Advanced Orchestra Extended – Libreria suoni orchestrali

In un proliferare sempre più veloce di nuove librerie orchestrali, registrate con tecniche sempre più accurate al limite della perfezione, che senso ha ripescare una libreria “datata” come quella di Peter Siedlaczek che risale al lontano 1993, con una aggiunta nel 1997 e riprogrammata, riadattata ed ottimizzate nel 2005 per un utilizzo con Halion ed EXS24? Può essere competitiva una libreria orchestrale di questa “esperienza” alla luce delle più recenti release quali le East West Quantum Leap, Vsl e similari?

 

Advanced Orchestra Extended:

Il prodotto si presenta in un contenitore DVD di colore verde (Fig.1 – il DVD di Advanced Orchestra Extended) con accluso un booklet di introduzione allo strumento con relative illustrazione delle nuove funzioni di programmazione ed organizzazione introdotte (Fig.2 – l’elegante Booklet di colore verde). La libreria richiede, per essere eseguita, una versione del software Steinberg Halion (versione 2.0.3 PB2 o superiore) oppure Emagic EXS24 (II o superiore) con una preferenza per gli ambienti di “host” con la funzione “freeze”, come Cubase, Logic e Cakewalk. Non sono presenti requisiti di sistema operativo se non quelli legati al player che si utilizza. Come hardware ottimale viene segnalato: 1 GB di RAM o superiore. Il minimo indicato per utilizzare senza grandi problemi la libreria è 500 Mbytes di RAM. Va detto che una delle note positive della Advanced Orchestra sta proprio nella capacità di concentrare un altissimo numero di “performances” con un consumo complessivo di risorse decisamente basso, in particolare se utilizzato con molti “cugini” attuali, affamati di risorse. La libreria, trasferita su Hard disk occupa uno spazio di 6Gbytes, suddivisi tra “patches” Halion ed Exs24. L’accluso libretto introduce l’utilizzatore alle novità introdotte in questa versione nonché illustra le nomenclature tecniche utilizzate per i suoni. La quantità di samples è davvero impressionante! Ad un primo ascolto, si potrebbe dire che, dopo il set Vsl Pro Editon, la Advanced Orchestra rimane la più dotata per ricchezza di contenuto. Il software è stato provato su di un PC e come player è stato utilizzato in un primo momento Vsampler (www.vsampler.com), al fine di testare la libreria anche con un campionatore diverso da quelli segnalati, mentre in seguito abbiamo utilizzato i previsti Halion 3.0 e EXS 24. Vsampler è sembrato in grado di tradurre le complesse articolazioni della Advanced Orchestra extended, anche se alcune rifiniture si sono rese necessarie per un utilizzo completo. Il test viene effettuato su una macchina Intel Pentium IV 3.0 Ghz, 1 Giga Ram,  2 H.D. da 7200 RPM con 8 mega di cache e scheda audio Fireface 800 della RME. Ho preferito utilizzare lo stesso computer e scheda audio impiegato sia nel test della library Miroslav Philharmonik che di Halion Strings 2, in modo da avere anche un paragone sia sonoro, che in termini di prestazioni del sistema. Come casse monitor ho affiancato alle ottime Genelec 1032 una coppia di PMC modello TB2S-A. La Advanced Orchestra si potrebbe definire una orchestra “semi-dry”: i suoni, infatti, non sono registrati catturando l’ambiente di una hall da concerto, ma posiziando i microfoni ad una distanza di circa 10cm.  Questo è uno dei punti di forza della libreria, in quanto consente all’utilizzatore di mescolare più agilmente i suoni con altre librerie, anche tipicamente “ambiented” come la EWQLSO Gold. Questa operazione, infatti, risulta estremamente difficile con orchestre registrate completamente “dry” quali la VSL, ovvero con librerie che hanno un ambiente totalmente differente, come ad esempio la libreria americana di legni “Westgate Woodwinds” (http://www.westgatestudios.com).

La programmazione: nuove patch
Per ogni sezione e strumento sono presenti sostanzialmente quattro tipi di patch tutte in keyswitching (cambio di articolazione alla pressione di un tasto della keyboard): le più recenti sono le “key Velo” e le “key crossfade”. Nelle “Velo” i suoni sono stati riprogrammati in modo da offrire una variazione nel timbro e nel volume legata ad una maggiore o minore pressione sul tasto della master keyboard. L’innovazione della extended rispetto alle precedenti versioni sta nella presenza di strumenti “multilayer” (più livelli di timbro), assenti in precedenza a causa delle ridotte dotazioni di memoria e di CPU dell’epoca. Sono stati inoltre aggiunti i nuovi timbri della upgrade ’97.  Le patches “crossfade”, di contro, affidano alla “modulation wheel” il compito di “mixare” i diversi livelli di timbrica, ad esempio per la creazione di “crescendo” o “diminuendo” realistici. Sono anche presenti patches cosiddette “N”, che hanno i keyswitches sulla sinistra al fine di suonare lo strumento nel suo registro effettivo.

Strings:
Per gli archi abbiamo a disposizione tre differenti tipologie: ensemble, “chamber” e solo. Molto semplici da usare tutti i timbri di ensemble. I violini sono resi maggiormente dinamici dall’integrazione con l’update ’97, che ha aggiunto ulteriori due livelli ai sustain, nonché nuovi staccati, tremolo e sordino. Questi ultimi, ad avviso di chi scrive, si qualificano tra i più interessanti ed utilizzabili sul mercato, perfettamente collocabili in mix di brani comedy/romantic grazie ad un timbro delicato ma di carattere. Buone anche le altre articolazioni. Cogliamo l’occasione per segnalare quello che è il vero punto di forza della Advanced Orchestra e che la rende, anche a più di dieci anni dalla sua prima registrazione, uno dei prodotti più utili sull’intero mercato dei campioni orchestrali: le “frasi”. Peter Siedlaczek ebbe, infatti, l’ottima idea di registrare performance dell’orchestra diverse dalle singole note. Ecco quindi che caricando le patches “performance” (Fig.3 – Caricamento patches di strings con Halion) si è in grado di inserire nelle proprie composizioni mordenti, acciaccature, scale, glissandi e crescendi. Risulta davvero singolare come alcune articolazioni presenti nella Advanced Orchestra non siano state registrate anche da altri sviluppatori in seguito. La scarsa tendenza delle “software house” di settore a creare alleanze e collaborazioni, infatti, ha portato alla proliferazione di librerie concorrenti composte dagli stessi suoni (articolazioni base), ma con diverse origini e produzioni, impedendo la formazione di budget adeguati alla registrazione di performances alternative. Peter Siedlaczek è riuscito, di contro, a registrare un ampissimo “samples pool”, dal quale sono stati poi tratti titoli dedicati a frasi esecutive quali “Smart violins” o “Orchestral Colours”. Come suoni favoriti dell’intera sezione segnaliamo i sordini in genere ed alcuni dei nuovi staccati.

I legni:

 

Davvero ampia la scelta di suoni per la sezione legni. Sono presenti sia strumenti solisti che “ensembles”, ed anche qui non mancano le numerose articolazioni e frasi, elemento distintivo della libreria. Complessivamente il suono può apparire “grezzo”, ma rappresenta uno degli esempi più lampanti di riuscita semplicità nella realizzazione di patches orchestrali. Buoni i flauti, ottime le frasi ed i glissandi, unico neo il “flauto piccolo sustain” (Fig.4 – Flauto piccolo) non presente nella versione originale, che mostra un carattere artificiale. Molto convincenti anche oboe e corno inglese, specialmente nel registro forte. Il “clarinetto solo” presenta una certa nasalità nel timbro, ma nel mix offre una buona riuscita. Molto belli i glissandi e le articolazioni aggiuntive. Buone anche le performances di fagotto, controfagotto e clarinetto basso. L’update ’97 ha aggiunto anche nuove registrazione nei flauti e nei clarinetti. La nuova programmazione consente di utilizzare il crossfade per simulare crescendi ed altri effetti. Il nostro premio per il miglior suono di sezione lo assegniamo ai flauti, in particolare nella parte dedicata alle frasi e scale, molto efficaci.

Gli ottoni:

 

La dotazione di ottoni è ricca come nelle altre sezioni. La qualità (o sarebbe meglio definire la “modernità”) dei suoni varia da strumento a strumento ed è l’unico caso in cui l’età della libreria si fa sentire con evidenza. Difatti, la registrazione degli ottoni ha subito radicali cambiamenti nel corso del tempo, grazie alle nuove tecnologie di registrazione ed all’esperienza che gli sviluppatori di campionamenti orchestrali hanno acquisito nel corso del tempo. I corni, ad esempio, risentono di tali criteri e forniscono una performance molto scura e inevitabilmente artificiale, sia per il solo che per la sezione. Tuttavia le frasi, i “rips” e le altre “performances” sono di grande aiuto quando si necessita di aggiungere elementi più naturali e “suonati” alle proprie composizioni. Più che sufficiente la resa dei tromboni, inclusi i “flutter”; molto buona la qualità delle trombe, punto di forza dell’intera sezione ottoni. Queste ultime, infatti,  suonano  sorprendentemente cristalline e si integrano molto bene anche in mix moderni, fianco a fianco con prodotti di ultima generazione. Davvero utili anche in questo caso le frasi e gli effetti (mordenti, shakes, ripetizioni). Presenti anche glissandi con differenti durate, dal suono molto interessante. Buona la tuba anche se un po’ scura come il resto dei brass. Come accennato in precedenza, la sezione degli ottoni è quella che ci ha convinti di meno e sono le trombe ad occupare un posto di favore nella sezione fiati.

Le percussioni, arpa ed effetti:

 

Questa sezione è, assieme agli archi, quella che più ha tratto maggior beneficio dall’incorporazione della libreria originale e l’update ’97, che, tra l’altro, introdusse moltissime nuove percussioni e toni di arpa (nella versione originale erano contenuti solo glissandi ed accordi). Proviamo ad elencare alcuni degli strumenti percussivi (intonati e non) presenti: Crotali, Piatti18″ & 24″, Marimba, Glockenspiel, Thai Gongs, Timpani, Campane tubolari, Vibrafono, Xilofono, Gong, Gran Cassa, Rullanti, Triangoli, kit orchestrale completo… e l’elenco sarebbe molto lungo ancora. Restiamo sorpresi dalla strana assenza della Celeste, introdotta dall’update ’97 ed a quanto pare abbandonata in seguito, per non ben chiari motivi. La qualità complessiva è buona e nel loro complesso le percussioni ricordano da vicino l’altra teutonica per eccellenza, la Vienna Symphonic Library, con la quale la Advanced Orchestra mostra non pochi (e spesso sorprendenti) “apparentamenti”, soprattutto nel tipo di performance catturate.

Conclusioni:

Advanced Orchestra è una library molto adatta a quei compositori/orchestratori in grado di manipolare con efficacia riverberi ed equalizzatori ed inoltre hanno discrete capacità di piazzamento (panning) degli strumenti. Credo proprio che rimarranno sorpresi da quello che una libreria come Advanced Orchestra può esprimere, se opportunamente utilizzata. La filosofia si contrappone a quella di librerie come EWQLSO, nate per essere semplici da utilizzare, che includono l’ambiente di registrazione mediante i “release trails” e non necessitano di posizionamento nello spettro stereo, in quanto gli strumenti sono posizionati in partenza. Tuttavia, posizionare la Advanced Orchestra nello spazio è operazione non così complessa. Il bilanciamento e la semplicità dei timbri consentono, infatti, alla libreria della Best Service di non occupare più di tanto spazio nel campo stereo, evitando sovraccarichi di frequenze. Una menzione speciale va agli effetti orchestrali, vera piccola gemma nel complesso di una libreria più che soddisfacente. Sono state registrate, infatti, performances effettistiche di archi, fiati, legni, arpa e percussioni.

Come accennato in precedenza, la prima nota positiva da segnalare della Advanced Orchestra risiede nella capacità di concentrare un altissimo numero di performances con un consumo complessivo di risorse decisamente basso, caratteristica oggi assai rara e, ad avviso di chi scrive, “preziosa”. Persino librerie dal peso complessivo inferiore ai 2 Gb come la Garritan Personal Orchestra (Fig.5 – Garritan Personal Orchestra) finiscono per richiedere numerose risorse di sistema, anche in termini di consumo Cpu. Le sonorità offerte in termini di timbrica sono assimilabili agli altri prodotti “europei”, quali Miroslav Philharmonik e Vienna Symphonic Library. Rispetto alla libreria di Vitous, la Advanced Orchestra possiede meno espressione e passionalità, anche se predomina nettamente in termini di numero di articolazioni proposte. Il rapporto con la VSL risulta interessante, in quanto la Advanced Orchestra appare a tutti gli effetti come una sorta di  “progenitore” della VSL, vale a dire ritroviamo quel concetto di completezza nelle articolazioni che il team di Herb Tuchmandi ha poi egregiamente elevato a potenza e sviluppato nelll’oramai  impressionante bagaglio di campioni e performances che costituiscono  il Symphonic Cube. (Fig.6 – il performance tool sviluppato dal team VSL). Rispetto alle più recenti realizzazioni risulta un po’ penalizzante il non utilizzare un player abbinato alla libreria come nel caso della East West Quantum Leap. Infatti, gli utenti di sampler player diversi da Halion di Steinberg o dell’EXS 24 di Logic, potrebbero incorrere in errori di “traduzione” dell’assegnazione dei controlli e variazioni timbriche notevoli. D’altro canto, le numerose funzioni di Halion consentono di utilizzare VST esterni e numerosi parametri di personalizzazione, normalmente non disponibili sui player della Native Instruments (Fig.7 – il sampler di Steinberg – Halion), in particolare l’uso di effettistica esterna permette un trattamento ed una riverberazione/equalizzazione personalizzate per sezione o timbro. A questo punto la nostra risposta alla domanda iniziale: c’è ancora posto nell’attuale mercato per questa libreria ed il suo “bagaglio di esperienza?” è, a nostro avviso, assolutamente sì. Siamo rimasti, infatti, piacevolmente sorpresi nel constatare quanto “moderno” può risultare questo prodotto, grazie soprattutto a criteri lineari di produzione e registrazione e ad un ridotto utilizzo di “filter processing” e “noise reduction”. Advanced Orchestra, inoltre, è ottima come “libreria complementare”, da abbinare, ad esempio, alla EWQLSO Gold o alla Miroslav Philharmonik. In base alle prove effettuate la libreria di Peter Siedlaczek è risultata perfettamente compatibile con entrambe, seppur molto diverse. Un esempio? Le doti camaleontiche consentono di aggiungere alla dotazione non completissima di legni della Gold, un importante arsenale per qualsiasi arrangiatore orchestrale degno di tal nome, aggiungendo “runs” e performance addizionali.

East West – Quantum Leap: Ministry of Rock


Ci sono software che, appena si utilizzano, hanno un impatto a dir poco “magico” per il musicista, altri invece necessitano di una certa frequentazione prima che scocchi il colpo di fulmine. In quest’articolo ci occuperemo del secondo caso e per farlo mi sono rivolto a due bravi musicisti/compositori di estrazione musicale diversa, ma entrambi con un’anima rock: Alessando Pescetelli e Luca Thomas d’Agiout, insieme ai quali vi presento uno degli ultimi nati di casa East West: Ministry of Rock (d’ora in avanti, semplicemente MoR).

Ministry of Rock – MoR è, tra le quattro librerie di “esordio” del nuovo player della East West denominato “Play” (Fig. 1), quella dedicata a suoni di carattere rock ed in qualche modo prosegue la tradizione della casa che già ha visto titoli illustri dedicati al genere come Hardcore Bass. Prodotta dal guru dei plug-in strumentali Nick Phoenix con la collaborazione di Rhys Moody, Pierre Martin e Ashif “Kingidiot” Hakik, copre le tre sezioni elettive del genere rock moderno, vale a dire chitarra, batteria e basso elettrico, sfruttando bene le potenzialità offerte dal nuovo Play con round robin, selettore di canale e keyswitching.

Installazione su 3 sistemi operativi:

L’operazione da DVD è relativamente semplice se si seguono le indicazioni alla lettera, specialmente se consideriamo la presenza della chiave hardware iLok. La libreria occupa all’incirca 20 gigabytes su disco. Come sempre, è vivamente consigliabile l’utilizzo di un hard disk secondario, da 7200 RPM e possibilmente di grande capacità, al fine di ottimizzare le risorse del sistema ed avere uno spazio dedicato esclusivamente alle ingombranti librerie di campioni. L’installazione della libreria è stata effettuata su un disco esterno da 320 Gb, collegato alla porta firewire della DAW basata su CPU Intel Core2 Duo a 2.6 GHz e 4 Gb di RAM. Nonostante io utilizzi con soddisfazione Windows XP ottimizzato per Digital Audio Workstations (anche se ritengo che parlare di soddisfazione in ambiente Microsoft sia un po’ eccessivo), ho pensato, insieme ai miei amici, che fosse interessante ed utile effettuare il test di MoR anche su di una DAW con il nuovo sistema operativo Vista e su Linux. La Workstation con Vista e Linux ha le stesse identiche caratteristiche dell’altra con XP. Il procedimento di installazione della libreria sotto Vista è andato via liscio senza alcun problema, ad un certo punto mi è stato chiesto di disabilitare il controllo sull’account (il famoso UAC, la nuova funzionalità di protezione di Vista) per poter continuare l’installazione. Vorrei segnalare, ad onore del vero, che tale funzionalità è presente in Linux da tempo immemorabile e lì funziona veramente bene.

Tips: riguardo il processo di installazione, mettete in conto di dover riavviare la DAW dopo aver disabilitato l’UAC. Ad installazione terminata, vi sarà chiesto di autorizzare il prodotto tramite la chiave hardware iLock; se state utilizzando Vista o Linux, ovviamente ricordate di scaricare i drivers aggiornati.

“Play”: il nuovo motore.

Abbandonata la collaborazione con Native Instruments, per ragioni non specificate (probabilmente un mix di motivazioni tecniche ed economiche), la East West nelle figure dei due patron Doug Rogers e Nick Phoenix (Fig. 2) ha avviato, alcuni mesi or sono, la progettazione e realizzazione di un proprio player di campioni. Il risultato è Play, VSTi dalle caratteristiche interessanti sulla carta ma che non è stato esente da problemi, specialmente nel suo primo anno di vita. Aspetto che anche a noi non ha concesso di essere tempestivi, come volevamo, nel presentare un corretto test del prodotto. Le caratteristiche più interessanti del nuovo software sono, oltre alla possibilità di round robin e di keyswitch (oramai presenti nella maggior parte dei prodotti in commercio), un interessante, anche se molto avido di risorse, riverbero ad impulsi (alcuni dei quali basati sul famoso Cello Studio recentemente acquistato dalla East West), un sistema di modulazione (per la generazione di chorus/flanger) ed un filtro sottrattivo. Forse l’aspetto più interessante del nuovo sistema è la possibilità di attivare o no qualsiasi parte della patch caricata, al fine di ridurre l’utilizzo di memoria. Ad esempio, è possibile evitare di caricare in Ram, nel caso di un kit di batteria, quei pezzi che non saranno usati nel brano che state registrando, oppure di utilizzare un completo kit di basso con “keyswitch”, ma evitando di caricare i campioni per quei key non usati. Dato l’ingente consumo di memoria di campioni corposi come quelli di MoR, quest’ultima funzione è un vero e proprio toccasana per i computer non proprio superdotati. Naturalmente, essendo un player, non è possibile caricare file audio esterni e neppure importarne. Finalmente, dopo un primo periodo di rodaggio, possiamo affermare che Play, grazie all’ultimo aggiornamento (sia per OS Microsoft a 32 e 64 bit, che per Mac OS X) rilasciato il 28 febbraio, è stabile sia in ambiente Mac che Windows (XP e Vista).

Ultim’ora: il 2 aprile scorso è stato rilasciato un altro aggiornamento del sistema Play alla versione 1.0.0.56. Tra gli aspetti più rilevanti troviamo il supporto al formato RTAS di Pro Tools. Per ulteriori info vai a questo link (http://www.soundsonline.com/updates.php).

Sezione Batterie:

Le batterie per i conoscitori delle produzioni di Nick Phoenix, le batterie sono praticamente una garanzia. MoR porta con sé un bagaglio di quattro kit: Ayotte (Fig.3), Black, Ludwig ed Octaplus. Il numero limitato di kit, soprattutto se comparato con quelli presenti in Colossus, libreria meno specializzata di MoR, non deve però ingannare. Il numero e la varietà di generi coperti da questi kits è sufficiente per la maggior parte delle aspettative e l’assortimento è pensato bene, con una strizzata d’occhio al modern rock, new punk e l’inevitabile nu metal. Il suono è davvero attuale, bilanciato ottimamente e pronto all’uso. Sono presenti round robin praticamente per tutti i suoni. Grazie al sistema di gestione dei singoli layers di Play è possibile attivare o disattivare determinati componenti del kit, ad esempio per risparmiare memoria, oppure modificare il singolo volume senza problemi, laddove il mix offerto di default non dovesse risultare utile. Il numero di cymbals ed articolazioni aggiuntive cambia secondo il kit, ma in media sono presenti una cassa, due rullanti ed un ghost/flame, un sidestick, quattro tom e tre cymbals, tra crash, splash e china. In alcuni kit, come il Black, sono presenti anche dei flame per i tom. Il nostro kit favorito è stato proprio Black, per il fatto che offre una sonorità un po’ meno battuta in altre librerie. Un’altra interessante possibilità che vale la pena menzionare è quella di creare kit “ibridi” utilizzando componenti singoli dei già citati kits. Con il gestore di “layers” è davvero semplice, basta attivare/disattivare un rullante al posto di un altro ed il gioco è fatto.

Sezione  Bassi:

I Bassi Due Fender, cinque corde e P-Bass, Kubiki (Fig.4), Musicman e Specter (Fig.5) sono i cinque bassi in dotazione alla libreria. Ancora una volta, in piena tradizione Hardcore Bass, il suono è attuale e pieno e la “botta” sulle basse frequenze è assicurata. Tutti i bassi, ad eccezione del Musicman , sono offerti in Keyswitch e le articolazioni sono generalmente un paio di sustain (pick round robin e fingered), quindi staccati, slides ed effetti, secondo il basso caricato. Oltre alla versione keyswitched è offerta anche solo l’articolazione sustain principale sotto la voce “elements”. Il round robin è presente, ed anche in questo caso è possibile disattivarlo e scaricarlo dalla memoria. Una caratteristica di sicura importanza è la presenza, per quattro dei cinque bassi presenti, di una registrazione stereo, che ha utilizzato due differenti rigs per canale, Ampeg SVT e Ashdown. Con il selettore di canale del player, quindi, è possibile scegliere anche il “rig” che meglio suona per il brano, con una buona iniezione di flessibilità.

Le chitarre:

In una libreria del genere non potevano mancare tonnellate di chitarre, suonate e registrate in tutti i modi: riffs, licks, frasi intere, in configurazioni a doppio ampli, effettate, distorte e pulite. Le chitarre sono quelle che ti aspetti dai Masters of Rock: Fender Telecaster, Fender Stratocaster (Fig.6), Gibson Les Paul (Fig.7), Ibanez Universe 7 (Fig.8), PRS guitars, registrate attraverso ampli Marshall, Fender, Bogner, Vox & Budda (Fig.9). Anche se qui troviamo tutti i più classici modelli di chitarre utilizzate nel Rock, sarei stato molto felice se fosse stata inclusa una mia passione di sempre: la Fender Mustang (Fig.10), una chitarra che ha dato molto spesso la sua voce nel rock (vi dice niente Cobain dei Nirvana?), incluso il punk, la new wave, il grunge e molti altri generi dagli anni 80 in poi. Le chitarre sono state registrate con grande maestria e si collocano nei mix in modo equilibrato, senza dover ricorrere a stratagemmi sulla dinamica: questo vuol dire che il materiale è buono già di partenza. La “suonabilità” è buona, anche grazie ai “keyswitch”, tuttavia non possiamo fare a meno di notare come il round robin non sia così presente come vorremmo, a volte creando un po’ di effetto “fake”. Si nota, in particolare, sugli accordi della Gibson acustica, che se suonati ad una certa velocità non suonano particolarmente realistici. Molto divertenti le registrazioni (spesso mono, ma non fatevi ingannare) della Strat in configurazioni particolari per il punk, lo ska ed altri generi musicali non molto battuti dalle altre librerie in commercio. Volendo tirare un parallelo con uno dei nostri prodotti favoriti, la Real Strat di Musiclab (Fig.11), si potrebbe dire che non c’è storia sul fronte del timbro, nettamente a favore di MoR, ma probabilmente l’usabilità del virtual instrument russo è decisamente maggiore, quando si parla di ritmica. L’integrazione di più “round robins” e magari di un player per le ritmiche potrebbero essere spunti per futuri aggiornamenti.

Sezione Effetti:

La sezione “effetti in tempo reale” è comoda e suona bene, anche se, come per Fab Four, lo splendido riverbero a convoluzione obbliga la CPU ad un superlavoro: ciò può risultare sopportabile da una macchina Dual Core (la quale ha di fatto una doppia CPU), ma diventa imbarazzante con processori Pentium IV o Pentium M. Ci piace cogliere l’occasione, inoltre, per segnalare qui brevemente alcuni multi processori/simulatori di ampli che vale la pena provare abbinati alle chitarre e ai bassi di MoR. Il primo è sicuramente il Guitar Rig di Native Instruments, un classico oramai, una sorta di studio virtuale dove provare infinite combinazioni di effetti, preamplificatori, finali e quant’altro. Altri prodotti di tutto interesse, dal nostro punto di vista, sono il Revalver MKII di Alien Connection, particolarmente apprezzato dalla comunità di chitarristi per i suoi toni di distorsione ed il Flying Haggis di Db Audioware, singolare pre/ampi con pedaliera multi effetto virtuale dal suono molto grezzo ed efficace, in particolare per sonorità blues. Per ultimo vale la pena di citare un sorprendente freeware (solo PC), Freeamp 3 , davvero fornito di tutti i comfort e che vi consigliamo di provare assolutamente. MoR è in grado di dare il meglio di sé con i kits di batterie, nel campionamento dei quali la Quantum Leap eccelle da tempi non sospetti. Oltre all’ottima qualità dei campionamenti, quel che impressiona è l’enorme scelta. Anche per quanto riguarda le chitarre ci troviamo di fronte ad una disponibilità timbrica imponente e soprattutto estremamente differenziata; infatti, le varie combinazioni tra chitarre ed amplificatori, passando per il potente processore effetti, ci permette di ottenere ogni tipologia di sound chitarristico, sia “clean” che distorto. Tutto ciò è reso più semplice dal fatto che nella libreria sono presenti chitarre che hanno fatto la storia del Rock, le quali hanno tutte una “voce” caratteristica. Infatti, chi confonderebbe una Strato con una Les Paul od una Universe? L’interfaccia utente è ben fatta e finalmente stabile, grazie agli ultimi aggiornamenti software di PLAY. Ottima la scelta della casa di rivolgersi anche agli utenti Linux, sperando che altre società si affianchino a questa nuova realtà che sta prendendo sempre più piede. Partendo dal concetto che nel Rock convergono una miriade di generi musicali, a volte anche piuttosto diversi l’uno dall’altro, come ad esempio il Punk, la New Wave, il Dark ed il Progressive, tra i campionamenti si sente la mancanza di strumenti meno tipici: perché non inserire una Mustang o una Jaguar tra le chitarre, uno Stick tra i bassi e magari un kit elettroacustico tra le batterie? L’ottimo riverbero a convoluzione richiede troppe risorse in termini di CPU e si rischia di non poterlo utilizzare a meno che non si disponga di una DAW Hi-End. Nonostante i vari aggiornamenti messi a disposizione della East West si riscontrano ancora alcuni problemi, specialmente in Sonar, dove alcuni crash sono ancora presenti. In generale, comunque, il prodotto ha acquisito, nel corso del tempo, molta affidabilità e promette bene per il futuro. Siamo in contatto diretto con il produttore e ci è stato comunicato che presto il bug sarà definitivamente risolto. Speriamo inoltre in una versione aggiornata che funzioni sotto Leopard. Come accennato ad inizio articolo, MoR richiede un minimo di conoscenza per coglierne al meglio gli aspetti e gli utilizzi migliori per diversi generi musicali. In questo senso, ecco un paio di consigli per sperimentare un po’ il prodotto. Il primo è quello di non fermarsi assolutamente alle configurazioni di effetto di default. Un esempio per tutti è dato dalla Telecaster Clean che è fornita con un riverbero ed una sezione di chorus/modulazione davvero “molto” carica. Se spegnete entrambe avrete il classico timbro tagliente della Tele da passare in un simulatore di ampli come Guitar Rig o similari. La stessa prova consigliamo di farla con tutte le patch: provate a spegnere tutti gli effetti/filtri e cominciate da zero. Il secondo consiglio riguarda l’uso del selettore di canale (al centro in alto nell’interfaccia). Tramite il menu avrete la possibilità di conoscere le diverse modalità con cui un certo suono è stato registrato, utilizzando il canale stereo oppure uno dei due canali mono. Questo, ad esempio, è molto interessante quando applicato alle chitarre distorte come la Ibanez, in quanto i due canali offrono sia il segnale distorto che quello clean. Sarà possibile, pertanto, provare sia il set di distorsione offerto dalla East West in fase di registrazione, sia un eventuale multi effetto software che avete a disposizione.