The Right Sound 4 – Tutorial di registrazione audio – La chitarra elettrica
In questo quarto video si possono osservare alcune soluzioni dedicate alla registrazione della chitarra elettrica. Ancora una volta grazie alla disponibilità della RPM Edizioni e MIDImarket.it e all’intuizione di Flavio Gargano che ne curò lo sviluppo.
È meglio usare un microfono dinamico o a condensatore? E poi: bisogna posizionarlo su un asse perpendicolare o trasversale in base al cono dell’amplificatore? È meglio un sistema hardware o un’emulazione software? Queste sono solo poche delle molteplici domande che il fonico si è sempre posto riguardo la registrazione microfonica di un ampli per chitarra. Ancora di più se si considera che i moderni emulatori virtuali di ampli per chitarra sono di una qualità sorprendente e ben si prestano a sostituire parzialmente quelli fisici (quelli usati nel video risentono un pò dell’iniziale sviluppo di questa tecnologia. ndr).
Le soluzioni proposte da Pasquale Faggiano, fonico del Recoa Studio, e Carlo Fimiani, già conosciuto nei video precedenti, danno un’idea chiara di come poter operare. Di sicuro non sono le sole ed uniche soluzioni da poter adottare. Di sicuro invece, come sempre per questo tipo di finalità istruttive, troverete degli ottimi spunti per poter sperimentare di proprio conto. Perché, alla fine fine, l’obiettivo dei Video Corsi non è quello di servirvi il piatto bello e pronto, ma di darvi i corretti ingredienti per poter affrontare, con calma e in base al proprio gusto personale, tutte le variabili che la propria strumentazione consente di ottenere.
Ultimo e “pedante” annotazione: si consiglia l’ascolto con casse o, meglio ancora, cuffie adeguate.
Buona visione!
The Right Sound 3 – L’Equalizzatore
Il catalogo di video tutorial messo a disposizione da RPM Edizioni e MIDImarket.it tocca, in questa puntata, l’uso dell’Equalizzatore, vero bisturi operativo nelle mani del fonico. Motivo per cui …, mettetevi comodi!
L’Equalizzatore o Eq è, insieme al Compressore, uno dei due “strumenti” indispensabili al fonico per lavorare sul suono.
Qualsiasi ripresa microfonica, ma anche un semplice loop o groove campionato, ha bisogno, in fase di Mix e/o Mastering, di essere smussata o enfatizzata su alcune frequenze per permettere che il suono possa essere modellato sull’intero spettro sonoro.
I tecnici paragonano l’Eq alla tavolozza di colori di un pittore che, con uso sapiente, riesce a tirar fuori colori e sfumature anche utilizzando solo poche tinte.
Nel video troverete confronti tra Eq hardware e software dello stesso marchio (Focusrite) e confronti tra software diversi, in modo tale che si possa avere un’idea precisa, ma comunque obiettiva, di come agire con tale strumento.
Ancora una volta è Pasquale Faggiano, fonico del Recoa Studio, ad aver interpretato un’idea di Flavio Gargano che, lungimirante su modelli di istruzione a video, ha anticipato ciò che oggi è un modello diffuso di Video Corsi su scala internazionale.
Ultimo doveroso appunto: anche se il fine è istruttivo, ho cercato di mantenere la qualità dell’audio quanto più verosimile all’originale, in modo che con un sistema di casse adeguato, o meglio ancora con delle cuffie di qualità, si possano apprezzare tutte le sfumature che vengono proposti, di volta in volta, negli esempi video.
Buona visione!
The right sound 2 – Tutorial di registrazione audio – La chitarra classica
Prosegue il nostro cammino con i Video Tutorial di RPM Edizioni e MIDImarket.it.
Questa volta tocca alla chitarra classica.
Se vi è piaciuto il primo Video, anche questo vi riserverà non poche sorprese. Chi è alle prese con la registrazione e missaggio della chitarra classica, troverà non pochi spunti dalle indicazioni date nel video.
Certo non ci si può aspettare di avere sempre a disposizione microfoni tipo Neumann M149 o AKG 414 o, ancora, PRE Focusrite ISA 430 o processori di segnale Summit, ma i suggerimenti e le modalità operative che troverete nel video potranno aiutarvi in più di una situazione: poi, come sempre accade, sarà il vostro gusto personale, mediato dagli strumenti che avete a disposizione, a far sì che il mix su cui state lavorando funzioni alla grande.
Tenete anche conto dei software utilizzati che, come noterete, sono datati 2007 circa. Nonostante ciò, le azioni di Pasquale Faggiano, fonico che ha curato la parte audio di tutti i video, possono suggerirvi ulteriori piccoli trucchi che quotidianamente vengono impiegati negli studi veri e propri.
Chitarrista di turno, ancora una volta Carlo Fimiani: una veloce ricerca su Google, può chiarirvi le idee sul suo Curriculum artistico.
Infine, ma credo sia superfluo dirlo, nonostante le varie compressioni si è cercato di lasciare l’audio quanto più fedele possibile all’originale.
Buona visione!
The right sound – Tutorial di registrazione audio – La chitarra folk
The Right Sound – Parte 1
di Alfredo Capozzi
Grazie alla collaborazione con RPM Edizioni, siamo in grado di potervi offrire una serie di video tutorial che non hanno nulla da invidiare ai prodotti didattici internazionali.
La storia
I tutorial video sono uno dei settori didattici dell’audio moderno più in espansione. Ciò è facile capirlo, in quanto l’approccio guidato su video riesce ad essere chiarificatore di un argomento più di mille parole. Di conseguenza non solo le nuove generazioni di fonici ma anche una pletora di appassionati riescono a trovare in questi media le giuste informazioni mancanti alla loro cultura.
È inutile nascondere che la maggior parte di questi video fa riferimento alle DAW e quanti software sono ormai patrimonio incontrastato di quanti pensano che un solo PC ben carrozzato riesca ad offrire tutto il necessario per una produzione in grande stile. Ben poco, sempre in termini di tutorial, si riesce a trovare sull’hardware. Nemmeno l’onnipresente YouTube offre in modo sistematico argomentazioni organiche sull’uno o l’altro argomento in lingua italiana.
Ma non preoccupatevi. A partite da questo momento e per un discreto numero di video, ci pensiamo noi di AgeOfAudio a colmare parte di questa lacuna.
Ciò è possibile grazie alla collaborazione con RPM Edizioni che, per chi non lo sapesse o non ricordasse più, è stata la casa editrice pioniere nel settore delle tecnologie musicali grazie alla pubblicazione di due riviste storiche come MIDIDSONG e CM2 che hanno formato ed informato più di una generazione di attuali tecnici del settore. Le due riviste oggi non sono più presenti in edicola, ma prima che chiudessero i battenti di CM2 l’allora caporedattore Flavio Gargano ebbe il grande intuito di sviluppare un progetto editoriale del tutto nuovo che di fatto ha anticipato di qualche anno ciò che oggi tutti i media internazionali stanno cercando di proporre. Un Video Tutorial che consentisse a chi non avesse possibilità e risorse equivalenti di poter assimilare quanto avvenisse in uno studio di registrazione: non solo in termini di strumenti o hardware presenti ed usati in qualsiasi produzione “seria” di allora, ma anche valutando l’uso pratico di questi strumenti confrontati tra loro durante una sessione di registrazione o di missaggio. Il progetto “The Right Sound” venne sviluppato dal 2005 al 2007, anno di chiusura della rivista.
Si! Ma oggi?
Oggi come allora le metodologie non sono cambiate e anche lavorando semplicemente su una DAW con una semplice scheda audio, le fasi di produzione restano sommariamente le stesse, che si tratti di musica Pop, Dance o Rock. Per tale motivo, credendo fortemente nel valore di tali video, ne abbiamo fatto richiesta alla RPM Edizioni che ha acconsentito alla pubblicazione degli stessi. Per dovere di informazione, c’è da dire che dopo l’esperienza editoriale la RPM Edizioni è oggi attiva sotto il profilo di produttore di basi MIDI reperibili al sito www.midimarket.it. Per chi fa uso di basi MIDI nel proprio lavoro, ricordo che RPM Edizioni detiene la più ampia libreria in Italia di basi MIDI in standard GM, dato i programmatori che lavorano all’attuale produzione sono gli stessi che ne delinearono le linee guida, in termini di qualità e usabilità, all’inizio degli anni ’90.
Detto…, fatto!
Ritoccando gli stessi se non per adattarli alle esigenze del Web, ecco il primo di questi video pronto per essere fruito dai nostri lettori. Si parla della “Chitarra Acustica”, di come funziona, in quali modalità e con quali microfoni è possibile registrarla e quali possono essere i modi di equalizzarla una volta fissata sul nostro computer. Il tutto in stile moderno grazie alla presenza di un professionista della chitarra, Carlo Fimiani, che diede il via a “The Right Sound”.
Bene! Credo fortemente che troverete giuste argomentazioni per ampliare le vostre conoscenze dell’audio e delle tecnologie ad esse connesse: per cui, mettetevi comodi e buona visione.
Ah, dimenticavo…! Anche se le immagini risentono di alcune conversioni, state necessarie per i codec usati nella produzione iniziale, si è cercato per la parte audio di essere quanto più ligi alla qualità di ripresa utilizzata durante la produzione: pertanto ho cercato di rispettare i 16bit ed i 48 KHz di campionamento richiesto dal formato video e, nel caso di una necessaria compressione, di non scendere mai al di sotto dei 256 kbps. Consiglio di usare monitor o cuffie adeguate per un corretto ascolto.
Restano graditi i feedback sull’argomento
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sE Electronics: 2200a e 4400a
Nel giro di pochi anni la sE Electronics si è imposta all’attenzione del pubblico grazie all’ottimo rapporto qualità-prezzo dei suoi prodotti. L’accordo, di pochi mesi fa, con Rupert Neve ha fatto crescere ulteriormente la curiosità verso i prodotti di questo marchio che ha centrato la sua produzione soprattutto nella costruzione dei microfoni: oggetti del presente test sono, infatti, i modelli sE2200a ed sE4400a.
Silenzio! … e la registrazione ebbe inizio
Il microfono, come tutti sanno, è il primo anello della catena audio e ci permette di catturare il suono. Elemento di tipo elettro-meccanico, svolge l’importantissimo ruolo di trasdurre, ovvero trasformare le onde sonore (variazione della pressione dell’aria) in segnali elettrici che verranno poi successivamente lavorati. L’importanza di questo elemento è fondamentale per la giusta riuscita della registrazione. Se la cattura del suono è corretta, il suono stesso può essere successivamente lavorato ed elaborato secondo i nostri gusti e le necessità del brano, ma se durante la cattura del suono vi sono delle alterazioni essenziali dello stesso o, peggio ancora, verranno perse delle informazioni (per incapacità del microfono di catturarle), allora sarà molto difficile ottenere un buon risultato finale. Mi piace inoltre ricordare che parliamo di microfoni, ossia di elementi elettro-meccanici che, allo stato attuale di progresso tecnico, non riescono a soddisfare contemporaneamente tutte le leggi della fisica (estensione in frequenza, risposta dinamica, resistenza alla pressione sonora, direttività ecc.): possiamo “accontentarci” di trovare in commercio diversi modelli che differiscono per tipologia di funzionamento (dinamico, condensatore, …) o per diagramma polare (omnidirezionale, cardioide, ipercardioide, …), o per altri fattori: ciascuno di essi enfatizzerà, a secondo del contesto d’uso, alcuni aspetti caratteristici della trasduzione.
Diagramma Polare
Il diagramma polare, come dice lo stesso nome, è un diagramma che esprime la capacità del microfono di rispondere (sensibilità nel riprendere il suono) in funzione dell’angolazione della sorgente. L’angolazione viene misurata in gradi: “0” gradi è il punto esattamente di fronte al diaframma, mentre “180” gradi indica la posizione opposta, cioè dietro al microfono. Ogni corona concentrica, a partire dalla più esterna, indica una perdita di 5 dB, mentre esternamente troviamo indicata, in gradi, l’angolazione della sorgente.

Il microfono in relazione al suo diagramma polare può essere distinto in:
Omnidirezionale (circolare):
il microfono è egualmente sensibile in tutte le direzioni dello spazio (Figura a 8: il microfono capta al meglio i suoni provenienti sia da dietro che davanti, ma risulta poco sensibile ai suoni provenienti dalle direzioni laterali);
Cardioide:
il nome deriva dalla linea a forma di cuore del diagramma. In questo caso, i suoni provenienti da dietro il microfono vengono drasticamente attenuati;
Super cardioide:
risulta come il diagramma cardioide, ma con caratteristiche di direzionalità accentuate. Compare un piccolo lobo posteriore che indica una certa sensibilità ai suoni provenienti dai 180°;
Iper cardioide:
è come il super cardioide ma con direzionalità ancora più marcata. Anche la sensibilità posteriore, in questo caso, risulta ancora maggiore. Nelle figure 1 e 2 trovate i grafici dei diagrammi polari e della risposta in frequenza rispettivamente dell’sE 2200a e dell’sE 4400a.
Modelli in esame
I due microfoni in prova della sE Electronics sono modelli a condensatore con diaframma largo. La costruzione dei microfoni della sE Electronics avviene in Cina, cercando di far conciliare alta qualità e basso costo. sE (Sound Engineering) è un marchio ben conosciuto nel settore dei microfoni da studio, con una fama in espansione: basti pensare che nella sua pur breve storia è già diventato il marchio più venduto in Gran Bretagna e con il più veloce incremento di diffusione in Europa. Utilizzati anche da numerosi professionisti, i trasduttori sE si sono imposti in questi anni per un buon connubio tra qualità ed economicità. È bene sottolineare che i microfoni sE sono realizzati con un ciclo di produzione di tipo artigianale: le capsule sono interamente costruite a mano e ogni singolo microfono, prima di uscire dalla fabbrica, viene sottoposto ad un test specifico per verificarne il corretto funzionamento. Inoltre va segnalato che è in corso una collaborazione tra Rupert Neve e la sE Electronics per la realizzazione di una nuova gamma di microfoni “Rupert Neve Signature”.
Il microfono ha una forma cilindrica (Fig. 3) con un’altezza di circa 20 cm ed un diametro di 5. L’ sE 2200a è un microfono a condensatore cardiode Classe A con diaframma da 1” placcato oro (possibile intravederlo in trasparenza) e pad da 10dB. La confezione di vendita include una bella valigia in alluminio, ottimamente rifinita ed imbottita, ed un apposito skockmount (più comunemente conosciuto come “ragno”) (Fig. 4). La forma dell’ sE 4400a (Fig.5) ricorda moltissimo quella di un altro microfono storico: l’AKG 414. Tra le caratteristiche principali troviamo il Pad da 10 e 20 dB, 2 filtri Low Cut e 4 pattern polari (Cardioide, Ipercardioide, Omni e Figura 8). Analogamente a quanto fornito a corredo con il suo fratello “minore”, anche il 4400a viene venduto in una bella valigia di alluminio e uno skockmount dedicato (Fig. 6). Il modello 4400a è l’ultimo nato in casa sE e la sua progettazione parte come evoluzione del modello 2200a, cercando di migliorarne il più possibile la flessibilità. Ecco quindi che le capsule da 1” diventano due consentendo, in questo modo, di poterlo configurare in uno dei 4 pattern polari: come indicato nelle caratteristiche tecniche sono per l’appunto Cardioide, Ipercardioide, Omni e Figura 8. Sul corpo del microfono, inoltre, troviamo il micro switch del filtro passa alto (HPF) con due tagli a 60Hz o 120Hz ed il micro-switch dedicato al Pad di attenuazione con selettore di riduzione a 10dB o 20dB. 
Prova sul campo
Home Studio
Una delle prove è stata condotta nel mio Home studio (S. Aversano), già noto ai miei più fedeli lettori. Com’è prassi per i miei test, ho cercato di influenzare il meno possibile il suono catturato, creando un percorso del segnale il più breve possibile. Ecco quindi che il segnale microfonico, attraverso dei cavi Reference, entra direttamente nell’ingresso Mic della mia RME Fireface 400 e, quindi, è registrato su una DAW PC Based mediante il software Cubase, con assenza totale di elaborazioni intermedie.
Studio Professionale
Per questa prova i due microfoni sono stati collegati, mediante un cavo Mogami, prima al preamplificatore microfonico della scheda audio Fireface 800 – per effettuare alcuni take di riferimento – e successivamente ad un Pre valvolare stereo – ideale per ottenere, ad avviso di chi scrive, un suono molto avvolgente tipico anni ’70 -, precisamente il LA 610 MK2 della Universal Audio, per passare infine alla RME Fireface 800. La registrazione è stata effettuata con una risoluzione 24 bit/96 KHz. I monitor utilizzati sono stati i PMC TB2S-A, per un ascolto standard da posizione ravvicinata, e le Dynaudio Bm5 Compact, utilissime, secondo me, per ascoltare il prodotto finale in versione radiofonica oppure trasformato nell’orribile, ma diffusissimo e comodo, formato mp3. Nella “prova su strada” entrambi i microfoni, com’è ovvio, sono stati sottoposti in maniera accurata ad una serie di test effettuati sia su voci sia su vari strumenti a corde e a percussione. Potrete ascoltare i vari file audio per rendervi conto delle caratteristiche di entrambi gli sE. Doverosa premessa è che le tecniche di posizionamento utilizzate per il 2200a sono state le medesime anche per il 4400a (… e per l’AKG 414 messo a confronto con il precedente).
sE 2200a
Per questo microfono abbiamo utilizzato diversi tipologie di chitarre: dalla classica a quella acustica, dal genere classico al rock. La sensazione che si riceve ascoltando la timbrica generale di ripresa è che sembra di avere a che fare con un microfono con la prerogativa di voler aggiungere qualche cosa al suono. Questa sensazione si è avvertita in special modo quando, come stadio di preamplificazione, è stato usato quello della scheda audio RME. Nella registrazione della chitarra classica il risultato non è stato fra i migliori, in quanto il segnale in ripresa è risultato abbastanza snaturato sulle basse frequenze. In particolare si è avuta la sensazione di avere una sorta di compressore fra microfono e scheda audio. Per la ripresa della chitarra acustica è stata utilizzata anche la tecnica bi-microfonica con due sE 2200a, posizionati in maniera standard, uno a destra e l’altro a sinistra dello strumento. Subito si è notata un’apertura stereofonica ma con alcune zone d’ombra. Il suono della chitarra in generale è risultato molto ricco, con una leggera difficoltà nella gestione dei transienti in esecuzioni ritmiche e in arpeggi. Al contrario della classica, nella ripresa della chitarra acustica l’sE 2200a ha restituito quell’attacco netto ed a tratti cattivo, tipico dei microfoni dinamici stile Shure SM57. Le alte frequenze sono mediocri, medi abbastanza lineari, addirittura più precisi del Rode NT2, bassi molto ricchi e profondi. Il suono manca leggermente di ariosità e di ambiente. L’effetto prossimità non è ben gestito: consiglio, a tal proposito, di registrare ad una distanza non eccessiva dal microfono, secondo una posizione ideale che si riesce a trovare semplicemente con l’uso. Quando il microfono è stato registrato con la sezione PRE della UAD, il suono è diventato più dolce ed amalgamato, sempre molto presente.
sE 4400a
L’sE 4400a è fra gli ultimi nati della famiglia dei microfoni sE Electronics. Si tratta di un microfono, a detta dei produttori, ideale per moltissime applicazioni, sia in studio che per soluzioni broadcast e live. Anche se l’ SE 4400a ricorda esteticamente molto il modello AKG 414, il prodotto è a mio giudizio profondamente diverso da questo. Trovo infatti che mentre il 414 è un microfono più aspecifico che meglio si adatta alle riprese di diverse sorgenti sonore, il 4400a predilige (con ottima resa) alcune sorgenti come la ripresa di bassi e contrabbassi acustici, nonché utile per rinforzare le voci maschili. 
sE 4400a Voce Maschile e femminile
Rispetto al 2200a ho trovato il modello 4400a molto più interessante per la registrazione vocale. Già dal primo take si nota immediatamente una progettazione simile ai Rode oppure Joemeek, non per la loro pasta sonora, ma per questa prerogativa di avere un sound pronto per l’uso. Mi è piaciuto molto sulle voci maschili, in quanto anche senza utilizzare nessun PRE professionale in abbinamento, riesce comunque a riprodurre molto bene la sezione delle basse e medie frequenze, restituendo una pasta sonora leggermente colorata, ma non sporca o confusa. Anche sulle voci femminili il 4400a risponde bene, ma con qualche problematica in più soprattutto sui registri alti. Se si collega il microfono direttamente ad uno stadio di preamplificazione troppo neutro, tipo scheda RME, oppure PRE stile Millennia, bisogna evitare che la cantante di turno si muova troppo durante la sua esecuzione per evitare l’effetto prossimità. Inoltre, nei passaggi di registro dai toni medi a quelli più acuti, a volte il microfono sembra non riuscire a gestire il segnale con coerenza con una perdita di aereosità. Come sempre, a tutto si può cercare di porre rimedio: in questo caso, infatti, è provvidenziale sfruttare al meglio l’effetto prossimità. Essendo il microfono in questione un modello a diaframma largo, bisogna cercare meticolosamente il punto di ripresa vocale. Consiglio, per le voci con grande energia sulle alte frequenze, di usare una distanza di circa 15/20 cm. Per i neofiti, consiglio di switchare il mic sia sul pad di attenuazione che sul filtro HP presente sul corpo del microfono; inoltre è buona norma utilizzare un filtro Antipop e soprattutto evitare di portare il segnale in registrazione a 0dB. Molti addetti storceranno il naso a questa ultima affermazione, ma personalmente ritengo importante che, in una registrazione professionale, il tenersi a circa – 3 dB sotto lo 0 permetterebbe in fase di mastering di avere una buona soglia d’intervento per scolpire – o meglio ancora equilibrare – il suono.
Nota 1: Una cosa che ho notato con piacere su entrambi i microfoni è che, a differenza di diversi loro “colleghi” per i quali è poi difficile lavorare sull’EQ, ci si può lavorare a posteriori con tranquillità senza che il segnale si deteriori perdendo così l’intelligibilità del cantato. Le più grandi soddisfazioni le ho ottenute quando, con il 4400a, ho registrato la voce maschile su un canale Universal Audio LA 610 MK2. In questo caso infatti, ho potuto dare una colorazione giusta e veloce alle voce, che potete ascoltare nei file sottostanti, controllando perfettamente anche la problematica dell’effetto prossimità.
Nota 2: Grazie alla presenza contemporanea in studio dell’sE4400a e dell’AKG 414 mi è venuta spontanea la curiosità di un breve confronto tra i due ed in particolare sulla ripresa della voce maschile. Il cantante, Stefano Esposito (nella foto iniziale), ha una voce con dei medi abbastanza graffianti, stile Kelly Jones degli Stereophonics, o John Rzeznick. Gli è stato chiesto di cantare dei brani che evidenziassero questa sua caratteristica. Sono state fatte le stesse impostazioni e mantenute le stesse distanze per entrambi i microfoni ed è stato ascoltato il risultato ottenuto entrando direttamente nei preamplificatori della RME. L’sE 4400a risulta riprodurre il sound in maniera più precisa e coerente, mentre l’AKG era più gradevole: in quanto più colorato, personalmente mi piaceva di più. La stessa prova è stata fatta anche con una voce pulita e l’impressione è stata, sia per me che per il secondo fonico, che l’AKG aveva una spinta leggermente più alta e quel poco di “sonorità” in più che rendeva più facile la vita ad un fonico. Chi lavora a livello professionale e ha la possibilità di utilizzare macchine di un certo calibro, naturalmente avrà capito che c’è sempre il rovescio della medaglia, in quanto è pur vero che in questa prova l’AKG è risultato più gradevole, ma nel momento che la stessa prova è stata fatta con channel strip con un colore abbastanza accentuato, come i prodotti Neve ed SSL, il microfono 4400a è stato più facile da gestire permettendoci di ottenere la giusta colorazione senza lavorarci troppo.
sE 4400a Basso
Dopo aver già chiuso e inviato l’articolo per l’impaginazione, il caso volle che andassi a trovare il mio amico Fabrizio Piccolo mentre stava registrando, nel suo studio, il basso di un gruppo rock stile americano: gli Hesitant Ballad. Il bassista aveva un bel Music Man 5 corde Ray e Fabrizio voleva riprendere il suono della sua cassa Ampeg a 4 coni. Trovandomi proprio in un momento di pausa della sessione, chiesi a Fabrizio se gentilmente potevamo provare a registrare il suono del basso con microfoni diversi. I microfoni a disposizione erano un sE 4400a, il 414 B-XL2 e un 421 Sennheiser. I 3 microfoni vennero posizionati a circa 8/10 cm dalla cassa in maniera che ognuno con il proprio diaframma risultasse perpendicolare ad un cono; al di sotto della cassa fu posizionato un tappeto per evitare il rientro di frequenze indesiderate. I primi 2 microfoni sE 4400a e l’AKG sono stati switchiati in modalità cardiode senza aver bisogno di utilizzare il loro Pad di attenuazione. Il risultato è stato impressionante: il 4400a ha restituito il basso in maniera veritiera, attacco precisissimo e un’ottima punta del suono. Naturalmente il 421 in questo confronto è risultato perdente. Di seguito, quindi, i risultati ottenuti.
sE 4400a Molla rullante:
Nel file che trovere nella sezione prove audio del sito potete ascoltare la prova di registrazione della molla del rullante, inclinando l’sE4400a in maniera tale da non riprendere eccessivamente altri suoni della batteria e, soprattutto, non captare anche il suono della pelle, come avverrebbe se il microfono fosse stato posizionato in maniera perpendicolare al rullante. Il risultato, sarete d’accordo con me, è ottimo, anche se di fatto un poco sprecato per registrare la “molla”: tuttavia siamo comunque al di sopra dei soliti standard di registrazione.
Considerazioni finali:
sE 2200a: questo tipo di microfono è risultato ottimo quando lo si usa con PRE o una channel strip caratterizzanti per esaltarne l’anima leggermente pop, anche a discapito della raffinatezza e della linearità del suono. Completamente sconsigliato se si desidera ottenere un suono il più lineare possibile, ma si sa che ogni prodotto ha una sua collocazione di mercato e musicale. Tra i pregi di questo microfono troviamo certamente il prezzo, una “personalità” molto spinta e una presentazione già pronto all’uso. Piacerà sicuramente a tutti gli utenti che hanno bisogno di un sound con una forte spinta sui bassi, anche a discapito di una leggera perdita nella linearità.
Nota 3: … questa è stata anche la grande fortuna dello Shure SM58, un microfono poco preciso, ma molto gestibile dal vivo tanto da diventare uno standard.
sE 4400a: rispetto al 2200a, il 4400a appartiene ad una categoria diversa, per prezzo e qualità, e la cosa risulta molto evidente all’ascolto. Sentendo infatti le riprese effettuate con il 4400a si nota una buona trasparenza e fedeltà nella ripresa della sorgente sonora. Rispetto al 2200a gli attacchi sono ben presenti e la parte bassa appare molto meglio controllata. Anche sulle medie il microfono pare avere la giusta enfasi che lascia un buon margine di intervento agli Eq e quindi al proprio gusto. Volendo trovare un neo, credo sia da sottolineare un carattere appena marcato dell’sE 4400a, che forse lo rende un po’ meno neutro rispetto ai diretti concorrenti quali l’AKG 414 o l’Audiotecnica AT 5050. Il microfono, tuttavia, risulta essere abbastanza silenzioso. Nella registrazione della voce, oltre ad usare un anti-pop ed allontanare di qualche palmo il cantante, si è reso indispensabile l’utilizzo – non proprio leggero - del filtro per l’effetto di prossimità sulle palatali, altrimenti fastidiose. Non è un microfono a 360 gradi che può essere utilizzato in tutte le occasioni, ma sulle riproduzioni di voci maschili e in special modo sui bassi e contrabbassi credo sia di gran lunga superiore a microfoni più blasonati. Probabilmente proprio questa sua specificità è anche il suo pregio: meglio un buon microfono che funziona bene su alcune categorie di strumenti che uno troppo generico, con un rendimento medio su tutto. Per entrambi si ricorda che sono assemblati artigianalmente e che ogni microfono viene fornito con il suo diagramma. Ciò, per chi cerca la singolarità del prodotto, rappresenta sicuramente un ulteriore e sicuro valore aggiunto.
Caratteristiche tecniche:
sE 2200a – Risposta in Frequenza: 20Hz-20KHz – Sensibilità: 14.1mV/Pa -37 ± 1.5dB – Diagramma polare: Cardioide – Impedenza: 200 Ohms – Rumore equivalente: 17dB (pesati in classe A)
sE 4400a – Risposta in Frequenza: 20Hz-20KHz – Sensibilità: 14.1mV/Pa -37 ± 1.5dB – Diagramma polare: Cardioide, Figure 8, Omni, supercardioide - Impedenza: ≤ 50 Ohms – Rumore equivalente: 17dB (pesati in classe A) Max SPL per 0.5% THD@1000Hz: 130dB – Alimentazione: Phantom power 48V±4V Max SPL per 0.5% THD@1000Hz: 125dB – Alimentazione: Phantom power 48V±4V
Pro:
sE 2200a – Prezzo, suono pronto all’uso.
sE 4400a – linearità, naturalezza.
Contro:
sE 2200a – colorazione eccessiva.
sE 4400a – prezzo, gestione picchi nei transienti.
INFORMAZIONI UTILI:
Produttore: sE Electronics
Modello: sE 2200a
Website: www.seelectronics.com
Distributore: www.midiware.com
Prezzo: 199,00 +IVA
INFORMAZIONI UTILI:
Produttore: sE Electronics
Modello: sE 4400a
Website: www.seelectronics.com
Distributore: www.midiware.com
Prezzo: 519,00+IVA
Lucid 88192 – Convertitore A/D D/A

La tipologia di strumento che stiamo per trattare è altamente determinante ai fini della qualità sia iniziale che finale di qualsiasi registrazione o semplice riproduzione di materiale audio. La macchina oggetto di questa prova, come classe di appartenenza, va utilizzata solo per farla “convivere” in una catena audio allo stato dell’arte. Lucid non è affatto uno di quei marchi che girano spesso da queste parti, ma negli USA è conosciutissimo ed utilizzato anche da grossi esperti. Lo scoprirete anche voi attraverso queste prove e vi auguro che questo convertitore possa far parte di quella schiera di nomi super blasonati e conosciuti nel settore professionale ove, tranne qualche eccezione, alcune di queste macchine non valgono i soldi che costano.
Come si presenta:
Il pannello frontale (fig.1) è molto spartano e funzionale con un solo display dove vengono visualizzate tutte le operazioni che stiamo compiendo sulla macchina e una grossa manopola rotativa che gestisce il routing del convertitore e il classico interruttore di accensione. Il pannello posteriore (fig.2) è molto ordinato e la prima cosa che mi salta all’occhio è la scelta della disposizione, progettata secondo un criterio di lavoro “pulito” e professionale, delle AES/EBU separate per gli otto canali, parallele alle I/O Adat e analog. Inoltre, troviamo un I/O per il Word Clock e una porta seriale 232. Prova di ascolto a casa Come descritto sopra, le possibilità di connessione e l’intelligentissimo routing del LUCID ci permettono un’ampia possibilità e versatilità, a cospetto di qualsiasi apparecchiatura, sia in ingresso che in uscita. La prima prova che desidero attuare è quella che si farebbe per una rivista da audiofili, sensibili e capaci di grossa analisi e di spirito critico, spinti da quell’incontenibile esigenza di voler ottenere, anche con grossi sacrifici economici, dei risultati di grande realismo sonoro ove la timbrica e la scena acustica la fanno da padrona. Si prevede quindi una dura prova, ma sicuramente di grande efficacia ed attendibilità. Chiaramente la sezione interessata per questa prova è quella della conversione DA.

Inserisco il LUCID nella mia catena audio personale, degnamente audiofila, comprendente il lettore REGA PLANET, utilizzando in questo caso solo la meccanica collegata tramite un cavo coassiale della Klotz, uscendo poi con AES/EBU per entrare nel Pre e Finale MUSICAL FIDELTY X-PRE, per arrivare poi, tramite degli ottimi cavi a conduzione liquida della SHIMPY, ai bellissimi (fig.3): diciamolo pure, una catena audio di tutto rispetto (da premettere che ci sarà chiaramente anche un reale confronto con i convertitori del mio lettore CD sopra citato).
Giusto per essere pignoli il REGA PLANET è un lettore da circa 3.000 euro. Ascoltando le varie produzioni di generi e nazionalità diverse ho da subito avvertito una grande spinta da parte del LUCID tanto da dover abbassare di almeno la metà il volume del mio PRE dalla posizione solita (primo aspetto positivo: notevole headroom) e credetemi non ricordo un altro convertitore con questa dinamica.Andando a consultare le specifiche stiamo intorno ai 140dB. Incredibilmente la scena acustica con qualsiasi brano diventa più ampia e definita tanto da accorgermi un pò di più dei particolari suoni ghost ed armonici degli arrangiamenti (secondo aspetto: analitico e rivelatore). Inoltre la gamma bassa, in particolare il contrabbasso pizzicato ed il kick della batteria (cassa), acquistano più attacco ma senza slabbrature dinamiche, nel senso che non si scolla ma lascia avvertire palesemente la quantità di compressione utilizzata nel brano. I medi sono presenti e definiti, dotati anch’essi di profondità senza alcun appiattimento e credetemi se vi dico che la musica “è là che va sentita”. Gli alti, invece, vengono restituiti velocissimamente e si presentano nella scena acustica con grande apertura e senza asprezza (terzo aspetto: notevole velocità di risposta ai transienti anche più critici). Il rumore è inesistente e lo potremmo solamente misurare (quarto aspetto: silenzioso). Concludendo possiamo affermare che il LUCID 88192 dona un vero tocco di classe. La preziosa miscela tra vellutata analiticità, superba trasparenza, equilibrio tonale completo e mai barocco, con un ottimo contrasto dinamico, è evidente. Tutte queste sopraffine virtù, rare da trovare nel settore delle produzioni, hanno l’effetto di far scomparire nel breve volgere di qualche minuto l’impianto generatore del suono, così che il redattore si dimentica del soggetto del suo articolo finendo per parlare di quel disco.
Prova di ascolto in studio:
Lunedì 21 Gennaio, ore 21.30: telefonata a casa. “Ciao Antonio Sono Rino Morra, puoi prestarmi il convertitore, abbiamo avuto commissionato un importante lavoro per conto terzi, in questo progetto come fonico c’è anche il tuo amico Luigi Circiello.” A: “Non c’è problema. Passa domani a casa a ritirare tutto, ne approfitterò per confrontare le mie impressioni con gli addetti a lavori presenti in studio.” Il fonico di turno avendo l’esigenza di mixare 16 tracce audio direttamente sul banco, alla vecchia maniera, necessitava di una “pasta vera” trattandosi di un quartetto rock. Non c’è niente di meglio dei filtri di una consolle analogica inglese Soundcraft 3200 (fig.4).

La scheda audio presente in studio è una Motu 896 HD con 8 uscite analogiche e 8 ADAT più 1 AES/EBU. Per questo tipo di lavoro è stato deciso un percorso audio abbastanza semplice, ma efficace: sono state collegate le 8 uscite analogiche del 88192 al mixer,mentre le 8 digitali formato ADAT del 896 HD al Lucid convertendole in 8 uscite analogiche che, a loro volta, sono state collegate alla consolle. Una volta cablato tutto il set up, la macchina ha dato il meglio di se quando ha ricevuto il clock dal mio Big Ben (fig.5), che del resto governa il clock di tutte le macchine digitali connesse. Anche in questo caso si ha subito l’impressione di un prodotto professionale, di quelli che non ti ubriacano a prima vista ma che ti gratificano giorno per giorno, utilizzo per utilizzo, restituendo mix mai confusi dai suoni impastati, in quanto i convertitori suonano sufficientemente neutri e precisi con una buona dose di apertura e rispettosi della sorgente immessa. I bassi sono sempre solidi, mai sbavati, i medi dettagliati e rotondi e gli alti liberi, tridimensionali e mai aspri. Paragonato, invece, ai convertitori Apogee presenti in studio (Rosetta 200) difettano di quella “analogicità” in alcuni contesti musicali (rock, pop, blues), in quanto questi ultimi restituiscono quel suono più caldo e analogico, quasi come se passasse da un nastro senza impurità. Ma questo suo “limite”, può essere in molti casi un vantaggio soprattutto in quei contesti musicali dove si necessita indiscutibilmente di un suono “trasparente” di indubbia qualità e precisione. In questo specifico caso, anche se il prodotto doveva mantenere un gusto e una pasta sonora molto vintage ed analogica, si è preferito alla fine riversare tutto su due canali del 88192, in quanto sia il mixer che gli outboard presenti in sala avevano carattere da vendere e, di conseguenza, si è optato di non dare un ulteriore colorazione al segnale.

Conclusioni:
Mi sono reso conto attraverso l’ascolto approfondito, come questo illustre “sconosciuto” fornisca un risultato audio che va ben oltre il suo marchio che da noi in Italia è ancora, sfortunatamente,“anonimo”. Udite! Udite! La produzione è di casa SYMETRIX, ricordate il vecchio e glorioso 528 (fig.6) che ha letteralmente anticipato la cultura del channel-strip professionale? Cari signori il “mondo ormai è digitale”… purtroppo! I convertitori hanno il gravoso compito di trasferire il vero analogico in dati digitali, poi se tutto ciò viene effettuato con una macchina come il nostro LUCID, i risultati saranno a dir poco soddisfacenti.

Diciamocela tutta, ci sono 24bit e 24bit e quelli forniti dal LUCID sono niente male. Consiglio l’88192 a tutti quei professionisti ed anche semi-pro che non sono stati soddisfatti dal loro convertitore, sia esso integrato in DAW oppure separato. Per sfruttare al meglio le notevoli caratteristiche di questo oggetto non è consigliabile integrarlo con preamplificatori o harwdware inadeguati o di scarsa qualità. Esprimendo qualche commento più da misure diciamo che la risposta di frequenza è molto lineare sia per i segnali enfatizzati che non enfatizzati; la diafonia si mantiene su livelli molto elevati su tutta la gamma; l’impedenza in ingresso ed uscita rende questo convertitore compatibile con qualsiasi apparecchiatura persino con le meno nobili, meglio comunque interfacciarlo con quelle “degne” al di là dei gusti; le distorsioni sono davvero molto basse. La gamma dinamica è sicuramente il pezzo forte del convertitore LUCID; il rapporto segnale/rumore ha dei valori ottimi confermando la silenziosità del circuito. Complessivamente, quindi, le prestazioni sono davvero notevoli, ricordandovi inoltre che il LUCID le offre su otto canali. Un oggetto tecnologicamente avanzato, ma ovviamente attendibile e convincente sul piano musicale, come un veicolo ben collaudato dal quale nulla potremmo aspettarci se non il meglio. Non avviene spesso che una macchina da musica si ponga in modo tanto sfacciato al centro dell’attenzione. Non contento, ho voluto rendere partecipe altri professionisti e collaboratori (fig.7) per trovare conferme in positivo o in negativo.
Alcune di queste testimonianze hanno trovato nel LUCID una grande neutralità e precisione, altri di essi a causa di questa troppa neutralità lo ritengono poco musicalmente “caldo”. Personalmente ritengo il LUCID un convertitore piuttosto sensibile al tipo di catena audio e non penso affatto che spetti al convertitore offrire carattere. A questo possono provvedere tranquillamente, se lo si cerca, il microfono prima di tutto, il preamplificatore, l’amplificatore o le casse da ascolto. Ritengo il convertitore paragonabile a delle lenti di una macchina fotografica che devono soltanto catturare quanta più definizione possibile. Poi, se per altri motivi, la si vuole personalizzare o volutamente “sporcare” possiamo scegliere di stampare la foto su tipi di carte particolari o con colori particolari. Il giudizio finale rimane molto positivo per le qualità sonore, per la sobrietà del design, per la semplicità del software di gestione, per la professionalità in generale del progetto. Il software di gestione è semplice ma completo (non ho mai dovuto aprire il manuale per verificarne le funzionalità). Per le mie aspettative avrei preferito una connessione diretta alla DAW, magari con una scheda PCI (express for me) e una firewire con la gestione software del routine, ma pare che questa lacuna verrà presto colmata. Concludo dicendo che con questa elettronica digitale la parola d’ordine è trasparenza assoluta, altissima risoluzione anche a livelli minimi di segnale ed un equilibrio timbrico perfetto, capace com’è di svelare ogni particolare del messaggio musicale senza dare l’impressione di “forzare” l’esecuzione. Il difetto? Ve ne posso raccontare due completamente opinabili essendo solo opinioni appartenenti alla sfera del gusto personale: se cercate una qualsiasi sorta di forzata caratterizzazione il LUCID non è il convertitore che fa per voi, poiché potrebbe lasciare deluso chi, mentre lo utilizza, si aspetta sensazioni “forti” o tinte particolari. Come si usa dire nel gergo degli audiofili, ha dato l’impressione di “non suonare”, nel senso di non aggiungere nulla in più al programma musicale. Questa affermazione a qualcuno potrebbe somigliare ad un difetto celato, mentre per altri è un valore aggiunto. Io, come già affermato, appartengo a questi ultimi. In questi casi, quando una macchina presenta risultati performanti a prova di misurazione, quindi composta da ottimi componenti messi insieme da un progetto serio, la scelta diventa un fatto di gusti. Stavolta davvero concludo e lo faccio con uno sfogo: è possibile mai che le apparecchiature digitali per quanto ben congeniate, debbano costare sempre così tanto, lasciandoci dopo un brevissimo lasso di tempo a confrontarli paradossalmente sotto tutti i punti di vista (economico e performante) con i nuovi modelli dello stesso apparecchio che riescono ad offrire a metà prezzo il doppio delle prestazioni? Questo sfogo potrebbe rappresentare un altro difetto ma chiaramente non è rivolto esclusivamente al LUCID, ma al mondo digitale in genere. Avete mai aperto apparecchiature digitali? Alla fine ci si ritrova a chiedere: cosa ho comprato? Non c’è niente qui… mi hanno fatto “il pacco”…? E pensare che quell’amico ha venduto quel microfono degli “anni ‘60” ad un prezzo strabiliante. Si! La dura realtà è proprio questa. Non mi resta che apprezzare il fatto che il LUCID, a parità di prezzo, offre la stessa qualità professionale di quell’altro convertitore di soli due canali. Questo potrebbe essere un buon motivo per andarlo a provare nel vostro negozio di fiducia.
Sguardo all’architettura interna:
L’utilizzo di convertitori esterni apre il panorama a tutta una serie di problematiche quali il sincronismo tra le varie parti digitali (master clock) ed il fatto che oggi il progresso tecnologico è così veloce che la tecnologia di riferimento di oggi, già domani (“domani” reale e non metaforico) è presente in prodotti prosumer se non consumer. Già oggi nelle schede audio di qualità troviamo convertitori e componenti di riferimento assoluto. In un home e/o project studio è opportuno investire il proprio denaro in una scelta di questo tipo oppure, presa una buona scheda audio (che poi se escludiamo i preamplificatori microfonici o altre utility, è un convertitore audio con interfaccia diretta per pc), riservare il resto del budget ad altre apparecchiature che possono fare maggiormente la differenza a parità d’investimento? Lucid dal latino lux “luce”: è appunto in questa sezione che mettiamo in luce anche l’interno del nostro apparecchio che abbiamo testato, analizzando, ma senza annoiarvi, alcuni componenti principali che determinano una qualità del suono ineccepibile. Iniziamo con il pannello frontale, ben curato e sobrio con un display centrale di ottima fattura e chiaro. Aprendolo (fig.8) noto un’altissima ingegnerizzazione (analoga a quella osservabile nella costruzione di computer), d’altronde trattandosi di convertitori non poteva essere diverso.

A primo sguardo i componenti utilizzati sono degli standard di riferimento assoluto come Cirrus Logic, Analog Device,Texas Instrument, che accoppiati ad un’ottima circuitazione ed un ineccepibile progetto, sono certamente responsabili del risultato finale. Andando più nel dettaglio e analizzando con più accuratezza il percorso audio ci saltano subito all’occhio gli integrati Cirrus mod. CS 5381 (fig.9), che assolvono il compito di convertitori analogici/digitali e filtro anti-alias, a 24 bit per canale, con un campionamento superiore a 200Khz per canale. Inoltre l’ADC è costituito da un modello di architettura differenziata con un ottimo rapporto segnale rumore; si aggiunge poi il chip Pga 2311u della Texax Instruments che regola i livelli del segnale in ingresso. Infine ci sono componenti passivi (resistenze, condensatori con tolleranze molto basse).
La casa costruttrice “Analog Device” è una nota società americana specializzata in chip di altissima qualità; nel nostro Lucid troviamo l’ADSP BF 532 (fig.10) il cui compito è quello di controllare e gestire i segnali con un software integrato: si potrebbe definire un piccolo computer all’interno di un sistema audio. Questo processore chip singolo è specifico per applicazioni Multimediali e comunicazioni digitali ed ha moltiplicatori a 16 bit, due Alu a 40 bit, 4 Alu video a 8 bit, due accumulatori a 40 bit e uno shifter a 40 bit. Non ci immergiamo troppo negli abissi elettronici di questo, ma possiamo dirvi che la programmazione è affidata ad un ambiente software facilitato derivante dal C++ ovvero il Visual DSP++ nativo dalla Analog Devices e il kit di programmazione (trial version) e’ scaricabile su sito internet www.analog.com/processors/VisualDSP/testDrive.html

INFORMAZIONI UTILI:
Produttore: ChanderLimited
Modello: Lucid 88192
Website: www.lucidaudio.com
Distributore: www.feel.it
Prezzo: 3.280,00+IVA
Articolo pubblicato sulla rivista CM2 Magazine.
TL Audio M-3 – Mixer valvolare
Ci sono una serie di marche che si amano e altre meno. Fare un articolo ed essere obiettivi su quest’ultima categoria è molto difficile. Ultimamente ho progettato un piccolo studio di registrazione semi professionale e il cliente mi ha chiesto di affiancare alla sua scheda audio Fireface 800 della RME, 8 channel-strip di buona qualità, ma con dei preamplificatori che avessero un leggero colore per sopperire alla grandissima linearità dei preamplificatori e convertitori della RME. Il budget era molto basso, circa 3/4000 euro e, per quanto mi sforzassi, non trovavo nessuna soluzione, se non quella di comprare un banco analogico standard, tipo Mackie. Alla fine mi sono recato allo studio di un carissimo amico e ho potuto provare il mixer valvolare Tubetracker M-3 della TL Audio, che ricordiamo per le ben note serie Ivory e Blue.
Cuore valvolare
In ogni studio di registrazione, da quello professionale a quello project , il mixer (o consolle di mixaggio o banco) è il punto in cui tutto converge, il cuore di ogni attività. Qui arrivano i segnali dai microfoni o da generatori di suoni, vengono smistati verso le tracce del registratore, inviati a processori esterni per essere ripresi più belli e misteriosi ed infine miscelati ed amalgamati gli uni con gli altri fino a creare sonorità sempre più coinvolgenti e destinate ad un piccolo master che può essere fatto ascoltare all’esterno. Sicuramente per il tipo di versatilità (poca) e i soli otto canali a disposizione, non possiamo certo considerare il TL AUDIO M-3 il vero e proprio centro del nostro studio, a meno che non ci occupiamo di produzioni minimaliste tipo chitarra, voce e qualche colore percussivo. In tal caso questo mixer si colloca per bellezza e qualità nell’olimpo dell’audio mondiale, un vero e proprio gioiello. La febbre della valvola è contagiosa, non c’è che dire. Prima ancora dei grandi nomi dell’audio mondiale, ovvero le aziende piccoli costruttori erano già partiti con la produzione di numerosi apparecchi a valvole più o meno “vintage-oriented”. Certo, se è vero che la grande industria riesce ad offrire prodotti a prezzi impossibili per chi si avvale della stessa economia di scala (acquisto di materie prime in quantità enormi) è anche vero che a captare gli umori del mercato sono molto più bravi i “pesci” piccoli, più snelli e flessibili nell’impostare (o nello stravolgere) il proprio lavoro su scala artigianale. Se c’è qualche cosa che ben si presta alla produzione in aziende di dimensioni poco più che familiari, questa è la tecnologia valvolare; la valvola consente lo sviluppo di circuiterie tanto semplici quanto efficaci dal punto di vista sonoro e ciò spiega il perché del proliferare degli apparecchi a valvole nell’economia industriale. Questa premessa serve per inquadrare la produzione della casa britannica TL A., acronimo dietro al quale si cela TONY LARKING AUDIO, una vecchia conoscenza della comunità audio mondiale passata dalla pluridecennale attività di vendita e importazione a quella di produzione. Per chiudere il cerchio sulle valvole vintage e Tony Larking , uno dei primi prodotti della casa era un pre-eq. outboard costruito re-inscatolando moduli NEVE recuperati da vecchie consolle finite in pensione. Tutto quadra. Parlando delle valvole diciamo pure che ci sono diverse maniere per divertirsi con i tubi termoionici (Fig.1). Si possono progettare e costruire apparecchi “alla vecchia maniera” solo con valvole, condensatori e resistenze uniti assieme con filo di rame rigido sterlingato (ricordate i vecchi amplificatori per chitarra o per basso?) senza nemmeno un circuito stampato. Oppure è possibile costruire moderni apparecchi a circuiti integrati e infilare nel punto più appropriato uno stadio di guadagno a valvole ottimizzato per offrire sensazioni il meno valvolare possibile. Inoltre si può progettare in maniera ibrida qualcosa che sfrutta tutte e due le galassie per raggiungere un equilibrio fra vantaggi e svantaggi che penda più a favore della modernità, senza indulgervi troppo. Sono tutte strade possibili, ognuna con i propri punti di forza e debolezza. E il mixer M-3 dove sta? Nel mezzo, dove si adopera la valvola solo nel circuito di preamplificazione e sulle uscite master. Il TL Audio è stato pensato principalmente come otto strip-channel. Infatti, il suono che esce dalle “direct – out” dei canali compete per silenziosità e bontà sonora con i migliori “outboard” presenti sul mercato. In uno studio di registrazione professionale può diventare il cuore analogico della ripresa, collegandolo con un frustino agli otto ingessi A/D del registratore digitale o scheda di registrazione e può condizionare positivamente il segnale di qualsiasi sorgente sonora. In questo modo si da ai banchi digitali soltanto la responsabilità del mix-down, sfruttando così la grande capacità di gestione, automazione e memorizzazione dei freddi, ma comodissimi mixer digitali.
TL A. M-3 da vicino
La lamiera è spessa circa tre millimetri ed è vestita in superficie di uno manto di vernice blu, (Fig.2) dove spiccano meravigliosamente i vari segmenti, linee di confine, simboli e valori numerici di colore bianco. Sulla sezione del canale, scrutando dall’alto verso il basso si trovano: il controllo del “gain” con “range” da +16 a + 60 dB, il selettore per i segnali microfonici o quelli di linea (molto utile per gestire ed accettare in maniera pulita senza il minimo di distorsione in ingresso i vari segnali provenienti dai differenti strumenti elettronici ottimizzati in ingresso dal potenziometro rotativo dell’input gain sopra citato), lo switch per “phase revers” che serve ad invertire la fase del segnale d’ingresso facendola ruotare di 180 gradi (questa operazione è utile quando si opera con più di un microfono in fase di registrazione). Un trucco per verificare se esiste un errore di “fase” in una registrazione multimicrofonica è ascoltare il programma in mono. In questo modo se il livello master scende notevolmente ci sono seri problemi di fase.
Viceversa, se il segnale rimane simile a quello stereo o addirittura superiore significa che i segnali hanno una buona coerenza di fase fornendo così anche un’ottima mono compatibilità. In quest’epoca ricca di sofisticatissimi ascolti stereofonici e multicanali (surround), esiste purtroppo ancora una vasta diffusione monofonica presente in quasi tutte le reti televisive della nostra nazione per non parlare di quelli radiofonici. Il filtro passa alto (12 dB per ottava) a 90 Hz è l’ideale per rimuovere frequenze basse dannose dal segnale d’ingresso ed è utile per una corretta gestione dell’effetto prossimità dei microfoni direzionali e in particolare quelli a condensatore in fase di registrazione della voce. Il filtro diventa un autentico “anti rumble” (termine inglese onomatopeico) in tutte quelle riprese dove la sorgente da registrare tipo chitarra, violino e vari strumenti a fiato e percussivi esprimono il loro carattere timbrico ben al di sopra dei 90 Hz; ricordando che la totalità dei microfoni a condensatore e non, economici o costosi, possiedono al di là della loro linearità una completa risposta in frequenza. Il filtro è comunque “bypassabile”, per un’immediata comparazione, mediante lo “switch” per attivare o disattivare la sezione EQ. L’attivazione è monitorata da un piccolo led adiacente verde; anche in questo caso è utile la comparazione tra segnale equalizzato e quello flat .
Il Channel Strip
L’equalizzatore è formato da quattro bande dal basso verso l’alto dove sono collocati: il potenziometro rotativo che regola da + – 15 dB le basse frequenze shelving a 80Hz, un semiparametrico “peacking” sulle medio basse, un altro sulle medio alte e infine un filtro “shelving” sulle alte posizionato a 12 Khz (Fig.6). A che cosa è utile un EQ o, meglio dire, un filtro lascio alla vostra immaginazione, anche perché non ci sarebbe spazio a sufficienza in questa prova per parlarne, ma ci limiteremo semplicemente, per questa volta, a descriverne le caratteristiche timbriche. Ogni canale è anche equipaggiato con 2 “aux sends”. Il primo è selezionabile tramite “switch” in pre o post “channel”, mentre il secondo è fissato soltanto nella modalità post channel. La soluzione pre channel è preferibile quando bisogna gestire una linea di monitoraggio perché fornisce una completa indipendenza dei volumi. Può essere utilizzata anche in maniera creativa insieme ad un dsp. Esempio: abbassando il fader di canale e mantenendo aperta l’uscita aux in pre sullo stesso canale si ottiene soltanto il segnale processato che può essere utile in un particolare arrangiamento o come effetto speciale. Subito dopo l’aux send troviamo il controllo del pan, un potenziometro che ha il compito di posizionare nel panorama stereo la sorgente, ad un determinato punto, facoltativamente da un lato estremo all’altro. È chiaro che una corretta gestione di questa funzione insieme ad un giusto filtraggio e volume di un segnale, può contribuire notevolmente alla riuscita del missaggio finale, anche in un articolatissimo programma sonoro. Il Tubetracker ha il pulsante switch del mute con relativo led di colore rosso che si accende ogni qual volta il mute è attivo e un utilissimo switch per attivare la funzione PFL (“pre fade listen”). Anche in questo caso quando il tasto viene premuto si accende il relativo led rosso sul canale selezionato. La funzione può servire a monitorare l’ascolto in cuffia per verificare la presenza di un segnale anche a fader abbassato oppure a controllarne il livello in ingresso mediante i generosi metering analogici sulla sezione master. Il channel fader possiede un’escursione da 100 millimetri fornendo alla massima posizione +10 Db di gain. Forse sarà inutile dire che al di là del segnale d’ingresso e di come può essere trattato, la quantità di segnale da spedire allo stereo master è opera soltanto di quest’ultimo importantissimo componente.A completare la sezione del canale vi sono in prossimità dell’altezza massima del fader, precisamente sulla destra, due led, uno giallo e l’altro rosso, rispettivamente il “drive” e il “peack level”. Il led del drive si accende gradualmente ogni qual volta il livello d’ingresso si incrementa al di sopra di +6 dBu fino a +16 dBu fornendo al suono un carattere tipicamente valvolare arricchendo armonicamente e quindi riscaldando il segnale da inviare ai registratori digitali. Il led del “peak” si accende per avvisarci che il segnale sta per distorcere; comincia ad accendersi quando tocca la soglia di + 21 dBu. Se scegliamo di prelevare il segnale dalla “direct out” abbiamo a disposizione altri 5 dB di “headroom”. Completata la descrizione del canale, passiamo a quella della sezione master.
Sezione Master
La sezione master è formata da favolosi metering di forma circolare analogici a bobina in stile vintage (Fig.5). Essi possono monitorare: il segnale stereo in uscita, il “PFL” presente in varie sezioni del mixer (quando viene azionato) e il segnale dei “2 T return” quando selezionato sulla sezione monitor. Sotto i due “meter” vi è una coppia di “led peak” che operano sul segnale stereo e si accendono quando siamo alla soglia dei + 21 Dbu con una tolleranza di + 5 Db di headroom. Equidistanti fra questi due led c’è il “led power” che indica l’accensione del mixer. Subito sotto si trova un “metering digitale” più due controlli, uno che serve a selezionare il tipo di quantizzazione in bit e l’altro per scegliere la frequenza di campionamento. Ricordiamo che la scheda di conversione A/D è opzionale, ma la casa costruttrice ha voluto fornire al mixer l’hardware per la gestione e il controllo di questa conversione. La “phantom power” una volta azionata è attiva contemporaneamente su tutti e otto i canali, non essendoci un switch individuale su ogni canale. I master “aux sends” sono completi del pulsante per il controllo del pfl con relativo led. I due “ritorni aux” insieme al potenziometrodel balance sono sempre correlati dallo switch pfl e led. La sezione monitor è formata da due potenziometri rotativi, uno che gestisce il volume da indirizzare ad una coppia di monitor e l’altro il pfl “balance level”. Sempre nella sezione monitor ci sono, inoltre, lo switch “2 T return” utilissimo quando si vuole sentire il ritorno da uno stereo master, come un dat o un CD recorder, etc. Guardando verso destra scopriamo l’uscita per le cuffie; il segnale di quest’uscita viene gestito dai potenziometri della sezione master monitor. Infine, troviamo un singolo fader da 100 millimetri che controlla il volume d’uscita dello stereo mixer. Non possiamo certo con un solo fader decidere a valle dei segnali, le differenze di livello del canale destro e di quello sinistro dell’uscita master; però su un eventuale “fade in” o “fade out” si ottiene con il singolo fader un’accuratezza ed una precisione massima. Vi mostro con l’immagine il generoso pannello posteriore con i relativi connettori d’ingresso e d’uscita dei segnali, switches per la calibratura, etc (Fig.6).
TL A. sotto torchio
Dopo questa lunga descrizione passiamo dunque alla prova pratica di questo promettente mixer. Una volta collegata la PSU al banco ho inserito il cavo di alimentazione alla rete. Una bellissima luce ambra illumina i due meter della sezione master a forma di oblò. La prima prova è stata molto semplice da realizzare perché ho collegato le uscite di un discreto lettore CD agli ingressi linea dei primi due canali del mixer, selezionando l’apposito switch. Ho monitorato il segnale d’ ingresso con il “pfl” ottimizzandolo a “0” dB tramite il potenziometro rotativo input gain. Dopo ho estremizzato i controlli di pan a sinistra e a destra per un ascolto stereofonico standard. Ho posizionato il master verso i tre quarti della sua corsa e con i fader dei canali ancora abbassati ho controllato se c’erano problemi evidenti di diafonia. Assolutamente no, silenziosissimo. Sono passato all’ascolto di alcuni brani di Fabio Concato abbastanza vecchiotti come: “Guido piano”, “Rosalina” e “Sexy tango”. La qualità della registrazione su questo CD è davvero datata, appena sufficiente e non rimasterizzata. Devo dire però con piacevole sorpresa che il mixer è riuscito a fornire un audio generale gradevolissimo, fornendo una impressionante apertura stereo. Voglio precisare che per tutta la prova l’equalizzatore non è stato coinvolto. Eccezionale!
Voce maschile e femminile
Ho scomodato per questa prova un fantastico Neumann U87ai (Fig.7), un microfonoche non ha certo bisogno di presentazioni. Chiedendo al cantante di fornire varie pressioni dinamiche ho ottimizzato il guadagno d’ingresso facendo di tanto in tanto lampeggiare il led giallo del drive sopra spiegato.Per questa prova ho prelevato il segnale dalla “direct out “del canale direttamente dai convertitori AD della scheda audio RME Fireface 800. Sempre senza attivare l’equalizzatore, ho notato che lo stadio di preamplificazione è davvero silenzioso; si ascolta il suono e basta, con una buona headroom, restituendo fedeltà sia riguardante il carattere del microfono sempre caldo e sensibile, sia per il timbro della voce in generale. L’azione della valvola è davvero discreta, mai invadente, tutto quello che ci si può aspettare da un ottimo channel strip esistente in commercio. Ho sentito in questo caso il bisogno di azionare il filtro HP (passa alti) e di aprire di circa due dB le alte shelving, anche perché la cabina di ripresa non è di quelle molto riflettenti; l’U87 di per se è già caldo ed infine la voce maschile in questione si esprime nel range di un registro baritono, facendo un buon uso dei propri risonatori. Quello che conta in ogni caso è il risultato e grazie alle varie possibilità che offre questo mixer non ci vuole molto a raggiungerlo condizionandolo in positivo. Il brano che ha eseguito la cantante è in lingua inglese, come il manuale del nostro mixer. Facendo tutte le operazioni di “routing” per la taratura dei livelli, diciamo subito che anche in questo caso non c’è stato un minimo d’asprezza o sporcizia musicale: il segnale è stato sempre dettagliato, corposo e trasparente. In questo caso non è stato necessario intervenire con l’equalizzatore tranne che per il filtro “low cut”. Buona anche questa prova.
Chitarra acustica
Per questo tipo di ripresa ho utilizzato una tecnica bi-microfonica con due AKG 414 ULS, posizionati in maniera standard, uno a destra l’altro a sinistra dello strumento. Subito ho notato una meravigliosa apertura stereofonica senza zone d’ombra. Il suono della chitarra in generale è risultato ricco e dettagliato fornendo una buona velocità ai transienti in esecuzioni ritmiche e in arpeggi. Di conseguenza ho sentito l’esigenza di azionare non solo il filtro HP, ma anche la sezione EQ operando: -2 dB sulla sezione bassi shelving, -2 dB sulle medio basse intorno ai 400 Hz ed ancora -2dB sulle medio alte, intorno ai 2 HKz. La sensazione con questo banco è che c’è più bisogno di togliere, che di aggiungere. Mica male!
Basso elettrico in diretta:
Per questa prova mi sono servito di due tipi di bassi elettrici, uno con circuitazione passiva e l’altro con quella attiva. Quello passivo è stato giustamente collegato ad una D.I. box attiva, per interfacciarlo correttamente all’ingresso microfonico del canale, mentre quello attivo è stato collegato direttamente sull’ingresso linea del canale. In tutti e due i casi veniva fuori la differenza sostanziale tra questi due strumenti e per quello che riguarda l’ascolto è bastato soltanto alzare il fader di canale per raggiungere un risultato di livello professionale. Un’altra volta è stato meglio togliere che aggiungere, intervenendo con la sezione equalizzazione senza azionare però il filtro low cut.
Live Trio jazz
Per questo tipo di prova ho occupato quattro canali per la batteria, un canale per il contrabasso e due microfoni per il pianoforte a mezza coda. Non mi dilungo nella spiegazione sul tipo di regolazione impostate, anche perché tutto è in relazione al tipo di microfono utilizzato, allo strumento, allo strumentista ed infine, non meno importante, al luogo che ospita la performance. Sicuramente vi parlerò di quello che è successo. Il mixer ha fatto subito colpo su tutti i musicisti già a livello estetico. Ma passiamo ora alla cosa più importante: la prova. Diciamo subito che il mixer è riuscito a riprodurre un sound di altissimo livello senza nulla togliere alla bravura degli esecutori principali. Sulla batteria ha risposto in maniera morbida e veloce su tutta l’elevata gamma di pressione e di frequenze tipica di questo strumento. Dalla rotondità della cassa e la botta dei tom, alla coerenza di fase del rullante e la setosità dei piatti, ha mantenuto sempre un suono pulito con un ottimo headroom. Per quel che concerne il contrabasso ho ottenuto lo stesso positivo risultato, bassi morbidi e rotondi con i medio alti prodotti dalle corde sul manico veloce e definiti. È quasi d’obbligo descrivere il tipo di microfonatura utilizzata per il pianoforte, per il semplice fatto che è determinate ai fini dell’ascolto. Ho utilizzato due microfoni abbastanza diffusi a diaframma stretto in una configurazione X Y (stereofonia coincidente). Li ho inclinati a 45 gradi sulle corde posizionando l’asta al centro del pianoforte. In questa situazione l’obbiettivo è stato quello di catturare quanto più possibile il suono diretto cercando di limitare il “cross-talk” (infiltrazioni) prodotti dagli altri strumenti. Il suono in registrazione è stato quello che mi ero prefissato di raggiungere e ciò può spiegare la grande possibilità di gestione che questo mixer offre.
Utilizzo dei DSP
Un’altra prova che ho voluto realizzare è stata la gestione dei DSP con i controlli aux sends. Nel settaggio post ho collegato due processori, un Lexicon PCM 91 (Fig.8) e un TC M5000. Ho fatto partire delle tracce dry dal multipista digitale contenti voce, chitarra e quartetto d’archi. Ottimizzando il rapporto tra l’ingresso e i ritorni aux con le macchine Fx, ho notato una grande silenziosità. Sul Lexicon ho utilizzato il preset “Concert Hall” mentre sul TC un “Chorus”. Il riverbero è stato distribuito su tutta l’ensemble, mentre un poco di chorus è stato messo sulla chitarra e sul quartetto. La sensazione ricevuta è stata quella di trovarsi a cospetto di un ascolto importante dotato di grande classe e nobiltà e restituendo una veritiera tridimensionalità con delle code di riverbero d’ottima grana sonora. Non c’è che dire. Stupendo!
Conclusioni
Mi sarebbe piaciuto poter testare anche la qualità di conversione della scheda digitale opzionale digitale, ma purtroppo non è stato possibile. Ad ogni modo un paio di nei li ho riscontrati. Uno è l’assenza dei sub master con la relativa assegnazione dei canali, molto utili quando si vuole raggruppare, per esempio, più voci coriste, una piccola sezione d’archi oppure una batteria. Avrei gradito inserire sull’insert dei sub master due canali di buona compressione per uniformare le dinamiche troppo scollate. Il secondo neo è l’assenza del doppio fader nella sezione master L – R. È pur vero che nel caso di un singolo master fader si può avere più accuratezza sui fades, ma la cosa è comunque risolvibile facendosi aiutare da un’accoppiatore di faders, qualora ce ne fossero stati due. Penso che per un hardware così importante qualsiasi utente debba sempre avere la piena libertà di scelta e poter sfruttare tutte le possibilità offerte dalla strumentazione a disposizione, in particolare quando sono di livello professionale, a cominciare dal loro prezzo. Certamente questo è un mixer di ottima fattura e qualità e diciamo pure che il costo è proporzionato alla sua caratura. Sicuramente non è per tutte le tasche, però facendo due conti si può dire che, se per esigenze lavorative avessi bisogno di otto pre amp mic ed altrettanti equalizzatori della stessa qualità che questo mixer offre, quale sarebbe stata la mia spesa? Domanda retorica perché già conosco la risposta, cioè più del doppio. L’unico vantaggio di avere otto outboard separati sta proprio nel fatto che sono separati. Se oggi ho bisogno solo di due canali per una ripresa esterna porterò con me soltanto una o due unità senza altri ingombri. Ma quanto ci sarebbero costati otto outboard di questa qualità separati? Sicuramente più del doppio. Fate quindi le vostre valutazioni. Questo è un mixer non versatilissimo, pensato principalmente per collegarlo dalle direct out di canale direttamente alle tracce di qualsiasi multipista digitale, per diventare un “upgrade” in un qualsiasi studio, da affiancare alle consolle digitali o essere usato come una consolle di missaggio di piccole ma importanti produzioni completandolo magari con degli ottimi DSP e processori di dinamica non presenti fortunatamente nel banco. Un altro aspetto più che positivo è l’esperienza tattile con la sua componentistica. I fader e le manopole rotative vanno come il burro dotate di un meraviglioso frizionamento e offrendo sempre un’escursione generosa e uniforme su tutti i punti della corsa, senza avvertire, anche concentrandosi al massimo, differenze fra di essi. Mi sono dovuto ricredere su questo prodotto. La progettazione ibrida di questo strumento ha fatto si che il segnale in uscita fosse molto equilibrato e con una bella sonorità calda e omogenea, senza dare un carattere troppo predominante al suono, cosa che ne permetterà l’utilizzo per svariati tipi di produzione.
Zoom H4N – Oltre il microfono
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Spostandomi spesso per lavoro e cercando un qualcosa che mi permettesse di non portarmi in giro continuamente uno studio ho comprato un microfono/registratore H4N della Zoom. Ho scoperto qualcosa di molto più potente. Seguitemi!
Quello che mi aspettavo
Qualche anno fanno era quasi impossibile immaginare un sistema di registrazione portatile di qualità che entrasse nello spazio di una mano, eppure ci siamo! La Zoom ha sfornato due modelli di “microfoni”: H2N e H4N. Parliamo in questo articolo del modello H4N che è il più completo dei due ed esploriamo alcune delle sue possibilità. Il microfono è in realtà un bi-microfono, nel senso che monta 2 capsule a condensatore con varie possibilità di registrazione a 90 gradi (a X) o a 120 gradi (a Y) semplicemente ruotandole. E’ dotato di un accessorio che permette il fissaggio su una comune asta microfonica. Utilizzato in questo senso è un buon microfono STEREO/MONO (è possibile settarlo) che possiamo portare sempre dietro e di facile utilizzo. La registrazione avviene su una card SD interna (a corredo ma sostituibile con un max di 32Gb) e può essere effettuata in vari formati tra cui WAV e MP3. Funziona a batteria (2 AA) oppure con apposito alimentatore a corredo.Come un microfono tradizionale può montare anche un cappuccio antivento (in corredo). La durata della registrazione dipende dalla grandezza di una card, ma se registriamo in mp3 stereo a 256 superiamo le 6 ore con 1 solo Gb di capienza.
Quello che non mi aspettavo
Veniamo ad un uso un po’ più spinto del nostro “microfono”. Innanzitutto ci accorgiamo di avere altri 2 ingressi sulla base, sia bilanciati che sbilanciati. Questi ingressi permettono di utilizzarlo come scheda audio da viaggio, permettendo di fatto una registrazione anche da periferiche esterne con tanto di mixer integrato. In effetti è un multitraccia a 4 canali o se vogliamo 2 ingressi esterni + microfono integrato. I 2 microfoni possono essere sostituiti anche da un ulteriore microfono esterno. Le entrate bilanciate hanno l’alimentazione phantom attivabile e anche questa è una di quelle cose che non ti aspetti. Con il mixer 4 canali interno possiamo settare i volumi, il pan, e varie funzioni relative alle tracce audio. E’ possibile effettuare addirittura un mix down delle tracce. Alla fine prendiamo la scheda SD e troviamo in una cartella tutti i file registrati, divisi così come li abbiamo acquisiti. Possiamo in alternativa collegare la porta USB ad un pc e vedere il microfono come un disco esterno. Solo per citare un’applicazione scontata ma poco usuale è la possibilità di usarlo come microfono usb con la comodità di non dover passare per schede audio esterne. In un momento di boom del mercato usb-mic non è una caratteristica da poco.
Quello che non immaginavo
Avevo dimenticato che la Zoom ha prodotto effetti tra i migliori del mercato. Non hanno dimenticato di infilarne una cinquantina in questo microfono! In pratica potremmo usare il microfono come multi effetto scegliendo un effetto e mandando l’uscita su un amplificatore. Gli effetti sono di qualità. Inoltre è dotato di un accordatore con varie modalità e di un metronomo. E che dire della possibilità di utilizzarlo come scheda audio? Collegandolo come USB possiamo utilizzare i driver a corredo per vedere H4N come una scheda audio 4 canali indipendenti e utilizzarla al nostro software preferito. In pratica posso portare il mio studio con me scegliendo tra 2 ingressi bilanciati/sbilanciti indipendenti + 2 microfoni integrati anche questi indipendenti. 4 canali mono da gestire insomma come meglio ci pare. La latenza può arrivare a 1ms, la qualità ottima. I driver sono ASIO. C’è anche la possibilità di effettuare direct monitoring dell’effetto durante la registrazione (o per provare gli effetti). H4N ha anche delle (piccole) casse integrate e questo permette di utilizzarlo anche come sorgente di ascolto via usb o lettore mp3/wav, insomma veramente versatile! Non manca una cuffia/uscita audio per mandarlo ad un impianto. La funzione SPEED permette di rallentare una traccia senza perdere il pitch, utilissima per analizzare meglio un brano. Non è un funzione paragonabile a software di time stretching professionali, qui il senso è un altro, ma c’è la possibilità di rallentare fino al 50% e velocizzare fino al 150% con qualità accettabile. Non è possibile esportare il risultato, si tratta di una funziona da usare live in ascolto. Sugli ingressi è possibile inserire un limitatore e un filtro.
La sorpresa C’è una licenza di Steinberg Cubase LE 4 all’interno della scatola!
Il prezzo? 300,00-350,00, ben spesi secondo me.
Difetti
Premetto che ho un giudizio globale buono del prodotto, ma devo – per onor di cronaca – elencare dei difetti che per qualcuno potrebbero non essere altrettanto trascurabili. C’è un leggero fruscio di base dovuto probabilmente ai preamplificatori. Ovviamente non è un microfono da studio e il fruscio è trascurabile quando si effettuano registrazioni ambientali. Personalmente non lo ritengo un problema a meno che non lo si voglia utilizzare davvero in studio (ma anche qui non ne sarei così sicuro, tutti i pre introducono un po’ di rumore). Le maschere non sono di utilizzo immediato, ma questo è un limite dovuto agli spazi ridotti. Il software integrato permette molte cose stand-alone, ad esempio lo split di una traccia, il mixing di 4 tracce, il mixdown, il mix mono automatico dei microfoni, un minimo di equalizzazione, impostazione di effetti, volumi di registrazione, scelta dei formati… All’atto pratico è di difficile utilizzazione, troppo scomodo da usare; una volta selezionato il formato di registrazione e il volume di ingresso (che ha un comodo cursore laterale) mi dimentico della sua esistenza. Ovviamente in caso di necessità è sempre meglio sapere di averlo ma se posso preferisco risparmiare gli occhi! Il microfono può essere impostato per un “auto volume” ovvero per scegliere il volume giusto di ingresso. In genere quando questa funzione è attiva se il suono iniziale è troppo alto si avverte una distorsione dovuta al tempo che impiega il microfono per “capire” a che volume deve registrare. L’utilizzo del microfono come “microfono” e cioè in uno studio collegato ad una scheda audio non è troppo agevole. Il problema non è grave ma bisogna dotarsi di un jack da 1/8” stereo (quello piccolo tipo cuffia) e poi entrare nella scheda audio tramite un paio di adattatori jack 1/4” mono (nel caso di registrazione stereo) oppure impostare dal software integrato il mix mono per miscelare il segnale dei due microfoni e poi entrare nella scheda audio con un jack mono da 1/4”. Insomma la cosa si risolve anche se non è questo l’utilizzo principe di questo apparecchio.
Specifiche
Registrazione su scheda SD / SDHC (fino a 32 GB) – vari formati di registrazione tra cui WAV e MP3 – Risoluzione fino 24bit/96kHz – Connessione USB 2.0 – Microfono stereo X / Y integrato (90 ° o 120 °) – 2 Preamplificatori per microfoni esterni – Possibilità di utilizzare 2 ingressi esterni in combinazione con microfoni integrati per registrare fino a 4 canali simultaneamente – Registrazione multitraccia – Entrata strumento – Mini altoparlante integrato – Ampio display LCD e interfaccia intuitiva – Supporto per Broadcast Wave – Funzione di auto-registrazione e di pre-registrazione – Funzione marcatore tracce – Funzione di rallentare la velocità di riproduzione per utilizzo didattico – Effetti – 50 simulazioni di amplificatori per chitarra e basso – Fino a 10 ore di durata con batterie AA – Telecomando disponibile come opzione – Funziona con due batterie stilo AA o con il suo alimentatore (incluso). A batteria dura mediamente 6 ore. Fornito di serie con una scheda SD da 2 GB, una spugna antivento, alimentatore esterno CA, clip adattatore per microfono, cavo USB, custodia protettiva e Steinberg Cubase LE.
Microfoni a confronto – Audiotecnica Vs Neumann
Nello studio di registrazione, la tipologia di microfono più adatta è, nella maggior parte dei casi, quella a condensatore. L’ampia banda passante e la sensibilità che contraddistinguono questo tipo di microfono lo rendono il preferito in tutte quelle applicazioni dove è richiesta una grande accuratezza, in particolare la ripresa della voce. Confesso che ogni qual volta l’argomento da trattare riguarda i microfoni, avviene in me un vero e proprio coinvolgimento sia razionale che emozionale, con la speranza che la nuova prova dia un risultato tecnicamente soddisfacente ed emotivamente appagante. Ragazzi, qui si parla di microfoni, il primo anello della catena audio, il principale responsabile di una buona o cattiva registrazione, ovvero il trasduttore per eccellenza!!! Primo consiglio: al di là di quelli che possono essere i gusti personali riguardanti il carattere timbrico, nello scegliere un microfono assicuriamoci che la costruzione e la qualità della componentistica siano allo stato dell’arte (budget permettendo) per non avere spiacevoli disturbi quali rumore di fondo, ronzii e distorsioni legati ad uno scarso rapporto segnale rumore, alla poca sensibilità e ad una bassa capacità nel contenere le pressioni sonore. Procediamo dunque alla descrizione e alla prova dei nostri due microfoni.
Catena audio
Per questa prova i 2 microfoni sono stati collegati, mediante cavo Mogami, ad un preamplificatore Millennia modello Media HV 3, in quanto questo tipo di PRE, a differenza di molti suoi “colleghi”, possiede una grandissima linearità che lo rende privo di colorazioni. Le uscite sono state collegate direttamente ai convertitori del registratore multipista Tascam MX 24/24, con risoluzione 24 bit/96Khz . Il tutto è stato monitorato con diffusori Genelec 1031.
TLM 103, come si presenta
Il microfono viene presentato in un’elegante scatola di legno insieme al suo supporto a snodo metallico per fissarlo all’asta (Fig.1). Il corpo del microfono è di forma cilindrica piuttosto corta. La capsula è protetta da una doppia griglia d’altezza quasi doppia rispetto al corpo del microfono. La griglia di protezione è fissata al corpo con tre viti equidistanti fra loro. Il logo si presenta sul corpo del microfono ed è strategicamente posto sul lato della ripresa. Sotto la base del corpo vi è un cilindretto filettato per avvitare opportunamente il microfono al supporto snodato in dotazione o alla sospensione elastica che è fornita come accessorio opzionale. E’ un microfono cardioide a condensatore con diaframma grande a gradiente di pressione. Richiede un’alimentazione phantom a 48 Volts.
TLM 103 sotto torchio
Il primo pensiero, dopo aver appurato che la membrana del TLM 103 (K87) è la stessa montata sul famosissimo e, a mio parere, caldissimo U 87, è stato: “vuoi sentire che qui ci troviamo ad avere le medesime prestazioni, con la sola differenza, tra l’altro accettabile, che sul TLM 103 vi è una sola figura polare, cioè quella cardioide?”. Ebbene, signori, non è stato così: il TLM 103 è un altro microfono. Si colloca tra i microfoni universali, cioè adatti sia alla ripresa delle voci, sia alla registrazione di strumenti in generale (fiati ,corde, percussioni). TLM sta per “Trasformerless microphone” (il trasformatore usuale dell’uscita è sostituito da un circuito elettronico) ed è proprio l’assenza del trasformatore che va a determinare il carattere timbrico, veramente nitido con una migliore gestione dell’SPL (Sound Pressure Level) ed anche il bassissimo rumore di fondo. In questa prima prova esaminiamo il Neumann TLM 103 alle prese con una voce maschile, senz’altro lo strumento più affascinante e mutevole che possiamo registrare. Posto ad una distanza di circa 25 cm, il microfono restituisce un timbro di grande dettaglio e definizione sia sulle basse frequenze che sulle alte, mentre si evidenzia minore omogeneità sulle medie centrali. Quindi possiamo senz’altro affermare che il suo carattere timbrico lo rende molto adatto a registrazioni moderne ed in linea al tipo d’ascolto dei giorni nostri. Avvicinando il cantante di una decina di centimetri al microfono si è notato subito un incremento di energia dovuto all’effetto prossimità, ma purtroppo non è riuscito a contenere l’emissione delle consonanti, restituendole un poco troppo esplosive, mentre è migliorata nettamente la fascia delle medie centrali, molto più intelligibile. La zona alta dello spettro, invece, è rimasta sempre omogenea senza risultare mai aspra e fastidiosa. Si può concludere che il microfono si è comportato piuttosto bene; bisogna però farsi aiutare da uno schermo antipop qualora preferiamo avvicinarci un poco di più alla capsula. Per quanto riguarda la voce femminile, il timbro è risultato un tantino sottile, in questo caso è preferibile cercare un po’ di più l’effetto prossimità, ovviamente facendosi aiutare dallo schermo antipop. Il mio consiglio, per chi desiderasse dare più spessore ed arricchimento armonico al proprio timbro, è di utilizzare un preamplificatore microfonico caratterizzante, tipo Tubetech, Avalon etc. (Fig. 2). Ricordiamo che per la filosofia di costruzione, piuttosto minimalista, non sono presenti sul corpo del microfono filtri passa alto e pad d’attenuazione.
Sax Tenore e Soprano
La prima considerazione da fare è senz’altro che questo tipo di ripresa è abbastanza ardua da realizzare. Il sax è uno strumento dalla timbrica molto volubile quasi come la voce umana. Sensibile alle condizioni ambientali, esso ha bisogno sempre di un pre-riscaldamento e la sua emissione ha una spiccata direttività. Quindi ho posizionato il microfono rivolto verso la campana ad una discreta distanza (circa 80 cm), in modo da riuscire a contenere con omogeneità i naturali spostamenti durante l’esecuzione. Ascoltando il suono in acustico del nostro sax in cabina (Fig. 3) e confrontandolo con quello registrato, ho subito notato una sorprendente naturalezza. Mancava solo un po’ d’aria intorno, ma questo a causa della cabina utilizzata, poco riflettente. Il tutto però è risolvibile aggiungendo in fase di mix un buon riverbero. Per il sax soprano ho posizionato il microfono in modo tale da catturare principalmente l’emissione proveniente dalla parte superiore dello strumento, dove sono situate le meccaniche. Da questa zona arriva un timbro davvero caldo, morbido e dolce. Il suono proveniente dalla campana è decisamente ricco di medie ed alte frequenze, magari adatto ad un contesto di musica folk. Vi racconto un aneddoto: facendo il fonico ad un festival di musica etnico popolare, mi è capitato di dover microfonare una grande varietà di strumenti, qualcuno di essi a me veramente sconosciuto. Finalmente giunse il turno di un sax soprano e mi comportai in maniera universalmente accettata, come sopra descritto. Il musicista mi fece subito una smorfia di disappunto perché voleva il microfono diretto alla campana. Accontentato l’orchestrale, aspettai con curiosità il risultato nell’ensamble. Ho dovuto ricredermi perché in quella situazione ed in quel genere, quel suono “ciarammelato” era giustissimo. Ritornando alla prova, il TLM 103 anche in questo caso ha restituito ancora una buona omogeneità su tutto lo spettro di questo splendido strumento, compreso il suono riflesso e indiretto proveniente dalla campana.
Chitarra
Per questo tipo di prova abbiamo pizzicato un po’ di tutto, dalla chitarra classica a quella folk, compresa l’elettrica, dal classico al moderno. Il microfono conferma ancora una volta le premesse sulla sua universatilità. È riuscito a gestire dignitosamente la varietà timbrica ed anche la generosa pressione fornita dall’amplificatore della chitarra elettrica. In questo caso non ha restituito quell attacco netto ed a tratti cattivo tipico del dinamico SHURE SM57 (Fig. 4– Ripresa microfonata con Shure), ma tutto ciò che ci si aspetta da un buon microfono a condensatore di largo diaframma. Un suono caldo di grande dimensione ed avvolgente.
Percussioni
Siamo passati poi alle percussioni. Il percussionista si è prodigato con diverse performance su una lunga serie di tamburi a pelle come bongo, congas, jambe, darbuka, ecc. Poi arriva il turno dei metalli: campane tubolari, campanacci, triangoli, ecc. Il microfono ha risposto con trasparenza sempre e comunque. Di base molto silenzioso, ha saputo fornire corpo a tutte le percussioni. Microfonando le varie parti della batteria ha brillato sia sulla cassa che sul rullante (nonostante la difficoltà di posizionamento, dato l’ingombro). Anche sui colpi più sonori non si è presentata nessuna distorsione, mantenendo sempre una buona definizione ed un’ottima risposta ai transienti, aspetto peculiare di questo microfono.
Pianoforte
In questo tipo di prova vorrei essere più esauriente, visto che stiamo parlando del re degli strumenti. Non a caso il pianoforte è considerato tale, sicuramente non soltanto per le sue considerevoli e variabili dimensioni, ma anche per l’estesa risposta in frequenza, la gamma dinamica e le possibilità armoniche. Il pianoforte può essere considerato contemporaneamente uno strumento a percussione ed a corde. Il piano a coda moderno ha 88 tasti ed è in grado di coprire oltre 7 ottave, la cui risposta delle fondamentali si estende da circa 30 Hz ad oltre 4 KHz; le relative parziali portano il limite superiore oltre i 10 KHZ; la gamma dinamica di questo strumento è alquanto elevata. A circa un metro di distanza, un pianoforte a coda è in grado di generare livelli di pressione sonora compresi tra un minimo di circa 40 db per le note suonate in pianissimo ed un massimo di 100 dB nei fortissimi. Passiamo alla nostra prova: tempo fa ho microfonato un bellissimo “giapponese” a coda di lunghezza 200 cm (Fig. 5). Vi dico subito che, in questo tipo di riprese, la posizione del coperchio è d’importanza primaria, in quanto consente di dirottare il suono verso il lato destro, il che comporta dei benefici ad una certa distanza, ma in prossimità può determinare l’interferenza tra componenti dirette e quelle riflesse dal coperchio stesso. Per questa prova, infatti, ho inclinato al massimo il coperchio e mi sono reso conto che in particolare il pianoforte a coda è uno strumento sonoro di dimensioni così imponenti e di tale complessità da rendere una ripresa del suono in vicinanza un’impresa davvero ardua. Nello stesso tempo, se ci allontaniamo troppo, gioca un ruolo fondamentale anche la stanza che ci ospita. Siamo però fortunati perché si tratta di un salone medio riverberante che riesce a donare a questo strumento un suono coerentemente tridimensionale. Ricordiamoci che non esiste il suono e basta; esso è sempre in relazione ad un ambiente. Armati di stativo, ho posizionato il microfono all’altezza di circa 120 cm, ad una distanza dalla sorgente di un metro scarso. Il TLM 103 ha riconfermato la sua predilezione per i suoni percussivi. Sebbene la sonorità generale sia risultata un poco scura, il realismo e al tempo stesso la morbidezza con cui si ascoltavano i martelletti sulle corde rendevano un ascolto gradevole ed avvolgente. Nella zona bassa, invece, ha restituito una sonorità robusta, ma sempre ben frenata e controllata: insomma, un pianoforte reale e presente in tutte le sue sfumature.
Conclusione
Il microfono si è dimostrato uno strumento versatile ed incline al lavoro. La sua componentistica di altissima qualità riesce a restituire un segnale audio molto equilibrato che lo rende ideale a qualsiasi tipo di utenza, da quella degli studi di registrazione semiprofessionali ai quelli professionali. In sostanza è un microfono per tutti. Per un utilizzo professionale si richiede una catena audio di qualità, con preamplificatori all’altezza, in grado di pilotare adeguatamente il segnale in uscita dal microfono. Se ben interfacciato i risultati non si faranno attendere. Il rapporto qualità prezzo è buono.
AT 4040, come si presenta
II microfono si presenta in una confezione di cartone dall’aspetto accattivante. All’interno risiedono la scatola in (finta) pelle dove è posto l’AT4040 con accanto una scatolina di cartone contenente la sospensione elastica in dotazione, di materiale metallico. Inoltre troveremo una borsetta di velluto nero antipolvere capace di contenere sia il microfono che la sospensione (Fig.6). Il corpo del microfono è di forma conica, quasi cilindrica, con una griglia di altezza quasi doppia rispetto al corpo. La griglia di protezione è fissata ad esso con tre viti equidistanti fra loro. Il logo si presenta sul corpo del microfono ed è strategicamente posto sul lato della ripresa. Troviamo due controlli: un selettore passa alto ad 80 Hz e un pad di attenuazione a -10 dB. E’ un microfono cardioide a condensatore di grande diaframma a gradiente di pressione. Richiede un’alimentazione phantom a 48 Volts.
AT 4040 sotto torchio (Voci)
Da premettere che le tecniche di posizionamento utilizzate per il Neumann sono state le medesime anche per l’Audio-Tecnica. Il comportamento generale al cospetto della voce maschile è quasi simile al Neumann TLM 103: stesso dettaglio e definizione, anche in questo prodotto non c’è una buona gestione dell’effetto prossimità, quindi è consigliabile inserire in questo caso il filtro passa alto ad 80hz presente sul microfono e lo schermo antipop. Nella nostra prova la voce femminile a disposizione è molto convenzionale, della serie pulita e sottile. Il microfono è stato trasparente, senza dare ulteriori colorazioni. La timbrica generale è risultata leggermente freddina. Sarebbe opportuno, in questo caso, utilizzare un preamplificatore inserito nella catena audio, capace di fornire un arricchimento armonico.
Sax Tenore e Soprano
La prova del sax tenore è risultata molto positiva: a differenza del Neumann, l’Audio Tecnica AT4040 ha fornito un pizzico di cattiveria in più, dovuta alla sezione delle medie leggermente più presente, mentre quelle basse sono risultate un po’ meno avvolgenti e definite. In linea di massima i due microfoni si equilibrano. Stessa sensibilità, silenziosità e gestione della gamma dinamica, ovviamente a distanza ravvicinata è preferibile inserire il pad di attenuazione di 10 dB presente sul microfono. Per il sax soprano la risposta è risultata davvero brillante. Ha fornito un’ottima intelligibilità e penetrazione. Il microfono riesce a fornire sempre una timbrica vivace, anche se la cabina di ripresa possiede un’acustica asciutta e poco riflettente.
Chitarre
Nel caso della chitarra acustica, questo microfono è risultato efficacissimo, restituendo l’attacco veloce del plettro sulle corde sia in arpeggio che ritmico: incredibilmente identico al famosissimo AKG 414 (Fig. 7). Ha restituito corpo e un discreto attacco perfino all’amplificatore della chitarra elettrica.
Percussioni
Sulla grande varietà di strumenti percussivi a disposizione sopra descritti, il microfono ha fornito sempre un timbro fresco e vivace, con un’ottima risposta ai transienti, un ottimo attacco e corpo a tutto il programma percussivo, in particolare ai metalli. Anche sulla batteria non vi è stato nessun problema di gestione della gamma dinamica: il timbro dello strumento è stato restituito con grande trasparenza, senza aggiungere nessuna colorazione sulle frequenze gravi e acute.
Pianoforte
La ripresa del pianoforte è risultata molto veritiera, rispetto al Neumann un poco meno avvolgente sulla parte bassa dello strumento, ma in compenso l’attacco dei martelletti sulle corde è più evidente. Magari possiamo anche preferirlo al Neumann ogni qual volta l’esecutore o lo strumento a disposizione restituiscono una sonorità troppo morbida, quando è richiesto un suono lievemente più pronto e vivace.
Conclusioni
Il microfono si è distinto in tutte le prove in maniera brillante con una sonorità generale moderna, frizzante, sensibile e versatile. Discreta gestione dell’effetto prossimità, notevole rapporto qualità/prezzo. L’utenza ideale? Home studio, Project studio, Studio semi-professionali e professionali e live (batteria over-head o davanti agli amplificatori per chitarra elettrica). Una nota dolente riguarda l’operazione di fissaggio del microfono alla sospensione elastica (Fig. 8) che consiste nell’allargare l’elastico con l’obbiettivo di far entrare il corpo del microfono fino a farlo accoppiare con il solchetto circolare alla base della griglia. Operazione non da poco, perché si ha sempre la sensazione che l’elastico possa cedere (non vi preoccupate, non succederà). Un consiglio: una volta montato il microfono alla sospensione non riprovateci più.
Il confronto finale
E’ stato davvero un peccato non aver avuto a disposizione le coppie selezionate di questi microfoni per poter meglio analizzare anche la capacità di restituzione dell’immagine stereo insieme alla separazione delle sorgenti, essendo questi microfoni direzionali. La sostanziale differenza tra questi due microfoni è abbastanza esigua. All’80% simili, la veloce risposta ai transienti, la gestione della gamma dinamica, la sensibilità, la silenziosità e la qualità della componentistica con tutte le conseguenze positive che comporta. Il 20% in più per il Neumann riguarda gli estremi di banda: la sezione bassa è un pizzico più calda e la sezione delle alte leggermente più “setosa”. Possiamo però senz’altro dire che questa differenza è nettamente compensata dal rapporto Q/P dell’Audio- Tecnica AT4040. I risultati del Neumann hanno riconfermato la grande esperienza e tradizione, con l’obbiettivo serio di fornire sempre strumenti unici ed inimitabili. I risultati dell’Audio Tecnica meritano comunque notevole rispetto, perché alle spalle ci sono tanti sforzi aziendali per riuscire a commercializzare uno strumento capace di fondere qualità e convenienza, senza però trascurare una sonorità pari a microfoni più blasonati.






“NEAPOLIS IN FABULA” è il cd della “solita” canzone napoletana che però non ti aspetti e ti sorprende. Un percorso tra jazz, sogno e tradizione che sconfina con naturalezza e nonchalance tra le note di favole incantate che ridisegnano i contorni e i significati di storie antiche. La copertina si propone essenziale, senza troppi fronzoli e aprendo la confezione il cd si presenta come un vecchio vinile, che ne dà l’aspetto di un 45 giri di un tempo, quasi a sottolineare l’intrecciarsi inafferrabile di passato e presente. Il cd si apre con una compilation che chiarisce subito parte delle intenzioni musicali: “Uocchie c’arraggiunate” (Falcone, Fieni e Falvo, 1904), “‘O marenariello” (Ottaviano-Gambardella, 1893), “Canzone marenara” (Donizetti, 1835), “Luna nova” (Di Giacomo-Costa, 1887). L’arrangiamento inizia con un pianoforte acustico, sembra un pianoforte a mezza coda Yamaha C3, leggermente spento come suono. Dopo poche battute entra la voce con un contrabbasso, ottimo equilibrio fra loro e una bella voce immersa nella musica. Sorprende piacevolmente questo medley non esageratamente jazzistico o di banalmente già sentito. Da sottolineare la voce femminile, ben ripresa all’interno del brano, non fa mai da protagonista, lascia respirare anche gli altri strumenti che si alternano, avendo sempre come protagonista principale il pianoforte, filo conduttore per tutto il medley. Il secondo pezzo è intrigante, diverso dalle versioni che siamo stati abituati a sentire: “‘E spingole frangese” (Di Giacomo-De Leva – 1888) ha un jazz che scivola nella sigla dei Simpson per poi finire in un ritmo blues. Da qui si entra nello spirito del cd, la musicalità si fa avvolgente. Così “‘a Vucchella” di D’Annunzio-Tosti (1892) si incarna in quella di Biancaneve in attesa del suo principe con “I sogni sono desideri” (“Someday my Prince will come” brano già prestato al jazz di Miles Davis per citarne uno) per poi diventare “When you wish upon a star” (“Una stella cade”, parte della colonna sonora del Pinocchio disneyano) in “Reginella” (Bovio – Lama – 1904), stavolta in una storia con un finale meno lieto. Ma la contaminazione tracciata da Giosi Cincotti – a cui si devono progetto e arrangiamenti – non finisce di stupire con “A Canzone appassiunata” (E. A. Mario – 1922) che si intreccia con un tango di Piazzolla, “Maddalena” (Carlo Faiello) che diventa un jazz – unico brano tratto dal passato prossimo – e “Michelemmà” che sfocia in una melodia mediorientale seguendo il testo dell’ignoto autore (“Li turche se nce vanno a reposare…”). Un brano un po’ di rottura con la magia che pervade il lavoro è “La Pizzica a Santu Paulo”, dove si crea un originalissimo e coinvolgente connubio tra tarantella e jazz.













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