottimo equilibrio fra loro e una bella voce immersa nella musica. Sorprende piacevolmente questo medley non esageratamente jazzistico o di banalmente già sentito. Da sottolineare la voce femminile, ben ripresa all’interno del brano, non fa mai da protagonista, lascia respirare anche gli altri strumenti che si alternano, avendo sempre come protagonista principale il pianoforte, filo conduttore per tutto il medley. Il secondo pezzo è intrigante, diverso dalle versioni che siamo stati abituati a sentire: “‘E spingole frangese” (Di Giacomo-De Leva – 1888) ha un jazz che scivola nella sigla dei Simpson per poi finire in un ritmo blues. Da qui si entra nello spirito del cd, la musicalità si fa avvolgente. Così “‘a Vucchella” di D’Annunzio-Tosti (1892) si incarna in quella di Biancaneve in attesa del suo principe con “I sogni sono desideri” (“Someday my Prince will come” brano già prestato al jazz di Miles Davis per citarne uno) per poi diventare “When you wish upon a star” (“Una stella cade”, parte della colonna sonora del Pinocchio disneyano) in “Reginella” (Bovio – Lama – 1904), stavolta in una storia con un finale meno lieto. Ma la contaminazione tracciata da Giosi Cincotti – a cui si devono progetto e arrangiamenti – non finisce di stupire con “A Canzone appassiunata” (E. A. Mario – 1922) che si intreccia con un tango di Piazzolla, “Maddalena” (Carlo Faiello) che diventa un jazz – unico brano tratto dal passato prossimo – e “Michelemmà” che sfocia in una melodia mediorientale seguendo il testo dell’ignoto autore (“Li turche se nce vanno a reposare…”). Un brano un po’ di rottura con la magia che pervade il lavoro è “La Pizzica a Santu Paulo”, dove si crea un originalissimo e coinvolgente connubio tra tarantella e jazz.











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