Quelli che come me hanno già qualche capello bianco, ma anche numerosissimi giovani, associano il nome Rupert Neve alla registrazione audio per eccellenza. Infatti molti dischi prodotti in passato e non solo, sono stati registrati usando apparecchiature Neve che fortemente hanno contribuito alla caratterizzazione del loro sound.
Un po’ di storia:
Rupert Neve ha legato il suo nome a preamplificatori microfonici, equalizzatori, compressori e mix consoles che rappresentavano e rappresentano un punto di riferimento per i più importanti studi di registrazione del mondo, permettendo al loro progettista di ricevere numerosi premi e riconoscimenti nel corso della sua vita lavorativa. Sinteticamente possiamo ricordare che, negli anni 60, R. Neve avviò in Inghilterra la costruzione delle console formando il marchio NEVE. Nel 1985 la compagnia Neve venne acquistata dalla Siemens che fondendola con un’altra compagnia audio inglese, la AMS, diede vita all’ “AMS-Neve”. R. Neve ha svolto successivamente il ruolo di consulente per numerose compagnie firmando così diversi progetti tra i quali appunto, in nuovi nati della serie Portico costruiti in Texas dalla Rupert Neve Designs.
Portico 5015:
Il Portico 5015 (Fig.1), come tutti i prodotti della serie Portico, si presenta in un formato di mezza unità rack con controlli e serigrafie che possono essere disposti sia per il montaggio verticale che orizzontale. Si tratta di un Pre-Amplificatore con Compressore/Limiter. Abbiamo così, in un’unica macchina uno dei due canali del Pre 5012 ed uno dei canali del Compressore 5043 con la possibilità di connettere i due stadi mediante uno switch.


L’alimentatore fornito in dotazione è un comune AC converter “made in China” da 12 V 3,33 Ampere (
Fig.2), ma le macchine della serie Portico sono dotate di due survoltori DC/DC che permettono di generare un voltaggio di +/-17,5 V DC nonché i 48 Volt dell’alimentazione Phantom. Grazie a questa particolarità i Portico possono essere alimentati da comuni trasformatori con tensioni che variano da 9 a 19 volt in quanto, come abbiamo appena visto, internamente avviene poi la generazione della corrente adatta. Il 5015 si presenta con un robusto chassis metallico che offre anche la funzione di schermatura per i campi elettromagnetici.
Connessioni:
Tutte le connessioni sono situate sul pannello posteriore così come tutti i controlli si trovano sul pannello anteriore. Sul pannello posteriore troviamo, oltre all’ingresso per l’alimentazione ed il tasto di accensione, l’ingresso microfonico e l’uscita linea relativi alla sezione del preamplificatore nonché l’ingresso e l’uscita per il compressore (Fig 3). Tutti e quattro si presentano rigorosamente nel formato XLR . Inoltre sono presenti due uscite parallele di buss bilanciate in formato TRS ad alta impedenza attraverso le quali è possibile anche collegare più moduli della serie Portico. Come ultima cosa vi segnalo i due connettori link la cui funzione vedremo successivamente.
Controlli sezione Pre Osservando il pannello frontale e procedendo da sinistra verso destra, troviamo:
* tasto relativo all’inversione di fase, premendo il quale è possibile ruotare la fase di 180 gradi;
* tasto per l’alimentazione Phantom;
* manopola del guadagno, che è regolabile con scatti di 6 dB fino ad un guadagno massimo di 66 dB;
* manopola per la regolazione fine del guadagno che ci permette una variazione continua in un range che varia da -6 a +6 dB, fino ad un guadagno massimo del Pre-Amplificatore di 72 dB (66+6);
* indicatore a led del livello di uscita ad 8 segmenti;
* tasto mute;
* tasto “to Compressor” con il quale è possibile inviare direttamente ed internamente il segnale al compressore senza effettuare una patch esterna;
* tasto HPF con il quale è possibile inserire o meno un filtro passa alto, con pendenza di 12 dB/ottava e taglio regolabile mediante manopola da 20 a 250 Hz;
* tasto “Silk”: semplicisticamente potremmo definirlo come l’introduzione di un effetto che esalta le qualità sonore di tipo vintage. Esso tecnicamente agisce riducendo il feedback negativo ed aggiustando lo spettro sonoro, determinando così un suono più dolce e musicale;
Tutti i pulsantini che attivano le varie funzioni, se premuti si illuminano, ad indicarne appunto l’attività. Controlli sezione Compressore Procedendo sempre verso destra arriviamo così sul lato del pannello frontale dedicato ai controlli della sezione compressione. Il primo tasto che incontriamo è quello relativo all’inserimento o meno del compressore (tasto “In”). A seguire, come nei più classici dei compressori, troviamo i vari potenziometri relativi alla regolazione:
* soglia/threshold da -30db a +22 dB;
* pendenza/ratio da 1:1 a limiter;
* attacco da 20ms a 75 ms;
* rilascio da 100ms a 2,5 secondi;
* regolazione del gain finale da -6 a + 20 dB.
Anche per questa sezione è presente un indicatore a led ad 8 segmenti che segnala il livello di riduzione del Gain. Segue poi il tasto FF/FB che ci permette di scegliere il modo di compressione feed-forward oppure feed-back. Con il tasto “s/c link” possiamo linkare i controlli di 2 compressori come, ad esempio, due 5015 o un 5015 con un 5043. Ovviamente si presuppone che i due moduli siano collegati fra loro tramite le suddette connessioni link. Brevi note tecniche Tornando alla filosofia progettuale della macchina, possiamo dire che l’ingresso microfonico è bilanciato ed utilizza una configurazione TLA (vedi “Approfondimento TLA”) che fa uso di un trasformatore toroidale. Questo elimina i disturbi elettromagnetici e funziona come un filtro passa-basso escludendo le frequenze al di sopra dei 150 KHz, responsabili, secondo il progettista, di disturbi di intermodulazione. Il segnale quindi, procedendo nel suo percorso arriva al vero trasformatore d’ingresso che determina l’isolamento galvanico e che come ogni componente inserito in un percorso audio contribuirà alla formazione del suono. Approfondimento TLA I trasformatori di ingresso e di uscita sono progetti specifici di R. Neve. Il progettista presta particolare cura alla realizzazione dei trasformatori, che secondo molti sono gli elementi che più di ogni altro contribuiscono alla caratterizzazione del suono NEVE. Infatti, è parere diffuso che il suono di alcuni valvolari è dovuto principalmente all’uso dei trasformatori più che dalle valvole stesse. Come i più attenti di voi avranno già notato, il Pre del 5015 presenta esclusivamente l’ingresso microfonico. L’assenza di un input di livello Line non permette l’uso di questa macchina per “analogizzare” tracce digitali; infatti, difficilmente riusciremo a far passare correttamente il segnale Line proveniente dalla scheda audio attraverso l’ingresso microfonico del preamplificatore e magari con il tasto “Silk” inserito per aggiungere ulteriore pasta analogica ad una traccia audio. Logicamente, se non altro perchè si è obbligati, nel caso di utilizzo di segnali Line si può prevedere l’uso di una DI Box passiva (vedi “Approfondimento D.I. Box”). Approfondimento D.I. Box
Il segnale in ingresso, superato il trasformatore, viene opportunamente amplificato fino a giungere così al trasformatore d’uscita e quindi all’uscita linea “Mic Out”, permettendoci, lungo il suo cammino, tutte le regolazioni viste in precedenza (variazione del Gain, inversione di fase, introduzione Phantom, High Pass Filter, …). Dai dati tecnici dichiarati, evidenziamo un risposta in frequenza a -3 dB dai 18 Hz ai 150 KHz. Vi ricordo che quest’ultima è la frequenza alla quale interviene il circuito TLA. Il livello di rumore, non pesato, misurato con una banda passante da 22 Hz a 22 KHz a 66 dB è pari a -62 dB. La distorsione armonica totale ad 1 KHz +20 dBu è minore dello 0,002%, mentre sale allo 0,2% con il tast “Silk” inserito: questo per espressa volontà del progettista. Il percorso del segnale della sezione Pre è evidenziabile dallo schema a blocchi (Fig.4).

Il segnale, mediante il tasto “to Comp”, può essere inviato internamente direttamente al compressore. Il principio di funzionamento del compressore è di tipo VCA. La circuiteria di un compressore o di un limiter può essere diversa. Nel caso del 5015 c’è un amplificatore controllato in tensione (control voltage amplifier, VCA) il cui guadagno può essere variato in base al voltaggio applicato. Attraverso le regolazioni, quindi, possiamo variare il livello del valore di soglia, dei tempi di attacco e di rilascio nonché il livello in ingresso ed in uscita. Lo schema a blocchi del compressore è indicato in (Fig.5).

Approfondimento Compressore Prova sul campo Per cercare di apprezzare al meglio i pregi e i difetti del 5015, il test è stato condotto sia nel mio home studio, dove ovviamente conosco bene ogni strumento presente e l’acustica ambientale, sia presso alcuni studi della zona grazie alla disponibilità concessaci dai proprietari. In tal caso il test è stato condotto da Antonio Campeglia. Il 5015 è stato usato quasi esclusivamente come Pre microfonico (visto la mancanza di ingressi Line e D.I.). Tuttavia non mi sono lasciato sfuggire l’occasione di usare una D.I. passiva di elevata qualità, con la quale ho potuto registrare un Fender Jazz Bass del ‘75: ma di questo ne parleremo approfonditamente più avanti. Relativamente ai microfoni utilizzati vi cito solo quelli che si sono alternati più frequentemente: tra i condensatori con diaframma piccolo troviamo gli Shure e gli Audio Tecnica, mentre tra i condensatori a diaframma largo è stato usato un Samson C03 (dall’ottimo rapporto Q/P. ndr), un SE Electronics 4400A ed il Neumann U87. I microfoni dinamici sono rappresentati dai classici Sennheiser 421 e Shure Beta 58.
A riguardo, si ringrazia Giuseppe Sasso dell’Amarcord Studio e Gennaro Morra dell’Orange Work per averci ospitato presso i propri studi di registrazione. Come Suona? Musicale! Questo è l’aggettivo che meglio di ogni altro esprime il suono che fuoriesce da questo Ruper Neve Design. Sicuramente il 5015 non è stato progettato per stupirvi con effetti speciali né è un mostro di versatilità, visto alcune mancanze sopra descritte. Tuttavia, quando viene chiamato a svolgere il suo lavoro su quello per cui è stato progettato, lo fa egregiamente, con professionalità e completezza. Il suono che viene fuori è caldo, mai confuso; anzi, tutte le varie sfumature dello strumento acustico o della voce ripresi risultano sempre ben udibili. Certo troverete dei Pre più “grossi” o più analitici, ma l’arte di questo Neve sta proprio nel mettere insieme le cose senza eccessi con un occhio particolare alla pienezza. Con il tasto “Silk” inserito il suono perde leggermente di corpo e si colora presentando una sensazione di saturazione per i picchi che diventa a volte percepibile. Il tutto, ripeto, come da espressa volontà del progettista. Anche la sezione compressore rispecchia questa filosofia musicale. Infatti l’introduzione del compressore non stravolge il suono ma, appunto, lo comprime nella sua escursione dinamica rendendolo maggiormente gestibile in alcuni contesti. Personalmente, non amo processare il suono da registrare. Il mio approccio alla registrazione è quasi sempre dry, lasciando a dopo eventuali trattamenti. In qualche circostanza, però, una piccola compressione impostata sul 5015 durante il test è risultata comoda ed utile. Nella prova condotta da Antonio Campeglia, la macchina non ha sfigurato rispetto ad alcuni Pre già presenti all’interno dello studio come LA 610 Limited Edition, l’ ISA 220 MK II e ad altri prodotti simili: anzi, i risultati sono stati in linea con le nostre previsioni (Fig.6).

Ottimo sulle voci sia maschili che femminili, il 5015 riesce a rinforzare bene il segnale senza snaturarne l’attacco, elemento questo importantissimo per la precisione dell’ascolto del parlato. Rispetto all’Avalon 737, con la sezione compressione modificata ci è sembrato molto più aperto e arioso, ideale per avere un suono meno marcato ma più ricco di variazioni dinamiche. Singolare caratteristica del 5015 e che anche essendo un prodotto a stadio solido, riesce a dare corpo alla sorgente, come se il segnale passasse attraverso uno stadio valvolare, conservando però un attacco più veloce sui transienti. Rispetto al suo cugino ISA 220, anch’ esso un Rupert Neve, è forse meno “caratterizzato” in quanto spingendo quasi al limite la sezione PRE, l’ISA conferisce al segnale una saturazione molto più colorata ed interessante. Rispetto invece ad un prodotto come LA 610, che sfrutta ben 5 valvole suddivise nelle 3 sezioni, il 5015 perde un poco nella gestione dei chiaro – scuri. Convincente sulle voci flebili ma ben intonate, il Portico restituisce un sound abbastanza predominante ma senza snaturare la voce. Ottimo sulle chitarre acustiche, forse un poco meno sulle classiche. Dipende, è ovvio, da cosa ricerchiamo, in quanto sulla Classica, e in altri sound simili, potrebbe non piacere un suono Rupert, ma bensì un suono completamente chiaro e cristallino. Lo stesso vale per gli archi (viola, violino, violoncello), dove il 5015, usato con molta parsimonia, può ritornare utile per rendere più compatta una sezione di archi registrata in multitraccia. Con la sezione di ottoni, sax, tromba, etc., è da usare dedicando molta cura alla regolazione, dato che la problematica in questo caso può essere rappresentata dalla sezione della compressione, soprattutto nel trovare la giusta soglia. Inutile dire che per utilizzare al meglio il Portico, come tutte le outboard professionali, la scelta del microfono ed il suo posizionamento, nonché la scelta e l’uso dei cavi diventano elementi altrettanto fondamentali per poter far risaltare al massimo le qualità dello strumento. Premessa: Antonio ama molto la musica acustica, il jazz e tutte quelle sonorità dove si sente il sound “respirare”, motivo per cui predilige molto microfoni a diaframma largo. Sta di fatto, però, che sulle chitarre classiche non disdegna i microfoni a diaframma piccolo e questa scelta ci ha permesso di poter apprezzare il Portico abbinato ai DPA in suo possesso. Affinchè un test dia numerose informazioni, bisogna sperimentare. Nei nostri test, quindi, il 5015 è stato provato anche con microfoni valvolari e a nastro. Nel primo caso, come ci si aspettava, si è ottenuto un segnale un po’ troppo colorato e la maggior parte di essi sono risultati difficili da gestire, dato che il Gain risultava troppo elevato, tale da richiedere una diminuzione di addirittura -6 dB per ciò che riguardava lo stadio del 5015, anche se in alcune combinazioni si è riuscito a trovare delle sonorità molto interessanti specialmente per le voci maschili; nel secondo caso, invece, la gestione con i microfoni Ribbon è stata letteralmente drammatica, dovendo ricorrere spesso alla sezione compressione per gestire i picchi.
Tecniche di ripresa e analisi dei file audio allegati:
Nei file audio, di seguito allegati, troverete diversi esempi del Portico 5015. Tutti gli strumenti, se non diversamente precisato, sono registrati DRY, ovvero senza alcun processamento esterno (eccezione fatta per un paio di esempi del basso elettrico dove lo strumento è stato leggermente equalizzato). Anche le connessioni, tranne il basso elettrico (vedi più avanti) sono sempre dirette: cioè il jack va dal microfono al Pre e dal Pre alla scheda audio per la registrazione. Il file ottenuto viene così portato al vostro ascolto in modo che possiate apprezzarne il suono senza ulteriori elaborazioni. I riff sono semplici e ripetuti in quanto l’obiettivo principale è stato quello di darvi l’ascolto del Pre nelle diverse regolazioni/combinazioni. L’impegno massimo nell’esecuzione ripetuta dei riff è stata proprio quella di renderli quanto più simili tra loro, evitando ogni variazione e/o interpretazione. Tutto ciò, è bene ribadirlo, per far sì che ogni modifica udita sia attribuibile alle diverse regolazioni/combinazioni della macchina in prova. Infatti, per ogni strumento sono stati eseguiti diversi take di registrazione con regolazioni diverse del 5015. Quelle utilizzate sono state:
* solo Pre;
* Pre con tasto “Silk” premuto;
* Pre + Comp;
* Pre + “Silk” + Comp.
Tutto ciò, nella speranza di fornirvi il maggior numero di informazioni possibili. Nota: Tutte le registrazioni sono state effettuate su DAW PC based con Cubase mentre le schede audio sono state la RME Fireface 400 e la Presonus Inspire. Gli ascolti sono in formato mp3 a 320 Kbps. Chi desidera ascoltare i file in formato Wave, può scaricarseli direttamente dalla pagina di download ad iniziare da questo link. Vi invitiamo poi ad ascoltare i demo attraverso monitor di qualità, per non correre il rischio di non cogliere le piccole, ma importanti, sfumature tra un file e l’altro.
Chitarra Classica:
La chitarra classica utilizzata è una Admira modello Janita rigorosamente costruita in Spagna; il microfono è stato posizionato a circa 20 cm dallo strumento verso l’attaccatura del manico. 01 Ktr 5015 Pre: Microfono Samson C03 regolato per ripresa omnidirezionale e senza filtro low cut. Il segnale così ottenuto passa solo nel Pre-Amplificatore. 02 Ktr 5015 Pre “Silk”: Microfono Samson C03 regolato per ripresa omnidirezionale e senza filtro low cut. Il segnale così ottenuto passa nel Pre-Amplificatore con il tasto “Silk” inserito. 03 Ktr 5015 Pre Comp: Microfono Samson C03 regolato per ripresa omnidirezionale e senza filtro low cut. Il segnale così ottenuto passa nel Pre-Amplificatore e nel compressore. La compressione utilizzata ha i seguenti parametri: Treshold -8; ratio 2:1; Attack 55ms; rilascio 500ms; Gain +1. 04 Ktr 5015 pre silk comp: Microfono Samson C03 regolato per ripresa omnidirezionale e senza filtro low cut. Il segnale così ottenuto passa nel Pre-Amplificatore con tasto Silk inserito e da qui nel compressore. La compressione utilizzata ha i seguenti parametri: Treshold -8; ratio 2:1; Attack 55ms; rilascio 500ms; Gain +1. Contrabbasso Il contrabbasso utilizzato è un Reghin modello Solid Top ¾ costruito in Romania. Il microfono utilizzato è stato l’SE Elettronics 4400 posizionato appena sopra la effe (Fig.7). Contrabbasso 5015 SE: il segnale proveniente dal microfono passa solo attraverso il Pre-Amplificatore.
Basso elettrico:
Come già anticipatovi, utilizzando una D.I. passiva (Reference) di ottima qualità, ho utilizzato l’ingresso microfonico del Pre per registrare in diretta un basso Fender Jazz del 75 con manico in acero e corpo in frassino. La scelta di una D.I. passiva è legata alla necessità di influire elettronicamente il meno possibile sul percorso del segnale (pura utopia, in quanto ogni cosa che si inserisce sul percorso, inevitabilmente influenzerà il suono). El. Basso DI Pre: Basso => D.I. => Pre El. Basso DI Pre “Silk”: Basso => D.I. => Pre con tasto “Silk” attivato; El. Basso DI Pre “Silk” comp: Basso => D.I. => Pre con tasto “Silk” attivato => Compressore; El. Basso DI Pre “Silk” comp-Eq: Basso => D.I. => Pre con tasto “Silk” attivato => compressore => blanda equalizzazione software. El. Basso DI Pre Silk Eq Soft + Piano: Basso => D.I. => Pre con tasto “Silk” attivato => compressore => blanda equalizzazione software + piano. Il tutto per evidenziare il comportamento del basso così registrato in un insieme più complesso. Nei file in cui è stato inserito il compressore, le regolazioni sono state le stesse degli esempi precedenti: Treshold -8; ratio 2:1; Attack 55ms; rilascio 500ms; Gain +1.
Voce Maschile:
La voce maschile è quella di un giovane amico, Lorenzo Vargas (che ringraziamo), “catturato” mentre era intento a registrare un provino di un brano Dark Metal. Nel canto si passa da momenti quasi sussurrati a momenti urlati in gola con elevate escursioni dinamiche. La voce è stata registrata con il tasto “Silk” inserito, in quanto questa regolazione la rendeva più adatta al genere. Successivamente è stato aggiunto un compressore ed un riverbero software. Voce LV1: voce sussurrata Voce LV2: voce urlata
Voce Femminile:
La voce femminile, registrata in studio, è della cantante Adele Cacace (Fig.8). Il mic utilizzato è un Neumann U87. Sulle tracce vocali troviamo una blanda equalizzazione con leggera enfasi sui 2KHz di 1,5 dB e una compressione con un attacco abbastanza veloce, soglia a -8dB e rilascio lento. Non è stato usato nessun taglio sulle basse Voce AC1 Voce AC2 Pro: musicalità; il suono che viene fuori è caldo ma mai confuso, per cui tutte le varie sfumature dello strumento acustico o della voce riprese sono sempre udibili. Molto utile per rinforzare e dare più spessore al segnale audio in ingresso e per realizzare produzioni in cui si richiede un sound stile vintage.

Contro: prezzo; mancanza di un ingresso linea ,di un ingresso D.I.e di un controllo del Gain in uscita per la sezione Pre.
Extra: L’uso della macchina è parzialmente limitata dal suo unico Input microfonico, però se aggiungiamo una D.I professionale possiamo ulteriormente ampliare le possibilità di utilizzo impiegandola per esempio per rinforzare le tracce audio più deboli del nostro mic, oppure per dar vita a suoni generati da VSTi, sempre più belli e vicini alla realtà ma privi di quell’espressione e quell’aria generata da uno strumento reale ripreso microfonicamente.
Prezzo: € 1.750,00 circa,
Maggiori info:
SoundWave – R.Neve Portico
Antonio Campeglia & Savio Aversano
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Tutti in fondo lo conosciamo inconsapevolmente, mi riferisco in particolare ai “ragazzi” del secolo scorso che hanno maturato una convivenza subliminale con il classico sibilo sinusoidale. A partire dagli anni ’20 infatti, ogni film horror di rispetto, ogni scena che dovesse generare suspance, ogni synth monofonico di rispetto, considerava la sua presenza necessaria ed imprescindibile… eppure, nonostante la acquisita familiarità, ogni volta che si ha la possibilità di vederne uno dal vivo è sempre una sorpresa: stiamo parlando del Theremin!
Funzionamento del Theremin

Il Theremin è il primo strumento elettronico della storia (Fig.1) creato dall’inventore russo Lev Termen nel 1919. È composto fondamentalmente da due antenne poste rispettivamente sopra e a lato di un contenitore nel quale è alloggiata tutta l’elettronica. Il controllo avviene allontanando e avvicinando le mani alle antenne: mediante quella superiore (posizionata verticalmente) si controlla l’altezza del suono, mentre con quella laterale (posta orizzontalmente) si può regolare l’ampiezza. Con appositi settaggi (Fig.2) relativi al tipo di onda e ad alcuni filtri variabili il timbro può variare tra quello di un violino e quello vocale: tipica è la sequenza “waves” o “brigthness”. Lo strumento è considerato tra i più difficili da suonare proprio perché lo si suona senza toccarlo.
Fisica del Theremin
Il principio fisico di funzionamento del Theremin si basa sul battimento di due onde. Due oscillatori generano una stessa onda ad un frequenza superiore ai 20khz non udibili in stato di quiete (siamo negli ultrasuoni). Collegando un’antenna al condensatore di uno dei due oscillatori qualunque massa, come ad esempio il corpo di un musicista, che entra nel suo raggio di azione altera la capacità del condensatore e conseguentemente la frequenza dell’onda prodotta.
Dalla differenza delle due frequenze (che non sono più uguali) ne nasce un terza (il fenomeno è noto tra i musicisti anche come principio del terzo suono).
Programmando opportunamente il sistema si riesce a contenere questa onda finale nello spettro udibile dei 20Hz – 20Khz e quindi si ottiene un suono che il nostro orecchio può percepire. L’antenna di volume è l’armatura di terra di un secondo condensatore variabile. In questo caso l’oscillatore varia il circuito di amplificazione. La distanza della mano dell’esecutore dall’antenna (Fig.3) determina il valore del condensatore e l’andamento della curva di volume.

Curiosità
Leon Termen (Fig.4), il creatore del Theremin, dopo il successo dello strumento fu chiamato da tutti “Theremin” e spesso è l’unico suo nome che si trova sulle biografie.
L’idea dello strumento venne in mente a Termen mentre compiva alcuni esperimenti per l’esercito con amplificatori a valvole: si accorse che a volte si produceva un fischio che cambiava frequenza variando la distanza delle mani dalle valvole. Essendo anche un musicista, ne intuì l’utilità e sviluppò l’idea fino a giungere alla costruzione di un vero e proprio strumento musicale battezzato “eterofono”.
Nel film del 1957 “Il delinquente delicato”, il comico Jerry Lewis “suona” un Theremin casualmente scoperto in soffitta. La più grande Thereminista della storia, Clara Rockmore (Fig.5), era una violinista prodigio, ancora oggi il più giovane studente mai ammesso al conservatorio di San Pietroburgo (5 anni). Cominciò a studiare il Theremin perché non riuscì a proseguire la sua carriera da violinista a causa di problemi alle ossa dovuti alla malnutrizione.John Cage già nel 1937 intuì le possibilità dello strumento parlandone in una sua conferenza “The Future of Music” esaltando le sue possibilità espressive. Paradossalmente lo usò pochissimo come del resto tutti i musicisti d’avanguardia degli anni ‘30! Dopo la seconda guerra mondiale il Theremin cadde in disuso. Robert Moog (Fig.6), studente di scuola superiore, cominciò negli anni ‘50 a costruire circuiti per Theremin e a diffondere nuovamente lo strumento. Lenin, il dittatore russo, cominciò a studiare il Theremin dopo aver visto Termen suonarlo nel 1920. Fu così entusiasta che ne ordinò ben 600 da distribuire in Unione Sovietica e pagò un viaggio a Termen per promuovere lo strumento.
Termen sparì nel 1938. Rapito dal KGB e confinato insieme a molti altri scienziati in un campo di lavoro in Siberia riapparve 30 anni dopo.Subito dopo aver inventato il Theremin, con lo stesso principio, Termen inventò un antifurto (Burglar alarm) ancora oggi molto diffuso.Negli anni settanta Termen cominciò a dare lezioni alla sua giovanissima nipote Lydia Kavina (aveva 9 anni) considerata oggi la più grande thereminista classica vivente.

… e in Italia?
Abbiamo visitato l’unica scuola italiana che prevede un corso annuale stabile di Theremin, l’Accademia Musicale del Vallo Di Diano (Fig.7) a Sala Consilina (SA).
Più precisamente si tratta della sede di Teggiano (SA), dove l’Accademia è dotata di uno studio di registrazione ubicato in un suggestivo seminario vescovile del 1500. Ad illuminare il nostro cammino è stato Fabio Pesce, ingegnere informatico e musicista per vocazione. L’avventura inizia con una porta dello studio aperta, una luce fioca, e un lungo corridoio in pietra governato da un sibilo inquietante. Con apprensione e curiosità lo seguo …

Fabio Pesce (Fig.8) Ingegnere Informatico e musicista, laureato all’Università degli Studi di Pisa, lavora alla realizzazione di un software di sintesi musicale presso il Centro di Informatica Musicale dell’Istituto CNUCE (Centro Nazionale Universitario di Calcolo Elettronico) del Centro Nazionale delle Ricerche del Prof. Tarabella.
Dal 2000 è docente “Steinberg Educational”. Consulente hardware e software per studi di registrazione e musicisti di varia estrazione su tutto il territorio italiano; tiene corsi, master e specializzazione di Informatica Musicale. Dal 2004 è responsabile del corso biennale di informatica musicale e tecnico del suono presso l’Accademia Musicale del Vallo di Diano a Sala Consilina (SA) e Teggiano (SA) a cui si è aggiunto dal 2008 il primo corso italiano stabile di Theremin.
Studia Theremin con i migliori maestri del mondo da Lydia Kavina a Barbara Buchholz a Carolina Eyck a Randy George a Wilco Botermans e si esibisce in vari spettacoli di Theremin Orchestra con Lydia Kavina in Germania. Ha suonato in vari festival internazionali soprattutto in Germania (Without touch 2 e 3, Electronic Art Party 5) e Inghilterra (SW4 e SW5).
Suona Theremin classico in duo con l’organista Tonino Angone e musica elettronica con Chris Henkel (o8o8.de). Ha anche un proprio spettacolo in solo.
Nel 2009 ha registrato il CD Vulkano con il sassofonista Gaspare de Vito, Chris Henkel (synth) e Gordon Charlton (Theremin ed effetti) – AMV edizioni – ed è stato incluso nella compilation “Sonic Weekend 4” e “Sonic Weekend 5” prodotto dalla White Label (UK).
Suona prevalentemente un Etherwave Pro della Moog.
Antonio Campeglia: Parliamo del tuo Theremin…
Fabio Pesce: Ti presento il primo strumento elettronico della storia! L’unico che si suona senza alcun contatto fisico. Era il 1920 quando l’inventore russo Leon Termen (poi chiamato Theremin in occidente) lo suona davanti ad un sbigottito Lenin.
Questi sono gli ultimi due modelli prodotti dalla Moog in questi ultimi anni: un ormai raro Etherwave Pro, conosciuto anche semplicemente come Epro (Fig.9), e un Etherwave standard.
AC: Ci sarebbe anche un Etherwave Plus, uscito da poco…
FP: Lo so, lo so, ma quello lo sto ancora aspettando. È un misto dei due, comunque modificato per entrare nel consolidato mercato dei controller. Suonare un Theremin in maniera classica è troppo complicato per il musicista medio, richiede troppa applicazione e soprattutto tempo. Il caso ha voluto che con la morte di Bob Moog, nel 2005, si sia delineata anche una rapida caduta di attenzione verso l’Etherwave Pro. Allora ci volevano 1500 dollari per un Epro quando era ancora in produzione. Non poco se si considera che il 90% di quelli venduti erano destinati a diventare pezzi di arredamento o ad essere sfruttati per qualche effetto sonoro vintage. Attualmente l’Epro è diventato non solo il modello più ambito, difficilissimo da trovare, ma, nel caso, ci vuole una cifra almeno di tre volte superiore al prezzo di partenza. Questo l’ho comprato in California, è il n. 347
AC: Il costo? FP: 700,00 euro solo di dogana, non aggiungo altro, è un tasto doloroso…
Tornando alla produzione, Bob Moog ci aveva messo l’anima, amava moltissimo il Theremin e infatti fino a che è vissuto lo strumento professionale è esistito. Quando è morto lui, la Moog ha spinto di più verso la realizzazione di uno strumento più leggero ed economico, l’Etherwave standard con 6 ottave, meno preciso ma più versatile. È una comprensibile logica di mercato.
Rispetto al precedente hanno dovuto sacrificare le uscite CV, l’uscita cuffia e tuner, il registro degli alti e dei sub-bassi, l’estetica e soprattutto un po’ della linearità che ha fatto dell’Epro il modello più stabile in assoluto. L’Etherwave è nato più per essere usato come controller ed ha infatti avuto una maggiore diffusione perché ha abbracciato thereministi, rumoristi e tecnici di studio. Sulla versione Plus è rispuntata l’uscita CV, la cuffia e il tuner. Sulla linearità non saprei andrebbe suonato, ma dovrebbe essere la stessa della versione standard dato che vendono anche solo l’upgrade.
AC: Come è cominciata questa passione? Ingegnere e musica, insomma un binomio difficile.
FP: Fino al 1999 ho vissuto a Pisa, dove mi sono laureato alla facoltà di Ingegneria. Per circa nove anni ho fatto il musicista professionista: chitarra (una Ovation che suono ancora), tastiere e anche un po’ di voce all’occorrenza. Quando ho dovuto scegliere la tesi di laurea avevo già ben chiaro che non potevo mettermi a progettare computer o microprocessori… così ho cercato di ricongiungermi con la mia musa in qualche modo. Scoprì che un certo Prof. Leonello Tarabella era direttore del laboratorio di informatica musicale al CNUCE (Centro Nazionale Universitario di Calcolo Elettronico) nell’ambito del CNR (Centro
Nazionale Ricerche) di Pisa. Feci di tutto per andarci e ci riuscì, non senza difficoltà. Non avevo ben chiaro cosa dovessi fare (e forse neanche lui) però sono stato lì dentro per ben due anni, esperienza indimenticabile. Il Prof. Tarabella era (ed è ancora) specializzato in applicazioni a controllo gestuale. Applicazioni tipiche erano il “pianoforte immaginario” (Fig.10), con un pianista seduto su uno sgabello che suonava un pianoforte inesistente davanti ad una telecamera; un pennello virtuale che un pittore simulava nel vuoto con un sistema di riconoscimento visivo che mandava l’interpretazione grafica dei suoi gesti ad un megaschermo (ricordo ancora una schermata di errore blu di un Windows 98 su uno schermo di 10 metri quadrati a Lucca durante uno spettacolo) e soprattutto le “twin towers” nate in tempi non sospetti. Il musicista muoveva le mani su una tavoletta rettangolare e dei lettori ad infrarossi leggevano la distanza dalla base di ogni mano e tramutavano gli impulsi in segnale midi. Praticamente era una sorta di Theremin moderno, volume e pitch. Io lavoravo comunque alla progettazione di un sintetizzatore software del tipo Csound e simili, però il seme del “without-touch” era stato piantato.
AC: Mi era parso di capire che il tuo primo Theremin è di epoca più recente degli anni novanta.
FP: Si, infatti. Quando ho lasciato Pisa per Napoli, mi sono messo a fare l’ingegnere con “I” maiuscola. Software, hardware, progetti. Poi è nato YouTube e un giorno ho visto qualcuno suonare il Theremin. Quando l’ho visto, forse nel 2004, mi è sembrato l’uovo di Colombo e qualcosa si è risvegliato dentro di me. Mi sono addirittura ricordato di aver pubblicato sempre negli anni del CNUCE un articolo sul Theremin, per qualche citazione storica. È stato colpo di fulmine. Si perché col Theremin è così.
I thereministi che si rispettano, che hanno una passione viscerale per lo strumento sono una specie di piccola comunità, come i motociclisti che hanno acquistato una moto Harley-Davidson. Non sono tanti nel mondo e si conoscono quasi tutti, hanno una loro mailing list internazionale, un forum e addirittura una Web-Radio che trasmette solo Theremin. Si fanno anche i “raduni” in sperduti posti del globo.
Da quel giorno non ho più smesso di suonare. Ho comprato il modello standard e quando sono diventato abbastanza bravo da capire che mi serviva qualcosa di meglio ho cominciato a cercare un Epro in tutto il mondo.
AC: Che tipo di musica suoni ed insegni?
FP: Sono un po’ eclettico in verità, però preferisco la musica classica e leggera a quella elettronica. Dico “preferisco” perché in Germania non a caso c’è una bella tradizione di sintetizzatori datati e di musica anni ‘80, quindi quando vado a suonare lì spesso mi trovo in situazioni di musica elettronica pura, live sperimentale, elettroacustica.
A Monaco ho un progetto con Chris Henkel (Fig.11), lì ci conoscono come “o8o8”. In Inghilterra partecipo a vari progetti con la White Label, un’etichetta indipendente inglese che fa un tipo di musica sperimentale. Anche qui si va verso l’improvvisazione ma con strumenti autocostruiti o riadattati. Sonic Weekend è un evento annuale che prevede il “rapimento” di una ventina di musicisti da tutto il mondo per fare un CD, più o meno il genere è questo (ne ho fatti due). In Italia mi adatto un po’ ma cerco di tendere al classico. Ho un progetto con l’organista Tonino Angone, facciamo musica classica e colonne sonore con organo e Theremin, il risultato è di impatto. Partecipo comunque anche a qualche situazione rock e jazz, qualche lavoro di studio e ho anche quasi ultimato la preparazione di uno spettacolo in solo con Theremin, Ewi e LoopStation, sul genere di Pamelia Kurstin (endorser Theremin della Moog che pure stimo molto) ma con l’utilizzo di più strumenti (Fig.12).
In Accademia invece insegniamo un po’ di tutto, dipende dall’allievo, i corsi sono per la maggior parte individuali, quindi si possono adattare. Ci sono DJ che vogliono arricchire il repertorio con effettistica, qualche percussionista che vuole aggiungere un suono al suo set, altri che fanno invece la trafila classica o leggera. Ormai il Theremin soprattutto in Europa si sta diffondendo in molti generi. È uno strumento molto flessibile e plasmabile con un po’ di effetti. Facciamo anche piccoli stage nei week-end perché il Theremin ha bisogno di tempi di apprendimento lunghi e spesso fisiologici. In alcuni casi può essere più produttivo fare più sedute intensive facendo passare più tempo tra le lezioni.

AC: Non credi che la tecnica del theremista con il tempo si sia fossilizzata e non abbia più nulla di creativo da comunicare?
FP: Clara Rockmore rivoluzionò la tecnica classica con il suo “aerial fingering” (diteggiatura aerea) (Fig.13). Prima si suonava con la mano “a becco d’uccello”, in maniera molto più limitata. Da allora in poi ha avuto vari tentativi di evoluzione ma non troppo lontani da quella iniziale. Anche io ho sviluppato una mia tecnica che ho battezzato HS Theremin (High speed Theremin) e che permette passaggi molto veloci tra le note con una discreta precisione; ho sempre avuto l’ossessione di svecchiare un po’ il repertorio e per farlo bisogna anche avere la possibilità di suonare quasi tutto.Nella musica elettronica invece le evoluzioni sono infinite. Ho visto letteralmente attaccare un Theremin alle pale di un ventilatore (Aliens Projekt) o suonarlo con un grosso giravite (Gordon Charlton). Sull’utilità non discuto, ma è interessante che ci sia gente con la voglia di ottenere nuovi suoni e sperimentare nuove cose. Questa Accademia ha a Lippstadt, in Germania, una sorta di interscambio culturale con la MusicskuleLippstadt che annualmente organizza uno dei più grandi eventi di Theremin mondiale, il Without touch (ora alla terza edizione) e anche lì si vedono musicisti di ogni estrazione da ogni parte del mondo che utilizzano lo strumenti nei modi e nei generi musicali più disparati.
AC: Che si impara In un corso di Theremin?
FP: L’insegnamento dal punto di vista classico del Theremin (ma anche in forma più leggera nello studio moderno comunque) richiede disciplina ed autocontrollo paragonabile o anche superiore a quello di altri strumenti. Dato che il corpo è parte integrante dello strumento basta un respiro troppo profondo, un movimento involontario, un prurito per far saltare un’esecuzione. Il thereminista non può essere così sciolto come i musicisti di altri strumenti che accompagnano la nota con movimenti accentuali del corpo. Qui il tronco rimane pressoché immobile, mentre le mani inseguono note e inviluppi nello spazio di pochi centimetri. I dodici semitoni di un’ottava sono in genere nello spazio di una mano sospesa nel vuoto, la distanza tra un do e un do diesis è dell’ordine del mezzo centimetro.
I primi passi, dopo la scoperta dello strumento, riguardano il controllo della respirazione e la postura che non è così banale come sembra. Il corpo deve essere più stabile possibile e soprattutto resistente per tutta la durata del concerto. Gordon Chalrton, un amico/musicista inglese ha scritto un libro recentemente (The Beat Frequency Method – Theremin for the Sonic Explorer. ndr) in cui sostiene che la posizione del thereminista migliore è quella di un atleta di arti marziali. Più precisamente quella del karate, la più diffusa, a gambe larghe solidamente divaricate e bacino basso (Fig.14), oppure quella del Tai-chi con il corpo leggermente proteso in avanti, la gamba destra (per i destrorsi) più avanzata rispetto all’altra, il ginocchio flesso, il piede destro puntato al suolo e il piede sinistro perpendicolare (Fig.15). La postura è fondamentale perché determina gran parte della precisione della nota. Ultimamente qualcuno suona seduto per ridurre il numero di variabili e migliorare l’equilibrio: se sei comodamente seduto su uno sgabello forse rompi la tradizione ma non devi fare “karate kid”! Ognuno di noi quando è fermo oscilla involontariamente e con il Theremin questo è un problema serio che va arginato. In ogni caso qualsiasi posizione a lungo andare stanca il corpo, quindi seduto o in piedi è importante che sia comoda. Infine si lavora molto sull’orecchio, la capacità di capire in che tonalità sei finito e di rimanerci il più a lungo possibile. Per chi non ha orecchio assoluto, senza un accompagnamento né una nota di riferimento è molto facile slittare in altre tonalità o mezze tonalità. Anche strumenti come violino e violoncello soffrono di problemi simili legati alla tonalità ma, pur non avendo tasti, offrono la possibilità di orientare il musicisti con la nota emessa da una corda suonata a vuoto.

AC: Che mi dici degli attacchi? Come si comincia un pezzo senza poter ascoltare la nota?
FP: Qui la cosa si fa più complessa perché orecchio assoluto o no la prima nota è sempre un problema che si ripete ad ogni pausa del brano. Ci sono varie tecniche di cui una infallibile: mandare in cuffia il pitch preview! L’Epro e il Plus hanno un’uscita per l’accordatore che è sempre attiva anche a volume abbassato. Anche l’Etherwave standard si può modificare per avere un’uscita tuner. Se la mandi in cuffia il gioco è fatto! Nonostante tutto, non gode comunque di grande considerazione anche se è utilizzata spesso. Da un lato è un po’ come giocare sporco, dall’altro non è proprio semplice suonare un pezzo dandogli espressività con un fischio costante nell’orecchio che non puoi spegnere neanche abbassando il volume. Una variante simile ma meno invasiva è piazzare un accordatore visivo davanti al Theremin.
La tecnica più diffusa è comunque quella che gli inglesi le chiamano “fishing”, pescare la nota. In pratica si cerca di prendere la tonalità dando dei piccoli colpetti al volume per sentire la nota, leggeri da essere poco percepiti. In genere il “fishing” riesce bene se il musicista ha una spia dietro o avanti che gli danno un ascolto più alto rispetto al pubblico.
Più antica come stile è la ricerca della nota con un glissando iniziale che si ferma al punto voluto: è un sistema sicuro anche se l’effetto è discutibile perché il brano risulterà pieno di glissati e portamenti non richiesti. Personalmente insegno tutto ma preferisco il “fishing” con l’aiuto di una tecnica visiva che individua la zona in cui la nota dovrebbe essere. Il musicista va a colpo “sicuro” verso la zona dove dovrebbe essere la nota in modo da ridurre i tentativi. In genere uno-due ascolti della nota sono sufficienti per prendere una tonalità.
Il resto del corso è diviso tra esercizi musicali vari, accordatura, effettistica, tecniche per velocizzare l’esecuzione e sciogliere la mano. Non ultima, una serie di informazioni relative al posizionamento del Theremin su di un palco. Anche qui il Theremin è unico, dato che è uno strumento che vuole un suo spazio fisico. Non si tratta solo di evitare che un altro musicista o un imprevedibile fotografo finisca nel suo campo di azione ma anche della non remota possibilità di interferenze da parte di altre apparecchiature elettroniche. Il fenomeno si moltiplica quando i Theremin sul palco sono più di uno. Gli Epro sono in assoluto i più difficili da posizionare perché hanno una possibilità di interferenza molto alta. Tipica è la situazione in cui si accorda un Theremin alla perfezione poi si accende un radiomicrofono su una frequenza sbagliata e bzzzzzzzz.
AC: Cosa mi puoi dire dello studio del theremin?
FP: Il Theremin non si insegna nei Conservatori e, soprattutto in Italia, non ci sono né scuole, né grande interesse per lo strumento. Ecco perché con l’Accademia abbiamo deciso di avviare un corso. I musicisti validi sono veramente pochi, meno delle dita di una mano. Nonostante sia considerato lo strumento musicale più difficile del mondo (prova a prendere una nota nell’aria e poi mi dici!) è anche il più facile da suonare male! Basta agitarsi davanti all’antenna per ottenere un suono più o meno sensato; i bambini, ad esempio, ne sono entusiasti (anche gli adulti in verità) e su Internet spopolano filmati di gatti impazziti che suonano Theremin. Quello che serve è molto orecchio perché bisogna avere chiaro in mente la distanza tra le note e non perdere le tonalità. Clara Rockmore, considerata la più grande thereminista del mondo, amica non a caso di Bob Moog e di Theremin stesso (morta del 1998. ndr), sosteneva che il Theremin non può essere il primo strumento. Mentre per il genere elettronico non ci sono prerequisiti, in quello classico ci vogliono nozioni strumentali di base per poter affrontare il Theremin. Ecco perché se l’allievo è proprio a digiuno, gli facciamo fare lezioni anche di un altro strumento (qualsiasi).
Questo perché è troppo complicato imparare una regola in uno strumento che praticamente non ne ha. La differenza tra un passaggio di note suonato quasi bene e ed uno perfetto, spesso è la risultante di centinaia di prove! La mano deve abituarsi ad una memoria gestuale precisa, altrimenti qualsiasi esecuzione non sarà ripetibile. Nessun thereminista è infallibile, lo dico per esperienza diretta. La pratica è fondamentale e i brani vanno prima imparati a memoria e poi suonati, la nota la devi visualizzare in mente prima di suonarla, una minima indecisione può essere fatale, è un po’ come cantare… ma con le mani.
Paradossalmente è proprio questo che provoca “dipendenza” del musicista allo strumento: se hai orecchio sei sempre vicino alla nota ma mai dove dovresti essere. Quindi hai la sensazione di potercela fare ma è spesso una sicurezza provvisoria che ti porta a tentare ancora all’infinito nel tentativo di migliorare.
Nel caso del Theremin il tuo corpo fa parte dello strumento. Tutto dipende da come respiri, dalla lunghezza del dita, dal Theremin che utilizzi e addirittura da quanto pesi e che circonferenza di bacino hai (non è una battuta, i thereministi con pancia preminente a volte sfiorano l’antenna del volume, se non correggono la postura non riescono a produrre parti di “crescendo”, “forte” e “fortissimo” o addirittura non emettono suono).
AC: Come hai proseguito lo studio?
FP: Dopo aver imparato, con le mie forze, quello che potevo, rubacchiando qua e là tecniche e consigli, sono andato in Germania ed Inghilterra dove lo strumento è più noto e c’è una tradizione più diffusa dello studio. Lì ho conosciuto, studiato e suonato con le tre più famose dame dell’etere: Lydia Kavina (Fig.16) pronipote di Leon Theremin,che è considerata la maggiore esecutrice vivente del Theremin classico, Barbara Buchholz che ha una sua tecnica jazz molto originale, Carolina Eyck che ha pubblicato un suo metodo che – pur condividendolo solo in parte – mi ha fatto capire che si può insegnare una tecnica meno soggettiva.

AC: Che mi dici dell’utilizzo del Theremin come controller?
FP: Ci sono varie possibilità, molto dipende dal tipo di strumento. Se parliamo di Epro e Eplus abbiamo un uscita CV e quindi possiamo pilotare synth ed effetti con quel protocollo. Il CV volendo si può convertire in MIDI con un convertitore apposito e in quel caso si aprono nuovi scenari. L’utilizzo più originale che ho visto del CV è il pilotaggio di una chitarra Moog che ha il CV-in.
Praticamente ti muovi con la chitarra in mano vicino ad un Theremin e la chitarra suona simulando una pennata.
Un’altra possibilità è adattabile ad ogni Theremin via software. Ho scritto un mio software per utilizzo personale che converte in MIDI il suono del Theremin. Il suono per sua natura si presta bene alla conversione. Con strumenti virtuali collegati il risultato è sorprendente. È possibile suonare qualsiasi VST aperto sul PC (Fig.17).

AC: Il Theremin è uno strumento analogico. La conversione A/D lo rende naturalmente digitale: hai trovato un sistema per evitare i gap tra le note? FP: In realtà nell’utilizzo standard del software se fai un glissato avverti non il glissato ma una scala (ta-ta-ta-ta e non taaaaaaaa per intenderci). Questo però dipende dallo strumento virtuale perché ho fatto in modo di mandare le note non centrate come pitch shifting. Se ad esempio utilizzi strumenti che supportano il pitch shifting analogico (para-analogico) la cosa funziona meglio. Ad es. un VST come FM7 o Korg funzionano meglio di altri perché non sono campionati ma generati in tempo reale, quindi latenza a parte, possono interpretare correttamente uno shift.
AC: Che futuro per uno strumento che ormai ha quasi 90 anni?
FP: Nonostante l’età, credo che il Theremin sia uno strumento giovane per le prospettive che ha davanti. La musica dagli anni ’20 ad oggi è cambiata. Termen era un rivoluzionario, avanti di decenni rispetto alle reali possibilità dello strumento. La musica elettronica oggi è affermata e non è più solo sperimentazione; il Theremin si inserisce bene in molti contesti e molte strade sono ancora da tentare. Lo stesso utilizzo come controller è relativamente recente e andrà di pari passo con l’evoluzione tecnologica di software e periferiche.
AC: Potremmo aspettare che arrivi la versione Plus per fare un test allora…
FP: Magari, mi farebbe piacere provarlo insieme.
AC: Alla prossima allora!
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