Eigenharp Pico by Eigenlabs

Se pensate che si tratti del solito controller aspettate a cambiare articolo, c’è qualcosa che potrebbe stupirvi!

Eigenharp è attualmente a mio parere il miglior progetto di controller hardware-software sul mercato. Visto nel suo insieme potrebbe essere considerato un nuovo strumento musicale o almeno un nuovo modo di intenderlo: ha una propria diteggiatura, suoni proprietari, caratteristiche peculiari.

I tasti tridimensionali sono incredibilmente sensibili al tatto e si programmano via software con relativa semplicità.
Inglese di nascita, comincia la sua strada nel 2001 con una scommessa del piccolo team di sviluppatori della Eigenlabs che ha portato sul mercato verso la fine del 2009 i primi Eigenharp.

In commercio ci sono i tre modelli Alpha, Tau e Pico tutti basati sullo stesso concept:

-          design accattivante
-          tasto sensibile a spostamenti orizzontali, verticali e alla pressione
-          imboccatura per il controllo a fiato programmabile su diversi parametri
-          un software proprietario EigenD di cui tratteremo dopo
-          slide bar per varie funzioni
-          attacco USB
Il modello maggiore Alpha monta anche un microfono con alimentazione phantom.

Alpha

Tau

Pico

Pico

In questo articolo parleremo più diffusamente del modello più piccolo della serie, il Pico:

Pico

-          18 tasti
-          controllo a fiato
-          slide bar
-          4 tasti di funzione
-          tracolla
-          alimentazione USB

La prova su strada

Dopo aver installato il software su piattaforma Windows 7 o Apple tramite la penna usb 8gb in dotazione ed aver collegato Eigenharp tramite usb si ha subito accesso ai suoni base: basso, pianoforte, clarinetto, violoncello e suoni di synth. Inoltre nella sezione drum sono presenti i primi ritmi di una fornitissima lista.
Quello che immediatamente colpisce suonandolo per la prima volta è la sensibilità dei tasti: 10bit di risoluzione e 2000 campioni/secondo per tasto, personalmente non avevo mai provato niente di più sensibile, praticamente a prova di sfioro.
La slide bar ha diverse funzioni in base allo strumento scelto. Può essere una barra di pitch per il basso/synth oppure nel caso del violoncello un controller per l’archetto, trasformando uno strumento virtuale in un modello reale. Il breath controller è anch’esso multifunzione: dal sustain per il pianoforte all’attacco il clarinetto -  come in uno reale – , al cutoff per i synth. Sembra un prodotto completo insomma, che racchiude in sé gran parte delle caratteristiche dei controller in commercio, trasformandosi all’occasione in strumento ad arco, a fiato o a tastiera.

fingering – Foto M. Baciu

La diteggiatura e le scale
E’ possibile utilizzare varie diteggiature anche in dipendenza della scala utilizzata. Eigenharp permette di scegliere infatti tra un numero notevole di scale, dalla cromatica, alla blues, alla indiana… Personalmente utilizzo la mano sinistra per le prime 8 note della scala scelta e la mano destra per le altre 8. Le ultime due chiavi (sono 18 in totale) hanno funzioni speciali e vengono in genere utilizzate per muoversi all’interno del software di gestione.
Si suona generalmente in verticale sostenuto dall’apposita tracolla. I modelli più grandi poggiano a terra come un violoncello.
I 4 tasti di funzione vengono utilizzati per il transposer (i due inferiori), per l’attivazione del metronomo/batteria e per l’accesso a funzioni e strumenti del controller (i due superiori).

EigenD – il software
Eigenharp non è un controller stand-alone, necessita del proprio software EigenD attraverso il quale è possibile accedere alle innumerevoli funzioni. Il software è ovviamente necessario per la programmazione ma è anche la porta di accesso a suoni proprietari, – alcuni di gran qualità – e vst esterni. Eigenharp è comunque un controller midi e può quindi essere utilizzato per suonare strumenti vst o periferiche midi esterne (sempre tramite software).
Una volta programmato Eigenharp con un set di strumenti, loop di batteria e scale è possibile muoversi direttamente dal controller tramite i tasti di funzione. Interessante è la possibilità di caricare soundfont esterni permettendo l’accesso a migliaia di librerie esistenti.
EigenD ha anche un linguaggio proprietario Eigen Commander che permette di accedere velocemente ad alcune funzioni.

EigenD

Per quanto sia possibile utilizzare il software direttamente dal controller realtime è altamente improbabile che ciò avvenga durante una performance, è molto più semplice e sicuro utilizzare un mouse. E’ preferibile comunque impostare il set necessario per la song prima di cominciare a suonare. E’ ovviamente possibile salvare più configurazioni e richiamarle all’occorrenza.
E’ recente l’introduzione di “Stage” un modulo che permette il controllo dei parametri degli strumenti caricati e delle scale che promette di interfacciarsi con Iphone/Ipad.

Eigend è compatibile con VST quindi è possibile il loro utilizzo sia all’interno del software che all’esterno tramite midi e porta midi virtuale (da scaricare a parte).

Su ogni strumento è possibile inoltre inserire effetti e anche qui è possibile accedere a quelli VST

Loop-station

Stage

Una delle funzioni più interessanti di EigenHarp è la possibilità di utilizzare una loop-station interna per la registrazione di suoni. Sul Pico l’accesso è un po’ macchinoso a causa del limitato numero di tasti, ma sulle versioni più grandi l’utilizzo si semplifica. Si scelgono gli strumenti da registrare, il numero di battute e si parte. I loop non sono registrati audio ma mantengono la propria struttura note-by-note. Modificando quindi uno strumento coinvolto in una registrazione cambia anche il sound del loop.

Fanno eccezione i loop di batteria che sono campioni audio. Questa caratteristica lascia un po’ perplessi perché se si aumenta la velocità del metronomo il campione audio risente della della variazione perché viene allungato o ridotto. E’ possibile inserire nel loop qualsiasi strumento, sia esso interno al software o esterno, controllato tramite midi.

Considerazioni

Devo confessare di aver vissuto momenti di amore e odio verso il prodotto. E’ nato per piattaforma OS dove le performance sono ancora oggi migliori. Ho atteso pazientemente il rilascio della prima versione stabile Windows prima di acquistarlo e poi sono cominciati i problemi! La stabilità era purtroppo un’opinione e i bug troppi per pensare di lavorarci seriamente. Ho collaborato con i – devo dirlo – disponibili e gentili programmatori di Eigenlabs per mesi nel tentativo di sollecitare modifiche e correzioni. Poi finalmente è arrivata una certa tranquillità con le “testing release”, software non ancora completi che però vengono comunque rilasciati perché correggono bug. Gli utenti windows sono comunque ancora in attesa di una versione stabile che è stata annunciata ma non ancora rilasciata.
Per quanto devo necessariamente manifestare il mio dissenso verso questa politica in cui si fa uso improprio della parola “stabile” per evidenti logiche di mercato, devo comunque ringraziare i tecnici Eigenlabs per gli sforzi fatti e per non aver abbandonato chi come me ci aveva creduto ed investito. Ho pertanto atteso che la maggior parte dei bug fosse sistemato prima di scrivere questa recensione.
Il Pico è l’unico della serie che funziona su Windows 7, sono in corso sperimentazioni per i prodotti Tau e Alpha.

o8o8 – foto Michael Deusinger

Configurazione

EigenHarp avendo una gestione realtime dei suoni (anche se registrati con loop-station) assorbe un notevole numero di risorse caricando notevolmente la CPU. E’ preferibile quindi un processore almeno Intel i3. Abbiamo fatto dei test con un Core Duo 8400 (di tutto rispetto se utilizzato con Cubase e VST) ma la cpu andava in overload facilmente. Su Mac l’utilizzo delle risorse più contenuto e basta un processore 2Ghz/2gb ram.

Contro

  • non è un controller stand-alone ci vuole un computer per farlo funzionare ma chi lo compra lo sa
  • il prezzo è abbastanza alto e le versioni superiori sono molto più costose.
  • su piattaforma Windows il software funziona ma è ancora nella release “testing”
  • la cpu lavora troppo se paragonata a VST “pesanti” come Omnisphere, Trilogy, Stylus. Mi è stato spiegato da uno dei programmatori che il numero dei messaggi scambiati è notevolmente superiore a quello dei normali controller.
  • dato il prezzo avrei gradito una custodia per il trasporto (la scatola è una specie di custodia ma è ingombrante)

o8o8 - foto Miroslaw Majewski

A favore

  • è molto flessibile, si adatta a molte esigenze
  • si suona con piacere e la tastiera è molto veloce
  • è un controller che integra le possibilità di una tastiera evoluta a quelle di un breath controller
  • il software è molto potente e abbastanza intuitivo
  • documentazione video valida
  • si intravedono ampie prospettive di sviluppo, sia per le librerie dei suoni sia per la suonabilità dello strumento

La scheda di Eigenharp Pico

  • Versione software esaminata di EigenD:  “testing release 1.3.26″ su Microsoft Windows 7

In italia si trova da luckymusic.com e rodsgarage.net (forse altri ma non ne ho trovati tanti)
E’ possibile anche fittare il modello Pico e Tau dal sito eigenlabs.com a prezzi non proprio contenuti in verità ma è un’ipotesi.

prezzo 459,00 sterline (500 euro circa)

Solo per completezza elenchiamo anche i prezzi dei due modelli superiori:

  • Tau
    prezzo 1995,00 sterline (circa 2200,00 euro)
  • Alpha
    prezzo 4080,00 sterline (circa 4500,00 euro)


Softstep – Il controller tuttofare

I controller midi sono sempre stati al centro delle attenzioni dei musicisti di tutti i generi. Sul palco o in studio salvano o complicano la vita! In questi ultimi anni si è assistito al passaggio dai controller hardware, pieni di tasti e pedali, difficili da programmare, spesso da modificare con chip di provenienza parallela per ottenere maggiori prestazioni, a sistemi misti hardware-software. Ora siamo alla release 2.0 dell’evoluzione: controller ibridi, sempre più software, che delegano al pc gran parte del loro calcolo. Softstep alza la posta in gioco: un controller con hardware minimo a programmazione software ma con struttura fisica modellabile. Non esiste più una base hardware predefinita, ora anche il tasto può trasformarsi in pedale o in switch trasformando una pedaliera a 10 tasti uguali in una struttura variabile in cui numero di tasti, pedali, toggle, trigger sono completamente da definire. Il concetto di “tasto” e “pedale” cambia la sua connotazione originale e si evolve in un oggetto esa-dimensionale (x-y-pressione-rotazione-on-off…).


Trovandomi spesso a fare live con le mani sempre impegnate da qualche strumento musicale, sono costantemente alla ricerca di controller midi che mi agevolino il lavoro.
Mi sono imbattuto in SoftStep, il nuovo nato della Keith mcMillen (www.keithmcmillen.com).
Apparentemente è il solito controller, ma qui le promesse sono altre e mi hanno incuriosito.
Cominciamo col dire che la gestione è tutta via software, quindi addio alle notti spese con il Behringer FCB 1010 e simili, con sequenze di tasti che facevano impazzire: qui le cose sono più semplici ed intuitive… a patto che si legga il manuale però! C’è da studiare un pochino – anche se meno del solito -, ma bisogna familiarizzare con il linguaggio utilizzato dagli sviluppatori e con questo concetto dell’assegnamento multifunzionale dei tasti.
Ho provato il software su Windows 7 64bit SP1: lento e non proprio stabile. L’impressione è che sia nato per Mac, dove sicuramente funzionerà benissimo! Ultimamente sono un po’ sfortunato con i software multipiattaforma, scelgo sempre quella sbagliata (che sia ora di cedere alla tentazione della mela?!). Lo faccio funzionare in modalità compatibile Xp e sembra migliorare leggermente: almeno non si blocca. E’ una release 1.0, la prima “stabile” probabilmente.
Ma lasciando da parte la stabilità, si può lavorare. Il sistema offre la possibilità di assegnare 6 eventi ad ogni tasto scegliendo tra on/off, trigger o pedale x-y e altre varianti.

Vediamo come lo descrive la casa produttrice:

  • Pressione: ogni tasto è sensibile alla pressione per un controllo espressivo del suono
  • Direzione: i movimenti verticali e orizzontali vengono trasformati in valori
  • Portatilità: leggera 566gr e piccola come una tastiera di un pc
  • Livelli: fino a 6 Note, CC, Pitch Bend, Program, MMC, o OSC per tasto
  • Resistenza: materiale elastico con retro in fibra di carbonio… – cito testualmente – “resistente alla birra!”
  • Flashy: display a led 4 caratteri, 10 LEDs bicolori (rosso/verde) per chiave, retroilluminazione
  • Controllo: può pilotare qualsiasi software o hardware midi compatibile compreso i controlli da studio mmc e Hui di Protools e Logic, pedalini Line6 e simili


E’ tutto vero ma ci sono alcuni particolari che vale la pena sottolineare.
- I tasti sono di una specie di gomma morbida, silicone, la pressione non restituisce una risposta al tatto, non è come premere un pedale di alluminio insomma. Se qualcuno di voi ha provato le tastiere pc di gomma o le tastiere musicali avvolgibili sa di cosa parlo. Morale della favola: bisogna dare una sbirciatina prima di agire sul tasto per non  rischiare di ritrovarsi a premere sul pavimento.
- Con le mani e con i piedi scalzi (aaargh!!!) bisogna insistere molto sui tasti, soprattutto se usati come pedale.
-  Se parliamo di trigger on/off le cose vanno bene ma se programmiamo un pedale lineare su un tasto quadrato 5cmx5cm, con valori 0-127 è veramente molto difficile fermarsi su quello giusto, anche se esiste la possibilità di rallentare il tempo con un parametro detto slew (che è comunque troppo veloce).

L’idea merita comunque considerazione. Una volta programmato il controller trasferendo i dati dal pc si può lavorare in più modalità:

  • standalone USB per pilotare software o vst
  • standalone midi, attraverso un suo accessorio midi (non in dotazione) diventa un controller midi pcless
  • hosted, attraverso il suo software (che deve essere lasciato aperto) può utilizzare un numero di funzioni maggiore rispetto alla modalità standalone usb

Esempi di utilizzo
- La cosa più veloce che mi viene in mente per far comprendere le possibilità delle multifunzioni sui tasti è quella di programmare fino a 6 note per tasto creando accordi ad ogni pressione.
- controllo di loopstation (Guitar Rig, Ableton Live)
- controllo Pod e pedali (Line6 e simili)
- controllo parametri midi per pilotare synth (in modalità hosted ha anche il controllo di OSC)
- controllo di volumi su mixer virtuali e midi (qui ci andrei un po’ più cauto)

Si possono impostare azioni anche con il tasto off, una sorta di after touch. Se ad esempio si suonano accordi una delle azioni sul tasto off può essere una nota di basso per avere un effetto particolare.

Possono essere pilotati tutti i software e hardware midi compatibili. Particolare attenzione rivestono gli effetti per chitarra con il supporto delle impostazioni Toggle (che manda 0-1) e Toggle127 (che manda 0-127) e Ableton Live, che per sua natura si presta moltissimo.
Attenzione, dato il basso assorbimento funziona su IPAD. Ovviamente necessita dell’adattatore usb (camera connection kit per Ipad), ma l’idea di avere un prodotto PC/Mac/IPAD è sicuramente interessante.

Esperienza pratica con Guitar Rig
Per fare un test ho programmato il controller per il mio Guitar Rig 4, sostituendo la pedaliera della Native con SoftStep. Innanzitutto ho ben 10 tasti. Ho scelto di utilizzare:
2 tasti per il looper (rec/play e stop)
1 tasto per la funzione overdub della loop
1 tasto per il mute
1 tasto redo
1 tasto undo
1 tasto come pedale volume loop
1 tasto come pedale volume generale
1 tasto come mandata effetto

Avrei voluto programmare un tasto come pedale in modo da poter variare i preset degli effetti ma la cosa ha avuto poco successo. A differenza degli altri pedali che ho creato (volume, effetto) dove si può andare ad occhio/orecchio, un pedale che modifichi il preset deve essere preciso e questo come dicevo è davvero improbabile!
Ho risolto creando un intero preset per modificare i program change, quindi se voglio il preset 4 premo il pedale n. 4. Per il 42 è un po’ più complicato ma si abilita la funzione a 2 cifre spostandosi sulla quarta decina e poi si preme il tasto 2.
Il bello di questo controller è che è facile passare da un preset all’altro avendo a disposizione ogni volta 10 tasti. Il brutto è che i preset si resettano ad ogni caricamento, quindi spostandosi da un preset all’altro si perdono i valori memorizzati dai pedali. Se si tocca il pedale dopo esserci tornati questo riparte da zero (non mi ha sorpreso questa cosa, ma trattandosi di piattaforma “innovativa” potevano anche pensarci!).

Luci e led
A parte la retroilluminazione che fa la sua figura su un palco semi-illuminato, c’è un led bicolore su ogni tasto che è possibile programmare. Può essere fisso o lampeggiante (a 2 velocità slow/fast).
Si possono fare cose inusuali come ad esempio decidere l’azione di un tasto in base alla pressione di un altro tasto. Nel mio settaggio per Guitar Rig la luce Play lampeggia fino alla pressione del tasto di STOP.

La dotazione hardware/software

La dotazione hardware è piuttosto essenziale, quella software è inesistente, o almeno va scaricata.
- cavo usb 3mt
- adattatore per pedale esterno
- mini-manuale cartaceo quasi inutile
- una custodia di stoffa impermeabile – veramente “cinese”!
- un indirizzo internet da cui scaricare i programmi * questo serve e ci sono anche i manuali veri.

Pro/contro Tiriamo le somme
Volendo fare un bilancio di pregi e difetti il prodotto risulta sicuramente utile a chi vuole in poco spazio qualcosa di veramente versatile e molto resistente. Lo consiglio dunque a tutti i musicisti che utilizzano software e hardware con funzioni accessibili via midi e che hanno esigenza di passare con un tocco di piede dall’uno all’altro senza perdersi nei complicati processi dei controller midi classici. Data la “resistenza alla birra” dichiarata dalla casa immagino che il prodotto abbia una buona resistenza in ambienti difficili ed in effetti sembra abbastanza solida e compatta.

Anche se dubito che qualche tecnico del suono manovrerà mai il suo mixer con i piedi, invito alla prova chi vuole sperimentare l’utilizzo degli arti inferiori insieme a quello delle mani per operazioni di routine, on/off, volumi, etc.
Se però valutiamo il rapporto qualità/prezzo, si cade notevolmente: non costa poco e necessita comunque di un pc/mac. Se aggiungiamo che per l’autonomia totale ci vuole l’expander midi e un alimentatore usb, il quadro è completo.
Personalmente riesco ad utilizzarlo con le scarpe e in piedi (soprattutto per le funzioni dei pedali la posizione verticale mi risulta fondamentale).

Extra – Photoshop con i piedi


E’ possibile scaricare il software Keyworx che permette la programmazione con messaggi che il sistema operativo comprende. Si può quindi pilotare il mouse, fare un copia e incolla, ma anche utilizzare funzioni più complesse con Photoshop e con qualsiasi programma che permetta di legare una funzione ad una combinazione di tasti. Attenzione, perché Keyworks carica un suo firmware sovrascrivendo i preset musicali, quindi il controller è da utilizzarsi o con l’uno o con l’altro software.

INFORMAZIONI UTILI

Produttore: Keith McMillen (www.keithmcmillen.com)
Piattaforma: PC/MAC/IPAD
Prezzo di listino: 289.95 $ (in Italia intorno ai 250,00 euro)

Accessori non compresi:

  • Midi box 49.95$
  • Pedale esterno (un qualsiasi pedale volume)
  • Alimentatore usb (per alimentazione senza pc)


tutte le foto – tranne la prima – di Fabio Pesce

Native Instruments – Traktor Kontrol S4

Nome: TRAKTOR KONTROL S4. Dimensioni: 32x5x50 cm, numeri che hanno rivoluzionato il mondo dei controller midi, grazie alla Native Instruments. Ho già parlato, in altri interventi, di questa casa tedesca con esperienza quasi ventennale, nota per il continuo sviluppo di prodotti innovativi – vedi Maschine, Traktor X1… - ed in continua simbiosi con le esigenze degli addetti ai lavori. Questa volta l’hanno fatta grossa…

Prima impressione

La confezione si presenta in modo classico, con una gigantografia del controller (Fig. 1). Nella confezione, oltre al controller ben protetto, troviamo un alimentatore, un cavo USB per il collegamento al PC/Mac, il dvd con i software, Traktor Pro S4, Controller editor ed i driver per i controller Traktor Kontrol S4, Traktor Kontrol X1 e le periferiche audio DJ 2/4/8. Il manuale a colori è in quattro lingue (assente l’italiano, come d’abitudine) e permette un setup veloce. Inoltre, i signori di Berlino hanno pensato di farci trovare nella scatola anche un piccolo schema con le scorciatoie per la tastiera, un poster con le specifiche del controller e dei simpatici adesivi Traktor.

Il peso del controller è di 3 kg  e, come da premessa, misura 32 cm di altezza per 50 cm di larghezza e 5 cm di spessore (6,50 cm circa, se consideriamo anche jogwheel e knobs). Come i precedenti controller di produzione Native Instruments, anche il Traktor S4 è ben strutturato: tutto è al suo posto, i comandi sono vicini e compatti, ma la loro posizione è facilmente memorizzabile in un attimo. Il design è sempre il punto forte della casa Tedesca: la parte centrale – che rappresenta il mixer del controller – è una superfice lucida a specchio, mentre i deck di destra e sinistra sono coperti da una superfice di alluminio opaca. Il materiale di cui è composto il controller è, nel complesso, plastica rigida, mentre fader, tasti e knob sono, come sempre, di ottima fattura (Fig. 2).

Il Controller

Il Traktor Kontrol S4 è un controller midi all-in-one di ultima generazione, generoso nelle dimensioni, ma compatto in relazione alle enormi potenzialità possedute. Inizierò a parlarvene introducendo il controller dall’ampio retro pannello (Fig.3).

Retro pannello

Di fianco al logo NI troviamo subito la predisposizione per il Kensington® Lock, ossia un piccolo foro al quale possiamo collegare un lucchetto brevettato per proteggere il controller dai malintenzionati. Subito sotto troviamo una vite che utilizzeremo per un’eventuale presa di terra (Fig. 4).

Il retropannello ha un aspetto ordinato e molto chiaro, suddiviso in sezioni. Nel MAIN OUT troviamo un’uscita 1/2 RCA sbilanciata ed una bilanciata su 1/2 Jack TRS, naturalmente da 6,3 mm, da utilizzare per collegare il controller ad un impianto di amplificazione – o anche a monitor attivi (Fig.5).

Come tutti i controller NI (X1, Maschine, Kore, )  anche l’S4 comunica direttamente con i rispettivi software NI utilizzando un protocollo proprietario con una risoluzione di 512 step contro i 128 step di tutti gli altri controller che si interfacciano con il Traktor, ha una scheda audio integrata di ottimo livello, con convertitori AD / DA Cirrus Logic ® dalla risposta di frequenza molto alta ed una risoluzione audio 24-bit/96Khz. INPUT CHANNEL D ha un ingresso RCA 4/3: in questo pannello troviamo uno switch LINE / PHONO, come un vero mixer, per il routing di un lettore CD o di un giradischi; con lo switch THRU / USB, invece, decidiamo o di far uscire l’audio della periferica collegata direttamente dal Master, senza poter agire su altri parametri (con THRU), o di far passare l’audio per il Traktor, controllando dunque anche i volumi, le dissolvenze, i filtri e utilizzare gli effetti di Traktor su quella traccia (con USB). L’ingresso è regolabile tramite un Gain. Nella stessa sezione è presente anche un ingresso microfonico MIC con Jack da 6,3 mm, affiancato da un gain per la regolazione ed eventuale amplificazione del microfono (Fig. 6).

Nell’ INPUT CHANNEL C è presente un ingresso RCA con l’identico switch LINE / PHONO di commutazione (Fig. 7).

FOOTSWITCH / MIDI IN e OUT – In questa sezione è possibile collegare una pedaliera configurabile, nonché un ingresso ed un’uscita midi per sincronizzare e collegare apparecchiature esterne, sintetizzatori, drum machine e (perché no?) il MASCHINE stesso, della Native Instruments (Fig.8).

Nella sezione POWER troviamo il tasto per l’accensione dell’unità, la possibilità di collegare l’alimentatore in dotazione e la porta USB per il collegamento al PC/Mac (Fig.9). Ho provato ad eliminare l’alimentazione durante il test: il Traktor Kontrol S4 ha continuato a funzionare con la sola alimentazione della porta USB, ma ha ridotto di molto la luminosità dei led, influenzando anche la prestazione della scheda audio (che ovviamente non va a pieno regime).

Pannello Frontale

Il pannello frontale (Fig.10), oltre ad avere il logo Traktor in bella mostra, ha un ingresso PHONES cuffia con jack da 6,3 mm, robusto e rinforzato con una rondella proprio per andare incontro alle esigenze dei Dj che – utilizzando la propria cuffia personale ed alternandosi alla consolle – “stressano” l’ingresso cuffie.

Subito di fianco, CUE MIX / CUE VOL /MIC VOL gestiscono il controllo dei volumi cuffia. I rotori sono a scomparsa e bisogna pigiare per farli fuoriuscire, per poi regolare il volume desiderato(Fig.11).

Jog Wheel / Deck

Come già anticipato sopra, la sezione comandi della consolle è ben definita. La sezione JOG WHEEL ha una Jog gommata ai lati, con un diametro esterno di 12 mm: il top occupa un diametro interno di 9 mm, è di materiale lucido con al centro il logo Traktor in bianco (Fig.12). In realtà Il top non è altro che un microswitch che, al tocco, emula il Vinyl touch. I tasti deck C/D commutano il deck da A a C e da B a D, il tastino resta illuminato al tocco (ad indicare il deck alternativo in uso), il tastino load invece carica sul deck selezionato la traccia direttamente dal browser.

FX1 / FX2

Sulla parte superiore del Jog Whell troviamo la sezione effetti FX1/FX2, composta da 4 knobs DRY/WET per la quantità di effetto da dare (Fig.13). A questo punto dobbiamo dedicare la nostra attenzione al tastino MODE, che ci fa passare dalla modalità Chain alla modalità Advanced. Con la modalità Chain abbiamo gli effetti concatenati e possiamo regolare la percentuale dry/wet, oltre a attivare o disattivare i singoli effetti con i tasti luminosi in corrispondenza dei knobs 1/2/3. Inoltre, tenendo premuto il tasto SHIFT e premendo questi ultimi, è possibile cambiare il singolo effetto e quindi riconfigurare velocemente la catena di effetti sul deck corrispondente. In modalità Advanced, invece, è possibile utilizzare un effetto per volta, ma di contro si accede anche ad altre funzioni avanzate, legate all’effetto selezionato: utilizzeremo, quindi, i knobs per agire su altri parametri, anche qui tenendo premuto il tasto SHIFT ed il tastino in corrispondenza del DRY/WET, selezionando rapidamente l’effetto desiderato.

Display

Nella parte inferiore del Jog whell troviamo il DISPLAY, molto chiaro, retro illuminato ed a colori (Fig.14).  Le informazioni indicate sono poche, ma essenziali: ON AIR illuminato sta ad indicarci che nel deck il fader è alzato e quindi il volume del canale è attivo; SAMPLES ci segnala che la sezione samples del deck C/D è attiva o che comunque è stato caricato il sample deck; la scritta di colore blue/bianca DECK ci indica su quale deck stiamo lavorando; le scritte illuminate ambra KEYLOCK e MASTER indicano la funzione in uso sul deck corrispondente. Verso la fine troviamo un display led a due cifre che ci indica il valore – e quindi la dimensione – del loop automatico 1/2/4/8/16/32. Se il valore del loop viene portato al di sotto dell’ 1 (quindi -½ – ¼  e così via), il display aggiunge un asterisco o punto in alto a destra del numero.

Sezione Loop

La sezione LOOP è composta da due encoder e due pulsanti IN e OUT (Fig.15): con questi ultimi scegliamo manualmente la nostra porzione di loop, indicando il punto di inizio e di fine; con l’encoder di sinistra, semplicemente ruotandolo, muoviamo la porzione di loop, mentre schiacciandolo si attiva o disattiva la porzione. Ruotando l’encoder di destra si fa scorrere il numero di battute del loop, premendolo si attiva o disattiva il loop. Attivando la sezione BROWSE, al centro del mixer, i due encoder acquistano un’altra funzione. Con il rotore di sinistra si selezionano le cartelle della libreria e premendolo si accede alla cartella selezionata, mentre con il rotore di destra si naviga tra le playlist già pronte.

Sezione Samples

La sezione SAMPLES è composta da quattro tasti retro illuminati che indicano i rispettivi quattro samples caricati sul sample deck all’interno del software Traktor Pro S4 (Fig.16). Anche visivamente, sul controller, grazie alla retroilluminazione, è molto semplice capire quale tasto è impegnato dal campione. Per rimuovere o sostituire il campione basta tenere premuto il tasto SHIFT ed il tasto interessato.

Trasport e Cue

E’ composta da 8 tasti, di cui 4 numerati, anche questi retro illuminati. I Tasti 1/2/3/4 retro illuminati in blu possono essere associati agli HOTCUE, funzione che può essere cancellata e riassegnata tenendo premuto il tasto SHIFT. I rimanenti 4 tasti SHIFT / SYNC / CUE / PLAY svolgono funzioni già note: il tasto SHIFT, combinato con il tasto SYNC, attiva la funzione MASTER TEMPO; con il tasto CUE si fa tornare la traccia all’inizio; il tasto PLAY attiva o disattiva la KEYLOCK (Fig.17).

Tempo

Per il controllo della velocità, come in tutti i controller che si rispettino, abbiamo in corrispondenza di ogni deck uno slide TEMPO molto preciso, che aumenta o diminuisce la percentuale di tempo (Fig. 18). In alto troviamo l’OFFSET, due tastini illuminati color ambra  (Fig. 18a) che hanno la funzione innovativa di regolare ed evitare sbalzi di pitch tra i vari deck, per esempio quando ne usiamo 4. Infatti, qualora non sia attivo il master tempo, la percentuale di pitch tra il fader software ed il fader hardware reale potrebbe risultare differente, perché fisicamente in un’altra posizione! A questo punto si illuminerà il tastino che ci indicherà su quel deck una velocità maggiore o minore. Tenendolo premuto, entrambi i tastini si illumineranno più intensamente, per indicarci la totale disattivazione del fader tempo.

Gain & FX 1 / 2

La parte centrale del controller  è composta da 4 encoder e 1 knob: i GAIN sono encoder che si trovano in corrispondenza di ogni canale (il fatto che siano encoder, e quindi a rotazione continua, e non knob è molto positivo: infatti si ha la possibilità di controllare i dB delle tracce con molta precisione e senza sbalzi improvvisi di volume). Sotto ogni GAIN troviamo i tastini FX 1/2, che servono ad assegnare il preset effetti ad ogni canale e quindi ad attivarli. Con gli stessi tastini si accede ad una modalità molto interessante che rende questo controller ancora più completo (Fig.19): tenendo premuto il tastino SHIFT possiamo invertire l’apertura e la chiusura del canale sul cross-fader, in maniera indipendente su ognuno dei quattro canali.

Main Level

Al centro troviamo il MAIN LEVEL, knob che regola il volume master, ed un Vu-meter led che indica il livello sul canale destro e sinistro.

Mixer

Il resto del mixer si divide in 4 canali, ognuno con la possibilità di tagliare le frequenze basse, medie ed alte tramite i knob gommati, in più c’è l’aggiunta di un controller FILTER. Su ogni canale c’è un tastino CUE per il pre-ascolto in cuffia (Fig.20).

Ogni fader è affiancato da un Vu-meter da 7 led che indica il livello del singolo deck (Fig.21). Ai piedi dei fader ci sono delle freccette luminose che indicano in che direzione sul cross-fader è assegnato il canale (Fig.22). Il cross-fader è molto scorrevole e di ottima qualità, buono anche per lo scratch. Risalendo il centro del mixer troviamo in alto un encoder BROWSE: con questo rotore possiamo scorrere tra i file nelle cartelle e, premendolo, è possibile preascoltare la traccia selezionata (Fig.23).

Al centro del mixer troviamo 3 indicatori luminosi importanti (Fig.24):

- un TRIANGOLO con il punto esclamativo che ci segnala un eventuale problema di comunicazione controller/software, o ci allerta per un sovraccarico della CPU improvvisa;

- il simbolo classico USB, che ci indica il controller collegato correttamente al laptop;

- il simbolo CUFFIA, che avverte che è attivo il preascolto di una traccia dal Browser.

Subito sotto troviamo tre tastini color ambra: SNAP / MASTER / QUANT. Attivando il tastino SNAP, il loop lanciato si sincronizzerà con la beatgrid; MASTER alterna il master clock con il master deck mode del controller; infine QUANT quantizza i campioni caricati nel deck con i BPM della traccia.

Loop Recorder

Il LOOP RECORDER (Fig.25) è la vera novità del controller della Native Instruments. Infatti, possiamo registrare un loop da un deck , fonte esterna o microfono. La sezione loop recorder è composta da 4 tastini REC / PLAY / SIZE / UNDO e un knob DRY/WET. Premendo il tasto REC partirà la registrazione, riproponibile immediatamente sul master agendo sul tasto PLAY. Con il tasto SIZE decidiamo la misura del loop e, se la registrazione non è di nostro gradimento, basterà schiacciare il tasto UNDO per annullare la take. Sopra i quattro tastini c’è il controllo volume per rendere il nostro loop registrato più o meno presente sul master. Last but not least, il tastino al centro mixer  BROWSE, identificabile per una lente d’ingrandimento che ci apre a pieno schermo la nostra libreria dei brani per una selezione e gestione più rapida dei file, sempre senza toccare il mouse.

Extra

In più c’è da dire che i knobs del volume master e cuffia presente sul controller sono dei potenziometri che controllano il segnale analogico dall’uscita dei convertitori e non influiscono sul settaggio dei volumi “software” del Traktor S4 e inoltre è possibile assegnare il segnale microfonico/linea direttamente ad un DECK in modo da poter utilizzare eq/filtro/fx/campionamento come si fa normalmente con un DECK virtuale. Di default il segnale microfonico è impostato in modo da sommarsi all’uscita master senza rinunciare ad alcun DECK (ma ovviamente non è possibile effettarlo ed utilizzare i filtri).

La Prova

Prima di utilizzare il Traktor S4 consiglio di aggiornare subito i drivers ed il software alla versione più recente, tramite il Service Center della Native Instruments. Dopo averlo collegato, la prima operazione  che si consiglia di fare è calibrarlo…(Fig.26)

Il Traktor Kontrol S4 è stato testato su due differenti laptop, con processori e caratteristiche differenti. Il primo  laptop con processore  Intel Centrino Duo  T2500 2,0 Ghz, 2 Gb di ram e sistema operativo Microsoft Windows 7, con il quale non si è presentato nessun problema, sia in fase di istallazione che in fase di utilizzo. Il software utilizzato per la prova Traktor PRO S4 ver. 1.0.1 ( Fig. 27)si è comportato egregiamente in perfetta fusione con il controller, non è stata riscontrata nessuna latenza né ritardi di nessun tipo, ho provato a scratchare mettendo a dura prova fader e jog wheel e sono rimasto più che soddisfatto per la prestazione.

Anche utilizzando i vari effetti su traccia, le prestazioni della CPU sono rimaste nella media, raramente si è verificato un leggero crepitio audio dovuto ad un aumento inaspettato dell’uso della CPU. Il software è una versione migliorata del Traktor, in quanto adattato alla perfezione per questo controller con l’aggiunta dei deck per i samples. La situazione migliora nettamente con un processore Intel Core 2 duo 2Ghz, 2 Gb di ram e sistema operativo Mac OS X: anche qui non ho riscontrato nessun problema, driver e software sono installati senza alcun problema e l’intero sistema Traktor Kontrol S4 si integra perfettamente anche con quest’altro S.O. Ovviamente, è pienamente compatibile anche con la nuova versione Traktor PRO 2. A tal proposito, la versione che ho utilizzato per il test non è sincronizzabile con i vinili, ma dal primo Aprile 2011  la Native Instruments regala a tutti i possesori del Kontrol S4 l’aggiornamento al Traktor Pro2, mentre con 129 € si può acquistare l’aggiornamento che permette all’S4 di funzionare nella modalità vinyl/cd Timecode.

Considerazioni

L’impressione che ho ricevuto in queste settimane di utilizzo massiccio del Kontrol S4 è più che positiva. Non è solo una consolle, ma uno strumento creativo.  L’aspetto del mixer, con i fader e tutte quelle lucine inizialmente possono ingannare la mente, facendo pensare di trovarsi dinanzi all’ennesimo controller giocattolo. Le jog wheel – rispetto ad altri controller concorrenti – sono molto più pesanti, ma in compenso – a mio parere – molto più precise e resistenti. Il materiale utilizzato per assemblare questo controller, in pratica, è della stessa qualità degli altri controller X1 e Maschine, ma il mio dubbio cade sempre sulla resistenza dei fader ed ancor di più del cross fader sottoposti ad una continua sollecitazione. La mancanza di un’uscita booth obbliga in determinate situazioni a collegare l’S4 ad un mixer esterno per controllarne meglio i volumi generali e magari dare un po’ di spinta in più al totale in uscita, anche se c’è da dire anche che la qualità della scheda audio di questo controller sembra sicuramente superiore ad altri concorrenti. In conclusione, il Traktor Kontrol S4 può essere attualmente considerato il controller midi più completo ed innovativo in circolazione, considerando che viene venduto corredato di un software, studiato nei minimi dettagli per sfruttare al meglio le sue potenzialità. La Native Instruments, con le sue innovazioni, continua a spingere i dj  ad essere sempre più musicisti e padroni della consolle e meno juke box. Tutto ha un prezzo: ed il nostro controller, rispetto ad altri prodotti concorrenti di pari qualità, presenta un buon rapporto qualità-prezzo.

Alla prossima ….. Paolo Dj Fresella Colacicco

PRO:

Innovativo

All-in-one, scheda audio integrata

Esteticamente bello

Facile da installare

Buona fattura

Ottimo anche per scratchare

CONTRO

Prezzo ancora “un tantino” elevato

Dimensioni non proprio friendly

Fader e cross-fader migliorabili

Manca un’uscita booth

INFORMAZIONI UTILI:

Produttore: Native Instruments

Modello: Kontrol S4

Website: www.native-instruments.com

Distributore: www.midimusic.it

Prezzo: 890+Iva

Prezzo scratch update kit: 129+ Iva

Alla prossima,
DJ Fresella

Native Instruments – Maschine ver. 1.5

Questa sarà più una pagina tratta dal diario delle proprie impressioni, che un articolo tecnico vero e proprio. In realtà, nelle mie produzioni ho sempre ed esclusivamente preferito utilizzare drum machine, controller midi e macchinari MPC AKAI che, integrati al PC con i vari DAW, davano il risultato che tutti conosciamo. La Native Instruments, casa tedesca nata nel 1995 e già leader nel settore per la produzione di svariati software, dopo aver deciso di produrre e integrare l’hardware con il software al fine di facilitare la vita di dj e produttori senza spegnere la creatività, lancia un nuovo prodotto, tutto in 32 x 29 cm. Maschine.

Prima Impressione

La prima cosa che ho notato, appena rimosso l’involucro, è lo chassis rigido e compatto, protetto ulteriormente da un frontalino di alluminio, 41 tasti, 16 pads resistenti e knobs gommati (Fig. 1). Nella confezione in dotazione, oltre al dvd del software di gestione , troviamo il classico cavo usb per la connessione della periferica, manuali nelle lingue europee (manca l’italiano) e simpatici adesivi dei vari loghi.

Il Controller

Il Maschine è da considerarsi sia una drum machine che un controller midi, tutto in un’unica interfaccia molto intuitiva, a patto che venga collegata ad un computer. I comandi sono molto compatti, 16 pads dinamici retroilluminati sensibili alla velocity e all’aftertouch, con doppio display (Fig. 2) ad alta risoluzione e 11 encoders rotativi per la gestione delle varie funzioni.

C’è una sezione master per il controllo immediato di volume, tempo e swing, otto gruppi per la gestione dei pads ed una sezione trasport per il controllo del progetto. Collegando l’interfaccia, il display semi-illuminato ci consiglia di eseguire il software in dotazione o, se volessimo utilizzare quest’ultima come controller midi (Fig.3), di eseguire la pressione dei tasti shift+control (Fig. 4). Sul retro del controller sono disponibili una porta usb 2.0 che alimenta e gestisce l’intera periferica, due porte midi IN/OUT e la predisposizione per il Kensington® Lock, ossia un piccolo foro presente in quasi tutti i computer portatili recenti – e da oggi anche su periferiche portatili – al quale possiamo collegare un lucchetto brevettato, ideato per assicurare il computer al tavolo in modo da proteggerlo da malintenzionati durante le nostre session live (Fig.5).

Software di gestione

Il software del Maschine gira su sistemi operativi Microsoft XP, Vista, Windows 7 e Mac OS X. L’istallazione del software non è durata molto, considerando che nella versione che ho provato hanno notevolmente incrementato la già ricca libreria in dotazione nella versione precedente (ben 6 GB di samples e loop di vario genere). Gli utilizzatori dei programmi Ableton mi daranno fortemente ragione perché ad un primo utilizzo la GUI del software in dotazione ricorda vagamente quella di Ableton live (Fig. 6). Per chi ha un livello minimo di pratica con questi software posso affermare che è tutto intuitivo e molto semplice. Il Machine, infatti, usa il concetto della programmazione a pattern, che dà la possibilità di creare song “scene” concatenandole e arrangiandole al volo. Il controller si interfaccia perfettamente con il programma Maschine, non ho toccato quasi mai il mouse, tutto è consultabile sui due ampi display ed è possibile sfogliare e navigare nella libreria dei campioni, modificare, tagliare e splittare l’onda dei samples, tutto in maniera precisa e non distruttiva, utilizzando gli encoders rotativi (del resto molto precisi). Ovviamente vi starete chiedendo se è possibile integrare tutto nelle varie DAW e sequencer di altre case… Certamente, dopo aver creato un progetto potrete esportare tutti file midi con un semplice drag & drop sulla DAW che vi compete e inoltre voglio ricordare che potete aprire il Maschine come plugin VST, AU, RTAS. Il Maschine, inoltre, consente di campionare usando la vostra interfaccia audio, con funzioni di re-sampling interno.

Libreria di suoni

Come già anticipato, la libreria messa a disposizione dalla Native è veramente vasta. Cliccando sul tasto “Lib” si accede ad oltre 6 GB di campioni e tutti i suoni sono stati divisi per categorie (Banca, Tipo e Sottotipo): quindi, se cerchi una cassa dell’808 o un rullante del 909 in pochi secondi riesci a cambiare suono restringendo la ricerca per sottocategorie. La stessa cosa vale anche per i loops, grooves o i singoli samples contenuti nella libreria, che spaziano dal genere Rock, Club e Downbeat all’Electro, Urban e Dance di ottima qualità, con ritmi e stesure che non sanno di già sentito. Se invece volessimo utilizzare i nostri preziosi samples custoditi gelosamente nel nostro hard disk, cliccando su “Disk” possiamo utilizzare rapidamente i wave o mp3 integrandoli nel progetto. E’ possibile inoltre, in questa versione del Maschine, importare i programmi già esistenti dalle macchine Akai MPC 500, 1000, 2000(XL), 2500, 3000 e 4000.

Perché utilizzarlo

Sicuramente il Maschine con il suo software farà la gioia di tutti i produttori, artisti e/o semplici amanti delle drum machine, per la sua totale integrazione con le DAW. Personalmente, dopo aver creato le scene e quindi i vari patter, ho esportato in preproduzione con un semplice drug & drop tutte le singole tracce direttamente nel mio Cubase 5 e devo dire che è davvero fantastico. La qualità del software è davvero professionale e suona bene: ho voluto anche effettuare un’ulteriore prova esportando i file con un sample rate di 48000 Khz e, credetemi, è tutto perfetto. Penso che i beatmaker del genere hip hop/electro dovrebbero pensare seriamente di provare a fare questa esperienza, è uno strumento completo come un vero MPC. Quando ho provato a tagliare un paio di samples al volo sono rimasto affascinato dalla semplicità con la quale, premendo un paio di comandi, sono riuscito a splittare sui pad l’intera waveform (Fig.7) senza stressarmi nel riassegnare le singole slice ai pads. Molte volte, sia per problemi tecnici, sia per la complessità delle macchine e dei software, si tende ad avere un calo della creatività. Con il Maschine è tutt’altro.

Live set

Il Maschine puo’ essere integrato sicuramente in un setup live, con il software in dotazione e  Traktor della Native Instruments, in coppia con il controller  KONTROL X1 creano un live set performante e senza precedenti, in oltre non dimentichiamoci che è un controller MIDI a tutti gli effetti quindi puo’ essere rimappato come si vuole per le proprie esigenze e con altri software che il mercato ci propone, tra cui Ableton Live ,anche se in verità quest’ultimo ha un launch pad dedicato.


Cosa manca

Ho contattato il collega Naro dei Silicon Dust , che ha provato il Maschine per produzioni differenti dalle mie e quindi di diverse esigenze: ha notato la mancanza di un arpeggiatore vero e proprio. In altre parole, la funzione Note Repeat non assolve il compito utilissimo di rendere dal vivo un arpeggio, quindi potrebbe essere inserita una funzione che permetta di arpeggiare anche l’accordo che si crea su una tastiera esterna. Ovviamente la funzione di arpeggiatore è utile quando puoi impostare l’accordo da arpeggiare come pattern ed ovviamente la cosa può essere vista come funzione fx sulla singola traccia sound o direttamente sul gruppo. Un’altra cosa che manca è una fluidità di passaggio da un progetto all’altro: potrebbero ridurre le code di suoni che masticano e pasticciano in fase di caricamento del progetto successivo, oppure le code di effetti o di note ultime suonate con dinamiche improvvisamente inaspettate. Quanto meno, si potrebbe pensare ad una funzione di Freeze o Bridge che permetta di fare un passaggio non “brusco”. … alla prossima Dj Fresella !

Pro:

Ha una struttura robusta e compatta.

Semplice ed ottima disposizione dei controlli.

Mouse-less/screen-less.

Intuitiva, con un software ben concepito ed una libreria di 6GB in dotazione.

Tanti filtri, effetti e modulatori per Pad.

Possibilità di annullare le registrazioni una nota alla volta.

Una drum machine, compatta leggera, da portarsi dietro per eventuali session live.

Può essere utilizzata anche come controller midi.

Tutto si illumina, anche l’occhio vuole la sua parte.

Contro:

Momentaneamente, in questa versione, il metronomo non si può indirizzare ad un’uscita specifica, non è possibile regolare il livello di quest’ultimo.

Necessita di un PC o di un MAC per farla funzionare.

INFORMAZIONI UTILI:

Produttore: Native Instruments

Modello: Maschine

Website: www.native-instruments.com

Distributore: www.midimusic.it

Prezzo: Euro 580 + IVA

Utility Salvastress per WinXP

Piccoli, performanti, gratuiti e sovente dei veri e propri “salvastress” che possono permetterci di risolvere in maniera semplice e veloce delle rognose problematiche senza dover ricorrere ad inutili complicanze e software pachidermici. La rete pullula di risorse gratuite o quasi a cui possiamo far riferimento, ma solo poche di esse diverranno parte integrante della nostra worskstation audio. Seguiteci in questa nuova serie di articoli, un affascinante viaggio alla scoperta di piccoli programmini, che, a prima vista, possono sembrare delle bazzecole per il gravoso compito che si vuole loro attribuire ma, che per la loro semplicità d’uso e potenza, non hanno nulla da invidiare a prodotti di fascia professionale.

Iniziamo la nostra cernita delle utilities che, in un modo o nell’altro, sono rientrate nella collezione di utensili all’interno di una sorta di “coltellino svizzero”, in modo da facilitare il nostro lavoro ed evitare ulteriori calvizie dovute a reazioni nervose autolesioniste. Direi che non c’è migliore partenza che nel presentarvi due stupendi freeware: MidiOX e MidiYoke. Entrambi disponibili su www.midiox.com si trattano, rispettivamente, di un sofisticato programma per il monitoraggio e manipolazione dei segnali MIDI (MidiOX) e di un driver per interfacce midi virtuali (Midi Yoke).

MidiOX (Fig. 1) si rivela molto utile per monitorare tutto il traffico attraverso le due estremità di una connessione MIDI. Una volta selezionate le porte di ingresso ed uscita è possibile attivare il monitor che ci mostra tutto ciò che accade: tipo di messaggio, canale, valori. Personalmente ho trovato questo programma indispensabile quando si presentavano problemi di “feedback” tra varie periferiche oppure per cercare di tarare alcuni controlli. La flessibilità di routing che avrete a disposizione, inoltre, vi consentirà di poter dirottare i messaggi MIDI tra le differenti periferiche collegate al vostro PC con un paio di click. Un patchbay MIDI “semplice” e gratuito. Superba anche la sezione dedicata alla manipolazione dei messaggi di sistema esclusivo (SysEx). Con MidiOX, quindi, potrete anche fare un backup dei suoni dai vostri sintetizzatori che supportano questo protocollo e visualizzare, inoltre, il tipo di messaggi che utilizza per determinate funzioni. Se siete degli sviluppatori, questo programma diventerà indispensabile per intercettare i messaggi SysEx utili per lo sviluppo di un Editor/Librarian per un sintetizzatore.

Midi Yoke (Fig. 2), invece, crea fino a 16 porte midi virtuali tramite un driver facilmente installabile. Detto così sembra un software banale ma, fidatevi, è un’altra utility che diverrà indispensabile e metterà radici nel vostro sistema. Mettiamo che vogliate utilizzare un programma standalone che non sia disponibile in formato plugin e che non abbia alcun tipo di interconnessione con il vostro sequencer preferito. Ecco che Midi Yoke si rivela fondamentale. Aprite il programma incriminato e selezionate come Midi In una delle porte virtuali. Aprite il vostro sequencer ed assegnate, alla traccia che volete usare per pilotare il software, il Midi Out virtuale con lo stesso numero di quella utilizzata per il programma controllato. Sembra criptico ma una volta capito il funzionamento e le sue potenzialità (Riquadro 1) Midi Yoke diverrà parte integrante del vostro sistema, tant’è che vi parrà strano non trovarlo su di una macchina appena acquistata.

Esperienza personale:

Un utente di mia conoscenza ha avuto una problematica con Finale 2007 e Synthogy Ivory. La persona in questione, vecchio utente di Finale, ha fatto l’upgrade alla nuova versione dal 2006 al 2007 e leggendo le specifiche pubblicitarie di questo software* ha deciso di acquistare Ivory. Sfortunatamente Finale 2007, momentaneamente, non è in grado di leggere tutti i VSTi e di conseguenza i 2 prodotti risultavano incompatibili fra loro. L’utente ha provato a contattare direttamente le due case madri avendo, purtroppo, come risposta che al momento non era possibile far dialogare i due software. Con Midi Yoke, invece, è stato possibile far funzionare entrambe le applicazioni in modalità standalone collegate tramite due porte fittizie ed, in questo modo, l’utente è riuscito a portare avanti il suo lavoro di trascrizione potendo usufruire di un eccellente suono di pianoforte nell’attesa della risoluzione al momentaneo problema di compatibilità tra i due softwares sopraccitati. * Finale per il momento è l’unico programma di notazione musicale che abbraccia la moderna filosofia dei plug-ins, ossia quelle utility sviluppate anche da terzi che possono essere inserite all’interno del programma per aggiungere nuove funzioni o facilitare l’utilizzo di quelle esistenti.

AnalogX:

Passiamo ora ad AnalogX (www.analogx.com), dove possiamo trovare molti succosi freeware per svariate applicazioni. AutoTune (Fig. 3) è un comodo programma che vi permetterà di “accordare” i vostri campioni. Vi sarà mai capitato di voler utilizzare un determinato loop o un fraseggio, che non fosse a tono col vostro pezzo? AutoTune analizzerà i file che gli sottoponete per poi modificarne la tonalità in base alla nota da voi desiderata. La gran comodità è che potete procesare intere cartelle piene di WAV e lasciare che il programma faccia tutto da se, con un comodo automatismo. Sempre dallo stesso sito è disponibile Midi Mouse Mod (Fig. 4), che vi darà la possibilità di controllare fino a quattro parametri MIDI in tempo reale tramite il vostro mouse. Se avete presente il joystick del Korg Wavestation, allora vi sarà più chiaro il tipo di aiuto che questo programma potrà darvi. In questo modo eviterete di caricare software più gravosi e complessi solo per usufruire di un controllo simile. Virtual Piano (Fig. 5), invece, vi permetterà di utilizzare i tasti del vostro computer come tastiera midi in modo da inviare note. Ovviamente non potrete suonare delle parti virtuose ma, in congiunzione con Midi Yoke ed in mancanza di un controller, vi risulterà molto utile per poter ascoltare cosa state programmando. Delay Calculator (Fig. 6) è un altro simpatico programma che, dato un tempo in BPM, vi restituisce il tempo in millisecondi fino a terzine di 1/32. Indispensabile per calcolare i giusti tempi sui delay che non hanno funzioni di sincronizzazione col tempo. AnalogX ha davvero un sacco di utilities interessanti. Purtroppo lo spazio è tiranno e non possiamo elencarvene altre, altrimenti finirebbe col monopolizzare questo articolo.

Dulcis in fundo:

Hermann Seib (www.hermannseib.com) è un altro programmatore che ha sviluppato delle interessantissime utilità freeware. MidiTrix (Fig. 7) è un router a matrice per interfacce midi. Vi permetterà di instradare le varie connessioni come se aveste un patchbay semplicemente cliccando la corrispondenza sulla griglia. SAVIHost (Fig. 8) è un altro piccolo capolavoro. Permette di lanciare dei plugin come standalone semplicemente posizionando il file “savihost.exe” nella cartella del nostro plugin e rinominando il suddetto eseguibile col nome della “dll” da controllare (Fig. 8a). Esempio: nella cartella VSTPlugins c’è un VST chiamato pippo.dll e vogliamo controllarlo senza usare Cubase. Copiamo “savihost.exe” nella cartella VSTPlugins e lo rinominiamo “pippo.exe”. Basterà, quindi, fare due click su questo eseguibile ed ecco il nostro Pippo Plugin apparire sul nostro schermo pronto ad essere utilizzato per le nostre performance.

Sempre a proposito di performance, vi segnaliamo che Livelab (HYPERLINK “http://www.livelab.dk/”HYPERLINK “http://www.livelab.dk/”www.livelab.dk) propone “Touchpad 2 MIDI”, un goloso VST freeware che vi permetterà di usare il touchpad (Fig. 9) del vostro portatile alla maniera di un midi controller configurabile come: controller X/Y (tipo Kaosspad, per intenderci), serie di 4 sliders o griglia di 4 pulsanti. Sempre dalla stessa casa sono disponibili degli interessanti ed economici prodotti commerciali come LiveSlice (Fig. 10), un beat slicer e re-arranger in tempo reale (per aspiranti neo Aphex Twin), e “Tablet 2 MIDI” per utilizzare una tavoletta grafica (o un tablet PC) come controller midi. Come ciliegina sulla torta, ultima utility di questa prima puntata, vi proponiamo Piano Tuner, un editor per le curve di dinamica (Fig. 11). Vi è mai capitato di dover registrare una parte di piano con un plugin, magari con campionature eccelse, ma il vostro controller pecca nella dinamica? Con questo programma potrete tranquillamente creare una curva dinamica per ogni singola nota in modo da migliorare notevolmente la qualità di risposta al vostro tocco. Fosse disponibile una cosa del genere su ogni master keyboard, avremmo di sicuro meno sofferenze nel suonare delle parti dove l’ampia dinamica di una vera pesatura è spesso insostituibile.

Utility Salvastress per Mac

Nonostante gli utenti dei prodotti di Cupertino dormano sonni più tranquilli, ogni tanto la presenza di qualche software essenziale e spesso dedicato ad un solo compito può essere di notevole aiuto piuttosto di controparti più esose in termini di risorse sebbene con maggiori funzionalità. Come già fatto per i sistemi Windows XP , eccovi una breve rassegna di “salvastress” per il vostro Mac.

Se il mondo Windows è zeppo di programmini interessanti, neanche il versante Mac scarseggia. Per gli affezionati della Mela potremmo dire che l’inizio non può essere migliore se non presentando Audio Unit Manager (Fig. 1). Questo programma, liberamente scaricabile dalla pagina della Granted Software (www.grantedsw.com )vi consentirà di decidere quali plugin caricare per uno specifico programma risparmiando, così, tempo e risorse per il vostro lavoro.

Inoltre avrete così modo di risolvere eventuali conflittualità tra determinati plugin con alcuni software senza dover per forza rimuovere il prodotto problematico. Sempre dallo stesso sito è possibile scaricare altri maneggevoli programmi come Midi Clock (Fig. 2), una semplice ed efficace sorgente di clock MIDI per sincronizzare applicazioni o qualsiasi dispositivo collegato al vostro Mac via MIDI. Degno di nota il fatto che, questo programma, sia stato utilizzato con successo durante il NAMM 2003 per sincronizzare due copie di Reason eseguite su due distinti portatili senza perdere un colpo. Da SNoize (www.snoize.com )possiamo rifornirci di MIDI Monitor (Fig. 3), che ci permette di visualizzare il traffico tra due porte Midi e di applicare dei filtri sui messaggi (così come MidiOX per Windows) in maniera veloce e trasparente. Dallo stesso sviluppatore, inoltre, possiamo scaricare SysEx Librarian (Fig. 4) per poter effettuare le normali operazioni di backup/ripristino/aggiornamento dei sintetizzatori nel nostro studio che sfruttano questo protocollo. Inutile dire che quest’applicazione pare stia diventando una sorta di “standard de facto” presente in ogni Mac dedito alla produzione audio. Personalmente mi è stato utilissimo durante le prove di molti suoni fatte su di un Dave Smith Evolver Desktop, così come per aggiornare i sistemi operativi di altri desktop synthesizers quali Roland JP-8080 o Access Virus. Di questi due software sono disponibili anche i sorgenti in modo da poter eventualmente (avendone le dovute conoscenze tecniche) aggiungere delle migliorie.

Rogue Amoeba (www.rogueamoeba.com) è un altro prolifico produttore software e qui c’è una vera e propria manna dal cielo per i nostri Mac. Iniziamo con il superbo Audio Hijack (Fig. 5), il tool perfetto per poter registrare audio da qualsiasi applicazione che emetta un qualsivoglia suono. Conversazioni di Skype, suoni da giochi e quant’altro può essere catturato in tempo reale e salvato sul proprio disco. Le registrazioni possono anche essere programmate per partire automaticamente, come fosse un videoregistratore, e grazie al supporto AppleScripts è possibile aggiungere nuove funzionalità. Per soli $16 direi che è un affare. Se, invece, avete bisogno di funzionalità speciali come la preparazione di Podcast avanzati, post processo tramite plugin VST/AU/LADSPA o registrare istantaneamente dagli streaming online allora date un occhio alla versione Pro di Audio Hijack. La lista delle possibilità di questo prodotto, che costa poco più di $30, è immensa. Sul sito è presente una sezione “Freebies” per i programmi rilasciati gratuitamente. Degno di segnalzione è SoundSource (Fig. 6), una semplice utility che vi permette di scegliere con un click quale interfaccia usare per l’ingresso audio, quale per l’uscita e quale per i suoni di sistema. Finalmente possiamo dire addio ai fastidiosi avvisi di sistema sparati a decine di dB durante i nostri lavori di mixing.

In ambito “routing” abbiamo scovato due applicazioni tanto semplici quanto stupende. Dalla blasonata Cycling ’74 (www.cycling74.com), produttrice di Max/MSP, possiamo mettere le mani su SoundFlower (Fig. 7) ovvero una potente estensione di sistema che permette di reindirizzare i flussi audio tra due applicazioni semplicemente selezionando l’interfaccia audio virtuale che il programma crea. La logica di funzionamento è molto simile a quella precedentemente descritta per Midi Yoke ma, in questo caso, applicato ai segnali audio piuttosto dei messaggi Midi.

Restando in ambito Midi, Pete Yandell offre MIDI Patchbay (Fig. 8) che, molto semplicemente, vi permette di smistare i segnali Midi attraverso applicazioni ed interfacce. Il software è liberamente scaricabile dal sito www.pete.yandell.com/software
Per chi fosse sprovvisto di un midi controller segnaliamo MidiKeys (www.manyetas.com/creed/midikeys.html), che permette di utilizzare la tastiera del proprio Mac come un controller MIDI virtuale. I tasti dalla “z” alla “,” sono utilizzati per un intera ottava così come dalla “q” alla “i” e così via per un totale di 8 ottave gestibili da un offset di +/- 4 ottave. Per utilizzarlo vi basta lanciare l’applicazione e poi selezionarlo come Midi Input nel vostro software preferito.

Per gli utenti GarageBand segnaliamo midiO prodotto da RetroWare (www.mysite.verizon.net/retroware), un interessantissimo plugin AU che vi permette di aggiungere il midi out a quest’applicazione, in modo da poter pilotare sintetizzatori esterni.

Mac e non solo:

Questo piccolo paragrafo è dedicato a quegli sviluppatori che non solo ci “regalano” le loro creazioni ma, non contenti, le rendono multipiattaforma.
Su tutti brilla Audacity (www.audacity.sf.net), forse il più famoso sound editor multitraccia open source in circolazione. Molto leggero ed intuitivo (Fig. 9), ci permette di poter effettuare le nostre registrazioni in tempo reale, applicare effetti ed utilizzare plugin VST e LADSPA. Purtroppo i suddetti plugin possono essere utilizzati solo come post-processo e non sembra possibile poterli applicare in tempo reale, come insert ad esempio. L’esportazione in formati ad alta qualità (Wav ed Aiff) è eccellente, così come quella per i formati compressi (Ogg Vorbis ed MP3 tramite LameMP3 encoder). Anche se Audacity offre la registrazione multitraccia, purtroppo è ben lontano dall’usabilità di prodotti pensati esplicitamente per questo scopo. Non sarà certo potente quanto Apple Logic o Cubase, ma questo piccolo gioiello creato dalla comunità per la comunità è destinato a brillare a lungo ed il suo nome scolpito negli annali dei software indispensabili per ogni audiofilo, dal casalingo al professionista.

Per quanto concerne l’analisi audio ecco due ottimi programmi dalle potenzialità disarmanti. Praat (Fig. 10), come Audacity, è anch’esso open source. Ciò significa che abbiamo a disposizione sia i sorgenti che dei binari eseguibili sui più disparati sistemi operativi. Sviluppato da Paul Boersma e David Weenink, dell’Università di Scienze Fonetiche di Amsterdam, questo programma è una sorta di macchina da guerra per la sintesi fonetica, l’analisi e la manipolazione audio. Descriverlo come un semplice analizzatore di spettro sarebbe alquanto riduttivo visto che non basterebbe l’intera rivista per descrivere tutte le funzionalità di questo potente programma. Tra gli strumenti di analisi, oltre quella spettrale, troviamo quella tonale, che ci permette di identificare il “pitch” del materiale audio; quella formante, che ci permette di visualizzare quali sono i picchi che determinano le formanti; analisi di intensità, pattern di eccitazione e tutta un’ampia gamma di altri strumenti che trovano il loro punto di forza nell’analisi vocale. Vi consiglio caldamente di visitare http://www.praat.org per scoprire nel dettaglio l’immenso parco di funzionalità che questo programma ha da offrirvi.


In alternativa c’è Wavesurfer (www.speech.kth.se/wavesurfer/index.html , altro grandioso software open source per la visualizzazione e la manipolazione del suono. Come Praat, anche Wavesurfer (Fig. 11) risulta utilissimo per l’analisi vocale ma, a differenza del software prodotto dai due studiosi dell’Università olandese, ci è risultato di più facile approccio. Una volta aperto il file audio da voler esaminare ci apparirà una finestra con delle configurazioni predefinite. Scegliamo, ad esempio, “Waveform” per una visualizzazione ingrandita della forma d’onda oppure “Speech Anaysis” per visualizzare lo spettro audio con relativa evidenziazione delle formanti. Questo software, personalmente, mi è stato molto utile durante alcuni studi riguardo le sottili differenze tra vari filtri analogici così come nell’analisi dei suoni acustici per ricavarne la risposta di frequenza, indispensabile quando si affronta il duro mondo della sintesi per modelli fisici.