Vestax VCI 300MKII e Vestax VFX–1
Ormai siamo sommersi da controller midi tutto fare. Le grandi case produttrici si fanno battaglia a colpi di luci, effetti e consolle con sempre più tasti da gestire e knobs da torturare. In tutto questo, anche le software house cercano di capire le esigenze dei dj per sviluppare software da abbinare all’ennesimo controller. Oggi tra le mani ho il controller midi Vestax VCI 300 MKII, affiancato dal controller effetti VFX – 1.
Prima impressione
Tirato fuori dall’imballaggio, il Vestax VCI 300 MKII si presenta molto compatto (Fig.1) e, nello stesso tempo, robusto e resistente al tatto: infatti, lo chassis del controller è totalmente in alluminio, con la parte superiore protetta e rinforzata da una plastica rigida nera e lucida. Tutto ciò giustifica il peso di 3,2 Kg contenuto in appena 41 x 27 cm. Il design del controller Dj è molto curato nei dettagli: sui bordi arrotondati sono presenti dei gommini curvi per evitare urti con le altre periferiche della consolle. I jog wheels hanno un diametro di 12 cm, più mezzo centimetro di plastica trasparente che serve ad illuminare la circonferenza. A prima vista il controller midi Vestax VCI 300 MKII ha i comandi predisposti in maniera chiara e precisa. All’interno della confezione troviamo in dotazione il software Serato ITCH versione 1.5, un cavo USB per il collegamento della periferica al PC/MAC, il manuale dettagliato in lingua giapponese ed inglese, una pezzolina con il brand Vestax e Serato ITCH per lucidare la consolle e rimuovere eventuali ditate.
Il Controller
Il controller Vestax VCI 300 MKII è un controller midi all-in-one veramente ultra compatto: gli spazi sono utilizzati in maniera maniacale e precisa. Inizierò con l’introdurre le funzionalità del controller partendo dal retro pannello (Fig.2).
Retro pannello
Partendo dall’estrema sinistra troviamo un ingresso Rca AUX IN, la cui funzione è di poter collegare fonti esterne ausiliarie e, secondariamente, di poterle switchare in THRU facendole uscire direttamente dal canale master out. Di fianco a questo ingresso troviamo un knob AUX GAIN con il quale abbiamo modo di controllare il gain di ingresso all’hardware (Fig.3).
Sotto il marchio Vestax troviamo l’attacco per la messa a terra, seguito da un tastino PC/ THRU ON che ha il compito di THRU SWITCH, completando la funzione dell’ingresso ausiliario e permettendoci di scollegare l’uscita audio software del computer, facendo passare il segnale direttamente dall’ingresso ausiliario al MASTER OUT. Di fianco al marchio Vestax troviamo la predisposizione per il Kensington® Lock, ossia un piccolo foro al quale possiamo collegare un lucchetto brevettato per proteggere il controller dai malintenzionati (Fig.4).
Nella parte centrale del retro controller troviamo l’uscita MASTER OUT 1, alla quale possiamo collegare un jack da 6.5 mm TRS (Fig.5), subito affiancata da MASTER OUT 2 dove è possibile collegarsi al controller tramite cavi RCA.
E’ possibile regolare la sensibilità di tocco delle jog wheel semplicemente agendo sui due trimmer TOUCH SENSOR LEVEL che in maniera separata (destra/ sinistra) permettono la regolazione MIN/MAX della sensibilità preferita dal Dj (Fig.6).
Nell’estrema destra del controller troviamo un collegamento per alimentatore di 7,5V DC (non in dotazione), grazie al quale possiamo scegliere – tramite il selettore ADAPTER/USB OFF/POWER USB – se prendere l’alimentazione solo dalla porta USB o farsi aiutare dall’alimentatore supplementare. Infine troviamo il classico ingresso USB che accompagna tutte le periferiche che utilizzano questo standard (Fig.7).
Pannello Frontale
Sul pannello frontale (Fig.8) del controller Vestax VCI 300 MKII
troviamo, partendo da sinistra, un ingresso microfonico MIC IN e, di fianco, un piccolo trimmer per la regolazione del livello d’ingresso MIC LEVEL, (Fig. 9)
mentre nella parte destra del pannello troviamo dei trimmer per la gestione del FADER CURVE CONTROL e, quindi, la possibilità di gestire in maniera separata C.F. CURVE, la curva di apertura e chiusura CROSS FADER e I.F. CURVE, per i fader che gestiscono i canali di linea. All’estrema destra troviamo l’ingresso cuffie, per collegare in maniera indipendente cuffie con jack da 6,5 mm TRS o il classico “standard” jack da 3.5 mm. (Fig.10)
Jog Wheel / Deck
Come già anticipato nella premessa, i Jog wheel del VCI 300 MKII hanno un diametro di 12 cm e sono circondati da una plastica rigida trasparente che ci aiuta a comprendere quando il piatto viene toccato – infatti il colore varia da blue (passivo) a rosso (attivo) – ed ovviamente questa sensibilità può essere tranquillamente regolata tramite il touch sensor level. Su entrambi i lati di fianco ai piatti, un pò nascosti, quasi sotto la consolle, troviamo una rotellina JOG TORQUE ADJUST KNOB, che ha la funzione di regolare la velocità e la precisione di slittamento fisica del Jog Wheel, stringendo o svitando la rotellina (Fig.11).
I comandi della sezione deck del Vestax VCI 300 MKII sono molto intuitivi e di semplice utilizzo: in alto troviamo subito in vista il PITCH SLIDER per il controllo e la regolazione della velocità del playback +/- 6%, con al centro un led verde che ci indica che non stiamo agendo sulla velocità del brano e quindi siamo sullo zero. Alla destra del pitch slider troviamo due pulsantini PITCH SHIFT BUTTONS, con i quali possiamo compensare il pitch range del 12%; per resettare le variazioni di pitch, tornando a valori normali, basta schiacciare entrambi i tastini contemporaneamente. Il tasto KEYLOCK, una volta attivato, modifica la velocità senza andare a toccare la tonalità del brano, mentre con AUTO TEMPO sfruttiamo la classica funzione di matching speed del brano in esecuzione con la traccia secondaria. Una funzione da non sottovalutare è la funzione SCRATCH, o “funzione vinile”, con la quale possiamo manipolare la traccia a nostro piacimento o anche semplicemente scratchare: questa funzione può essere rapidamente attivata e disattivata tramite il tastino in prossimità della jog wheel (Fig. 12).
Il controllo del deck è affidato a due tasti molto grandi, retro illuminati blue, posti in posizione classica (cioè nella parte inferiore della jog wheel): CUE e PLAY/ PAUSE. Con essi possiamo effettuare lo start e stop della traccia o il posizionamento del segmento di inizio traccia (Fig. 13).
Sezione Loop
In alto sul deck troviamo la sezione CUE/LOOP, formata da 3 tasti CUE/IN e 3 tasti OUT/LOOP. Cliccando sul tasto CUE IN si decide dove posizionare il CUE POINT, facendo poi andare quella porzione in loop schiacciando il tasto OUT/LOOP corrispondente. Ovviamente la porzione di loop può essere aumentata o diminuita agendo sui tasti HALF per dimezzare e DOUBLE per raddoppiare il loop. Il tasto AUTOLOOP crea un loop automatico tenendo in considerazione il calcolo dei BPM della traccia. La retro illuminzione del controller è molto intuitiva, infatti nel caso del cue /loop, quando il loop viene attivato, i tasti si illuminano di verde, trasformandosi in rosso se si schiaccia di nuovo il tasto OUT1/LOOP, disattivando temporaneamente il segmento in loop. I tasti successivi 2/3 si colorano di arancione e blue se si prepara un loop secondario pronto per essere sostituito a quello attualmente attivo sulla traccia in esecuzione. Il tasto CENSOR, se tenuto premuto, manda momentaneamente la traccia in reverse; attivando la funzione di SHIFT+CENSOR (reverse) il tasto inizierà a lampeggiare in colore arancione e la traccia andrà automaticamente in reverse. E’ presente anche un tasto SHIFT che ci permette di accedere a funzioni secondarie di facile intuizione o semplicemente di annullare il comando o resettare la selezione (Fig.14).
Gain & EQ
Ogni deck possiede un TRIM, un knob gommato che rappresenta il gain del singolo canale che agisce sul volume prima che passi per l’equalizzatore e il fader. La sezione EQ del Vestax VCI 300 MKII è composta da 3 knob gommati LOW/MID/HIGH per agire rispettivamente sulle frequenze basse, medie e alte. Nella parte superiore e centrale del controller Vestax troviamo il knob MASTER, che controlla il livello di uscita generale indipendentemente dal software, mentre MONITOR SELECT serve a bilanciare e missare il preascolto cuffia e MONITOR VOLUME ne controlla il volume. Al centro del controller, in prossimità dei fader di line troviamo i tasti PFL-A e PFL-B che ci permettono di attivare il preascolto in cuffia del rispettivo deck A o B.
Faders
Tra le due jog wheels troviamo la sezione fader, due verticali dedicati al controllo linea A/B con una corsa lunga, divisi al centro da 12 leds meters e uno orizzontale più corto (cross fader). A tutti e tre i fader può essere regolata la curva per il taglio e quindi l’apertura del canale, ottimo per chi deve scratchare o ha esigenze particolari per il proprio show (Fig.16).
Browser
La sezione browser del Vestax VCI 300 MKII è molto intuitiva, anche se compatta, e funzionale. Premendo il tasto CRATES il cursore del software serato ITCH si sposta nella libreria files partendo dalla collezione creata in precedenza un po’ come le “casse” con i dischi che i Dj di solito preparavano e ordinavano prima di una serata. Una volta selezionata la collezione, premendo il tasto BROWSE, saranno visualizzati i file con in dettaglio titolo, artista, BPM, genere ecc., mentre utilizzando il tasto FILES è possibile consultare i propri Hard disk e le proprie cartelle. Tutto ovviamente aiutandosi con lo stick NAVIGATION che ci permetterà appunto di navigare tra file e cartelle senza utilizzare il mouse. Il tasto SCROLL ci permette di fare lo scrolling dei file utilizzando la jog wheel. E’ possibile anche caricare le tracce tenendo premuto il tasto SCROLL + PFL A o PFL B a seconda di quale deck si voglia utilizzare per caricare la traccia (Fig. 17).
La Prova
Il controller midi Vestax VCI 300 MKII è stato testato sia su PC che su Mac, ed in entrambi i casi non ha dato nessun problema. Il software in dotazione contenuto nella scatola è il Serato ITCH Ver. 1.5. Per prima cosa ho aggiornato il software alla versione 1.7, com’è prassi. La periferica è stata riconosciuta in automatico e non c’è stato bisogno di installare ulteriori driver. Il Software della Serato (Fig.18), anche se a prima vista sembra un po’ scarno e graficamente deludente, al contrario è molto affidabile e intuitivo, con in vista solo i comandi essenziali. Calza a pennello con il controller e la comunicazione tra periferica e software non mi ha dato mai problemi durante il dj set.
La libreria di ITCH si riesce a gestire molto facilmente, è molto semplice navigare tra i files ed è possibile sincronizzarla con la propria libreria di Itunes. Come per gli altri controller midi testati in precedenza, ho provato a scratchare con ottimi riscontri: la scheda del controller riesce tranquillamente a gestire la latenza senza ritardi che compromettano la performance generale.
Extra
Se provate a capovolgere il controller, scorgerete un pannello upgrade con 4 viti. In realtà la Vestax dà la possibilità, a chi vuole cimentarsi ed utilizzare il controller per scratchare, di sostituire il cross fader in dotazione con un digital fader di nuova concezione. Il Vestax CF-X2 fader digitale vi consentirà di migliorare le vostre prestazioni e di scratchare con precisione (Fig.19).
CONTROLLER VESTAX VFX – 1
Il controller effetti VFX -1 è un accessorio, per modo di dire, che completa ulteriormente il controller VCI 300 MKII: ha lo stesso design e materiale di fabbricazione di quest’ultimo (Fig.20).
Questo controller va collegato esclusivamente tramite porta USB e si interfaccia con lo stesso software in dotazione (Fig. 21).
Appena collegato al software serato ITCH, compare una barra effetti con varie informazioni sull’effetto utilizzato, la percentuale di utilizzo dell’effetto e le informazioni sul deck (Fig.22).
Il Controller midi VFX -1 si sviluppa su forma verticale e la lettura dei suoi comandi è molto chiara ed intuitiva. Infatti la Vestax ha chiaramente voluto dividere a metà, orizzontalmente, la gestione dei comandi, dando la possibilità di applicare gli effetti in maniera separata al deck A e B. Nella sezione ASSIGN possiamo assegnare, tramite i tasti DECK A/B, l’effetto sul deck A/B o addirittura al MASTER premendo entrambi i tasti contemporaneamente. Nella stessa sezione troviamo, di fianco, la funzione di preascolto dell’effetto in cuffia, premendo il tasto PFL FX, o di applicazione dell’effetto alla sezione AUX/MIC. In basso troviamo un tasto molto visibile ON/OFF, con il quale possiamo attivare l’effetto. C’è da dire che di lato al controller c’è nascosto un piccolo switch LATCH che ci darà la possibilità di attivare l’effetto senza tenere il tasto premuto. Il pulsante TAP/AUTO sincronizza l’effetto con i BPM delle tracce o, premendo ripetutamente il tasto, con il tempo (Fig. 23).
Sezione effetti VFX -1
Gli effetti chiaramente sono contenuti nel software Serato e sono 9: Flanger, Crusher, Tremolo, Phaser, HPF, LPF, Echo, Delay e Reverb. Sono tutti selezionabili tramite un Konb SELECT a dodici scatti, mentre con un knob simile (BEATS) è possibile variare il beat division. Sotto troviamo DEPTH, un mega knob per il controllo dei parametri DRY/WET del FX e un knob gommato simile a quelli del controller VCI per il controllo dei parametri secondari del FX (Fig. 24).
Considerazioni
Il controller midi Vestax VCI 300 MKII è un ottimo controller, considerando la qualità, il design e il prezzo. I comandi sono chiari ed essenziali, di facile intuizione anche ai Dj alle prime armi. Al buio totale, i tasti retro illuminati aiutano a non perdere il controllo, anche se la retro illuminazione è un po’ deludente. Sulla qualità dei materiali, nessun dubbio: forse i fader, però, vanno tenuti d’occhio. Nel complesso il controller risponde bene ed ha tutte le carte in regola per accompagnarvi nei vari live set, anche in quelli più sfrenati dove volete cimentarvi nello scratch. Il software Serato ITCH calza perfettamente con il VCI 300 MKII ed è veramente semplice da configurare e da usare. Forse la vera delusione sta nel fatto che bisogna acquistare a parte un controller midi effetti come il VFX-1: nonostante la qualità degli effetti sia ottima, oggi nella giungla dei controller troviamo altri produttori che – ad un prezzo inferiore – propongono periferiche super con la gestione degli effetti già onboard.
Alla prossima Dj Fresella ….
Pro:
- Ottimo rapporto Q/P
- Scheda audio integrata
- Istallazione semplice
- Alimentazione USB
- Ottimo per i missaggi e per gli scratches
- Ottimo software in dotazione.
Contro:
- Struttura e meccanica migliorabile
- Luminosità dei tasti al limite
- Upgrade obbligatorio per aumentare la performance degli scratches
- Ha necessariamente bisogno, per gestire gli effetti, di un controller a parte.
INFORMAZIONI UTILI:
Produttore: Vestax
Modello: VCI 300 MK II + Controller effetti VFX -1
Website: http://www.vestax.com/
Distributore italiano: www.exhibo.it
Costo VCI 300 MK II: Circa euro 690,00
Costo VFX -1: Circa euro 220,00
Alla prossima,
DJ Fresella
Native Instruments – Traktor Kontrol S4
Nome: TRAKTOR KONTROL S4. Dimensioni: 32x5x50 cm, numeri che hanno rivoluzionato il mondo dei controller midi, grazie alla Native Instruments. Ho già parlato, in altri interventi, di questa casa tedesca con esperienza quasi ventennale, nota per il continuo sviluppo di prodotti innovativi – vedi Maschine, Traktor X1… - ed in continua simbiosi con le esigenze degli addetti ai lavori. Questa volta l’hanno fatta grossa…
Prima impressione
La confezione si presenta in modo classico, con una gigantografia del controller (Fig. 1). Nella confezione, oltre al controller ben protetto, troviamo un alimentatore, un cavo USB per il collegamento al PC/Mac, il dvd con i software, Traktor Pro S4, Controller editor ed i driver per i controller Traktor Kontrol S4, Traktor Kontrol X1 e le periferiche audio DJ 2/4/8. Il manuale a colori è in quattro lingue (assente l’italiano, come d’abitudine) e permette un setup veloce. Inoltre, i signori di Berlino hanno pensato di farci trovare nella scatola anche un piccolo schema con le scorciatoie per la tastiera, un poster con le specifiche del controller e dei simpatici adesivi Traktor.
Il peso del controller è di 3 kg e, come da premessa, misura 32 cm di altezza per 50 cm di larghezza e 5 cm di spessore (6,50 cm circa, se consideriamo anche jogwheel e knobs). Come i precedenti controller di produzione Native Instruments, anche il Traktor S4 è ben strutturato: tutto è al suo posto, i comandi sono vicini e compatti, ma la loro posizione è facilmente memorizzabile in un attimo. Il design è sempre il punto forte della casa Tedesca: la parte centrale – che rappresenta il mixer del controller – è una superfice lucida a specchio, mentre i deck di destra e sinistra sono coperti da una superfice di alluminio opaca. Il materiale di cui è composto il controller è, nel complesso, plastica rigida, mentre fader, tasti e knob sono, come sempre, di ottima fattura (Fig. 2).
Il Controller
Il Traktor Kontrol S4 è un controller midi all-in-one di ultima generazione, generoso nelle dimensioni, ma compatto in relazione alle enormi potenzialità possedute. Inizierò a parlarvene introducendo il controller dall’ampio retro pannello (Fig.3).
Retro pannello
Di fianco al logo NI troviamo subito la predisposizione per il Kensington® Lock, ossia un piccolo foro al quale possiamo collegare un lucchetto brevettato per proteggere il controller dai malintenzionati. Subito sotto troviamo una vite che utilizzeremo per un’eventuale presa di terra (Fig. 4).
Il retropannello ha un aspetto ordinato e molto chiaro, suddiviso in sezioni. Nel MAIN OUT troviamo un’uscita 1/2 RCA sbilanciata ed una bilanciata su 1/2 Jack TRS, naturalmente da 6,3 mm, da utilizzare per collegare il controller ad un impianto di amplificazione – o anche a monitor attivi (Fig.5).
Come tutti i controller NI (X1, Maschine, Kore, ) anche l’S4 comunica direttamente con i rispettivi software NI utilizzando un protocollo proprietario con una risoluzione di 512 step contro i 128 step di tutti gli altri controller che si interfacciano con il Traktor, ha una scheda audio integrata di ottimo livello, con convertitori AD / DA Cirrus Logic ® dalla risposta di frequenza molto alta ed una risoluzione audio 24-bit/96Khz. INPUT CHANNEL D ha un ingresso RCA 4/3: in questo pannello troviamo uno switch LINE / PHONO, come un vero mixer, per il routing di un lettore CD o di un giradischi; con lo switch THRU / USB, invece, decidiamo o di far uscire l’audio della periferica collegata direttamente dal Master, senza poter agire su altri parametri (con THRU), o di far passare l’audio per il Traktor, controllando dunque anche i volumi, le dissolvenze, i filtri e utilizzare gli effetti di Traktor su quella traccia (con USB). L’ingresso è regolabile tramite un Gain. Nella stessa sezione è presente anche un ingresso microfonico MIC con Jack da 6,3 mm, affiancato da un gain per la regolazione ed eventuale amplificazione del microfono (Fig. 6).
Nell’ INPUT CHANNEL C è presente un ingresso RCA con l’identico switch LINE / PHONO di commutazione (Fig. 7).
FOOTSWITCH / MIDI IN e OUT – In questa sezione è possibile collegare una pedaliera configurabile, nonché un ingresso ed un’uscita midi per sincronizzare e collegare apparecchiature esterne, sintetizzatori, drum machine e (perché no?) il MASCHINE stesso, della Native Instruments (Fig.8).
Nella sezione POWER troviamo il tasto per l’accensione dell’unità, la possibilità di collegare l’alimentatore in dotazione e la porta USB per il collegamento al PC/Mac (Fig.9). Ho provato ad eliminare l’alimentazione durante il test: il Traktor Kontrol S4 ha continuato a funzionare con la sola alimentazione della porta USB, ma ha ridotto di molto la luminosità dei led, influenzando anche la prestazione della scheda audio (che ovviamente non va a pieno regime).
Pannello Frontale
Il pannello frontale (Fig.10), oltre ad avere il logo Traktor in bella mostra, ha un ingresso PHONES cuffia con jack da 6,3 mm, robusto e rinforzato con una rondella proprio per andare incontro alle esigenze dei Dj che – utilizzando la propria cuffia personale ed alternandosi alla consolle – “stressano” l’ingresso cuffie.
Subito di fianco, CUE MIX / CUE VOL /MIC VOL gestiscono il controllo dei volumi cuffia. I rotori sono a scomparsa e bisogna pigiare per farli fuoriuscire, per poi regolare il volume desiderato(Fig.11).
Jog Wheel / Deck
Come già anticipato sopra, la sezione comandi della consolle è ben definita. La sezione JOG WHEEL ha una Jog gommata ai lati, con un diametro esterno di 12 mm: il top occupa un diametro interno di 9 mm, è di materiale lucido con al centro il logo Traktor in bianco (Fig.12). In realtà Il top non è altro che un microswitch che, al tocco, emula il Vinyl touch. I tasti deck C/D commutano il deck da A a C e da B a D, il tastino resta illuminato al tocco (ad indicare il deck alternativo in uso), il tastino load invece carica sul deck selezionato la traccia direttamente dal browser.
FX1 / FX2
Sulla parte superiore del Jog Whell troviamo la sezione effetti FX1/FX2, composta da 4 knobs DRY/WET per la quantità di effetto da dare (Fig.13). A questo punto dobbiamo dedicare la nostra attenzione al tastino MODE, che ci fa passare dalla modalità Chain alla modalità Advanced. Con la modalità Chain abbiamo gli effetti concatenati e possiamo regolare la percentuale dry/wet, oltre a attivare o disattivare i singoli effetti con i tasti luminosi in corrispondenza dei knobs 1/2/3. Inoltre, tenendo premuto il tasto SHIFT e premendo questi ultimi, è possibile cambiare il singolo effetto e quindi riconfigurare velocemente la catena di effetti sul deck corrispondente. In modalità Advanced, invece, è possibile utilizzare un effetto per volta, ma di contro si accede anche ad altre funzioni avanzate, legate all’effetto selezionato: utilizzeremo, quindi, i knobs per agire su altri parametri, anche qui tenendo premuto il tasto SHIFT ed il tastino in corrispondenza del DRY/WET, selezionando rapidamente l’effetto desiderato.
Display
Nella parte inferiore del Jog whell troviamo il DISPLAY, molto chiaro, retro illuminato ed a colori (Fig.14). Le informazioni indicate sono poche, ma essenziali: ON AIR illuminato sta ad indicarci che nel deck il fader è alzato e quindi il volume del canale è attivo; SAMPLES ci segnala che la sezione samples del deck C/D è attiva o che comunque è stato caricato il sample deck; la scritta di colore blue/bianca DECK ci indica su quale deck stiamo lavorando; le scritte illuminate ambra KEYLOCK e MASTER indicano la funzione in uso sul deck corrispondente. Verso la fine troviamo un display led a due cifre che ci indica il valore – e quindi la dimensione – del loop automatico 1/2/4/8/16/32. Se il valore del loop viene portato al di sotto dell’ 1 (quindi -½ – ¼ e così via), il display aggiunge un asterisco o punto in alto a destra del numero.
Sezione Loop
La sezione LOOP è composta da due encoder e due pulsanti IN e OUT (Fig.15): con questi ultimi scegliamo manualmente la nostra porzione di loop, indicando il punto di inizio e di fine; con l’encoder di sinistra, semplicemente ruotandolo, muoviamo la porzione di loop, mentre schiacciandolo si attiva o disattiva la porzione. Ruotando l’encoder di destra si fa scorrere il numero di battute del loop, premendolo si attiva o disattiva il loop. Attivando la sezione BROWSE, al centro del mixer, i due encoder acquistano un’altra funzione. Con il rotore di sinistra si selezionano le cartelle della libreria e premendolo si accede alla cartella selezionata, mentre con il rotore di destra si naviga tra le playlist già pronte.
Sezione Samples
La sezione SAMPLES è composta da quattro tasti retro illuminati che indicano i rispettivi quattro samples caricati sul sample deck all’interno del software Traktor Pro S4 (Fig.16). Anche visivamente, sul controller, grazie alla retroilluminazione, è molto semplice capire quale tasto è impegnato dal campione. Per rimuovere o sostituire il campione basta tenere premuto il tasto SHIFT ed il tasto interessato.
Trasport e Cue
E’ composta da 8 tasti, di cui 4 numerati, anche questi retro illuminati. I Tasti 1/2/3/4 retro illuminati in blu possono essere associati agli HOTCUE, funzione che può essere cancellata e riassegnata tenendo premuto il tasto SHIFT. I rimanenti 4 tasti SHIFT / SYNC / CUE / PLAY svolgono funzioni già note: il tasto SHIFT, combinato con il tasto SYNC, attiva la funzione MASTER TEMPO; con il tasto CUE si fa tornare la traccia all’inizio; il tasto PLAY attiva o disattiva la KEYLOCK (Fig.17).
Tempo
Per il controllo della velocità, come in tutti i controller che si rispettino, abbiamo in corrispondenza di ogni deck uno slide TEMPO molto preciso, che aumenta o diminuisce la percentuale di tempo (Fig. 18). In alto troviamo l’OFFSET, due tastini illuminati color ambra (Fig. 18a) che hanno la funzione innovativa di regolare ed evitare sbalzi di pitch tra i vari deck, per esempio quando ne usiamo 4. Infatti, qualora non sia attivo il master tempo, la percentuale di pitch tra il fader software ed il fader hardware reale potrebbe risultare differente, perché fisicamente in un’altra posizione! A questo punto si illuminerà il tastino che ci indicherà su quel deck una velocità maggiore o minore. Tenendolo premuto, entrambi i tastini si illumineranno più intensamente, per indicarci la totale disattivazione del fader tempo.
Gain & FX 1 / 2
La parte centrale del controller è composta da 4 encoder e 1 knob: i GAIN sono encoder che si trovano in corrispondenza di ogni canale (il fatto che siano encoder, e quindi a rotazione continua, e non knob è molto positivo: infatti si ha la possibilità di controllare i dB delle tracce con molta precisione e senza sbalzi improvvisi di volume). Sotto ogni GAIN troviamo i tastini FX 1/2, che servono ad assegnare il preset effetti ad ogni canale e quindi ad attivarli. Con gli stessi tastini si accede ad una modalità molto interessante che rende questo controller ancora più completo (Fig.19): tenendo premuto il tastino SHIFT possiamo invertire l’apertura e la chiusura del canale sul cross-fader, in maniera indipendente su ognuno dei quattro canali.
Main Level
Al centro troviamo il MAIN LEVEL, knob che regola il volume master, ed un Vu-meter led che indica il livello sul canale destro e sinistro.
Mixer
Il resto del mixer si divide in 4 canali, ognuno con la possibilità di tagliare le frequenze basse, medie ed alte tramite i knob gommati, in più c’è l’aggiunta di un controller FILTER. Su ogni canale c’è un tastino CUE per il pre-ascolto in cuffia (Fig.20).
Ogni fader è affiancato da un Vu-meter da 7 led che indica il livello del singolo deck (Fig.21). Ai piedi dei fader ci sono delle freccette luminose che indicano in che direzione sul cross-fader è assegnato il canale (Fig.22). Il cross-fader è molto scorrevole e di ottima qualità, buono anche per lo scratch. Risalendo il centro del mixer troviamo in alto un encoder BROWSE: con questo rotore possiamo scorrere tra i file nelle cartelle e, premendolo, è possibile preascoltare la traccia selezionata (Fig.23).
Al centro del mixer troviamo 3 indicatori luminosi importanti (Fig.24):
- un TRIANGOLO con il punto esclamativo che ci segnala un eventuale problema di comunicazione controller/software, o ci allerta per un sovraccarico della CPU improvvisa;
- il simbolo classico USB, che ci indica il controller collegato correttamente al laptop;
- il simbolo CUFFIA, che avverte che è attivo il preascolto di una traccia dal Browser.
Subito sotto troviamo tre tastini color ambra: SNAP / MASTER / QUANT. Attivando il tastino SNAP, il loop lanciato si sincronizzerà con la beatgrid; MASTER alterna il master clock con il master deck mode del controller; infine QUANT quantizza i campioni caricati nel deck con i BPM della traccia.
Loop Recorder
Il LOOP RECORDER (Fig.25) è la vera novità del controller della Native Instruments. Infatti, possiamo registrare un loop da un deck , fonte esterna o microfono. La sezione loop recorder è composta da 4 tastini REC / PLAY / SIZE / UNDO e un knob DRY/WET. Premendo il tasto REC partirà la registrazione, riproponibile immediatamente sul master agendo sul tasto PLAY. Con il tasto SIZE decidiamo la misura del loop e, se la registrazione non è di nostro gradimento, basterà schiacciare il tasto UNDO per annullare la take. Sopra i quattro tastini c’è il controllo volume per rendere il nostro loop registrato più o meno presente sul master. Last but not least, il tastino al centro mixer BROWSE, identificabile per una lente d’ingrandimento che ci apre a pieno schermo la nostra libreria dei brani per una selezione e gestione più rapida dei file, sempre senza toccare il mouse.
Extra
In più c’è da dire che i knobs del volume master e cuffia presente sul controller sono dei potenziometri che controllano il segnale analogico dall’uscita dei convertitori e non influiscono sul settaggio dei volumi “software” del Traktor S4 e inoltre è possibile assegnare il segnale microfonico/linea direttamente ad un DECK in modo da poter utilizzare eq/filtro/fx/campionamento come si fa normalmente con un DECK virtuale. Di default il segnale microfonico è impostato in modo da sommarsi all’uscita master senza rinunciare ad alcun DECK (ma ovviamente non è possibile effettarlo ed utilizzare i filtri).
La Prova
Prima di utilizzare il Traktor S4 consiglio di aggiornare subito i drivers ed il software alla versione più recente, tramite il Service Center della Native Instruments. Dopo averlo collegato, la prima operazione che si consiglia di fare è calibrarlo…(Fig.26)
Il Traktor Kontrol S4 è stato testato su due differenti laptop, con processori e caratteristiche differenti. Il primo laptop con processore Intel Centrino Duo T2500 2,0 Ghz, 2 Gb di ram e sistema operativo Microsoft Windows 7, con il quale non si è presentato nessun problema, sia in fase di istallazione che in fase di utilizzo. Il software utilizzato per la prova Traktor PRO S4 ver. 1.0.1 ( Fig. 27)si è comportato egregiamente in perfetta fusione con il controller, non è stata riscontrata nessuna latenza né ritardi di nessun tipo, ho provato a scratchare mettendo a dura prova fader e jog wheel e sono rimasto più che soddisfatto per la prestazione.
Anche utilizzando i vari effetti su traccia, le prestazioni della CPU sono rimaste nella media, raramente si è verificato un leggero crepitio audio dovuto ad un aumento inaspettato dell’uso della CPU. Il software è una versione migliorata del Traktor, in quanto adattato alla perfezione per questo controller con l’aggiunta dei deck per i samples. La situazione migliora nettamente con un processore Intel Core 2 duo 2Ghz, 2 Gb di ram e sistema operativo Mac OS X: anche qui non ho riscontrato nessun problema, driver e software sono installati senza alcun problema e l’intero sistema Traktor Kontrol S4 si integra perfettamente anche con quest’altro S.O. Ovviamente, è pienamente compatibile anche con la nuova versione Traktor PRO 2. A tal proposito, la versione che ho utilizzato per il test non è sincronizzabile con i vinili, ma dal primo Aprile 2011 la Native Instruments regala a tutti i possesori del Kontrol S4 l’aggiornamento al Traktor Pro2, mentre con 129 € si può acquistare l’aggiornamento che permette all’S4 di funzionare nella modalità vinyl/cd Timecode.
Considerazioni
L’impressione che ho ricevuto in queste settimane di utilizzo massiccio del Kontrol S4 è più che positiva. Non è solo una consolle, ma uno strumento creativo. L’aspetto del mixer, con i fader e tutte quelle lucine inizialmente possono ingannare la mente, facendo pensare di trovarsi dinanzi all’ennesimo controller giocattolo. Le jog wheel – rispetto ad altri controller concorrenti – sono molto più pesanti, ma in compenso – a mio parere – molto più precise e resistenti. Il materiale utilizzato per assemblare questo controller, in pratica, è della stessa qualità degli altri controller X1 e Maschine, ma il mio dubbio cade sempre sulla resistenza dei fader ed ancor di più del cross fader sottoposti ad una continua sollecitazione. La mancanza di un’uscita booth obbliga in determinate situazioni a collegare l’S4 ad un mixer esterno per controllarne meglio i volumi generali e magari dare un po’ di spinta in più al totale in uscita, anche se c’è da dire anche che la qualità della scheda audio di questo controller sembra sicuramente superiore ad altri concorrenti. In conclusione, il Traktor Kontrol S4 può essere attualmente considerato il controller midi più completo ed innovativo in circolazione, considerando che viene venduto corredato di un software, studiato nei minimi dettagli per sfruttare al meglio le sue potenzialità. La Native Instruments, con le sue innovazioni, continua a spingere i dj ad essere sempre più musicisti e padroni della consolle e meno juke box. Tutto ha un prezzo: ed il nostro controller, rispetto ad altri prodotti concorrenti di pari qualità, presenta un buon rapporto qualità-prezzo.
Alla prossima ….. Paolo Dj Fresella Colacicco
PRO:
Innovativo
All-in-one, scheda audio integrata
Esteticamente bello
Facile da installare
Buona fattura
Ottimo anche per scratchare
CONTRO
Prezzo ancora “un tantino” elevato
Dimensioni non proprio friendly
Fader e cross-fader migliorabili
Manca un’uscita booth
INFORMAZIONI UTILI:
Produttore: Native Instruments
Modello: Kontrol S4
Website: www.native-instruments.com
Distributore: www.midimusic.it
Prezzo: 890+Iva
Prezzo scratch update kit: 129+ Iva
Alla prossima,
DJ Fresella
Nexus Vs Predator
Il riferimento allo scontro Hollywoodiano tra due dei più noti mostri che il grande schermo abbia mai espresso non è del tutto casuale. Usciti a breve distanza l’uno dall’altro, Nexus della teutonica ReFx e Predator, pargolo dell’arcinoto programmatore/sviluppatore Rob Papen sono stati lanciati sul mercato come soluzioni principalmente dedicate alle produzioni di area dance. Lo scontro è reso ancora più interessante dal fatto che in campo si confrontano due filosofie di design completamente diverse, con Nexus nel ruolo del “rompler” chiavi in mano, tutto compreso mentre Predator come synth sottrattivo di stampo classico.
Refx e Rob Papen
La tedesca Refx, attualmente capitanata da Michael Kleps (attualmente, in quanto alcuni mesi fa la Refx ha perso uno dei suoi più talentuosi programmatori, tale Markus F. Feil, attuale patron di Tone2) è diventata famosa per una lunga serie di soluzioni di alto livello nel settore dei virtual synths. Impossibile non citare il ricco elenco di bestsellers quali Vanguard (oggetto di pellegrinaggio a tutt’oggi tra i cultori della trance), Plasticz, Claw (free, correte a scaricarlo!), QuadraSid (uno dei più riusciti simulatori del chip “Sid”) e lo sfortunato JunoX, clone virtuale del synth Roland, prematuramente finito sotto la mannaia di uno dei numerosi avvocati con cui la storica casa sta in questi ultimi anni pattugliando il mercato in cerca di possibili violazioni anche del minimo brevetto o marchio. Insomma, il numero di successi giusto per incuriosire i più sul nuovo rompler.
Rob Papen (www.robpapen.com), famoso ai più nel mercato di VSTi grazie ad uno dei maggiori successi di sempre, al secolo Albino, prodotto in collaborazione con la Linplug e da secoli tra i bestseller del settore. La filosofia dei prodotti di Rob Papen si potrebbe riassumere con la frase “semplice, ma super accessoriato”. Predator è creato in tandem con la ConcreteFx, talentuosa azienda che ha creato in passato buoni prodotti come Kubik, Vectrik, Viper o Adder, tanto per citarne alcuni.
Nexus, caratteristiche tecniche :
Nexus (Fig. 1) può essere definito un po’ il “damerino” tra i due. E’ un classico rompler, dall’interfaccia semplice e chiara, e rivela una filosofia particolare: sostanzialmente offre cibi pronti. Infatti Nexus, con la sua dotazione di svariati GB di materiale audio, è caratterizzato da una ampia gamma di suoni pronti all’utilizzo, con poche possibilità di variazione o modifica dei presets stessi. Ogni preset nasce con una configurazione predefinita di modulazioni/arpeggio/gate/effetti, non totalmente modificabile dall’utente. Prendere o lasciare. Tuttavia è possibile disattivare le predette combinazioni e provare a lavorare sui suoni di base utilizzando due filtri passa basso (LPF), un doppio LFO, arpeggiatore, gate ed effetti. La filosofia di fondo del synth tedesco, tuttavia, è quella di offrire una serie di sonorità pre-lavorate al meglio e davvero pronte per un utilizzo veloce e mirato. Già, perchè Nexus punta principalmente al mercato dance (House, Trance e Techno), con un’enorme dotazione di supersaw. La selezione dei presets è particolarmente agevole, tramite un menu suddiviso per categorie (Fig. 2) ed un tempo di caricamento assolutamente ragionevole.
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Nexus: prova su strada
Suono bilanciato ed ottimo inserimento nei mix sono le caratteristiche sonore di Nexus, intuibili appena si cominciano a “sfogliare” i numerosi preseti forniti. Se ci limitiamo a prendere le patches della casa “out of the box”, Nexus appare estremamente mirato nell’utilizzo. Infatti, l’uso abbondante di riverbero (lo stesso riverbero “un po’ così” di Vanguard) e la sonorità primariamente supersaw ne fanno un vero killer nelle mani di tutti coloro che vivono di Trance e Techno, generi nei quali non c’è quasi confronto tra i due synths. La musicalità dei suoni offerti è davvero ottima, ma è soprattutto il bilanciamento che colpisce, senza sbavature. Non riuscendo a resistere alla nostra natura anarchica tuttavia proviamo ad abbandonare il percorso guidato ed a disattivare molte delle scelte di “default” nei suoni. La sorpresa è che Nexus in tal modo riacquista inaspettate caratteristiche di flessibilità e versatilità, consentendo di ricreare sonorità analogiche e “old school”. Non a caso, Nexus è stato provvisto di un comando di “lock” su riverbero e delay (Fig. 3), che consente di disattivare sistematicamente ed in automatico i due suddetti effetti e fa apprezzare persino il semplice sfogliare le patches sotto una diversa luce. Piccolo neo, a nostro avviso, è dato dall’azione dei filtri, francamente un po’ blandi nel confronto con la maggior parte dei synths a sintesi sottrattiva. Ci è piaciuta molto la gestione dell’arpeggiatore e del trance gate, davvero intuitiva, nonché la giusta scelta di dotare entrambe di alcune preimpostazioni richiamabili a piacimento. Insomma, la sensazione che abbiamo da Nexus è quella di una ottima macchina con cambio automatico, un prodotto nato per semplificare la vita e per tutti coloro che necessitano di un risultato in tempi brevi e dal suono davvero convincente. I suoni sono contenuti in banchi per categorie, quali Arpeggios, Basses, Classical (un po’ di suoni pseudo orchestrali provenienti dritti dritti dalle vecchie cartridge), Leads e Pads, Gated, Piano, Fx e Voices. Quasi da subito la Refx ha deciso di inserire anche un buon numero di patches “grezze”, nate per essere modificate sfruttando le sezioni filtri ed effetti. Va segnalato, inoltre, che la Refx ha immediatamente messo in vendita numerose espansioni per il synth (corredo di campioni e patches), nuovi titoli che nel tempo permetteranno di espandere le caratteristiche di base. Le attuali espansioni includono pacchetti di suoni specifici, ad esempio, per generi trance, minimal house o ambient, nonchè banchi di ed altri suoni dedicati.
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Predator: caratteristiche tecniche
Con un interfaccia affollata quanto un autobus nell’ora di punta, Predator (Fig.4) parte da un concetto alquanto semplice (sintesi sottrattiva basata su tre oscillatori) e si spinge assai oltre grazie ad una dotazione di “accessori” da spavento. Proviamo a dirli tutti di un fiato, sperando di non averne tralasciati troppi: filtro con 13 possibilità (LP, HP, BP e Comb), secondo filtro aggiuntivo, inviluppo ADSR sul filtro principale, inviluppo di volume generale, 2 inviluppi flessibili (da destinare ad innumerevoli parametri), 2 LFO, 4 modulatori assegnabili a controllers, sezione FX con 21 effetti usabili tre alla volta, un flessibile arpeggiatore con sequencer, unisono, 3 suboscillatori, preset morphing, altre interessanti funzioni sicuramente non da meno. Insomma, un vero sogno per gli smanettoni della sintesi, un po’ più difficile per coloro che con la materia non hanno dimestichezza. Il menu di selezione dei presets (a nostro avviso forse il neo maggiore del prodotto) è suddiviso tra due tendine, una seleziona il banco e l’altra i preset (Fig.5). Tuttavia questi ultimi risultano divisi a blocchi di circa una trentina ognuno, rendendo il browsing un po’ macchinoso. Recentemente uscito, l’update 1.1 ne migliora un po’ l’uso, lasciando all’utente la possibilità di avere testo di tipo normale al posto del testo Lcd di default, rosso su nero.
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Predator: prova su strada
Calandoci nei panni dell’utilizzatore medio, già in passato abbiamo espresso la nostra preferenza per un giudizio basato utilizzando i presets offerti dalla casa. Diciamo subito che Predator è ufficialmente dichiarato come un synth dal suono “Fat”. Fat, per i non addetti, è un po’ il corrispondente del termine “cool” nel settore dei sintetizzatori, unico mondo in cui “grasso è bello”, ed indica una certa ricchezza e definizione sulle medio basse, unita ad una buona presenza. Predator non delude le attese in questo senso. E’ evidente che il bilanciamento del prodotto è stato orientato a favore di una certa predominanza della componente “bottom”, e ciò non guasta. La qualità degli oscillatori e della sezione effetti è ottima ed il suono è complessivamente di piacevole fattura. Ma, sfogliando le patches, abbiamo la netta sensazione di sfiorare appena il reale potenziale della macchina. I presets offerti, infatti, risultano un po’ semplici e ripetitivi, ed utilizzano “a scartamento ridotto” le ottime possibilità di modulazione. Ovviamente il synth è giovane, quindi c’è da aspettarsi in un prossimo futuro l’uscita di nuovi banchi di presets, magari a cura di nomi come Ian Boddy (posso solo immaginare il risultato di un Predator nelle mani del visionario sound designer) o Xenox Neumann, Bigtone ed altri. I banchi attuali spaziano tra i diversi generi quali Dance, Trance, Hip Hop, Classic Synths ed altro. Particolare attenzione merita la sezione effetti, davvero ricca, ed in particolare il vocoder, che è pilotabile in due modalità ovvero con o senza l’ausilio del MIDI…… Ci puoi aggiungere qualche cosa, tipo che lavora in tempo reale, che si possono importare un file wave (ad esempio un loop di batteria per processarlo sia co i filtri che con il vocoder), lavando in tempo reale possiamo ricreare delle sonorità particolari sulla voce tipo Genesis etc. E’ attualmente uno dei pochissimi synths con questa caratteristica. Molto buona anche l’azione dei filtri, che grazie alle molteplici modulazioni, consentono di realizzare suoni molto dinamici. Le categorie di suoni offerte spaziano dalla dance classica all’ hip hop, con banchi dedicati alla musica ambient ed alcuni costituiti da repliche di suoni “classici” dell’era analogica o prima era digitale. Il banco suoni più riuscito a nostro avviso è quello Ambient, che sfrutta in maniera più approfondita le opportunità di modulazione, filtri ed effetti.
Conclusioni:
Abbiamo di fronte due prodotti davvero interessanti, forse tra i migliori di questo 2007. Interessanti, si, ma davvero differenti per filosofia: per smanettoni ed appassionati del classico suono a sintesi sottrattiva Predator; autentica mecca dei Trance-boys il Nexus. I synth sono, in verità, un perfetto complemento l’uno dell’altro. Avremmo preferito francamente che la Refx avesse lasciato campo più libero alla modifica dei suoni da parte dell’utente, laddove la dotazione di campioni di base sembra di ottima fattura e si sarebbe prestata a costituire uno” starting point” perfetto per la creazione di nuovi suoni. Ottimo l’arpeggiatore, che aggiunge un punticino a questo prodotto. La parte meno convincente di Predator è invece costituita, a nostro avviso, dai presets, troppo ripetitivi e spesso semplici a livelli irritanti. Rob Papen ha recentemente dichiarato che sono in cantiere banchi di suoni a cura di famosi “sound designers”, quindi sospendiamo il giudizio ed aspettiamo. Con tutte le opzioni presenti, tra cui l’over-sampling multimodo, ci aspettiamo notevoli risultati. La presenza nel mix è eccellente in entrambe i casi anche se in modo diverso, con un certo equilibrio nel Nexus ed una forte aggressività sulle medio basse del Predator. I producers che hanno bisogno di trovare il giusto sound per i loro mix in breve tempo, troveranno in Nexus un compagno fedele mentre, per i produttori più orientati verso il sound design, Predator offrirà una piattaforma difficilmente deludente.






















































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