Allen & Heath Xone 4D: quando la grandezza fa la differenza.

Dj “digitali” o “old school”, non importa: il dubbio, almeno una volta nella vita, è venuto a tutti. E’ possibile… cavalcare la serata con un unico prodotto ibrido?
Quali sono vantaggi e svantaggi? L’impresa (economica) vale la resa? Proveremo a rispondere a questa – ed altre – domande testando un Allen & Heath XONE 4D, prodotto certamente di spicco nella categoria, praticamente monopolista, in grado di far sbarcare set notevoli, ottimi mixaggi, effettistica in real-time e il monitoring simultaneo di due software, anche di diverso genere come TRAKTOR della Native Instruments e LIVE di Ableton. All inclusive, chiavi in mano.

Nel dettaglio, parliamo di un prodotto concepito dalla ditta inglese nel 2007 e rivisto poi nel 2009, un vero e proprio ibrido, in grado di contenere un controller midi ed una scheda audio, il tutto coordinato dall’assoluta qualità dei mixer Allen & Heat.

Prima impressione

Una volta aperto lo scatolo ci si accorge che la casa madre è stata molto premurosa: il controller è accompagnato dal cavo di alimentazione, dal cavo di connessione al PC/MAC USB (che molti altri prodotti simili non includono), dalle istruzioni rigorosamente in inglese, dal CD con driver, software, configurazioni ed altro (consiglio anche di dare un’occhiata al sito per gli aggiornamenti), supporti e viti per montaggio a rack e una bella bustina di ricambi sempre utili.

L’ Xone 4D (Fig.1) è un mixer a 4 canali ad eq. parametrica e, compresa l’ottima sezione filtri LFO, sarebbe in tutto e per tutto lo XONE 92 – se non fosse solo per il microfono ad innesto frontale, i fader non Penny Giles ed alcune modifiche logistiche. Le connessioni sono così tante che permettono di configurare la consolle davvero su misura, anche in base alle esigenze più particolari, mentre gli operatori più virtuosi possono provare nuovi ambienti di configurazione e di sperimentazione (Fig. 2).
La sezione di controllo invece è caratterizzata, sul mixer, da un selettore BPM/MIDI/WCLOCK a seconda delle esigenze, e monitorabile in un piccola matrice alfanumerica a led rossi ben visibile anche nella più completa oscurità. Sui due lati invece, troviamo molti controlli di diverso genere e senza funzioni apparentemente prestabilite, il che indica la possibilità di personalizzazione più completa.

La sezione audio e le sue connessioni

La scheda audio in dotazione possiede 20 in e out digitali ed analogici con campionamento fino 24 bit/ 96kHz di risoluzione audio. L’ Xone 4D può essere configurato con tutti i software di editing (Wavelab) e producer (Pro Tools, Cubase, etc.) oltre che Traktor e Ableton, visto che supporta i driver Core Audio, VST e ASIO. Il pannello posteriore prevede i classici ingressi phone/line su quattro canali, master bilanciato, monitor, rec out ed una completa sezione FX, ma aggiunge anche 6 canali di uscita diretta oltre che I/O ottico, SPDIF, midi, USB e, dulcis in fundo, controllo foot switch e DB-15 stile joystick (Fig.3).

Sezione controller midi

L’XONE 4D è caratterizzato, come anticipato, da due controller posti sui due lati, composti ognuno da 5 encoder rotativi, 4 fader da 60mm, 2 jog rotativi, 8 pulsanti illuminati, 16 potenziometri e 32 switch (Fig. 4). Inutile sottolineare lo shift per il doppio stato oltre alle altre 16 variabili di channel, essendo esso anche uno strumento MIDI molto completo. Il tutto è configurabile da un complesso (per i neofiti) ma molto specifico Controller Editor fornito nel CD di installazione.


Una volta acceso…

Che si tratti di PC o MAC, l’installazione risulta molto semplice e ben guidata; lo strumento appena accesso apparirà già molto affidabile per la sua funzionalità.
Quello che rende adatto a tutti questo strumento è la sua versatilità: usato come mixer, o come controller, o in tutta la sua potenzialità, è sempre stabile. La cosa più strabiliante infine è che senza l’aggiunta di altri strumenti, ha un’ottima funzione di emulazione fino a 4 deck su Traktor, aiutata dalla certificazione che la Native Instruments ha rilasciato per questa apparecchiatura. Che sia a vinile o che sia a cd, si ha un controllo impeccabile nell’ordine dei 5 ms di latenza (ecco perché la NI ha scelto di promuoverlo come prodotto certificato). Consiglio di provare i settaggi e le configurazioni che la casa madre mette a disposizione, magari per trarre spunto per le personalizzazioni.

Tiriamo le somme

Dopo questa panoramica generale, andiamo a capire vantaggi e svantaggi del prodotto: come “pro” ha sicuramente dalla sua parte l’alta affidabilità, le funzionalità pressoché infinite e il fattore “all-in-one”; come “contro” possiamo osservare le sue dimensione non proprio da trasporto, il controller non perfettamente costruito per Traktor (visto che dovrebbe essere l’utilizzo di riferimento dell’XONE 4D) anche se del tutto configurabile, ed il prezzo un po’ elevato.

Nel dettaglio:

Pro:

  • Ottima qualità della scheda audio
    Installazione molto semplice ed intuitiva anche per i neofiti
    Ottima integrazione audio/MIDI
    Versatilità di utilizzo oltre che configurazioni pressoché infinite
    Dinamica e sensibilità elevatissima

 

Contro:

  • Dimensioni non proprio ridotte
    Necessità di una buona conoscenza del midi per le funzioni di editing e shifting
    Spazi gestiti non perfettamente
    Costo elevato
    Sollecitazione propria troppo elevata per CPU e RAM

Xone 4D versus …?

Questo prodotto – sia come rapporto qualità/prezzo che come funzionalità – non ha concorrenti, in quanto non esistono prodotti simili se non combinando vari strumenti tra loro (ad esempio in casa Allen & Heath Xone 92 + 2 x Xone 1D oppure mixer a scelta + Traktor Audio 10 Dj + 2 Traktor Kontrol X1 di casa Native Instruments…) ma sinceramente mi sarei aspettato un miglior settaggio di default: sia per quanto riguarda l’utilizzo di Ableton che di Traktor non credo che la configurazione della casa madre rispecchi in tutto e per tutto le funzioni più utilizzate da gran parte dei dj. Ma fortunatamente, come dicevo, la sezione MIDI è completamente configurabile e l’alta qualità di tutti i regolatori supporterà qualsiasi funzione e qualsiasi sollecitazione.
Infine si può dire che è sicuramente la scelta da fare per locali che ospitano diversi tipi di dj e con diverse configurazioni o per chi ha una consolle stabile preferibilmente in un studio; non credo sia da prendere in considerazione dal dj che ha la necessità di viaggiare, soprattutto in aereo, visto le sue dimensione e quello che la concorrenza offre.

INFORMAZIONI UTILI:

Produttore: Allen & Heath
Modello: Xone 4D
Website: www.allen-heath.com
Distributore italiano: www.grisbymusic.it
Costo: Circa € 1.150,00

Pinknoise – KontaktBanks

Kontaktbanks
Pinknoise – KontaktBanks: Librerie di sintetizzatori per Kontakt

In questi ultimi mesi si sta verificando una piccola “rivoluzione musical-tecnologica”: in pratica, sta cambiando la tendenza nell’utilizzare, per i propri lavori live o da studio, librerie pesantissime con sonorità a volte anche interessanti, ma che necessitano di tonnellate di RAM e CPU sempre più performanti. In questo numero abbiamo fatto un salto nel passato, provando per voi 4 librerie di synth che ripropongono anche dei modelli hardware molti datati, ma che hanno fatto e continueranno a fare la storia della musica.

Pinknoise, proveniente dal mercato dei refills per Reason e specializzata nel portare in nuovi formati le sonorità tipiche dei synths vintage, fornisce da qualche tempo librerie anche nell’altro celebre ed iper-gettonato formato, quello per Native Instruments Kontakt.

Con l’uscita della recente “Virology”, libreria ricca di suoni provenienti dal blasonato Access Indigo2/VirusC, sono quattro le proposte attualmente in catalogo. A Virology si aggiungono Deepflight (basata sul Roland D-50), Matrix (dal Matrix 1000) ed Evolver (dal DSI Evolver).

Struttura della libreria

Le patches per Kontakt sfruttano in maniera equilibrata e “fruibile” lo “scripting” di Kontakt, con una interfaccia molto chiara e che include le principali voci per applicare qualche “tweak” al volo, come il filtro (passa Basso o Alto), doppio ADSR per il suono e per il filtro, mandate di delay e riverbero, nonché arpeggiatore. Tutti i knobs sono ovviamente mappabili su controller con la funzione midi-learn di Kontakt. Le patches sono convenientemente suddivise in categorie come Bass, Leads, Pads, FX, Poly, Arp & Sequence e così via. Inoltre, il produttore ha creato una sezione sul sito “Control map presets” dove è possibile fare il download delle mappe midi dei seguenti controller AKAY MPK 49, Korg Kontrol 49 e tutta la serie Novation, in modo da utilizzare queste impostazioni per gestire, come si faceva un tempo, tutti i parametri del synth in tempo reale, senza usare lo scomodo e inutile mouse che permette di usare un parametro alla volta e non ha la precisione di un knob e di un slider fisico.

Come suona

Il suono, in tutte e quattro le librerie, è di ottima fattura: buona presenza timbrica e bilanciamento, agilmente inseribile nei mix, a dimostrazione di un campionamento acquisito con le giuste accortezze ed un “gear” adeguato. Va detto che le librerie non contengono suoni particolarmente elaborati ed evolutivi, in quanto il più delle volte si è preferito conservare l’aspetto originale dei suoni. Ad avviso di chi scrive, le 2 librerie più interessanti sono quelle del Matrix 1000, in quanto troviamo sonorità di pad meno abusate dei classici suoni Roland che imperversano in quasi tutte le produzioni musicali e difficilmente trovabili in altre collezioni di suoni molto più blasonate; invece, Evolver, dal suono molto inca…to, è decisamente più adatto per produzioni di musica elettronica.

Informazioni sulle librerie

Per ogni libreria l’autore ha predisposto una sezione Introduzione, dove c’è una piccola storia del synth, segnalando anche il genere di sonorità che riesce a riprodurre meglio e quale gruppo storico utilizzava questo strumento. Ho trovato molto interessante il rilascio all’utente della tabella di implementazione midi concepita come una guida di riferimento rapida, che consente di identificare tutti i controlli MIDI (CC) delle 4 librerie in Kontakt.

Inoltre il produttore ha creato una sezione sul sito dove l’utente può scaricare una versione demo per testare la qualità del prodotto.

La libreria si può acquistare solo via internet e, quindi, la otterremo tramite download.

Pro:

  • Il prezzo è assolutamente nella media di altri prodotti simili.
  • Bella la sezione Control map presets

Contro

  • Sarebbe stata preferibile una sezione di programmazioni che riproducesse anche sonorità completamente diverse da quelle dell’hardware originale.

INFORMAZIONI UTILI:

Produttore: KontaktBanks

Website: www.kontaktbanks.com

Modello: Virology
Download: 2.64 Gb
Prezzo: Euro 37

Modello: Deepflight
Download: 1.17 Gb
Prezzo: Euro 27

Modello: Matrix
Download: 827 Mb
Prezzo: Euro 27

Modello: Revolver
Download: 1.17 Gb
Prezzo: Euro 27

AudioThing – SX1500

AudioThing Logo

AudioThing è una piccolo laboratorio indipendente specializzato nello sviluppo di librerie di campioni per Kontakt e patch per sintetizzatori hardware/software. Sulla scia delle applicazioni per smartphone, il motto è “qualità alta, costi contenuti”. Il loro ultimo prodotto si chiama SX1500 ed è, in pratica, l’emulazione a campioni del Jen SX1000

SX1000 GUI
(fig.1)

Pagina del prodotto: http://www.audiothing.net/instruments/sx1500/

jensx1000-1 recensioneIl Jen SX1000 (Synthethone) è un glorioso sintetizzatore analogico di fine anni ’70, prodotto dalla società italiana Jen Electronics. Spesso considerato il “Moog dei poveri”, l’SX1000 è un synth monofonico, dotato di un solo oscillatore, un filtro a 12 dB/Oct, due inviluppi, 1 LFO. La libreria sviluppata da AudioThing invece si chiama SX1500, quasi a voler far intendere il suo trovarsi un passo avanti all’originale. In effetti, guardando le caratteristiche del software, notiamo diverse aggiunte alla dotazione dell’SX1000:

  • 2 Oscillatori (Saw, Square, Pulse 5%)
  • 1 Generatore di rumore (White/Pink)
  • 12dB/oct filter (like the original)
  • 1 LFO (Sine) for Pitch and Cutoff
  • 2 Envelopes
  • 24 Factory Presets
  • 24 User Presets
  • Sample resolution: 44.1Khz / 24Bit
  • Grandezza: 118 MB installed
  • Custom performance view
  • Per lo sviluppo di SX1500 sono state campionate tutte e tre le forme d’onda dell’oscillatore, tasto per tasto, le due sorgenti di rumore (white/pink) e persino il rumore dei potenziometri impolverati che “gracchiano”. Il tutto è stato assemblato sfruttando il linguaggio interno Kontakt Script, feature di punta del campionatore di Native Instruments.

    La libreria si può acquistare solo mediante download ed è abbastanza leggera. Il file che viene inviato in maniera compressa è di circa 76 mega. All’interno troveremo una cartella Documents con il manuale, in lingua inglese, sull’uso del SX1500, una sezione Samples dove sono raccolti i campioni in formato wave e, infine, la libreria in formato Kontakt.

    Interfaccia grafica

    Sono presenti due schermate, Panel e Rear. La prima (Fig.1) comprende tutti i parametri più importanti della catena di sintesi. La seconda (Fig.2) comprende invece dei parametri aggiuntivi come il drift degli oscillatori e la quantità di rumore generata dai potenziometri.Il drift è un controllo molto interessante, in quanto consente di emulare i vecchi circuiti analogici degli oscillatori che difficilmente mantenevano un’intonazione perfetta. La libreria è costituita da 24 preset, tra lead, bassi, pad, un “pianet” e perfino un organetto.

    SX1000 GUI
    (fig.2)

    Stesso dall’interfaccia Panel è possibile sia richiamare i 24 preset di fabbrica che salvare quelli di propria creazione (nella sezione User Preset). Questo rappresenta un ottimo vantaggio, in quanto risulta spesso tedioso doversi salvare i singoli instrument di Kontakt come file esterni ogni volta che si crea un suono. I campioni sono a 44.1kHz/24bit: uno per ciascun tasto per waveform, i due noise ed il rumore dei knob che gracchiano.

    Considerazioni

    Mi è piaciuta molto l’idea che i campioni non siano stati registrati a 96 Khz: sarebbe stato solo uno spreco di memoria ed un appesantimento inutile della libreria.
    La libreria, in tal modo, risulta molto leggera e funzionale, anche se non sarà mai una vera riproduzione del vecchio synth analogico, con tutti i suoi (amati, maledettamente belli, vera goduria per le orecchie) problemi di accordatura e variazioni degli armonici in maniera random: tuttavia, malinconia a parte, possiamo serenamente affermare che vi si avvicina moltissimo. Consiglierei a qualsiasi utilizzatore queste categoria di librerie sotto Kontakt, munendosi di un controller per gestire in tempo reale i knob di questi synth analogici.
    Il genere di questa libreria può spaziare dal Prog rock all’IDM, tutto dipende – ovviamente – dall’utente, dalle sue esigenze e dai suoi gusti. Sicuramente synth lead e bassi sono categorie più indicate, ma data la natura polifonica del software possiamo ottenere anche dei bei pad molto “presenti” e caratterizzanti.
    La scelta di usare la versione Kontakt 4.2, penalizzando gli utenti che possiedono versioni meno recenti, è dettata da una circostanza: da Kontakt vers. 4 in poi, è stata espansa la possibilità del kontakt script. Prima, in altre parole, non era possibile creare l’interfaccia personalizzata con tutti controlli custom e le altre “diavolerie” di chi esige la massima personalizzazione per ogni circostanza di lavoro o di piacere. Ed allora, ecco che tutte le immagini dei knob sono state costruite dall’autore.

    Pro:
    Libreria con un sound decisamente diverso dallo standard al quale siamo abituati.
    Ottimo rapporto Q/P

    Contro:
    Avrei preferito la creazione di una sezione “categorie di suoni” e programmato qualche pad in più.

    Extra:
    Questo tipo di synth si presta bene a sperimentazioni, per avere sonorità diverse dai classici suoni standard che si trovano nelle librerie. Per sfruttarla al massimo ci vogliono pochissimi accorgimenti. Non tutti possono permettersi di avere degli ottimi outboard per rendere ancora più “autentico” il suono: allora, basta attrezzarsi un poco per riuscire ad ottenere degli effetti ancora più interessanti. Oltre a consigliarvi di usare dei plug caratterizzanti per dare più respiro a questo genere di libreria, cercate nei vostri rispostigli o nei mercatini vecchi registratori a nastro, pedalini per chitarra, vecchi PRE per hi-fi, oppure synt con input analogici e quant’altro la vostra fantasia vi suggerisca, fate passare il suono da questi prodotti e vedrete – con grande sorpresa – che vi sembrerà di suonare con un vero analogico. Attenti sempre a non strafare, ma sperimentate. Personalmente, ad esempio, oltre a provare in studio il plug con un bellissimo MaxxBCL, con la sezione Maxx Bass con frequenza posizionata a 60 Hz e una buona dose di intensity 70 – senza dimenticare una sezione limiter con il Threshold a 65dB (con compressore disinserito) – ho ritrovato un effetto stupendo. Ho provato, poi, anche a far passare la registrazione da un vecchio mangianastro e, tenendo sotto controllo l’imput della sequenza, ho registrato la mia parte suonata. Naturalmente chi ha la mia età ed ha “giocato” con questa esperienza – oggi forse un po’ retrò -, sa benissimo che nel momento in cui si riversa il contenuto nel computer abbiamo un problema di intonazione e di pitch che cambia in maniera random (parliamo pur sempre di macchine consumer). Niente paura: trasformiamo questo handicap in un’opportunità. Aggiungiamo al nostro synth lead, pad o qualsiasi altro suono che abbiamo manipolato e messo nel nostro take, un altro take con la sequenza originale passata magari da un PRE virtuale per chitarra. Teniamo i 2 take con volumi differenti nella nostra song, avendo cura di tenere il nostro con il pitch più basso, e facciamo partire i brano. Vi renderete conto che il suono diventa più interessante e meno abusato.

    Demo

    Produttore: AudioThing
    Modello: SX1500
    Website: http://www.audiothing.net/instruments/sx1500/
    Costo: $9 ~ 6€

    Hollow Sun – Oscillosine

    Oscillosine è l’ultimo strumento creato nei laboratori Hollow Sun. In sostanza è una piccola libreria per il campionatore Kontakt 4 della Native Instruments ma in pratica possiamo vederlo come un virtual instrument con vita propria, slegato dall’ottica della “semplice” libreria di campioni.

    Descrizione

    I campioni utilizzati per Oscillosine provengono da un vecchio test oscillator a valvole della Hewlett Packard datato intorno agli anni ’50. Questo apparecchio, in sostanza, era utilizzato per testare gli impianti audio generando delle semplici sinusoidi. La sinusoide è una forma d’onda pura, priva di armonici, ed è generabile quasi esclusivamente da apparecchiature elettroniche.

    All’interno del pacchetto del software è presente anche il PDF del manuale utente, molto dettagliato e utile se si vuole approfondire la conoscenza di questo piccolo strumento.

    L’interfaccia

    L’interfaccia, molto curata e ben fatta, ricalca graficamente un classico oscilloscopio. Sebbene sembri un po’ confusa in realtà rappresenta una struttura di sintesi molto semplice. Cliccando sul monitor con la forma d’onda è possibile scegliere tra diversi tipi di sinusoidi. Considerando la natura analogica e a valvole di questo test oscillator, è intuibile come in realtà le forme d’onda generate non siano delle purissime sinusoidi, da qui la possibilità di scegliere diverse variazioni. Sono inoltre presenti alcuni parametri per controllare la natura dell’oscillatore: possibilità di usare la velocity come controllo volume, intonazione/traspose, amp modulation, ecc…

    Per snaturare completamente il suono è possibile scegliere di utilizzare due “effetti”: FM (Frequency Modulation) o Ring Modulator.

    Sempre tramite l’interfaccia è possibile richiamare alcuni preset da una lista, ma possiamo anche salvarne di nostri senza dover necessariamente salvare la patch di Kontakt.

    È presente inoltre una sezione effetti altrettanto interessante che comprende un Equalizzatore (EQ), un Chorus, un Phaser, un Echo/Delay, un Riverbero (Convolver) e un Rotary Cabinet (il classico effetto Leslie degli organi).

    Considerazioni

    Sempre più produttori, sopratutto indipendenti, stanno puntando alla creazione di librerie per Kontakt che poi si rivelano dei veri e propri strumenti a se stanti. Tutto questo grazie alle capacità di Kontakt, con la possibilità di programmarne il comportamento tramite linguaggio di programmazione interno e la possibilità di creare ed utilizzare interfacce grafiche accattivanti e complete. Oscillosine è uno strumento che sfrutta il vintage in modo nuovo ed interessante accontentando così chi è sempre alla ricerca di sonorità analogiche, calde, ma con una vita nuova. Intendiamoci, basterebbe un sintetizzatore, più o meno modulare, che produca delle sinusoidi, qualche controllo, e sarebbe possibile ricreare le stesse sonorità di Oscillosine. Quello che colpisce è sicuramente l’originalità con cui vengono sfruttati dei campioni ricavati da apparecchiature vintage emulando, su un campionatore, un sistema di sintesi semplice ma efficace. Sembra davvero di smanettare su un vecchio sintetizzatore trovato in garage. A tale proposito alla fine della descizione del produttore, è riportata questa simpatica frase:
    Per motivi di sicurezza, assicuratevi di indossare un camice bianco da laboratorio durante il funzionamento Oscillosine.

    Demo audio
    Oscillosine demo 1
    Oscillosine demo 2

    INFORMAZIONI UTILI

    Produttore: Hallow Sun
    Sito del produttore: http://www.hollowsun.com/
    Sito del software: http://www.hollowsun.com/HS2/sli/oscillosine/index.htm
    Costo: 8$ ~ 5€

    Carlo Castellano

    Native Instruments – Alicia’s Keys

    Nel panorama di librerie di pianoforti acustici sempre più rivolti all’emulazione di ogni sfumatura dello strumento reale, la Native Instruments scende in campo con una nuova idea di pianoforte. Pur rimanendo sulla strada dell’emulazione “severa”, Alicia’s Keys risulta a tutti gli effetti un prodotto nuovo, mirato ad un settore ben preciso e senza pretese di essere l’ennessima e pesantissima libreria di pianoforti mirata esclusivamente ad un utilizzo classico.

    Installazione

    Nella confezione di Alicia’s Keys (Fig.1) sono presenti due DVD. Il primo contiene l’installer del Kontakt Player 4 (necessario se non si possiede già una versione di Kontakt o Kontakt Player aggiornata). Il secondo DVD contiene l’installer della libreria. E’ presente, inoltre, il manuale per la guida rapida all’installazione Kontakt Player. Come ogni software Native Instruments, questa libreria dovrà essere attivata tramite il Service Center al termine dell’installazione. Ricordiamo che Kontak Player, oltre ad essere un plug-ing AU, VST e RTAS, può essere utilizzato in modalità standalone permettendo così di utilizzare questa libreria senza bisogno di DAW o host per virtual instrument.

    Fig.1

    Informazioni Tecniche

    • I requisiti minimi per utilizzare Alicia’s Keys sono i seguenti:
    • PC: Windows XP (SP2, 32 bit) o Windows Vista (SP1, 32/64 bit), Pentium o Athlon XP 1.4 GHz, 1 GB RAM
    • Mac: OSX 10.5, Intel Core Duo 1.66 GHz, 1 GB RAM
    • 7 GB di spazio libero sul disco ed ovviamente un drive DVD.
    • Il test del prodotto è stato effettuato sia su PC con processore intel core I3-540 a 3,06 GHZ , 4Gb di memoria ram, sistema operativo Windows 7 a 32 bit e come host Cubase 5, sia su un iMac con processore Intel Core 2 Duo a 2,66GHz, 4Gb di memoria RAM con sistema OSX 10.6, utilizzando come host sia Logic Pro 9 sia la versione standalone del Kontakt Player.

    Descrizione

    Questa libreria è stata creata campionando esclusivamente lo Yamaha C3 Neo di Alicia Keys, una versione limitata del classico C3 con la cassa in legno ciliegio e finiture in alluminio spazzolato. Un modello nato nel 2002 forse più per un’operazione di marketing che di una nuova timbrica, in quanto il suono è molto simile al C3 standard. La supervisione della libreria è stata effettuata da Ann Mincieli (tecnico di studio e ingegnere del suono di Alicia) e da Thomas Scarbee (già famoso per le sue librerie di basso elettrico e pianoforte elettrico, adesso fa parte del team della Native Instruments). Ci sono voluti circa due anni di lavoro nello studio privato di Alicia’s Keys per la creazione di questo strumento, sfruttando le migliori tecnologie digitali e il calore dei microfoni vintage. Sono stati campionati ben 12 livelli di dinamica per tasto con e senza pedale di risonanza (con la possibilità di emulare il mezzo pedale) e per rendere questo strumento ancora più realistico sono stati campionati i rumori meccanici di rilascio del tasto, il rumore delle dita sui tasti e il rumore del tocco dei pedali. Tutte queste sfumature possono essere gestite e controllate tramite l’interfaccia, come vedremo più avanti. Bisogna fare un appunto sulla grandezza della libreria in quanto questo strumento è stato creato sfruttando il formato compresso di Kontakt per i campioni, che riduce drasticamente la grandezza totale della libreria. Come già detto, infatti, sono necessari solo 7 GB di spazio sul disco, anche se questa libreria peserebbe “virtualmente” quasi 17 GB.

    Interfaccia Appena caricato con Kontakt o Kontakt Player la finestra del Performance View risulta priva di controlli aggiuntivi, ma basta premere un pulsante (Fig.2) per accedere alle varie funzioni di editing. Questa è una filosofia condivisibile, in quanto spesso il musicista professionista vuole un prodotto che suoni bene e subito senza dover “smanettare” troppo con controlli che rischiano di distogliere l’attenzione dalla fase creativa vera e propria. Di contro, per tutti gli smanettoni che vogliono plasmare il proprio suono per ogni situazione, Alicia’s Keys permette di controllare molti aspetti principali del suono senza però stravolgere del tutto la pasta sonora.

    Fig.2

    Room

    In questa Tab possiamo scegliere il tipo di riverbero secondo diversi parametri, sfruttando il Convolution Reverb interno di Kontakt. E’ importante scegliere bene il tipo di stanza utilizzata per il riverbero, considerando che uno stesso pianoforte suona in maniera molto diversa relativamente allo spazio dov’è collocato.

    Keys Qui possiamo scegliere la curva di risposta alla velocity (utile se la propria master non lo permette), la latenza dell’attaco del dito e il release del tasto. Inoltre, tramite il Self Masking/Repetition, è possibile scegliere in che modo avviene il fade out di una nota ribattuta in base alla velocity.

    Pedal

    Con i Pedal Controllers possiamo scegliere la quantità di sustain da assegnare ai due pedali (sustain/risonanza e sostenuto), mentre tramite l’Half Pedaling (mezzo pedale) è possibile scegliere se emulare questo particolare effetto del pedale di risonanza. Questo è possibile solo se la nostra master e il nostro pedale possono trasmettere un segnale continuo e non un semplice sustain on/off.

    Resonance

    Questo parametro è forse il più interessante di tutti, ma anche il punto debole di molte emulazioni.  La risonanza simpatetica è fenomeno naturale che accade quando un corpo viene sottoposto ad una fonte esterna di vibrazione con una frequenza pari alla sua frequenza naturale. Per esempio, quando due corde di un violino sono accordate all’unisono, facendo vibrare la prima, la seconda suonerà per “simpatia” proprio per le vibrazioni della prima. Immaginate quante combinazioni sono possibili per tutte le corde di un pianoforte: è facile capire che è un fenomeno pressocchè impossibile da campionare ma è possibile solo tentare di imitarlo.

    Fig 3

    Con questo parametro, Alicia’s Keys (Fig.3) ci permette di controllare proprio la quantità di “imitazione” di questo effetto. Una cosa davvero interessante è la possibiltà, come in un vero pianoforte, di rendere silenziose le note premute con velocity 1 (ovvero premute pianissimo e lentamente) senza però intaccare l’emulazione della risonanza simpatetica. In un vero pianoforte, infatti, anche se la nota suona pochissimo o per nulla, quando il tasto rimane abbassato lo smorzatore non bloccherà le corde che saranno libere di risuonare con le vibrazioni delle altre corde eventualmente suonate.

    Noise

    In questa pagina invece possiamo scegliere la quantità di rumori da aggiungere al suono come il rumore meccanico dei pedali e dei tasti nonchè il rumore di fondo dei microfoni. Tutti questi parmetri possono essere salvati in singoli preset stesso dalla Performance View. Di default sono presenti già 14 preset divisi per tipo di riverbero e settaggi in Hall, Auditorium o Studio.

    Impressioni

    La libreria è stata testata sia da me che dal mio amico Carlo Castellano con masterkeyboard sia pesate, CME VX8 e Studiologic Numa Nano, che con modelli semipesati, sfruttando anche la possibilità di cambiare la curva di risposta alla velocity (sia da Kontakt, sia dalla master). Il suono, sia all’ascolto che in fase di esecuzione, risulta molto morbido e caldo sui registri medio-bassi, ma chiaro e quasi cristallino sul registro alto. Indubbiamente la sua collocazione ideale è il classico pezzo Pop, tuttavia Alicia’s Keys risulta versatile ed usabile in altri generi, magari con piccoli accorgimenti. Usato in solo risulta davvero espressivo ed efficace per quanto riguarda brani non virtuosistici. E’ sicuramente un prodotto non studiato per l’esecuzione di  brani di musica classica, dove magari altri prodotti quali Ivory o Quantum Leap Piano raggiungono risultati nettamente migliori. Bisogna quindi inquadrare bene il target di questo strumento che non ha alcuna pretesa di essere l’unico pianoforte della nostra libreria di strumenti virtuali, ma quello che forse al momento si fonde meglio con gli altri strumenti nell’ambito di produzioni Pop. E’ sicuramente uno strumento aperto a sperimentazioni di ogni genere considerando le possibilità di editing, ma è importante capire che se si vuole acquistare questa libreria, si acquista un ottimo prodotto-progetto per un uso specifico e non un pianoforte “tutto fare”, con centinaia di preset adatti ad ogni situazione. Quello che ci ha soddisfatto in maniera particolare di questa libreria è che finalmente la N.I., secondo noi, ha osato mettersi in gioco senza presentarci un’ennesima libreria di suoni pesante ed iperperfetta in tutti i dettagli, ma scegliendo – con una buona operazione di marketing – una strada diversa,con la proposta di un suono di pianoforte molto caratterizzante, già compresso ed EQ in maniera giusta per entrare in tutti i nostri mix. Da non dimenticare: il suono riprodotto è quello utilizzato da Alicia in tutti i suoi ultimi dischi… può piacere oppure no, ma è il suo suono.

    PRO: La libreria, nonostante la sua dimensione, risulta leggera e non appesantisce la macchina. Suono ed emulazione generale sono molto buoni. Il costo è contenuto.

    CONTRO: E’ capitato che, qualche volta, la traccia con Alicia’s Keys andasse in clip/distorsione. Se si hanno particolari esigenze di volume, bisogna ricordarsi che si può intervenire anche sul volume e sui gain interni di Kontakt/Kontakt Player.

    Extra: Per chi usasse questa libreria per le sue produzioni POP e R&B consiglio di mixare tutto il lavoro con un banco mixer hardware o software dal suono caratterizzante e non trasparente, per avere una pasta sonora più decisa e compatta.

    Demo Audio

    INFORMAZIONI UTILI:

    Produttore: Native Instruments

    Modello: Alicia’s Keys

    Website: www.native-instruments.com

    Distributore italiano: www.midimusic.it

    Costo: Euro 99+ Iva

    Native Instruments Massive – Virtual Instrument

    Come introdurre Massive? Potrei descrivere l’interfaccia, fotografare la precisa fisionomia, enunciare le caratteristiche tecniche, ma è davvero quello che vorreste leggere? Ormai questo tipo di informazioni sono facilmente reperibili ovunque, basta  fare riferimento al sito della casa madre. Ecco perché reputo molto più utile individuare il “quid”, il motivo determinante,  per il quale dovremmo essere disposti a  sborsare circa  €300 per  un  plug-in software. Facciamo presente che oggi con questa somma, sul mercato dell’usato, possiamo trovare un Nord Micro Modular o un Waldorf Micro Q. Con poco meno del doppio, possiamo portarci a casa un Virus B o un Waldorf Microwave XT, un Dave Smith Evolver desktop o un Alesis Micron nuovi. Molto probabilmente vi starete domandando come mai faccia comparazioni con  hardware dato che  qui si sta parlando di un software. La risposta la otterrete da soli una volta provato Massive, nello specifico non si tratta più di discernere  hardware e software, analogico e digitale, ma di chiudere gli occhi ed ascoltare.

     

    Strumenti usati per il Test:

    Ho utilizzato per questo test due computer, un Apple iMac G5 da 2.1GHz, dotato di 1GB di RAM e 250GB di disco rigido, scheda audio Motu 828 MKII, sequencer Logic Audio Pro 7.1 e un Mate M1, Processore Pentium 4, 3.4 Ghz e 2Gb di Ram; Il sistema operativo è  XP con Service Pack 2 , scheda audio RME Fireface 800 e come “sequencer” Cubase SX3. Per gli ascolti, nella prima postazione sono stati utilizzate una coppia di monitor KRK RP5 e una coppia di EVENT SP8, mentre per la seconda postazione delle classiche Yamaha NS10 M e le PMC TBS2-A. Come i controller midi invece, in entrambi i casi è stato utilizzato un sistema Kore con una master CME.

    Primo aproccio:

    Non appena installato ed avviato il programma ci basterà sfogliare pochi “presets” per intuire come funziona Massive. Il design è molto pulito (Fig.1) ed i controlli sono estremamente agevoli. Considerando che questo prodotto è già compatibile con Kore, possiamo da subito beneficiare della suddivisione in categorie dei “presets”, tramite il comodo Browser. Provate a selezionare Drums, e scegliete LowFi Box, basterà premere un tasto del “controller” per ottenere un bel “groove” sintetico. Stessa cosa se siete alla ricerca di un “lead”, un “pad” o qualsivoglia altro suono. Sempre nella schermata del Browser sono presenti gli otto controlli rotativi del Macro Control, che permettono di gestire più parametri agendo su una sola manopola.

    Dopo qualche minuto di ascolto, è subito chiaro che siamo di fronte ad uno strumento molto versatile. I “presets” spaziano da suoni dolci, armoniosi, morbidi, timbri violenti fino a sequenze drammaticamente distorte. Siamo di fronte ad un “synth” che, parafrasando una celebre battuta, “può essere piuma o può essere ferro”. Possiamo trovare di tutto: Classici “bass” e “leads” analogici di chiara reminiscenza anni ’70, suoni freddi e sofisticati, capisaldi  dell’elettronica barocca anni ’80, violenti “sounds industrial” o sequenze caotiche degne del miglior IDM in circolazione. Benchè il prodotto ne abbia la possibilità, noto la mancanza di  insiemi di archi sintetici o voci corali convincenti. Non parlo di simulazioni acustiche ma, più che altro, di quei “sounds” dal sapore puramente sintetico che tornano sempre utili in un mix per dare più presenza  a determinate parti. Nel complesso, la banca dati che viene fornita con Massive (Fig.2) è una sorta di vaso di Pandora dove le idee imperversano come bufera. Nel malaugurato caso in cui non vi sia un “preset” adatto al nostro stile, vi garantisco che varrà davvero la pena spendere qualche minuto nella programmazione di questo strumento. I risultati non si faranno attendere. Vi mancano le idee? Andate nel pannello GLOBAL (Fig.3) e provate a fare qualche “randomizzazione”. Ne vedrete delle belle!


    Prima patch e impressioni:

    Dopo aver provato qualche suono, la tentazione di creare qualcosa di personale è fortissima. Soddisfiamola subito mettendoci al lavoro! Il suono iniziale è una classica forma d’onda a dente di sega, non filtrata. Muovendo la manopola dedicata alla posizione nella Wavetable (Wt-Position) possiamo osservare il morphing dell’onda, da sega a quadra. La manopola Intensity, invece, varia di comportamento a seconda della modalità selezionata (Spectrum, Bend, Formant) consentendo di trasformare ulteriormente il timbro prima di passare per i filtri. Proviamo un suono molto semplice, ovvero il classico Hoover Lead (o Supersaw Lead). Il dente di sega già l’abbiamo (Fig.4-1), ergo non  resta che cliccare sul tabulatore VOICING (Fig.4-2) e configurare il segnale come monofonico ed unisono a 16 voci. Di seguito mettiamo su ON(Fig.4-3)  il pulsante relativo all’Unison Spread e spostiamo lo “slider” verso destra, lievemente. Et voilà. Il timbro di base è già pronto. Non resta che fare delle piccole modifiche sul “glide”, e magari attivare altri oscillatori per avere un suono più corposo ed adatto al nostro mix. In questo caso ho optato per un Hoover con oscillatori distanziati di un ottava rispetto il precedente e leggermente saturati: ottimo per doppiare le chitarre elettriche nel mix. Purtroppo questa “patch” ha portato la CPU sia del Mate 1 che del iMac G5 ad un valore superiore del 70%. Cosa succede se si sorpassa la soglia massima di carico? In quest’ipotesi, i programmatori Native Instruments, sono stati molto intelligenti. Il programma segnala la saturazione, interrompendo il suono, senza rallentare il sistema.

    Wavesequencing e drums:

    La vera forza di Massive sta nella sua ampia matrice di modulazione. Tutti i parametri sono controllabili, mettendo disposizione ben quattro inviluppi e quattro modulatori programmabili (LFO con crossfade, Performer e Stepper). Questa architettura mi ha permesso di realizzare con semplicità una “wavesequence” e un “drumloop”. Per chi ancora non ne fosse a conoscenza, ogni singolo oscillatore di Massive è in realtà una “wavetable” con interpolazione ad alta risoluzione, questo permette lo spostamento delle forme d’onda nella tabella in maniera molto fluida, ed il suono ottenuto risulterà  sensibilmente diverso da  sintetizzatori con caratteristiche simili (Access Virus, Waldorf Microwave XT, PPG Wave, etc). Il file 1_LC_Crackle.mp3 creato dal mio amico programmatore Luca Capozzi (Fig.5), ne è un semplice esempio.

    La sequenza delle forme d’onda, in questa “patch”, è controllata da un inviluppo “mixato” con un LFO, per il primo oscillatore (Fig.6-1), e da uno Stepper per il secondo(Fig.6-2). I filtri sono miscelati tramite il Macro Control 2, (Fig.6-3)  in  tal modo il suono viene radicalmente modificato passando da un Pad ad una sequenza. Direi che non è niente male come  primo maldestro tentativo di programmazione del prodotto! I “files” 2_LC_Eveline ed 3_LC_Krance sono l’esempio di due sequenze percussive. Il primo suono è ottenuto sintetizzando cassa e percussione tramite i primi due oscillatori, Il terzo oscillatore invece è controllato da uno Stepper ed il suono ottenuto è uno pseudo-organo; due Performer controllano la sequenza dei primi due oscillatori. Il filtro Scream (Fig.7)  è controllato da un Performer, uno Stepper e dal “tracking” opportunatamente modificato per cercare di dare più omogeneità al suono lungo le ottave. Un lieve inserto di Frequency Shifter, una modulazione del “panning” ed un paio di effetti per ottenere la nostra patch bella e pronta. Tutto questo senza neanche raggiungere il 35% di carico sul processore. Davvero niente male. La sequenza del secondo file, invece, è ottenuta modulando esclusivamente i due Comb Filters in parallelo ed utilizzando un solo oscillatore, un percentuale minima di Noise e sopratutto una percentuale molto alta di Feedback. La possibilità di poter scegliere, nella schermata del “routing”, il punto di rientro del segnale ci permette di creare suoni ancora più interessanti.

     

    Altre tecniche:

    La presenza di Feedback e Comb Filters ci portano a sperimentare l’uso della modellazione fisica. Alcuni “presets” di Massive già  possono dare un’idea circa le potenzialità offerte da questa tecnica; proveremo, quindi, a modellare una corda utilizzando un impulso ed un piccola quantità di rumore, per la non linearità. Nel file 4_LC_StringModel.mp3 è possibile ascoltare il risultato finale del nostro esperimento. La base della modellazione fisica consiste nell’inviare un impulso (o eccitatore) ad un risonatore. Nel caso di una corda, essa viene pizzicata e la vibrazione risuona nel corpo dello strumento, creando così il suono finale. Il nostro impulso sarà costituito da una forma d’onda Squ-Sw1, per il primo oscillatore, ed un Sin-Tri per il secondo. Qui è interessante osservare il comportamento della manopola Intensity. Per il primo oscillatore abbiamo scelto di utilizzare la modalità Formant, facendo sì che il nostro oscillatore prenda la forma di un Pulse con intervallo di oscillazione abbastanza stretto. Nel secondo oscillatore, la modalità, è settata su Spectrum in modo da poter miscelare le due forme d’onda pure contenute nella wavetable. Nel nostro caso, abbiamo scelto un Sine contenente qualcuna delle armoniche del Triangle, in modo da ammorbidire il suono freddo del Pulse. Il Modulation Osc controllerà la fase del primo oscillatore in modo da ottenere un suono più scuro o più brillante a seconda della sua posizione. Il Noise, infine, aggiunge quella non linearità che darà al nostro impulso un pò più di dinamica. I due oscillatori ed il noise sono controllati dal primo “envelope”, configurato in modo da ottenere un suono brevissimo. Ora tocca ai filtri ed è lì che avviene la magia. Per il nostro scopo utilizzeremo i Comb Filters. Per chi non lo sapesse, questa tipologia di filtri altro non sono che dei “delay” con “feedback”. Il segnale ritardato genera una controfase col segnale in ingresso rimuovendo, quindi, determinati contenuti armonici. L’eco prodotto, inoltre, tende ad attenuarsi nel tempo. Questo tipo di filtri sono dei blocchi basilari e fondamentali per la modellazione fisica e la riproduzione dei corpi risonanti. Nel nostro caso useremo una coppia di Comb Filters distanziati di un’ottava e con il Damping controllato dal “keytrack”. In questo modo avremo le note gravi più lunghe in durata, e le acute più brevi per una corretta simulazione di una corda pizzicata. L’aggiunta del Feedback, di un riverbero e dello spazializzatore daranno il corpo giusto al nostro suono creando, così, un modello basilare di uno strumento a corde. Chi volesse cimentarsi con la sintesi additiva avrà una piacevole sorpresa, nell’elenco delle “wavetables” di Massive sono presenti circa una decina di oscillatori adatti allo scopo. Il file 5_LC_Organ.mp3 vi mostra una semplicissima emulazione di un organo, creata semplicemente giocando con le formanti di questi oscillatori. Più andiamo avanti, più questo giocattolino si mostra come uno strumento estremamente interessante.

     

    Mix e live performance:

    Osserviamo come si comporta Massive sia in ambito studio che live. In studio abbiamo provato ad aggiungere il “plugin” ad un mix già esistente. In questo caso è stato utilizzato un suono personalizzato di Luca, Spring Star e al mix è stato aggiunto il pad “Egde Optional”, disponibile nella banca dati del “plugin”, leggermente modificato nella polifonia e nel “release”, in modo da non richiedere più risorse di quante ne siano effettivamente necessarie per l’esecuzione. Il pad entra benissimo nel mix senza litigare con tracce già esistenti, regalando morbidezza al giro armonico. Sono stati provati altri “presets”, soprattutto sequenze e “drumloops”. In mix già esistenti, è stata una ricerca laboriosa scegliere quale “drumloop” affiancare a quelli già presenti. Fortunatamente il “preset” Massive Groove si è prestato bene al nostro test dando più movimento al brano. I bassi sono netti e mai invadenti mentre, le alte frequenze, richiedono un piccolo ritocco dell’equalizzatore per non spiccare troppo in avanti rispetto al mix.
    In ambito “live” abbiamo materiale a sufficienza per sbizzarrirci. Avete una serata in programma? Munitevi di portatile, interfaccia audio, una master 61 tasti (Fig.9)  con tanti “controllers” e Massive. Non avrete bisogno d’altro. Il software vi permette di creare delle scalette personalizzate con la sequenza dei presets di cui avrete bisogno per la vostra performance. Se invece siete fortunati possessori di Kore, vi basterà una qualsiasi tastiera di controllo, anche sprovvista di qualsiasi manopola, per avere pieno controllo su tutto il sistema. Dalla versione 1.1, Kore si riscatta da quelle piccole imperfezioni denunciate da parte di alcuni utenti. La gestione dei “presets” ora lavora in modo eccellente ed è possibile creare delle liste che possono scorrere tramite l’ausilio di un solo tasto. I controlli rotativi rispondono bene e lo scorrimento dei valori è molto fluido nonostante, talvolta, a video si possa avere l’impressione di un movimento a scatti. Non preoccupatevi, è un piccolo difettuccio d’interfaccia, le orecchie lo confermeranno.


    Perchè Massive?:

    Nel corso degli anni ho avuto modo di testare svariate piattaforme: Analogici puri (Fig.10), digitali anni ’80, “samplers”, “workstations”, “virtual analog, ognuna con propria personalita’, punti di forza o debolezza; nessuna è mai riuscita a realizzare una totale integrazione delle caratteristiche scoperte in questo semplice “plugin”. In un sintetizzatore ciò che fa davvero la differenza non è la quantità di oscillatori o filtri presenti, quanto la  matrice di modulazione. Più parametri possiamo modulare, maggiori divengono le capacità timbriche della macchina, basta una sola sorgente di modulazione in più per aumentare drasticamente la rosa timbrica. Ciò che distingue Massive da altri prodotti presenti sul mercato sono quindi  tutte quelle “features” che, otterremmo comperando  tanti  prodotti diversi  e non  uno solo. Su tutte, sento di dover citare ancora una volta la bontà della matrice di modulazione. Ogni singolo parametro di Massive è modulabile, vorrei sempre sottolinearlo. Una simile capillarità l’ho riscontrata solo su alcuni sintetizzatori modulari o sui Kurzweil (Fig.11),  dotati di “VAST”, algoritmo proprietario della casa. Massive, inoltre, è il primo “synth” che unisce tali potenzialità e complessità, ad un interfaccia semplicissima. Imparare ad utilizzare questo prodotto richiede davvero pochissimo tempo ed in un’ora già ci si sente padroni. La presenza, inoltre, dei due tipi di “step-sequencers” integrati permette di creare suoni molto avanzati, “wave sequencer”, sequenze ritmiche sia queste strumentali che percussive. Magari sembrerebbe superfluo, ma se ci fosse stato anche un semplice arpeggiatore up/down e qualche effetto in più, le potenzialità offerte da questo “synth” avrebbero potuto rasentare la perfezione.


    Cari lettori di  che dirvi?:

    Ho buttato giù questo articolo insieme agli amici Luca Capozzi, “sound designer” e Luca Thomas d’Agiout (Fig.12), compositore e arrangiatore di colonne sonore. Il nostro intento è stato quello di trasmettere in parole, le stesse sensazioni provate suonando e manipolando questa piccola meraviglia. Di sicuro qualche a volte ci siamo lasciati prendere dall’entusiasmo, ma vi garantisco che abbiamo mantenuto sempre una certa obiettività nella descrizione dei punti di forza e di debolezza del prodotto. Finora non avevo mai provato un sintetizzatore con totale integrazione delle caratteristiche descritte: ampia modulazione, estrema facilità di controllo, ampio range timbrico, grande spazialità di suono… davvero un piccolo capolavoro. Dopo aver tessuto questo mare di lodi però mi sembra opportuno, a questo punto, evidenziare le piccole lacune riscontrate. In “primis” risulta abbastanza fastidiosa l’idea di separare le assegnazioni del Macro Control dal resto del programma. In altre parole, i “controller” fisici che assegnerete nel Macro Control saranno i medesimi per tutti i suoni.  Avete settato il Mod. Wheel sul secondo Macro Control? Bene! Ve lo ritroverete ovunque. Posso comprendere, data l’integrazione con Kore, che questa scelta sia dovuta dalla necessità di poter controllare diversi parametri sempre con gli stessi controllers ma, d’altro canto, bisogna pur riconoscere che in questa modalità operativa non è possibile assegnare la quantità di modulazione di un controller fisico se non tramite i Macro Controls; ciò significa che le assegnazioni dirette vi forniranno esclusivamente il range completo del parametro da controllare. Questo può rivelarsi molto utile se volete assegnare, ad esempio, una manopola della vostra superficie di controllo alla frequenza del filtro, ma risulterebbe praticamente inutile se il filtro volesse essere controllato con l’Aftertouch. Infatti, in questo caso, otterreste la frequenza del filtro totalmente chiusa fin quando non premerete l’Aftertouch, proprio perchè non è possibile decidere di quanto il controller, assegnato direttamente, debba influenzare il parametro. Un’altra grande pecca è la quantità di CPU utilizzata in determinate situazioni. Polifonia, Unison e Release possono incidere in maniera drammatica sulle prestazioni di questo strumento e devono, per questo, essere regolate in maniera chirurgica. Il mio consiglio è lavorare con molta attenzione in fase di programmazione considerando, come obiettivo, lo stadio finale del mix. Dosate la polifonia nella quantità che vi è strettamente necessaria in quanto è uno spreco di risorse assegnare ad esempio 16 voci, quando il display Voices(Fig.13),  non supera le 8 o 10 voci. Cercate di aumentare il Release a valori alti solo se ne avete disperato bisogno. Meglio usare dei “delay” o dei riverberi in fase di mix in quanto, questo mostriciattolo, è tanto bello quanto esoso di risorse. Un’ultima parola vogliamo dedicarla alla libreria suoni in dotazione composta da oltre 400 “presets” di svariata natura. Abbiamo cercato di provarne quanti più possibile e possiamo dirvi che i più interessanti sono, di sicuro, quelli categorizzati come Multitrack nei quali si annidano sequenze elettroniche esaltanti come “Massive Groove”, “Loop Scanner” o “Warpx”. La qualità e complessità di queste sequenze ha fatto sì che, erroneamente, nei “forum” circolasse la falsa voce che Massive fosse una “drum machine”, un multieffetto o addirittura un sampler. Molto belli anche alcuni suoni di pad, avvolgenti ed in continuo mutamento, vedi ad es. “Donor” o “Earthly Purpose”. Sono anche presenti suoni di cui è stato fatto abuso smisurato nella dance di mezzo mondo: classici “saw leads”, “syncs , bassi elettronici e “techno”. La tavolozza sonora offerta da questo synth è davvero ricca e varia, ma non mi è piaciuta l’organizzazione dei banchi. Chi ha letto con attenzione l’articolo avrà notato, che mi sono dilungato più sulla programmazione dei suoni e sulle potenzialità offerte dai filtri che sul corredo “patches” elaborate dalla N.I.
    Per le potenzialità timbriche di Massive, avrei preteso che la N.I. avesse perso più tempo a programmare i banchi, è vero che la maggior parte di questi sono qualitativamente al di sopra della media, buoni ed interessanti, ma è pur vero che non rispecchiano neppure lontanamente le piene potenzialità del software. Questo è un neo molto grande per un progetto così ambizioso e ben riuscito. Abbiamo tra le mani un “software” potentissimo, ma non supportato con banchi suoni all’altezza delle sue capacità. Chi dispone di  una superficie di controllo esterna e di un poco di dimestichezza con le sintesi, potrà impazzire di gioia nel creare una tavolozza sonora personalizzata, chi invece fosse a digiuno di nozioni tecniche o di tempo potrà sia creare nuovi suoni usando la funzione Random, oppure limitarsi all’utilizzo dei 400 “preset” inclusi nel pacchetto. Qualora dovessi riassumere in poche parole la potenza del prodotto potrei dire: Massive è come l’acqua. Può accarezzare la pelle o spaccare in due una montagna.

    NOTIZIE UTILI:

    Produttore: Native Instruments

    Modello: Massive

    Website: www.native-instruments.com

    Distributore: www.midimusic.it

    Prezzo: Euro 270+ Iva

    Native Instruments – Maschine ver. 1.5

    Questa sarà più una pagina tratta dal diario delle proprie impressioni, che un articolo tecnico vero e proprio. In realtà, nelle mie produzioni ho sempre ed esclusivamente preferito utilizzare drum machine, controller midi e macchinari MPC AKAI che, integrati al PC con i vari DAW, davano il risultato che tutti conosciamo. La Native Instruments, casa tedesca nata nel 1995 e già leader nel settore per la produzione di svariati software, dopo aver deciso di produrre e integrare l’hardware con il software al fine di facilitare la vita di dj e produttori senza spegnere la creatività, lancia un nuovo prodotto, tutto in 32 x 29 cm. Maschine.

    Prima Impressione

    La prima cosa che ho notato, appena rimosso l’involucro, è lo chassis rigido e compatto, protetto ulteriormente da un frontalino di alluminio, 41 tasti, 16 pads resistenti e knobs gommati (Fig. 1). Nella confezione in dotazione, oltre al dvd del software di gestione , troviamo il classico cavo usb per la connessione della periferica, manuali nelle lingue europee (manca l’italiano) e simpatici adesivi dei vari loghi.

    Il Controller

    Il Maschine è da considerarsi sia una drum machine che un controller midi, tutto in un’unica interfaccia molto intuitiva, a patto che venga collegata ad un computer. I comandi sono molto compatti, 16 pads dinamici retroilluminati sensibili alla velocity e all’aftertouch, con doppio display (Fig. 2) ad alta risoluzione e 11 encoders rotativi per la gestione delle varie funzioni.

    C’è una sezione master per il controllo immediato di volume, tempo e swing, otto gruppi per la gestione dei pads ed una sezione trasport per il controllo del progetto. Collegando l’interfaccia, il display semi-illuminato ci consiglia di eseguire il software in dotazione o, se volessimo utilizzare quest’ultima come controller midi (Fig.3), di eseguire la pressione dei tasti shift+control (Fig. 4). Sul retro del controller sono disponibili una porta usb 2.0 che alimenta e gestisce l’intera periferica, due porte midi IN/OUT e la predisposizione per il Kensington® Lock, ossia un piccolo foro presente in quasi tutti i computer portatili recenti – e da oggi anche su periferiche portatili – al quale possiamo collegare un lucchetto brevettato, ideato per assicurare il computer al tavolo in modo da proteggerlo da malintenzionati durante le nostre session live (Fig.5).

    Software di gestione

    Il software del Maschine gira su sistemi operativi Microsoft XP, Vista, Windows 7 e Mac OS X. L’istallazione del software non è durata molto, considerando che nella versione che ho provato hanno notevolmente incrementato la già ricca libreria in dotazione nella versione precedente (ben 6 GB di samples e loop di vario genere). Gli utilizzatori dei programmi Ableton mi daranno fortemente ragione perché ad un primo utilizzo la GUI del software in dotazione ricorda vagamente quella di Ableton live (Fig. 6). Per chi ha un livello minimo di pratica con questi software posso affermare che è tutto intuitivo e molto semplice. Il Machine, infatti, usa il concetto della programmazione a pattern, che dà la possibilità di creare song “scene” concatenandole e arrangiandole al volo. Il controller si interfaccia perfettamente con il programma Maschine, non ho toccato quasi mai il mouse, tutto è consultabile sui due ampi display ed è possibile sfogliare e navigare nella libreria dei campioni, modificare, tagliare e splittare l’onda dei samples, tutto in maniera precisa e non distruttiva, utilizzando gli encoders rotativi (del resto molto precisi). Ovviamente vi starete chiedendo se è possibile integrare tutto nelle varie DAW e sequencer di altre case… Certamente, dopo aver creato un progetto potrete esportare tutti file midi con un semplice drag & drop sulla DAW che vi compete e inoltre voglio ricordare che potete aprire il Maschine come plugin VST, AU, RTAS. Il Maschine, inoltre, consente di campionare usando la vostra interfaccia audio, con funzioni di re-sampling interno.

    Libreria di suoni

    Come già anticipato, la libreria messa a disposizione dalla Native è veramente vasta. Cliccando sul tasto “Lib” si accede ad oltre 6 GB di campioni e tutti i suoni sono stati divisi per categorie (Banca, Tipo e Sottotipo): quindi, se cerchi una cassa dell’808 o un rullante del 909 in pochi secondi riesci a cambiare suono restringendo la ricerca per sottocategorie. La stessa cosa vale anche per i loops, grooves o i singoli samples contenuti nella libreria, che spaziano dal genere Rock, Club e Downbeat all’Electro, Urban e Dance di ottima qualità, con ritmi e stesure che non sanno di già sentito. Se invece volessimo utilizzare i nostri preziosi samples custoditi gelosamente nel nostro hard disk, cliccando su “Disk” possiamo utilizzare rapidamente i wave o mp3 integrandoli nel progetto. E’ possibile inoltre, in questa versione del Maschine, importare i programmi già esistenti dalle macchine Akai MPC 500, 1000, 2000(XL), 2500, 3000 e 4000.

    Perché utilizzarlo

    Sicuramente il Maschine con il suo software farà la gioia di tutti i produttori, artisti e/o semplici amanti delle drum machine, per la sua totale integrazione con le DAW. Personalmente, dopo aver creato le scene e quindi i vari patter, ho esportato in preproduzione con un semplice drug & drop tutte le singole tracce direttamente nel mio Cubase 5 e devo dire che è davvero fantastico. La qualità del software è davvero professionale e suona bene: ho voluto anche effettuare un’ulteriore prova esportando i file con un sample rate di 48000 Khz e, credetemi, è tutto perfetto. Penso che i beatmaker del genere hip hop/electro dovrebbero pensare seriamente di provare a fare questa esperienza, è uno strumento completo come un vero MPC. Quando ho provato a tagliare un paio di samples al volo sono rimasto affascinato dalla semplicità con la quale, premendo un paio di comandi, sono riuscito a splittare sui pad l’intera waveform (Fig.7) senza stressarmi nel riassegnare le singole slice ai pads. Molte volte, sia per problemi tecnici, sia per la complessità delle macchine e dei software, si tende ad avere un calo della creatività. Con il Maschine è tutt’altro.

    Live set

    Il Maschine puo’ essere integrato sicuramente in un setup live, con il software in dotazione e  Traktor della Native Instruments, in coppia con il controller  KONTROL X1 creano un live set performante e senza precedenti, in oltre non dimentichiamoci che è un controller MIDI a tutti gli effetti quindi puo’ essere rimappato come si vuole per le proprie esigenze e con altri software che il mercato ci propone, tra cui Ableton Live ,anche se in verità quest’ultimo ha un launch pad dedicato.


    Cosa manca

    Ho contattato il collega Naro dei Silicon Dust , che ha provato il Maschine per produzioni differenti dalle mie e quindi di diverse esigenze: ha notato la mancanza di un arpeggiatore vero e proprio. In altre parole, la funzione Note Repeat non assolve il compito utilissimo di rendere dal vivo un arpeggio, quindi potrebbe essere inserita una funzione che permetta di arpeggiare anche l’accordo che si crea su una tastiera esterna. Ovviamente la funzione di arpeggiatore è utile quando puoi impostare l’accordo da arpeggiare come pattern ed ovviamente la cosa può essere vista come funzione fx sulla singola traccia sound o direttamente sul gruppo. Un’altra cosa che manca è una fluidità di passaggio da un progetto all’altro: potrebbero ridurre le code di suoni che masticano e pasticciano in fase di caricamento del progetto successivo, oppure le code di effetti o di note ultime suonate con dinamiche improvvisamente inaspettate. Quanto meno, si potrebbe pensare ad una funzione di Freeze o Bridge che permetta di fare un passaggio non “brusco”. … alla prossima Dj Fresella !

    Pro:

    Ha una struttura robusta e compatta.

    Semplice ed ottima disposizione dei controlli.

    Mouse-less/screen-less.

    Intuitiva, con un software ben concepito ed una libreria di 6GB in dotazione.

    Tanti filtri, effetti e modulatori per Pad.

    Possibilità di annullare le registrazioni una nota alla volta.

    Una drum machine, compatta leggera, da portarsi dietro per eventuali session live.

    Può essere utilizzata anche come controller midi.

    Tutto si illumina, anche l’occhio vuole la sua parte.

    Contro:

    Momentaneamente, in questa versione, il metronomo non si può indirizzare ad un’uscita specifica, non è possibile regolare il livello di quest’ultimo.

    Necessita di un PC o di un MAC per farla funzionare.

    INFORMAZIONI UTILI:

    Produttore: Native Instruments

    Modello: Maschine

    Website: www.native-instruments.com

    Distributore: www.midimusic.it

    Prezzo: Euro 580 + IVA

    A caccia di loops!

    Ops… quanti loops ;-)

    Se esiste un prodotto che trova nella rete il suo metodo di distribuzione elettivo, sicuramente questo riguarderà i loops. Per loops intendiamo sequenze melodiche e/o percussive da scaricare in vari formati ed utilizzare nelle proprie produzioni. Lungi da noi l’idea di voler rappresentare un quadro esaustivo nella produzione di loops presenti in rete, non basterebbe una rivista intera per poterli citare e recensire tutti. Con questo articolo ci proponiamo il fine assai più modesto di segnalare produttori e siti magari non così conosciuti, ma che hanno a catalogo prodotti di tutto rispetto e di una certa utilità.

    I diversi formati:

    La rete ha consentito la nascita e lo sviluppo di una moltitudine di piccole realtà di produzione dedicate alla creazione e sviluppo di questi elementi musicali, così richiesti ed utilizzati, specialmente nel settore della musica elettronica e ultimamente anche nel mondo pop. Ci appare utile, perciò, introdurre brevemente i maggiori formati con cui i loops sono distribuiti in rete. Questi sono principalmente di tre tipi: acidized waves, Rex e Apple loops. Acidized waves sono dei tradizionali files .wav, quindi leggibili da qualsiasi lettore/player, con la differenza che la “acidizzazione” inserisce all’interno dei wave stessi delle indicazioni (markers) che consentono un migliore “time stretching” a quei programmi abilitati a riconoscerli. Pertanto si ritiene che sia possibile ottenere un adattamento “a tempo” con una migliore qualità in presenza di acidized waves. Il formato Rex, introdotto dalla Propellerhead con il software Recycle, è nativo di Reason (sempre della Prophelleread), ma viene letto anche da una grande quantità di beat slicers/players, primi tra tutti i best sellers Spectrasonics Stylus Rmx (Fig.1) e Native Instruments Intakt. Il formato Rex è basato sulle “slices”, vale a dire il loop viene fisicamente suddiviso in elementi singoli, che vengono eseguiti in precisa sequenza a tempo con il programma “host”. Il formato Rex è forse quello più efficace in termini di resa, in quanto non da origine agli spiacevoli artefatti sonori a cui siamo abituati in presenza di operazioni di “time stretching”, anche se eseguite su files acidized.Il problema a cui si va incontro con i Rex è principalmente legato alla presenza di “buchi” se il tempo viene rallentato eccessivamente, in quanto il singolo elemento di ritmo finisce troppo presto perché il successivo possa esservi concatenato con fluidità. Il formato Rex rimane, tuttavia, il più efficace per chi vuole provare ad utilizzare i loops su tempi differenti rispetto a quelli con cui sono stati programmati. Per finire il formato Apple Loops, introdotto dalla Apple con il software Soundtrack, è utilizzato principalmente da tutti i software marchiati Apple: dal “piccolo” e gratuito Garage Band (Fig.2) fino al completo sistema Logic Studio. Sta di fatto che anche questo formato sta diventando uno standard in ambiente Mac utilizzato anche da altri software, tra cui il recente Satellite della Samplebase .

    Peace & Love productions

    Ci piace citare la “Peace & Love productions ” (Fig.3) all’inizio poiché rappresenta, per noi, un ottimo esempio di piccolo produttore di loops dal buon rapporto qualità/prezzo e caratterizzato da un buon dinamismo nella gestione dell’offerta. I “grooves” sono offerti in pacchetti da scaricare, al costo medio di 15/20 dollari, e coprono principalmente i generi trance, hip hop, house, disco house, elektrobreaks ed ambient. I pacchetti sono misti e suddivisi per genere musicale, vale a dire che vengono forniti in un singolo pacchetto elementi percussivi, beats completi, percussioni, nonché elementi melodici e bassi, in diversa quantità a seconda del genere trattato. Il nostro giudizio positivo è dettato dal fatto che, nonostante il costo delle collezioni offerte sia molto basso, riscontriamo una certa originalità e qualità tipiche di produzioni dal costo di gran lunga più elevato. Una buona gestione e finitura dello slicing dei files rex completa un quadro in generale positivo. L’acquisto viene gestito da “paypal” e lo scaricamento immediato.

    Sonomic

    Sonomic (Fig.4) è presente sul mercato da alcuni anni e, dopo un periodo di torpore, ha riacquistato nuovo smalto da quando è diventato uno dei primi siti ad offrire la produzione Zero-g dedicata allo scaricamento “on line”. Infatti la casa inglese ha recentemente portato in formato “downloadable cd” molti dei suoi vecchi cavalli di battaglia, alcuni dei quali non sfigurano in produzioni odierne anche a distanza di parecchi anni. Sonomic offre quindi una completa collezione di samples “di marca”, dal citato Zero-g a Loopmaster. É possibile, inoltre, ritrovare nel catalogo Sonomic anche alcune chicche come la dismessa produzione dei mitici Sampleheads. Per ultima menzioniamo la libreria di effetti speciali, per la verità particolarmente ben fornita e ancora attuale per le produzioni odierne. Il prezzo richiesto sui cd downloadabili è perfettamente in linea. Francamente un po’ cari i campioni da scaricare ed acquistare singolarmente. Anche PowerFx (Fig.5) ricalca lo schema offerto da Sonomic. All’interno del portale sono offerti, oltre a cd scaricabili, anche pacchetti in vari formati, ognuno dei quali contiene in media una trentina di “files”. Fastidioso neo, ad avviso di chi scrive, un’interfaccia di navigazione che, se da un punto di vista grafico non fa una grinza, sul fronte dell’usabilità lascia davvero a desiderare. PowerFx ha anche a catalogo alcuni software, tra i quali merita di essere citato Miracle, un lettore/manipolatore di loops dalle interessanti funzioni.

    Audiobase

    Audiobase (Fig.6) è il sito per lo scaricamento che offre la possibilità di scegliere tra vari formati. Non enorme la produzione, anche se di buona fattura. I generi offerti sono Electronic, Techno, Drum & Bass, House, Instruments, Guitar, Funk / R&B , Hip Hop , Rock , Guitar , Drums , Sound FX , World Sound. Molto accessibili i cosiddetti “bundles”, che offrono un ottimo rapporto qualità prezzo. Ho trovato molto interessante la sezione “browse Artist” dove è possibile ascoltare sia dei demo audio del cd pubblicizzato, con tutte le informazioni relative al prodotto, formato audio, loop contenuti etc., sia leggersi la biografia dell’artista che ha usato tali librerie. Avremmo tuttavia gradito una presenza maggiore di files in formato Rex, che non obbligano a seguire il tempo preciso dei loop stessi (Fig.6).

    Siliconbeats

    Un po’ defilato nello scenario dei siti più in voga, Siliconbeats (Fig.7) offre un catalogo interessante di “packs” contenenti in media intorno ai duecento loops, in tre formati: Acid, Rex e Apple loops. La catalogazione un po’ scolastica dei suoi pacchetti ha, tuttavia, il piacevole dono della chiarezza ed usabilità. Se volete farvi un idea di come suonano i loops, per ogni singolo pacchetto è offerto per lo scaricamento un buon numero di campioni di prova, in diversi formati. Consigliamo, se possedete Stylus Rmx, Intakt od uno dei numerosi player in grado di leggerlo, il formato Rex per mettere alla prova i prodotti, in quanto la qualità dello “slicing” spesso la dice lunga sull’approccio alla precisione e professionalità dei diversi “developers”.

    Freeloops

    Ecco un bel sito, Freeloops (Fig.8), dove poter scaricare singoli loop gratuiti, in formato wav, oppure dei pack preparati a dovere, formati da una cinquantina di file selezionati in modo coerente per poter sfruttare appieno l’insieme offerto dalla proposta commerciale. I prezzi dei packs scaricabili o dei CD e puramente simbolico, attorno ai € 15, per generi che spaziano dal Rock all’House passando per il Drum ‘n Bass ed il Jungle.

    Fine della corsa…

    Siamo giunti al termine del primo “ciclo” di piccoli test sul mondo dei loops. Non mancheranno nelle prossime puntate nuove piccole scoperte che ho fatto in rete di prodotti “low cost” o “free” veramente interessanti, sconosciuti alla maggioranza dei lettori. Vi posso assicurare che, in alcuni casi, possono competere se non addirittura superare prodotti Top. Magari non saranno registrati con qualità eccellenti, in studi iper-professionali e la loro fattura sarà media, ma vi posso garantire che molte volte ho trovato più idee innovative in questi prodotti “poveri” che in quelli realizzati da grandi produzioni. Buona lettura alla prossima caccia!

    Novation: Xio

    Sono passati più di tre anni dall’uscita del controller Xio della Novation, il quale è ancora in vita e sembra godere ancora di buona salute, ma il mercato è cresciuto e sono arrivati nuovi prodotti molto più freschi. Come mai ancora tanto clamore su un oggetto che mantiene ancora quasi lo stesso prezzo di tre anni fa? Lo strumento vive ancora di gloria oppure è diventato solo un oggetto di culto?

     

    Prefazione:

    Quando ho deciso di esaminare, qualche mese fa, questo prodotto, mi sono posto il problema di porre l’attenzione su qualche cosa di diverso in quanto, essendo lo Xio presente sul mercato già da parecchio tempo, sono state scritte moltissime recensioni e si sa già quasi tutto sullo strumento in questione. Ho iniziato a scrivere sul mio PC varie bozze, ma senza essere mai soddisfatto del risultato. Un giorno guardando su una vecchia recensione della rivista cm2magazine, mi sono trovato un TEST fatto un paio di anni prima da un mio caro amico di vecchia data: Antonio Campeglia. Conoscendolo bene e sapendo che è una persona sempre a contatto con strumenti musicali di ultima generazione e che è molto critico quando deve dare un giudizio, ho ritenuto l’occasione perfetta per chiedergli di aiutarmi a gestire al meglio questa recensione. Un paio di e-mail e una telefonata ci ha permesso di accordarci: io da Roma con il mio Xio (Fig.1) e lui da Napoli con il suo Xio25 per dare il via e lavorare sul progetto. 1

     

    Come si presenta:

    Aprendo la confezione ci troviamo di fronte all’oggetto del nostro test, ben protetto da fasce di polistirolo e corredato da un trasformatore esterno, una breve guida in inglese per un primo approccio allo strumento, qualche depliant pubblicitario di prodotti partner ed il cd con driver e alcuni software in versione lite in bundle. La prima impressione che si ha, osservando attentamente lo strumento, è la sua compattezza e soprattutto la sua leggerezza. La risposta al tocco è ben gestibile sotto le dita, ma non ha lo stesso feel rispetto ad altri strumenti di casa Novation (sono un felice possessore della NOVA II). Antonio mi fa presente che la qualità e la gestione della risposta della tastiera secondo lui è di gran lunga superiore non solo a molte master dinamiche di ultimissima generazione, ma addirittura anche di tantissimi synth di fascia alta. Considerando poi che il prodotto in esame è sicuramente più orientato ad una situazione di “studio portatile” (sdraietta, bibita, portatile, Xio e cuffie, per intenderci), caratteristiche come le ampie capacità di input/output (microfono, instrument, linea) sono sicuramente prioritarie rispetto al “feel esecutivo”.

    2

    Sezione controller:

    Lo Xio è una completa superficie di controllo con 22 elementi tra manopole e pulsanti (raddoppiata a 44 da un pulsante A / B), oltre ad un Touchpad ed un joystick liberamente assegnabili (Fig. 2). Tutti questi controlli sono pre-programmati in 12 dei 16 modelli a bordo, in modo che si possano controllare istantaneamente molte applicazioni software come Logic, Cubase SX3, Sonar, i più importanti synth virtuali di casa Native Instruments, Albino 2 ed altri, oltre ovviamente a V-Station e Bass Station di “mamma Novation”. Gli altri modelli sono facilmente personalizzabili tramite un Editor fornito in bundle o scaricabile dal sito Novation insieme ad altri templates e soundbanks (Fig. 3).

    3 4

    Sezione sintetizzatore:

    Una volta collegato ai monitor del mio studio, lo Xio comincia a mostrare il suo lato migliore: il suono. Le timbriche sono decise e molto d’impatto, i sound designer che hanno sviluppato i 200 preset della macchina avevano certamente le idee molto chiare su come dovesse presentarsi il piccolo di casa Novation rendendo giustizia al motore di sintesi in Virtual Analog ed alle caratteristiche “accessorie” della macchina come, per esempio, l’arpeggiatore che ne valorizza moltissimo i timbri. Altrettanto interessante la funzione X-Gator che lo caratterizza ulteriormente dando all’arpeggio un gusto più “dancereccio”. In effetti buona parte dei preset della macchina sono stati sviluppati da artisti e produttori di fama internazionale quali Roots Manuva (Fig.4), Rennie Pilgrem, Ferry Corsten, James Zabiela ed altri. Se non dovessero risultarvi sufficienti i preset precaricati, dal sito web Novation se ne possono scaricare di nuovi ed importarli sia singolarmente che a banchi interi tramite l’editor a corredo o qualsiasi utility MIDI (esempio, MIDIox).Se poi vogliamo sbizzarrirci con un po’ di smanettamento abbiamo a disposizione gli 11 controlli rotativi (Fig.5) per accedere ai principali parametri di sintesi. Da sottolineare che alcuni parametri sono difficilmente raggiungibili in quanto i menu sono nascosti dietro ripetute pressioni di alcuni pulsanti; non il massimo dell’intuitività a dire il vero, specialmente se abbiamo intenzione di cimentarci in sessioni di sintesi in tempo reale. Antonio mi segnala che nella versione che ha recensito a suo tempo, alcuni dei suoni avevano un problema: con i suoni in modalità monofonica/ legato (soprattutto quelli con forme d’onda “Saw” molto filtrate) si avvertiva un CLICK. Effettuando una prova mirata, con l’aggiornamento di sistema, ora tale problema non si avverte se non quando si modificano alcuni preset di fabbrica. Motivo per cui consiglio di creare nuovi suoni partendo dalla Init Patch. Particolare molto importante, a mio avviso, è la necessità di fare il mixdown su computer via USB dell’audio prodotto dalla sezione di sintesi. L’importanza è sottolineata dal fatto che, essendo la macchina monotimbrica ad 8 voci di polifonia, ci si deve limitare all’esecuzione di un solo suono per volta: quindi poter “finalizzare” una traccia MIDI (senza conversioni intermedie) per passare alla successiva è un ottimo compromesso per lavorare senza degrado qualitativo. 5

    Interfaccia audio:

    La scheda audio della Xio è la stessa che montava quando è uscita, sfortunatamente per questi prodotti c’è un obsolescenza abbastanza forte e dopo tanti anni qualche cosa che poteva sembrare ottima per quel periodo storico, in realtà adesso potrebbe risultare ridicola. Ma andiamo per ordine. Per aver un riscontro sulla qualità ho chiesto ad Antonio se poteva farmi un confronto, visto che oltre ad avere a sua disposizione una scheda audio RME Fireface (Fig.6), poteva procurarsi facilmente anche delle schede di fascia più bassa da utilizzare nella comparazione, mentre da parte mia, con solo una Motu 828 MK2, il confronto sarebbe risultato impari. Grazie ad Antonio, quindi, la scheda Novation è stata provata confrontandola con una Edirol e una M-Audio Base USB e, in realtà, quello che risulta immediatamente ad un primo ascolto è che ognuna delle 3 schede ha una caratteristica sonora diversa ma con pari prestazioni di stabilità di driver e di latenza. Secondo Antonio la scheda che monta all’interno ha ancora tutte le carte in regola per essere una buona “entry-level” per registrare, senza avere problemi di clip o di latenza con un suono più che accettabile, pari a schede nella fascia di 150/200 euro. Se poi consideriamo la possibilità di poter trovare lo Xio sul mercatino dell’usato…

    A.C.: Non sarà una RME Fireface, ma vi posso assicurare che il suono è molto pulito e soprattutto equilibrato e riesce a gestire bene sonorità con transienti molto veloci, tipo chitarre e bassi acustici, senza impastare in maniera innaturale il segnale. 6

    Analisi circuiteria:

    Passiamo ora a dare un’occhiata all’interno del nostro giocattolino, grazie all’indagine e le fotografie realizzate da Antonio. La costruzione è semplice ed ordinata e lo Xio si esaurisce in soli 3 circuiti stampati: la scheda sotto la tastiera, la scheda per l’interfaccia utente (posizionata subito sotto il pannello superiore) e la scheda principale, fissata sul fondo ed ancorata al retro con le varie connessioni (Fig.7). Come si può dedurre già a prima vista si tratta di alta ingegnerizzazione con un grosso uso di circuiti integrati che svolgono compiti specifici (generazione sonora, elaborazione etc.), con i pochi elementi discreti che fungono da completamento ed interfaccia tra i circuiti. 7 8 Il vero fulcro del sistema comunque è il DSP Motorola 56367 a 150 Mhz (Fig.8) utilizzato anche per macchine altamente professionali come la scheda TC Powercore, vero unico responsabile di ciò che viene “acusticamente” prodotto all’interno del sintetizzatore. Più passa il tempo e più queste macchine tendono a somigliare a computer (Fig.9). 9

    Il filtro ovviamente è un elemento centrale della catena di sintesi di Xio e, in effetti, suona molto bene, ma il piccolo Novation si difende bene anche quando non è il filtro a caratterizzare il suono, a riprova che la materia prima che esce dagli oscillatori è già soddisfacente. I successivi tre campioni stanno a testimoniare proprio questo: lo XioSynth riesce ad esprimersi benissimo in molte tipologie di sonorità sintetiche, con la morbidezza che ormai è marchio di fabbrica in casa Novation.

    Considerazioni finali:

    XioSynth fornisce un’ottima sezione di sintesi, flessibile nelle sonorità e malleabile sotto le vostre mani, un’interfaccia audio completa dal punto di vista delle connessioni ed un controller ottimizzato per i più diffusi VST instruments: il tutto impacchettato in pochi etti da portare ovunque si voglia. Ancora oggi, nonostante la sua età tecnologica, lo ritengo ancora un prodotto molto valido e funzionante con un ottimo rapporto qualità/prezzo. Se ciò che state cercando è un compact controller a tastiera per l’uso in uno studio mobile, lo XioSynth è probabilmente la soluzione che fa per voi.

    Pro: Grande compattezza e leggerezza; Ottima qualità sonora con una scheda audio di buon livello.

    Contro: Sarebbe stato opportuno, dopo tanto tempo, mettere nella sezione “template” almeno i presets delle nuove versioni di Cubase e Logic.

    Prezzo indicativo: € 300,00 (XioSynth 25)

    Info: www.novationmusic.com

    Assaggini Audio:
    XioSynth01
    XioSynth02
    XioSynth03
    XioSynth04
    XioSynth05
    XioSynth06

    Per darvi prova delle capacità timbriche dello XioSynth ho preparato 6 piccoli “assaggini” per le vostre orecchie che spero vi permettano di farvi un’idea più precisa in proposito. Il primo (XioSynth01.mp3) è un classico utilizzo dell’arpeggiatore; il suono usufruisce a pieno della pulizia del filtro risonante che da apertissimo va a chiudersi rapidamente per enfatizzare la brillantezza dell’attacco. Come potrete notare, l’arpeggiatore è programmabile permettendo evoluzioni armonico-ritmiche del tutto personali. Il secondo ascolto (XioSynth02.mp3) permette di apprezzare come suona il filtro pressoché in tutta la sua estensione. Per il terzo esempio sonoro (XioSynth03.mp3) ho scelto un semplice Lead Synth per evidenziare la pulizia sonora e la limpidezza del filtro. Il filtro ovviamente è un elemento centrale della catena di sintesi di Xio e, in effetti, suona molto bene, ma il piccolo Novation si difende bene anche quando non è il filtro a caratterizzare il suono, a riprova che la materia prima che esce dagli oscillatori è già soddisfacente. I rimanenti tre campioni stanno a testimoniare proprio questo. con Pad morbidi e sognanti (XioSynth04.mp3), evocative percussioni sintetiche (XioSynth05.mp3) e classici synth bass  (XioSynth06.mp3) lo XioSynth riesce ad esprimersi benissimo in molte tipologie di sonorità sintetiche, con la morbidezza che ormai è marchio di fabbrica in casa Novation.