Zoom H4N – Oltre il microfono

Spostandomi spesso per lavoro e cercando un qualcosa che mi permettesse di non portarmi in giro continuamente uno studio ho comprato un microfono/registratore H4N della Zoom. Ho scoperto qualcosa di molto più potente. Seguitemi!

Quello che mi aspettavo

Qualche anno fanno era quasi impossibile immaginare un sistema di registrazione portatile di qualità che entrasse nello spazio di una mano, eppure ci siamo! La Zoom ha sfornato due modelli di “microfoni”: H2N e H4N.  Parliamo in questo articolo del modello H4N che è il più completo dei due ed esploriamo alcune delle sue possibilità. Il microfono è in realtà un bi-microfono, nel senso che monta 2 capsule a condensatore con varie possibilità di registrazione a 90 gradi (a X) o a 120 gradi (a Y) semplicemente ruotandole. E’ dotato di un accessorio che permette il fissaggio su una comune asta microfonica. Utilizzato in questo senso è un buon microfono STEREO/MONO (è possibile settarlo) che possiamo portare sempre dietro e di facile utilizzo.  La registrazione avviene su una card SD interna (a corredo ma sostituibile con un max di 32Gb) e può essere effettuata in vari formati tra cui WAV e MP3. Funziona a batteria (2 AA) oppure con apposito alimentatore a corredo.Come un microfono tradizionale può montare anche un cappuccio antivento (in corredo). La durata della registrazione dipende dalla grandezza di una card, ma se registriamo in mp3 stereo a 256 superiamo le 6 ore con 1 solo Gb di capienza. 


Quello che non mi aspettavo

Veniamo ad un uso un po’ più spinto del nostro “microfono”. Innanzitutto ci accorgiamo di avere altri 2 ingressi sulla base, sia bilanciati che sbilanciati. Questi ingressi permettono di utilizzarlo come scheda audio da viaggio, permettendo di fatto una registrazione anche da periferiche esterne con tanto di mixer integrato. In effetti è un multitraccia a 4 canali o se vogliamo 2 ingressi esterni + microfono integrato. I 2 microfoni possono essere sostituiti anche da un ulteriore microfono esterno. Le entrate bilanciate hanno l’alimentazione phantom attivabile e anche questa è una di quelle cose che non ti aspetti. Con il mixer 4 canali interno possiamo settare i volumi, il pan, e varie funzioni relative alle tracce audio. E’ possibile effettuare addirittura un mix down delle tracce. Alla fine prendiamo la scheda SD e troviamo in una cartella tutti i file registrati, divisi così come li abbiamo acquisiti. Possiamo in alternativa collegare la porta USB ad un pc e vedere il microfono come un disco esterno. Solo per citare un’applicazione scontata ma poco usuale è la possibilità di usarlo come microfono usb con la comodità di non dover passare per schede audio esterne. In un momento di boom del mercato usb-mic non è una caratteristica da poco.

Quello che non immaginavo

Avevo dimenticato che la Zoom ha prodotto effetti tra i migliori del mercato. Non hanno dimenticato di infilarne una cinquantina in questo microfono! In pratica potremmo usare il microfono come multi effetto scegliendo un effetto e mandando l’uscita su un amplificatore. Gli effetti sono di qualità. Inoltre è dotato di un accordatore con varie modalità e di un metronomo. E che dire della possibilità di utilizzarlo come scheda audio? Collegandolo come USB possiamo utilizzare i driver a corredo per vedere H4N come una scheda audio 4 canali indipendenti e utilizzarla al nostro software preferito. In pratica posso portare il mio studio con me scegliendo tra 2 ingressi bilanciati/sbilanciti indipendenti + 2 microfoni integrati anche questi indipendenti. 4 canali mono da gestire insomma come meglio ci pare. La latenza può arrivare a 1ms, la qualità ottima. I driver sono ASIO. C’è anche la possibilità di effettuare direct monitoring dell’effetto durante la registrazione (o per provare gli effetti). H4N ha anche delle (piccole) casse integrate e questo permette di utilizzarlo anche come sorgente di ascolto via usb o lettore mp3/wav, insomma veramente versatile! Non manca una cuffia/uscita audio per mandarlo ad un impianto. La funzione SPEED permette di rallentare una traccia senza perdere il pitch, utilissima per analizzare meglio un brano. Non è un funzione paragonabile a software di time stretching professionali, qui il senso è un altro, ma c’è la possibilità di rallentare fino al 50% e velocizzare fino al 150% con qualità accettabile. Non è possibile esportare il risultato, si tratta di una funziona da usare live in ascolto. Sugli ingressi è possibile inserire un limitatore e un filtro.

La sorpresa C’è una licenza di Steinberg Cubase LE 5 all’interno della scatola!

Il prezzo? 300,00-350,00, ben spesi secondo me.

Difetti

Premetto che ho un giudizio globale buono del prodotto, ma devo – per onor di cronaca – elencare dei difetti che per qualcuno potrebbero non essere altrettanto trascurabili. C’è un leggero fruscio di base dovuto probabilmente ai preamplificatori. Ovviamente non è un microfono da studio e il fruscio è trascurabile quando si effettuano registrazioni ambientali. Personalmente non lo ritengo un problema a meno che non lo si voglia utilizzare davvero in studio (ma anche qui non ne sarei così sicuro, tutti i pre introducono un po’ di rumore). Le maschere non sono di utilizzo immediato, ma questo è un limite dovuto agli spazi ridotti. Il software integrato permette molte cose stand-alone, ad esempio lo split di una traccia, il mixing di 4 tracce, il mixdown, il mix mono automatico dei microfoni, un minimo di equalizzazione, impostazione di effetti, volumi di registrazione, scelta dei formati… All’atto pratico è di difficile utilizzazione, troppo scomodo da usare; una volta selezionato il formato di registrazione e il volume di ingresso (che ha un comodo cursore laterale) mi dimentico della sua esistenza. Ovviamente in caso di necessità è sempre meglio sapere di averlo ma se posso preferisco risparmiare gli occhi!  Il microfono può essere impostato per un “auto volume” ovvero per scegliere il volume giusto di ingresso. In genere quando questa funzione è attiva se il suono iniziale è troppo alto si avverte una distorsione dovuta al tempo che impiega il microfono per “capire” a che volume deve registrare. L’utilizzo del microfono come “microfono” e cioè in uno studio collegato ad una scheda audio non è troppo agevole. Il problema non è grave ma bisogna dotarsi di un jack da 1/8” stereo (quello piccolo tipo cuffia) e poi entrare nella scheda audio tramite un paio di adattatori jack 1/4” mono (nel caso di registrazione stereo) oppure impostare dal software integrato il mix mono per miscelare il segnale dei due microfoni e poi entrare nella scheda audio con un jack mono da 1/4”. Insomma la cosa si risolve anche se non è questo l’utilizzo principe di questo apparecchio.

Specifiche

Registrazione su scheda SD / SDHC (fino a 32 GB) – vari formati di registrazione tra cui WAV e MP3 – Risoluzione fino 24bit/96kHz - Connessione USB 2.0 – Microfono stereo X / Y integrato (90 ° o 120 °) – 2 Preamplificatori per microfoni esterni – Possibilità di utilizzare 2 ingressi esterni in combinazione con microfoni integrati per registrare fino a 4 canali simultaneamente – Registrazione multitraccia – Entrata strumento – Mini altoparlante integrato – Ampio display LCD e interfaccia intuitiva – Supporto per Broadcast Wave – Funzione di auto-registrazione e di pre-registrazione – Funzione marcatore tracce – Funzione di rallentare la velocità di riproduzione per utilizzo didattico – Effetti – 50 simulazioni di amplificatori per chitarra e basso – Fino a 10 ore di durata con batterie AA – Telecomando disponibile come opzione – Funziona con due batterie stilo AA o con il suo alimentatore (incluso). A batteria dura mediamente 6 ore. Fornito di serie con una scheda SD da 2 GB, una spugna antivento, alimentatore esterno CA, clip adattatore per microfono, cavo USB, custodia protettiva e Steinberg Cubase LE.

Utility Salvastress per Mac

Nonostante gli utenti dei prodotti di Cupertino dormano sonni più tranquilli, ogni tanto la presenza di qualche software essenziale e spesso dedicato ad un solo compito può essere di notevole aiuto piuttosto di controparti più esose in termini di risorse sebbene con maggiori funzionalità. Come già fatto per i sistemi Windows XP , eccovi una breve rassegna di “salvastress” per il vostro Mac.

Se il mondo Windows è zeppo di programmini interessanti, neanche il versante Mac scarseggia. Per gli affezionati della Mela potremmo dire che l’inizio non può essere migliore se non presentando Audio Unit Manager (Fig. 1). Questo programma, liberamente scaricabile dalla pagina della Granted Software (www.grantedsw.com )vi consentirà di decidere quali plugin caricare per uno specifico programma risparmiando, così, tempo e risorse per il vostro lavoro.

Inoltre avrete così modo di risolvere eventuali conflittualità tra determinati plugin con alcuni software senza dover per forza rimuovere il prodotto problematico. Sempre dallo stesso sito è possibile scaricare altri maneggevoli programmi come Midi Clock (Fig. 2), una semplice ed efficace sorgente di clock MIDI per sincronizzare applicazioni o qualsiasi dispositivo collegato al vostro Mac via MIDI. Degno di nota il fatto che, questo programma, sia stato utilizzato con successo durante il NAMM 2003 per sincronizzare due copie di Reason eseguite su due distinti portatili senza perdere un colpo. Da SNoize (www.snoize.com )possiamo rifornirci di MIDI Monitor (Fig. 3), che ci permette di visualizzare il traffico tra due porte Midi e di applicare dei filtri sui messaggi (così come MidiOX per Windows) in maniera veloce e trasparente. Dallo stesso sviluppatore, inoltre, possiamo scaricare SysEx Librarian (Fig. 4) per poter effettuare le normali operazioni di backup/ripristino/aggiornamento dei sintetizzatori nel nostro studio che sfruttano questo protocollo. Inutile dire che quest’applicazione pare stia diventando una sorta di “standard de facto” presente in ogni Mac dedito alla produzione audio. Personalmente mi è stato utilissimo durante le prove di molti suoni fatte su di un Dave Smith Evolver Desktop, così come per aggiornare i sistemi operativi di altri desktop synthesizers quali Roland JP-8080 o Access Virus. Di questi due software sono disponibili anche i sorgenti in modo da poter eventualmente (avendone le dovute conoscenze tecniche) aggiungere delle migliorie.

Rogue Amoeba (www.rogueamoeba.com) è un altro prolifico produttore software e qui c’è una vera e propria manna dal cielo per i nostri Mac. Iniziamo con il superbo Audio Hijack (Fig. 5), il tool perfetto per poter registrare audio da qualsiasi applicazione che emetta un qualsivoglia suono. Conversazioni di Skype, suoni da giochi e quant’altro può essere catturato in tempo reale e salvato sul proprio disco. Le registrazioni possono anche essere programmate per partire automaticamente, come fosse un videoregistratore, e grazie al supporto AppleScripts è possibile aggiungere nuove funzionalità. Per soli $16 direi che è un affare. Se, invece, avete bisogno di funzionalità speciali come la preparazione di Podcast avanzati, post processo tramite plugin VST/AU/LADSPA o registrare istantaneamente dagli streaming online allora date un occhio alla versione Pro di Audio Hijack. La lista delle possibilità di questo prodotto, che costa poco più di $30, è immensa. Sul sito è presente una sezione “Freebies” per i programmi rilasciati gratuitamente. Degno di segnalzione è SoundSource (Fig. 6), una semplice utility che vi permette di scegliere con un click quale interfaccia usare per l’ingresso audio, quale per l’uscita e quale per i suoni di sistema. Finalmente possiamo dire addio ai fastidiosi avvisi di sistema sparati a decine di dB durante i nostri lavori di mixing.

In ambito “routing” abbiamo scovato due applicazioni tanto semplici quanto stupende. Dalla blasonata Cycling ’74 (www.cycling74.com), produttrice di Max/MSP, possiamo mettere le mani su SoundFlower (Fig. 7) ovvero una potente estensione di sistema che permette di reindirizzare i flussi audio tra due applicazioni semplicemente selezionando l’interfaccia audio virtuale che il programma crea. La logica di funzionamento è molto simile a quella precedentemente descritta per Midi Yoke ma, in questo caso, applicato ai segnali audio piuttosto dei messaggi Midi.

Restando in ambito Midi, Pete Yandell offre MIDI Patchbay (Fig. 8) che, molto semplicemente, vi permette di smistare i segnali Midi attraverso applicazioni ed interfacce. Il software è liberamente scaricabile dal sito www.pete.yandell.com/software
Per chi fosse sprovvisto di un midi controller segnaliamo MidiKeys (www.manyetas.com/creed/midikeys.html), che permette di utilizzare la tastiera del proprio Mac come un controller MIDI virtuale. I tasti dalla “z” alla “,” sono utilizzati per un intera ottava così come dalla “q” alla “i” e così via per un totale di 8 ottave gestibili da un offset di +/- 4 ottave. Per utilizzarlo vi basta lanciare l’applicazione e poi selezionarlo come Midi Input nel vostro software preferito.

Per gli utenti GarageBand segnaliamo midiO prodotto da RetroWare (www.mysite.verizon.net/retroware), un interessantissimo plugin AU che vi permette di aggiungere il midi out a quest’applicazione, in modo da poter pilotare sintetizzatori esterni.

Mac e non solo:

Questo piccolo paragrafo è dedicato a quegli sviluppatori che non solo ci “regalano” le loro creazioni ma, non contenti, le rendono multipiattaforma.
Su tutti brilla Audacity (www.audacity.sf.net), forse il più famoso sound editor multitraccia open source in circolazione. Molto leggero ed intuitivo (Fig. 9), ci permette di poter effettuare le nostre registrazioni in tempo reale, applicare effetti ed utilizzare plugin VST e LADSPA. Purtroppo i suddetti plugin possono essere utilizzati solo come post-processo e non sembra possibile poterli applicare in tempo reale, come insert ad esempio. L’esportazione in formati ad alta qualità (Wav ed Aiff) è eccellente, così come quella per i formati compressi (Ogg Vorbis ed MP3 tramite LameMP3 encoder). Anche se Audacity offre la registrazione multitraccia, purtroppo è ben lontano dall’usabilità di prodotti pensati esplicitamente per questo scopo. Non sarà certo potente quanto Apple Logic o Cubase, ma questo piccolo gioiello creato dalla comunità per la comunità è destinato a brillare a lungo ed il suo nome scolpito negli annali dei software indispensabili per ogni audiofilo, dal casalingo al professionista.

Per quanto concerne l’analisi audio ecco due ottimi programmi dalle potenzialità disarmanti. Praat (Fig. 10), come Audacity, è anch’esso open source. Ciò significa che abbiamo a disposizione sia i sorgenti che dei binari eseguibili sui più disparati sistemi operativi. Sviluppato da Paul Boersma e David Weenink, dell’Università di Scienze Fonetiche di Amsterdam, questo programma è una sorta di macchina da guerra per la sintesi fonetica, l’analisi e la manipolazione audio. Descriverlo come un semplice analizzatore di spettro sarebbe alquanto riduttivo visto che non basterebbe l’intera rivista per descrivere tutte le funzionalità di questo potente programma. Tra gli strumenti di analisi, oltre quella spettrale, troviamo quella tonale, che ci permette di identificare il “pitch” del materiale audio; quella formante, che ci permette di visualizzare quali sono i picchi che determinano le formanti; analisi di intensità, pattern di eccitazione e tutta un’ampia gamma di altri strumenti che trovano il loro punto di forza nell’analisi vocale. Vi consiglio caldamente di visitare http://www.praat.org per scoprire nel dettaglio l’immenso parco di funzionalità che questo programma ha da offrirvi.


In alternativa c’è Wavesurfer (www.speech.kth.se/wavesurfer/index.html , altro grandioso software open source per la visualizzazione e la manipolazione del suono. Come Praat, anche Wavesurfer (Fig. 11) risulta utilissimo per l’analisi vocale ma, a differenza del software prodotto dai due studiosi dell’Università olandese, ci è risultato di più facile approccio. Una volta aperto il file audio da voler esaminare ci apparirà una finestra con delle configurazioni predefinite. Scegliamo, ad esempio, “Waveform” per una visualizzazione ingrandita della forma d’onda oppure “Speech Anaysis” per visualizzare lo spettro audio con relativa evidenziazione delle formanti. Questo software, personalmente, mi è stato molto utile durante alcuni studi riguardo le sottili differenze tra vari filtri analogici così come nell’analisi dei suoni acustici per ricavarne la risposta di frequenza, indispensabile quando si affronta il duro mondo della sintesi per modelli fisici.