MIDI – Musical Instrument Digital Interface
La trasmissione e la gestione di dati, parametri e più in generale di informazioni all’interno di un sistema o tra più sistemi interattivi, rappresentano le prime problematiche che i musicisti e i compositori di musica elettroacustica si sono ritrovati ad affrontare. Il problema era così rilevante da influire sulla natura e la genesi dell’opera stessa; come sempre accade, le importanti questioni tecniche intervengono radicalmente nei processi compositivi.
In questa serie di articoli, si cercherà di tracciare un percorso che descriva i passaggi più importanti della storia dei mezzi e dei protocolli di trasmissione di dati. S’inizierà dal Controllo in Voltaggio per poi passare alla nascita del protocollo MIDI, si accennerà ad altri protocolli che hanno cercato di contrastare la sua egemonia (avallata dall’industria degli strumenti musicali) come lo SKINI, lo ZIPI, il FUDI (specifico per Pure Data ). Infine, approfondiremo e ci soffermeremo lungamente sull’ultimo nato tra i protocolli di trasmissione dati: l’OSC – Open Sound Control. Sarà posta molta attenzione all’OSC poiché non si tratta di un semplice antagonista del MIDI, ma di una vera rivoluzione nell’ambito dell’interazione tra sistemi paragonabile in importanza a quella avvenuta quando si è passati dal Controllo in Voltaggio (dominio analogico) al MIDI (dominio digitale).
Seconda parte
MIDI – Musical Instrument Digital Interface
Dovremo soffermarci per un poco sulla storia dei sintetizzatori commerciali poiché è grazie ad un accordo tra le principali case produttrici di questi strumenti che nasce il protocollo MIDI. Verso la fine degli anni ’70, nella progettazione dei sintetizzatori iniziano a essere utilizzati i microprocessori (divenuti meno costosi e destinati a entrare nell’elettronica di consumo) al fine di eliminare le problematiche tipiche dei sintetizzatori analogici: instabilità dell’intonazione, sensibilità agli sbalzi di temperatura e di alimentazione. Si ha insomma il progressivo passaggio dai sintetizzatori con tecnologia analogica a quella digitale. Dai VCO si passa all’uso dei DCO (Digitally Controlled Oscillator). L’utilizzo dei microchip ha facilitato e ottimizzato funzioni già esistenti come:
• La memorizzazione di parametri per lo storaggio dei suoni e dei relativi filtri e inviluppi (presets);
• Una maggiore precisione di controllo dei suddetti parametri per la programmazione dei suoni e dei relativi filtri e inviluppi.
La ditta americana Sequential Circuits di Dave Smith avvia ricerche in questa direzione e nel 1978 presenta il Prophet 5
seguito subito dall’OB-X della Oberheim,
dallo Jupiter 8 della Roland e dal costosissimo Fairlight della australiana CMI.
Il Fairlight, immesso sul mercato nel 1979, è stato il primo sintetizzatore commerciale a fare uso della tecnica del campionamento. Il digitale rende economiche tecnologie o funzionalità che erano preesistenti: iniziarono a essere sviluppati per il mercato degli strumenti musicali dispositivi come batterie elettroniche e sequencer sentendo sempre più l’esigenza di interfacciarli tra loro per consentirgli di lavorare insieme. Le drum machine avevano un output attraverso il quale trasmettevano il clock, mentre i sintetizzatori sempre attraverso un uscita apposita avevano la possibilità di trasmettere ad altri dispositivi un segnale di trigger. Purtroppo i sistemi di trasmissione dati erano “proprietari”; ogni ditta produttrice ne disegnava una tipologia che si limitava a funzionare solo tra i dispositivi della stessa casa.
All’AES del 1981 la Sequential Circuits presentò il progetto di un’interfaccia universale, l’USI. L’idea interessò molto i costruttori che però si divisero tra chi voleva un sistema di trasmissione dati di tipo seriale e chi invece di tipo parallelo. La Roland intuendo le potenzialità, inizio in breve tempo una collaborazione con la Sequential Circuits. Nel 1982 decisero che sarebbero stati usati connettori DIN a cinque poli, fissarono la velocità di trasferimento in 31,25 kbaud e stabilirono il nome di questa interfaccia: Musical Instrument Digital Interface – MIDI. L’anno successivo si unirono al gruppo la Yamaha, la Korg e la Kaway. Nel 1982 fu commercializzato il primo sintetizzatore equipaggiato di interfaccia MIDI, il Prophet 600 della Sequential Circuits.
Nel novembre dell’83 fu presentata la V1.0 del protocollo e venne fondata l’IMA – International MIDI Association, il cui compito era quello di informare sulle ultime novità tecniche. Nello stesso periodo nacquero il JMSC – Japan MIDI Standard Committee e la MMA – MIDI Manufacturers Association, due associazioni formate dai costruttori per facilitare lo scambio di informazioni tecniche affinché si evitino errori di interpretazioni tecniche. Il MIDI inizialmente era nato solo per consentire la trasmissione di dati riguardanti le performance esecutive dei musicisti tra strumenti e marchi diversi, ma s’intuì la possibilità di un suo utilizzo per connettere le apparecchiature con i computer. Al NAMM del 1984 la Sequential Circuits propose un’interfaccia per il Commodore 64 con software annesso e la Passport Design fece altrettanto per l’Apple II. Roland invece preannunciava la MPU 401 dedicata ai calcolatori di grande potenza. Ci fu un grande interesse da parte delle software e hardware house nei confronti del MIDI, ciò ne favorì fortemente la diffusione. Ricordiamo che quelli erano gli anni in cui i calcolatori iniziavano a essere oggetti di consumo legati al nascente mercato dei videogiochi, lasciando quindi i laboratori e incominciando a entrare nelle case. Esempio classico fu l’Atari ST 520, il primo personal computer non progettato per fare musica (utilizzato in primo luogo come console per videogiochi), dotato di porte MIDI. Nel 1985 l’IMA pubblicava una lista con tutto il software MIDI disponibile. L’utilizzo del MIDI si diffuse, ulteriori funzioni furono implementate, ma allo stesso tempo svariati problemi di compatibilità iniziarono a comparire. Così nel settembre del 1985 il JMSC e la MMA pubblicarono un documento in cui venivano specificati i dettagli per l’implementazione del MIDI 1.0. Tale storico documento è il MIDI 1.0 Detailed Explanation che chiariva finalmente numerose sezioni del protocollo permettendo ai costruttori di migliorare la compatibilità tra i dispositivi. Facciamo notare ancora una volta un punto molto delicato: nel caso del Voltage Control abbiamo una tecnologia sviluppata nei laboratori per soddisfare le esigenze dei ricercatori e in seguito sfruttata dall’industria degli strumenti musicali; nel caso invece del MIDI vi è una tecnologia sviluppata direttamente dall’industria musicale per risolvere una problematica tecnica la cui soluzione è stata in grado di sviluppare un settore di mercato e aumentarne le vendite. La grande diffusione del MIDI ne ha fatto poi uno strumento affidabile e utilizzabile anche in ambiti non commerciali e dedicati alla ricerca.
Descriviamo ora l’interfaccia fisica:
Si possono osservare le tre connessioni IN, OUT e THRU che utilizzano i connettori DIN a 5 piedini di cui solo tre vengono utilizzati (posizione 5, 4 e 2). Nel caso del MIDI IN sono utilizzati solo 2 piedini (posizione 5 e 4). Il segnale digitale in entrata (MIDI IN) viene in primo luogo filtrato attraverso un optoisolatore (Sharp PC-900 o HP 6N138, entrambi ritenuti ufficialmente adattati) per isolarlo dai disturbi elettrici per poi essere suddiviso e indirizzato verso due diverse direzioni. La prima direzione è il connettore del MIDI THRU, così da riportare all’esterno una copia identica del segnale in ingresso affinché possa essere utilizzato da un’eventuale seconda periferica. La seconda direzione invece conduce il segnale verso una UART – Universal Asynchronous Receiver/Trasmitter (ricetrasmettitore asincrono), il quale possiede un integrato che opera la codifica del segnale in ricezione. Da qui il segnale decodificato andrà a pilotare il generatore di suono.
Il segnale digitale in uscita compirà il percorso inverso, le informazioni da trasmettere attraverseranno una seconda UART che le codificherà e le invierà direttamente in uscita al connettore MIDI OUT. Ai connettori si collegano cavi tripolari che, da specifica MMA, non devono superare la lunghezza di 15 metri, anche se sono stati testati sistemi che lavorano in modo efficiente con cavi molto più lunghi. I collegamenti MIDI in genere prevedono un dispositivo Master che trasmette i dati (attraverso il MIDI OUT) e un altro Slave che riceve i dati (attraverso il MIDI IN). Da quest’ultimo dispositivo può essere ritrasmesso il segnale originale del dispositivo Master (attraverso il MIDI THRU) verso una seconda Slave e così via. Vi è però un limite al numero di Slave collegabili teoricamente pari al numero di canali MIDI a disposizione, ma nella pratica questo è legato al fenomeno del Midi thru delay. Questo è un ritardo di alcuni millisecondi dovuto ai tempi operativi dell’optoisolatore e dell’amplificazione del segnale effettuata prima di raggiungere il connettore MIDI THRU. Chiaramente questa leggera latenza si moltiplica per il numero di dispositivi Slave e può raggiungere anche valori considerevoli. Per ovviare a questa problematica si utilizzano i Midi thru box che consentono il collegamento in parallelo dei dispositivi Slave anziché seriale come sopra descritto. Come già accennato, l’optoisolatore protegge il segnale e le apparecchiature dai disturbi elettrici ed è composto di un Led e di un fototransistor: il Led trasforma il segnale MIDI in un segnale ottico che viene poi riconvertito in segnale MIDI dal fototransistor. In questo modo non vi è connessione fisica e di conseguenza eliminate le eventuali interferenze.
L’interfaccia hardware MIDI opera a 31,25 (+/-1%) kbaud, in modo asincrono, con:
• 1 bit di start (0 logico – corrente on)
• 8 bits di dati
• 1 bit di stop (1 logico – corrente off)
per un totale di 10 bits inviati in un periodo di 320 microsecondi per ogni byte seriale. I byte sono trasmessi inviando per primo il bit meno significativo (LSB).
È utilizzata corrente di 5 mA e lo 0 logico è “corrente ON”.
Le comunicazioni midi avvengono attraverso messaggi multi-byte che consistono di un byte di stato (status byte) seguito da uno o due byte di dati (data byte), fanno eccezione i messaggi Real-time (nessun Data-byte) e gli Exclusive (numero non stabilito) descritti in seguito.
Esempi di struttura di singoli messaggi:

I messaggi MIDI sono trasmessi attraverso 16 canali usati per le esecuzioni (Performance).
Un evento MIDI è trasmesso come messaggio e consiste in uno o più bytes.
Il MIDI adotta parole di 8 bit di lunghezza di cui il più significativo indica il tipo di byte:

Analizziamo ora le singole parole di un tipico messaggio MIDI formato da uno Status-Byte e da due Data-Byte.
Ci sono 5 tipi di messaggi principali suddivisi in due categorie:

Channel Message:
1 – Voice
Controllano le voci di uno strumento:
• Note on/off – attiva/disattiva nota
• Aftertouch – polifonico, indipendente per ogni singola nota
• Control Change – cambio del valore di un controllo.
• Program Change – selezione dei timbri
• Aftertouch di canale – assegnato automaticamente a tutte le Note on in quell’istante
• Cambio di Pitch (Modulation wheel)
2 – Mode
Definiscono la risposta di uno strumento ai Channel Message Voice; sono a tutti gli effetti dei Control Change:
• Local Control on/off – su uno strumento dotato di tastiera, attiva o interrompe il flusso di messaggi diretti dalla tastiera ai generatori interni di suono senza inibire l’invio di dati alla porta MIDI OUT
• All notes off – interrompe l’emissione di suono
• Omni/Poly/Mono selection – seleziona uno dei quattro modi.
I 4 modi sono:
1. Omni on/poly – chiamato comunemente Omni mode, selezionandolo gli strumenti ricevono le informazioni su tutti i canali (dall’uno al sedici) indipendentemente dal canale sul quale è programmato il ricevente. Consente la polifonia.
2. Omni on/mono – Nato per errore prima del documento ufficiale del MMA nel 1983. È sostanzialmente uguale al primo modo, l’unica differenza è che consente solo il funzionamento monofonico.
3. Omni off/poly – chiamato comunemente Poly mode, selezionandolo gli strumenti ricevono le informazioni solo sul canale MIDI indicato nel messaggio e in maniera polifonica. È ovvio che debba essere selezionato lo stesso canale MIDI sia sul ricevente sia sul trasmittente.
4. Omni off/mono – chiamato comunemente Mono mode, selezionandolo si può assegnare a ogni singola voce un canale MIDI differente. Ad esempio con uno strumento che permette una polifonia a otto voci (purché sia multi-timbrico) è possibile pilotare otto timbri diversi in modo monofonico attraverso otto diversi canali MIDI.
Al momento dell’accensione gli strumenti MIDI selezionano automaticamente la modalità 1 Omni mode.
System Message:
3 – Common
Messaggi di informazione generale per il sistema:
• Song Position Pointer – specificano il conteggio (in sedicesimi) delle battute dall’inizio alla fine di una song
• Song select – richiama una specifica song
• Tune request – richiede a tutte le macchine di riportarsi ad una specifica accordatura
4 – Real-time
Sono usati per la sincronizzazione:
• System reset – riporta uno strumento alla configurazione originale
• Timing clock – messaggi per emissione di clock
• Start from the first measure – fa partire un sequencer dalla prima misura
• Stop – invia un messaggio di stop a tutti i dispositivi in running in quel dato momento
• Continue start – in un sequencer, fa ripartire il sistema dal precedente punto di stop
• Active sensing – usato per scoprire se vi sono cavi MIDI scollegati, in tal caso ogni generazione di suono viene interrotta
5 – Exclusive (Sysex)
Messaggi personalizzabili dai produttori per favorire le singole esigenze di sviluppo. Sono pubblici e devono contenere un ID che ne identifichi il produttore. Fanno uso di un numero variabile di Data-Byte e terminano con un particolare Byte detto EOX – End Of Exclusive.
Descriviamo ora la sintassi specifica di ogni tipologia di messaggio:
Elenchiamo tutti i tipi di Control Change:
I sequencer, che sono antecedenti il MIDI, hanno avuto un grande sviluppo tecnico grazie a questa tecnologia tanto che oggi non prescindono da essa. Li troviamo integrati in molti sintetizzatori ma sono diffusi soprattutto sotto forma di software per calcolatori. Questi computer sono connessi a sintetizzatori e a tutta una serie di moduli sonori, ma anche mixer, registratori e qualsiasi strumentazione capace di ricevere/trasmettere e interpretare messaggi MIDI come dispositivi video e mixer luci. I tipi di messaggi che sono stati implementati nel protocollo, ricoprono molte necessità tecniche, ma sono in pratica solo quelle previste dai costruttori. Allargandosi in numero la tipologia di strumenti capaci di usare il MIDI, sono aumentate anche le necessità di personalizzare i messaggi di controllo. A tale scopo esistono in realtà i messaggi Sysex ma questi sono sviluppati dai costruttori. Il MIDI è un sistema chiuso, molto rigido e quasi per nulla personalizzabile, composto di una particolare interfaccia fisica e di un software sviluppato e codificato secondo un protocollo che è sotto il controllo dell’industria degli strumenti musicali. Ne è di conseguenza tagliato fuori chiunque voglia utilizzarlo con messaggi personalizzati: per esempio i musicisti, i compositori e i ricercatori non legati all’industria musicale o a una prassi musicale standardizzata. Insomma, chiunque non sia interessato semplicemente alla connessione, ma all’interazione tra apparecchiature e più in generale tra tecnologie. Questo punto cruciale sarà discusso e approfondito nei prossimi articoli.
Alla prossima puntata che si occuperà di protocolli di comunicazione dati che per diversi motivi non hanno trovato sostanzialmente un impiego pratico: ZIPI, SKINI e FUDI
Maurizio Zoccola
Eigenharp Pico by Eigenlabs
Se pensate che si tratti del solito controller aspettate a cambiare articolo, c’è qualcosa che potrebbe stupirvi!
Eigenharp è attualmente a mio parere il miglior progetto di controller hardware-software sul mercato. Visto nel suo insieme potrebbe essere considerato un nuovo strumento musicale o almeno un nuovo modo di intenderlo: ha una propria diteggiatura, suoni proprietari, caratteristiche peculiari.
I tasti tridimensionali sono incredibilmente sensibili al tatto e si programmano via software con relativa semplicità.
Inglese di nascita, comincia la sua strada nel 2001 con una scommessa del piccolo team di sviluppatori della Eigenlabs che ha portato sul mercato verso la fine del 2009 i primi Eigenharp.
In commercio ci sono i tre modelli Alpha, Tau e Pico tutti basati sullo stesso concept:
- design accattivante
- tasto sensibile a spostamenti orizzontali, verticali e alla pressione
- imboccatura per il controllo a fiato programmabile su diversi parametri
- un software proprietario EigenD di cui tratteremo dopo
- slide bar per varie funzioni
- attacco USB
Il modello maggiore Alpha monta anche un microfono con alimentazione phantom.
Pico
In questo articolo parleremo più diffusamente del modello più piccolo della serie, il Pico:
- 18 tasti
- controllo a fiato
- slide bar
- 4 tasti di funzione
- tracolla
- alimentazione USB
La prova su strada
Dopo aver installato il software su piattaforma Windows 7 o Apple tramite la penna usb 8gb in dotazione ed aver collegato Eigenharp tramite usb si ha subito accesso ai suoni base: basso, pianoforte, clarinetto, violoncello e suoni di synth. Inoltre nella sezione drum sono presenti i primi ritmi di una fornitissima lista.
Quello che immediatamente colpisce suonandolo per la prima volta è la sensibilità dei tasti: 10bit di risoluzione e 2000 campioni/secondo per tasto, personalmente non avevo mai provato niente di più sensibile, praticamente a prova di sfioro.
La slide bar ha diverse funzioni in base allo strumento scelto. Può essere una barra di pitch per il basso/synth oppure nel caso del violoncello un controller per l’archetto, trasformando uno strumento virtuale in un modello reale. Il breath controller è anch’esso multifunzione: dal sustain per il pianoforte all’attacco il clarinetto - come in uno reale – , al cutoff per i synth. Sembra un prodotto completo insomma, che racchiude in sé gran parte delle caratteristiche dei controller in commercio, trasformandosi all’occasione in strumento ad arco, a fiato o a tastiera.
La diteggiatura e le scale
E’ possibile utilizzare varie diteggiature anche in dipendenza della scala utilizzata. Eigenharp permette di scegliere infatti tra un numero notevole di scale, dalla cromatica, alla blues, alla indiana… Personalmente utilizzo la mano sinistra per le prime 8 note della scala scelta e la mano destra per le altre 8. Le ultime due chiavi (sono 18 in totale) hanno funzioni speciali e vengono in genere utilizzate per muoversi all’interno del software di gestione.
Si suona generalmente in verticale sostenuto dall’apposita tracolla. I modelli più grandi poggiano a terra come un violoncello.
I 4 tasti di funzione vengono utilizzati per il transposer (i due inferiori), per l’attivazione del metronomo/batteria e per l’accesso a funzioni e strumenti del controller (i due superiori).
EigenD – il software
Eigenharp non è un controller stand-alone, necessita del proprio software EigenD attraverso il quale è possibile accedere alle innumerevoli funzioni. Il software è ovviamente necessario per la programmazione ma è anche la porta di accesso a suoni proprietari, – alcuni di gran qualità – e vst esterni. Eigenharp è comunque un controller midi e può quindi essere utilizzato per suonare strumenti vst o periferiche midi esterne (sempre tramite software).
Una volta programmato Eigenharp con un set di strumenti, loop di batteria e scale è possibile muoversi direttamente dal controller tramite i tasti di funzione. Interessante è la possibilità di caricare soundfont esterni permettendo l’accesso a migliaia di librerie esistenti.
EigenD ha anche un linguaggio proprietario Eigen Commander che permette di accedere velocemente ad alcune funzioni.
Per quanto sia possibile utilizzare il software direttamente dal controller realtime è altamente improbabile che ciò avvenga durante una performance, è molto più semplice e sicuro utilizzare un mouse. E’ preferibile comunque impostare il set necessario per la song prima di cominciare a suonare. E’ ovviamente possibile salvare più configurazioni e richiamarle all’occorrenza.
E’ recente l’introduzione di “Stage” un modulo che permette il controllo dei parametri degli strumenti caricati e delle scale che promette di interfacciarsi con Iphone/Ipad.
Eigend è compatibile con VST quindi è possibile il loro utilizzo sia all’interno del software che all’esterno tramite midi e porta midi virtuale (da scaricare a parte).
Su ogni strumento è possibile inoltre inserire effetti e anche qui è possibile accedere a quelli VST
Loop-station
Una delle funzioni più interessanti di EigenHarp è la possibilità di utilizzare una loop-station interna per la registrazione di suoni. Sul Pico l’accesso è un po’ macchinoso a causa del limitato numero di tasti, ma sulle versioni più grandi l’utilizzo si semplifica. Si scelgono gli strumenti da registrare, il numero di battute e si parte. I loop non sono registrati audio ma mantengono la propria struttura note-by-note. Modificando quindi uno strumento coinvolto in una registrazione cambia anche il sound del loop.
Fanno eccezione i loop di batteria che sono campioni audio. Questa caratteristica lascia un po’ perplessi perché se si aumenta la velocità del metronomo il campione audio risente della della variazione perché viene allungato o ridotto. E’ possibile inserire nel loop qualsiasi strumento, sia esso interno al software o esterno, controllato tramite midi.
Considerazioni
Devo confessare di aver vissuto momenti di amore e odio verso il prodotto. E’ nato per piattaforma OS dove le performance sono ancora oggi migliori. Ho atteso pazientemente il rilascio della prima versione stabile Windows prima di acquistarlo e poi sono cominciati i problemi! La stabilità era purtroppo un’opinione e i bug troppi per pensare di lavorarci seriamente. Ho collaborato con i – devo dirlo – disponibili e gentili programmatori di Eigenlabs per mesi nel tentativo di sollecitare modifiche e correzioni. Poi finalmente è arrivata una certa tranquillità con le “testing release”, software non ancora completi che però vengono comunque rilasciati perché correggono bug. Gli utenti windows sono comunque ancora in attesa di una versione stabile che è stata annunciata ma non ancora rilasciata.
Per quanto devo necessariamente manifestare il mio dissenso verso questa politica in cui si fa uso improprio della parola “stabile” per evidenti logiche di mercato, devo comunque ringraziare i tecnici Eigenlabs per gli sforzi fatti e per non aver abbandonato chi come me ci aveva creduto ed investito. Ho pertanto atteso che la maggior parte dei bug fosse sistemato prima di scrivere questa recensione.
Il Pico è l’unico della serie che funziona su Windows 7, sono in corso sperimentazioni per i prodotti Tau e Alpha.
Configurazione
EigenHarp avendo una gestione realtime dei suoni (anche se registrati con loop-station) assorbe un notevole numero di risorse caricando notevolmente la CPU. E’ preferibile quindi un processore almeno Intel i3. Abbiamo fatto dei test con un Core Duo 8400 (di tutto rispetto se utilizzato con Cubase e VST) ma la cpu andava in overload facilmente. Su Mac l’utilizzo delle risorse più contenuto e basta un processore 2Ghz/2gb ram.
Contro
- non è un controller stand-alone ci vuole un computer per farlo funzionare ma chi lo compra lo sa
- il prezzo è abbastanza alto e le versioni superiori sono molto più costose.
- su piattaforma Windows il software funziona ma è ancora nella release “testing”
- la cpu lavora troppo se paragonata a VST “pesanti” come Omnisphere, Trilogy, Stylus. Mi è stato spiegato da uno dei programmatori che il numero dei messaggi scambiati è notevolmente superiore a quello dei normali controller.
- dato il prezzo avrei gradito una custodia per il trasporto (la scatola è una specie di custodia ma è ingombrante)
A favore
- è molto flessibile, si adatta a molte esigenze
- si suona con piacere e la tastiera è molto veloce
- è un controller che integra le possibilità di una tastiera evoluta a quelle di un breath controller
- il software è molto potente e abbastanza intuitivo
- documentazione video valida
- si intravedono ampie prospettive di sviluppo, sia per le librerie dei suoni sia per la suonabilità dello strumento
La scheda di Eigenharp Pico
- produttore: Eigenlabs www.eigenlabs.com
- Versione software esaminata di EigenD: “testing release 1.3.26″ su Microsoft Windows 7
In italia si trova da luckymusic.com e rodsgarage.net (forse altri ma non ne ho trovati tanti)
E’ possibile anche fittare il modello Pico e Tau dal sito eigenlabs.com a prezzi non proprio contenuti in verità ma è un’ipotesi.
prezzo 459,00 sterline (500 euro circa)
Solo per completezza elenchiamo anche i prezzi dei due modelli superiori:
- Tau
prezzo 1995,00 sterline (circa 2200,00 euro)
- Alpha
prezzo 4080,00 sterline (circa 4500,00 euro)
Vestax VCI 300MKII e Vestax VFX–1
Ormai siamo sommersi da controller midi tutto fare. Le grandi case produttrici si fanno battaglia a colpi di luci, effetti e consolle con sempre più tasti da gestire e knobs da torturare. In tutto questo, anche le software house cercano di capire le esigenze dei dj per sviluppare software da abbinare all’ennesimo controller. Oggi tra le mani ho il controller midi Vestax VCI 300 MKII, affiancato dal controller effetti VFX – 1.
Prima impressione
Tirato fuori dall’imballaggio, il Vestax VCI 300 MKII si presenta molto compatto (Fig.1) e, nello stesso tempo, robusto e resistente al tatto: infatti, lo chassis del controller è totalmente in alluminio, con la parte superiore protetta e rinforzata da una plastica rigida nera e lucida. Tutto ciò giustifica il peso di 3,2 Kg contenuto in appena 41 x 27 cm. Il design del controller Dj è molto curato nei dettagli: sui bordi arrotondati sono presenti dei gommini curvi per evitare urti con le altre periferiche della consolle. I jog wheels hanno un diametro di 12 cm, più mezzo centimetro di plastica trasparente che serve ad illuminare la circonferenza. A prima vista il controller midi Vestax VCI 300 MKII ha i comandi predisposti in maniera chiara e precisa. All’interno della confezione troviamo in dotazione il software Serato ITCH versione 1.5, un cavo USB per il collegamento della periferica al PC/MAC, il manuale dettagliato in lingua giapponese ed inglese, una pezzolina con il brand Vestax e Serato ITCH per lucidare la consolle e rimuovere eventuali ditate.
Il Controller
Il controller Vestax VCI 300 MKII è un controller midi all-in-one veramente ultra compatto: gli spazi sono utilizzati in maniera maniacale e precisa. Inizierò con l’introdurre le funzionalità del controller partendo dal retro pannello (Fig.2).
Retro pannello
Partendo dall’estrema sinistra troviamo un ingresso Rca AUX IN, la cui funzione è di poter collegare fonti esterne ausiliarie e, secondariamente, di poterle switchare in THRU facendole uscire direttamente dal canale master out. Di fianco a questo ingresso troviamo un knob AUX GAIN con il quale abbiamo modo di controllare il gain di ingresso all’hardware (Fig.3).
Sotto il marchio Vestax troviamo l’attacco per la messa a terra, seguito da un tastino PC/ THRU ON che ha il compito di THRU SWITCH, completando la funzione dell’ingresso ausiliario e permettendoci di scollegare l’uscita audio software del computer, facendo passare il segnale direttamente dall’ingresso ausiliario al MASTER OUT. Di fianco al marchio Vestax troviamo la predisposizione per il Kensington® Lock, ossia un piccolo foro al quale possiamo collegare un lucchetto brevettato per proteggere il controller dai malintenzionati (Fig.4).
Nella parte centrale del retro controller troviamo l’uscita MASTER OUT 1, alla quale possiamo collegare un jack da 6.5 mm TRS (Fig.5), subito affiancata da MASTER OUT 2 dove è possibile collegarsi al controller tramite cavi RCA.
E’ possibile regolare la sensibilità di tocco delle jog wheel semplicemente agendo sui due trimmer TOUCH SENSOR LEVEL che in maniera separata (destra/ sinistra) permettono la regolazione MIN/MAX della sensibilità preferita dal Dj (Fig.6).
Nell’estrema destra del controller troviamo un collegamento per alimentatore di 7,5V DC (non in dotazione), grazie al quale possiamo scegliere – tramite il selettore ADAPTER/USB OFF/POWER USB – se prendere l’alimentazione solo dalla porta USB o farsi aiutare dall’alimentatore supplementare. Infine troviamo il classico ingresso USB che accompagna tutte le periferiche che utilizzano questo standard (Fig.7).
Pannello Frontale
Sul pannello frontale (Fig.8) del controller Vestax VCI 300 MKII
troviamo, partendo da sinistra, un ingresso microfonico MIC IN e, di fianco, un piccolo trimmer per la regolazione del livello d’ingresso MIC LEVEL, (Fig. 9)
mentre nella parte destra del pannello troviamo dei trimmer per la gestione del FADER CURVE CONTROL e, quindi, la possibilità di gestire in maniera separata C.F. CURVE, la curva di apertura e chiusura CROSS FADER e I.F. CURVE, per i fader che gestiscono i canali di linea. All’estrema destra troviamo l’ingresso cuffie, per collegare in maniera indipendente cuffie con jack da 6,5 mm TRS o il classico “standard” jack da 3.5 mm. (Fig.10)
Jog Wheel / Deck
Come già anticipato nella premessa, i Jog wheel del VCI 300 MKII hanno un diametro di 12 cm e sono circondati da una plastica rigida trasparente che ci aiuta a comprendere quando il piatto viene toccato – infatti il colore varia da blue (passivo) a rosso (attivo) – ed ovviamente questa sensibilità può essere tranquillamente regolata tramite il touch sensor level. Su entrambi i lati di fianco ai piatti, un pò nascosti, quasi sotto la consolle, troviamo una rotellina JOG TORQUE ADJUST KNOB, che ha la funzione di regolare la velocità e la precisione di slittamento fisica del Jog Wheel, stringendo o svitando la rotellina (Fig.11).
I comandi della sezione deck del Vestax VCI 300 MKII sono molto intuitivi e di semplice utilizzo: in alto troviamo subito in vista il PITCH SLIDER per il controllo e la regolazione della velocità del playback +/- 6%, con al centro un led verde che ci indica che non stiamo agendo sulla velocità del brano e quindi siamo sullo zero. Alla destra del pitch slider troviamo due pulsantini PITCH SHIFT BUTTONS, con i quali possiamo compensare il pitch range del 12%; per resettare le variazioni di pitch, tornando a valori normali, basta schiacciare entrambi i tastini contemporaneamente. Il tasto KEYLOCK, una volta attivato, modifica la velocità senza andare a toccare la tonalità del brano, mentre con AUTO TEMPO sfruttiamo la classica funzione di matching speed del brano in esecuzione con la traccia secondaria. Una funzione da non sottovalutare è la funzione SCRATCH, o “funzione vinile”, con la quale possiamo manipolare la traccia a nostro piacimento o anche semplicemente scratchare: questa funzione può essere rapidamente attivata e disattivata tramite il tastino in prossimità della jog wheel (Fig. 12).
Il controllo del deck è affidato a due tasti molto grandi, retro illuminati blue, posti in posizione classica (cioè nella parte inferiore della jog wheel): CUE e PLAY/ PAUSE. Con essi possiamo effettuare lo start e stop della traccia o il posizionamento del segmento di inizio traccia (Fig. 13).
Sezione Loop
In alto sul deck troviamo la sezione CUE/LOOP, formata da 3 tasti CUE/IN e 3 tasti OUT/LOOP. Cliccando sul tasto CUE IN si decide dove posizionare il CUE POINT, facendo poi andare quella porzione in loop schiacciando il tasto OUT/LOOP corrispondente. Ovviamente la porzione di loop può essere aumentata o diminuita agendo sui tasti HALF per dimezzare e DOUBLE per raddoppiare il loop. Il tasto AUTOLOOP crea un loop automatico tenendo in considerazione il calcolo dei BPM della traccia. La retro illuminzione del controller è molto intuitiva, infatti nel caso del cue /loop, quando il loop viene attivato, i tasti si illuminano di verde, trasformandosi in rosso se si schiaccia di nuovo il tasto OUT1/LOOP, disattivando temporaneamente il segmento in loop. I tasti successivi 2/3 si colorano di arancione e blue se si prepara un loop secondario pronto per essere sostituito a quello attualmente attivo sulla traccia in esecuzione. Il tasto CENSOR, se tenuto premuto, manda momentaneamente la traccia in reverse; attivando la funzione di SHIFT+CENSOR (reverse) il tasto inizierà a lampeggiare in colore arancione e la traccia andrà automaticamente in reverse. E’ presente anche un tasto SHIFT che ci permette di accedere a funzioni secondarie di facile intuizione o semplicemente di annullare il comando o resettare la selezione (Fig.14).
Gain & EQ
Ogni deck possiede un TRIM, un knob gommato che rappresenta il gain del singolo canale che agisce sul volume prima che passi per l’equalizzatore e il fader. La sezione EQ del Vestax VCI 300 MKII è composta da 3 knob gommati LOW/MID/HIGH per agire rispettivamente sulle frequenze basse, medie e alte. Nella parte superiore e centrale del controller Vestax troviamo il knob MASTER, che controlla il livello di uscita generale indipendentemente dal software, mentre MONITOR SELECT serve a bilanciare e missare il preascolto cuffia e MONITOR VOLUME ne controlla il volume. Al centro del controller, in prossimità dei fader di line troviamo i tasti PFL-A e PFL-B che ci permettono di attivare il preascolto in cuffia del rispettivo deck A o B.
Faders
Tra le due jog wheels troviamo la sezione fader, due verticali dedicati al controllo linea A/B con una corsa lunga, divisi al centro da 12 leds meters e uno orizzontale più corto (cross fader). A tutti e tre i fader può essere regolata la curva per il taglio e quindi l’apertura del canale, ottimo per chi deve scratchare o ha esigenze particolari per il proprio show (Fig.16).
Browser
La sezione browser del Vestax VCI 300 MKII è molto intuitiva, anche se compatta, e funzionale. Premendo il tasto CRATES il cursore del software serato ITCH si sposta nella libreria files partendo dalla collezione creata in precedenza un po’ come le “casse” con i dischi che i Dj di solito preparavano e ordinavano prima di una serata. Una volta selezionata la collezione, premendo il tasto BROWSE, saranno visualizzati i file con in dettaglio titolo, artista, BPM, genere ecc., mentre utilizzando il tasto FILES è possibile consultare i propri Hard disk e le proprie cartelle. Tutto ovviamente aiutandosi con lo stick NAVIGATION che ci permetterà appunto di navigare tra file e cartelle senza utilizzare il mouse. Il tasto SCROLL ci permette di fare lo scrolling dei file utilizzando la jog wheel. E’ possibile anche caricare le tracce tenendo premuto il tasto SCROLL + PFL A o PFL B a seconda di quale deck si voglia utilizzare per caricare la traccia (Fig. 17).
La Prova
Il controller midi Vestax VCI 300 MKII è stato testato sia su PC che su Mac, ed in entrambi i casi non ha dato nessun problema. Il software in dotazione contenuto nella scatola è il Serato ITCH Ver. 1.5. Per prima cosa ho aggiornato il software alla versione 1.7, com’è prassi. La periferica è stata riconosciuta in automatico e non c’è stato bisogno di installare ulteriori driver. Il Software della Serato (Fig.18), anche se a prima vista sembra un po’ scarno e graficamente deludente, al contrario è molto affidabile e intuitivo, con in vista solo i comandi essenziali. Calza a pennello con il controller e la comunicazione tra periferica e software non mi ha dato mai problemi durante il dj set.
La libreria di ITCH si riesce a gestire molto facilmente, è molto semplice navigare tra i files ed è possibile sincronizzarla con la propria libreria di Itunes. Come per gli altri controller midi testati in precedenza, ho provato a scratchare con ottimi riscontri: la scheda del controller riesce tranquillamente a gestire la latenza senza ritardi che compromettano la performance generale.
Extra
Se provate a capovolgere il controller, scorgerete un pannello upgrade con 4 viti. In realtà la Vestax dà la possibilità, a chi vuole cimentarsi ed utilizzare il controller per scratchare, di sostituire il cross fader in dotazione con un digital fader di nuova concezione. Il Vestax CF-X2 fader digitale vi consentirà di migliorare le vostre prestazioni e di scratchare con precisione (Fig.19).
CONTROLLER VESTAX VFX – 1
Il controller effetti VFX -1 è un accessorio, per modo di dire, che completa ulteriormente il controller VCI 300 MKII: ha lo stesso design e materiale di fabbricazione di quest’ultimo (Fig.20).
Questo controller va collegato esclusivamente tramite porta USB e si interfaccia con lo stesso software in dotazione (Fig. 21).
Appena collegato al software serato ITCH, compare una barra effetti con varie informazioni sull’effetto utilizzato, la percentuale di utilizzo dell’effetto e le informazioni sul deck (Fig.22).
Il Controller midi VFX -1 si sviluppa su forma verticale e la lettura dei suoi comandi è molto chiara ed intuitiva. Infatti la Vestax ha chiaramente voluto dividere a metà, orizzontalmente, la gestione dei comandi, dando la possibilità di applicare gli effetti in maniera separata al deck A e B. Nella sezione ASSIGN possiamo assegnare, tramite i tasti DECK A/B, l’effetto sul deck A/B o addirittura al MASTER premendo entrambi i tasti contemporaneamente. Nella stessa sezione troviamo, di fianco, la funzione di preascolto dell’effetto in cuffia, premendo il tasto PFL FX, o di applicazione dell’effetto alla sezione AUX/MIC. In basso troviamo un tasto molto visibile ON/OFF, con il quale possiamo attivare l’effetto. C’è da dire che di lato al controller c’è nascosto un piccolo switch LATCH che ci darà la possibilità di attivare l’effetto senza tenere il tasto premuto. Il pulsante TAP/AUTO sincronizza l’effetto con i BPM delle tracce o, premendo ripetutamente il tasto, con il tempo (Fig. 23).
Sezione effetti VFX -1
Gli effetti chiaramente sono contenuti nel software Serato e sono 9: Flanger, Crusher, Tremolo, Phaser, HPF, LPF, Echo, Delay e Reverb. Sono tutti selezionabili tramite un Konb SELECT a dodici scatti, mentre con un knob simile (BEATS) è possibile variare il beat division. Sotto troviamo DEPTH, un mega knob per il controllo dei parametri DRY/WET del FX e un knob gommato simile a quelli del controller VCI per il controllo dei parametri secondari del FX (Fig. 24).
Considerazioni
Il controller midi Vestax VCI 300 MKII è un ottimo controller, considerando la qualità, il design e il prezzo. I comandi sono chiari ed essenziali, di facile intuizione anche ai Dj alle prime armi. Al buio totale, i tasti retro illuminati aiutano a non perdere il controllo, anche se la retro illuminazione è un po’ deludente. Sulla qualità dei materiali, nessun dubbio: forse i fader, però, vanno tenuti d’occhio. Nel complesso il controller risponde bene ed ha tutte le carte in regola per accompagnarvi nei vari live set, anche in quelli più sfrenati dove volete cimentarvi nello scratch. Il software Serato ITCH calza perfettamente con il VCI 300 MKII ed è veramente semplice da configurare e da usare. Forse la vera delusione sta nel fatto che bisogna acquistare a parte un controller midi effetti come il VFX-1: nonostante la qualità degli effetti sia ottima, oggi nella giungla dei controller troviamo altri produttori che – ad un prezzo inferiore – propongono periferiche super con la gestione degli effetti già onboard.
Alla prossima Dj Fresella ….
Pro:
- Ottimo rapporto Q/P
- Scheda audio integrata
- Istallazione semplice
- Alimentazione USB
- Ottimo per i missaggi e per gli scratches
- Ottimo software in dotazione.
Contro:
- Struttura e meccanica migliorabile
- Luminosità dei tasti al limite
- Upgrade obbligatorio per aumentare la performance degli scratches
- Ha necessariamente bisogno, per gestire gli effetti, di un controller a parte.
INFORMAZIONI UTILI:
Produttore: Vestax
Modello: VCI 300 MK II + Controller effetti VFX -1
Website: http://www.vestax.com/
Distributore italiano: www.exhibo.it
Costo VCI 300 MK II: Circa euro 690,00
Costo VFX -1: Circa euro 220,00
Alla prossima,
DJ Fresella
Softstep – Il controller tuttofare
I controller midi sono sempre stati al centro delle attenzioni dei musicisti di tutti i generi. Sul palco o in studio salvano o complicano la vita! In questi ultimi anni si è assistito al passaggio dai controller hardware, pieni di tasti e pedali, difficili da programmare, spesso da modificare con chip di provenienza parallela per ottenere maggiori prestazioni, a sistemi misti hardware-software. Ora siamo alla release 2.0 dell’evoluzione: controller ibridi, sempre più software, che delegano al pc gran parte del loro calcolo. Softstep alza la posta in gioco: un controller con hardware minimo a programmazione software ma con struttura fisica modellabile. Non esiste più una base hardware predefinita, ora anche il tasto può trasformarsi in pedale o in switch trasformando una pedaliera a 10 tasti uguali in una struttura variabile in cui numero di tasti, pedali, toggle, trigger sono completamente da definire. Il concetto di “tasto” e “pedale” cambia la sua connotazione originale e si evolve in un oggetto esa-dimensionale (x-y-pressione-rotazione-on-off…).
Trovandomi spesso a fare live con le mani sempre impegnate da qualche strumento musicale, sono costantemente alla ricerca di controller midi che mi agevolino il lavoro.
Mi sono imbattuto in SoftStep, il nuovo nato della Keith mcMillen (www.keithmcmillen.com).
Apparentemente è il solito controller, ma qui le promesse sono altre e mi hanno incuriosito.
Cominciamo col dire che la gestione è tutta via software, quindi addio alle notti spese con il Behringer FCB 1010 e simili, con sequenze di tasti che facevano impazzire: qui le cose sono più semplici ed intuitive… a patto che si legga il manuale però! C’è da studiare un pochino – anche se meno del solito -, ma bisogna familiarizzare con il linguaggio utilizzato dagli sviluppatori e con questo concetto dell’assegnamento multifunzionale dei tasti.
Ho provato il software su Windows 7 64bit SP1: lento e non proprio stabile. L’impressione è che sia nato per Mac, dove sicuramente funzionerà benissimo! Ultimamente sono un po’ sfortunato con i software multipiattaforma, scelgo sempre quella sbagliata (che sia ora di cedere alla tentazione della mela?!). Lo faccio funzionare in modalità compatibile Xp e sembra migliorare leggermente: almeno non si blocca. E’ una release 1.0, la prima “stabile” probabilmente.
Ma lasciando da parte la stabilità, si può lavorare. Il sistema offre la possibilità di assegnare 6 eventi ad ogni tasto scegliendo tra on/off, trigger o pedale x-y e altre varianti.
Vediamo come lo descrive la casa produttrice:
- Pressione: ogni tasto è sensibile alla pressione per un controllo espressivo del suono
- Direzione: i movimenti verticali e orizzontali vengono trasformati in valori
- Portatilità: leggera 566gr e piccola come una tastiera di un pc
- Livelli: fino a 6 Note, CC, Pitch Bend, Program, MMC, o OSC per tasto
- Resistenza: materiale elastico con retro in fibra di carbonio… – cito testualmente – “resistente alla birra!”
- Flashy: display a led 4 caratteri, 10 LEDs bicolori (rosso/verde) per chiave, retroilluminazione
- Controllo: può pilotare qualsiasi software o hardware midi compatibile compreso i controlli da studio mmc e Hui di Protools e Logic, pedalini Line6 e simili

E’ tutto vero ma ci sono alcuni particolari che vale la pena sottolineare.
- I tasti sono di una specie di gomma morbida, silicone, la pressione non restituisce una risposta al tatto, non è come premere un pedale di alluminio insomma. Se qualcuno di voi ha provato le tastiere pc di gomma o le tastiere musicali avvolgibili sa di cosa parlo. Morale della favola: bisogna dare una sbirciatina prima di agire sul tasto per non rischiare di ritrovarsi a premere sul pavimento.
- Con le mani e con i piedi scalzi (aaargh!!!) bisogna insistere molto sui tasti, soprattutto se usati come pedale.
- Se parliamo di trigger on/off le cose vanno bene ma se programmiamo un pedale lineare su un tasto quadrato 5cmx5cm, con valori 0-127 è veramente molto difficile fermarsi su quello giusto, anche se esiste la possibilità di rallentare il tempo con un parametro detto slew (che è comunque troppo veloce).
L’idea merita comunque considerazione. Una volta programmato il controller trasferendo i dati dal pc si può lavorare in più modalità:
- standalone USB per pilotare software o vst
- standalone midi, attraverso un suo accessorio midi (non in dotazione) diventa un controller midi pcless
- hosted, attraverso il suo software (che deve essere lasciato aperto) può utilizzare un numero di funzioni maggiore rispetto alla modalità standalone usb
Esempi di utilizzo
- La cosa più veloce che mi viene in mente per far comprendere le possibilità delle multifunzioni sui tasti è quella di programmare fino a 6 note per tasto creando accordi ad ogni pressione.
- controllo di loopstation (Guitar Rig, Ableton Live)
- controllo Pod e pedali (Line6 e simili)
- controllo parametri midi per pilotare synth (in modalità hosted ha anche il controllo di OSC)
- controllo di volumi su mixer virtuali e midi (qui ci andrei un po’ più cauto)
…
Si possono impostare azioni anche con il tasto off, una sorta di after touch. Se ad esempio si suonano accordi una delle azioni sul tasto off può essere una nota di basso per avere un effetto particolare.
Possono essere pilotati tutti i software e hardware midi compatibili. Particolare attenzione rivestono gli effetti per chitarra con il supporto delle impostazioni Toggle (che manda 0-1) e Toggle127 (che manda 0-127) e Ableton Live, che per sua natura si presta moltissimo.
Attenzione, dato il basso assorbimento funziona su IPAD. Ovviamente necessita dell’adattatore usb (camera connection kit per Ipad), ma l’idea di avere un prodotto PC/Mac/IPAD è sicuramente interessante.
Esperienza pratica con Guitar Rig
Per fare un test ho programmato il controller per il mio Guitar Rig 4, sostituendo la pedaliera della Native con SoftStep. Innanzitutto ho ben 10 tasti. Ho scelto di utilizzare:
2 tasti per il looper (rec/play e stop)
1 tasto per la funzione overdub della loop
1 tasto per il mute
1 tasto redo
1 tasto undo
1 tasto come pedale volume loop
1 tasto come pedale volume generale
1 tasto come mandata effetto
Avrei voluto programmare un tasto come pedale in modo da poter variare i preset degli effetti ma la cosa ha avuto poco successo. A differenza degli altri pedali che ho creato (volume, effetto) dove si può andare ad occhio/orecchio, un pedale che modifichi il preset deve essere preciso e questo come dicevo è davvero improbabile!
Ho risolto creando un intero preset per modificare i program change, quindi se voglio il preset 4 premo il pedale n. 4. Per il 42 è un po’ più complicato ma si abilita la funzione a 2 cifre spostandosi sulla quarta decina e poi si preme il tasto 2.
Il bello di questo controller è che è facile passare da un preset all’altro avendo a disposizione ogni volta 10 tasti. Il brutto è che i preset si resettano ad ogni caricamento, quindi spostandosi da un preset all’altro si perdono i valori memorizzati dai pedali. Se si tocca il pedale dopo esserci tornati questo riparte da zero (non mi ha sorpreso questa cosa, ma trattandosi di piattaforma “innovativa” potevano anche pensarci!).
Luci e led
A parte la retroilluminazione che fa la sua figura su un palco semi-illuminato, c’è un led bicolore su ogni tasto che è possibile programmare. Può essere fisso o lampeggiante (a 2 velocità slow/fast).
Si possono fare cose inusuali come ad esempio decidere l’azione di un tasto in base alla pressione di un altro tasto. Nel mio settaggio per Guitar Rig la luce Play lampeggia fino alla pressione del tasto di STOP.
La dotazione hardware/software
La dotazione hardware è piuttosto essenziale, quella software è inesistente, o almeno va scaricata.
- cavo usb 3mt
- adattatore per pedale esterno
- mini-manuale cartaceo quasi inutile
- una custodia di stoffa impermeabile – veramente “cinese”!
- un indirizzo internet da cui scaricare i programmi * questo serve e ci sono anche i manuali veri.
Pro/contro Tiriamo le somme
Volendo fare un bilancio di pregi e difetti il prodotto risulta sicuramente utile a chi vuole in poco spazio qualcosa di veramente versatile e molto resistente. Lo consiglio dunque a tutti i musicisti che utilizzano software e hardware con
funzioni accessibili via midi e che hanno esigenza di passare con un tocco di piede dall’uno all’altro senza perdersi nei complicati processi dei controller midi classici. Data la “resistenza alla birra” dichiarata dalla casa immagino che il prodotto abbia una buona resistenza in ambienti difficili ed in effetti sembra abbastanza solida e compatta.
Anche se dubito che qualche tecnico del suono manovrerà mai il suo mixer con i piedi, invito alla prova chi vuole sperimentare l’utilizzo degli arti inferiori insieme a quello delle mani per operazioni di routine, on/off, volumi, etc.
Se però valutiamo il rapporto qualità/prezzo, si cade notevolmente: non costa poco e necessita comunque di un pc/mac. Se aggiungiamo che per l’autonomia totale ci vuole l’expander midi e un alimentatore usb, il quadro è completo.
Personalmente riesco ad utilizzarlo con le scarpe e in piedi (soprattutto per le funzioni dei pedali la posizione verticale mi risulta fondamentale).
Extra – Photoshop con i piedi

E’ possibile scaricare il software Keyworx che permette la programmazione con messaggi che il sistema operativo comprende. Si può quindi pilotare il mouse, fare un copia e incolla, ma anche utilizzare funzioni più complesse con Photoshop e con qualsiasi programma che permetta di legare una funzione ad una combinazione di tasti. Attenzione, perché Keyworks carica un suo firmware sovrascrivendo i preset musicali, quindi il controller è da utilizzarsi o con l’uno o con l’altro software.
INFORMAZIONI UTILI
Produttore: Keith McMillen (www.keithmcmillen.com)
Piattaforma: PC/MAC/IPAD
Prezzo di listino: 289.95 $ (in Italia intorno ai 250,00 euro)
Accessori non compresi:
- Midi box 49.95$
- Pedale esterno (un qualsiasi pedale volume)
- Alimentatore usb (per alimentazione senza pc)
tutte le foto – tranne la prima – di Fabio Pesce
- Accessori
- Dettaglio tasti
- Retroilluminazione
- Display led 4 caratteri
- I settaggi di Guitar Rig
- Guitar Rig 4
- Keyworx – software
- led sui tasti
- Retroilluminazione
- ehm… tascabile!
- Softstep – software
- Softstep – software
- Sottile come una penna
- grande come una tastiera pc
Native Instruments – Traktor Kontrol S4
Nome: TRAKTOR KONTROL S4. Dimensioni: 32x5x50 cm, numeri che hanno rivoluzionato il mondo dei controller midi, grazie alla Native Instruments. Ho già parlato, in altri interventi, di questa casa tedesca con esperienza quasi ventennale, nota per il continuo sviluppo di prodotti innovativi – vedi Maschine, Traktor X1… - ed in continua simbiosi con le esigenze degli addetti ai lavori. Questa volta l’hanno fatta grossa…
Prima impressione
La confezione si presenta in modo classico, con una gigantografia del controller (Fig. 1). Nella confezione, oltre al controller ben protetto, troviamo un alimentatore, un cavo USB per il collegamento al PC/Mac, il dvd con i software, Traktor Pro S4, Controller editor ed i driver per i controller Traktor Kontrol S4, Traktor Kontrol X1 e le periferiche audio DJ 2/4/8. Il manuale a colori è in quattro lingue (assente l’italiano, come d’abitudine) e permette un setup veloce. Inoltre, i signori di Berlino hanno pensato di farci trovare nella scatola anche un piccolo schema con le scorciatoie per la tastiera, un poster con le specifiche del controller e dei simpatici adesivi Traktor.
Il peso del controller è di 3 kg e, come da premessa, misura 32 cm di altezza per 50 cm di larghezza e 5 cm di spessore (6,50 cm circa, se consideriamo anche jogwheel e knobs). Come i precedenti controller di produzione Native Instruments, anche il Traktor S4 è ben strutturato: tutto è al suo posto, i comandi sono vicini e compatti, ma la loro posizione è facilmente memorizzabile in un attimo. Il design è sempre il punto forte della casa Tedesca: la parte centrale – che rappresenta il mixer del controller – è una superfice lucida a specchio, mentre i deck di destra e sinistra sono coperti da una superfice di alluminio opaca. Il materiale di cui è composto il controller è, nel complesso, plastica rigida, mentre fader, tasti e knob sono, come sempre, di ottima fattura (Fig. 2).
Il Controller
Il Traktor Kontrol S4 è un controller midi all-in-one di ultima generazione, generoso nelle dimensioni, ma compatto in relazione alle enormi potenzialità possedute. Inizierò a parlarvene introducendo il controller dall’ampio retro pannello (Fig.3).
Retro pannello
Di fianco al logo NI troviamo subito la predisposizione per il Kensington® Lock, ossia un piccolo foro al quale possiamo collegare un lucchetto brevettato per proteggere il controller dai malintenzionati. Subito sotto troviamo una vite che utilizzeremo per un’eventuale presa di terra (Fig. 4).
Il retropannello ha un aspetto ordinato e molto chiaro, suddiviso in sezioni. Nel MAIN OUT troviamo un’uscita 1/2 RCA sbilanciata ed una bilanciata su 1/2 Jack TRS, naturalmente da 6,3 mm, da utilizzare per collegare il controller ad un impianto di amplificazione – o anche a monitor attivi (Fig.5).
Come tutti i controller NI (X1, Maschine, Kore, ) anche l’S4 comunica direttamente con i rispettivi software NI utilizzando un protocollo proprietario con una risoluzione di 512 step contro i 128 step di tutti gli altri controller che si interfacciano con il Traktor, ha una scheda audio integrata di ottimo livello, con convertitori AD / DA Cirrus Logic ® dalla risposta di frequenza molto alta ed una risoluzione audio 24-bit/96Khz. INPUT CHANNEL D ha un ingresso RCA 4/3: in questo pannello troviamo uno switch LINE / PHONO, come un vero mixer, per il routing di un lettore CD o di un giradischi; con lo switch THRU / USB, invece, decidiamo o di far uscire l’audio della periferica collegata direttamente dal Master, senza poter agire su altri parametri (con THRU), o di far passare l’audio per il Traktor, controllando dunque anche i volumi, le dissolvenze, i filtri e utilizzare gli effetti di Traktor su quella traccia (con USB). L’ingresso è regolabile tramite un Gain. Nella stessa sezione è presente anche un ingresso microfonico MIC con Jack da 6,3 mm, affiancato da un gain per la regolazione ed eventuale amplificazione del microfono (Fig. 6).
Nell’ INPUT CHANNEL C è presente un ingresso RCA con l’identico switch LINE / PHONO di commutazione (Fig. 7).
FOOTSWITCH / MIDI IN e OUT – In questa sezione è possibile collegare una pedaliera configurabile, nonché un ingresso ed un’uscita midi per sincronizzare e collegare apparecchiature esterne, sintetizzatori, drum machine e (perché no?) il MASCHINE stesso, della Native Instruments (Fig.8).
Nella sezione POWER troviamo il tasto per l’accensione dell’unità, la possibilità di collegare l’alimentatore in dotazione e la porta USB per il collegamento al PC/Mac (Fig.9). Ho provato ad eliminare l’alimentazione durante il test: il Traktor Kontrol S4 ha continuato a funzionare con la sola alimentazione della porta USB, ma ha ridotto di molto la luminosità dei led, influenzando anche la prestazione della scheda audio (che ovviamente non va a pieno regime).
Pannello Frontale
Il pannello frontale (Fig.10), oltre ad avere il logo Traktor in bella mostra, ha un ingresso PHONES cuffia con jack da 6,3 mm, robusto e rinforzato con una rondella proprio per andare incontro alle esigenze dei Dj che – utilizzando la propria cuffia personale ed alternandosi alla consolle – “stressano” l’ingresso cuffie.
Subito di fianco, CUE MIX / CUE VOL /MIC VOL gestiscono il controllo dei volumi cuffia. I rotori sono a scomparsa e bisogna pigiare per farli fuoriuscire, per poi regolare il volume desiderato(Fig.11).
Jog Wheel / Deck
Come già anticipato sopra, la sezione comandi della consolle è ben definita. La sezione JOG WHEEL ha una Jog gommata ai lati, con un diametro esterno di 12 mm: il top occupa un diametro interno di 9 mm, è di materiale lucido con al centro il logo Traktor in bianco (Fig.12). In realtà Il top non è altro che un microswitch che, al tocco, emula il Vinyl touch. I tasti deck C/D commutano il deck da A a C e da B a D, il tastino resta illuminato al tocco (ad indicare il deck alternativo in uso), il tastino load invece carica sul deck selezionato la traccia direttamente dal browser.
FX1 / FX2
Sulla parte superiore del Jog Whell troviamo la sezione effetti FX1/FX2, composta da 4 knobs DRY/WET per la quantità di effetto da dare (Fig.13). A questo punto dobbiamo dedicare la nostra attenzione al tastino MODE, che ci fa passare dalla modalità Chain alla modalità Advanced. Con la modalità Chain abbiamo gli effetti concatenati e possiamo regolare la percentuale dry/wet, oltre a attivare o disattivare i singoli effetti con i tasti luminosi in corrispondenza dei knobs 1/2/3. Inoltre, tenendo premuto il tasto SHIFT e premendo questi ultimi, è possibile cambiare il singolo effetto e quindi riconfigurare velocemente la catena di effetti sul deck corrispondente. In modalità Advanced, invece, è possibile utilizzare un effetto per volta, ma di contro si accede anche ad altre funzioni avanzate, legate all’effetto selezionato: utilizzeremo, quindi, i knobs per agire su altri parametri, anche qui tenendo premuto il tasto SHIFT ed il tastino in corrispondenza del DRY/WET, selezionando rapidamente l’effetto desiderato.
Display
Nella parte inferiore del Jog whell troviamo il DISPLAY, molto chiaro, retro illuminato ed a colori (Fig.14). Le informazioni indicate sono poche, ma essenziali: ON AIR illuminato sta ad indicarci che nel deck il fader è alzato e quindi il volume del canale è attivo; SAMPLES ci segnala che la sezione samples del deck C/D è attiva o che comunque è stato caricato il sample deck; la scritta di colore blue/bianca DECK ci indica su quale deck stiamo lavorando; le scritte illuminate ambra KEYLOCK e MASTER indicano la funzione in uso sul deck corrispondente. Verso la fine troviamo un display led a due cifre che ci indica il valore – e quindi la dimensione – del loop automatico 1/2/4/8/16/32. Se il valore del loop viene portato al di sotto dell’ 1 (quindi -½ – ¼ e così via), il display aggiunge un asterisco o punto in alto a destra del numero.
Sezione Loop
La sezione LOOP è composta da due encoder e due pulsanti IN e OUT (Fig.15): con questi ultimi scegliamo manualmente la nostra porzione di loop, indicando il punto di inizio e di fine; con l’encoder di sinistra, semplicemente ruotandolo, muoviamo la porzione di loop, mentre schiacciandolo si attiva o disattiva la porzione. Ruotando l’encoder di destra si fa scorrere il numero di battute del loop, premendolo si attiva o disattiva il loop. Attivando la sezione BROWSE, al centro del mixer, i due encoder acquistano un’altra funzione. Con il rotore di sinistra si selezionano le cartelle della libreria e premendolo si accede alla cartella selezionata, mentre con il rotore di destra si naviga tra le playlist già pronte.
Sezione Samples
La sezione SAMPLES è composta da quattro tasti retro illuminati che indicano i rispettivi quattro samples caricati sul sample deck all’interno del software Traktor Pro S4 (Fig.16). Anche visivamente, sul controller, grazie alla retroilluminazione, è molto semplice capire quale tasto è impegnato dal campione. Per rimuovere o sostituire il campione basta tenere premuto il tasto SHIFT ed il tasto interessato.
Trasport e Cue
E’ composta da 8 tasti, di cui 4 numerati, anche questi retro illuminati. I Tasti 1/2/3/4 retro illuminati in blu possono essere associati agli HOTCUE, funzione che può essere cancellata e riassegnata tenendo premuto il tasto SHIFT. I rimanenti 4 tasti SHIFT / SYNC / CUE / PLAY svolgono funzioni già note: il tasto SHIFT, combinato con il tasto SYNC, attiva la funzione MASTER TEMPO; con il tasto CUE si fa tornare la traccia all’inizio; il tasto PLAY attiva o disattiva la KEYLOCK (Fig.17).
Tempo
Per il controllo della velocità, come in tutti i controller che si rispettino, abbiamo in corrispondenza di ogni deck uno slide TEMPO molto preciso, che aumenta o diminuisce la percentuale di tempo (Fig. 18). In alto troviamo l’OFFSET, due tastini illuminati color ambra (Fig. 18a) che hanno la funzione innovativa di regolare ed evitare sbalzi di pitch tra i vari deck, per esempio quando ne usiamo 4. Infatti, qualora non sia attivo il master tempo, la percentuale di pitch tra il fader software ed il fader hardware reale potrebbe risultare differente, perché fisicamente in un’altra posizione! A questo punto si illuminerà il tastino che ci indicherà su quel deck una velocità maggiore o minore. Tenendolo premuto, entrambi i tastini si illumineranno più intensamente, per indicarci la totale disattivazione del fader tempo.
Gain & FX 1 / 2
La parte centrale del controller è composta da 4 encoder e 1 knob: i GAIN sono encoder che si trovano in corrispondenza di ogni canale (il fatto che siano encoder, e quindi a rotazione continua, e non knob è molto positivo: infatti si ha la possibilità di controllare i dB delle tracce con molta precisione e senza sbalzi improvvisi di volume). Sotto ogni GAIN troviamo i tastini FX 1/2, che servono ad assegnare il preset effetti ad ogni canale e quindi ad attivarli. Con gli stessi tastini si accede ad una modalità molto interessante che rende questo controller ancora più completo (Fig.19): tenendo premuto il tastino SHIFT possiamo invertire l’apertura e la chiusura del canale sul cross-fader, in maniera indipendente su ognuno dei quattro canali.
Main Level
Al centro troviamo il MAIN LEVEL, knob che regola il volume master, ed un Vu-meter led che indica il livello sul canale destro e sinistro.
Mixer
Il resto del mixer si divide in 4 canali, ognuno con la possibilità di tagliare le frequenze basse, medie ed alte tramite i knob gommati, in più c’è l’aggiunta di un controller FILTER. Su ogni canale c’è un tastino CUE per il pre-ascolto in cuffia (Fig.20).
Ogni fader è affiancato da un Vu-meter da 7 led che indica il livello del singolo deck (Fig.21). Ai piedi dei fader ci sono delle freccette luminose che indicano in che direzione sul cross-fader è assegnato il canale (Fig.22). Il cross-fader è molto scorrevole e di ottima qualità, buono anche per lo scratch. Risalendo il centro del mixer troviamo in alto un encoder BROWSE: con questo rotore possiamo scorrere tra i file nelle cartelle e, premendolo, è possibile preascoltare la traccia selezionata (Fig.23).
Al centro del mixer troviamo 3 indicatori luminosi importanti (Fig.24):
- un TRIANGOLO con il punto esclamativo che ci segnala un eventuale problema di comunicazione controller/software, o ci allerta per un sovraccarico della CPU improvvisa;
- il simbolo classico USB, che ci indica il controller collegato correttamente al laptop;
- il simbolo CUFFIA, che avverte che è attivo il preascolto di una traccia dal Browser.
Subito sotto troviamo tre tastini color ambra: SNAP / MASTER / QUANT. Attivando il tastino SNAP, il loop lanciato si sincronizzerà con la beatgrid; MASTER alterna il master clock con il master deck mode del controller; infine QUANT quantizza i campioni caricati nel deck con i BPM della traccia.
Loop Recorder
Il LOOP RECORDER (Fig.25) è la vera novità del controller della Native Instruments. Infatti, possiamo registrare un loop da un deck , fonte esterna o microfono. La sezione loop recorder è composta da 4 tastini REC / PLAY / SIZE / UNDO e un knob DRY/WET. Premendo il tasto REC partirà la registrazione, riproponibile immediatamente sul master agendo sul tasto PLAY. Con il tasto SIZE decidiamo la misura del loop e, se la registrazione non è di nostro gradimento, basterà schiacciare il tasto UNDO per annullare la take. Sopra i quattro tastini c’è il controllo volume per rendere il nostro loop registrato più o meno presente sul master. Last but not least, il tastino al centro mixer BROWSE, identificabile per una lente d’ingrandimento che ci apre a pieno schermo la nostra libreria dei brani per una selezione e gestione più rapida dei file, sempre senza toccare il mouse.
Extra
In più c’è da dire che i knobs del volume master e cuffia presente sul controller sono dei potenziometri che controllano il segnale analogico dall’uscita dei convertitori e non influiscono sul settaggio dei volumi “software” del Traktor S4 e inoltre è possibile assegnare il segnale microfonico/linea direttamente ad un DECK in modo da poter utilizzare eq/filtro/fx/campionamento come si fa normalmente con un DECK virtuale. Di default il segnale microfonico è impostato in modo da sommarsi all’uscita master senza rinunciare ad alcun DECK (ma ovviamente non è possibile effettarlo ed utilizzare i filtri).
La Prova
Prima di utilizzare il Traktor S4 consiglio di aggiornare subito i drivers ed il software alla versione più recente, tramite il Service Center della Native Instruments. Dopo averlo collegato, la prima operazione che si consiglia di fare è calibrarlo…(Fig.26)
Il Traktor Kontrol S4 è stato testato su due differenti laptop, con processori e caratteristiche differenti. Il primo laptop con processore Intel Centrino Duo T2500 2,0 Ghz, 2 Gb di ram e sistema operativo Microsoft Windows 7, con il quale non si è presentato nessun problema, sia in fase di istallazione che in fase di utilizzo. Il software utilizzato per la prova Traktor PRO S4 ver. 1.0.1 ( Fig. 27)si è comportato egregiamente in perfetta fusione con il controller, non è stata riscontrata nessuna latenza né ritardi di nessun tipo, ho provato a scratchare mettendo a dura prova fader e jog wheel e sono rimasto più che soddisfatto per la prestazione.
Anche utilizzando i vari effetti su traccia, le prestazioni della CPU sono rimaste nella media, raramente si è verificato un leggero crepitio audio dovuto ad un aumento inaspettato dell’uso della CPU. Il software è una versione migliorata del Traktor, in quanto adattato alla perfezione per questo controller con l’aggiunta dei deck per i samples. La situazione migliora nettamente con un processore Intel Core 2 duo 2Ghz, 2 Gb di ram e sistema operativo Mac OS X: anche qui non ho riscontrato nessun problema, driver e software sono installati senza alcun problema e l’intero sistema Traktor Kontrol S4 si integra perfettamente anche con quest’altro S.O. Ovviamente, è pienamente compatibile anche con la nuova versione Traktor PRO 2. A tal proposito, la versione che ho utilizzato per il test non è sincronizzabile con i vinili, ma dal primo Aprile 2011 la Native Instruments regala a tutti i possesori del Kontrol S4 l’aggiornamento al Traktor Pro2, mentre con 129 € si può acquistare l’aggiornamento che permette all’S4 di funzionare nella modalità vinyl/cd Timecode.
Considerazioni
L’impressione che ho ricevuto in queste settimane di utilizzo massiccio del Kontrol S4 è più che positiva. Non è solo una consolle, ma uno strumento creativo. L’aspetto del mixer, con i fader e tutte quelle lucine inizialmente possono ingannare la mente, facendo pensare di trovarsi dinanzi all’ennesimo controller giocattolo. Le jog wheel – rispetto ad altri controller concorrenti – sono molto più pesanti, ma in compenso – a mio parere – molto più precise e resistenti. Il materiale utilizzato per assemblare questo controller, in pratica, è della stessa qualità degli altri controller X1 e Maschine, ma il mio dubbio cade sempre sulla resistenza dei fader ed ancor di più del cross fader sottoposti ad una continua sollecitazione. La mancanza di un’uscita booth obbliga in determinate situazioni a collegare l’S4 ad un mixer esterno per controllarne meglio i volumi generali e magari dare un po’ di spinta in più al totale in uscita, anche se c’è da dire anche che la qualità della scheda audio di questo controller sembra sicuramente superiore ad altri concorrenti. In conclusione, il Traktor Kontrol S4 può essere attualmente considerato il controller midi più completo ed innovativo in circolazione, considerando che viene venduto corredato di un software, studiato nei minimi dettagli per sfruttare al meglio le sue potenzialità. La Native Instruments, con le sue innovazioni, continua a spingere i dj ad essere sempre più musicisti e padroni della consolle e meno juke box. Tutto ha un prezzo: ed il nostro controller, rispetto ad altri prodotti concorrenti di pari qualità, presenta un buon rapporto qualità-prezzo.
Alla prossima ….. Paolo Dj Fresella Colacicco
PRO:
Innovativo
All-in-one, scheda audio integrata
Esteticamente bello
Facile da installare
Buona fattura
Ottimo anche per scratchare
CONTRO
Prezzo ancora “un tantino” elevato
Dimensioni non proprio friendly
Fader e cross-fader migliorabili
Manca un’uscita booth
INFORMAZIONI UTILI:
Produttore: Native Instruments
Modello: Kontrol S4
Website: www.native-instruments.com
Distributore: www.midimusic.it
Prezzo: 890+Iva
Prezzo scratch update kit: 129+ Iva
Alla prossima,
DJ Fresella
Native Instruments – Kontrol X1
Come già accennato in precedenti articoli, le grandi case produttrici – oramai quasi per obbligo più che per scelta – affiancano ai propri software professionali controller ed apparecchiature che in qualche modo aiutino il dj a gestire la serata live o la performance in maniera unica, creativa e semplice. La Native Instruments ha da tempo messo a disposizione degli utenti il controller X1, studiato per i possessori (ma anche per i non possessori!) del software TRAKTOR.
Prima impressione
Come al solito, la Native Instruments non finisce mai di stupirci. Già la confezione è stata “progettata” per introdurci al controller e farci emozionare ancor prima di mettere le mani sul nostro giocattolo. Infatti, sulla scatola è presente una sorta di “aletta” pieghevole a strappo, dov’è raffigurato a grandezza naturale l’X1 diviso in sezioni: con un unico colpo d’occhio ci viene così fornito un assaggio delle funzioni e delle varie soluzioni di lavoro, nonché delle modalità di collegamento del controller nelle diverse situazioni di setup. All’apertura della scatola ho davanti ai miei occhi, in pratica, il fratello minore del Maschine (Fig.1), stessa fattura, stesso stile. Dalla confezione escono in dotazione – oltre al controller, ovviamente – il cavo USB per il collegamento al PC/MAC, un manuale di setup in varie lingue (non illudetevi: la lingua italiana, come sempre, è assente) ed un DVD con i drivers per l’istallazione, una versione di TRAKTOR LE, KORE PLAYER e KORE SELECTION.
Installazione
Installare il controller X1 è semplicissimo: basta collegare la periferica tramite porta USB (Fig.2) al PC/Mac, lanciare i drivers, installare e mandare in esecuzione Traktor LE e automaticamente la periferica viene riconosciuta dal software proprietario. Io ho testato il controller con Traktor Scratch PRO su Mac e non ho dovuto neanche installare i driver perché riconosciuta in automatico. La mappatura è di “default” quella stabilita dalla Native Instruments, che poi sfrutta in pieno l’usabilità del controller.
Il Controller
Il controller è davvero di ottima fattura, come anticipato: la plastica rigida e la mascherina di alluminio, simile del resto a quella del Maschine, dà al controller X1 un aspetto solido e robusto, ma nel contempo leggero e trasportabile anche per le ridotte dimensioni. I tasti in plastica dura si schiacciano in maniera decisa, e nonostante siano retro illuminati (Fig.3), si può udire facilmente il “click” del contatto alla pressione del tasto.
Anche i Knobs con un grip gommato sono di primissima qualità, al tatto risultano molto sensibili e precisi nello stesso tempo grazie ad un potenziometro a scatti ed ad una tacca centrale che ci aiuta sempre a posizionare la rotellina verso le ore 12. Sia i tasti che le manopole hanno una funzione primaria e secondaria, i tasti si retro illuminano in tre colori a diverse delle funzioni ( Blu, bianco e rosso) . Da segnalare che tramite il software di Traktor è possibile gestire sia la luminosità dei tasti “on” che la backlight quando i tasti non sono attivi. Ad un primo colpo d’occhio i comandi dell’X1 sono stati progettati e suddivisi sul controller in maniera semplice ed intuitiva. In un primo gruppo di tasti a partire dall’alto la sezione “EFFECTS “ 8 potenziometri e 8 tasti che ci danno diretto accesso agli effetti (Fig.4), ovviamente l’utente può controllare simultaneamente questi ultimi sui due deck separati avendo anche la possibilità di cambiare in tempo reale l’effetto, infatti tenendo premuto il tasto ( SHIFT ) si può accedere velocemente ai preset effetti (DELAY, REVERB, FILTER) o addirittura il tasto freccia (ON) per selezionare l’effetto che all’istante vogliamo utilizzare, e con i tasti 1, 2 e 3 attivare i knobs per regolare in percentuale i parametri di questi ultimi (Fig. 5).
Subito sotto la sezione “Effetti” troviamo l’utilissima sezione “BROWSE” (Fig. 6). Certo, utilissima, perché dà la possibilità al dj di non toccare per nessuna ragione il laptop, sfogliando tramite i due rotori/Knobs la directory dei brani e cliccando sullo stesso rotore per caricare sul deck corrispondente il brano. Tenendo premuto il tasto SHIFT, anche in questo caso, si accede ad una doppia funzione che dà la possibilità di estendere la lista brani a pieno schermo e viceversa (cliccando sul rotore), mentre ruotando lo stesso si ha la possibilità di decidere velocemente il punto di partenza del brano.
Nella sezione “LOOP” dell’X1 possiamo, in maniera molto pratica, decidere – con i tasti IN e OUT (Fig.7) – il segmento del loop, mentre con il rotore/knobs sceglieremo la misura. In realtà si può utilizzare anche una sorta di scorciatoia, selezionando con il rotore prima la misura del loop e poi schiacciando quest’ultimo per attivare i segmenti.

Infine, la sezione “TRANSPORT”, suddivisa in 6 pulsanti per deck (BEAT-CUE/REL, CUE/ABS – PLAY e SYNC), rispecchia in maniera precisa i comandi base per la gestione della traccia in Traktor come in qualsiasi altro software di gestione per dj. Ovviamente anche qui, selezionando shift, si accede ad altre funzioni avanzate (Tempo -/+, KEY e TAP) per la gestione certosina della session (Fig.8).
La prova
Personalmente ho provato Traktor Kontrol X1 posizionandolo tra il mixer Vestax PMC-05 Pro IV e i miei due Technics 1210. Il risultato è una consolle ottimamente integrata per la gestione dello spazio, l’estetica e la comodità di utilizzo. Utilissima è anche la Traktor Kontrol x1 Bag (non inclusa nella confezione) (Fig. 9) che vi permette, dopo averla posizionata sotto il controller, di avere ad altezza mixer tutti i comandi sotto mano.
Il termine “latenza” in questo controller è inesistente. Anzi, l’interazione con il software è immediata e la robustezza del controller fa intendere che vi trovate di fronte ad un prodotto altamente professionale, ben lontano da un semplice telecomando per consolle. Al primo approccio l’interfaccia può sembrare ostica, ma dopo una mezz’ora di utilizzo tutto diventa più chiaro e “slanciato”. Come tutti i controller midi, anche l’X1 è interamente mappabile con software di altre case produttrici, tra cui Serato. A questo link potete scaricare e importare la mappatura per questo controller.
Considerazioni
E’ scontato dire che il controller, così com’è stato progettato, è indispensabile per chi usa i sistemi DVS con time-code. Il controller, inoltre, rispetto alla tastiera del laptop, possiede una semplicità di utilizzo senza paragoni: il dj non dovrà pensare ad altro che a passare del buon sound ed in particolare i dj tecno e house avranno molto da divertirsi, dando sfogo alla loro destrezza e fantasia, stravolgendo i live set. Anche i turtablist potranno avere la loro performance sotto controllo, abbinando uno scratch ed un cut con il controller sempre e comunque ad un palmo dal mixer. In definitiva, parliamo di un prodotto in grado di soddisfare, per una modica cifra, anche i palati più raffinati ed ambiziosi. D’altronde, quando il collega Mariano de Vita (in arte Dj Marv) ci ha passato questo bel giocattolo per la prova, già sapevamo, in verità, a cosa andavamo incontro.
Alla prossima recensione Dj Fresella …..
Pro:
- Prezzo eccellente
- La qualità dei componenti è elevata
- Facile da installare
- Work-flow intuitivo
- Luminazione tasti regolabile
Contro:
- Manuale non dettagliato.
INFORMAZIONI UTILI:
Produttore: Native Instruments
Modello: Kontrol X1
Website: www.native-instruments.com
Distributore: www.midimusic.it
Prezzo: Euro199 +Iva
Alla prossima,
DJ Fresella
Native Instruments – Maschine ver. 1.5
Questa sarà più una pagina tratta dal diario delle proprie impressioni, che un articolo tecnico vero e proprio. In realtà, nelle mie produzioni ho sempre ed esclusivamente preferito utilizzare drum machine, controller midi e macchinari MPC AKAI che, integrati al PC con i vari DAW, davano il risultato che tutti conosciamo. La Native Instruments, casa tedesca nata nel 1995 e già leader nel settore per la produzione di svariati software, dopo aver deciso di produrre e integrare l’hardware con il software al fine di facilitare la vita di dj e produttori senza spegnere la creatività, lancia un nuovo prodotto, tutto in 32 x 29 cm. Maschine.
Prima Impressione
La prima cosa che ho notato, appena rimosso l’involucro, è lo chassis rigido e compatto, protetto ulteriormente da un frontalino di alluminio, 41 tasti, 16 pads resistenti e knobs gommati (Fig. 1). Nella confezione in dotazione, oltre al dvd del software di gestione , troviamo il classico cavo usb per la connessione della periferica, manuali nelle lingue europee (manca l’italiano) e simpatici adesivi dei vari loghi.
Il Controller
Il Maschine è da considerarsi sia una drum machine che un controller midi, tutto in un’unica interfaccia molto intuitiva, a patto che venga collegata ad un computer. I comandi sono molto compatti, 16 pads dinamici retroilluminati sensibili alla velocity e all’aftertouch, con doppio display (Fig. 2) ad alta risoluzione e 11 encoders rotativi per la gestione delle varie funzioni. 
C’è una sezione master per il controllo immediato di volume, tempo e swing, otto gruppi per la gestione dei pads ed una sezione trasport per il controllo del progetto. Collegando l’interfaccia, il display semi-illuminato ci consiglia di eseguire il software in dotazione o, se volessimo utilizzare quest’ultima come controller midi (Fig.3), di eseguire la pressione dei tasti shift+control (Fig. 4).
Sul retro del controller sono disponibili una porta usb 2.0 che alimenta e gestisce l’intera periferica, due porte midi IN/OUT e la predisposizione per il Kensington® Lock, ossia un piccolo foro presente in quasi tutti i computer portatili recenti – e da oggi anche su periferiche portatili – al quale possiamo collegare un lucchetto brevettato, ideato per assicurare il computer al tavolo in modo da proteggerlo da malintenzionati durante le nostre session live (Fig.5). 
Software di gestione
Il software del Maschine gira su sistemi operativi Microsoft XP, Vista, Windows 7 e Mac OS X. L’istallazione del software non è durata molto, considerando che nella versione che ho provato hanno notevolmente incrementato la già ricca libreria in dotazione nella versione precedente (ben 6 GB di samples e loop di vario genere). Gli utilizzatori dei programmi Ableton mi daranno fortemente ragione perché ad un primo utilizzo la GUI del software in dotazione ricorda vagamente quella di Ableton live (Fig. 6). Per chi ha un livello minimo di pratica con questi software posso affermare che è tutto intuitivo e molto semplice. Il Machine, infatti, usa il concetto della programmazione a pattern, che dà la possibilità di creare song “scene” concatenandole e arrangiandole al volo. Il controller si interfaccia perfettamente con il programma Maschine, non ho toccato quasi mai il mouse, tutto è consultabile sui due ampi display ed è possibile sfogliare e navigare nella libreria dei campioni, modificare, tagliare e splittare l’onda dei samples, tutto in maniera precisa e non distruttiva, utilizzando gli encoders rotativi (del resto molto precisi). Ovviamente vi starete chiedendo se è possibile integrare tutto nelle varie DAW e sequencer di altre case… Certamente, dopo aver creato un progetto potrete esportare tutti file midi con un semplice drag & drop sulla DAW che vi compete e inoltre voglio ricordare che potete aprire il Maschine come plugin VST, AU, RTAS. Il Maschine, inoltre, consente di campionare usando la vostra interfaccia audio, con funzioni di re-sampling interno.
Libreria di suoni
Come già anticipato, la libreria messa a disposizione dalla Native è veramente vasta. Cliccando sul tasto “Lib” si accede ad oltre 6 GB di campioni e tutti i suoni sono stati divisi per categorie (Banca, Tipo e Sottotipo): quindi, se cerchi una cassa dell’808 o un rullante del 909 in pochi secondi riesci a cambiare suono restringendo la ricerca per sottocategorie. La stessa cosa vale anche per i loops, grooves o i singoli samples contenuti nella libreria, che spaziano dal genere Rock, Club e Downbeat all’Electro, Urban e Dance di ottima qualità, con ritmi e stesure che non sanno di già sentito. Se invece volessimo utilizzare i nostri preziosi samples custoditi gelosamente nel nostro hard disk, cliccando su “Disk” possiamo utilizzare rapidamente i wave o mp3 integrandoli nel progetto. E’ possibile inoltre, in questa versione del Maschine, importare i programmi già esistenti dalle macchine Akai MPC 500, 1000, 2000(XL), 2500, 3000 e 4000.
Perché utilizzarlo
Sicuramente il Maschine con il suo software farà la gioia di tutti i produttori, artisti e/o semplici amanti delle drum machine, per la sua totale integrazione con le DAW. Personalmente, dopo aver creato le scene e quindi i vari patter, ho esportato in preproduzione con un semplice drug & drop tutte le singole tracce direttamente nel mio Cubase 5 e devo dire che è davvero fantastico. La qualità del software è davvero professionale e suona bene: ho voluto anche effettuare un’ulteriore prova esportando i file con un sample rate di 48000 Khz e, credetemi, è tutto perfetto. Penso che i beatmaker del genere hip hop/electro dovrebbero pensare seriamente di provare a fare questa esperienza, è uno strumento completo come un vero MPC. Quando ho provato a tagliare un paio di samples al volo sono rimasto affascinato dalla semplicità con la quale, premendo un paio di comandi, sono riuscito a splittare sui pad l’intera waveform (Fig.7) senza stressarmi nel riassegnare le singole slice ai pads. Molte volte, sia per problemi tecnici, sia per la complessità delle macchine e dei software, si tende ad avere un calo della creatività. Con il Maschine è tutt’altro. 
Live set
Il Maschine puo’ essere integrato sicuramente in un setup live, con il software in dotazione e Traktor della Native Instruments, in coppia con il controller KONTROL X1 creano un live set performante e senza precedenti, in oltre non dimentichiamoci che è un controller MIDI a tutti gli effetti quindi puo’ essere rimappato come si vuole per le proprie esigenze e con altri software che il mercato ci propone, tra cui Ableton Live ,anche se in verità quest’ultimo ha un launch pad dedicato.
Cosa manca
Ho contattato il collega Naro dei Silicon Dust , che ha provato il Maschine per produzioni differenti dalle mie e quindi di diverse esigenze: ha notato la mancanza di un arpeggiatore vero e proprio. In altre parole, la funzione Note Repeat non assolve il compito utilissimo di rendere dal vivo un arpeggio, quindi potrebbe essere inserita una funzione che permetta di arpeggiare anche l’accordo che si crea su una tastiera esterna. Ovviamente la funzione di arpeggiatore è utile quando puoi impostare l’accordo da arpeggiare come pattern ed ovviamente la cosa può essere vista come funzione fx sulla singola traccia sound o direttamente sul gruppo. Un’altra cosa che manca è una fluidità di passaggio da un progetto all’altro: potrebbero ridurre le code di suoni che masticano e pasticciano in fase di caricamento del progetto successivo, oppure le code di effetti o di note ultime suonate con dinamiche improvvisamente inaspettate. Quanto meno, si potrebbe pensare ad una funzione di Freeze o Bridge che permetta di fare un passaggio non “brusco”. … alla prossima Dj Fresella ! 
Pro:
Ha una struttura robusta e compatta.
Semplice ed ottima disposizione dei controlli.
Mouse-less/screen-less.
Intuitiva, con un software ben concepito ed una libreria di 6GB in dotazione.
Tanti filtri, effetti e modulatori per Pad.
Possibilità di annullare le registrazioni una nota alla volta.
Una drum machine, compatta leggera, da portarsi dietro per eventuali session live.
Può essere utilizzata anche come controller midi.
Tutto si illumina, anche l’occhio vuole la sua parte.
Contro:
Momentaneamente, in questa versione, il metronomo non si può indirizzare ad un’uscita specifica, non è possibile regolare il livello di quest’ultimo.
Necessita di un PC o di un MAC per farla funzionare.
INFORMAZIONI UTILI:
Produttore: Native Instruments
Modello: Maschine
Website: www.native-instruments.com
Distributore: www.midimusic.it
Utility Salvastress per WinXP
Piccoli, performanti, gratuiti e sovente dei veri e propri “salvastress” che possono permetterci di risolvere in maniera semplice e veloce delle rognose problematiche senza dover ricorrere ad inutili complicanze e software pachidermici. La rete pullula di risorse gratuite o quasi a cui possiamo far riferimento, ma solo poche di esse diverranno parte integrante della nostra worskstation audio. Seguiteci in questa nuova serie di articoli, un affascinante viaggio alla scoperta di piccoli programmini, che, a prima vista, possono sembrare delle bazzecole per il gravoso compito che si vuole loro attribuire ma, che per la loro semplicità d’uso e potenza, non hanno nulla da invidiare a prodotti di fascia professionale.
Iniziamo la nostra cernita delle utilities che, in un modo o nell’altro, sono rientrate nella collezione di utensili all’interno di una sorta di “coltellino svizzero”, in modo da facilitare il nostro lavoro ed evitare ulteriori calvizie dovute a reazioni nervose autolesioniste. Direi che non c’è migliore partenza che nel presentarvi due stupendi freeware: MidiOX e MidiYoke. Entrambi disponibili su www.midiox.com si trattano, rispettivamente, di un sofisticato programma per il monitoraggio e manipolazione dei segnali MIDI (MidiOX) e di un driver per interfacce midi virtuali (Midi Yoke).
MidiOX (Fig. 1) si rivela molto utile per monitorare tutto il traffico attraverso le due estremità di una connessione MIDI. Una volta selezionate le porte di ingresso ed uscita è possibile attivare il monitor che ci mostra tutto ciò che accade: tipo di messaggio, canale, valori. Personalmente ho trovato questo programma indispensabile quando si presentavano problemi di “feedback” tra varie periferiche oppure per cercare di tarare alcuni controlli. La flessibilità di routing che avrete a disposizione, inoltre, vi consentirà di poter dirottare i messaggi MIDI tra le differenti periferiche collegate al vostro PC con un paio di click. Un patchbay MIDI “semplice” e gratuito. Superba anche la sezione dedicata alla manipolazione dei messaggi di sistema esclusivo (SysEx). Con MidiOX, quindi, potrete anche fare un backup dei suoni dai vostri sintetizzatori che supportano questo protocollo e visualizzare, inoltre, il tipo di messaggi che utilizza per determinate funzioni. Se siete degli sviluppatori, questo programma diventerà indispensabile per intercettare i messaggi SysEx utili per lo sviluppo di un Editor/Librarian per un sintetizzatore. 
Midi Yoke (Fig. 2), invece, crea fino a 16 porte midi virtuali tramite un driver facilmente installabile. Detto così sembra un software banale ma, fidatevi, è un’altra utility che diverrà indispensabile e metterà radici nel vostro sistema. Mettiamo che vogliate utilizzare un programma standalone che non sia disponibile in formato plugin e che non abbia alcun tipo di interconnessione con il vostro sequencer preferito. Ecco che Midi Yoke si rivela fondamentale. Aprite il programma incriminato e selezionate come Midi In una delle porte virtuali. Aprite il vostro sequencer ed assegnate, alla traccia che volete usare per pilotare il software, il Midi Out virtuale con lo stesso numero di quella utilizzata per il programma controllato. Sembra criptico ma una volta capito il funzionamento e le sue potenzialità (Riquadro 1) Midi Yoke diverrà parte integrante del vostro sistema, tant’è che vi parrà strano non trovarlo su di una macchina appena acquistata. 
Esperienza personale:
Un utente di mia conoscenza ha avuto una problematica con Finale 2007 e Synthogy Ivory. La persona in questione, vecchio utente di Finale, ha fatto l’upgrade alla nuova versione dal 2006 al 2007 e leggendo le specifiche pubblicitarie di questo software* ha deciso di acquistare Ivory. Sfortunatamente Finale 2007, momentaneamente, non è in grado di leggere tutti i VSTi e di conseguenza i 2 prodotti risultavano incompatibili fra loro. L’utente ha provato a contattare direttamente le due case madri avendo, purtroppo, come risposta che al momento non era possibile far dialogare i due software. Con Midi Yoke, invece, è stato possibile far funzionare entrambe le applicazioni in modalità standalone collegate tramite due porte fittizie ed, in questo modo, l’utente è riuscito a portare avanti il suo lavoro di trascrizione potendo usufruire di un eccellente suono di pianoforte nell’attesa della risoluzione al momentaneo problema di compatibilità tra i due softwares sopraccitati. * Finale per il momento è l’unico programma di notazione musicale che abbraccia la moderna filosofia dei plug-ins, ossia quelle utility sviluppate anche da terzi che possono essere inserite all’interno del programma per aggiungere nuove funzioni o facilitare l’utilizzo di quelle esistenti.
AnalogX:
Passiamo ora ad AnalogX (www.analogx.com), dove possiamo trovare molti succosi freeware per svariate applicazioni. AutoTune (Fig. 3) è un comodo programma che vi permetterà di “accordare” i vostri campioni. Vi sarà mai capitato di voler utilizzare un determinato loop o un fraseggio, che non fosse a tono col vostro pezzo? AutoTune analizzerà i file che gli sottoponete per poi modificarne la tonalità in base alla nota da voi desiderata. La gran comodità è che potete procesare intere cartelle piene di WAV e lasciare che il programma faccia tutto da se, con un comodo automatismo. Sempre dallo stesso sito è disponibile Midi Mouse Mod (Fig. 4), che vi darà la possibilità di controllare fino a quattro parametri MIDI in tempo reale tramite il vostro mouse. Se avete presente il joystick del Korg Wavestation, allora vi sarà più chiaro il tipo di aiuto che questo programma potrà darvi. In questo modo eviterete di caricare software più gravosi e complessi solo per usufruire di un controllo simile. Virtual Piano (Fig. 5), invece, vi permetterà di utilizzare i tasti del vostro computer come tastiera midi in modo da inviare note. Ovviamente non potrete suonare delle parti virtuose ma, in congiunzione con Midi Yoke ed in mancanza di un controller, vi risulterà molto utile per poter ascoltare cosa state programmando. Delay Calculator (Fig. 6) è un altro simpatico programma che, dato un tempo in BPM, vi restituisce il tempo in millisecondi fino a terzine di 1/32. Indispensabile per calcolare i giusti tempi sui delay che non hanno funzioni di sincronizzazione col tempo.
AnalogX ha davvero un sacco di utilities interessanti. Purtroppo lo spazio è tiranno e non possiamo elencarvene altre, altrimenti finirebbe col monopolizzare questo articolo.
Dulcis in fundo:
Hermann Seib (www.hermannseib.com) è un altro programmatore che ha sviluppato delle interessantissime utilità freeware. MidiTrix (Fig. 7) è un router a matrice per interfacce midi. Vi permetterà di instradare le varie connessioni come se aveste un patchbay semplicemente cliccando la corrispondenza sulla griglia. SAVIHost (Fig. 8) è un altro piccolo capolavoro. Permette di lanciare dei plugin come standalone semplicemente posizionando il file “savihost.exe” nella cartella del nostro plugin e rinominando il suddetto eseguibile col nome della “dll” da controllare (Fig. 8a). Esempio: nella cartella VSTPlugins c’è un VST chiamato pippo.dll e vogliamo controllarlo senza usare Cubase. Copiamo “savihost.exe” nella cartella VSTPlugins e lo rinominiamo “pippo.exe”. Basterà, quindi, fare due click su questo eseguibile ed ecco il nostro Pippo Plugin apparire sul nostro schermo pronto ad essere utilizzato per le nostre performance. 

Sempre a proposito di performance, vi segnaliamo che Livelab (HYPERLINK “http://www.livelab.dk/”HYPERLINK “http://www.livelab.dk/”www.livelab.dk) propone “Touchpad 2 MIDI”, un goloso VST freeware che vi permetterà di usare il touchpad (Fig. 9) del vostro portatile alla maniera di un midi controller configurabile come: controller X/Y (tipo Kaosspad, per intenderci), serie di 4 sliders o griglia di 4 pulsanti. Sempre dalla stessa casa sono disponibili degli interessanti ed economici prodotti commerciali come LiveSlice (Fig. 10), un beat slicer e re-arranger in tempo reale (per aspiranti neo Aphex Twin), e “Tablet 2 MIDI” per utilizzare una tavoletta grafica (o un tablet PC) come controller midi.
Come ciliegina sulla torta, ultima utility di questa prima puntata, vi proponiamo Piano Tuner, un editor per le curve di dinamica (Fig. 11). Vi è mai capitato di dover registrare una parte di piano con un plugin, magari con campionature eccelse, ma il vostro controller pecca nella dinamica? Con questo programma potrete tranquillamente creare una curva dinamica per ogni singola nota in modo da migliorare notevolmente la qualità di risposta al vostro tocco. Fosse disponibile una cosa del genere su ogni master keyboard, avremmo di sicuro meno sofferenze nel suonare delle parti dove l’ampia dinamica di una vera pesatura è spesso insostituibile.
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Alla prossima puntata
Utility Salvastress per Mac
Nonostante gli utenti dei prodotti di Cupertino dormano sonni più tranquilli, ogni tanto la presenza di qualche software essenziale e spesso dedicato ad un solo compito può essere di notevole aiuto piuttosto di controparti più esose in termini di risorse sebbene con maggiori funzionalità. Come già fatto per i sistemi Windows XP , eccovi una breve rassegna di “salvastress” per il vostro Mac.
Se il mondo Windows è zeppo di programmini interessanti, neanche il versante Mac scarseggia. Per gli affezionati della Mela potremmo dire che l’inizio non può essere migliore se non presentando Audio Unit Manager (Fig. 1). Questo programma, liberamente scaricabile dalla pagina della Granted Software (www.grantedsw.com )vi consentirà di decidere quali plugin caricare per uno specifico programma risparmiando, così, tempo e risorse per il vostro lavoro.
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Inoltre avrete così modo di risolvere eventuali conflittualità tra determinati plugin con alcuni software senza dover per forza rimuovere il prodotto problematico. Sempre dallo stesso sito è possibile scaricare altri maneggevoli programmi come Midi Clock (Fig. 2), una semplice ed efficace sorgente di clock MIDI per sincronizzare applicazioni o qualsiasi dispositivo collegato al vostro Mac via MIDI. Degno di nota il fatto che, questo programma, sia stato utilizzato con successo durante il NAMM 2003 per sincronizzare due copie di Reason eseguite su due distinti portatili senza perdere un colpo. Da SNoize (www.snoize.com )possiamo rifornirci di MIDI Monitor (Fig. 3), che ci permette di visualizzare il traffico tra due porte Midi e di applicare dei filtri sui messaggi (così come MidiOX per Windows) in maniera veloce e trasparente. Dallo stesso sviluppatore, inoltre, possiamo scaricare SysEx Librarian (Fig. 4) per poter effettuare le normali operazioni di backup/ripristino/aggiornamento dei sintetizzatori nel nostro studio che sfruttano questo protocollo. Inutile dire che quest’applicazione pare stia diventando una sorta di “standard de facto” presente in ogni Mac dedito alla produzione audio. Personalmente mi è stato utilissimo durante le prove di molti suoni fatte su di un Dave Smith Evolver Desktop, così come per aggiornare i sistemi operativi di altri desktop synthesizers quali Roland JP-8080 o Access Virus. Di questi due software sono disponibili anche i sorgenti in modo da poter eventualmente (avendone le dovute conoscenze tecniche) aggiungere delle migliorie.

Rogue Amoeba (www.rogueamoeba.com) è un altro prolifico produttore software e qui c’è una vera e propria manna dal cielo per i nostri Mac. Iniziamo con il superbo Audio Hijack (Fig. 5), il tool perfetto per poter registrare audio da qualsiasi applicazione che emetta un qualsivoglia suono. Conversazioni di Skype, suoni da giochi e quant’altro può essere catturato in tempo reale e salvato sul proprio disco. Le registrazioni possono anche essere programmate per partire automaticamente, come fosse un videoregistratore, e grazie al supporto AppleScripts è possibile aggiungere nuove funzionalità. Per soli $16 direi che è un affare. Se, invece, avete bisogno di funzionalità speciali come la preparazione di Podcast avanzati, post processo tramite plugin VST/AU/LADSPA o registrare istantaneamente dagli streaming online allora date un occhio alla versione Pro di Audio Hijack. La lista delle possibilità di questo prodotto, che costa poco più di $30, è immensa. Sul sito è presente una sezione “Freebies” per i programmi rilasciati gratuitamente. Degno di segnalzione è SoundSource (Fig. 6), una semplice utility che vi permette di scegliere con un click quale interfaccia usare per l’ingresso audio, quale per l’uscita e quale per i suoni di sistema. Finalmente possiamo dire addio ai fastidiosi avvisi di sistema sparati a decine di dB durante i nostri lavori di mixing.
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In ambito “routing” abbiamo scovato due applicazioni tanto semplici quanto stupende. Dalla blasonata Cycling ’74 (www.cycling74.com), produttrice di Max/MSP, possiamo mettere le mani su SoundFlower (Fig. 7) ovvero una potente estensione di sistema che permette di reindirizzare i flussi audio tra due applicazioni semplicemente selezionando l’interfaccia audio virtuale che il programma crea. La logica di funzionamento è molto simile a quella precedentemente descritta per Midi Yoke ma, in questo caso, applicato ai segnali audio piuttosto dei messaggi Midi.
Restando in ambito Midi, Pete Yandell offre MIDI Patchbay (Fig. 8) che, molto semplicemente, vi permette di smistare i segnali Midi attraverso applicazioni ed interfacce. Il software è liberamente scaricabile dal sito www.pete.yandell.com/software
Per chi fosse sprovvisto di un midi controller segnaliamo MidiKeys (www.manyetas.com/creed/midikeys.html), che permette di utilizzare la tastiera del proprio Mac come un controller MIDI virtuale. I tasti dalla “z” alla “,” sono utilizzati per un intera ottava così come dalla “q” alla “i” e così via per un totale di 8 ottave gestibili da un offset di +/- 4 ottave. Per utilizzarlo vi basta lanciare l’applicazione e poi selezionarlo come Midi Input nel vostro software preferito.
Per gli utenti GarageBand segnaliamo midiO prodotto da RetroWare (www.mysite.verizon.net/retroware), un interessantissimo plugin AU che vi permette di aggiungere il midi out a quest’applicazione, in modo da poter pilotare sintetizzatori esterni.

Mac e non solo:
Questo piccolo paragrafo è dedicato a quegli sviluppatori che non solo ci “regalano” le loro creazioni ma, non contenti, le rendono multipiattaforma.
Su tutti brilla Audacity (www.audacity.sf.net), forse il più famoso sound editor multitraccia open source in circolazione. Molto leggero ed intuitivo (Fig. 9), ci permette di poter effettuare le nostre registrazioni in tempo reale, applicare effetti ed utilizzare plugin VST e LADSPA. Purtroppo i suddetti plugin possono essere utilizzati solo come post-processo e non sembra possibile poterli applicare in tempo reale, come insert ad esempio. L’esportazione in formati ad alta qualità (Wav ed Aiff) è eccellente, così come quella per i formati compressi (Ogg Vorbis ed MP3 tramite LameMP3 encoder). Anche se Audacity offre la registrazione multitraccia, purtroppo è ben lontano dall’usabilità di prodotti pensati esplicitamente per questo scopo. Non sarà certo potente quanto Apple Logic o Cubase, ma questo piccolo gioiello creato dalla comunità per la comunità è destinato a brillare a lungo ed il suo nome scolpito negli annali dei software indispensabili per ogni audiofilo, dal casalingo al professionista.

Per quanto concerne l’analisi audio ecco due ottimi programmi dalle potenzialità disarmanti. Praat (Fig. 10), come Audacity, è anch’esso open source. Ciò significa che abbiamo a disposizione sia i sorgenti che dei binari eseguibili sui più disparati sistemi operativi. Sviluppato da Paul Boersma e David Weenink, dell’Università di Scienze Fonetiche di Amsterdam, questo programma è una sorta di macchina da guerra per la sintesi fonetica, l’analisi e la manipolazione audio. Descriverlo come un semplice analizzatore di spettro sarebbe alquanto riduttivo visto che non basterebbe l’intera rivista per descrivere tutte le funzionalità di questo potente programma. Tra gli strumenti di analisi, oltre quella spettrale, troviamo quella tonale, che ci permette di identificare il “pitch” del materiale audio; quella formante, che ci permette di visualizzare quali sono i picchi che determinano le formanti; analisi di intensità, pattern di eccitazione e tutta un’ampia gamma di altri strumenti che trovano il loro punto di forza nell’analisi vocale. Vi consiglio caldamente di visitare http://www.praat.org per scoprire nel dettaglio l’immenso parco di funzionalità che questo programma ha da offrirvi.

In alternativa c’è Wavesurfer (www.speech.kth.se/wavesurfer/index.html , altro grandioso software open source per la visualizzazione e la manipolazione del suono. Come Praat, anche Wavesurfer (Fig. 11) risulta utilissimo per l’analisi vocale ma, a differenza del software prodotto dai due studiosi dell’Università olandese, ci è risultato di più facile approccio. Una volta aperto il file audio da voler esaminare ci apparirà una finestra con delle configurazioni predefinite. Scegliamo, ad esempio, “Waveform” per una visualizzazione ingrandita della forma d’onda oppure “Speech Anaysis” per visualizzare lo spettro audio con relativa evidenziazione delle formanti. Questo software, personalmente, mi è stato molto utile durante alcuni studi riguardo le sottili differenze tra vari filtri analogici così come nell’analisi dei suoni acustici per ricavarne la risposta di frequenza, indispensabile quando si affronta il duro mondo della sintesi per modelli fisici.
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