Home / Hardware / Roland JD-XI. Le identità violate.
Roland JD-XI

Roland JD-XI. Le identità violate.


Ricordate le mitiche pubblicità di pentolame fine anni ottanta? Le martellate generose sui fondali in acciaio 18/10, le urla combattive del presentatore di turno, e le strepitose offerte fatte a chi per primo componesse il numero sul disco telefonico. Che tempi, forse è proprio lì che ho compreso la vera potenza commerciale delle Combo, e cioè di come fosse possibile creare offerte irrinunciabili, componendo lotti di materiali più disparati, quali pentole, tovaglie, ceramiche e lenzuola.

Forse Rōrando Kabushiki Kaisha (aka Roland) si sarà ispirata a quel filone, a qualche mitico spot “Midiri”, che portava a casa vostra quantità abnormi di merce ad un prezzo piccolo piccolo, quantità che avevano come limite, il solo spazio fisico di carico del furgoncino. Ed ecco allora a voi, in stile Roberto Artigiani, un synth da centoventinove voci, dico centoventinove, con drum machine incorporata, microfono Gooseneck di qualità, incassato in un ricercato chassis con elegante minitastiera a tre ottave e display rossiccio 2×16.

In fondo il passaggio dal pentolame ai sintetizzatori è breve, perché anche il martello sul fondale della casseruola comporta una vibrazione di un corpo oscillante, vibrazione che viene così percepita dai nostri timpani, quello che cambia sono solo i dettagli, nello specifico un’onda a dente di pentola anziche’ una quadra o una dente di sega.
Avverto già in voi lettori una prima diffidenza; “Adesso questo ci parla ancora di VA, del solito suono emulato con spessore sonoro pari ad una sottiletta Kraft di prima generazione!”
E invece no! Siuri e siore, proprio in questi periodi in cui l’ibrido va di moda, Roland, forse per combattere la crisi, o forse solo per amor di par condicio, ci porta a casa una vera macchina mezzosangue”, mezza pentola e mezzo …, cioe’ no scusate, mezza analogica e mezza digitale, il GiddìIcs.

Roland JD-XI
Roland JD-XI
 
Capitolo primo (l’anima analogica).

Chi non ha mai avuto una vera crisi di identita’? la macchinina Roland nasce con questo atavico interrogativo: “Chi sono, cosa faccio e soprattutto come lo faccio?”.
Se pensavate che i crossover fossero solo automobili o filtri di impianti sonori, vi sbagliavate, e il giocattolino dal look romboidale ne è la prova. Un cuore analogico e un cuore digitale, una sindrome bipolare fatta macchina. Ora però mettiamo ironia e facezie da parte e iniziamo a dettagliarne le caratteristiche. Il cuore analogico consiste in un oscillatore monofonico con 3 waveforms (quadra, sega, triangolare), un sub-oscillatore, che puo’ essere settato a una o due ottave sotto, una manopolina per la pulse width modulation variabile, e un filtro analogico passa-basso 24dB four-pole.

E’ solo tramite il pannello di menu che si può accedere alle altre classiche funzionalità, quali: portamento, legato, LFO tempo sync, pitch-bend range, filter; amplitude key follow, e depth pulse width modulation. L’ADSR completo non è a vista, e per un editing più spinto saremo costretti alla caccia al tesoro in un display di esigue dimensioni dal sapore vintage. I 64 preset di default della macchina illustrano ampliamente cosa è possibile fare con la parte monofonica analogica, sia in termini di lead, lancinanti e seduttivi che di bassi gommosi, morbidi o corposi.

Filtri e risonanza non deludono, ed è agevole ottenere sonorità sinusoidali dall’oscillazione dei primi. Volendo essere pignolo, noto che la pasta sonora resta sempre un po’ “educata”, quindi scordatevi la “sporcizia” e l’aggressività di un SH101; questa non vuole essere una nota di demerito, ma solo una precisazione del caso, ogni strumento ha la sua anima e non è facile spodestare macchine che hanno impresso per decenni nelle nostre meningi la loro personalità. Devo ammettere che Roland ha fatto un lavoro soddisfacente con i suoni che corredano la macchina, cosa che invece non è accaduta con il fratellone maggiore JD-XA, che a mio avviso meritava un corredo preset che gli rendesse maggiore giustizia.

Capitolo secondo (Dammi un po’ di Ritmo baby).

Sono completamente entusiasta della sezione Drumkit, penso che meglio di questo non si potesse fare. 33 kit di batteria basati sui campioni che comprendono le gloriose serie TR, CR, sonorità acustiche, House, EDM ed Hip-Hop. Ciascun Kit si estende su 26 toni. Le cose meravigliose degne di evidenza sono due, la prima è che è possibile costruirsi il proprio kit personalizzato sulla base di ben 453 campioni residenti in memoria, la seconda è che ciascun suono del kit ha una regolazione completamente indipendente, i filtri e i controlli di amp envelope sono concepiti per singola nota, cioè è possibile effettuare editing su ciascun singolo tasto. A mia modesta opinione questa sezione può abbondantemente competere con macchine dedicate quali la TR-8.

Aira TR-8
Aira TR-8
 
Capitolo terzo (Un po’ digitale non fa mai male).

Due Synth digitali, che sfruttano il poderoso motore “Supernatural”, divenuto famoso per la risposta adattiva della “intelligent articulation” al modo di suonare lo strumento. I due Synth digitali possono spolparsi le 128 voci dello strumento. Ciascuno dei due Synth può sfruttare tre diversi layer, cioè tre distinti strati del campionario delle 160 PCM messe a disposizione da Roland. Vi renderete subito conto che la possibilità di accoppiare tre distinti strati per ciascuna parte di synth digitale, garantisce una ampia varietà di sfumature, rendendo la vostra tavolozza timbrica sempre all’altezza di ogni compito.
I campioni messi a disposizione da Roland sono ben selezionati, piani, chitarre, organi, violini, fiati, emulazioni analogiche, sonorità one-shot ed effettistica. Notevoli le emulazioni della serie JP, gli epici Strings e i non meno mitici Brass polifonici, meno riuscita l’emulazione di pianoforte acustico, che in fin dei conti si esaurisce in un solo campione. Belli i pad e tutte le sonorità di “atmosfera”, affascinanti i lead e profondi i suoni di basso; anche i piani elettrici si difendono bene, ostentando un fascino molto particolare. Anche qui, per la parte digitale abbiamo filtri dedicati, lowpass, highpass, bandpass, e peaking con risonanza. I filtri seppure digitali, conservano un fantastico aroma vintage. Ogni parte digitale ha il proprio generatore di inviluppo con due manopole sul pannello frontale, per gli altri controlli bisognerà accedere al menù Lillipuziano. Ho apprezzato molto la feature del tempo Sync, che permette con molta facilità di ottenere deliziose “oscillazioni” agendo sulla manopola del rate LFO.

Capitolo quarto (sequencer, gioie e dolori).

Credo che ormai la grande R stia conducendo una battaglia del tutto personale contro il “Song mode”, e cioè la possibilità di editare il numero delle ripetizioni dei pattern nell’arco temporale, ne è prova il fatto che questa funzionalità non viene proposta né col fratellino più grande (JD-XA) né con la fortunata AIRA TR-8. Forse Roland vuole tenere in allenamento le nostre facoltà cerebrali, imponendoci la pressione del tastino giusto al momento giusto nella esecuzione di una performance, oppure si tratta di una nuova strategia anti-sonno, mirata a conservare la nostra piena lucidità anche nelle serate in cui il tedio regna sovrano.
Potrete quindi creare i vostri pattern, utilizzando le 4 tracce a disposizione, ma non potrete organizzarli in una song mode, l’unica alternativa valida è usare la strategia dei “favorites”, e cioè collocare i pattern in un ordine di preferenza sui sedici tastini quadrati presenti sul pannello frontale, anche in questo caso però non sarete esonerati dalla pressione del tastino giusto al momento giusto. Il problema allora potrà essere risolto solo utilizzando la vostra DAW; con programmi quali Ableton o altro software di sequencing preferito, potrete creare loop e sequenziarli, prendendovi la soddisfazione di far capire al vostro JD-XI chi è che comanda. Il limite massimo di misure di un pattern è 4, qualora vi occorrano più misure, dovrete utilizzare un ulteriore artifizio, dimezzare il tempo e cambiare il “setting scale”, portandolo ad un trentaduesimo; Anche il sistema di copia è macchinoso e spesso risulta piu’ comodo salvare lo stesso pattern modificato cambiandone il nome. E’ possibile registrare in tempo reale, con l’aiuto di un comodo metronomo, ed è possibile registrare passo passo, utilizzando la funzionalità luminosa dei sedici pulsanti a pannello, il tasto per lo strumento risulterà acceso o spento a seconda che quello strumento debba suonare o meno in corrispondenza di quello step.
Il Sequencer prevede anche la possibilità di cambiare il valore ritmico delle note di ogni passo, è possibile nella sezione di modifica della scala, selezionare terzine di crome, semicrome o biscrome.

Setup studio Lello Caliendo
Setup studio Lello Caliendo
 
Capitolo quinto (arpeggiami ma di baci saziami, mostra l’effetto che hai su di me).

128 stili di arpeggio, grid editabile da 1/4 a 1/24, editing di durata di ciascuna nota dell’arpeggio, 12 modalità differenti di esecuzione delle note all’interno dello stile selezionato (Up, down, random, etc…), velocity, range di ottava e accento, rendono il piccolino una potente arma da trincea, sarete i protagonisti indiscussi nei vostri Rave party.
Veniamo all’effettistica. Quattro effetti simultanei, due insert e due send. Fermi, ho detto 4 effetti simultanei, non 4 effetti. Ciò vuol dire che avrete a disposizione: Bit crusher, Compressori, Distorsori, Fuzzer, Flanger, Phaser, Slicer e Ring Mod. A mio avviso quelli davvero belli sono i Riverberi e i Delay, è evidente come Roland abbia scelto con particolare cura questi algoritmi, suonano bene, sono puliti e danno una piacevole sensazione di spazialità non artefatta.
I quattro bus sono cosi’ strutturati:
Effect 1 (distortion, fuzz, compressor, bit-crusher).
Effect 2 (flanger, phaser, ring modulator, or slicer), Delay, e Riverbero.
E’ possibile bypassare ciascun effetto in modo indipendente per ciascuna parte. Il delay può essere sincronizzato a numerose divisioni di beat oppure puo’ essere “sganciato” e reso libero fino a un tempo di 2600 millisecondi.

Basic information of JD_XI
Basic information of JD_XI
 
Capitolo sesto (il Vocoder, canta che ci passa).

Divertente! Il microfono Gooseneck è incluso nel prezzo, il vocoder e facile da usare, e ci sono preset già pronti per le vostre performance Daftpunkiane. Spassosa anche la funzionalità Auto note, con tale funzione attivata, il synth rileva le note che stiamo cantando al microfono e automaticamente le suona, roba di lusso! E’ possibile anche utilizzare il motore del vocoder inserendo una chitarra o altro strumento esterno, ovviamente il contenuto non sarà sequenziabile, non siamo di fronte ad un campionatore. Infine ho per voi una notizia cattiva e una buona, quella cattiva è che non è possibile usare il vocoder insieme alla traccia di synth analogico, questa infatti verrà inevitabilmente sacrificata dato che il vocoder utilizza la sezione analogica come segnale carrier; la notizia buona invece è che il vocoder potrà tranquillamente “suonare” accordi con la vostra voce, anche se la sezione analogica è concepita per essere monofonica.

Capitolo settimo (le inevitabili conclusioni).

Tiriamo le somme. La parte analogica ha fascino, ed ha tutte le sue cosine a posto per il meritato blasone, non comprerei però di certo il JD-XI per avere un sintetizzatore monofonico analogico, a mio avviso suona in modo “onesto”, senza infamia e senza particolari lodi. Non mi ha mai deluso durante il suo utilizzo, ma se siete dei puristi dell’analogico possiamo affermare che nella “monooscillazione delle sintesi sottrattive” c’è di meglio. La parte digitale invece è fantastica, la tecnologia Supernatural è matura, ed in pochissimo spazio avrete i frutti della ricerca che Roland ha condotto su questo progetto per anni, la macchina è insuperabile per la realizzazione di Soundscapes e di Texture, la potenza di calcolo è sufficiente a generare sonorità complesse e sfarzose. La parte dedicata alle Drumkit è divina, 88 campioni di casse, 73 campioni di rullante, altri 238 campioni tra tom, percussioni tradizionali, etniche, one shots, fx e coutillons, rappresentano un corredo che farebbe venire l’acquolina in bocca a chiunque. Rivedrei completamente le funzioni di copia dei pattern ed implementerei la song mode, che qui manca come il pane. Per fortuna l’ultimo aggiornamento ha implementato l’interactive chord, forse Roland si è accorta che ogni tanto gli strumenti li suoniamo e non ce li guardiamo solo, con questa funzione infatti il playback del pattern cambia in base agli accordi che diamo in pasto alla tastiera. Con l’ultimo aggiornamento è stato implementato anche un Transpose più completo ed una funzionalità di Side Chain Compression, per ulteriori dettagli potete scaricarvi il manuale aggiuntivo del sistema operativo 1.50.

Capitolo Settimo (La pagella riassuntiva, prima o poi tutti verranno giudicati).

PRO

*Potente coltellino svizzero per le vostre produzioni
*Grande quantità di suoni di ottima fattura
*L’ibrido funziona
*Drumkit eccellenti

CONTRO

*Vorrei conoscere chi ha serigrafato le scritte in rosso sulla scocca della macchina
*Ruote Pitch e Mod troppo piccole e rigide, una zigrinatura avrebbe giovato
*Mancanza di una manopola Alpha Dial per l’editing veloce dei parametri
*No song mode, no party

NOTIZIE UTILI

Modello:JD-XI
Prezzo di vendita consigliato : € 550,00 Iva inclusa.
Distributore italiano: www.roland.it
Sito ufficiale: www.roland.com

DEMO AUDIO

In rete è possibile reperire tantissime demo del Roland JD-XI, realizzate secondo i canoni della perfezione acustica.
Nell’ottica del coltellino svizzero vi propongo invece una registrazione effettuata in modo “ruspante”, collegando le uscite dello strumento direttamente all’input del mio Iphone con l’ausilio di un cavetto acquistato su Amazon a pochi euri.
Si tratta di una compilation di alcuni successi degli anni 80 in cui ho voluto mostrare l’ampia flessibilità timbrica della macchina. Spero vogliate apprezzare la rusticità della demo, senza trucchi e senza inganni e perdonare le imprecisioni della traccia suonata live.

Lello Caliendo



About Lello Caliendo

4 commenti

  1. Mediante l’ingresso “Input Jack” posto sul retro del synth Roland JD XI c’è la possibilità di far entrare la mia chitarra e manipolare il suono medianti i filtri analogici della tastiera? Oppure è solo un ingresso bypass?

  2. Certo, solo che il segnale della chitarra verrà processato in modalità Vocoder, Auto Pitch e Autonote. Tali funzionalità sono progettate per la voce umana, e su una chitarra potresti avere un risultato deludente.

  3. Complimenti, ottima recensione. Magari sarebbe stato pure utile accennare al fatto che ora si trovano pure editor software per il JD-Xi, sia per Mac che per PC (Windows e Linux). Per il Mac c’e’ l’ okJDXiEditor ( http://www.okdev.org/ ) e per il PC c’e’ il JDXi Manager ( http://jdxi-manager.linuxtech.net/ ). Con questi editor e’ finalmente possibile sfruttare fin in fondo tutta la potenza notevole del JD-Xi visto che semplificano di gran lunga la creazione di suoni personali.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*