U.F.X. – Make Me Love Again

Gli Unisonofx rappresentano ormai consolidata realtà nel panorama House con 10 anni di lavoro attivo e circa 20 produzioni musicali in collaborazione con le diverse Etichette del settore. Più che gruppo, potremmo definire gli Unisonofx un progetto di musica elettronica. Nascono nell'estate del 2000 dall'incontro artistico tra Alessandro Salma (produttore, Dj, arrangiamento e programmazione) e Salvatore Aversano (polistrumentista e fonico). Sin dall'inizio l'intento dei due è stato e quello di unire esperienze musicali per creare un sound particolare ovvero di "fusione".
I componenti del gruppo infatti provengono da contesti musicali molto diversi tra loro.Alla fine del 2002 si unisce al duo in pianta stabile il Dj Carmine Arena che con i suoi arrangiamenti avvicina il progetto alle realtà disco-house. Al trio hanno quindi collaborato di volta in volta, in funzione alle necessità dei brani, diversi artisti facendo così nascere negli anni vari progetti musicali. Una costante sempre presente nei loro brani, costruiti su sonorità prettamente house, è la fusione di influenze elettroniche con sonorità fatte da strumenti reali che conferiscono originalità al sound differenziandolo dalla House esclusivamente DJ oriented. Make me love again è un disco in vinile, come nella più classica tradizione house. Nasce da una collaborazione allargata e paritetica degli Unisonofx con Mr.Few (musicista arrangiatore) e Rose Marriot cantante. Il vinile è composto da quattro tracce che ,come sempre avviene in questo genere di musica, rappresentano le diverse versioni di una stessa idea.
-Make Me Love Again Originale – Traccia di circa 5 ,27 minuti che più di tutte si avvicina alla formula “canzone”, dove la melodia è sviluppata in modo completo e la musica è a sostegno della voce di Rose Marriot. Già dalle prime battute si avverte che il brano è molto vivo e con un bel ritmo sostenuto. I suoni principali sono una bella chitarra ritmica sicuramente una Fender Stratocaster, il basso elettrico credo che sia un Fender jazz bass e Piano Rhodes di chiara matrice sintetica, il tutto risulta rigorosamente suonato. Ben strutturato l’intreccio dei 3 suoni principali con synth, effetti e loop nella costruzione del brano. Il brano ricorda molto le sonorità dance degli anni 80 con dei richiami leggermente fucion come nel caso del piano Fender.
-Make Me Love Again Classic - traccia di circa 6,20 minuti che si sviluppa con sonorità ed arrangiamenti di stile house classic. Maggiore è l’impiego dei filtri di frequenza ed il piano elettrico con i suoi accordi svolge un ruolo fondamentale nel supporto armonico-ritmico. Le sonorità assumono un aspetto più essenziale ed intimista e la voce e la musica si dividono più equamente lo spazio a disposizione con un breve ma intenso fraseggio di piano elettrico seguito da un buon riff di tastiera.
-Make Me Love Again Mix Club- Traccia di circa 6 minuti che rispecchia perfettamente il titolo ovvero si presenta in stile club con una cassa secca ed asciutta, il piano armonico-ritmico viene sostituito dalle tastiere e le chitarre sono sapientemente filtrate. Anche il basso è tagliato e looppato in stile. Brano certamente più da pista club. Meno spazio ai singoli strumenti e più al lavoro di squadra.
Make Me Love Again Club Strumentale- Traccia di circa 6 minuti. Rappresenta la versione strumentale della club. La registrazione sembra volutamente un po’ retrò con sonorità che tendono maggiormente al caldo suono analogico. A volte è presente qualche saturazione di troppo ma la stessa insieme al supporto vinilico contribuiscono a conferire ancor maggior “calore” all’ascolto. Arrangiamenti ben costruiti, suoni ben equilibrati fra di loro. Ottima la ripresa della voce che risulta in tutti i brani sempre gradevole e ben equilibrata rispetto a tutto il mix.
LA SCHEDA:
U.F.X.
Etichetta: Equal Record
Make Me Love Again Originale
Make Me Love Again Classic
Make Me Love Again Mix Club
Make Me Love Again Club Strumentale
Link:
Zoom H4N – Oltre il microfono
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Spostandomi spesso per lavoro e cercando un qualcosa che mi permettesse di non portarmi in giro continuamente uno studio ho comprato un microfono/registratore H4N della Zoom. Ho scoperto qualcosa di molto più potente. Seguitemi!
Quello che mi aspettavo
Qualche anno fanno era quasi impossibile immaginare un sistema di registrazione portatile di qualità che entrasse nello spazio di una mano, eppure ci siamo! La Zoom ha sfornato due modelli di “microfoni”: H2N e H4N. Parliamo in questo articolo del modello H4N che è il più completo dei due ed esploriamo alcune delle sue possibilità. Il microfono è in realtà un bi-microfono, nel senso che monta 2 capsule a condensatore con varie possibilità di registrazione a 90 gradi (a X) o a 120 gradi (a Y) semplicemente ruotandole. E’ dotato di un accessorio che permette il fissaggio su una comune asta microfonica. Utilizzato in questo senso è un buon microfono STEREO/MONO (è possibile settarlo) che possiamo portare sempre dietro e di facile utilizzo. La registrazione avviene su una card SD interna (a corredo ma sostituibile con un max di 32Gb) e può essere effettuata in vari formati tra cui WAV e MP3. Funziona a batteria (2 AA) oppure con apposito alimentatore a corredo.Come un microfono tradizionale può montare anche un cappuccio antivento (in corredo). La durata della registrazione dipende dalla grandezza di una card, ma se registriamo in mp3 stereo a 256 superiamo le 6 ore con 1 solo Gb di capienza.
Quello che non mi aspettavo
Veniamo ad un uso un po’ più spinto del nostro “microfono”. Innanzitutto ci accorgiamo di avere altri 2 ingressi sulla base, sia bilanciati che sbilanciati. Questi ingressi permettono di utilizzarlo come scheda audio da viaggio, permettendo di fatto una registrazione anche da periferiche esterne con tanto di mixer integrato. In effetti è un multitraccia a 4 canali o se vogliamo 2 ingressi esterni + microfono integrato. I 2 microfoni possono essere sostituiti anche da un ulteriore microfono esterno. Le entrate bilanciate hanno l’alimentazione phantom attivabile e anche questa è una di quelle cose che non ti aspetti. Con il mixer 4 canali interno possiamo settare i volumi, il pan, e varie funzioni relative alle tracce audio. E’ possibile effettuare addirittura un mix down delle tracce. Alla fine prendiamo la scheda SD e troviamo in una cartella tutti i file registrati, divisi così come li abbiamo acquisiti. Possiamo in alternativa collegare la porta USB ad un pc e vedere il microfono come un disco esterno. Solo per citare un’applicazione scontata ma poco usuale è la possibilità di usarlo come microfono usb con la comodità di non dover passare per schede audio esterne. In un momento di boom del mercato usb-mic non è una caratteristica da poco.
Quello che non immaginavo
Avevo dimenticato che la Zoom ha prodotto effetti tra i migliori del mercato. Non hanno dimenticato di infilarne una cinquantina in questo microfono! In pratica potremmo usare il microfono come multi effetto scegliendo un effetto e mandando l’uscita su un amplificatore. Gli effetti sono di qualità. Inoltre è dotato di un accordatore con varie modalità e di un metronomo. E che dire della possibilità di utilizzarlo come scheda audio? Collegandolo come USB possiamo utilizzare i driver a corredo per vedere H4N come una scheda audio 4 canali indipendenti e utilizzarla al nostro software preferito. In pratica posso portare il mio studio con me scegliendo tra 2 ingressi bilanciati/sbilanciti indipendenti + 2 microfoni integrati anche questi indipendenti. 4 canali mono da gestire insomma come meglio ci pare. La latenza può arrivare a 1ms, la qualità ottima. I driver sono ASIO. C’è anche la possibilità di effettuare direct monitoring dell’effetto durante la registrazione (o per provare gli effetti). H4N ha anche delle (piccole) casse integrate e questo permette di utilizzarlo anche come sorgente di ascolto via usb o lettore mp3/wav, insomma veramente versatile! Non manca una cuffia/uscita audio per mandarlo ad un impianto. La funzione SPEED permette di rallentare una traccia senza perdere il pitch, utilissima per analizzare meglio un brano. Non è un funzione paragonabile a software di time stretching professionali, qui il senso è un altro, ma c’è la possibilità di rallentare fino al 50% e velocizzare fino al 150% con qualità accettabile. Non è possibile esportare il risultato, si tratta di una funziona da usare live in ascolto. Sugli ingressi è possibile inserire un limitatore e un filtro.
La sorpresa C’è una licenza di Steinberg Cubase LE 5 all’interno della scatola!
Il prezzo? 300,00-350,00, ben spesi secondo me.
Difetti
Premetto che ho un giudizio globale buono del prodotto, ma devo – per onor di cronaca – elencare dei difetti che per qualcuno potrebbero non essere altrettanto trascurabili. C’è un leggero fruscio di base dovuto probabilmente ai preamplificatori. Ovviamente non è un microfono da studio e il fruscio è trascurabile quando si effettuano registrazioni ambientali. Personalmente non lo ritengo un problema a meno che non lo si voglia utilizzare davvero in studio (ma anche qui non ne sarei così sicuro, tutti i pre introducono un po’ di rumore). Le maschere non sono di utilizzo immediato, ma questo è un limite dovuto agli spazi ridotti. Il software integrato permette molte cose stand-alone, ad esempio lo split di una traccia, il mixing di 4 tracce, il mixdown, il mix mono automatico dei microfoni, un minimo di equalizzazione, impostazione di effetti, volumi di registrazione, scelta dei formati… All’atto pratico è di difficile utilizzazione, troppo scomodo da usare; una volta selezionato il formato di registrazione e il volume di ingresso (che ha un comodo cursore laterale) mi dimentico della sua esistenza. Ovviamente in caso di necessità è sempre meglio sapere di averlo ma se posso preferisco risparmiare gli occhi! Il microfono può essere impostato per un “auto volume” ovvero per scegliere il volume giusto di ingresso. In genere quando questa funzione è attiva se il suono iniziale è troppo alto si avverte una distorsione dovuta al tempo che impiega il microfono per “capire” a che volume deve registrare. L’utilizzo del microfono come “microfono” e cioè in uno studio collegato ad una scheda audio non è troppo agevole. Il problema non è grave ma bisogna dotarsi di un jack da 1/8” stereo (quello piccolo tipo cuffia) e poi entrare nella scheda audio tramite un paio di adattatori jack 1/4” mono (nel caso di registrazione stereo) oppure impostare dal software integrato il mix mono per miscelare il segnale dei due microfoni e poi entrare nella scheda audio con un jack mono da 1/4”. Insomma la cosa si risolve anche se non è questo l’utilizzo principe di questo apparecchio.
Specifiche
Registrazione su scheda SD / SDHC (fino a 32 GB) – vari formati di registrazione tra cui WAV e MP3 – Risoluzione fino 24bit/96kHz - Connessione USB 2.0 – Microfono stereo X / Y integrato (90 ° o 120 °) – 2 Preamplificatori per microfoni esterni – Possibilità di utilizzare 2 ingressi esterni in combinazione con microfoni integrati per registrare fino a 4 canali simultaneamente – Registrazione multitraccia – Entrata strumento – Mini altoparlante integrato – Ampio display LCD e interfaccia intuitiva – Supporto per Broadcast Wave – Funzione di auto-registrazione e di pre-registrazione – Funzione marcatore tracce – Funzione di rallentare la velocità di riproduzione per utilizzo didattico – Effetti – 50 simulazioni di amplificatori per chitarra e basso – Fino a 10 ore di durata con batterie AA – Telecomando disponibile come opzione – Funziona con due batterie stilo AA o con il suo alimentatore (incluso). A batteria dura mediamente 6 ore. Fornito di serie con una scheda SD da 2 GB, una spugna antivento, alimentatore esterno CA, clip adattatore per microfono, cavo USB, custodia protettiva e Steinberg Cubase LE.
Nexus Vs Predator
Il riferimento allo scontro Hollywoodiano tra due dei più noti mostri che il grande schermo abbia mai espresso non è del tutto casuale. Usciti a breve distanza l’uno dall’altro, Nexus della teutonica ReFx e Predator, pargolo dell’arcinoto programmatore/sviluppatore Rob Papen sono stati lanciati sul mercato come soluzioni principalmente dedicate alle produzioni di area dance. Lo scontro è reso ancora più interessante dal fatto che in campo si confrontano due filosofie di design completamente diverse, con Nexus nel ruolo del “rompler” chiavi in mano, tutto compreso mentre Predator come synth sottrattivo di stampo classico.
Refx e Rob Papen
La tedesca Refx, attualmente capitanata da Michael Kleps (attualmente, in quanto alcuni mesi fa la Refx ha perso uno dei suoi più talentuosi programmatori, tale Markus F. Feil, attuale patron di Tone2) è diventata famosa per una lunga serie di soluzioni di alto livello nel settore dei virtual synths. Impossibile non citare il ricco elenco di bestsellers quali Vanguard (oggetto di pellegrinaggio a tutt’oggi tra i cultori della trance), Plasticz, Claw (free, correte a scaricarlo!), QuadraSid (uno dei più riusciti simulatori del chip “Sid”) e lo sfortunato JunoX, clone virtuale del synth Roland, prematuramente finito sotto la mannaia di uno dei numerosi avvocati con cui la storica casa sta in questi ultimi anni pattugliando il mercato in cerca di possibili violazioni anche del minimo brevetto o marchio. Insomma, il numero di successi giusto per incuriosire i più sul nuovo rompler.
Rob Papen (www.robpapen.com), famoso ai più nel mercato di VSTi grazie ad uno dei maggiori successi di sempre, al secolo Albino, prodotto in collaborazione con la Linplug e da secoli tra i bestseller del settore. La filosofia dei prodotti di Rob Papen si potrebbe riassumere con la frase “semplice, ma super accessoriato”. Predator è creato in tandem con la ConcreteFx, talentuosa azienda che ha creato in passato buoni prodotti come Kubik, Vectrik, Viper o Adder, tanto per citarne alcuni.
Nexus, caratteristiche tecniche :
Nexus (Fig. 1) può essere definito un po’ il “damerino” tra i due. E’ un classico rompler, dall’interfaccia semplice e chiara, e rivela una filosofia particolare: sostanzialmente offre cibi pronti. Infatti Nexus, con la sua dotazione di svariati GB di materiale audio, è caratterizzato da una ampia gamma di suoni pronti all’utilizzo, con poche possibilità di variazione o modifica dei presets stessi. Ogni preset nasce con una configurazione predefinita di modulazioni/arpeggio/gate/effetti, non totalmente modificabile dall’utente. Prendere o lasciare. Tuttavia è possibile disattivare le predette combinazioni e provare a lavorare sui suoni di base utilizzando due filtri passa basso (LPF), un doppio LFO, arpeggiatore, gate ed effetti. La filosofia di fondo del synth tedesco, tuttavia, è quella di offrire una serie di sonorità pre-lavorate al meglio e davvero pronte per un utilizzo veloce e mirato. Già, perchè Nexus punta principalmente al mercato dance (House, Trance e Techno), con un’enorme dotazione di supersaw. La selezione dei presets è particolarmente agevole, tramite un menu suddiviso per categorie (Fig. 2) ed un tempo di caricamento assolutamente ragionevole.
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Nexus: prova su strada
Suono bilanciato ed ottimo inserimento nei mix sono le caratteristiche sonore di Nexus, intuibili appena si cominciano a “sfogliare” i numerosi preseti forniti. Se ci limitiamo a prendere le patches della casa “out of the box”, Nexus appare estremamente mirato nell’utilizzo. Infatti, l’uso abbondante di riverbero (lo stesso riverbero “un po’ così” di Vanguard) e la sonorità primariamente supersaw ne fanno un vero killer nelle mani di tutti coloro che vivono di Trance e Techno, generi nei quali non c’è quasi confronto tra i due synths. La musicalità dei suoni offerti è davvero ottima, ma è soprattutto il bilanciamento che colpisce, senza sbavature. Non riuscendo a resistere alla nostra natura anarchica tuttavia proviamo ad abbandonare il percorso guidato ed a disattivare molte delle scelte di “default” nei suoni. La sorpresa è che Nexus in tal modo riacquista inaspettate caratteristiche di flessibilità e versatilità, consentendo di ricreare sonorità analogiche e “old school”. Non a caso, Nexus è stato provvisto di un comando di “lock” su riverbero e delay (Fig. 3), che consente di disattivare sistematicamente ed in automatico i due suddetti effetti e fa apprezzare persino il semplice sfogliare le patches sotto una diversa luce. Piccolo neo, a nostro avviso, è dato dall’azione dei filtri, francamente un po’ blandi nel confronto con la maggior parte dei synths a sintesi sottrattiva. Ci è piaciuta molto la gestione dell’arpeggiatore e del trance gate, davvero intuitiva, nonché la giusta scelta di dotare entrambe di alcune preimpostazioni richiamabili a piacimento. Insomma, la sensazione che abbiamo da Nexus è quella di una ottima macchina con cambio automatico, un prodotto nato per semplificare la vita e per tutti coloro che necessitano di un risultato in tempi brevi e dal suono davvero convincente. I suoni sono contenuti in banchi per categorie, quali Arpeggios, Basses, Classical (un po’ di suoni pseudo orchestrali provenienti dritti dritti dalle vecchie cartridge), Leads e Pads, Gated, Piano, Fx e Voices. Quasi da subito la Refx ha deciso di inserire anche un buon numero di patches “grezze”, nate per essere modificate sfruttando le sezioni filtri ed effetti. Va segnalato, inoltre, che la Refx ha immediatamente messo in vendita numerose espansioni per il synth (corredo di campioni e patches), nuovi titoli che nel tempo permetteranno di espandere le caratteristiche di base. Le attuali espansioni includono pacchetti di suoni specifici, ad esempio, per generi trance, minimal house o ambient, nonchè banchi di ed altri suoni dedicati.
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Predator: caratteristiche tecniche
Con un interfaccia affollata quanto un autobus nell’ora di punta, Predator (Fig.4) parte da un concetto alquanto semplice (sintesi sottrattiva basata su tre oscillatori) e si spinge assai oltre grazie ad una dotazione di “accessori” da spavento. Proviamo a dirli tutti di un fiato, sperando di non averne tralasciati troppi: filtro con 13 possibilità (LP, HP, BP e Comb), secondo filtro aggiuntivo, inviluppo ADSR sul filtro principale, inviluppo di volume generale, 2 inviluppi flessibili (da destinare ad innumerevoli parametri), 2 LFO, 4 modulatori assegnabili a controllers, sezione FX con 21 effetti usabili tre alla volta, un flessibile arpeggiatore con sequencer, unisono, 3 suboscillatori, preset morphing, altre interessanti funzioni sicuramente non da meno. Insomma, un vero sogno per gli smanettoni della sintesi, un po’ più difficile per coloro che con la materia non hanno dimestichezza. Il menu di selezione dei presets (a nostro avviso forse il neo maggiore del prodotto) è suddiviso tra due tendine, una seleziona il banco e l’altra i preset (Fig.5). Tuttavia questi ultimi risultano divisi a blocchi di circa una trentina ognuno, rendendo il browsing un po’ macchinoso. Recentemente uscito, l’update 1.1 ne migliora un po’ l’uso, lasciando all’utente la possibilità di avere testo di tipo normale al posto del testo Lcd di default, rosso su nero.
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Predator: prova su strada
Calandoci nei panni dell’utilizzatore medio, già in passato abbiamo espresso la nostra preferenza per un giudizio basato utilizzando i presets offerti dalla casa. Diciamo subito che Predator è ufficialmente dichiarato come un synth dal suono “Fat”. Fat, per i non addetti, è un po’ il corrispondente del termine “cool” nel settore dei sintetizzatori, unico mondo in cui “grasso è bello”, ed indica una certa ricchezza e definizione sulle medio basse, unita ad una buona presenza. Predator non delude le attese in questo senso. E’ evidente che il bilanciamento del prodotto è stato orientato a favore di una certa predominanza della componente “bottom”, e ciò non guasta. La qualità degli oscillatori e della sezione effetti è ottima ed il suono è complessivamente di piacevole fattura. Ma, sfogliando le patches, abbiamo la netta sensazione di sfiorare appena il reale potenziale della macchina. I presets offerti, infatti, risultano un po’ semplici e ripetitivi, ed utilizzano “a scartamento ridotto” le ottime possibilità di modulazione. Ovviamente il synth è giovane, quindi c’è da aspettarsi in un prossimo futuro l’uscita di nuovi banchi di presets, magari a cura di nomi come Ian Boddy (posso solo immaginare il risultato di un Predator nelle mani del visionario sound designer) o Xenox Neumann, Bigtone ed altri. I banchi attuali spaziano tra i diversi generi quali Dance, Trance, Hip Hop, Classic Synths ed altro. Particolare attenzione merita la sezione effetti, davvero ricca, ed in particolare il vocoder, che è pilotabile in due modalità ovvero con o senza l’ausilio del MIDI…… Ci puoi aggiungere qualche cosa, tipo che lavora in tempo reale, che si possono importare un file wave (ad esempio un loop di batteria per processarlo sia co i filtri che con il vocoder), lavando in tempo reale possiamo ricreare delle sonorità particolari sulla voce tipo Genesis etc. E’ attualmente uno dei pochissimi synths con questa caratteristica. Molto buona anche l’azione dei filtri, che grazie alle molteplici modulazioni, consentono di realizzare suoni molto dinamici. Le categorie di suoni offerte spaziano dalla dance classica all’ hip hop, con banchi dedicati alla musica ambient ed alcuni costituiti da repliche di suoni “classici” dell’era analogica o prima era digitale. Il banco suoni più riuscito a nostro avviso è quello Ambient, che sfrutta in maniera più approfondita le opportunità di modulazione, filtri ed effetti.
Conclusioni:
Abbiamo di fronte due prodotti davvero interessanti, forse tra i migliori di questo 2007. Interessanti, si, ma davvero differenti per filosofia: per smanettoni ed appassionati del classico suono a sintesi sottrattiva Predator; autentica mecca dei Trance-boys il Nexus. I synth sono, in verità, un perfetto complemento l’uno dell’altro. Avremmo preferito francamente che la Refx avesse lasciato campo più libero alla modifica dei suoni da parte dell’utente, laddove la dotazione di campioni di base sembra di ottima fattura e si sarebbe prestata a costituire uno” starting point” perfetto per la creazione di nuovi suoni. Ottimo l’arpeggiatore, che aggiunge un punticino a questo prodotto. La parte meno convincente di Predator è invece costituita, a nostro avviso, dai presets, troppo ripetitivi e spesso semplici a livelli irritanti. Rob Papen ha recentemente dichiarato che sono in cantiere banchi di suoni a cura di famosi “sound designers”, quindi sospendiamo il giudizio ed aspettiamo. Con tutte le opzioni presenti, tra cui l’over-sampling multimodo, ci aspettiamo notevoli risultati. La presenza nel mix è eccellente in entrambe i casi anche se in modo diverso, con un certo equilibrio nel Nexus ed una forte aggressività sulle medio basse del Predator. I producers che hanno bisogno di trovare il giusto sound per i loro mix in breve tempo, troveranno in Nexus un compagno fedele mentre, per i produttori più orientati verso il sound design, Predator offrirà una piattaforma difficilmente deludente.




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