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Fig.2 - Softube - Console 1

SOFTUBE: CONSOLE 1. L’intuizione che cambia il mondo del “mix in the box”.

Softube non abbisogna certo di una mia presentazione, essendo uno degli sviluppatori di plug in più conosciuti e rispettati al mondo. Personalmente, le loro releases per la suite UAD sono un appuntamento fisso nel mio carrello virtuale di Universal Audio.

Mi accingo però a parlare di un prodotto estremamente innovativo, del quale non è facile percepire l’incredibile potenziale finché non ci lavori. Il lavoro concettuale di softube (perché di questo si tratta, pura intuizione creativa) si focalizza sul nostro “workflow” di missaggio “in the box“, fornendoci uno strumento incredibilmente affilato che ci permette, con una naturalezza indescrivibile, di sollevare la mano dal mouse e lasciarci andare alla interazione diretta con un mixaggio “fisico”.

Softube - Console 1
Softube – Console 1

NELLA SCATOLA

Aperta la confezione, ci troviamo di fronte ad un controller di una fattura impressionante. Interamente in metallo, “encoders” che hanno un “feel” naturale e gradevole. La disposizione degli elementi di controllo è progettata con grandissima ergonomicità; torneremo abbondantemente in seguito su questa parte del prodotto (Fig.2).

Fig.2 - Softube - Console 1
Fig.2 – Softube – Console 1

La sezione software console 1 consta di una interfaccia di controllo dei plug in che si frappone fra noi e la DAW in uso e di una suite di plug in che emulano il channel strip di un banco SSL SL4000E: sezione filtri, expander/gate , equalizzatore e compressore modellati direttamente dal banco in questione, con l’aggiunta di una sezione di transient shaping e un controllo di overdrive (Fig.3). Esiste la possibilità di acquistare separatamente una ulteriore suite di plug in modellati sulla console XL9000K.

Fig.3 - SSL SL4000E
Fig.3 – SSL SL4000E

SETUP E UTILIZZO

L’installazione prevede il set up del ilok license manager (ma non richiede la chiave hardware), in seguito vengono installati i plug in e l’interfaccia del controller di Softube. Tutti i software sono scaricabili dai rispettivi siti e non richiedono più di 5 minuti di lavoro intuitivo.
Bisogna un attimo concettualizzare qual è questa intuizione di softube alla quale ho accennato nel titolo. Il workflow di questi plug in si basa sull’inserimento di un “plug in fantasma” su tutte le tracce che vogliamo utilizzare dal controller. Per esempio, Ho un mix di una song Hip Hop che consta di 45 tracce che confluiscono in 8 gruppi, mi basta selezionarle tutte inserendo il plug in “console 1” perché vengano visualizzate all’interno dell’interfaccia del controller con i relativi nomi (Fig.4).

Fig.4 - Interfaccia Console 1
Fig.4 – Interfaccia Console 1

A questo punto sono in grado di cominciare a mixare il brano guardando solo e unicamente l’interfaccia del controller, il quale mi permette non solo di visualizzare, con una grafica fluida e gradevole, tutti i dispositivi che esistono nel canale (insieme ad un utilissimo monitor FFT dello spettro (Fig.5)) ma anche di saltare da una traccia all’altra tramite una pulsantiera dedicata alla selezione delle tracce a banchi di 20.

Fig.5 - Monitor FFT
Fig.5 – Monitor FFT

CONSIDERAZIONI

Ecco, una volta fissati i punti cardine di cui una recensione deve parlare, posso esprimere liberamente l’idea che mi sono fatto di Console 1 e questa introduzione atipica è quanto mai adeguata ad un prodotto che trascende tutto quello con cui ho avuto a che fare fino ad adesso in 15 anni di lavoro sulle DAW.
Lavorare su console 1 crea un “flusso di coscienza” che non ho mai riscontrato in nessun altro sistema di controllo remoto. La “trance” creativa che si innesca dopo appena i primi 30 minuti di lavoro su questo pezzo di metallo è indescrivibile.
Non esiste alcun gesto che si interpone tra l’ascolto, il pensiero e l’azione. La corrispondenza visuale tra il plug in e il controller rende istantanea qualsiasi reazione all’ascolto. La selezione delle tracce per banchi, richiede appena pochi minuti per essere padroneggiata in tempo reale. Ascolto un problema di risonanza sui bassi di una voce, dopo un istante sono sul filtro e lo sto correggendo; ascolto un problema di sustain di una grancassa, è risolto dopo pochi millesimi di secondo.
Il monitoring di tutte le gain reduction del progetto è simultaneo dal preview ai piedi del mixer. La presenza del controllo del fader del pan del guadagno + saturazione dà un reale feel analogico a tutto quello che stiamo facendo. la registrazione delle automazioni più complesse è di una naturalezza disarmante. Ho notato che esistono un paio di discrepanze funzionali tra un equalizzatore fisico SSL e quello emulato, quindi se siete abituati ad usare il banco occhio che di default le bande esterne dell’ Eq sono assegnate a BELL.

Fig.6 -Settaggi del test
Fig.6 – Settaggi del test

 

Ho confezionato una serie di processing di un gruppo di batteria, attraverso uno strip SSL Waves, uno Uad, uno fisico assemblato su un banco SSL XL-DESK, e uno attraverso il Softube che allego al presente articolo; il risultato all’ascolto comparato sia con i software che con l’hardware è realmente soddisfacente. Ma veniamo a quello che considero il vero punto di forza di questo prodotto innovativo: il nostro workflow, che spesso, da piccoli dettagli e piccole innovazioni delle DAW, benefica di altrettanto piccoli salti in avanti in fluidità e velocità, con questo strumento riceve un boost incalcolabile, solido, indiscutibile. Questo perché il controller e il suo corrispettivo software creano una zona di attenzione estremamente contenuta che permette di focalizzare i nostri sensi al massimo delle nostre potenzialità.
Parlare di “trance” nel workflow non è per nulla una esagerazione. Mi è capitato di aprire insieme a clienti delle sessioni “vergini” e ritrovarmi a “scolpire” il sound della traccia dopo pochi istanti dall’apertura del progetto, senza che fra l’ascolto e l’interazione si frapponessero rallentamenti come la selezione della traccia, la ricerca del plug in nei menu a tendina, lo scorrere del mouse per cercare il parametro sensibile, l’accensione del monitor fft e qualsiasi altra cosa vi possa venire in mente. La scultura del suono riceve un boost dal primo istante di sgrossamento dei segnali ridondanti fino alla più sottile sfumatura di taglio e colorazione armonica.

Particolare degno di nota è il carico irrisorio di console 1 sulla CPU: con un buffer di 2048, ho aperto circa 50 istanze dello strip tutte operative almeno nel compressore e nell’equalizzatore riscontrando un carico di circa il 35 38% di un processore i7 3.4 GHz con 16 gb di RAM (Fig.7).

Fig.7 - Plug in usati nel test
Fig.7 – Plug in usati nel test

PRO e CONTRO

In favore di questo prodotto credo ci siano la qualità indiscutibile dei plug in, in grado di rivaleggiare con qualsiasi emulazione; l’ottima fattura del controller che al tatto trasmette solidità e agli occhi chiarezza di progettazione.

Contro
: Console 1 è davvero difficile trovare argomentazioni, volendo essere pignoli si sarebbe potuto aggiungere un fader che aiuterebbe in fase di automazione e una pulsantiera transport, ma con un ipad e un qualsiasi DAW remote non se ne sente davvero la mancanza.

Fig.8 - Hardware usato nel test - SSL XL-Desk
Fig.8 – Hardware usato nel test – SSL XL-Desk

* Vorrei ringraziare Silvio Speranza del “l’Arte dei Rumori“, che è lo studio per il
quale lavoro, per aver messo a disposizione un XL Desk di Solid State Logic per la produzione dei file comparati che potete scaricare dai relativi links.

Demo 1 Flat Drums (by Sonakine)
Demo 2 Console 1- Processed Drums (by Sonakine)
Demo 3 Console 1 – Processed Drums + Drive And Shaper (by Sonakine)
Demo 4 UAD – Processed Drums (by Sonakine)
Demo 5 WAVES SSL – Processed Drums (by Sonakine)

Vi ringrazio del tempo speso nella lettura, sperando che Console 1 dia un impulso positivo al vostro workflow, vi rimando a prestissimo con un nuovo articolo.

Giovanni Roma

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2 commenti

  1. Ho letto l’articolo, molto interessante. Faccio da 35 anni il fonico, iscritto AES, e sono pianista diplomato, per cui il mio approccio con la tecnica è sempre stato dalla parte del musicista. Mi hanno fatto sempre sorridere quelli che dicevano di riconoscere il suono di un banco NEVE o di un SSL. Io ho sempre fatto un’unica distinzione: un bel suono, ripreso correttamente, con dei buoni microfoni, e un suono brutto. Stesso discorso per i mixaggi. Un buon mix dipende da quello che ha fatto l’arrangiatore, dai suoni e dalle frequenze che ha scelto, e NON può essere “aggiustato” in corsa da un missaggio, meno che mai da un mastering. Per cui, di fronte al confronto sui vari sistemi, sono molto scettico. Ognuno può usare o saper usare BENE quello che vuole, purchè di livello PROFESSIONALE. E l’unico metro di giudizio rimane l’orecchio umano, che comunque è quanto mai cosa volubile e SOGGETTIVA. Capisco anche il punto di vista di chi deve proporre e vendere nuovi plugins o apparecchiature, ma l’esperienza mi ha insegnato ad essere molto pratico nel mio approccio con la tecnologia, che deve SEMPRE essere al servizio della musica, e mai il contrario. Può sembrare un giudizio salomonico o generico, ma non lo è. Ciao a tutti. 🙂

  2. Ciao Paolo, grazie del tempo speso nella lettura dell articolo, sono assolutamente d’accordo con te. Come avrai notato l’ articolo sorvola totalmente sulle comparazioni funzionali e qualitative con sistemi equivalenti e si sofferma solo sui miglioramenti del flusso di lavoro e dell ottimizzazione dei tempi. I file comparativi sono stati aggiunti in coda solamente per mostrare che il suddetto plugin ha un carattere definito e cominciare ad utilizzarlo nel proprio setup non è una avventura.

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