ART DPS II – PRE valvolare a controllo digitale

Uno dei problemi più frequenti di chi fa della musica il proprio “status vivendi” è quello di non poter usufruire di tempi prolungati di ascolto prima di poter effettuare un acquisto certo e ragionato. Il fenomeno diventa ancora più complesso quando il mercato satura di prodotti con caratteristiche similari; la mancata possibilità di effettuare acquisti di “prova”, che di certo permetterebbero una genuina comparazione soggettiva tra i prodotti e loro caratteristiche, è spesso il motivo fondamentale per cui si finisce per adottare una scelta in base a schede tecniche, recensioni e pareri spesso discordanti. Ma noi 2 siamo qui per questo e per cercare di fare un po’ di luce sul sentiero buio delle vostre perplessità.


Prologo:

Giovedì sera arrivo a casa e trovo un pacco “misterioso” spedito dalla ditta Backline. Denudo il “vestiario” di spedizione e mi trovo a cospetto di un pre Art valvolare con controllo digitale (il titolo già la dice lunga). In verità, non sono mai stato un grande estimatore dei prodotti ART: alcuni mi erano piaciuti in quanto al suono, ma erano troppo rumorosi per un uso professionale. Guardo bene la figura dello strumento sulla confezione e mi chiedo: “Perché essere prevenuto? Sono pur passati dieci anni, forse questo lasso è stato risolutore di problematiche e foriero di miglioramenti? Staremo a vedere! Aprendo la confezione e ponendo l’outboard sulla mia scrivania da lavoro ciò che noto subito è il design molto professionale (Fig.1), non il solito sovraffollamento di bottoncini e potenziometri, tutti i comandi nei punti in cui mi guida l’intuito. Tolgo dalla scatola anche il cavo di alimentazione e il manuale di istruzioni, in lingua inglese (Fig.2). Prima di dargli corrente per ammirare il suo look da “acceso”, inizio a scrutarlo con curiosità. Mi piace molto il “VU Meter”, mi dà l’idea di uno strumento di buona fattura e di fascia medio alta. I potenziometri regalano un buon “feel”, non di quelli che traballano sotto le dita, le connessioni in ingresso e in uscita sono “Neutrik”, la cosa si fa interessante. Ma andiamo per ordine e vediamo come si presenta questo gioiellino dell’Art.

ART DPS II come si presenta:

La macchina è stereo, in formato rack standard (una unità) di colore blue metallizzato (Fig.3). Da sinistra verso destra troviamo: il tasto “Power”, l’input analogico con la commutazione automatica da microfono a strumento, un controllo rotativo lineare di “Gain” che parte da un valore di 0 dB ad un massimo di +48dB, un controllo rotativo per variare l’impedenza da 3 ohm a 150 ohm, un controllo rotativo per l’output che parte da un valore minimo di 0 dB ad un massimo di 10 dB. Il valore dell’output viene monitorato da sei led con valore relativo da -20dB fino al clip digitale. In basso troviamo un controllo “Tube” e null’altro che un Vu Meter analogico a bobina mobile. Al di sotto vi sono tre tastini, il primo è un controllo di Gain +20 dB e Normal, il secondo serve per attivare la Phantom (48 Volt) e il terzo per l’inversione di fase. Infine arriviamo alla sezione più importante, quella dei “preset”, che è controllata da un potenziometro rotativo a scatti. Qui troviamo tutti i “preset” della casa impostati sia per la sezione NEUTRAL, WARM che OPL.Poteva mancare un tocco di classe? Ecco una bellissima griglia dove si può intravedere la valvola. Alla fine del canale, vicino all’Input Channel 2 troviamo la sezione che gestisce il segnale digitale e delle manopoline che hanno il compito di gestire il controllo del segnale in uscita degli output digitali. Un bottoncino per il “sample rate”, due  “led” ed un bottoncino che serve ad indirizzare i canali di uscita per il protocollo “ADAT” o “SPDIF” completano il quadro del pannello anteriore. Sul pannello posteriore da sinistra verso destra troviamo (Fig.4): un S/PDIF Output, un Input e un Output Ottico stereo, da non confondere con quello ADAT; un segnale di sincronizzazione word clock e 2 canali di Insert (Pre digital fader). Il primo è il TIP=Ring, il secondo un Ring=Output e un segnale di sincronizzazione di word Clock. Finita la sezione digitale troviamo la sezione con le connessioni analogiche: da sinistra verso destra troviamo la sezione CHANNEL 2 formata da un Ingresso Jack bilanciato e un ingresso XLR, un output XLR e uno Jack ma questa volta sbilanciato. Lo stesso schema è ripetuto per la sezione Channel 1. per monitorare un eventuale clip digitale  per monitorare un eventuale clip digitale”led” ed un bottoncino che serve ad indirizzare i canali di uscita per il protocollo “ADAT” o “SPDIF” completano il quadro del pannello anteriore.Sul pannello posteriore da sinistra verso destra troviamo (Fig.4): un S/PDIF Output, un Input e un Output Ottico stereo, da non confondere con quello ADAT; un segnale di sincronizzazione word clock e 2 canali di Insert (Pre digital fader). Il primo è il TIP=Ring, il secondo un Ring=Output e un segnale di sincronizzazione di word Clock. Finita la sezione digitale troviamo la sezione con le connessioni analogiche: da sinistra verso destra troviamo la sezione CHANNEL 2 formata da un Ingresso Jack bilanciato e un ingresso XLR, un output XLR e uno Jack ma questa volta sbilanciato. Lo stesso schema è ripetuto per la sezione Channel 1.

Impressioni tecniche:

Non è un PRE  completamente analogico, infatti dispone di “preset”. Allora perché tanta accuratezza nella scelta dei componenti se poi alla fine il prodotto è diretto ad un utenza semi-professionale? Apriamolo e vediamo di che “pasta” è fatto (Fig.5). E’ un ART, developed in USA ma manufactured in China! :-) La circuiteria sembra solida e pulita anche se non posso fare a meno di notare che gran parte dei componenti è in SMD, quindi niente riparazioni di amicizia o “fai da te”. Si nota anche un trasformatore toroidale di buona manifattura ma niente di altamente professionale. La valvola messa davanti all’interfaccia mi ricorda molto quelle che si trovano sulle nuove batterie Korg della serie Electribe, servono più per far scena che all’ottenimento di una vera grana sonora, fra l’altro c’è una sola valvola per due canali, è una 12ax7A, un doppio triodo. Ormai è molto usato l’espediente di mettere una sola valvola per due canali; a mio avviso non è la migliore delle soluzioni perché i due canali potrebbero interferire fra di loro. Lo schema può essere comunque diviso in due blocchi logici. Il primo blocco, partendo da sinistra, è dove avviene tutt il “routing” del segnale digitale (Fig.5-1) . Andando più a fondo scopriamo che come convertitori interni usa degli AKM, precisamente l’AK 4528VF. (Fig.6). Sto riferendomi a quello che tecnicamente viene chiamato CODEC (codifier-decoder) nel senso che si occupa sia della conversione A/D che di quella D/A. Questo codec è a due canali, ovvero converte al massimo due segnali distinti per volta ed è lo stesso che monta l’interfaccia della Tascam FW 1804; è un componente di medio-buona qualità, forse sarà questo il segreto dell’ottima dinamica e della pulizia sonora? La sezione A/D presenta:

- un ingresso full differential (ovvero un ingresso differenziale), sicuramente una soluzione più vantaggiosa rispetto ad un single-ended.
- conversione a due canali a 24 bit/96 Khz con oversampling a 64X
- range dinamico (ovvero la “dinamica massima teorica”) considerando il rapporto Signal/Noise = 108dB Signal/Noise+Distortion = 94 dB (è un parametroche rende l’idea della “effettiva dinamica” se “mediato” con quello sopra)
-THD (total harmonic distortion) = -94dB

Per quanto riguarda la sezione D/A abbiamo:

- uscita full differential – conversione a due canali a 96Khz 24 bit con oversampling a 128X – range dinamico S/N =110 dB – S/N+D = 94dB – THD = -94dB Osservando bene la circuiteria notiamo una cosa stranissima: che cosa ci faranno mai degli integrati AL 1402 e AL 1401A di produzione Alesis (Fig.7) in un circuito dell’ART? Misteri del marketing. La seconda sezione è quella dove avviene il passaggio del segnale analogico e dove risiede la piccola valvola 12 ax7a (Fig.5-2). Abbiamo provato a sostituirla con dei modelli compatibili per vedere quanto influisse sul suono;ci sono stati dei piccoli cambiamenti, non dico migliorie, ma siamo riusciti ad ottenere una grana sonora leggermente diversa. Forse uno dei motivi per cui non abbiamo avvertito notevoli mutazioni di suono risiede nel fatto che, in realtà, il percorso del segnale analogico non viene trasformato mediante una circuiteria analogica (filo di rame, trasformatore, valvola) ma tramite degli integrati programmati dalla casa madre. Attenzione!!! E’ buona norma che i circuiti siano costruiti in maniera tale che i parametri che caratterizzano i componenti attivi, quali il guadagno di un transistor o quello di una valvola, non debbano incidere significativamente sul comportamento dell’intero circuito; tale operazione va sotto il nome di “stabilizzazione del punto di lavoro nei confronti della DISPERSIONE dei parametri dei componenti attivi”. Se così non fosse, la sostituzione di una valvola rotta con un altra della stessa sigla, anche se non perfettamente identica, potrebbe portare ad un cattivo funzionamento di tutto il circuito (aumento del rumore, surriscaldamento, etc.). Stesso discorso per una valvola con sigla diversa; ciò è senza dubbio indice di un buon progetto! Dal punto di vista elettronico la macchina presenta una circuiteria di tutto rispetto, soprattutto considerando la fascia di prezzo. Ottima la scelta di connessioni Neutrik e quella del AK 4528VF, un componente dalle buone prestazioni, ma non il miglior codec prodotto da AKM (il trono resta all’AK4620). Resta inteso che meglio ancora sarebbe stato utilizzare due convertitori separati, uno per la conversione A/D e uno per la conversione D/A, in modo da poter ottenere prestazioni molto più elevate. Per ultimo va considerato il fatto che a poco serve disporre di un buon CODEC o convertitore A/D o D/A che sia, se esso non è ben interfacciato con il resto del circuito progettato. Basterebbe paradossalmente il valore di una capacità mal scelto per far somigliare il più egregio convertitore A/D ad un filtro passa basso o passa alto.

ART DPS II sotto torchio:

Voce:

Il cantante in questione possiede una voce che si muove tra il registro baritono e tenore. Il microfono utilizzato è un bellissimo NEUMANN TLM 103; come voi ben sapete essendo un “trasformeless” risulta parecchio pulito e lineare, strumento efficace per testare in maniera neutrale l’ART DPS II. Ho dovuto in questo caso adottare qualche espediente per la giusta ripresa, ve lo racconto: Sia il NEUMANN che l’ART non posseggono un filtro passa-alto.Per ridurre al minimo il pericolo delle consonanti esplosive ho posizionato il microfono a testa in giù con il centro della membrana che guarda la punta del naso del cantante posto ad una distanza di circa 30cm; infine ho inserito tra la sorgente ed il microfono uno schermo anti pop. Il risultato è davvero confortante, nel senso che adesso il PRE  può fornire un buon headroom con ottimo rapporto segnale-rumore, senza picchi eccessivi causati da eventuali frequenze basse. Comincio a far girare la manopola rotativa in cui sono elencati i presets. Dopo aver effettuato una giusta taratura dei livelli, compresa l’ottimizzazione dell’impedenza, posiziono il selettore su “vocal”, nella sezione circoscritta dall’archetto”WARM”; si avverte subito una rilevante esaltazione del timbro, in particolare sulle medio alte, intorno ai 5000 Hz e siccome avviene un aumento della pre amplificazione generale trovo conveniente ridurre di circa 3dB il livello sulla manopolina gain. Scegliendo, invece, il processamento “vocal” nella sezione “OPL” mi accorgo che il segnale viene gestito da un limiter automatico, utile se si vuole ottenere un completo controllo dinamico sull’uscita del segnale, ma che in questo occasione ho ritenuto troppo “evidente” e per questo non di mio gradimento. Troviamo ancora un’altra impostazione “vocal” che è situata nella sezione “NEUTRAL”: era ciò che stavo cercando, realmente neutrale, nel senso che la voce ripresa mantiene un carattere morbido e lineare su tutto lo spettro di esecuzione. In conclusione questa prova produce un risultato sufficiente e di carattere semi-professionale.

Chitarra acustica:

La chitarra acustica è stata microfonata con una coppia di NEUMANN TLM 103 su una performance in stile “country”. Analogamente a come visto nella prova della voce, il preset dedicato offre differenti settaggi che potremo, volta per volta, adottare in base al tipo di risultato desiderato. Una volta regolato il giusto livello di ingresso e di uscita sono andato a selezionare il preset “a. gtr.” nella sezione “OPL”. Il risultato è di una chitarra con carattere vivace, frenata dall’azione del limiter al punto giusto. L’attacco è gradevolmente veloce, si capisce che è stato utilizzato un plettro ed il suono non risulta particolarmente aspro neanche sulle altissime frequenze. Prova degnamente superata.   Basso Elettrico: Con questa prova verificherò il comportamento dell’ART DPS II utilizzando i suoi input a “jacks” sbilanciati; sono curioso di vedere gli effetti del bilanciamento elettronico in uscita su questo tipo di segnale. Precisiamo che quando vengono utilizzate queste connessioni la manopola che seleziona l’impedenza non produce nessun intervento in quanto viene automaticamente bypassata. Una volta stabilita la taratura dei livelli ho posizionato il selettore sul preset “bass” nella sezione “NEUTRAL”. Il risultato è un concentrato di buona timbrica con una discreta punta sugli 80Hz; i medio-bassi non sono mai nasali, sia in una performance di accompagnamento ritmico che in fase di fraseggio. Si ascolta chiaramente l’attacco della corda sui tasti del manico, la riproduzione è fedele al tipo di perfomance eseguita.   Percussioni: Una coppia di congas ed un musicista cubano danno il via a questa sessione con l’ART DPS II. I microfoni per questa prova sono una coppia di SHURE SM 57. Effettuata l’impostazione dei livelli ho selezionato il preset “perc” presente nella sezione “OPL”. Ottimo l’attacco, ricca l’esaltazione sulle frequenze medio-basse, medie centrali e medio-alte, che donano una buona dose di vitalità espressa dagli schiocchi netti ed intelligibili delle mani sulle pelli tese e toniche dei tamburi. Belle! Davvero niente male. Anche sugli strumentini di metallo e non, ha fornito un’ottima risposta ai transienti. Ricordo che è proprio questa particolare categoria di strumenti, caratterizzata da estrema velocità e dettaglio, a dare filo da torcere a molti preamplificatori e microfoni presenti sul mercato (ovviamente appartenenti a questa fascia di prezzo).

Tastiere:

Per questa prova ho utilizzato un synth d’ultima generazione, molto bello e caratterizzato da una grande varietà di suoni; come tutti gli strumenti a campionamento pecca però di quel bel calore analogico che si può trovare solo in vecchie macchine a generazione analogica pura, tipo Ob12 della Oberheim o Jupiter 8 della Roland (Fig.8). Normalmente per sopperire a questa “freddezza” del suono digitale le case costruttrici riempiono, anche in maniera forse indecente, i “preset” di riverberi, delay, compressori etc. rendendo certamente il suono più gradevole al nostro udito, ma anche più confuso, soprattutto in fase di missaggio. In questo caso ho scelto delle “patches” da testare, dai classici suoni di “pads” a quelli che emulano strumenti acustici, facendo attenzione all’equilibrio effetto/dry. Anche per questo strumento utilizzeremo ovviamente gli ingressi a “jacks” ad alta impedenza del nostro ART DPS II. Fatti i livelli ho selezionato l’unico preset presente per questa tipologia di strumento “E. KBD” nella sezione “WARM”, scegliendo come primo preset un suono di un pianoforte acustico. Il suono non mi convince, troppo slabbrato agli estremi di banda, riprovo con un altro timbro, una chitarra acustica. Il risultato sembra più convincente, ma devo diminuire ulteriormente l’effetto chorus nel synth prima di riuscire ad ottenere un miglioramento della timbrica. Appena esco dalla tavolozza dei suoni acustici e provo un effetto che emula un vecchio sintetizzatore analogico, il risultato salta subito alle orecchie: viene fornita una completissima estensione della risposta in frequenza della sintesi, in particolare sui bassi fino ai 40 Hz con le relative armoniche. Nella stanza ha cominciato a vibrare tutto. Meglio fermarsi…

Conclusioni:

Tirando le somme possiamo affermare che ci troviamo a cospetto di una discreta macchina, ottima per chi non ha grossi budget a disposizione, particolarmente indirizzata a home e project studios. Manca la grana setosa sulla parte alta dello spettro (tra gli 8000 e i 10.000 Hz) appartenente ad una categoria di macchine sicuramente più costose. Sono rimasto molto colpito dalla estrema pulizia del processore: non ho avvertito i classici rumori di fondo che hanno contraddistinto in maniera negativa la vecchia produzione ART. Mi è piaciuta molto l’idea di permettere all’utente di avere la possibilità di utilizzare le tre sezioni, Neutral, Warm e Opl.Vorrei dare un paio di consigli a chi vuole sfruttare al meglio queste tre sezioni. La prima è utilissima per chi deve registrare strumenti acustici e per chi ha bisogno di un suono neutro e non impastato o quando si eseguono ritmi e arpeggi molto veloci, dove bisogna distinguere bene le note. La sezione “Warm” è ottima per conferire quella presenza maggiore al suono, dando un pasta molto enfatizzata sulle medio basse frequenze; ottima per rinforzare la voce, una chitarra acustica o un basso, ma senza esagerare, in quanto si rischia di impastare troppo il suono e renderlo meno intelligibile alle nostre orecchie. La terza è quella più interessante per chi lavora in special modo dal vivo, dove ad una buona preamplificazione è possibile abbinare un discreto “limiter”, molto utile per il controllo degli sbalzi dinamici provocati dall’impeto del cantante di turno o dal passaggio traumatico di un dolce arpeggio ad una esecuzione rock. Senz’altro non sarà più necessario impazzire con le mani sui fader del mixer, compiendo funamboliche escursioni per il sudato controllo del mix-down. Non è certamente una macchina per uno studio top-level, in quanto per alcuni i “presets” di fabbrica potrebbero costituire un limite. C’è da dire, tuttavia, che per la sua grana sonora il DPS II non ha solo un ottimo rapporto Q/P, ma è indicato per tutti gli home studio che desiderano avere un “sound” più convincente e presente nei takes musicali. Da non dimenticare che questo PRE, opportunamente usato, è ottimo anche in situazioni live, in quanto basterà scegliere il preset giusto (consigliabili quelli della sezione Opl, per via dei limiter) e dosare i segnali I/O, il che significa fatica risparmiata per controlli che potrebbero essere difficili da modificare mentre si sta suonando.Comunque, anche se si tratta di uno strumento “preconfezionato” consiglio a tutti di ascoltare bene le varie “patch” e di non fermarsi solo alla sezione warm, dove si avverte un grande cambiamento di sonorità. Ricordiamo sempre che “suono valvolare” non è sinonimo di suono confuso, ma di un segnale più omogeneo e meno scollato. Dopo aver fatto le ultime conclusioni ho controllato il prezzo di listino e sinceramente pensavo che, per le prestazioni offerte, fosse leggermente più alto. La flessibilità di uso accoppiata con il design ben riuscito e le caratteristiche audio semi professionali, collocano l’ART DPS II fra quei prodotti da consigliare.

Waves MaxxBCL – Processore Hardware


Che cosa è il MaxxBCL? Un’ evoluzione Hardware dei prodotti già esistenti della Waves oppure un costoso ibrido creato solo per “spillare” a noi poveri utenti che cerchiamo sempre strumenti nuovi per migliorare i nostri prodotti audio? Per questo test non mi sono fatto prestare lo strumento dall’ importatore, ma sono andato a provarlo direttamente in un noto studio di Mastering nell’ interland napoletano che mi ha lasciato per una decina di giorni a disposizione la sua struttura e perfino l’automobile….

In un mondo che tiene sempre più conto della velocità con cui si realizza un prodotto, facendo largo uso dell’automazione, del virtuale, dei plug-in, e dei DSP opzionali per accelerare la velocità di calcolo del computer, ci sono ancora dei superstiti, i quali ancora credono che un buon analogico o un buon ibrido, come in questo caso, possano dare al nostro suono una tavolozza di colori più ricca di sfumature rispetto ad un sistema integrato tutto all’interno del computer. Sicuramente il punto di forza di tali sistemi non è la grande quantità e qualità di sfumature che si possono operare sul suono. Ho avuto qualche anno fa la fortuna di poter apprezzare anche i prodotti della Waves, nel mio piccolo studio di Mastering per conto terzi, utilizzando un PC (vi prego a voi puritani del Mac di non storcere il naso…) una scheda audio RME 9652 ed un convertitore RME AD 96, una scheda Mykerinos della Merging Tecnologies, una serie di plug della Waves originali costati poco meno di 2 milioni del vecchio conio, un compressore  Millennia modello Twincomp TCL 2, due coppie di casse (B&W modello Nautilus 805 e le Dynaudio modello AIR 10). Pensavo di avere un ottimo studio, certamente non paragonabile al Nautilus, o al Metropolis di Londra ma riuscivo ad ottenere un ottimo prodotto in quanto, a differenza di studi più blasonati, avevo un piccolo punta di forza: il tempo. Un giorno, mi fu proposto di provare L2 hardware della Waves. Non avevo alcuna intenzione di comprarlo e asserivo che con i miei strumenti potevo far a meno di questo outboard, in quanto gli algoritmi del software e dell’hardware in mio possesso erano gli stessi e che ciò che faceva la differenza era solo il convertitore; affermavo che, se avessi voluto investire di più, mi sarebbe bastato sostituire o aggiungere un nuovo convertitore al mio setup. Dopo un po’ mi fu fornito in prova per un mese l’ “L2”… Mi sono dovuto ricredere, c’era un abisso e dopo un mese ho venduto la mia vecchia Master Akay, il Roland MKS 70 con il PG 800 e con poco più di un milione di differenza ho fatto questo nuovo acquisto. Adesso dopo circa 4 anni la Waves mette in catalogo l’evoluzione dell’ L2, che fare? Vendere il mio strumento prima che svaluti come un telefonino oppure vedere se non è solo una macchina vecchia con un look rinnovato? Prima di tutto mi scarico il manuale in Pdf e qui inizia la mia prima delusione, sembra che questa volta la Waves abbia fatto un buco nell’ acqua, non si sia inventata niente, abbia solo riunito in un una outboard 3 dei suoi prodotti di punta, l’esaltatore di basse frequenze Maxx Bass di seconda generazione, il compressore C1 e infine e l’enfatizzatore L2. Non trovo neppure un trafiletto che mi fa sperare che il compressore sia multibanda come il C4, che delusione, ma io sono testardo, voglio sentirlo e provarlo.

MaxxBCL Interfaccia utente lato frontale:

Il MaxxBCL si presenta in formato rack di 2 unità di colore nero (Fig.1) con un controllo globale (Fig. 2) mediante led luminosi, dove si possono visualizzare il sample rate, la sorgente sonora selezionata in ingresso (analogica o digitale), la sorgente di sync e la quantizzazione. E’ presente una sezione per memorizzare fino a 4 preset (Fig.2-2), un controllo mediante led del segnale d’ingresso (Fig.2-3), 2controlli rotativi (left e right) a scatto per tarare il segnale analogico d’ingresso (Fig. 2-4), una sezione di parametri dedicata solo al compressore (C1) (Fig.2- 5), i tasti per la selezione delle modalità Bypass, Opto/Electro, controlli di Threshold, Ratio e Attack, la funzione proprietaria ARC AutomaticRelease Control, il gain automatico ed infine uno switches per la commutazione dei due processori Comp-Bass oppure Bass-Comp. Proseguendo sulla destra troviamo una sezione di parametri dedicata solo al MaxxBass di seconda generazione (Fig.2-6), la cui frequenza è regolabile da 25Hz a 120Hz con una percentuale di mixaggio delle armoniche dallo 0 al 100%. E’ presente, inoltre, un filtro Passa-alto con opzione “solo armoniche”. Infine troviamo una sezione di parametri dedicati al Limiter, con threshold regolabile (Fig.2-7), un tasto di Bypass e uno per il link, un celling di uscita regolabile ed un controllo mediante led luminosi del segnale di uscita. (Fig. 2-8).

MaxxBCL Interfaccia utente lato posteriore: (Fig.3) Connessione per il cavo di alimentazione con controllo di voltaggio selezionabile (Fig 4-1), Word clock provvisto di interfaccia di sincronizzazione (Fig.4-2), una sezione per i vari tipi di ingressi digitali, ottici, spdif, e coassiali, con un interruttore per passare dal sistema ottico a quello coassiale (Fig.4-3) ed infine una sezione che riguarda tutti i tipi di ingressi e le uscite analogiche con relativi switch (Fig.4-4). Sfortunatamente non è possibile sfruttare le uscite simultaneamente: sarebbe stato comodo mandare le due uscite canon bilanciate nel master e le due uscite Jack alle casse monitor.

Compressore: I processori dinamici della Waves sono tra i più appezzato dai fonici. Essi possono agire selettivamente su bande di frequenza definibili dando una precisione altamente tecnica in special modo a livello correttivo, ideale in fase di mixaggio (Fig.5). La funzione hardware sul MaxxBCL, a differenza del software, non ha la possibilità di scegliere un range di frequenze da utilizzare contemporaneamente funzioni di compressore/expander/gate solo sulle bande selezionate, oppure di funzionare come il C4 che è un compressore multibanda. La qualità del suono è veramente ottima sia se utilizza in modalità opto che electro e la gestione dei parametri è semplice e immediata.

Maxx Bass sulle basse frequenze: Perché mettere un esaltatore di basse frequenze (Fig. 6) che definiscono “di seconda generazione” e non mettere invece un buon EQ Parametrico? La versione del software è molto potente e agisce veramente bene, permettendo di ricreare la parte audio nelle sue frequenze più basse senza in realtà modificare le armoniche in quella fascia. Addirittura dà la sensazione di udire frequenze basse, che normalmente le dimensioni del cono non permetterebbero di riprodurre in quanto non arrivano a quella banda passante. Come sarà la versione Hardware? Io ho già provato in precedenza il MaxxBass 101 e sinceramente non mi aveva fatto impazzire per un uso da studio, anzi ho preferito in questo caso utilizzare il software Renaissance  Bass sempre della Waves.Tuttavia l’ho trovato ottimo per l’utilizzo live, anche su sistemi di amplificazioni di fasce alte. Ad ogni modo, sul manuale si parla di seconda generazione, forse la componentistica sarà migliorata e questa sezione suonerà più presente e senza “sporcizia”? Ebbene si! Dopo svariate prove, mi accorgo che finalmente questa sezione è veramente utilissima, per molte applicazione e, anche se non ho molti parametri su cui “giocare”, non mi fa rimpiangere la mancanza di un EQ e posso fare a meno di accendere il computer sotto questo caldo torrido.

L2 Ultramaximizer Peak Limiter:

Lo strumento non presenta tutti i comandi su cui agire come l’L2 hardware, ma l’algoritmo di massimizzazione del suono processato è identico: si nota immediatamente la straordinaria trasparenza del suono anche al top della massimizzazione del segnale (Fig. 7). Anche in questo caso l’hardware supera il software.


MaxxBCL sotto torchio Prima prova: il“live”

Fortunatamente siamo in estate, non solo periodo di sole e sabbia, ma anche di concerti; mi sono recato con il MaxxBCL sotto braccio ad un concerto dove il fonico stava iniziando il sound check ad un’orchestra stile Big Band. Per coerenza d’informazione diciamo subito che l’impianto era composto da 8 sistemi Nexo PS 15 + LF 1200(sub) completi di controller e pilotati da ottimi amplificatori QSC serie PL, ed un mixer Yamaha M3500. Collegando il MaxxBCL sul main insert , il fonico mi spiegava di non amare più di tanto l’utilizzo di outboards digitali in una catena audio analogica perché, diceva: “potrebbero trasformarsi in un vero e proprio tallone di Achille a causa della loro qualità di conversione AD/DA”.Tra una chiacchierata e l’altra è stato ultimato il soundcheck lasciando la nostra macchina in Bypass e stabilendo di comune accordo di non usare alcun processore di dinamica del service per poter meglio testare la capacità ed il carattere del MaxxBCL. Sugli ultimi ritocchi del missaggio, abbastanza complesso, ho ottimizzato il livello d’ingresso e, rimanendo in Bypass, ho impostato la soglia (threshold) a meno 12 Db, un rapporto di compressione (Ratio) 2:0 con attacco medio (ricordiamo che il release è automatico). Stiamo ovviamente parlando della sezione “ Compressore”. Con l’indice della mano destra pronto sul quadratino illuminato del Bypass! Scambio di sguardi e sorrisi di soddisfazione, compressione “fantasma”, davvero trasparente in particolare nel modo Opto. Perfino l’impeto pettegolo delle 5 trombe è stato sufficientemente controllato. Il fonico contento, gli ascoltatori non si coprono le orecchie e l’impianto è salvo. Conclusione finale del fonico: andiamo al bar a gustare uno shaekerato alla nocciola che qui siamo di troppo!!!

Seconda prova: “piano bar professionale”.

Sono stato a trovare due carissimi amici, due bravi professionisti di disco bar inseriti in un ottimo giro lavorativo sul tutto il territorio nazionale. Mi racconta Francesco (pianista cantante) che l’esigenza di un impianto potente e poco ingombrante è, per il suo lavoro, determinante.Per quello che riguarda l’emissione della sezione medio bassa, media, medio alta e alta, anche con un discreto impianto si riesce ad ottenere un buon risultato, mentre si soffre con la sezione bassa, sempre poco avvolgente e quindi non coinvolgente. Ho collegato il MaxxBCL sul Main Insert del mixer (Mackie Cr16/04 Vlz Pro), collegato a sua volta su un finale Lab Groupen e diffusori Martin modello F12. Sguardo sul nostro apparecchio in particolare sulla zona del MAxxBASS: girando verso destra la generosa manopola ed esagerando (a manetta) portiamo il valore di “Intensità” da 0 a 100 con il filtro HP disinserito e, gira che ti rigira, ci siamo ritrovati a girare in tutta la sala in cerca di un sub nascosto. Abbiamo un poco esagerato, ma questo algoritmo che agisce a livello psicoacustico è davvero evidente e morbidamente efficace fornendo, in più, anche un’ottima compatibilità mono. Inoltre ho settato anche la sezione che ricalca il famoso Loudness Maxxmizer L2 guadagnando con il Treshold e fissando il livello di picco massimo. Si è notato subito un aumento della densità ed una trasparente limitazione, unita a quella plasticità tipica dei dischi definitivi con tanto di Mastering. A questo punto bisognerebbe fare molta attenzione ai sospetti e alle accuse di una esibizione in Playback…

Terza prova: “studio di registrazione”.

A proposito di dischi, sempre con il MaxxBCL sotto braccio ci rechiamo in un recording studio, voce maschile calda come il “soul” in un microfono Neumann modello TLM 103 con cavo Mogami collegato al Pre amp. Millennia Media HV 3, direttamente ai convertitori A/D del MaxxBCL, uscita AES/EBU al registratore multipista Tascam MX 2424 con risoluzione 24 bit/96 Kz, uscita D/A del registratore sul mixer valvolare MB3 della TLA Audio con monitoraggio Genelec 1031 e KRK mod. V88. La conversione del MaxxBCL si è dimostrata davvero impeccabile, dettagliata, di qualità chiaramente professionale. I ripresa, spesso, conviene utilizzare, oltre la conversione, anche il limiter L2,in modo da ottenere un ottimo Headroom di traccia(il tutto usato sempre con parsimonia) e riuscendo a contenere l’eccessivo impeto dell’esecutore di turno. L’ottimizzazione delle tracce potrebbe avvenire anche dopo la ripresa, uscendo dalla registrazione in digitale, entrando nel MaxxBCL e rispedendola (sempre i digitale) al multipista, guadagnando in intensità ed al tempo stesso ottimizzando la gamma dinamica, traccia per traccia, in modo che in fase di mixaggio sarà sufficiente alzare i faders per stabilire un buon equilibrio dell’intero mix. Un altro possibile utilizzo in fase di mix è quello di raggruppare su due sub-master la batteria, percussioni e basso, utilizzando lasezione del compressore, guadagnando così in punch e controllo dinamico, oppure anche sull’intero mix facendo cautela nei settaggi.

Quarta prova: “Mastering”.

L’ultima prova è stata fatta in fase di Mastering, su di una cover poco rielaborata degli Incognito con voce femminile, ripresa e mixata malissimo e con una qualità generale da MP3 (pessima). Già alla partenza del brano ho subito notato poca profondità sullo spettro grave ed un registro medio acuto aspro e vecchio: Dopo circa 40 secondi inizia il canto e la voce si distacca dal mix in maniera a tratti scollata e fastidiosa. Collegato il MaxxBCL ho cominciato a ridefinire i bassi con il favoloso EQ psicoacustico, impostando il valore intesity a 50, poi inserendo il filtro HP ho effettuato un “anti-Rumble” spazzolando fino a 45 Hz. Subito la differenza è saltata fuori . Infine, ho impostato il compressore sui valori bassi di “Ratio” ed il “Treshold”  intorno a – 15 dB, con un attacco velocissimo. Così facendo sono riuscito a contenere la voce nel MIX senza schiacciare troppo l’intero brano. Per concludere sono passato alla sezione L2 per riguadagnare i dB persi in precedenza con la compressione. Il livello qualitativo generale del brano è migliorato notevolmente, tanto da poter rientrare in uno standard di commercializzazione.

Conclusioni:

Quello che viene fuori da queste prove e che sicuramente mi trovo di fronte ad una macchina molto versatile, da poter portare in giro senza l’ausilio di computer con una notevole potenzialità in senso correttivo. Possiamo affermare cheil MaxxBCL ha superato brillantemente tutte le prove affrontate, creando sempre una giusta modifica del materiale audio processato. lo strumento ha un costo abbastanza elevato, ma adeguato a quello che offre il mercato. L’unica nota dolente, per chi possiede un masterizzatore professionale a 24 bit 192 Khz, è l’impossibilità di poterlo sfruttare al massimo per creare un Super Master. Mi sarebbe piaciuto molto se fosse stato implementato anche un compressore multibanda per sfruttare al meglio le possibilità, al fine di ottnere un Mastering professionale senza dover per forza usare  altri outboard.

INFORMAZIONI UTILI:

Produttore: Waves

Modello: MaxxBCL

Website: www.waves.com

Distributore: www.midimusic.it

Prezzo: 2.500 + IVA

Articolo pubblicato sulla rivista CM2 Magazine.

AER – Compact 60

AER COMPACT 60Amplificatore(!)

Non sono uno che si entusiasma facilmente per un amplificatore, e non avevo mai pensato di investire troppo nell’acquisto di un ampli compatto. Negli anni però, suonando strumenti che vanno dalla chitarra al piano elettrico alla voce al Theremin, la ricerca dell’amplificatore perfetto è sempre stata una vana chimera. Soprattutto il Theremin mi ha dato filo da torcere, il suono non era mai quello che cercavo, qualsiasi colorazione sonora mi disturbava. Ho provato ottimi ampli per la chitarra, ma poi magari ci attacchi un microfono e quel piccolo fruscio di fondo ti fa disperare. Gli ampli per la tastiera non vanno bene per altre cose, trovare una soluzione poco ingombrante e valida per chitarra e voce – magari con un effetto – è impossibile… insomma è stato un continuo desiderare altro. Un giorno ho casualmente provato un Aer Compact 60 (Fig.1), costruzione tedesca. Wow!  Caro, anzi carissimo quando l’ho visto! Ma era (ed è) fantastico, non ho resistito, ho capito che forse avrei fatto meglio a cercare l’ampli giusto anni prima, quando nella rincorsa dello strumento migliore avevo tralasciato una parte molto importante del suono. Oltre 800,00 euro per un 60W compatto che pesa 8kg, non avrei mai pensato di poter spendere tanto per un ampli così piccolo, eppure ce l’ho qui, acceso e neanche me ne accorgo (nessun fruscio praticamente). Per me è l’ideale: eccezionale per la chitarra acustica (e anche la classica suona bene), buono per la voce – che fa la sua figura – con tanto di ingresso bilanciato, alimentazione phantom e qualche effetto di qualità. Ci suono di tutto, dal piano al Theremin all’ipod… per strumenti che richiedono pulizia è davvero ideale. Gli effetti integrati non sono molti, essenziali direi, ma sufficienti (4 in tutto). Si possono applicare ad entrambi i canali insieme o separatamente (con volume di return). Direi che è l’amplificatore acustico “neutrale” migliore che ho provato, non aggiunge né toglie niente al suono ma lo fa arrivare intatto all’orecchio dell’ascoltatore e credo che questo sia il maggior pregio. Comodissima l’uscita cuffia e l’uscita tuner (Fig.2). Con la D.I. posso usare l’ampli come monitor e arrivare in un impianto. Insomma un prodotto più che completo. Ad onor di cronaca esiste in commercio anche un modello compact Classic, con un’equalizzazione rivolta più agli strumenti classici e la possibilità di elevare i bassi senza innescare il feedback. Il Classic è fisicamente quasi identico al Compact ma presenta un numero maggiore di uscite sul retro (Fig.3) con la divisione dei 2 canali anche in out e la possibilità di settare i volumi di uscita delle singole uscite. Ho fatto un test anche di questo modello riscontrando la stessa eccezionalità di suono ma alla fine ha prevalso il rapporto qualità/prezzo e ho scelto il Compact 60. chorus with reverb, e flanger – filtro color e hi-low su entrambi i canali La costruzione del “case” è solida, ben rifinita e senza spigoli. Superiormente il “case” ha un incavo a maniglia che permette un semplice trasporto.

INFORMAZIONI UTILI:

Produttore: Aer Audio Electric Research

Distribuzione: www.backline.it

Prezzo: Circa 800 euro

Rupert Neve Designs: Portico 5015 Pre/Comp


Quelli che come me hanno già qualche capello bianco, ma anche numerosissimi giovani, associano il nome Rupert Neve alla registrazione audio per eccellenza. Infatti molti dischi prodotti in passato e non solo, sono stati registrati usando apparecchiature Neve che fortemente hanno contribuito alla caratterizzazione del loro sound.
Un po’ di storia:
Rupert Neve ha legato il suo nome a preamplificatori microfonici, equalizzatori, compressori e mix consoles che rappresentavano e rappresentano un punto di riferimento per i più importanti studi di registrazione del mondo, permettendo al loro progettista di ricevere numerosi premi e riconoscimenti nel corso della sua vita lavorativa. Sinteticamente possiamo ricordare che, negli anni 60, R. Neve avviò in Inghilterra la costruzione delle console formando il marchio NEVE. Nel 1985 la compagnia Neve venne acquistata dalla Siemens che fondendola con un’altra compagnia audio inglese, la AMS, diede vita all’ “AMS-Neve”. R. Neve ha svolto successivamente il ruolo di consulente per numerose compagnie firmando così diversi progetti tra i quali appunto, in nuovi nati della serie Portico costruiti in Texas dalla Rupert Neve Designs.
Portico 5015:
Il Portico 5015 (Fig.1), come tutti i prodotti della serie Portico, si presenta in un formato di mezza unità rack con controlli e serigrafie che possono essere disposti sia per il montaggio verticale che orizzontale. Si tratta di un Pre-Amplificatore con Compressore/Limiter. Abbiamo così, in un’unica macchina uno dei due canali del Pre 5012 ed uno dei canali del Compressore 5043 con la possibilità di connettere i due stadi mediante uno switch.
L’alimentatore fornito in dotazione è un comune AC converter “made in China” da 12 V  3,33 Ampere (Fig.2), ma le macchine della serie Portico sono dotate di due survoltori DC/DC che permettono di generare un voltaggio di +/-17,5 V DC nonché i 48 Volt dell’alimentazione Phantom. Grazie a questa particolarità i Portico possono essere alimentati da comuni trasformatori con tensioni che variano da 9 a 19 volt in quanto, come abbiamo appena visto, internamente avviene poi la generazione della corrente adatta. Il 5015 si presenta con un robusto chassis metallico che offre anche la funzione di schermatura per i campi elettromagnetici.
Connessioni:
Tutte le connessioni sono situate sul pannello posteriore così come tutti i controlli si trovano sul pannello anteriore. Sul pannello posteriore troviamo, oltre all’ingresso per l’alimentazione ed il tasto di accensione, l’ingresso microfonico e l’uscita linea relativi alla sezione del preamplificatore nonché l’ingresso e l’uscita per il compressore (Fig 3). Tutti e quattro si presentano rigorosamente nel formato XLR . Inoltre sono presenti due uscite parallele di buss bilanciate in formato TRS ad alta impedenza attraverso le quali è possibile anche collegare più moduli della serie Portico. Come ultima cosa vi segnalo i due connettori link la cui funzione vedremo successivamente.
Controlli sezione Pre  Osservando il pannello frontale e procedendo da sinistra verso destra, troviamo:

* tasto relativo all’inversione di fase, premendo il quale è possibile ruotare la fase di 180 gradi;
* tasto per l’alimentazione Phantom;
* manopola del guadagno, che è regolabile con scatti di 6 dB fino ad un guadagno massimo di 66 dB;
* manopola per la regolazione fine del guadagno che ci permette una variazione continua in un range che varia da -6 a +6 dB, fino ad un guadagno massimo del Pre-Amplificatore di 72 dB (66+6);
* indicatore a led del livello di uscita ad 8 segmenti;
* tasto mute;
* tasto “to Compressor” con il quale è possibile inviare direttamente ed internamente il segnale al compressore senza effettuare una patch esterna;
* tasto HPF con il quale è possibile inserire o meno un filtro passa alto, con pendenza di 12 dB/ottava e taglio regolabile mediante manopola da 20 a 250 Hz;
* tasto “Silk”: semplicisticamente potremmo definirlo come l’introduzione di un effetto che esalta le qualità sonore di tipo vintage. Esso tecnicamente agisce riducendo il feedback negativo ed aggiustando lo spettro sonoro, determinando così un suono più dolce e musicale;

Tutti i pulsantini che attivano le varie funzioni, se premuti si illuminano, ad indicarne appunto l’attività.   Controlli sezione Compressore Procedendo sempre verso destra arriviamo così sul lato del pannello frontale dedicato ai controlli della sezione compressione. Il primo tasto che incontriamo è quello relativo all’inserimento o meno del compressore (tasto “In”). A seguire, come nei più classici dei compressori, troviamo i vari potenziometri relativi alla regolazione:

* soglia/threshold da -30db a +22 dB;
* pendenza/ratio da 1:1 a limiter;
* attacco da 20ms a 75 ms;
* rilascio da 100ms a 2,5 secondi;
* regolazione del gain finale da -6 a + 20 dB.

Anche per questa sezione è presente un indicatore a led ad 8 segmenti che segnala il livello di riduzione del Gain. Segue poi il tasto FF/FB che ci permette di scegliere il modo di  compressione feed-forward oppure feed-back. Con il tasto “s/c link” possiamo linkare i controlli di 2 compressori come, ad esempio, due 5015 o un 5015 con un 5043. Ovviamente si presuppone che i due moduli siano collegati fra loro tramite le suddette connessioni link.   Brevi note tecniche Tornando alla filosofia progettuale della macchina, possiamo dire che l’ingresso microfonico è bilanciato ed utilizza una configurazione TLA (vedi “Approfondimento TLA”) che fa uso di un trasformatore toroidale. Questo elimina i disturbi elettromagnetici e funziona come un filtro passa-basso escludendo le frequenze al di sopra dei 150 KHz, responsabili, secondo il progettista, di disturbi di intermodulazione. Il segnale quindi, procedendo nel suo percorso arriva al vero trasformatore d’ingresso che determina l’isolamento galvanico e che come ogni componente inserito in un percorso audio contribuirà alla formazione del suono.   Approfondimento TLA I trasformatori di ingresso e di uscita sono progetti specifici di R. Neve. Il progettista presta particolare cura alla realizzazione dei trasformatori, che secondo molti sono gli elementi che più di ogni altro contribuiscono alla caratterizzazione del suono NEVE. Infatti, è parere diffuso che il suono di alcuni valvolari è dovuto principalmente all’uso dei trasformatori più che dalle valvole stesse. Come i più attenti di voi avranno già notato, il Pre del 5015 presenta esclusivamente l’ingresso microfonico. L’assenza di un input di livello Line non permette l’uso di questa macchina per “analogizzare” tracce digitali; infatti, difficilmente riusciremo a far passare correttamente il segnale Line proveniente dalla scheda audio attraverso l’ingresso microfonico del preamplificatore e magari con il tasto “Silk” inserito per aggiungere ulteriore pasta analogica ad una traccia audio. Logicamente, se non altro perchè si è obbligati, nel caso di utilizzo di segnali Line si può prevedere l’uso di una DI Box passiva (vedi “Approfondimento D.I. Box”). Approfondimento D.I. Box

Il segnale in ingresso, superato il trasformatore, viene opportunamente amplificato fino a giungere così al trasformatore d’uscita e quindi all’uscita linea “Mic Out”, permettendoci, lungo il suo cammino, tutte le regolazioni viste in precedenza (variazione del Gain, inversione di fase, introduzione Phantom, High Pass Filter, …). Dai dati tecnici dichiarati, evidenziamo un risposta in frequenza a -3 dB dai 18 Hz ai 150 KHz. Vi ricordo che quest’ultima è la frequenza alla quale interviene il circuito TLA. Il livello di rumore, non pesato, misurato con una banda passante da 22 Hz a 22 KHz a 66 dB è pari a -62 dB. La distorsione armonica totale ad 1 KHz +20 dBu è minore dello 0,002%, mentre sale allo 0,2% con il tast “Silk” inserito: questo per espressa volontà del progettista. Il percorso del segnale della sezione Pre è evidenziabile dallo schema a blocchi (Fig.4).

Il segnale, mediante il tasto “to Comp”, può essere inviato internamente direttamente al compressore. Il principio di funzionamento del compressore è di tipo VCA. La circuiteria di un compressore o di un limiter può essere diversa. Nel caso del 5015 c’è un amplificatore controllato in tensione (control voltage amplifier, VCA) il cui guadagno può essere variato in base al voltaggio applicato. Attraverso le regolazioni, quindi, possiamo variare il livello del valore di soglia, dei tempi di attacco e di rilascio nonché il livello in ingresso ed in uscita. Lo schema a blocchi del compressore è indicato in (Fig.5).


Approfondimento Compressore Prova sul campo Per cercare di apprezzare al meglio i pregi e i difetti del 5015, il test è stato condotto sia nel mio home studio, dove ovviamente conosco bene  ogni strumento presente e l’acustica ambientale, sia presso alcuni studi della zona grazie alla disponibilità concessaci dai proprietari. In tal caso il test è stato condotto da Antonio Campeglia. Il 5015 è stato usato quasi esclusivamente come Pre microfonico (visto la mancanza di ingressi Line e D.I.). Tuttavia non mi sono lasciato sfuggire l’occasione di  usare una D.I. passiva di elevata qualità, con la quale ho potuto registrare un Fender Jazz Bass del ‘75: ma di questo ne parleremo approfonditamente più avanti. Relativamente ai  microfoni utilizzati vi cito solo quelli che si sono alternati più frequentemente: tra i condensatori con diaframma piccolo troviamo gli Shure e gli Audio Tecnica, mentre tra i condensatori a diaframma largo è stato usato un Samson C03 (dall’ottimo rapporto Q/P. ndr), un SE Electronics 4400A ed il Neumann U87. I microfoni dinamici sono rappresentati dai classici Sennheiser 421 e Shure Beta 58.

A riguardo, si ringrazia Giuseppe Sasso dell’Amarcord Studio e Gennaro Morra dell’Orange Work per averci ospitato presso i propri studi di registrazione.   Come Suona? Musicale! Questo è l’aggettivo che meglio di ogni altro esprime il suono che fuoriesce da questo Ruper Neve Design. Sicuramente il 5015 non è stato progettato per stupirvi con effetti speciali né è un mostro di versatilità, visto alcune mancanze sopra descritte. Tuttavia, quando viene chiamato a svolgere il suo lavoro su quello per cui è stato progettato, lo fa egregiamente, con professionalità e completezza. Il suono che viene fuori è caldo, mai confuso; anzi, tutte le varie sfumature dello strumento acustico o della voce ripresi risultano sempre ben udibili. Certo troverete dei Pre più “grossi” o più analitici, ma l’arte di questo Neve sta proprio nel mettere insieme le cose senza eccessi con un occhio particolare alla pienezza. Con il tasto “Silk” inserito il suono perde leggermente di corpo e si colora presentando una sensazione di saturazione per i picchi che diventa a volte percepibile. Il tutto, ripeto, come da espressa volontà del progettista. Anche la sezione compressore rispecchia questa filosofia musicale. Infatti l’introduzione del compressore non stravolge il suono ma, appunto, lo comprime nella sua escursione dinamica rendendolo maggiormente gestibile in alcuni contesti. Personalmente, non amo processare il suono da registrare. Il mio approccio alla registrazione è quasi sempre dry, lasciando a dopo eventuali trattamenti. In qualche circostanza, però, una piccola compressione impostata sul 5015 durante il test è risultata comoda ed utile. Nella prova condotta da Antonio Campeglia, la macchina non ha sfigurato rispetto ad alcuni Pre già presenti all’interno dello studio come LA 610 Limited Edition, l’ ISA 220 MK II e ad altri prodotti simili: anzi, i risultati sono stati in linea con le nostre previsioni (Fig.6).

Ottimo sulle voci sia maschili che femminili, il 5015 riesce a rinforzare bene il segnale senza snaturarne l’attacco, elemento questo importantissimo per la precisione dell’ascolto del parlato. Rispetto all’Avalon 737, con la sezione compressione modificata ci è sembrato molto più aperto e arioso, ideale per avere un suono meno marcato ma più ricco di variazioni dinamiche. Singolare caratteristica del 5015 e che anche essendo un prodotto a stadio solido, riesce a dare corpo alla sorgente, come se il segnale passasse attraverso uno stadio valvolare, conservando però un attacco più veloce sui transienti. Rispetto al suo cugino ISA 220, anch’ esso un Rupert Neve, è forse meno “caratterizzato” in quanto spingendo quasi al limite la sezione PRE, l’ISA conferisce al segnale una  saturazione molto più colorata ed interessante. Rispetto invece ad un prodotto come  LA 610, che sfrutta ben 5 valvole suddivise nelle 3 sezioni, il 5015 perde un poco nella gestione dei chiaro – scuri. Convincente sulle voci flebili ma ben intonate, il Portico restituisce un sound abbastanza predominante ma senza snaturare la voce. Ottimo sulle chitarre acustiche, forse un poco meno sulle classiche. Dipende, è ovvio, da cosa ricerchiamo, in quanto sulla Classica, e in altri sound simili, potrebbe non piacere un suono Rupert, ma bensì un suono completamente chiaro e cristallino. Lo stesso vale per gli archi (viola, violino, violoncello), dove il 5015, usato con molta parsimonia, può ritornare utile per rendere più compatta una sezione di archi registrata in multitraccia. Con la sezione di ottoni, sax, tromba, etc., è da usare dedicando molta cura alla regolazione, dato che la problematica in questo caso può essere rappresentata dalla sezione della compressione, soprattutto nel trovare la giusta soglia. Inutile dire che per utilizzare al meglio il Portico, come tutte le outboard professionali, la scelta del microfono ed il suo posizionamento, nonché la scelta e l’uso dei cavi diventano elementi altrettanto fondamentali per poter far risaltare al massimo le qualità dello strumento. Premessa: Antonio ama molto la musica acustica, il jazz e tutte quelle sonorità dove si sente il sound “respirare”, motivo per cui predilige molto microfoni a diaframma largo. Sta di fatto, però, che sulle chitarre classiche non disdegna i microfoni a diaframma piccolo e questa scelta ci ha permesso di poter apprezzare il Portico abbinato ai DPA in suo possesso. Affinchè un test dia numerose informazioni, bisogna sperimentare. Nei nostri test, quindi, il 5015 è stato provato anche con microfoni valvolari e a nastro. Nel primo caso, come ci si aspettava, si è ottenuto un segnale un po’ troppo colorato e la maggior parte di essi sono risultati difficili da gestire, dato che il Gain risultava troppo elevato, tale da richiedere una diminuzione di addirittura -6 dB per ciò che riguardava lo stadio del 5015, anche se in alcune combinazioni si è riuscito a trovare delle sonorità molto interessanti specialmente per le voci maschili; nel secondo caso, invece, la gestione con i microfoni Ribbon è stata letteralmente drammatica, dovendo ricorrere spesso alla sezione compressione per gestire i picchi.

Tecniche di ripresa e analisi dei file audio allegati:

Nei file audio, di seguito allegati, troverete diversi esempi del Portico 5015. Tutti gli strumenti, se non diversamente precisato, sono registrati DRY, ovvero senza alcun processamento esterno (eccezione fatta per un paio di esempi del basso elettrico dove lo strumento è stato leggermente equalizzato). Anche le connessioni, tranne il basso elettrico (vedi più avanti) sono sempre dirette: cioè il jack va dal microfono al Pre e dal Pre alla scheda audio per la registrazione. Il file ottenuto viene così  portato al vostro ascolto in modo che possiate apprezzarne il suono senza ulteriori elaborazioni. I riff sono semplici e ripetuti in quanto l’obiettivo principale è stato quello di darvi l’ascolto del Pre nelle diverse regolazioni/combinazioni. L’impegno massimo nell’esecuzione ripetuta dei riff è stata proprio quella di renderli quanto più simili tra loro, evitando ogni variazione e/o interpretazione. Tutto ciò, è bene ribadirlo, per far sì che ogni modifica udita sia attribuibile alle diverse regolazioni/combinazioni della macchina in prova. Infatti, per ogni strumento sono stati eseguiti diversi take di registrazione con regolazioni diverse del 5015. Quelle utilizzate sono state:

* solo Pre;
* Pre con tasto “Silk” premuto;
* Pre + Comp;
* Pre + “Silk” + Comp.

Tutto ciò, nella speranza di fornirvi il maggior numero di informazioni possibili. Nota: Tutte le registrazioni sono state effettuate su DAW PC based con Cubase mentre le schede audio sono state la RME Fireface 400 e la Presonus Inspire. Gli ascolti sono in formato mp3 a 320 Kbps. Chi desidera ascoltare i file in formato Wave, può scaricarseli direttamente dalla pagina di download ad iniziare da questo link. Vi invitiamo poi ad ascoltare i demo attraverso monitor di qualità, per non correre il rischio di non cogliere le piccole, ma importanti, sfumature tra un file e l’altro.

Chitarra Classica:

La chitarra classica utilizzata è una Admira modello Janita rigorosamente costruita in Spagna; il microfono è stato posizionato a circa 20 cm dallo strumento verso l’attaccatura del manico. 01 Ktr 5015 Pre: Microfono Samson C03 regolato per ripresa omnidirezionale e senza filtro low cut. Il segnale così ottenuto passa solo nel Pre-Amplificatore. 02 Ktr 5015 Pre “Silk”:  Microfono Samson C03 regolato per ripresa omnidirezionale e senza filtro low cut. Il segnale così ottenuto passa nel Pre-Amplificatore con il tasto “Silk” inserito. 03 Ktr 5015 Pre Comp: Microfono Samson C03 regolato per ripresa omnidirezionale e senza filtro low cut. Il segnale così ottenuto passa nel Pre-Amplificatore e nel compressore. La compressione utilizzata ha i seguenti parametri: Treshold -8; ratio 2:1; Attack 55ms; rilascio 500ms; Gain +1. 04 Ktr 5015 pre silk comp: Microfono Samson C03 regolato per ripresa omnidirezionale e senza filtro low cut. Il segnale così ottenuto passa nel Pre-Amplificatore con tasto Silk inserito e da qui nel compressore. La compressione utilizzata ha i seguenti parametri: Treshold -8; ratio 2:1; Attack 55ms; rilascio 500ms; Gain +1. Contrabbasso Il contrabbasso utilizzato è un Reghin modello Solid Top ¾ costruito in Romania. Il microfono utilizzato è stato l’SE Elettronics 4400 posizionato appena sopra la effe (Fig.7). Contrabbasso 5015 SE: il segnale proveniente dal microfono passa solo attraverso il Pre-Amplificatore.

Basso elettrico:

Come già anticipatovi, utilizzando una D.I. passiva (Reference) di ottima qualità, ho utilizzato l’ingresso microfonico del Pre per registrare in diretta un basso Fender Jazz del 75 con manico in acero e corpo in frassino. La scelta di una D.I. passiva è legata alla necessità di influire elettronicamente il meno possibile sul percorso del segnale (pura utopia, in quanto ogni cosa che si inserisce sul percorso, inevitabilmente influenzerà il suono). El. Basso DI Pre: Basso => D.I. => Pre El. Basso DI Pre “Silk”: Basso => D.I. => Pre con tasto “Silk” attivato; El. Basso DI Pre “Silk” comp: Basso => D.I. => Pre con tasto “Silk” attivato => Compressore; El. Basso DI Pre “Silk” comp-Eq: Basso => D.I. => Pre con tasto “Silk” attivato => compressore => blanda equalizzazione software. El. Basso DI Pre Silk Eq Soft + Piano: Basso => D.I. => Pre con tasto “Silk” attivato => compressore => blanda equalizzazione software + piano. Il tutto per evidenziare il comportamento del basso così registrato in un insieme più complesso. Nei file in cui è stato inserito il compressore, le regolazioni sono state le stesse degli esempi precedenti: Treshold -8; ratio 2:1; Attack 55ms; rilascio 500ms; Gain +1.

Voce Maschile:

La voce maschile è quella di un giovane amico, Lorenzo Vargas (che ringraziamo), “catturato” mentre era intento a registrare un provino di un brano Dark Metal. Nel canto si passa da momenti quasi sussurrati a momenti urlati in gola con elevate escursioni dinamiche. La voce è stata registrata con il tasto “Silk” inserito, in quanto questa regolazione la rendeva più adatta al genere. Successivamente è stato aggiunto un compressore ed un riverbero software. Voce LV1: voce sussurrata Voce LV2: voce urlata

Voce Femminile:

La voce femminile, registrata in studio, è della cantante Adele Cacace (Fig.8). Il mic utilizzato è un Neumann U87. Sulle tracce vocali troviamo una blanda equalizzazione con leggera enfasi sui 2KHz di 1,5 dB e una compressione con un attacco abbastanza veloce, soglia a -8dB e rilascio lento. Non è stato usato nessun taglio sulle basse Voce AC1 Voce AC2 Pro: musicalità; il suono che viene fuori è caldo ma mai confuso, per cui tutte le varie sfumature dello strumento acustico o della voce riprese sono sempre udibili. Molto utile per rinforzare e dare più spessore al segnale audio in ingresso e per realizzare produzioni in cui si richiede un sound stile vintage.

Contro: prezzo; mancanza di un ingresso linea ,di un ingresso D.I.e di un controllo del Gain in uscita per la sezione Pre.

Extra: L’uso della macchina è parzialmente limitata dal suo unico Input microfonico, però se aggiungiamo una D.I professionale possiamo ulteriormente ampliare le possibilità di utilizzo impiegandola per esempio per rinforzare le tracce audio più deboli del nostro mic, oppure per dar vita a suoni generati da VSTi, sempre più belli e vicini alla realtà ma privi di quell’espressione e quell’aria generata da uno strumento reale ripreso microfonicamente.

Prezzo: € 1.750,00 circa,

Maggiori info:

SoundWave – R.Neve Portico

Antonio Campeglia & Savio Aversano