I nostri riflettori sono sempre puntati sui protagonisti del mondo musicale: artisti e strumenti utilizzati. Eppure, per una rivista a tutto tondo come la nostra, non può mancare un focus su ciò che è… strumentale agli strumenti! Da qui, l’idea di lanciare una rubrica sul “dietro le quinte” di ogni output artistico: un’analisi tecnica di quei piccoli e grandi accessori indispensabili o meglio “necessari” senza i quali la produzione musicale sarebbe sostanzialmente monca.
In un’epoca dominata dal bluetooth e dal wireless, andiamo un po’ controcorrente ed iniziamo con l’elemento forse più bistrattato, invocato, odiato ed amato, ma soprattutto calpestato… I cavi!
Tutta la nostra musica “scorre” attraverso i cavi che collegano le apparecchiature elettriche/elettroniche usate per produrre o ascoltare musica.
Il cavo quindi può essere considerato un componente audio a tutti gli effetti. Esso infatti è attraversato dal segnale audio (corrente elettrica) e quindi può trasferirlo inalterato o degradarlo durante il passaggio.
I cavi di collegamento audio possono essere distinti in diverse categorie in funzione del loro impiego:
• il cavo di segnale (microfonico, per strumenti musicali, di linea)
• il cavo di potenza (collega il finale con le casse)
• il cavo digitale (per interfacciare apparecchiature digitali)
• il cavo di alimentazione (porta la corrente dalla rete al componente audio).
Per obbligo di sintesi tralasceremo, in questa prima trattazione, le caratteristiche meccaniche e di sicurezza che i diversi cavi dovranno necessariamente avere affinché siano utilizzabili per il loro impiego.
E’ ovvio infatti che un cavo, microfonico o per chitarra, dovrà essere particolarmente resistente al calpestio, agli strappi, alle variazioni atmosferiche e contemporaneamente essere sufficientemente flessibile da non ostacolare l’esecutore. Tutte queste caratteristiche avranno minore importanza nel caso di cavi di linea impiegati in postazioni fisse da studio.
Piuttosto, dopo brevi cenni sulle caratteristiche elettriche che influenzano il passaggio del segnale audio, analizzeremo alcune teorie sul funzionamento del cavo.
Premessa: la diatriba sulla qualità di un cavo tra “ascoltoni“ (audiofili che valutano le apparecchiature audio prevalentemente per come suonano, dando poca importanza alle nude caratteristiche tecniche…) e “misuroni” (audiofili per i quali le caratteristiche tecniche rilevate alla misura di laboratorio rappresentano il punto di riferimento assoluto per la valutazione di un componente audio) oggi è ancora molto accesa. Forse è proprio vero che “in medio stat virtus”, in quanto la fisica moderna è condizione indispensabile ma non totalmente sufficiente per spiegare il “suono” di un cavo.
Domanda: cosa passa attraverso i cavi per trasportare le informazioni audio? Credo che tutti in questo momento stiano rispondendo: la corrente elettrica, ovvero un flusso di elettroni. Vediamo quindi brevemente come il cavo elettrico, con le sue caratteristiche fisiche, può influire su questo passaggio.
I materiali – da un punto di vista elettrico – sono stati classificati in: isolanti, conduttori e semi-conduttori. E’ ovvio quindi che un cavo debba essere costruito con materiale che sia un ottimo conduttore (cercando così di ostacolare il meno possibile il passaggio della corrente).
Uno dei parametri fisici da tenere in considerazione quando parliamo di cavi è la resistenza elettrica, che misura la tendenza di un conduttore ad opporsi al passaggio di una corrente elettrica quando è sottoposto ad una tensione. Questa opposizione dipende dal materiale con cui è realizzato, dalle sue dimensioni e dalla sua temperatura.
La resistenza R di un filo (cavo) è direttamente proporzionale alla sua lunghezza ed è inversamente proporzionale alla sua sezione, ovvero può essere calcolata tramite la seconda legge di Ohm:
dove:
l è la lunghezza del filo, misurata in metri
S è l’area della sezione, misurata in millimetri
ρ (lettera greca: ro minuscola) è la resistività elettrica (detta anche resistenza elettrica specifica o resistività) del materiale, misurata in ohm • metro.
Da tutto ciò si evince che cavi molto lunghi e sezione sottile non rappresentano proprio il massimo per ciò che riguarda la resistenza!
Generalmente, per una questione di rapporto qualità/prezzo, lavorabilità ecc., nella costruzione dei cavi il conduttore maggiormente impiegato è il rame. Esistono comunque anche cavi in argento e terminazioni in oro.
Effetto pelle: effetto che coinvolge i conduttori per il trasporto di segnali a frequenze diverse da zero. Il fenomeno si manifesta come una distribuzione non uniforme della densità di corrente nella sezione del conduttore.
Nel momento in cui il segnale assume un andamento variabile nel tempo, cioè diventa una tensione alternata come può essere un segnale audio, la densità della corrente diminuisce al centro del cavo e tutte le cariche tendono a scorrere in prossimità della superficie. Il fenomeno si accentua all’aumentare della frequenza. L’effetto pelle è tanto maggiore quanto maggiore è la frequenza del segnale. Avendo un segnale audio uno spettro di frequenze abbastanza ampio, la resistenza del cavo sarà diversa per ognuna delle componenti spettrali.
A complicare ulteriormente l’analisi di un cavo c’è un’ulteriore variabile: se un conduttore bifilare è utilizzato per il trasporto di corrente, allora esso potrà essere assimilato ad un condensatore (due armature separate da un dielettrico) e quindi avrà una sua capacità, la quale determinerà una resistenza che diminuisce con l’aumentare della frequenza.
Lo stesso cavo potrà inoltre essere assimilato ad un’induttanza, determinando così una resistenza il cui valore aumenterà all’aumentare della frequenza del segnale.
Da tutto ciò deriva l’impedenza del conduttore che è una grandezza fisica vettoriale e rappresenta la forza di opposizione di un bipolo (cavo) al passaggio di una corrente elettrica alternata e viene espressa in Ω.
Come dicevamo prima, un cavo coassiale (cavo di segnale) è un lungo condensatore. In esso quindi la capacità rappresenta il parametro con effetti preponderanti, rispetto alla resistenza (cavi generalmente molto corti) ed all’induttanza. Una capacità posta in parallelo tra una sorgente ed un amplificatore determina un filtro passabasso con calo delle alte frequenze. Tale frequenza di taglio non è determinata solo dal cavo ma dall’accoppiata sorgente-cavo-apparecchiatura ricevente. Data la standardizzazione costruttiva delle elettroniche e dei cavi (impedenza di uscita e di ingresso), i tagli avvengono generalmente a frequenze che vanno ben oltre il limite udibile e ciò dovrebbe metterci abbastanza a riparo da alterazioni sonore palesi.
Come abbiamo detto sopra, il materiale principe utilizzato per la costruzione dei cavi è il rame. Il rame destinato alla conduzione della corrente elettrica è puro al 99,9%.
Al fine di migliorarne la purezza si è sviluppata la tecnologia OFHC (oxygen free high conductivity). Il rame viene ricotto in presenza di gas inerti, per evitare le possibili ossidazioni dovute alla presenza dell’ossigeno.
La sigla OFC rappresenta invece una certificazione del materiale. Il rame OFC è garantito per avere un titolo di purezza del 99,99%, grazie alla scarsa presenza di ossidi.
Gli ossidi sono sostanze isolanti: quindi, minore è la loro presenza migliore sarà il passaggio della corrente.
Passo successivo è stata la definizione del LC-OFC Linear Cristal OFC.
Una domanda che spesso mi sento porre è se i cavi hanno un verso, vista la presenza di reticoli cristallini e ossidi aventi proprietà talvolta da semiconduttori. Le teorie attuali non confermano tale ipotesi: ad oggi manca una evidenza sperimentale che la laminazione generi effettivamente nei conduttori una direzione preferenziale per il passaggio delle cariche elettriche. Inoltre, nei segnali audio, la polarità si inverte continuamente (sono alternati e non continui) e altrettanto accade al moto delle cariche. Se, per un motivo qualsiasi, ci fosse una direzione preferenziale di moto, si otterrebbe solo l’attenuazione di una semionda del segnale. Comunque, una concreta definizione della teoria non è ancora giunta in porto.
Particolarmente importante per il corretto trasferimento del segnale audio è anche la connessione del cavo al connettore e la sua qualità.
Caratteristiche fondamentali per un buon connettore sono: essere un ottimo conduttore, avere una buona costruzione meccanica per far fronte alle varie sollecitazioni e garantire un perfetto contatto con l’ingresso. Inoltre, essendo liberamente esposto all’aria (ossigeno), non deve ossidarsi facilmente, pena un notevole peggioramento della trasmissione.
Ovviamente l’importanza meccanica e di conduzione di una saldatura ben fatta è fondamentale e facilmente intuibile (evitare assolutamente una saldatura fredda, lo sviluppo di bolle d’aria e la formazione di ossido). Nel momento in cui saldiamo con lega di stagno poniamo però in contatto metalli diversi generando così l’effetto termocoppia. Molto semplicemente possiamo dire che mettendo a contatto due metalli differenti si genera una piccolissima differenza di potenziale. Nel caso di una saldatura abbiamo giunzioni di metalli e leghe a volontà: stagno, piombo, rame, alluminio e argento.
Le tensioni prodotte per effetto termocoppia sono piccolissime, però esistono.
Per ovviare ai problemi delle saldature alcuni tecnici sostengono l’uso di connettori con crimpaggio (il filo viene avvitato/serrato), ma questo apre il fronte ad altre problematiche (ad esempio, ossidazione del terminale, non perfetto contatto tra le superfici….)
Alcuni degli effetti visti sin qui potranno avere particolare importanza per un tipo di cavo, mentre pochissima per un cavo con applicazione diversa.
Ecco quindi che in un cavo microfonico che lavora con tensioni bassissime la schermatura sarà particolarmente importante, mentre in un cavo di segnale, lungo pochi centimetri o max qualche metro, la capacità sarà più rilevante della resistenza. Gli stessi parametri, però, avranno un ruolo marginale – se non insignificante – in un cavo di potenza lungo molti metri e che trasporta tensioni elevate.
Alla luce di quanto fin ora esposto nascono spontanee alcune domande: quanto influiscono realmente sul suono i parametri analizzati? Cosa preferire durante la scelta di un cavo? Esistono regole generali da seguire?…..
To be continued…
Alla prossima puntata. Savio Aversano
Bibliografia
Audioreview n. 97 V. Curci: I Cavi di segnale vediamoli da vicino.
Audioreview n. 54 P. Nuti: Mito e realtà dei cavi
Audioreview n. 55 P. Nuti: Ancora cavi
Audioreview n. 76 F. Maffioli: Alla ricerca del cavo perduto
tnt-audio-Lucio Cadeddu -Come scegliere i cavi
tnt-audio-Lucio Cadeddu – Monografia sul biwiring, biamping, multiamplificazione
Thorsten Loesch – La Nuda Verità sui cavi
Zanichelli – Elettrotecnica generale

La tipologia di strumento che stiamo per trattare è altamente determinante ai fini della qualità sia iniziale che finale di qualsiasi registrazione o semplice riproduzione di materiale audio. La macchina oggetto di questa prova, come classe di appartenenza, va utilizzata solo per farla “convivere” in una catena audio allo stato dell’arte. Lucid non è affatto uno di quei marchi che girano spesso da queste parti, ma negli USA è conosciutissimo ed utilizzato anche da grossi esperti. Lo scoprirete anche voi attraverso queste prove e vi auguro che questo convertitore possa far parte di quella schiera di nomi super blasonati e conosciuti nel settore professionale ove, tranne qualche eccezione, alcune di queste macchine non valgono i soldi che costano.
Come si presenta:
Il pannello frontale (fig.1) è molto spartano e funzionale con un solo display dove vengono visualizzate tutte le operazioni che stiamo compiendo sulla macchina e una grossa manopola rotativa che gestisce il routing del convertitore e il classico interruttore di accensione. Il pannello posteriore (fig.2) è molto ordinato e la prima cosa che mi salta all’occhio è la scelta della disposizione, progettata secondo un criterio di lavoro “pulito” e professionale, delle AES/EBU separate per gli otto canali, parallele alle I/O Adat e analog. Inoltre, troviamo un I/O per il Word Clock e una porta seriale 232. Prova di ascolto a casa Come descritto sopra, le possibilità di connessione e l’intelligentissimo routing del LUCID ci permettono un’ampia possibilità e versatilità, a cospetto di qualsiasi apparecchiatura, sia in ingresso che in uscita. La prima prova che desidero attuare è quella che si farebbe per una rivista da audiofili, sensibili e capaci di grossa analisi e di spirito critico, spinti da quell’incontenibile esigenza di voler ottenere, anche con grossi sacrifici economici, dei risultati di grande realismo sonoro ove la timbrica e la scena acustica la fanno da padrona. Si prevede quindi una dura prova, ma sicuramente di grande efficacia ed attendibilità. Chiaramente la sezione interessata per questa prova è quella della conversione DA.

Inserisco il LUCID nella mia catena audio personale, degnamente audiofila, comprendente il lettore REGA PLANET, utilizzando in questo caso solo la meccanica collegata tramite un cavo coassiale della Klotz, uscendo poi con AES/EBU per entrare nel Pre e Finale MUSICAL FIDELTY X-PRE, per arrivare poi, tramite degli ottimi cavi a conduzione liquida della SHIMPY, ai bellissimi (fig.3): diciamolo pure, una catena audio di tutto rispetto (da premettere che ci sarà chiaramente anche un reale confronto con i convertitori del mio lettore CD sopra citato).
Giusto per essere pignoli il REGA PLANET è un lettore da circa 3.000 euro. Ascoltando le varie produzioni di generi e nazionalità diverse ho da subito avvertito una grande spinta da parte del LUCID tanto da dover abbassare di almeno la metà il volume del mio PRE dalla posizione solita (primo aspetto positivo: notevole headroom) e credetemi non ricordo un altro convertitore con questa dinamica.Andando a consultare le specifiche stiamo intorno ai 140dB. Incredibilmente la scena acustica con qualsiasi brano diventa più ampia e definita tanto da accorgermi un pò di più dei particolari suoni ghost ed armonici degli arrangiamenti (secondo aspetto: analitico e rivelatore). Inoltre la gamma bassa, in particolare il contrabbasso pizzicato ed il kick della batteria (cassa), acquistano più attacco ma senza slabbrature dinamiche, nel senso che non si scolla ma lascia avvertire palesemente la quantità di compressione utilizzata nel brano. I medi sono presenti e definiti, dotati anch’essi di profondità senza alcun appiattimento e credetemi se vi dico che la musica “è là che va sentita”. Gli alti, invece, vengono restituiti velocissimamente e si presentano nella scena acustica con grande apertura e senza asprezza (terzo aspetto: notevole velocità di risposta ai transienti anche più critici). Il rumore è inesistente e lo potremmo solamente misurare (quarto aspetto: silenzioso). Concludendo possiamo affermare che il LUCID 88192 dona un vero tocco di classe. La preziosa miscela tra vellutata analiticità, superba trasparenza, equilibrio tonale completo e mai barocco, con un ottimo contrasto dinamico, è evidente. Tutte queste sopraffine virtù, rare da trovare nel settore delle produzioni, hanno l’effetto di far scomparire nel breve volgere di qualche minuto l’impianto generatore del suono, così che il redattore si dimentica del soggetto del suo articolo finendo per parlare di quel disco.
Prova di ascolto in studio:
Lunedì 21 Gennaio, ore 21.30: telefonata a casa. “Ciao Antonio Sono Rino Morra, puoi prestarmi il convertitore, abbiamo avuto commissionato un importante lavoro per conto terzi, in questo progetto come fonico c’è anche il tuo amico Luigi Circiello.” A: “Non c’è problema. Passa domani a casa a ritirare tutto, ne approfitterò per confrontare le mie impressioni con gli addetti a lavori presenti in studio.” Il fonico di turno avendo l’esigenza di mixare 16 tracce audio direttamente sul banco, alla vecchia maniera, necessitava di una “pasta vera” trattandosi di un quartetto rock. Non c’è niente di meglio dei filtri di una consolle analogica inglese Soundcraft 3200 (fig.4).

La scheda audio presente in studio è una Motu 896 HD con 8 uscite analogiche e 8 ADAT più 1 AES/EBU. Per questo tipo di lavoro è stato deciso un percorso audio abbastanza semplice, ma efficace: sono state collegate le 8 uscite analogiche del 88192 al mixer,mentre le 8 digitali formato ADAT del 896 HD al Lucid convertendole in 8 uscite analogiche che, a loro volta, sono state collegate alla consolle. Una volta cablato tutto il set up, la macchina ha dato il meglio di se quando ha ricevuto il clock dal mio Big Ben (fig.5), che del resto governa il clock di tutte le macchine digitali connesse. Anche in questo caso si ha subito l’impressione di un prodotto professionale, di quelli che non ti ubriacano a prima vista ma che ti gratificano giorno per giorno, utilizzo per utilizzo, restituendo mix mai confusi dai suoni impastati, in quanto i convertitori suonano sufficientemente neutri e precisi con una buona dose di apertura e rispettosi della sorgente immessa. I bassi sono sempre solidi, mai sbavati, i medi dettagliati e rotondi e gli alti liberi, tridimensionali e mai aspri. Paragonato, invece, ai convertitori Apogee presenti in studio (Rosetta 200) difettano di quella “analogicità” in alcuni contesti musicali (rock, pop, blues), in quanto questi ultimi restituiscono quel suono più caldo e analogico, quasi come se passasse da un nastro senza impurità. Ma questo suo “limite”, può essere in molti casi un vantaggio soprattutto in quei contesti musicali dove si necessita indiscutibilmente di un suono “trasparente” di indubbia qualità e precisione. In questo specifico caso, anche se il prodotto doveva mantenere un gusto e una pasta sonora molto vintage ed analogica, si è preferito alla fine riversare tutto su due canali del 88192, in quanto sia il mixer che gli outboard presenti in sala avevano carattere da vendere e, di conseguenza, si è optato di non dare un ulteriore colorazione al segnale.

Conclusioni:
Mi sono reso conto attraverso l’ascolto approfondito, come questo illustre “sconosciuto” fornisca un risultato audio che va ben oltre il suo marchio che da noi in Italia è ancora, sfortunatamente,“anonimo”. Udite! Udite! La produzione è di casa SYMETRIX, ricordate il vecchio e glorioso 528 (fig.6) che ha letteralmente anticipato la cultura del channel-strip professionale? Cari signori il “mondo ormai è digitale”… purtroppo! I convertitori hanno il gravoso compito di trasferire il vero analogico in dati digitali, poi se tutto ciò viene effettuato con una macchina come il nostro LUCID, i risultati saranno a dir poco soddisfacenti.

Diciamocela tutta, ci sono 24bit e 24bit e quelli forniti dal LUCID sono niente male. Consiglio l’88192 a tutti quei professionisti ed anche semi-pro che non sono stati soddisfatti dal loro convertitore, sia esso integrato in DAW oppure separato. Per sfruttare al meglio le notevoli caratteristiche di questo oggetto non è consigliabile integrarlo con preamplificatori o harwdware inadeguati o di scarsa qualità. Esprimendo qualche commento più da misure diciamo che la risposta di frequenza è molto lineare sia per i segnali enfatizzati che non enfatizzati; la diafonia si mantiene su livelli molto elevati su tutta la gamma; l’impedenza in ingresso ed uscita rende questo convertitore compatibile con qualsiasi apparecchiatura persino con le meno nobili, meglio comunque interfacciarlo con quelle “degne” al di là dei gusti; le distorsioni sono davvero molto basse. La gamma dinamica è sicuramente il pezzo forte del convertitore LUCID; il rapporto segnale/rumore ha dei valori ottimi confermando la silenziosità del circuito. Complessivamente, quindi, le prestazioni sono davvero notevoli, ricordandovi inoltre che il LUCID le offre su otto canali. Un oggetto tecnologicamente avanzato, ma ovviamente attendibile e convincente sul piano musicale, come un veicolo ben collaudato dal quale nulla potremmo aspettarci se non il meglio. Non avviene spesso che una macchina da musica si ponga in modo tanto sfacciato al centro dell’attenzione. Non contento, ho voluto rendere partecipe altri professionisti e collaboratori (fig.7) per trovare conferme in positivo o in negativo.
Alcune di queste testimonianze hanno trovato nel LUCID una grande neutralità e precisione, altri di essi a causa di questa troppa neutralità lo ritengono poco musicalmente “caldo”. Personalmente ritengo il LUCID un convertitore piuttosto sensibile al tipo di catena audio e non penso affatto che spetti al convertitore offrire carattere. A questo possono provvedere tranquillamente, se lo si cerca, il microfono prima di tutto, il preamplificatore, l’amplificatore o le casse da ascolto. Ritengo il convertitore paragonabile a delle lenti di una macchina fotografica che devono soltanto catturare quanta più definizione possibile. Poi, se per altri motivi, la si vuole personalizzare o volutamente “sporcare” possiamo scegliere di stampare la foto su tipi di carte particolari o con colori particolari. Il giudizio finale rimane molto positivo per le qualità sonore, per la sobrietà del design, per la semplicità del software di gestione, per la professionalità in generale del progetto. Il software di gestione è semplice ma completo (non ho mai dovuto aprire il manuale per verificarne le funzionalità). Per le mie aspettative avrei preferito una connessione diretta alla DAW, magari con una scheda PCI (express for me) e una firewire con la gestione software del routine, ma pare che questa lacuna verrà presto colmata. Concludo dicendo che con questa elettronica digitale la parola d’ordine è trasparenza assoluta, altissima risoluzione anche a livelli minimi di segnale ed un equilibrio timbrico perfetto, capace com’è di svelare ogni particolare del messaggio musicale senza dare l’impressione di “forzare” l’esecuzione. Il difetto? Ve ne posso raccontare due completamente opinabili essendo solo opinioni appartenenti alla sfera del gusto personale: se cercate una qualsiasi sorta di forzata caratterizzazione il LUCID non è il convertitore che fa per voi, poiché potrebbe lasciare deluso chi, mentre lo utilizza, si aspetta sensazioni “forti” o tinte particolari. Come si usa dire nel gergo degli audiofili, ha dato l’impressione di “non suonare”, nel senso di non aggiungere nulla in più al programma musicale. Questa affermazione a qualcuno potrebbe somigliare ad un difetto celato, mentre per altri è un valore aggiunto. Io, come già affermato, appartengo a questi ultimi. In questi casi, quando una macchina presenta risultati performanti a prova di misurazione, quindi composta da ottimi componenti messi insieme da un progetto serio, la scelta diventa un fatto di gusti. Stavolta davvero concludo e lo faccio con uno sfogo: è possibile mai che le apparecchiature digitali per quanto ben congeniate, debbano costare sempre così tanto, lasciandoci dopo un brevissimo lasso di tempo a confrontarli paradossalmente sotto tutti i punti di vista (economico e performante) con i nuovi modelli dello stesso apparecchio che riescono ad offrire a metà prezzo il doppio delle prestazioni? Questo sfogo potrebbe rappresentare un altro difetto ma chiaramente non è rivolto esclusivamente al LUCID, ma al mondo digitale in genere. Avete mai aperto apparecchiature digitali? Alla fine ci si ritrova a chiedere: cosa ho comprato? Non c’è niente qui… mi hanno fatto “il pacco”…? E pensare che quell’amico ha venduto quel microfono degli “anni ‘60” ad un prezzo strabiliante. Si! La dura realtà è proprio questa. Non mi resta che apprezzare il fatto che il LUCID, a parità di prezzo, offre la stessa qualità professionale di quell’altro convertitore di soli due canali. Questo potrebbe essere un buon motivo per andarlo a provare nel vostro negozio di fiducia.
Sguardo all’architettura interna:
L’utilizzo di convertitori esterni apre il panorama a tutta una serie di problematiche quali il sincronismo tra le varie parti digitali (master clock) ed il fatto che oggi il progresso tecnologico è così veloce che la tecnologia di riferimento di oggi, già domani (“domani” reale e non metaforico) è presente in prodotti prosumer se non consumer. Già oggi nelle schede audio di qualità troviamo convertitori e componenti di riferimento assoluto. In un home e/o project studio è opportuno investire il proprio denaro in una scelta di questo tipo oppure, presa una buona scheda audio (che poi se escludiamo i preamplificatori microfonici o altre utility, è un convertitore audio con interfaccia diretta per pc), riservare il resto del budget ad altre apparecchiature che possono fare maggiormente la differenza a parità d’investimento? Lucid dal latino lux “luce”: è appunto in questa sezione che mettiamo in luce anche l’interno del nostro apparecchio che abbiamo testato, analizzando, ma senza annoiarvi, alcuni componenti principali che determinano una qualità del suono ineccepibile. Iniziamo con il pannello frontale, ben curato e sobrio con un display centrale di ottima fattura e chiaro. Aprendolo (fig.8) noto un’altissima ingegnerizzazione (analoga a quella osservabile nella costruzione di computer), d’altronde trattandosi di convertitori non poteva essere diverso.

A primo sguardo i componenti utilizzati sono degli standard di riferimento assoluto come Cirrus Logic, Analog Device,Texas Instrument, che accoppiati ad un’ottima circuitazione ed un ineccepibile progetto, sono certamente responsabili del risultato finale. Andando più nel dettaglio e analizzando con più accuratezza il percorso audio ci saltano subito all’occhio gli integrati Cirrus mod. CS 5381 (fig.9), che assolvono il compito di convertitori analogici/digitali e filtro anti-alias, a 24 bit per canale, con un campionamento superiore a 200Khz per canale. Inoltre l’ADC è costituito da un modello di architettura differenziata con un ottimo rapporto segnale rumore; si aggiunge poi il chip Pga 2311u della Texax Instruments che regola i livelli del segnale in ingresso. Infine ci sono componenti passivi (resistenze, condensatori con tolleranze molto basse).
La casa costruttrice “Analog Device” è una nota società americana specializzata in chip di altissima qualità; nel nostro Lucid troviamo l’ADSP BF 532 (fig.10) il cui compito è quello di controllare e gestire i segnali con un software integrato: si potrebbe definire un piccolo computer all’interno di un sistema audio. Questo processore chip singolo è specifico per applicazioni Multimediali e comunicazioni digitali ed ha moltiplicatori a 16 bit, due Alu a 40 bit, 4 Alu video a 8 bit, due accumulatori a 40 bit e uno shifter a 40 bit. Non ci immergiamo troppo negli abissi elettronici di questo, ma possiamo dirvi che la programmazione è affidata ad un ambiente software facilitato derivante dal C++ ovvero il Visual DSP++ nativo dalla Analog Devices e il kit di programmazione (trial version) e’ scaricabile su sito internet www.analog.com/processors/VisualDSP/testDrive.html

INFORMAZIONI UTILI:
Produttore: ChanderLimited
Modello: Lucid 88192
Website: www.lucidaudio.com
Distributore: www.feel.it
Prezzo: 3.280,00+IVA
Articolo pubblicato sulla rivista CM2 Magazine.
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