Un futuro nuvoloso (parte 2)

Avete l’esigenza di mixare un brano ma non avete a disposizione un pc con i vostri sequencer e plug-in? Siete degli amatori che vogliono avvicinarsi al mondo della produzione audio digitale senza spendere soldi né impegnare troppo la CPU del proprio computer? L’innovativa tecnologia del cloud computing rende finalmente possibile in ogni momento la creazione o l’editing di tracce musicali con un solo vincolo: avere con sé un qualunque pc, smartphone o tablet dotato di una connessione internet. Per approfondire i caratteri generali del cloud computing potete leggere la prima parte dell’articolo qui.

La “nuvola” della rete ci mette a disposizione alcuni music editor/creator, come la coppia Roc e Myna. I due programmi curiosamente appartengono ad un sito web che non ha nulla a che vedere con il campo musicale. Sono infatti dei tools messi a disposizione dall’ormai famoso sito/applicazione Aviary, che sostituisce egregiamente i costosissimi image editors come Photoshop e fratelli. Per poter usufruire dei servizi di Aviary non bisogna far altro che registrarsi gratuitamente. Se non si vuole creare un nuovo account, c’è la possibilità di accedere utilizzando direttamente il proprio profilo Facebook, Twitter , Google, Yahoo o Soundcloud, il che renderà anche più veloce lo sharing con i propri amici. Iscrivetevi serenamente anche solo per una prova, perché la politica del sito è “we won’t share, sell or spam”: non sarete infastiditi da copiose email di notifica o pubblicità.


ROC (http://advanced.aviary.com/online/music-creator):
Roc (Fig. 1) è un creator limitato. Non è pensato per ideare tracce intere, ma piuttosto per la creazione di brevi loop di 8 battute in 4/4. L’editor è quanto di più intuitivo possa esserci: è costituito da una sola pagina, una semplice schermata da riempire con il proprio beat (Fig.2). Sulla sinistra abbiamo i riferimenti delle nostre 12 righe, in ognuna possiamo caricare un suono. Ci sono ben 50 preset che comprendono ad esempio set di percussioni o synth bass, suoni di piano e anche un originale set di suoni di videogames retrò. Se non ci soddisfano possiamo caricare i nostri suoni oppure campionarne di nuovi con una funzione di rec. Le funzioni di base ci sono tutte: pan e volume dei singoli campioni, tempo, master volume, volume della singola nota o colpo di percussione (velocity mode), possibilità di creare random loop. Dopo aver completato il nostro file, lo salviamo in pochi secondi. Oltre al titolo, possiamo aggiungere una breve descrizione al nostro brano e le irrinunciabili tags per essere scovati da altri utenti curiosi. Possiamo riprendere il brano in ogni momento per modificarlo. Con Roc costruiamo i piccoli tasselli che potremo montare successivamente con l’ausilio di Myna o qualunque altro editor. Possiamo infatti effettuare il download delle nostre creazioni come mp3 o come wav e continuare il lavoro offline come abbiamo sempre fatto.


MYNA (http://advanced.aviary.com/online/audio-editor):
Myna (Fig.3) è l’editor che ci viene in aiuto per il missaggio delle nostre tracce. Come per Roc, attualmente c’è un limite massimo per la nostra song (6 minuti). Possiamo importare file che hanno estensione di tipo wav, aif, mp3, wma, m4a, ogg. E’ possibile inoltre caricare tracce dal database di SoundCloud (nostre o di altri utenti che le hanno volute condividere) e naturalmente anche attingere al database interno di Aviary per utilizzare i Roc Beats creati da noi o “pubblici”. Una nuova feature permette di usare una serie di campioni di Quantum Tracks (APM Music) creati da compositori cibernetici e messi a nostra disposizione per combinarli, modificarli, remixarli. Per rendere più facile il lavoro di ricerca, i samples sono suddivisi in categorie e sottocategorie: per ogni genere avremo intro, loops e ends. Ricordiamo che, mentre abbiamo la totale paternità di un’opera interamente creata da noi, non potremo però usare per fini commerciali tracce che contengano campioni di Quantum Tracks o di altri utenti senza prima aver ottenuto una licenza. Oltre al limite di lunghezza massima, Myna sembra essere un editor piuttosto completo (Fig.4). Ha dentro di sé tutti gli strumenti di base di cui abbiamo bisogno per editare i nostri brani: automazioni, effetti i cui parametri sono completamente editabili (Fig.5), oltre naturalmente alle opzioni di loop, stretch, trim e reverse. Dopo aver concluso il mixdown, possiamo conservarlo online oppure effettuare un download scegliendo tra mp3 e wav. Il tutto, inutile dirlo, è di una semplicità disarmante.

Trattandosi di una piattaforma online, Myna e Roc aggiungono qualcosa che i nostri Cubase, Pro Tools e Logic non hanno: la possibilità non solo di sharing istantaneo ma anche di collaborazione con altri utenti su uno stesso file, esattamente come accade per Google Documents, solo che il file in questione non è di tipo testo ma audio.

Per un utente “musicalmente attivo” i vantaggi sembrano essere:

• avere dei programmi molto intuitivi con tutte le funzioni di base senza dover pagare un centesimo; accadeva già con i software liberi in circolazione, mi direte voi… ma quale freeware è quotidianamente aggiornato e migliorato tanto da darci in ogni momento il massimo della prestazione e la tempestiva risoluzione di errori? nessuno finora; questo genere di software in cloud (così come accade nel caso di Ubuntu) ha enormi margini di miglioramento;
• sharing veloce e l’opzione di “multi-recording” con altri musicisti internauti;
• non avere più necessità di un pc potente per utilizzare editor audio;
• non avere più necessità di memoria fissa per salvare le proprie creazioni;
Ovviamente stiamo parlando di vantaggi per utenti non-professionisti, che non hanno bisogno di chi sa quali introvabili campioni d’orchestra registrati alla Royal Albert Hall. D’altra parte sono certa che a breve vedremo distribuiti commercialmente anche dei dischi esclusivamente registrati in cloud.

Gli svantaggi sono:

• software limitati, non ancora completi per dei professionisti, ma più adatti ad un approccio amatoriale goliardico o di sperimentazione;
• lentezza nel caricare le tracce di Roc (parliamo di una decina di minuti, un po’ troppi!);
• il rischio, se conserviamo le nostre creazioni esclusivamente online, di perdere tutto se la piattaforma fallisse da un giorno all’altro o avesse improvvisi malfunzionamenti;
• per quanto vogliamo fidarci della serietà di questo o quell’altro sito, il rischio di furto di un’opera aumentano notevolmente rispetto al registrare un brano nel familiare ambiente offline in cui siamo gli unici spettatori della nostra creazione;

Che l’ago della bilancia tenda più verso i pros oppure verso i cons è questione assolutamente soggettiva.
Nella terza parte di “Un futuro nuvoloso” parleremo dell’uso più comune che un utente può fare del cloud computing in ambito musicale: lo storage online di tutti i propri brani. Fenomeni come iCloud, MP3Tunes e Google Music stanno cambiando il mercato digitale. Ma hanno dei risvolti nascosti da approfondire con maggiore attenzione.
Stay tuned!
Annalisa De Martino

Audio Unit Gratuiti per Mac OSX

Audio Unit (abbreviato AU) è il formato dei plug-in, sia effetti che strumenti, per OSX. È il formato utilizzato da molti programmi in ambito audio (e audio/video) come GarageBand, Logic, SoundTrack Pro, Final Cut, Ableton Live, AULab e molti altri. Con l’avvento dei Mac con processori Intel, è stato necessario introdurre le versioni Universal Binary (abbreviato UB) degli AudioUnit. Attenzione, se troviamo degli AudioUnit non Universal Binary, non potremmo utilizzarli se abbiamo un Mac con processore Intel.

Come installare gli AudioUnit che non sono provvisti di un programma di installazione automatica?
È molto semplice, se ci troviamo di fronte un file DMG (una sorta di archivio/immagine) basta cliccarci due volte sopra per montarlo e renderlo visibile come unità (o sul desktop o sul finder). Se all’interno del pacchetto non è presente nessun installer, ma solo il file del plugin (generalmente con estenzione .component) basterà copiare questo file nella cartella /Library/Audio/Plug-Ins/Components ed il gioco è fatto.

Di seguito una piccola lista di alcuni dei più noti AudioUnit gratuiti e sopratutto Universal Binary per Mac OSX.

Free Voxengo Effects Plugin (VST/AU)www.voxengo.com/group/free-vst-plugins/ – Una collezione di effetti (in questo caso anche VST) della nota casa Voxengo, gratuiti e pronti all’uso. Sono presenti, tra i tanti, EQ, amplificatore virtual (Virtual Tube Amp), Delay e Reverb.




AirWindows free audiounitswww.airwindows.com – Scorrendo la pagina iniziale della softwarehouse AirWindows, troviamo una grossa raccolta di AudioUnit gratuiti, comprendenti una serie di effetti tra cui: flanger, chorus, overdrive, simulazioni di vari effetti analogici.




ohmforce free pluginswww.ohmforce.com/UseFreeSoftware.do?action=freeware – Ohm Force è un’azienda francese specializzata nello sviluppo di plugin audio. Mette a disposizione un ottimo filtro risonante (Frohmage) e un simpatico virtual instrument con diversi preset pronti per essere usati o modificati (Symptohm).




togu audio line - virtual instrumentskunz.corrupt.ch – Abbiamo già parlato di Togu Audio Line in qualche scorso articolo. Ottimi virtual instruments gratuiti in formato AU universal binary (ma anche VST). Da provare assolutamente il Vocoder e il BassLine (emulazione del classico Roland SH-101)




Advanced Orchestra Extended – Libreria suoni orchestrali

In un proliferare sempre più veloce di nuove librerie orchestrali, registrate con tecniche sempre più accurate al limite della perfezione, che senso ha ripescare una libreria “datata” come quella di Peter Siedlaczek che risale al lontano 1993, con una aggiunta nel 1997 e riprogrammata, riadattata ed ottimizzate nel 2005 per un utilizzo con Halion ed EXS24? Può essere competitiva una libreria orchestrale di questa “esperienza” alla luce delle più recenti release quali le East West Quantum Leap, Vsl e similari?

 

Advanced Orchestra Extended:

Il prodotto si presenta in un contenitore DVD di colore verde (Fig.1 – il DVD di Advanced Orchestra Extended) con accluso un booklet di introduzione allo strumento con relative illustrazione delle nuove funzioni di programmazione ed organizzazione introdotte (Fig.2 – l’elegante Booklet di colore verde). La libreria richiede, per essere eseguita, una versione del software Steinberg Halion (versione 2.0.3 PB2 o superiore) oppure Emagic EXS24 (II o superiore) con una preferenza per gli ambienti di “host” con la funzione “freeze”, come Cubase, Logic e Cakewalk. Non sono presenti requisiti di sistema operativo se non quelli legati al player che si utilizza. Come hardware ottimale viene segnalato: 1 GB di RAM o superiore. Il minimo indicato per utilizzare senza grandi problemi la libreria è 500 Mbytes di RAM. Va detto che una delle note positive della Advanced Orchestra sta proprio nella capacità di concentrare un altissimo numero di “performances” con un consumo complessivo di risorse decisamente basso, in particolare se utilizzato con molti “cugini” attuali, affamati di risorse. La libreria, trasferita su Hard disk occupa uno spazio di 6Gbytes, suddivisi tra “patches” Halion ed Exs24. L’accluso libretto introduce l’utilizzatore alle novità introdotte in questa versione nonché illustra le nomenclature tecniche utilizzate per i suoni. La quantità di samples è davvero impressionante! Ad un primo ascolto, si potrebbe dire che, dopo il set Vsl Pro Editon, la Advanced Orchestra rimane la più dotata per ricchezza di contenuto. Il software è stato provato su di un PC e come player è stato utilizzato in un primo momento Vsampler (www.vsampler.com), al fine di testare la libreria anche con un campionatore diverso da quelli segnalati, mentre in seguito abbiamo utilizzato i previsti Halion 3.0 e EXS 24. Vsampler è sembrato in grado di tradurre le complesse articolazioni della Advanced Orchestra extended, anche se alcune rifiniture si sono rese necessarie per un utilizzo completo. Il test viene effettuato su una macchina Intel Pentium IV 3.0 Ghz, 1 Giga Ram,  2 H.D. da 7200 RPM con 8 mega di cache e scheda audio Fireface 800 della RME. Ho preferito utilizzare lo stesso computer e scheda audio impiegato sia nel test della library Miroslav Philharmonik che di Halion Strings 2, in modo da avere anche un paragone sia sonoro, che in termini di prestazioni del sistema. Come casse monitor ho affiancato alle ottime Genelec 1032 una coppia di PMC modello TB2S-A. La Advanced Orchestra si potrebbe definire una orchestra “semi-dry”: i suoni, infatti, non sono registrati catturando l’ambiente di una hall da concerto, ma posiziando i microfoni ad una distanza di circa 10cm.  Questo è uno dei punti di forza della libreria, in quanto consente all’utilizzatore di mescolare più agilmente i suoni con altre librerie, anche tipicamente “ambiented” come la EWQLSO Gold. Questa operazione, infatti, risulta estremamente difficile con orchestre registrate completamente “dry” quali la VSL, ovvero con librerie che hanno un ambiente totalmente differente, come ad esempio la libreria americana di legni “Westgate Woodwinds” (http://www.westgatestudios.com).

La programmazione: nuove patch
Per ogni sezione e strumento sono presenti sostanzialmente quattro tipi di patch tutte in keyswitching (cambio di articolazione alla pressione di un tasto della keyboard): le più recenti sono le “key Velo” e le “key crossfade”. Nelle “Velo” i suoni sono stati riprogrammati in modo da offrire una variazione nel timbro e nel volume legata ad una maggiore o minore pressione sul tasto della master keyboard. L’innovazione della extended rispetto alle precedenti versioni sta nella presenza di strumenti “multilayer” (più livelli di timbro), assenti in precedenza a causa delle ridotte dotazioni di memoria e di CPU dell’epoca. Sono stati inoltre aggiunti i nuovi timbri della upgrade ’97.  Le patches “crossfade”, di contro, affidano alla “modulation wheel” il compito di “mixare” i diversi livelli di timbrica, ad esempio per la creazione di “crescendo” o “diminuendo” realistici. Sono anche presenti patches cosiddette “N”, che hanno i keyswitches sulla sinistra al fine di suonare lo strumento nel suo registro effettivo.

Strings:
Per gli archi abbiamo a disposizione tre differenti tipologie: ensemble, “chamber” e solo. Molto semplici da usare tutti i timbri di ensemble. I violini sono resi maggiormente dinamici dall’integrazione con l’update ’97, che ha aggiunto ulteriori due livelli ai sustain, nonché nuovi staccati, tremolo e sordino. Questi ultimi, ad avviso di chi scrive, si qualificano tra i più interessanti ed utilizzabili sul mercato, perfettamente collocabili in mix di brani comedy/romantic grazie ad un timbro delicato ma di carattere. Buone anche le altre articolazioni. Cogliamo l’occasione per segnalare quello che è il vero punto di forza della Advanced Orchestra e che la rende, anche a più di dieci anni dalla sua prima registrazione, uno dei prodotti più utili sull’intero mercato dei campioni orchestrali: le “frasi”. Peter Siedlaczek ebbe, infatti, l’ottima idea di registrare performance dell’orchestra diverse dalle singole note. Ecco quindi che caricando le patches “performance” (Fig.3 – Caricamento patches di strings con Halion) si è in grado di inserire nelle proprie composizioni mordenti, acciaccature, scale, glissandi e crescendi. Risulta davvero singolare come alcune articolazioni presenti nella Advanced Orchestra non siano state registrate anche da altri sviluppatori in seguito. La scarsa tendenza delle “software house” di settore a creare alleanze e collaborazioni, infatti, ha portato alla proliferazione di librerie concorrenti composte dagli stessi suoni (articolazioni base), ma con diverse origini e produzioni, impedendo la formazione di budget adeguati alla registrazione di performances alternative. Peter Siedlaczek è riuscito, di contro, a registrare un ampissimo “samples pool”, dal quale sono stati poi tratti titoli dedicati a frasi esecutive quali “Smart violins” o “Orchestral Colours”. Come suoni favoriti dell’intera sezione segnaliamo i sordini in genere ed alcuni dei nuovi staccati.

I legni:

 

Davvero ampia la scelta di suoni per la sezione legni. Sono presenti sia strumenti solisti che “ensembles”, ed anche qui non mancano le numerose articolazioni e frasi, elemento distintivo della libreria. Complessivamente il suono può apparire “grezzo”, ma rappresenta uno degli esempi più lampanti di riuscita semplicità nella realizzazione di patches orchestrali. Buoni i flauti, ottime le frasi ed i glissandi, unico neo il “flauto piccolo sustain” (Fig.4 – Flauto piccolo) non presente nella versione originale, che mostra un carattere artificiale. Molto convincenti anche oboe e corno inglese, specialmente nel registro forte. Il “clarinetto solo” presenta una certa nasalità nel timbro, ma nel mix offre una buona riuscita. Molto belli i glissandi e le articolazioni aggiuntive. Buone anche le performances di fagotto, controfagotto e clarinetto basso. L’update ’97 ha aggiunto anche nuove registrazione nei flauti e nei clarinetti. La nuova programmazione consente di utilizzare il crossfade per simulare crescendi ed altri effetti. Il nostro premio per il miglior suono di sezione lo assegniamo ai flauti, in particolare nella parte dedicata alle frasi e scale, molto efficaci.

Gli ottoni:

 

La dotazione di ottoni è ricca come nelle altre sezioni. La qualità (o sarebbe meglio definire la “modernità”) dei suoni varia da strumento a strumento ed è l’unico caso in cui l’età della libreria si fa sentire con evidenza. Difatti, la registrazione degli ottoni ha subito radicali cambiamenti nel corso del tempo, grazie alle nuove tecnologie di registrazione ed all’esperienza che gli sviluppatori di campionamenti orchestrali hanno acquisito nel corso del tempo. I corni, ad esempio, risentono di tali criteri e forniscono una performance molto scura e inevitabilmente artificiale, sia per il solo che per la sezione. Tuttavia le frasi, i “rips” e le altre “performances” sono di grande aiuto quando si necessita di aggiungere elementi più naturali e “suonati” alle proprie composizioni. Più che sufficiente la resa dei tromboni, inclusi i “flutter”; molto buona la qualità delle trombe, punto di forza dell’intera sezione ottoni. Queste ultime, infatti,  suonano  sorprendentemente cristalline e si integrano molto bene anche in mix moderni, fianco a fianco con prodotti di ultima generazione. Davvero utili anche in questo caso le frasi e gli effetti (mordenti, shakes, ripetizioni). Presenti anche glissandi con differenti durate, dal suono molto interessante. Buona la tuba anche se un po’ scura come il resto dei brass. Come accennato in precedenza, la sezione degli ottoni è quella che ci ha convinti di meno e sono le trombe ad occupare un posto di favore nella sezione fiati.

Le percussioni, arpa ed effetti:

 

Questa sezione è, assieme agli archi, quella che più ha tratto maggior beneficio dall’incorporazione della libreria originale e l’update ’97, che, tra l’altro, introdusse moltissime nuove percussioni e toni di arpa (nella versione originale erano contenuti solo glissandi ed accordi). Proviamo ad elencare alcuni degli strumenti percussivi (intonati e non) presenti: Crotali, Piatti18″ & 24″, Marimba, Glockenspiel, Thai Gongs, Timpani, Campane tubolari, Vibrafono, Xilofono, Gong, Gran Cassa, Rullanti, Triangoli, kit orchestrale completo… e l’elenco sarebbe molto lungo ancora. Restiamo sorpresi dalla strana assenza della Celeste, introdotta dall’update ’97 ed a quanto pare abbandonata in seguito, per non ben chiari motivi. La qualità complessiva è buona e nel loro complesso le percussioni ricordano da vicino l’altra teutonica per eccellenza, la Vienna Symphonic Library, con la quale la Advanced Orchestra mostra non pochi (e spesso sorprendenti) “apparentamenti”, soprattutto nel tipo di performance catturate.

Conclusioni:

Advanced Orchestra è una library molto adatta a quei compositori/orchestratori in grado di manipolare con efficacia riverberi ed equalizzatori ed inoltre hanno discrete capacità di piazzamento (panning) degli strumenti. Credo proprio che rimarranno sorpresi da quello che una libreria come Advanced Orchestra può esprimere, se opportunamente utilizzata. La filosofia si contrappone a quella di librerie come EWQLSO, nate per essere semplici da utilizzare, che includono l’ambiente di registrazione mediante i “release trails” e non necessitano di posizionamento nello spettro stereo, in quanto gli strumenti sono posizionati in partenza. Tuttavia, posizionare la Advanced Orchestra nello spazio è operazione non così complessa. Il bilanciamento e la semplicità dei timbri consentono, infatti, alla libreria della Best Service di non occupare più di tanto spazio nel campo stereo, evitando sovraccarichi di frequenze. Una menzione speciale va agli effetti orchestrali, vera piccola gemma nel complesso di una libreria più che soddisfacente. Sono state registrate, infatti, performances effettistiche di archi, fiati, legni, arpa e percussioni.

Come accennato in precedenza, la prima nota positiva da segnalare della Advanced Orchestra risiede nella capacità di concentrare un altissimo numero di performances con un consumo complessivo di risorse decisamente basso, caratteristica oggi assai rara e, ad avviso di chi scrive, “preziosa”. Persino librerie dal peso complessivo inferiore ai 2 Gb come la Garritan Personal Orchestra (Fig.5 – Garritan Personal Orchestra) finiscono per richiedere numerose risorse di sistema, anche in termini di consumo Cpu. Le sonorità offerte in termini di timbrica sono assimilabili agli altri prodotti “europei”, quali Miroslav Philharmonik e Vienna Symphonic Library. Rispetto alla libreria di Vitous, la Advanced Orchestra possiede meno espressione e passionalità, anche se predomina nettamente in termini di numero di articolazioni proposte. Il rapporto con la VSL risulta interessante, in quanto la Advanced Orchestra appare a tutti gli effetti come una sorta di  “progenitore” della VSL, vale a dire ritroviamo quel concetto di completezza nelle articolazioni che il team di Herb Tuchmandi ha poi egregiamente elevato a potenza e sviluppato nelll’oramai  impressionante bagaglio di campioni e performances che costituiscono  il Symphonic Cube. (Fig.6 – il performance tool sviluppato dal team VSL). Rispetto alle più recenti realizzazioni risulta un po’ penalizzante il non utilizzare un player abbinato alla libreria come nel caso della East West Quantum Leap. Infatti, gli utenti di sampler player diversi da Halion di Steinberg o dell’EXS 24 di Logic, potrebbero incorrere in errori di “traduzione” dell’assegnazione dei controlli e variazioni timbriche notevoli. D’altro canto, le numerose funzioni di Halion consentono di utilizzare VST esterni e numerosi parametri di personalizzazione, normalmente non disponibili sui player della Native Instruments (Fig.7 – il sampler di Steinberg – Halion), in particolare l’uso di effettistica esterna permette un trattamento ed una riverberazione/equalizzazione personalizzate per sezione o timbro. A questo punto la nostra risposta alla domanda iniziale: c’è ancora posto nell’attuale mercato per questa libreria ed il suo “bagaglio di esperienza?” è, a nostro avviso, assolutamente sì. Siamo rimasti, infatti, piacevolmente sorpresi nel constatare quanto “moderno” può risultare questo prodotto, grazie soprattutto a criteri lineari di produzione e registrazione e ad un ridotto utilizzo di “filter processing” e “noise reduction”. Advanced Orchestra, inoltre, è ottima come “libreria complementare”, da abbinare, ad esempio, alla EWQLSO Gold o alla Miroslav Philharmonik. In base alle prove effettuate la libreria di Peter Siedlaczek è risultata perfettamente compatibile con entrambe, seppur molto diverse. Un esempio? Le doti camaleontiche consentono di aggiungere alla dotazione non completissima di legni della Gold, un importante arsenale per qualsiasi arrangiatore orchestrale degno di tal nome, aggiungendo “runs” e performance addizionali.

Linux e…

Fig.0

La politica serrata dei grandi nomi, unita molto spesso al “sentito dire” tipico di chi è lontano dal mondo dell’informatica, hanno a lungo portato a pensare al sistema operativo Linux come qualcosa di complesso, inadatto e lontano dal musicista.
Se fino a qualche tempo fa questa affermazione poteva risultare veritiera, oggi grazie allo sforzo sempre maggiore della comunità del “pinguino”, sembra vi sia stato un reale avvicinamento agli utenti comuni, poco avvezzi all’uso di stringhe e terminali. Diverse le realtà anche nel nostro paese, in cui Linux aiuta il musicista in tutte le fasi della produzione, dalla progettazione del brano al mastering. Tuttavia essendo un mondo in continuo aggiornamento è facile, per chi vuole produrre musica, perdersi nella vasta mole di argomenti. Vediamo allora semplicemente come arrivare alla meta prefissata insieme a Lello Cardone, presidente dell’associazione culturale che si occupa di e-learning musicale open source attraverso il sito www.studiaremusica.com

Le “Distro”: ovvero le distribuzioni linux.

Per un utente Windows o Mac non è semplice immaginare il loro beneamato sistema operativo ricostruito in base a specifiche esigenze (anche perché questo non sarebbe possibile legalmente). Ecco la prima differenza tra Linux (fig.1) e i sistemi “chiusi”. In questi ultimi non è possibile modificare il cuore del sistema operativo, né tanto meno adattarlo o migliorarlo. Il mondo Linux invece è questo, dare a tutti la possibilità di contribuire al perfezionamento del sistema aggiungendo pezzi, riscrivendo righe di codice, ottimizzare determinate funzioni etc… Questo avviene secondo i canoni della Licenza GNU/GPL, ogni modifica al cuore del sistema è possibile grazie alla possibilità di accedere liberamente al codice sorgente. 1I “sorgenti” degli applicativi, opportunamente modificati, verranno poi ricompilati per dare vita ad una nuova distribuzione. Ovviamente il rischio è che il neofita finisca per perdersi tra le centinaia di varianti e versioni di Linux che giornalmente sono messe a disposizione pubblicamente per il download. Come accennato, Il nome con cui si identificano queste ISO da masterizzare su DVD o CD è “Distribuzione” (in gergo Distro). Se volete essere aggiornati sulle nuove release, potete collegarvi al sito www.distrowatch.org in cui troverete oltre ad una classifica delle Distro più utilizzate, un sunto sulle principali “propensioni” delle distribuzioni offerte. I protagonisti sono: Ubuntu (una variante di Debian in continua evoluzione, grazie all’impegno di Canonical), SUSE, Mandriva, Knoppix, Fedora, Slackware, Gentoo, Mepis, Studio64, Dyne:bolic. La nostra scelta è caduta su Ubuntu (fig.2), che gode di un’interfaccia semplice e di un ottimo supporto.2
Voglio aggiungere che mentre quasi tutti i sistemi operativi chiusi vanno necessariamente installati, è possibile far girare Linux anche senza installare nulla sull’HD, ovviamente con le dovute limitazioni del caso. Basterà procurarsi una distribuzione “Live” per avere un’impressione “a pelle” delle potenzialità offerte, senza rischiare di corrompere un sistema operativo già residente. Personalmente consiglio l’installazione di una macchina virtuale (un sistema operativo nel sistema operativo), Linux girerà così a piene funzionalità, non pregiudicando in alcun modo il “SO” che lo ospita (per dettagli consultare il sito www.vmware.com , oppure Parallels Desktop al link www.parallels.com o ancora, per chi ha computer Mac con CPU PowerPC, Virtual Pc di Microsoft o Guest PC ). D’altronde i moderni Pc potendo beneficiare di notevoli capacità di calcolo e di ingenti quantità di Ram a basso costo, ben si prestano a questo tipo di soluzioni. Spetterà a voi poi la scelta di quello che dovrà essere il compagno definitivo di “giochi”. Ormai siamo lontani dai tempi in cui mettere su una “Distro” era sinonimo di dichiarare guerra ai driver di sistema: Knoppix ed Ubuntu ad esempio (in versione DVD), oltre a contenere migliaia di applicativi, riconoscono nativamente moltissime periferiche. Anche Ubuntu, la distro da noi scelta, possiede di “default” la modalità live. Essa torna utile anche per verificare se tutto l’hardware di sistema viene visto correttamente prima di una eventuale installazione.

Il kernel

Il “nucleo” del sistema operativo è il Kernel. Creato nel 1991 da Linus Benedict Torvalds (fig.3) e distribuito col sistema di licenze GNU (il sistema GNU, creato da Stallman nel 1983, permette una gestione del software libera dai vincoli del diritto d’autore), ha dato vita di fatto a ciò che oggi chiamiamo Linux. 3Nel kernel sono contenute tutte le funzioni necessarie al corretto funzionamento del sistema: la gestione delle risorse, della memoria, delle periferiche, etc… Esso gestisce i processi ed in ogni istante è possibile controllare fin nei minimi dettagli cosa sta succedendo. Si accede a tutte le funzioni di sistema dalla Shell, un terminale testuale che rappresenta l’interfaccia utente con cui è possibile modificarne i parametri. I programmi accedono all’hardware attraverso delle chiamate verso il Kernel (system call) che valuta le priorità e le attiva redistribuendo il calcolo, la disposizione in ram e la gestione dell’hardware connesso (scheduling). Inoltre gestisce il multitasking e la multiutenza con differenti permessi, questo fa si che diversi utenti possano avviare differenti processi, con differente grado di privilegi, contemporanea- mente dalla medesima macchina. Infine il Kernel è in continua e rapidissima evoluzione per supportare nuovi hardware, funzioni e moduli. Potete installare un Kernel Linux su molti hardware, dai telefonini alle consoles, dai router ai videoregistratori ed ovviamente sulle piattaforme PC (32 e 64bit), SPARC, Power PC. Essendo modulare (fig.4)4 potete eliminare righe di codice non strettamente necessarie rendendolo flessibile, minuscolo e solido. Ciò è impensabile nel mondo dei sistemi chiusi che finiscono per fagocitare enormi risorse pur di rendere l’ambiente pronto ad un utilizzo “generico”. Ovviamente anche il Kernel Linux può diventare molto grande ed assolvere così a miliardi di funzioni, incluso il supporto per la grafica 3D ed il multimedia più avanzato. A Maggio 2007 è uscita Ubuntu Studio (www.ubuntustudio.org ) una distribuzione Linux Ubuntu totalmente dedicata al multimedia. Questo Linux possiede il Kernel in real time, fondamentale per le applicazioni audio; di fatto riduce la latenza nella gestione del sistema e comprende nativamente moltissime applicazioni professionali per il doppiaggio cinematografico, per il sequencing e per l’ editing audio/midi oltre che numerosi plug ins e software di mastering e notazione. La stabilità e la personalizzazione del sistema permettono a Linux di competere ed essere vincente anche sul fronte server. Ed è li che i concorrenti maggiormente lo invidiano.

Modalità di funzionamento (amministratore ed utente) e audio driver.

Mentre in un sistema Windows dall’installazione in poi si è normalmente “amministratore”, ovvero utenti con il permesso di poter fare ciò che si vuole del sistema operativo, con Linux di default si è “utente”. Questa sostanziale differenza permette a Linux di non prendere virus perchè le modifiche ai files di sistema possono essere fatte solo se siete in modalità root, ovvero amministratore. Normalmente ogni utente ha una “home” ovvero una cartella dove si possono installare le proprie applicazioni con le relative cartelle, documenti, temi etc… Le librerie che contengono le istruzioni da leggere dal programma sono al sicuro nel file system, spesso in usr/bin che è protetto, mentre nella cartella home vivono due categorie di sottocartelle e files: quelle visibili e quelle nascoste. Le cartelle nascoste iniziano con un punto (.wine o .amule ad esempio) e contengono spesso altri files e cartelle che permettono elevate personalizzazioni. Le cartelle visibili sono invece in chiaro. Ora il nuovo Windows Vista sembra aver appreso molto dai sistemi Linux perchè sta proteggendo l’installazione e la manipolazione dei files di sistema in un modo molto simile a linux. Il core Unix di Mac OS invece possiede lo stesso concetto di protezione di Linux e la stessa gestione user/root.

L’hardware ed i driver audio ALSA ed il server audio JACK

Mentre le schede audio integrate sono ottimamente supportate da Linux anche per via di ottimi progetti quali OSS, ALSA, JACK, le schede audio professionali soffrono di una vistosa ostilità verso Linux.
I driver OSS (Open Sound System) creati nel lontano 1992 da Hannu Savolainen sono da molti considerati superati. Hanno avuto un periodo di grande splendore perché erano “portatili” sulle principali versioni di Unix.
In realtà funzioni che oggi appaiono ovvie per una gestione audio completa, per questo tipo di driver non lo sono, e si potrebbero incontrare vari problemi in fase di utilizzo. Non stiamo parlando di cose complesse ma di:

  • Full duplex, ovvero la possibilità di registrare ed ascoltare contemporaneamente allo stesso numero di bit (chi ricorda i primi driver per Windows che gestivano schede audio in half duplex con registrazione a 16 bit e lettura ad 8, nel migliore dei casi, sa cosa voglio dire!);
  • wavetable software (le prime schede audio avevano nel migliore dei casi una eprom su cui era impressa una libreria sonora di base, solitamente GM, anche se non di rado sono esistiti solidi esempi di schede in grado di personalizzare la wavetable con campioni propri)
  • Mixing hardware multicanale limitato.

Il progetto OSS si è evoluto in opensound ma è diventato chiuso mentre da una sua costola sono nati i driver ALSA (fig.5).
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ALSA (www.alsa-project.org ) che sta per Advanced Linux Sound Architecture, questi possono emulare in modo eccellente i vecchi OSS.
I driver ALSA, (nati nel 1998 grazie a Jaroslav Kisela) sono stati implementati nel kernel solo dopo il 2002. Essi gestiscono diversi processi contemporanei, sono in grado di rilevare e configurare molte schede audio e, abbinate a Jack, riescono a gestire in modo ottimale tutto il flusso del segnale audio sotto Linux.

In realtà a questo punto bisognerebbe fermarsi un attimo e pensare: ma le case di schede audio professionali? Non dovrebbero essere loro ad interessarsi allo sviluppo dei driver anche per questo sistema operativo? Perché ci lasciano soli? C’è solo la voglia di sottovalutare un grande sistema operativo o altro? In effetti sono poche le case che supportano attivamente l’open source. Ciò accade sia per accordi economici con le case produttrici di software chiuso, sia perché sono esse stesse spesso produttrici di software proprietario e temono il software libero. Di fatto non vengono rilasciati i sorgenti dei driver, per questo i programmatori sono costretti al reverse engineering di cui parlavamo in precedenza (con MOTU e Digidesign – fig.6 – ad esempio si sta operando attraverso anche l’analisi dei protocolli). Ad interessarsi di questa lacuna lamentata è il progetto FreeBob (freebob.sourceforge.net ) che produce un driver a bassa latenza generico per le schede audio firewire (sul sito vi è la lista completa ed aggiornata dell’hardware).6
L’installazione sotto Ubuntu è molto semplice. Dopo aver installato l’intero sistema e relativi aggiornamenti, basterà inserire nelle sorgenti software il seguente indirizzo “deb http://ftp.debian.org/debian“. Bisogna dire che sotto Linux molti software commerciali quali Acrobat Reader, Flash, o anche le librerie per leggere gli mp3 o Skype possono essere installati comunque da “repository”, ovvero indirizzi di server che contengono gli stessi programmi. Scegliendo Aggiungi/Rimuovi ed aggiornando la lista sarà possibile vedere anche i nuovi software. E possibile anche arrivarci da Sistema/Amministrazione/Gestore pacchetti Synaptic.
E’ bene fare luce sul server audio Jack, mostrato in figura 7 (è così che Linux identifica alcuni driver particolarmente personalizzabili nelle interconnessioni e con bassissima latenza), che permette alla stregua di un potente sistema ASIO di connettere ingressi ed uscite hardware con line in /out reali (scheda audio) e virtuali (strumenti virtuali e sequencer). Jack, scritto per POSIX e pienamente compatibile GNU/Linux e OS X è arrivato alla versione 0.102.20 e supporta da questa versione anche il protocollo midi. Il porting su Windows è in fase di ultimazione. JACK è molto potente (sono arrivato a 0.2ms di latenza con la mia scheda integrata del notebook a 48khz 16bit) e sono tantissimi i programmi supportati.

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La prima “killer application” audio: Ardour

Per “killer application” si intende quel software che sbaraglia la concorrenza ed impone un modo di lavorare professionale. Di fatto è un programma che, sviluppato con grande professionalità, permette di trainare anche un sistema operativo. Nei vecchi Atari ST le killer applications sono state Notator (poi diventato Logic) e Cubase (chiamato nella prima versione Cubit e poi cambiato per problemi di copyright). Il midi integrato nel computer e la grande scaltrezza delle software house che produssero queste applicazioni permisero al musicista di avvicinarsi al mondo dell’informatica come nessuno è riuscito a fare prima.
Nell’ambiente Linux la killer application è senza dubbio Ardour (fig.8); sequencer audio potentissimo che attraverso una seria gestione del server audio Jack permette alle periferiche audio di comunicare con i moduli software del kernel con grande precisione e velocità. Tutte le frequenze di campionamento professionali sono supportate ed il segnale viene gestito con cura e bassa latenza.8
Di fatto Ardour è una completa DAW con registrazione multitraccia e multicanale, con editing non lineare e non distruttivo, gestione delle regioni complessa, undo/redo infiniti, mixer software capace di rivaleggiare, nella gestione del routing con i maggiori equivalenti hardware, supporto di controller midi professionali, supporto dei plug in LADSPA (di questo formato che raccoglie innumerevoli plug-in ne parleremo in seguito) e multioutput.
Essendo POSIX-like, questo sequencer è multipiattaforma e lo si può installare anche sotto MAC OSX.
Per quanto riguarda le richieste hardware minime di Ardour, questo gira anche sotto un 200 Mhz con 64mb di RAM. Considerando che oggi tutti posseggono un computer pingue, date le esose richieste dei sistemi operativi chiusi, (millantati come unico sistema operativo installabile), qualunque macchina va bene.
Ovviamente un conto è far suonare 5 tracce audio senza un carico di plug-ins e tutt’altra storia è dire “voglio registrare 78 tracce audio con 56 plug ins su ogni traccia!” Il produttore consiglia un dual processor con quanta più ram possibile, oltre ovviamente ad un hd veloce per tempi di accesso e numero di giri, magari SCSI o firewire, qualora fosse esterno. AMD è il produttore di processori consigliato. Le schede audio consigliate sono: RME Hammerfall (fig.9) e M-Audio Delta series, pienamente supportate da Linux.

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Come s’installa?

Spesso chi si avvicina a Linux scappa via perchè è abituato a non lavorare con la shell (console testuale) ed ha solo voglia di fare click per ottenere il risultato, insomma “avanti, avanti, fine”. Questo modo di fare, forse voluto per gli utenti di sistemi chiusi, ha portato spesso i computer a diventare oltre che raccoglitore di software spesso inutili, un vero e proprio vivaio di spyware, virus (fig.10), malware, ed altre pestilenze informatiche.
Una mia particolare convinzione è che se un sistema è instabile è anche colpa delle scelte dell’utente che lo usa. Tornando a Linux ed Ardour ci sono diversi modi di installarlo. O si scarica un repository (l’indirizzo di un server che contiene tutte le librerie e soddisfa in automatico le dipendenze installando tutto ciò che serve) da dove prelevare il software solo scrivendo il nome tra i pacchetti da installare (spesso è già sotto il menù multimedia) o ancora per via testuale. Vediamo come:

  • apriamo il terminale (shell o console come dir si voglia) che si trova sotto la voce accessori e digitiamo senza apici, e dopo essere connessi ad internet ovviamente, “apt-get install ardour” e premiamo invio. Fatto!

Attenzione questo comando installa tutte le dipendenze ed il software automaticamente, quindi dovete essere in modalità amministratore. Per diventare amministratore dal terminale digitare “su” e premere invio, vi basterà ora inserire la password amministrativa. Questa prassi funziona su tutti i Linux che dispongono dei tools APT. Altri “facilitatori” delle installazioni sono Emerge e Yum (la pratica è pressoché simile: “yum install nomepacchetto”).
Ad ogni modo esistono ancora altri sistemi di installazione, quello manuale ossia installando tutte le librerie richieste e soddisfacendo tutte le dipendenze da console, e quello dai pacchetti precompilati RPM e DEB. Essi si trovano su differenti siti tra cui rpm.pbone.net .

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Linux vs Vista

Sempre più musicisti utilizzano Linux e sempre più aziende cercano soluzioni alternative ai sistemi chiusi e troppo blindati. Proprio in questi giorni il presidente Raffaele Cardone dell’associazione Studiare Musica, ha comprato una versione basic di Windows Vista (fig.11), per realizzare un confronto con i sistemi Linux installati sui computer su cui effettuano i corsi di informatica musicale. Gli allievi abituati ormai ad Ubuntu, Fedora, Mandriva, Dine:Bolyc e Knoppix, sbalordivano davanti all’elevato numero di crash, anche dello stesso kernel di Windows, in una macchina dichiarata “Vista capable” e si meravigliavano di come i driver di periferiche venissero gestiti pessimamente (pensate che non siamo riusciti ad installare un controller firewire, né una semplice stampante HP laserjet.). Per fortuna sul sito del produttore MOTU sono comparsi da tempo i driver per Vista. Come vedete il potere economico sovrasta ogni cosa e mentre i programmatori di Linux scrivono da zero i driver di controllo per le periferiche Motu, spesso ricorrendo ad intricate fasi di reverse engineering (freebob ad esempio), gli utenti Microsoft dispongono per Vista degli stessi driver in tempi rapidissimi. Ma di un solido confronto Linux Ubuntu – Windows Vista ne parleremo nei prossimi numeri.11

Conclusioni

Molti di voi si chiederanno ma se Linux è così potente ed è libero perché non è diffuso al pari dei sistemi chiusi?
Perché ormai è radicata la convinzione che sia un sistema operativo adatto solo a “smanettoni” e di difficile manutenzione. Anche se, talvolta, può risultare frustrante aver a che fare con una miriade di dipendenze per installare un singolo software c’è da dire che rispetto ad anni fa, la situazione è notevolmente migliorata e le distribuzioni odierne sono molto più “user friendly”. Ci si chiede, inoltre, perché le case produttrici di schede audio non rilascino drivers nativi per Linux. Il problema è che bisognerebbe spostare della forza lavoro da progetti economicamente “produttivi” verso qualcosa che non porterebbe altri introiti. Inutile dire che sarebbe un utopia sperare che le case rilascino le specifiche per permettere alla comunità di poter sviluppare in proprio i suddetti drivers. Perché tanta ostilità?
Semplice, i sistemi chiusi portano soldi a molta gente dal negoziante che li piazza, al pirata che lo rivende sottobanco. Linux no. Linux non spende miliardi di per la pubblicità e né inculca nella testa delle persone che per usare un word processor bisogna avere 15GB di spazio sull’hard disk e almeno 2GB di ram con un processore di ultima generazione. Ottimi tools per l’ufficio (openoffice.org) sostituiscono alla perfezione i software proprietari e sono pienamente compatibili con essi. Per quanto riguarda la pirateria Linux la cancella a priori, dato che tutto è libero. Se volete fare una donazione agli autori essi ve ne saranno grati lavorando ancora meglio e nessuno vi impedirà di realizzare il vostro disco solo perché non avete soldi a disposizione. Inoltre la veste grafica di questi sistemi è di notevole potenza ed il 3D delle finestre di Vista fa sorridere di fronte ai server video 3D multipoligonali di Linux. Provate a osservare Compiz o i temi grafici di Beryl o i vari 3D desktop GNOME e KDE (fig.12) per rendervi conto. 12In più avere sequencers gratuiti che possono competere con il top per Windows ed OS X non è più un sogno. Certo, se le case di hardware audio professionali, fossero meno legate ai sistemi proprietari rilasciando i drivers per Linux, darebbero un grande contributo permettendo a chi non vuole spendere decine migliaia di euro per il sistema operativo ed il software, di acquistare schede audio con convertitori e caratteristiche superiori. Con questa mia modesta missiva invito i produttori di hardware a rendersi conto che ormai Linux è una realtà ed anche tra i professionisti sta divenendo uso comune. Ma reggerà il confronto con piattaforme ormai divenute standard da svariati lustri? La battaglia è appena iniziata ed i contendenti si sfideranno a singolar tenzone, chi per guadagnarsi l’accesso al podio, chi per difendere la posizione guadagnatasi negli anni come piattaforma definitiva per l’audio professionale.

Utility Salvastress per Mac

Nonostante gli utenti dei prodotti di Cupertino dormano sonni più tranquilli, ogni tanto la presenza di qualche software essenziale e spesso dedicato ad un solo compito può essere di notevole aiuto piuttosto di controparti più esose in termini di risorse sebbene con maggiori funzionalità. Come già fatto per i sistemi Windows XP , eccovi una breve rassegna di “salvastress” per il vostro Mac.

Se il mondo Windows è zeppo di programmini interessanti, neanche il versante Mac scarseggia. Per gli affezionati della Mela potremmo dire che l’inizio non può essere migliore se non presentando Audio Unit Manager (Fig. 1). Questo programma, liberamente scaricabile dalla pagina della Granted Software (www.grantedsw.com )vi consentirà di decidere quali plugin caricare per uno specifico programma risparmiando, così, tempo e risorse per il vostro lavoro.

Inoltre avrete così modo di risolvere eventuali conflittualità tra determinati plugin con alcuni software senza dover per forza rimuovere il prodotto problematico. Sempre dallo stesso sito è possibile scaricare altri maneggevoli programmi come Midi Clock (Fig. 2), una semplice ed efficace sorgente di clock MIDI per sincronizzare applicazioni o qualsiasi dispositivo collegato al vostro Mac via MIDI. Degno di nota il fatto che, questo programma, sia stato utilizzato con successo durante il NAMM 2003 per sincronizzare due copie di Reason eseguite su due distinti portatili senza perdere un colpo. Da SNoize (www.snoize.com )possiamo rifornirci di MIDI Monitor (Fig. 3), che ci permette di visualizzare il traffico tra due porte Midi e di applicare dei filtri sui messaggi (così come MidiOX per Windows) in maniera veloce e trasparente. Dallo stesso sviluppatore, inoltre, possiamo scaricare SysEx Librarian (Fig. 4) per poter effettuare le normali operazioni di backup/ripristino/aggiornamento dei sintetizzatori nel nostro studio che sfruttano questo protocollo. Inutile dire che quest’applicazione pare stia diventando una sorta di “standard de facto” presente in ogni Mac dedito alla produzione audio. Personalmente mi è stato utilissimo durante le prove di molti suoni fatte su di un Dave Smith Evolver Desktop, così come per aggiornare i sistemi operativi di altri desktop synthesizers quali Roland JP-8080 o Access Virus. Di questi due software sono disponibili anche i sorgenti in modo da poter eventualmente (avendone le dovute conoscenze tecniche) aggiungere delle migliorie.

Rogue Amoeba (www.rogueamoeba.com) è un altro prolifico produttore software e qui c’è una vera e propria manna dal cielo per i nostri Mac. Iniziamo con il superbo Audio Hijack (Fig. 5), il tool perfetto per poter registrare audio da qualsiasi applicazione che emetta un qualsivoglia suono. Conversazioni di Skype, suoni da giochi e quant’altro può essere catturato in tempo reale e salvato sul proprio disco. Le registrazioni possono anche essere programmate per partire automaticamente, come fosse un videoregistratore, e grazie al supporto AppleScripts è possibile aggiungere nuove funzionalità. Per soli $16 direi che è un affare. Se, invece, avete bisogno di funzionalità speciali come la preparazione di Podcast avanzati, post processo tramite plugin VST/AU/LADSPA o registrare istantaneamente dagli streaming online allora date un occhio alla versione Pro di Audio Hijack. La lista delle possibilità di questo prodotto, che costa poco più di $30, è immensa. Sul sito è presente una sezione “Freebies” per i programmi rilasciati gratuitamente. Degno di segnalzione è SoundSource (Fig. 6), una semplice utility che vi permette di scegliere con un click quale interfaccia usare per l’ingresso audio, quale per l’uscita e quale per i suoni di sistema. Finalmente possiamo dire addio ai fastidiosi avvisi di sistema sparati a decine di dB durante i nostri lavori di mixing.

In ambito “routing” abbiamo scovato due applicazioni tanto semplici quanto stupende. Dalla blasonata Cycling ’74 (www.cycling74.com), produttrice di Max/MSP, possiamo mettere le mani su SoundFlower (Fig. 7) ovvero una potente estensione di sistema che permette di reindirizzare i flussi audio tra due applicazioni semplicemente selezionando l’interfaccia audio virtuale che il programma crea. La logica di funzionamento è molto simile a quella precedentemente descritta per Midi Yoke ma, in questo caso, applicato ai segnali audio piuttosto dei messaggi Midi.

Restando in ambito Midi, Pete Yandell offre MIDI Patchbay (Fig. 8) che, molto semplicemente, vi permette di smistare i segnali Midi attraverso applicazioni ed interfacce. Il software è liberamente scaricabile dal sito www.pete.yandell.com/software
Per chi fosse sprovvisto di un midi controller segnaliamo MidiKeys (www.manyetas.com/creed/midikeys.html), che permette di utilizzare la tastiera del proprio Mac come un controller MIDI virtuale. I tasti dalla “z” alla “,” sono utilizzati per un intera ottava così come dalla “q” alla “i” e così via per un totale di 8 ottave gestibili da un offset di +/- 4 ottave. Per utilizzarlo vi basta lanciare l’applicazione e poi selezionarlo come Midi Input nel vostro software preferito.

Per gli utenti GarageBand segnaliamo midiO prodotto da RetroWare (www.mysite.verizon.net/retroware), un interessantissimo plugin AU che vi permette di aggiungere il midi out a quest’applicazione, in modo da poter pilotare sintetizzatori esterni.

Mac e non solo:

Questo piccolo paragrafo è dedicato a quegli sviluppatori che non solo ci “regalano” le loro creazioni ma, non contenti, le rendono multipiattaforma.
Su tutti brilla Audacity (www.audacity.sf.net), forse il più famoso sound editor multitraccia open source in circolazione. Molto leggero ed intuitivo (Fig. 9), ci permette di poter effettuare le nostre registrazioni in tempo reale, applicare effetti ed utilizzare plugin VST e LADSPA. Purtroppo i suddetti plugin possono essere utilizzati solo come post-processo e non sembra possibile poterli applicare in tempo reale, come insert ad esempio. L’esportazione in formati ad alta qualità (Wav ed Aiff) è eccellente, così come quella per i formati compressi (Ogg Vorbis ed MP3 tramite LameMP3 encoder). Anche se Audacity offre la registrazione multitraccia, purtroppo è ben lontano dall’usabilità di prodotti pensati esplicitamente per questo scopo. Non sarà certo potente quanto Apple Logic o Cubase, ma questo piccolo gioiello creato dalla comunità per la comunità è destinato a brillare a lungo ed il suo nome scolpito negli annali dei software indispensabili per ogni audiofilo, dal casalingo al professionista.

Per quanto concerne l’analisi audio ecco due ottimi programmi dalle potenzialità disarmanti. Praat (Fig. 10), come Audacity, è anch’esso open source. Ciò significa che abbiamo a disposizione sia i sorgenti che dei binari eseguibili sui più disparati sistemi operativi. Sviluppato da Paul Boersma e David Weenink, dell’Università di Scienze Fonetiche di Amsterdam, questo programma è una sorta di macchina da guerra per la sintesi fonetica, l’analisi e la manipolazione audio. Descriverlo come un semplice analizzatore di spettro sarebbe alquanto riduttivo visto che non basterebbe l’intera rivista per descrivere tutte le funzionalità di questo potente programma. Tra gli strumenti di analisi, oltre quella spettrale, troviamo quella tonale, che ci permette di identificare il “pitch” del materiale audio; quella formante, che ci permette di visualizzare quali sono i picchi che determinano le formanti; analisi di intensità, pattern di eccitazione e tutta un’ampia gamma di altri strumenti che trovano il loro punto di forza nell’analisi vocale. Vi consiglio caldamente di visitare http://www.praat.org per scoprire nel dettaglio l’immenso parco di funzionalità che questo programma ha da offrirvi.


In alternativa c’è Wavesurfer (www.speech.kth.se/wavesurfer/index.html , altro grandioso software open source per la visualizzazione e la manipolazione del suono. Come Praat, anche Wavesurfer (Fig. 11) risulta utilissimo per l’analisi vocale ma, a differenza del software prodotto dai due studiosi dell’Università olandese, ci è risultato di più facile approccio. Una volta aperto il file audio da voler esaminare ci apparirà una finestra con delle configurazioni predefinite. Scegliamo, ad esempio, “Waveform” per una visualizzazione ingrandita della forma d’onda oppure “Speech Anaysis” per visualizzare lo spettro audio con relativa evidenziazione delle formanti. Questo software, personalmente, mi è stato molto utile durante alcuni studi riguardo le sottili differenze tra vari filtri analogici così come nell’analisi dei suoni acustici per ricavarne la risposta di frequenza, indispensabile quando si affronta il duro mondo della sintesi per modelli fisici.

Novation: Xio

Sono passati più di tre anni dall’uscita del controller Xio della Novation, il quale è ancora in vita e sembra godere ancora di buona salute, ma il mercato è cresciuto e sono arrivati nuovi prodotti molto più freschi. Come mai ancora tanto clamore su un oggetto che mantiene ancora quasi lo stesso prezzo di tre anni fa? Lo strumento vive ancora di gloria oppure è diventato solo un oggetto di culto?

 

Prefazione:

Quando ho deciso di esaminare, qualche mese fa, questo prodotto, mi sono posto il problema di porre l’attenzione su qualche cosa di diverso in quanto, essendo lo Xio presente sul mercato già da parecchio tempo, sono state scritte moltissime recensioni e si sa già quasi tutto sullo strumento in questione. Ho iniziato a scrivere sul mio PC varie bozze, ma senza essere mai soddisfatto del risultato. Un giorno guardando su una vecchia recensione della rivista cm2magazine, mi sono trovato un TEST fatto un paio di anni prima da un mio caro amico di vecchia data: Antonio Campeglia. Conoscendolo bene e sapendo che è una persona sempre a contatto con strumenti musicali di ultima generazione e che è molto critico quando deve dare un giudizio, ho ritenuto l’occasione perfetta per chiedergli di aiutarmi a gestire al meglio questa recensione. Un paio di e-mail e una telefonata ci ha permesso di accordarci: io da Roma con il mio Xio (Fig.1) e lui da Napoli con il suo Xio25 per dare il via e lavorare sul progetto. 1

 

Come si presenta:

Aprendo la confezione ci troviamo di fronte all’oggetto del nostro test, ben protetto da fasce di polistirolo e corredato da un trasformatore esterno, una breve guida in inglese per un primo approccio allo strumento, qualche depliant pubblicitario di prodotti partner ed il cd con driver e alcuni software in versione lite in bundle. La prima impressione che si ha, osservando attentamente lo strumento, è la sua compattezza e soprattutto la sua leggerezza. La risposta al tocco è ben gestibile sotto le dita, ma non ha lo stesso feel rispetto ad altri strumenti di casa Novation (sono un felice possessore della NOVA II). Antonio mi fa presente che la qualità e la gestione della risposta della tastiera secondo lui è di gran lunga superiore non solo a molte master dinamiche di ultimissima generazione, ma addirittura anche di tantissimi synth di fascia alta. Considerando poi che il prodotto in esame è sicuramente più orientato ad una situazione di “studio portatile” (sdraietta, bibita, portatile, Xio e cuffie, per intenderci), caratteristiche come le ampie capacità di input/output (microfono, instrument, linea) sono sicuramente prioritarie rispetto al “feel esecutivo”.

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Sezione controller:

Lo Xio è una completa superficie di controllo con 22 elementi tra manopole e pulsanti (raddoppiata a 44 da un pulsante A / B), oltre ad un Touchpad ed un joystick liberamente assegnabili (Fig. 2). Tutti questi controlli sono pre-programmati in 12 dei 16 modelli a bordo, in modo che si possano controllare istantaneamente molte applicazioni software come Logic, Cubase SX3, Sonar, i più importanti synth virtuali di casa Native Instruments, Albino 2 ed altri, oltre ovviamente a V-Station e Bass Station di “mamma Novation”. Gli altri modelli sono facilmente personalizzabili tramite un Editor fornito in bundle o scaricabile dal sito Novation insieme ad altri templates e soundbanks (Fig. 3).

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Sezione sintetizzatore:

Una volta collegato ai monitor del mio studio, lo Xio comincia a mostrare il suo lato migliore: il suono. Le timbriche sono decise e molto d’impatto, i sound designer che hanno sviluppato i 200 preset della macchina avevano certamente le idee molto chiare su come dovesse presentarsi il piccolo di casa Novation rendendo giustizia al motore di sintesi in Virtual Analog ed alle caratteristiche “accessorie” della macchina come, per esempio, l’arpeggiatore che ne valorizza moltissimo i timbri. Altrettanto interessante la funzione X-Gator che lo caratterizza ulteriormente dando all’arpeggio un gusto più “dancereccio”. In effetti buona parte dei preset della macchina sono stati sviluppati da artisti e produttori di fama internazionale quali Roots Manuva (Fig.4), Rennie Pilgrem, Ferry Corsten, James Zabiela ed altri. Se non dovessero risultarvi sufficienti i preset precaricati, dal sito web Novation se ne possono scaricare di nuovi ed importarli sia singolarmente che a banchi interi tramite l’editor a corredo o qualsiasi utility MIDI (esempio, MIDIox).Se poi vogliamo sbizzarrirci con un po’ di smanettamento abbiamo a disposizione gli 11 controlli rotativi (Fig.5) per accedere ai principali parametri di sintesi. Da sottolineare che alcuni parametri sono difficilmente raggiungibili in quanto i menu sono nascosti dietro ripetute pressioni di alcuni pulsanti; non il massimo dell’intuitività a dire il vero, specialmente se abbiamo intenzione di cimentarci in sessioni di sintesi in tempo reale. Antonio mi segnala che nella versione che ha recensito a suo tempo, alcuni dei suoni avevano un problema: con i suoni in modalità monofonica/ legato (soprattutto quelli con forme d’onda “Saw” molto filtrate) si avvertiva un CLICK. Effettuando una prova mirata, con l’aggiornamento di sistema, ora tale problema non si avverte se non quando si modificano alcuni preset di fabbrica. Motivo per cui consiglio di creare nuovi suoni partendo dalla Init Patch. Particolare molto importante, a mio avviso, è la necessità di fare il mixdown su computer via USB dell’audio prodotto dalla sezione di sintesi. L’importanza è sottolineata dal fatto che, essendo la macchina monotimbrica ad 8 voci di polifonia, ci si deve limitare all’esecuzione di un solo suono per volta: quindi poter “finalizzare” una traccia MIDI (senza conversioni intermedie) per passare alla successiva è un ottimo compromesso per lavorare senza degrado qualitativo. 5

Interfaccia audio:

La scheda audio della Xio è la stessa che montava quando è uscita, sfortunatamente per questi prodotti c’è un obsolescenza abbastanza forte e dopo tanti anni qualche cosa che poteva sembrare ottima per quel periodo storico, in realtà adesso potrebbe risultare ridicola. Ma andiamo per ordine. Per aver un riscontro sulla qualità ho chiesto ad Antonio se poteva farmi un confronto, visto che oltre ad avere a sua disposizione una scheda audio RME Fireface (Fig.6), poteva procurarsi facilmente anche delle schede di fascia più bassa da utilizzare nella comparazione, mentre da parte mia, con solo una Motu 828 MK2, il confronto sarebbe risultato impari. Grazie ad Antonio, quindi, la scheda Novation è stata provata confrontandola con una Edirol e una M-Audio Base USB e, in realtà, quello che risulta immediatamente ad un primo ascolto è che ognuna delle 3 schede ha una caratteristica sonora diversa ma con pari prestazioni di stabilità di driver e di latenza. Secondo Antonio la scheda che monta all’interno ha ancora tutte le carte in regola per essere una buona “entry-level” per registrare, senza avere problemi di clip o di latenza con un suono più che accettabile, pari a schede nella fascia di 150/200 euro. Se poi consideriamo la possibilità di poter trovare lo Xio sul mercatino dell’usato…

A.C.: Non sarà una RME Fireface, ma vi posso assicurare che il suono è molto pulito e soprattutto equilibrato e riesce a gestire bene sonorità con transienti molto veloci, tipo chitarre e bassi acustici, senza impastare in maniera innaturale il segnale. 6

Analisi circuiteria:

Passiamo ora a dare un’occhiata all’interno del nostro giocattolino, grazie all’indagine e le fotografie realizzate da Antonio. La costruzione è semplice ed ordinata e lo Xio si esaurisce in soli 3 circuiti stampati: la scheda sotto la tastiera, la scheda per l’interfaccia utente (posizionata subito sotto il pannello superiore) e la scheda principale, fissata sul fondo ed ancorata al retro con le varie connessioni (Fig.7). Come si può dedurre già a prima vista si tratta di alta ingegnerizzazione con un grosso uso di circuiti integrati che svolgono compiti specifici (generazione sonora, elaborazione etc.), con i pochi elementi discreti che fungono da completamento ed interfaccia tra i circuiti. 7 8 Il vero fulcro del sistema comunque è il DSP Motorola 56367 a 150 Mhz (Fig.8) utilizzato anche per macchine altamente professionali come la scheda TC Powercore, vero unico responsabile di ciò che viene “acusticamente” prodotto all’interno del sintetizzatore. Più passa il tempo e più queste macchine tendono a somigliare a computer (Fig.9). 9

Il filtro ovviamente è un elemento centrale della catena di sintesi di Xio e, in effetti, suona molto bene, ma il piccolo Novation si difende bene anche quando non è il filtro a caratterizzare il suono, a riprova che la materia prima che esce dagli oscillatori è già soddisfacente. I successivi tre campioni stanno a testimoniare proprio questo: lo XioSynth riesce ad esprimersi benissimo in molte tipologie di sonorità sintetiche, con la morbidezza che ormai è marchio di fabbrica in casa Novation.

Considerazioni finali:

XioSynth fornisce un’ottima sezione di sintesi, flessibile nelle sonorità e malleabile sotto le vostre mani, un’interfaccia audio completa dal punto di vista delle connessioni ed un controller ottimizzato per i più diffusi VST instruments: il tutto impacchettato in pochi etti da portare ovunque si voglia. Ancora oggi, nonostante la sua età tecnologica, lo ritengo ancora un prodotto molto valido e funzionante con un ottimo rapporto qualità/prezzo. Se ciò che state cercando è un compact controller a tastiera per l’uso in uno studio mobile, lo XioSynth è probabilmente la soluzione che fa per voi.

Pro: Grande compattezza e leggerezza; Ottima qualità sonora con una scheda audio di buon livello.

Contro: Sarebbe stato opportuno, dopo tanto tempo, mettere nella sezione “template” almeno i presets delle nuove versioni di Cubase e Logic.

Prezzo indicativo: € 300,00 (XioSynth 25)

Info: www.novationmusic.com

Assaggini Audio:
XioSynth01
XioSynth02
XioSynth03
XioSynth04
XioSynth05
XioSynth06

Per darvi prova delle capacità timbriche dello XioSynth ho preparato 6 piccoli “assaggini” per le vostre orecchie che spero vi permettano di farvi un’idea più precisa in proposito. Il primo (XioSynth01.mp3) è un classico utilizzo dell’arpeggiatore; il suono usufruisce a pieno della pulizia del filtro risonante che da apertissimo va a chiudersi rapidamente per enfatizzare la brillantezza dell’attacco. Come potrete notare, l’arpeggiatore è programmabile permettendo evoluzioni armonico-ritmiche del tutto personali. Il secondo ascolto (XioSynth02.mp3) permette di apprezzare come suona il filtro pressoché in tutta la sua estensione. Per il terzo esempio sonoro (XioSynth03.mp3) ho scelto un semplice Lead Synth per evidenziare la pulizia sonora e la limpidezza del filtro. Il filtro ovviamente è un elemento centrale della catena di sintesi di Xio e, in effetti, suona molto bene, ma il piccolo Novation si difende bene anche quando non è il filtro a caratterizzare il suono, a riprova che la materia prima che esce dagli oscillatori è già soddisfacente. I rimanenti tre campioni stanno a testimoniare proprio questo. con Pad morbidi e sognanti (XioSynth04.mp3), evocative percussioni sintetiche (XioSynth05.mp3) e classici synth bass  (XioSynth06.mp3) lo XioSynth riesce ad esprimersi benissimo in molte tipologie di sonorità sintetiche, con la morbidezza che ormai è marchio di fabbrica in casa Novation.