Sonic Reality – SampleTron

La software-house modenese IK Multimedia (IKM), con la collaborazione di Sonic Reality, aggiunge un altro prodotto alla sua linea di workstation basate sui campioni: SampleTron.
Con SampleTron (Fig.1), d’ora in avanti STr, ci troviamo di fronte ad un virtual instrument interamente dedicato ai cosiddetti suoni “Tron” dei classici Mellotron e Chamberlin (ed altri meno noti come Optiorgan e Novatron): in sostanza, la nostra memoria torna alle immagini di quelle tastiere vintage, ossia i precursori dei moderni campionatori, che utilizzavano preregistrazioni degli strumenti acustici per renderli disponibili poi su uno strumento elettronico. Come per il suo fratellino SampleMoog, anche in questo caso il motore audio si basa sull’engine di SampleTank, mettendo a disposizione una completa sintesi sottrattiva ed un articolato sistema di layer: ciò, è immaginabile, rende possibile la creazione di sonorità totalmente nuove che vanno ben oltre il richiamo dei classici preset.
Installazione
L’installazione è molto semplice e rapida, non essendo un software pesantissimo. La confezione comprende un solo DVD contenente 2GB di campioni (per un totale di 640 preset con 260 multi campionamenti), il manuale d’installazione ed il codice di attivazione necessario per autorizzare il programma. Il manuale utente è invece disponibile in formato PDF all’interno dello stesso DVD. STr è disponibile sia come Plug-in (VST, AU, RTAS) che in modalità stand-alone.
Interfaccia e funzioni
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L’interfaccia di STr (Fig.2) si divide in due blocchi: la parte dedicata ai preset/combi e quella dedicata ai controlli. STr consente una multitimbricità di 16 parti, layerabili (cioè sovrapponibili), ognuna con un proprio canale MIDI, pan, volume e voci di polifonia. Nel caso si voglia strutturare un suono complesso formato da più layer, bisogna impostare un unico canale MIDI sulle parti che ci interessano. Inutile sottolineare che per cambiare canale MIDI basta cliccare e trascinare in su o in giù nel campo Channel.
Per caricare un suono basta posizionarsi sulla parte che vogliamo dalla lista combi e scegliere il preset che ci interessa dal menù a fianco (Fig.3). È possibile salvare indipendentemente le modifiche effettuate ai Preset (singoli suoni) o ai Combi (più Preset insieme) tramite i pulsanti SAVE delle apposite sezioni. Abbiamo a disposizione anche una comoda funzione di ricerca (Fig.4) che ci mostra i preset in base ad una parola chiave. La seconda parte, dedicata ai controlli di sintesi, si divide a sua volta in varie sezioni. STr mette a disposizione più di 50 controlli divisi in 8 categorie: Synth, Range, Filter, Envelope (1 e 2), LFO (1 e 2) e Velocity. La sezione Synth ci permette di agire sul metodo di riproduzione dei campioni, scegliendone tre possibili (Fig.5).

Resampling (RESAMP)
Parliamo del metodo classico usato dai comuni campionatori, che prevede il cambio del pitch modificando il tempo (velocità di ascolto/riproduzione) di un campione. In sostanza, partendo da un campione, per ottenere un suono più grave se ne rallenterà la velocità di riproduzione e, viceversa, per ottenere un suono più acuto si velocizzerà.
Pitch-Shift/Time-Stretch (PSTS)
E’ il metodo migliore per i loop, in quanto ci permette di scegliere se aumentare o diminuire la velocità dei campioni senza alterarne il pitch e viceversa.
Sampletank Time REsynthesis TeCHnology (STRETCH)
Questo metodo è il più sofisticato e ci permette di avere parametri indipendenti per il tempo, il pitch e gli armonici. Con STRETCH è facile ottenere risultati inaspettati dalle sonorità, però interessanti.
Con la sezione Macro (Fig.6) invece la IKM ha focalizzato l’attenzione su alcuni controlli dedicati quasi esclusivamente alla riproduzione dei vari preset “Tron”.

Molti puristi, infatti, preferiscono mantenere la limitazione di riproduzione dei nastri a 8 secondi (proprio come gli strumenti originali), mentre altri preferiscono avere i campioni già in loop per evitare spiacevoli inconvenienti di note mancanti in passaggi larghi. Per sposare entrambe le filosofie, STr ha implementato un controllo (SUS) che gestisce appunto il sustain dei suoni dei campionatori a nastro, potendo variare il range dagli 8 secondi al loop infinito. Oltre ad un classico controllo per il Release (REL), troviamo inoltre i controlli TONE e NOISE. Il primo funziona proprio come il controllo dei toni di un Mellotron, rendendo più chiaro o più scuro il suono. Il secondo, invece, serve a decidere la quantità di rumore di fondo dello strumento da mandare nel mix per rendere il suono finale più o meno vintage.
Nella sezione Range possiamo impostare un traspose ed il range di note e di velocity dedicato alla singola parte. Questi controlli ci permettono di creare anche sistemi complessi di split e layer. Ad esempio, possiamo confinare un preset di Chamberlin sulle ottave più gravi della nostra master keyboard, per poi caricare sulle restanti due preset di Mellotron, uno che si attiva solo con dinamiche leggere (ad es. velocity da 0 a 63) e uno che invece si attiva solo con dinamiche più forti (ad es. velocity da 64 a 127).
La sezione Filter invece ci mette a disposizione tre filtri, ossia Low Pass, Band Pass e High Pass, con relative pendenze a 6, 12 o 24dB per ottava. Gli unici due controlli presenti sono i classici Cutoff Frequency (FREQ) e Resonance (RES).
Le altre sezioni ci consentono di controllare due inviluppi (il primo dedicato esclusivamente all’amplificazione, il secondo assegnabile al filtro ed al pitch), due LFO (il primo assegnabile al filtro ed al pitch; il secondo anche al pan) ed una serie di controlli da assegnare alla dinamica/velocity (volume, filtro, pitch, resonance, …).

È presente, oltre ad un controllo per il portamento e per la modalità monofonico/polifonico (Fig.7), anche una ricca sezione di effetti. I 32 effetti DSP (Fig.8) possono essere concatenati a piacimento nei 4 slot dedicati (il primo però è fisso su di un Equalizzatore e Compressore “EQ/COMP”). Per gli effetti sincronizzabili con il tempo, come tremolo e delay, sarà possibile scegliere di attivare il sincrono e decidere il rapporto di velocità con il tempo del sequencer ospitante.
STr consente inoltre di associare ad ogni controllo dell’interfaccia un MIDI CC. L’operazione è molto semplice: basta cliccare sul tasto MIDI CTL (Fig.9) e poi cliccare sul knob che vogliamo associare. Si aprirà una finestra (Fig.10) dove potremo impostare il numero del Control Change (e un range min-max di valori) del knob selezionato. L’unica pecca è che, a parte i knob della sezione Macro pre-mappati, potrebbe risultare abbastanza scomodo mappare a mano i vari controlli per tutti i preset.

Il Suono
La libreria di STr comprende vari modelli di Mellotron e Chamberlin, insieme ad altre tastiere vintage più o meno famose come Novatron, Vako Orchestron, Talentmaker, 360 Systems Digital Tron, Roland VP-330 (Choir) e Stylophone. Tutti questi strumenti ormai rari hanno meccanismi di funzionamento diversi tra loro e non basterebbero diverse pagine per spiegarli uno ad uno: riportiamo, quindi, una sintesi dei principali. Optigan, Talentmaker e Vako Orchestron usano un sistema simile ai precedenti che sfrutta però, come fonte di riproduzione, dei dischi ottici al posto dei nastri. Lo Stylophone invece era un semplice organo elettronico che generava i suoni tramite il contatto di una testina con una serie di contatti metallici disposti cromaticamente (è forse uno dei pochi suoni che si presta all’utilizzo in modalità monofonica). Il punto di forza di STr, rispetto a soluzioni software basate esclusivamente sulla sintesi senza utilizzo di campioni, è sicuramente l’engine audio derivato da SampleTank.
Tuttavia, dobbiamo tenere conto che ogni Mellotron (così come ogni Chamberlin, Novatron, …) suonerà in modo diverso anche rispetto ad uno stesso modello: ciò, è ovvio, dipende dallo stato di conservazione dei nastri, nonché dello strumento integrale.
STr, per quanto metta a disposizione possibilità di editing notevoli, sarà comunque legato in gran parte ai sample utilizzati, se non altro per la staticità sottesa alla sintesi per campionamento. La possibilità di poter, tuttavia, sovrapporre diversi suoni, magari sfruttando bene anche la sezione filtri, rimane l’unica strada per creare nuove ibride sonorità. È altrettanto indubbio che, trattandosi di sonorità in un certo senso predefinite, sono vincolate al gusto personale dell’utente che ne usufruirà.
Conclusioni
La IKM ha fatto un ottimo lavoro per quanto riguarda la creazione di un software totalmente dedicato a questi rari e delicati strumenti vintage. Spicca sicuramente un’elevata qualità dei campioni ed un’ottima resa sonora generale. Altro punto di forza di STr è l’interfaccia semplice, ma completa, considerando tutti i controlli messi a disposizione. Spesso, per quanto riguarda software con librerie comprendenti più strumenti oltre i “Tron”, l’interfaccia può risultare dispersiva o addirittura mancare di alcuni parametri configurabili. STr invece è dedicato ad una tipologia di strumenti ben precisa e sembra quasi volersi imporre come sostituto virtuale definitivo sia in ambito studio che live, senza più preoccuparsi di manutenzioni legate alla storica fragilità di questi strumenti. Osservandolo anche dal punto di vista didattico, STr potrebbe rappresentare una sorta di archivio storico, essendo ormai difficile – se non impossibile – trovare questi strumenti originali e funzionanti.
PRO:
Emulazione decisamente ottima, interfaccia semplice ma completa per la manipolazione anche estrema dei preset, software leggero sia come dimensioni che come consumo di risorse.
CONTRO:
Sarebbe stato utile avere a disposizione più controlli pre-mappati, dato che può risultare tedioso andare a modificare ogni preset che ci interessa con gli stessi controlli.
EXTRA:
Utilizzabile anche in didattica come archivio sonoro di strumenti difficilmente reperibili.
Demo Audio
01-Mellotron Strings 1 L
02-Chamberlin Strings
03-Novatron Novalins
04-Optigan Organ 1 L
05-Orchestron Organ LP
06-Stylophone
07-Mellotron MIX
08-MIX
Advanced Orchestra Extended – Libreria suoni orchestrali
In un proliferare sempre più veloce di nuove librerie orchestrali, registrate con tecniche sempre più accurate al limite della perfezione, che senso ha ripescare una libreria “datata” come quella di Peter Siedlaczek che risale al lontano 1993, con una aggiunta nel 1997 e riprogrammata, riadattata ed ottimizzate nel 2005 per un utilizzo con Halion ed EXS24? Può essere competitiva una libreria orchestrale di questa “esperienza” alla luce delle più recenti release quali le East West Quantum Leap, Vsl e similari?
Advanced Orchestra Extended:
Il prodotto si presenta in un contenitore DVD di colore verde (Fig.1 – il DVD di Advanced Orchestra Extended) con accluso un booklet di introduzione allo strumento con relative illustrazione delle nuove funzioni di programmazione ed organizzazione introdotte (Fig.2 – l’elegante Booklet di colore verde). La libreria richiede, per essere eseguita, una versione del software Steinberg Halion (versione 2.0.3 PB2 o superiore) oppure Emagic EXS24 (II o superiore) con una preferenza per gli ambienti di “host” con la funzione “freeze”, come Cubase, Logic e Cakewalk. Non sono presenti requisiti di sistema operativo se non quelli legati al player che si utilizza. Come hardware ottimale viene segnalato: 1 GB di RAM o superiore. Il minimo indicato per utilizzare senza grandi problemi la libreria è 500 Mbytes di RAM. Va detto che una delle note positive della Advanced Orchestra sta proprio nella capacità di concentrare un altissimo numero di “performances” con un consumo complessivo di risorse decisamente basso, in particolare se utilizzato con molti “cugini” attuali, affamati di risorse. La libreria, trasferita su Hard disk occupa uno spazio di 6Gbytes, suddivisi tra “patches” Halion ed Exs24. L’accluso libretto introduce l’utilizzatore alle novità introdotte in questa versione nonché illustra le nomenclature tecniche utilizzate per i suoni. La quantità di samples è davvero impressionante! Ad un primo ascolto, si potrebbe dire che, dopo il set Vsl Pro Editon, la Advanced Orchestra rimane la più dotata per ricchezza di contenuto. Il software è stato provato su di un PC e come player è stato utilizzato in un primo momento Vsampler (www.vsampler.com), al fine di testare la libreria anche con un campionatore diverso da quelli segnalati, mentre in seguito abbiamo utilizzato i previsti Halion 3.0 e EXS 24. Vsampler è sembrato in grado di tradurre le complesse articolazioni della Advanced Orchestra extended, anche se alcune rifiniture si sono rese necessarie per un utilizzo completo. Il test viene effettuato su una macchina Intel Pentium IV 3.0 Ghz, 1 Giga Ram, 2 H.D. da 7200 RPM con 8 mega di cache e scheda audio Fireface 800 della RME. Ho preferito utilizzare lo stesso computer e scheda audio impiegato sia nel test della library Miroslav Philharmonik che di Halion Strings 2, in modo da avere anche un paragone sia sonoro, che in termini di prestazioni del sistema. Come casse monitor ho affiancato alle ottime Genelec 1032 una coppia di PMC modello TB2S-A. La Advanced Orchestra si potrebbe definire una orchestra “semi-dry”: i suoni, infatti, non sono registrati catturando l’ambiente di una hall da concerto, ma posiziando i microfoni ad una distanza di circa 10cm. Questo è uno dei punti di forza della libreria, in quanto consente all’utilizzatore di mescolare più agilmente i suoni con altre librerie, anche tipicamente “ambiented” come la EWQLSO Gold. Questa operazione, infatti, risulta estremamente difficile con orchestre registrate completamente “dry” quali la VSL, ovvero con librerie che hanno un ambiente totalmente differente, come ad esempio la libreria americana di legni “Westgate Woodwinds” (http://www.westgatestudios.com).
La programmazione: nuove patch
Per ogni sezione e strumento sono presenti sostanzialmente quattro tipi di patch tutte in keyswitching (cambio di articolazione alla pressione di un tasto della keyboard): le più recenti sono le “key Velo” e le “key crossfade”. Nelle “Velo” i suoni sono stati riprogrammati in modo da offrire una variazione nel timbro e nel volume legata ad una maggiore o minore pressione sul tasto della master keyboard. L’innovazione della extended rispetto alle precedenti versioni sta nella presenza di strumenti “multilayer” (più livelli di timbro), assenti in precedenza a causa delle ridotte dotazioni di memoria e di CPU dell’epoca. Sono stati inoltre aggiunti i nuovi timbri della upgrade ’97. Le patches “crossfade”, di contro, affidano alla “modulation wheel” il compito di “mixare” i diversi livelli di timbrica, ad esempio per la creazione di “crescendo” o “diminuendo” realistici. Sono anche presenti patches cosiddette “N”, che hanno i keyswitches sulla sinistra al fine di suonare lo strumento nel suo registro effettivo.
Strings:
Per gli archi abbiamo a disposizione tre differenti tipologie: ensemble, “chamber” e solo. Molto semplici da usare tutti i timbri di ensemble. I violini sono resi maggiormente dinamici dall’integrazione con l’update ’97, che ha aggiunto ulteriori due livelli ai sustain, nonché nuovi staccati, tremolo e sordino. Questi ultimi, ad avviso di chi scrive, si qualificano tra i più interessanti ed utilizzabili sul mercato, perfettamente collocabili in mix di brani comedy/romantic grazie ad un timbro delicato ma di carattere. Buone anche le altre articolazioni. Cogliamo l’occasione per segnalare quello che è il vero punto di forza della Advanced Orchestra e che la rende, anche a più di dieci anni dalla sua prima registrazione, uno dei prodotti più utili sull’intero mercato dei campioni orchestrali: le “frasi”. Peter Siedlaczek ebbe, infatti, l’ottima idea di registrare performance dell’orchestra diverse dalle singole note. Ecco quindi che caricando le patches “performance” (Fig.3 – Caricamento patches di strings con Halion) si è in grado di inserire nelle proprie composizioni mordenti, acciaccature, scale, glissandi e crescendi. Risulta davvero singolare come alcune articolazioni presenti nella Advanced Orchestra non siano state registrate anche da altri sviluppatori in seguito. La scarsa tendenza delle “software house” di settore a creare alleanze e collaborazioni, infatti, ha portato alla proliferazione di librerie concorrenti composte dagli stessi suoni (articolazioni base), ma con diverse origini e produzioni, impedendo la formazione di budget adeguati alla registrazione di performances alternative. Peter Siedlaczek è riuscito, di contro, a registrare un ampissimo “samples pool”, dal quale sono stati poi tratti titoli dedicati a frasi esecutive quali “Smart violins” o “Orchestral Colours”. Come suoni favoriti dell’intera sezione segnaliamo i sordini in genere ed alcuni dei nuovi staccati.
I legni:
Davvero ampia la scelta di suoni per la sezione legni. Sono presenti sia strumenti solisti che “ensembles”, ed anche qui non mancano le numerose articolazioni e frasi, elemento distintivo della libreria. Complessivamente il suono può apparire “grezzo”, ma rappresenta uno degli esempi più lampanti di riuscita semplicità nella realizzazione di patches orchestrali. Buoni i flauti, ottime le frasi ed i glissandi, unico neo il “flauto piccolo sustain” (Fig.4 – Flauto piccolo) non presente nella versione originale, che mostra un carattere artificiale. Molto convincenti anche oboe e corno inglese, specialmente nel registro forte. Il “clarinetto solo” presenta una certa nasalità nel timbro, ma nel mix offre una buona riuscita. Molto belli i glissandi e le articolazioni aggiuntive. Buone anche le performances di fagotto, controfagotto e clarinetto basso. L’update ’97 ha aggiunto anche nuove registrazione nei flauti e nei clarinetti. La nuova programmazione consente di utilizzare il crossfade per simulare crescendi ed altri effetti. Il nostro premio per il miglior suono di sezione lo assegniamo ai flauti, in particolare nella parte dedicata alle frasi e scale, molto efficaci.
Gli ottoni:
La dotazione di ottoni è ricca come nelle altre sezioni. La qualità (o sarebbe meglio definire la “modernità”) dei suoni varia da strumento a strumento ed è l’unico caso in cui l’età della libreria si fa sentire con evidenza. Difatti, la registrazione degli ottoni ha subito radicali cambiamenti nel corso del tempo, grazie alle nuove tecnologie di registrazione ed all’esperienza che gli sviluppatori di campionamenti orchestrali hanno acquisito nel corso del tempo. I corni, ad esempio, risentono di tali criteri e forniscono una performance molto scura e inevitabilmente artificiale, sia per il solo che per la sezione. Tuttavia le frasi, i “rips” e le altre “performances” sono di grande aiuto quando si necessita di aggiungere elementi più naturali e “suonati” alle proprie composizioni. Più che sufficiente la resa dei tromboni, inclusi i “flutter”; molto buona la qualità delle trombe, punto di forza dell’intera sezione ottoni. Queste ultime, infatti, suonano sorprendentemente cristalline e si integrano molto bene anche in mix moderni, fianco a fianco con prodotti di ultima generazione. Davvero utili anche in questo caso le frasi e gli effetti (mordenti, shakes, ripetizioni). Presenti anche glissandi con differenti durate, dal suono molto interessante. Buona la tuba anche se un po’ scura come il resto dei brass. Come accennato in precedenza, la sezione degli ottoni è quella che ci ha convinti di meno e sono le trombe ad occupare un posto di favore nella sezione fiati.
Le percussioni, arpa ed effetti:
Questa sezione è, assieme agli archi, quella che più ha tratto maggior beneficio dall’incorporazione della libreria originale e l’update ’97, che, tra l’altro, introdusse moltissime nuove percussioni e toni di arpa (nella versione originale erano contenuti solo glissandi ed accordi). Proviamo ad elencare alcuni degli strumenti percussivi (intonati e non) presenti: Crotali, Piatti18″ & 24″, Marimba, Glockenspiel, Thai Gongs, Timpani, Campane tubolari, Vibrafono, Xilofono, Gong, Gran Cassa, Rullanti, Triangoli, kit orchestrale completo… e l’elenco sarebbe molto lungo ancora. Restiamo sorpresi dalla strana assenza della Celeste, introdotta dall’update ’97 ed a quanto pare abbandonata in seguito, per non ben chiari motivi. La qualità complessiva è buona e nel loro complesso le percussioni ricordano da vicino l’altra teutonica per eccellenza, la Vienna Symphonic Library, con la quale la Advanced Orchestra mostra non pochi (e spesso sorprendenti) “apparentamenti”, soprattutto nel tipo di performance catturate.
Conclusioni:
Advanced Orchestra è una library molto adatta a quei compositori/orchestratori in grado di manipolare con efficacia riverberi ed equalizzatori ed inoltre hanno discrete capacità di piazzamento (panning) degli strumenti. Credo proprio che rimarranno sorpresi da quello che una libreria come Advanced Orchestra può esprimere, se opportunamente utilizzata. La filosofia si contrappone a quella di librerie come EWQLSO, nate per essere semplici da utilizzare, che includono l’ambiente di registrazione mediante i “release trails” e non necessitano di posizionamento nello spettro stereo, in quanto gli strumenti sono posizionati in partenza. Tuttavia, posizionare la Advanced Orchestra nello spazio è operazione non così complessa. Il bilanciamento e la semplicità dei timbri consentono, infatti, alla libreria della Best Service di non occupare più di tanto spazio nel campo stereo, evitando sovraccarichi di frequenze. Una menzione speciale va agli effetti orchestrali, vera piccola gemma nel complesso di una libreria più che soddisfacente. Sono state registrate, infatti, performances effettistiche di archi, fiati, legni, arpa e percussioni.
Come accennato in precedenza, la prima nota positiva da segnalare della Advanced Orchestra risiede nella capacità di concentrare un altissimo numero di performances con un consumo complessivo di risorse decisamente basso, caratteristica oggi assai rara e, ad avviso di chi scrive, “preziosa”. Persino librerie dal peso complessivo inferiore ai 2 Gb come la Garritan Personal Orchestra (Fig.5 – Garritan Personal Orchestra) finiscono per richiedere numerose risorse di sistema, anche in termini di consumo Cpu. Le sonorità offerte in termini di timbrica sono assimilabili agli altri prodotti “europei”, quali Miroslav Philharmonik e Vienna Symphonic Library. Rispetto alla libreria di Vitous, la Advanced Orchestra possiede meno espressione e passionalità, anche se predomina nettamente in termini di numero di articolazioni proposte. Il rapporto con la VSL risulta interessante, in quanto la Advanced Orchestra appare a tutti gli effetti come una sorta di “progenitore” della VSL, vale a dire ritroviamo quel concetto di completezza nelle articolazioni che il team di Herb Tuchmandi ha poi egregiamente elevato a potenza e sviluppato nelll’oramai impressionante bagaglio di campioni e performances che costituiscono il Symphonic Cube. (Fig.6 – il performance tool sviluppato dal team VSL). Rispetto alle più recenti realizzazioni risulta un po’ penalizzante il non utilizzare un player abbinato alla libreria come nel caso della East West Quantum Leap. Infatti, gli utenti di sampler player diversi da Halion di Steinberg o dell’EXS 24 di Logic, potrebbero incorrere in errori di “traduzione” dell’assegnazione dei controlli e variazioni timbriche notevoli. D’altro canto, le numerose funzioni di Halion consentono di utilizzare VST esterni e numerosi parametri di personalizzazione, normalmente non disponibili sui player della Native Instruments (Fig.7 – il sampler di Steinberg – Halion), in particolare l’uso di effettistica esterna permette un trattamento ed una riverberazione/equalizzazione personalizzate per sezione o timbro. A questo punto la nostra risposta alla domanda iniziale: c’è ancora posto nell’attuale mercato per questa libreria ed il suo “bagaglio di esperienza?” è, a nostro avviso, assolutamente sì. Siamo rimasti, infatti, piacevolmente sorpresi nel constatare quanto “moderno” può risultare questo prodotto, grazie soprattutto a criteri lineari di produzione e registrazione e ad un ridotto utilizzo di “filter processing” e “noise reduction”. Advanced Orchestra, inoltre, è ottima come “libreria complementare”, da abbinare, ad esempio, alla EWQLSO Gold o alla Miroslav Philharmonik. In base alle prove effettuate la libreria di Peter Siedlaczek è risultata perfettamente compatibile con entrambe, seppur molto diverse. Un esempio? Le doti camaleontiche consentono di aggiungere alla dotazione non completissima di legni della Gold, un importante arsenale per qualsiasi arrangiatore orchestrale degno di tal nome, aggiungendo “runs” e performance addizionali.
Philharmonik Miroslav
Testing the new sound library “Philharmonik” is like testing a luxurious car, suddenly available to everyone. Miroslav Vitous orchestral sounds library, now costs less than 1 million lira, but some years ago (akai version) costed more than 3000 euro. It was a great wish for composers that used virtual sounds. Recently IK Multimedia, an important company of Modena that has best-seller like Sampletank ™ and Sonic Synth ™, has worked on the sound library, adding a choir and guitar section (non-existent in the old version). The virtual instrument has a moderate cost but offers a great quality of sound.
First impressions
The software works with PC or Macintosh systems. The system requirements aren’t high. Minimum requierement for Windows: Pentium III 733 Mhz, 512 MB of Ram. This allows to use this virtual instrument with notebooks and updated computers. Where other libraries like East West Symphonic Orchestra Gold Edition and Vienna Symphonic Library Opus need more memory. The equipment used in the text is: Intel Pentium IV 3.0 Ghz, 1 Giga Ram, 2 Hard Disks 7200 RPM, cache 8 mega, firewire audio interface Fireface 800 – RME, monitors Genelec 1032. Although the “dongle key” (Fig.1) use (some users don’t like it so much), the product installation has been successfully completed. After installing the library, it must be registered online within 10 days. Package includes: installation CD, 2 sample DVD (Fig.2) with wizard installation for easy setup (no manually copying files), manual (at the moment only in English).
Old and new characteristics
Once the sounds have been loaded, we decide to check the instrument’s intonation. Vitous library old version had intonation problems so many utents had to fine tune parameters. Philarmonik has overcome these problems: the library is well intonated and easily usable. The second check is for the IK Multimedia sound attack. Attacks are very important for obtaining a realistic sample. In my opinion, modifying natural attacks during editing phase is an error. The purpose is to offer more expression and control chances. Controller or velocity manage time attack. Once more Philarmonik overcomes the test. Although many patches have been added, the sound library has a great sound, including only a little attack noise, for example, on instruments to breath and some brass. Furthermore, new recordings have been added, like thrills and strings performance. Perhaps, patches need more velocity sensibility for obtaning a better espessivity with master keyboards. Philarmonik Miroslav has been compared with similar products, like East West Quantum Leap Gold Edition and Garritan Personal Orchestra.
Woodwinds
The instruments sections will be shown according to the “orchestral order”. First, woodwinds must be loaded. In a recent conversation with “demoers” and “betatesters”, all thought library oboe was the best (about timbre and expressivity) in the “sample world”. But let’s go by order. The library includes: piccolo flute (solo), concert flute (solo and section), oboe (solo and section), english horn (solo), clarinet (solo and section), bassoon (solo and section), bass clarinet and contrabassoon (instruments usually not present in other libraries for budget reason). Almost all instruments have sustain, staccato, portato and other articulations. Oboe and english horn performances are amazing. They have a great passion and expression power. The vibrato quality and its entry time are ideal for passionate music. The clarinet quality is very good, its sound is like Vienna Synphonic Library, warm and “european”. The bassoon and flute quality is excellent. All the sections are useful for “full orchestra” arrangements or “ensemble phrases”. In my opinion, Vitous Orchestra woodwinds are better than the other two products. As many users say, the GOLD’s weakness are the woodwinds. Philarmonik Miroslav woodwinds have less articulations, but more warmness and expressivity. On the other hand, Garritan Personal Orchestra woodwinds have been recorded in Prague, so they have a classical and good sound. Nevertheless, their attacks (programmed by Tom Hopkins) are “strong”, so the “virtual instrument” has not much realism. In this case too, Philarmonik Orchestra is more realistic and professional. This result was expected. The woodwinds sector has an “ideal quality”.
Brass
In the last years, the brass recording has changed. The sound must be “rich” and “mixable” with a virtual orchestra. Furthermore, the orchestra sound has changed too. Nowadays, great horn sections (for example in the film “The Lord of the Rings”) are easily available. Philarmonik Miroslav brass don’t have many articulations (all the library too), but their classical timbre is very useful for “traditional” orchestral simulations. The comparison with EWQLSO Gold Orchestra (by Nick Phoenix and Doug Rogers) is necessary. East West Gold brass are bright. Philarmonik Miroslav brass are dark and deep. Vituos Orchestra doesn’t have a frequency clearness, but some timbres are very professional, like horns and trombones sections (their staccato has a good impact on “strong” sounds). The Philarmonik Orchstra includes: trumpet (solo and section), horn (solo and section), trombone (solo and section), flugelhorn (solo), bass trombone (solo), tuba (solo). The majority has two sustains (mp and ff), two types of staccato and portato.
Percussion:
I don’t like this section so much. The timbre is very dark. Some instruments should be more modern. For example, some instruments have a metallic sound, like glocken, celesta, crash, bell. Timpani have a dark and classical sound. They are like VSL, but less detailed. Snare has a good timbre. Last generation East West Gold percussion or True Strike percussion (Projeckt Sam) have another quality. Nevertheless, Philarmonik Miroslav Ochestra has a good sound with use of percussion. It has a great sound and environment compatibility. Articulations are good. Many percussion instruments have been recorded in “hall” and “studio” mode.
Strings
Miroslav Philarmonik strings have a professional timbre. Their principal characteristic is a little crescendo effect on patch sustain. This allows to obtain a warm tone. We have sections of 11 and 23 violins. 11 violins section has a passionate and delicate sound. Soft and espressivo patches are good. “Grand detaches” are good too, but I prefer the old version. The section of 2 violins has an excellent timbre. Violas are fair. Cellos and basses are very interesting. Cello has a great expressivity in high register melody. Basses are magical and warm. Almost all the sections have articulations: 2 types of sustains, espressivo, soft patch, tremolato, staccato and pizzicato. There are other performances as well, for example, phrases of three notes in staccato. There aren’t thrills. East West Gold strings are very “sparkling” and Philarmonik Miroslav strings are more “balanced”. GOLD has more sound articulations. This allows to obtain many orchestral styles. “Full strings” sections are fair and useful for their articulations. Furthermore, strings solo are amazing too. Nowadays the recording process has improved a lot. Many articulations include: violin, viola, cello and bass. On the other hand, Garritan Personal Orchestra strings solo are similar, but GPO offers more midi controls in real time.
Choirs
Choirs are well recorded. They include: male, female and mixed (male plus female) choirs. There are vowels (ah, eh, ih, oh, uh) and some syllables. The total sound is good. Some syllable “in portato” is amazing. Instead, voices without vibrato aren’t so good. The articulations are: sostenuto, staccato, portato. There isn’t “word building” (creating phrases with syllable). On the other hand, East West Synphonic Choir has this function.
Other instruments: guitar, piano and organ
Philarmonik Miroslav includes some classic guitar “patches” (good), organ and piano. The total sound is fair, but other “specialized” libraries (like Real Guitar, Steinway B and Projekt Sam organ) have more quality. Nevertheless, patches are very useful to arrange.
Multi
What a good idea. The patches include mixed sounds. For example, great strings or woodwinds sections quickly available or orchestral sets by action, drama, etc….. “Multi” allows to play 2 or 3 patches, for example, one with three different velocity level. All patches are “single-layer” (like old Akai samplers). Therefore, mp, forte and ff are divided in 3 pachtes. This limitation is overcome by the use of “multi-layer” presets.
Controls
Sampletank “player” offers many controls. There are “normal” midi controls and some patch has crescendo by “modulation wheel”. The sound can be modified by changing envelope, velocity curve, instruments range. In my opinion, this interface has an amazing sound control. There are 2 indipendent filters LFO, 2 traditional envelopes (attack, hold, decay, sustain, release), “cutoff” filter, velocity panel (with many regulations). Furthermore, “tuning” section is very important. There are many possibilities: editing sound zones, managing instrument range, changing velocity values along the octaves.
Effects
The effects are numerous: reverb, modulation, delay, compressor, limiter, etc… The effect bus allows to use 4 effects for each instrument and to create “send effects” (not overloading the cpu). However, effects are too much. Orchestral libraries need only reverb, chorus, compressor, limiter and equalizer. Nevertheless, in electronic music, some modulations can be useful to obtain particular sounds. The effects quality is fair. Reverb section is neutral. For example in a “Large Hall” (if you change some parameters) it can become a balanced and not metallic effect. Unfortunately, it’s impossible (in this version) to load other effects by VST system. In my opinion, if you want to improve your sound and the internal effects don’t satisfy you, export your song to wave format and use other VST effects (compressor, equalizer, etc…).
Final considerations
My compliments to Ik Multimedia. The new edition of the Vituos library is well made. Original samples have the same characteristics and some new patches have been added. The sounds are warm and “european” unlike the East West Gold Orchestra, that has a “sparkling” sonority. For example, East West Gold strings are used for television music because they have a bright and recognizable sound. The library hasn’t “disk streaming”. All the samples must be loaded into RAM. This allows not to overload the CPU. Furthermore, patches are too “light”. During the test, we have loaded 40 channels, consuming “only” 350 mega of RAM. The sections (with exception of the percussion) are good and useful for “film orchestras”. The price is not expensive, but the quality is good. Some articulations are not present, but you can resolve this problem by adding other libraries like GOLD, GPO, TRUE STRIKE, etc… If you buy Philarmonik Miroslav you will have expressive and warm sounds. Unfortunately, the software can’t work stand-alone, only VST or DX. However, the Vituos library has a great quality and (his best characteristic) it is easy to use.
Miroslav Vitous
Miroslav Vitous was born in Prague in 1947. He played with the best jazz musicians of his time and he co-founded the Weather Report, jazz fusion group, where he was bassist. He had a good classical music education and so decided to record an orchestral sample library in the Dvorak Hall of Prague’s Rudolfinum. Vitous said about his work “Others record notes, I have recorded music”. Perhaps this was one of the reasons of his success. Dvorak Hall is one of the famoust concert hall in Czech Republic. The hall has a fascinating history, it was built in the 19th century and was once used as czech parliament. In 1896, Dvorak conducted there the first concert of the czech philharmonic orchestra. Some time after the hall took his name. Speaking about the hall is not superfluous, few libraries have a good sound environment. Sounds are influenced by acustical reflections, so some frequencies can change naturally. Philarmonik Miroslav is a “placed” library, because listeners “feel” the real distance from recorded instruments.
East West – Quantum Leap: Ministry of Rock
Ci sono software che, appena si utilizzano, hanno un impatto a dir poco “magico” per il musicista, altri invece necessitano di una certa frequentazione prima che scocchi il colpo di fulmine. In quest’articolo ci occuperemo del secondo caso e per farlo mi sono rivolto a due bravi musicisti/compositori di estrazione musicale diversa, ma entrambi con un’anima rock: Alessando Pescetelli e Luca Thomas d’Agiout, insieme ai quali vi presento uno degli ultimi nati di casa East West: Ministry of Rock (d’ora in avanti, semplicemente MoR).
Ministry of Rock – MoR è, tra le quattro librerie di “esordio” del nuovo player della East West denominato “Play” (Fig. 1), quella dedicata a suoni di carattere rock ed in qualche modo prosegue la tradizione della casa che già ha visto titoli illustri dedicati al genere come Hardcore Bass. Prodotta dal guru dei plug-in strumentali Nick Phoenix con la collaborazione di Rhys Moody, Pierre Martin e Ashif “Kingidiot” Hakik, copre le tre sezioni elettive del genere rock moderno, vale a dire chitarra, batteria e basso elettrico, sfruttando bene le potenzialità offerte dal nuovo Play con round robin, selettore di canale e keyswitching.
Installazione su 3 sistemi operativi:
L’operazione da DVD è relativamente semplice se si seguono le indicazioni alla lettera, specialmente se consideriamo la presenza della chiave hardware iLok. La libreria occupa all’incirca 20 gigabytes su disco. Come sempre, è vivamente consigliabile l’utilizzo di un hard disk secondario, da 7200 RPM e possibilmente di grande capacità, al fine di ottimizzare le risorse del sistema ed avere uno spazio dedicato esclusivamente alle ingombranti librerie di campioni. L’installazione della libreria è stata effettuata su un disco esterno da 320 Gb, collegato alla porta firewire della DAW basata su CPU Intel Core2 Duo a 2.6 GHz e 4 Gb di RAM. Nonostante io utilizzi con soddisfazione Windows XP ottimizzato per Digital Audio Workstations (anche se ritengo che parlare di soddisfazione in ambiente Microsoft sia un po’ eccessivo), ho pensato, insieme ai miei amici, che fosse interessante ed utile effettuare il test di MoR anche su di una DAW con il nuovo sistema operativo Vista e su Linux. La Workstation con Vista e Linux ha le stesse identiche caratteristiche dell’altra con XP. Il procedimento di installazione della libreria sotto Vista è andato via liscio senza alcun problema, ad un certo punto mi è stato chiesto di disabilitare il controllo sull’account (il famoso UAC, la nuova funzionalità di protezione di Vista) per poter continuare l’installazione. Vorrei segnalare, ad onore del vero, che tale funzionalità è presente in Linux da tempo immemorabile e lì funziona veramente bene.
Tips: riguardo il processo di installazione, mettete in conto di dover riavviare la DAW dopo aver disabilitato l’UAC. Ad installazione terminata, vi sarà chiesto di autorizzare il prodotto tramite la chiave hardware iLock; se state utilizzando Vista o Linux, ovviamente ricordate di scaricare i drivers aggiornati.
“Play”: il nuovo motore.
Abbandonata la collaborazione con Native Instruments, per ragioni non specificate (probabilmente un mix di motivazioni tecniche ed economiche), la East West nelle figure dei due patron Doug Rogers e Nick Phoenix (Fig. 2) ha avviato, alcuni mesi or sono, la progettazione e realizzazione di un proprio player di campioni. Il risultato è Play, VSTi dalle caratteristiche interessanti sulla carta ma che non è stato esente da problemi, specialmente nel suo primo anno di vita. Aspetto che anche a noi non ha concesso di essere tempestivi, come volevamo, nel presentare un corretto test del prodotto. Le caratteristiche più interessanti del nuovo software sono, oltre alla possibilità di round robin e di keyswitch (oramai presenti nella maggior parte dei prodotti in commercio), un interessante, anche se molto avido di risorse, riverbero ad impulsi (alcuni dei quali basati sul famoso Cello Studio recentemente acquistato dalla East West), un sistema di modulazione (per la generazione di chorus/flanger) ed un filtro sottrattivo. Forse l’aspetto più interessante del nuovo sistema è la possibilità di attivare o no qualsiasi parte della patch caricata, al fine di ridurre l’utilizzo di memoria. Ad esempio, è possibile evitare di caricare in Ram, nel caso di un kit di batteria, quei pezzi che non saranno usati nel brano che state registrando, oppure di utilizzare un completo kit di basso con “keyswitch”, ma evitando di caricare i campioni per quei key non usati. Dato l’ingente consumo di memoria di campioni corposi come quelli di MoR, quest’ultima funzione è un vero e proprio toccasana per i computer non proprio superdotati. Naturalmente, essendo un player, non è possibile caricare file audio esterni e neppure importarne. Finalmente, dopo un primo periodo di rodaggio, possiamo affermare che Play, grazie all’ultimo aggiornamento (sia per OS Microsoft a 32 e 64 bit, che per Mac OS X) rilasciato il 28 febbraio, è stabile sia in ambiente Mac che Windows (XP e Vista).
Ultim’ora: il 2 aprile scorso è stato rilasciato un altro aggiornamento del sistema Play alla versione 1.0.0.56. Tra gli aspetti più rilevanti troviamo il supporto al formato RTAS di Pro Tools. Per ulteriori info vai a questo link (http://www.soundsonline.com/updates.php).
Sezione Batterie:
Le batterie per i conoscitori delle produzioni di Nick Phoenix, le batterie sono praticamente una garanzia. MoR porta con sé un bagaglio di quattro kit: Ayotte (Fig.3), Black, Ludwig ed Octaplus. Il numero limitato di kit, soprattutto se comparato con quelli presenti in Colossus, libreria meno specializzata di MoR, non deve però ingannare. Il numero e la varietà di generi coperti da questi kits è sufficiente per la maggior parte delle aspettative e l’assortimento è pensato bene, con una strizzata d’occhio al modern rock, new punk e l’inevitabile nu metal. Il suono è davvero attuale, bilanciato ottimamente e pronto all’uso. Sono presenti round robin praticamente per tutti i suoni. Grazie al sistema di gestione dei singoli layers di Play è possibile attivare o disattivare determinati componenti del kit, ad esempio per risparmiare memoria, oppure modificare il singolo volume senza problemi, laddove il mix offerto di default non dovesse risultare utile. Il numero di cymbals ed articolazioni aggiuntive cambia secondo il kit, ma in media sono presenti una cassa, due rullanti ed un ghost/flame, un sidestick, quattro tom e tre cymbals, tra crash, splash e china. In alcuni kit, come il Black, sono presenti anche dei flame per i tom. Il nostro kit favorito è stato proprio Black, per il fatto che offre una sonorità un po’ meno battuta in altre librerie. Un’altra interessante possibilità che vale la pena menzionare è quella di creare kit “ibridi” utilizzando componenti singoli dei già citati kits. Con il gestore di “layers” è davvero semplice, basta attivare/disattivare un rullante al posto di un altro ed il gioco è fatto.
Sezione Bassi:
I Bassi Due Fender, cinque corde e P-Bass, Kubiki (Fig.4), Musicman e Specter (Fig.5) sono i cinque bassi in dotazione alla libreria. Ancora una volta, in piena tradizione Hardcore Bass, il suono è attuale e pieno e la “botta” sulle basse frequenze è assicurata. Tutti i bassi, ad eccezione del Musicman , sono offerti in Keyswitch e le articolazioni sono generalmente un paio di sustain (pick round robin e fingered), quindi staccati, slides ed effetti, secondo il basso caricato. Oltre alla versione keyswitched è offerta anche solo l’articolazione sustain principale sotto la voce “elements”. Il round robin è presente, ed anche in questo caso è possibile disattivarlo e scaricarlo dalla memoria. Una caratteristica di sicura importanza è la presenza, per quattro dei cinque bassi presenti, di una registrazione stereo, che ha utilizzato due differenti rigs per canale, Ampeg SVT e Ashdown. Con il selettore di canale del player, quindi, è possibile scegliere anche il “rig” che meglio suona per il brano, con una buona iniezione di flessibilità.
Le chitarre:
In una libreria del genere non potevano mancare tonnellate di chitarre, suonate e registrate in tutti i modi: riffs, licks, frasi intere, in configurazioni a doppio ampli, effettate, distorte e pulite. Le chitarre sono quelle che ti aspetti dai Masters of Rock: Fender Telecaster, Fender Stratocaster (Fig.6), Gibson Les Paul (Fig.7), Ibanez Universe 7 (Fig.8), PRS guitars, registrate attraverso ampli Marshall, Fender, Bogner, Vox & Budda (Fig.9). Anche se qui troviamo tutti i più classici modelli di chitarre utilizzate nel Rock, sarei stato molto felice se fosse stata inclusa una mia passione di sempre: la Fender Mustang (Fig.10), una chitarra che ha dato molto spesso la sua voce nel rock (vi dice niente Cobain dei Nirvana?), incluso il punk, la new wave, il grunge e molti altri generi dagli anni 80 in poi. Le chitarre sono state registrate con grande maestria e si collocano nei mix in modo equilibrato, senza dover ricorrere a stratagemmi sulla dinamica: questo vuol dire che il materiale è buono già di partenza. La “suonabilità” è buona, anche grazie ai “keyswitch”, tuttavia non possiamo fare a meno di notare come il round robin non sia così presente come vorremmo, a volte creando un po’ di effetto “fake”. Si nota, in particolare, sugli accordi della Gibson acustica, che se suonati ad una certa velocità non suonano particolarmente realistici. Molto divertenti le registrazioni (spesso mono, ma non fatevi ingannare) della Strat in configurazioni particolari per il punk, lo ska ed altri generi musicali non molto battuti dalle altre librerie in commercio. Volendo tirare un parallelo con uno dei nostri prodotti favoriti, la Real Strat di Musiclab (Fig.11), si potrebbe dire che non c’è storia sul fronte del timbro, nettamente a favore di MoR, ma probabilmente l’usabilità del virtual instrument russo è decisamente maggiore, quando si parla di ritmica. L’integrazione di più “round robins” e magari di un player per le ritmiche potrebbero essere spunti per futuri aggiornamenti.
Sezione Effetti:
La sezione “effetti in tempo reale” è comoda e suona bene, anche se, come per Fab Four, lo splendido riverbero a convoluzione obbliga la CPU ad un superlavoro: ciò può risultare sopportabile da una macchina Dual Core (la quale ha di fatto una doppia CPU), ma diventa imbarazzante con processori Pentium IV o Pentium M. Ci piace cogliere l’occasione, inoltre, per segnalare qui brevemente alcuni multi processori/simulatori di ampli che vale la pena provare abbinati alle chitarre e ai bassi di MoR. Il primo è sicuramente il Guitar Rig di Native Instruments, un classico oramai, una sorta di studio virtuale dove provare infinite combinazioni di effetti, preamplificatori, finali e quant’altro. Altri prodotti di tutto interesse, dal nostro punto di vista, sono il Revalver MKII di Alien Connection, particolarmente apprezzato dalla comunità di chitarristi per i suoi toni di distorsione ed il Flying Haggis di Db Audioware, singolare pre/ampi con pedaliera multi effetto virtuale dal suono molto grezzo ed efficace, in particolare per sonorità blues. Per ultimo vale la pena di citare un sorprendente freeware (solo PC), Freeamp 3 , davvero fornito di tutti i comfort e che vi consigliamo di provare assolutamente. MoR è in grado di dare il meglio di sé con i kits di batterie, nel campionamento dei quali la Quantum Leap eccelle da tempi non sospetti. Oltre all’ottima qualità dei campionamenti, quel che impressiona è l’enorme scelta. Anche per quanto riguarda le chitarre ci troviamo di fronte ad una disponibilità timbrica imponente e soprattutto estremamente differenziata; infatti, le varie combinazioni tra chitarre ed amplificatori, passando per il potente processore effetti, ci permette di ottenere ogni tipologia di sound chitarristico, sia “clean” che distorto. Tutto ciò è reso più semplice dal fatto che nella libreria sono presenti chitarre che hanno fatto la storia del Rock, le quali hanno tutte una “voce” caratteristica. Infatti, chi confonderebbe una Strato con una Les Paul od una Universe? L’interfaccia utente è ben fatta e finalmente stabile, grazie agli ultimi aggiornamenti software di PLAY. Ottima la scelta della casa di rivolgersi anche agli utenti Linux, sperando che altre società si affianchino a questa nuova realtà che sta prendendo sempre più piede. Partendo dal concetto che nel Rock convergono una miriade di generi musicali, a volte anche piuttosto diversi l’uno dall’altro, come ad esempio il Punk, la New Wave, il Dark ed il Progressive, tra i campionamenti si sente la mancanza di strumenti meno tipici: perché non inserire una Mustang o una Jaguar tra le chitarre, uno Stick tra i bassi e magari un kit elettroacustico tra le batterie? L’ottimo riverbero a convoluzione richiede troppe risorse in termini di CPU e si rischia di non poterlo utilizzare a meno che non si disponga di una DAW Hi-End. Nonostante i vari aggiornamenti messi a disposizione della East West si riscontrano ancora alcuni problemi, specialmente in Sonar, dove alcuni crash sono ancora presenti. In generale, comunque, il prodotto ha acquisito, nel corso del tempo, molta affidabilità e promette bene per il futuro. Siamo in contatto diretto con il produttore e ci è stato comunicato che presto il bug sarà definitivamente risolto. Speriamo inoltre in una versione aggiornata che funzioni sotto Leopard. Come accennato ad inizio articolo, MoR richiede un minimo di conoscenza per coglierne al meglio gli aspetti e gli utilizzi migliori per diversi generi musicali. In questo senso, ecco un paio di consigli per sperimentare un po’ il prodotto. Il primo è quello di non fermarsi assolutamente alle configurazioni di effetto di default. Un esempio per tutti è dato dalla Telecaster Clean che è fornita con un riverbero ed una sezione di chorus/modulazione davvero “molto” carica. Se spegnete entrambe avrete il classico timbro tagliente della Tele da passare in un simulatore di ampli come Guitar Rig o similari. La stessa prova consigliamo di farla con tutte le patch: provate a spegnere tutti gli effetti/filtri e cominciate da zero. Il secondo consiglio riguarda l’uso del selettore di canale (al centro in alto nell’interfaccia). Tramite il menu avrete la possibilità di conoscere le diverse modalità con cui un certo suono è stato registrato, utilizzando il canale stereo oppure uno dei due canali mono. Questo, ad esempio, è molto interessante quando applicato alle chitarre distorte come la Ibanez, in quanto i due canali offrono sia il segnale distorto che quello clean. Sarà possibile, pertanto, provare sia il set di distorsione offerto dalla East West in fase di registrazione, sia un eventuale multi effetto software che avete a disposizione.






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