Universal Audio SOLO 110/610 – PRE a confronto (Parte I)

Realizzare una comparazione fra prodotti è sempre un’impresa snervante, le variabili in gioco sono molte, e il giudizio è influenzato sia dal gusto personale che dalle precedenti esperienze con apparecchi similari. Quando, come nel nostro caso, il test coinvolge un PRE a stadio solido e uno valvolare, le cose si complicano, si finisce per scontrarsi con due differenti correnti di pensiero, indipendentemente dal tipo di sorgente immessa. Potrà mai esistere un vincitore tra due prodotti che sebbene siano geneticamente eterogenei appartengono pur sempre alla stessa casa produttrice e alla stessa fascia di prezzo? Armatevi di un sacchetto di popcorn, di una buona bibita fresca e affrontiamo questa giungla di opinioni diverse.

L’argomento riguardante la preamplificazione è sicuramente di notevole importanza. Il preamplificatore occupa per definizione il secondo “anello” della catena audio, non per questo però può reputarsi meno importante del microfono, la sua funzione è determinante, spetta a questi infatti il delicatissimo compito di dare corpo e volume al segnale di una qualsiasi sorgente, sia questa microfonica o di linea ; il risultato di questa elaborazione viene poi dato in pasto ai vostri apparecchi, mixer, sistemi di registrazione (analogici o digitali), oppure amplificatori finali. È giusto precisare, almeno in teoria, che il termine preamplificatore non sarebbe del tutto corretto, si tratta a tutti gli effetti, per le funzioni descritte, di un amplificatore. Viene anteposto “PRE” ad amplificatore solo per comodità, per evitare la confusione con una eventuale fase successiva di amplificazione finale. Va da sé, proprio per il suo delicato e sensibile compito nella catena audio, che non bisognerebbe affatto lesinare nel suo acquisto. E’ ammissibile una ricerca timbrica, interfacciando magari determinati tipi di microfoni con determinati tipi di preamplificatori, al fine di ottenere uno specifico “carattere” sonoro, ma in ogni caso deve trattarsi di apparecchiature “serie”; serio non è necessario sinonimo di estremamente costoso, l’importante è poter disporre di una timbrica gradevole, di quel “sound” che non si discosti eccessivamente dalla nostra maniera di ascoltare e produrre musica. I prodotti presi in considerazione dal test riguardano la nuova serie SOLO della Universal Audio, il modello 110 e quello 610.

Quale migliore occasione per provare i 2 nuovi figlioletti della Universal Audio e farli battezzare da una produzione per una fiction televisiva?

Catena audio

Ho utilizzato per questo test 2 computer: Il primo è un portatile Toshiba M40-232 con 2 Gb ram DDR, chipset Intel, HD 80Gb, corredato di un ulteriore H.D. esterno da 300 giga con 16 mega di cache; il portatile in questione è gestito da Cubase SX 3 su cui alloggia l’hardware Kore. Per Il secondo PC trattasi di una DAW Mate M1 (Processore Pentium 4, 3.4 Ghz e 2Gb di Ram) su cui è installata una scheda audio MOTU 896 HD. Il test è stato effettuato collegando le sorgenti sonore mediante un cavo Klotz direttamente sui due preamplificatori, il segnale è stato poi inviato ad un ingresso analogico della scheda audio di turno; il tutto monitorato da due coppie di diffusori, le Dynaudio BM6A e dalle Yamaha NS 10M. La rosa di microfoni a disposizione dello studio era notevole, ma ho preferito comunque affidarmi a modelli di ottima qualità: Neumann U 87 e TLM 103, Akg C414 etc… Per quanto riguarda gli strumenti a corda e a percussione è inutile fare un elenco, ho usato tutto quello che si presentava in studio; ogni qual volta capitava poi un esecutore di strumento timbricamente interessante, gli è stato puntualmente chiesto di prestarsi ad una prova di registrazione.

Descrizione SOLO 610

Il PRE si presenta come una piccola e solida valigetta da viaggio molto bene curata e pesante con una maniglia in alto (Fig.1). Sul pannello frontale troviamo due generose manopole GAIN e LEVEL separate da due led Power e Signal. In basso da destra verso sinistra troviamo cinque switch a leva, il primo è il selettore d’ingresso MIC/DI seguito dal commutatore d’impedenza LO-Z/HI-Z, al centro troviamo la levetta per attivare o disattivare l’alimentazione phantom 48V “+48V/OFF”, continuando troviamo il selettore che permette di tagliare le basse frequenze o di lavorare in flat, LO CUT/FLAT ed infine il controllo per l’inversione di fase sia in ingresso che in uscita OUT/IN. Per la gioia dei chitarristi e bassisti che utilizzano pickup passivi, o per chi come me ama suonare il pianoforte Fender e desidera assaporarlo in tutto il suo splendore, troviamo in basso una linea monofonica DI e infine un’uscita THRU che non risente del processamento del segnale .

Sul retro (Fig.2) troviamo l’ingresso per l’alimentazione POWER IN, il selettore ON (I)/ OFF(0), un uscita in formato XLR posta fra i due selettori a switch LIFT/GND e MIC LINE e un’uscita audio in formato XLR; da notare che tutte le connessioni vantano il marchio Neutrik; questi piccoli particolari denotano la grande qualità nella progettazione dello strumento.

Voce maschile SOLO 610

La voce di questa prova si esprime in lingua madre, (ITA) ha carattere cantautoriale con influenze blues dal timbro leggermente ruvido, che si alterna a quello pulito, si muove dal registro baritono a quello tenore. Dopo qualche “take” per ottimizzare il livello di input, iniziamo a registrare fissando il manopolone d’ingresso su una posizione intermedia (ricordiamo che il controllo (gain) è responsabile del dosaggio delle armoniche valvolari, ruotandolo in senso orario, il segnale ne viene arricchito, viceversa viene mantenuta più linearità). Il segnale generale è molto pulito, restituendo una timbrica esaltante, piena ed ariosa allo stesso tempo; di rilievo le medie centrali dai 1.500 Hz ai 2500, le frequenze non sono per niente fastidiose, perfettamente bilanciate tanto che diventa persino superfluo equalizzare (Stupendo!). Settando infine il GAIN, in maniera generosa ed ottimizzando l’uscita con la manopola LEVEL, si nota da subito un incremento della pasta timbrica intorno ai medio-bassi, precisamente dai 120 Hz ai 400. Quanto alle medio-alte, dai 3.000 ai 5.000, queste divengono eccessivamente sature. Con il tipo di voce in questione, già di per sè calda, si ottiene un risultato timbricamente eccessivo, la voce risulta troppo enfatizzata rischiando di perdere in intelligibilità ed efficacia all’interno del mix. Questo non per denigrare la bontà del prodotto ma solo per evidenziare come questo settaggio tornerà utilissimo per voci sottili, flebili o femminili convenzionali. In ultimo analizziamo anche il comportamento del filtro LO CUT fissato dalla casa a 100 HZ. Una cosa che sento il dovere di dire è che, in questo caso, l’utilizzo del filtro suddetto si è rivelato indispensabile; trattandosi di un microfono Neumann TLM 103, sprovvisto di taglia basso, tutti gli opportuni accorgimenti anti-popping (ho fissato a testa in giù il microfono con il centro della membrana verso la punta del naso per sfruttare il più possibile l’effetto prossimità) non sono bastati, con questo tipo di voce le BUMP sulle consonanti restavano comunque avvertibili (Fig.3). Con l’inserimento del filtro del 610 il problema viene egregiamente risolto senza perdita del valore timbrico generale, nessun sacrificio alla naturale morbidezza timbrica.

Violoncello SOLO 61o

Per questo test, ho avuto il piacere di registrare un bravissimo musicista; sfortunatamente non possedeva, per l’occasione, uno strumento eccellente. Il microfono utilizzato è il Neumann KM 184 (condensatore) (Fig.4) posto a 40 cm dal ponticello. Il suono, passando per il 610, ha acquistato tantissimo “calore”, termine che spesso noi tecnici usiamo quando captiamo una bella sensazione regalata da una buona pasta sonora, una miscela equilibrata di dinamica, presenza e veridicità del suono. Sono del parere che solo una macchina “professionale” sia in grado di fornire questi risultati senza rendere troppo artificiose le “manipolazioni” di un fonico. Capita spesso di agire su uno strumento, con un outboard dedicato alla compressione o alla preamplificazione, per poi accorgersi di avere reso il suono simile a quello di un comune “plug-in” o, peggio, a quello di un preset di una buona tastiera. Spesso la causa è rinvenibile nello scarso contenuto “umano” dell’outboard oppure nella continua ricerca del fonico a voler tirare fuori dalla macchina qualcosa che non ha. Il 610 a mio parere è molto “vivo”, quasi “umano”. Riesce ad evidenziare tutto ciò che di bello c’è nella sorgente sonora senza rendere plasticoso e confezionato il risultato finale.

Violino e Viola SOLO 610

Per quanto riguarda la ripresa del violino e della viola (Fig.5), strumenti che si muovono su registri quasi simili, ho utilizzato un microfono AKG C414 con figura polare omnidirezionale, al fine di esaminare il comportamento del pre anche in riprese di ambiente. Posto ad una distanza di 70/80 cm dal ponticello, anche in questo caso il risultato è stato molto gradevole. Giocando sul controllo di GAIN e di LEVEL sono riuscito a riprodurre in maniera piacevole il suono di questi due bellissimi strumenti, senza snaturare o enfatizzare il segnale originale. In questo specifico caso (la regola vale in generale per la ripresa di tutti gli strumenti acustici) per fare una buona ripresa ho dovuto scegliere dapprima l’ambiente giusto e poi successivamente posizionare il microfono nel preciso punto in cui le orecchie percepivano le sfumature timbriche più gradevoli.

Chitarra classica e spagnola SOLO 610

Gestire il suono di una chitarra classica mi è sempre stato difficile, in quanto, per definizione, il chitarrista di turno è sempre assalito da estemporanee perplessità. Nel nostro caso, il chitarrista aveva sotto mano una bellissima chitarra classica artigianale, avrei preferito adottare per questo tipo di ripresa una tecnica bi-microfonica mediante AKG 414 ULS posizionati in maniera standard, uno a destra e l’ altro a sinistra della chitarra, ma potendo disporre di un solo pre, ho optato per una microfonatura con NEUMANN TLM 103. E’ stata eseguita una performance in stile classico, il risultato finale è stato molto gradevole, ma non eccezionale, leggermente sporche le fasi un cui si i eseguivano degli armonici. Stesso trattamento per una chitarra spagnola, dosando in maniera equilibrata la sezione GAIN con l’OUTPUT, sono riuscito ad ottenere una buona timbrica anche sugli arpeggi (Fig.6); all’aumentare però della velocità di esecuzione (tipo l’assolo di Innuendo dei Queen per intenderci) il segnale dava la sensazione di peccare di intelligibilità e di definizione a causa di un eccessivo arricchimento armonico, pertanto sono stato costretto a diminuire ulteriormente la sezione GAIN per ristabilire il giusto equilibrio.

Flautino artigianale SOLO 610

Uno dei test ha coinvolto un “Flautino Artigianale” di quelli antichi, costruiti dai pastori calabresi. Il suono del flauto era bellissimo ed originale, ma lo strumento, per quanto rurale e genuino, dinamicamente risultava poco rilevabile: bassissimo. Per la ripresa di questo strumento ho optato per il microfono AKG 414.
Sfortunatamente non ho ottenuto il risultato sperato, sufficiente presenza ma suono leggermente snaturato. Questo non è il pre adatto quando ci troviamo a cospetto di segnali troppo deboli che hanno bisogno di una capacità di preamplificazione maggiore e più trasparente.

Over Head SOLO610

Utilizzare questo piccolo gioiellino come preamplificatore microfonico di una batteria è stata un’esperienza davvero interessante. Per questa prova ho dovuto accontentarmi di una ripresa mono anzichè stereo. Il batterista di turno è un jazzista, e gentilmente mi ha regalato un pò del suo tempo per suonare solo i piatti, sia in stile jazz standard, molto sobrio, sia in stile fusion. Per catturare al meglio il suono dei piatti ho posizionato giusto al centro il microfono AKG 414 ad una distanza di circa 50 cm dai piatti (Fig.7): il risultato si è rivelato molto interessante. Devo dire che il SOLO 610 ha svolto questo compito in maniera eccellente, come pochi PRE professionali sanno dare. Ha preamplificato il segnale con grandissima dignità senza snaturare l’attacco, tipico beneficio delle macchine con circuiteria valvolare, e senza mai perdere il contenuto sulle alte; solo quando il batterista ha incalzato con ritmi più serrati il segnale ha iniziato a perdere la sua acutezza transitoria, a nulla è servito cambiare la posizione della ripresa microfonica.

Conclusioni SOLO 610

Tirando le somme, possiamo affermare che ci troviamo a cospetto di un outboard professionale, ottimo per chi non ha grossi budget a disposizione. La circuiteria del PRE è estremamente pulita, il fruscio è inesistente, non si avverte nessun tipo di soffio o di rumore di fondo, sia quando si tende ad esagerare con la preamplificazione, sia quando si cerca di irrobustire un segnale troppo debole. La macchina è molto semplice ed intuitiva, facilmente utilizzabile anche da un fonico non molto esperto, magari alle prime prese con uno strumento professionale. Sono rimasto molto colpito dalla qualità del suono, sinceramente mi aspettavo qualcosa di diverso, una sonorità più “sporca”, che di solito affascina un pubblico con un orecchio non ben educato; spesso ad ingannare un ascoltatore poco esperto è un segnale molto ricco di armoniche ma molto snaturato, infatti un suono molto saturo, in special modo sulle medie e basse frequenze, aiuta a dare corpo anche a voci deboli o “vuote”. Devo dire che il 610 ha proprio un bellissimo suono, un perfetto sodalizio tra dinamica ,”calore” e “pulizia di fondo”, inoltre riesce a svolgere il suo compito con bravura e possiede i requisiti per portare ad un livello accettabile anche i candidati “più deboli di livello”. Mi ha dato proprio l’impressione di una macchina gentile, abbastanza accomodante, flessibile per quasi tutte le famiglie di strumenti, e quando glielo si chiede, sa tirare fuori un carattere forte e deciso ma mai prevaricatore. Il suo “sound” è molto piacevole, posso dire che è una delle poche macchine valvolari di mia conoscenza che riesce a regalare una buona risposta ai transienti veloci quali ad es. un piatto di batteria o suoni di percussioni metalliche in genere. Il grande punto di forza di questo modello è riuscire ad enfatizzare e legare in maniera moderata le basse e medie frequenze senza perdere intelligibilità nel suono, si avverte una grana setosa sulla parte alta dello spettro senza perdite di contenuto, anche tra gli 8000 e i 10000 Hz, Si tratta di una prerogativa di solito propria a macchine economicamente inavvicinabili per parecchi utenti, il vantaggio e’, come dicevo, che si rende spesso superfluo l’intervento dell’equalizzatore. Le “manopolone”, dall’aspetto vintage, sono sensibilissime ad ogni minimo movimento, anche la leva LO CUT agisce con discrezione senza creare un drastico buco sulle basse, diciamo che le addolcisce invece di tagliarle, lasciando così il suono sempre caldo e ricco di armoniche. Non dimentichiamoci infine dell’ottima sezione DI e di tutti i relativi vantaggi per gli strumentisti che utilizzano i segnali diretti senza farli passare da una sorgente microfonica (Fig. 8). Se una posizione vuole essere data al nostro SOLO 610, sento di consigliarlo a tutti coloro che hanno problemi con la voce, sia nel caso che non buchi il mix, sia nel caso in cui presenti un senso di “vuotezza” con scarsa espressività, per chi invece desidera dare “corpo” ai propri lavori, sconsiglio vivamente di abbinare a questo pre, trattandosi di un prodotto valvolare, un microfono anche esso valvolare, genererebbe un segnale impastato e grossolano. Finisce qui la prima parte dei PRE a confronto, che cosa ci aspetterà il mese prossimo? Da un lato del ring abbiamo conosciuto e apprezzato un grande campione che il nome già incute terrore “SOLO 610” e dall’altro lato abbiamo il suo fratellino mingherlino “SOLO 110”. Quali saranno i punti forza di quest’ultimo? Che tattica userà per sconfiggere e mettere a tappeto il suo avversario?

Alla prossima puntata…

TL Audio M-3 – Mixer valvolare

Ci sono una serie di marche che si amano e altre meno. Fare un articolo ed essere obiettivi su quest’ultima categoria è molto difficile. Ultimamente ho progettato un piccolo studio di registrazione semi professionale e il cliente mi ha chiesto di affiancare alla sua scheda audio Fireface 800 della RME, 8 channel-strip di buona qualità, ma con dei preamplificatori che avessero un leggero colore per sopperire alla grandissima linearità dei preamplificatori e convertitori della RME. Il budget era molto basso, circa 3/4000 euro e, per quanto mi sforzassi, non trovavo nessuna soluzione, se non quella di comprare un banco analogico standard, tipo Mackie. Alla fine mi sono recato allo studio di un carissimo amico e ho potuto provare il mixer valvolare Tubetracker M-3 della TL Audio, che ricordiamo per le ben note serie Ivory e Blue.

Cuore valvolare

In ogni studio di registrazione, da quello professionale a quello project , il mixer (o consolle di mixaggio o banco) è il punto in cui tutto converge, il cuore di ogni attività. Qui arrivano i segnali dai microfoni o da generatori di suoni, vengono smistati verso le tracce del registratore, inviati a processori esterni per essere ripresi più belli e misteriosi ed infine miscelati ed amalgamati gli uni con gli altri fino a creare sonorità sempre più coinvolgenti e destinate ad un piccolo master che può essere fatto ascoltare all’esterno. Sicuramente per il tipo di versatilità (poca) e i soli otto canali a disposizione, non possiamo certo considerare il TL AUDIO M-3 il vero e proprio centro del nostro studio, a meno che non ci occupiamo di produzioni minimaliste tipo chitarra, voce e qualche colore percussivo. In tal caso questo mixer si colloca per bellezza e qualità nell’olimpo dell’audio mondiale, un vero e proprio gioiello. La febbre della valvola è contagiosa, non c’è che dire. Prima ancora dei grandi nomi dell’audio mondiale, ovvero le aziende piccoli costruttori erano già partiti con la produzione di numerosi apparecchi a valvole più o meno “vintage-oriented”. Certo, se è vero che la grande industria riesce ad offrire prodotti a prezzi impossibili per chi si avvale della stessa economia di scala (acquisto di materie prime in quantità enormi) è anche vero che a captare gli umori del mercato sono molto più bravi i “pesci” piccoli, più snelli e flessibili nell’impostare (o nello stravolgere) il proprio lavoro su scala artigianale. Se c’è qualche cosa che ben si presta alla produzione in aziende di dimensioni poco più che familiari, questa è la tecnologia valvolare; la valvola consente lo sviluppo di circuiterie tanto semplici quanto efficaci dal punto di vista sonoro e ciò spiega il perché del proliferare degli apparecchi a valvole nell’economia industriale. Questa premessa serve per inquadrare la produzione della casa britannica TL A., acronimo dietro al quale si cela TONY LARKING AUDIO, una vecchia conoscenza della comunità audio mondiale passata dalla pluridecennale attività di vendita e importazione a quella di produzione. Per chiudere il cerchio  sulle valvole vintage e Tony Larking , uno dei primi prodotti della casa era un pre-eq. outboard costruito re-inscatolando moduli NEVE recuperati da vecchie consolle finite in pensione. Tutto quadra. Parlando delle valvole diciamo pure che ci sono diverse maniere per divertirsi con i tubi termoionici (Fig.1). Si possono progettare e costruire apparecchi “alla vecchia maniera” solo con valvole, condensatori e resistenze uniti assieme con filo di rame rigido sterlingato (ricordate i vecchi amplificatori per chitarra o per basso?) senza nemmeno un circuito stampato. Oppure è possibile costruire moderni apparecchi a circuiti integrati e infilare nel punto più appropriato uno stadio di guadagno a valvole ottimizzato per offrire sensazioni il meno valvolare possibile. Inoltre si può progettare in maniera ibrida qualcosa che sfrutta tutte e due le galassie per raggiungere un equilibrio fra vantaggi e svantaggi che penda più a favore della modernità, senza indulgervi troppo. Sono tutte strade possibili, ognuna con i propri punti di forza e debolezza. E il mixer M-3 dove sta? Nel mezzo, dove si adopera la valvola solo nel circuito di preamplificazione e sulle uscite master. Il TL Audio è stato pensato principalmente come otto strip-channel. Infatti, il suono che esce dalle “direct – out” dei canali compete per silenziosità e bontà sonora con i migliori “outboard” presenti sul mercato. In uno studio di registrazione professionale può diventare il cuore analogico della ripresa, collegandolo con un frustino agli otto ingessi A/D del registratore digitale o scheda di registrazione e può condizionare positivamente il segnale di qualsiasi sorgente sonora. In questo modo si da ai banchi digitali soltanto la responsabilità del mix-down, sfruttando così la grande capacità di gestione, automazione e memorizzazione dei freddi, ma comodissimi mixer digitali.

TL A. M-3 da vicino

La lamiera è spessa circa tre millimetri ed è vestita in superficie di uno manto di vernice blu, (Fig.2) dove spiccano meravigliosamente i vari segmenti, linee di confine, simboli e valori numerici di colore bianco. Sulla sezione del canale, scrutando dall’alto verso il basso si trovano: il controllo del “gain” con “range” da +16 a + 60 dB, il selettore per i segnali microfonici o quelli di linea (molto utile per gestire ed accettare in maniera pulita senza il minimo di distorsione in ingresso i vari segnali provenienti dai differenti strumenti elettronici ottimizzati in ingresso dal potenziometro rotativo dell’input gain sopra citato), lo switch per “phase revers” che serve ad invertire la fase del segnale d’ingresso facendola ruotare di 180 gradi (questa operazione è utile quando si opera con più di un microfono in fase di registrazione). Un trucco per verificare se esiste un errore di “fase” in una registrazione multimicrofonica è ascoltare il programma in mono. In questo modo se il livello master scende notevolmente ci sono seri problemi di fase.

Viceversa, se il segnale rimane simile a quello stereo o addirittura superiore significa che i segnali hanno una buona coerenza di fase fornendo così anche un’ottima mono compatibilità. In quest’epoca ricca di sofisticatissimi ascolti stereofonici e multicanali (surround), esiste purtroppo ancora una vasta diffusione monofonica presente in quasi tutte le reti televisive della nostra nazione per non parlare di quelli radiofonici. Il filtro passa alto (12 dB per ottava) a 90 Hz è l’ideale per rimuovere frequenze basse dannose dal segnale d’ingresso ed è utile per una corretta gestione dell’effetto prossimità dei microfoni direzionali e in particolare quelli a condensatore in fase di registrazione della voce. Il filtro diventa un autentico “anti rumble” (termine inglese onomatopeico) in tutte quelle riprese dove la sorgente da registrare tipo chitarra, violino e vari strumenti a fiato e percussivi esprimono il loro carattere timbrico ben al di sopra dei 90 Hz; ricordando che la totalità dei microfoni a condensatore e non, economici o costosi, possiedono al di là della loro linearità una completa risposta in frequenza. Il filtro è comunque “bypassabile”, per un’immediata comparazione, mediante lo “switch” per attivare o disattivare la sezione EQ. L’attivazione è monitorata da un piccolo led adiacente verde; anche in questo caso è utile la comparazione tra segnale equalizzato e quello flat .

Il Channel  Strip

L’equalizzatore è formato da quattro bande dal basso verso l’alto dove sono collocati: il potenziometro rotativo che regola da + – 15 dB le basse frequenze shelving a 80Hz, un semiparametrico “peacking” sulle medio basse, un altro sulle medio alte e infine un filtro “shelving” sulle alte posizionato a 12 Khz (Fig.6). A che cosa è utile un EQ o, meglio dire, un filtro lascio alla vostra immaginazione, anche perché non ci sarebbe spazio a sufficienza in questa prova per parlarne, ma ci limiteremo semplicemente, per questa volta, a descriverne le caratteristiche timbriche. Ogni canale è anche equipaggiato con 2 “aux sends”. Il primo è selezionabile tramite “switch” in pre o post “channel”, mentre il secondo è fissato soltanto nella modalità post channel. La soluzione pre channel è preferibile quando bisogna gestire una linea di monitoraggio perché fornisce una completa indipendenza dei volumi. Può essere utilizzata anche in maniera creativa insieme ad un dsp. Esempio: abbassando il fader di canale e mantenendo aperta l’uscita aux in pre sullo stesso canale si ottiene soltanto il segnale processato che può essere utile in un particolare arrangiamento o come effetto speciale. Subito dopo l’aux send troviamo il controllo del pan, un potenziometro che ha il compito di posizionare nel panorama stereo la sorgente, ad un determinato punto, facoltativamente da un lato estremo all’altro. È chiaro che una corretta gestione di questa funzione insieme ad un giusto filtraggio e volume di un segnale, può contribuire notevolmente alla riuscita del missaggio finale, anche in un articolatissimo programma sonoro. Il Tubetracker ha il pulsante switch del mute con relativo led di colore rosso che si accende ogni qual volta il mute è attivo e un utilissimo switch per attivare la funzione PFL (“pre fade listen”). Anche in questo caso quando il tasto viene premuto si accende il relativo led rosso sul canale selezionato. La funzione può servire a monitorare l’ascolto in cuffia per verificare la presenza di un segnale anche a fader abbassato oppure a controllarne il livello in ingresso mediante i generosi metering analogici sulla sezione master. Il channel fader possiede un’escursione da 100 millimetri fornendo alla massima posizione +10 Db di gain. Forse sarà inutile dire che al di là del segnale d’ingresso e di come può essere trattato, la quantità di segnale da spedire allo stereo master è opera soltanto di quest’ultimo importantissimo componente.A completare la sezione del canale vi sono in prossimità dell’altezza massima del fader, precisamente sulla destra, due led, uno giallo e l’altro rosso, rispettivamente il “drive” e il “peack level”. Il led del drive si accende gradualmente ogni qual volta il livello d’ingresso si incrementa al di sopra di +6 dBu fino a +16 dBu fornendo al suono un carattere tipicamente valvolare arricchendo armonicamente e quindi riscaldando il segnale da inviare ai registratori digitali. Il led del “peak” si accende per avvisarci che il segnale sta per distorcere; comincia ad accendersi quando tocca la soglia di + 21 dBu. Se scegliamo di prelevare il segnale dalla “direct out” abbiamo a disposizione altri 5 dB di “headroom”. Completata la descrizione del canale, passiamo a quella della sezione master.

Sezione Master

La sezione master è formata da favolosi metering di forma circolare analogici a bobina in stile vintage (Fig.5). Essi possono monitorare: il segnale stereo in uscita, il “PFL” presente in varie sezioni del mixer (quando viene azionato) e il segnale dei “2 T return” quando selezionato sulla sezione monitor. Sotto i due “meter” vi è una coppia di “led peak” che operano sul segnale stereo e si accendono quando siamo alla soglia dei + 21 Dbu con una tolleranza di + 5 Db di headroom. Equidistanti fra questi due led c’è il “led power” che indica l’accensione del mixer. Subito sotto si trova un “metering digitale” più due controlli, uno che serve a selezionare il tipo di quantizzazione in bit e l’altro per scegliere la frequenza di campionamento. Ricordiamo che la scheda di conversione A/D è opzionale, ma la casa costruttrice ha voluto fornire al mixer l’hardware per la gestione e il controllo di questa conversione. La “phantom power” una volta azionata è attiva contemporaneamente su tutti e otto i canali, non essendoci un switch individuale su ogni canale. I master “aux sends” sono completi del pulsante per il controllo del pfl con relativo led. I due “ritorni aux” insieme al potenziometrodel balance sono sempre correlati dallo switch pfl e led. La sezione monitor è formata da due potenziometri rotativi, uno che gestisce il volume da indirizzare ad una coppia di monitor e l’altro il pfl “balance level”. Sempre nella sezione monitor ci sono, inoltre, lo switch “2 T return” utilissimo quando si vuole sentire il ritorno da uno stereo master, come un dat o un CD recorder, etc. Guardando verso destra scopriamo l’uscita per le cuffie; il segnale di quest’uscita viene gestito dai potenziometri della sezione master monitor. Infine, troviamo un singolo fader da 100 millimetri che controlla il volume d’uscita dello stereo mixer. Non possiamo certo con un solo fader decidere a valle dei segnali, le differenze di livello del canale destro e di quello sinistro dell’uscita master; però su un eventuale “fade in” o “fade out” si ottiene con il singolo fader un’accuratezza ed una precisione massima. Vi mostro con l’immagine il generoso pannello posteriore con i relativi connettori d’ingresso e d’uscita dei segnali, switches per la calibratura, etc (Fig.6).

TL A. sotto torchio

Dopo questa lunga descrizione passiamo dunque alla prova pratica di questo promettente mixer. Una volta collegata la PSU al banco ho inserito il cavo di alimentazione alla rete. Una bellissima luce ambra illumina i due meter della sezione master a forma di oblò. La prima prova è stata molto semplice da realizzare perché ho collegato le uscite di un discreto lettore CD agli ingressi linea dei primi due canali del mixer, selezionando l’apposito switch. Ho monitorato il segnale d’ ingresso con il “pfl” ottimizzandolo a “0” dB tramite il potenziometro rotativo input gain. Dopo ho estremizzato i controlli di pan a sinistra e a destra per un ascolto stereofonico standard. Ho posizionato il master verso i tre quarti della sua corsa e con i fader dei canali ancora abbassati ho controllato se c’erano problemi evidenti di diafonia. Assolutamente no, silenziosissimo. Sono passato all’ascolto di alcuni brani di Fabio Concato abbastanza vecchiotti come: “Guido piano”, “Rosalina” e “Sexy tango”. La qualità della registrazione su questo CD è davvero datata, appena sufficiente e non rimasterizzata. Devo dire però con piacevole sorpresa che il mixer è riuscito a fornire un audio generale gradevolissimo, fornendo una impressionante apertura stereo. Voglio precisare che per tutta la prova l’equalizzatore non è stato coinvolto. Eccezionale!

Voce maschile e femminile

Ho scomodato per questa prova un fantastico Neumann U87ai (Fig.7), un microfonoche non ha certo bisogno di presentazioni. Chiedendo al cantante di fornire varie pressioni dinamiche ho ottimizzato il guadagno d’ingresso facendo di tanto in tanto lampeggiare il led giallo del drive sopra spiegato.Per questa prova ho prelevato il segnale dalla “direct out “del canale direttamente dai convertitori AD della scheda audio RME Fireface 800. Sempre senza attivare l’equalizzatore, ho notato che lo stadio di preamplificazione è davvero silenzioso; si ascolta il suono e basta, con una buona headroom, restituendo fedeltà sia riguardante il carattere del microfono sempre caldo e sensibile, sia per il timbro della voce in generale. L’azione della valvola è davvero discreta, mai invadente, tutto quello che ci si può aspettare da un ottimo channel strip esistente in commercio. Ho sentito in questo caso il bisogno di azionare il filtro HP (passa alti) e di aprire di circa due dB le alte shelving, anche perché la cabina di ripresa non è di quelle molto riflettenti; l’U87 di per se è già caldo ed infine la voce maschile in questione si esprime nel range di un registro baritono, facendo un buon uso dei propri risonatori. Quello che conta in ogni caso è il risultato e grazie alle varie possibilità che offre questo mixer non ci vuole molto a raggiungerlo condizionandolo in positivo. Il brano che ha eseguito la cantante è in lingua inglese, come il manuale del nostro mixer. Facendo tutte le operazioni di “routing” per la taratura dei livelli, diciamo subito che anche in questo caso non c’è stato un minimo d’asprezza o sporcizia musicale: il segnale è stato sempre dettagliato, corposo e trasparente. In questo caso non è stato necessario intervenire con l’equalizzatore tranne che per il filtro “low cut”.  Buona anche questa prova.

Chitarra acustica

Per questo tipo di ripresa ho utilizzato una tecnica bi-microfonica con due AKG 414 ULS, posizionati in maniera standard, uno a destra l’altro a sinistra dello strumento. Subito ho notato una meravigliosa apertura stereofonica senza zone d’ombra. Il suono della chitarra in generale è risultato ricco e dettagliato fornendo una buona velocità ai transienti in esecuzioni ritmiche e in arpeggi. Di conseguenza ho sentito l’esigenza di azionare non solo il filtro HP, ma anche la sezione EQ operando: -2 dB sulla sezione bassi shelving, -2 dB sulle medio basse intorno ai 400 Hz ed ancora -2dB sulle medio alte, intorno ai 2 HKz. La sensazione con questo banco è che c’è più bisogno di togliere, che di aggiungere. Mica male!

Basso elettrico in diretta:

Per questa prova mi sono servito di due tipi di bassi elettrici, uno con circuitazione passiva e l’altro con quella attiva. Quello passivo è stato giustamente collegato ad una D.I. box attiva, per interfacciarlo correttamente all’ingresso microfonico del canale, mentre quello attivo è stato collegato direttamente sull’ingresso linea del canale. In tutti e due i casi veniva fuori la differenza sostanziale tra questi due strumenti e per quello che riguarda l’ascolto è bastato soltanto alzare il fader di canale per raggiungere un risultato di livello professionale. Un’altra volta è stato meglio togliere che aggiungere, intervenendo con la sezione equalizzazione senza azionare però il filtro low cut.

Live Trio jazz

Per questo tipo di prova ho occupato quattro canali per la batteria, un canale per il contrabasso e due microfoni per il pianoforte a mezza coda. Non mi dilungo nella spiegazione sul tipo di regolazione impostate, anche perché tutto è in relazione al tipo di microfono utilizzato, allo strumento, allo strumentista ed infine, non meno importante, al luogo che ospita la performance. Sicuramente vi parlerò di quello che è successo. Il mixer ha fatto subito colpo su tutti i musicisti già a livello estetico. Ma passiamo ora alla cosa più importante: la prova. Diciamo subito che il mixer è riuscito a riprodurre un sound di altissimo livello senza nulla togliere alla bravura degli esecutori principali. Sulla batteria ha risposto in maniera morbida e veloce su tutta l’elevata gamma di pressione e di frequenze tipica di questo strumento. Dalla rotondità della cassa e la botta dei tom, alla coerenza di fase del rullante e la setosità dei piatti, ha mantenuto sempre un suono pulito con un ottimo headroom. Per quel che concerne il contrabasso ho ottenuto lo stesso positivo risultato, bassi morbidi e rotondi con i medio alti prodotti dalle corde sul manico veloce e definiti. È quasi d’obbligo descrivere il tipo di microfonatura utilizzata per il pianoforte, per il semplice fatto che è determinate ai fini dell’ascolto. Ho utilizzato due microfoni abbastanza diffusi a diaframma stretto in una configurazione X Y (stereofonia coincidente). Li ho inclinati a 45 gradi sulle corde posizionando l’asta al centro del pianoforte. In questa situazione l’obbiettivo è stato quello di catturare quanto più possibile il suono diretto cercando di limitare il “cross-talk” (infiltrazioni) prodotti dagli altri strumenti. Il suono in registrazione è stato quello che mi ero prefissato di raggiungere e ciò può spiegare la grande possibilità di gestione che questo mixer offre.

Utilizzo dei DSP

Un’altra prova che ho voluto realizzare è stata la gestione dei DSP con i controlli aux sends. Nel settaggio post ho collegato due processori, un Lexicon PCM 91 (Fig.8) e un TC M5000. Ho fatto partire delle tracce dry dal multipista digitale contenti voce, chitarra e quartetto d’archi. Ottimizzando il rapporto tra l’ingresso e i ritorni aux con le macchine Fx, ho notato una grande silenziosità. Sul Lexicon ho utilizzato il preset “Concert Hall” mentre sul TC un “Chorus”. Il riverbero è stato distribuito su tutta l’ensemble, mentre un poco di chorus è stato messo sulla chitarra e sul quartetto. La sensazione ricevuta è stata quella di trovarsi a cospetto di un ascolto importante dotato di grande classe e nobiltà e restituendo una veritiera tridimensionalità con delle code di riverbero d’ottima grana sonora. Non c’è che dire. Stupendo!

Conclusioni

Mi sarebbe piaciuto poter testare anche la qualità di conversione della scheda digitale opzionale digitale, ma purtroppo non è stato possibile. Ad ogni modo un paio di nei li ho riscontrati. Uno è l’assenza dei sub master con la relativa assegnazione dei canali, molto utili quando si vuole raggruppare, per esempio, più voci coriste, una piccola sezione d’archi oppure una batteria. Avrei gradito inserire sull’insert dei sub master due canali di buona compressione per uniformare le dinamiche troppo scollate. Il secondo neo è l’assenza del doppio fader nella sezione master L – R. È pur vero che nel caso di un singolo master fader si può avere più accuratezza sui fades, ma la cosa è comunque risolvibile facendosi aiutare da un’accoppiatore di faders, qualora ce ne fossero stati due. Penso che per un hardware così importante qualsiasi utente debba sempre avere la piena libertà di scelta e poter sfruttare tutte le possibilità offerte dalla strumentazione a disposizione, in particolare quando sono di livello professionale, a cominciare dal loro prezzo. Certamente questo è un mixer di ottima fattura e qualità e diciamo pure che il costo è proporzionato alla sua caratura. Sicuramente non è per tutte le tasche, però facendo due conti si può dire che, se per esigenze lavorative avessi bisogno di otto pre amp mic ed altrettanti equalizzatori della stessa qualità che questo mixer offre, quale sarebbe stata la mia spesa? Domanda retorica perché già conosco la risposta, cioè più del doppio. L’unico vantaggio di avere otto outboard separati sta  proprio nel fatto che sono separati. Se oggi ho bisogno solo di due canali per una ripresa esterna porterò con me soltanto una o due unità senza altri ingombri. Ma quanto ci sarebbero costati otto outboard di questa qualità separati? Sicuramente più del doppio. Fate quindi le vostre valutazioni. Questo è un mixer non versatilissimo, pensato principalmente per collegarlo dalle direct out di canale direttamente alle tracce di qualsiasi multipista digitale, per diventare un “upgrade” in un qualsiasi studio, da affiancare alle consolle digitali o essere usato come una consolle di missaggio di piccole ma importanti produzioni completandolo magari con degli ottimi DSP e processori di dinamica non presenti fortunatamente nel banco. Un altro aspetto più che positivo è l’esperienza tattile con la sua componentistica. I fader e le manopole rotative vanno come il burro dotate di un meraviglioso frizionamento e offrendo sempre un’escursione generosa e uniforme su tutti i punti della corsa, senza avvertire, anche concentrandosi al massimo, differenze fra di essi. Mi sono dovuto ricredere su questo prodotto. La progettazione ibrida di questo strumento ha fatto si che il segnale in uscita fosse molto equilibrato e con una bella sonorità calda e omogenea, senza dare un carattere troppo predominante al suono, cosa che ne permetterà l’utilizzo per svariati tipi di produzione.

AER – Compact 60

AER COMPACT 60Amplificatore(!)

Non sono uno che si entusiasma facilmente per un amplificatore, e non avevo mai pensato di investire troppo nell’acquisto di un ampli compatto. Negli anni però, suonando strumenti che vanno dalla chitarra al piano elettrico alla voce al Theremin, la ricerca dell’amplificatore perfetto è sempre stata una vana chimera. Soprattutto il Theremin mi ha dato filo da torcere, il suono non era mai quello che cercavo, qualsiasi colorazione sonora mi disturbava. Ho provato ottimi ampli per la chitarra, ma poi magari ci attacchi un microfono e quel piccolo fruscio di fondo ti fa disperare. Gli ampli per la tastiera non vanno bene per altre cose, trovare una soluzione poco ingombrante e valida per chitarra e voce – magari con un effetto – è impossibile… insomma è stato un continuo desiderare altro. Un giorno ho casualmente provato un Aer Compact 60 (Fig.1), costruzione tedesca. Wow!  Caro, anzi carissimo quando l’ho visto! Ma era (ed è) fantastico, non ho resistito, ho capito che forse avrei fatto meglio a cercare l’ampli giusto anni prima, quando nella rincorsa dello strumento migliore avevo tralasciato una parte molto importante del suono. Oltre 800,00 euro per un 60W compatto che pesa 8kg, non avrei mai pensato di poter spendere tanto per un ampli così piccolo, eppure ce l’ho qui, acceso e neanche me ne accorgo (nessun fruscio praticamente). Per me è l’ideale: eccezionale per la chitarra acustica (e anche la classica suona bene), buono per la voce – che fa la sua figura – con tanto di ingresso bilanciato, alimentazione phantom e qualche effetto di qualità. Ci suono di tutto, dal piano al Theremin all’ipod… per strumenti che richiedono pulizia è davvero ideale. Gli effetti integrati non sono molti, essenziali direi, ma sufficienti (4 in tutto). Si possono applicare ad entrambi i canali insieme o separatamente (con volume di return). Direi che è l’amplificatore acustico “neutrale” migliore che ho provato, non aggiunge né toglie niente al suono ma lo fa arrivare intatto all’orecchio dell’ascoltatore e credo che questo sia il maggior pregio. Comodissima l’uscita cuffia e l’uscita tuner (Fig.2). Con la D.I. posso usare l’ampli come monitor e arrivare in un impianto. Insomma un prodotto più che completo. Ad onor di cronaca esiste in commercio anche un modello compact Classic, con un’equalizzazione rivolta più agli strumenti classici e la possibilità di elevare i bassi senza innescare il feedback. Il Classic è fisicamente quasi identico al Compact ma presenta un numero maggiore di uscite sul retro (Fig.3) con la divisione dei 2 canali anche in out e la possibilità di settare i volumi di uscita delle singole uscite. Ho fatto un test anche di questo modello riscontrando la stessa eccezionalità di suono ma alla fine ha prevalso il rapporto qualità/prezzo e ho scelto il Compact 60. chorus with reverb, e flanger – filtro color e hi-low su entrambi i canali La costruzione del “case” è solida, ben rifinita e senza spigoli. Superiormente il “case” ha un incavo a maniglia che permette un semplice trasporto.

INFORMAZIONI UTILI:

Produttore: Aer Audio Electric Research

Distribuzione: www.backline.it

Prezzo: Circa 800 euro

Zoom H4N – Oltre il microfono

Spostandomi spesso per lavoro e cercando un qualcosa che mi permettesse di non portarmi in giro continuamente uno studio ho comprato un microfono/registratore H4N della Zoom. Ho scoperto qualcosa di molto più potente. Seguitemi!

Quello che mi aspettavo

Qualche anno fanno era quasi impossibile immaginare un sistema di registrazione portatile di qualità che entrasse nello spazio di una mano, eppure ci siamo! La Zoom ha sfornato due modelli di “microfoni”: H2N e H4N.  Parliamo in questo articolo del modello H4N che è il più completo dei due ed esploriamo alcune delle sue possibilità. Il microfono è in realtà un bi-microfono, nel senso che monta 2 capsule a condensatore con varie possibilità di registrazione a 90 gradi (a X) o a 120 gradi (a Y) semplicemente ruotandole. E’ dotato di un accessorio che permette il fissaggio su una comune asta microfonica. Utilizzato in questo senso è un buon microfono STEREO/MONO (è possibile settarlo) che possiamo portare sempre dietro e di facile utilizzo.  La registrazione avviene su una card SD interna (a corredo ma sostituibile con un max di 32Gb) e può essere effettuata in vari formati tra cui WAV e MP3. Funziona a batteria (2 AA) oppure con apposito alimentatore a corredo.Come un microfono tradizionale può montare anche un cappuccio antivento (in corredo). La durata della registrazione dipende dalla grandezza di una card, ma se registriamo in mp3 stereo a 256 superiamo le 6 ore con 1 solo Gb di capienza. 


Quello che non mi aspettavo

Veniamo ad un uso un po’ più spinto del nostro “microfono”. Innanzitutto ci accorgiamo di avere altri 2 ingressi sulla base, sia bilanciati che sbilanciati. Questi ingressi permettono di utilizzarlo come scheda audio da viaggio, permettendo di fatto una registrazione anche da periferiche esterne con tanto di mixer integrato. In effetti è un multitraccia a 4 canali o se vogliamo 2 ingressi esterni + microfono integrato. I 2 microfoni possono essere sostituiti anche da un ulteriore microfono esterno. Le entrate bilanciate hanno l’alimentazione phantom attivabile e anche questa è una di quelle cose che non ti aspetti. Con il mixer 4 canali interno possiamo settare i volumi, il pan, e varie funzioni relative alle tracce audio. E’ possibile effettuare addirittura un mix down delle tracce. Alla fine prendiamo la scheda SD e troviamo in una cartella tutti i file registrati, divisi così come li abbiamo acquisiti. Possiamo in alternativa collegare la porta USB ad un pc e vedere il microfono come un disco esterno. Solo per citare un’applicazione scontata ma poco usuale è la possibilità di usarlo come microfono usb con la comodità di non dover passare per schede audio esterne. In un momento di boom del mercato usb-mic non è una caratteristica da poco.

Quello che non immaginavo

Avevo dimenticato che la Zoom ha prodotto effetti tra i migliori del mercato. Non hanno dimenticato di infilarne una cinquantina in questo microfono! In pratica potremmo usare il microfono come multi effetto scegliendo un effetto e mandando l’uscita su un amplificatore. Gli effetti sono di qualità. Inoltre è dotato di un accordatore con varie modalità e di un metronomo. E che dire della possibilità di utilizzarlo come scheda audio? Collegandolo come USB possiamo utilizzare i driver a corredo per vedere H4N come una scheda audio 4 canali indipendenti e utilizzarla al nostro software preferito. In pratica posso portare il mio studio con me scegliendo tra 2 ingressi bilanciati/sbilanciti indipendenti + 2 microfoni integrati anche questi indipendenti. 4 canali mono da gestire insomma come meglio ci pare. La latenza può arrivare a 1ms, la qualità ottima. I driver sono ASIO. C’è anche la possibilità di effettuare direct monitoring dell’effetto durante la registrazione (o per provare gli effetti). H4N ha anche delle (piccole) casse integrate e questo permette di utilizzarlo anche come sorgente di ascolto via usb o lettore mp3/wav, insomma veramente versatile! Non manca una cuffia/uscita audio per mandarlo ad un impianto. La funzione SPEED permette di rallentare una traccia senza perdere il pitch, utilissima per analizzare meglio un brano. Non è un funzione paragonabile a software di time stretching professionali, qui il senso è un altro, ma c’è la possibilità di rallentare fino al 50% e velocizzare fino al 150% con qualità accettabile. Non è possibile esportare il risultato, si tratta di una funziona da usare live in ascolto. Sugli ingressi è possibile inserire un limitatore e un filtro.

La sorpresa C’è una licenza di Steinberg Cubase LE 4 all’interno della scatola!

Il prezzo? 300,00-350,00, ben spesi secondo me.

Difetti

Premetto che ho un giudizio globale buono del prodotto, ma devo – per onor di cronaca – elencare dei difetti che per qualcuno potrebbero non essere altrettanto trascurabili. C’è un leggero fruscio di base dovuto probabilmente ai preamplificatori. Ovviamente non è un microfono da studio e il fruscio è trascurabile quando si effettuano registrazioni ambientali. Personalmente non lo ritengo un problema a meno che non lo si voglia utilizzare davvero in studio (ma anche qui non ne sarei così sicuro, tutti i pre introducono un po’ di rumore). Le maschere non sono di utilizzo immediato, ma questo è un limite dovuto agli spazi ridotti. Il software integrato permette molte cose stand-alone, ad esempio lo split di una traccia, il mixing di 4 tracce, il mixdown, il mix mono automatico dei microfoni, un minimo di equalizzazione, impostazione di effetti, volumi di registrazione, scelta dei formati… All’atto pratico è di difficile utilizzazione, troppo scomodo da usare; una volta selezionato il formato di registrazione e il volume di ingresso (che ha un comodo cursore laterale) mi dimentico della sua esistenza. Ovviamente in caso di necessità è sempre meglio sapere di averlo ma se posso preferisco risparmiare gli occhi!  Il microfono può essere impostato per un “auto volume” ovvero per scegliere il volume giusto di ingresso. In genere quando questa funzione è attiva se il suono iniziale è troppo alto si avverte una distorsione dovuta al tempo che impiega il microfono per “capire” a che volume deve registrare. L’utilizzo del microfono come “microfono” e cioè in uno studio collegato ad una scheda audio non è troppo agevole. Il problema non è grave ma bisogna dotarsi di un jack da 1/8” stereo (quello piccolo tipo cuffia) e poi entrare nella scheda audio tramite un paio di adattatori jack 1/4” mono (nel caso di registrazione stereo) oppure impostare dal software integrato il mix mono per miscelare il segnale dei due microfoni e poi entrare nella scheda audio con un jack mono da 1/4”. Insomma la cosa si risolve anche se non è questo l’utilizzo principe di questo apparecchio.

Specifiche

Registrazione su scheda SD / SDHC (fino a 32 GB) – vari formati di registrazione tra cui WAV e MP3 – Risoluzione fino 24bit/96kHz – Connessione USB 2.0 – Microfono stereo X / Y integrato (90 ° o 120 °) – 2 Preamplificatori per microfoni esterni – Possibilità di utilizzare 2 ingressi esterni in combinazione con microfoni integrati per registrare fino a 4 canali simultaneamente – Registrazione multitraccia – Entrata strumento – Mini altoparlante integrato – Ampio display LCD e interfaccia intuitiva – Supporto per Broadcast Wave – Funzione di auto-registrazione e di pre-registrazione – Funzione marcatore tracce – Funzione di rallentare la velocità di riproduzione per utilizzo didattico – Effetti – 50 simulazioni di amplificatori per chitarra e basso – Fino a 10 ore di durata con batterie AA – Telecomando disponibile come opzione – Funziona con due batterie stilo AA o con il suo alimentatore (incluso). A batteria dura mediamente 6 ore. Fornito di serie con una scheda SD da 2 GB, una spugna antivento, alimentatore esterno CA, clip adattatore per microfono, cavo USB, custodia protettiva e Steinberg Cubase LE.

Microfoni a confronto – Audiotecnica Vs Neumann

Nello studio di registrazione, la tipologia di microfono più adatta è, nella maggior parte dei casi, quella a condensatore. L’ampia banda passante e la sensibilità che contraddistinguono questo tipo di microfono lo rendono il preferito in tutte quelle applicazioni dove è richiesta una grande accuratezza, in particolare la ripresa della voce. Confesso che ogni qual volta l’argomento da trattare riguarda i microfoni, avviene in me un vero e proprio coinvolgimento sia razionale che emozionale, con la speranza che la nuova prova dia un risultato tecnicamente soddisfacente ed emotivamente appagante. Ragazzi, qui si parla di microfoni, il primo anello della catena audio, il principale responsabile di una buona o cattiva registrazione, ovvero il trasduttore per eccellenza!!! Primo consiglio: al di là di quelli che possono essere i gusti personali riguardanti il carattere timbrico, nello scegliere un microfono assicuriamoci che la costruzione e la qualità della componentistica siano allo stato dell’arte (budget permettendo) per non avere spiacevoli disturbi quali rumore di fondo, ronzii e distorsioni legati ad uno scarso rapporto segnale rumore, alla poca sensibilità e ad una bassa capacità nel contenere le pressioni sonore. Procediamo dunque alla descrizione e alla prova dei nostri due microfoni.

Catena audio

Per questa prova i 2 microfoni sono stati collegati, mediante cavo Mogami, ad un preamplificatore Millennia modello Media HV 3, in quanto questo tipo di PRE, a differenza di molti suoi “colleghi”, possiede una grandissima linearità che lo rende privo di colorazioni. Le uscite sono state collegate direttamente ai convertitori del registratore multipista Tascam MX 24/24, con risoluzione 24 bit/96Khz . Il tutto è stato monitorato con diffusori Genelec 1031.

TLM 103, come si presenta

Il microfono viene presentato in un’elegante scatola di legno insieme al suo supporto a snodo metallico per fissarlo all’asta (Fig.1). Il corpo del microfono è di forma cilindrica piuttosto corta. La capsula è protetta da una doppia griglia d’altezza quasi doppia rispetto al corpo del microfono. La griglia di protezione è fissata al corpo con tre viti equidistanti fra loro. Il logo si presenta sul corpo del microfono ed è strategicamente posto sul lato della ripresa. Sotto la base del corpo vi è un cilindretto filettato per avvitare opportunamente il microfono al supporto snodato in dotazione o alla sospensione elastica che è fornita come accessorio opzionale. E’ un microfono cardioide a condensatore con diaframma grande a gradiente di pressione. Richiede un’alimentazione phantom a 48 Volts.

TLM 103 sotto torchio

Il primo pensiero, dopo aver appurato che la membrana del TLM 103 (K87) è la stessa montata sul famosissimo e, a mio parere, caldissimo U 87, è stato: “vuoi sentire che qui ci troviamo ad avere le medesime prestazioni, con la sola differenza, tra l’altro accettabile, che sul TLM 103 vi è una sola figura polare, cioè quella cardioide?”. Ebbene, signori, non è stato così: il TLM 103 è un altro microfono. Si colloca tra i microfoni universali, cioè adatti sia alla ripresa delle voci, sia alla registrazione di strumenti in generale (fiati ,corde, percussioni). TLM sta per “Trasformerless microphone” (il trasformatore usuale dell’uscita è sostituito da un circuito elettronico) ed è proprio l’assenza del trasformatore che va a determinare il carattere timbrico, veramente nitido con una migliore gestione dell’SPL (Sound Pressure Level) ed anche il bassissimo rumore di fondo. In questa prima prova esaminiamo il Neumann TLM 103 alle prese con una voce maschile, senz’altro lo strumento più affascinante e mutevole che possiamo registrare. Posto ad una distanza di circa 25 cm, il microfono restituisce un timbro di grande dettaglio e definizione sia sulle basse frequenze che sulle alte, mentre si evidenzia minore omogeneità sulle medie centrali. Quindi possiamo senz’altro affermare che il suo carattere timbrico lo rende molto adatto a registrazioni moderne ed in linea al tipo d’ascolto dei giorni nostri. Avvicinando il cantante di una decina di centimetri al microfono si è notato subito un incremento di energia dovuto all’effetto prossimità, ma purtroppo non è riuscito a contenere l’emissione delle consonanti, restituendole un poco troppo esplosive, mentre è migliorata nettamente la fascia delle medie centrali, molto più intelligibile. La zona alta dello spettro, invece, è rimasta sempre omogenea senza risultare mai aspra e fastidiosa. Si può concludere che il microfono si è comportato piuttosto bene; bisogna però farsi aiutare da uno schermo antipop qualora preferiamo avvicinarci un poco di più alla capsula. Per quanto riguarda la voce femminile, il timbro è risultato un tantino sottile, in questo caso è preferibile cercare un po’ di più l’effetto prossimità, ovviamente facendosi aiutare dallo schermo antipop. Il mio consiglio, per chi desiderasse dare più spessore ed arricchimento armonico al proprio timbro, è di utilizzare un preamplificatore microfonico caratterizzante, tipo Tubetech, Avalon etc. (Fig. 2). Ricordiamo che per la filosofia di costruzione, piuttosto minimalista, non sono presenti sul corpo del microfono filtri passa alto e pad d’attenuazione.

Sax Tenore e Soprano

La prima considerazione da fare è senz’altro che questo tipo di ripresa è abbastanza ardua da realizzare. Il sax è uno strumento dalla timbrica molto volubile quasi come la voce umana. Sensibile alle condizioni ambientali, esso ha bisogno sempre di un pre-riscaldamento e la sua emissione ha una spiccata direttività. Quindi ho posizionato il microfono rivolto verso la campana ad una discreta distanza (circa 80 cm), in modo da riuscire a contenere con omogeneità i naturali spostamenti durante l’esecuzione. Ascoltando il suono in acustico del nostro sax in cabina (Fig. 3) e confrontandolo con quello registrato, ho subito notato una sorprendente naturalezza. Mancava solo un po’ d’aria intorno, ma questo a causa della cabina utilizzata, poco riflettente. Il tutto però è risolvibile aggiungendo in fase di mix un buon riverbero. Per il sax soprano ho posizionato il microfono in modo tale da catturare principalmente l’emissione proveniente dalla parte superiore dello strumento, dove sono situate le meccaniche. Da questa zona arriva un timbro davvero caldo, morbido e dolce. Il suono proveniente dalla campana è decisamente ricco di medie ed alte frequenze, magari adatto ad un contesto di musica folk. Vi racconto un aneddoto: facendo il fonico ad un festival di musica etnico popolare, mi è capitato di dover microfonare una grande varietà di strumenti, qualcuno di essi a me veramente sconosciuto. Finalmente giunse il turno di un sax soprano e mi comportai in maniera universalmente accettata, come sopra descritto. Il musicista mi fece subito una smorfia di disappunto perché voleva il microfono diretto alla campana. Accontentato l’orchestrale, aspettai con curiosità il risultato nell’ensamble. Ho dovuto ricredermi perché in quella situazione ed in quel genere, quel suono “ciarammelato” era giustissimo. Ritornando alla prova, il TLM 103 anche in questo caso ha restituito ancora una buona omogeneità su tutto lo spettro di questo splendido strumento, compreso il suono riflesso e indiretto proveniente dalla campana.

Chitarra

Per questo tipo di prova abbiamo pizzicato un po’ di tutto, dalla chitarra classica a quella folk, compresa l’elettrica, dal classico al moderno. Il microfono conferma ancora una volta le premesse sulla sua universatilità. È riuscito a gestire dignitosamente la varietà timbrica ed anche la generosa pressione fornita dall’amplificatore della chitarra elettrica. In questo caso non ha restituito quell attacco netto ed a tratti cattivo tipico del dinamico SHURE SM57 (Fig. 4–  Ripresa microfonata con Shure),  ma tutto ciò che ci si aspetta da un buon microfono a condensatore di largo diaframma. Un suono caldo di grande dimensione ed avvolgente.

Percussioni

Siamo passati poi alle percussioni. Il percussionista si è prodigato con diverse performance su una lunga serie di tamburi a pelle come bongo, congas, jambe, darbuka, ecc. Poi arriva il turno dei metalli: campane tubolari, campanacci, triangoli, ecc. Il microfono ha risposto con trasparenza sempre e comunque. Di base molto silenzioso, ha saputo fornire corpo a tutte le percussioni. Microfonando le varie parti della batteria ha brillato sia sulla cassa che sul rullante (nonostante la difficoltà di posizionamento, dato l’ingombro). Anche sui colpi più sonori non si è presentata nessuna distorsione, mantenendo sempre una buona definizione ed un’ottima risposta ai transienti, aspetto peculiare di questo microfono.

Pianoforte

In questo tipo di prova vorrei essere più esauriente, visto che stiamo parlando del re degli strumenti. Non a caso il pianoforte è considerato tale, sicuramente non soltanto per le sue considerevoli e variabili dimensioni, ma anche per l’estesa risposta in frequenza, la gamma dinamica e le possibilità armoniche. Il pianoforte può essere considerato contemporaneamente uno strumento a percussione ed a corde. Il piano a coda moderno ha 88 tasti ed è in grado di coprire oltre 7 ottave, la cui risposta delle fondamentali si estende da circa 30 Hz ad oltre 4 KHz; le relative parziali portano il limite superiore oltre i 10 KHZ; la gamma dinamica di questo strumento è alquanto elevata. A circa un metro di distanza, un pianoforte a coda è in grado di generare livelli di pressione sonora compresi tra un minimo di circa 40 db per le note suonate in pianissimo ed un massimo di 100 dB nei fortissimi. Passiamo alla nostra prova: tempo fa ho microfonato un bellissimo “giapponese” a coda di lunghezza 200 cm (Fig. 5). Vi dico subito che, in questo tipo di riprese, la posizione del coperchio è d’importanza primaria, in quanto consente di dirottare il suono verso il lato destro, il che comporta dei benefici ad una certa distanza, ma in prossimità può determinare l’interferenza tra componenti dirette e quelle riflesse dal coperchio stesso. Per questa prova, infatti, ho inclinato al massimo il coperchio e mi sono reso conto che in particolare il pianoforte a coda è uno strumento sonoro di dimensioni così imponenti e di tale complessità da rendere una ripresa del suono in vicinanza un’impresa davvero ardua. Nello stesso tempo, se ci allontaniamo troppo, gioca un ruolo fondamentale anche la stanza che ci ospita. Siamo però fortunati perché si tratta di un salone medio riverberante che riesce a donare a questo strumento un suono coerentemente tridimensionale. Ricordiamoci che non esiste il suono e basta; esso è sempre in relazione ad un ambiente. Armati di stativo, ho posizionato il microfono all’altezza di circa 120 cm, ad una distanza dalla sorgente di un metro scarso. Il TLM 103 ha riconfermato la sua predilezione per i suoni percussivi. Sebbene la sonorità generale sia risultata un poco scura, il realismo e al tempo stesso la morbidezza con cui si ascoltavano i martelletti sulle corde rendevano un ascolto gradevole ed avvolgente. Nella zona bassa, invece, ha restituito una sonorità robusta, ma sempre ben frenata e controllata: insomma, un pianoforte reale e presente in tutte le sue sfumature.

Conclusione

Il microfono si è dimostrato uno strumento versatile ed incline al lavoro. La sua componentistica di altissima qualità riesce a restituire un segnale audio molto equilibrato che lo rende ideale a qualsiasi tipo di utenza, da quella degli studi di registrazione semiprofessionali ai quelli professionali. In sostanza è un microfono per tutti. Per un utilizzo professionale si richiede una catena audio di qualità, con preamplificatori all’altezza, in grado di pilotare adeguatamente il segnale in uscita dal microfono. Se ben interfacciato i risultati non si faranno attendere. Il rapporto qualità prezzo è buono.

AT 4040, come si presenta

II microfono si presenta in una confezione di cartone dall’aspetto accattivante. All’interno risiedono la scatola in (finta) pelle dove è posto l’AT4040 con accanto una scatolina di cartone contenente la sospensione elastica in dotazione, di materiale metallico. Inoltre troveremo una borsetta di velluto nero antipolvere capace di contenere sia il microfono che la sospensione (Fig.6). Il corpo del microfono è di forma conica, quasi cilindrica, con una griglia di altezza quasi doppia rispetto al corpo. La griglia di protezione è fissata ad esso con tre viti equidistanti fra loro. Il logo si presenta sul corpo del microfono ed è strategicamente posto sul lato della ripresa. Troviamo due controlli: un selettore passa alto ad 80 Hz e un pad di attenuazione a -10 dB. E’ un microfono cardioide a condensatore di grande diaframma a gradiente di pressione. Richiede un’alimentazione phantom a 48 Volts.

AT 4040 sotto torchio (Voci)

Da premettere che le tecniche di posizionamento utilizzate per il Neumann sono state le medesime anche per l’Audio-Tecnica. Il comportamento generale al cospetto della voce maschile è quasi simile al Neumann TLM 103: stesso dettaglio e definizione, anche in questo prodotto non c’è una buona gestione dell’effetto prossimità, quindi è consigliabile inserire in questo caso il filtro passa alto ad 80hz presente sul microfono e lo schermo antipop. Nella nostra prova la voce femminile a disposizione è molto convenzionale, della serie pulita e sottile. Il microfono è stato trasparente, senza dare ulteriori colorazioni. La timbrica generale è risultata leggermente freddina. Sarebbe opportuno, in questo caso, utilizzare un preamplificatore inserito nella catena audio, capace di fornire un arricchimento armonico.

Sax Tenore e Soprano

La prova del sax tenore è risultata molto positiva: a differenza del Neumann, l’Audio Tecnica AT4040 ha fornito un pizzico di cattiveria in più, dovuta alla sezione delle medie leggermente più presente, mentre quelle basse sono risultate un po’ meno avvolgenti e definite. In linea di massima i due microfoni si equilibrano. Stessa sensibilità, silenziosità e gestione della gamma dinamica, ovviamente a distanza ravvicinata è preferibile inserire il pad di attenuazione di 10 dB presente sul microfono. Per il sax soprano la risposta è risultata davvero brillante. Ha fornito un’ottima intelligibilità e penetrazione. Il microfono riesce a fornire sempre una timbrica vivace, anche se la cabina di ripresa possiede un’acustica asciutta e poco riflettente.

Chitarre 

Nel caso della chitarra acustica, questo microfono è risultato efficacissimo, restituendo l’attacco veloce del plettro sulle corde sia in arpeggio che ritmico: incredibilmente identico al famosissimo AKG 414 (Fig. 7). Ha restituito corpo e un discreto attacco perfino all’amplificatore della chitarra elettrica.

Percussioni

Sulla grande varietà di strumenti percussivi a disposizione sopra descritti, il microfono ha fornito sempre un timbro fresco e vivace, con un’ottima risposta ai transienti, un ottimo attacco e corpo a tutto il programma percussivo, in particolare ai metalli. Anche sulla batteria non vi è stato nessun problema di gestione della gamma dinamica: il timbro dello strumento è stato restituito con grande trasparenza, senza aggiungere nessuna colorazione sulle frequenze gravi e acute.

Pianoforte

La ripresa del pianoforte è risultata molto veritiera, rispetto al Neumann un poco meno avvolgente sulla parte bassa dello strumento, ma in compenso l’attacco dei martelletti sulle corde è più evidente. Magari possiamo anche preferirlo al Neumann ogni qual volta l’esecutore o lo strumento a disposizione restituiscono una sonorità troppo morbida, quando è richiesto un suono lievemente più pronto e vivace.

Conclusioni

Il microfono si è distinto in tutte le prove in maniera brillante con una sonorità generale moderna, frizzante, sensibile e versatile. Discreta gestione dell’effetto prossimità, notevole rapporto qualità/prezzo. L’utenza ideale? Home studio, Project studio, Studio semi-professionali e professionali e live (batteria over-head o davanti agli amplificatori per chitarra elettrica). Una nota dolente riguarda l’operazione di fissaggio del microfono alla sospensione elastica (Fig. 8) che consiste nell’allargare l’elastico con l’obbiettivo di far entrare il corpo del microfono fino a farlo accoppiare con il solchetto circolare alla base della griglia. Operazione non da poco, perché si ha sempre la sensazione che l’elastico possa cedere (non vi preoccupate, non succederà). Un consiglio: una volta montato il microfono alla sospensione non riprovateci più.

Il confronto finale

E’ stato davvero un peccato non aver avuto a disposizione le coppie selezionate di questi microfoni per poter meglio analizzare anche la capacità di restituzione dell’immagine stereo insieme alla separazione delle sorgenti, essendo questi microfoni direzionali. La sostanziale differenza tra questi due microfoni è abbastanza esigua. All’80% simili, la veloce risposta ai transienti, la gestione della gamma dinamica, la sensibilità, la silenziosità e la qualità della componentistica con tutte le conseguenze positive che comporta. Il 20% in più per il Neumann riguarda gli estremi di banda: la sezione bassa è un pizzico più calda e la sezione delle alte leggermente più “setosa”. Possiamo però senz’altro dire che questa differenza è nettamente compensata dal rapporto Q/P dell’Audio- Tecnica AT4040. I risultati del Neumann hanno riconfermato la grande esperienza e tradizione, con l’obbiettivo serio di fornire sempre strumenti unici ed inimitabili. I risultati dell’Audio Tecnica meritano comunque notevole rispetto, perché alle spalle ci sono tanti sforzi aziendali per riuscire a commercializzare uno strumento capace di fondere qualità e convenienza, senza però trascurare una sonorità pari a microfoni più blasonati.