Mac o Pc? La DAW dall’Home Recording al Project Studio
Sabato 10 settembre dalle ore 10:00 alle 20:00 presso la Circoscrizione di Pregiato a Cava de’ Tirreni (SA), si terrà la prima ed unica giornata dedicata alle tecnologie informatico-musicali, organizzata dall’Associazione Le Muse in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura e alle Politiche Giovanili del Comune di Cava de’ Tirreni.
Alfredo Capozzi, coordinatore responsabile dell’evento, comunica che nell’ambito della manifestazione sono previsti interventi non stop con seminari, workshop, demo e spazi espositivi a cura delle più autorevoli aziende e dei più grandi distributori italiani. I più importanti software e le più moderne tecnologie audio per la produzione musicale,( Cubase, Live, Logic Studio, Pro Tools, Reason, Digital Performer, Melodyne…), saranno a disposizione dei visitatori supportati da esperti nazionali e tecnici di settore.
All’evento saranno presenti, tra gli altri, Tino Coppola esperto prodotti Steinberg per la Campania, Leonardo Gotti “Sales Manager” Midiware, Pierpaolo Caputo dimostratore Midiware, Pierangelo Troiano direttore e responsabile Universal Audio e Metric Halo per la Eko Music Group, Massimo Guglielmelli per la Grisby Music, Giovanni Varone per conto della Soundwave e della StartUp Audio, Antonio Campeglia, responsabile tecnico della Loveri SRL e della rivista AgeOfAudio, Fabio Pesce, direttore dell’Accademia Musicale del Vallo Di Diano e redattore di AgeOfAudio, Vinci Acunto direttore della Nut Academy, che saranno a disposizione dei presenti per fornire il corretto supporto tecnico e chiarimento su come costruire un sistema DAW per le proprie esigenze.
Quale occasione migliore, quindi, per toccare con mano le più moderne tecnologie in ambito audio e poter approfittare della diretta consulenza di tecnici specializzati per fugare qualsiasi dubbio su tali tipologie di prodotti.

Durante la giornata verranno estratti premi omaggio professionali, gentilmente offerti dalle aziende partecipanti. Premi speciali per chi si iscrive tramite al sito indicato sotto.
Iscrizione e accesso sono gratuiti.
Maggiori info: www.musicaparlata.it
Softstep – Il controller tuttofare
I controller midi sono sempre stati al centro delle attenzioni dei musicisti di tutti i generi. Sul palco o in studio salvano o complicano la vita! In questi ultimi anni si è assistito al passaggio dai controller hardware, pieni di tasti e pedali, difficili da programmare, spesso da modificare con chip di provenienza parallela per ottenere maggiori prestazioni, a sistemi misti hardware-software. Ora siamo alla release 2.0 dell’evoluzione: controller ibridi, sempre più software, che delegano al pc gran parte del loro calcolo. Softstep alza la posta in gioco: un controller con hardware minimo a programmazione software ma con struttura fisica modellabile. Non esiste più una base hardware predefinita, ora anche il tasto può trasformarsi in pedale o in switch trasformando una pedaliera a 10 tasti uguali in una struttura variabile in cui numero di tasti, pedali, toggle, trigger sono completamente da definire. Il concetto di “tasto” e “pedale” cambia la sua connotazione originale e si evolve in un oggetto esa-dimensionale (x-y-pressione-rotazione-on-off…).
Trovandomi spesso a fare live con le mani sempre impegnate da qualche strumento musicale, sono costantemente alla ricerca di controller midi che mi agevolino il lavoro.
Mi sono imbattuto in SoftStep, il nuovo nato della Keith mcMillen (www.keithmcmillen.com).
Apparentemente è il solito controller, ma qui le promesse sono altre e mi hanno incuriosito.
Cominciamo col dire che la gestione è tutta via software, quindi addio alle notti spese con il Behringer FCB 1010 e simili, con sequenze di tasti che facevano impazzire: qui le cose sono più semplici ed intuitive… a patto che si legga il manuale però! C’è da studiare un pochino – anche se meno del solito -, ma bisogna familiarizzare con il linguaggio utilizzato dagli sviluppatori e con questo concetto dell’assegnamento multifunzionale dei tasti.
Ho provato il software su Windows 7 64bit SP1: lento e non proprio stabile. L’impressione è che sia nato per Mac, dove sicuramente funzionerà benissimo! Ultimamente sono un po’ sfortunato con i software multipiattaforma, scelgo sempre quella sbagliata (che sia ora di cedere alla tentazione della mela?!). Lo faccio funzionare in modalità compatibile Xp e sembra migliorare leggermente: almeno non si blocca. E’ una release 1.0, la prima “stabile” probabilmente.
Ma lasciando da parte la stabilità, si può lavorare. Il sistema offre la possibilità di assegnare 6 eventi ad ogni tasto scegliendo tra on/off, trigger o pedale x-y e altre varianti.
Vediamo come lo descrive la casa produttrice:
- Pressione: ogni tasto è sensibile alla pressione per un controllo espressivo del suono
- Direzione: i movimenti verticali e orizzontali vengono trasformati in valori
- Portatilità: leggera 566gr e piccola come una tastiera di un pc
- Livelli: fino a 6 Note, CC, Pitch Bend, Program, MMC, o OSC per tasto
- Resistenza: materiale elastico con retro in fibra di carbonio… – cito testualmente – “resistente alla birra!”
- Flashy: display a led 4 caratteri, 10 LEDs bicolori (rosso/verde) per chiave, retroilluminazione
- Controllo: può pilotare qualsiasi software o hardware midi compatibile compreso i controlli da studio mmc e Hui di Protools e Logic, pedalini Line6 e simili

E’ tutto vero ma ci sono alcuni particolari che vale la pena sottolineare.
- I tasti sono di una specie di gomma morbida, silicone, la pressione non restituisce una risposta al tatto, non è come premere un pedale di alluminio insomma. Se qualcuno di voi ha provato le tastiere pc di gomma o le tastiere musicali avvolgibili sa di cosa parlo. Morale della favola: bisogna dare una sbirciatina prima di agire sul tasto per non rischiare di ritrovarsi a premere sul pavimento.
- Con le mani e con i piedi scalzi (aaargh!!!) bisogna insistere molto sui tasti, soprattutto se usati come pedale.
- Se parliamo di trigger on/off le cose vanno bene ma se programmiamo un pedale lineare su un tasto quadrato 5cmx5cm, con valori 0-127 è veramente molto difficile fermarsi su quello giusto, anche se esiste la possibilità di rallentare il tempo con un parametro detto slew (che è comunque troppo veloce).
L’idea merita comunque considerazione. Una volta programmato il controller trasferendo i dati dal pc si può lavorare in più modalità:
- standalone USB per pilotare software o vst
- standalone midi, attraverso un suo accessorio midi (non in dotazione) diventa un controller midi pcless
- hosted, attraverso il suo software (che deve essere lasciato aperto) può utilizzare un numero di funzioni maggiore rispetto alla modalità standalone usb
Esempi di utilizzo
- La cosa più veloce che mi viene in mente per far comprendere le possibilità delle multifunzioni sui tasti è quella di programmare fino a 6 note per tasto creando accordi ad ogni pressione.
- controllo di loopstation (Guitar Rig, Ableton Live)
- controllo Pod e pedali (Line6 e simili)
- controllo parametri midi per pilotare synth (in modalità hosted ha anche il controllo di OSC)
- controllo di volumi su mixer virtuali e midi (qui ci andrei un po’ più cauto)
…
Si possono impostare azioni anche con il tasto off, una sorta di after touch. Se ad esempio si suonano accordi una delle azioni sul tasto off può essere una nota di basso per avere un effetto particolare.
Possono essere pilotati tutti i software e hardware midi compatibili. Particolare attenzione rivestono gli effetti per chitarra con il supporto delle impostazioni Toggle (che manda 0-1) e Toggle127 (che manda 0-127) e Ableton Live, che per sua natura si presta moltissimo.
Attenzione, dato il basso assorbimento funziona su IPAD. Ovviamente necessita dell’adattatore usb (camera connection kit per Ipad), ma l’idea di avere un prodotto PC/Mac/IPAD è sicuramente interessante.
Esperienza pratica con Guitar Rig
Per fare un test ho programmato il controller per il mio Guitar Rig 4, sostituendo la pedaliera della Native con SoftStep. Innanzitutto ho ben 10 tasti. Ho scelto di utilizzare:
2 tasti per il looper (rec/play e stop)
1 tasto per la funzione overdub della loop
1 tasto per il mute
1 tasto redo
1 tasto undo
1 tasto come pedale volume loop
1 tasto come pedale volume generale
1 tasto come mandata effetto
Avrei voluto programmare un tasto come pedale in modo da poter variare i preset degli effetti ma la cosa ha avuto poco successo. A differenza degli altri pedali che ho creato (volume, effetto) dove si può andare ad occhio/orecchio, un pedale che modifichi il preset deve essere preciso e questo come dicevo è davvero improbabile!
Ho risolto creando un intero preset per modificare i program change, quindi se voglio il preset 4 premo il pedale n. 4. Per il 42 è un po’ più complicato ma si abilita la funzione a 2 cifre spostandosi sulla quarta decina e poi si preme il tasto 2.
Il bello di questo controller è che è facile passare da un preset all’altro avendo a disposizione ogni volta 10 tasti. Il brutto è che i preset si resettano ad ogni caricamento, quindi spostandosi da un preset all’altro si perdono i valori memorizzati dai pedali. Se si tocca il pedale dopo esserci tornati questo riparte da zero (non mi ha sorpreso questa cosa, ma trattandosi di piattaforma “innovativa” potevano anche pensarci!).
Luci e led
A parte la retroilluminazione che fa la sua figura su un palco semi-illuminato, c’è un led bicolore su ogni tasto che è possibile programmare. Può essere fisso o lampeggiante (a 2 velocità slow/fast).
Si possono fare cose inusuali come ad esempio decidere l’azione di un tasto in base alla pressione di un altro tasto. Nel mio settaggio per Guitar Rig la luce Play lampeggia fino alla pressione del tasto di STOP.
La dotazione hardware/software
La dotazione hardware è piuttosto essenziale, quella software è inesistente, o almeno va scaricata.
- cavo usb 3mt
- adattatore per pedale esterno
- mini-manuale cartaceo quasi inutile
- una custodia di stoffa impermeabile – veramente “cinese”!
- un indirizzo internet da cui scaricare i programmi * questo serve e ci sono anche i manuali veri.
Pro/contro Tiriamo le somme
Volendo fare un bilancio di pregi e difetti il prodotto risulta sicuramente utile a chi vuole in poco spazio qualcosa di veramente versatile e molto resistente. Lo consiglio dunque a tutti i musicisti che utilizzano software e hardware con
funzioni accessibili via midi e che hanno esigenza di passare con un tocco di piede dall’uno all’altro senza perdersi nei complicati processi dei controller midi classici. Data la “resistenza alla birra” dichiarata dalla casa immagino che il prodotto abbia una buona resistenza in ambienti difficili ed in effetti sembra abbastanza solida e compatta.
Anche se dubito che qualche tecnico del suono manovrerà mai il suo mixer con i piedi, invito alla prova chi vuole sperimentare l’utilizzo degli arti inferiori insieme a quello delle mani per operazioni di routine, on/off, volumi, etc.
Se però valutiamo il rapporto qualità/prezzo, si cade notevolmente: non costa poco e necessita comunque di un pc/mac. Se aggiungiamo che per l’autonomia totale ci vuole l’expander midi e un alimentatore usb, il quadro è completo.
Personalmente riesco ad utilizzarlo con le scarpe e in piedi (soprattutto per le funzioni dei pedali la posizione verticale mi risulta fondamentale).
Extra – Photoshop con i piedi

E’ possibile scaricare il software Keyworx che permette la programmazione con messaggi che il sistema operativo comprende. Si può quindi pilotare il mouse, fare un copia e incolla, ma anche utilizzare funzioni più complesse con Photoshop e con qualsiasi programma che permetta di legare una funzione ad una combinazione di tasti. Attenzione, perché Keyworks carica un suo firmware sovrascrivendo i preset musicali, quindi il controller è da utilizzarsi o con l’uno o con l’altro software.
INFORMAZIONI UTILI
Produttore: Keith McMillen (www.keithmcmillen.com)
Piattaforma: PC/MAC/IPAD
Prezzo di listino: 289.95 $ (in Italia intorno ai 250,00 euro)
Accessori non compresi:
- Midi box 49.95$
- Pedale esterno (un qualsiasi pedale volume)
- Alimentatore usb (per alimentazione senza pc)
tutte le foto – tranne la prima – di Fabio Pesce
- Accessori
- Dettaglio tasti
- Retroilluminazione
- Display led 4 caratteri
- I settaggi di Guitar Rig
- Guitar Rig 4
- Keyworx – software
- led sui tasti
- Retroilluminazione
- ehm… tascabile!
- Softstep – software
- Softstep – software
- Sottile come una penna
- grande come una tastiera pc
Audio Unit Gratuiti per Mac OSX
Audio Unit (abbreviato AU) è il formato dei plug-in, sia effetti che strumenti, per OSX. È il formato utilizzato da molti programmi in ambito audio (e audio/video) come GarageBand, Logic, SoundTrack Pro, Final Cut, Ableton Live, AULab e molti altri. Con l’avvento dei Mac con processori Intel, è stato necessario introdurre le versioni Universal Binary (abbreviato UB) degli AudioUnit. Attenzione, se troviamo degli AudioUnit non Universal Binary, non potremmo utilizzarli se abbiamo un Mac con processore Intel.
Come installare gli AudioUnit che non sono provvisti di un programma di installazione automatica?
È molto semplice, se ci troviamo di fronte un file DMG (una sorta di archivio/immagine) basta cliccarci due volte sopra per montarlo e renderlo visibile come unità (o sul desktop o sul finder). Se all’interno del pacchetto non è presente nessun installer, ma solo il file del plugin (generalmente con estenzione .component) basterà copiare questo file nella cartella /Library/Audio/Plug-Ins/Components ed il gioco è fatto.
Di seguito una piccola lista di alcuni dei più noti AudioUnit gratuiti e sopratutto Universal Binary per Mac OSX.
www.voxengo.com/group/free-vst-plugins/ – Una collezione di effetti (in questo caso anche VST) della nota casa Voxengo, gratuiti e pronti all’uso. Sono presenti, tra i tanti, EQ, amplificatore virtual (Virtual Tube Amp), Delay e Reverb.
www.airwindows.com – Scorrendo la pagina iniziale della softwarehouse AirWindows, troviamo una grossa raccolta di AudioUnit gratuiti, comprendenti una serie di effetti tra cui: flanger, chorus, overdrive, simulazioni di vari effetti analogici.
www.ohmforce.com/UseFreeSoftware.do?action=freeware – Ohm Force è un’azienda francese specializzata nello sviluppo di plugin audio. Mette a disposizione un ottimo filtro risonante (Frohmage) e un simpatico virtual instrument con diversi preset pronti per essere usati o modificati (Symptohm).
kunz.corrupt.ch – Abbiamo già parlato di Togu Audio Line in qualche scorso articolo. Ottimi virtual instruments gratuiti in formato AU universal binary (ma anche VST). Da provare assolutamente il Vocoder e il BassLine (emulazione del classico Roland SH-101)
Utility Salvastress per Mac (Part 2)
Nell’articolo precedente abbiamo raccolto una serie di utility gratuite quasi indispensabili per tutti gli utenti Mac. In questa seconda parte invece vogliamo mostrarvi altre applicazioni, magari con meno pretese, ma in grado di farci guadagnare del tempo prezioso senza scomodare software più grossi per semplici operazioni.

CFXR è la versione per Mac (corretta e migliorata) di sfxr, un utility nata per creare effetti sonori in stile 8-bit/16-bit per i giochi di stampo retrò. Ovviamente questa utility può essere sfruttata anche in altri ambiti come ad esempio la creazione di effetti sonori per siti web o applicazioni in generale. Il punto di forza è l’immediatezza oltre ad un’interfaccia grafica semplice ma potente. I file possono essere esportati in formato Wave a 44100 Hz o 22050 Hz e a 8bit o 16 bit.
Sito: http://thirdcog.eu/apps/cfxr
_
_
_
_
_
_

Configurazione MIDI Audio è un utility interna di OS X spesso sconosciuta ma dalle potenzialità notevoli.
Capita spesso ormai, anche negli studietti casalinghi, che le interfacce audio/MIDI siano più di una e pochissimi software audio permettono la gestione di più schede audio/interfacce MIDI contemporaneamente.
Per questo viene in aiuto l’utility Configurazione MIDI Audio che ci consente di creare un dispositivo aggiunto fondendo, a scelta, input/output audio o midi delle nostre periferiche in un nuovo dispositivo ibrido. Basterà selezionare questo nuovo dispositivo dal pannello di configurazione del software audio che utiliziamo ed il gioco è fatto.
L’utility si trova in /Applicazioni/Utility/Configurazione MIDI Audio
_
_
_
![]()
Jack OS X è un server audio scritto inizialmente per sistemi GNU/Linux e disponibile ora per Mac OS X. Quest’applicazione è in grado di connettere più applicazioni su un singolo hardware audio (ad esempio una scheda audio). Rispetto ad altre applicazioni del genere, Jack è sviluppato principalmente per uso professionale. I punti di forza sono la stabilità per la sincronizzazione e una bassissima latenza.
Sito: http://www.jackosx.com/
_
_

Nello scorso articolo abbiamo parlato di Sysex Librarian, utility che consente di salvare o inviare patches via MIDI ai nostri sintetizzatori. Una valida alternativa, sempre gratuita, è C6 SysEx Manager della Elektron.
Sito: http://www.elektron.se/products_sections/downloads/tm1-dl-c6-sysex-manager-osx
_
_

mAC3dec è un’applicazione che consente di estrarre l’audio AC-3 da supporti DVD e salvare il tutto in AIFF, MP3, o AAC. Operazione spesso macchinosa su altri sistemi operativi dove spesso si deve combattere per trovare un software gratuito senza particolari limitazioni per questa semplice operazione.
Sito: http://sourceforge.net/projects/mac3dec/
_
_
_
_

Audio Slicer è un applicazione in grado di dividere/splittare dei file audio in base alle pause presenti. In inglese queste porzioni vengono appunto chiamate slices (fette, tranci). Questa funzione è spesso presente in moltissime DAW ma può essere utile avere una piccola applicazione indipendete per tagli rapidi senza il bisogno di scomodare software più grossi. Attualmente è supportato solo il formato MP3 ma l’autore assicura che in futuro inserirà il supporto per molti altri formati audio.
Sito: http://audioslicer.sourceforge.net/
_
_
_
_
_
_
![]()
Sembrerà banale ma un buon metronomo può risolvere molti problemi quando non è possibile sfruttare le potenzialità di sequencer e DAW vari. Metronome probabilmente è il miglior metronomo gratuito disponibile per OS X, offre molte opzioni configurabili come l’inserimento di accenti, possibilità di battere il tempo da tastiera (tap-tempo) e una praticissima funzione Accellerator. Quest’ultima infatti può risultare molto utile ai musicisti in fase di studio in quanto consente di accellerare gradualmente la velocità del metornomo in base ad un valore scelto dall’utente. Utile per studiare passaggi difficili partendo prima lentamente e man mano arrivando a velocità più elevate.
Sito: http://members.ozemail.com.au/~ronfleckner/metronome/
_
_
_
_
http://www.carlocastellano.cc
Linux e…

La politica serrata dei grandi nomi, unita molto spesso al “sentito dire” tipico di chi è lontano dal mondo dell’informatica, hanno a lungo portato a pensare al sistema operativo Linux come qualcosa di complesso, inadatto e lontano dal musicista.
Se fino a qualche tempo fa questa affermazione poteva risultare veritiera, oggi grazie allo sforzo sempre maggiore della comunità del “pinguino”, sembra vi sia stato un reale avvicinamento agli utenti comuni, poco avvezzi all’uso di stringhe e terminali. Diverse le realtà anche nel nostro paese, in cui Linux aiuta il musicista in tutte le fasi della produzione, dalla progettazione del brano al mastering. Tuttavia essendo un mondo in continuo aggiornamento è facile, per chi vuole produrre musica, perdersi nella vasta mole di argomenti. Vediamo allora semplicemente come arrivare alla meta prefissata insieme a Lello Cardone, presidente dell’associazione culturale che si occupa di e-learning musicale open source attraverso il sito www.studiaremusica.com
Le “Distro”: ovvero le distribuzioni linux.
Per un utente Windows o Mac non è semplice immaginare il loro beneamato sistema operativo ricostruito in base a specifiche esigenze (anche perché questo non sarebbe possibile legalmente). Ecco la prima differenza tra Linux (fig.1) e i sistemi “chiusi”. In questi ultimi non è possibile modificare il cuore del sistema operativo, né tanto meno adattarlo o migliorarlo. Il mondo Linux invece è questo, dare a tutti la possibilità di contribuire al perfezionamento del sistema aggiungendo pezzi, riscrivendo righe di codice, ottimizzare determinate funzioni etc… Questo avviene secondo i canoni della Licenza GNU/GPL, ogni modifica al cuore del sistema è possibile grazie alla possibilità di accedere liberamente al codice sorgente.
I “sorgenti” degli applicativi, opportunamente modificati, verranno poi ricompilati per dare vita ad una nuova distribuzione. Ovviamente il rischio è che il neofita finisca per perdersi tra le centinaia di varianti e versioni di Linux che giornalmente sono messe a disposizione pubblicamente per il download. Come accennato, Il nome con cui si identificano queste ISO da masterizzare su DVD o CD è “Distribuzione” (in gergo Distro). Se volete essere aggiornati sulle nuove release, potete collegarvi al sito www.distrowatch.org in cui troverete oltre ad una classifica delle Distro più utilizzate, un sunto sulle principali “propensioni” delle distribuzioni offerte. I protagonisti sono: Ubuntu (una variante di Debian in continua evoluzione, grazie all’impegno di Canonical), SUSE, Mandriva, Knoppix, Fedora, Slackware, Gentoo, Mepis, Studio64, Dyne:bolic. La nostra scelta è caduta su Ubuntu (fig.2), che gode di un’interfaccia semplice e di un ottimo supporto.
Voglio aggiungere che mentre quasi tutti i sistemi operativi chiusi vanno necessariamente installati, è possibile far girare Linux anche senza installare nulla sull’HD, ovviamente con le dovute limitazioni del caso. Basterà procurarsi una distribuzione “Live” per avere un’impressione “a pelle” delle potenzialità offerte, senza rischiare di corrompere un sistema operativo già residente. Personalmente consiglio l’installazione di una macchina virtuale (un sistema operativo nel sistema operativo), Linux girerà così a piene funzionalità, non pregiudicando in alcun modo il “SO” che lo ospita (per dettagli consultare il sito www.vmware.com , oppure Parallels Desktop al link www.parallels.com o ancora, per chi ha computer Mac con CPU PowerPC, Virtual Pc di Microsoft o Guest PC ). D’altronde i moderni Pc potendo beneficiare di notevoli capacità di calcolo e di ingenti quantità di Ram a basso costo, ben si prestano a questo tipo di soluzioni. Spetterà a voi poi la scelta di quello che dovrà essere il compagno definitivo di “giochi”. Ormai siamo lontani dai tempi in cui mettere su una “Distro” era sinonimo di dichiarare guerra ai driver di sistema: Knoppix ed Ubuntu ad esempio (in versione DVD), oltre a contenere migliaia di applicativi, riconoscono nativamente moltissime periferiche. Anche Ubuntu, la distro da noi scelta, possiede di “default” la modalità live. Essa torna utile anche per verificare se tutto l’hardware di sistema viene visto correttamente prima di una eventuale installazione.
Il kernel
Il “nucleo” del sistema operativo è il Kernel. Creato nel 1991 da Linus Benedict Torvalds (fig.3) e distribuito col sistema di licenze GNU (il sistema GNU, creato da Stallman nel 1983, permette una gestione del software libera dai vincoli del diritto d’autore), ha dato vita di fatto a ciò che oggi chiamiamo Linux.
Nel kernel sono contenute tutte le funzioni necessarie al corretto funzionamento del sistema: la gestione delle risorse, della memoria, delle periferiche, etc… Esso gestisce i processi ed in ogni istante è possibile controllare fin nei minimi dettagli cosa sta succedendo. Si accede a tutte le funzioni di sistema dalla Shell, un terminale testuale che rappresenta l’interfaccia utente con cui è possibile modificarne i parametri. I programmi accedono all’hardware attraverso delle chiamate verso il Kernel (system call) che valuta le priorità e le attiva redistribuendo il calcolo, la disposizione in ram e la gestione dell’hardware connesso (scheduling). Inoltre gestisce il multitasking e la multiutenza con differenti permessi, questo fa si che diversi utenti possano avviare differenti processi, con differente grado di privilegi, contemporanea- mente dalla medesima macchina. Infine il Kernel è in continua e rapidissima evoluzione per supportare nuovi hardware, funzioni e moduli. Potete installare un Kernel Linux su molti hardware, dai telefonini alle consoles, dai router ai videoregistratori ed ovviamente sulle piattaforme PC (32 e 64bit), SPARC, Power PC. Essendo modulare (fig.4)
potete eliminare righe di codice non strettamente necessarie rendendolo flessibile, minuscolo e solido. Ciò è impensabile nel mondo dei sistemi chiusi che finiscono per fagocitare enormi risorse pur di rendere l’ambiente pronto ad un utilizzo “generico”. Ovviamente anche il Kernel Linux può diventare molto grande ed assolvere così a miliardi di funzioni, incluso il supporto per la grafica 3D ed il multimedia più avanzato. A Maggio 2007 è uscita Ubuntu Studio (www.ubuntustudio.org ) una distribuzione Linux Ubuntu totalmente dedicata al multimedia. Questo Linux possiede il Kernel in real time, fondamentale per le applicazioni audio; di fatto riduce la latenza nella gestione del sistema e comprende nativamente moltissime applicazioni professionali per il doppiaggio cinematografico, per il sequencing e per l’ editing audio/midi oltre che numerosi plug ins e software di mastering e notazione. La stabilità e la personalizzazione del sistema permettono a Linux di competere ed essere vincente anche sul fronte server. Ed è li che i concorrenti maggiormente lo invidiano.
Modalità di funzionamento (amministratore ed utente) e audio driver.
Mentre in un sistema Windows dall’installazione in poi si è normalmente “amministratore”, ovvero utenti con il permesso di poter fare ciò che si vuole del sistema operativo, con Linux di default si è “utente”. Questa sostanziale differenza permette a Linux di non prendere virus perchè le modifiche ai files di sistema possono essere fatte solo se siete in modalità root, ovvero amministratore. Normalmente ogni utente ha una “home” ovvero una cartella dove si possono installare le proprie applicazioni con le relative cartelle, documenti, temi etc… Le librerie che contengono le istruzioni da leggere dal programma sono al sicuro nel file system, spesso in usr/bin che è protetto, mentre nella cartella home vivono due categorie di sottocartelle e files: quelle visibili e quelle nascoste. Le cartelle nascoste iniziano con un punto (.wine o .amule ad esempio) e contengono spesso altri files e cartelle che permettono elevate personalizzazioni. Le cartelle visibili sono invece in chiaro. Ora il nuovo Windows Vista sembra aver appreso molto dai sistemi Linux perchè sta proteggendo l’installazione e la manipolazione dei files di sistema in un modo molto simile a linux. Il core Unix di Mac OS invece possiede lo stesso concetto di protezione di Linux e la stessa gestione user/root.
L’hardware ed i driver audio ALSA ed il server audio JACK
Mentre le schede audio integrate sono ottimamente supportate da Linux anche per via di ottimi progetti quali OSS, ALSA, JACK, le schede audio professionali soffrono di una vistosa ostilità verso Linux.
I driver OSS (Open Sound System) creati nel lontano 1992 da Hannu Savolainen sono da molti considerati superati. Hanno avuto un periodo di grande splendore perché erano “portatili” sulle principali versioni di Unix.
In realtà funzioni che oggi appaiono ovvie per una gestione audio completa, per questo tipo di driver non lo sono, e si potrebbero incontrare vari problemi in fase di utilizzo. Non stiamo parlando di cose complesse ma di:
- Full duplex, ovvero la possibilità di registrare ed ascoltare contemporaneamente allo stesso numero di bit (chi ricorda i primi driver per Windows che gestivano schede audio in half duplex con registrazione a 16 bit e lettura ad 8, nel migliore dei casi, sa cosa voglio dire!);
- wavetable software (le prime schede audio avevano nel migliore dei casi una eprom su cui era impressa una libreria sonora di base, solitamente GM, anche se non di rado sono esistiti solidi esempi di schede in grado di personalizzare la wavetable con campioni propri)
- Mixing hardware multicanale limitato.
Il progetto OSS si è evoluto in opensound ma è diventato chiuso mentre da una sua costola sono nati i driver ALSA (fig.5).
ALSA (www.alsa-project.org ) che sta per Advanced Linux Sound Architecture, questi possono emulare in modo eccellente i vecchi OSS.
I driver ALSA, (nati nel 1998 grazie a Jaroslav Kisela) sono stati implementati nel kernel solo dopo il 2002. Essi gestiscono diversi processi contemporanei, sono in grado di rilevare e configurare molte schede audio e, abbinate a Jack, riescono a gestire in modo ottimale tutto il flusso del segnale audio sotto Linux.
In realtà a questo punto bisognerebbe fermarsi un attimo e pensare: ma le case di schede audio professionali? Non dovrebbero essere loro ad interessarsi allo sviluppo dei driver anche per questo sistema operativo? Perché ci lasciano soli? C’è solo la voglia di sottovalutare un grande sistema operativo o altro? In effetti sono poche le case che supportano attivamente l’open source. Ciò accade sia per accordi economici con le case produttrici di software chiuso, sia perché sono esse stesse spesso produttrici di software proprietario e temono il software libero. Di fatto non vengono rilasciati i sorgenti dei driver, per questo i programmatori sono costretti al reverse engineering di cui parlavamo in precedenza (con MOTU e Digidesign – fig.6 – ad esempio si sta operando attraverso anche l’analisi dei protocolli). Ad interessarsi di questa lacuna lamentata è il progetto FreeBob (freebob.sourceforge.net ) che produce un driver a bassa latenza generico per le schede audio firewire (sul sito vi è la lista completa ed aggiornata dell’hardware).
L’installazione sotto Ubuntu è molto semplice. Dopo aver installato l’intero sistema e relativi aggiornamenti, basterà inserire nelle sorgenti software il seguente indirizzo “deb http://ftp.debian.org/debian“. Bisogna dire che sotto Linux molti software commerciali quali Acrobat Reader, Flash, o anche le librerie per leggere gli mp3 o Skype possono essere installati comunque da “repository”, ovvero indirizzi di server che contengono gli stessi programmi. Scegliendo Aggiungi/Rimuovi ed aggiornando la lista sarà possibile vedere anche i nuovi software. E possibile anche arrivarci da Sistema/Amministrazione/Gestore pacchetti Synaptic.
E’ bene fare luce sul server audio Jack, mostrato in figura 7 (è così che Linux identifica alcuni driver particolarmente personalizzabili nelle interconnessioni e con bassissima latenza), che permette alla stregua di un potente sistema ASIO di connettere ingressi ed uscite hardware con line in /out reali (scheda audio) e virtuali (strumenti virtuali e sequencer). Jack, scritto per POSIX e pienamente compatibile GNU/Linux e OS X è arrivato alla versione 0.102.20 e supporta da questa versione anche il protocollo midi. Il porting su Windows è in fase di ultimazione. JACK è molto potente (sono arrivato a 0.2ms di latenza con la mia scheda integrata del notebook a 48khz 16bit) e sono tantissimi i programmi supportati.

La prima “killer application” audio: Ardour
Per “killer application” si intende quel software che sbaraglia la concorrenza ed impone un modo di lavorare professionale. Di fatto è un programma che, sviluppato con grande professionalità, permette di trainare anche un sistema operativo. Nei vecchi Atari ST le killer applications sono state Notator (poi diventato Logic) e Cubase (chiamato nella prima versione Cubit e poi cambiato per problemi di copyright). Il midi integrato nel computer e la grande scaltrezza delle software house che produssero queste applicazioni permisero al musicista di avvicinarsi al mondo dell’informatica come nessuno è riuscito a fare prima.
Nell’ambiente Linux la killer application è senza dubbio Ardour (fig.8); sequencer audio potentissimo che attraverso una seria gestione del server audio Jack permette alle periferiche audio di comunicare con i moduli software del kernel con grande precisione e velocità. Tutte le frequenze di campionamento professionali sono supportate ed il segnale viene gestito con cura e bassa latenza.
Di fatto Ardour è una completa DAW con registrazione multitraccia e multicanale, con editing non lineare e non distruttivo, gestione delle regioni complessa, undo/redo infiniti, mixer software capace di rivaleggiare, nella gestione del routing con i maggiori equivalenti hardware, supporto di controller midi professionali, supporto dei plug in LADSPA (di questo formato che raccoglie innumerevoli plug-in ne parleremo in seguito) e multioutput.
Essendo POSIX-like, questo sequencer è multipiattaforma e lo si può installare anche sotto MAC OSX.
Per quanto riguarda le richieste hardware minime di Ardour, questo gira anche sotto un 200 Mhz con 64mb di RAM. Considerando che oggi tutti posseggono un computer pingue, date le esose richieste dei sistemi operativi chiusi, (millantati come unico sistema operativo installabile), qualunque macchina va bene.
Ovviamente un conto è far suonare 5 tracce audio senza un carico di plug-ins e tutt’altra storia è dire “voglio registrare 78 tracce audio con 56 plug ins su ogni traccia!” Il produttore consiglia un dual processor con quanta più ram possibile, oltre ovviamente ad un hd veloce per tempi di accesso e numero di giri, magari SCSI o firewire, qualora fosse esterno. AMD è il produttore di processori consigliato. Le schede audio consigliate sono: RME Hammerfall (fig.9) e M-Audio Delta series, pienamente supportate da Linux.

Come s’installa?
Spesso chi si avvicina a Linux scappa via perchè è abituato a non lavorare con la shell (console testuale) ed ha solo voglia di fare click per ottenere il risultato, insomma “avanti, avanti, fine”. Questo modo di fare, forse voluto per gli utenti di sistemi chiusi, ha portato spesso i computer a diventare oltre che raccoglitore di software spesso inutili, un vero e proprio vivaio di spyware, virus (fig.10), malware, ed altre pestilenze informatiche.
Una mia particolare convinzione è che se un sistema è instabile è anche colpa delle scelte dell’utente che lo usa. Tornando a Linux ed Ardour ci sono diversi modi di installarlo. O si scarica un repository (l’indirizzo di un server che contiene tutte le librerie e soddisfa in automatico le dipendenze installando tutto ciò che serve) da dove prelevare il software solo scrivendo il nome tra i pacchetti da installare (spesso è già sotto il menù multimedia) o ancora per via testuale. Vediamo come:
- apriamo il terminale (shell o console come dir si voglia) che si trova sotto la voce accessori e digitiamo senza apici, e dopo essere connessi ad internet ovviamente, “apt-get install ardour” e premiamo invio. Fatto!
Attenzione questo comando installa tutte le dipendenze ed il software automaticamente, quindi dovete essere in modalità amministratore. Per diventare amministratore dal terminale digitare “su” e premere invio, vi basterà ora inserire la password amministrativa. Questa prassi funziona su tutti i Linux che dispongono dei tools APT. Altri “facilitatori” delle installazioni sono Emerge e Yum (la pratica è pressoché simile: “yum install nomepacchetto”).
Ad ogni modo esistono ancora altri sistemi di installazione, quello manuale ossia installando tutte le librerie richieste e soddisfacendo tutte le dipendenze da console, e quello dai pacchetti precompilati RPM e DEB. Essi si trovano su differenti siti tra cui rpm.pbone.net .

Linux vs Vista
Sempre più musicisti utilizzano Linux e sempre più aziende cercano soluzioni alternative ai sistemi chiusi e troppo blindati. Proprio in questi giorni il presidente Raffaele Cardone dell’associazione Studiare Musica, ha comprato una versione basic di Windows Vista (fig.11), per realizzare un confronto con i sistemi Linux installati sui computer su cui effettuano i corsi di informatica musicale. Gli allievi abituati ormai ad Ubuntu, Fedora, Mandriva, Dine:Bolyc e Knoppix, sbalordivano davanti all’elevato numero di crash, anche dello stesso kernel di Windows, in una macchina dichiarata “Vista capable” e si meravigliavano di come i driver di periferiche venissero gestiti pessimamente (pensate che non siamo riusciti ad installare un controller firewire, né una semplice stampante HP laserjet.). Per fortuna sul sito del produttore MOTU sono comparsi da tempo i driver per Vista. Come vedete il potere economico sovrasta ogni cosa e mentre i programmatori di Linux scrivono da zero i driver di controllo per le periferiche Motu, spesso ricorrendo ad intricate fasi di reverse engineering (freebob ad esempio), gli utenti Microsoft dispongono per Vista degli stessi driver in tempi rapidissimi. Ma di un solido confronto Linux Ubuntu – Windows Vista ne parleremo nei prossimi numeri.
Conclusioni
Molti di voi si chiederanno ma se Linux è così potente ed è libero perché non è diffuso al pari dei sistemi chiusi?
Perché ormai è radicata la convinzione che sia un sistema operativo adatto solo a “smanettoni” e di difficile manutenzione. Anche se, talvolta, può risultare frustrante aver a che fare con una miriade di dipendenze per installare un singolo software c’è da dire che rispetto ad anni fa, la situazione è notevolmente migliorata e le distribuzioni odierne sono molto più “user friendly”. Ci si chiede, inoltre, perché le case produttrici di schede audio non rilascino drivers nativi per Linux. Il problema è che bisognerebbe spostare della forza lavoro da progetti economicamente “produttivi” verso qualcosa che non porterebbe altri introiti. Inutile dire che sarebbe un utopia sperare che le case rilascino le specifiche per permettere alla comunità di poter sviluppare in proprio i suddetti drivers. Perché tanta ostilità?
Semplice, i sistemi chiusi portano soldi a molta gente dal negoziante che li piazza, al pirata che lo rivende sottobanco. Linux no. Linux non spende miliardi di € per la pubblicità e né inculca nella testa delle persone che per usare un word processor bisogna avere 15GB di spazio sull’hard disk e almeno 2GB di ram con un processore di ultima generazione. Ottimi tools per l’ufficio (openoffice.org) sostituiscono alla perfezione i software proprietari e sono pienamente compatibili con essi. Per quanto riguarda la pirateria Linux la cancella a priori, dato che tutto è libero. Se volete fare una donazione agli autori essi ve ne saranno grati lavorando ancora meglio e nessuno vi impedirà di realizzare il vostro disco solo perché non avete soldi a disposizione. Inoltre la veste grafica di questi sistemi è di notevole potenza ed il 3D delle finestre di Vista fa sorridere di fronte ai server video 3D multipoligonali di Linux. Provate a osservare Compiz o i temi grafici di Beryl o i vari 3D desktop GNOME e KDE (fig.12) per rendervi conto.
In più avere sequencers gratuiti che possono competere con il top per Windows ed OS X non è più un sogno. Certo, se le case di hardware audio professionali, fossero meno legate ai sistemi proprietari rilasciando i drivers per Linux, darebbero un grande contributo permettendo a chi non vuole spendere decine migliaia di euro per il sistema operativo ed il software, di acquistare schede audio con convertitori e caratteristiche superiori. Con questa mia modesta missiva invito i produttori di hardware a rendersi conto che ormai Linux è una realtà ed anche tra i professionisti sta divenendo uso comune. Ma reggerà il confronto con piattaforme ormai divenute standard da svariati lustri? La battaglia è appena iniziata ed i contendenti si sfideranno a singolar tenzone, chi per guadagnarsi l’accesso al podio, chi per difendere la posizione guadagnatasi negli anni come piattaforma definitiva per l’audio professionale.
Utility Salvastress per Mac
Nonostante gli utenti dei prodotti di Cupertino dormano sonni più tranquilli, ogni tanto la presenza di qualche software essenziale e spesso dedicato ad un solo compito può essere di notevole aiuto piuttosto di controparti più esose in termini di risorse sebbene con maggiori funzionalità. Come già fatto per i sistemi Windows XP , eccovi una breve rassegna di “salvastress” per il vostro Mac.
Se il mondo Windows è zeppo di programmini interessanti, neanche il versante Mac scarseggia. Per gli affezionati della Mela potremmo dire che l’inizio non può essere migliore se non presentando Audio Unit Manager (Fig. 1). Questo programma, liberamente scaricabile dalla pagina della Granted Software (www.grantedsw.com )vi consentirà di decidere quali plugin caricare per uno specifico programma risparmiando, così, tempo e risorse per il vostro lavoro.
.gif)
Inoltre avrete così modo di risolvere eventuali conflittualità tra determinati plugin con alcuni software senza dover per forza rimuovere il prodotto problematico. Sempre dallo stesso sito è possibile scaricare altri maneggevoli programmi come Midi Clock (Fig. 2), una semplice ed efficace sorgente di clock MIDI per sincronizzare applicazioni o qualsiasi dispositivo collegato al vostro Mac via MIDI. Degno di nota il fatto che, questo programma, sia stato utilizzato con successo durante il NAMM 2003 per sincronizzare due copie di Reason eseguite su due distinti portatili senza perdere un colpo. Da SNoize (www.snoize.com )possiamo rifornirci di MIDI Monitor (Fig. 3), che ci permette di visualizzare il traffico tra due porte Midi e di applicare dei filtri sui messaggi (così come MidiOX per Windows) in maniera veloce e trasparente. Dallo stesso sviluppatore, inoltre, possiamo scaricare SysEx Librarian (Fig. 4) per poter effettuare le normali operazioni di backup/ripristino/aggiornamento dei sintetizzatori nel nostro studio che sfruttano questo protocollo. Inutile dire che quest’applicazione pare stia diventando una sorta di “standard de facto” presente in ogni Mac dedito alla produzione audio. Personalmente mi è stato utilissimo durante le prove di molti suoni fatte su di un Dave Smith Evolver Desktop, così come per aggiornare i sistemi operativi di altri desktop synthesizers quali Roland JP-8080 o Access Virus. Di questi due software sono disponibili anche i sorgenti in modo da poter eventualmente (avendone le dovute conoscenze tecniche) aggiungere delle migliorie.

Rogue Amoeba (www.rogueamoeba.com) è un altro prolifico produttore software e qui c’è una vera e propria manna dal cielo per i nostri Mac. Iniziamo con il superbo Audio Hijack (Fig. 5), il tool perfetto per poter registrare audio da qualsiasi applicazione che emetta un qualsivoglia suono. Conversazioni di Skype, suoni da giochi e quant’altro può essere catturato in tempo reale e salvato sul proprio disco. Le registrazioni possono anche essere programmate per partire automaticamente, come fosse un videoregistratore, e grazie al supporto AppleScripts è possibile aggiungere nuove funzionalità. Per soli $16 direi che è un affare. Se, invece, avete bisogno di funzionalità speciali come la preparazione di Podcast avanzati, post processo tramite plugin VST/AU/LADSPA o registrare istantaneamente dagli streaming online allora date un occhio alla versione Pro di Audio Hijack. La lista delle possibilità di questo prodotto, che costa poco più di $30, è immensa. Sul sito è presente una sezione “Freebies” per i programmi rilasciati gratuitamente. Degno di segnalzione è SoundSource (Fig. 6), una semplice utility che vi permette di scegliere con un click quale interfaccia usare per l’ingresso audio, quale per l’uscita e quale per i suoni di sistema. Finalmente possiamo dire addio ai fastidiosi avvisi di sistema sparati a decine di dB durante i nostri lavori di mixing.
.gif)
In ambito “routing” abbiamo scovato due applicazioni tanto semplici quanto stupende. Dalla blasonata Cycling ’74 (www.cycling74.com), produttrice di Max/MSP, possiamo mettere le mani su SoundFlower (Fig. 7) ovvero una potente estensione di sistema che permette di reindirizzare i flussi audio tra due applicazioni semplicemente selezionando l’interfaccia audio virtuale che il programma crea. La logica di funzionamento è molto simile a quella precedentemente descritta per Midi Yoke ma, in questo caso, applicato ai segnali audio piuttosto dei messaggi Midi.
Restando in ambito Midi, Pete Yandell offre MIDI Patchbay (Fig. 8) che, molto semplicemente, vi permette di smistare i segnali Midi attraverso applicazioni ed interfacce. Il software è liberamente scaricabile dal sito www.pete.yandell.com/software
Per chi fosse sprovvisto di un midi controller segnaliamo MidiKeys (www.manyetas.com/creed/midikeys.html), che permette di utilizzare la tastiera del proprio Mac come un controller MIDI virtuale. I tasti dalla “z” alla “,” sono utilizzati per un intera ottava così come dalla “q” alla “i” e così via per un totale di 8 ottave gestibili da un offset di +/- 4 ottave. Per utilizzarlo vi basta lanciare l’applicazione e poi selezionarlo come Midi Input nel vostro software preferito.
Per gli utenti GarageBand segnaliamo midiO prodotto da RetroWare (www.mysite.verizon.net/retroware), un interessantissimo plugin AU che vi permette di aggiungere il midi out a quest’applicazione, in modo da poter pilotare sintetizzatori esterni.

Mac e non solo:
Questo piccolo paragrafo è dedicato a quegli sviluppatori che non solo ci “regalano” le loro creazioni ma, non contenti, le rendono multipiattaforma.
Su tutti brilla Audacity (www.audacity.sf.net), forse il più famoso sound editor multitraccia open source in circolazione. Molto leggero ed intuitivo (Fig. 9), ci permette di poter effettuare le nostre registrazioni in tempo reale, applicare effetti ed utilizzare plugin VST e LADSPA. Purtroppo i suddetti plugin possono essere utilizzati solo come post-processo e non sembra possibile poterli applicare in tempo reale, come insert ad esempio. L’esportazione in formati ad alta qualità (Wav ed Aiff) è eccellente, così come quella per i formati compressi (Ogg Vorbis ed MP3 tramite LameMP3 encoder). Anche se Audacity offre la registrazione multitraccia, purtroppo è ben lontano dall’usabilità di prodotti pensati esplicitamente per questo scopo. Non sarà certo potente quanto Apple Logic o Cubase, ma questo piccolo gioiello creato dalla comunità per la comunità è destinato a brillare a lungo ed il suo nome scolpito negli annali dei software indispensabili per ogni audiofilo, dal casalingo al professionista.

Per quanto concerne l’analisi audio ecco due ottimi programmi dalle potenzialità disarmanti. Praat (Fig. 10), come Audacity, è anch’esso open source. Ciò significa che abbiamo a disposizione sia i sorgenti che dei binari eseguibili sui più disparati sistemi operativi. Sviluppato da Paul Boersma e David Weenink, dell’Università di Scienze Fonetiche di Amsterdam, questo programma è una sorta di macchina da guerra per la sintesi fonetica, l’analisi e la manipolazione audio. Descriverlo come un semplice analizzatore di spettro sarebbe alquanto riduttivo visto che non basterebbe l’intera rivista per descrivere tutte le funzionalità di questo potente programma. Tra gli strumenti di analisi, oltre quella spettrale, troviamo quella tonale, che ci permette di identificare il “pitch” del materiale audio; quella formante, che ci permette di visualizzare quali sono i picchi che determinano le formanti; analisi di intensità, pattern di eccitazione e tutta un’ampia gamma di altri strumenti che trovano il loro punto di forza nell’analisi vocale. Vi consiglio caldamente di visitare http://www.praat.org per scoprire nel dettaglio l’immenso parco di funzionalità che questo programma ha da offrirvi.

In alternativa c’è Wavesurfer (www.speech.kth.se/wavesurfer/index.html , altro grandioso software open source per la visualizzazione e la manipolazione del suono. Come Praat, anche Wavesurfer (Fig. 11) risulta utilissimo per l’analisi vocale ma, a differenza del software prodotto dai due studiosi dell’Università olandese, ci è risultato di più facile approccio. Una volta aperto il file audio da voler esaminare ci apparirà una finestra con delle configurazioni predefinite. Scegliamo, ad esempio, “Waveform” per una visualizzazione ingrandita della forma d’onda oppure “Speech Anaysis” per visualizzare lo spettro audio con relativa evidenziazione delle formanti. Questo software, personalmente, mi è stato molto utile durante alcuni studi riguardo le sottili differenze tra vari filtri analogici così come nell’analisi dei suoni acustici per ricavarne la risposta di frequenza, indispensabile quando si affronta il duro mondo della sintesi per modelli fisici.
.gif)
A caccia di loops!
Ops… quanti loops
Se esiste un prodotto che trova nella rete il suo metodo di distribuzione elettivo, sicuramente questo riguarderà i loops. Per loops intendiamo sequenze melodiche e/o percussive da scaricare in vari formati ed utilizzare nelle proprie produzioni. Lungi da noi l’idea di voler rappresentare un quadro esaustivo nella produzione di loops presenti in rete, non basterebbe una rivista intera per poterli citare e recensire tutti. Con questo articolo ci proponiamo il fine assai più modesto di segnalare produttori e siti magari non così conosciuti, ma che hanno a catalogo prodotti di tutto rispetto e di una certa utilità.
I diversi formati:
La rete ha consentito la nascita e lo sviluppo di una moltitudine di piccole realtà di produzione dedicate alla creazione e sviluppo di questi elementi musicali, così richiesti ed utilizzati, specialmente nel settore della musica elettronica e ultimamente anche nel mondo pop. Ci appare utile, perciò, introdurre brevemente i maggiori formati con cui i loops sono distribuiti in rete. Questi sono principalmente di tre tipi: acidized waves, Rex e Apple loops. Acidized waves sono dei tradizionali files .wav, quindi leggibili da qualsiasi lettore/player, con la differenza che la “acidizzazione” inserisce all’interno dei wave stessi delle indicazioni (markers) che consentono un migliore “time stretching” a quei programmi abilitati a riconoscerli. Pertanto si ritiene che sia possibile ottenere un adattamento “a tempo” con una migliore qualità in presenza di acidized waves. Il formato Rex, introdotto dalla Propellerhead con il software Recycle, è nativo di Reason (sempre della Prophelleread), ma viene letto anche da una grande quantità di beat slicers/players, primi tra tutti i best sellers Spectrasonics Stylus Rmx (Fig.1) e Native Instruments Intakt. Il formato Rex è basato sulle “slices”, vale a dire il loop viene fisicamente suddiviso in elementi singoli, che vengono eseguiti in precisa sequenza a tempo con il programma “host”. Il formato Rex è forse quello più efficace in termini di resa, in quanto non da origine agli spiacevoli artefatti sonori a cui siamo abituati in presenza di operazioni di “time stretching”, anche se eseguite su files acidized.Il problema a cui si va incontro con i Rex è principalmente legato alla presenza di “buchi” se il tempo viene rallentato eccessivamente, in quanto il singolo elemento di ritmo finisce troppo presto perché il successivo possa esservi concatenato con fluidità. Il formato Rex rimane, tuttavia, il più efficace per chi vuole provare ad utilizzare i loops su tempi differenti rispetto a quelli con cui sono stati programmati. Per finire il formato Apple Loops, introdotto dalla Apple con il software Soundtrack, è utilizzato principalmente da tutti i software marchiati Apple: dal “piccolo” e gratuito Garage Band (Fig.2) fino al completo sistema Logic Studio. Sta di fatto che anche questo formato sta diventando uno standard in ambiente Mac utilizzato anche da altri software, tra cui il recente Satellite della Samplebase .
.gif)
Peace & Love productions
Ci piace citare la “Peace & Love productions ” (Fig.3) all’inizio poiché rappresenta, per noi, un ottimo esempio di piccolo produttore di loops dal buon rapporto qualità/prezzo e caratterizzato da un buon dinamismo nella gestione dell’offerta. I “grooves” sono offerti in pacchetti da scaricare, al costo medio di 15/20 dollari, e coprono principalmente i generi trance, hip hop, house, disco house, elektrobreaks ed ambient. I pacchetti sono misti e suddivisi per genere musicale, vale a dire che vengono forniti in un singolo pacchetto elementi percussivi, beats completi, percussioni, nonché elementi melodici e bassi, in diversa quantità a seconda del genere trattato. Il nostro giudizio positivo è dettato dal fatto che, nonostante il costo delle collezioni offerte sia molto basso, riscontriamo una certa originalità e qualità tipiche di produzioni dal costo di gran lunga più elevato. Una buona gestione e finitura dello slicing dei files rex completa un quadro in generale positivo. L’acquisto viene gestito da “paypal” e lo scaricamento immediato.
Sonomic
Sonomic (Fig.4) è presente sul mercato da alcuni anni e, dopo un periodo di torpore, ha riacquistato nuovo smalto da quando è diventato uno dei primi siti ad offrire la produzione Zero-g dedicata allo scaricamento “on line”. Infatti la casa inglese ha recentemente portato in formato “downloadable cd” molti dei suoi vecchi cavalli di battaglia, alcuni dei quali non sfigurano in produzioni odierne anche a distanza di parecchi anni. Sonomic offre quindi una completa collezione di samples “di marca”, dal citato Zero-g a Loopmaster. É possibile, inoltre, ritrovare nel catalogo Sonomic anche alcune chicche come la dismessa produzione dei mitici Sampleheads. Per ultima menzioniamo la libreria di effetti speciali, per la verità particolarmente ben fornita e ancora attuale per le produzioni odierne. Il prezzo richiesto sui cd downloadabili è perfettamente in linea. Francamente un po’ cari i campioni da scaricare ed acquistare singolarmente. Anche PowerFx (Fig.5) ricalca lo schema offerto da Sonomic. All’interno del portale sono offerti, oltre a cd scaricabili, anche pacchetti in vari formati, ognuno dei quali contiene in media una trentina di “files”. Fastidioso neo, ad avviso di chi scrive, un’interfaccia di navigazione che, se da un punto di vista grafico non fa una grinza, sul fronte dell’usabilità lascia davvero a desiderare. PowerFx ha anche a catalogo alcuni software, tra i quali merita di essere citato Miracle, un lettore/manipolatore di loops dalle interessanti funzioni.
Audiobase
Audiobase (Fig.6) è il sito per lo scaricamento che offre la possibilità di scegliere tra vari formati. Non enorme la produzione, anche se di buona fattura. I generi offerti sono Electronic, Techno, Drum & Bass, House, Instruments, Guitar, Funk / R&B , Hip Hop , Rock , Guitar , Drums , Sound FX , World Sound. Molto accessibili i cosiddetti “bundles”, che offrono un ottimo rapporto qualità prezzo. Ho trovato molto interessante la sezione “browse Artist” dove è possibile ascoltare sia dei demo audio del cd pubblicizzato, con tutte le informazioni relative al prodotto, formato audio, loop contenuti etc., sia leggersi la biografia dell’artista che ha usato tali librerie. Avremmo tuttavia gradito una presenza maggiore di files in formato Rex, che non obbligano a seguire il tempo preciso dei loop stessi (Fig.6).
Siliconbeats
Un po’ defilato nello scenario dei siti più in voga, Siliconbeats (Fig.7) offre un catalogo interessante di “packs” contenenti in media intorno ai duecento loops, in tre formati: Acid, Rex e Apple loops. La catalogazione un po’ scolastica dei suoi pacchetti ha, tuttavia, il piacevole dono della chiarezza ed usabilità. Se volete farvi un idea di come suonano i loops, per ogni singolo pacchetto è offerto per lo scaricamento un buon numero di campioni di prova, in diversi formati. Consigliamo, se possedete Stylus Rmx, Intakt od uno dei numerosi player in grado di leggerlo, il formato Rex per mettere alla prova i prodotti, in quanto la qualità dello “slicing” spesso la dice lunga sull’approccio alla precisione e professionalità dei diversi “developers”.
Freeloops
Ecco un bel sito, Freeloops (Fig.8), dove poter scaricare singoli loop gratuiti, in formato wav, oppure dei pack preparati a dovere, formati da una cinquantina di file selezionati in modo coerente per poter sfruttare appieno l’insieme offerto dalla proposta commerciale. I prezzi dei packs scaricabili o dei CD e puramente simbolico, attorno ai € 15, per generi che spaziano dal Rock all’House passando per il Drum ‘n Bass ed il Jungle.
Fine della corsa…
Siamo giunti al termine del primo “ciclo” di piccoli test sul mondo dei loops. Non mancheranno nelle prossime puntate nuove piccole scoperte che ho fatto in rete di prodotti “low cost” o “free” veramente interessanti, sconosciuti alla maggioranza dei lettori. Vi posso assicurare che, in alcuni casi, possono competere se non addirittura superare prodotti Top. Magari non saranno registrati con qualità eccellenti, in studi iper-professionali e la loro fattura sarà media, ma vi posso garantire che molte volte ho trovato più idee innovative in questi prodotti “poveri” che in quelli realizzati da grandi produzioni. Buona lettura alla prossima caccia!
























.gif)
.gif)
.gif)
.gif)
.gif)
.gif)
Diventa fan su Facebook
Seguici su Twitter
RSS Feed


