Un futuro nuvoloso (parte 2)

If you thought this page is useful to your friend, use this form to send.
Friend Email
Enter your message
Enter below security code

Avete l’esigenza di mixare un brano ma non avete a disposizione un pc con i vostri sequencer e plug-in? Siete degli amatori che vogliono avvicinarsi al mondo della produzione audio digitale senza spendere soldi né impegnare troppo la CPU del proprio computer? L’innovativa tecnologia del cloud computing rende finalmente possibile in ogni momento la creazione o l’editing di tracce musicali con un solo vincolo: avere con sé un qualunque pc, smartphone o tablet dotato di una connessione internet. Per approfondire i caratteri generali del cloud computing potete leggere la prima parte dell’articolo qui.

La “nuvola” della rete ci mette a disposizione alcuni music editor/creator, come la coppia Roc e Myna. I due programmi curiosamente appartengono ad un sito web che non ha nulla a che vedere con il campo musicale. Sono infatti dei tools messi a disposizione dall’ormai famoso sito/applicazione Aviary, che sostituisce egregiamente i costosissimi image editors come Photoshop e fratelli. Per poter usufruire dei servizi di Aviary non bisogna far altro che registrarsi gratuitamente. Se non si vuole creare un nuovo account, c’è la possibilità di accedere utilizzando direttamente il proprio profilo Facebook, Twitter , Google, Yahoo o Soundcloud, il che renderà anche più veloce lo sharing con i propri amici. Iscrivetevi serenamente anche solo per una prova, perché la politica del sito è “we won’t share, sell or spam”: non sarete infastiditi da copiose email di notifica o pubblicità.


ROC (http://advanced.aviary.com/online/music-creator):
Roc (Fig. 1) è un creator limitato. Non è pensato per ideare tracce intere, ma piuttosto per la creazione di brevi loop di 8 battute in 4/4. L’editor è quanto di più intuitivo possa esserci: è costituito da una sola pagina, una semplice schermata da riempire con il proprio beat (Fig.2). Sulla sinistra abbiamo i riferimenti delle nostre 12 righe, in ognuna possiamo caricare un suono. Ci sono ben 50 preset che comprendono ad esempio set di percussioni o synth bass, suoni di piano e anche un originale set di suoni di videogames retrò. Se non ci soddisfano possiamo caricare i nostri suoni oppure campionarne di nuovi con una funzione di rec. Le funzioni di base ci sono tutte: pan e volume dei singoli campioni, tempo, master volume, volume della singola nota o colpo di percussione (velocity mode), possibilità di creare random loop. Dopo aver completato il nostro file, lo salviamo in pochi secondi. Oltre al titolo, possiamo aggiungere una breve descrizione al nostro brano e le irrinunciabili tags per essere scovati da altri utenti curiosi. Possiamo riprendere il brano in ogni momento per modificarlo. Con Roc costruiamo i piccoli tasselli che potremo montare successivamente con l’ausilio di Myna o qualunque altro editor. Possiamo infatti effettuare il download delle nostre creazioni come mp3 o come wav e continuare il lavoro offline come abbiamo sempre fatto.


MYNA (http://advanced.aviary.com/online/audio-editor):
Myna (Fig.3) è l’editor che ci viene in aiuto per il missaggio delle nostre tracce. Come per Roc, attualmente c’è un limite massimo per la nostra song (6 minuti). Possiamo importare file che hanno estensione di tipo wav, aif, mp3, wma, m4a, ogg. E’ possibile inoltre caricare tracce dal database di SoundCloud (nostre o di altri utenti che le hanno volute condividere) e naturalmente anche attingere al database interno di Aviary per utilizzare i Roc Beats creati da noi o “pubblici”. Una nuova feature permette di usare una serie di campioni di Quantum Tracks (APM Music) creati da compositori cibernetici e messi a nostra disposizione per combinarli, modificarli, remixarli. Per rendere più facile il lavoro di ricerca, i samples sono suddivisi in categorie e sottocategorie: per ogni genere avremo intro, loops e ends. Ricordiamo che, mentre abbiamo la totale paternità di un’opera interamente creata da noi, non potremo però usare per fini commerciali tracce che contengano campioni di Quantum Tracks o di altri utenti senza prima aver ottenuto una licenza. Oltre al limite di lunghezza massima, Myna sembra essere un editor piuttosto completo (Fig.4). Ha dentro di sé tutti gli strumenti di base di cui abbiamo bisogno per editare i nostri brani: automazioni, effetti i cui parametri sono completamente editabili (Fig.5), oltre naturalmente alle opzioni di loop, stretch, trim e reverse. Dopo aver concluso il mixdown, possiamo conservarlo online oppure effettuare un download scegliendo tra mp3 e wav. Il tutto, inutile dirlo, è di una semplicità disarmante.

Trattandosi di una piattaforma online, Myna e Roc aggiungono qualcosa che i nostri Cubase, Pro Tools e Logic non hanno: la possibilità non solo di sharing istantaneo ma anche di collaborazione con altri utenti su uno stesso file, esattamente come accade per Google Documents, solo che il file in questione non è di tipo testo ma audio.

Per un utente “musicalmente attivo” i vantaggi sembrano essere:

• avere dei programmi molto intuitivi con tutte le funzioni di base senza dover pagare un centesimo; accadeva già con i software liberi in circolazione, mi direte voi… ma quale freeware è quotidianamente aggiornato e migliorato tanto da darci in ogni momento il massimo della prestazione e la tempestiva risoluzione di errori? nessuno finora; questo genere di software in cloud (così come accade nel caso di Ubuntu) ha enormi margini di miglioramento;
• sharing veloce e l’opzione di “multi-recording” con altri musicisti internauti;
• non avere più necessità di un pc potente per utilizzare editor audio;
• non avere più necessità di memoria fissa per salvare le proprie creazioni;
Ovviamente stiamo parlando di vantaggi per utenti non-professionisti, che non hanno bisogno di chi sa quali introvabili campioni d’orchestra registrati alla Royal Albert Hall. D’altra parte sono certa che a breve vedremo distribuiti commercialmente anche dei dischi esclusivamente registrati in cloud.

Gli svantaggi sono:

• software limitati, non ancora completi per dei professionisti, ma più adatti ad un approccio amatoriale goliardico o di sperimentazione;
• lentezza nel caricare le tracce di Roc (parliamo di una decina di minuti, un po’ troppi!);
• il rischio, se conserviamo le nostre creazioni esclusivamente online, di perdere tutto se la piattaforma fallisse da un giorno all’altro o avesse improvvisi malfunzionamenti;
• per quanto vogliamo fidarci della serietà di questo o quell’altro sito, il rischio di furto di un’opera aumentano notevolmente rispetto al registrare un brano nel familiare ambiente offline in cui siamo gli unici spettatori della nostra creazione;

Che l’ago della bilancia tenda più verso i pros oppure verso i cons è questione assolutamente soggettiva.
Nella terza parte di “Un futuro nuvoloso” parleremo dell’uso più comune che un utente può fare del cloud computing in ambito musicale: lo storage online di tutti i propri brani. Fenomeni come iCloud, MP3Tunes e Google Music stanno cambiando il mercato digitale. Ma hanno dei risvolti nascosti da approfondire con maggiore attenzione.
Stay tuned!
Annalisa De Martino

About Annalisa De Martino

Speak Your Mind

Tell us what you're thinking...
and oh, if you want a pic to show with your comment, go get a gravatar!