Advanced Orchestra Extended – Libreria suoni orchestrali

In un proliferare sempre più veloce di nuove librerie orchestrali, registrate con tecniche sempre più accurate al limite della perfezione, che senso ha ripescare una libreria “datata” come quella di Peter Siedlaczek che risale al lontano 1993, con una aggiunta nel 1997 e riprogrammata, riadattata ed ottimizzate nel 2005 per un utilizzo con Halion ed EXS24? Può essere competitiva una libreria orchestrale di questa “esperienza” alla luce delle più recenti release quali le East West Quantum Leap, Vsl e similari?

 

Advanced Orchestra Extended:

Il prodotto si presenta in un contenitore DVD di colore verde (Fig.1 – il DVD di Advanced Orchestra Extended) con accluso un booklet di introduzione allo strumento con relative illustrazione delle nuove funzioni di programmazione ed organizzazione introdotte (Fig.2 – l’elegante Booklet di colore verde). La libreria richiede, per essere eseguita, una versione del software Steinberg Halion (versione 2.0.3 PB2 o superiore) oppure Emagic EXS24 (II o superiore) con una preferenza per gli ambienti di “host” con la funzione “freeze”, come Cubase, Logic e Cakewalk. Non sono presenti requisiti di sistema operativo se non quelli legati al player che si utilizza. Come hardware ottimale viene segnalato: 1 GB di RAM o superiore. Il minimo indicato per utilizzare senza grandi problemi la libreria è 500 Mbytes di RAM. Va detto che una delle note positive della Advanced Orchestra sta proprio nella capacità di concentrare un altissimo numero di “performances” con un consumo complessivo di risorse decisamente basso, in particolare se utilizzato con molti “cugini” attuali, affamati di risorse. La libreria, trasferita su Hard disk occupa uno spazio di 6Gbytes, suddivisi tra “patches” Halion ed Exs24. L’accluso libretto introduce l’utilizzatore alle novità introdotte in questa versione nonché illustra le nomenclature tecniche utilizzate per i suoni. La quantità di samples è davvero impressionante! Ad un primo ascolto, si potrebbe dire che, dopo il set Vsl Pro Editon, la Advanced Orchestra rimane la più dotata per ricchezza di contenuto. Il software è stato provato su di un PC e come player è stato utilizzato in un primo momento Vsampler (www.vsampler.com), al fine di testare la libreria anche con un campionatore diverso da quelli segnalati, mentre in seguito abbiamo utilizzato i previsti Halion 3.0 e EXS 24. Vsampler è sembrato in grado di tradurre le complesse articolazioni della Advanced Orchestra extended, anche se alcune rifiniture si sono rese necessarie per un utilizzo completo. Il test viene effettuato su una macchina Intel Pentium IV 3.0 Ghz, 1 Giga Ram,  2 H.D. da 7200 RPM con 8 mega di cache e scheda audio Fireface 800 della RME. Ho preferito utilizzare lo stesso computer e scheda audio impiegato sia nel test della library Miroslav Philharmonik che di Halion Strings 2, in modo da avere anche un paragone sia sonoro, che in termini di prestazioni del sistema. Come casse monitor ho affiancato alle ottime Genelec 1032 una coppia di PMC modello TB2S-A. La Advanced Orchestra si potrebbe definire una orchestra “semi-dry”: i suoni, infatti, non sono registrati catturando l’ambiente di una hall da concerto, ma posiziando i microfoni ad una distanza di circa 10cm.  Questo è uno dei punti di forza della libreria, in quanto consente all’utilizzatore di mescolare più agilmente i suoni con altre librerie, anche tipicamente “ambiented” come la EWQLSO Gold. Questa operazione, infatti, risulta estremamente difficile con orchestre registrate completamente “dry” quali la VSL, ovvero con librerie che hanno un ambiente totalmente differente, come ad esempio la libreria americana di legni “Westgate Woodwinds” (http://www.westgatestudios.com).

La programmazione: nuove patch
Per ogni sezione e strumento sono presenti sostanzialmente quattro tipi di patch tutte in keyswitching (cambio di articolazione alla pressione di un tasto della keyboard): le più recenti sono le “key Velo” e le “key crossfade”. Nelle “Velo” i suoni sono stati riprogrammati in modo da offrire una variazione nel timbro e nel volume legata ad una maggiore o minore pressione sul tasto della master keyboard. L’innovazione della extended rispetto alle precedenti versioni sta nella presenza di strumenti “multilayer” (più livelli di timbro), assenti in precedenza a causa delle ridotte dotazioni di memoria e di CPU dell’epoca. Sono stati inoltre aggiunti i nuovi timbri della upgrade ’97.  Le patches “crossfade”, di contro, affidano alla “modulation wheel” il compito di “mixare” i diversi livelli di timbrica, ad esempio per la creazione di “crescendo” o “diminuendo” realistici. Sono anche presenti patches cosiddette “N”, che hanno i keyswitches sulla sinistra al fine di suonare lo strumento nel suo registro effettivo.

Strings:
Per gli archi abbiamo a disposizione tre differenti tipologie: ensemble, “chamber” e solo. Molto semplici da usare tutti i timbri di ensemble. I violini sono resi maggiormente dinamici dall’integrazione con l’update ’97, che ha aggiunto ulteriori due livelli ai sustain, nonché nuovi staccati, tremolo e sordino. Questi ultimi, ad avviso di chi scrive, si qualificano tra i più interessanti ed utilizzabili sul mercato, perfettamente collocabili in mix di brani comedy/romantic grazie ad un timbro delicato ma di carattere. Buone anche le altre articolazioni. Cogliamo l’occasione per segnalare quello che è il vero punto di forza della Advanced Orchestra e che la rende, anche a più di dieci anni dalla sua prima registrazione, uno dei prodotti più utili sull’intero mercato dei campioni orchestrali: le “frasi”. Peter Siedlaczek ebbe, infatti, l’ottima idea di registrare performance dell’orchestra diverse dalle singole note. Ecco quindi che caricando le patches “performance” (Fig.3 – Caricamento patches di strings con Halion) si è in grado di inserire nelle proprie composizioni mordenti, acciaccature, scale, glissandi e crescendi. Risulta davvero singolare come alcune articolazioni presenti nella Advanced Orchestra non siano state registrate anche da altri sviluppatori in seguito. La scarsa tendenza delle “software house” di settore a creare alleanze e collaborazioni, infatti, ha portato alla proliferazione di librerie concorrenti composte dagli stessi suoni (articolazioni base), ma con diverse origini e produzioni, impedendo la formazione di budget adeguati alla registrazione di performances alternative. Peter Siedlaczek è riuscito, di contro, a registrare un ampissimo “samples pool”, dal quale sono stati poi tratti titoli dedicati a frasi esecutive quali “Smart violins” o “Orchestral Colours”. Come suoni favoriti dell’intera sezione segnaliamo i sordini in genere ed alcuni dei nuovi staccati.

I legni:

 

Davvero ampia la scelta di suoni per la sezione legni. Sono presenti sia strumenti solisti che “ensembles”, ed anche qui non mancano le numerose articolazioni e frasi, elemento distintivo della libreria. Complessivamente il suono può apparire “grezzo”, ma rappresenta uno degli esempi più lampanti di riuscita semplicità nella realizzazione di patches orchestrali. Buoni i flauti, ottime le frasi ed i glissandi, unico neo il “flauto piccolo sustain” (Fig.4 – Flauto piccolo) non presente nella versione originale, che mostra un carattere artificiale. Molto convincenti anche oboe e corno inglese, specialmente nel registro forte. Il “clarinetto solo” presenta una certa nasalità nel timbro, ma nel mix offre una buona riuscita. Molto belli i glissandi e le articolazioni aggiuntive. Buone anche le performances di fagotto, controfagotto e clarinetto basso. L’update ’97 ha aggiunto anche nuove registrazione nei flauti e nei clarinetti. La nuova programmazione consente di utilizzare il crossfade per simulare crescendi ed altri effetti. Il nostro premio per il miglior suono di sezione lo assegniamo ai flauti, in particolare nella parte dedicata alle frasi e scale, molto efficaci.

Gli ottoni:

 

La dotazione di ottoni è ricca come nelle altre sezioni. La qualità (o sarebbe meglio definire la “modernità”) dei suoni varia da strumento a strumento ed è l’unico caso in cui l’età della libreria si fa sentire con evidenza. Difatti, la registrazione degli ottoni ha subito radicali cambiamenti nel corso del tempo, grazie alle nuove tecnologie di registrazione ed all’esperienza che gli sviluppatori di campionamenti orchestrali hanno acquisito nel corso del tempo. I corni, ad esempio, risentono di tali criteri e forniscono una performance molto scura e inevitabilmente artificiale, sia per il solo che per la sezione. Tuttavia le frasi, i “rips” e le altre “performances” sono di grande aiuto quando si necessita di aggiungere elementi più naturali e “suonati” alle proprie composizioni. Più che sufficiente la resa dei tromboni, inclusi i “flutter”; molto buona la qualità delle trombe, punto di forza dell’intera sezione ottoni. Queste ultime, infatti,  suonano  sorprendentemente cristalline e si integrano molto bene anche in mix moderni, fianco a fianco con prodotti di ultima generazione. Davvero utili anche in questo caso le frasi e gli effetti (mordenti, shakes, ripetizioni). Presenti anche glissandi con differenti durate, dal suono molto interessante. Buona la tuba anche se un po’ scura come il resto dei brass. Come accennato in precedenza, la sezione degli ottoni è quella che ci ha convinti di meno e sono le trombe ad occupare un posto di favore nella sezione fiati.

Le percussioni, arpa ed effetti:

 

Questa sezione è, assieme agli archi, quella che più ha tratto maggior beneficio dall’incorporazione della libreria originale e l’update ’97, che, tra l’altro, introdusse moltissime nuove percussioni e toni di arpa (nella versione originale erano contenuti solo glissandi ed accordi). Proviamo ad elencare alcuni degli strumenti percussivi (intonati e non) presenti: Crotali, Piatti18″ & 24″, Marimba, Glockenspiel, Thai Gongs, Timpani, Campane tubolari, Vibrafono, Xilofono, Gong, Gran Cassa, Rullanti, Triangoli, kit orchestrale completo… e l’elenco sarebbe molto lungo ancora. Restiamo sorpresi dalla strana assenza della Celeste, introdotta dall’update ’97 ed a quanto pare abbandonata in seguito, per non ben chiari motivi. La qualità complessiva è buona e nel loro complesso le percussioni ricordano da vicino l’altra teutonica per eccellenza, la Vienna Symphonic Library, con la quale la Advanced Orchestra mostra non pochi (e spesso sorprendenti) “apparentamenti”, soprattutto nel tipo di performance catturate.

Conclusioni:

Advanced Orchestra è una library molto adatta a quei compositori/orchestratori in grado di manipolare con efficacia riverberi ed equalizzatori ed inoltre hanno discrete capacità di piazzamento (panning) degli strumenti. Credo proprio che rimarranno sorpresi da quello che una libreria come Advanced Orchestra può esprimere, se opportunamente utilizzata. La filosofia si contrappone a quella di librerie come EWQLSO, nate per essere semplici da utilizzare, che includono l’ambiente di registrazione mediante i “release trails” e non necessitano di posizionamento nello spettro stereo, in quanto gli strumenti sono posizionati in partenza. Tuttavia, posizionare la Advanced Orchestra nello spazio è operazione non così complessa. Il bilanciamento e la semplicità dei timbri consentono, infatti, alla libreria della Best Service di non occupare più di tanto spazio nel campo stereo, evitando sovraccarichi di frequenze. Una menzione speciale va agli effetti orchestrali, vera piccola gemma nel complesso di una libreria più che soddisfacente. Sono state registrate, infatti, performances effettistiche di archi, fiati, legni, arpa e percussioni.

Come accennato in precedenza, la prima nota positiva da segnalare della Advanced Orchestra risiede nella capacità di concentrare un altissimo numero di performances con un consumo complessivo di risorse decisamente basso, caratteristica oggi assai rara e, ad avviso di chi scrive, “preziosa”. Persino librerie dal peso complessivo inferiore ai 2 Gb come la Garritan Personal Orchestra (Fig.5 – Garritan Personal Orchestra) finiscono per richiedere numerose risorse di sistema, anche in termini di consumo Cpu. Le sonorità offerte in termini di timbrica sono assimilabili agli altri prodotti “europei”, quali Miroslav Philharmonik e Vienna Symphonic Library. Rispetto alla libreria di Vitous, la Advanced Orchestra possiede meno espressione e passionalità, anche se predomina nettamente in termini di numero di articolazioni proposte. Il rapporto con la VSL risulta interessante, in quanto la Advanced Orchestra appare a tutti gli effetti come una sorta di  “progenitore” della VSL, vale a dire ritroviamo quel concetto di completezza nelle articolazioni che il team di Herb Tuchmandi ha poi egregiamente elevato a potenza e sviluppato nelll’oramai  impressionante bagaglio di campioni e performances che costituiscono  il Symphonic Cube. (Fig.6 – il performance tool sviluppato dal team VSL). Rispetto alle più recenti realizzazioni risulta un po’ penalizzante il non utilizzare un player abbinato alla libreria come nel caso della East West Quantum Leap. Infatti, gli utenti di sampler player diversi da Halion di Steinberg o dell’EXS 24 di Logic, potrebbero incorrere in errori di “traduzione” dell’assegnazione dei controlli e variazioni timbriche notevoli. D’altro canto, le numerose funzioni di Halion consentono di utilizzare VST esterni e numerosi parametri di personalizzazione, normalmente non disponibili sui player della Native Instruments (Fig.7 – il sampler di Steinberg – Halion), in particolare l’uso di effettistica esterna permette un trattamento ed una riverberazione/equalizzazione personalizzate per sezione o timbro. A questo punto la nostra risposta alla domanda iniziale: c’è ancora posto nell’attuale mercato per questa libreria ed il suo “bagaglio di esperienza?” è, a nostro avviso, assolutamente sì. Siamo rimasti, infatti, piacevolmente sorpresi nel constatare quanto “moderno” può risultare questo prodotto, grazie soprattutto a criteri lineari di produzione e registrazione e ad un ridotto utilizzo di “filter processing” e “noise reduction”. Advanced Orchestra, inoltre, è ottima come “libreria complementare”, da abbinare, ad esempio, alla EWQLSO Gold o alla Miroslav Philharmonik. In base alle prove effettuate la libreria di Peter Siedlaczek è risultata perfettamente compatibile con entrambe, seppur molto diverse. Un esempio? Le doti camaleontiche consentono di aggiungere alla dotazione non completissima di legni della Gold, un importante arsenale per qualsiasi arrangiatore orchestrale degno di tal nome, aggiungendo “runs” e performance addizionali.

Symphonic Orchestra Platinum PRO

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Recensire una libreria “top class” è sempre un compito arduo. Non sono molti i prodotti sul mercato in grado di potersi fregiare del titolo di “signori”  della simulazione d’orchestra. Oltre a East West Quantum Leap Symphonic Orchestra Platinum Xp Pro, oggetto della nostra recensione, il mercato propone, sia in termini di  resa sonora che di prezzo,  la più che conosciuta Vienna Symphonic Library di Herb Tucmandi e la meno nota (alla realtà italiana ovviamente), ma non meno apprezzata, Sonic Implants Symphonic Orchestra. La Platinum Xp pro offre qualche  motivo di ulteriore interesse  grazie alla sua peculiare struttura “multi ripresa”, che consente di abbinare e dosare suoni diversi a  differenti  posizioni microfoniche  della Hall.  Ma andiamo per ordine.

Una lunga attesa:

Quella che ai più può apparire una semplice espansione di un prodotto esistente,(Fig.1- Pacchetto aggiornamento)    porta con sè, una gestazione tutt’altro che semplice. La prima release della Symphonic Orchestra  rivoluzionò il mercato per il concetto di “embedding” della risonanza della hall, vale a dire  l’innovativa soluzione di incorporare la rifrazione sonora di una sala da concerto nella libreria stessa, il musicista quindi era sollevato dall’arduo compito di applicare ambiente ai campioni.  Si trattò di un ingente investimento  per Nick Phoenix e Doug Rogers, all’epoca fondatori e CEO  di Quantum Leap ed East West, due  talentuose “companies” di produzione sonora  giovani ma già ben affermate. Data l’impresa titanica, alcune articolazioni restarono inevitabilmente fuori dalle registrazioni, sia per  ragioni di tempo  che per motivazioni di carattere  economico (provate ad immaginare quanto costi registrare in una grande hall da concerto con il supporto di ingegneri di chiara fama). A libreria realizzata ed in vendita, Nick e Doug ebbero modo poi di raccogliere, dai numerosi appassionati ed utilizzatori della libreria, un vasto campionario di richieste e  suggerimenti nonché la lista  dei potenziali miglioramenti apportabili.  Una delle ragioni principali per cui si è provveduto ad effettuare  nuove registrazioni è stata probabilmente la necessità di migliorare la sezione legni, forse la più trascurata  in prima battuta. 2Di qui poi l’annuncio della nuova release e l’avvio di un interminabile  dialogo con i consumatori. L’espansione sarebbe stata rilasciata  nel novembre 2004, ma impegni imminenti, e un pizzico  di sorte avversa, fecero slittare lungamente i tempi di distribuzione, con inevitabile inferocimento di coloro che avevano già pagato per accaparrarsi una copia del prodotto annunciato. C’è da dire però che  la  coppia Phoenix-Rogers era già impegnata nella realizzazione , di un altro classico, la  East West Quantum Leap Symphonic Choirs. Poco prima dell’estate 2005 il colpo di scena: fu annunciato alla  schiera di consumatori arrabbiati in attesa, che gli hard disk contenenti i campioni della nuova espansione erano stati persi e che in qualche modo il lavoro sarebbe ricominciato quasi da zero. Finalmente nell’autunno 2005 la libreria fu realizzata e spedita, non senza un’ultima chicca: l’errata collocazione dei DVD nelle scatole!!!. Parlare di un prodotto così importante, sia dal punto di vista della lavorazione che del budget, e che ha attraversato un periodo così particolare, prima di uscire dal suo nido, mette una certa soggezione; Per esprimere un giudizio esaustivo è necessario conoscere bene  cosa  la concorrenza offre, e  come “suonano” i rispettivi prodotti . Per questo motivo, la recensione è stata realizzata a 4 mani e 4 orecchie. Mi sono fatto aiutare da un compositore di musiche per film e multimedia, Luca Thomas d’Agiout (Fig.2 – Luca Thomas d’Agiout) che oltre a lavorare già da anni con strumenti “virtuali”, svolge  un ruolo di “demoer” per case di produzione di campioni orchestrali. La sua collaborazione mi ha aiutato a maturare un giudizio quanto più sereno e imparziale possibile. Non solo ho potuto effettuare confronti, ma mi sono reso conto di tutte  le reali  problematiche a cui si va incontro  quando si prepara un lavoro per conto terzi.

Installazione:

Installare i players Native Instruments è oggi un gioco da ragazzi. La lunga esperienza accumulata, grazie alla realizzazione di molte decine di librerie, ha consentito alla Native Instruments di ottenere un risultato davvero considerevole sia per semplicità d’uso che per velocità di installazione. Anche la registrazione “on line” non rappresenta  un problema quasi più per nessuno. Nel mio caso, dovendo effettuare diverse installazioni per 3 differenti Computer (PC Musicdaw2 da recensire, PC personale e  PC portatile) ho dovuto “digerire” tutto l’iter delle autorizzazioni, fino a rendersi necessaria, per una riduzione drastica dei tempi, la somma intercessione del distributore. Quanto ho rimpianto l’”odiata” chiavetta!!! Diversa è la storia per quanto riguarda la copia dei files dei campioni sul proprio hard disk, un’operazione dai tempi biblici sopratutto se si dispone di lettori dvd scadenti. Infatti la libreria completa (campioni della originale Platinum + espansione) occupa ben 138 Giga (si, avete letto bene) , quindi l’operazione di copia necessita di una certa pazienza, anche se c’e’ da dire che  questa sarà ben ripagata. Molto importante segnalare che la Xp Pro è una  “espansione” e come tale  necessita della libreria originale per funzionare, non sono poche le patch che abbinano  suoni vecchi a quelli nuovi. Quanto descritto ci fa capire che è una libreria adatta  per PC o MAC molto performanti, non è pensabile  installarla su un portatile, anche se  espanso e di ultimissima generazione.

Requisiti di sistema:

I requisiti dichiarati sono: per Windows XP, un Pentium IV/Athlon 3 GHz, 1 GB RAM, DVD drive ed almeno 150 Gbytes di spazio libero su Hard disk. Per il Mac un OS X 10.3 or superiore, G5 1.8 GHz, 1.0 GB RAM, DVD drive. Nella realtà i requisiti di sistema sono legati all’utilizzo che si intende fare della libreria. Noi consigliamo, per un utilizzo soddisfacente,  una dotazione di memoria di almeno 2 GB ed un sistema Pentium di ultima generazione. Solitamente la Platinum viene utilizzata in  due differenti modalità: in una rete di computer (un computer per sezione), ovvero, per alcuni intrepidi, (come chi vi scrive) utilizzo su singola macchina con “steroidi” Nel secondo caso è tuttavia necessario utilizzare come campionatore Kontakt  od una precedente versione del Kompakt full, al posto del player che viene fornito con la libreria.  La ragione sta nel fatto che il nuovo player ha dimostrato nel corso delle prove un eccessivo utilizzo della memoria Ram (Fig. 3 – EWQLSO). Siamo praticamente certi che a breve la Native Instruments rilascerà una versione aggiornata risolutrice di questo problema. Utilizzando Kontakt o Kompakt  si può notare, con piacevole sorpresa, che è possibile  caricare (anche se con  qualche piccolo accorgimento)  su un solo computer un completo setup sinfonico con risoluzione a 24 bit.

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OGGETTO: Il Qlegato

Annunciato a suon di fanfara,  con chiara intenzione di non avere nulla da invidiare  al “cavallo di battaglia” della  libreria Vienna, il qlegato ha suscitato alcune perplessità  sin dal primo ascolto di demo “bootleg” diffusi in rete. Lo scopo dichiarato era quello di offrire una suonabilità e fluidità in grado di replicare l’effetto legato. Paradossalmente  il maggior problema del qlegato si è rivelato essere proprio nelle sue premesse iniziali. Le nuove patches programmate da Nick Phoenix non vanno viste in rapporto alle performances VSL. Queste ultime incorporano le registrazioni di tutti i passaggi da nota a nota (i minuziosi slide), mentre il qlegato si basa soprattutto sul trattamento e l’arrotondamento degli attacchi. Suonato nella pratica, il qlegato ci è apparso come una buona soluzione di programmazione degli attacchi, consentendo l’esecuzione di note  consecutive ad una certa velocità, senza  mostrare  variazioni di tono verso l’alto o verso il basso, tipiche del legato di VSL. A noi è sembrata una soluzione utile, da intendersi come soluzione  “a sè”, senza effettuare  confronti con la casa viennese.

Nuova organizzazione dei suoni:

Cambia radicalmente il modo di organizzare i suoni nella libreria. Probabilmente proprio a seguito di segnalazioni e suggerimenti degli attuali utilizzatori della prima versione, i suoni sono stati organizzati, oltre che per tipologia di microfonaggio (close, stage e surround), anche per durata. Infatti le macrocategorie di suoni per ciascuno strumento sono Long (suoni di durata lunga), Short (staccati e similari), Effects (effetti sonori, swells e quant’altro ottenibile in maniera non convenzionale), Modxfd (patches in cui il passaggio da un timbro ad un altro è gestito col movimento della Modulation Wheel, cc 1), e Keysw (patches con Keyswitch). Una organizzazione sicuramente migliore della precedente, essendo aumentate le articolazioni per ciascuno strumento.

I legni:

Finalmente passiamo ad ascoltare ed assaporare la libreria. Come nostra consuetudine quando affrontiamo un prodotto orchestrale, seguiamo lo schema di uno spartito “conductor score”,(Fig.4 – Conductor score) quindi iniziamo con i legni. Sono proprio i legni ad essere sempre stati  considerati il tallone di Achille della EWQLSO. Il timbro ora  è complessivamente molto americano, i legni suonano “chiari”, in particolare il clarinetto, l’oboe ed il fagotto. Le nuove articolazioni vanno a colmare i buchi lasciati dalle registrazioni originarie. Partendo dal flauto piccolo, questo è stato arricchito sopratutto sul fronte degli effetti, effetti così cari a compositori dal sapore hollywoodiano come John Williams. Ecco quindi che nella sezione “effects” compaiono “runs”, “falls” e glissandi sia  crescenti che decrescenti, davvero utili quando si realizzano composizioni a tempo sostenuto. 4Troviamo  oltre a  una nuova patch staccato “round robin” a 3 variazioni (per la cronaca, il round robin è quella funzione che consente di alternare tre note differenti quando si suona consecutivamente lo stesso tasto. La finalità è ovviamente quella di evitare l’effetto “mitragliatrice” con conseguente incremento di realismo), altre due “patches” Qlegato, non  però molto efficaci (come accennato il Qlegato risulta più efficace in altri casi). Il flauto da concerto introduce un nuovo “sustain” meglio “controllabile” (il precedente, nonostante un buon timbro, mostrava problemi se suonato a tempi un po’ più sostenuti) e  un vibrato più marcato e passionale; si denota poi un nuovo staccato che contiene anche suoni “overblown” sui layers più alti, nonché tutta una pletora di effetti come per il flauto piccolo. La sezione di tre flauti, salvo che per un paio di nuove patches, è sostanzialmente invariata. Anche l’oboe è rimasto sostanzialmente invariato, quindi non siamo in presenza di  nuove registrazioni, ma di alcune nuove soluzioni di programmazione, prima tra tutte una versione Qlegato abbastanza convincente. Inoltre sembra un po’ attenuato il problema di tuning che affliggeva l’oboe della prima versione. Del corno inglese vale la pena considerare esclusivamente  la nuova versione, che affianca, anche se poi di fatto sostituisce, (per la maggior parte degli utilizzatori, incluso chi vi scrive) il vecchio corno, davvero difficile da utilizzare; si trattava  forse dell’unico suono sicuramente non riuscito nella prima versione. Il nuovo corno è finalmente chiaro, espressivo ed usabile, con alcune patches particolarmente romantiche (l’ispirazione è onestamente dichiarata, cosa vi fa pensare qualcosa che si chiami “Miroslav…?”). Il clarinetto (Fig.5 – Clarinetto) è probabilmente uno dei miei favoriti, grazie a un timbro così americano è adatto a passaggi alla Aaron Copland. Le nuove aggiunte sono di tutto rispetto, apprezzabile  il nuovo sustain medio-piano, morbido ed adatto a frasi di matrice maggiormente classica. 5Un nuovo staccato ad alcuni effetti arricchiscono la dotazione di questo strumento dal suono molto ispirante. Anche Il fagotto necessitava di un layer medio-piano, necessario per passaggi espressivi alla Stravinsky, ed anche in questo caso il compito è stato portato brillantemente a termine. Nel caso del fagotto, poi, la versione Qlegato si rivela molto utile ed efficace. il resto dei legni ricalca in maggior parte la libreria originaria, con le utili aggiunte di patches “round robin” e qlegato di cui parlavamo prima. Cogliamo l’occasione per segnalare un piccolo “bug” riguardante l’intonazione di alcuni legni nelle nuove registrazioni. Abbiamo rilevato in Kontakt che il problema è principalmente legato alla programmazione, quindi niente paura, Nick Phoenix ha promesso a breve un aggiornamento tramite una piccola patch.

Ottoni:

Nonostante gli ottoni fossero uno dei migliori settori della EWQLSO, le aggiunte apportate sono davvero impressionanti. A balzare subito  all’occhio sono le tre nuove arrivate della  sezione trombe: la tromba piccola, la seconda tromba e la sezione di due trombe unisono. La tromba piccola è presente in un numero limitato di articolazioni, ma gode di un suono pulito ed usabile. La 2^ tromba singola ha invece una dotazione decisamente superiore, specialmente nella sezione effetti. Molto bella la patch sustain con vibrato. Un po’ difficili da usare le patches Qlegato, in quanto nelle trombe è determinante che si avverta l’attacco, concetto che nella nuova programmazione viene sacrificato  in omaggio a una maggiore fluidità di esecuzione. Discorso a parte meritano le 2 trombe, già definita, da parecchi arrangiatori d’oltreoceano,  come  la “star” della  sezione fiati. Timbro ideale per le fanfare, molto bilanciato e controllabile. Davvero ampia la gamma di articolazioni, aperte e mute, con numerosi effetti di grande usabilità quali crescendi e rips. Per quanto riguarda i corni, si è lavorato molto sulla riprogrammazione, in particolare sulla sezione a sei. Le vecchie patches risentivano di un  timbro eccessivamente nasale, specie a livelli di esecuzione più forti, al punto che era davvero semplice riconoscere la sezione della EWQLSO, in qualsiasi contesto questa suonasse. Le nuove patches sono decisamente più bilanciate e suonabili, condite da nuovi effetti come cluster, bend o il famigerato “Fx hell” (modo originale per definire quelle sequenze di staccati  tanto care al compositore Don Davis,  usate ampiamente  nella colonna sonora della trilogia di Matrix (Fig.6 – Matrix). A parte l’aggiunta della Wagner tuba, (Fig.7 – Wagner tuba) in versione sustain, staccato e “rips”, per gli altri strumenti sono stati aggiunti molti effetti di cluster e ripetizione. La presenza, poi, di numerose patches round-robin per quasi tutti gli staccati, mette la parola fine a quel fastidioso effetto meccanico che caratterizzava negativamente le trombe suonate a ripetizione.67

Archi:

8Gli archi della EWQLSO sono sempre stati l’oggetto del contendere tra detrattori ed ammiratori. I primi, nella maggior parte dei casi, denunciano una scarsa “classicità” dei suoni, i secondi amano la così stretta connessione al suono “hollywoodiano”, quel  timbro chiaro e  un po’ aspro,  tanto in voga nei “blockbuster” americani. Cosa cambia con la nuova espansione? Innanzitutto  l’aggiunta  di nuovi staccati e spiccati, specie per la sezione violoncelli e bassi, viene colmata finalmente  la lacuna della vecchia versione che rendeva complicata l’esecuzione di  passaggi ostinati in spiccato o staccato. Le numerose nuove patches  consentono finalmente l’esecuzione di passaggi particolari, quali ad esempio le furiose corse di archi dell’ultimo Star Wars. La seconda nota di rilievo riguarda le viole, ora sono davvero suonabili e ricche di articolazioni, incluso il tremolo, tanto rimpianto dai possessori della prima edizione. Molto belle le viole sordino, che usiamo in questo caso, a pretesto, per segnalare come ormai siano stati introdotti sordini per tutte le sezioni orchestrali (ad eccezione dei bassi). Davvero tante le “new entries” nella sezione archi. Volendo fare  veloce carrellata citiamo:  gli armonici nei violini, la sezione divisi di 4 violini e 3 violoncelli, le strings “flautando” e tutta una piacevole serie di effetti, inclusi i runs usati in “Psycho”. Nel caso degli strings l’aggiunta del qlegato ha risultati che potremmo definire alterni. In linea di massima a beneficiarne è  la suonabilità complessiva, va però evidenziato che in alcuni casi le patches qlegato finiscano per suonare un po’ “secche” rispetto ai compagni di sezione. Grande dotazione anche per gli archi solo, la comparsa della viola e l’aggiunta di molti suoni per violini e violoncelli. E’ davvero chiaro l’intento, a nostro avviso riuscito, di candidare la libreria anche ad utilizzi di tipo “cameristico”. Va infine notata l’introduzione del clavicembalo e del pianoforte (il classico Steinway B della scuderia East West) nonché importanti integrazioni  dell’ arpa,(Fig.8 – Arpa) con glissandi davvero vitali per assicurare l’utilizzabilità in  generi più disparati.

Percussioni:

Già fiore all’occhiello della libreria, oggi la sezione raggiunge una estrema completezza grazie a suoni addizionali quali  gongs, nuovi piatti, field drums, Toms da concerto, taiko drums, suoni sempre più utilizzati nei commenti sonori  cinematografici. Una strizzatina d’occhio insomma anche alla grande “True Strike” di Marteen Sprujit, libreria specificamente  dedicata alle percussioni orchestrali. Finalmente ritroviamo la celesta, grande assente della prima versione, in un timbro usabile e piacevole, nuovi mallets come la marimba. Molto utili anche il waterphone (per intenderci quel suono di ferraglia così dominante in Matrix) e gli sleight bells (per agli amanti delle atmosfere natalizie), Complessivamente la sezione percussioni non lascia spazio ad insoddisfazioni di sorta. Cogliamo l’occasione per segnalare quello che, a mio avviso, è uno dei tanti grandi pregi dell’intera produzione East West Quantum Leap: l’integrabilità tra prodotti. Se infatti uniamo alle percussioni della libreria compagni quali Stormdrums o Percussive Adventures ,(Fig.9 – Percussive Adventures) il mix ottenuto risulterà  ottimale senza che siano  richiesti di eccessivi sforzi, questo rappresenta di sicuro  un punto a favore  della caratteristica “modulare” della  Symphonic Orchestra Xp Pro.

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Il futuro probabile della EWQLSO: lo scripting

Grandi cose stanno evolvendo in casa Phoenix-Rogers. Appena un paio di mesi fa è stata  annunciata la lavorazione in corso di una versione della libreria completamente basata sulle nuove caratteristiche di “scripting” di Native Instruments Kontakt 2. Questa funzione consente di programmare, con una sintassi simile a quella di tanti linguaggi attualmente in uso, il comportamento degli strumenti, condizionandolo all’accadere di determinate condizioni, come ad esempio nota di arrivo o di partenza, ovvero pressione del tasto, solo per citarne alcuni. Le possibilità sono praticamente infinite.  Nel caso in oggetto lo scopo è quello di emulare, mediante complessi algoritmi, i movimenti di “pitch” e “slides” che generano il cosiddetto “legato”. La possibilità è davvero ghiotta e regala alla libreria  una nuova prospettiva, sopratutto perchè il legato resta il sogno inconfessabile di tutti gli affezionati utenti della EWQLSO. Aggiungo in proposito che circa un mese fa, uno sconosciuto signore americano ha messo in rete (gratuitamente) uno script che davvero fa miracoli in merito. Per saperne di più vi consigliamo di visitare il forum alla pagina www.vi-control.net ove potrete scaricare lo script suddetto nell’apposita sezione dedicata. Noi lo abbiamo provato ed i risultati  promettono davvero bene, tra l’altro molti altri scripts sono stati annunciati e in arrivo.

Conclusioni:

Una delle caratteristiche più interessanti dell’intera libreria e la perfetta omogeneità dei suoni. Mi spiego meglio: molte volte abbiamo dei VST che da soli suonano benissimo, nel momento però in cui provvediamo ad  integrarli  con suoni acustici o altre librerie, si fatica a raggiungere un mix  che si amalgami a dovere. L’aggiornamento costa, e neppure poco, ma si allinea ai prodotti concorrenti. Il sistema si rivolge in special modo ad un target di professionisti , impegnati nella realizzazione  di colonne sonore televisive e teatrali, coloro insomma che preferiscono focalizzarsi sulla composizione piuttosto che sull’aspetto ingegneristico del suono. La qualità della simulazione è davvero ottima, il timbro ricorda da vicino la “Hollywood Symphony “ orchestra ed in generale la timbrica delle orchestre del grande Goldsmith (è il riferimento più istintivo che ci viene in mente al momento in termini di sonorità). Molto importante anche l’aspetto camaleontico della libreria: la EWQLSO Platinum Xp pro consente, infatti, di ottenere un suono da “scoring stage” oppure da hall sinfonica con pochi click del mouse, regolando i microfoni e senza artifici legati all’applicazione di riverberi fittizi. Il software si pone come valida alternativa a chi non ha  mezzi economici  tali da poter onorare la parcella di un’intera orchestra, un’ottima soluzione  per testare la potenzialità delle creazioni e l’eventuale interesse da parte di un produttore. Qui non si parla di poter sostituire gli strumentisti, è indubbio però che chi ha una buona cognizione della musica e conosce le estensioni su cui lavorano gli strumenti, ne trarrà un grande beneficio. Va detto, ed è un particolare importante, che molti dei musicisti in passato esasperati per la lunga attesa sono adesso in costante dialogo con Phoenix e Rogers, a dimostrazione che il prodotto realizzato non ha deluso le aspettative. A proposito di Hall, utile citare che la Platinum è stata registrata, sia nella versione originale che nella “espansione” Xp Pro con la supervisione del musicalmente pluridecorato Prof. Keith. O. Johnson,(Fig.10 – Keith. O. Johnson) ingegnere del suono con un impressionante palmares di lavori svolti.

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Ultimo minuto:

11Pochi giorni prima della  consegna dell’articolo ho  provato in anteprima il nuovo sistema Kore della N.I. (Fig.11 – Kore) e ho installato  la Platinum XP su questo nuovo motore. Non posso esprimere a parole l’emozione provata, finalmente ho visto  un sistema a 64 bit  lavorare con 4 GB di RAM. Ho utilizzato al meglio la libreria ed ho manipolato, mediate il controller nativo di Kore, i suoni in tempo reale, realizzando dei “banks” personalizzati. Il computer finalmente ha “ripreso fiato”, che bello potersi  dedicare completamente  alla stesura dei brani  piuttosto che stressarsi a  fare i conti  sulla quantità di CPU utilizzata da ogni singola traccia. Sappiamo bene come a volte l’adozione di un suono di   “compromesso ”, inteso come sacrificio necessario al risparmio di risorse, possa pregiudicare il risultato finale e allontanarci inconsapevolmente  da quello che in origine ci ronzava nella testolina. La possibilità di cambiare i parametri del suono in maniera sbrigativa  permette l’apprezzamento ulteriore della qualità timbrica di ogni campione potendo questi essere forgiato volta per volta in base ai propri gusti personali.  Risultati strabilianti sono stati ottenuti anche con un PC portatile di ultima generazione senza aver riscontrato gravi  problemi di affaticamento della  CPU.

Antonio Campeglia

Philharmonik Miroslav

Testing the new sound library “Philharmonik” is like testing a luxurious car, suddenly available to everyone. Miroslav Vitous orchestral sounds library, now costs less than 1 million lira, but some years ago (akai version) costed more than 3000 euro. It was a great wish for composers that used virtual sounds. Recently IK Multimedia, an important company of Modena that has best-seller like Sampletank ™ and Sonic Synth ™, has worked on the sound library, adding a choir and guitar section (non-existent in the old version). The virtual instrument has a moderate cost but offers a great quality of sound.

 

First impressions

The software works with PC or Macintosh systems. The system requirements aren’t high. Minimum requierement for Windows: Pentium III 733 Mhz, 512 MB of Ram. This allows to use this virtual instrument with notebooks and updated computers. Where other libraries like East West Symphonic Orchestra Gold Edition and Vienna Symphonic Library Opus need more memory. The equipment used in the text is: Intel Pentium IV 3.0 Ghz, 1 Giga Ram, 2 Hard Disks 7200 RPM, cache 8 mega, firewire audio interface Fireface 800 – RME, monitors Genelec 1032. Although the “dongle key” (Fig.1) use (some users don’t like it so much), the product installation has been successfully completed. After installing the library, it must be registered online within 10 days. Package includes: installation CD, 2 sample DVD (Fig.2) with wizard installation for easy setup (no manually copying files), manual (at the moment only in English).

Old and new characteristics

Once the sounds have been loaded, we decide to check the instrument’s intonation. Vitous library old version had intonation problems so many utents had to fine tune parameters. Philarmonik has overcome these problems: the library is well intonated and easily usable. The second check is for the IK Multimedia sound attack. Attacks are very important for obtaining a realistic sample. In my opinion, modifying natural attacks during editing phase is an error. The purpose is to offer more expression and control chances. Controller or velocity manage time attack. Once more Philarmonik overcomes the test. Although many patches have been added, the sound library has a great sound, including only a little attack noise, for example, on instruments to breath and some brass. Furthermore, new recordings have been added, like thrills and strings performance. Perhaps, patches need more velocity sensibility for obtaning a better espessivity with master keyboards. Philarmonik Miroslav has been compared with similar products, like East West Quantum Leap Gold Edition and Garritan Personal Orchestra.

Woodwinds

 

The instruments sections will be shown according to the “orchestral order”. First, woodwinds must be loaded. In a recent conversation with “demoers” and “betatesters”, all thought library oboe was the best (about timbre and expressivity) in the “sample world”. But let’s go by order. The library includes: piccolo flute (solo), concert flute (solo and section), oboe (solo and section), english horn (solo), clarinet (solo and section), bassoon (solo and section), bass clarinet and contrabassoon (instruments usually not present in other libraries for budget reason). Almost all instruments have sustain, staccato, portato and other articulations. Oboe and english horn performances are amazing. They have a great passion and expression power. The vibrato quality and its entry time are ideal for passionate music. The clarinet quality is very good, its sound is like Vienna Synphonic Library, warm and “european”. The bassoon and flute quality is excellent. All the sections are useful for “full orchestra” arrangements or “ensemble phrases”. In my opinion, Vitous Orchestra woodwinds are better than the other two products. As many users say, the GOLD’s weakness are the woodwinds. Philarmonik Miroslav woodwinds have less articulations, but more warmness and expressivity. On the other hand, Garritan Personal Orchestra woodwinds have been recorded in Prague, so they have a classical and good sound. Nevertheless, their attacks (programmed by Tom Hopkins) are “strong”, so the “virtual instrument” has not much realism. In this case too, Philarmonik Orchestra is more realistic and professional. This result was expected. The woodwinds sector has an “ideal quality”.

 

Brass

In the last years, the brass recording has changed. The sound must be “rich” and “mixable” with a virtual orchestra. Furthermore, the orchestra sound has changed too. Nowadays, great horn sections (for example in the film “The Lord of the Rings”) are easily available. Philarmonik Miroslav brass don’t have many articulations (all the library too), but their classical timbre is very useful for “traditional” orchestral simulations. The comparison with EWQLSO Gold Orchestra (by Nick Phoenix and Doug Rogers) is necessary. East West Gold brass are bright. Philarmonik Miroslav brass are dark and deep. Vituos Orchestra doesn’t have a frequency clearness, but some timbres are very professional, like horns and trombones sections (their staccato has a good impact on “strong” sounds). The Philarmonik Orchstra includes: trumpet (solo and section), horn (solo and section), trombone (solo and section), flugelhorn (solo), bass trombone (solo), tuba (solo). The majority has two sustains (mp and ff), two types of staccato and portato.

 

Percussion:

I don’t like this section so much. The timbre is very dark. Some instruments should be more modern. For example, some instruments have a metallic sound, like glocken, celesta, crash, bell. Timpani have a dark and classical sound. They are like VSL, but less detailed. Snare has a good timbre. Last generation East West Gold percussion or True Strike percussion (Projeckt Sam) have another quality. Nevertheless, Philarmonik Miroslav Ochestra has a good sound with use of percussion. It has a great sound and environment compatibility. Articulations are good. Many percussion instruments have been recorded in “hall” and “studio” mode.

Strings

Miroslav Philarmonik strings have a professional timbre. Their principal characteristic is a little crescendo effect on patch sustain. This allows to obtain a warm tone. We have sections of 11 and 23 violins. 11 violins section has a passionate and delicate sound. Soft and espressivo patches are good. “Grand detaches” are good too, but I prefer the old version. The section of 2 violins has an excellent timbre. Violas are fair. Cellos and basses are very interesting. Cello has a great expressivity in high register melody. Basses are magical and warm. Almost all the sections have articulations: 2 types of sustains, espressivo, soft patch, tremolato, staccato and pizzicato. There are other performances as well, for example, phrases of three notes in staccato. There aren’t thrills. East West Gold strings are very “sparkling” and Philarmonik Miroslav strings are more “balanced”. GOLD has more sound articulations. This allows to obtain many orchestral styles. “Full strings” sections are fair and useful for their articulations. Furthermore, strings solo are amazing too. Nowadays the recording process has improved a lot. Many articulations include: violin, viola, cello and bass. On the other hand, Garritan Personal Orchestra strings solo are similar, but GPO offers more midi controls in real time.

Choirs

Choirs are well recorded. They include: male, female and mixed (male plus female) choirs. There are vowels (ah, eh, ih, oh, uh) and some syllables. The total sound is good. Some syllable “in portato” is amazing. Instead, voices without vibrato aren’t so good. The articulations are: sostenuto, staccato, portato. There isn’t “word building” (creating phrases with syllable). On the other hand, East West Synphonic Choir has this function.

Other instruments: guitar, piano and organ

Philarmonik Miroslav includes some classic guitar “patches” (good), organ and piano. The total sound is fair, but other “specialized” libraries (like Real Guitar, Steinway B and Projekt Sam organ) have more quality. Nevertheless, patches are very useful to arrange.

Multi

What a good idea. The patches include mixed sounds. For example, great strings or woodwinds sections quickly available or orchestral sets by action, drama, etc…..                           “Multi” allows to play 2 or 3 patches, for example, one with three different velocity level. All patches are “single-layer” (like old Akai samplers). Therefore, mp, forte and ff are divided in 3 pachtes. This limitation is overcome by the use of “multi-layer” presets.

Controls

Sampletank “player” offers many controls. There are “normal” midi controls and some patch has crescendo by “modulation wheel”.  The sound can be modified by changing envelope, velocity curve, instruments range. In my opinion, this interface has an amazing sound control. There are 2 indipendent filters LFO, 2 traditional envelopes (attack, hold, decay, sustain, release), “cutoff” filter, velocity panel (with many regulations). Furthermore, “tuning” section is very important. There are many possibilities: editing sound zones, managing instrument range, changing velocity values along the octaves.

Effects

The effects are numerous: reverb, modulation, delay, compressor, limiter, etc…     The effect bus allows to use 4 effects for each instrument and to create “send effects” (not overloading the cpu). However, effects are too much. Orchestral libraries need only reverb, chorus, compressor, limiter and equalizer. Nevertheless, in electronic music, some modulations can be useful to obtain particular sounds. The effects quality is fair. Reverb section is neutral. For example in a “Large Hall” (if you change some parameters) it can become a balanced and not metallic effect. Unfortunately, it’s impossible (in this version) to load other effects by VST system. In my opinion, if you want to improve your sound and the internal effects don’t satisfy you, export your song to wave format and use other VST effects (compressor, equalizer, etc…).

Final considerations

My compliments to Ik Multimedia. The new edition of the Vituos library is well made. Original samples have the same characteristics and some new patches have been added. The sounds are warm and “european” unlike the East West Gold Orchestra, that has a “sparkling” sonority. For example, East West Gold strings are used for television music because they have a bright and recognizable sound. The library hasn’t “disk streaming”. All the samples must be loaded into RAM. This allows not to overload the CPU. Furthermore, patches are too “light”. During the test, we have loaded 40 channels, consuming “only” 350 mega of RAM. The sections (with exception of the percussion) are good and useful for “film orchestras”. The price is not expensive, but the quality is good. Some articulations are not present, but you can resolve this problem by adding other libraries like GOLD, GPO, TRUE STRIKE, etc…  If you buy Philarmonik Miroslav you will have expressive and warm sounds. Unfortunately, the software can’t work stand-alone, only VST or DX. However, the Vituos library has a great quality and (his best characteristic) it is easy to use.

Miroslav Vitous

Miroslav Vitous was born in Prague in 1947. He played with the best jazz musicians of his time and he co-founded the Weather Report, jazz fusion group, where he was bassist. He had a good classical music education and so decided to record an orchestral sample library in the Dvorak Hall of Prague’s Rudolfinum. Vitous said about his work “Others record notes, I have recorded music”. Perhaps this was one of the reasons of his success. Dvorak Hall is one of the famoust concert hall in Czech Republic. The hall has a fascinating history, it was built in the 19th century and was once used as czech parliament. In 1896, Dvorak conducted there the first concert of the czech philharmonic orchestra. Some time after the hall took his name. Speaking about the hall is not superfluous, few libraries have a good sound environment. Sounds are influenced by acustical reflections, so some frequencies can change naturally. Philarmonik Miroslav is a “placed” library, because listeners “feel” the real distance from recorded instruments.

East West – Quantum Leap: Ministry of Rock


Ci sono software che, appena si utilizzano, hanno un impatto a dir poco “magico” per il musicista, altri invece necessitano di una certa frequentazione prima che scocchi il colpo di fulmine. In quest’articolo ci occuperemo del secondo caso e per farlo mi sono rivolto a due bravi musicisti/compositori di estrazione musicale diversa, ma entrambi con un’anima rock: Alessando Pescetelli e Luca Thomas d’Agiout, insieme ai quali vi presento uno degli ultimi nati di casa East West: Ministry of Rock (d’ora in avanti, semplicemente MoR).

Ministry of Rock – MoR è, tra le quattro librerie di “esordio” del nuovo player della East West denominato “Play” (Fig. 1), quella dedicata a suoni di carattere rock ed in qualche modo prosegue la tradizione della casa che già ha visto titoli illustri dedicati al genere come Hardcore Bass. Prodotta dal guru dei plug-in strumentali Nick Phoenix con la collaborazione di Rhys Moody, Pierre Martin e Ashif “Kingidiot” Hakik, copre le tre sezioni elettive del genere rock moderno, vale a dire chitarra, batteria e basso elettrico, sfruttando bene le potenzialità offerte dal nuovo Play con round robin, selettore di canale e keyswitching.

Installazione su 3 sistemi operativi:

L’operazione da DVD è relativamente semplice se si seguono le indicazioni alla lettera, specialmente se consideriamo la presenza della chiave hardware iLok. La libreria occupa all’incirca 20 gigabytes su disco. Come sempre, è vivamente consigliabile l’utilizzo di un hard disk secondario, da 7200 RPM e possibilmente di grande capacità, al fine di ottimizzare le risorse del sistema ed avere uno spazio dedicato esclusivamente alle ingombranti librerie di campioni. L’installazione della libreria è stata effettuata su un disco esterno da 320 Gb, collegato alla porta firewire della DAW basata su CPU Intel Core2 Duo a 2.6 GHz e 4 Gb di RAM. Nonostante io utilizzi con soddisfazione Windows XP ottimizzato per Digital Audio Workstations (anche se ritengo che parlare di soddisfazione in ambiente Microsoft sia un po’ eccessivo), ho pensato, insieme ai miei amici, che fosse interessante ed utile effettuare il test di MoR anche su di una DAW con il nuovo sistema operativo Vista e su Linux. La Workstation con Vista e Linux ha le stesse identiche caratteristiche dell’altra con XP. Il procedimento di installazione della libreria sotto Vista è andato via liscio senza alcun problema, ad un certo punto mi è stato chiesto di disabilitare il controllo sull’account (il famoso UAC, la nuova funzionalità di protezione di Vista) per poter continuare l’installazione. Vorrei segnalare, ad onore del vero, che tale funzionalità è presente in Linux da tempo immemorabile e lì funziona veramente bene.

Tips: riguardo il processo di installazione, mettete in conto di dover riavviare la DAW dopo aver disabilitato l’UAC. Ad installazione terminata, vi sarà chiesto di autorizzare il prodotto tramite la chiave hardware iLock; se state utilizzando Vista o Linux, ovviamente ricordate di scaricare i drivers aggiornati.

“Play”: il nuovo motore.

Abbandonata la collaborazione con Native Instruments, per ragioni non specificate (probabilmente un mix di motivazioni tecniche ed economiche), la East West nelle figure dei due patron Doug Rogers e Nick Phoenix (Fig. 2) ha avviato, alcuni mesi or sono, la progettazione e realizzazione di un proprio player di campioni. Il risultato è Play, VSTi dalle caratteristiche interessanti sulla carta ma che non è stato esente da problemi, specialmente nel suo primo anno di vita. Aspetto che anche a noi non ha concesso di essere tempestivi, come volevamo, nel presentare un corretto test del prodotto. Le caratteristiche più interessanti del nuovo software sono, oltre alla possibilità di round robin e di keyswitch (oramai presenti nella maggior parte dei prodotti in commercio), un interessante, anche se molto avido di risorse, riverbero ad impulsi (alcuni dei quali basati sul famoso Cello Studio recentemente acquistato dalla East West), un sistema di modulazione (per la generazione di chorus/flanger) ed un filtro sottrattivo. Forse l’aspetto più interessante del nuovo sistema è la possibilità di attivare o no qualsiasi parte della patch caricata, al fine di ridurre l’utilizzo di memoria. Ad esempio, è possibile evitare di caricare in Ram, nel caso di un kit di batteria, quei pezzi che non saranno usati nel brano che state registrando, oppure di utilizzare un completo kit di basso con “keyswitch”, ma evitando di caricare i campioni per quei key non usati. Dato l’ingente consumo di memoria di campioni corposi come quelli di MoR, quest’ultima funzione è un vero e proprio toccasana per i computer non proprio superdotati. Naturalmente, essendo un player, non è possibile caricare file audio esterni e neppure importarne. Finalmente, dopo un primo periodo di rodaggio, possiamo affermare che Play, grazie all’ultimo aggiornamento (sia per OS Microsoft a 32 e 64 bit, che per Mac OS X) rilasciato il 28 febbraio, è stabile sia in ambiente Mac che Windows (XP e Vista).

Ultim’ora: il 2 aprile scorso è stato rilasciato un altro aggiornamento del sistema Play alla versione 1.0.0.56. Tra gli aspetti più rilevanti troviamo il supporto al formato RTAS di Pro Tools. Per ulteriori info vai a questo link (http://www.soundsonline.com/updates.php).

Sezione Batterie:

Le batterie per i conoscitori delle produzioni di Nick Phoenix, le batterie sono praticamente una garanzia. MoR porta con sé un bagaglio di quattro kit: Ayotte (Fig.3), Black, Ludwig ed Octaplus. Il numero limitato di kit, soprattutto se comparato con quelli presenti in Colossus, libreria meno specializzata di MoR, non deve però ingannare. Il numero e la varietà di generi coperti da questi kits è sufficiente per la maggior parte delle aspettative e l’assortimento è pensato bene, con una strizzata d’occhio al modern rock, new punk e l’inevitabile nu metal. Il suono è davvero attuale, bilanciato ottimamente e pronto all’uso. Sono presenti round robin praticamente per tutti i suoni. Grazie al sistema di gestione dei singoli layers di Play è possibile attivare o disattivare determinati componenti del kit, ad esempio per risparmiare memoria, oppure modificare il singolo volume senza problemi, laddove il mix offerto di default non dovesse risultare utile. Il numero di cymbals ed articolazioni aggiuntive cambia secondo il kit, ma in media sono presenti una cassa, due rullanti ed un ghost/flame, un sidestick, quattro tom e tre cymbals, tra crash, splash e china. In alcuni kit, come il Black, sono presenti anche dei flame per i tom. Il nostro kit favorito è stato proprio Black, per il fatto che offre una sonorità un po’ meno battuta in altre librerie. Un’altra interessante possibilità che vale la pena menzionare è quella di creare kit “ibridi” utilizzando componenti singoli dei già citati kits. Con il gestore di “layers” è davvero semplice, basta attivare/disattivare un rullante al posto di un altro ed il gioco è fatto.

Sezione  Bassi:

I Bassi Due Fender, cinque corde e P-Bass, Kubiki (Fig.4), Musicman e Specter (Fig.5) sono i cinque bassi in dotazione alla libreria. Ancora una volta, in piena tradizione Hardcore Bass, il suono è attuale e pieno e la “botta” sulle basse frequenze è assicurata. Tutti i bassi, ad eccezione del Musicman , sono offerti in Keyswitch e le articolazioni sono generalmente un paio di sustain (pick round robin e fingered), quindi staccati, slides ed effetti, secondo il basso caricato. Oltre alla versione keyswitched è offerta anche solo l’articolazione sustain principale sotto la voce “elements”. Il round robin è presente, ed anche in questo caso è possibile disattivarlo e scaricarlo dalla memoria. Una caratteristica di sicura importanza è la presenza, per quattro dei cinque bassi presenti, di una registrazione stereo, che ha utilizzato due differenti rigs per canale, Ampeg SVT e Ashdown. Con il selettore di canale del player, quindi, è possibile scegliere anche il “rig” che meglio suona per il brano, con una buona iniezione di flessibilità.

Le chitarre:

In una libreria del genere non potevano mancare tonnellate di chitarre, suonate e registrate in tutti i modi: riffs, licks, frasi intere, in configurazioni a doppio ampli, effettate, distorte e pulite. Le chitarre sono quelle che ti aspetti dai Masters of Rock: Fender Telecaster, Fender Stratocaster (Fig.6), Gibson Les Paul (Fig.7), Ibanez Universe 7 (Fig.8), PRS guitars, registrate attraverso ampli Marshall, Fender, Bogner, Vox & Budda (Fig.9). Anche se qui troviamo tutti i più classici modelli di chitarre utilizzate nel Rock, sarei stato molto felice se fosse stata inclusa una mia passione di sempre: la Fender Mustang (Fig.10), una chitarra che ha dato molto spesso la sua voce nel rock (vi dice niente Cobain dei Nirvana?), incluso il punk, la new wave, il grunge e molti altri generi dagli anni 80 in poi. Le chitarre sono state registrate con grande maestria e si collocano nei mix in modo equilibrato, senza dover ricorrere a stratagemmi sulla dinamica: questo vuol dire che il materiale è buono già di partenza. La “suonabilità” è buona, anche grazie ai “keyswitch”, tuttavia non possiamo fare a meno di notare come il round robin non sia così presente come vorremmo, a volte creando un po’ di effetto “fake”. Si nota, in particolare, sugli accordi della Gibson acustica, che se suonati ad una certa velocità non suonano particolarmente realistici. Molto divertenti le registrazioni (spesso mono, ma non fatevi ingannare) della Strat in configurazioni particolari per il punk, lo ska ed altri generi musicali non molto battuti dalle altre librerie in commercio. Volendo tirare un parallelo con uno dei nostri prodotti favoriti, la Real Strat di Musiclab (Fig.11), si potrebbe dire che non c’è storia sul fronte del timbro, nettamente a favore di MoR, ma probabilmente l’usabilità del virtual instrument russo è decisamente maggiore, quando si parla di ritmica. L’integrazione di più “round robins” e magari di un player per le ritmiche potrebbero essere spunti per futuri aggiornamenti.

Sezione Effetti:

La sezione “effetti in tempo reale” è comoda e suona bene, anche se, come per Fab Four, lo splendido riverbero a convoluzione obbliga la CPU ad un superlavoro: ciò può risultare sopportabile da una macchina Dual Core (la quale ha di fatto una doppia CPU), ma diventa imbarazzante con processori Pentium IV o Pentium M. Ci piace cogliere l’occasione, inoltre, per segnalare qui brevemente alcuni multi processori/simulatori di ampli che vale la pena provare abbinati alle chitarre e ai bassi di MoR. Il primo è sicuramente il Guitar Rig di Native Instruments, un classico oramai, una sorta di studio virtuale dove provare infinite combinazioni di effetti, preamplificatori, finali e quant’altro. Altri prodotti di tutto interesse, dal nostro punto di vista, sono il Revalver MKII di Alien Connection, particolarmente apprezzato dalla comunità di chitarristi per i suoi toni di distorsione ed il Flying Haggis di Db Audioware, singolare pre/ampi con pedaliera multi effetto virtuale dal suono molto grezzo ed efficace, in particolare per sonorità blues. Per ultimo vale la pena di citare un sorprendente freeware (solo PC), Freeamp 3 , davvero fornito di tutti i comfort e che vi consigliamo di provare assolutamente. MoR è in grado di dare il meglio di sé con i kits di batterie, nel campionamento dei quali la Quantum Leap eccelle da tempi non sospetti. Oltre all’ottima qualità dei campionamenti, quel che impressiona è l’enorme scelta. Anche per quanto riguarda le chitarre ci troviamo di fronte ad una disponibilità timbrica imponente e soprattutto estremamente differenziata; infatti, le varie combinazioni tra chitarre ed amplificatori, passando per il potente processore effetti, ci permette di ottenere ogni tipologia di sound chitarristico, sia “clean” che distorto. Tutto ciò è reso più semplice dal fatto che nella libreria sono presenti chitarre che hanno fatto la storia del Rock, le quali hanno tutte una “voce” caratteristica. Infatti, chi confonderebbe una Strato con una Les Paul od una Universe? L’interfaccia utente è ben fatta e finalmente stabile, grazie agli ultimi aggiornamenti software di PLAY. Ottima la scelta della casa di rivolgersi anche agli utenti Linux, sperando che altre società si affianchino a questa nuova realtà che sta prendendo sempre più piede. Partendo dal concetto che nel Rock convergono una miriade di generi musicali, a volte anche piuttosto diversi l’uno dall’altro, come ad esempio il Punk, la New Wave, il Dark ed il Progressive, tra i campionamenti si sente la mancanza di strumenti meno tipici: perché non inserire una Mustang o una Jaguar tra le chitarre, uno Stick tra i bassi e magari un kit elettroacustico tra le batterie? L’ottimo riverbero a convoluzione richiede troppe risorse in termini di CPU e si rischia di non poterlo utilizzare a meno che non si disponga di una DAW Hi-End. Nonostante i vari aggiornamenti messi a disposizione della East West si riscontrano ancora alcuni problemi, specialmente in Sonar, dove alcuni crash sono ancora presenti. In generale, comunque, il prodotto ha acquisito, nel corso del tempo, molta affidabilità e promette bene per il futuro. Siamo in contatto diretto con il produttore e ci è stato comunicato che presto il bug sarà definitivamente risolto. Speriamo inoltre in una versione aggiornata che funzioni sotto Leopard. Come accennato ad inizio articolo, MoR richiede un minimo di conoscenza per coglierne al meglio gli aspetti e gli utilizzi migliori per diversi generi musicali. In questo senso, ecco un paio di consigli per sperimentare un po’ il prodotto. Il primo è quello di non fermarsi assolutamente alle configurazioni di effetto di default. Un esempio per tutti è dato dalla Telecaster Clean che è fornita con un riverbero ed una sezione di chorus/modulazione davvero “molto” carica. Se spegnete entrambe avrete il classico timbro tagliente della Tele da passare in un simulatore di ampli come Guitar Rig o similari. La stessa prova consigliamo di farla con tutte le patch: provate a spegnere tutti gli effetti/filtri e cominciate da zero. Il secondo consiglio riguarda l’uso del selettore di canale (al centro in alto nell’interfaccia). Tramite il menu avrete la possibilità di conoscere le diverse modalità con cui un certo suono è stato registrato, utilizzando il canale stereo oppure uno dei due canali mono. Questo, ad esempio, è molto interessante quando applicato alle chitarre distorte come la Ibanez, in quanto i due canali offrono sia il segnale distorto che quello clean. Sarà possibile, pertanto, provare sia il set di distorsione offerto dalla East West in fase di registrazione, sia un eventuale multi effetto software che avete a disposizione.