Novation – Dicer

La Novation, azienda di nazionalità britannica, è nata nel lontano 1992 come divisione della già conosciuta Focusrite Audio Engineering, già leader nel settore dei controller midi, tra cui le famigerate tastiere Remote SL e i controller Nocturn e Launchpad. Dopo dieci anni, una sorpresa: un prodotto molto semplice, funzionale, un launch pad rivoluzionario dedicato esclusivamente ai digital DJ.  In una parola, il Dicer.

Prima impressione

Inizio a scrivere questa recensione sorridendo: non perché questo controller faccia ridere, ma perché il design e l’aspetto sono davvero simpatici! Iniziamo col dire che il nome inglese “dicer”, evocando una improbabile partita a dadi, è invece un’idea quanto mai azzeccata. Ad una prima occhiata, infatti, la periferica si presenta con 5 tasti numerati e 3 tasti per il cambio di modalità, proprio come le facce dei dadi da gioco.

Speravo in una confezione più grande, magari dei controller piccoli e poco ingombranti accompagnati da una pseudo-scatola da nascondere tra i meandri della consolle: niente di più sbagliato. Il Dicer è tutto lì, in una confezione grande come quella di un software, elegante e ben costruita (Fig. 1), che racchiude l’essenziale: la coppia di controller, un cavo micro USB per il collegamento al laptop, un mini jack 1/8” TRS per collegare tra loro i due controller, nastro biadesivo resistente e riutilizzabile per fissarli alle superfici e adattarli a qualsiasi evenienza. E’ inclusa, infine, una guida veloce sul setup in lingua inglese e francese. Il bello, tuttavia, deve ancora venire…

Installazione

Come avrete notato, nel descrivere la dotazione della scatola non ho fatto cenno a nessun cd-rom o dvd contenente software o driver. Non si tratta di una distrazione: i Dicer sono controller MIDI class-compliant, cioè possono essere collegati a qualsiasi Pc o Mac senza bisogno di installare alcun driver o software. Montare la coppia di Dicer nel proprio setup è veramente semplice. In pratica, uno solo dei controller (Master) va collegato tramite mini USB al computer e da quest’ultimo parte un cavo mini jack TRS (Tip Ring Sleeve) che collega l’altro controller (Slave). Le ridotte dimensioni sono state studiate per permettere al controller di adattarsi perfettamente ai piatti Technics serie 1200/1210 (Fig.2). In pratica i Dicer vanno collocati negli angoli dei giradischi Technics utilizzando lo spazio dove di solito viene conservato l’adattatore per i dischi da 7” (i vecchi 45 giri, per intenderci). Il controller, con il suo design curvato, combacia perfettamente con lo spazio disponibile (Fig.3) ed una volta incastrato è molto stabile e resistente alle sollecitazioni.

Ovviamente è possibile montare i Dicer anche sui Pioneer CDJ (Fig.4), per esempio, o direttamente sul laptop, smontando l’adattatore per i Technics ed utilizzando il biadesivo per le superfici piatte in dotazione. Dando tuttavia un’occhiata a giradischi di altri produttori (Vestax, Numark, Stanton e Gemini), almeno sugli ultimi modelli (Fig.5), ho notato pochissimo spazio: quindi sarà molto difficile trovare un posto comodo per posizionare i Dicer.

Il Controller

Il controller è di semplice utilizzo. Come già accennato, non ci troviamo davanti a numerosi tasti da dover settare, ma ad una periferica compatta (Fig.6) composta da 8 tasti soft-touch retro illuminati e multicolor (rosso, verde ed arancione), che ci aiutano a comprendere in quel momento con quale tipo di modalità o funzione stiamo lavorando. Essendo il Dicer un accessorio ufficiale del software Serato scratch live, troveremo come funzioni preimpostate:

  • per il rosso, Cue-Point;
  • per il verde, Loop Roll;
  • per l’arancione, Auto-Loop,

ma ovviamente possono essere cambiate a proprio piacimento, rimappando il settaggio midi. Degli otto tasti, cinque sono di grandi dimensioni e servono per interagire con il software, mentre tre sono di diametro inferiore e servono a spostarsi da una funzione all’altra (tenedoli premuti singolarmente svolgono la funzione di Shift per comandi secondari).

La Prova

Provare i Dicer sul software Serato Scratch live sarebbe stato troppo semplice e visto che la Novation ha dichiarato che il suo controller è compatibile con i principali software, tra cui Traktor Scratch Pro della Native Instruments, ho voluto testarlo proprio con quest’ultimo. Quindi, divertiamoci.

Mentre mi apprestavo a personalizzare, dal “Controller Manager”, la mappatura midi, ho pensato di visitare il sito del produttore per carpire maggiori informazioni e configurare il Dicer in maniera simile al Serato. Sorpresa delle sorprese, cosa trovo? La Novation, per i possessori di Traktor, ha ben pensato di aggiungere, nell’area di supporto, il download dei file .tsi (estensione proprietaria del Traktor Scratch) sia in versione Traktor che in versione Traktor Scratch, con tanto di file completi di istruzioni per l’importazione e indice di mappatura (qui il link di collegamento). Dal pannello di controllo ho importato il file traktorscratch.tsi (attenzione! create prima un backup dei vostri settaggi precendenti), poi dal controller manager (Fig. 7) ho impostato come device “Novation Dicer”, settando per In-port e Out-port lo stesso valore: siamo pronti!

Mode 1 - Hot Cues Mode. Con i leds di colore rosso il settaggio corrisponde ad un “Hot Cues”. I relativi parametri possono essere associati ai 5 tasti: tenedo premuto il tasto che corrisponde al mode 1 si entra in modalità shift e quindi, pigiando i tasti già illuminati, si cancellano i rispettivi “Hot Cues” memorizzati in precedenza (Fig.8).

Mode 2 – Looping mode. Quando i leds sono di colore verde, i primi due tasti sono destinati a spostare porzioni di loop avanti ed indietro nel brano, mentre con il terzo tasto si attiva/disattiva il loop. Gli ultimi due tasti, infine, aumenteranno o diminuiranno (di mezza lunghezza o doppia lunghezza) la velocità del loop. Qui la modalità shift è libera e completamente mappabile dall’utente (Fig. 9).

Mode 3 - FX mode. I leds di colore arancio contraddistinguono la funzione di aumento o diminuzione (DRY/WET) della percentuale di effetto da usare (primi due tasti), con la possibilità di attivare o disattivare (ultimi tre tasti) tre effetti a scelta, ad es. delay, riverbero o filtri. Anche qui la modalità shift è completamente libera e mappabile dall’utente (Fig.10).

Considerazioni

Cosa dire? Dicer è un controller ben fatto, resistente e compatto, ma soprattutto economico. Ho provato un po’ a “strapazzarlo”, ma tutto sommato si è comportato bene. Di nuovo, rispetto ad altri controller midi che le varie case produttrici stanno sfornando (ad es. Traktor Control x1) ha solo la compattezza, mentre le funzioni sono simili – se non anche se inferiori . Per i dj che vogliono migliorare le proprie prestazioni live e cimentarsi in qualcosa di nuovo, oppure che vogliono improvvisare e creare più di un semplice live statico inventandosi tagli, passaggi e scratches innovativi, posso solo consigliare di tenere in borsa, sempre con sé, una coppia di Dicer: le serate saranno colorate non solo di rosso verde e arancione… Sicuramente un buon inizio per avvicinarsi a questo tipo di controller.

…. Alla prossima Dj Fresella


INFORMAZIONI UTILI:

Produttore: Novation

Modello: Dicer

Website: www.novationmusic.com

Distributore: www.midiware.com

Prezzo: 100,00 Euro+IVA

Native Instruments – Maschine ver. 1.5

Questa sarà più una pagina tratta dal diario delle proprie impressioni, che un articolo tecnico vero e proprio. In realtà, nelle mie produzioni ho sempre ed esclusivamente preferito utilizzare drum machine, controller midi e macchinari MPC AKAI che, integrati al PC con i vari DAW, davano il risultato che tutti conosciamo. La Native Instruments, casa tedesca nata nel 1995 e già leader nel settore per la produzione di svariati software, dopo aver deciso di produrre e integrare l’hardware con il software al fine di facilitare la vita di dj e produttori senza spegnere la creatività, lancia un nuovo prodotto, tutto in 32 x 29 cm. Maschine.

Prima Impressione

La prima cosa che ho notato, appena rimosso l’involucro, è lo chassis rigido e compatto, protetto ulteriormente da un frontalino di alluminio, 41 tasti, 16 pads resistenti e knobs gommati (Fig. 1). Nella confezione in dotazione, oltre al dvd del software di gestione , troviamo il classico cavo usb per la connessione della periferica, manuali nelle lingue europee (manca l’italiano) e simpatici adesivi dei vari loghi.

Il Controller

Il Maschine è da considerarsi sia una drum machine che un controller midi, tutto in un’unica interfaccia molto intuitiva, a patto che venga collegata ad un computer. I comandi sono molto compatti, 16 pads dinamici retroilluminati sensibili alla velocity e all’aftertouch, con doppio display (Fig. 2) ad alta risoluzione e 11 encoders rotativi per la gestione delle varie funzioni.

C’è una sezione master per il controllo immediato di volume, tempo e swing, otto gruppi per la gestione dei pads ed una sezione trasport per il controllo del progetto. Collegando l’interfaccia, il display semi-illuminato ci consiglia di eseguire il software in dotazione o, se volessimo utilizzare quest’ultima come controller midi (Fig.3), di eseguire la pressione dei tasti shift+control (Fig. 4). Sul retro del controller sono disponibili una porta usb 2.0 che alimenta e gestisce l’intera periferica, due porte midi IN/OUT e la predisposizione per il Kensington® Lock, ossia un piccolo foro presente in quasi tutti i computer portatili recenti – e da oggi anche su periferiche portatili – al quale possiamo collegare un lucchetto brevettato, ideato per assicurare il computer al tavolo in modo da proteggerlo da malintenzionati durante le nostre session live (Fig.5).

Software di gestione

Il software del Maschine gira su sistemi operativi Microsoft XP, Vista, Windows 7 e Mac OS X. L’istallazione del software non è durata molto, considerando che nella versione che ho provato hanno notevolmente incrementato la già ricca libreria in dotazione nella versione precedente (ben 6 GB di samples e loop di vario genere). Gli utilizzatori dei programmi Ableton mi daranno fortemente ragione perché ad un primo utilizzo la GUI del software in dotazione ricorda vagamente quella di Ableton live (Fig. 6). Per chi ha un livello minimo di pratica con questi software posso affermare che è tutto intuitivo e molto semplice. Il Machine, infatti, usa il concetto della programmazione a pattern, che dà la possibilità di creare song “scene” concatenandole e arrangiandole al volo. Il controller si interfaccia perfettamente con il programma Maschine, non ho toccato quasi mai il mouse, tutto è consultabile sui due ampi display ed è possibile sfogliare e navigare nella libreria dei campioni, modificare, tagliare e splittare l’onda dei samples, tutto in maniera precisa e non distruttiva, utilizzando gli encoders rotativi (del resto molto precisi). Ovviamente vi starete chiedendo se è possibile integrare tutto nelle varie DAW e sequencer di altre case… Certamente, dopo aver creato un progetto potrete esportare tutti file midi con un semplice drag & drop sulla DAW che vi compete e inoltre voglio ricordare che potete aprire il Maschine come plugin VST, AU, RTAS. Il Maschine, inoltre, consente di campionare usando la vostra interfaccia audio, con funzioni di re-sampling interno.

Libreria di suoni

Come già anticipato, la libreria messa a disposizione dalla Native è veramente vasta. Cliccando sul tasto “Lib” si accede ad oltre 6 GB di campioni e tutti i suoni sono stati divisi per categorie (Banca, Tipo e Sottotipo): quindi, se cerchi una cassa dell’808 o un rullante del 909 in pochi secondi riesci a cambiare suono restringendo la ricerca per sottocategorie. La stessa cosa vale anche per i loops, grooves o i singoli samples contenuti nella libreria, che spaziano dal genere Rock, Club e Downbeat all’Electro, Urban e Dance di ottima qualità, con ritmi e stesure che non sanno di già sentito. Se invece volessimo utilizzare i nostri preziosi samples custoditi gelosamente nel nostro hard disk, cliccando su “Disk” possiamo utilizzare rapidamente i wave o mp3 integrandoli nel progetto. E’ possibile inoltre, in questa versione del Maschine, importare i programmi già esistenti dalle macchine Akai MPC 500, 1000, 2000(XL), 2500, 3000 e 4000.

Perché utilizzarlo

Sicuramente il Maschine con il suo software farà la gioia di tutti i produttori, artisti e/o semplici amanti delle drum machine, per la sua totale integrazione con le DAW. Personalmente, dopo aver creato le scene e quindi i vari patter, ho esportato in preproduzione con un semplice drug & drop tutte le singole tracce direttamente nel mio Cubase 5 e devo dire che è davvero fantastico. La qualità del software è davvero professionale e suona bene: ho voluto anche effettuare un’ulteriore prova esportando i file con un sample rate di 48000 Khz e, credetemi, è tutto perfetto. Penso che i beatmaker del genere hip hop/electro dovrebbero pensare seriamente di provare a fare questa esperienza, è uno strumento completo come un vero MPC. Quando ho provato a tagliare un paio di samples al volo sono rimasto affascinato dalla semplicità con la quale, premendo un paio di comandi, sono riuscito a splittare sui pad l’intera waveform (Fig.7) senza stressarmi nel riassegnare le singole slice ai pads. Molte volte, sia per problemi tecnici, sia per la complessità delle macchine e dei software, si tende ad avere un calo della creatività. Con il Maschine è tutt’altro.

Live set

Il Maschine puo’ essere integrato sicuramente in un setup live, con il software in dotazione e  Traktor della Native Instruments, in coppia con il controller  KONTROL X1 creano un live set performante e senza precedenti, in oltre non dimentichiamoci che è un controller MIDI a tutti gli effetti quindi puo’ essere rimappato come si vuole per le proprie esigenze e con altri software che il mercato ci propone, tra cui Ableton Live ,anche se in verità quest’ultimo ha un launch pad dedicato.


Cosa manca

Ho contattato il collega Naro dei Silicon Dust , che ha provato il Maschine per produzioni differenti dalle mie e quindi di diverse esigenze: ha notato la mancanza di un arpeggiatore vero e proprio. In altre parole, la funzione Note Repeat non assolve il compito utilissimo di rendere dal vivo un arpeggio, quindi potrebbe essere inserita una funzione che permetta di arpeggiare anche l’accordo che si crea su una tastiera esterna. Ovviamente la funzione di arpeggiatore è utile quando puoi impostare l’accordo da arpeggiare come pattern ed ovviamente la cosa può essere vista come funzione fx sulla singola traccia sound o direttamente sul gruppo. Un’altra cosa che manca è una fluidità di passaggio da un progetto all’altro: potrebbero ridurre le code di suoni che masticano e pasticciano in fase di caricamento del progetto successivo, oppure le code di effetti o di note ultime suonate con dinamiche improvvisamente inaspettate. Quanto meno, si potrebbe pensare ad una funzione di Freeze o Bridge che permetta di fare un passaggio non “brusco”. … alla prossima Dj Fresella !

Pro:

Ha una struttura robusta e compatta.

Semplice ed ottima disposizione dei controlli.

Mouse-less/screen-less.

Intuitiva, con un software ben concepito ed una libreria di 6GB in dotazione.

Tanti filtri, effetti e modulatori per Pad.

Possibilità di annullare le registrazioni una nota alla volta.

Una drum machine, compatta leggera, da portarsi dietro per eventuali session live.

Può essere utilizzata anche come controller midi.

Tutto si illumina, anche l’occhio vuole la sua parte.

Contro:

Momentaneamente, in questa versione, il metronomo non si può indirizzare ad un’uscita specifica, non è possibile regolare il livello di quest’ultimo.

Necessita di un PC o di un MAC per farla funzionare.

INFORMAZIONI UTILI:

Produttore: Native Instruments

Modello: Maschine

Website: www.native-instruments.com

Distributore: www.midimusic.it

Prezzo: Euro 580 + IVA

Nexus Vs Predator

Il riferimento allo scontro Hollywoodiano tra due dei più noti mostri che il grande schermo abbia mai espresso non è del tutto casuale. Usciti a breve distanza l’uno dall’altro, Nexus della teutonica ReFx e Predator, pargolo  dell’arcinoto programmatore/sviluppatore Rob Papen sono stati lanciati sul mercato come soluzioni principalmente dedicate alle produzioni di area dance. Lo scontro è reso ancora più interessante dal fatto che in campo si confrontano due filosofie di design completamente diverse, con Nexus nel ruolo del “rompler” chiavi in mano, tutto compreso mentre Predator come synth sottrattivo di stampo classico.

Nexus vs Predator

Refx e Rob Papen

La tedesca Refx, attualmente capitanata da Michael Kleps (attualmente, in quanto alcuni mesi fa la Refx ha perso uno dei suoi più talentuosi programmatori, tale Markus F. Feil, attuale patron di Tone2) è diventata famosa per una lunga serie di soluzioni di alto livello nel settore dei virtual synths. Impossibile non citare il ricco elenco di bestsellers quali Vanguard (oggetto di pellegrinaggio a tutt’oggi tra i cultori della trance), Plasticz, Claw (free, correte a scaricarlo!), QuadraSid (uno dei più riusciti simulatori del chip “Sid”) e lo sfortunato JunoX, clone virtuale del synth Roland, prematuramente finito sotto la mannaia di uno dei numerosi avvocati con cui la storica casa sta in questi ultimi anni pattugliando il mercato in cerca di possibili violazioni anche del minimo brevetto o marchio. Insomma, il numero di successi giusto per incuriosire i più sul nuovo rompler.

Rob Papen (www.robpapen.com), famoso ai più nel mercato di VSTi grazie ad uno dei maggiori successi di sempre, al secolo Albino, prodotto in collaborazione con la Linplug e da secoli tra i bestseller del settore. La filosofia dei prodotti di Rob Papen si potrebbe riassumere con la frase “semplice, ma super accessoriato”. Predator è creato in tandem con la ConcreteFx, talentuosa azienda che ha creato in passato buoni prodotti come Kubik, Vectrik, Viper o Adder, tanto per citarne alcuni.

Nexus, caratteristiche tecniche :

Nexus (Fig. 1) può essere definito un po’ il “damerino” tra i due. E’ un classico rompler, dall’interfaccia semplice e chiara, e rivela una filosofia particolare: sostanzialmente offre cibi pronti. Infatti Nexus, con la sua dotazione di svariati GB di materiale audio, è caratterizzato da una ampia gamma di suoni pronti all’utilizzo, con poche possibilità di variazione o modifica dei presets stessi. Ogni preset nasce con una configurazione predefinita di modulazioni/arpeggio/gate/effetti, non totalmente modificabile dall’utente. Prendere o lasciare. Tuttavia è possibile disattivare le predette combinazioni e provare a lavorare sui suoni di base utilizzando due filtri passa basso (LPF), un doppio LFO, arpeggiatore, gate ed effetti. La filosofia di fondo del synth tedesco, tuttavia, è quella di offrire una serie di sonorità pre-lavorate al meglio e davvero pronte per un utilizzo veloce e mirato. Già, perchè Nexus punta principalmente al mercato dance (House, Trance e Techno), con un’enorme dotazione di supersaw. La selezione dei presets è particolarmente agevole, tramite un menu suddiviso per categorie (Fig. 2) ed un tempo di caricamento assolutamente ragionevole.


Nexus: prova su strada

Suono bilanciato ed ottimo inserimento nei mix sono le caratteristiche sonore di Nexus, intuibili appena si cominciano a “sfogliare” i numerosi preseti forniti. Se ci limitiamo a prendere le patches della casa “out of the box”, Nexus appare estremamente mirato nell’utilizzo. Infatti, l’uso abbondante di riverbero (lo stesso riverbero “un po’ così” di Vanguard) e la sonorità primariamente supersaw ne fanno un vero killer nelle mani di tutti coloro che vivono di Trance e Techno, generi nei quali non c’è quasi confronto tra i due synths. La musicalità dei suoni offerti è davvero ottima, ma è soprattutto il bilanciamento che colpisce, senza sbavature. Non riuscendo a resistere alla nostra natura anarchica tuttavia proviamo ad abbandonare il percorso guidato ed a disattivare molte delle scelte di “default” nei suoni. La sorpresa è che Nexus in tal modo riacquista inaspettate caratteristiche di flessibilità e versatilità, consentendo di ricreare sonorità analogiche e “old school”. Non a caso, Nexus è stato provvisto di un comando di “lock” su riverbero e delay (Fig. 3), che consente di disattivare sistematicamente ed in automatico i due suddetti effetti e fa apprezzare persino il semplice sfogliare le patches sotto una diversa luce. Piccolo neo, a nostro avviso, è dato dall’azione dei filtri, francamente un po’ blandi nel confronto con la maggior parte dei synths a sintesi sottrattiva. Ci è piaciuta molto la gestione dell’arpeggiatore e del trance gate, davvero intuitiva, nonché la giusta scelta di dotare entrambe di alcune preimpostazioni richiamabili a piacimento. Insomma, la sensazione che abbiamo da Nexus è quella di una ottima macchina con cambio automatico, un prodotto nato per semplificare la vita e per tutti coloro che necessitano di un risultato in tempi brevi e dal suono davvero convincente. I suoni sono contenuti in banchi per categorie, quali Arpeggios, Basses, Classical (un po’ di suoni pseudo orchestrali provenienti dritti dritti dalle vecchie cartridge), Leads e Pads, Gated, Piano, Fx e Voices. Quasi da subito la Refx ha deciso di inserire anche un buon numero di patches “grezze”, nate per essere modificate sfruttando le sezioni filtri ed effetti. Va segnalato, inoltre, che la Refx ha immediatamente messo in vendita numerose espansioni per il synth (corredo di campioni e patches), nuovi titoli che nel tempo permetteranno di espandere le caratteristiche di base. Le attuali espansioni includono pacchetti di suoni specifici, ad esempio, per generi trance, minimal house o ambient, nonchè banchi di ed altri suoni dedicati.

Predator: caratteristiche tecniche

Con un interfaccia affollata quanto un autobus nell’ora di punta, Predator (Fig.4) parte da un concetto alquanto semplice (sintesi sottrattiva basata su tre oscillatori) e si spinge assai oltre grazie ad una dotazione di “accessori” da spavento. Proviamo a dirli tutti di un fiato, sperando di non averne tralasciati troppi:  filtro con 13 possibilità (LP, HP, BP e Comb), secondo filtro aggiuntivo, inviluppo ADSR sul filtro principale, inviluppo di volume generale, 2 inviluppi flessibili (da destinare ad innumerevoli parametri), 2 LFO, 4 modulatori assegnabili a controllers, sezione FX con 21 effetti usabili tre alla volta, un flessibile arpeggiatore con sequencer, unisono, 3 suboscillatori, preset morphing, altre interessanti funzioni sicuramente non da meno. Insomma, un vero sogno per gli smanettoni della sintesi, un po’ più difficile per coloro che con la materia non hanno dimestichezza. Il menu di selezione dei presets (a nostro avviso forse il neo maggiore del prodotto) è suddiviso tra due tendine, una seleziona il banco e l’altra i preset (Fig.5). Tuttavia questi ultimi risultano divisi a blocchi di circa una trentina ognuno, rendendo il browsing un po’ macchinoso. Recentemente uscito, l’update 1.1 ne migliora un po’ l’uso, lasciando all’utente la possibilità di avere testo di tipo normale al posto del testo Lcd di default, rosso su nero.

Predator: prova su strada

Calandoci nei panni dell’utilizzatore medio, già in passato abbiamo espresso la nostra preferenza per un giudizio basato utilizzando i presets offerti dalla casa.  Diciamo subito che Predator è ufficialmente dichiarato come un synth dal suono “Fat”. Fat, per i non addetti, è un po’ il corrispondente del termine “cool” nel settore dei sintetizzatori, unico mondo in cui “grasso è bello”, ed indica una certa ricchezza e definizione sulle medio basse, unita ad una buona presenza. Predator non delude le attese in questo senso. E’ evidente che il bilanciamento del prodotto è stato orientato a favore di una certa predominanza della componente “bottom”, e ciò non guasta. La qualità degli oscillatori e della sezione effetti è ottima ed il suono è complessivamente di piacevole fattura. Ma, sfogliando le patches, abbiamo la netta sensazione di sfiorare appena il reale potenziale della macchina. I presets offerti, infatti, risultano un po’ semplici e ripetitivi, ed utilizzano “a scartamento ridotto” le ottime possibilità di modulazione. Ovviamente il synth è giovane, quindi c’è da aspettarsi in un prossimo futuro l’uscita di nuovi banchi di presets, magari a cura di nomi come Ian Boddy (posso solo immaginare il risultato di un Predator nelle mani del visionario sound designer) o Xenox Neumann, Bigtone ed altri. I banchi attuali spaziano tra i diversi generi quali Dance, Trance, Hip Hop, Classic Synths ed altro. Particolare attenzione merita la sezione effetti, davvero ricca, ed in particolare il vocoder, che è pilotabile in due modalità ovvero con o senza l’ausilio del MIDI……  Ci puoi aggiungere qualche cosa, tipo che lavora in tempo reale, che si possono importare un file wave (ad esempio un loop di batteria per processarlo sia co i filtri che con il vocoder), lavando in tempo reale possiamo ricreare delle sonorità particolari sulla voce tipo Genesis etc. E’ attualmente uno dei pochissimi synths con questa caratteristica. Molto buona anche l’azione dei filtri, che grazie alle molteplici modulazioni, consentono di realizzare suoni molto dinamici. Le categorie di suoni offerte spaziano dalla dance classica all’ hip hop, con banchi dedicati alla musica ambient ed alcuni costituiti da repliche di suoni “classici” dell’era analogica o prima era digitale. Il banco suoni più riuscito a nostro avviso è quello Ambient, che sfrutta in maniera più approfondita le opportunità di modulazione, filtri ed effetti.

Conclusioni:

Abbiamo di fronte due prodotti davvero interessanti, forse tra i migliori di questo 2007. Interessanti, si, ma davvero differenti per filosofia: per smanettoni ed appassionati del classico suono a sintesi sottrattiva Predator; autentica mecca dei Trance-boys il Nexus. I synth sono, in verità, un perfetto complemento l’uno dell’altro. Avremmo preferito francamente che la Refx avesse lasciato campo più libero alla modifica dei suoni da parte dell’utente, laddove la dotazione di campioni di base sembra di ottima fattura e si sarebbe prestata a costituire uno” starting point” perfetto per la creazione di nuovi suoni. Ottimo l’arpeggiatore, che aggiunge un punticino a questo prodotto. La parte meno convincente di Predator è invece costituita, a nostro avviso, dai presets, troppo ripetitivi e spesso semplici a livelli irritanti. Rob Papen ha recentemente dichiarato che sono in cantiere banchi di suoni a cura di famosi “sound designers”, quindi sospendiamo il giudizio ed aspettiamo. Con tutte le opzioni presenti, tra cui l’over-sampling multimodo, ci aspettiamo notevoli risultati. La presenza nel mix è eccellente in entrambe i casi anche se in modo diverso, con un certo equilibrio nel Nexus ed una forte aggressività sulle medio basse del Predator. I producers che hanno bisogno di trovare il giusto sound per i loro mix in breve tempo, troveranno in Nexus un compagno fedele mentre, per i produttori più orientati verso il sound design, Predator offrirà una piattaforma difficilmente deludente.