
Gli Unisonofx rappresentano ormai consolidata realtà nel panorama House con 10 anni di lavoro attivo e circa 20 produzioni musicali in collaborazione con le diverse Etichette del settore. Più che gruppo, potremmo definire gli Unisonofx un progetto di musica elettronica. Nascono nell'estate del 2000 dall'incontro artistico tra Alessandro Salma (produttore, Dj, arrangiamento e programmazione) e Salvatore Aversano (polistrumentista e fonico). Sin dall'inizio l'intento dei due è stato e quello di unire esperienze musicali per creare un sound particolare ovvero di "fusione".
I componenti del gruppo infatti provengono da contesti musicali molto diversi tra loro.Alla fine del 2002 si unisce al duo in pianta stabile il Dj Carmine Arena che con i suoi arrangiamenti avvicina il progetto alle realtà disco-house. Al trio hanno quindi collaborato di volta in volta, in funzione alle necessità dei brani, diversi artisti facendo così nascere negli anni vari progetti musicali. Una costante sempre presente nei loro brani, costruiti su sonorità prettamente house, è la fusione di influenze elettroniche con sonorità fatte da strumenti reali che conferiscono originalità al sound differenziandolo dalla House esclusivamente DJ oriented. Make me love again è un disco in vinile, come nella più classica tradizione house. Nasce da una collaborazione allargata e paritetica degli Unisonofx con Mr.Few (musicista arrangiatore) e Rose Marriot cantante. Il vinile è composto da quattro tracce che ,come sempre avviene in questo genere di musica, rappresentano le diverse versioni di una stessa idea.
-Make Me Love Again Originale – Traccia di circa 5 ,27 minuti che più di tutte si avvicina alla formula “canzone”, dove la melodia è sviluppata in modo completo e la musica è a sostegno della voce di Rose Marriot. Già dalle prime battute si avverte che il brano è molto vivo e con un bel ritmo sostenuto. I suoni principali sono una bella chitarra ritmica sicuramente una Fender Stratocaster, il basso elettrico credo che sia un Fender jazz bass e Piano Rhodes di chiara matrice sintetica, il tutto risulta rigorosamente suonato. Ben strutturato l’intreccio dei 3 suoni principali con synth, effetti e loop nella costruzione del brano. Il brano ricorda molto le sonorità dance degli anni 80 con dei richiami leggermente fucion come nel caso del piano Fender.
-Make Me Love Again Classic - traccia di circa 6,20 minuti che si sviluppa con sonorità ed arrangiamenti di stile house classic. Maggiore è l’impiego dei filtri di frequenza ed il piano elettrico con i suoi accordi svolge un ruolo fondamentale nel supporto armonico-ritmico. Le sonorità assumono un aspetto più essenziale ed intimista e la voce e la musica si dividono più equamente lo spazio a disposizione con un breve ma intenso fraseggio di piano elettrico seguito da un buon riff di tastiera.
-Make Me Love Again Mix Club- Traccia di circa 6 minuti che rispecchia perfettamente il titolo ovvero si presenta in stile club con una cassa secca ed asciutta, il piano armonico-ritmico viene sostituito dalle tastiere e le chitarre sono sapientemente filtrate. Anche il basso è tagliato e looppato in stile. Brano certamente più da pista club. Meno spazio ai singoli strumenti e più al lavoro di squadra.
Make Me Love Again Club Strumentale- Traccia di circa 6 minuti. Rappresenta la versione strumentale della club. La registrazione sembra volutamente un po’ retrò con sonorità che tendono maggiormente al caldo suono analogico. A volte è presente qualche saturazione di troppo ma la stessa insieme al supporto vinilico contribuiscono a conferire ancor maggior “calore” all’ascolto. Arrangiamenti ben costruiti, suoni ben equilibrati fra di loro. Ottima la ripresa della voce che risulta in tutti i brani sempre gradevole e ben equilibrata rispetto a tutto il mix.
LA SCHEDA:
U.F.X.
Etichetta: Equal Record
Make Me Love Again Originale
Make Me Love Again Classic
Make Me Love Again Mix Club
Make Me Love Again Club Strumentale
Link:
www.myspace.com/unisonofx
www.myspace.com/ufxgroup
www.myspace.com/unisonofx
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Ops… quanti loops
Se esiste un prodotto che trova nella rete il suo metodo di distribuzione elettivo, sicuramente questo riguarderà i loops. Per loops intendiamo sequenze melodiche e/o percussive da scaricare in vari formati ed utilizzare nelle proprie produzioni. Lungi da noi l’idea di voler rappresentare un quadro esaustivo nella produzione di loops presenti in rete, non basterebbe una rivista intera per poterli citare e recensire tutti. Con questo articolo ci proponiamo il fine assai più modesto di segnalare produttori e siti magari non così conosciuti, ma che hanno a catalogo prodotti di tutto rispetto e di una certa utilità.
I diversi formati:
La rete ha consentito la nascita e lo sviluppo di una moltitudine di piccole realtà di produzione dedicate alla creazione e sviluppo di questi elementi musicali, così richiesti ed utilizzati, specialmente nel settore della musica elettronica e ultimamente anche nel mondo pop. Ci appare utile, perciò, introdurre brevemente i maggiori formati con cui i loops sono distribuiti in rete. Questi sono principalmente di tre tipi: acidized waves, Rex e Apple loops. Acidized waves sono dei tradizionali files .wav, quindi leggibili da qualsiasi lettore/player, con la differenza che la “acidizzazione” inserisce all’interno dei wave stessi delle indicazioni (markers) che consentono un migliore “time stretching” a quei programmi abilitati a riconoscerli. Pertanto si ritiene che sia possibile ottenere un adattamento “a tempo” con una migliore qualità in presenza di acidized waves. Il formato Rex, introdotto dalla Propellerhead con il software Recycle, è nativo di Reason (sempre della Prophelleread), ma viene letto anche da una grande quantità di beat slicers/players, primi tra tutti i best sellers Spectrasonics Stylus Rmx (Fig.1) e Native Instruments Intakt. Il formato Rex è basato sulle “slices”, vale a dire il loop viene fisicamente suddiviso in elementi singoli, che vengono eseguiti in precisa sequenza a tempo con il programma “host”. Il formato Rex è forse quello più efficace in termini di resa, in quanto non da origine agli spiacevoli artefatti sonori a cui siamo abituati in presenza di operazioni di “time stretching”, anche se eseguite su files acidized.Il problema a cui si va incontro con i Rex è principalmente legato alla presenza di “buchi” se il tempo viene rallentato eccessivamente, in quanto il singolo elemento di ritmo finisce troppo presto perché il successivo possa esservi concatenato con fluidità. Il formato Rex rimane, tuttavia, il più efficace per chi vuole provare ad utilizzare i loops su tempi differenti rispetto a quelli con cui sono stati programmati. Per finire il formato Apple Loops, introdotto dalla Apple con il software Soundtrack, è utilizzato principalmente da tutti i software marchiati Apple: dal “piccolo” e gratuito Garage Band (Fig.2) fino al completo sistema Logic Studio. Sta di fatto che anche questo formato sta diventando uno standard in ambiente Mac utilizzato anche da altri software, tra cui il recente Satellite della Samplebase .
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Peace & Love productions
Ci piace citare la “Peace & Love productions ” (Fig.3) all’inizio poiché rappresenta, per noi, un ottimo esempio di piccolo produttore di loops dal buon rapporto qualità/prezzo e caratterizzato da un buon dinamismo nella gestione dell’offerta. I “grooves” sono offerti in pacchetti da scaricare, al costo medio di 15/20 dollari, e coprono principalmente i generi trance, hip hop, house, disco house, elektrobreaks ed ambient. I pacchetti sono misti e suddivisi per genere musicale, vale a dire che vengono forniti in un singolo pacchetto elementi percussivi, beats completi, percussioni, nonché elementi melodici e bassi, in diversa quantità a seconda del genere trattato. Il nostro giudizio positivo è dettato dal fatto che, nonostante il costo delle collezioni offerte sia molto basso, riscontriamo una certa originalità e qualità tipiche di produzioni dal costo di gran lunga più elevato. Una buona gestione e finitura dello slicing dei files rex completa un quadro in generale positivo. L’acquisto viene gestito da “paypal” e lo scaricamento immediato.
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Sonomic
Sonomic (Fig.4) è presente sul mercato da alcuni anni e, dopo un periodo di torpore, ha riacquistato nuovo smalto da quando è diventato uno dei primi siti ad offrire la produzione Zero-g dedicata allo scaricamento “on line”. Infatti la casa inglese ha recentemente portato in formato “downloadable cd” molti dei suoi vecchi cavalli di battaglia, alcuni dei quali non sfigurano in produzioni odierne anche a distanza di parecchi anni. Sonomic offre quindi una completa collezione di samples “di marca”, dal citato Zero-g a Loopmaster. É possibile, inoltre, ritrovare nel catalogo Sonomic anche alcune chicche come la dismessa produzione dei mitici Sampleheads. Per ultima menzioniamo la libreria di effetti speciali, per la verità particolarmente ben fornita e ancora attuale per le produzioni odierne. Il prezzo richiesto sui cd downloadabili è perfettamente in linea. Francamente un po’ cari i campioni da scaricare ed acquistare singolarmente. Anche PowerFx (Fig.5) ricalca lo schema offerto da Sonomic. All’interno del portale sono offerti, oltre a cd scaricabili, anche pacchetti in vari formati, ognuno dei quali contiene in media una trentina di “files”. Fastidioso neo, ad avviso di chi scrive, un’interfaccia di navigazione che, se da un punto di vista grafico non fa una grinza, sul fronte dell’usabilità lascia davvero a desiderare. PowerFx ha anche a catalogo alcuni software, tra i quali merita di essere citato Miracle, un lettore/manipolatore di loops dalle interessanti funzioni.
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Audiobase
Audiobase (Fig.6) è il sito per lo scaricamento che offre la possibilità di scegliere tra vari formati. Non enorme la produzione, anche se di buona fattura. I generi offerti sono Electronic, Techno, Drum & Bass, House, Instruments, Guitar, Funk / R&B , Hip Hop , Rock , Guitar , Drums , Sound FX , World Sound. Molto accessibili i cosiddetti “bundles”, che offrono un ottimo rapporto qualità prezzo. Ho trovato molto interessante la sezione “browse Artist” dove è possibile ascoltare sia dei demo audio del cd pubblicizzato, con tutte le informazioni relative al prodotto, formato audio, loop contenuti etc., sia leggersi la biografia dell’artista che ha usato tali librerie. Avremmo tuttavia gradito una presenza maggiore di files in formato Rex, che non obbligano a seguire il tempo preciso dei loop stessi (Fig.6).
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Siliconbeats
Un po’ defilato nello scenario dei siti più in voga, Siliconbeats (Fig.7) offre un catalogo interessante di “packs” contenenti in media intorno ai duecento loops, in tre formati: Acid, Rex e Apple loops. La catalogazione un po’ scolastica dei suoi pacchetti ha, tuttavia, il piacevole dono della chiarezza ed usabilità. Se volete farvi un idea di come suonano i loops, per ogni singolo pacchetto è offerto per lo scaricamento un buon numero di campioni di prova, in diversi formati. Consigliamo, se possedete Stylus Rmx, Intakt od uno dei numerosi player in grado di leggerlo, il formato Rex per mettere alla prova i prodotti, in quanto la qualità dello “slicing” spesso la dice lunga sull’approccio alla precisione e professionalità dei diversi “developers”.
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Freeloops
Ecco un bel sito, Freeloops (Fig.8), dove poter scaricare singoli loop gratuiti, in formato wav, oppure dei pack preparati a dovere, formati da una cinquantina di file selezionati in modo coerente per poter sfruttare appieno l’insieme offerto dalla proposta commerciale. I prezzi dei packs scaricabili o dei CD e puramente simbolico, attorno ai € 15, per generi che spaziano dal Rock all’House passando per il Drum ‘n Bass ed il Jungle.
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Fine della corsa…
Siamo giunti al termine del primo “ciclo” di piccoli test sul mondo dei loops. Non mancheranno nelle prossime puntate nuove piccole scoperte che ho fatto in rete di prodotti “low cost” o “free” veramente interessanti, sconosciuti alla maggioranza dei lettori. Vi posso assicurare che, in alcuni casi, possono competere se non addirittura superare prodotti Top. Magari non saranno registrati con qualità eccellenti, in studi iper-professionali e la loro fattura sarà media, ma vi posso garantire che molte volte ho trovato più idee innovative in questi prodotti “poveri” che in quelli realizzati da grandi produzioni. Buona lettura alla prossima caccia!
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Tutti in fondo lo conosciamo inconsapevolmente, mi riferisco in particolare ai “ragazzi” del secolo scorso che hanno maturato una convivenza subliminale con il classico sibilo sinusoidale. A partire dagli anni ’20 infatti, ogni film horror di rispetto, ogni scena che dovesse generare suspance, ogni synth monofonico di rispetto, considerava la sua presenza necessaria ed imprescindibile… eppure, nonostante la acquisita familiarità, ogni volta che si ha la possibilità di vederne uno dal vivo è sempre una sorpresa: stiamo parlando del Theremin!
Funzionamento del Theremin

Il Theremin è il primo strumento elettronico della storia (Fig.1) creato dall’inventore russo Lev Termen nel 1919. È composto fondamentalmente da due antenne poste rispettivamente sopra e a lato di un contenitore nel quale è alloggiata tutta l’elettronica. Il controllo avviene allontanando e avvicinando le mani alle antenne: mediante quella superiore (posizionata verticalmente) si controlla l’altezza del suono, mentre con quella laterale (posta orizzontalmente) si può regolare l’ampiezza. Con appositi settaggi (Fig.2) relativi al tipo di onda e ad alcuni filtri variabili il timbro può variare tra quello di un violino e quello vocale: tipica è la sequenza “waves” o “brigthness”. Lo strumento è considerato tra i più difficili da suonare proprio perché lo si suona senza toccarlo.
Fisica del Theremin
Il principio fisico di funzionamento del Theremin si basa sul battimento di due onde. Due oscillatori generano una stessa onda ad un frequenza superiore ai 20khz non udibili in stato di quiete (siamo negli ultrasuoni). Collegando un’antenna al condensatore di uno dei due oscillatori qualunque massa, come ad esempio il corpo di un musicista, che entra nel suo raggio di azione altera la capacità del condensatore e conseguentemente la frequenza dell’onda prodotta.
Dalla differenza delle due frequenze (che non sono più uguali) ne nasce un terza (il fenomeno è noto tra i musicisti anche come principio del terzo suono).
Programmando opportunamente il sistema si riesce a contenere questa onda finale nello spettro udibile dei 20Hz – 20Khz e quindi si ottiene un suono che il nostro orecchio può percepire. L’antenna di volume è l’armatura di terra di un secondo condensatore variabile. In questo caso l’oscillatore varia il circuito di amplificazione. La distanza della mano dell’esecutore dall’antenna (Fig.3) determina il valore del condensatore e l’andamento della curva di volume.

Curiosità
Leon Termen (Fig.4), il creatore del Theremin, dopo il successo dello strumento fu chiamato da tutti “Theremin” e spesso è l’unico suo nome che si trova sulle biografie.
L’idea dello strumento venne in mente a Termen mentre compiva alcuni esperimenti per l’esercito con amplificatori a valvole: si accorse che a volte si produceva un fischio che cambiava frequenza variando la distanza delle mani dalle valvole. Essendo anche un musicista, ne intuì l’utilità e sviluppò l’idea fino a giungere alla costruzione di un vero e proprio strumento musicale battezzato “eterofono”.
Nel film del 1957 “Il delinquente delicato”, il comico Jerry Lewis “suona” un Theremin casualmente scoperto in soffitta. La più grande Thereminista della storia, Clara Rockmore (Fig.5), era una violinista prodigio, ancora oggi il più giovane studente mai ammesso al conservatorio di San Pietroburgo (5 anni). Cominciò a studiare il Theremin perché non riuscì a proseguire la sua carriera da violinista a causa di problemi alle ossa dovuti alla malnutrizione.John Cage già nel 1937 intuì le possibilità dello strumento parlandone in una sua conferenza “The Future of Music” esaltando le sue possibilità espressive. Paradossalmente lo usò pochissimo come del resto tutti i musicisti d’avanguardia degli anni ‘30! Dopo la seconda guerra mondiale il Theremin cadde in disuso. Robert Moog (Fig.6), studente di scuola superiore, cominciò negli anni ‘50 a costruire circuiti per Theremin e a diffondere nuovamente lo strumento. Lenin, il dittatore russo, cominciò a studiare il Theremin dopo aver visto Termen suonarlo nel 1920. Fu così entusiasta che ne ordinò ben 600 da distribuire in Unione Sovietica e pagò un viaggio a Termen per promuovere lo strumento.
Termen sparì nel 1938. Rapito dal KGB e confinato insieme a molti altri scienziati in un campo di lavoro in Siberia riapparve 30 anni dopo.Subito dopo aver inventato il Theremin, con lo stesso principio, Termen inventò un antifurto (Burglar alarm) ancora oggi molto diffuso.Negli anni settanta Termen cominciò a dare lezioni alla sua giovanissima nipote Lydia Kavina (aveva 9 anni) considerata oggi la più grande thereminista classica vivente.

… e in Italia?
Abbiamo visitato l’unica scuola italiana che prevede un corso annuale stabile di Theremin, l’Accademia Musicale del Vallo Di Diano (Fig.7) a Sala Consilina (SA).
Più precisamente si tratta della sede di Teggiano (SA), dove l’Accademia è dotata di uno studio di registrazione ubicato in un suggestivo seminario vescovile del 1500. Ad illuminare il nostro cammino è stato Fabio Pesce, ingegnere informatico e musicista per vocazione. L’avventura inizia con una porta dello studio aperta, una luce fioca, e un lungo corridoio in pietra governato da un sibilo inquietante. Con apprensione e curiosità lo seguo …

Fabio Pesce (Fig.8) Ingegnere Informatico e musicista, laureato all’Università degli Studi di Pisa, lavora alla realizzazione di un software di sintesi musicale presso il Centro di Informatica Musicale dell’Istituto CNUCE (Centro Nazionale Universitario di Calcolo Elettronico) del Centro Nazionale delle Ricerche del Prof. Tarabella.
Dal 2000 è docente “Steinberg Educational”. Consulente hardware e software per studi di registrazione e musicisti di varia estrazione su tutto il territorio italiano; tiene corsi, master e specializzazione di Informatica Musicale. Dal 2004 è responsabile del corso biennale di informatica musicale e tecnico del suono presso l’Accademia Musicale del Vallo di Diano a Sala Consilina (SA) e Teggiano (SA) a cui si è aggiunto dal 2008 il primo corso italiano stabile di Theremin.
Studia Theremin con i migliori maestri del mondo da Lydia Kavina a Barbara Buchholz a Carolina Eyck a Randy George a Wilco Botermans e si esibisce in vari spettacoli di Theremin Orchestra con Lydia Kavina in Germania. Ha suonato in vari festival internazionali soprattutto in Germania (Without touch 2 e 3, Electronic Art Party 5) e Inghilterra (SW4 e SW5).
Suona Theremin classico in duo con l’organista Tonino Angone e musica elettronica con Chris Henkel (o8o8.de). Ha anche un proprio spettacolo in solo.
Nel 2009 ha registrato il CD Vulkano con il sassofonista Gaspare de Vito, Chris Henkel (synth) e Gordon Charlton (Theremin ed effetti) – AMV edizioni – ed è stato incluso nella compilation “Sonic Weekend 4” e “Sonic Weekend 5” prodotto dalla White Label (UK).
Suona prevalentemente un Etherwave Pro della Moog.
Antonio Campeglia: Parliamo del tuo Theremin…
Fabio Pesce: Ti presento il primo strumento elettronico della storia! L’unico che si suona senza alcun contatto fisico. Era il 1920 quando l’inventore russo Leon Termen (poi chiamato Theremin in occidente) lo suona davanti ad un sbigottito Lenin.
Questi sono gli ultimi due modelli prodotti dalla Moog in questi ultimi anni: un ormai raro Etherwave Pro, conosciuto anche semplicemente come Epro (Fig.9), e un Etherwave standard.
AC: Ci sarebbe anche un Etherwave Plus, uscito da poco…
FP: Lo so, lo so, ma quello lo sto ancora aspettando. È un misto dei due, comunque modificato per entrare nel consolidato mercato dei controller. Suonare un Theremin in maniera classica è troppo complicato per il musicista medio, richiede troppa applicazione e soprattutto tempo. Il caso ha voluto che con la morte di Bob Moog, nel 2005, si sia delineata anche una rapida caduta di attenzione verso l’Etherwave Pro. Allora ci volevano 1500 dollari per un Epro quando era ancora in produzione. Non poco se si considera che il 90% di quelli venduti erano destinati a diventare pezzi di arredamento o ad essere sfruttati per qualche effetto sonoro vintage. Attualmente l’Epro è diventato non solo il modello più ambito, difficilissimo da trovare, ma, nel caso, ci vuole una cifra almeno di tre volte superiore al prezzo di partenza. Questo l’ho comprato in California, è il n. 347
AC: Il costo? FP: 700,00 euro solo di dogana, non aggiungo altro, è un tasto doloroso…
Tornando alla produzione, Bob Moog ci aveva messo l’anima, amava moltissimo il Theremin e infatti fino a che è vissuto lo strumento professionale è esistito. Quando è morto lui, la Moog ha spinto di più verso la realizzazione di uno strumento più leggero ed economico, l’Etherwave standard con 6 ottave, meno preciso ma più versatile. È una comprensibile logica di mercato.
Rispetto al precedente hanno dovuto sacrificare le uscite CV, l’uscita cuffia e tuner, il registro degli alti e dei sub-bassi, l’estetica e soprattutto un po’ della linearità che ha fatto dell’Epro il modello più stabile in assoluto. L’Etherwave è nato più per essere usato come controller ed ha infatti avuto una maggiore diffusione perché ha abbracciato thereministi, rumoristi e tecnici di studio. Sulla versione Plus è rispuntata l’uscita CV, la cuffia e il tuner. Sulla linearità non saprei andrebbe suonato, ma dovrebbe essere la stessa della versione standard dato che vendono anche solo l’upgrade.
AC: Come è cominciata questa passione? Ingegnere e musica, insomma un binomio difficile.
FP: Fino al 1999 ho vissuto a Pisa, dove mi sono laureato alla facoltà di Ingegneria. Per circa nove anni ho fatto il musicista professionista: chitarra (una Ovation che suono ancora), tastiere e anche un po’ di voce all’occorrenza. Quando ho dovuto scegliere la tesi di laurea avevo già ben chiaro che non potevo mettermi a progettare computer o microprocessori… così ho cercato di ricongiungermi con la mia musa in qualche modo. Scoprì che un certo Prof. Leonello Tarabella era direttore del laboratorio di informatica musicale al CNUCE (Centro Nazionale Universitario di Calcolo Elettronico) nell’ambito del CNR (Centro
Nazionale Ricerche) di Pisa. Feci di tutto per andarci e ci riuscì, non senza difficoltà. Non avevo ben chiaro cosa dovessi fare (e forse neanche lui) però sono stato lì dentro per ben due anni, esperienza indimenticabile. Il Prof. Tarabella era (ed è ancora) specializzato in applicazioni a controllo gestuale. Applicazioni tipiche erano il “pianoforte immaginario” (Fig.10), con un pianista seduto su uno sgabello che suonava un pianoforte inesistente davanti ad una telecamera; un pennello virtuale che un pittore simulava nel vuoto con un sistema di riconoscimento visivo che mandava l’interpretazione grafica dei suoi gesti ad un megaschermo (ricordo ancora una schermata di errore blu di un Windows 98 su uno schermo di 10 metri quadrati a Lucca durante uno spettacolo) e soprattutto le “twin towers” nate in tempi non sospetti. Il musicista muoveva le mani su una tavoletta rettangolare e dei lettori ad infrarossi leggevano la distanza dalla base di ogni mano e tramutavano gli impulsi in segnale midi. Praticamente era una sorta di Theremin moderno, volume e pitch. Io lavoravo comunque alla progettazione di un sintetizzatore software del tipo Csound e simili, però il seme del “without-touch” era stato piantato.
AC: Mi era parso di capire che il tuo primo Theremin è di epoca più recente degli anni novanta.
FP: Si, infatti. Quando ho lasciato Pisa per Napoli, mi sono messo a fare l’ingegnere con “I” maiuscola. Software, hardware, progetti. Poi è nato YouTube e un giorno ho visto qualcuno suonare il Theremin. Quando l’ho visto, forse nel 2004, mi è sembrato l’uovo di Colombo e qualcosa si è risvegliato dentro di me. Mi sono addirittura ricordato di aver pubblicato sempre negli anni del CNUCE un articolo sul Theremin, per qualche citazione storica. È stato colpo di fulmine. Si perché col Theremin è così.
I thereministi che si rispettano, che hanno una passione viscerale per lo strumento sono una specie di piccola comunità, come i motociclisti che hanno acquistato una moto Harley-Davidson. Non sono tanti nel mondo e si conoscono quasi tutti, hanno una loro mailing list internazionale, un forum e addirittura una Web-Radio che trasmette solo Theremin. Si fanno anche i “raduni” in sperduti posti del globo.
Da quel giorno non ho più smesso di suonare. Ho comprato il modello standard e quando sono diventato abbastanza bravo da capire che mi serviva qualcosa di meglio ho cominciato a cercare un Epro in tutto il mondo.
AC: Che tipo di musica suoni ed insegni?
FP: Sono un po’ eclettico in verità, però preferisco la musica classica e leggera a quella elettronica. Dico “preferisco” perché in Germania non a caso c’è una bella tradizione di sintetizzatori datati e di musica anni ‘80, quindi quando vado a suonare lì spesso mi trovo in situazioni di musica elettronica pura, live sperimentale, elettroacustica.
A Monaco ho un progetto con Chris Henkel (Fig.11), lì ci conoscono come “o8o8”. In Inghilterra partecipo a vari progetti con la White Label, un’etichetta indipendente inglese che fa un tipo di musica sperimentale. Anche qui si va verso l’improvvisazione ma con strumenti autocostruiti o riadattati. Sonic Weekend è un evento annuale che prevede il “rapimento” di una ventina di musicisti da tutto il mondo per fare un CD, più o meno il genere è questo (ne ho fatti due). In Italia mi adatto un po’ ma cerco di tendere al classico. Ho un progetto con l’organista Tonino Angone, facciamo musica classica e colonne sonore con organo e Theremin, il risultato è di impatto. Partecipo comunque anche a qualche situazione rock e jazz, qualche lavoro di studio e ho anche quasi ultimato la preparazione di uno spettacolo in solo con Theremin, Ewi e LoopStation, sul genere di Pamelia Kurstin (endorser Theremin della Moog che pure stimo molto) ma con l’utilizzo di più strumenti (Fig.12).
In Accademia invece insegniamo un po’ di tutto, dipende dall’allievo, i corsi sono per la maggior parte individuali, quindi si possono adattare. Ci sono DJ che vogliono arricchire il repertorio con effettistica, qualche percussionista che vuole aggiungere un suono al suo set, altri che fanno invece la trafila classica o leggera. Ormai il Theremin soprattutto in Europa si sta diffondendo in molti generi. È uno strumento molto flessibile e plasmabile con un po’ di effetti. Facciamo anche piccoli stage nei week-end perché il Theremin ha bisogno di tempi di apprendimento lunghi e spesso fisiologici. In alcuni casi può essere più produttivo fare più sedute intensive facendo passare più tempo tra le lezioni.

AC: Non credi che la tecnica del theremista con il tempo si sia fossilizzata e non abbia più nulla di creativo da comunicare?
FP: Clara Rockmore rivoluzionò la tecnica classica con il suo “aerial fingering” (diteggiatura aerea) (Fig.13). Prima si suonava con la mano “a becco d’uccello”, in maniera molto più limitata. Da allora in poi ha avuto vari tentativi di evoluzione ma non troppo lontani da quella iniziale. Anche io ho sviluppato una mia tecnica che ho battezzato HS Theremin (High speed Theremin) e che permette passaggi molto veloci tra le note con una discreta precisione; ho sempre avuto l’ossessione di svecchiare un po’ il repertorio e per farlo bisogna anche avere la possibilità di suonare quasi tutto.Nella musica elettronica invece le evoluzioni sono infinite. Ho visto letteralmente attaccare un Theremin alle pale di un ventilatore (Aliens Projekt) o suonarlo con un grosso giravite (Gordon Charlton). Sull’utilità non discuto, ma è interessante che ci sia gente con la voglia di ottenere nuovi suoni e sperimentare nuove cose. Questa Accademia ha a Lippstadt, in Germania, una sorta di interscambio culturale con la MusicskuleLippstadt che annualmente organizza uno dei più grandi eventi di Theremin mondiale, il Without touch (ora alla terza edizione) e anche lì si vedono musicisti di ogni estrazione da ogni parte del mondo che utilizzano lo strumenti nei modi e nei generi musicali più disparati.
AC: Che si impara In un corso di Theremin?
FP: L’insegnamento dal punto di vista classico del Theremin (ma anche in forma più leggera nello studio moderno comunque) richiede disciplina ed autocontrollo paragonabile o anche superiore a quello di altri strumenti. Dato che il corpo è parte integrante dello strumento basta un respiro troppo profondo, un movimento involontario, un prurito per far saltare un’esecuzione. Il thereminista non può essere così sciolto come i musicisti di altri strumenti che accompagnano la nota con movimenti accentuali del corpo. Qui il tronco rimane pressoché immobile, mentre le mani inseguono note e inviluppi nello spazio di pochi centimetri. I dodici semitoni di un’ottava sono in genere nello spazio di una mano sospesa nel vuoto, la distanza tra un do e un do diesis è dell’ordine del mezzo centimetro.
I primi passi, dopo la scoperta dello strumento, riguardano il controllo della respirazione e la postura che non è così banale come sembra. Il corpo deve essere più stabile possibile e soprattutto resistente per tutta la durata del concerto. Gordon Chalrton, un amico/musicista inglese ha scritto un libro recentemente (The Beat Frequency Method – Theremin for the Sonic Explorer. ndr) in cui sostiene che la posizione del thereminista migliore è quella di un atleta di arti marziali. Più precisamente quella del karate, la più diffusa, a gambe larghe solidamente divaricate e bacino basso (Fig.14), oppure quella del Tai-chi con il corpo leggermente proteso in avanti, la gamba destra (per i destrorsi) più avanzata rispetto all’altra, il ginocchio flesso, il piede destro puntato al suolo e il piede sinistro perpendicolare (Fig.15). La postura è fondamentale perché determina gran parte della precisione della nota. Ultimamente qualcuno suona seduto per ridurre il numero di variabili e migliorare l’equilibrio: se sei comodamente seduto su uno sgabello forse rompi la tradizione ma non devi fare “karate kid”! Ognuno di noi quando è fermo oscilla involontariamente e con il Theremin questo è un problema serio che va arginato. In ogni caso qualsiasi posizione a lungo andare stanca il corpo, quindi seduto o in piedi è importante che sia comoda. Infine si lavora molto sull’orecchio, la capacità di capire in che tonalità sei finito e di rimanerci il più a lungo possibile. Per chi non ha orecchio assoluto, senza un accompagnamento né una nota di riferimento è molto facile slittare in altre tonalità o mezze tonalità. Anche strumenti come violino e violoncello soffrono di problemi simili legati alla tonalità ma, pur non avendo tasti, offrono la possibilità di orientare il musicisti con la nota emessa da una corda suonata a vuoto.

AC: Che mi dici degli attacchi? Come si comincia un pezzo senza poter ascoltare la nota?
FP: Qui la cosa si fa più complessa perché orecchio assoluto o no la prima nota è sempre un problema che si ripete ad ogni pausa del brano. Ci sono varie tecniche di cui una infallibile: mandare in cuffia il pitch preview! L’Epro e il Plus hanno un’uscita per l’accordatore che è sempre attiva anche a volume abbassato. Anche l’Etherwave standard si può modificare per avere un’uscita tuner. Se la mandi in cuffia il gioco è fatto! Nonostante tutto, non gode comunque di grande considerazione anche se è utilizzata spesso. Da un lato è un po’ come giocare sporco, dall’altro non è proprio semplice suonare un pezzo dandogli espressività con un fischio costante nell’orecchio che non puoi spegnere neanche abbassando il volume. Una variante simile ma meno invasiva è piazzare un accordatore visivo davanti al Theremin.
La tecnica più diffusa è comunque quella che gli inglesi le chiamano “fishing”, pescare la nota. In pratica si cerca di prendere la tonalità dando dei piccoli colpetti al volume per sentire la nota, leggeri da essere poco percepiti. In genere il “fishing” riesce bene se il musicista ha una spia dietro o avanti che gli danno un ascolto più alto rispetto al pubblico.
Più antica come stile è la ricerca della nota con un glissando iniziale che si ferma al punto voluto: è un sistema sicuro anche se l’effetto è discutibile perché il brano risulterà pieno di glissati e portamenti non richiesti. Personalmente insegno tutto ma preferisco il “fishing” con l’aiuto di una tecnica visiva che individua la zona in cui la nota dovrebbe essere. Il musicista va a colpo “sicuro” verso la zona dove dovrebbe essere la nota in modo da ridurre i tentativi. In genere uno-due ascolti della nota sono sufficienti per prendere una tonalità.
Il resto del corso è diviso tra esercizi musicali vari, accordatura, effettistica, tecniche per velocizzare l’esecuzione e sciogliere la mano. Non ultima, una serie di informazioni relative al posizionamento del Theremin su di un palco. Anche qui il Theremin è unico, dato che è uno strumento che vuole un suo spazio fisico. Non si tratta solo di evitare che un altro musicista o un imprevedibile fotografo finisca nel suo campo di azione ma anche della non remota possibilità di interferenze da parte di altre apparecchiature elettroniche. Il fenomeno si moltiplica quando i Theremin sul palco sono più di uno. Gli Epro sono in assoluto i più difficili da posizionare perché hanno una possibilità di interferenza molto alta. Tipica è la situazione in cui si accorda un Theremin alla perfezione poi si accende un radiomicrofono su una frequenza sbagliata e bzzzzzzzz.
AC: Cosa mi puoi dire dello studio del theremin?
FP: Il Theremin non si insegna nei Conservatori e, soprattutto in Italia, non ci sono né scuole, né grande interesse per lo strumento. Ecco perché con l’Accademia abbiamo deciso di avviare un corso. I musicisti validi sono veramente pochi, meno delle dita di una mano. Nonostante sia considerato lo strumento musicale più difficile del mondo (prova a prendere una nota nell’aria e poi mi dici!) è anche il più facile da suonare male! Basta agitarsi davanti all’antenna per ottenere un suono più o meno sensato; i bambini, ad esempio, ne sono entusiasti (anche gli adulti in verità) e su Internet spopolano filmati di gatti impazziti che suonano Theremin. Quello che serve è molto orecchio perché bisogna avere chiaro in mente la distanza tra le note e non perdere le tonalità. Clara Rockmore, considerata la più grande thereminista del mondo, amica non a caso di Bob Moog e di Theremin stesso (morta del 1998. ndr), sosteneva che il Theremin non può essere il primo strumento. Mentre per il genere elettronico non ci sono prerequisiti, in quello classico ci vogliono nozioni strumentali di base per poter affrontare il Theremin. Ecco perché se l’allievo è proprio a digiuno, gli facciamo fare lezioni anche di un altro strumento (qualsiasi).
Questo perché è troppo complicato imparare una regola in uno strumento che praticamente non ne ha. La differenza tra un passaggio di note suonato quasi bene e ed uno perfetto, spesso è la risultante di centinaia di prove! La mano deve abituarsi ad una memoria gestuale precisa, altrimenti qualsiasi esecuzione non sarà ripetibile. Nessun thereminista è infallibile, lo dico per esperienza diretta. La pratica è fondamentale e i brani vanno prima imparati a memoria e poi suonati, la nota la devi visualizzare in mente prima di suonarla, una minima indecisione può essere fatale, è un po’ come cantare… ma con le mani.
Paradossalmente è proprio questo che provoca “dipendenza” del musicista allo strumento: se hai orecchio sei sempre vicino alla nota ma mai dove dovresti essere. Quindi hai la sensazione di potercela fare ma è spesso una sicurezza provvisoria che ti porta a tentare ancora all’infinito nel tentativo di migliorare.
Nel caso del Theremin il tuo corpo fa parte dello strumento. Tutto dipende da come respiri, dalla lunghezza del dita, dal Theremin che utilizzi e addirittura da quanto pesi e che circonferenza di bacino hai (non è una battuta, i thereministi con pancia preminente a volte sfiorano l’antenna del volume, se non correggono la postura non riescono a produrre parti di “crescendo”, “forte” e “fortissimo” o addirittura non emettono suono).
AC: Come hai proseguito lo studio?
FP: Dopo aver imparato, con le mie forze, quello che potevo, rubacchiando qua e là tecniche e consigli, sono andato in Germania ed Inghilterra dove lo strumento è più noto e c’è una tradizione più diffusa dello studio. Lì ho conosciuto, studiato e suonato con le tre più famose dame dell’etere: Lydia Kavina (Fig.16) pronipote di Leon Theremin,che è considerata la maggiore esecutrice vivente del Theremin classico, Barbara Buchholz che ha una sua tecnica jazz molto originale, Carolina Eyck che ha pubblicato un suo metodo che – pur condividendolo solo in parte – mi ha fatto capire che si può insegnare una tecnica meno soggettiva.

AC: Che mi dici dell’utilizzo del Theremin come controller?
FP: Ci sono varie possibilità, molto dipende dal tipo di strumento. Se parliamo di Epro e Eplus abbiamo un uscita CV e quindi possiamo pilotare synth ed effetti con quel protocollo. Il CV volendo si può convertire in MIDI con un convertitore apposito e in quel caso si aprono nuovi scenari. L’utilizzo più originale che ho visto del CV è il pilotaggio di una chitarra Moog che ha il CV-in.
Praticamente ti muovi con la chitarra in mano vicino ad un Theremin e la chitarra suona simulando una pennata.
Un’altra possibilità è adattabile ad ogni Theremin via software. Ho scritto un mio software per utilizzo personale che converte in MIDI il suono del Theremin. Il suono per sua natura si presta bene alla conversione. Con strumenti virtuali collegati il risultato è sorprendente. È possibile suonare qualsiasi VST aperto sul PC (Fig.17).

AC: Il Theremin è uno strumento analogico. La conversione A/D lo rende naturalmente digitale: hai trovato un sistema per evitare i gap tra le note? FP: In realtà nell’utilizzo standard del software se fai un glissato avverti non il glissato ma una scala (ta-ta-ta-ta e non taaaaaaaa per intenderci). Questo però dipende dallo strumento virtuale perché ho fatto in modo di mandare le note non centrate come pitch shifting. Se ad esempio utilizzi strumenti che supportano il pitch shifting analogico (para-analogico) la cosa funziona meglio. Ad es. un VST come FM7 o Korg funzionano meglio di altri perché non sono campionati ma generati in tempo reale, quindi latenza a parte, possono interpretare correttamente uno shift.
AC: Che futuro per uno strumento che ormai ha quasi 90 anni?
FP: Nonostante l’età, credo che il Theremin sia uno strumento giovane per le prospettive che ha davanti. La musica dagli anni ’20 ad oggi è cambiata. Termen era un rivoluzionario, avanti di decenni rispetto alle reali possibilità dello strumento. La musica elettronica oggi è affermata e non è più solo sperimentazione; il Theremin si inserisce bene in molti contesti e molte strade sono ancora da tentare. Lo stesso utilizzo come controller è relativamente recente e andrà di pari passo con l’evoluzione tecnologica di software e periferiche.
AC: Potremmo aspettare che arrivi la versione Plus per fare un test allora…
FP: Magari, mi farebbe piacere provarlo insieme.
AC: Alla prossima allora!
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