Universal Audio SOLO 110/610 – PRE a confronto (Parte I)

Realizzare una comparazione fra prodotti è sempre un’impresa snervante, le variabili in gioco sono molte, e il giudizio è influenzato sia dal gusto personale che dalle precedenti esperienze con apparecchi similari. Quando, come nel nostro caso, il test coinvolge un PRE a stadio solido e uno valvolare, le cose si complicano, si finisce per scontrarsi con due differenti correnti di pensiero, indipendentemente dal tipo di sorgente immessa. Potrà mai esistere un vincitore tra due prodotti che sebbene siano geneticamente eterogenei appartengono pur sempre alla stessa casa produttrice e alla stessa fascia di prezzo? Armatevi di un sacchetto di popcorn, di una buona bibita fresca e affrontiamo questa giungla di opinioni diverse.

L’argomento riguardante la preamplificazione è sicuramente di notevole importanza. Il preamplificatore occupa per definizione il secondo “anello” della catena audio, non per questo però può reputarsi meno importante del microfono, la sua funzione è determinante, spetta a questi infatti il delicatissimo compito di dare corpo e volume al segnale di una qualsiasi sorgente, sia questa microfonica o di linea ; il risultato di questa elaborazione viene poi dato in pasto ai vostri apparecchi, mixer, sistemi di registrazione (analogici o digitali), oppure amplificatori finali. È giusto precisare, almeno in teoria, che il termine preamplificatore non sarebbe del tutto corretto, si tratta a tutti gli effetti, per le funzioni descritte, di un amplificatore. Viene anteposto “PRE” ad amplificatore solo per comodità, per evitare la confusione con una eventuale fase successiva di amplificazione finale. Va da sé, proprio per il suo delicato e sensibile compito nella catena audio, che non bisognerebbe affatto lesinare nel suo acquisto. E’ ammissibile una ricerca timbrica, interfacciando magari determinati tipi di microfoni con determinati tipi di preamplificatori, al fine di ottenere uno specifico “carattere” sonoro, ma in ogni caso deve trattarsi di apparecchiature “serie”; serio non è necessario sinonimo di estremamente costoso, l’importante è poter disporre di una timbrica gradevole, di quel “sound” che non si discosti eccessivamente dalla nostra maniera di ascoltare e produrre musica. I prodotti presi in considerazione dal test riguardano la nuova serie SOLO della Universal Audio, il modello 110 e quello 610.

Quale migliore occasione per provare i 2 nuovi figlioletti della Universal Audio e farli battezzare da una produzione per una fiction televisiva?

Catena audio

Ho utilizzato per questo test 2 computer: Il primo è un portatile Toshiba M40-232 con 2 Gb ram DDR, chipset Intel, HD 80Gb, corredato di un ulteriore H.D. esterno da 300 giga con 16 mega di cache; il portatile in questione è gestito da Cubase SX 3 su cui alloggia l’hardware Kore. Per Il secondo PC trattasi di una DAW Mate M1 (Processore Pentium 4, 3.4 Ghz e 2Gb di Ram) su cui è installata una scheda audio MOTU 896 HD. Il test è stato effettuato collegando le sorgenti sonore mediante un cavo Klotz direttamente sui due preamplificatori, il segnale è stato poi inviato ad un ingresso analogico della scheda audio di turno; il tutto monitorato da due coppie di diffusori, le Dynaudio BM6A e dalle Yamaha NS 10M. La rosa di microfoni a disposizione dello studio era notevole, ma ho preferito comunque affidarmi a modelli di ottima qualità: Neumann U 87 e TLM 103, Akg C414 etc… Per quanto riguarda gli strumenti a corda e a percussione è inutile fare un elenco, ho usato tutto quello che si presentava in studio; ogni qual volta capitava poi un esecutore di strumento timbricamente interessante, gli è stato puntualmente chiesto di prestarsi ad una prova di registrazione.

Descrizione SOLO 610

Il PRE si presenta come una piccola e solida valigetta da viaggio molto bene curata e pesante con una maniglia in alto (Fig.1). Sul pannello frontale troviamo due generose manopole GAIN e LEVEL separate da due led Power e Signal. In basso da destra verso sinistra troviamo cinque switch a leva, il primo è il selettore d’ingresso MIC/DI seguito dal commutatore d’impedenza LO-Z/HI-Z, al centro troviamo la levetta per attivare o disattivare l’alimentazione phantom 48V “+48V/OFF”, continuando troviamo il selettore che permette di tagliare le basse frequenze o di lavorare in flat, LO CUT/FLAT ed infine il controllo per l’inversione di fase sia in ingresso che in uscita OUT/IN. Per la gioia dei chitarristi e bassisti che utilizzano pickup passivi, o per chi come me ama suonare il pianoforte Fender e desidera assaporarlo in tutto il suo splendore, troviamo in basso una linea monofonica DI e infine un’uscita THRU che non risente del processamento del segnale .

Sul retro (Fig.2) troviamo l’ingresso per l’alimentazione POWER IN, il selettore ON (I)/ OFF(0), un uscita in formato XLR posta fra i due selettori a switch LIFT/GND e MIC LINE e un’uscita audio in formato XLR; da notare che tutte le connessioni vantano il marchio Neutrik; questi piccoli particolari denotano la grande qualità nella progettazione dello strumento.

Voce maschile SOLO 610

La voce di questa prova si esprime in lingua madre, (ITA) ha carattere cantautoriale con influenze blues dal timbro leggermente ruvido, che si alterna a quello pulito, si muove dal registro baritono a quello tenore. Dopo qualche “take” per ottimizzare il livello di input, iniziamo a registrare fissando il manopolone d’ingresso su una posizione intermedia (ricordiamo che il controllo (gain) è responsabile del dosaggio delle armoniche valvolari, ruotandolo in senso orario, il segnale ne viene arricchito, viceversa viene mantenuta più linearità). Il segnale generale è molto pulito, restituendo una timbrica esaltante, piena ed ariosa allo stesso tempo; di rilievo le medie centrali dai 1.500 Hz ai 2500, le frequenze non sono per niente fastidiose, perfettamente bilanciate tanto che diventa persino superfluo equalizzare (Stupendo!). Settando infine il GAIN, in maniera generosa ed ottimizzando l’uscita con la manopola LEVEL, si nota da subito un incremento della pasta timbrica intorno ai medio-bassi, precisamente dai 120 Hz ai 400. Quanto alle medio-alte, dai 3.000 ai 5.000, queste divengono eccessivamente sature. Con il tipo di voce in questione, già di per sè calda, si ottiene un risultato timbricamente eccessivo, la voce risulta troppo enfatizzata rischiando di perdere in intelligibilità ed efficacia all’interno del mix. Questo non per denigrare la bontà del prodotto ma solo per evidenziare come questo settaggio tornerà utilissimo per voci sottili, flebili o femminili convenzionali. In ultimo analizziamo anche il comportamento del filtro LO CUT fissato dalla casa a 100 HZ. Una cosa che sento il dovere di dire è che, in questo caso, l’utilizzo del filtro suddetto si è rivelato indispensabile; trattandosi di un microfono Neumann TLM 103, sprovvisto di taglia basso, tutti gli opportuni accorgimenti anti-popping (ho fissato a testa in giù il microfono con il centro della membrana verso la punta del naso per sfruttare il più possibile l’effetto prossimità) non sono bastati, con questo tipo di voce le BUMP sulle consonanti restavano comunque avvertibili (Fig.3). Con l’inserimento del filtro del 610 il problema viene egregiamente risolto senza perdita del valore timbrico generale, nessun sacrificio alla naturale morbidezza timbrica.

Violoncello SOLO 61o

Per questo test, ho avuto il piacere di registrare un bravissimo musicista; sfortunatamente non possedeva, per l’occasione, uno strumento eccellente. Il microfono utilizzato è il Neumann KM 184 (condensatore) (Fig.4) posto a 40 cm dal ponticello. Il suono, passando per il 610, ha acquistato tantissimo “calore”, termine che spesso noi tecnici usiamo quando captiamo una bella sensazione regalata da una buona pasta sonora, una miscela equilibrata di dinamica, presenza e veridicità del suono. Sono del parere che solo una macchina “professionale” sia in grado di fornire questi risultati senza rendere troppo artificiose le “manipolazioni” di un fonico. Capita spesso di agire su uno strumento, con un outboard dedicato alla compressione o alla preamplificazione, per poi accorgersi di avere reso il suono simile a quello di un comune “plug-in” o, peggio, a quello di un preset di una buona tastiera. Spesso la causa è rinvenibile nello scarso contenuto “umano” dell’outboard oppure nella continua ricerca del fonico a voler tirare fuori dalla macchina qualcosa che non ha. Il 610 a mio parere è molto “vivo”, quasi “umano”. Riesce ad evidenziare tutto ciò che di bello c’è nella sorgente sonora senza rendere plasticoso e confezionato il risultato finale.

Violino e Viola SOLO 610

Per quanto riguarda la ripresa del violino e della viola (Fig.5), strumenti che si muovono su registri quasi simili, ho utilizzato un microfono AKG C414 con figura polare omnidirezionale, al fine di esaminare il comportamento del pre anche in riprese di ambiente. Posto ad una distanza di 70/80 cm dal ponticello, anche in questo caso il risultato è stato molto gradevole. Giocando sul controllo di GAIN e di LEVEL sono riuscito a riprodurre in maniera piacevole il suono di questi due bellissimi strumenti, senza snaturare o enfatizzare il segnale originale. In questo specifico caso (la regola vale in generale per la ripresa di tutti gli strumenti acustici) per fare una buona ripresa ho dovuto scegliere dapprima l’ambiente giusto e poi successivamente posizionare il microfono nel preciso punto in cui le orecchie percepivano le sfumature timbriche più gradevoli.

Chitarra classica e spagnola SOLO 610

Gestire il suono di una chitarra classica mi è sempre stato difficile, in quanto, per definizione, il chitarrista di turno è sempre assalito da estemporanee perplessità. Nel nostro caso, il chitarrista aveva sotto mano una bellissima chitarra classica artigianale, avrei preferito adottare per questo tipo di ripresa una tecnica bi-microfonica mediante AKG 414 ULS posizionati in maniera standard, uno a destra e l’ altro a sinistra della chitarra, ma potendo disporre di un solo pre, ho optato per una microfonatura con NEUMANN TLM 103. E’ stata eseguita una performance in stile classico, il risultato finale è stato molto gradevole, ma non eccezionale, leggermente sporche le fasi un cui si i eseguivano degli armonici. Stesso trattamento per una chitarra spagnola, dosando in maniera equilibrata la sezione GAIN con l’OUTPUT, sono riuscito ad ottenere una buona timbrica anche sugli arpeggi (Fig.6); all’aumentare però della velocità di esecuzione (tipo l’assolo di Innuendo dei Queen per intenderci) il segnale dava la sensazione di peccare di intelligibilità e di definizione a causa di un eccessivo arricchimento armonico, pertanto sono stato costretto a diminuire ulteriormente la sezione GAIN per ristabilire il giusto equilibrio.

Flautino artigianale SOLO 610

Uno dei test ha coinvolto un “Flautino Artigianale” di quelli antichi, costruiti dai pastori calabresi. Il suono del flauto era bellissimo ed originale, ma lo strumento, per quanto rurale e genuino, dinamicamente risultava poco rilevabile: bassissimo. Per la ripresa di questo strumento ho optato per il microfono AKG 414.
Sfortunatamente non ho ottenuto il risultato sperato, sufficiente presenza ma suono leggermente snaturato. Questo non è il pre adatto quando ci troviamo a cospetto di segnali troppo deboli che hanno bisogno di una capacità di preamplificazione maggiore e più trasparente.

Over Head SOLO610

Utilizzare questo piccolo gioiellino come preamplificatore microfonico di una batteria è stata un’esperienza davvero interessante. Per questa prova ho dovuto accontentarmi di una ripresa mono anzichè stereo. Il batterista di turno è un jazzista, e gentilmente mi ha regalato un pò del suo tempo per suonare solo i piatti, sia in stile jazz standard, molto sobrio, sia in stile fusion. Per catturare al meglio il suono dei piatti ho posizionato giusto al centro il microfono AKG 414 ad una distanza di circa 50 cm dai piatti (Fig.7): il risultato si è rivelato molto interessante. Devo dire che il SOLO 610 ha svolto questo compito in maniera eccellente, come pochi PRE professionali sanno dare. Ha preamplificato il segnale con grandissima dignità senza snaturare l’attacco, tipico beneficio delle macchine con circuiteria valvolare, e senza mai perdere il contenuto sulle alte; solo quando il batterista ha incalzato con ritmi più serrati il segnale ha iniziato a perdere la sua acutezza transitoria, a nulla è servito cambiare la posizione della ripresa microfonica.

Conclusioni SOLO 610

Tirando le somme, possiamo affermare che ci troviamo a cospetto di un outboard professionale, ottimo per chi non ha grossi budget a disposizione. La circuiteria del PRE è estremamente pulita, il fruscio è inesistente, non si avverte nessun tipo di soffio o di rumore di fondo, sia quando si tende ad esagerare con la preamplificazione, sia quando si cerca di irrobustire un segnale troppo debole. La macchina è molto semplice ed intuitiva, facilmente utilizzabile anche da un fonico non molto esperto, magari alle prime prese con uno strumento professionale. Sono rimasto molto colpito dalla qualità del suono, sinceramente mi aspettavo qualcosa di diverso, una sonorità più “sporca”, che di solito affascina un pubblico con un orecchio non ben educato; spesso ad ingannare un ascoltatore poco esperto è un segnale molto ricco di armoniche ma molto snaturato, infatti un suono molto saturo, in special modo sulle medie e basse frequenze, aiuta a dare corpo anche a voci deboli o “vuote”. Devo dire che il 610 ha proprio un bellissimo suono, un perfetto sodalizio tra dinamica ,”calore” e “pulizia di fondo”, inoltre riesce a svolgere il suo compito con bravura e possiede i requisiti per portare ad un livello accettabile anche i candidati “più deboli di livello”. Mi ha dato proprio l’impressione di una macchina gentile, abbastanza accomodante, flessibile per quasi tutte le famiglie di strumenti, e quando glielo si chiede, sa tirare fuori un carattere forte e deciso ma mai prevaricatore. Il suo “sound” è molto piacevole, posso dire che è una delle poche macchine valvolari di mia conoscenza che riesce a regalare una buona risposta ai transienti veloci quali ad es. un piatto di batteria o suoni di percussioni metalliche in genere. Il grande punto di forza di questo modello è riuscire ad enfatizzare e legare in maniera moderata le basse e medie frequenze senza perdere intelligibilità nel suono, si avverte una grana setosa sulla parte alta dello spettro senza perdite di contenuto, anche tra gli 8000 e i 10000 Hz, Si tratta di una prerogativa di solito propria a macchine economicamente inavvicinabili per parecchi utenti, il vantaggio e’, come dicevo, che si rende spesso superfluo l’intervento dell’equalizzatore. Le “manopolone”, dall’aspetto vintage, sono sensibilissime ad ogni minimo movimento, anche la leva LO CUT agisce con discrezione senza creare un drastico buco sulle basse, diciamo che le addolcisce invece di tagliarle, lasciando così il suono sempre caldo e ricco di armoniche. Non dimentichiamoci infine dell’ottima sezione DI e di tutti i relativi vantaggi per gli strumentisti che utilizzano i segnali diretti senza farli passare da una sorgente microfonica (Fig. 8). Se una posizione vuole essere data al nostro SOLO 610, sento di consigliarlo a tutti coloro che hanno problemi con la voce, sia nel caso che non buchi il mix, sia nel caso in cui presenti un senso di “vuotezza” con scarsa espressività, per chi invece desidera dare “corpo” ai propri lavori, sconsiglio vivamente di abbinare a questo pre, trattandosi di un prodotto valvolare, un microfono anche esso valvolare, genererebbe un segnale impastato e grossolano. Finisce qui la prima parte dei PRE a confronto, che cosa ci aspetterà il mese prossimo? Da un lato del ring abbiamo conosciuto e apprezzato un grande campione che il nome già incute terrore “SOLO 610” e dall’altro lato abbiamo il suo fratellino mingherlino “SOLO 110”. Quali saranno i punti forza di quest’ultimo? Che tattica userà per sconfiggere e mettere a tappeto il suo avversario?

Alla prossima puntata…

sE Electronics: 2200a e 4400a

logo Nel giro di pochi anni la sE Electronics si è imposta all’attenzione del pubblico grazie all’ottimo rapporto qualità-prezzo dei suoi prodotti. L’accordo, di pochi mesi fa, con Rupert Neve ha fatto crescere ulteriormente la curiosità verso i prodotti di questo marchio che ha centrato la sua produzione soprattutto nella costruzione dei microfoni: oggetti del presente test sono, infatti, i modelli sE2200a ed sE4400a.

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Silenzio! … e la registrazione ebbe inizio

Il microfono, come tutti sanno, è il primo anello della catena audio e ci permette di catturare il suono. Elemento di tipo elettro-meccanico, svolge l’importantissimo ruolo di trasdurre, ovvero trasformare le onde sonore (variazione della pressione dell’aria) in segnali elettrici che verranno poi successivamente lavorati. L’importanza di questo elemento è fondamentale per la giusta riuscita della registrazione. Se la cattura del suono è corretta, il suono stesso può essere successivamente lavorato ed elaborato secondo i nostri gusti e le necessità del brano, ma se durante la cattura del suono vi sono delle alterazioni essenziali dello stesso o, peggio ancora, verranno perse delle informazioni (per incapacità del microfono di catturarle), allora sarà molto difficile ottenere un buon risultato finale. Mi piace inoltre ricordare che parliamo di microfoni, ossia di elementi elettro-meccanici che, allo stato attuale di progresso tecnico, non riescono a soddisfare contemporaneamente tutte le leggi della fisica (estensione in frequenza, risposta dinamica, resistenza alla pressione sonora, direttività ecc.): possiamo “accontentarci” di trovare in commercio diversi modelli che differiscono per tipologia di funzionamento (dinamico, condensatore, …) o per diagramma polare (omnidirezionale, cardioide, ipercardioide, …), o per altri fattori: ciascuno di essi enfatizzerà, a secondo del contesto d’uso, alcuni aspetti caratteristici della trasduzione.

Diagramma Polare

Il diagramma polare, come dice lo stesso nome, è un diagramma che esprime la capacità del microfono di rispondere (sensibilità nel riprendere il suono) in funzione dell’angolazione della sorgente. L’angolazione viene misurata in gradi: “0” gradi è il punto esattamente di fronte al diaframma, mentre “180” gradi indica la posizione opposta, cioè dietro al microfono. Ogni corona concentrica, a partire dalla più esterna, indica una perdita di 5 dB, mentre esternamente troviamo indicata, in gradi, l’angolazione della sorgente.

 

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Il microfono in relazione al suo diagramma polare può essere distinto in:2

Omnidirezionale (circolare):

il microfono è egualmente sensibile in tutte le direzioni dello spazio (Figura a 8: il microfono capta al meglio i suoni provenienti sia da dietro che davanti, ma risulta poco sensibile ai suoni provenienti dalle direzioni laterali);

Cardioide:

il nome deriva dalla linea a forma di cuore del diagramma. In questo caso, i suoni provenienti da dietro il microfono vengono drasticamente attenuati;

Super cardioide:

risulta come il diagramma cardioide, ma con caratteristiche di direzionalità accentuate. Compare un piccolo lobo posteriore che indica una certa sensibilità ai suoni provenienti dai 180°;

Iper cardioide:

è come il super cardioide ma con direzionalità ancora più marcata. Anche la sensibilità posteriore, in questo caso, risulta ancora maggiore. Nelle figure 1 e 2 trovate i grafici dei diagrammi polari e della risposta in frequenza rispettivamente dell’sE 2200a e dell’sE 4400a.

Modelli  in  esame

I due microfoni in prova della sE Electronics sono modelli a condensatore con diaframma largo. La costruzione dei microfoni della sE Electronics avviene in Cina, cercando di far conciliare alta qualità e basso costo. sE (Sound Engineering) è un marchio ben conosciuto nel settore dei microfoni da studio, con una fama in espansione: basti pensare che nella sua pur breve storia è già diventato il marchio più venduto in Gran Bretagna e con il più veloce incremento di diffusione in Europa. Utilizzati anche da numerosi professionisti, i trasduttori sE si sono imposti in questi anni per un buon connubio tra qualità ed economicità. È bene sottolineare che i microfoni sE sono realizzati con un ciclo di produzione di tipo artigianale: le capsule sono interamente costruite a mano e ogni singolo microfono, prima di uscire dalla fabbrica, viene sottoposto ad un test specifico per verificarne il corretto funzionamento. Inoltre va segnalato che è in corso una collaborazione tra Rupert Neve e la sE Electronics per la realizzazione di una nuova gamma di microfoni “Rupert Neve Signature”. 3 Il microfono ha una forma cilindrica (Fig. 3) con un’altezza di circa 20 cm ed un diametro di 5. L’ sE 2200a è un microfono a condensatore cardiode Classe A con diaframma da 1” placcato oro (possibile intravederlo in trasparenza) e pad da 10dB. La confezione di vendita include una bella valigia in alluminio, ottimamente rifinita ed imbottita, ed un apposito skockmount (più comunemente conosciuto come “ragno”) (Fig. 4). La forma dell’ sE 4400a (Fig.5) ricorda moltissimo quella di un altro microfono storico: l’AKG 414. Tra le caratteristiche principali troviamo il Pad da 10 e 20 dB, 2 filtri Low Cut e 4 pattern polari (Cardioide, Ipercardioide, Omni e Figura 8). Analogamente a quanto fornito a corredo con il suo fratello “minore”, anche il 4400a viene venduto in una bella valigia di alluminio e uno skockmount dedicato (Fig. 6). Il modello 4400a è l’ultimo nato in casa sE e la sua progettazione parte come evoluzione del modello 2200a, cercando di migliorarne il più possibile la flessibilità. Ecco quindi che le capsule da 1” diventano due consentendo, in questo modo, di poterlo configurare in uno dei 4 pattern polari: come indicato nelle caratteristiche tecniche sono per l’appunto Cardioide, Ipercardioide, Omni e Figura 8. Sul corpo del microfono, inoltre, troviamo il micro switch del filtro passa alto (HPF) con due tagli a 60Hz o 120Hz ed il micro-switch dedicato al Pad di attenuazione con selettore di riduzione a 10dB o 20dB. 5-6

Prova sul campo

Home Studio

Una delle prove è stata condotta nel mio Home studio (S. Aversano), già noto ai miei più fedeli lettori. Com’è prassi per i miei test, ho cercato di influenzare il meno possibile il suono catturato, creando un percorso del segnale il più breve possibile. Ecco quindi che il segnale microfonico, attraverso dei cavi Reference, entra direttamente nell’ingresso Mic della mia RME Fireface 400 e, quindi, è registrato su una DAW PC Based mediante il software Cubase, con assenza totale di elaborazioni intermedie.

Studio Professionale

Per questa prova i due microfoni sono stati collegati, mediante un cavo Mogami, prima al preamplificatore microfonico della scheda audio Fireface 800 – per effettuare alcuni take di riferimento – e successivamente ad un Pre valvolare stereo – ideale per ottenere, ad avviso di chi scrive, un suono molto avvolgente tipico anni ’70 -, precisamente il LA 610 MK2 della Universal Audio, per passare infine alla RME Fireface 800. La registrazione è stata effettuata con una risoluzione 24 bit/96 KHz. I monitor utilizzati sono stati i PMC TB2S-A, per un ascolto standard da posizione ravvicinata, e le Dynaudio Bm5 Compact, utilissime, secondo me, per ascoltare il prodotto finale in versione radiofonica oppure trasformato nell’orribile, ma diffusissimo e comodo, formato mp3. Nella “prova su strada” entrambi i microfoni, com’è ovvio, sono stati sottoposti in maniera accurata ad una serie di test effettuati sia su voci sia su vari strumenti a corde e a percussione. Potrete ascoltare i vari file audio per rendervi conto delle caratteristiche di entrambi gli sE. Doverosa premessa è che le tecniche di posizionamento utilizzate per il 2200a sono state le medesime anche per il 4400a (… e per l’AKG 414 messo a confronto con il precedente).

sE 2200a

Per questo microfono abbiamo utilizzato diversi tipologie di chitarre: dalla classica a quella acustica, dal genere classico al rock. La sensazione che si riceve ascoltando la timbrica generale di ripresa è che sembra di avere a che fare con un microfono con la prerogativa di voler aggiungere qualche cosa al suono. Questa sensazione si è avvertita in special modo quando, come stadio di preamplificazione, è stato usato quello della scheda audio RME. Nella registrazione della chitarra classica il risultato non è stato fra i migliori, in quanto il segnale in ripresa è risultato abbastanza snaturato sulle basse frequenze. In particolare si è avuta la sensazione di avere una sorta di compressore fra microfono e scheda audio. Per la ripresa della chitarra acustica è stata utilizzata anche la tecnica bi-microfonica con due sE 2200a, posizionati in maniera standard, uno a destra e l’altro a sinistra dello strumento. Subito si è notata un’apertura stereofonica ma con alcune zone d’ombra. Il suono della chitarra in generale è risultato molto ricco, con una leggera difficoltà nella gestione dei transienti in esecuzioni ritmiche e in arpeggi.  Al contrario della classica, nella ripresa della chitarra acustica l’sE 2200a ha restituito quell’attacco netto ed a tratti cattivo, tipico dei microfoni dinamici stile Shure SM57. Le alte frequenze sono mediocri, medi abbastanza lineari, addirittura più precisi del Rode NT2, bassi molto ricchi e  profondi. Il suono manca leggermente di ariosità e di ambiente. L’effetto prossimità non è ben gestito: consiglio, a tal proposito, di registrare ad una distanza non eccessiva dal microfono, secondo una posizione ideale che si riesce a trovare semplicemente con l’uso. Quando il microfono è stato registrato con la sezione PRE della UAD, il suono è diventato più dolce ed amalgamato, sempre molto presente.

sE 4400a

L’sE 4400a è fra gli ultimi nati della famiglia dei microfoni sE Electronics. Si tratta di un microfono, a detta dei produttori, ideale per moltissime applicazioni, sia in studio che per soluzioni broadcast e live. Anche se l’ SE 4400a ricorda esteticamente molto il modello AKG 414, il prodotto è a mio giudizio profondamente diverso da questo. Trovo infatti che mentre il 414 è un microfono più aspecifico che meglio si adatta alle riprese di diverse sorgenti sonore, il 4400a predilige (con ottima resa) alcune sorgenti come la ripresa di  bassi e contrabbassi acustici, nonché utile per rinforzare le voci maschili. hesitant

sE 4400a Voce Maschile e femminile

Rispetto al 2200a ho trovato il modello 4400a molto più interessante per la registrazione vocale. Già dal primo take si nota immediatamente una progettazione simile ai Rode oppure Joemeek, non per la loro pasta sonora, ma per questa prerogativa di avere un sound pronto per l’uso. Mi è piaciuto molto sulle voci maschili, in quanto anche senza utilizzare nessun PRE professionale in abbinamento, riesce comunque a riprodurre molto bene la sezione delle basse e medie frequenze, restituendo una pasta sonora leggermente colorata, ma non sporca o confusa. Anche sulle voci femminili il 4400a risponde bene, ma con qualche problematica in più soprattutto sui registri alti. Se si collega il microfono direttamente ad uno stadio di preamplificazione troppo neutro, tipo scheda RME, oppure PRE stile Millennia, bisogna evitare che la cantante di turno si muova troppo durante la sua esecuzione per evitare l’effetto prossimità. Inoltre, nei passaggi di registro dai toni medi a quelli più acuti, a volte il microfono sembra non riuscire  a gestire il segnale con coerenza con una perdita di aereosità. Come sempre, a tutto si può cercare di porre rimedio: in questo caso, infatti, è provvidenziale sfruttare al meglio l’effetto prossimità. Essendo il microfono in questione un modello a diaframma largo, bisogna cercare meticolosamente il punto di ripresa vocale. Consiglio, per le voci con grande energia sulle alte frequenze, di usare una distanza di circa 15/20 cm. Per i neofiti, consiglio di switchare il mic sia sul pad di attenuazione che sul filtro HP presente sul corpo del microfono; inoltre è buona norma utilizzare un filtro Antipop e soprattutto evitare di portare il segnale in registrazione a 0dB. Molti addetti storceranno il naso a questa ultima affermazione, ma personalmente ritengo importante che, in una registrazione professionale, il tenersi a circa – 3 dB sotto lo 0 permetterebbe in fase di mastering di avere una buona soglia d’intervento per scolpire – o meglio ancora equilibrare – il suono.

Nota 1: Una cosa che ho notato con piacere su entrambi i microfoni è che, a differenza di diversi loro “colleghi” per i quali è poi difficile lavorare sull’EQ, ci si può lavorare a posteriori con tranquillità senza che il segnale si deteriori perdendo così l’intelligibilità del cantato. Le più grandi soddisfazioni le ho ottenute quando, con il 4400a, ho registrato la voce maschile su un canale Universal Audio LA 610 MK2. In questo caso infatti, ho potuto dare una colorazione giusta e veloce alle voce, che potete ascoltare nei file sottostanti, controllando perfettamente anche la problematica dell’effetto prossimità.

Nota 2: Grazie alla presenza contemporanea in studio dell’sE4400a e dell’AKG 414 mi è venuta spontanea la curiosità di un breve confronto tra i due ed in particolare sulla ripresa della voce maschile. Il cantante, Stefano Esposito (nella foto iniziale), ha una voce con dei medi abbastanza graffianti, stile Kelly Jones degli Stereophonics, o John Rzeznick. Gli è stato chiesto di cantare dei brani che evidenziassero questa sua caratteristica. Sono state fatte le stesse impostazioni e mantenute le stesse distanze per entrambi i microfoni ed è stato ascoltato il risultato ottenuto entrando direttamente nei preamplificatori della RME. L’sE 4400a risulta riprodurre il sound in maniera più precisa e coerente, mentre l’AKG era più gradevole: in quanto più colorato, personalmente mi piaceva di più. La stessa prova è stata fatta anche con una voce pulita e l’impressione è stata, sia per me che per il secondo fonico, che l’AKG aveva una spinta leggermente più alta e quel poco di “sonorità” in più che rendeva più facile la vita ad un fonico. Chi lavora a livello professionale e ha la possibilità di utilizzare macchine di un certo calibro, naturalmente avrà capito che c’è sempre il rovescio della medaglia, in quanto è pur vero che in questa prova l’AKG è risultato più gradevole, ma nel momento che la stessa prova è stata fatta con channel strip con un colore abbastanza accentuato, come i prodotti Neve ed SSL, il microfono 4400a è stato più facile da gestire permettendoci di ottenere la giusta colorazione senza lavorarci troppo.

sE 4400a Basso

Dopo aver già chiuso e inviato l’articolo per l’impaginazione, il caso volle che andassi a trovare il mio amico Fabrizio Piccolo mentre stava registrando, nel suo studio, il basso di un gruppo rock stile americano: gli Hesitant Ballad. Il bassista aveva un bel Music Man 5 corde Ray e Fabrizio voleva riprendere il suono della sua cassa Ampeg a 4 coni. Trovandomi proprio in un momento di pausa della sessione, chiesi a Fabrizio se gentilmente potevamo provare a registrare il suono del basso con microfoni diversi. I microfoni a disposizione erano un sE 4400a, il 414 B-XL2 e un 421 Sennheiser. I 3 microfoni vennero posizionati a circa 8/10 cm dalla cassa in maniera che ognuno con il proprio diaframma risultasse perpendicolare ad un cono; al di sotto della cassa fu posizionato un tappeto per evitare il rientro di frequenze indesiderate. I primi 2 microfoni sE 4400a e l’AKG sono stati switchiati in modalità cardiode senza aver bisogno di utilizzare il loro Pad di attenuazione. Il risultato è stato impressionante: il 4400a ha restituito il basso in maniera veritiera, attacco precisissimo e un’ottima punta del suono. Naturalmente il 421 in questo confronto è risultato perdente. Di seguito, quindi, i risultati ottenuti.

sE 4400a Molla rullante:

Nel file che trovere nella sezione prove audio del sito potete ascoltare la prova di registrazione della molla del rullante, inclinando l’sE4400a in maniera tale da non riprendere eccessivamente altri suoni della batteria e, soprattutto, non captare anche il suono della pelle, come avverrebbe se il microfono fosse stato posizionato in maniera perpendicolare al rullante. Il risultato, sarete d’accordo con me, è ottimo, anche se di fatto un poco sprecato per registrare la “molla”: tuttavia siamo comunque al di sopra dei soliti standard di registrazione.

Considerazioni finali:

sE 2200a: questo tipo di microfono è risultato ottimo quando lo si usa con PRE o una channel strip caratterizzanti per esaltarne l’anima leggermente pop, anche a discapito della raffinatezza e della linearità del suono. Completamente sconsigliato se si desidera ottenere un suono il più lineare possibile, ma si sa che ogni prodotto ha una sua collocazione di mercato e musicale. Tra i pregi di questo microfono troviamo certamente il prezzo, una “personalità” molto spinta e una presentazione già pronto all’uso. Piacerà sicuramente a tutti gli utenti che hanno bisogno di un sound con una forte spinta sui bassi, anche a discapito di una leggera perdita nella linearità.

Nota 3: … questa è stata anche la grande fortuna dello Shure SM58, un microfono poco preciso, ma molto gestibile dal vivo tanto da diventare uno standard.

sE 4400a: rispetto al 2200a, il 4400a appartiene ad una categoria diversa, per prezzo e qualità, e la cosa risulta molto evidente all’ascolto. Sentendo infatti le riprese effettuate con il 4400a si nota una buona trasparenza e fedeltà nella ripresa della sorgente sonora. Rispetto al 2200a gli attacchi sono ben presenti e la parte bassa appare molto meglio controllata. Anche sulle medie il microfono pare avere la giusta enfasi che lascia un buon margine di intervento agli Eq e quindi al proprio gusto. Volendo trovare un neo, credo sia da sottolineare un carattere appena marcato dell’sE 4400a, che forse lo rende un po’ meno neutro rispetto ai diretti concorrenti quali l’AKG 414 o l’Audiotecnica AT 5050. Il microfono, tuttavia, risulta essere abbastanza silenzioso. Nella registrazione della voce, oltre ad usare un anti-pop ed allontanare di qualche palmo il cantante, si è reso indispensabile l’utilizzo – non proprio leggero - del filtro per l’effetto di prossimità sulle palatali, altrimenti fastidiose. Non è un microfono a 360 gradi che può essere utilizzato in tutte le occasioni, ma sulle riproduzioni di voci maschili e in special modo sui bassi e contrabbassi credo sia di gran lunga superiore a microfoni più blasonati. Probabilmente proprio questa sua specificità è anche il suo pregio: meglio un buon microfono che funziona bene su alcune categorie di strumenti che uno troppo generico, con un rendimento medio su tutto. Per entrambi si ricorda che sono assemblati artigianalmente e che ogni microfono viene fornito con il suo diagramma. Ciò, per chi cerca la singolarità del prodotto, rappresenta sicuramente un ulteriore e sicuro valore aggiunto.

Caratteristiche  tecniche:

sE 2200a – Risposta in Frequenza: 20Hz-20KHz – Sensibilità: 14.1mV/Pa -37 ± 1.5dB – Diagramma polare: Cardioide – Impedenza:  200 Ohms – Rumore equivalente: 17dB (pesati in classe A)

sE 4400a – Risposta in Frequenza: 20Hz-20KHz – Sensibilità: 14.1mV/Pa -37 ± 1.5dB – Diagramma polare: Cardioide, Figure 8, Omni, supercardioide - Impedenza: ≤ 50 Ohms – Rumore equivalente: 17dB (pesati in classe A) Max SPL per 0.5% THD@1000Hz: 130dB – Alimentazione: Phantom power 48V±4V Max SPL per 0.5% THD@1000Hz: 125dB – Alimentazione: Phantom power 48V±4V

Pro:

sE 2200a – Prezzo, suono pronto all’uso.

sE 4400a – linearità, naturalezza.

Contro:

sE 2200a – colorazione eccessiva.

sE 4400a – prezzo, gestione picchi nei transienti.

INFORMAZIONI UTILI:

Produttore: sE Electronics

Modello: sE 2200a

Website: www.seelectronics.com

Distributore: www.midiware.com

Prezzo: 199,00 +IVA

INFORMAZIONI UTILI:

Produttore: sE Electronics

Modello: sE 4400a

Website: www.seelectronics.com

Distributore: www.midiware.com

Prezzo: 519,00+IVA

Lucid 88192 – Convertitore A/D D/A

Fig.0

La tipologia di strumento che stiamo per trattare è altamente determinante ai fini della qualità sia iniziale che finale di qualsiasi registrazione o semplice riproduzione di materiale audio. La macchina oggetto di questa prova, come classe di appartenenza, va utilizzata solo per farla “convivere” in una catena audio allo stato dell’arte. Lucid non è affatto uno di quei marchi che girano spesso da queste parti, ma negli USA è conosciutissimo ed utilizzato anche da grossi esperti. Lo scoprirete anche voi attraverso queste prove e vi auguro che questo convertitore possa far parte di quella schiera di nomi super blasonati e conosciuti nel settore professionale ove, tranne qualche eccezione, alcune di queste macchine non valgono i soldi che costano.


Come si presenta:

Il pannello frontale (fig.1) è molto spartano e funzionale con un solo display dove vengono visualizzate tutte le operazioni che stiamo compiendo sulla macchina e una grossa manopola rotativa che gestisce il routing del convertitore e il classico interruttore di accensione. Il pannello posteriore (fig.2) è molto ordinato e la prima cosa che mi salta all’occhio è la scelta della disposizione, progettata secondo un criterio di lavoro “pulito” e professionale, delle AES/EBU separate per gli otto canali, parallele alle I/O Adat e analog. Inoltre, troviamo un I/O per il Word Clock e una porta seriale 232. Prova di ascolto a casa Come descritto sopra, le possibilità di connessione e l’intelligentissimo routing del LUCID ci permettono un’ampia possibilità e versatilità, a cospetto di qualsiasi apparecchiatura, sia in ingresso che in uscita. La prima prova che desidero attuare è quella che si farebbe per una rivista da audiofili, sensibili e capaci di grossa analisi e di spirito critico, spinti da quell’incontenibile esigenza di voler ottenere, anche con grossi sacrifici economici, dei risultati di grande realismo sonoro ove la timbrica e la scena acustica la fanno da padrona. Si prevede quindi una dura prova, ma sicuramente di grande efficacia ed attendibilità. Chiaramente la sezione interessata per questa prova è quella della conversione DA.

1-2

Inserisco il LUCID nella mia catena audio personale, degnamente audiofila, comprendente il lettore REGA PLANET, utilizzando in questo caso solo la meccanica collegata tramite un cavo coassiale della Klotz, uscendo poi con AES/EBU per entrare nel Pre e Finale MUSICAL FIDELTY X-PRE, per arrivare poi, tramite degli ottimi cavi a conduzione liquida della SHIMPY, ai bellissimi (fig.3): diciamolo pure, una catena audio di tutto rispetto (da premettere che ci sarà chiaramente anche un reale confronto con i convertitori del mio lettore CD sopra citato). 3Giusto per essere pignoli il REGA PLANET è un lettore da circa 3.000 euro. Ascoltando le varie produzioni di generi e nazionalità diverse ho da subito avvertito una grande spinta da parte del LUCID tanto da dover abbassare di almeno la metà il volume del mio PRE dalla posizione solita (primo aspetto positivo: notevole headroom) e credetemi non ricordo un altro convertitore con questa dinamica.Andando a consultare le specifiche stiamo intorno ai 140dB. Incredibilmente la scena acustica con qualsiasi brano diventa più ampia e definita tanto da accorgermi un pò di più dei particolari suoni ghost ed armonici degli arrangiamenti (secondo aspetto: analitico e rivelatore). Inoltre la gamma bassa, in particolare il contrabbasso pizzicato ed il kick della batteria (cassa), acquistano più attacco ma senza slabbrature dinamiche, nel senso che non si scolla ma lascia avvertire palesemente la quantità di compressione utilizzata nel brano. I medi sono presenti e definiti, dotati anch’essi di profondità senza alcun appiattimento e credetemi se vi dico che la musica “è là che va sentita”. Gli alti, invece, vengono restituiti velocissimamente e si presentano nella scena acustica con grande apertura e senza asprezza (terzo aspetto: notevole velocità di risposta ai transienti anche più critici). Il rumore è inesistente e lo potremmo solamente misurare (quarto aspetto: silenzioso). Concludendo possiamo affermare che il LUCID 88192 dona un vero tocco di classe. La preziosa miscela tra vellutata analiticità, superba trasparenza, equilibrio tonale completo e mai barocco, con un ottimo contrasto dinamico, è evidente. Tutte queste sopraffine virtù, rare da trovare nel settore delle produzioni, hanno l’effetto di far scomparire nel breve volgere di qualche minuto l’impianto generatore del suono, così che il redattore si dimentica del soggetto del suo articolo finendo per parlare di quel disco.


Prova di ascolto in studio:

Lunedì 21 Gennaio, ore 21.30: telefonata a casa. “Ciao Antonio Sono Rino Morra, puoi prestarmi il convertitore, abbiamo avuto commissionato un importante lavoro per conto terzi, in questo progetto come fonico c’è anche il tuo amico Luigi Circiello.” A: “Non c’è problema. Passa domani a casa a ritirare tutto, ne approfitterò per confrontare le mie impressioni con gli addetti a lavori presenti in studio.” Il fonico di turno avendo l’esigenza di mixare 16 tracce audio direttamente sul banco, alla vecchia maniera, necessitava di una “pasta vera” trattandosi di un quartetto rock. Non c’è niente di meglio dei filtri di una consolle analogica inglese Soundcraft 3200 (fig.4).

4

La scheda audio presente in studio è una Motu 896 HD con 8 uscite analogiche e 8 ADAT più 1 AES/EBU. Per questo tipo di lavoro è stato deciso un percorso audio abbastanza semplice, ma efficace: sono state collegate le 8 uscite analogiche del 88192 al mixer,mentre le 8 digitali formato ADAT del 896 HD al Lucid convertendole in 8 uscite analogiche che, a loro volta, sono state collegate alla consolle. Una volta cablato tutto il set up, la macchina ha dato il meglio di se quando ha ricevuto il clock dal mio Big Ben (fig.5), che del resto governa il clock di tutte le macchine digitali connesse. Anche in questo caso si ha subito l’impressione di un prodotto professionale, di quelli che non ti ubriacano a prima vista ma che ti gratificano giorno per giorno, utilizzo per utilizzo, restituendo mix mai confusi dai suoni impastati, in quanto i convertitori suonano sufficientemente neutri e precisi con una buona dose di apertura e rispettosi della sorgente immessa. I bassi sono sempre solidi, mai sbavati, i medi dettagliati e rotondi e gli alti liberi, tridimensionali e mai aspri. Paragonato, invece, ai convertitori Apogee presenti in studio (Rosetta 200) difettano di quella “analogicità” in alcuni contesti musicali (rock, pop, blues), in quanto questi ultimi restituiscono quel suono più caldo e analogico, quasi come se passasse da un nastro senza impurità. Ma questo suo “limite”, può essere in molti casi un vantaggio soprattutto in quei contesti musicali dove si necessita indiscutibilmente di un suono “trasparente” di indubbia qualità e precisione. In questo specifico caso, anche se il prodotto doveva mantenere un gusto e una pasta sonora molto vintage ed analogica, si è preferito alla fine riversare tutto su due canali del 88192, in quanto sia il mixer che gli outboard presenti in sala avevano carattere da vendere e, di conseguenza, si è optato di non dare un ulteriore colorazione al segnale.

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Conclusioni:

Mi sono reso conto attraverso l’ascolto approfondito, come questo illustre “sconosciuto” fornisca un risultato audio che va ben oltre il suo marchio che da noi in Italia è ancora, sfortunatamente,“anonimo”. Udite! Udite! La produzione è di casa SYMETRIX, ricordate il vecchio e glorioso 528 (fig.6) che ha letteralmente anticipato la cultura del channel-strip professionale? Cari signori il “mondo ormai è digitale”… purtroppo! I convertitori hanno il gravoso compito di trasferire il vero analogico in dati digitali, poi se tutto ciò viene effettuato con una macchina come il nostro LUCID, i risultati saranno a dir poco soddisfacenti.

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Diciamocela tutta, ci sono 24bit e 24bit e quelli forniti dal LUCID sono niente male. Consiglio l’88192 a tutti quei professionisti ed anche semi-pro che non sono stati soddisfatti dal loro convertitore, sia esso integrato in DAW oppure separato. Per sfruttare al meglio le notevoli caratteristiche di questo oggetto non è consigliabile integrarlo con preamplificatori o harwdware inadeguati o di scarsa qualità. Esprimendo qualche commento più da misure diciamo che la risposta di frequenza è molto lineare sia per i segnali enfatizzati che non enfatizzati; la diafonia si mantiene su livelli molto elevati su tutta la gamma; l’impedenza in ingresso ed uscita rende questo convertitore compatibile con qualsiasi apparecchiatura persino con le meno nobili, meglio comunque interfacciarlo con quelle “degne” al di là dei gusti; le distorsioni sono davvero molto basse. La gamma dinamica è sicuramente il pezzo forte del convertitore LUCID; il rapporto segnale/rumore ha dei valori ottimi confermando la silenziosità del circuito. Complessivamente, quindi, le prestazioni sono davvero notevoli, ricordandovi inoltre che il LUCID le offre su otto canali. Un oggetto tecnologicamente avanzato, ma ovviamente attendibile e convincente sul piano musicale, come un veicolo ben collaudato dal quale nulla potremmo aspettarci se non il meglio. Non avviene spesso che una macchina da musica si ponga in modo tanto sfacciato al centro dell’attenzione. Non contento, ho voluto rendere partecipe altri professionisti e collaboratori (fig.7) per trovare conferme in positivo o in negativo.7 Alcune di queste testimonianze hanno trovato nel LUCID una grande neutralità e precisione, altri di essi a causa di questa troppa neutralità lo ritengono poco musicalmente “caldo”. Personalmente ritengo il LUCID un convertitore piuttosto sensibile al tipo di catena audio e non penso affatto che spetti al convertitore offrire carattere. A questo possono provvedere tranquillamente, se lo si cerca, il microfono prima di tutto, il preamplificatore, l’amplificatore o le casse da ascolto. Ritengo il convertitore paragonabile a delle lenti di una macchina fotografica che devono soltanto catturare quanta più definizione possibile. Poi, se per altri motivi, la si vuole personalizzare o volutamente “sporcare” possiamo scegliere di stampare la foto su tipi di carte particolari o con colori particolari. Il giudizio finale rimane molto positivo per le qualità sonore, per la sobrietà del design, per la semplicità del software di gestione, per la professionalità in generale del progetto. Il software di gestione è semplice ma completo (non ho mai dovuto aprire il manuale per verificarne le funzionalità). Per le mie aspettative avrei preferito una connessione diretta alla DAW, magari con una scheda PCI (express for me) e una firewire con la gestione software del routine, ma pare che questa lacuna verrà presto colmata. Concludo dicendo che con questa elettronica digitale la parola d’ordine è trasparenza assoluta, altissima risoluzione anche a livelli minimi di segnale ed un equilibrio timbrico perfetto, capace com’è di svelare ogni particolare del messaggio musicale senza dare l’impressione di “forzare” l’esecuzione. Il difetto? Ve ne posso raccontare due completamente opinabili essendo solo opinioni appartenenti alla sfera del gusto personale: se cercate una qualsiasi sorta di forzata caratterizzazione il LUCID non è il convertitore che fa per voi, poiché potrebbe lasciare deluso chi, mentre lo utilizza, si aspetta sensazioni “forti” o tinte particolari. Come si usa dire nel gergo degli audiofili, ha dato l’impressione di “non suonare”, nel senso di non aggiungere nulla in più al programma musicale. Questa affermazione a qualcuno potrebbe somigliare ad un difetto celato, mentre per altri è un valore aggiunto. Io, come già affermato, appartengo a questi ultimi. In questi casi, quando una macchina presenta risultati performanti a prova di misurazione, quindi composta da ottimi componenti messi insieme da un progetto serio, la scelta diventa un fatto di gusti. Stavolta davvero concludo e lo faccio con uno sfogo: è possibile mai che le apparecchiature digitali per quanto ben congeniate, debbano costare sempre così tanto, lasciandoci dopo un brevissimo lasso di tempo a confrontarli paradossalmente sotto tutti i punti di vista (economico e performante) con i nuovi modelli dello stesso apparecchio che riescono ad offrire a metà prezzo il doppio delle prestazioni? Questo sfogo potrebbe rappresentare un altro difetto ma chiaramente non è rivolto esclusivamente al LUCID, ma al mondo digitale in genere. Avete mai aperto apparecchiature digitali? Alla fine ci si ritrova a chiedere: cosa ho comprato? Non c’è niente qui… mi hanno fatto “il pacco”…? E pensare che quell’amico ha venduto quel microfono degli “anni ‘60” ad un prezzo strabiliante. Si! La dura realtà è proprio questa. Non mi resta che apprezzare il fatto che il LUCID, a parità di prezzo, offre la stessa qualità professionale di quell’altro convertitore di soli due canali. Questo potrebbe essere un buon motivo per andarlo a provare nel vostro negozio di fiducia.

Sguardo all’architettura interna:

L’utilizzo di convertitori esterni apre il panorama a tutta una serie di problematiche quali il sincronismo tra le varie parti digitali (master clock) ed il fatto che oggi il progresso tecnologico è così veloce che la tecnologia di riferimento di oggi, già domani (“domani” reale e non metaforico) è presente in prodotti prosumer se non consumer. Già oggi nelle schede audio di qualità troviamo convertitori e componenti di riferimento assoluto. In un home e/o project studio è opportuno investire il proprio denaro in una scelta di questo tipo oppure, presa una buona scheda audio (che poi se escludiamo i preamplificatori microfonici o altre utility, è un convertitore audio con interfaccia diretta per pc), riservare il resto del budget ad altre apparecchiature che possono fare maggiormente la differenza a parità d’investimento? Lucid dal latino lux “luce”: è appunto in questa sezione che mettiamo in luce anche l’interno del nostro apparecchio che abbiamo testato, analizzando, ma senza annoiarvi, alcuni componenti principali che determinano una qualità del suono ineccepibile. Iniziamo con il pannello frontale, ben curato e sobrio con un display centrale di ottima fattura e chiaro. Aprendolo (fig.8) noto un’altissima ingegnerizzazione (analoga a quella osservabile nella costruzione di computer), d’altronde trattandosi di convertitori non poteva essere diverso.

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A primo sguardo i componenti utilizzati sono degli standard di riferimento assoluto come Cirrus Logic, Analog Device,Texas Instrument, che accoppiati ad un’ottima circuitazione ed un ineccepibile progetto, sono certamente responsabili del risultato finale. Andando più nel dettaglio e analizzando con più accuratezza il percorso audio ci saltano subito all’occhio gli integrati Cirrus mod. CS 5381 (fig.9), che assolvono il compito di convertitori analogici/digitali e filtro anti-alias, a 24 bit per canale, con un campionamento superiore a 200Khz per canale. Inoltre l’ADC è costituito da un modello di architettura differenziata con un ottimo rapporto segnale rumore; si aggiunge poi il chip Pga 2311u della Texax Instruments che regola i livelli del segnale in ingresso. Infine ci sono componenti passivi (resistenze, condensatori con tolleranze molto basse).9 La casa costruttrice “Analog Device” è una nota società americana specializzata in chip di altissima qualità; nel nostro Lucid troviamo l’ADSP BF 532 (fig.10) il cui compito è quello di controllare e gestire i segnali con un software integrato: si potrebbe definire un piccolo computer all’interno di un sistema audio. Questo processore chip singolo è specifico per applicazioni Multimediali e comunicazioni digitali ed ha moltiplicatori a 16 bit, due Alu a 40 bit, 4 Alu video a 8 bit, due accumulatori a 40 bit e uno shifter a 40 bit. Non ci immergiamo troppo negli abissi elettronici di questo, ma possiamo dirvi che la programmazione è affidata ad un ambiente software facilitato derivante dal C++ ovvero il Visual DSP++ nativo dalla Analog Devices e il kit di programmazione (trial version) e’ scaricabile su sito internet www.analog.com/processors/VisualDSP/testDrive.html

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INFORMAZIONI UTILI:

Produttore: ChanderLimited

Modello: Lucid 88192

Website: www.lucidaudio.com

Distributore: www.feel.it

Prezzo: 3.280,00+IVA

Articolo pubblicato sulla rivista CM2 Magazine.

Microfoni a confronto – Audiotecnica Vs Neumann

Nello studio di registrazione, la tipologia di microfono più adatta è, nella maggior parte dei casi, quella a condensatore. L’ampia banda passante e la sensibilità che contraddistinguono questo tipo di microfono lo rendono il preferito in tutte quelle applicazioni dove è richiesta una grande accuratezza, in particolare la ripresa della voce. Confesso che ogni qual volta l’argomento da trattare riguarda i microfoni, avviene in me un vero e proprio coinvolgimento sia razionale che emozionale, con la speranza che la nuova prova dia un risultato tecnicamente soddisfacente ed emotivamente appagante. Ragazzi, qui si parla di microfoni, il primo anello della catena audio, il principale responsabile di una buona o cattiva registrazione, ovvero il trasduttore per eccellenza!!! Primo consiglio: al di là di quelli che possono essere i gusti personali riguardanti il carattere timbrico, nello scegliere un microfono assicuriamoci che la costruzione e la qualità della componentistica siano allo stato dell’arte (budget permettendo) per non avere spiacevoli disturbi quali rumore di fondo, ronzii e distorsioni legati ad uno scarso rapporto segnale rumore, alla poca sensibilità e ad una bassa capacità nel contenere le pressioni sonore. Procediamo dunque alla descrizione e alla prova dei nostri due microfoni.

Catena audio

Per questa prova i 2 microfoni sono stati collegati, mediante cavo Mogami, ad un preamplificatore Millennia modello Media HV 3, in quanto questo tipo di PRE, a differenza di molti suoi “colleghi”, possiede una grandissima linearità che lo rende privo di colorazioni. Le uscite sono state collegate direttamente ai convertitori del registratore multipista Tascam MX 24/24, con risoluzione 24 bit/96Khz . Il tutto è stato monitorato con diffusori Genelec 1031.

TLM 103, come si presenta

Il microfono viene presentato in un’elegante scatola di legno insieme al suo supporto a snodo metallico per fissarlo all’asta (Fig.1). Il corpo del microfono è di forma cilindrica piuttosto corta. La capsula è protetta da una doppia griglia d’altezza quasi doppia rispetto al corpo del microfono. La griglia di protezione è fissata al corpo con tre viti equidistanti fra loro. Il logo si presenta sul corpo del microfono ed è strategicamente posto sul lato della ripresa. Sotto la base del corpo vi è un cilindretto filettato per avvitare opportunamente il microfono al supporto snodato in dotazione o alla sospensione elastica che è fornita come accessorio opzionale. E’ un microfono cardioide a condensatore con diaframma grande a gradiente di pressione. Richiede un’alimentazione phantom a 48 Volts.

TLM 103 sotto torchio

Il primo pensiero, dopo aver appurato che la membrana del TLM 103 (K87) è la stessa montata sul famosissimo e, a mio parere, caldissimo U 87, è stato: “vuoi sentire che qui ci troviamo ad avere le medesime prestazioni, con la sola differenza, tra l’altro accettabile, che sul TLM 103 vi è una sola figura polare, cioè quella cardioide?”. Ebbene, signori, non è stato così: il TLM 103 è un altro microfono. Si colloca tra i microfoni universali, cioè adatti sia alla ripresa delle voci, sia alla registrazione di strumenti in generale (fiati ,corde, percussioni). TLM sta per “Trasformerless microphone” (il trasformatore usuale dell’uscita è sostituito da un circuito elettronico) ed è proprio l’assenza del trasformatore che va a determinare il carattere timbrico, veramente nitido con una migliore gestione dell’SPL (Sound Pressure Level) ed anche il bassissimo rumore di fondo. In questa prima prova esaminiamo il Neumann TLM 103 alle prese con una voce maschile, senz’altro lo strumento più affascinante e mutevole che possiamo registrare. Posto ad una distanza di circa 25 cm, il microfono restituisce un timbro di grande dettaglio e definizione sia sulle basse frequenze che sulle alte, mentre si evidenzia minore omogeneità sulle medie centrali. Quindi possiamo senz’altro affermare che il suo carattere timbrico lo rende molto adatto a registrazioni moderne ed in linea al tipo d’ascolto dei giorni nostri. Avvicinando il cantante di una decina di centimetri al microfono si è notato subito un incremento di energia dovuto all’effetto prossimità, ma purtroppo non è riuscito a contenere l’emissione delle consonanti, restituendole un poco troppo esplosive, mentre è migliorata nettamente la fascia delle medie centrali, molto più intelligibile. La zona alta dello spettro, invece, è rimasta sempre omogenea senza risultare mai aspra e fastidiosa. Si può concludere che il microfono si è comportato piuttosto bene; bisogna però farsi aiutare da uno schermo antipop qualora preferiamo avvicinarci un poco di più alla capsula. Per quanto riguarda la voce femminile, il timbro è risultato un tantino sottile, in questo caso è preferibile cercare un po’ di più l’effetto prossimità, ovviamente facendosi aiutare dallo schermo antipop. Il mio consiglio, per chi desiderasse dare più spessore ed arricchimento armonico al proprio timbro, è di utilizzare un preamplificatore microfonico caratterizzante, tipo Tubetech, Avalon etc. (Fig. 2). Ricordiamo che per la filosofia di costruzione, piuttosto minimalista, non sono presenti sul corpo del microfono filtri passa alto e pad d’attenuazione.

Sax Tenore e Soprano

La prima considerazione da fare è senz’altro che questo tipo di ripresa è abbastanza ardua da realizzare. Il sax è uno strumento dalla timbrica molto volubile quasi come la voce umana. Sensibile alle condizioni ambientali, esso ha bisogno sempre di un pre-riscaldamento e la sua emissione ha una spiccata direttività. Quindi ho posizionato il microfono rivolto verso la campana ad una discreta distanza (circa 80 cm), in modo da riuscire a contenere con omogeneità i naturali spostamenti durante l’esecuzione. Ascoltando il suono in acustico del nostro sax in cabina (Fig. 3) e confrontandolo con quello registrato, ho subito notato una sorprendente naturalezza. Mancava solo un po’ d’aria intorno, ma questo a causa della cabina utilizzata, poco riflettente. Il tutto però è risolvibile aggiungendo in fase di mix un buon riverbero. Per il sax soprano ho posizionato il microfono in modo tale da catturare principalmente l’emissione proveniente dalla parte superiore dello strumento, dove sono situate le meccaniche. Da questa zona arriva un timbro davvero caldo, morbido e dolce. Il suono proveniente dalla campana è decisamente ricco di medie ed alte frequenze, magari adatto ad un contesto di musica folk. Vi racconto un aneddoto: facendo il fonico ad un festival di musica etnico popolare, mi è capitato di dover microfonare una grande varietà di strumenti, qualcuno di essi a me veramente sconosciuto. Finalmente giunse il turno di un sax soprano e mi comportai in maniera universalmente accettata, come sopra descritto. Il musicista mi fece subito una smorfia di disappunto perché voleva il microfono diretto alla campana. Accontentato l’orchestrale, aspettai con curiosità il risultato nell’ensamble. Ho dovuto ricredermi perché in quella situazione ed in quel genere, quel suono “ciarammelato” era giustissimo. Ritornando alla prova, il TLM 103 anche in questo caso ha restituito ancora una buona omogeneità su tutto lo spettro di questo splendido strumento, compreso il suono riflesso e indiretto proveniente dalla campana.

Chitarra

Per questo tipo di prova abbiamo pizzicato un po’ di tutto, dalla chitarra classica a quella folk, compresa l’elettrica, dal classico al moderno. Il microfono conferma ancora una volta le premesse sulla sua universatilità. È riuscito a gestire dignitosamente la varietà timbrica ed anche la generosa pressione fornita dall’amplificatore della chitarra elettrica. In questo caso non ha restituito quell attacco netto ed a tratti cattivo tipico del dinamico SHURE SM57 (Fig. 4–  Ripresa microfonata con Shure),  ma tutto ciò che ci si aspetta da un buon microfono a condensatore di largo diaframma. Un suono caldo di grande dimensione ed avvolgente.

Percussioni

Siamo passati poi alle percussioni. Il percussionista si è prodigato con diverse performance su una lunga serie di tamburi a pelle come bongo, congas, jambe, darbuka, ecc. Poi arriva il turno dei metalli: campane tubolari, campanacci, triangoli, ecc. Il microfono ha risposto con trasparenza sempre e comunque. Di base molto silenzioso, ha saputo fornire corpo a tutte le percussioni. Microfonando le varie parti della batteria ha brillato sia sulla cassa che sul rullante (nonostante la difficoltà di posizionamento, dato l’ingombro). Anche sui colpi più sonori non si è presentata nessuna distorsione, mantenendo sempre una buona definizione ed un’ottima risposta ai transienti, aspetto peculiare di questo microfono.

Pianoforte

In questo tipo di prova vorrei essere più esauriente, visto che stiamo parlando del re degli strumenti. Non a caso il pianoforte è considerato tale, sicuramente non soltanto per le sue considerevoli e variabili dimensioni, ma anche per l’estesa risposta in frequenza, la gamma dinamica e le possibilità armoniche. Il pianoforte può essere considerato contemporaneamente uno strumento a percussione ed a corde. Il piano a coda moderno ha 88 tasti ed è in grado di coprire oltre 7 ottave, la cui risposta delle fondamentali si estende da circa 30 Hz ad oltre 4 KHz; le relative parziali portano il limite superiore oltre i 10 KHZ; la gamma dinamica di questo strumento è alquanto elevata. A circa un metro di distanza, un pianoforte a coda è in grado di generare livelli di pressione sonora compresi tra un minimo di circa 40 db per le note suonate in pianissimo ed un massimo di 100 dB nei fortissimi. Passiamo alla nostra prova: tempo fa ho microfonato un bellissimo “giapponese” a coda di lunghezza 200 cm (Fig. 5). Vi dico subito che, in questo tipo di riprese, la posizione del coperchio è d’importanza primaria, in quanto consente di dirottare il suono verso il lato destro, il che comporta dei benefici ad una certa distanza, ma in prossimità può determinare l’interferenza tra componenti dirette e quelle riflesse dal coperchio stesso. Per questa prova, infatti, ho inclinato al massimo il coperchio e mi sono reso conto che in particolare il pianoforte a coda è uno strumento sonoro di dimensioni così imponenti e di tale complessità da rendere una ripresa del suono in vicinanza un’impresa davvero ardua. Nello stesso tempo, se ci allontaniamo troppo, gioca un ruolo fondamentale anche la stanza che ci ospita. Siamo però fortunati perché si tratta di un salone medio riverberante che riesce a donare a questo strumento un suono coerentemente tridimensionale. Ricordiamoci che non esiste il suono e basta; esso è sempre in relazione ad un ambiente. Armati di stativo, ho posizionato il microfono all’altezza di circa 120 cm, ad una distanza dalla sorgente di un metro scarso. Il TLM 103 ha riconfermato la sua predilezione per i suoni percussivi. Sebbene la sonorità generale sia risultata un poco scura, il realismo e al tempo stesso la morbidezza con cui si ascoltavano i martelletti sulle corde rendevano un ascolto gradevole ed avvolgente. Nella zona bassa, invece, ha restituito una sonorità robusta, ma sempre ben frenata e controllata: insomma, un pianoforte reale e presente in tutte le sue sfumature.

Conclusione

Il microfono si è dimostrato uno strumento versatile ed incline al lavoro. La sua componentistica di altissima qualità riesce a restituire un segnale audio molto equilibrato che lo rende ideale a qualsiasi tipo di utenza, da quella degli studi di registrazione semiprofessionali ai quelli professionali. In sostanza è un microfono per tutti. Per un utilizzo professionale si richiede una catena audio di qualità, con preamplificatori all’altezza, in grado di pilotare adeguatamente il segnale in uscita dal microfono. Se ben interfacciato i risultati non si faranno attendere. Il rapporto qualità prezzo è buono.

AT 4040, come si presenta

II microfono si presenta in una confezione di cartone dall’aspetto accattivante. All’interno risiedono la scatola in (finta) pelle dove è posto l’AT4040 con accanto una scatolina di cartone contenente la sospensione elastica in dotazione, di materiale metallico. Inoltre troveremo una borsetta di velluto nero antipolvere capace di contenere sia il microfono che la sospensione (Fig.6). Il corpo del microfono è di forma conica, quasi cilindrica, con una griglia di altezza quasi doppia rispetto al corpo. La griglia di protezione è fissata ad esso con tre viti equidistanti fra loro. Il logo si presenta sul corpo del microfono ed è strategicamente posto sul lato della ripresa. Troviamo due controlli: un selettore passa alto ad 80 Hz e un pad di attenuazione a -10 dB. E’ un microfono cardioide a condensatore di grande diaframma a gradiente di pressione. Richiede un’alimentazione phantom a 48 Volts.

AT 4040 sotto torchio (Voci)

Da premettere che le tecniche di posizionamento utilizzate per il Neumann sono state le medesime anche per l’Audio-Tecnica. Il comportamento generale al cospetto della voce maschile è quasi simile al Neumann TLM 103: stesso dettaglio e definizione, anche in questo prodotto non c’è una buona gestione dell’effetto prossimità, quindi è consigliabile inserire in questo caso il filtro passa alto ad 80hz presente sul microfono e lo schermo antipop. Nella nostra prova la voce femminile a disposizione è molto convenzionale, della serie pulita e sottile. Il microfono è stato trasparente, senza dare ulteriori colorazioni. La timbrica generale è risultata leggermente freddina. Sarebbe opportuno, in questo caso, utilizzare un preamplificatore inserito nella catena audio, capace di fornire un arricchimento armonico.

Sax Tenore e Soprano

La prova del sax tenore è risultata molto positiva: a differenza del Neumann, l’Audio Tecnica AT4040 ha fornito un pizzico di cattiveria in più, dovuta alla sezione delle medie leggermente più presente, mentre quelle basse sono risultate un po’ meno avvolgenti e definite. In linea di massima i due microfoni si equilibrano. Stessa sensibilità, silenziosità e gestione della gamma dinamica, ovviamente a distanza ravvicinata è preferibile inserire il pad di attenuazione di 10 dB presente sul microfono. Per il sax soprano la risposta è risultata davvero brillante. Ha fornito un’ottima intelligibilità e penetrazione. Il microfono riesce a fornire sempre una timbrica vivace, anche se la cabina di ripresa possiede un’acustica asciutta e poco riflettente.

Chitarre 

Nel caso della chitarra acustica, questo microfono è risultato efficacissimo, restituendo l’attacco veloce del plettro sulle corde sia in arpeggio che ritmico: incredibilmente identico al famosissimo AKG 414 (Fig. 7). Ha restituito corpo e un discreto attacco perfino all’amplificatore della chitarra elettrica.

Percussioni

Sulla grande varietà di strumenti percussivi a disposizione sopra descritti, il microfono ha fornito sempre un timbro fresco e vivace, con un’ottima risposta ai transienti, un ottimo attacco e corpo a tutto il programma percussivo, in particolare ai metalli. Anche sulla batteria non vi è stato nessun problema di gestione della gamma dinamica: il timbro dello strumento è stato restituito con grande trasparenza, senza aggiungere nessuna colorazione sulle frequenze gravi e acute.

Pianoforte

La ripresa del pianoforte è risultata molto veritiera, rispetto al Neumann un poco meno avvolgente sulla parte bassa dello strumento, ma in compenso l’attacco dei martelletti sulle corde è più evidente. Magari possiamo anche preferirlo al Neumann ogni qual volta l’esecutore o lo strumento a disposizione restituiscono una sonorità troppo morbida, quando è richiesto un suono lievemente più pronto e vivace.

Conclusioni

Il microfono si è distinto in tutte le prove in maniera brillante con una sonorità generale moderna, frizzante, sensibile e versatile. Discreta gestione dell’effetto prossimità, notevole rapporto qualità/prezzo. L’utenza ideale? Home studio, Project studio, Studio semi-professionali e professionali e live (batteria over-head o davanti agli amplificatori per chitarra elettrica). Una nota dolente riguarda l’operazione di fissaggio del microfono alla sospensione elastica (Fig. 8) che consiste nell’allargare l’elastico con l’obbiettivo di far entrare il corpo del microfono fino a farlo accoppiare con il solchetto circolare alla base della griglia. Operazione non da poco, perché si ha sempre la sensazione che l’elastico possa cedere (non vi preoccupate, non succederà). Un consiglio: una volta montato il microfono alla sospensione non riprovateci più.

Il confronto finale

E’ stato davvero un peccato non aver avuto a disposizione le coppie selezionate di questi microfoni per poter meglio analizzare anche la capacità di restituzione dell’immagine stereo insieme alla separazione delle sorgenti, essendo questi microfoni direzionali. La sostanziale differenza tra questi due microfoni è abbastanza esigua. All’80% simili, la veloce risposta ai transienti, la gestione della gamma dinamica, la sensibilità, la silenziosità e la qualità della componentistica con tutte le conseguenze positive che comporta. Il 20% in più per il Neumann riguarda gli estremi di banda: la sezione bassa è un pizzico più calda e la sezione delle alte leggermente più “setosa”. Possiamo però senz’altro dire che questa differenza è nettamente compensata dal rapporto Q/P dell’Audio- Tecnica AT4040. I risultati del Neumann hanno riconfermato la grande esperienza e tradizione, con l’obbiettivo serio di fornire sempre strumenti unici ed inimitabili. I risultati dell’Audio Tecnica meritano comunque notevole rispetto, perché alle spalle ci sono tanti sforzi aziendali per riuscire a commercializzare uno strumento capace di fondere qualità e convenienza, senza però trascurare una sonorità pari a microfoni più blasonati.