TL Audio M-3 – Mixer valvolare
Ci sono una serie di marche che si amano e altre meno. Fare un articolo ed essere obiettivi su quest’ultima categoria è molto difficile. Ultimamente ho progettato un piccolo studio di registrazione semi professionale e il cliente mi ha chiesto di affiancare alla sua scheda audio Fireface 800 della RME, 8 channel-strip di buona qualità, ma con dei preamplificatori che avessero un leggero colore per sopperire alla grandissima linearità dei preamplificatori e convertitori della RME. Il budget era molto basso, circa 3/4000 euro e, per quanto mi sforzassi, non trovavo nessuna soluzione, se non quella di comprare un banco analogico standard, tipo Mackie. Alla fine mi sono recato allo studio di un carissimo amico e ho potuto provare il mixer valvolare Tubetracker M-3 della TL Audio, che ricordiamo per le ben note serie Ivory e Blue.
Cuore valvolare
In ogni studio di registrazione, da quello professionale a quello project , il mixer (o consolle di mixaggio o banco) è il punto in cui tutto converge, il cuore di ogni attività. Qui arrivano i segnali dai microfoni o da generatori di suoni, vengono smistati verso le tracce del registratore, inviati a processori esterni per essere ripresi più belli e misteriosi ed infine miscelati ed amalgamati gli uni con gli altri fino a creare sonorità sempre più coinvolgenti e destinate ad un piccolo master che può essere fatto ascoltare all’esterno. Sicuramente per il tipo di versatilità (poca) e i soli otto canali a disposizione, non possiamo certo considerare il TL AUDIO M-3 il vero e proprio centro del nostro studio, a meno che non ci occupiamo di produzioni minimaliste tipo chitarra, voce e qualche colore percussivo. In tal caso questo mixer si colloca per bellezza e qualità nell’olimpo dell’audio mondiale, un vero e proprio gioiello. La febbre della valvola è contagiosa, non c’è che dire. Prima ancora dei grandi nomi dell’audio mondiale, ovvero le aziende piccoli costruttori erano già partiti con la produzione di numerosi apparecchi a valvole più o meno “vintage-oriented”. Certo, se è vero che la grande industria riesce ad offrire prodotti a prezzi impossibili per chi si avvale della stessa economia di scala (acquisto di materie prime in quantità enormi) è anche vero che a captare gli umori del mercato sono molto più bravi i “pesci” piccoli, più snelli e flessibili nell’impostare (o nello stravolgere) il proprio lavoro su scala artigianale. Se c’è qualche cosa che ben si presta alla produzione in aziende di dimensioni poco più che familiari, questa è la tecnologia valvolare; la valvola consente lo sviluppo di circuiterie tanto semplici quanto efficaci dal punto di vista sonoro e ciò spiega il perché del proliferare degli apparecchi a valvole nell’economia industriale. Questa premessa serve per inquadrare la produzione della casa britannica TL A., acronimo dietro al quale si cela TONY LARKING AUDIO, una vecchia conoscenza della comunità audio mondiale passata dalla pluridecennale attività di vendita e importazione a quella di produzione. Per chiudere il cerchio sulle valvole vintage e Tony Larking , uno dei primi prodotti della casa era un pre-eq. outboard costruito re-inscatolando moduli NEVE recuperati da vecchie consolle finite in pensione. Tutto quadra. Parlando delle valvole diciamo pure che ci sono diverse maniere per divertirsi con i tubi termoionici (Fig.1). Si possono progettare e costruire apparecchi “alla vecchia maniera” solo con valvole, condensatori e resistenze uniti assieme con filo di rame rigido sterlingato (ricordate i vecchi amplificatori per chitarra o per basso?) senza nemmeno un circuito stampato. Oppure è possibile costruire moderni apparecchi a circuiti integrati e infilare nel punto più appropriato uno stadio di guadagno a valvole ottimizzato per offrire sensazioni il meno valvolare possibile. Inoltre si può progettare in maniera ibrida qualcosa che sfrutta tutte e due le galassie per raggiungere un equilibrio fra vantaggi e svantaggi che penda più a favore della modernità, senza indulgervi troppo. Sono tutte strade possibili, ognuna con i propri punti di forza e debolezza. E il mixer M-3 dove sta? Nel mezzo, dove si adopera la valvola solo nel circuito di preamplificazione e sulle uscite master. Il TL Audio è stato pensato principalmente come otto strip-channel. Infatti, il suono che esce dalle “direct – out” dei canali compete per silenziosità e bontà sonora con i migliori “outboard” presenti sul mercato. In uno studio di registrazione professionale può diventare il cuore analogico della ripresa, collegandolo con un frustino agli otto ingessi A/D del registratore digitale o scheda di registrazione e può condizionare positivamente il segnale di qualsiasi sorgente sonora. In questo modo si da ai banchi digitali soltanto la responsabilità del mix-down, sfruttando così la grande capacità di gestione, automazione e memorizzazione dei freddi, ma comodissimi mixer digitali.
TL A. M-3 da vicino
La lamiera è spessa circa tre millimetri ed è vestita in superficie di uno manto di vernice blu, (Fig.2) dove spiccano meravigliosamente i vari segmenti, linee di confine, simboli e valori numerici di colore bianco. Sulla sezione del canale, scrutando dall’alto verso il basso si trovano: il controllo del “gain” con “range” da +16 a + 60 dB, il selettore per i segnali microfonici o quelli di linea (molto utile per gestire ed accettare in maniera pulita senza il minimo di distorsione in ingresso i vari segnali provenienti dai differenti strumenti elettronici ottimizzati in ingresso dal potenziometro rotativo dell’input gain sopra citato), lo switch per “phase revers” che serve ad invertire la fase del segnale d’ingresso facendola ruotare di 180 gradi (questa operazione è utile quando si opera con più di un microfono in fase di registrazione). Un trucco per verificare se esiste un errore di “fase” in una registrazione multimicrofonica è ascoltare il programma in mono. In questo modo se il livello master scende notevolmente ci sono seri problemi di fase.
Viceversa, se il segnale rimane simile a quello stereo o addirittura superiore significa che i segnali hanno una buona coerenza di fase fornendo così anche un’ottima mono compatibilità. In quest’epoca ricca di sofisticatissimi ascolti stereofonici e multicanali (surround), esiste purtroppo ancora una vasta diffusione monofonica presente in quasi tutte le reti televisive della nostra nazione per non parlare di quelli radiofonici. Il filtro passa alto (12 dB per ottava) a 90 Hz è l’ideale per rimuovere frequenze basse dannose dal segnale d’ingresso ed è utile per una corretta gestione dell’effetto prossimità dei microfoni direzionali e in particolare quelli a condensatore in fase di registrazione della voce. Il filtro diventa un autentico “anti rumble” (termine inglese onomatopeico) in tutte quelle riprese dove la sorgente da registrare tipo chitarra, violino e vari strumenti a fiato e percussivi esprimono il loro carattere timbrico ben al di sopra dei 90 Hz; ricordando che la totalità dei microfoni a condensatore e non, economici o costosi, possiedono al di là della loro linearità una completa risposta in frequenza. Il filtro è comunque “bypassabile”, per un’immediata comparazione, mediante lo “switch” per attivare o disattivare la sezione EQ. L’attivazione è monitorata da un piccolo led adiacente verde; anche in questo caso è utile la comparazione tra segnale equalizzato e quello flat .
Il Channel Strip
L’equalizzatore è formato da quattro bande dal basso verso l’alto dove sono collocati: il potenziometro rotativo che regola da + – 15 dB le basse frequenze shelving a 80Hz, un semiparametrico “peacking” sulle medio basse, un altro sulle medio alte e infine un filtro “shelving” sulle alte posizionato a 12 Khz (Fig.6). A che cosa è utile un EQ o, meglio dire, un filtro lascio alla vostra immaginazione, anche perché non ci sarebbe spazio a sufficienza in questa prova per parlarne, ma ci limiteremo semplicemente, per questa volta, a descriverne le caratteristiche timbriche. Ogni canale è anche equipaggiato con 2 “aux sends”. Il primo è selezionabile tramite “switch” in pre o post “channel”, mentre il secondo è fissato soltanto nella modalità post channel. La soluzione pre channel è preferibile quando bisogna gestire una linea di monitoraggio perché fornisce una completa indipendenza dei volumi. Può essere utilizzata anche in maniera creativa insieme ad un dsp. Esempio: abbassando il fader di canale e mantenendo aperta l’uscita aux in pre sullo stesso canale si ottiene soltanto il segnale processato che può essere utile in un particolare arrangiamento o come effetto speciale. Subito dopo l’aux send troviamo il controllo del pan, un potenziometro che ha il compito di posizionare nel panorama stereo la sorgente, ad un determinato punto, facoltativamente da un lato estremo all’altro. È chiaro che una corretta gestione di questa funzione insieme ad un giusto filtraggio e volume di un segnale, può contribuire notevolmente alla riuscita del missaggio finale, anche in un articolatissimo programma sonoro. Il Tubetracker ha il pulsante switch del mute con relativo led di colore rosso che si accende ogni qual volta il mute è attivo e un utilissimo switch per attivare la funzione PFL (“pre fade listen”). Anche in questo caso quando il tasto viene premuto si accende il relativo led rosso sul canale selezionato. La funzione può servire a monitorare l’ascolto in cuffia per verificare la presenza di un segnale anche a fader abbassato oppure a controllarne il livello in ingresso mediante i generosi metering analogici sulla sezione master. Il channel fader possiede un’escursione da 100 millimetri fornendo alla massima posizione +10 Db di gain. Forse sarà inutile dire che al di là del segnale d’ingresso e di come può essere trattato, la quantità di segnale da spedire allo stereo master è opera soltanto di quest’ultimo importantissimo componente.A completare la sezione del canale vi sono in prossimità dell’altezza massima del fader, precisamente sulla destra, due led, uno giallo e l’altro rosso, rispettivamente il “drive” e il “peack level”. Il led del drive si accende gradualmente ogni qual volta il livello d’ingresso si incrementa al di sopra di +6 dBu fino a +16 dBu fornendo al suono un carattere tipicamente valvolare arricchendo armonicamente e quindi riscaldando il segnale da inviare ai registratori digitali. Il led del “peak” si accende per avvisarci che il segnale sta per distorcere; comincia ad accendersi quando tocca la soglia di + 21 dBu. Se scegliamo di prelevare il segnale dalla “direct out” abbiamo a disposizione altri 5 dB di “headroom”. Completata la descrizione del canale, passiamo a quella della sezione master.
Sezione Master
La sezione master è formata da favolosi metering di forma circolare analogici a bobina in stile vintage (Fig.5). Essi possono monitorare: il segnale stereo in uscita, il “PFL” presente in varie sezioni del mixer (quando viene azionato) e il segnale dei “2 T return” quando selezionato sulla sezione monitor. Sotto i due “meter” vi è una coppia di “led peak” che operano sul segnale stereo e si accendono quando siamo alla soglia dei + 21 Dbu con una tolleranza di + 5 Db di headroom. Equidistanti fra questi due led c’è il “led power” che indica l’accensione del mixer. Subito sotto si trova un “metering digitale” più due controlli, uno che serve a selezionare il tipo di quantizzazione in bit e l’altro per scegliere la frequenza di campionamento. Ricordiamo che la scheda di conversione A/D è opzionale, ma la casa costruttrice ha voluto fornire al mixer l’hardware per la gestione e il controllo di questa conversione. La “phantom power” una volta azionata è attiva contemporaneamente su tutti e otto i canali, non essendoci un switch individuale su ogni canale. I master “aux sends” sono completi del pulsante per il controllo del pfl con relativo led. I due “ritorni aux” insieme al potenziometrodel balance sono sempre correlati dallo switch pfl e led. La sezione monitor è formata da due potenziometri rotativi, uno che gestisce il volume da indirizzare ad una coppia di monitor e l’altro il pfl “balance level”. Sempre nella sezione monitor ci sono, inoltre, lo switch “2 T return” utilissimo quando si vuole sentire il ritorno da uno stereo master, come un dat o un CD recorder, etc. Guardando verso destra scopriamo l’uscita per le cuffie; il segnale di quest’uscita viene gestito dai potenziometri della sezione master monitor. Infine, troviamo un singolo fader da 100 millimetri che controlla il volume d’uscita dello stereo mixer. Non possiamo certo con un solo fader decidere a valle dei segnali, le differenze di livello del canale destro e di quello sinistro dell’uscita master; però su un eventuale “fade in” o “fade out” si ottiene con il singolo fader un’accuratezza ed una precisione massima. Vi mostro con l’immagine il generoso pannello posteriore con i relativi connettori d’ingresso e d’uscita dei segnali, switches per la calibratura, etc (Fig.6).
TL A. sotto torchio
Dopo questa lunga descrizione passiamo dunque alla prova pratica di questo promettente mixer. Una volta collegata la PSU al banco ho inserito il cavo di alimentazione alla rete. Una bellissima luce ambra illumina i due meter della sezione master a forma di oblò. La prima prova è stata molto semplice da realizzare perché ho collegato le uscite di un discreto lettore CD agli ingressi linea dei primi due canali del mixer, selezionando l’apposito switch. Ho monitorato il segnale d’ ingresso con il “pfl” ottimizzandolo a “0” dB tramite il potenziometro rotativo input gain. Dopo ho estremizzato i controlli di pan a sinistra e a destra per un ascolto stereofonico standard. Ho posizionato il master verso i tre quarti della sua corsa e con i fader dei canali ancora abbassati ho controllato se c’erano problemi evidenti di diafonia. Assolutamente no, silenziosissimo. Sono passato all’ascolto di alcuni brani di Fabio Concato abbastanza vecchiotti come: “Guido piano”, “Rosalina” e “Sexy tango”. La qualità della registrazione su questo CD è davvero datata, appena sufficiente e non rimasterizzata. Devo dire però con piacevole sorpresa che il mixer è riuscito a fornire un audio generale gradevolissimo, fornendo una impressionante apertura stereo. Voglio precisare che per tutta la prova l’equalizzatore non è stato coinvolto. Eccezionale!
Voce maschile e femminile
Ho scomodato per questa prova un fantastico Neumann U87ai (Fig.7), un microfonoche non ha certo bisogno di presentazioni. Chiedendo al cantante di fornire varie pressioni dinamiche ho ottimizzato il guadagno d’ingresso facendo di tanto in tanto lampeggiare il led giallo del drive sopra spiegato.Per questa prova ho prelevato il segnale dalla “direct out “del canale direttamente dai convertitori AD della scheda audio RME Fireface 800. Sempre senza attivare l’equalizzatore, ho notato che lo stadio di preamplificazione è davvero silenzioso; si ascolta il suono e basta, con una buona headroom, restituendo fedeltà sia riguardante il carattere del microfono sempre caldo e sensibile, sia per il timbro della voce in generale. L’azione della valvola è davvero discreta, mai invadente, tutto quello che ci si può aspettare da un ottimo channel strip esistente in commercio. Ho sentito in questo caso il bisogno di azionare il filtro HP (passa alti) e di aprire di circa due dB le alte shelving, anche perché la cabina di ripresa non è di quelle molto riflettenti; l’U87 di per se è già caldo ed infine la voce maschile in questione si esprime nel range di un registro baritono, facendo un buon uso dei propri risonatori. Quello che conta in ogni caso è il risultato e grazie alle varie possibilità che offre questo mixer non ci vuole molto a raggiungerlo condizionandolo in positivo. Il brano che ha eseguito la cantante è in lingua inglese, come il manuale del nostro mixer. Facendo tutte le operazioni di “routing” per la taratura dei livelli, diciamo subito che anche in questo caso non c’è stato un minimo d’asprezza o sporcizia musicale: il segnale è stato sempre dettagliato, corposo e trasparente. In questo caso non è stato necessario intervenire con l’equalizzatore tranne che per il filtro “low cut”. Buona anche questa prova.
Chitarra acustica
Per questo tipo di ripresa ho utilizzato una tecnica bi-microfonica con due AKG 414 ULS, posizionati in maniera standard, uno a destra l’altro a sinistra dello strumento. Subito ho notato una meravigliosa apertura stereofonica senza zone d’ombra. Il suono della chitarra in generale è risultato ricco e dettagliato fornendo una buona velocità ai transienti in esecuzioni ritmiche e in arpeggi. Di conseguenza ho sentito l’esigenza di azionare non solo il filtro HP, ma anche la sezione EQ operando: -2 dB sulla sezione bassi shelving, -2 dB sulle medio basse intorno ai 400 Hz ed ancora -2dB sulle medio alte, intorno ai 2 HKz. La sensazione con questo banco è che c’è più bisogno di togliere, che di aggiungere. Mica male!
Basso elettrico in diretta:
Per questa prova mi sono servito di due tipi di bassi elettrici, uno con circuitazione passiva e l’altro con quella attiva. Quello passivo è stato giustamente collegato ad una D.I. box attiva, per interfacciarlo correttamente all’ingresso microfonico del canale, mentre quello attivo è stato collegato direttamente sull’ingresso linea del canale. In tutti e due i casi veniva fuori la differenza sostanziale tra questi due strumenti e per quello che riguarda l’ascolto è bastato soltanto alzare il fader di canale per raggiungere un risultato di livello professionale. Un’altra volta è stato meglio togliere che aggiungere, intervenendo con la sezione equalizzazione senza azionare però il filtro low cut.
Live Trio jazz
Per questo tipo di prova ho occupato quattro canali per la batteria, un canale per il contrabasso e due microfoni per il pianoforte a mezza coda. Non mi dilungo nella spiegazione sul tipo di regolazione impostate, anche perché tutto è in relazione al tipo di microfono utilizzato, allo strumento, allo strumentista ed infine, non meno importante, al luogo che ospita la performance. Sicuramente vi parlerò di quello che è successo. Il mixer ha fatto subito colpo su tutti i musicisti già a livello estetico. Ma passiamo ora alla cosa più importante: la prova. Diciamo subito che il mixer è riuscito a riprodurre un sound di altissimo livello senza nulla togliere alla bravura degli esecutori principali. Sulla batteria ha risposto in maniera morbida e veloce su tutta l’elevata gamma di pressione e di frequenze tipica di questo strumento. Dalla rotondità della cassa e la botta dei tom, alla coerenza di fase del rullante e la setosità dei piatti, ha mantenuto sempre un suono pulito con un ottimo headroom. Per quel che concerne il contrabasso ho ottenuto lo stesso positivo risultato, bassi morbidi e rotondi con i medio alti prodotti dalle corde sul manico veloce e definiti. È quasi d’obbligo descrivere il tipo di microfonatura utilizzata per il pianoforte, per il semplice fatto che è determinate ai fini dell’ascolto. Ho utilizzato due microfoni abbastanza diffusi a diaframma stretto in una configurazione X Y (stereofonia coincidente). Li ho inclinati a 45 gradi sulle corde posizionando l’asta al centro del pianoforte. In questa situazione l’obbiettivo è stato quello di catturare quanto più possibile il suono diretto cercando di limitare il “cross-talk” (infiltrazioni) prodotti dagli altri strumenti. Il suono in registrazione è stato quello che mi ero prefissato di raggiungere e ciò può spiegare la grande possibilità di gestione che questo mixer offre.
Utilizzo dei DSP
Un’altra prova che ho voluto realizzare è stata la gestione dei DSP con i controlli aux sends. Nel settaggio post ho collegato due processori, un Lexicon PCM 91 (Fig.8) e un TC M5000. Ho fatto partire delle tracce dry dal multipista digitale contenti voce, chitarra e quartetto d’archi. Ottimizzando il rapporto tra l’ingresso e i ritorni aux con le macchine Fx, ho notato una grande silenziosità. Sul Lexicon ho utilizzato il preset “Concert Hall” mentre sul TC un “Chorus”. Il riverbero è stato distribuito su tutta l’ensemble, mentre un poco di chorus è stato messo sulla chitarra e sul quartetto. La sensazione ricevuta è stata quella di trovarsi a cospetto di un ascolto importante dotato di grande classe e nobiltà e restituendo una veritiera tridimensionalità con delle code di riverbero d’ottima grana sonora. Non c’è che dire. Stupendo!
Conclusioni
Mi sarebbe piaciuto poter testare anche la qualità di conversione della scheda digitale opzionale digitale, ma purtroppo non è stato possibile. Ad ogni modo un paio di nei li ho riscontrati. Uno è l’assenza dei sub master con la relativa assegnazione dei canali, molto utili quando si vuole raggruppare, per esempio, più voci coriste, una piccola sezione d’archi oppure una batteria. Avrei gradito inserire sull’insert dei sub master due canali di buona compressione per uniformare le dinamiche troppo scollate. Il secondo neo è l’assenza del doppio fader nella sezione master L – R. È pur vero che nel caso di un singolo master fader si può avere più accuratezza sui fades, ma la cosa è comunque risolvibile facendosi aiutare da un’accoppiatore di faders, qualora ce ne fossero stati due. Penso che per un hardware così importante qualsiasi utente debba sempre avere la piena libertà di scelta e poter sfruttare tutte le possibilità offerte dalla strumentazione a disposizione, in particolare quando sono di livello professionale, a cominciare dal loro prezzo. Certamente questo è un mixer di ottima fattura e qualità e diciamo pure che il costo è proporzionato alla sua caratura. Sicuramente non è per tutte le tasche, però facendo due conti si può dire che, se per esigenze lavorative avessi bisogno di otto pre amp mic ed altrettanti equalizzatori della stessa qualità che questo mixer offre, quale sarebbe stata la mia spesa? Domanda retorica perché già conosco la risposta, cioè più del doppio. L’unico vantaggio di avere otto outboard separati sta proprio nel fatto che sono separati. Se oggi ho bisogno solo di due canali per una ripresa esterna porterò con me soltanto una o due unità senza altri ingombri. Ma quanto ci sarebbero costati otto outboard di questa qualità separati? Sicuramente più del doppio. Fate quindi le vostre valutazioni. Questo è un mixer non versatilissimo, pensato principalmente per collegarlo dalle direct out di canale direttamente alle tracce di qualsiasi multipista digitale, per diventare un “upgrade” in un qualsiasi studio, da affiancare alle consolle digitali o essere usato come una consolle di missaggio di piccole ma importanti produzioni completandolo magari con degli ottimi DSP e processori di dinamica non presenti fortunatamente nel banco. Un altro aspetto più che positivo è l’esperienza tattile con la sua componentistica. I fader e le manopole rotative vanno come il burro dotate di un meraviglioso frizionamento e offrendo sempre un’escursione generosa e uniforme su tutti i punti della corsa, senza avvertire, anche concentrandosi al massimo, differenze fra di essi. Mi sono dovuto ricredere su questo prodotto. La progettazione ibrida di questo strumento ha fatto si che il segnale in uscita fosse molto equilibrato e con una bella sonorità calda e omogenea, senza dare un carattere troppo predominante al suono, cosa che ne permetterà l’utilizzo per svariati tipi di produzione.
Rupert Neve Designs: Portico 5015 Pre/Comp
L’alimentatore fornito in dotazione è un comune AC converter “made in China” da 12 V 3,33 Ampere (Fig.2), ma le macchine della serie Portico sono dotate di due survoltori DC/DC che permettono di generare un voltaggio di +/-17,5 V DC nonché i 48 Volt dell’alimentazione Phantom. Grazie a questa particolarità i Portico possono essere alimentati da comuni trasformatori con tensioni che variano da 9 a 19 volt in quanto, come abbiamo appena visto, internamente avviene poi la generazione della corrente adatta. Il 5015 si presenta con un robusto chassis metallico che offre anche la funzione di schermatura per i campi elettromagnetici.* tasto relativo all’inversione di fase, premendo il quale è possibile ruotare la fase di 180 gradi;
* tasto per l’alimentazione Phantom;
* manopola del guadagno, che è regolabile con scatti di 6 dB fino ad un guadagno massimo di 66 dB;
* manopola per la regolazione fine del guadagno che ci permette una variazione continua in un range che varia da -6 a +6 dB, fino ad un guadagno massimo del Pre-Amplificatore di 72 dB (66+6);
* indicatore a led del livello di uscita ad 8 segmenti;
* tasto mute;
* tasto “to Compressor” con il quale è possibile inviare direttamente ed internamente il segnale al compressore senza effettuare una patch esterna;
* tasto HPF con il quale è possibile inserire o meno un filtro passa alto, con pendenza di 12 dB/ottava e taglio regolabile mediante manopola da 20 a 250 Hz;
* tasto “Silk”: semplicisticamente potremmo definirlo come l’introduzione di un effetto che esalta le qualità sonore di tipo vintage. Esso tecnicamente agisce riducendo il feedback negativo ed aggiustando lo spettro sonoro, determinando così un suono più dolce e musicale;
Tutti i pulsantini che attivano le varie funzioni, se premuti si illuminano, ad indicarne appunto l’attività. Controlli sezione Compressore Procedendo sempre verso destra arriviamo così sul lato del pannello frontale dedicato ai controlli della sezione compressione. Il primo tasto che incontriamo è quello relativo all’inserimento o meno del compressore (tasto “In”). A seguire, come nei più classici dei compressori, troviamo i vari potenziometri relativi alla regolazione:
* soglia/threshold da -30db a +22 dB;
* pendenza/ratio da 1:1 a limiter;
* attacco da 20ms a 75 ms;
* rilascio da 100ms a 2,5 secondi;
* regolazione del gain finale da -6 a + 20 dB.
Anche per questa sezione è presente un indicatore a led ad 8 segmenti che segnala il livello di riduzione del Gain. Segue poi il tasto FF/FB che ci permette di scegliere il modo di compressione feed-forward oppure feed-back. Con il tasto “s/c link” possiamo linkare i controlli di 2 compressori come, ad esempio, due 5015 o un 5015 con un 5043. Ovviamente si presuppone che i due moduli siano collegati fra loro tramite le suddette connessioni link. Brevi note tecniche Tornando alla filosofia progettuale della macchina, possiamo dire che l’ingresso microfonico è bilanciato ed utilizza una configurazione TLA (vedi “Approfondimento TLA”) che fa uso di un trasformatore toroidale. Questo elimina i disturbi elettromagnetici e funziona come un filtro passa-basso escludendo le frequenze al di sopra dei 150 KHz, responsabili, secondo il progettista, di disturbi di intermodulazione. Il segnale quindi, procedendo nel suo percorso arriva al vero trasformatore d’ingresso che determina l’isolamento galvanico e che come ogni componente inserito in un percorso audio contribuirà alla formazione del suono. Approfondimento TLA I trasformatori di ingresso e di uscita sono progetti specifici di R. Neve. Il progettista presta particolare cura alla realizzazione dei trasformatori, che secondo molti sono gli elementi che più di ogni altro contribuiscono alla caratterizzazione del suono NEVE. Infatti, è parere diffuso che il suono di alcuni valvolari è dovuto principalmente all’uso dei trasformatori più che dalle valvole stesse. Come i più attenti di voi avranno già notato, il Pre del 5015 presenta esclusivamente l’ingresso microfonico. L’assenza di un input di livello Line non permette l’uso di questa macchina per “analogizzare” tracce digitali; infatti, difficilmente riusciremo a far passare correttamente il segnale Line proveniente dalla scheda audio attraverso l’ingresso microfonico del preamplificatore e magari con il tasto “Silk” inserito per aggiungere ulteriore pasta analogica ad una traccia audio. Logicamente, se non altro perchè si è obbligati, nel caso di utilizzo di segnali Line si può prevedere l’uso di una DI Box passiva (vedi “Approfondimento D.I. Box”). Approfondimento D.I. Box
Il segnale in ingresso, superato il trasformatore, viene opportunamente amplificato fino a giungere così al trasformatore d’uscita e quindi all’uscita linea “Mic Out”, permettendoci, lungo il suo cammino, tutte le regolazioni viste in precedenza (variazione del Gain, inversione di fase, introduzione Phantom, High Pass Filter, …). Dai dati tecnici dichiarati, evidenziamo un risposta in frequenza a -3 dB dai 18 Hz ai 150 KHz. Vi ricordo che quest’ultima è la frequenza alla quale interviene il circuito TLA. Il livello di rumore, non pesato, misurato con una banda passante da 22 Hz a 22 KHz a 66 dB è pari a -62 dB. La distorsione armonica totale ad 1 KHz +20 dBu è minore dello 0,002%, mentre sale allo 0,2% con il tast “Silk” inserito: questo per espressa volontà del progettista. Il percorso del segnale della sezione Pre è evidenziabile dallo schema a blocchi (Fig.4).
Il segnale, mediante il tasto “to Comp”, può essere inviato internamente direttamente al compressore. Il principio di funzionamento del compressore è di tipo VCA. La circuiteria di un compressore o di un limiter può essere diversa. Nel caso del 5015 c’è un amplificatore controllato in tensione (control voltage amplifier, VCA) il cui guadagno può essere variato in base al voltaggio applicato. Attraverso le regolazioni, quindi, possiamo variare il livello del valore di soglia, dei tempi di attacco e di rilascio nonché il livello in ingresso ed in uscita. Lo schema a blocchi del compressore è indicato in (Fig.5).

Approfondimento Compressore Prova sul campo Per cercare di apprezzare al meglio i pregi e i difetti del 5015, il test è stato condotto sia nel mio home studio, dove ovviamente conosco bene ogni strumento presente e l’acustica ambientale, sia presso alcuni studi della zona grazie alla disponibilità concessaci dai proprietari. In tal caso il test è stato condotto da Antonio Campeglia. Il 5015 è stato usato quasi esclusivamente come Pre microfonico (visto la mancanza di ingressi Line e D.I.). Tuttavia non mi sono lasciato sfuggire l’occasione di usare una D.I. passiva di elevata qualità, con la quale ho potuto registrare un Fender Jazz Bass del ‘75: ma di questo ne parleremo approfonditamente più avanti. Relativamente ai microfoni utilizzati vi cito solo quelli che si sono alternati più frequentemente: tra i condensatori con diaframma piccolo troviamo gli Shure e gli Audio Tecnica, mentre tra i condensatori a diaframma largo è stato usato un Samson C03 (dall’ottimo rapporto Q/P. ndr), un SE Electronics 4400A ed il Neumann U87. I microfoni dinamici sono rappresentati dai classici Sennheiser 421 e Shure Beta 58.
A riguardo, si ringrazia Giuseppe Sasso dell’Amarcord Studio e Gennaro Morra dell’Orange Work per averci ospitato presso i propri studi di registrazione. Come Suona? Musicale! Questo è l’aggettivo che meglio di ogni altro esprime il suono che fuoriesce da questo Ruper Neve Design. Sicuramente il 5015 non è stato progettato per stupirvi con effetti speciali né è un mostro di versatilità, visto alcune mancanze sopra descritte. Tuttavia, quando viene chiamato a svolgere il suo lavoro su quello per cui è stato progettato, lo fa egregiamente, con professionalità e completezza. Il suono che viene fuori è caldo, mai confuso; anzi, tutte le varie sfumature dello strumento acustico o della voce ripresi risultano sempre ben udibili. Certo troverete dei Pre più “grossi” o più analitici, ma l’arte di questo Neve sta proprio nel mettere insieme le cose senza eccessi con un occhio particolare alla pienezza. Con il tasto “Silk” inserito il suono perde leggermente di corpo e si colora presentando una sensazione di saturazione per i picchi che diventa a volte percepibile. Il tutto, ripeto, come da espressa volontà del progettista. Anche la sezione compressore rispecchia questa filosofia musicale. Infatti l’introduzione del compressore non stravolge il suono ma, appunto, lo comprime nella sua escursione dinamica rendendolo maggiormente gestibile in alcuni contesti. Personalmente, non amo processare il suono da registrare. Il mio approccio alla registrazione è quasi sempre dry, lasciando a dopo eventuali trattamenti. In qualche circostanza, però, una piccola compressione impostata sul 5015 durante il test è risultata comoda ed utile. Nella prova condotta da Antonio Campeglia, la macchina non ha sfigurato rispetto ad alcuni Pre già presenti all’interno dello studio come LA 610 Limited Edition, l’ ISA 220 MK II e ad altri prodotti simili: anzi, i risultati sono stati in linea con le nostre previsioni (Fig.6).
Ottimo sulle voci sia maschili che femminili, il 5015 riesce a rinforzare bene il segnale senza snaturarne l’attacco, elemento questo importantissimo per la precisione dell’ascolto del parlato. Rispetto all’Avalon 737, con la sezione compressione modificata ci è sembrato molto più aperto e arioso, ideale per avere un suono meno marcato ma più ricco di variazioni dinamiche. Singolare caratteristica del 5015 e che anche essendo un prodotto a stadio solido, riesce a dare corpo alla sorgente, come se il segnale passasse attraverso uno stadio valvolare, conservando però un attacco più veloce sui transienti. Rispetto al suo cugino ISA 220, anch’ esso un Rupert Neve, è forse meno “caratterizzato” in quanto spingendo quasi al limite la sezione PRE, l’ISA conferisce al segnale una saturazione molto più colorata ed interessante. Rispetto invece ad un prodotto come LA 610, che sfrutta ben 5 valvole suddivise nelle 3 sezioni, il 5015 perde un poco nella gestione dei chiaro – scuri. Convincente sulle voci flebili ma ben intonate, il Portico restituisce un sound abbastanza predominante ma senza snaturare la voce. Ottimo sulle chitarre acustiche, forse un poco meno sulle classiche. Dipende, è ovvio, da cosa ricerchiamo, in quanto sulla Classica, e in altri sound simili, potrebbe non piacere un suono Rupert, ma bensì un suono completamente chiaro e cristallino. Lo stesso vale per gli archi (viola, violino, violoncello), dove il 5015, usato con molta parsimonia, può ritornare utile per rendere più compatta una sezione di archi registrata in multitraccia. Con la sezione di ottoni, sax, tromba, etc., è da usare dedicando molta cura alla regolazione, dato che la problematica in questo caso può essere rappresentata dalla sezione della compressione, soprattutto nel trovare la giusta soglia. Inutile dire che per utilizzare al meglio il Portico, come tutte le outboard professionali, la scelta del microfono ed il suo posizionamento, nonché la scelta e l’uso dei cavi diventano elementi altrettanto fondamentali per poter far risaltare al massimo le qualità dello strumento. Premessa: Antonio ama molto la musica acustica, il jazz e tutte quelle sonorità dove si sente il sound “respirare”, motivo per cui predilige molto microfoni a diaframma largo. Sta di fatto, però, che sulle chitarre classiche non disdegna i microfoni a diaframma piccolo e questa scelta ci ha permesso di poter apprezzare il Portico abbinato ai DPA in suo possesso. Affinchè un test dia numerose informazioni, bisogna sperimentare. Nei nostri test, quindi, il 5015 è stato provato anche con microfoni valvolari e a nastro. Nel primo caso, come ci si aspettava, si è ottenuto un segnale un po’ troppo colorato e la maggior parte di essi sono risultati difficili da gestire, dato che il Gain risultava troppo elevato, tale da richiedere una diminuzione di addirittura -6 dB per ciò che riguardava lo stadio del 5015, anche se in alcune combinazioni si è riuscito a trovare delle sonorità molto interessanti specialmente per le voci maschili; nel secondo caso, invece, la gestione con i microfoni Ribbon è stata letteralmente drammatica, dovendo ricorrere spesso alla sezione compressione per gestire i picchi.
Tecniche di ripresa e analisi dei file audio allegati:
Nei file audio, di seguito allegati, troverete diversi esempi del Portico 5015. Tutti gli strumenti, se non diversamente precisato, sono registrati DRY, ovvero senza alcun processamento esterno (eccezione fatta per un paio di esempi del basso elettrico dove lo strumento è stato leggermente equalizzato). Anche le connessioni, tranne il basso elettrico (vedi più avanti) sono sempre dirette: cioè il jack va dal microfono al Pre e dal Pre alla scheda audio per la registrazione. Il file ottenuto viene così portato al vostro ascolto in modo che possiate apprezzarne il suono senza ulteriori elaborazioni. I riff sono semplici e ripetuti in quanto l’obiettivo principale è stato quello di darvi l’ascolto del Pre nelle diverse regolazioni/combinazioni. L’impegno massimo nell’esecuzione ripetuta dei riff è stata proprio quella di renderli quanto più simili tra loro, evitando ogni variazione e/o interpretazione. Tutto ciò, è bene ribadirlo, per far sì che ogni modifica udita sia attribuibile alle diverse regolazioni/combinazioni della macchina in prova. Infatti, per ogni strumento sono stati eseguiti diversi take di registrazione con regolazioni diverse del 5015. Quelle utilizzate sono state:
* solo Pre;
* Pre con tasto “Silk” premuto;
* Pre + Comp;
* Pre + “Silk” + Comp.
Tutto ciò, nella speranza di fornirvi il maggior numero di informazioni possibili. Nota: Tutte le registrazioni sono state effettuate su DAW PC based con Cubase mentre le schede audio sono state la RME Fireface 400 e la Presonus Inspire. Gli ascolti sono in formato mp3 a 320 Kbps. Chi desidera ascoltare i file in formato Wave, può scaricarseli direttamente dalla pagina di download ad iniziare da questo link. Vi invitiamo poi ad ascoltare i demo attraverso monitor di qualità, per non correre il rischio di non cogliere le piccole, ma importanti, sfumature tra un file e l’altro.
Chitarra Classica:
La chitarra classica utilizzata è una Admira modello Janita rigorosamente costruita in Spagna; il microfono è stato posizionato a circa 20 cm dallo strumento verso l’attaccatura del manico. 01 Ktr 5015 Pre: Microfono Samson C03 regolato per ripresa omnidirezionale e senza filtro low cut. Il segnale così ottenuto passa solo nel Pre-Amplificatore. 02 Ktr 5015 Pre “Silk”: Microfono Samson C03 regolato per ripresa omnidirezionale e senza filtro low cut. Il segnale così ottenuto passa nel Pre-Amplificatore con il tasto “Silk” inserito. 03 Ktr 5015 Pre Comp: Microfono Samson C03 regolato per ripresa omnidirezionale e senza filtro low cut. Il segnale così ottenuto passa nel Pre-Amplificatore e nel compressore. La compressione utilizzata ha i seguenti parametri: Treshold -8; ratio 2:1; Attack 55ms; rilascio 500ms; Gain +1. 04 Ktr 5015 pre silk comp: Microfono Samson C03 regolato per ripresa omnidirezionale e senza filtro low cut. Il segnale così ottenuto passa nel Pre-Amplificatore con tasto Silk inserito e da qui nel compressore. La compressione utilizzata ha i seguenti parametri: Treshold -8; ratio 2:1; Attack 55ms; rilascio 500ms; Gain +1. Contrabbasso Il contrabbasso utilizzato è un Reghin modello Solid Top ¾ costruito in Romania. Il microfono utilizzato è stato l’SE Elettronics 4400 posizionato appena sopra la effe (Fig.7). Contrabbasso 5015 SE: il segnale proveniente dal microfono passa solo attraverso il Pre-Amplificatore.
Basso elettrico:
Come già anticipatovi, utilizzando una D.I. passiva (Reference) di ottima qualità, ho utilizzato l’ingresso microfonico del Pre per registrare in diretta un basso Fender Jazz del 75 con manico in acero e corpo in frassino. La scelta di una D.I. passiva è legata alla necessità di influire elettronicamente il meno possibile sul percorso del segnale (pura utopia, in quanto ogni cosa che si inserisce sul percorso, inevitabilmente influenzerà il suono). El. Basso DI Pre: Basso => D.I. => Pre El. Basso DI Pre “Silk”: Basso => D.I. => Pre con tasto “Silk” attivato; El. Basso DI Pre “Silk” comp: Basso => D.I. => Pre con tasto “Silk” attivato => Compressore; El. Basso DI Pre “Silk” comp-Eq: Basso => D.I. => Pre con tasto “Silk” attivato => compressore => blanda equalizzazione software. El. Basso DI Pre Silk Eq Soft + Piano: Basso => D.I. => Pre con tasto “Silk” attivato => compressore => blanda equalizzazione software + piano. Il tutto per evidenziare il comportamento del basso così registrato in un insieme più complesso. Nei file in cui è stato inserito il compressore, le regolazioni sono state le stesse degli esempi precedenti: Treshold -8; ratio 2:1; Attack 55ms; rilascio 500ms; Gain +1.
Voce Maschile:
La voce maschile è quella di un giovane amico, Lorenzo Vargas (che ringraziamo), “catturato” mentre era intento a registrare un provino di un brano Dark Metal. Nel canto si passa da momenti quasi sussurrati a momenti urlati in gola con elevate escursioni dinamiche. La voce è stata registrata con il tasto “Silk” inserito, in quanto questa regolazione la rendeva più adatta al genere. Successivamente è stato aggiunto un compressore ed un riverbero software. Voce LV1: voce sussurrata Voce LV2: voce urlata
Voce Femminile:
La voce femminile, registrata in studio, è della cantante Adele Cacace (Fig.8). Il mic utilizzato è un Neumann U87. Sulle tracce vocali troviamo una blanda equalizzazione con leggera enfasi sui 2KHz di 1,5 dB e una compressione con un attacco abbastanza veloce, soglia a -8dB e rilascio lento. Non è stato usato nessun taglio sulle basse Voce AC1 Voce AC2 Pro: musicalità; il suono che viene fuori è caldo ma mai confuso, per cui tutte le varie sfumature dello strumento acustico o della voce riprese sono sempre udibili. Molto utile per rinforzare e dare più spessore al segnale audio in ingresso e per realizzare produzioni in cui si richiede un sound stile vintage.
Contro: prezzo; mancanza di un ingresso linea ,di un ingresso D.I.e di un controllo del Gain in uscita per la sezione Pre.
Extra: L’uso della macchina è parzialmente limitata dal suo unico Input microfonico, però se aggiungiamo una D.I professionale possiamo ulteriormente ampliare le possibilità di utilizzo impiegandola per esempio per rinforzare le tracce audio più deboli del nostro mic, oppure per dar vita a suoni generati da VSTi, sempre più belli e vicini alla realtà ma privi di quell’espressione e quell’aria generata da uno strumento reale ripreso microfonicamente.
Prezzo: € 1.750,00 circa,
Maggiori info:
SoundWave – R.Neve Portico
Antonio Campeglia & Savio Aversano










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