Maria Rita Camargo – Maria Rita
Posted by Fabio Pesce on F j, Y · 1 commento
Trovo sempre abbastanza misterioso che artisti idolatrati in una parte del mondo non siano minimamente considerati in un'altra. Maria Rita Camargo Mariano (in arte Maria Rita) è uno di questi casi ma con l'aggravante di essere l'unica figlia di Elis Regina, famosissima anche qui con "Aguas de Março" di Jobim (tradotta in italiano e cantata da molti tra cui Mina).
Elis è morta per overdose nel 1982 lasciando alla piccola Maria Rita l'eredità pesante della leggenda. Gli artisti brasiliani rispetto agli americani faticano molto di più per farsi apprezzare nel resto del mondo perché non contano su una vocalità dall'incredibile estensione – di maggiore attrattiva per il pubblico medio – ma puntano molto sul contenuto, il ritmo e la dolcezza della melodia (si pensi a quanti infiniti modi ha la chitarra brasiliana di suonare uno stesso accordo). La musica brasiliana richiederebbe spesso una maggiore attenzione di ascolto per cogliere le sfumature della "saudade" (parola indescrivibile che è un po' malinconia e un po' nostalgia), la filosofia della danza, il fenomeno etnico e sociale che quella musica racconta. Questo che presentiamo è il cd di esordio di Maria Rita, un milione di copie vendute, 3 dischi di platino, 2 Grammy Latini, ormai un mito della canzone brasiliana.
Il Cd è uscito in 20 paesi tra cui l'Italia, ma, almeno qui, con poca risonanza (qualche passaggio radiofonico del brano "Cara Valente"). Musicalmente è tutto un po' essenziale, quasi da concerto in un club: contrabbasso, batteria, chitarra, percussioni, piano, con alcuni inserti di Rodhes e fisarmonica. In qualche brano fanno capolino gli di archi. Maria Rita riprende una parte della musica d'autore con brani riarrangiati di Milton Nascimento come "A festa " (la festa) di sapore tradizionalmente latin-popolare, con una fisarmonica in sottofondo, oppure "Agora so falta voce" (ora manchi solo tu) della rock star brasiliana Rita Lee, questa volta rielaborata in un rock più leggero, quasi pop. Un ritmo sensuale e coinvolgente ci accompagna verso il cuore del cd è "A meninha do portao" (la ragazza del cancello), storia d'amore con un piano Rodhes in sottofondo e un contrabbasso che gli danno un sapore jazz. Il ritmo rallenta, un rullante spazzolato apre al brano successivo "Nao vale a pena" (non vale la pena) con la storia della fine di un amore. "Dos Gardenias" (due gardenie), una rumba lenta, presenta una particolare contaminazione linguistica, con strofe che cominciano in portoghese per chiudere in spagnolo, con naturalezza e senza forzature.
"Cara Valente" (buon viso a cattivo gioco) rompe il tono sommesso che si è respirato fino a questo punto del cd per aprire una samba della liberazione per un amore finito che termina con un "ele não é de nada" (egli non vale niente). "Santa chuva" (santa pioggia) è un dialogo tra un lui e una lei, il tradimento di un uomo e la richiesta di perdono respinta con forza. Una fisarmonica aggiunge un pizzico di phatos. La pioggia da un lato è la metafora del pianto mentre dall'altro è l'acqua che purifica e libera un amore malato di falsità. Il brano è diviso non solo concettualmente ma anche musicalmente in due parti: la seconda, il rifiuto della donna, mostra un'inaspettata verve che rompe la dolcezza della prima.
"Menina da lua" (ragazza di luna) è il brano più lirico dell'album, una dichiarazione d'amore molto tenera cantata col solo accompagnamento di pianoforte per quasi tutta la durata poi chiuso con degli archi. Un capitolo a parte merita "Encontros e Despedidas" (incontri ed addii), di Milton Nascimento, la metafora della stazione della vita in un cui "lo stesso treno che arriva è anche quello della partenza", "sono solo due lati dello stesso viaggio", "l'ora di incontro è anche quella dell'addio". Il ritmo è cadenzato quasi come quello dell'andatura di un treno. Anche l'arrangiamento si differenzia dal resto perché è quasi orchestrale con archi molto presenti fin dall'inizio. Il cd riprende ritmo con "Pagu", una ballata di Rita Lee con frasi onomatopeiche ("Ratatá! Ratatá! Ratatá!") che danno al brano una certa allegria. Il brano è dedicato alla scrittrice Patrícia Rehder Galvão (conosciuta come Pagu e morta prematuramente nel 1962). Il ritmo aumenta, si riparte col berimbau della samba della "Lavadeira Do Rio" (la lavandaia del fiume) scritta da Lenine, noto autore e cantante brasiliano (un Grammy latino nel 2005).
Per la terza volta nel cd Maria Rita canta un brano scritto da Marcelo Carmelo, questa volta un samba lento della saudade ma non triste "Veja bem meu bem" (vedi bene, figlio mio). Interessante è la sostituzione del contrabbasso nella prima parte del brano con un basso secco e cadenzato del pianoforte. Il Cd chiude con una ballata, "Cupido", in cui si sente l'unico synth dell'album che crea un'originale atmosfera elettronica per la storia di un colpo di fulmine.
La SCHEDA
Titolo CD: MARIA RITA
Autore: Maria Rita
1. A Festa (Milton Nascimento)
2. Agora só Falta Você (Rita Lee/Luiz Sérgio)
3. Menininha do Portão (Nonato Buzar/Paulinho Tapajós)
4. Não Vale a Pena (Paulo Garfunkel/Jean Garfunkel)
5. Dos Gardenias (Isolina Carrillo)
6. Cara Valente (Marcelo Camelo)
7. Santa Chuva (Marcelo Camelo)
8. Menina da Lua (Renato Motha/Patricia Lobato)
9. Encontros e Despedidas (Fernando Brant/Nascimento)
10. Pagu (Zélia Duncan/Lee)
11. Lavadeira do Rio (Lenine/Braulio Tavares)
12. Veja Bem, Meu Bem (Camelo/Lenine/Tavares)
13. Cupido (Cláudio Lins)
Il "giudizio"
CD da ascoltare e riascoltare, Maria Rita regala sorprese ed emozioni anche dopo molti riascolti, è un'interprete di grande comunicazione.
Il video di "Encontros e Despedidas" (incontri ed addii)
Maria Rita su wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/Maria_Rita
Sito ufficiale http://www.maria-rita.com
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Giosi Cincotti – Neapolis in Fabula
Posted by Antonio Campeglia-Fabio Pesce on F j, Y · Lascia un commento

Siamo cresciuti a suon di musica napoletana classica. Ci piace ascoltarla, anche quando la sua “classicità” prende un’altra sfumatura. Curiosi ed anche abbastanza intrigati dal titolo, insieme a mio amico Fabio Pesce abbiamo scoperto, attraverso il progetto Giosi Cincotti, un altro modo di rivisitare i classici ritornelli partenopei.
“NEAPOLIS IN FABULA” è il cd della “solita” canzone napoletana che però non ti aspetti e ti sorprende. Un percorso tra jazz, sogno e tradizione che sconfina con naturalezza e nonchalance tra le note di favole incantate che ridisegnano i contorni e i significati di storie antiche. La copertina si propone essenziale, senza troppi fronzoli e aprendo la confezione il cd si presenta come un vecchio vinile, che ne dà l’aspetto di un 45 giri di un tempo, quasi a sottolineare l’intrecciarsi inafferrabile di passato e presente. Il cd si apre con una compilation che chiarisce subito parte delle intenzioni musicali: “Uocchie c’arraggiunate” (Falcone, Fieni e Falvo, 1904), “‘O marenariello” (Ottaviano-Gambardella, 1893), “Canzone marenara” (Donizetti, 1835), “Luna nova” (Di Giacomo-Costa, 1887). L’arrangiamento inizia con un pianoforte acustico, sembra un pianoforte a mezza coda Yamaha C3, leggermente spento come suono. Dopo poche battute entra la voce con un contrabbasso, ottimo equilibrio fra loro e una bella voce immersa nella musica. Sorprende piacevolmente questo medley non esageratamente jazzistico o di banalmente già sentito. Da sottolineare la voce femminile, ben ripresa all’interno del brano, non fa mai da protagonista, lascia respirare anche gli altri strumenti che si alternano, avendo sempre come protagonista principale il pianoforte, filo conduttore per tutto il medley. Il secondo pezzo è intrigante, diverso dalle versioni che siamo stati abituati a sentire: “‘E spingole frangese” (Di Giacomo-De Leva – 1888) ha un jazz che scivola nella sigla dei Simpson per poi finire in un ritmo blues. Da qui si entra nello spirito del cd, la musicalità si fa avvolgente. Così “‘a Vucchella” di D’Annunzio-Tosti (1892) si incarna in quella di Biancaneve in attesa del suo principe con “I sogni sono desideri” (“Someday my Prince will come” brano già prestato al jazz di Miles Davis per citarne uno) per poi diventare “When you wish upon a star” (“Una stella cade”, parte della colonna sonora del Pinocchio disneyano) in “Reginella” (Bovio – Lama – 1904), stavolta in una storia con un finale meno lieto. Ma la contaminazione tracciata da Giosi Cincotti – a cui si devono progetto e arrangiamenti – non finisce di stupire con “A Canzone appassiunata” (E. A. Mario – 1922) che si intreccia con un tango di Piazzolla, “Maddalena” (Carlo Faiello) che diventa un jazz – unico brano tratto dal passato prossimo – e “Michelemmà” che sfocia in una melodia mediorientale seguendo il testo dell’ignoto autore (“Li turche se nce vanno a reposare…”). Un brano un po’ di rottura con la magia che pervade il lavoro è “La Pizzica a Santu Paulo”, dove si crea un originalissimo e coinvolgente connubio tra tarantella e jazz.

E’ peculiare che una pietra miliare come “Voce ‘e notte” (Nicolardi-De Curtis) venga lasciata intatta, quasi a sottolinearne una sorta di intoccabilità. L’ultimo brano, “Reginella”, è fra i più sorprendenti grazie alla simbiosi creatasi fra la voce e il pianoforte. Nessuno dei due prevale sull’altro. L’arrangiamento è semplice e sono piacevoli anche le pause, che impreziosiscono il prima e il dopo. “La musica è sensazione”, sostiene nella sua presentazione del disco Giobbe Covatta e alla fine dell’ascolto abbiamo condiviso pienamente la sua affermazione. Il cd ha una non trascurabile esperienza teatrale alle spalle e si sente! Il risultato è una scrittura musicale che va al di là della registrazione di studio, una musica che fonde arte, poesia e magia in un’idea multimediale che nel supporto inciso dal laser sembra starci stretta. Giosi Cincotti ha sapientemente curato musiche e arrangiamenti, mentre l’elaborazione teatrale è a cura di Marcello D’Orta (scrittore autore di “Io speriamo che me la cavo”, “Dio ci ha creato gratis” e molti altri). La voce di Mena Cacciapuoti, in un napoletano pulito che a tratti si colora di calde inflessioni etniche, non forza i limiti. Il modo naturale in cui i musicisti comunicano tra loro porta alla creazione di un prodotto sonoro in cui essi emergono come gruppo e non come solisti: Marco De Tilla – contrabbasso, Michele Maione – percussioni, Giosi Cincotti – pianoforte, Marzouk Mejri ed Emidio Ausiello – percussioni, Pericle Odierna- fiati, Enzo Grimaldi – fisarmonica. Per le registrazioni abbiamo notato che sono stati usati dei buoni outboard. Lodevole la scelta degli ambienti sulla voce, non esasperati da riverbero e delay, come purtroppo succede spesso nella registrazione della musica napoletana.

La scheda
NEAPOLISINFABULA
Edizioni: Graf
http://www.myspace.com/neapolisinfabula
Tracklist:
1. Medley: uocchie c’arraggiunate (Falcone Fieni – Falvo)
‘o Marenariello (Ottaviano – Gambardella)
canzone Marenara (Donizetti) Luna nova (Di Giacomo – Costa)
2. ‘E spingole frangese (Di Giacomo – De Leva)
3. Canzone appassiunata (E.A. Mario)
4. Voce ‘e notte (Nicolardi – De Curtis)
5. Maddalena (Carlo Faiello)
6. Michelemmà (rielab. Giosi Cincotti)
7. ‘A Vucchella (D’Annunzio – Tosti)
8. Pizzica a Santu Paulo (rielab. Giosi Cincotti)
9. Reginella (Bovio – Lama)
Puoi ordinare il cd di NEAPOLIS IN FABULA direttamente a questo link
http://www.edizionigraf.it/schedaneapolisinfabula.htm
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