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Symphony X – Underworld

Molto tempo è passato da quando i Symphony X hanno esordito con l’omonimo album, di stampo chiaramente neoclassico e improntato a virtuosismi tipici del prog metal ma con fortissime influenze di musica classica e corale, e di progressive sinfonico alla Yes (o alla primi Queen). Già dal secondo album, tuttavia, la band statunitense mette dietro al microfono una delle più grandi voci del panorama metal e rock mondiale: Russell Allen.

Con Michael Romeo come mastermind della band e chitarrista più che virtuoso, Michael Pinnella pianista di estrazione classica alle tastiere, Michael LePond al potente basso, e Jason Rullo alla precisissima batteria, i Symphony X hanno sicuramente riscritto la storia del prog metal. Tuttavia negli ultimi anni la band ha cambiato decisamente rotta, e gli ultimi tre album suonano sempre meno prog neoclassico e sempre più trash metal misto a prog, a partire da Paradise Lost, seguendo con Iconoclast, ed ora con questo ultimo lavoro, Underworld.

Symphony X- Underworld
Symphony X- Underworld

Il concept di Underworld è nientemeno che la discesa negli inferi di Dante Alighieri, rivissuta in chiave metallica principalmente da Romeo, autore della stragrande maggioranza della musica della band. Il disco si apre con un Overture piuttosto “nella norma”, fatta di cori campionati e chitarre elettriche, ma subito le atmosfere cupe e minacciose delle voci si sciolgono nel riff di inizio di Nevermore, il primo brano lanciato in Internet (su YouTube). Si tratta di un pezzo quasi “easy listening”, pieno di trovate tecniche che punteggiano un cantato decisamente bassissimo per Russell Allen, che ci ha abituato ad altre note, ma incisivo e preciso, mentre avverte “Nulla ha più importanza… Non posso lasciar stare più, il tuo silenzio mi dice tutto quel che devo sapere”.

Underworld, la title-track, richiama moltissimo i brani più pesanti di Paradise Lost (una delle caratteristiche dei Symphony X è il continuo autocitarsi, che può essere apprezzabile o meno a seconda di chi ascolta la band. A me piace). Il ritornello di Underworld ci riporta però un po’ ai vecchi Symphony X, che personalmente apprezzo molto più dei nuovi, con aperture armoniche e arpeggi di tastiera davvero belli.

Segue una ballad piuttosto pesante ma drammatica, con tanta chitarra acustica ma senza obliare distorsori e pad di tastiera: Without you, che disegna tristi scenari di solitudine contrapposti alla musica decisamente incalzante. Bello davvero il ritornello, “talvolta sento che con ogni giorno che passa, la vita si limita a scivolare via, senza te”, per quanto il testo sia un tantino banale, e il brano è particolarmente “diverso” dallo stile dei SyX.

Con Kiss of Fire torniamo davvero ai tempi di Paradise Lost: infatti questo brano con doppia cassa incalzante e cori campionati sembra preso direttamente da quell’album, ricordando soprattutto brani come Walls of Babylon. Il cantato di Allen è aggressivo come non mai, supportato dal basso di LePond e dalla batteria di Rullo che all’unisono sostengono lo shredding di Romeo punteggiato dai cori delle tastiere di Pinnella. Si tratta di un brano che riporta indietro l’orologio della band di una decina d’anni, tutto sommato gradevole ma non il migliore dell’album. Apprezzabili le citazioni di cori del bridge che suonano come dal più lontano passato della band.

Symphony X- Underworld
Symphony X- Underworld

Charon, il traghettatore dell’inferno, è il titolo della traccia successiva, introdotta dalle inconfondibili chitarre di Romeo, ma che si evolve in un bel brano pesante, cattivo, e con una splendida performance di Allen alla voce, “si sale e si scende con la marea… veleggiamo sulle ali di Caronte, portami alla costa distante”. Davvero un bel brano, con un bel testo e un gran bel ritornello, per uno dei pezzi più belli di questo Underworld.

Charon ci traghetta al pezzo più prog del disco, To Hell and back, introdotto da un riff di chitarra molto arioso eppure drammatico, che verrà ripreso più tardi (il brano dura quasi 10 minuti) dalla voce di Allen con un testo veramente ben scritto e capace di raccontare la desolazione delle pianure dell’Abisso, e della solitudine umana. Ma il brano è un esercizio nel prog metal, un po’ come When all is lost di Iconoclast. In poco meno di 10 minuti i Symphony X salgono in cattedra e ci spiegano come suonare prog. A mio giudizio, questo è uno dei tre brani più belli dell’intera opera, brani “confinati” nel finale di disco. Elaborato, ben costruito, ben strutturato, ed eseguito magnificamente – spero che lo eseguano live, perché è veramente un grande pezzo.

In my darkest hour è un altro brano alla Symphony X “nuovo stile” che non sarebbe fuori posto nei due album precedenti. Qui la voce di Allen fa da padrone sugli intrecci ritmici di chitarra, basso e batteria, mentre le tastiere fanno da tappeto, spesso con un’unica, ossessiva nota, fino a sfociare nelle aperture armoniche del ritornello, “rimetto tutti i pezzi a posto, nulla dura per sempre… la mia ora più buia”. Ed è qui che c’è uno dei più begli assoli di chitarra del disco, a mio giudizio – per carità, sempre condito da una quantità di note che basterebbero per mesi ad un chitarrista qualsiasi.

Run with the devil è secondo me il brano meno riuscito dell’album. Non che sia brutto, ma sembra uscito dall’hard rock americano degli anni ’80 e ’90, che coi SyX c’entra davvero poco. Tuttavia la voce di Allen può interpretare praticamente qualsiasi genere, e lo dimostra proprio qui, peraltro con un canto spezzato interessante e ben interpretato. Solo i virtuosismi di Romeo marcano questo brano come prodotto dei SyX, anche se la sezione introduttiva del ritornello per un attimo lascia intendere un’evoluzione diversa del brano, solo per aprirsi in un ritornello che sembra tratto da un pezzo di una colonna sonora di movie “on the road”. Run with the devil ha il pregio però di introdurre i due brani più belli dell’album.

Symphony X
Symphony X

Cominciamo con Swansong: un bellissimo arpegggio di pianoforte introduce un brano strappalacrime ed al tempo stesso incalzante, dal testo triste e crudele che racconta di un cuore infranto – per amore o per altro, fatto sta che l’altra persona è andata via. “Ed io continuo a cantare… potrà (il mio canto) portarmi tutte le cose che desidero con te? Non cambierei una virgola, farei praticamente tutto per te, ma ora te ne sei andata, ed il mio canto del cigno si perde nell’aria”. Interpretazione da brivido da parte di tutti gli strumentisti, con una sezione centrale meravigliosa, quasi una preghiera agli Dei della notte. Swansong finisce con il canto straziante di Allen che ripete le parole del ritornello quasi urlandole al vento, mentre il pianoforte sommerge pian piano tutto in un arpeggio finale che seppellisce le ultime speranze nelle note di un accordo minore.

Ed infine, il brano più bello del disco: Legend. Per quanto ricordi un po’ “Frontiers“, la bonus track dell’edizione giapponese di The Odyssey, Legend è semplicemente un capolavoro. Arpeggi di sintetizzatore in tempi dispari con un cantato epico che conduce al ritornello: “Anche se combatto come una furia, non ci sono certezze: i miei campi di battaglia sono solcati da vittorie vuote. Scappo dal passato, da una vita di menzogne… ma la Leggenda non muore mai”. Per gli appassionati di letteratura fantasy pare quasi un brano dedicato a Druss dei Drenai, ma comunque è un pezzo veramente bello, nel tipico stile Symphony X del “nuovo corso”, certamente, ma eccellente negli arrangiamenti, nell’esecuzione, e nel mood. Un finale più epico di questo non poteva esserci, per un disco che racconta una storia altrettanto epica come la discesa negli inferi.

CONSIDERAZIONI FINALI

Insomma, Underworld è un gran bel disco. Per un nostalgico dei Symphony X di “V” (a mio avviso il capolavoro indiscusso della band ed uno dei migliori dischi di prog metal sinfonico della storia) questo disco allontana ancora di più la band statunitense dal loro passato di virtuosismi e armonie impensabili, ma nel contempo è un gran bel lavoro, anniluce avanti a Paradise Lost, e sotto molti aspetti migliore anche di Iconoclast. Il songwriting risente moltissimo dell’influenza di Romeo, che ormai ha reso i SyX una specie di “palestra per chitarra”, però Pinnella si sente molto di più rispetto al disco precedente, e la varietà degli stili in Underworld riecheggia più Paradise Lost che Iconoclast.
Se questo è il corso che i Symphony X vogliono tenere nei prossimi album, spero che il livello resti come quello di To Hell and back, Swansong e Legend, e pezzi più “commerciali” come Without you o Run with the Devil si possono “perdonare” ad una band che meriterebbe molta più considerazione di quella che ha (anche per il fatto che i cinque musicisti sono veramente persone simpatiche, disponibili e modeste pur essendo tra i migliori della scena mondiale). Ottima performance dei Symphony X quindi, insaporita da un packaging cupo e minaccioso come i cori del disco stesso. Un bel ritorno della grande band americana (che peraltro vedremo in Italia a Milano il 3 marzo 2016).

LA SCHEDA

Symphony X Underworld
Etichetta Nuclear Blast

TRACKLIST

01. Overture (2:13)
02. Nevermore (5:30)
03. Underworld (5:48)
04. Without you (5:51)
05. Kiss of Fire (5:10)
06. Charon (6:07)
07. To Hell and back (9:23)
08. In my darkest hour (4:22)
09. Run with the Devil (5:38)
10. Swansong (7:29)
11. Legend (6:29)

Marco Signore

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