Roland Rc300 loopstation
Roland ha finalmente rilasciato il discendente diretto della RC50, loopstation storica, che necessitava di una rimodernata. Come al solito quella che racconto è l’esperienza diretta di un utilizzatore non le descrizioni tecniche dei manuali o il fumo negli occhi dei produttori.
Cominciamo col dire che RC300 non stravolge il mercato, non è così innovativa in un panorama gettonatissimo di looper, loops, a loostations, ma presenta alcune caratteristiche interessanti che possono dare al musicista una marcia in più.
- 3 canali stereo indipendenti che consentono di registrare fino a 3 ore di audio digitale
- volumi separati
- 16 effetti digitali professionali (questa è la vera novità)
- 1 pedale di controllo programmabile
- uscite audio main e sub
- uscita cuffia
- MIDI in-out e thru
- ingresso line in stereo/mono (2 ingressi mono L-R)
- ingresso microfonico XLR con alimentazione phantom
- 4 ingressi per pedali esterni (2 ingressi stereo)
- decine di loop di batteria
- ingresso aux
- USB per scaricare i file in 44khz 16bit
- USB per utilizzare la loopstation come scheda audio 2 canali (interessante questa possibilità!!!)
Il primo approccio – riflessioni del primo utilizzo
E’ semplice da usare, intuitiva, più facile di qualsiasi altra loopstation che abbia provato. I pedali sono tutti a vista. Ognuno col suo stop, il suo undo, il suo volume, insomma è tutto lì, niente di occulto!
E’ precisa, non ho sentito gap di registrazione come nella RC50. Gli effetti sono semplici da attivare ma scomodi da cambiare. La sincronizzazione funziona bene, in tempo reale.
C’è un comodo start-stop generale anche questo a vista.
Anche i comandi piccoli sono manovrabili con i piedi, lo dico per chi come me adora suonare scalzo.
Ogni tanto si blocca, ci sono bug che sicuramente correggeranno, basta sapere dove sono però, perché se si blocca va proprio in tilt e dal vivo può essere un problema(!). Mi è successo solo una volta ma leggendo sui forum sono tanti quelli che si lamentano.
Non sono riuscito a riprodurre l’errore né a farne una statistica, ma ho capito che se fermo tutto con lo stop generale al posto di spegnere ogni canale la probabilità di blocco si riduce drasticamente.
La prima domanda di rito: entrerà nella borsa? 53,6cm… la RC50 era 47,2cm e pesava un kg in meno (è entrata!)
Il passaggio da una patch all’altra ha circa un secondo di latenza.
Effetti digitali
La pedaliera ha 16 effetti digitali. Credo che Roland potesse osare un po’ di più. Gli effetti vanno dalla distorsione (mediocre), al transpose (ho subito pensato che fosse utile per fare qualche variazione ma lo userò mai?), delay (questo mi piace), una sorta di vocoder (#*?!), phaser, modulator, flanger, a qualche filtro di poco più fantasioso.
Personalmente non ne faccio grande uso nel live perché sono scomodi da variare. Se si utilizza un pedale esterno allora le cose vanno meglio. Il fatto è che ogni effetto ha delle varianti (es. la distorsione ha varie tipologie di drive) e non sono facilmente accessibili, soprattutto se vogliamo seguire un’idea “al volo”, meglio di niente comunque, almeno quando mi serve un effetto non devo accendere un pc o altre pedaliere (ovviamente dipende dall’effetto…).
Il riverbero è un parametro della patch, quindi è come se fosse un effetto in più selezionabile da menù con valori 0-100.
Tutti gli effetti ad esclusione del riverbero possono essere impostati come generali, su tutte le tracce contemporaneamente real-time oppure in input, quindi registrati sulle tracce. Questa possibilità è utilissima se si vogliono utilizzare più effetti in una song.
RC300 vs RC50 (anche per chi non sa cos’è la RC50)
Essendo un utilizzatore di RC50 ora quasi convertito alla Rc300 posso farne un’analisi pratica.
Ho comprato la RC300 perché volevo un prodotto che integrasse anche gli effetti per evitare di dover portare in giro più pedaliere. La cosa è riuscita al 50% perché gli effetti lasciano un po’ a desiderare sia per qualità che per fantasia che per manovrabilità. Quindi ho risolto il problema non per tutte le situazioni live.
+ E’ più intuitiva e con meno funzioni nascoste. Il manuale si è drasticamente ristretto.
- E’ più lunga e larga di circa 5cm, più alta di 1cm, più pesante di 1kg (536 mm, 231 mm, 76 mm 3,9kg).
+ La memoria è notevolmente superiore, ma diciamo la verità quella della RC50 era sufficiente.
- Hanno rimosso il FADE IN delle tracce, perchè?!
+ La possibilità di utiizzarla come scheda audio usb è interessante. I driver vanno scaricati dal sito.
+ Gli undo sono separati per canale e non relativi all’ultima registrazione effettuata come nella RC50.
+ C’è il MIDI Thru.
+ Il Midi sync finalmente funziona ed è possibile utilizzare la pedaliera come slave!
= Il tasti per il reverse sono stati rimossi bisogna andare nei menù (tragico per chi li usava… ma chi li usava?!)
- La conversione D/A è passata da 24 bit a 16bit.
+ Il pedale – per chi usa i pedali – può rappresentare un plus.
= Il tap tempo si è ristretto ma è possibile comunque farlo con il primo pedale di stop.
+ L’alimentatore è molto piccolo, tipo quello dei cellulari.
Per chi ha una RC50 – e la sa usare – vale la pena cambiarla?
Direi di no, ma ci sono solo 3 ragioni per cambiare la pedaliera che secondo me possono far pendere la risposta verso il si:
1) ho bisogno di 3 ore di registrazione (non certo dal vivo… )
2) mi servono gli effetti e mi accontento di un’effettistica standard non troppo complessa (il mio caso)
3) mi hanno offerto molto per la RC50 e con pochi soldi me la cambio così sono aggiornato!
Per il resto siamo lì, non cambierà la vita di nessuno, soprattutto al bravo utilizzatore della RC50 che ha già automatizzato operazioni di routine.
PRO
Facile da usare.
Effetti e pedale on board.
Precisa e – se rimuovono qualche piccolo bug – anche affidabile.
CONTRO
E’ grande, ma se proprio vogliamo vedere il bicchiere mezzo pieno diciamo che è spaziosa.
Gli effetti sono pochi, difficili da programmare in un live e abbastanza scontati.
Perché Roland ha rimosso il fade in delle tracce?
il prezzo non è proprio per tutte le tasche.
Cosa non è
Non è una RC30 con un pedale in più, sia chiaro!
Il parere
Non ancora il prodotto ideale, ma la migliore loopstation del mercato oggi.
Produttore: www.roland.com
prezzo: circa 470,00 euro
Loopstation software a confronto

Esamineremo di seguito varie loopstation con anima software a distribuzione commerciale o gratuita. I prodotti in giro non sono pochi e ho dovuto usare un unico criterio… che mi piacessero o almeno che offrissero qualcosa di unico! Dato che con la parola “loopstation” si designano ultimamente anche sequencer midi/audio evoluti e dj-friendly che fanno partire campioni preregistrati in tempo reale, premetto col dire che la mia scelta è andata su prodotti utilizzabili dal vivo, con possibilità di ingresso audio e dove il musicista/cantante è parte prevalente. Molti dei software di questo tipo offrono la possibilità di collegamento ad una pedaliera dedicata e/o midi. In questi casi la parte hardware, la pedaliera, sarà meglio analizzata nella seconda parte di questo articolo, quella che parla appunto delle loopstation hardware.
Everyday looper:
Il primo software di cui voglio parlare è una loopstation molto originale che gira su I-phone. Questo mercato è in continua crescita e non è da sottovalutare perché molti produttori cominciano a prendere in seria
considerazione la piattaforma Apple mobile e a produrre hardware e software di qualità. Ho vagliato una decina di progetti per I-phone questo è l’unico che ho ritenuto degno di nota. Il problema generale su questo tipo di dispositivi è che il più delle volte i programmatori dimenticano che stanno scrivendo per il ridotto spazio di un cellulare/Ipad/Iphone/Ipod e rendono la vita praticamente impossibile al musicista. Parliamo, dunque, di un software che sembra davvero progettato per il dispositivo su cui gira e che tiene conto dello spazio disponibile utilizzandolo al massimo. Si comanda tutto tramite touch-screen, utilizzando varie combinazioni di tocco: ad esempio, il tocco di un dito sulla traccia fa partire la registrazione, il tocco con 2 dita mette in pausa, con 3 dita è lo stop…. Non ci sono tasti invisibili, niente funzioni nascoste. Qui è tutto a misura di dito.
Si procede così con 4 tracce simultanee. Una volta registrata la prima tutte le altre avranno la stessa lunghezza ed ogni registrazione, una volta impostata, comincerà alla fine della frase in corso (o subito, con un doppio click).
Due elementi di rilievo:
Il primo è che tutte le funzioni di registrazione non partono col il tocco del dito ma col suo rilascio. Sembra una banalità ma è un accorgimento che riduce notevolmente il numero click errati. Una volta messo il dito in posizione si lascia e parte la funzione.
Il secondo, veramente sorprendente, è il mix delle tracce in tempo reale! Basta trascinare una traccia su un’altra per ottenerne il mix e “liberarle”. Il risultato è un looper praticamente “infinito” e proprio mentre si sta suonando. Sempre in tempo reale possiamo regolare il volume della traccia o cancellarla, semplicemente facendovi scorrere uno o due polpastrelli e senza aprire nessun menù.A chi storce il naso dinanzi a queste applicazioni tascabili faccio notare una discreta pulizia audio, l’indiscutibile praticità, meno di 1ms di latenza. L’unico
limite è l’utilizzo del microfono interno che ovviamente introduce rumore ambientarle. Tuttavia, se invece attacchiamo all’I-phone un adattatore Irig per l’ingresso e l’uscita audio dell’impianto otteniamo un sistema completo davvero interessante con la possibilità di utilizzare la nostra strumentazione. L’altro limite è un po’ quello di tutti i software di questo tipo, cioè la necessaria attivazione tramite le mani: per chi suona e ha le dita impegnate è un problema al quale si potrebbe ovviare soltanto con una pedaliera. Altre funzioni da impostare che vale la pena citare: il metronomo (occupa una traccia), la quantizzazione, la possibilità di “armare” la traccia prima di dare il via alla registrazione (un primo click la accende ed un secondo la fa partire), un limiter sull’audio, il passtrough microfonico che permette di mandare in uscita l’audio di ingresso, il copia-incolla delle tracce tra varie applicazioni (Sonoma Mapi 1.1). I file creati possono essere salvati e ricaricati in qualsiasi momento. Per scambiare le tracce con un pc basta accendere il server wireless intergrato e – tramite un semplice browser – andiamo a visualizzare tutte le tracce salvate, per poi scaricarle singolarmente in formato wave 44/16
Limiti tecnici: la lunghezza massima di una traccia è di circa 45 secondi e l’impossibilità di fare overdub sullo stesso loop, bisogna sempre utilizzare una nuova traccia.
NOTIZIE UTILI:
Piattaforma: Iphone/Ipad/Ipod
Versione esaminata: 1.2
Prezzo: 4,00 euro
Tracce: 4
Undo: no
Programmatore: Mancing Dolecules
Dove comprare: Apple Application store – Itunes
Sito di riferimento: http://www.mancingdolecules.com/
AMBILOOP:
Nel panorama delle loopstation Ambiloop è un software davvero interessante. E’ tra i pochi che, oltre ad offrire una registrazione a 8 tracce, ha a
nche effetti come Reverb, Filter (interamente programmabile) e Delay. Queste funzioni lo rendono versatile e, valutata anche la grafica user-friendly, con un rapporto qualità-prezzo incommensurabile (anche perché è gratis!).
Le modalità di registrazione sono 3:
- registrazione con tempo prefissato;
- registrazione con numero di battute prefissate;
- registrazione manuale con impostazione di un tempo massimo.
Ognuna delle 8 tracce ha una mandata effetto, un SOLO, un Reverse, un MUTE e la possibilità di mandare il segnale in un canale del mixer, un tasto SLOW che ne dimezza la velocità in tempo reale. Ambiloop ha anche un mixer che regola l’effetto generale, 2 canali A-B con volumi separati A e B oppure A+B.
Tramite il midi possiamo assegnare i tasti ad una pedaliera esterna rendendo il prodotto veramente efficace.
E’ inoltre possibile salvare la configurazione e richiamarla in qualsiasi momento.
Un bug da segnalare: Ambiloop resta in memoria anche dopo la chiusura e resta tra i processi attivi (almeno nel mio sistema Windows Vista Business 32)
Non ha l’autostart, quindi il sistema parte con o senza audio alla pressione del tasto Record. L’input può essere mono o stereo.
NOTIZIE UTILI:
Piattaforma: Windows
Versione esaminata: 1.73
Prezzo: GRATIS
Tracce: 8
Undo: si
Redo: si
Programmatore: Chris Mcdonalds
Sito di riferimento: http://www.ambiloop.com
MOBIUS:
Nell’ambito delle loopstation software è un prodotto storico, quindi non posso non citarlo. Premetto col dire che è
graficamente orribile. Ciononostante bisogna riconoscergli che è sul mercato dal 2005 con 8 tracce in registrazione, una serie notevole di funzioni, la possibilità di assegnamenti midi veramente certosina e personalizzazioni estreme. Funziona anche come plug VST e quindi lo possiamo utilizzare all’interno di sequencer evoluti come Cubase o simili: non male per un prodotto free.Le funzioni offerte solo tutte quelle che ci si aspetta da una loopstation, più una serie di variazioni sul tema. Per gli smanettoni con esigenze di personalizzazioni estreme, comunque, è il prodotto giusto. Cito alcune potenzialità dello strumento, senza pretesa di esaustività: si possono aggiungere e togliere tasti, registrare su più tracce contemporaneamente, copiare loop, aggiungere file audio esterni, personalizzare le singole tracce, utilizzare come controller la tastiera del pc oppure messaggi midi di pedaliere esterne, parametrizzare diversi plug-in, rallentare i loop, programmare il passaggio da un loop ad un altro… Insomma, non è esattamente un prodotto plug & play, ma ha più di quello che mediamente un musicista medio chiede!
NOTIZIE UTILI:
Piattaforma: Windows/Mac
Versione esaminata: 1.42
Prezzo: GRATIS
Tracce: 8
Undo: si
Redo: no
Programmatore: Jeffrey S. Larson
Sito di riferimento: http://www.circularlabs.com
ABLETON LIVE:
Ableton Live è un sequencer audio/midi con svariate caratteristiche, la loopstation – anzi il looper – è solo uno dei tanti plug-in audio che possiamo aggiungere alle tracce.
Premetto col dire che non è il mio prodotto ideale perché se cerchiamo una loopstation Live ritengo inutile portarsi dietro l’intera suite. Non posso p
erò non apprezzare la facilità di utilizzo, l’integrazione con controller dedicati e midi, le possibilità aggiuntive di utilizzare la loopstation all’interno di un sistema che all’occorrenza può diventare orchestra con mille possibilità.La loopstation è essenziale: un click per lo registrare, un click per overdub, un click per il play, doppio click per lo stop. E’ possibile settare il numero di battute da registrare oppure attendere la pressione del tasto per lo start/stop, senza preoccuparsi del tempo. Trattandosi di un looper, all’interno ad di un sistema di registrazione molto più esteso esiste la quantizzazione e l’attivazione contemporanea al play della song. Interessante è il controllo della velocità che permette appunto di variare il tempo della traccia registrata in tempo reale. La cosa Altrettanto interessante è che si sfrutta lo sfruttamento della potenza di tutta la Suite, la semplicità degli assegnamenti midi ed, inoltre, la possibilità di controllare la loopstation anche con un semplice pedale di sustain. Quando abbiamo finito basta trascinare la traccia nel progetto per avere il mixdown dei livelli.
NOTIZIE UTILI:
Piattaforma: Windows/Mac
Versione esaminata: 8.0.5
Prezzo: 479,00 in versione Suite e 399,00 in versione standard
Tracce: infinite (come le tracce di Live)
Undo: si
Redo: no
Programmatore: Ableton
Sito di riferimento: http://store.apple.com/it/product/TW196Z/A
GUITAR RIG:
Guitar Rig non nasce come una loopstation, ma come multi-effetto software per chitarristi. La loopstation integrata è però di qualità e grazie all’hardware dedicato risulta particolarmente utile. Ovviamente il tutto funziona anche con una pedaliera midi tipo Behringer 1010 o simili. Personalmente lo trovo il prodotto ideale, perché è possibile abbinare effetti a loop col semplice tocco del pedale. La pedaliera dedicata fa anche da scheda audio 2 canali e midi, quindi lo considero un sistema che ottimizza spazio e prestazioni. Tralasceremo gli effetti, di gran qualità (non solo per chitarristi), e ci concentreremo sulla loopstation.
Il rack di Gutar Rig è modulare, quindi possiamo scegliere dove mettere gli effetti e la loop memorizzando posizioni e configurazioni. Fino alla versione 3 era possibile inserire un numero di loopstation arbitrario, ma in realtà non serviva a molto perché non erano sincronizzate: era possibile, comunque, ottenere effetti particolarmente interessanti attivando più loop contemporaneamente, mettendoli in cascata e intervallandoli con gli effetti. In qualità di beta tester della versione 4 ho fatto una personale protesta contro Native Instruments cercando di non fargli rimuovere questa possibilità, ma alla fine hanno vinto loro: il sistema diventava facilmente instabile con più loopstation e quindi hanno bocciato l’idea. Quello che mi piace di più in questo prodotto è la facilità di utilizzo, nessun settaggio da fare, la registrazione che parte con il tasto REC (il quale, premuto nuovamente, va in PLAY e poi ancora in OVERDUB). Doppio click cancella la traccia. Insomma, è a misura di piede e legge la funzione “doppio click” permettendo di assegnare più funzioni allo stesso tasto. La loopstation è monocanale: un indiscutibile limite, eppure con il REDO e UNDO si possono fare molte cose in tempo reale. Voglio inoltre citare la funzione Overdub Multiply, che permette di prolungare un loop e di suonarci sopra. Quindi, se ad esempio abbiamo registrato 4 battute e ce ne servono 8 basta continuare a registrare col multiply acceso e di battute ne avremo quante ne servono senza doverle suonare di nuovo. E’ possibile spostare il modulo loop mettendolo prima e dopo gli effetti in modo da registrarli o da escluderli. La funzione Loop A/B fa passare dalla loopstation corrente (A) ad una seconda (B) permettendo strutture più articolate come A-B-A etc. Si possono salvare su disco, separatamente, i livelli, il mix dell’opera intera e la configurazione in formato proprietario. E’ presente un auto start che permette l’avvio della registrazione solo in presenza di un segnale audio. Una caratteristica da non sottovalutare è la possibilità che offre Guitar Rig di essere utilizzato come plug VST all’interno di sistemi compatibili (Cubase & c.)
Piattaforma: Windows/Mac
Versione esaminata: 4.1.1
Prezzo: 399,00 con pedaliera dedicata
Tracce: 1 (stereo)
Undo: si
Redo: si
Programmatore: Native Instruments
Sito di riferimento: http://www.midimusic.it
Alla prossima….
Native Instruments – Maschine ver. 1.5
Questa sarà più una pagina tratta dal diario delle proprie impressioni, che un articolo tecnico vero e proprio. In realtà, nelle mie produzioni ho sempre ed esclusivamente preferito utilizzare drum machine, controller midi e macchinari MPC AKAI che, integrati al PC con i vari DAW, davano il risultato che tutti conosciamo. La Native Instruments, casa tedesca nata nel 1995 e già leader nel settore per la produzione di svariati software, dopo aver deciso di produrre e integrare l’hardware con il software al fine di facilitare la vita di dj e produttori senza spegnere la creatività, lancia un nuovo prodotto, tutto in 32 x 29 cm. Maschine.
Prima Impressione
La prima cosa che ho notato, appena rimosso l’involucro, è lo chassis rigido e compatto, protetto ulteriormente da un frontalino di alluminio, 41 tasti, 16 pads resistenti e knobs gommati (Fig. 1). Nella confezione in dotazione, oltre al dvd del software di gestione , troviamo il classico cavo usb per la connessione della periferica, manuali nelle lingue europee (manca l’italiano) e simpatici adesivi dei vari loghi.
Il Controller
Il Maschine è da considerarsi sia una drum machine che un controller midi, tutto in un’unica interfaccia molto intuitiva, a patto che venga collegata ad un computer. I comandi sono molto compatti, 16 pads dinamici retroilluminati sensibili alla velocity e all’aftertouch, con doppio display (Fig. 2) ad alta risoluzione e 11 encoders rotativi per la gestione delle varie funzioni. 
C’è una sezione master per il controllo immediato di volume, tempo e swing, otto gruppi per la gestione dei pads ed una sezione trasport per il controllo del progetto. Collegando l’interfaccia, il display semi-illuminato ci consiglia di eseguire il software in dotazione o, se volessimo utilizzare quest’ultima come controller midi (Fig.3), di eseguire la pressione dei tasti shift+control (Fig. 4).
Sul retro del controller sono disponibili una porta usb 2.0 che alimenta e gestisce l’intera periferica, due porte midi IN/OUT e la predisposizione per il Kensington® Lock, ossia un piccolo foro presente in quasi tutti i computer portatili recenti – e da oggi anche su periferiche portatili – al quale possiamo collegare un lucchetto brevettato, ideato per assicurare il computer al tavolo in modo da proteggerlo da malintenzionati durante le nostre session live (Fig.5). 
Software di gestione
Il software del Maschine gira su sistemi operativi Microsoft XP, Vista, Windows 7 e Mac OS X. L’istallazione del software non è durata molto, considerando che nella versione che ho provato hanno notevolmente incrementato la già ricca libreria in dotazione nella versione precedente (ben 6 GB di samples e loop di vario genere). Gli utilizzatori dei programmi Ableton mi daranno fortemente ragione perché ad un primo utilizzo la GUI del software in dotazione ricorda vagamente quella di Ableton live (Fig. 6). Per chi ha un livello minimo di pratica con questi software posso affermare che è tutto intuitivo e molto semplice. Il Machine, infatti, usa il concetto della programmazione a pattern, che dà la possibilità di creare song “scene” concatenandole e arrangiandole al volo. Il controller si interfaccia perfettamente con il programma Maschine, non ho toccato quasi mai il mouse, tutto è consultabile sui due ampi display ed è possibile sfogliare e navigare nella libreria dei campioni, modificare, tagliare e splittare l’onda dei samples, tutto in maniera precisa e non distruttiva, utilizzando gli encoders rotativi (del resto molto precisi). Ovviamente vi starete chiedendo se è possibile integrare tutto nelle varie DAW e sequencer di altre case… Certamente, dopo aver creato un progetto potrete esportare tutti file midi con un semplice drag & drop sulla DAW che vi compete e inoltre voglio ricordare che potete aprire il Maschine come plugin VST, AU, RTAS. Il Maschine, inoltre, consente di campionare usando la vostra interfaccia audio, con funzioni di re-sampling interno.
Libreria di suoni
Come già anticipato, la libreria messa a disposizione dalla Native è veramente vasta. Cliccando sul tasto “Lib” si accede ad oltre 6 GB di campioni e tutti i suoni sono stati divisi per categorie (Banca, Tipo e Sottotipo): quindi, se cerchi una cassa dell’808 o un rullante del 909 in pochi secondi riesci a cambiare suono restringendo la ricerca per sottocategorie. La stessa cosa vale anche per i loops, grooves o i singoli samples contenuti nella libreria, che spaziano dal genere Rock, Club e Downbeat all’Electro, Urban e Dance di ottima qualità, con ritmi e stesure che non sanno di già sentito. Se invece volessimo utilizzare i nostri preziosi samples custoditi gelosamente nel nostro hard disk, cliccando su “Disk” possiamo utilizzare rapidamente i wave o mp3 integrandoli nel progetto. E’ possibile inoltre, in questa versione del Maschine, importare i programmi già esistenti dalle macchine Akai MPC 500, 1000, 2000(XL), 2500, 3000 e 4000.
Perché utilizzarlo
Sicuramente il Maschine con il suo software farà la gioia di tutti i produttori, artisti e/o semplici amanti delle drum machine, per la sua totale integrazione con le DAW. Personalmente, dopo aver creato le scene e quindi i vari patter, ho esportato in preproduzione con un semplice drug & drop tutte le singole tracce direttamente nel mio Cubase 5 e devo dire che è davvero fantastico. La qualità del software è davvero professionale e suona bene: ho voluto anche effettuare un’ulteriore prova esportando i file con un sample rate di 48000 Khz e, credetemi, è tutto perfetto. Penso che i beatmaker del genere hip hop/electro dovrebbero pensare seriamente di provare a fare questa esperienza, è uno strumento completo come un vero MPC. Quando ho provato a tagliare un paio di samples al volo sono rimasto affascinato dalla semplicità con la quale, premendo un paio di comandi, sono riuscito a splittare sui pad l’intera waveform (Fig.7) senza stressarmi nel riassegnare le singole slice ai pads. Molte volte, sia per problemi tecnici, sia per la complessità delle macchine e dei software, si tende ad avere un calo della creatività. Con il Maschine è tutt’altro. 
Live set
Il Maschine puo’ essere integrato sicuramente in un setup live, con il software in dotazione e Traktor della Native Instruments, in coppia con il controller KONTROL X1 creano un live set performante e senza precedenti, in oltre non dimentichiamoci che è un controller MIDI a tutti gli effetti quindi puo’ essere rimappato come si vuole per le proprie esigenze e con altri software che il mercato ci propone, tra cui Ableton Live ,anche se in verità quest’ultimo ha un launch pad dedicato.
Cosa manca
Ho contattato il collega Naro dei Silicon Dust , che ha provato il Maschine per produzioni differenti dalle mie e quindi di diverse esigenze: ha notato la mancanza di un arpeggiatore vero e proprio. In altre parole, la funzione Note Repeat non assolve il compito utilissimo di rendere dal vivo un arpeggio, quindi potrebbe essere inserita una funzione che permetta di arpeggiare anche l’accordo che si crea su una tastiera esterna. Ovviamente la funzione di arpeggiatore è utile quando puoi impostare l’accordo da arpeggiare come pattern ed ovviamente la cosa può essere vista come funzione fx sulla singola traccia sound o direttamente sul gruppo. Un’altra cosa che manca è una fluidità di passaggio da un progetto all’altro: potrebbero ridurre le code di suoni che masticano e pasticciano in fase di caricamento del progetto successivo, oppure le code di effetti o di note ultime suonate con dinamiche improvvisamente inaspettate. Quanto meno, si potrebbe pensare ad una funzione di Freeze o Bridge che permetta di fare un passaggio non “brusco”. … alla prossima Dj Fresella ! 
Pro:
Ha una struttura robusta e compatta.
Semplice ed ottima disposizione dei controlli.
Mouse-less/screen-less.
Intuitiva, con un software ben concepito ed una libreria di 6GB in dotazione.
Tanti filtri, effetti e modulatori per Pad.
Possibilità di annullare le registrazioni una nota alla volta.
Una drum machine, compatta leggera, da portarsi dietro per eventuali session live.
Può essere utilizzata anche come controller midi.
Tutto si illumina, anche l’occhio vuole la sua parte.
Contro:
Momentaneamente, in questa versione, il metronomo non si può indirizzare ad un’uscita specifica, non è possibile regolare il livello di quest’ultimo.
Necessita di un PC o di un MAC per farla funzionare.
INFORMAZIONI UTILI:
Produttore: Native Instruments
Modello: Maschine
Website: www.native-instruments.com
Distributore: www.midimusic.it
U.F.X. – Make Me Love Again

Gli Unisonofx rappresentano ormai consolidata realtà nel panorama House con 10 anni di lavoro attivo e circa 20 produzioni musicali in collaborazione con le diverse Etichette del settore. Più che gruppo, potremmo definire gli Unisonofx un progetto di musica elettronica. Nascono nell'estate del 2000 dall'incontro artistico tra Alessandro Salma (produttore, Dj, arrangiamento e programmazione) e Salvatore Aversano (polistrumentista e fonico). Sin dall'inizio l'intento dei due è stato e quello di unire esperienze musicali per creare un sound particolare ovvero di "fusione".
I componenti del gruppo infatti provengono da contesti musicali molto diversi tra loro.Alla fine del 2002 si unisce al duo in pianta stabile il Dj Carmine Arena che con i suoi arrangiamenti avvicina il progetto alle realtà disco-house. Al trio hanno quindi collaborato di volta in volta, in funzione alle necessità dei brani, diversi artisti facendo così nascere negli anni vari progetti musicali. Una costante sempre presente nei loro brani, costruiti su sonorità prettamente house, è la fusione di influenze elettroniche con sonorità fatte da strumenti reali che conferiscono originalità al sound differenziandolo dalla House esclusivamente DJ oriented. Make me love again è un disco in vinile, come nella più classica tradizione house. Nasce da una collaborazione allargata e paritetica degli Unisonofx con Mr.Few (musicista arrangiatore) e Rose Marriot cantante. Il vinile è composto da quattro tracce che ,come sempre avviene in questo genere di musica, rappresentano le diverse versioni di una stessa idea.
-Make Me Love Again Originale – Traccia di circa 5 ,27 minuti che più di tutte si avvicina alla formula “canzone”, dove la melodia è sviluppata in modo completo e la musica è a sostegno della voce di Rose Marriot. Già dalle prime battute si avverte che il brano è molto vivo e con un bel ritmo sostenuto. I suoni principali sono una bella chitarra ritmica sicuramente una Fender Stratocaster, il basso elettrico credo che sia un Fender jazz bass e Piano Rhodes di chiara matrice sintetica, il tutto risulta rigorosamente suonato. Ben strutturato l’intreccio dei 3 suoni principali con synth, effetti e loop nella costruzione del brano. Il brano ricorda molto le sonorità dance degli anni 80 con dei richiami leggermente fucion come nel caso del piano Fender.
-Make Me Love Again Classic - traccia di circa 6,20 minuti che si sviluppa con sonorità ed arrangiamenti di stile house classic. Maggiore è l’impiego dei filtri di frequenza ed il piano elettrico con i suoi accordi svolge un ruolo fondamentale nel supporto armonico-ritmico. Le sonorità assumono un aspetto più essenziale ed intimista e la voce e la musica si dividono più equamente lo spazio a disposizione con un breve ma intenso fraseggio di piano elettrico seguito da un buon riff di tastiera.
-Make Me Love Again Mix Club- Traccia di circa 6 minuti che rispecchia perfettamente il titolo ovvero si presenta in stile club con una cassa secca ed asciutta, il piano armonico-ritmico viene sostituito dalle tastiere e le chitarre sono sapientemente filtrate. Anche il basso è tagliato e looppato in stile. Brano certamente più da pista club. Meno spazio ai singoli strumenti e più al lavoro di squadra.
Make Me Love Again Club Strumentale- Traccia di circa 6 minuti. Rappresenta la versione strumentale della club. La registrazione sembra volutamente un po’ retrò con sonorità che tendono maggiormente al caldo suono analogico. A volte è presente qualche saturazione di troppo ma la stessa insieme al supporto vinilico contribuiscono a conferire ancor maggior “calore” all’ascolto. Arrangiamenti ben costruiti, suoni ben equilibrati fra di loro. Ottima la ripresa della voce che risulta in tutti i brani sempre gradevole e ben equilibrata rispetto a tutto il mix.
LA SCHEDA:
U.F.X.
Etichetta: Equal Record
Make Me Love Again Originale
Make Me Love Again Classic
Make Me Love Again Mix Club
Make Me Love Again Club Strumentale
Link:
Loop Station Boss RC 50

Questa non è una recensione tecnica, ma solo le impressioni di un utilizzatore che ha percorso chilometri nella giungla delle loop station. Lunga 47 cm, una dimensione che permette il posizionamento di ben 7 pedali che permettono un comodo accesso a molte funzioni comuni che, in altri prodotti a 2 pedali, è più complicato godere. Un piccolo display aiuta ad orientarsi manipolando un dial-up e diversi cursori per la scelta e la personalizzazione delle patch. Signori e signore stiamo parlando della BOSS RC 50.
Le caratteristiche
La prima cosa che ho apprezzato è la silenziosità della pressione del pedale. Lo so che non sempre è importante, ma più di una volta, soprattutto in teatro e in ambienti silenziosi, la pressione del click metallico amplificato dal sottopalco è fastidiosa (vedi pedaliere tipo Line6 e Guitar Rig). I loop contemporanei che è possibile m
emorizzare sono 3 (phrase), ognuno con infiniti overdub. In pratica è come avere 3 loopstation separate. I 3 loop possono essere indipendenti (single mode – un loop esclude l’altro) oppure suonati in contemporanea (multimode). Il tempo può essere sincronizzato con un sync in modo da avere tracce allo stesso bpm. Tramite il software integrato è possibile specificare il comportamento di ogni phrase. Ad esempio possiamo decidere che alla pressione dello stop un loop debba sfumare o interrompersi radicalmente. Idem per il PLAY. Il tempo totale di memorizzazione è di 48 minuti mono e 24 stereo divisi per 99 patches. Questo non è un punto a favore se la paragoniamo alla Jamman che arriva a 6 ore. Il fatto grave è che non è espandibile, probabilmente è una scelta commerciale. In ogni caso i minuti sono abbastanza se si considera la durata media di un loop.
Drum Maschine
E’ una novità. Il suono è discreto. E’ un po’ come avere una piccola batteria elettronica regolabile. Niente di esagerato, però in alcuni casi è comodo. Il tempo può essere scelto con il tap a pedale. La batteria è svincolata da quello che suoniamo o registriamo e può essere mandata su uscite separate. Problemi Uno in particolare: la latenza. Alla registrazione di un loop quando
avviene il primo riascolto si avverte un piccolo ritardo della prima nota. Il problema scompare al riascolto successivo. In genere questo problema si può compensare suonando la prima nota di nuovo però è una scocciatura!Tutto dipende dal fatto che la durata del loop deve essere pari alla durata di una misura o di un suo multiplo. Se così non è (90% delle volte) interviene l’autoquantize che genere l’errore di cui sopra. Ovviamente se il tempo è perfetto non si avvertirà il problema. La cosa è ancora più grave se c’è sotto la batteria. Una cosa poco nota è che dall’aggiornamento 1.0.1 del sistema (già del 2006) è possibile adoperare una funzione Sound Priority (premendo all’accensione contemporaneamente Phrase2+Loop Sync) che con la batteria (guide) spenta evita il problema. Con la batteria accesa il problema persiste nei casi di cui sopra. Se ne vogliamo aggiungere un altro, non è proprio immediata da utilizzare (ma neanche impossibile), le funzioni sono molte e quindi bisogna studiare una trentina di minuti prima di orientarsi bene…
IN/OUT e Mixer
La possibilità di entrate/uscite è davvero notevole. Faccio un breve elenco – IN mono e stereo instr – In Microfonico con e senza Phantom – entrata aux – OUTPUT mono e stereo –
Cuffie – OUTPUT SUB (altra uscita audio a cui è possibile abbinare la batteria o alcune phrase) – 2 pedali per regolazioni aggiuntive – 1 USB (che permette di vedere la RC50 come un HD esterno ed accedere ai contenuti) – MIDI IN e MIDI OUT – alimentazione Tutte le uscite hanno un volume corrispondente. E’ quindi possibile settare il volume di ingresso INST, MIC, AUX, i livelli di ogni loop, il volume master.
Conclusioni
Mi trovo abbastanza bene e la ritengo un’ottima soluzione quando non si vuole portare dietro un pc per qualcosa di più avanzato. E’ affidabile e robusta.
Pro
- Costruzione affidabile
- Tutti i parametri sono facilmente richiamabili.
- Dopo aver posseduto e provato da diverse loop station posso affermare che per praticità d’uso la RC50 è la più versatile ed affidabile.
- Phantom di serie
- MIDI
Contro
- Memoria non espandibile
- Mi aspetto un modello con la memoria espandibile e magari con il quantize più preciso.
Extra
- Consigliata a tutti i musicisti che fanno del live il proprio pane quotidiano, non solo ai chitarristi. La loopstation è di grande ispirazione anche per i compositori che devono provare pattern e groove.
INFORMAZIONI UTILI:
Produttore: Roland
Modello: RC 50
Prezzo: Circa 450,00 Iva inclusa
Distribuzione: www.roland.it
Utility Salvastress per WinXP
Piccoli, performanti, gratuiti e sovente dei veri e propri “salvastress” che possono permetterci di risolvere in maniera semplice e veloce delle rognose problematiche senza dover ricorrere ad inutili complicanze e software pachidermici. La rete pullula di risorse gratuite o quasi a cui possiamo far riferimento, ma solo poche di esse diverranno parte integrante della nostra worskstation audio. Seguiteci in questa nuova serie di articoli, un affascinante viaggio alla scoperta di piccoli programmini, che, a prima vista, possono sembrare delle bazzecole per il gravoso compito che si vuole loro attribuire ma, che per la loro semplicità d’uso e potenza, non hanno nulla da invidiare a prodotti di fascia professionale.
Iniziamo la nostra cernita delle utilities che, in un modo o nell’altro, sono rientrate nella collezione di utensili all’interno di una sorta di “coltellino svizzero”, in modo da facilitare il nostro lavoro ed evitare ulteriori calvizie dovute a reazioni nervose autolesioniste. Direi che non c’è migliore partenza che nel presentarvi due stupendi freeware: MidiOX e MidiYoke. Entrambi disponibili su www.midiox.com si trattano, rispettivamente, di un sofisticato programma per il monitoraggio e manipolazione dei segnali MIDI (MidiOX) e di un driver per interfacce midi virtuali (Midi Yoke).
MidiOX (Fig. 1) si rivela molto utile per monitorare tutto il traffico attraverso le due estremità di una connessione MIDI. Una volta selezionate le porte di ingresso ed uscita è possibile attivare il monitor che ci mostra tutto ciò che accade: tipo di messaggio, canale, valori. Personalmente ho trovato questo programma indispensabile quando si presentavano problemi di “feedback” tra varie periferiche oppure per cercare di tarare alcuni controlli. La flessibilità di routing che avrete a disposizione, inoltre, vi consentirà di poter dirottare i messaggi MIDI tra le differenti periferiche collegate al vostro PC con un paio di click. Un patchbay MIDI “semplice” e gratuito. Superba anche la sezione dedicata alla manipolazione dei messaggi di sistema esclusivo (SysEx). Con MidiOX, quindi, potrete anche fare un backup dei suoni dai vostri sintetizzatori che supportano questo protocollo e visualizzare, inoltre, il tipo di messaggi che utilizza per determinate funzioni. Se siete degli sviluppatori, questo programma diventerà indispensabile per intercettare i messaggi SysEx utili per lo sviluppo di un Editor/Librarian per un sintetizzatore. 
Midi Yoke (Fig. 2), invece, crea fino a 16 porte midi virtuali tramite un driver facilmente installabile. Detto così sembra un software banale ma, fidatevi, è un’altra utility che diverrà indispensabile e metterà radici nel vostro sistema. Mettiamo che vogliate utilizzare un programma standalone che non sia disponibile in formato plugin e che non abbia alcun tipo di interconnessione con il vostro sequencer preferito. Ecco che Midi Yoke si rivela fondamentale. Aprite il programma incriminato e selezionate come Midi In una delle porte virtuali. Aprite il vostro sequencer ed assegnate, alla traccia che volete usare per pilotare il software, il Midi Out virtuale con lo stesso numero di quella utilizzata per il programma controllato. Sembra criptico ma una volta capito il funzionamento e le sue potenzialità (Riquadro 1) Midi Yoke diverrà parte integrante del vostro sistema, tant’è che vi parrà strano non trovarlo su di una macchina appena acquistata. 
Esperienza personale:
Un utente di mia conoscenza ha avuto una problematica con Finale 2007 e Synthogy Ivory. La persona in questione, vecchio utente di Finale, ha fatto l’upgrade alla nuova versione dal 2006 al 2007 e leggendo le specifiche pubblicitarie di questo software* ha deciso di acquistare Ivory. Sfortunatamente Finale 2007, momentaneamente, non è in grado di leggere tutti i VSTi e di conseguenza i 2 prodotti risultavano incompatibili fra loro. L’utente ha provato a contattare direttamente le due case madri avendo, purtroppo, come risposta che al momento non era possibile far dialogare i due software. Con Midi Yoke, invece, è stato possibile far funzionare entrambe le applicazioni in modalità standalone collegate tramite due porte fittizie ed, in questo modo, l’utente è riuscito a portare avanti il suo lavoro di trascrizione potendo usufruire di un eccellente suono di pianoforte nell’attesa della risoluzione al momentaneo problema di compatibilità tra i due softwares sopraccitati. * Finale per il momento è l’unico programma di notazione musicale che abbraccia la moderna filosofia dei plug-ins, ossia quelle utility sviluppate anche da terzi che possono essere inserite all’interno del programma per aggiungere nuove funzioni o facilitare l’utilizzo di quelle esistenti.
AnalogX:
Passiamo ora ad AnalogX (www.analogx.com), dove possiamo trovare molti succosi freeware per svariate applicazioni. AutoTune (Fig. 3) è un comodo programma che vi permetterà di “accordare” i vostri campioni. Vi sarà mai capitato di voler utilizzare un determinato loop o un fraseggio, che non fosse a tono col vostro pezzo? AutoTune analizzerà i file che gli sottoponete per poi modificarne la tonalità in base alla nota da voi desiderata. La gran comodità è che potete procesare intere cartelle piene di WAV e lasciare che il programma faccia tutto da se, con un comodo automatismo. Sempre dallo stesso sito è disponibile Midi Mouse Mod (Fig. 4), che vi darà la possibilità di controllare fino a quattro parametri MIDI in tempo reale tramite il vostro mouse. Se avete presente il joystick del Korg Wavestation, allora vi sarà più chiaro il tipo di aiuto che questo programma potrà darvi. In questo modo eviterete di caricare software più gravosi e complessi solo per usufruire di un controllo simile. Virtual Piano (Fig. 5), invece, vi permetterà di utilizzare i tasti del vostro computer come tastiera midi in modo da inviare note. Ovviamente non potrete suonare delle parti virtuose ma, in congiunzione con Midi Yoke ed in mancanza di un controller, vi risulterà molto utile per poter ascoltare cosa state programmando. Delay Calculator (Fig. 6) è un altro simpatico programma che, dato un tempo in BPM, vi restituisce il tempo in millisecondi fino a terzine di 1/32. Indispensabile per calcolare i giusti tempi sui delay che non hanno funzioni di sincronizzazione col tempo.
AnalogX ha davvero un sacco di utilities interessanti. Purtroppo lo spazio è tiranno e non possiamo elencarvene altre, altrimenti finirebbe col monopolizzare questo articolo.
Dulcis in fundo:
Hermann Seib (www.hermannseib.com) è un altro programmatore che ha sviluppato delle interessantissime utilità freeware. MidiTrix (Fig. 7) è un router a matrice per interfacce midi. Vi permetterà di instradare le varie connessioni come se aveste un patchbay semplicemente cliccando la corrispondenza sulla griglia. SAVIHost (Fig. 8) è un altro piccolo capolavoro. Permette di lanciare dei plugin come standalone semplicemente posizionando il file “savihost.exe” nella cartella del nostro plugin e rinominando il suddetto eseguibile col nome della “dll” da controllare (Fig. 8a). Esempio: nella cartella VSTPlugins c’è un VST chiamato pippo.dll e vogliamo controllarlo senza usare Cubase. Copiamo “savihost.exe” nella cartella VSTPlugins e lo rinominiamo “pippo.exe”. Basterà, quindi, fare due click su questo eseguibile ed ecco il nostro Pippo Plugin apparire sul nostro schermo pronto ad essere utilizzato per le nostre performance. 

Sempre a proposito di performance, vi segnaliamo che Livelab (HYPERLINK “http://www.livelab.dk/”HYPERLINK “http://www.livelab.dk/”www.livelab.dk) propone “Touchpad 2 MIDI”, un goloso VST freeware che vi permetterà di usare il touchpad (Fig. 9) del vostro portatile alla maniera di un midi controller configurabile come: controller X/Y (tipo Kaosspad, per intenderci), serie di 4 sliders o griglia di 4 pulsanti. Sempre dalla stessa casa sono disponibili degli interessanti ed economici prodotti commerciali come LiveSlice (Fig. 10), un beat slicer e re-arranger in tempo reale (per aspiranti neo Aphex Twin), e “Tablet 2 MIDI” per utilizzare una tavoletta grafica (o un tablet PC) come controller midi.
Come ciliegina sulla torta, ultima utility di questa prima puntata, vi proponiamo Piano Tuner, un editor per le curve di dinamica (Fig. 11). Vi è mai capitato di dover registrare una parte di piano con un plugin, magari con campionature eccelse, ma il vostro controller pecca nella dinamica? Con questo programma potrete tranquillamente creare una curva dinamica per ogni singola nota in modo da migliorare notevolmente la qualità di risposta al vostro tocco. Fosse disponibile una cosa del genere su ogni master keyboard, avremmo di sicuro meno sofferenze nel suonare delle parti dove l’ampia dinamica di una vera pesatura è spesso insostituibile.
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A caccia di loops!
Ops… quanti loops
Se esiste un prodotto che trova nella rete il suo metodo di distribuzione elettivo, sicuramente questo riguarderà i loops. Per loops intendiamo sequenze melodiche e/o percussive da scaricare in vari formati ed utilizzare nelle proprie produzioni. Lungi da noi l’idea di voler rappresentare un quadro esaustivo nella produzione di loops presenti in rete, non basterebbe una rivista intera per poterli citare e recensire tutti. Con questo articolo ci proponiamo il fine assai più modesto di segnalare produttori e siti magari non così conosciuti, ma che hanno a catalogo prodotti di tutto rispetto e di una certa utilità.
I diversi formati:
La rete ha consentito la nascita e lo sviluppo di una moltitudine di piccole realtà di produzione dedicate alla creazione e sviluppo di questi elementi musicali, così richiesti ed utilizzati, specialmente nel settore della musica elettronica e ultimamente anche nel mondo pop. Ci appare utile, perciò, introdurre brevemente i maggiori formati con cui i loops sono distribuiti in rete. Questi sono principalmente di tre tipi: acidized waves, Rex e Apple loops. Acidized waves sono dei tradizionali files .wav, quindi leggibili da qualsiasi lettore/player, con la differenza che la “acidizzazione” inserisce all’interno dei wave stessi delle indicazioni (markers) che consentono un migliore “time stretching” a quei programmi abilitati a riconoscerli. Pertanto si ritiene che sia possibile ottenere un adattamento “a tempo” con una migliore qualità in presenza di acidized waves. Il formato Rex, introdotto dalla Propellerhead con il software Recycle, è nativo di Reason (sempre della Prophelleread), ma viene letto anche da una grande quantità di beat slicers/players, primi tra tutti i best sellers Spectrasonics Stylus Rmx (Fig.1) e Native Instruments Intakt. Il formato Rex è basato sulle “slices”, vale a dire il loop viene fisicamente suddiviso in elementi singoli, che vengono eseguiti in precisa sequenza a tempo con il programma “host”. Il formato Rex è forse quello più efficace in termini di resa, in quanto non da origine agli spiacevoli artefatti sonori a cui siamo abituati in presenza di operazioni di “time stretching”, anche se eseguite su files acidized.Il problema a cui si va incontro con i Rex è principalmente legato alla presenza di “buchi” se il tempo viene rallentato eccessivamente, in quanto il singolo elemento di ritmo finisce troppo presto perché il successivo possa esservi concatenato con fluidità. Il formato Rex rimane, tuttavia, il più efficace per chi vuole provare ad utilizzare i loops su tempi differenti rispetto a quelli con cui sono stati programmati. Per finire il formato Apple Loops, introdotto dalla Apple con il software Soundtrack, è utilizzato principalmente da tutti i software marchiati Apple: dal “piccolo” e gratuito Garage Band (Fig.2) fino al completo sistema Logic Studio. Sta di fatto che anche questo formato sta diventando uno standard in ambiente Mac utilizzato anche da altri software, tra cui il recente Satellite della Samplebase .
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Peace & Love productions
Ci piace citare la “Peace & Love productions ” (Fig.3) all’inizio poiché rappresenta, per noi, un ottimo esempio di piccolo produttore di loops dal buon rapporto qualità/prezzo e caratterizzato da un buon dinamismo nella gestione dell’offerta. I “grooves” sono offerti in pacchetti da scaricare, al costo medio di 15/20 dollari, e coprono principalmente i generi trance, hip hop, house, disco house, elektrobreaks ed ambient. I pacchetti sono misti e suddivisi per genere musicale, vale a dire che vengono forniti in un singolo pacchetto elementi percussivi, beats completi, percussioni, nonché elementi melodici e bassi, in diversa quantità a seconda del genere trattato. Il nostro giudizio positivo è dettato dal fatto che, nonostante il costo delle collezioni offerte sia molto basso, riscontriamo una certa originalità e qualità tipiche di produzioni dal costo di gran lunga più elevato. Una buona gestione e finitura dello slicing dei files rex completa un quadro in generale positivo. L’acquisto viene gestito da “paypal” e lo scaricamento immediato.
Sonomic
Sonomic (Fig.4) è presente sul mercato da alcuni anni e, dopo un periodo di torpore, ha riacquistato nuovo smalto da quando è diventato uno dei primi siti ad offrire la produzione Zero-g dedicata allo scaricamento “on line”. Infatti la casa inglese ha recentemente portato in formato “downloadable cd” molti dei suoi vecchi cavalli di battaglia, alcuni dei quali non sfigurano in produzioni odierne anche a distanza di parecchi anni. Sonomic offre quindi una completa collezione di samples “di marca”, dal citato Zero-g a Loopmaster. É possibile, inoltre, ritrovare nel catalogo Sonomic anche alcune chicche come la dismessa produzione dei mitici Sampleheads. Per ultima menzioniamo la libreria di effetti speciali, per la verità particolarmente ben fornita e ancora attuale per le produzioni odierne. Il prezzo richiesto sui cd downloadabili è perfettamente in linea. Francamente un po’ cari i campioni da scaricare ed acquistare singolarmente. Anche PowerFx (Fig.5) ricalca lo schema offerto da Sonomic. All’interno del portale sono offerti, oltre a cd scaricabili, anche pacchetti in vari formati, ognuno dei quali contiene in media una trentina di “files”. Fastidioso neo, ad avviso di chi scrive, un’interfaccia di navigazione che, se da un punto di vista grafico non fa una grinza, sul fronte dell’usabilità lascia davvero a desiderare. PowerFx ha anche a catalogo alcuni software, tra i quali merita di essere citato Miracle, un lettore/manipolatore di loops dalle interessanti funzioni.
Audiobase
Audiobase (Fig.6) è il sito per lo scaricamento che offre la possibilità di scegliere tra vari formati. Non enorme la produzione, anche se di buona fattura. I generi offerti sono Electronic, Techno, Drum & Bass, House, Instruments, Guitar, Funk / R&B , Hip Hop , Rock , Guitar , Drums , Sound FX , World Sound. Molto accessibili i cosiddetti “bundles”, che offrono un ottimo rapporto qualità prezzo. Ho trovato molto interessante la sezione “browse Artist” dove è possibile ascoltare sia dei demo audio del cd pubblicizzato, con tutte le informazioni relative al prodotto, formato audio, loop contenuti etc., sia leggersi la biografia dell’artista che ha usato tali librerie. Avremmo tuttavia gradito una presenza maggiore di files in formato Rex, che non obbligano a seguire il tempo preciso dei loop stessi (Fig.6).
Siliconbeats
Un po’ defilato nello scenario dei siti più in voga, Siliconbeats (Fig.7) offre un catalogo interessante di “packs” contenenti in media intorno ai duecento loops, in tre formati: Acid, Rex e Apple loops. La catalogazione un po’ scolastica dei suoi pacchetti ha, tuttavia, il piacevole dono della chiarezza ed usabilità. Se volete farvi un idea di come suonano i loops, per ogni singolo pacchetto è offerto per lo scaricamento un buon numero di campioni di prova, in diversi formati. Consigliamo, se possedete Stylus Rmx, Intakt od uno dei numerosi player in grado di leggerlo, il formato Rex per mettere alla prova i prodotti, in quanto la qualità dello “slicing” spesso la dice lunga sull’approccio alla precisione e professionalità dei diversi “developers”.
Freeloops
Ecco un bel sito, Freeloops (Fig.8), dove poter scaricare singoli loop gratuiti, in formato wav, oppure dei pack preparati a dovere, formati da una cinquantina di file selezionati in modo coerente per poter sfruttare appieno l’insieme offerto dalla proposta commerciale. I prezzi dei packs scaricabili o dei CD e puramente simbolico, attorno ai € 15, per generi che spaziano dal Rock all’House passando per il Drum ‘n Bass ed il Jungle.
Fine della corsa…
Siamo giunti al termine del primo “ciclo” di piccoli test sul mondo dei loops. Non mancheranno nelle prossime puntate nuove piccole scoperte che ho fatto in rete di prodotti “low cost” o “free” veramente interessanti, sconosciuti alla maggioranza dei lettori. Vi posso assicurare che, in alcuni casi, possono competere se non addirittura superare prodotti Top. Magari non saranno registrati con qualità eccellenti, in studi iper-professionali e la loro fattura sarà media, ma vi posso garantire che molte volte ho trovato più idee innovative in questi prodotti “poveri” che in quelli realizzati da grandi produzioni. Buona lettura alla prossima caccia!



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