Eigenharp Pico by Eigenlabs
Se pensate che si tratti del solito controller aspettate a cambiare articolo, c’è qualcosa che potrebbe stupirvi!
Eigenharp è attualmente a mio parere il miglior progetto di controller hardware-software sul mercato. Visto nel suo insieme potrebbe essere considerato un nuovo strumento musicale o almeno un nuovo modo di intenderlo: ha una propria diteggiatura, suoni proprietari, caratteristiche peculiari.
I tasti tridimensionali sono incredibilmente sensibili al tatto e si programmano via software con relativa semplicità.
Inglese di nascita, comincia la sua strada nel 2001 con una scommessa del piccolo team di sviluppatori della Eigenlabs che ha portato sul mercato verso la fine del 2009 i primi Eigenharp.
In commercio ci sono i tre modelli Alpha, Tau e Pico tutti basati sullo stesso concept:
- design accattivante
- tasto sensibile a spostamenti orizzontali, verticali e alla pressione
- imboccatura per il controllo a fiato programmabile su diversi parametri
- un software proprietario EigenD di cui tratteremo dopo
- slide bar per varie funzioni
- attacco USB
Il modello maggiore Alpha monta anche un microfono con alimentazione phantom.
Pico
In questo articolo parleremo più diffusamente del modello più piccolo della serie, il Pico:
- 18 tasti
- controllo a fiato
- slide bar
- 4 tasti di funzione
- tracolla
- alimentazione USB
La prova su strada
Dopo aver installato il software su piattaforma Windows 7 o Apple tramite la penna usb 8gb in dotazione ed aver collegato Eigenharp tramite usb si ha subito accesso ai suoni base: basso, pianoforte, clarinetto, violoncello e suoni di synth. Inoltre nella sezione drum sono presenti i primi ritmi di una fornitissima lista.
Quello che immediatamente colpisce suonandolo per la prima volta è la sensibilità dei tasti: 10bit di risoluzione e 2000 campioni/secondo per tasto, personalmente non avevo mai provato niente di più sensibile, praticamente a prova di sfioro.
La slide bar ha diverse funzioni in base allo strumento scelto. Può essere una barra di pitch per il basso/synth oppure nel caso del violoncello un controller per l’archetto, trasformando uno strumento virtuale in un modello reale. Il breath controller è anch’esso multifunzione: dal sustain per il pianoforte all’attacco il clarinetto - come in uno reale – , al cutoff per i synth. Sembra un prodotto completo insomma, che racchiude in sé gran parte delle caratteristiche dei controller in commercio, trasformandosi all’occasione in strumento ad arco, a fiato o a tastiera.
La diteggiatura e le scale
E’ possibile utilizzare varie diteggiature anche in dipendenza della scala utilizzata. Eigenharp permette di scegliere infatti tra un numero notevole di scale, dalla cromatica, alla blues, alla indiana… Personalmente utilizzo la mano sinistra per le prime 8 note della scala scelta e la mano destra per le altre 8. Le ultime due chiavi (sono 18 in totale) hanno funzioni speciali e vengono in genere utilizzate per muoversi all’interno del software di gestione.
Si suona generalmente in verticale sostenuto dall’apposita tracolla. I modelli più grandi poggiano a terra come un violoncello.
I 4 tasti di funzione vengono utilizzati per il transposer (i due inferiori), per l’attivazione del metronomo/batteria e per l’accesso a funzioni e strumenti del controller (i due superiori).
EigenD – il software
Eigenharp non è un controller stand-alone, necessita del proprio software EigenD attraverso il quale è possibile accedere alle innumerevoli funzioni. Il software è ovviamente necessario per la programmazione ma è anche la porta di accesso a suoni proprietari, – alcuni di gran qualità – e vst esterni. Eigenharp è comunque un controller midi e può quindi essere utilizzato per suonare strumenti vst o periferiche midi esterne (sempre tramite software).
Una volta programmato Eigenharp con un set di strumenti, loop di batteria e scale è possibile muoversi direttamente dal controller tramite i tasti di funzione. Interessante è la possibilità di caricare soundfont esterni permettendo l’accesso a migliaia di librerie esistenti.
EigenD ha anche un linguaggio proprietario Eigen Commander che permette di accedere velocemente ad alcune funzioni.
Per quanto sia possibile utilizzare il software direttamente dal controller realtime è altamente improbabile che ciò avvenga durante una performance, è molto più semplice e sicuro utilizzare un mouse. E’ preferibile comunque impostare il set necessario per la song prima di cominciare a suonare. E’ ovviamente possibile salvare più configurazioni e richiamarle all’occorrenza.
E’ recente l’introduzione di “Stage” un modulo che permette il controllo dei parametri degli strumenti caricati e delle scale che promette di interfacciarsi con Iphone/Ipad.
Eigend è compatibile con VST quindi è possibile il loro utilizzo sia all’interno del software che all’esterno tramite midi e porta midi virtuale (da scaricare a parte).
Su ogni strumento è possibile inoltre inserire effetti e anche qui è possibile accedere a quelli VST
Loop-station
Una delle funzioni più interessanti di EigenHarp è la possibilità di utilizzare una loop-station interna per la registrazione di suoni. Sul Pico l’accesso è un po’ macchinoso a causa del limitato numero di tasti, ma sulle versioni più grandi l’utilizzo si semplifica. Si scelgono gli strumenti da registrare, il numero di battute e si parte. I loop non sono registrati audio ma mantengono la propria struttura note-by-note. Modificando quindi uno strumento coinvolto in una registrazione cambia anche il sound del loop.
Fanno eccezione i loop di batteria che sono campioni audio. Questa caratteristica lascia un po’ perplessi perché se si aumenta la velocità del metronomo il campione audio risente della della variazione perché viene allungato o ridotto. E’ possibile inserire nel loop qualsiasi strumento, sia esso interno al software o esterno, controllato tramite midi.
Considerazioni
Devo confessare di aver vissuto momenti di amore e odio verso il prodotto. E’ nato per piattaforma OS dove le performance sono ancora oggi migliori. Ho atteso pazientemente il rilascio della prima versione stabile Windows prima di acquistarlo e poi sono cominciati i problemi! La stabilità era purtroppo un’opinione e i bug troppi per pensare di lavorarci seriamente. Ho collaborato con i – devo dirlo – disponibili e gentili programmatori di Eigenlabs per mesi nel tentativo di sollecitare modifiche e correzioni. Poi finalmente è arrivata una certa tranquillità con le “testing release”, software non ancora completi che però vengono comunque rilasciati perché correggono bug. Gli utenti windows sono comunque ancora in attesa di una versione stabile che è stata annunciata ma non ancora rilasciata.
Per quanto devo necessariamente manifestare il mio dissenso verso questa politica in cui si fa uso improprio della parola “stabile” per evidenti logiche di mercato, devo comunque ringraziare i tecnici Eigenlabs per gli sforzi fatti e per non aver abbandonato chi come me ci aveva creduto ed investito. Ho pertanto atteso che la maggior parte dei bug fosse sistemato prima di scrivere questa recensione.
Il Pico è l’unico della serie che funziona su Windows 7, sono in corso sperimentazioni per i prodotti Tau e Alpha.
Configurazione
EigenHarp avendo una gestione realtime dei suoni (anche se registrati con loop-station) assorbe un notevole numero di risorse caricando notevolmente la CPU. E’ preferibile quindi un processore almeno Intel i3. Abbiamo fatto dei test con un Core Duo 8400 (di tutto rispetto se utilizzato con Cubase e VST) ma la cpu andava in overload facilmente. Su Mac l’utilizzo delle risorse più contenuto e basta un processore 2Ghz/2gb ram.
Contro
- non è un controller stand-alone ci vuole un computer per farlo funzionare ma chi lo compra lo sa
- il prezzo è abbastanza alto e le versioni superiori sono molto più costose.
- su piattaforma Windows il software funziona ma è ancora nella release “testing”
- la cpu lavora troppo se paragonata a VST “pesanti” come Omnisphere, Trilogy, Stylus. Mi è stato spiegato da uno dei programmatori che il numero dei messaggi scambiati è notevolmente superiore a quello dei normali controller.
- dato il prezzo avrei gradito una custodia per il trasporto (la scatola è una specie di custodia ma è ingombrante)
A favore
- è molto flessibile, si adatta a molte esigenze
- si suona con piacere e la tastiera è molto veloce
- è un controller che integra le possibilità di una tastiera evoluta a quelle di un breath controller
- il software è molto potente e abbastanza intuitivo
- documentazione video valida
- si intravedono ampie prospettive di sviluppo, sia per le librerie dei suoni sia per la suonabilità dello strumento
La scheda di Eigenharp Pico
- produttore: Eigenlabs www.eigenlabs.com
- Versione software esaminata di EigenD: “testing release 1.3.26″ su Microsoft Windows 7
In italia si trova da luckymusic.com e rodsgarage.net (forse altri ma non ne ho trovati tanti)
E’ possibile anche fittare il modello Pico e Tau dal sito eigenlabs.com a prezzi non proprio contenuti in verità ma è un’ipotesi.
prezzo 459,00 sterline (500 euro circa)
Solo per completezza elenchiamo anche i prezzi dei due modelli superiori:
- Tau
prezzo 1995,00 sterline (circa 2200,00 euro)
- Alpha
prezzo 4080,00 sterline (circa 4500,00 euro)
Native Instruments – Maschine ver. 1.5
Questa sarà più una pagina tratta dal diario delle proprie impressioni, che un articolo tecnico vero e proprio. In realtà, nelle mie produzioni ho sempre ed esclusivamente preferito utilizzare drum machine, controller midi e macchinari MPC AKAI che, integrati al PC con i vari DAW, davano il risultato che tutti conosciamo. La Native Instruments, casa tedesca nata nel 1995 e già leader nel settore per la produzione di svariati software, dopo aver deciso di produrre e integrare l’hardware con il software al fine di facilitare la vita di dj e produttori senza spegnere la creatività, lancia un nuovo prodotto, tutto in 32 x 29 cm. Maschine.
Prima Impressione
La prima cosa che ho notato, appena rimosso l’involucro, è lo chassis rigido e compatto, protetto ulteriormente da un frontalino di alluminio, 41 tasti, 16 pads resistenti e knobs gommati (Fig. 1). Nella confezione in dotazione, oltre al dvd del software di gestione , troviamo il classico cavo usb per la connessione della periferica, manuali nelle lingue europee (manca l’italiano) e simpatici adesivi dei vari loghi.
Il Controller
Il Maschine è da considerarsi sia una drum machine che un controller midi, tutto in un’unica interfaccia molto intuitiva, a patto che venga collegata ad un computer. I comandi sono molto compatti, 16 pads dinamici retroilluminati sensibili alla velocity e all’aftertouch, con doppio display (Fig. 2) ad alta risoluzione e 11 encoders rotativi per la gestione delle varie funzioni. 
C’è una sezione master per il controllo immediato di volume, tempo e swing, otto gruppi per la gestione dei pads ed una sezione trasport per il controllo del progetto. Collegando l’interfaccia, il display semi-illuminato ci consiglia di eseguire il software in dotazione o, se volessimo utilizzare quest’ultima come controller midi (Fig.3), di eseguire la pressione dei tasti shift+control (Fig. 4).
Sul retro del controller sono disponibili una porta usb 2.0 che alimenta e gestisce l’intera periferica, due porte midi IN/OUT e la predisposizione per il Kensington® Lock, ossia un piccolo foro presente in quasi tutti i computer portatili recenti – e da oggi anche su periferiche portatili – al quale possiamo collegare un lucchetto brevettato, ideato per assicurare il computer al tavolo in modo da proteggerlo da malintenzionati durante le nostre session live (Fig.5). 
Software di gestione
Il software del Maschine gira su sistemi operativi Microsoft XP, Vista, Windows 7 e Mac OS X. L’istallazione del software non è durata molto, considerando che nella versione che ho provato hanno notevolmente incrementato la già ricca libreria in dotazione nella versione precedente (ben 6 GB di samples e loop di vario genere). Gli utilizzatori dei programmi Ableton mi daranno fortemente ragione perché ad un primo utilizzo la GUI del software in dotazione ricorda vagamente quella di Ableton live (Fig. 6). Per chi ha un livello minimo di pratica con questi software posso affermare che è tutto intuitivo e molto semplice. Il Machine, infatti, usa il concetto della programmazione a pattern, che dà la possibilità di creare song “scene” concatenandole e arrangiandole al volo. Il controller si interfaccia perfettamente con il programma Maschine, non ho toccato quasi mai il mouse, tutto è consultabile sui due ampi display ed è possibile sfogliare e navigare nella libreria dei campioni, modificare, tagliare e splittare l’onda dei samples, tutto in maniera precisa e non distruttiva, utilizzando gli encoders rotativi (del resto molto precisi). Ovviamente vi starete chiedendo se è possibile integrare tutto nelle varie DAW e sequencer di altre case… Certamente, dopo aver creato un progetto potrete esportare tutti file midi con un semplice drag & drop sulla DAW che vi compete e inoltre voglio ricordare che potete aprire il Maschine come plugin VST, AU, RTAS. Il Maschine, inoltre, consente di campionare usando la vostra interfaccia audio, con funzioni di re-sampling interno.
Libreria di suoni
Come già anticipato, la libreria messa a disposizione dalla Native è veramente vasta. Cliccando sul tasto “Lib” si accede ad oltre 6 GB di campioni e tutti i suoni sono stati divisi per categorie (Banca, Tipo e Sottotipo): quindi, se cerchi una cassa dell’808 o un rullante del 909 in pochi secondi riesci a cambiare suono restringendo la ricerca per sottocategorie. La stessa cosa vale anche per i loops, grooves o i singoli samples contenuti nella libreria, che spaziano dal genere Rock, Club e Downbeat all’Electro, Urban e Dance di ottima qualità, con ritmi e stesure che non sanno di già sentito. Se invece volessimo utilizzare i nostri preziosi samples custoditi gelosamente nel nostro hard disk, cliccando su “Disk” possiamo utilizzare rapidamente i wave o mp3 integrandoli nel progetto. E’ possibile inoltre, in questa versione del Maschine, importare i programmi già esistenti dalle macchine Akai MPC 500, 1000, 2000(XL), 2500, 3000 e 4000.
Perché utilizzarlo
Sicuramente il Maschine con il suo software farà la gioia di tutti i produttori, artisti e/o semplici amanti delle drum machine, per la sua totale integrazione con le DAW. Personalmente, dopo aver creato le scene e quindi i vari patter, ho esportato in preproduzione con un semplice drug & drop tutte le singole tracce direttamente nel mio Cubase 5 e devo dire che è davvero fantastico. La qualità del software è davvero professionale e suona bene: ho voluto anche effettuare un’ulteriore prova esportando i file con un sample rate di 48000 Khz e, credetemi, è tutto perfetto. Penso che i beatmaker del genere hip hop/electro dovrebbero pensare seriamente di provare a fare questa esperienza, è uno strumento completo come un vero MPC. Quando ho provato a tagliare un paio di samples al volo sono rimasto affascinato dalla semplicità con la quale, premendo un paio di comandi, sono riuscito a splittare sui pad l’intera waveform (Fig.7) senza stressarmi nel riassegnare le singole slice ai pads. Molte volte, sia per problemi tecnici, sia per la complessità delle macchine e dei software, si tende ad avere un calo della creatività. Con il Maschine è tutt’altro. 
Live set
Il Maschine puo’ essere integrato sicuramente in un setup live, con il software in dotazione e Traktor della Native Instruments, in coppia con il controller KONTROL X1 creano un live set performante e senza precedenti, in oltre non dimentichiamoci che è un controller MIDI a tutti gli effetti quindi puo’ essere rimappato come si vuole per le proprie esigenze e con altri software che il mercato ci propone, tra cui Ableton Live ,anche se in verità quest’ultimo ha un launch pad dedicato.
Cosa manca
Ho contattato il collega Naro dei Silicon Dust , che ha provato il Maschine per produzioni differenti dalle mie e quindi di diverse esigenze: ha notato la mancanza di un arpeggiatore vero e proprio. In altre parole, la funzione Note Repeat non assolve il compito utilissimo di rendere dal vivo un arpeggio, quindi potrebbe essere inserita una funzione che permetta di arpeggiare anche l’accordo che si crea su una tastiera esterna. Ovviamente la funzione di arpeggiatore è utile quando puoi impostare l’accordo da arpeggiare come pattern ed ovviamente la cosa può essere vista come funzione fx sulla singola traccia sound o direttamente sul gruppo. Un’altra cosa che manca è una fluidità di passaggio da un progetto all’altro: potrebbero ridurre le code di suoni che masticano e pasticciano in fase di caricamento del progetto successivo, oppure le code di effetti o di note ultime suonate con dinamiche improvvisamente inaspettate. Quanto meno, si potrebbe pensare ad una funzione di Freeze o Bridge che permetta di fare un passaggio non “brusco”. … alla prossima Dj Fresella ! 
Pro:
Ha una struttura robusta e compatta.
Semplice ed ottima disposizione dei controlli.
Mouse-less/screen-less.
Intuitiva, con un software ben concepito ed una libreria di 6GB in dotazione.
Tanti filtri, effetti e modulatori per Pad.
Possibilità di annullare le registrazioni una nota alla volta.
Una drum machine, compatta leggera, da portarsi dietro per eventuali session live.
Può essere utilizzata anche come controller midi.
Tutto si illumina, anche l’occhio vuole la sua parte.
Contro:
Momentaneamente, in questa versione, il metronomo non si può indirizzare ad un’uscita specifica, non è possibile regolare il livello di quest’ultimo.
Necessita di un PC o di un MAC per farla funzionare.
INFORMAZIONI UTILI:
Produttore: Native Instruments
Modello: Maschine
Website: www.native-instruments.com
Distributore: www.midimusic.it













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