Allen & Heath Xone 4D: quando la grandezza fa la differenza.

Dj “digitali” o “old school”, non importa: il dubbio, almeno una volta nella vita, è venuto a tutti. E’ possibile… cavalcare la serata con un unico prodotto ibrido?
Quali sono vantaggi e svantaggi? L’impresa (economica) vale la resa? Proveremo a rispondere a questa – ed altre – domande testando un Allen & Heath XONE 4D, prodotto certamente di spicco nella categoria, praticamente monopolista, in grado di far sbarcare set notevoli, ottimi mixaggi, effettistica in real-time e il monitoring simultaneo di due software, anche di diverso genere come TRAKTOR della Native Instruments e LIVE di Ableton. All inclusive, chiavi in mano.

Nel dettaglio, parliamo di un prodotto concepito dalla ditta inglese nel 2007 e rivisto poi nel 2009, un vero e proprio ibrido, in grado di contenere un controller midi ed una scheda audio, il tutto coordinato dall’assoluta qualità dei mixer Allen & Heat.

Prima impressione

Una volta aperto lo scatolo ci si accorge che la casa madre è stata molto premurosa: il controller è accompagnato dal cavo di alimentazione, dal cavo di connessione al PC/MAC USB (che molti altri prodotti simili non includono), dalle istruzioni rigorosamente in inglese, dal CD con driver, software, configurazioni ed altro (consiglio anche di dare un’occhiata al sito per gli aggiornamenti), supporti e viti per montaggio a rack e una bella bustina di ricambi sempre utili.

L’ Xone 4D (Fig.1) è un mixer a 4 canali ad eq. parametrica e, compresa l’ottima sezione filtri LFO, sarebbe in tutto e per tutto lo XONE 92 – se non fosse solo per il microfono ad innesto frontale, i fader non Penny Giles ed alcune modifiche logistiche. Le connessioni sono così tante che permettono di configurare la consolle davvero su misura, anche in base alle esigenze più particolari, mentre gli operatori più virtuosi possono provare nuovi ambienti di configurazione e di sperimentazione (Fig. 2).
La sezione di controllo invece è caratterizzata, sul mixer, da un selettore BPM/MIDI/WCLOCK a seconda delle esigenze, e monitorabile in un piccola matrice alfanumerica a led rossi ben visibile anche nella più completa oscurità. Sui due lati invece, troviamo molti controlli di diverso genere e senza funzioni apparentemente prestabilite, il che indica la possibilità di personalizzazione più completa.

La sezione audio e le sue connessioni

La scheda audio in dotazione possiede 20 in e out digitali ed analogici con campionamento fino 24 bit/ 96kHz di risoluzione audio. L’ Xone 4D può essere configurato con tutti i software di editing (Wavelab) e producer (Pro Tools, Cubase, etc.) oltre che Traktor e Ableton, visto che supporta i driver Core Audio, VST e ASIO. Il pannello posteriore prevede i classici ingressi phone/line su quattro canali, master bilanciato, monitor, rec out ed una completa sezione FX, ma aggiunge anche 6 canali di uscita diretta oltre che I/O ottico, SPDIF, midi, USB e, dulcis in fundo, controllo foot switch e DB-15 stile joystick (Fig.3).

Sezione controller midi

L’XONE 4D è caratterizzato, come anticipato, da due controller posti sui due lati, composti ognuno da 5 encoder rotativi, 4 fader da 60mm, 2 jog rotativi, 8 pulsanti illuminati, 16 potenziometri e 32 switch (Fig. 4). Inutile sottolineare lo shift per il doppio stato oltre alle altre 16 variabili di channel, essendo esso anche uno strumento MIDI molto completo. Il tutto è configurabile da un complesso (per i neofiti) ma molto specifico Controller Editor fornito nel CD di installazione.


Una volta acceso…

Che si tratti di PC o MAC, l’installazione risulta molto semplice e ben guidata; lo strumento appena accesso apparirà già molto affidabile per la sua funzionalità.
Quello che rende adatto a tutti questo strumento è la sua versatilità: usato come mixer, o come controller, o in tutta la sua potenzialità, è sempre stabile. La cosa più strabiliante infine è che senza l’aggiunta di altri strumenti, ha un’ottima funzione di emulazione fino a 4 deck su Traktor, aiutata dalla certificazione che la Native Instruments ha rilasciato per questa apparecchiatura. Che sia a vinile o che sia a cd, si ha un controllo impeccabile nell’ordine dei 5 ms di latenza (ecco perché la NI ha scelto di promuoverlo come prodotto certificato). Consiglio di provare i settaggi e le configurazioni che la casa madre mette a disposizione, magari per trarre spunto per le personalizzazioni.

Tiriamo le somme

Dopo questa panoramica generale, andiamo a capire vantaggi e svantaggi del prodotto: come “pro” ha sicuramente dalla sua parte l’alta affidabilità, le funzionalità pressoché infinite e il fattore “all-in-one”; come “contro” possiamo osservare le sue dimensione non proprio da trasporto, il controller non perfettamente costruito per Traktor (visto che dovrebbe essere l’utilizzo di riferimento dell’XONE 4D) anche se del tutto configurabile, ed il prezzo un po’ elevato.

Nel dettaglio:

Pro:

  • Ottima qualità della scheda audio
    Installazione molto semplice ed intuitiva anche per i neofiti
    Ottima integrazione audio/MIDI
    Versatilità di utilizzo oltre che configurazioni pressoché infinite
    Dinamica e sensibilità elevatissima

 

Contro:

  • Dimensioni non proprio ridotte
    Necessità di una buona conoscenza del midi per le funzioni di editing e shifting
    Spazi gestiti non perfettamente
    Costo elevato
    Sollecitazione propria troppo elevata per CPU e RAM

Xone 4D versus …?

Questo prodotto – sia come rapporto qualità/prezzo che come funzionalità – non ha concorrenti, in quanto non esistono prodotti simili se non combinando vari strumenti tra loro (ad esempio in casa Allen & Heath Xone 92 + 2 x Xone 1D oppure mixer a scelta + Traktor Audio 10 Dj + 2 Traktor Kontrol X1 di casa Native Instruments…) ma sinceramente mi sarei aspettato un miglior settaggio di default: sia per quanto riguarda l’utilizzo di Ableton che di Traktor non credo che la configurazione della casa madre rispecchi in tutto e per tutto le funzioni più utilizzate da gran parte dei dj. Ma fortunatamente, come dicevo, la sezione MIDI è completamente configurabile e l’alta qualità di tutti i regolatori supporterà qualsiasi funzione e qualsiasi sollecitazione.
Infine si può dire che è sicuramente la scelta da fare per locali che ospitano diversi tipi di dj e con diverse configurazioni o per chi ha una consolle stabile preferibilmente in un studio; non credo sia da prendere in considerazione dal dj che ha la necessità di viaggiare, soprattutto in aereo, visto le sue dimensione e quello che la concorrenza offre.

INFORMAZIONI UTILI:

Produttore: Allen & Heath
Modello: Xone 4D
Website: www.allen-heath.com
Distributore italiano: www.grisbymusic.it
Costo: Circa € 1.150,00

Eigenharp Pico by Eigenlabs

Se pensate che si tratti del solito controller aspettate a cambiare articolo, c’è qualcosa che potrebbe stupirvi!

Eigenharp è attualmente a mio parere il miglior progetto di controller hardware-software sul mercato. Visto nel suo insieme potrebbe essere considerato un nuovo strumento musicale o almeno un nuovo modo di intenderlo: ha una propria diteggiatura, suoni proprietari, caratteristiche peculiari.

I tasti tridimensionali sono incredibilmente sensibili al tatto e si programmano via software con relativa semplicità.
Inglese di nascita, comincia la sua strada nel 2001 con una scommessa del piccolo team di sviluppatori della Eigenlabs che ha portato sul mercato verso la fine del 2009 i primi Eigenharp.

In commercio ci sono i tre modelli Alpha, Tau e Pico tutti basati sullo stesso concept:

-          design accattivante
-          tasto sensibile a spostamenti orizzontali, verticali e alla pressione
-          imboccatura per il controllo a fiato programmabile su diversi parametri
-          un software proprietario EigenD di cui tratteremo dopo
-          slide bar per varie funzioni
-          attacco USB
Il modello maggiore Alpha monta anche un microfono con alimentazione phantom.

Alpha

Tau

Pico

Pico

In questo articolo parleremo più diffusamente del modello più piccolo della serie, il Pico:

Pico

-          18 tasti
-          controllo a fiato
-          slide bar
-          4 tasti di funzione
-          tracolla
-          alimentazione USB

La prova su strada

Dopo aver installato il software su piattaforma Windows 7 o Apple tramite la penna usb 8gb in dotazione ed aver collegato Eigenharp tramite usb si ha subito accesso ai suoni base: basso, pianoforte, clarinetto, violoncello e suoni di synth. Inoltre nella sezione drum sono presenti i primi ritmi di una fornitissima lista.
Quello che immediatamente colpisce suonandolo per la prima volta è la sensibilità dei tasti: 10bit di risoluzione e 2000 campioni/secondo per tasto, personalmente non avevo mai provato niente di più sensibile, praticamente a prova di sfioro.
La slide bar ha diverse funzioni in base allo strumento scelto. Può essere una barra di pitch per il basso/synth oppure nel caso del violoncello un controller per l’archetto, trasformando uno strumento virtuale in un modello reale. Il breath controller è anch’esso multifunzione: dal sustain per il pianoforte all’attacco il clarinetto -  come in uno reale – , al cutoff per i synth. Sembra un prodotto completo insomma, che racchiude in sé gran parte delle caratteristiche dei controller in commercio, trasformandosi all’occasione in strumento ad arco, a fiato o a tastiera.

fingering – Foto M. Baciu

La diteggiatura e le scale
E’ possibile utilizzare varie diteggiature anche in dipendenza della scala utilizzata. Eigenharp permette di scegliere infatti tra un numero notevole di scale, dalla cromatica, alla blues, alla indiana… Personalmente utilizzo la mano sinistra per le prime 8 note della scala scelta e la mano destra per le altre 8. Le ultime due chiavi (sono 18 in totale) hanno funzioni speciali e vengono in genere utilizzate per muoversi all’interno del software di gestione.
Si suona generalmente in verticale sostenuto dall’apposita tracolla. I modelli più grandi poggiano a terra come un violoncello.
I 4 tasti di funzione vengono utilizzati per il transposer (i due inferiori), per l’attivazione del metronomo/batteria e per l’accesso a funzioni e strumenti del controller (i due superiori).

EigenD – il software
Eigenharp non è un controller stand-alone, necessita del proprio software EigenD attraverso il quale è possibile accedere alle innumerevoli funzioni. Il software è ovviamente necessario per la programmazione ma è anche la porta di accesso a suoni proprietari, – alcuni di gran qualità – e vst esterni. Eigenharp è comunque un controller midi e può quindi essere utilizzato per suonare strumenti vst o periferiche midi esterne (sempre tramite software).
Una volta programmato Eigenharp con un set di strumenti, loop di batteria e scale è possibile muoversi direttamente dal controller tramite i tasti di funzione. Interessante è la possibilità di caricare soundfont esterni permettendo l’accesso a migliaia di librerie esistenti.
EigenD ha anche un linguaggio proprietario Eigen Commander che permette di accedere velocemente ad alcune funzioni.

EigenD

Per quanto sia possibile utilizzare il software direttamente dal controller realtime è altamente improbabile che ciò avvenga durante una performance, è molto più semplice e sicuro utilizzare un mouse. E’ preferibile comunque impostare il set necessario per la song prima di cominciare a suonare. E’ ovviamente possibile salvare più configurazioni e richiamarle all’occorrenza.
E’ recente l’introduzione di “Stage” un modulo che permette il controllo dei parametri degli strumenti caricati e delle scale che promette di interfacciarsi con Iphone/Ipad.

Eigend è compatibile con VST quindi è possibile il loro utilizzo sia all’interno del software che all’esterno tramite midi e porta midi virtuale (da scaricare a parte).

Su ogni strumento è possibile inoltre inserire effetti e anche qui è possibile accedere a quelli VST

Loop-station

Stage

Una delle funzioni più interessanti di EigenHarp è la possibilità di utilizzare una loop-station interna per la registrazione di suoni. Sul Pico l’accesso è un po’ macchinoso a causa del limitato numero di tasti, ma sulle versioni più grandi l’utilizzo si semplifica. Si scelgono gli strumenti da registrare, il numero di battute e si parte. I loop non sono registrati audio ma mantengono la propria struttura note-by-note. Modificando quindi uno strumento coinvolto in una registrazione cambia anche il sound del loop.

Fanno eccezione i loop di batteria che sono campioni audio. Questa caratteristica lascia un po’ perplessi perché se si aumenta la velocità del metronomo il campione audio risente della della variazione perché viene allungato o ridotto. E’ possibile inserire nel loop qualsiasi strumento, sia esso interno al software o esterno, controllato tramite midi.

Considerazioni

Devo confessare di aver vissuto momenti di amore e odio verso il prodotto. E’ nato per piattaforma OS dove le performance sono ancora oggi migliori. Ho atteso pazientemente il rilascio della prima versione stabile Windows prima di acquistarlo e poi sono cominciati i problemi! La stabilità era purtroppo un’opinione e i bug troppi per pensare di lavorarci seriamente. Ho collaborato con i – devo dirlo – disponibili e gentili programmatori di Eigenlabs per mesi nel tentativo di sollecitare modifiche e correzioni. Poi finalmente è arrivata una certa tranquillità con le “testing release”, software non ancora completi che però vengono comunque rilasciati perché correggono bug. Gli utenti windows sono comunque ancora in attesa di una versione stabile che è stata annunciata ma non ancora rilasciata.
Per quanto devo necessariamente manifestare il mio dissenso verso questa politica in cui si fa uso improprio della parola “stabile” per evidenti logiche di mercato, devo comunque ringraziare i tecnici Eigenlabs per gli sforzi fatti e per non aver abbandonato chi come me ci aveva creduto ed investito. Ho pertanto atteso che la maggior parte dei bug fosse sistemato prima di scrivere questa recensione.
Il Pico è l’unico della serie che funziona su Windows 7, sono in corso sperimentazioni per i prodotti Tau e Alpha.

o8o8 – foto Michael Deusinger

Configurazione

EigenHarp avendo una gestione realtime dei suoni (anche se registrati con loop-station) assorbe un notevole numero di risorse caricando notevolmente la CPU. E’ preferibile quindi un processore almeno Intel i3. Abbiamo fatto dei test con un Core Duo 8400 (di tutto rispetto se utilizzato con Cubase e VST) ma la cpu andava in overload facilmente. Su Mac l’utilizzo delle risorse più contenuto e basta un processore 2Ghz/2gb ram.

Contro

  • non è un controller stand-alone ci vuole un computer per farlo funzionare ma chi lo compra lo sa
  • il prezzo è abbastanza alto e le versioni superiori sono molto più costose.
  • su piattaforma Windows il software funziona ma è ancora nella release “testing”
  • la cpu lavora troppo se paragonata a VST “pesanti” come Omnisphere, Trilogy, Stylus. Mi è stato spiegato da uno dei programmatori che il numero dei messaggi scambiati è notevolmente superiore a quello dei normali controller.
  • dato il prezzo avrei gradito una custodia per il trasporto (la scatola è una specie di custodia ma è ingombrante)

o8o8 - foto Miroslaw Majewski

A favore

  • è molto flessibile, si adatta a molte esigenze
  • si suona con piacere e la tastiera è molto veloce
  • è un controller che integra le possibilità di una tastiera evoluta a quelle di un breath controller
  • il software è molto potente e abbastanza intuitivo
  • documentazione video valida
  • si intravedono ampie prospettive di sviluppo, sia per le librerie dei suoni sia per la suonabilità dello strumento

La scheda di Eigenharp Pico

  • Versione software esaminata di EigenD:  “testing release 1.3.26″ su Microsoft Windows 7

In italia si trova da luckymusic.com e rodsgarage.net (forse altri ma non ne ho trovati tanti)
E’ possibile anche fittare il modello Pico e Tau dal sito eigenlabs.com a prezzi non proprio contenuti in verità ma è un’ipotesi.

prezzo 459,00 sterline (500 euro circa)

Solo per completezza elenchiamo anche i prezzi dei due modelli superiori:

  • Tau
    prezzo 1995,00 sterline (circa 2200,00 euro)
  • Alpha
    prezzo 4080,00 sterline (circa 4500,00 euro)


Vestax VCI 300MKII e Vestax VFX–1

Ormai siamo sommersi da controller midi tutto fare. Le grandi case produttrici si fanno battaglia a colpi di  luci, effetti e consolle con sempre più tasti da gestire e knobs da torturare. In tutto questo, anche le software house cercano di capire le esigenze dei dj per sviluppare software da abbinare all’ennesimo controller. Oggi tra le mani ho il controller midi Vestax VCI 300 MKII, affiancato dal controller effetti VFX – 1.

 

Prima impressione

Tirato fuori dall’imballaggio, il Vestax VCI 300 MKII si presenta molto compatto (Fig.1) e, nello stesso tempo, robusto e resistente al tatto: infatti, lo chassis del controller è totalmente in alluminio, con la parte superiore protetta e rinforzata da una plastica rigida nera e lucida. Tutto ciò giustifica il peso di 3,2 Kg  contenuto in appena 41 x 27 cm. Il design del controller Dj è molto curato nei dettagli: sui bordi arrotondati sono presenti dei gommini curvi per evitare urti con le altre periferiche della consolle. I jog wheels hanno un diametro di 12 cm, più mezzo centimetro di plastica trasparente che serve ad illuminare la circonferenza. A prima vista il controller midi Vestax VCI 300 MKII ha i comandi predisposti in maniera chiara e precisa. All’interno della confezione troviamo in dotazione il software Serato ITCH versione 1.5, un cavo USB per il collegamento della periferica al PC/MAC, il manuale dettagliato in lingua giapponese ed inglese, una pezzolina con il brand Vestax e Serato ITCH per lucidare la consolle e rimuovere eventuali ditate.

 

Il Controller

Il controller Vestax VCI 300 MKII è un controller midi all-in-one veramente ultra compatto: gli spazi sono utilizzati in maniera maniacale e precisa. Inizierò con l’introdurre le funzionalità del controller partendo dal retro pannello (Fig.2).

Retro pannello

Partendo dall’estrema sinistra troviamo un ingresso Rca AUX IN, la cui funzione è di poter collegare fonti esterne ausiliarie e, secondariamente, di poterle switchare in THRU facendole uscire direttamente dal canale master out. Di fianco a questo ingresso troviamo un knob AUX GAIN con il quale abbiamo modo di controllare il gain di ingresso all’hardware (Fig.3).

Sotto il marchio Vestax troviamo l’attacco per la messa a terra, seguito da un tastino PC/ THRU ON che ha il compito di THRU SWITCH, completando la funzione dell’ingresso ausiliario e permettendoci di scollegare l’uscita audio software del computer, facendo passare il segnale direttamente dall’ingresso ausiliario al MASTER OUT. Di fianco al marchio Vestax troviamo la predisposizione per il Kensington® Lock, ossia un piccolo foro al quale possiamo collegare un lucchetto brevettato per proteggere il controller dai malintenzionati (Fig.4).

Nella parte centrale del retro controller troviamo l’uscita MASTER OUT 1, alla quale possiamo collegare un jack da 6.5 mm TRS (Fig.5), subito affiancata da MASTER OUT 2 dove è possibile collegarsi al controller tramite cavi RCA.

E’ possibile regolare la sensibilità di tocco delle jog wheel semplicemente agendo sui due trimmer TOUCH SENSOR LEVEL che in maniera separata (destra/ sinistra) permettono la regolazione MIN/MAX della sensibilità preferita dal Dj (Fig.6).

Nell’estrema destra del controller troviamo un collegamento per alimentatore di 7,5V DC (non in dotazione), grazie al quale possiamo scegliere – tramite il selettore ADAPTER/USB OFF/POWER USB – se prendere l’alimentazione solo dalla porta USB o farsi aiutare dall’alimentatore supplementare. Infine troviamo il classico ingresso USB che accompagna tutte le periferiche che utilizzano questo standard (Fig.7).

Pannello Frontale

Sul pannello frontale (Fig.8) del controller Vestax VCI 300 MKII

troviamo, partendo da sinistra, un ingresso microfonico MIC IN e, di fianco, un piccolo trimmer per la regolazione del livello d’ingresso MIC LEVEL, (Fig. 9)

mentre nella parte destra del pannello troviamo dei trimmer per la gestione del FADER CURVE CONTROL e, quindi, la possibilità di gestire in maniera separata C.F. CURVE, la curva di apertura e chiusura CROSS FADER e I.F. CURVE, per i fader che gestiscono i canali di linea. All’estrema destra troviamo l’ingresso cuffie, per collegare in maniera indipendente cuffie con jack da 6,5 mm TRS o il classico “standard” jack da 3.5 mm. (Fig.10)

Jog Wheel / Deck

Come già anticipato nella premessa, i Jog wheel del VCI 300 MKII hanno un diametro di 12 cm e sono circondati da una plastica rigida  trasparente che ci aiuta a comprendere quando il piatto viene toccato – infatti il colore varia da blue (passivo) a rosso (attivo) – ed ovviamente questa sensibilità può essere tranquillamente regolata tramite il touch sensor level. Su entrambi i lati di fianco ai piatti, un pò nascosti, quasi sotto la consolle, troviamo una rotellina JOG TORQUE ADJUST KNOB, che ha la funzione di regolare la velocità e la precisione di slittamento fisica del Jog Wheel, stringendo o svitando la rotellina (Fig.11).

I comandi della sezione deck del Vestax VCI 300 MKII sono molto intuitivi e di semplice utilizzo: in alto troviamo subito in vista il PITCH SLIDER per il controllo e la regolazione della velocità del playback +/- 6%, con al centro un led verde che ci indica che non stiamo agendo sulla velocità del brano e quindi siamo sullo zero. Alla destra del pitch slider troviamo due pulsantini PITCH SHIFT BUTTONS, con i quali possiamo compensare il pitch range del 12%; per resettare le variazioni di pitch, tornando a valori normali, basta schiacciare entrambi i tastini contemporaneamente. Il tasto KEYLOCK, una volta attivato, modifica la velocità senza andare a toccare la tonalità del brano, mentre con AUTO TEMPO sfruttiamo la classica funzione di matching speed del brano in esecuzione con la traccia secondaria. Una funzione da non sottovalutare è la funzione SCRATCH, o “funzione vinile”, con la quale possiamo manipolare la traccia a nostro piacimento o anche  semplicemente scratchare: questa funzione può essere rapidamente attivata e disattivata tramite il tastino in prossimità della jog wheel (Fig. 12).

Il controllo del deck è affidato a due tasti molto grandi, retro illuminati blue, posti in posizione classica (cioè nella parte inferiore della jog wheel): CUE e  PLAY/ PAUSE. Con essi possiamo effettuare lo start e stop della traccia o il posizionamento del segmento di inizio traccia (Fig. 13).

Sezione Loop

In alto sul deck troviamo la sezione CUE/LOOP, formata da 3 tasti CUE/IN e 3 tasti OUT/LOOP. Cliccando sul tasto CUE IN si decide dove posizionare il CUE POINT, facendo poi andare quella porzione in loop schiacciando il tasto OUT/LOOP corrispondente. Ovviamente la porzione di loop può essere aumentata o diminuita agendo sui tasti HALF per dimezzare e DOUBLE per raddoppiare il loop. Il tasto AUTOLOOP crea un loop automatico tenendo in considerazione il calcolo dei BPM della traccia. La retro illuminzione del controller è molto intuitiva, infatti nel caso del cue /loop, quando il loop viene attivato, i tasti si illuminano di verde, trasformandosi in rosso se si schiaccia di nuovo il tasto OUT1/LOOP, disattivando temporaneamente il segmento in loop. I tasti successivi 2/3 si colorano di arancione e blue se si prepara un loop secondario pronto per essere sostituito a quello attualmente attivo sulla traccia in esecuzione. Il tasto CENSOR, se tenuto premuto, manda momentaneamente la traccia in reverse; attivando la funzione di SHIFT+CENSOR (reverse) il tasto inizierà a lampeggiare in colore arancione e la traccia andrà automaticamente in reverse. E’ presente anche un tasto SHIFT che ci permette di accedere a funzioni secondarie di facile intuizione o semplicemente di annullare il comando o resettare la selezione (Fig.14).

Gain & EQ

Ogni deck possiede un TRIM, un knob gommato che rappresenta il gain del singolo canale che agisce sul volume prima che passi per l’equalizzatore e il fader. La sezione EQ del Vestax VCI 300 MKII è composta da 3 knob gommati LOW/MID/HIGH per agire rispettivamente sulle frequenze basse, medie e alte. Nella parte superiore e centrale del controller Vestax troviamo il knob MASTER, che controlla il livello di uscita generale indipendentemente dal software, mentre MONITOR SELECT serve a bilanciare e missare il preascolto cuffia e MONITOR VOLUME ne controlla il volume. Al centro del controller, in prossimità dei fader di line troviamo i tasti PFL-A e PFL-B che ci permettono di attivare il preascolto in cuffia del rispettivo deck A o B.

Faders

Tra le due jog wheels troviamo la sezione fader, due verticali dedicati al controllo linea A/B con una corsa lunga, divisi al centro da 12 leds meters e uno orizzontale più corto (cross fader). A tutti e tre i fader può essere regolata la curva per il taglio e quindi l’apertura del canale, ottimo per chi deve scratchare o ha esigenze particolari per il proprio show (Fig.16).

Browser

La sezione browser del Vestax VCI 300 MKII è molto intuitiva, anche se compatta, e funzionale. Premendo il tasto CRATES il cursore del software serato ITCH si sposta nella libreria files partendo dalla collezione creata in precedenza un po’ come le “casse” con i dischi che i Dj di solito preparavano e ordinavano prima di una serata. Una volta selezionata la collezione, premendo il tasto BROWSE, saranno visualizzati i file con in dettaglio titolo, artista, BPM, genere ecc., mentre utilizzando il tasto FILES è possibile consultare i propri Hard disk e le proprie cartelle. Tutto ovviamente aiutandosi con lo stick NAVIGATION che ci permetterà appunto di navigare tra file e cartelle  senza utilizzare il mouse. Il tasto SCROLL ci permette di fare lo scrolling dei file utilizzando la jog wheel. E’ possibile anche caricare le tracce tenendo premuto il tasto SCROLL + PFL A o PFL B a seconda di quale deck si voglia utilizzare per caricare la traccia (Fig. 17).

 

La Prova

Il controller midi Vestax VCI 300 MKII è stato testato sia su PC che su Mac, ed in entrambi i casi non ha dato nessun problema. Il software in dotazione contenuto nella scatola è il Serato ITCH Ver. 1.5. Per prima cosa ho aggiornato il software alla versione 1.7, com’è prassi. La periferica è stata riconosciuta in automatico e non c’è stato bisogno di installare ulteriori driver. Il Software della Serato (Fig.18), anche se a prima vista sembra un po’ scarno e graficamente deludente, al contrario è molto affidabile e intuitivo, con in vista solo i comandi essenziali. Calza a pennello con il controller e la comunicazione tra periferica e software non mi ha dato mai problemi durante il dj set.

La libreria di ITCH si riesce a gestire molto facilmente, è molto semplice navigare tra i files ed è possibile sincronizzarla con la propria libreria di Itunes. Come per gli altri controller midi testati in precedenza, ho provato a scratchare con ottimi riscontri: la scheda del controller riesce tranquillamente a gestire la latenza senza ritardi che compromettano la performance generale.

Extra

Se provate a capovolgere il controller, scorgerete un pannello upgrade con 4 viti. In realtà la Vestax dà la possibilità, a chi vuole cimentarsi ed utilizzare il controller per scratchare, di sostituire il cross fader in dotazione con un digital fader di nuova concezione. Il Vestax CF-X2 fader digitale vi consentirà di migliorare le vostre prestazioni e di scratchare con precisione (Fig.19).

CONTROLLER VESTAX VFX – 1

Il controller effetti VFX -1 è un accessorio, per modo di dire, che completa ulteriormente il controller VCI 300 MKII: ha lo stesso design e materiale di fabbricazione di quest’ultimo (Fig.20).

Questo controller va collegato esclusivamente tramite porta USB e si interfaccia con lo stesso software in dotazione (Fig. 21).

Appena collegato al software serato ITCH, compare una barra effetti con varie informazioni sull’effetto utilizzato, la percentuale di utilizzo dell’effetto e le informazioni sul deck (Fig.22).

Il Controller midi VFX -1 si sviluppa su forma verticale e la lettura dei suoi comandi è molto chiara ed intuitiva. Infatti la Vestax ha chiaramente voluto dividere a metà, orizzontalmente, la gestione dei comandi, dando la possibilità di applicare gli effetti in maniera separata al deck A e B. Nella sezione ASSIGN possiamo assegnare, tramite i tasti DECK A/B, l’effetto sul deck A/B o addirittura al MASTER premendo entrambi i tasti contemporaneamente. Nella stessa sezione troviamo, di fianco, la funzione di preascolto dell’effetto in cuffia, premendo il tasto PFL FX, o di applicazione dell’effetto alla sezione AUX/MIC. In basso troviamo un tasto molto visibile ON/OFF, con il quale possiamo attivare l’effetto. C’è da dire che di lato al controller c’è nascosto un piccolo switch LATCH che ci darà la possibilità di attivare l’effetto senza tenere il tasto premuto. Il pulsante TAP/AUTO sincronizza l’effetto con i BPM delle tracce o, premendo ripetutamente il tasto, con il tempo (Fig. 23).

Sezione effetti VFX -1

Gli effetti chiaramente sono contenuti nel software Serato e sono 9: Flanger, Crusher, Tremolo, Phaser, HPF, LPF, Echo, Delay e  Reverb. Sono tutti selezionabili tramite un Konb SELECT a dodici scatti, mentre con un knob simile (BEATS) è possibile variare il beat division. Sotto troviamo DEPTH, un mega knob per il controllo dei parametri DRY/WET  del FX e un knob gommato simile a quelli del controller VCI per il controllo dei parametri secondari del FX (Fig. 24).

 

Considerazioni

Il controller midi Vestax VCI 300 MKII è un ottimo controller, considerando la qualità, il design e il prezzo. I comandi sono chiari ed essenziali, di facile intuizione anche ai Dj alle prime armi. Al buio totale, i tasti retro illuminati aiutano a non perdere il controllo, anche se la retro illuminazione è un po’ deludente. Sulla qualità dei materiali, nessun dubbio: forse i fader, però, vanno tenuti d’occhio. Nel complesso il controller risponde bene ed ha tutte le carte in regola per accompagnarvi nei vari live set, anche in quelli più sfrenati dove volete cimentarvi nello scratch. Il software Serato ITCH calza perfettamente con il VCI 300 MKII ed è veramente semplice da configurare e da usare. Forse la vera delusione sta nel fatto che bisogna acquistare a parte un controller midi effetti come il VFX-1: nonostante la qualità degli effetti sia ottima, oggi nella giungla dei controller troviamo altri produttori che – ad un prezzo inferiore – propongono periferiche super  con la gestione degli effetti già onboard.

Alla prossima Dj Fresella ….

Pro:

  • Ottimo rapporto Q/P
  • Scheda audio integrata
  • Istallazione semplice
  • Alimentazione USB
  • Ottimo per  i missaggi e per gli scratches
  • Ottimo software in dotazione.

Contro:

  • Struttura e meccanica migliorabile
  • Luminosità dei tasti al limite
  • Upgrade obbligatorio per aumentare la performance degli scratches
  • Ha necessariamente bisogno, per gestire gli effetti, di un controller a parte.


INFORMAZIONI UTILI:

Produttore: Vestax

Modello: VCI 300 MK II + Controller effetti VFX -1

Website: http://www.vestax.com/

Distributore italiano: www.exhibo.it

Costo VCI 300 MK II: Circa euro 690,00

Costo VFX -1: Circa euro 220,00

Alla prossima,
DJ Fresella

Softstep – Il controller tuttofare

I controller midi sono sempre stati al centro delle attenzioni dei musicisti di tutti i generi. Sul palco o in studio salvano o complicano la vita! In questi ultimi anni si è assistito al passaggio dai controller hardware, pieni di tasti e pedali, difficili da programmare, spesso da modificare con chip di provenienza parallela per ottenere maggiori prestazioni, a sistemi misti hardware-software. Ora siamo alla release 2.0 dell’evoluzione: controller ibridi, sempre più software, che delegano al pc gran parte del loro calcolo. Softstep alza la posta in gioco: un controller con hardware minimo a programmazione software ma con struttura fisica modellabile. Non esiste più una base hardware predefinita, ora anche il tasto può trasformarsi in pedale o in switch trasformando una pedaliera a 10 tasti uguali in una struttura variabile in cui numero di tasti, pedali, toggle, trigger sono completamente da definire. Il concetto di “tasto” e “pedale” cambia la sua connotazione originale e si evolve in un oggetto esa-dimensionale (x-y-pressione-rotazione-on-off…).


Trovandomi spesso a fare live con le mani sempre impegnate da qualche strumento musicale, sono costantemente alla ricerca di controller midi che mi agevolino il lavoro.
Mi sono imbattuto in SoftStep, il nuovo nato della Keith mcMillen (www.keithmcmillen.com).
Apparentemente è il solito controller, ma qui le promesse sono altre e mi hanno incuriosito.
Cominciamo col dire che la gestione è tutta via software, quindi addio alle notti spese con il Behringer FCB 1010 e simili, con sequenze di tasti che facevano impazzire: qui le cose sono più semplici ed intuitive… a patto che si legga il manuale però! C’è da studiare un pochino – anche se meno del solito -, ma bisogna familiarizzare con il linguaggio utilizzato dagli sviluppatori e con questo concetto dell’assegnamento multifunzionale dei tasti.
Ho provato il software su Windows 7 64bit SP1: lento e non proprio stabile. L’impressione è che sia nato per Mac, dove sicuramente funzionerà benissimo! Ultimamente sono un po’ sfortunato con i software multipiattaforma, scelgo sempre quella sbagliata (che sia ora di cedere alla tentazione della mela?!). Lo faccio funzionare in modalità compatibile Xp e sembra migliorare leggermente: almeno non si blocca. E’ una release 1.0, la prima “stabile” probabilmente.
Ma lasciando da parte la stabilità, si può lavorare. Il sistema offre la possibilità di assegnare 6 eventi ad ogni tasto scegliendo tra on/off, trigger o pedale x-y e altre varianti.

Vediamo come lo descrive la casa produttrice:

  • Pressione: ogni tasto è sensibile alla pressione per un controllo espressivo del suono
  • Direzione: i movimenti verticali e orizzontali vengono trasformati in valori
  • Portatilità: leggera 566gr e piccola come una tastiera di un pc
  • Livelli: fino a 6 Note, CC, Pitch Bend, Program, MMC, o OSC per tasto
  • Resistenza: materiale elastico con retro in fibra di carbonio… – cito testualmente – “resistente alla birra!”
  • Flashy: display a led 4 caratteri, 10 LEDs bicolori (rosso/verde) per chiave, retroilluminazione
  • Controllo: può pilotare qualsiasi software o hardware midi compatibile compreso i controlli da studio mmc e Hui di Protools e Logic, pedalini Line6 e simili


E’ tutto vero ma ci sono alcuni particolari che vale la pena sottolineare.
- I tasti sono di una specie di gomma morbida, silicone, la pressione non restituisce una risposta al tatto, non è come premere un pedale di alluminio insomma. Se qualcuno di voi ha provato le tastiere pc di gomma o le tastiere musicali avvolgibili sa di cosa parlo. Morale della favola: bisogna dare una sbirciatina prima di agire sul tasto per non  rischiare di ritrovarsi a premere sul pavimento.
- Con le mani e con i piedi scalzi (aaargh!!!) bisogna insistere molto sui tasti, soprattutto se usati come pedale.
-  Se parliamo di trigger on/off le cose vanno bene ma se programmiamo un pedale lineare su un tasto quadrato 5cmx5cm, con valori 0-127 è veramente molto difficile fermarsi su quello giusto, anche se esiste la possibilità di rallentare il tempo con un parametro detto slew (che è comunque troppo veloce).

L’idea merita comunque considerazione. Una volta programmato il controller trasferendo i dati dal pc si può lavorare in più modalità:

  • standalone USB per pilotare software o vst
  • standalone midi, attraverso un suo accessorio midi (non in dotazione) diventa un controller midi pcless
  • hosted, attraverso il suo software (che deve essere lasciato aperto) può utilizzare un numero di funzioni maggiore rispetto alla modalità standalone usb

Esempi di utilizzo
- La cosa più veloce che mi viene in mente per far comprendere le possibilità delle multifunzioni sui tasti è quella di programmare fino a 6 note per tasto creando accordi ad ogni pressione.
- controllo di loopstation (Guitar Rig, Ableton Live)
- controllo Pod e pedali (Line6 e simili)
- controllo parametri midi per pilotare synth (in modalità hosted ha anche il controllo di OSC)
- controllo di volumi su mixer virtuali e midi (qui ci andrei un po’ più cauto)

Si possono impostare azioni anche con il tasto off, una sorta di after touch. Se ad esempio si suonano accordi una delle azioni sul tasto off può essere una nota di basso per avere un effetto particolare.

Possono essere pilotati tutti i software e hardware midi compatibili. Particolare attenzione rivestono gli effetti per chitarra con il supporto delle impostazioni Toggle (che manda 0-1) e Toggle127 (che manda 0-127) e Ableton Live, che per sua natura si presta moltissimo.
Attenzione, dato il basso assorbimento funziona su IPAD. Ovviamente necessita dell’adattatore usb (camera connection kit per Ipad), ma l’idea di avere un prodotto PC/Mac/IPAD è sicuramente interessante.

Esperienza pratica con Guitar Rig
Per fare un test ho programmato il controller per il mio Guitar Rig 4, sostituendo la pedaliera della Native con SoftStep. Innanzitutto ho ben 10 tasti. Ho scelto di utilizzare:
2 tasti per il looper (rec/play e stop)
1 tasto per la funzione overdub della loop
1 tasto per il mute
1 tasto redo
1 tasto undo
1 tasto come pedale volume loop
1 tasto come pedale volume generale
1 tasto come mandata effetto

Avrei voluto programmare un tasto come pedale in modo da poter variare i preset degli effetti ma la cosa ha avuto poco successo. A differenza degli altri pedali che ho creato (volume, effetto) dove si può andare ad occhio/orecchio, un pedale che modifichi il preset deve essere preciso e questo come dicevo è davvero improbabile!
Ho risolto creando un intero preset per modificare i program change, quindi se voglio il preset 4 premo il pedale n. 4. Per il 42 è un po’ più complicato ma si abilita la funzione a 2 cifre spostandosi sulla quarta decina e poi si preme il tasto 2.
Il bello di questo controller è che è facile passare da un preset all’altro avendo a disposizione ogni volta 10 tasti. Il brutto è che i preset si resettano ad ogni caricamento, quindi spostandosi da un preset all’altro si perdono i valori memorizzati dai pedali. Se si tocca il pedale dopo esserci tornati questo riparte da zero (non mi ha sorpreso questa cosa, ma trattandosi di piattaforma “innovativa” potevano anche pensarci!).

Luci e led
A parte la retroilluminazione che fa la sua figura su un palco semi-illuminato, c’è un led bicolore su ogni tasto che è possibile programmare. Può essere fisso o lampeggiante (a 2 velocità slow/fast).
Si possono fare cose inusuali come ad esempio decidere l’azione di un tasto in base alla pressione di un altro tasto. Nel mio settaggio per Guitar Rig la luce Play lampeggia fino alla pressione del tasto di STOP.

La dotazione hardware/software

La dotazione hardware è piuttosto essenziale, quella software è inesistente, o almeno va scaricata.
- cavo usb 3mt
- adattatore per pedale esterno
- mini-manuale cartaceo quasi inutile
- una custodia di stoffa impermeabile – veramente “cinese”!
- un indirizzo internet da cui scaricare i programmi * questo serve e ci sono anche i manuali veri.

Pro/contro Tiriamo le somme
Volendo fare un bilancio di pregi e difetti il prodotto risulta sicuramente utile a chi vuole in poco spazio qualcosa di veramente versatile e molto resistente. Lo consiglio dunque a tutti i musicisti che utilizzano software e hardware con funzioni accessibili via midi e che hanno esigenza di passare con un tocco di piede dall’uno all’altro senza perdersi nei complicati processi dei controller midi classici. Data la “resistenza alla birra” dichiarata dalla casa immagino che il prodotto abbia una buona resistenza in ambienti difficili ed in effetti sembra abbastanza solida e compatta.

Anche se dubito che qualche tecnico del suono manovrerà mai il suo mixer con i piedi, invito alla prova chi vuole sperimentare l’utilizzo degli arti inferiori insieme a quello delle mani per operazioni di routine, on/off, volumi, etc.
Se però valutiamo il rapporto qualità/prezzo, si cade notevolmente: non costa poco e necessita comunque di un pc/mac. Se aggiungiamo che per l’autonomia totale ci vuole l’expander midi e un alimentatore usb, il quadro è completo.
Personalmente riesco ad utilizzarlo con le scarpe e in piedi (soprattutto per le funzioni dei pedali la posizione verticale mi risulta fondamentale).

Extra – Photoshop con i piedi


E’ possibile scaricare il software Keyworx che permette la programmazione con messaggi che il sistema operativo comprende. Si può quindi pilotare il mouse, fare un copia e incolla, ma anche utilizzare funzioni più complesse con Photoshop e con qualsiasi programma che permetta di legare una funzione ad una combinazione di tasti. Attenzione, perché Keyworks carica un suo firmware sovrascrivendo i preset musicali, quindi il controller è da utilizzarsi o con l’uno o con l’altro software.

INFORMAZIONI UTILI

Produttore: Keith McMillen (www.keithmcmillen.com)
Piattaforma: PC/MAC/IPAD
Prezzo di listino: 289.95 $ (in Italia intorno ai 250,00 euro)

Accessori non compresi:

  • Midi box 49.95$
  • Pedale esterno (un qualsiasi pedale volume)
  • Alimentatore usb (per alimentazione senza pc)


tutte le foto – tranne la prima – di Fabio Pesce

Native Instruments – Traktor Kontrol S4

Nome: TRAKTOR KONTROL S4. Dimensioni: 32x5x50 cm, numeri che hanno rivoluzionato il mondo dei controller midi, grazie alla Native Instruments. Ho già parlato, in altri interventi, di questa casa tedesca con esperienza quasi ventennale, nota per il continuo sviluppo di prodotti innovativi – vedi Maschine, Traktor X1… - ed in continua simbiosi con le esigenze degli addetti ai lavori. Questa volta l’hanno fatta grossa…

Prima impressione

La confezione si presenta in modo classico, con una gigantografia del controller (Fig. 1). Nella confezione, oltre al controller ben protetto, troviamo un alimentatore, un cavo USB per il collegamento al PC/Mac, il dvd con i software, Traktor Pro S4, Controller editor ed i driver per i controller Traktor Kontrol S4, Traktor Kontrol X1 e le periferiche audio DJ 2/4/8. Il manuale a colori è in quattro lingue (assente l’italiano, come d’abitudine) e permette un setup veloce. Inoltre, i signori di Berlino hanno pensato di farci trovare nella scatola anche un piccolo schema con le scorciatoie per la tastiera, un poster con le specifiche del controller e dei simpatici adesivi Traktor.

Il peso del controller è di 3 kg  e, come da premessa, misura 32 cm di altezza per 50 cm di larghezza e 5 cm di spessore (6,50 cm circa, se consideriamo anche jogwheel e knobs). Come i precedenti controller di produzione Native Instruments, anche il Traktor S4 è ben strutturato: tutto è al suo posto, i comandi sono vicini e compatti, ma la loro posizione è facilmente memorizzabile in un attimo. Il design è sempre il punto forte della casa Tedesca: la parte centrale – che rappresenta il mixer del controller – è una superfice lucida a specchio, mentre i deck di destra e sinistra sono coperti da una superfice di alluminio opaca. Il materiale di cui è composto il controller è, nel complesso, plastica rigida, mentre fader, tasti e knob sono, come sempre, di ottima fattura (Fig. 2).

Il Controller

Il Traktor Kontrol S4 è un controller midi all-in-one di ultima generazione, generoso nelle dimensioni, ma compatto in relazione alle enormi potenzialità possedute. Inizierò a parlarvene introducendo il controller dall’ampio retro pannello (Fig.3).

Retro pannello

Di fianco al logo NI troviamo subito la predisposizione per il Kensington® Lock, ossia un piccolo foro al quale possiamo collegare un lucchetto brevettato per proteggere il controller dai malintenzionati. Subito sotto troviamo una vite che utilizzeremo per un’eventuale presa di terra (Fig. 4).

Il retropannello ha un aspetto ordinato e molto chiaro, suddiviso in sezioni. Nel MAIN OUT troviamo un’uscita 1/2 RCA sbilanciata ed una bilanciata su 1/2 Jack TRS, naturalmente da 6,3 mm, da utilizzare per collegare il controller ad un impianto di amplificazione – o anche a monitor attivi (Fig.5).

Come tutti i controller NI (X1, Maschine, Kore, )  anche l’S4 comunica direttamente con i rispettivi software NI utilizzando un protocollo proprietario con una risoluzione di 512 step contro i 128 step di tutti gli altri controller che si interfacciano con il Traktor, ha una scheda audio integrata di ottimo livello, con convertitori AD / DA Cirrus Logic ® dalla risposta di frequenza molto alta ed una risoluzione audio 24-bit/96Khz. INPUT CHANNEL D ha un ingresso RCA 4/3: in questo pannello troviamo uno switch LINE / PHONO, come un vero mixer, per il routing di un lettore CD o di un giradischi; con lo switch THRU / USB, invece, decidiamo o di far uscire l’audio della periferica collegata direttamente dal Master, senza poter agire su altri parametri (con THRU), o di far passare l’audio per il Traktor, controllando dunque anche i volumi, le dissolvenze, i filtri e utilizzare gli effetti di Traktor su quella traccia (con USB). L’ingresso è regolabile tramite un Gain. Nella stessa sezione è presente anche un ingresso microfonico MIC con Jack da 6,3 mm, affiancato da un gain per la regolazione ed eventuale amplificazione del microfono (Fig. 6).

Nell’ INPUT CHANNEL C è presente un ingresso RCA con l’identico switch LINE / PHONO di commutazione (Fig. 7).

FOOTSWITCH / MIDI IN e OUT – In questa sezione è possibile collegare una pedaliera configurabile, nonché un ingresso ed un’uscita midi per sincronizzare e collegare apparecchiature esterne, sintetizzatori, drum machine e (perché no?) il MASCHINE stesso, della Native Instruments (Fig.8).

Nella sezione POWER troviamo il tasto per l’accensione dell’unità, la possibilità di collegare l’alimentatore in dotazione e la porta USB per il collegamento al PC/Mac (Fig.9). Ho provato ad eliminare l’alimentazione durante il test: il Traktor Kontrol S4 ha continuato a funzionare con la sola alimentazione della porta USB, ma ha ridotto di molto la luminosità dei led, influenzando anche la prestazione della scheda audio (che ovviamente non va a pieno regime).

Pannello Frontale

Il pannello frontale (Fig.10), oltre ad avere il logo Traktor in bella mostra, ha un ingresso PHONES cuffia con jack da 6,3 mm, robusto e rinforzato con una rondella proprio per andare incontro alle esigenze dei Dj che – utilizzando la propria cuffia personale ed alternandosi alla consolle – “stressano” l’ingresso cuffie.

Subito di fianco, CUE MIX / CUE VOL /MIC VOL gestiscono il controllo dei volumi cuffia. I rotori sono a scomparsa e bisogna pigiare per farli fuoriuscire, per poi regolare il volume desiderato(Fig.11).

Jog Wheel / Deck

Come già anticipato sopra, la sezione comandi della consolle è ben definita. La sezione JOG WHEEL ha una Jog gommata ai lati, con un diametro esterno di 12 mm: il top occupa un diametro interno di 9 mm, è di materiale lucido con al centro il logo Traktor in bianco (Fig.12). In realtà Il top non è altro che un microswitch che, al tocco, emula il Vinyl touch. I tasti deck C/D commutano il deck da A a C e da B a D, il tastino resta illuminato al tocco (ad indicare il deck alternativo in uso), il tastino load invece carica sul deck selezionato la traccia direttamente dal browser.

FX1 / FX2

Sulla parte superiore del Jog Whell troviamo la sezione effetti FX1/FX2, composta da 4 knobs DRY/WET per la quantità di effetto da dare (Fig.13). A questo punto dobbiamo dedicare la nostra attenzione al tastino MODE, che ci fa passare dalla modalità Chain alla modalità Advanced. Con la modalità Chain abbiamo gli effetti concatenati e possiamo regolare la percentuale dry/wet, oltre a attivare o disattivare i singoli effetti con i tasti luminosi in corrispondenza dei knobs 1/2/3. Inoltre, tenendo premuto il tasto SHIFT e premendo questi ultimi, è possibile cambiare il singolo effetto e quindi riconfigurare velocemente la catena di effetti sul deck corrispondente. In modalità Advanced, invece, è possibile utilizzare un effetto per volta, ma di contro si accede anche ad altre funzioni avanzate, legate all’effetto selezionato: utilizzeremo, quindi, i knobs per agire su altri parametri, anche qui tenendo premuto il tasto SHIFT ed il tastino in corrispondenza del DRY/WET, selezionando rapidamente l’effetto desiderato.

Display

Nella parte inferiore del Jog whell troviamo il DISPLAY, molto chiaro, retro illuminato ed a colori (Fig.14).  Le informazioni indicate sono poche, ma essenziali: ON AIR illuminato sta ad indicarci che nel deck il fader è alzato e quindi il volume del canale è attivo; SAMPLES ci segnala che la sezione samples del deck C/D è attiva o che comunque è stato caricato il sample deck; la scritta di colore blue/bianca DECK ci indica su quale deck stiamo lavorando; le scritte illuminate ambra KEYLOCK e MASTER indicano la funzione in uso sul deck corrispondente. Verso la fine troviamo un display led a due cifre che ci indica il valore – e quindi la dimensione – del loop automatico 1/2/4/8/16/32. Se il valore del loop viene portato al di sotto dell’ 1 (quindi -½ – ¼  e così via), il display aggiunge un asterisco o punto in alto a destra del numero.

Sezione Loop

La sezione LOOP è composta da due encoder e due pulsanti IN e OUT (Fig.15): con questi ultimi scegliamo manualmente la nostra porzione di loop, indicando il punto di inizio e di fine; con l’encoder di sinistra, semplicemente ruotandolo, muoviamo la porzione di loop, mentre schiacciandolo si attiva o disattiva la porzione. Ruotando l’encoder di destra si fa scorrere il numero di battute del loop, premendolo si attiva o disattiva il loop. Attivando la sezione BROWSE, al centro del mixer, i due encoder acquistano un’altra funzione. Con il rotore di sinistra si selezionano le cartelle della libreria e premendolo si accede alla cartella selezionata, mentre con il rotore di destra si naviga tra le playlist già pronte.

Sezione Samples

La sezione SAMPLES è composta da quattro tasti retro illuminati che indicano i rispettivi quattro samples caricati sul sample deck all’interno del software Traktor Pro S4 (Fig.16). Anche visivamente, sul controller, grazie alla retroilluminazione, è molto semplice capire quale tasto è impegnato dal campione. Per rimuovere o sostituire il campione basta tenere premuto il tasto SHIFT ed il tasto interessato.

Trasport e Cue

E’ composta da 8 tasti, di cui 4 numerati, anche questi retro illuminati. I Tasti 1/2/3/4 retro illuminati in blu possono essere associati agli HOTCUE, funzione che può essere cancellata e riassegnata tenendo premuto il tasto SHIFT. I rimanenti 4 tasti SHIFT / SYNC / CUE / PLAY svolgono funzioni già note: il tasto SHIFT, combinato con il tasto SYNC, attiva la funzione MASTER TEMPO; con il tasto CUE si fa tornare la traccia all’inizio; il tasto PLAY attiva o disattiva la KEYLOCK (Fig.17).

Tempo

Per il controllo della velocità, come in tutti i controller che si rispettino, abbiamo in corrispondenza di ogni deck uno slide TEMPO molto preciso, che aumenta o diminuisce la percentuale di tempo (Fig. 18). In alto troviamo l’OFFSET, due tastini illuminati color ambra  (Fig. 18a) che hanno la funzione innovativa di regolare ed evitare sbalzi di pitch tra i vari deck, per esempio quando ne usiamo 4. Infatti, qualora non sia attivo il master tempo, la percentuale di pitch tra il fader software ed il fader hardware reale potrebbe risultare differente, perché fisicamente in un’altra posizione! A questo punto si illuminerà il tastino che ci indicherà su quel deck una velocità maggiore o minore. Tenendolo premuto, entrambi i tastini si illumineranno più intensamente, per indicarci la totale disattivazione del fader tempo.

Gain & FX 1 / 2

La parte centrale del controller  è composta da 4 encoder e 1 knob: i GAIN sono encoder che si trovano in corrispondenza di ogni canale (il fatto che siano encoder, e quindi a rotazione continua, e non knob è molto positivo: infatti si ha la possibilità di controllare i dB delle tracce con molta precisione e senza sbalzi improvvisi di volume). Sotto ogni GAIN troviamo i tastini FX 1/2, che servono ad assegnare il preset effetti ad ogni canale e quindi ad attivarli. Con gli stessi tastini si accede ad una modalità molto interessante che rende questo controller ancora più completo (Fig.19): tenendo premuto il tastino SHIFT possiamo invertire l’apertura e la chiusura del canale sul cross-fader, in maniera indipendente su ognuno dei quattro canali.

Main Level

Al centro troviamo il MAIN LEVEL, knob che regola il volume master, ed un Vu-meter led che indica il livello sul canale destro e sinistro.

Mixer

Il resto del mixer si divide in 4 canali, ognuno con la possibilità di tagliare le frequenze basse, medie ed alte tramite i knob gommati, in più c’è l’aggiunta di un controller FILTER. Su ogni canale c’è un tastino CUE per il pre-ascolto in cuffia (Fig.20).

Ogni fader è affiancato da un Vu-meter da 7 led che indica il livello del singolo deck (Fig.21). Ai piedi dei fader ci sono delle freccette luminose che indicano in che direzione sul cross-fader è assegnato il canale (Fig.22). Il cross-fader è molto scorrevole e di ottima qualità, buono anche per lo scratch. Risalendo il centro del mixer troviamo in alto un encoder BROWSE: con questo rotore possiamo scorrere tra i file nelle cartelle e, premendolo, è possibile preascoltare la traccia selezionata (Fig.23).

Al centro del mixer troviamo 3 indicatori luminosi importanti (Fig.24):

- un TRIANGOLO con il punto esclamativo che ci segnala un eventuale problema di comunicazione controller/software, o ci allerta per un sovraccarico della CPU improvvisa;

- il simbolo classico USB, che ci indica il controller collegato correttamente al laptop;

- il simbolo CUFFIA, che avverte che è attivo il preascolto di una traccia dal Browser.

Subito sotto troviamo tre tastini color ambra: SNAP / MASTER / QUANT. Attivando il tastino SNAP, il loop lanciato si sincronizzerà con la beatgrid; MASTER alterna il master clock con il master deck mode del controller; infine QUANT quantizza i campioni caricati nel deck con i BPM della traccia.

Loop Recorder

Il LOOP RECORDER (Fig.25) è la vera novità del controller della Native Instruments. Infatti, possiamo registrare un loop da un deck , fonte esterna o microfono. La sezione loop recorder è composta da 4 tastini REC / PLAY / SIZE / UNDO e un knob DRY/WET. Premendo il tasto REC partirà la registrazione, riproponibile immediatamente sul master agendo sul tasto PLAY. Con il tasto SIZE decidiamo la misura del loop e, se la registrazione non è di nostro gradimento, basterà schiacciare il tasto UNDO per annullare la take. Sopra i quattro tastini c’è il controllo volume per rendere il nostro loop registrato più o meno presente sul master. Last but not least, il tastino al centro mixer  BROWSE, identificabile per una lente d’ingrandimento che ci apre a pieno schermo la nostra libreria dei brani per una selezione e gestione più rapida dei file, sempre senza toccare il mouse.

Extra

In più c’è da dire che i knobs del volume master e cuffia presente sul controller sono dei potenziometri che controllano il segnale analogico dall’uscita dei convertitori e non influiscono sul settaggio dei volumi “software” del Traktor S4 e inoltre è possibile assegnare il segnale microfonico/linea direttamente ad un DECK in modo da poter utilizzare eq/filtro/fx/campionamento come si fa normalmente con un DECK virtuale. Di default il segnale microfonico è impostato in modo da sommarsi all’uscita master senza rinunciare ad alcun DECK (ma ovviamente non è possibile effettarlo ed utilizzare i filtri).

La Prova

Prima di utilizzare il Traktor S4 consiglio di aggiornare subito i drivers ed il software alla versione più recente, tramite il Service Center della Native Instruments. Dopo averlo collegato, la prima operazione  che si consiglia di fare è calibrarlo…(Fig.26)

Il Traktor Kontrol S4 è stato testato su due differenti laptop, con processori e caratteristiche differenti. Il primo  laptop con processore  Intel Centrino Duo  T2500 2,0 Ghz, 2 Gb di ram e sistema operativo Microsoft Windows 7, con il quale non si è presentato nessun problema, sia in fase di istallazione che in fase di utilizzo. Il software utilizzato per la prova Traktor PRO S4 ver. 1.0.1 ( Fig. 27)si è comportato egregiamente in perfetta fusione con il controller, non è stata riscontrata nessuna latenza né ritardi di nessun tipo, ho provato a scratchare mettendo a dura prova fader e jog wheel e sono rimasto più che soddisfatto per la prestazione.

Anche utilizzando i vari effetti su traccia, le prestazioni della CPU sono rimaste nella media, raramente si è verificato un leggero crepitio audio dovuto ad un aumento inaspettato dell’uso della CPU. Il software è una versione migliorata del Traktor, in quanto adattato alla perfezione per questo controller con l’aggiunta dei deck per i samples. La situazione migliora nettamente con un processore Intel Core 2 duo 2Ghz, 2 Gb di ram e sistema operativo Mac OS X: anche qui non ho riscontrato nessun problema, driver e software sono installati senza alcun problema e l’intero sistema Traktor Kontrol S4 si integra perfettamente anche con quest’altro S.O. Ovviamente, è pienamente compatibile anche con la nuova versione Traktor PRO 2. A tal proposito, la versione che ho utilizzato per il test non è sincronizzabile con i vinili, ma dal primo Aprile 2011  la Native Instruments regala a tutti i possesori del Kontrol S4 l’aggiornamento al Traktor Pro2, mentre con 129 € si può acquistare l’aggiornamento che permette all’S4 di funzionare nella modalità vinyl/cd Timecode.

Considerazioni

L’impressione che ho ricevuto in queste settimane di utilizzo massiccio del Kontrol S4 è più che positiva. Non è solo una consolle, ma uno strumento creativo.  L’aspetto del mixer, con i fader e tutte quelle lucine inizialmente possono ingannare la mente, facendo pensare di trovarsi dinanzi all’ennesimo controller giocattolo. Le jog wheel – rispetto ad altri controller concorrenti – sono molto più pesanti, ma in compenso – a mio parere – molto più precise e resistenti. Il materiale utilizzato per assemblare questo controller, in pratica, è della stessa qualità degli altri controller X1 e Maschine, ma il mio dubbio cade sempre sulla resistenza dei fader ed ancor di più del cross fader sottoposti ad una continua sollecitazione. La mancanza di un’uscita booth obbliga in determinate situazioni a collegare l’S4 ad un mixer esterno per controllarne meglio i volumi generali e magari dare un po’ di spinta in più al totale in uscita, anche se c’è da dire anche che la qualità della scheda audio di questo controller sembra sicuramente superiore ad altri concorrenti. In conclusione, il Traktor Kontrol S4 può essere attualmente considerato il controller midi più completo ed innovativo in circolazione, considerando che viene venduto corredato di un software, studiato nei minimi dettagli per sfruttare al meglio le sue potenzialità. La Native Instruments, con le sue innovazioni, continua a spingere i dj  ad essere sempre più musicisti e padroni della consolle e meno juke box. Tutto ha un prezzo: ed il nostro controller, rispetto ad altri prodotti concorrenti di pari qualità, presenta un buon rapporto qualità-prezzo.

Alla prossima ….. Paolo Dj Fresella Colacicco

PRO:

Innovativo

All-in-one, scheda audio integrata

Esteticamente bello

Facile da installare

Buona fattura

Ottimo anche per scratchare

CONTRO

Prezzo ancora “un tantino” elevato

Dimensioni non proprio friendly

Fader e cross-fader migliorabili

Manca un’uscita booth

INFORMAZIONI UTILI:

Produttore: Native Instruments

Modello: Kontrol S4

Website: www.native-instruments.com

Distributore: www.midimusic.it

Prezzo: 890+Iva

Prezzo scratch update kit: 129+ Iva

Alla prossima,
DJ Fresella